Senza categoria – Informazione Libera
Crea sito

“Chiesa e sessualità” e la questione del celibato sacerdotale

Il talk show di attualità a tutto campo che per la quarta edizione osserva e commenta la nostra Italia per sollevare i consueti dibattiti che fanno il programma affronterà nella puntata di Martedì 9 Ottobre 2007 alle ore 14 il tema “Chiesa e sessualità” e la questione del celibato sacerdotale.Confermati come padroni di casa i due conduttori Roberta Lanfranchi e Milo Infante, che avranno il compito di guidare il telespettatore attraverso i temi e i contenuti suggeriti dall’attualità.  L’Italia sul Due è un programma di Sergio Bertolini, Manuela Cimmino, Sonia Petruso, Michele Presutti e Vito Sidoti.
Read More

Intervista sul celibato, dopo l’avvento di Papa Ratzinger

Che cos’è cambiato per i preti sposati nella Chiesa cattolica dopo l’avvento di Papa Ratzinger? Ci sono soluzioni alternative al celibato dei sacerdoti? Quale futuro avrà il diaconato, e si potranno avere donne sacerdote? Sono domande che Affari (tramite il giornalista D’anna),  ha rivolto al Direttore dell’Associazione Sacerdoti Lavoratori Sposati.

Il Santo Padre ha concesso la dispensa per un sacerdote anglicano sposato, che è stato consacrato sacerdote cattolico in Spagna. Si è trattato di un “permesso speciale” che a detta del Vescovo di Tenerife “non implica l’abolizione del celibato”. Perché questo gesto non viene esteso anche ai sacerdoti sposati italiani?
“La risposta arriva dalla posizione della Congregazione Vaticana per il Clero: “La Chiesa considera il celibato ecclesiastico non soltanto come una legge, essendo essa una conseguenza, ma, soprattutto, come un carisma eccellente ed una esigenza irrinunciabile per i sacerdoti di rito latino. Tuttavia, ponderate tutte le circostanze, come Madre ne concede la dispensa a quei chierici che, in vista della loro peculiare storia personale, si trovano – talvolta dolorosamente – nelle condizioni di non essere più capaci di osservarlo correttamente. Alla dispensa è connessa necessariamente la perdita dello stato clericale e il ritorno – legittimo perché autorizzato – allo stato di fedeli laici. Si tratta, evidentemente, di una situazione canonica ed esterna, giacché il carattere dell´ordinazione sacra è indelebile. Per questa ragione, la stessa legislazione ecclesiastica, al can. 976 del Codice di Diritto Canonico contempla la possibilità della valida assoluzione dei peccati in periculo mortis, anche in presenza di un sacerdote autorizzato, unica eccezione di azione sacramentale riconosciuta ai chierici che, legittimamente, hanno fatto ritorno allo stato canonico laicale. Ad essi la Chiesa non può né deve negare – e non avrebbe alcuna ragione per farlo – quell´attenzione pastorale che va rivolta a tutto il Popolo di Dio e conta effettivamente su di essi e sulla loro effettiva e sincera partecipazione nel campo dell`apostolato e della testimonianza di vita cristiana propria dei fedeli laici, elemento importante della nuova evangelizzazione alla quale l´intera Chiesa è chiamata, in ogni sua componente”.

Ma quando cambiano le cose?
“La questione appare diversa se tali persone, una volta ottenuta la regolare dispensa ed accettate le condizioni giuridiche ad essa legate, pretendessero costituire uno ” stato canonico” specifico e proprio, con ruoli istituzionali da esse definiti e tali da oscurare sia la struttura ecclesiale e ministeriale così come voluta dal divino Fondatore, sia la peculiarità propria dello stato laicale. Lo stesso si dica di associazioni ed aggregazioni che, mantenutesi nei campi dell´iniziativa privata in vista di un aiuto vicendevole e di una crescita nella santità e nell´attuazione propria della vita e della missione laicale, nulla hanno di riprovevole e possono addirittura costituirsi como valido contributo alla vita della Chiesa. Ma se tali organismi dovessero diventare, di fatto, organi di pressione per un cambiamento dell´inseganamento e della disciplina ecclesiale, o, peggio ancora, esercitassero formalmente un´attività che risulti causa di confusione dottrinale o pastorae dei fedeli, allora non si potrebbe certo pretendere che i legittimi Pastori e, primo tra essi, il Pastore universale, possano tacere innanzi all´illegittimità di una tale azione e di tali organismi.
La posizione del Santo Padre – che crediamo essere assistito dallo Spirito Santo per governare la Chiesa, in continuità con i Suoi predecessori ed in sintonia com la veneranda tradizione della Chiesa – è chiara e non lascia margine ad alcun dubbio. Il celibato ecclesiastico va conservato nella Chiesa come dono prezioso e, nella Chiesa latina, come condizione “sine qua non” per l´accesso e l´esercizio del sacerdozio ministeriale. Questa Congregazione, in spirito di fede e conscia che la sua ragione di essere sta nel costituire un organo di collaborazione al ministero pietrino, com forte motivazione, non potrebbe non ribadire che intende rafforzare la sincera e coerente applicazione di quanto insegnato al proposito nell´Esortazione Apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis”. Quelli che hanno lasciato non sarebbero da giudicare “vocazioni perdute” ma vocazioni recuperate per mete esistenziali più genuine”.
L’ordinazione dell’anglicano è un ecumenismo a tutti i costi, davanti al quale crolla ogni resistenza più o meno conservatrice?
“Uno dei temi che ormai non è più possibile eludere nel dialogo ecumenico è quello denominato “riconciliazione delle memorie”. Si tratta di affrontare, di comune accordo, l’analisi critica di quei fatti storici considerati devastanti nel rapporto tra le chiese e, in particolare, tra la Chiesa cattolica romana e le dissidenze minoritarie. Fatti che hanno largamente contribuito, non solo a dividere le chiese ma, in un rapporto di diffidenza, renderle reciprocamente nemiche, fino a non molti anni fa. In questa ricerca appare necessario non solo limitarsi a un semplice confronto con espressioni di generico riconoscimento, ma risalire alle motivazioni di fondo che hanno giustificato, o quanto meno determinato, l’azione repressiva. Lasciando da parte le ragioni di opportunità politica o di potere legate al tempo, occorre mettere allo scoperto le radici teologiche o meglio ecclesiologiche, che sono alla base del conflitto e che ancora oggi possono condizionare il cammino ecumenico”.

Che soluzione si potrebbe dare al problema dei sacerdoti sposati, oggi ai margini della Chiesa perché privati dello stato clericale?
“Di fronte alle gravi conseguenze che comporterebbe la riduzione allo stato laicale (senza lavoro, senza casa, senza pensione, ecc.),  il problema sessuale si è risolto in passato ricorrendo alle più svariate soluzioni (masturbazione, amante, convivente, pedofilia, omosessualità, ecc.), quasi sempre con la “complicità” del vescovo, in bilico tra la possibilità di perdere un “funzionario di Dio” o di promuovere uno scandalo. Ci sono tre livelli successivi di possibile soluzione riguardo al problema dei sacerdoti sposati.
A. Prioritario è chiedere che sia concessa facilmente ai sacerdoti che vogliono sposarsi la dispensa senza umiliazioni e tempi biblici di attesa. Questo in nome del rispetto dei diritti umani e della carità evangelica;
B. In un secondo momento è necessario considerare seriamente la possibilità per la Chiesa Cattolica di ammettere sia dei preti sposati a svolgere il ministero sacerdotale (i preti sposati sono coloro che si sposano dopo essere stati ordinati), sia far sì che degli sposati possano diventare sacerdoti. Questa scelta andrebbe fatta in nome della Tradizione cattolica e della Scrittura, nonché per motivi pastorali, cioè il grande bisogno di sacerdoti che c’è oggi;
C. Il discorso si amplia in vista della necessità del rinnovamento della Chiesa Cattolica la quale, dopo il fulgore del Vaticano II, sembra arenata in riflussi storici e in un inarrestabile declino soprattutto nei paesi occidentali. È necessario chiarire il ruolo del sacerdote nella società di oggi in base alle nuove esigenze della società, con una maggiore aderenza al dato scritturistico e recuperando i modelli della Chiesa primitiva apostolica. In questo discorso rientrano le problematiche del ruolo della donna nella Chiesa, della democratizzazione della gestione della Chiesa con un sostanziale decentramento operativo, del problema dei divorziati, degli omosessuali e di altri importanti impegni nei quali è in gioco la credibilità della Chiesa. Queste sono le soluzioni proposte da molti gruppi di sacerdoti sposati”.

Per quale motivo la Santa Sede dovrebbe abolire il celibato dei sacerdoti?
“Il celibato ecclesiastico imposto ai preti della Chiesa Cattolica, si sta rivelando sempre più uno strumento non più al passo coi tempi e fonte di gravi sofferenze e turbamenti all’interno delle comunità ecclesiali. Oltre a provocare un numero di abbandoni abbastanza consistenti ogni anno, esso è fonte di ipocrisie da tutti conosciute e tollerate quali la doppia vita che moltissimi sacerdoti sono costretti a vivere pur di continuare a svolgere il ministero a cui sono stati chiamati da Dio e dalla Chiesa. Che si tratti di una legge ecclesiastica e quindi sicuramente modificabile è dimostrato dall’esistenza nella stessa Chiesa Cattolica di normative diverse per gli appartenenti alle chiese di rito orientale dove i preti hanno la possibilità di contrarre matrimonio”.

L’abolizione del celibato permetterebbe di risolvere il problema delle crisi delle vocazioni sacerdotali?
“Solo il matrimonio per i preti cattolici può salvare la chiesa dal calo delle vocazioni. Numerosi appelli sono stati inviati al Vaticano affinché riveda la sua posizione a proposito del celibato dei sacerdoti. In una lettera inviata al sinodo dei vescovi dai prelati di Sidney,  secondo un sondaggio, che ha coinvolto circa 300 religiosi, la maggior parte degli intervistati si è dichiarato poco favorevole al celibato e lo considera responsabile del calo di vocazioni. D’altra parte,  il celibato è diventata una pratica consueta soltanto a partire dall’undicesimo secolo. “Da oltre 2000 anni la chiesa cattolica ha avuto  ed ha sacerdoti sposati”.

Ma allora, quale ruolo avrebbero i diaconi nella Chiesa?
“Il diaconato è un ministero presente già nelle prime comunità cristiane, tanto che nel Nuovo Testamento si leggono vari riferimenti alla loro persona e al loro ruolo. La scelta dei primi sette diaconi è descritta negli Atti degli Apostoli, e san Paolo li nomina tre volte, e cioè nelle Lettere ai Romani, ai Filippesi e a Timoteo.
Nella Costituzione dogmatica “Lumen Gentium” del Concilio si legge che i diaconi ricevono il sacramento dell’Ordine “non per il sacerdozio, ma per il servizio”, e che, tra l’altro, possono “amministrare solennemente il battesimo, conservare e distribuire l’Eucaristia, assistere e benedire il matrimonio in nome della Chiesa, portare il viatico ai moribondi, leggere la sacra Scrittura ai fedeli, istruire ed esortare il popolo, presiedere al culto e alla preghiera dei fedeli, amministrare i sacramentali, presiedere al rito funebre e alla sepoltura”.  Oggi il diaconato permanente può essere conferito a uomini anche sposati, purché abbiano almeno 35 anni, cinque di matrimonio e, ovviamente, il consenso della moglie. La crisi della Chiesa durerà fino a quando essa non si deciderà a darsi una nuova costituzione. In questa nuova costituzione non ci potrà più essere posto per due classi –  sacerdoti e diaconi, sacerdoti e laici, consacrati e non consacrati – ed essa dovrà stabilire che un incarico affidato dalla Chiesa è sufficiente per condurre una comunità e celebrare con essa l’eucaristia. Questo incarico potrà essere affidato a uomini e donne, sposati e non sposati. In questo modo sarebbero risolti due problemi in una volta sola, quello dell’ordinazione delle donne e quello del celibato”.

fonte http://canali.libero.it/affaritaliani/politica/vaticanopretisposati.html

Read More

Preti australiani rilanciano il dibattito sul celibato sacerdotale

La questione del celibato obbligatorio per i preti è tornata di nuovo al centro del dibattito ecclesiale in Australia.

Alla fine di gennaio è stato infatti reso pubblico un documento preparato dal National council of priests (Ncp) per il Sinodo dei vescovi che si terrà a Roma il prossimo ottobre.

In una lettera di tre pagine, l’associazione, che raggruppa la maggior parte dei preti australiani, ha chiesto al Vaticano di rivedere l’obbligo del celibato sacerdotale.

E’ stata soprattutto una frase ad aver attirato l’attenzione dei media: «Il sacerdozio è un dono, e così lo è il celibato, ma non sono lo stesso dono».

Tuttavia, come ha sostenuto sul quotidiano The Age Martin Dixon, prete di Melbourne e membro del comitato esecutivo dell’Ncp, l’intenzione non era tanto quella di riaprire una discussione teologica sul significato del celibato in sé, ma la preoccupazione di rendere meno ardua ai fedeli cattolici la possibilità di partecipare e ricevere l’Eucaristia.

Infatti, sottolinea padre Dixon, nonostante una lieve crescita nel numero dei seminaristi registrata alla fine del 2004, «nel giro di vent’anni la Chiesa in questa città avrà solo un quarto del numero dei preti necessario per offrire un adeguato servizio sacerdotale.

Non dimentichiamoci inoltre che la maggior parte del clero ha un’età compresa fra i 55 e i 75 anni».

Fra i tanti segnali d’allarme, un documento di una commissione pastorale dell’arcidiocesi di Brisbane ha evidenziato recentemente che il numero dei preti diocesani diminuirà del 25 per cento entro il 2011, in una zona in cui la presenza dei cattolici continua a crescere per via delle emigrazioni interne. E su questo sfondo che va interpretata la presa di posizione dell’Ncp.

La richiesta di ridiscutere il celibato sacerdotale al prossimo Sinodo dei vescovi è già stata accolta favorevolmente dal vescovo ausiliario di Canberra e Goulbum, Pat Power, e dal vescovo della diocesi rurale di Wagga Wagga, Gerard Hanna.

Inoltre, un editoriale di tenore simile è stato pubblicato anche dal Catholic Leader, l’organo ufficiale dell’arcidiocesi di Bdsbane.

Di parere contrario invece l’associazione “rivale” dell’Ncp, The australian con fraternity of catholic clergy, che vede l’obbligo del celibato come «testimonianza unica di servizio totale a Cristo e testimonianza della vita che deve venire».

Infine, ha sorpreso la reazione dell’arcivescovo di Sydney.

Membro lui stesso dell’Ncp, il cardinale George Peli ha dichiarato di approvare la maggior parte di quanto scritto nel documento al centro del dibattito, concludendo enigmaticamente:

«Ci sono molte stanze nella casa del Padre».

(in  JESUS, n.  3 MARZO 2005, pag. 41)

Read More

Abolizione celibato – preti sposati: una proposta, grande raduno in piazza S. Pietro

Per non dimenticare pubblichiamo quanto abbiamo scritto alla vigilia della manigestazione organizzata a San Pietro per i preti sposati a luglio del 2006.

La redazione del sito della nostra associazione di sacerdoti lavoratori sposati ha raccolto, negli ultimi giorni, messaggi di posta elettronica che invitano a organizzarci per protestare anche per quanto sta avvenendo “dentro la chiesa cattolica latina.

Questa enfatizzazione del papa polacco prima da vivo ed ora da morto con la sua beatificazione, ci sembra sia l’ennesimo colpo del vaticano per archiviare chi ha gravissime responsabilità davanti all’umanità che non sa, o sa molto poco.

Ci chiediamo se non sia giunto anche per noi il tempo di scendere in piazza come le Ladriu di Piazza di Maggio!

Cerchiamo la mobilitazione di tutte le forze cattoliche dissidenti al vaticano per scendere in piazza per una protesta non solo formale, ma sostanziale” (comitato preti sposati nord Italia).

Si propone un grande raduno in Piazza San Pietro. “Un’idea ottima, perché solo la visibilità rende reali le cose… Ma perché non si tramuti in un buco nell’acqua, in un insuccesso che diverrebbe pietra tombale sull’argomento, la presenza in piazza deve essere massiccia, internazionale. E/o qualificata. Insomma: o nomi di richiamo (un buon numero di persone note che hanno subìto l’istituizone), oppure grande massa. Meglio ancora entrambe le situazioni. Allora sì che sarà assicurato un servizio di stampa (giornali e altri media insieme). Distribuire prima alla stampa, con l’avviso della manifestazione, un dossierino o un documento breve, puntale, efficace, d’impatto, e contattare uno per uno (beh, un certo numero, ma personalmente) i gironalisti. In piazza distribuire lo stesso dossierino o documento ai passanti, ai turisti. Detto ciò, sono convinta che la piazza non ve la daranno, intendo quella al di là delle transenne d’ingresso. Ma c’è sempre lo spazio fra via della Conciliazione e le transenne: giornalisticamente risulta sempre piazza san Pietro” (E.C.).

Read More

Dietrich Bonhoeffer, Max Josef Metzger e l’idea di un Concilio

di Maria Teresa Pontara Pederiva, in “Vatican Insider” del 12 febbraio 2012

Sul tema della pace, per fare un esempio più volte citato da Karl Golser, vescovo emerito di Bolzano-Bressanone, si parla precisamente di “processo conciliare per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato”. E infatti l’idea di una specie di Concilio di tutti i cristiani, per far fronte alle minacce per la pace nel mondo, risale già agli anni Trenta ed è stata portata avanti da due teologi tedeschi, il protestante Dietrich Bonhoeffer e il cattolico Max Josef Metzger.

Di fronte all’affacciarsi seconda guerra mondiale, essi hanno avvertito l’urgenza di mobilitare le coscienze dei cristiani per impedire quella strage che poi si sarebbe abbattuta sull’Europa. Bonhoeffer aveva richiesto, ancora nel 1934, un concilio per la pace, e Metzger aveva scritto nel 1939 al Papa chiedendo di indire ad Assisi un concilio ecumenico per la riunificazione delle Chiese divise, così da essere più incisivi, da cristiani, nelle scelte della società. Purtroppo si trattò di appelli inascoltati e i due, che si possono ben definire profeti, vennero giustiziati entrambi, vittime della follia nazista, martiri per la libertà e la pace.

Se Bonhoeffer è assai noto anche da noi, molto meno conosciuta è la figura di Max Josef Metzger, nato il 3 febbraio 1887, 125 anni fa, a Schopfheim (Baden) e di cui nel 2006 è stata avviata la causa di beatificazione (l’opera più completa, pubblicata nel 1977 a Philadelphia, ed esaurita, è a firma dei coniugi Leonard ed Arlene Swidler, docenti di pensiero teologico e dialogo interreligioso, Bloodwitness for Peace and Unity, mentre da noi è uscita solo una raccolta di Lettere dal carcere curata da Lubomir Zac della Lateranense).

Studi teologici a Fribourg in Svizzera, volontario come cappellano militare al fronte fin dal ’14, una volta destinato a Graz in Austria, al ministero di prete aggiunge un’intensa attività giornalistica con l’intento di allertare i giovani sulla necessità di avviare un processo di pace e tolleranza fra i popoli stremati dalla Guerra, e dissuaderli, più tardi, dall’abbracciare le idee del nazional-socialismo. In pieno conflitto mondiale, nel 1917, aveva inviato a papa Benedetto XV un Programma di Pace dove metteva le basi per un “pacifismo cattolico, unico in grado di portare la pace nel mondo”: “Chiediamo la fine dell’inutile spargimento di sangue sui campi di battaglia e al contempo la fine di una politica che cerca di superare con mezzi autoritari i problemi morali della convivenza tra i popoli e così facendo suscita sempre nuove guerre. Chiediamo una pace mondiale duratura, nella quale crediamo, nel nome della civiltà, della cultura, della morale e della religione. Chiediamo, come inizio della pace, che tutti i popoli distolgano il loro interesse dal presunto nemico esterno e che tutte le forze vengano concentrate sull’effettivo nemico interno, comune a tutti i popoli: alcolismo, immoralità, tubercolosi, degenerazione, usura sia del denaro che del suolo, povertà …”.

Oltre ad una lunga serie di bollettini e giornali (in cui si firmava semplicemente “zio Max”), fonda anche il movimento Una Sancta per avviare un dialogo ecumenico da lui considerato “non più rinviabile”. E pure la Società missionaria della Croce Bianca, una sorta di cellula per il rinnovamento della Chiesa all’insegna della corresponsabilità dei laici. C’erano tutte le premesse per far sorgere sospetti e inimicizie, anche all’interno della Chiesa tedesca (dove taluni l’avevano definito frettolosamente “un utopista ingenuo e a tratti imprudente”) e la Gestapo ha poi fatto il resto. Incarcerato a più riprese, a partire dal novembre 1939 – “involontari e forzati esercizi spirituali”, definirà i giorni trascorsi in cella – viene ghigliottinato il 17 aprile del ’44 al Brandenburg-Goerden, dopo uno dei tanti processi sommari della follia nazista dalla sentenza già scritta, come per il laico, già beato, Franz Jägerstätter, giustiziato nello stesso carcere l’anno precedente. Nel mese di settembre del ’43 aveva scritto di suo pugno la difesa dalle accuse, inconsistenti, che gli erano mosse, esordendo così: “Sono un sacerdote cattolico, e lo sono con anima e corpo.

Tuttavia la mia forma mentis non corrisponde all’idea che di solito uno si crea quando si immagina un prete. L’essere un funzionario di culto, il rivolgere le spalle al mondo, il distanziarsi dalla vita, la ristrettezza dello spirito, il legalismo e il tradizionalismo: tutto questo mi è completamente estraneo. Sono un uomo di giudizio indipendente, che ha un attivo interesse per ciò che avviene nel mondo”. Quattro pagine dopo firmava con fierezza: dr. Max Josef Metzger.

Sulla sua tomba nel piccolo cimitero di Meitingen sono incise le parole che ha pronunciato al momento della lettura della sentenza di morte e che ha scritto un’ora prima dell’esecuzione: “Ho offerto la mia vita per la pace nel mondo e l’unità della Chiesa”. Primo tedesco a prendere la parola alla Conferenza di Pace di Parigi nel 1919, stupì molti dei presenti invocando la costituzione di una “federazione di stati europei”. E se aggiungiamo, oltre la richiesta della convocazione di un concilio ecumenico e di una preghiera interreligiosa in quel di Assisi, la proposta di dedicare una giornata all’anno alla riflessione e preghiera per la Pace, risuonano con tristezza le sue parole ancora una volta dal carcere, e scritte con le mani legate: “Il mio destino è sempre stato quello di aver vissuto anticipando un po’ i tempi e di non essere stato compreso proprio per questo motivo”.

Ma anche quelle pronunciate all’indomani dell’ascesa al potere di Hitler: “Una cosa deve precedere tutto il resto: non possiamo vendere il Vangelo per salvarci la vita! Sono e rimango un uomo libero, mi si possa anche incatenare. La verità continua a sventolare ed io continuerò ad annunciarla coraggiosamente. E se mi verrà tagliata la lingua, allora parlerò col mio silenzio. Fin quando arderà in me ancora la vita, mi batterò contro questa stupidità”.

Read More