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Inps Fondo Clero Contributi, invariati gli importi per il 2019

È stato pubblicato lo scorso 24 gennaio il decreto che ogni anno rivaluta l’importo dei contributi dovuti dagli iscritti al Fondo Inps per il clero. Questa volta il decreto non apporta alcun aumento alle tariffe in corso e conferma l’importo annuale finora dovuto -– 1.722,08 euro – che si applica come tariffa definitiva per l’anno 2017 e, in via provvisoria, per gli anni 2018, 2019 e 2020 in attesa di un successivo decreto di adeguamento. La rivalutazione dei contributi nel Fondo Clero non ha alcun aggancio all’andamento del costo della vita. Secondo la normativa del Fondo deve riflettere invece l’aumento medio delle pensioni, pagate dalla gestione speciale, registrato negli ultimi anni. A causa di uno sfasamento tecnico nelle procedure di rilevazione, il decreto sui contributi ha effetto limitato all’anno 2017, anno in cui le pensioni non hanno ricevuto gli aumenti annuali, e che si trascina temporaneamente per gli anni successivi. Sono confermate per il 2019 le rate fisse dovute nella misura di 287,01 euro (o di 143,51 euro in caso di frazionamento mensile) rispettando ciascuna la propria scadenza bimestrale. Gli stessi importi sono validi anche per coloro che proseguono volontariamente l’assicurazione del Fondo Clero. In questa tornata, lo stop agli aumenti esenta i sacerdoti dal pagare integrazioni sui versamenti degli anni 2017 e 2018. Nello stesso tempo evita all’Inps di procedere d’ufficio ad eventuali recuperi per differenze contributive relative agli stessi anni. Situazione immutata anche per gli adempimenti posti a carico dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero, che provvede ai versamenti di legge per conto dei singoli sacerdoti inseriti nel sistema, italiani e stranieri a servizio a tempo pieno di una diocesi italiana. Da alcuni anni anche il Fondo Clero utilizza i bollettini Mav (oppure i pagamenti online con il sistema PagoPa) per il versamento. A breve l’Istituto invierà la fornitura dei Mav per l’intero 2019 e che deve essere utilizzata dagli iscritti al Fondo che versano in proprio. Dal sito dell’Inps è possibile scaricare la copia di un Mav smarrito. I sacerdoti pensionati del Fondo Clero sono esentati da qualsiasi ulteriore contribuzione.

Assegni dei sacerdoti: i nuovi importi previsti per il 2019

I sacerdoti pensionati di vecchiaia e di invalidità nel Fondo di previdenza per il clero riscuoteranno nel 2019 una rata minima mensile di 513 euro. Il nuovo importo è l’effetto della consueta rivalutazione annuale al costo della vita, calcolato in via provvisoria dall’Istat in +1,1 % e valido per tutto l’universo Inps. Sull’assegno minimo va poi riconosciuta una maggiorazione fissa (“quota aggiuntiva” o “supplemento”) di 5,91 euro per ogni anno di contribuzione versato oltre il requisito minimo di 20 anni. Con un percorso sacerdotale di 40 anni versati nel Fondo si ha quindi diritto ad un assegno lordo di 631,20 euro lordi (513 minimo + 118,2 aggiuntivi) e soggetti alle ritenute fiscali. Tuttavia possono verificarsi, fra sacerdoti in pari condizioni, differenze di importo netto non trascurabili a motivo della rispettiva residenza, pur nella stessa diocesi ma in comuni diversi. Sono l’effetto delle imposte addizionali all’Irpef, stabilite rispettivamente dalle regioni e dai comuni e che saranno trattenute dall’Inps sulle rate fino a novembre 2019. L’aumento scatta anche, separatamente, sull’indennità integrativa speciale (se spettante) e sulla pensione degli insegnanti di religione, dei cappellani degli ospedali e degli enti militari. I sacerdoti che riscuotono due pensioni, in genere la pensione del Fondo e quella della scuola, ricevono la rivalutazione annuale su entrambe le pensioni ma in maniera separata. Per altre categorie si applica invece il cumulo dei trattamenti e quindi la rivalutazione sull’importo cumulato. Tuttavia il sacerdote che riscuote due pensioni, di qualsiasi importo, subisce la trattenuta di un terzo sulla pensione del Fondo. A fine anno sarà verificato l’indice effettivo del costo della vita 2019 e potranno derivare eventuali conguagli positivi o negativi sulle somme complessivamente ricevute nel 2019. Secondo le norme del Fondo, la pensione dei sacerdoti, sia di vecchiaia sia di invalidità, è costituita da una quota fissa, il cui importo è “pari” al trattamento minimo dei lavoratori dipendenti, e che viene considerato solo come un parametro di calcolo. Questo criterio fa sì che i sacerdoti non vengono assoggettati alle regole in vigore per i lavoratori dipendenti e, in particolare, a quelle sul trattamento minimo (diritto, misura dell’integrazione ecc.).

avvenire

Speranza di vita, si aggravano gli effetti sugli assegni dei sacerdoti

Da 68 a 69 anni, così cambierà fra pochi mesi il requisito dell’età per l’assegno di vecchiaia nel Fondo di previdenza del clero. È una novità, che andrà in vigore dal 1° gennaio 2019, che ricade in particolare sui sacerdoti e gli altri ministri di culto che stanno per varcare la soglia del pensionamento. Effetti imprevisti di questo aumento dell’età pensionabile, sia economici sia normativi, condizionano la normale applicazione della previdenza sacerdotale
Causa di questa nuova situazione è la maggiore «speranza di vita», l’indice che registra una migliore qualità della vita dei cittadini italiani, ma che allunga anche il pensionamento di tutti gli assicurati dell’Inps al fine di contenere la spesa pensionistica.
Il calcolo dell’indice della speranza di vita sulle pensioni è registrato dall’Istat (dal 2013 è stato di 3 mesi in più e a seguire 4, 7 e dal prossimo anno 12 mesi) prendendo come base la popolazione con età di 65 anni, cioè il vecchio requisito per la pensione di vecchiaia e per l’assegno sociale. È evidente che se nel Fondo Clero l’età ordinaria è di 68 anni, qualsiasi aumento di speranza di vita è stato già abbondantemente considerato. Applicare la speranza di vita anche su un’età di 68 anni costituisce quindi un abuso, illogico oltre che giuridico. Emergono infatti motivi, ora sempre più evidenti (come la diversa mortalità per gli uomini e per le donne), per contestare in via giurisdizionale la speranza di vita nel Fondo Clero, ovviamente grazie ai ricorsi degli interessati.
Il “differimento”. Il Fondo prevede che se un sacerdote, avendo già maturato il diritto, rinvia oppure ritarda di almeno un anno la domanda di pensione riceve d’ufficio un aumento della rata mensile, calcolato in base ad un’apposita tabella attuariale. Oggi, chi ha maturato, ad esempio, un importo di 100 euro, rinviando la pensione dopo i 68 anni, riscuoterebbe una rata di 121 euro.
Di fatto, il nuovo requisito di 69 anni per l’assegno di vecchiaia nel Fondo spazzerà via, in un solo colpo, l’istituto del differimento, impedendo quindi una corretta applicazione della normativa sacerdotale. E tanto meno gli interessati, già avanti negli anni, avranno la pazienza (e forse l’età) per rinviare la pensione fino ai 70 anni o più, al fine di beneficiare della speciale maggiorazione.
Infine, i 69 anni di età comportano, oltre alla perdita del differimento, un maggiore carico contributivo (l’obbligo cessa solo col pensionamento), la perdita delle rate mensili e della tredicesima maturate tra i 68 e i 69 anni di età, la riduzione delle maggiorazioni su ogni anno versato in più oltre il minimo dei 20.

avvenire

Rovigo, tradito con il sacerdote confessore. Ma i preti sposati sono un’altra cosa

Il Movimento Internazionale dei sacerdoti lavoratori sposati commenta il fatto di cronaca raccontato da le iene. “I preti sposati con regolare percorso son un’altra cosa. No alla doppia vita dei preti”:

L’appello dell’uomo alle Iene: “Nonostante tutto quello che ha fatto, il prete continua a celebrare messa”

Matteo Viviani de Le Iene racconta la storia di quest’uomo che ha scoperto la moglie a letto con il sacerdote del suo paese. “È stato scioccante – racconta questo marito, tradito doppiamente dal confessore e dalla compagna – ho sentito dei gemiti provenienti dalla mia taverna e poi, quando sono andato a controllare, ho visto dal buco della serratura mia moglie in compagnia del prete”. Una situazione che ha sconvolto la vita di questa famiglia di Rovigo e ha portato alla separazione della coppia. Il marito ha poi aggiunto: “La chiesa per me era tutto. Prima veniva la fede e poi tutto il resto. Quando sono andato a parlare con il vescovo mi ha spiegato che il prete non era nuovo a questi episodi. La cosa che però non accetto è che lui continui a celebrare i sacramenti”.

Infatti il sacerdote non è stato sospeso dall’Arcidiocesi, bensì è stato semplicemente spinto a un ritiro spirituale e intanto continua a celebrare messa. “È una questione di scelte”, dice il marito. Così Le Iene, dopo aver ascoltato anche le parole del sacerdite (“Non riesco a darmi pace ma lei non la sento più”), hanno contattato un ex prete per capire cosa spinge un uomo di Dio a rompere il celibato: “Io prima ero convintissimo di fare il prete – dice Fiorenzo, ora padre di famiglia – poi ho incontrato lei e ho deciso di sospendere la mia attività di sacerdote. Non tutti però sono in grado di farlo”.

tratto da tgcom24

Il cumulo del “don”: pari condizioni con le nuove regole Inps

Il legislatore del cumulo gratuito e universale è caduto in una delle tante trappole riservate ai disattenti della previdenza. Tutto sommato la legge del cumulo è ben confezionata e richiede semplici requisiti. In sintesi, si sommano i periodi di contributi non coincidenti; ogni gestione liquida la quota dei propri contributi secondo le regole interne; il cumulo si chiede all’età della pensione. Dopo la riforma Fornero il requisito dell’età nelle diverse gestioni pubbliche e private dell’Inps è ormai livellato a 66 anni e 7 mesi. Ed ecco la trappola: nessuno degli estensori della legge aveva considerato che il cumulo si applica anche alle Casse dei liberi professionisti e che ciascuna di queste richiede un proprio requisito anagrafico, spesso diverso da quello dell’Inps. Ad esempio, a 68 anni vanno in pensione i ragionieri, i veterinari e i farmacisti, a 70 anni gli avvocati e i consulenti del lavoro, a 75 anni i notai ecc. A quelle età molti professionisti avrebbero usufruito del cumulo in condizioni di svantaggio. L’Inps ha dovuto risolvere questo difetto della legge, e ha disposto (circolare n. 140/2017) che chi cumula Inps/Casse, può ottenere la “pensione di vecchiaia in cumulo” già all’età di 66 anni e 7 mesi per la sola quota Inps, mentre riceverà la quota a carico della Cassa professionale solo al tempo in cui raggiungerà l’età più elevata stabilita per la propria categoria. Una soluzione ragionevole e che ha trovato il consenso di tutte le Casse e dei Ministeri competenti.
Nel grande campo della previdenza si fronteggiano quindi due settori: da un lato l’Inps con regole uniformi ed un’unica età pensionabile, dall’altro lato le Casse professionali con regole ed età pensionabili diverse.
Da questo scenario emerge una singolarità: il Fondo di previdenza del clero è l’unica gestione dell’Inps che applica un’età pensionabile non di 66 ma di 68 anni e 7 mesi. Ai fini del cumulo il Fondo Clero si presenta all’interno dell’Inps alla pari di una cassa professionale e dovrebbe pertanto beneficiare dello stesso criterio del pro quota riconosciuto al mondo delle professioni.
In pratica un sacerdote che ha avuto esperienze lavorative precedenti la sua ordinazione può utilizzare il cumulo chiedendo all’Inps ai 66 anni e 7 mesi di età la liquidazione della quota della pensione riferibile ai soli contributi lavorativi. Due anni dopo, a 68 anni e 7 mesi, spetta invece il pagamento della quota della stessa pensione riferibile ai contributi sacerdotali.
Finora tuttavia l’Istituto di previdenza non si è ancora espresso sul diritto del clero al nuovo cumulo.

avvenire

“Sacerdoti siano prossimi a divorziati risposati”

La riforma dei processi canonici di nullità matrimoniale “non si rivolge solo agli operatori del diritto e agli addetti ai lavori, ma anche ai parroci e ai sacerdoti”, ai quali è chiesto “un generoso impegno nel farsi prossimi a quei membri feriti delle comunità che sono i divorziati risposati”. Lo ha sottolineato il card. Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero, intervenendo oggi ad Assisi al terzo convegno organizzato per celebrare il centenario della Federazione tra le associazioni per il clero in Italia (Faci), un organismo che conta oggi 11mila tesserati tra preti, vescovi e diaconi ai quali offre assistenza in campo giuridico, tributario, previdenziale, tecnico-ingegneristico e architettonico. Al sacerdote, che svolge “un ministero di ascolto e di accoglienza”, è affidato “il compito di indicare la via, quella della riconciliazione o del processo di nullità, gettando così un ponte tra le persone e il tribunale ecclesiastico”. “Il ministero di accoglienza è anche un ministero di discernimento, perché il parroco è e rimane un pastore”, ha detto il prefetto del dicastero vaticano evidenziando che “tutto ciò che il prete vive e fa è pastorale, perché è rivolto alle persone”. Pertanto, in quest’ottica “non ci può e non ci deve essere contrapposizione tra gli aspetti pastorali e quelli amministrativi”. “Ogni gesto – ha concluso – deve scaturire dalla carità personale così che nessuna attività sia ridotta a mera pratica burocratica”.
sir

Germania: “nuova via sacerdotale” tema centrale plenaria vescovi. Card. Marx, “rispondere a nuove aspettative dei fedeli”

Con la tradizionale conferenza stampa di fine lavori, si è conclusa l’Assemblea plenaria primaverile della Conferenza episcopale tedesca (Dbk). Il card. Reinhard Marx, presidente della Dbk, ha evidenziato l’importanza del luogo, la città di Bensberg, nell’arcidiocesi di Colonia, perché ”25 anni fa proprio a Bensberg è nata la Conferenza episcopale tedesca come è oggi: ci si tenne la prima Assemblea plenaria con i vescovi della ex Germania ovest e della ex Germania est riuniti”. Nella riflessione centrale della plenaria, che ha toccato il tema del futuro della vita sacerdotale ed episcopale, il card. Marx ha rilevato dei punti che dovranno caratterizzare le scelte apostoliche ed ecclesiali sulla formazione dei giovani sacerdoti e sull’assistenza e utilizzo dei sacerdoti anziani, in un senso profondo di “testimonianza della libertà, una libertà per quelle persone che non condividono la nostra fede. Che implica l’impegno per assicurare la libertà a coloro che sono presi a calci, picchiati e violentati, per coloro che sono oppressi e messi a tacere”. Il cardinale ha evidenziato come nella discussione generale si è parlato della necessità “di rispondere alle nuove aspettative che i fedeli hanno verso i nuovi sacerdoti” i quali “dovrebbero impreziosire il loro carattere religioso con le domande aperte del nuovo complesso sociale con il quale si confrontano”. In questo senso è stato elogiato il progetto mediatico e sociale “Valerie e il sacerdote”, con il quale molti giovani, attraverso il confronto quotidiano di una ragazza atea con un giovane prete, hanno potuto conoscere aspetti nascosti e sconosciuti della vita sacerdotale.

sir

“In ogni vicariato una mensa comune per i sacerdoti”

“In ogni vicariato una mensa comune per i sacerdoti”. È una delle proposte per favorire la “fraternità sacerdotale”, contenuto non secondario della riforma del clero, alla quale la Cei sta lavorando da due anni ed è arrivata ora “al  momento conclusivo”. Ne ha parlato il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, nella conferenza stampa di chiusura del Consiglio permanente, annunciando che “i vescovi hanno condiviso la proposta di realizzare entro la primavera un testo che affronti i diversi tasselli del mosaico della formazione permanente”.  Tra le proposte, quella di realizzare nelle diocesi delle “forme concrete” grazie alle quali i sacerdoti possano “non necessariamente vivere insieme, sullo stesso tempo”, ma comunque sperimentare forme di maggiore comunione con il presbiterio locale. “Alcune sono già in atto, come le mense comuni”, ha ricordato il cardinale citando l’esperienza di Genova e auspicando che “in tutti i vicariati ci sia una mensa comune, non solo magari per avere un piatto caldo pronto, ma per incontrarsi con i fratelli: anche se non si fanno discorsi teologici, va benissimo, perché la fraternità passa in mille modi”. “Fare un po’ di vacanza insieme, un ritiro, una gita”, le altre proposte per “forme micro” di fraternità sacerdotale: “Tutte le occasioni sono buone: basta incontrarsi e il cuore si apre”. Tutto ciò, naturalmente, non esclude “i grandi incontri del clero con il vescovo, con un occhio particolare al clero più giovane” e la pratica degli esercizi spirituali, “tutti gli anni ma non come un compito pesante, una armatura da mettere indosso”, bensì come occasione di “ristoro spirituale”. “Le collaborazioni pastorali vengono dopo”, ha detto il cardinale: “dobbiamo stare insieme innanzitutto per incontrarci tra di noi, non soltanto per fare qualcosa. Il punto fondamentale non è programmare, ma incontrare i confratelli”.

sir

Nuovo superiore generale per la comunità che aiuta i sacerdoti

Il 13° Capitolo generale della Congregazione di Gesù Sacerdote, fondata da padre Mario Venturini nel 1926 e composta da una trentina di religiosi, ha eletto ieri a Trento il nuovo superiore generale: è il padovano padre Carlo Bozza, 64 anni, in Brasile dal 1984, che sostituisce dopo 12 anni padre Gianluigi Pastò. Vice superiore è stato nominato il trevisano padre Gino Gatto, 70 anni, in servizio a Zevio, Trento e Loreto. Gli altri tre consiglieri generali sono il veronese padre Giuseppe Stegagno, il brasiliano padre Antonio de Sousa e il trentino fratel Antonio Lorenzi. Nel corso del Capitolo, che è stato preceduto da una settimana di esercizi spirituali a Loreto e che prosegue fino al 15 luglio sul tema “Ut in corde tuo maneant”, i padri Venturini si confrontano sulla loro vocazione specifica, che attira giovani in Italia e nelle comunità in Brasile: tre quest’anno le ordinazioni sacerdotali. “Vogliamo essere fedeli al nostro carisma – spiega padre Carlo Bozza – che si caratterizza per la preghiera e l’aiuto concreto ai sacerdoti, dentro le realtà in cui vivono”.

sir

Papa Francesco stravolge la teologia del Giubileo sui sacerdoti: preti sposati emarginati

Bastoni e rimproveri di Bergoglio che stravolgono la natura dell’evento giubilare; sui preti sposati poi una vera discriminazione attuata da Papa Francesco e dagli organizzatori dell’evento romano: del tutto esclusi dalla Celebrazioni (ndr).

Le origini del Giubileo risalgono all’Antico Testamento. Infatti la parola “giubileo” deriva da Jubilaeum che a sua volta deriva dalle tre parole ebraiche Jobel (ariete), Jobil (richiamo) e Jobal (remissione). Nel capitolo XXV del Levitico, infatti, il popolo ebraico viene incoraggiato a far suonare il corno (Jobel) ogni quarantanove anni per richiamare (Jobil) la gente di tutto il paese, dichiarando santo il cinquantesimo anno e proclamando la remissione (Jobal) di tutti gli abitanti.

Infatti secondo l’Antico Testamento il Giubileo portava con sé la liberazione generale da una condizione di miseria, sofferenza ed emarginazione. Così la legge stabiliva che nell’anno giubilare non si lavorasse nei campi, che tutte le case acquistate dopo l’ultimo Giubileo tornassero senza indennizzo al primo proprietario e che gli schiavi fossero liberati. Gesù trasformò i precetti dell’anno giubilare in una grande prospettiva ideale, in cui l’emancipazione, il perdono e l’inizio di un anno di grazia di Dio assumevano un nuovo significato. Un sabato infatti Gesù spiegò che era lui il Messia di cui si parla in un passo di Isaia, e che quel giorno prendeva inizio la salvezza e la “pienezza del tempo”.

(testo sul Giubileo tratto da “Famiglia Cristiana)

Persi quasi ottanta sacerdoti in vent’anni a Cremona: offerta al Vescovo dai preti sposati

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Continua a calare il numero di religiosi nella diocesi cremonese: oggi sono 316. Nel ’96 erano 392.

Continua a calare il numero dei preti nella diocesi di Cremona, mentre la loro età media s’innalza. Parliamo di un fenomeno generalizzato, che non riguarda solo la Chiesa cremonese; ma che costituisce senz’altro una sfida da raccogliere per il nuovo vescovo Antonio Napolioni. Ed è proprio al nuovo Vescovo che il movimento dei sacerdoti lavoratori sposati (fondati nel 2003 da don Giuseppe Serrone, offre la collaborazione per la gestione delle chiese senza sacerdoti.

“Speriamo che Mons. Napolioni chieda a Roma al Vaticano e a Papa Francesco di porre mano alla riforma e riaccogliere nella Chiesa i preti sposati desiderosi di ritornare ad esercitare il ministero pastorale”.

tratto da Gazzetta di Mantova

Preti sposati per le vocazioni: è a rischio la sostituibilità generazionale dei sacerdoti

I cattolici battezzati nel mondo sono circa 1 miliardo e 272 milioni e crescono ad un ritmo superiore a quello della popolazione mondiale. L’Europa arranca, rispetto ad Africa e Asia, sia nell’incremento dei battezzati che delle nuove vocazioni: è a rischio la sostituibilità generazionale dei sacerdoti. Dal 2005 al 2014 il clero diocesano e religioso è aumentato di quasi 10mila unità ma, negli ultimi tre, è di nuovo in calo. Forte evoluzione per il diaconato permanente, lieve diminuzione per i religiosi fratelli e flessione per le suore. È quanto emerge dall’Annuario Pontificio 2016 e dell’Annuarium Statisticum Ecclesiae 2014 che registrano il polso della Chiesa cattolica nel mondo e mostrano alcune tendenze in atto

L’Europa smarrisce la capacità di essere modello di riferimento e il baricentro della Chiesa si sposta sempre più verso l’Africa e l’Asia, dove le fila del cattolicesimo non cessano di ingrossarsi. L’incremento significativo del clero diocesano, che fa da contrappunto a una marcata flessione dei sacerdoti religiosi. Il fenomeno del diaconato permanente in forte espansione. La tendenza globalmente positiva dei candidati al sacerdozio. Sono i dati principali che emergono dall’Annuario Pontificio 2016 e dell’Annuarium Statisticum Ecclesiae 2014 presentati oggi. Le pubblicazioni, curate dall’Ufficio centrale di statistica della Santa Sede, registrano il polso della Chiesa cattolica nel mondo e mostrano alcune tendenze in atto.

Cattolici nel mondo. Dal 2005 al 2014, il numero dei cattolici battezzati nel mondo è cresciuto a un ritmo superiore (14,1%) a quello della popolazione mondiale nello stesso periodo (10,8%). La presenza cattolica si attesta al 17,8% e, in termini assoluti, si contano circa 1 miliardo e 272 milioni di cattolici distribuiti eterogeneamente nelle varie aree geografiche.

L’Europa, cresciuta in nove anni di appena il 2%, ospita quasi il 23% della comunità cattolica mondiale e la presenza sul territorio è stabile al 40%.

È, invece, nel continente africano che il numero dei battezzati prospera (215 milioni nel 2014) e aumenta a un ritmo pari a più del doppio di quello dei Paesi asiatici (quasi il 41%) e di gran lunga superiore alla crescita della popolazione (23,8%).
I vescovi sono aumentati dell’8,2%, attestandosi a 5.237 unità. L’incremento, però, è stato marcato in Asia (+14,3%) e in Africa (+12,9%), mentre in America (+6,9%), in Europa (+5,4%) e in Oceania (+4%) i valori si collocano sotto la media mondiale. La distribuzione per continente è rimasta sostanzialmente stabile nell’arco temporale considerato, con una maggiore concentrazione sul totale in America e in Europa.

Preghiera

Clero. Il numero dei sacerdoti diocesani e religiosi è passato da 406.411 nel 2005 a 415.792 nel 2014 ma, leggendo tra le righe, si scopre che il ritmo di crescita è stato più sostenuto nei primi sei anni e in lenta decrescita negli ultimi tre. L’Africa (+32,6%) e l’Asia (+27,1%) guidano la classifica, mentre l’Europa (-8%) chiude la coda. Le defezioni si sono progressivamente ridotte ma i decessi salgono.

Una situazione che porta a ritenere plausibile una modifica del carico pastorale a livello mondiale, ovvero il numero dei cattolici per sacerdote, che sarà sempre più elevato in Africa e in America di fronte a un’Europa alle prese con l’invecchiamento sacerdotale e il basso tasso di rinnovo.

I sacerdoti diocesani presentano andamenti nel complesso crescenti – fatta eccezione per il Vecchio continente – al contrario di quelli religiosi che sono in declino nelle Americhe, in Europa e in Oceania. Nei nove anni, dunque, l’Africa, l’Asia sud-orientale, l’America Centrale continentale e quella del Sud vedono aumentare il loro peso, l’Asia Medio-orientale e l’Oceania rimangono praticamente stazionarie, l’America del Nord e l’Europa mostrano un peso declinante.

Nuovi sacerdoti. Il numero dei seminaristi maggiori (diocesani e religiosi) passa da 114.439 nel 2005 a 120.616 nel 2011, ma torna a scendere a 116.939 nel 2014. La diminuzione degli ultimi tre anni ha interessato tutti i continenti, con l’eccezione dell’Africa (+3,8%).

È evidente il ridimensionamento del ruolo del continente europeo e di quello americano rispetto alla crescita potenziale del rinnovo delle compagini sacerdotali,

con una quota che passa dal 20,2% al 16,2% per l’Europa e dal 32,2% al 29,1% per l’America, a fronte di un’espansione di quello di Africa e di Asia che rappresentano complessivamente nel 2014 una percentuale del 53,9% del totale mondiale. Il potenziale di sostituibilità generazionale dei sacerdoti è, dunque, assai diversificato: Africa e Asia confermano il loro primato con 66 e 54 candidati ogni 100 sacerdoti, mentre l’America e l’Oceania si posizionano a 28 e 22 candidati. Chiude ancora una volta l’Europa che, con appena 10 candidati ogni 100 sacerdoti, mostra un futuro incerto per il continente.

fonte: agensir

Il Parroco rinuncia. I devoti: «Da domenica ci facciamo la messa da soli». Si offrono i preti sposati

L’articolo (riportato in basso) suscita la reazione dell’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati: “Se Papa Francesco e il Vescovo o i fedeli ci invitassero potremmo metterci al servizio, con un nostro prete sposato, della parrocchia priva di sacerdoti”. (ndr)

La Spezia – Troppe parrocchie da seguire per don Paolo, che da Beverino doveva avventurarsi pure per i tornanti che portano a Comuneglia e Codivara.

E così, suo malgrado, il sacerdote ha dovuto fare delle scelte: tagliare le funzioni religiose nelle due frazioni del comune di Varese Ligure.

Ma la comunità deli due borghi, almeno centocinquanta abitanti e «da sempre particolarmente unita», come sottolinea anche il sindaco di Varese, Giancarlo Lucchetti, s’è come sempre rimboccata le maniche.

«Da domenica ci facciamo la messa da soli – dice Paola Ghiggeri, anima del paese e gerente del bar-alimentari del luogo – Faremo delle letture, a turno e dei gruppi di preghiera». A “dire messa”, almeno per il battesimodella funzione fai da te, è stato incaricato il diacono Amedeo Cerisola.

Emozioni particolari? «No, no, e poi non sono tipo da finire sul giornale», dice sorridendo.

Ma poi gli amici del bar lo sostengono, ed emerge così la volontà della comunità di non perdere anche la chiesa, dopo le mille difficoltà affrontate ogni mattina per percorrere chilometri di strade dissestate. Un luogo di fede, un punto di incontro per tutti. Anche per questo la comunità è sempre stata legata ai suoi sacerdoti, che pure hanno rischiato per andare a dire messa a Comuneglia. Come accadde a don Franco, nel 2012, finito fuori strada per una lastra di ghiaccio sul dissestato manto stradale.

O come quando gli stessi abitanti si sono rimboccati le maniche e hanno messo bitume per tappare le buche e permettere il passaggio della processione, in occasione della festa dellaMadonna del Carmine. Mancava giusto di dirsi la messa da soli. Domenica accadrà pure questo.

ilsecoloXIX.it

CHIESA, A ROMA RITIRO MONDIALE SACERDOTI CON PAPA FRANCESCO DAL 10 GIUGNO. Apra ai preti sposati

“Trasformati dall’amore e per l’amore”, questo il tema della meditazione che Papa Francesco proporrà il prossimo 12 giugno ai sacerdoti in arrivo nella Capitale da tutto il mondo. L’occasione: il terzo Ritiro mondiale, organizzato dall’Iccrs (International Catholic Charismatic Renewal Services) e dalla Catholic Fraternity (Cf) dal 10 al 14 giugno, dedicato alla riflessione su “Chiamati alla santità per la nuova evangelizzazione”. Lo scrive RomaSette.it, organo di informazione online del Vicariato di Roma. Ognuna delle 5 giornate in programma sarà dedicata a una delle prospettive nelle quali il tema generale verrà articolato: Radunati, Riconciliati, Trasformati, Fortificati e, da ultimo, Inviati per la nuova evangelizzazione. A fare da filo conduttore, l’esortazione apostolica Evangelii gaudium. Si comincia il 10 giugno con la Messa di apertura presieduta dal cardinale Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i laici. Seguirà il saluto di benvenuto di Michelle Moran (presidente Iccrs) e Gilberto Barbosa (presidente Cf). La meditazione della giornata sarà affidata a padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, e sarà dedicata al tema del ritiro: “Chiamati alla santità per la nuova evangelizzazione”. L’11 giugno il cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio giustizia e pace, guiderà la meditazione del giorno su “Riconciliati con Dio”. A presiedere la Messa sarà il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. Nel pomeriggio poi la parola passerà a don Livio Tacchini per una meditazione su “Il prezzo della riconciliazione”, seguita da un tempo di riconciliazione guidato da padre Daniel Ange. Il 12 giugno padre Jonas Abib interverrà su “Lascia che l’amore di Dio ti trasformi”; subito dopo suor Briege McKenna e padre Kevin Scallon guideranno l’adorazione eucaristica e la preghiera di guarigione. Nel pomeriggio l’incontro con Papa Francesco, che proporrà la sua riflessione: “Trasformati dall’amore e per l’amore”. Quindi, dopo un tempo di dialogo con i sacerdoti, celebrerà la Messa e consegnerà ai partecipanti il mandato missionario. “Fortificati per essere più pienamente discepoli-missionari” è il tema sul quale si soffermerà, il 13 giugno, padre Raniero Cantalamessa. A seguire, la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero. Nel pomeriggio ci sarà la meditazione su “Vivere il sacerdozio nella potenza dello Spirito Santo” di monsignor Joseph Malagreca. Dal Brasile arriverà la testimonianza di monsignor José Luis Azcona. La giornata sarà conclusa dalla preghiera per una nuova effusione di Spirito Santo con Patti Gallagher Mansfield e monsignor Alberto Taveira. Il ritiro si concluderà domenica 14 giugno con una solenne celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale vicario della diocesi di Roma Agostino Vallini. (29 aprile 2015) (omniroma.it)

 

Parte da giugno il bonus di 80 euro ai sacerdoti

I sacerdoti che ricevono la remunerazione dall’Istituto centrale per il sostentamento del clero trovano nel cedolino di questo mese anche il bonus di 80 euro previsti per i lavoratori dipendenti. Il clero italiano, e quello straniero in Italia al servizio delle diocesi, riceve questo sussidio (in realtà una detrazione fiscale) in virtù della equiparazione della remunerazione sacerdotale alla retribuzione da lavoro dipendente (legge 222/85). Gli 80 euro non spettano ai sacerdoti inseriti nel sistema di previdenza integrativa, almeno per quest’anno.
Il decreto 66/2014 ha previsto il pagamento del bonus sin dal mese di maggio, ma l’Istituto centrale, a causa delle difficoltà di gestione di un importo che è semplice solo all’apparenza, non ha potuto liquidare in tempo il beneficio. Anche se la prima rata è stata posticipata al mese di giugno, la cifra annuale complessiva di 640 euro resta tuttavia immutata e viene semplicemente distribuita su sette mesi invece di otto.
A monte di queste operazioni, è stato necessario accertare per ogni sacerdote inserito nel sistema il rispetto dei limiti di reddito stabiliti dal decreto 66 (sotto gli 8mila euro e sopra i 26mila euro lordi), confrontando i dati reddituali in possesso dell’Istituto centrale e sempre ipotizzando che l’interessato resti nel sostentamento per tutto l’anno in corso.
Fra le «annotazioni» che accompagnano il cedolino di giugno potrà risultare l’avviso di alcune situazioni collegate alla condizione reddituale del singolo sacerdote. Spetta al singolo riscontrare infatti la presenza di redditi da rapporti di lavoro in corso e non conosciuti dall’Istituto centrale. Questi redditi devono essere segnalati tempestivamente tramite il rispettivo Istituto diocesano. Questa circostanza può indurre il sacerdote a chiedere l’attribuzione del bonus ora mancante, oppure la sospensione.
È concreto il rischio di dover restituire tutta o parte della somma percepita nel corso di quest’anno, in sede di dichiarazione dei redditi col 730 o con Unico del 2015. La presenza di altri sostituti di imposta (datori di lavoro dipendente) non facilita infatti la corretta attribuzione del bonus. Possono incidere sul diritto anche variazioni ai redditi personali nel corso dei restanti mesi del 2014. L’eventuale addebito di quanto erroneamente percepito verrà effettuato da parte dell’Istituto centrale in occasione del conguaglio fiscale per il 2014.
Nel determinare il diritto agli 80 euro non si devono considerare gli importi da pensione qualora il reddito da lavoro sia inferiore ad 8 mila euro. Negli altri casi, le pensioni rientrano nel reddito complessivo che si aggiunge a quello lavorativo.

avvenire.it
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Apertura importante e per certi aspetti inedita da parte del Papa sul celibato dei sacerdoti

Apertura importante e per certi aspetti inedita da parte del Papa sul celibato dei sacerdoti. “Forse lei non sa – ha spiegato Bergoglio a Scalfari – che il celibato fu stabilito nel X secolo, cioè 900 anni dopo la morte di nostro Signore. La Chiesa cattolica orientale ha facoltà fin d’ora che i suoi presbiteri si sposino. Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò”. Non a caso Francesco ha citato l’esempio della Chiesa orientale per valutare un cambiamento nella dottrina che riguarda il celibato sacerdotale. Proprio l’esempio concreto che viene dall’Oriente sarà al centro della discussione del Sinodo dei vescovi che si terrà a ottobre in Vaticano per valutare l’altra apertura significativa, e molto attesa all’interno della Chiesa, ovvero quella verso i divorziati risposati.

ilfattoquotidiano.it

Crimini sessuali in Vaticano, documentario choc della BBC svela i nomi degli esecutori

La tagliola della censura scatta in automatico quando si toccano temi delicati come questo. Eppure solo la conoscenza può renderci liberi. Ecco il documentario choc della BBC sui crimini sessuali in Vaticano e nella Chiesa: per la prima volta vengono fuori i nomi degli esecutori.

Un documentario della BBC denuncia la pedofilia di molti preti e la complicità del Vaticano e di Ratzinger, all’epoca cardinale, che fece di tutto per coprire e difendere questi preti pedofili invece di denunciarli. Il tutto a discapito delle vittime.

E sono proprio le vittime a mettersi a disposizione della troupe di giornalisti che vuole indagare, conoscere, capire come sia stato possibile che preti malati di pedofilia siano stati coperti da altri preti, dichiaratisi sani (o pseudo tali), pur di perpetuare, nei secoli dei secoli, il messaggio divino. Che, ovviamente, perchi ci crede, nulla ha a che fare con i crimini sessuali di cui si sono macchiati questi delinquenti.

Guarda il video. – fonte: infiltrato.it

 

Dissidio tra due dei più ascoltati Cardinali collaboratori papali. Aria di Vaticano III? La questione del celibato sacerdotale

Il cardinale Oscar Rodríguez Maradiaga, capo degli otto porporati incaricati dal Papa di rifondare la struttura della chiesa, suggerisce al prefetto custode della fede, il prossimo porporato Gerhard Ludwig Müller, di essere più flessibile e di mettersi in sintonia con il nuovo corso. Anzi con “la nuova èra” che si è aperta con l’avvento del Papa preso alla fine del mondo e che tanto ricorda quella inaugurata cinquant’anni fa da Giovanni XXIII. Il Sinodo si avvicina (soprattutto quello straordinario del prossimo ottobre, mentre quello ordinario, sullo stesso tema, si terrà nel 2015). Sul tavolo della discussione ci sono matrimonio, divorzio, aborto e quelle “situazioni inedite fino a pochi anni fa” (così recita il documento preparatorio dell’assise convocata da Francesco) sulle quali la chiesa dovrà dare necessariamente una risposta, secondo il cardinale tedesco Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco. Eppure, il dissidio tra due dei più ascoltati collaboratori papali passa inosservato sulla stampa e non alimenta più di tanto neppure il dibattito tra le gerarchie ecclesiastiche. Neanche tra quelle che fino a poco tempo fa erano solite esternare ad abundantiam sul tema.

Il fatto è che c’è imbarazzo, “hanno aperto un  vaso di Pandora”, dice al Foglio lo storico del Cristianesimo Giovanni Filoramo: “Il Sinodo ha deciso di toccare un tema chiave, e sarebbe tra l’altro interessante capire quali siano stati davvero i motivi che hanno portato alla scelta di una questione così decisiva. E’ naturale, dunque che ora emergano posizioni di quella chiesa viva rimasta emarginata per tanti anni”. Le gerarchie sono spiazzate, “ed è per questo che sono molto prudenti. Sembra di rivedere certe situazioni vissute durante la preparazione del Concilio, benché le condizioni ora siano diverse. Sta emergendo una chiesa sommersa, direi quasi lo ‘scisma sommerso’ di cui parlava il filosofo Pietro Prini”. Certo, aggiunge Filoramo, “capisco le perplessità dei dirigenti ecclesiastici, comprese quelle di Müller. Non sanno cosa si troveranno di fronte. Maradiaga l’ha detto in modo chiaro: qui si può fare qualcosa. Il punto, semmai, sarà quello di tenere uniti i due volti della chiesa come complexio oppositorum”.

Per capire quanto alto sia il livello della prudenza tra i vescovi, basta considerare la prolusione del cardinale Angelo Bagnasco in occasione del consiglio permanente della Cei, tenuta lunedì: niente più lunghi discorsi ripresi e commentati dai giornali. Solo quattro paginette in cui si toccano sommariamente le principali questioni all’ordine del giorno, dalla riforma dello Statuto al contenuto dell’Evangelii Gaudium, senza entrare nel merito, neppure sui temi portanti del Sinodo. Una bella differenza rispetto al passato in cui dal parlamentino episcopale sulla via Aurelia si dettava l’agenda politica e sociale che avrebbe poi trovato ampio spazio nel dibattito pubblico. Eppure, alle chiese locali si intende “attribuire maggiore capacità di intervento in materie che esse guidichino rilevanti per il loro servizio pastorale”, nota il professor Daniele Menozzi, storico delle religioni alla Scuola Normale di Pisa: “E’ anche questa una delle novità che potrebbero scaturire dall’assise del prossimo ottobre”, spiega: “Non credo alla possibilità di svolte dottrinali né di cambiamenti rilevanti, bensì ritengo plausibile la restituzione alle conferenze episcopali di competenze, ruoli e capacità di intervento rapportate alle locali esigenze. Che poi Francesco abbia altre priorità rispetto a quelle del predecessore, è un dato di fatto. E’ evidente che a Bergoglio preme più spostare l’attenzione su problematiche considerate più significative per la chiesa contemporanea. Le gerarchie non intervengono sul dibattito tra Maradiaga e Müller anche perché non rientra nelle priorità del pontificato attuale”. Per questo non parlano.

La questione del celibato sacerdotale
Un silenzio che per lo storico Roberto de Mattei “è come il preludio a una raffica di parole e fatti assordanti”. Il Sinodo, in questo senso “sarà la cartina di tornasole in cui tutti i nodi verranno al pettine”, aggiunge lo storico, allievo di Augusto Del Noce. “In quella sede avranno voce anche certe tendenze scismatiche diffuse tra sacerdoti e qualche conferenza episcopale. Si parlerà di divorziati, se riammetterli o no ai sacramenti. Ma a tale problema ne soggiace un altro, quello del celibato sacerdotale. E’ solo una legge ecclesiastica o è un qualcosa che ha natura divina? Ancora più in profondità, c’è la questione della dissolubilità o indissolubilità del matrimonio. Sono problemi che attengono alla sfera della dottrina morale. Nello scontro tra Maradiaga e Müller io vedo i segnali di un conflitto che potrebbe aprirsi all’interno della chiesa, e quest’accelerazione mi preoccupa”. Se ne parla poco anche perché “l’orizzonte è estremamente confuso, una confusione talmente vasta e sistematica che pare programmata e voluta. E’ una situazione in cui prima di parlare bisogna capire. Ed è questo il problema centrale”, spiega De Mattei: “Papa Francesco si sta muovendo più sul piano della prassi che su quello della dottrina e questo rende più ardua la discussione. Direi che oggi siamo in presenza di un’ermeneutica di fatti, con il pontificato che è interpretato nelle maniere più diverse da conservatori e progressisti senza che l’enigma sia svelato”. C’è prudenza anche perché – aggiunge lo storico tradizionalista – “molti non comprendono la natura della crisi in atto, che non risale al cambio di pontificato. E’ un problema più vecchio, che risale al Vaticano II e ancor più indietro. Finché non si capirà ciò, non se ne verrà a capo”.

Uno spiazzamento che, osserva Filoramo, deriva dal fatto che ora “è tutto nuovo, siamo in presenza di un cambiamento concreto. Si dà la parola ai fedeli, che si sentono veramente coinvolti. Una cosa impensabile, ad esempio, per la chiesa italiana fino a qualche anno fa. Difficilmente la situazione poteva sfuggire di mano”, mentre ora assistiamo a un laicato che risponde al questionario indetto in vista del Sinodo e dà risposte che possono spiazzare: “Siamo davanti a una situazione che sfugge alle maglie della struttura tradizionale e che alla lunga potrà avviare processi interessanti, anche contro la dottrina della chiesa” come la conosciamo noi oggi. Dalle consultazioni in atto, aggiunge “uscirà, dal basso, una fotografia credibile e non edulcorata della chiesa su tematiche decisive. Questo è un cambiamento profondo, inedito. I sengnali ci sono già basta guardare in Austria, Svizzera e Germania. E anche in Italia le prime risposte alle problematiche oggetto del Sinodo sembrano essere davvero interessanti”.

© – FOGLIO QUOTIDIANO

di Matteo Matzuzzi   –   @matteomatzuzzi

Cattolici adieu

C’era una volta il curato di campagna. Che in Francia rischia di sparire, stretto tra l’islam e il dilagante laicismo di stato

Il mensile laico e libertario Causeur titola così: “La fine della Francia dei campanili?”. Fino alla scorsa settimana le campane della chiesa di Boissettes, un comune di cinquecento abitanti nel distretto della Senna, suonavano ogni mezz’ora. Poi, la corte amministrativa di Parigi le ha fatte cessare, in presunta violazione della legge del 1905 sulla separazione di stato e chiesa. La giustizia, infatti, ha ritenuto che la legge sulla laicità fa della struttura un bene comunale, ma il suo utilizzo, come quello delle campane, era di natura religiosa. La storia di Boissettes sembra il perfetto epitaffio a un saggio apparso dieci anni fa a firma della studiosa di religioni Danièle Hervieu-Léger, “Catholicisme, la fin d’un monde”. A rileggerlo oggi appare a dir poco profetico.

La sociologa francese usava un termine, “exculturation”, che non faceva pensare a una battaglia ancora aperta, ma a una partita finita. La società francese continua la sua strada all’insegna della modernità, procedendo svelta e spedita verso l’“exculturation” del cattolicesimo, la sua estromissione, la sua irrilevanza.
Altro che Francia come “fille aînée de l’Eglise”, figlia primogenita e prediletta della chiesa. Il paese di Emmanuel Mounier, di Georges Bernanos, François Mauriac, Jacques Maritain, Teilhard de Chardin, la Francia cattolica è in tragico declino, presa fra due fuochi, il laicismo di stato e l’islam. “In circa quaranta anni la Francia è diventata la nazione dell’Europa occidentale dove la popolazione di origine musulmana è la più rilevante”, ha scritto anche l’Osservatore Romano, tanto che, comparando i dati statistici su cattolici e musulmani praticanti “è ipotizzabile il sorpasso dell’islam sul cattolicesimo francese”.

Commentando il caso della chiesa di Boissettes, il celebre scrittore Renaud Camus è stato chiaro: “Il laicismo è il cavallo di Troia della conquista musulmana. In questo gioco, l’islam vince sempre. Nessuna nazione, nessun popolo, nessuna civiltà può sopravvivere se sostiene questa regola suicida”. Il riferimento è alla chiesa di Saint-Eloi de Vierzon, fra la Loira e la Borgogna. Messa in vendita per mancanza di fedeli, la chiesa è stata “scristianizzata” e venduta a una comunità islamica.
Il più noto leader islamico, Dalil Boubakeur, rettore della gran moschea di Parigi, ha ipotizzato che il numero delle moschee in Francia raddoppierà fino a quattromila, per soddisfare la domanda. Al contrario la chiesa cattolica ha chiuso più di sessanta edifici sacri, molti dei quali sono destinati a diventare moschee, secondo una ricerca del quotidiano la Croix. “Dio ha cambiato indirizzo”, ha titolato il Monde. Jean-Claude Chesnais, autorevole demografo francese, non ha dubbi: “Ci sarà una ibridazione di culture che porterà a una rapida islamizzazione”. Anche demograficamente, l’islam è vincitore. I non musulmani crescono al ritmo di 1,2 figli per famiglia, mentre le famiglie islamiche fino a cinque volte più rapidamente. Negli ultimi trent’anni sono state costruite in Francia più moschee e centri di preghiera musulmani di tutte le chiese cattoliche edificate nel secolo scorso. Monsignor Vingt-Trois, l’arcivescovo di Parigi, ha scritto che “gli abitanti dei villaggi francesi che ogni domenica avevano l’esperienza di una chiesa piena adesso hanno una messa ogni due mesi in una chiesa per tre quarti vuota”.

E quando non vengono convertite all’islam, spesso le chiese francesi vengono distrutte. Saint-Blaise du Breuil, nell’Allier, Saint-Pie-X nell’Hérault e Saint-Jacques d’Abbeville nella Somme sono soltanto alcuni dei casi più celebri di storici edifici cattolici rasi al suolo per mancanza di fondi e fedeli. Ma secondo il Senato francese, quasi tremila edifici religiosi rischiano oggi di fare la stessa fine.
Lo storico dell’arte Didier Rykner, che con la rivista Tribune de l’Art guida la campagna per la preservazione del patrimonio cristiano, ha scritto che “è dalla Seconda guerra mondiale che non si vedevano chiese ridotte in macerie”.

Lo status del cattolicesimo in Francia è una cartina di tornasole per capire il suo destino nel resto d’Europa. Soltanto un francese su venti oggi partecipa alle funzioni cristiane. Parlando alla Bbc, padre Innocent Feugna racconta bene la situazione nella sua parrocchia a St Pierre de Guise, nel nord della Francia: “Qui predico ai pensionati, mentre in Camerun la messa è animata, viva, piena di bambini e adulti”. Così, il numero di preti stranieri è triplicato negli ultimi otto anni.

Secondo la Conférence des évêques de France, soltanto 97 sacerdoti sono stati ordinati in tutto il paese l’anno scorso. Si è passati così dal “curé de campagne” immortalato dal romanzo di George Bernanos al prete africano importato per sopperire alla penuria di sacerdoti. La Francia oggi conta appena novemila preti, contro i 40 mila durante la Seconda guerra mondiale. Per questo i vescovi francesi hanno persino lanciato una campagna di reclutamento di nuovi religiosi. Il motto è “Pourquoi pas moi?”. Perché non me? Anche il numero di battezzati in Francia è calato del venticinque per cento dal 2000, mentre il numero di matrimoni religiosi è sceso addirittura del quaranta.

Gli stessi vescovi francesi sono ormai totalmente sulla difensiva. Il fenomeno ebbe inizio nel 1974, durante i dibattiti che portarono alla votazione della legge Veil che legalizzò l’aborto. “Un silenzio assordante segnò la chiesa”, scrive il settimanale Valeurs Actuelles. “Nel 1999 più di centomila francesi scesero in piazza contro i ‘pacs’, tra cui molti cattolici, ma nessun vescovo era presente”. Scrive Laurent Dandrieu su Valeurs Actuelles, che “a parte il coraggioso e isolato cardinale Lustiger, la chiesa francese raramente ha interrotto il suo silenzio, prendendo la difesa dei clandestini. Quando fu tentata di lasciare questo tema ‘benpensante’, è stata ricacciata nelle sagrestie dai sostenitori della laicità, perché la religione dovrebbe essere limitata alla sfera privata”.

L’Institut français d’opinion publique, non in odore di essere anticristiano, ha diffuso dati drammatici: dal 1965 al 2009, il numero di francesi che si dicevano “cattolici” è passato dall’81 per cento al 54. L’Institut rivela altro: due francesi su tre ritengono i cristiani “sufficientemente visibili” nella società, ma ben quattro su dieci dicono di non conoscere tra i loro familiari e amici nessun cristiano “praticante o attivo nella vita della chiesa”; a domanda su quale sia la missione principale della chiesa, la stragrande maggioranza dei francesi indica “lottare contro la povertà” e “agire per la pace nel mondo”; il 62 per cento dei francesi si dice d’accordo con l’affermazione: “Tutte le religioni si equivalgono”. E tra i cattolici praticanti la quota è addirittura superiore: il 63 per cento.

La frequenza domenicale alle funzioni religiose è scesa dal 27 al 4,5 per cento, tanto che i cattolici osservanti, i famosi “catholiques pratiquants”, sono diventati una eccentricità in Francia. Le statistiche del gruppo tradizionalista Paix Liturgique denunciano che il declino cattolico è più acceso e vistoso nelle diocesi più progressiste. Ma sarebbe riduttivo giudicare questo fenomeno di radicale secolarizzazione come uno scontro fra correnti cattoliche. In tutta Parigi nel 2009 ci sono state soltanto dieci ordinazioni sacerdotali, sette nel 2010, quattro nel 2011. Ci sono ormai grandi diocesi, come Pamiers, Belfort e Agen, rimaste senza seminaristi. La regione che ospita il santuario mariano più noto e amato al mondo, Lourdes, è quasi ormai interamente scristianizzata e resa agnostica. Le uniche chiese che crescono sono quelle evangeliche protestanti e qualche comunità lefebvriana. Gli evangelici in Francia erano 60 mila nel 1940, mentre oggi sono 500 mila. Tremila sono le chiese evangeliche, un terzo delle quali edificate negli ultimi vent’anni.

Una eccentricità da mettere perfino sotto sorveglianza ideologica. E’ quanto ha fatto il ministro dell’Interno, Manuel Valls, che tramite i prefetti ha deciso di mettere sotto osservazione i gruppi sospetti di “patologia religiosa”, ovvero islamisti, ebrei ortodossi e cattolici militanti. “In questo progetto di estremismo secolarista si compara in modo fraudolento una scelta di vita con atti terroristici e criminali”, ha scritto la giornalista francese di Présent, Jeanne Smits.

A sfidare l’identità della Francia cattolica c’è il numero impressionante di convertiti all’islam. A Cretéil, nel cuore del quartiere borghese di Parigi, c’è un edificio moderno, spazioso ed elegante noto come “la moschea dei convertiti”. Ogni anno circa 150 cerimonie di conversioni musulmane vengono eseguite in quella struttura con uno splendido minareto di 81 metri, costruito nel 2008 e simbolo della forte presenza dell’islam in Francia. Tra coloro che vanno lì a pregare il venerdì ci sono anche numerosi giovani ex cattolici, che oggi indossano il tradizionale berretto da preghiera musulmano e la lunga veste. Le conversioni all’islam sono raddoppiate negli ultimi venticinque anni. “Il fenomeno della conversione è significativo e impressionante, soprattutto a partire dal 2000”, ha detto Bernard Godard, che si occupa di questioni religiose al ministero dell’Interno. I convertiti all’islam oggi sono centomila, mentre erano 50 mila nel 1986. Le associazioni musulmane dicono che il numero in realtà è di duecentomila. Difficile stabilirlo, perché la Francia non ha statistiche ufficiali per etnia e religione. In alcune zone a maggioranza musulmana anche i non musulmani hanno iniziato a osservare il Ramadan. A Marsiglia, sulla costa meridionale, “le conversioni sono aumentate a un ritmo incredibile negli ultimi tre anni”, ha detto Abderrahmane Ghoul, imam della grande moschea di Marsiglia e presidente della sezione locale del Consiglio francese del culto musulmano. Soltanto Ghoul ha firmato 130 certificati di conversione nel 2012. Tante le celebrità. Come Nicolas Anelka, che ha cambiato il suo nome in Abdul-Salam Bilal Anelka quando si è convertito all’islam nel 2004. Oppure Franck Ribéry, un altro giocatore che si è convertito e che ha assunto il nome di Bilal Mohammed Yusuf. Nel 2009, una fotografia della rivista Paris Match mostra Diam, una popolarissima rapper, che indossa un copricapo islamico a Parigi.

Alcuni giorni fa a Gesté, i cittadini hanno detto addio alla loro storica chiesa, la fase finale di quella che si chiama, in gergo derridiano, “decostruzione”. La chiesa neogotica di Saint-Pierre-aux-Liens, costruita tra il 1854 e il 1870 e dedicata a San Pietro, era rimasta vuota dal 2006, a causa del deterioramento e della mancanza di fedeli. Il consiglio comunale ha stabilito che ripararla sarebbe costato 4,05 milioni di euro, contro i 1,9 milioni per demolirla e costruirne una nuova, più piccola e “adatta alla situazione”.

La chiesa di Gesté sorgeva sulle rovine di un’altra chiesa, distrutta dalle armate illuministe di Robespierre. Alcuni commentatori hanno scritto che il destino della chiesa di Saint-Pierre-aux-Liens è un po’ il simbolo della decristianizzazione del paesaggio francese, una sorta di ritorno al destino voluto per la Francia due secoli fa. E’ la guerra fra “il cubo e la cattedrale”, dal titolo di un vecchio saggio di George Weigel, fra la Grande Arche de la Défense fatto costruire a Parigi da François Mitterrand come monumento alla scintillante modernità laica, e la Cattedrale di Notre-Dame, ormai ridotta a museo. In questo conflitto, è il cubo che sembra avere la meglio sulla cattedrale. Con l’incognita di una grande mezzaluna che sovrasta entrambi.

© – FOGLIO QUOTIDIANO

di Giulio Meotti

Nella diocesi di Genova i sacerdoti meno delle parrocchie da servire… si offrono i sacerdoti sposati

La notizia della  diminuizione dei sacerdoti a Genova è stata commentata dall’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati che hanno rinnovato a Papa Francesco e al Cardinale Bagnasco l’offerta di collaborare per riaprire le chiese chiuse con canonica. “Siamo pronti a rientrare in servizio se solo ci accettaste come la Chiesa ha fatto con i pastori protestanti e i sacerdoti anglicani accolti con mogli e figli come sacerdoti cattolici romani”. (ndr)

“Si tratta di un calo costante. In diocesi i sacerdoti erano 353 nel 2005. Secondo i dati ufficiali della Curia, a fine 2013 sono scesi a 275, un numero inferiore a quello delle parrocchie che sono 278 e ormai da anni non e’ più disponibile un prete per ogni parrocchia e diverse, soprattutto nell’entroterra, non hanno più un sacerdote stabile e un solo parroco serve più paesi o frazioni”.

fonte: primocanale.it

 

Il vicario generale della diocesi Spagnola di Maiorca si dice anche favorevole al matrimonio dei sacerdoti

Secondo Antoni Vera bisogna compiere passi avanti nel solco iniziato da papa Francesco che sta portando aria nuova nella chiesa cattolica.

La chiesa deve accogliere e rispettare la decisione delle persone; dobbiamo essere comprensivi con le persone omosessuali e dobbiamo vederle come due persone che sviluppano il loro amore con normalità. Nel mio caso, magari anche per via della mia età, anche se mi costa ammetterlo!), ma non sono nessuno per giudicare il loro amore: lo ammetto senza problemi, come fa papa Francesco.

Parole quasi inedite nel mondo ecclesiastico quelle pronunciate da Antoni Vera Díaz, vicario generale della diocesi di Maiorca e già direttore della Caritas diocesana (il vicario generale è, in pratica, l’aiutante principale del vescovo nel governo della diocesi ed è una figura obbligatoria in tutte le diocesi, come recita il Codice di Diritto Canonico: “In ogni diocesi il vescovo diocesano deve costituire il vicario generale affinché, con la potestà ordinaria di cui è munito a norma dei canoni seguenti, presti il suo aiuto al Vescovo stesso nel governo di tutta la diocesi” – can 475).

Parole che, ne siamo certi, creeranno non poco scompiglio in alcuni ambienti, soprattutto dopo le recenti affermazioni di Fernando Sebastián Aguilar, cardinale eletto da papa Francesco, per il quale l’omosessualità è una malattia che va curata alla stregua dell’ipertensione.

In un’intervista a El Mundo, don Antoni Veria Díaz tocca vari argomenti spinosi in seno alla chiesa, come l’aborto, l’educazione sessuale e la sessualità in genere:

Credo che sia necessario rinforzare l’educazione sessuale tra i giovani e mostrare loro la parte positiva della sessualità. La sessualità è bella e per questo dobbiamo prendercene cura e renderla ancora più bella: dev’essere un atto di amore.

Il vicario generale si dice anche favorevole al matrimonio dei sacerdoti (“Il messaggio del vangelo è sempre lo stesso, sia che lo trasmetta un prete sposato che uno non sposato”) e anche del sacerdozio alle donne (“Non mi crea nessun problema, anche se credo che non si debba limitare la questione femminile nella chiesa al solo fatto che possano o meno diventare sacerdotesse”).

Bisogna dire che le polemiche non sono tardate ad arrivare, tanto che il vicario generale ha emesso un comunicato in cui sostiene di non riconoscersi nel titolo dell’articolo (è questo: Antoni Vera: “Respeto y acepto perfectamente al igual que el Papa el matrimonio entre homosexuales”), di essere fedele al pensiero della chiesa cattolica e forse di essere stato mal interpretato.

Foto | Ultima Hora

di Roberto Russo – queerblog.it

Intervista sul celibato, dopo l’avvento di Papa Ratzinger

Che cos’è cambiato per i preti sposati nella Chiesa cattolica dopo l’avvento di Papa Ratzinger? Ci sono soluzioni alternative al celibato dei sacerdoti? Quale futuro avrà il diaconato, e si potranno avere donne sacerdote? Sono domande che Affari (tramite il giornalista D’anna),  ha rivolto al Direttore dell’Associazione Sacerdoti Lavoratori Sposati.

Il Santo Padre ha concesso la dispensa per un sacerdote anglicano sposato, che è stato consacrato sacerdote cattolico in Spagna. Si è trattato di un “permesso speciale” che a detta del Vescovo di Tenerife “non implica l’abolizione del celibato”. Perché questo gesto non viene esteso anche ai sacerdoti sposati italiani?
“La risposta arriva dalla posizione della Congregazione Vaticana per il Clero: “La Chiesa considera il celibato ecclesiastico non soltanto come una legge, essendo essa una conseguenza, ma, soprattutto, come un carisma eccellente ed una esigenza irrinunciabile per i sacerdoti di rito latino. Tuttavia, ponderate tutte le circostanze, come Madre ne concede la dispensa a quei chierici che, in vista della loro peculiare storia personale, si trovano – talvolta dolorosamente – nelle condizioni di non essere più capaci di osservarlo correttamente. Alla dispensa è connessa necessariamente la perdita dello stato clericale e il ritorno – legittimo perché autorizzato – allo stato di fedeli laici. Si tratta, evidentemente, di una situazione canonica ed esterna, giacché il carattere dell´ordinazione sacra è indelebile. Per questa ragione, la stessa legislazione ecclesiastica, al can. 976 del Codice di Diritto Canonico contempla la possibilità della valida assoluzione dei peccati in periculo mortis, anche in presenza di un sacerdote autorizzato, unica eccezione di azione sacramentale riconosciuta ai chierici che, legittimamente, hanno fatto ritorno allo stato canonico laicale. Ad essi la Chiesa non può né deve negare – e non avrebbe alcuna ragione per farlo – quell´attenzione pastorale che va rivolta a tutto il Popolo di Dio e conta effettivamente su di essi e sulla loro effettiva e sincera partecipazione nel campo dell`apostolato e della testimonianza di vita cristiana propria dei fedeli laici, elemento importante della nuova evangelizzazione alla quale l´intera Chiesa è chiamata, in ogni sua componente”.

Ma quando cambiano le cose?
“La questione appare diversa se tali persone, una volta ottenuta la regolare dispensa ed accettate le condizioni giuridiche ad essa legate, pretendessero costituire uno ” stato canonico” specifico e proprio, con ruoli istituzionali da esse definiti e tali da oscurare sia la struttura ecclesiale e ministeriale così come voluta dal divino Fondatore, sia la peculiarità propria dello stato laicale. Lo stesso si dica di associazioni ed aggregazioni che, mantenutesi nei campi dell´iniziativa privata in vista di un aiuto vicendevole e di una crescita nella santità e nell´attuazione propria della vita e della missione laicale, nulla hanno di riprovevole e possono addirittura costituirsi como valido contributo alla vita della Chiesa. Ma se tali organismi dovessero diventare, di fatto, organi di pressione per un cambiamento dell´inseganamento e della disciplina ecclesiale, o, peggio ancora, esercitassero formalmente un´attività che risulti causa di confusione dottrinale o pastorae dei fedeli, allora non si potrebbe certo pretendere che i legittimi Pastori e, primo tra essi, il Pastore universale, possano tacere innanzi all´illegittimità di una tale azione e di tali organismi.
La posizione del Santo Padre – che crediamo essere assistito dallo Spirito Santo per governare la Chiesa, in continuità con i Suoi predecessori ed in sintonia com la veneranda tradizione della Chiesa – è chiara e non lascia margine ad alcun dubbio. Il celibato ecclesiastico va conservato nella Chiesa come dono prezioso e, nella Chiesa latina, come condizione “sine qua non” per l´accesso e l´esercizio del sacerdozio ministeriale. Questa Congregazione, in spirito di fede e conscia che la sua ragione di essere sta nel costituire un organo di collaborazione al ministero pietrino, com forte motivazione, non potrebbe non ribadire che intende rafforzare la sincera e coerente applicazione di quanto insegnato al proposito nell´Esortazione Apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis”. Quelli che hanno lasciato non sarebbero da giudicare “vocazioni perdute” ma vocazioni recuperate per mete esistenziali più genuine”.
L’ordinazione dell’anglicano è un ecumenismo a tutti i costi, davanti al quale crolla ogni resistenza più o meno conservatrice?
“Uno dei temi che ormai non è più possibile eludere nel dialogo ecumenico è quello denominato “riconciliazione delle memorie”. Si tratta di affrontare, di comune accordo, l’analisi critica di quei fatti storici considerati devastanti nel rapporto tra le chiese e, in particolare, tra la Chiesa cattolica romana e le dissidenze minoritarie. Fatti che hanno largamente contribuito, non solo a dividere le chiese ma, in un rapporto di diffidenza, renderle reciprocamente nemiche, fino a non molti anni fa. In questa ricerca appare necessario non solo limitarsi a un semplice confronto con espressioni di generico riconoscimento, ma risalire alle motivazioni di fondo che hanno giustificato, o quanto meno determinato, l’azione repressiva. Lasciando da parte le ragioni di opportunità politica o di potere legate al tempo, occorre mettere allo scoperto le radici teologiche o meglio ecclesiologiche, che sono alla base del conflitto e che ancora oggi possono condizionare il cammino ecumenico”.

Che soluzione si potrebbe dare al problema dei sacerdoti sposati, oggi ai margini della Chiesa perché privati dello stato clericale?
“Di fronte alle gravi conseguenze che comporterebbe la riduzione allo stato laicale (senza lavoro, senza casa, senza pensione, ecc.),  il problema sessuale si è risolto in passato ricorrendo alle più svariate soluzioni (masturbazione, amante, convivente, pedofilia, omosessualità, ecc.), quasi sempre con la “complicità” del vescovo, in bilico tra la possibilità di perdere un “funzionario di Dio” o di promuovere uno scandalo. Ci sono tre livelli successivi di possibile soluzione riguardo al problema dei sacerdoti sposati.
A. Prioritario è chiedere che sia concessa facilmente ai sacerdoti che vogliono sposarsi la dispensa senza umiliazioni e tempi biblici di attesa. Questo in nome del rispetto dei diritti umani e della carità evangelica;
B. In un secondo momento è necessario considerare seriamente la possibilità per la Chiesa Cattolica di ammettere sia dei preti sposati a svolgere il ministero sacerdotale (i preti sposati sono coloro che si sposano dopo essere stati ordinati), sia far sì che degli sposati possano diventare sacerdoti. Questa scelta andrebbe fatta in nome della Tradizione cattolica e della Scrittura, nonché per motivi pastorali, cioè il grande bisogno di sacerdoti che c’è oggi;
C. Il discorso si amplia in vista della necessità del rinnovamento della Chiesa Cattolica la quale, dopo il fulgore del Vaticano II, sembra arenata in riflussi storici e in un inarrestabile declino soprattutto nei paesi occidentali. È necessario chiarire il ruolo del sacerdote nella società di oggi in base alle nuove esigenze della società, con una maggiore aderenza al dato scritturistico e recuperando i modelli della Chiesa primitiva apostolica. In questo discorso rientrano le problematiche del ruolo della donna nella Chiesa, della democratizzazione della gestione della Chiesa con un sostanziale decentramento operativo, del problema dei divorziati, degli omosessuali e di altri importanti impegni nei quali è in gioco la credibilità della Chiesa. Queste sono le soluzioni proposte da molti gruppi di sacerdoti sposati”.

Per quale motivo la Santa Sede dovrebbe abolire il celibato dei sacerdoti?
“Il celibato ecclesiastico imposto ai preti della Chiesa Cattolica, si sta rivelando sempre più uno strumento non più al passo coi tempi e fonte di gravi sofferenze e turbamenti all’interno delle comunità ecclesiali. Oltre a provocare un numero di abbandoni abbastanza consistenti ogni anno, esso è fonte di ipocrisie da tutti conosciute e tollerate quali la doppia vita che moltissimi sacerdoti sono costretti a vivere pur di continuare a svolgere il ministero a cui sono stati chiamati da Dio e dalla Chiesa. Che si tratti di una legge ecclesiastica e quindi sicuramente modificabile è dimostrato dall’esistenza nella stessa Chiesa Cattolica di normative diverse per gli appartenenti alle chiese di rito orientale dove i preti hanno la possibilità di contrarre matrimonio”.

L’abolizione del celibato permetterebbe di risolvere il problema delle crisi delle vocazioni sacerdotali?
“Solo il matrimonio per i preti cattolici può salvare la chiesa dal calo delle vocazioni. Numerosi appelli sono stati inviati al Vaticano affinché riveda la sua posizione a proposito del celibato dei sacerdoti. In una lettera inviata al sinodo dei vescovi dai prelati di Sidney,  secondo un sondaggio, che ha coinvolto circa 300 religiosi, la maggior parte degli intervistati si è dichiarato poco favorevole al celibato e lo considera responsabile del calo di vocazioni. D’altra parte,  il celibato è diventata una pratica consueta soltanto a partire dall’undicesimo secolo. “Da oltre 2000 anni la chiesa cattolica ha avuto  ed ha sacerdoti sposati”.

Ma allora, quale ruolo avrebbero i diaconi nella Chiesa?
“Il diaconato è un ministero presente già nelle prime comunità cristiane, tanto che nel Nuovo Testamento si leggono vari riferimenti alla loro persona e al loro ruolo. La scelta dei primi sette diaconi è descritta negli Atti degli Apostoli, e san Paolo li nomina tre volte, e cioè nelle Lettere ai Romani, ai Filippesi e a Timoteo.
Nella Costituzione dogmatica “Lumen Gentium” del Concilio si legge che i diaconi ricevono il sacramento dell’Ordine “non per il sacerdozio, ma per il servizio”, e che, tra l’altro, possono “amministrare solennemente il battesimo, conservare e distribuire l’Eucaristia, assistere e benedire il matrimonio in nome della Chiesa, portare il viatico ai moribondi, leggere la sacra Scrittura ai fedeli, istruire ed esortare il popolo, presiedere al culto e alla preghiera dei fedeli, amministrare i sacramentali, presiedere al rito funebre e alla sepoltura”.  Oggi il diaconato permanente può essere conferito a uomini anche sposati, purché abbiano almeno 35 anni, cinque di matrimonio e, ovviamente, il consenso della moglie. La crisi della Chiesa durerà fino a quando essa non si deciderà a darsi una nuova costituzione. In questa nuova costituzione non ci potrà più essere posto per due classi –  sacerdoti e diaconi, sacerdoti e laici, consacrati e non consacrati – ed essa dovrà stabilire che un incarico affidato dalla Chiesa è sufficiente per condurre una comunità e celebrare con essa l’eucaristia. Questo incarico potrà essere affidato a uomini e donne, sposati e non sposati. In questo modo sarebbero risolti due problemi in una volta sola, quello dell’ordinazione delle donne e quello del celibato”.

fonte http://canali.libero.it/affaritaliani/politica/vaticanopretisposati.html

Preti australiani rilanciano il dibattito sul celibato sacerdotale

La questione del celibato obbligatorio per i preti è tornata di nuovo al centro del dibattito ecclesiale in Australia.

Alla fine di gennaio è stato infatti reso pubblico un documento preparato dal National council of priests (Ncp) per il Sinodo dei vescovi che si terrà a Roma il prossimo ottobre.

In una lettera di tre pagine, l’associazione, che raggruppa la maggior parte dei preti australiani, ha chiesto al Vaticano di rivedere l’obbligo del celibato sacerdotale.

E’ stata soprattutto una frase ad aver attirato l’attenzione dei media: «Il sacerdozio è un dono, e così lo è il celibato, ma non sono lo stesso dono».

Tuttavia, come ha sostenuto sul quotidiano The Age Martin Dixon, prete di Melbourne e membro del comitato esecutivo dell’Ncp, l’intenzione non era tanto quella di riaprire una discussione teologica sul significato del celibato in sé, ma la preoccupazione di rendere meno ardua ai fedeli cattolici la possibilità di partecipare e ricevere l’Eucaristia.

Infatti, sottolinea padre Dixon, nonostante una lieve crescita nel numero dei seminaristi registrata alla fine del 2004, «nel giro di vent’anni la Chiesa in questa città avrà solo un quarto del numero dei preti necessario per offrire un adeguato servizio sacerdotale.

Non dimentichiamoci inoltre che la maggior parte del clero ha un’età compresa fra i 55 e i 75 anni».

Fra i tanti segnali d’allarme, un documento di una commissione pastorale dell’arcidiocesi di Brisbane ha evidenziato recentemente che il numero dei preti diocesani diminuirà del 25 per cento entro il 2011, in una zona in cui la presenza dei cattolici continua a crescere per via delle emigrazioni interne. E su questo sfondo che va interpretata la presa di posizione dell’Ncp.

La richiesta di ridiscutere il celibato sacerdotale al prossimo Sinodo dei vescovi è già stata accolta favorevolmente dal vescovo ausiliario di Canberra e Goulbum, Pat Power, e dal vescovo della diocesi rurale di Wagga Wagga, Gerard Hanna.

Inoltre, un editoriale di tenore simile è stato pubblicato anche dal Catholic Leader, l’organo ufficiale dell’arcidiocesi di Bdsbane.

Di parere contrario invece l’associazione “rivale” dell’Ncp, The australian con fraternity of catholic clergy, che vede l’obbligo del celibato come «testimonianza unica di servizio totale a Cristo e testimonianza della vita che deve venire».

Infine, ha sorpreso la reazione dell’arcivescovo di Sydney.

Membro lui stesso dell’Ncp, il cardinale George Peli ha dichiarato di approvare la maggior parte di quanto scritto nel documento al centro del dibattito, concludendo enigmaticamente:

«Ci sono molte stanze nella casa del Padre».

(in  JESUS, n.  3 MARZO 2005, pag. 41)

«C’è un complotto contro Papa Francesco»

Il teologo austriaco Paul Zulehner spera che Papa Francesco vada avanti e continui a impegnarsi nella sua opera di riforma della chiesa, ma è preoccupato per le reazioni dei piani pià alti del clero e dei conservatori. Giovedì infatti, durante la trasmissione televisiva “Vorarlberg Heute” andata in onda su “ORF”, Zuhlener ha detto di aver sentito delle indiscrezioni riguardanti un complotto mortale ai danni del pontefice. La notizia è stata riportata daKrone.

LA CARENZA DI SACERDOTI – «Alcune persone temono che quanto vuole fare il papa sia troppo per i conservatori e che alcune persone stiano tramando  per ucciderlo. Girano queste voci», ha detto Zulehner. In molte comunità, domenica scorsa non poteva più essere celebrata l’eucarestia, infatti vi sarebbe una forte penuria di sacerdoti, soprattutto in Sud America. Molti credenti infatti hanno abbandonato il cattolicesimo per il movimento pentecostale. Per quanto riguarda la carenza di sacerdoti, Zulehner ha detto che la situazione sta diventando sempre più precaria.

LA NECESSITÀ  DEL CELIBATO – «Il fatto di concedere il celibato ai sacerdoti è una necesstità pastorale, non una deriva liberale» , tuona Zulehner, che aggiunge: «I fedeli hanno il diritto di celebrare l’Eucarestia, se questo diritto non viene concesso, la chiesa si deve ritenere colpevole nei confronti dei credenti». Per questo motivo varrebe la pena considerare il fatto di permettere ai sacerdoti di sposarsi. Zulehner si è detto ottimista riguardo al fatto che la questione possa essere portata avanti. «Papa Francesco non porterà avanti da solo questa battaglia, ma si consulterà con i corpi ecclesiastici», ha detto il teologo.

giornalettismo.com

La Diocesi “importa” un altro parroco da Bucarest. Alla diocesi di Biella si offrono i sacerdoti sposati

La Diocesi “importa” un altro parroco da Bucarest. Accade a Biella in Piemonte. I sacerdoti sposati si offrono e lanciano un appello al Vescovo Gabriele Mana per gestire le parrocchie con canoniche vacanti: “Mons. Mana si faccia portare presso papa Francesco e il Vaticano della possibilità di riammettere nel ministero i sacerdoti sposati” (ndr).

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di seguito l’articolo de La Stampa

La Diocesi “importa” un altro parroco da Bucarest: lavorerà a Vaglio

EMANUELA BERTOLONE
BIELLA

Non sono solo più le badanti e le collaboratrici domestiche rumene a trovare lavoro nel Biellese: ora anche i sacerdoti, che in Romania non hanno una parrocchia dove poter predicare, riescono a trovare un luogo per poter svolgere la loro missione. E’ infatti arrivato da poche settimane il secondo prete rumeno in provincia. Si chiama Ciprian Barticel, ha 35 anni (è stato ordinato a 25), viene da Craiova, una città di 250 mila abitanti a 250 km da Bucarest, ed ora si trova nella parrocchia di Biella Vaglio.

Anche a Pavignano ha da qualche anno un parroco, don Nicola Petre, di origine rumena, ed entrambi sono arrivati sotto esplicita richiesta del vescovo Gabriele Mana.

«Ho imparato l’italiano a Roma dove ho studiato, e conoscendo don Nicola ho deciso di venire nella vostra diocesi – dice don Ciprian -. Fino al primo ottobre sarò il suo sostituto nelle parrocchie di Pavignano, Vaglio e Colma, dopodichè il vescovo Mana mi dirà in quale parrocchia sarò destinato. Resterò comunque nel Biellese per i prossimi tre anni come stabilito dai nostri vescovi, poi andrò dove mi ordineranno».

«I seminari nella capitale rumena sono molto affollati ed è già accaduto che alcuni seminaristi di Bucarest venissero a studiare alcuni anni nel nostro istituto che, al contrario, è semivuoto – spiega don Pier Giuseppe Bona, direttore del seminario di Biella -. Ecco perchè molti di loro ormai conoscono la nostra città, i paesi della nostra provincia e sono contenti di poter tornare a vivere qui». E’ stato proprio monsignor Mana, durante la sua recente visita nei paesi dell’est, a comunicare al vescovo della capitale rumena la situazione in cui si trovano le chiese della provincia: ci sono molte parrocchie ma alcune di queste sono senza un parroco che abbia il tempo per seguire la collettività, i ragazzi e le attività dell’oratorio. Da qui la scelta di mandare un secondo sacerdote nel Biellese, senza escludere la possibilità che in futuro ne vengano indirizzati altri.

 

Domanda: Papa Francesco quale posizione assume quando si parla di celibato facoltativo per i sacerdoti e cosa sta facendo concretamente e cosa fa trasparire per il futuro?

La redazione ha ricevuto  mail sottoriportata  che pubblichiamo…. (aspettiamo eventuali commenti e contributi da pubblicare… nelle pagine del sito come redazione abbiamo inserito tutte le recenti sue affermazioni sul tema; tuttavia il futuro potrebbe essere imprevedibile):

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Salve
Credo che su questo argomento voi siate più informati di me, dunque vi chiedo:
Papa Francesco quale posizione assume quando si parla di celibato facoltativo per i sacerdoti e cosa sta facendo concretamente e  cosa fa trasparire per il futuro?
Grazie
D. S. (Nome e Cognome abbreviato – mail firmata)

Il Card. Filoni ai sacerdoti

 Incontrando il 24 luglio i sacerdoti della Repubblica Centrafricana presso il Centre Jean XXIII a Bangui, il Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Card. Fernando Filoni, ha richiamato l’Esortazione apostolica post sinodale “Africae Munus”: “Come sottolinea Papa Benedetto XVI, voi avete, come collaboratori stretti e indispensabili del Vescovo, la responsabilità di continuare l’opera di evangelizzazione. Questa è la vostra principale missione sacerdotale che la Chiesa attende da voi. Per meglio adempiere a questa missione, è indispensabile approfondire soprattutto la vostra vita di preghiera, la vostra vita interiore. La fecondità del vostro ministero sacerdotale e l’efficacia della vostra azione pastorale dipendono essenzialmente dalla vostra comunione con Cristo”.
Il Prefetto del Dicastero Missionario ha quindi sottolineato il dovere di ogni sacerdote di approfondire la sua formazione permanente, che è al tempo stesso spirituale e intellettuale: “acquisite familiarità con le Sacre Scritture, con la Parola di Dio che meditate ogni giorno e spiegate ai fedeli. Approfondite la vostra conoscenza del Catechismo, dei documenti del Magistero e della Dottrina Sociale della Chiesa. Sarete così in grado, a vostra volta, di formare i membri della comunità cristiana di cui siete gli immediati responsabili, perché diventino autentici discepoli e testimoni di Cristo”.
Anche i laici hanno bisogno di una adeguata formazione spirituale ed intellettuale per partecipare attivamente alla missione della Chiesa, e spetta proprio ai loro pastori diretti, i sacerdoti, offrirgliela. Per questo il Cardinale ha esortato: “È opportuno promuovere sessioni bibliche, conferenze-dibattito sui grandi temi della fede, momenti di catechesi per i giovani. Formate i fedeli in modo che possano meglio rispondere alle questioni sollevate in ambiti diversi, soprattutto in relazione alle sette, che sono una vera sfida pastorale. Investite ugualmente nella formazione e nell’accompagnamento dei responsabili della società. Sviluppate il sostegno alle famiglie, favorendo soprattutto la loro educazione cristiana. Aiutate le famiglie a svolgere pienamente il loro ruolo di ‘cellule base della Chiesa e della società’.”
Dopo aver esortato i sacerdoti a non dimenticare che la migliore testimonianza che possono rendere è “la loro fraternità e la loro vita di comunione”, in obbedienza al proprio Vescovo, nell’umiltà e nell’amore filiale, il Prefetto del Dicastero Missionario ha sottolineato che questa stessa testimonianza deve essere resa dalla Chiesa locale alla società centrafricana. Quindi ha concluso ringraziando i sacerdoti che spendono tutte le loro energie per diffondere il Regno di Dio in terra centrafricana, incoraggiandoli sempre alla speranza, nonostante situazioni ed eventi difficili che devono ravvivare in loro “la fiamma e lo zelo missionario per annunciare con audacia il Vangelo, fonte di liberazione e di salvezza”. (SL) (Agenzia Fides 25/07/2012)

La Chiesa ha scelto già l’opzione per i preti sposati

comunicato stampa 21 luglio 2012

Nel dibattito sul celibato obbligatorio e i preti sposati per don Giuseppe Serrone è necessario  “Non confondere la vocazione e il celibato sacerdotale. Attualmente esiste una carenza di sacerdoti nella Chiesa cattolica (in modo particolare in  America e in Europa), e molte persone pensano che si potrebbe risolvere questo problema consentendo ai sacerdoti di sposarsi  e non è un mito sostenere questa tesi”. 

Dal 1980, la chiesa ha autorizzato  il clero protestante che  è diventato cattolico a conservare il matrimonio. I preti sposati convertiti al cattolicesimo con mogli e figli  possono rimanere sposati. Il Rev. D. Paul Sullins, sociologo presso l’Università Cattolica di Washington, ha recentemente affermato che  ci sono già 80 simili sacerdoti cattolici negli Stati Uniti. Questo numero è destinato a crescere dato che il Vaticano ha creato già a livello statunitense un Ordinariato per i sacerdoti ex anglicani. Istituzioni cattoliche romane di questo tipo esistono già anche in Gran Bretagna e in Australia.
Padre Sullins sostiene che  che 25.000 preti americani hanno lasciato il sacerdozio dal 1970 per sposarsi. La maggior parte di loro avrebbe scelto di rimanere nel sacerdozio se fosse stato possibile  conciliare matrimonio e Ordinazione.

Ci sono attualmente 39.000 sacerdoti  in servizio negli Stati Uniti. Che enorme impatto potrebbe avere sulla missione e sulla evangelizzazione l’afflusso di 25.000 preti sposati se soltanto una decisione di Benedetto XVI cambiasse la normativa canonica. Anche gli uomini sposati possono essere chiamati da Dio con la vocazione al sacerdozio. L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati rilancia quindi l’appello a riaccogliere i preti sposati, invitando ad impegnarsi e a pregare perché un giorno ogni uomo possa vivere e realizzare la vocazione che Dio ha dato.

sacerdotisposati@alice.ithttp://nuovisacerdoti.altervista.org