Preti sposati: le autogiustificazioni dei tuttologi e le porte chiuse alla novità

Sul Blog di Ernesto Miragoli pubblicato un articolo dal titolo Porte Aperte del 18 Agosto 2017. Il testo è intriso di autogiusticazioni che intendono riappropriarsi di un ruolo che tanti preti sposati non gli riconoscono.

Abbiamo bisogno di come preti sposati di non referenzialità. Ci servono veramente persone nuove… Miragoli e i suoi fans hanno fallito…

In passato ha cercato in tutti i modi, Miragoli, di distruggere la nostra associazione e il nostro lavoro con i media attraverso i suoi testi e varie interviste mediatiche.

Di seguito il link all’articolo

http://www.webalice.it/miragoli/CELIBI_PER_LEGGE.html

 

Senza i preti sposati la Chiesa non è veramente cattolica

“In un palazzo di Leopoli, in Ucraina, vivono due famiglie cattoliche, una di rito latino, l’altra di rito greco, entrambe hanno un figlio seminarista. I futuri sacerdoti, che da bambini erano compagni di scuola, una sera d’estate, mentre sono in vacanza, escono insieme per bere una birra e conoscono in un pub due ragazze di cui si innamorano. Ma quando tornano a casa e si confidano sul sentimento sbocciato nei loro cuori, e ognuno lo fa ovviamente con i propri genitori e fratelli, la famiglia di rito greco festeggia e l’altra famiglia piange”.

Lo raccontò ai suoi confratelli vescovi di tutto il mondo, riunti in Vaticano per il Sinodo, un uomo anziano e saggio, la cui vastissima cultura e profonda umanità erano da tutti riconosciute, il cardinale Lubomyr Husar, l’arcivescovo emerito della chiesa greco-cattolica in Ucraina, scomparso alla fine di maggio a 84 anni di età. Con quest’episodio, se non vero almeno verosimile, il porporato voleva sottolineare la difficoltà che indubbiamente esiste, nell’unica Chiesa Cattolica, di comprendersi tra i fedeli delle diverse tradizioni. Eppure, diceva, cattolico vuol dire universale e non si può esserlo se non si rispettano i diversi riti e tradizioni, la cui presenza rende la Chiesa veramente universale.

Mentre l’Ucraina intera piange per la morte di uno dei suoi figli più illustri, strenuo difensore del suo popolo nelle controversie politiche e diplomatiche con la Russia, sfociate poi in un conflitto militare dal quale si era dissociato, anche fuori dai confini del suo Paese, in  molti stanno rendendo omaggio a Husar, che aveva trasferito la sede da Leopoli a Kiev, per atto di omaggio all’indipendenza nazionale.

Monaco studita, per molti anni era stato superiore del Monastero di San Josafat a Castelgandolfo, la sua vocazione era dunque celibataria. Da bambino, nel dopoguerra, era emigrato con la sua famiglia in Usa: suo padre e suo nonno erano preti sposati e lui ha difeso con fierezza la santità delle famiglie sacerdotali, denigrata in Vaticano durante i lavori di più di un Sinodo. A farlo insorgere era stato in particolare un intervento dell’allora segretario di Stato Angelo Sodano, che aveva descritto i preti sposati come meno disponibili dei preti celibi riguardo alle esigenze delle comunità loro affidate.

Preti martiri con le loro mogli

Lo stesso cardinale Husar aveva ottenuto da Giovanni Paolo II la beatificazione, il 27 giugno 2001, tra 25 martiri della Chiesa greco-cattolica ucraina perseguitata da Stalin, anche di alcuni preti coniugati e padri di famiglia, come da tradizione nelle ChieseOrientali, anche cattoliche. Il primo di essi in ordine di decesso, Leonid Fedorov, era in realtà di nazionalità russa e non ucraina, ma la sua causa di beatificazione, iniziata per prima, fu poi aggregata a questo gruppo in quanto a quel tempo anche l’odierna Russia dipendeva dal metropolita con sede a Leopoli.

E sono in corso altre cause relative a martiri del regime comunista nell’ex Unione Sovietica, una delle quali, denominata “Pietro Mekelyta e 47 compagni”, comprende anche il sacerdote Anatolii Hurhula e sua moglie Irina Durbak. In un telegramma indirizzato a Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, attuale arcivescovo maggiore, Papa Francesco ha ricordato lo straordinario impegno di Husar per la “rinascita della Chiesa Greco-cattolica ucraina”.

Ricordo, si legge nel testo, “la sua tenace fedeltà a Cristo, nonostante le privazioni e le persecuzioni contro la Chiesa, come anche la sua feconda attività apostolica per favorire l’organizzazione dei fedeli greco-cattolici discendenti dalle famiglie forzatamente trasferite dall’Ucraina occidentale”, nonché “il suo sforzo di trovare vie sempre nuove di dialogo e di collaborazione con le Chiese ortodosse”.

Ma Husar non è stato l’unico metropolita orientale a battersi in Vaticano  in difesa dei preti sposati. Intervenne al Sinodo sull’Eucaristia del 2005 ad esempio Sua Beatitudine Gregoire Laham, allora patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti, replicando polemicamente al cardinale Angelo Scola, relatore generale, che aveva chiuso ogni spiraglio alla revisione della disciplina canonica sul celibato dei preti.

“Nella Chiesa orientale sono ammessi i preti sposati e inoltre il matrimonio è simbolo dell’unione di Cristo con la Chiesa”, aveva affermato.  Anche al Concilio Vaticano II un patriarca greco-melchita, Maximos IV, aveva chiesto l’abolizione del celibato sacerdotale, ma Paolo VI proibì che tale argomento fosse posto in discussione.

Una realtà significativa, non solo nei riti orientali

Le statistiche non precisano il loro numero, ma si calcola che nella Chiesa cattolica i preti sposati regolarmente ammessi a celebrare si avvicinino ai 4 mila. Su un totale, in tutto il mondo, di 260 mila preti diocesani. La gran parte di questo preti sposati sono di rito orientale. Nella sola Ucraina, ad esempio, se ne contano circa 1.800. Anche in Italia ci sono infatti le diocesi di rito greco albanese in Calabria (a Lungro) e in Sicilia (a Piana degli Albanesi) che hanno clero sia celibe che sposato

Mentre grazie a un provvedimento di Benedetto XVI gi ordinariati anglo-cattolici in Gran Bretagna, Australia e in Nordamerica contano parecchie decine di preti che esercitano il loro ministero abitando le canoniche con moglie e figli.

Infine c’è il caso della Slovacchia e della Repubblica Ceca dove  negli anni del regime comunista la Chiesa cattolica clandestina si era dotata di numerosi preti e vescovi sposati di rito altino che sono stati fatti passare negli ani ‘90 al rito orientale mentre ai vescovi con moglie e figli è stato chiesto di limitarsi a svolgere le funzioni di semplici preti, così come i vescovi anglicani passati al cattolicesimo vengono riammessi al ministero come semplici sacerdoti conservando in qualche caso la potestà di ordinario, cioè di capo della diocesi, pur non potendo ordinare preti e vescovi.

Il Sinodo dell’Amazzonia

Completa il mosaico di una diversità di tradizioni in merito al celibato dei preti cattolici la situazione dell’America Latina, dove in Chiapas e Amazzonia la vita della Chiesa e affidata a ministri sposati (ma non ancora ordinati preti). Papa Francesco ha recentemente annunciato ai vescovi del Perù la sua intenzione di convocare un Sinodo dell’Amazzonia che, sottolinea il blog specializzato Terre d’America, “non potrebbe eludere è quello dei ministri ordinati locali, sposati o meno, abilitati ad impartire i sacramenti e guidare le comunità”.

Una indicazione che già può essere acquisita è che debbano essere identificati direttamente dalla loro comunità e affiancati dai vescovi. Si tratta di una strada che va imboccata con convinzione da cui dipende una presenza capillare dei sacramenti e dell’insegnamento cristiano. Una maniera diretta di affrontate anche l’invadenza sempre più massiccia degli evangelici neo-pentecostali.

Don José Albuquerque de Araújo, vescovo di Manaus (Stato di Amazonas), ha affermato in proposito che “il pastore evangelico ha una sua famiglia ed è vicino alla persona in difficoltà nella situazioni più periferiche, è subito al suo fianco se sorge qualche problema”. Un punto di forza che secondo il vescovo deve essere imitato: “In certi luoghi, aspettare che siano le persone a cercarci è un metodo che non funziona”. Secondo il presule, “dar forza ed autonomia ai ministri ordinati locali certamente sarebbe d’aiuto in questo processo, renderebbe la Chiesa più dinamica e ‘in uscita’, come vuole Papa Francesco”.

Agi

Preti sposati non hanno lasciato un mestiere. Il sacerdozio è uno stile di vita che resta per sempre

“Il sacerdozio non è un mestiere o un ufficio burocratico che si può svolgere in un tempo e poi basta. Il presbitero è uno stile di vita e non un lavoro”: è quanto sottolineato dal cardinale Fernardo Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione di popoli, in visita pastorale in Guinea Equatoriale.

Raccoglie lo stimolo, immediatamente, il Movimento Internazionale dei sacerdoti lavoratori sposati che commenta le parole del cardinale Filoni: “Dato che il sacerdozio non è un mestiere o un ufficio burocratico, anche per i preti sposati validamente ordinati, i preti sposati stessi devono essere immediatamente richiamati in servizio pastorale dal Papa Francesco”

Come si muoverà Papa Francesco sui preti sposati

“Dobbiamo riflettere se i viri probati siano una possibilità e dobbiamo anche stabilire quali compiti possano assumere, ad esempio in comunità isolate. La Chiesa deve riconoscere il momento giusto nel quale lo Spirito chiede qualcosa”.

Per il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Lavoratori Sposati è ora il tempo dello Spirito che invita Papa Francesco oltre a riflettere sui “viri probati” a riaccogliere nel ministero i preti sposati (ndr).

E’ uno dei passaggi più significativi dell’ampia intervista che il Papa ha concesso al settimanale tedesco Zeit. Francesco si mostra assai possibilista su un tema su cui si discute da anni, ma che ha iniziato a entrare con forza nel dibattito vaticano dopo la sua elezione al Soglio pontificio.

LA PROPOSTA DEL CARDINALE HUMMES

Il Papa ha parlato di “comunità isolate” e il riferimento implicito è al caso particolare dell’Amazzonia. Due anni fa, nel corso di un’udienza in Vaticano, mons. Erwin Kraeutler, responsabile della più estesa prelatura brasiliana (quella di Xingu), spiegava a Francesco quanto fosse difficile – per non dire impossibile – garantire la vita liturgica (e sacramentale) in una regione vastissima e abitata da settecentomila cattolici potendo contare solo su ventisette sacerdoti. Mons. Kraeutler si faceva così latore di una proposta che già tempo prima aveva fatto il cardinale Claudio Hummes, già prefetto della congregazione per il Clero e molto ascoltato da Bergoglio: aprire ai viri probati.

CHI SONO I VIRI PROBATI

I viri probati sono uomini maturi, di provata fede ed esperienza, sposati, con figli, che ricevono l’ordinazione. Non è una novità dell’ultim’ora. Più di dieci anni fa, era il 2005, sempre il cardinale Hummes aveva riproposto il tema, non ottenendo però molti consensi tra i padri sinodali. “Certuni hanno fatto riferimento ai viri probati, ma questa ipotesi è stata valutata come una strada da non percorrere”, si legge nel Documento finale.

LE OPPOSIZIONI

Diversi padri, allora, si opposero alle tesi di Hummes in quanto le consideravano il grimaldello che avrebbe portato in una seconda fase all’abolizione del celibato sacerdotale. E non è un caso che il Comitato centrale dei cattolici tedeschi abbia subito proposto di rivedere le norme in merito per far fronte alla carenza di preti.

IL CELIBATO SACERDOTALE RESTA

Il problema è che il primo a non volere ciò è il Papa stesso, che più volte ha riaffermato l’importanza di mantenere il celibato sacerdotale, nonostante questo non sia un dogma, come da lui stesso sottolineato. “La chiesa cattolica ha preti sposati, nel rito orientale. Perché il celibato non è un dogma di fede, è una regola di vita che io apprezzo tanto e credo che sia un dono per la chiesa. Non essendo un dogma di fede, sempre c’è la porta aperta”, diceva ad esempio conversando con i giornalisti di ritorno dal viaggio in Terrasanta, nel maggio del 2014. Ancora prima, nel libro-conversazione con l’amico rabbino Abrahm Skorka, diceva: “Per il momento io sono a favore del mantenimento del celibato, con tutti i pro e i contro che comporta, perché sono dieci secoli di esperienze positive più che di errori”. Alla Zeit, ha confermato che “il celibato libero non è una soluzione”, benché questo la carenza di vocazioni sia “un problema enorme” e la Chiesa “dovrà risolverlo”.

formiche.net

Preti sposati, Papa Francesco e Card. Müller stravolgono la teologia dei carismi con errori sul celibato

Il documento, per il Movimento dei Sacerdoti Lavoratori sposati esagera sul celibato.

Davanti alle “tensioni” che spesso nella Chiesa accompagnano il processo di riconoscimento della validità di un nuovo Movimento, cioè ai “momenti di prova nel discernimento dei carismi”, la Congregazione della Dottrina della Fede “intende chiarire la collocazione teologica ed ecclesiologica delle nuove aggregazioni ecclesiali a partire dalla relazione tra doni gerarchici e doni carismatici, così da favorire l’individuazione concreta delle modalità più adeguate per il riconoscimento ecclesiale di questi ultimi”. E’ quanto si riassume nella Lettera “Iuvenescit Ecclesia” indirizzata dalla Congregazione della Dottrina della Fede ai vescovi della Chiesa Cattolica sulla relazione tra doni gerarchici e carismatici per la vita e la missione della Chiesa. Il documento è stato presentato presso la sala stampa della Santa Sede dal cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e dal cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi.

La sintesi riportata in alto e il commento in basso son tratti da “farodiroma.it”:

Nel documento non manca infine un riferimento al tema del celibato sacerdotale, presentato come un dono dello Spirito Santo al pari degli altri carismi (anche se in effetti lo stesso Spirito Santo dona il matrimonio al clero di rito orientale, come nel caso dei greco-cattolici in Ucraina e Romania, ma anche in altri paesi balcanici, dei maroniti in Libano e dei siriaci in tutto il Medio Oriente, per non parlare delle diaspore). Secondo la CDF, infatti, “è significativo che lo spirito dei consigli evangelici venga raccomandato dal Magistero anche ad ogni ministro ordinato. Anche il celibato, richiesto ai presbiteri nella venerabile tradizione latina, è chiaramente nella linea del dono carismatico; esso non è primariamente funzionale, ma ‘rappresenta una speciale conformazione allo stile di vita di Cristo stesso’, in cui si realizza la piena dedizione di sé in riferimento alla missione conferita mediante il sacramento dell’Ordine”.

Preti sposati: Documento Vaticano sui carismi approvato da Papa Francesco contro la riforma

Il movimento dei sacerdoti lavoratori sposati è intervenuto su alcuni testi della Lettera Iuvenescit Ecclesia (La Chiesa ringiovanisce), approvata da Papa Francesco e pubblicata oggi dalla Congregazione per la Dottrina della Fede del cardinale Gerhard Ludwig Mueller.

“Un documento che non affonda le radici nel Vaticano II, lontano dall’attualità”.

Ribadisce tesi tradizionaliste sulla riforma del Celibato dei preti e sulla possibilità di reinserimento dei preti sposati nella Chiesa.

In basso il testo relativo al celibato da un articolo de “La Stampa”:

Nel testo, peraltro, si sottolinea che «anche il celibato, richiesto ai presbiteri nella venerabile tradizione latina, è chiaramente nella linea del dono carismatico; esso non è primariamente funzionale, ma “rappresenta una speciale conformazione allo stile di vita di Cristo stesso”, in cui si realizza la piena dedizione di sé in riferimento alla missione conferita mediante il sacramento dell’Ordine».

Papa Francesco stravolge la teologia del Giubileo sui sacerdoti: preti sposati emarginati

Bastoni e rimproveri di Bergoglio che stravolgono la natura dell’evento giubilare; sui preti sposati poi una vera discriminazione attuata da Papa Francesco e dagli organizzatori dell’evento romano: del tutto esclusi dalla Celebrazioni (ndr).

Le origini del Giubileo risalgono all’Antico Testamento. Infatti la parola “giubileo” deriva da Jubilaeum che a sua volta deriva dalle tre parole ebraiche Jobel (ariete), Jobil (richiamo) e Jobal (remissione). Nel capitolo XXV del Levitico, infatti, il popolo ebraico viene incoraggiato a far suonare il corno (Jobel) ogni quarantanove anni per richiamare (Jobil) la gente di tutto il paese, dichiarando santo il cinquantesimo anno e proclamando la remissione (Jobal) di tutti gli abitanti.

Infatti secondo l’Antico Testamento il Giubileo portava con sé la liberazione generale da una condizione di miseria, sofferenza ed emarginazione. Così la legge stabiliva che nell’anno giubilare non si lavorasse nei campi, che tutte le case acquistate dopo l’ultimo Giubileo tornassero senza indennizzo al primo proprietario e che gli schiavi fossero liberati. Gesù trasformò i precetti dell’anno giubilare in una grande prospettiva ideale, in cui l’emancipazione, il perdono e l’inizio di un anno di grazia di Dio assumevano un nuovo significato. Un sabato infatti Gesù spiegò che era lui il Messia di cui si parla in un passo di Isaia, e che quel giorno prendeva inizio la salvezza e la “pienezza del tempo”.

(testo sul Giubileo tratto da “Famiglia Cristiana)

I sacerdoti sposati «Se ci volete, eccoci»

fonte: http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2016/05/16/news/i-sacerdoti-sposati-se-ci-volete-eccoci-1.13486268 

All’allarme di Don Giulio Rossi sulla carenza di parroci risponde il movimento dei sacerdoti lavoratori sposati: «Siamo pronti ad offrirvi la nostra collaborazione, se solo Papa Francesco, accettasse…».

All’allarme di Don Giulio Rossi sulla carenza di parroci risponde il movimento dei sacerdoti lavoratori sposati: «Siamo pronti ad offrirvi la nostra collaborazione, se solo Papa Francesco, accettasse di reinserirci nel ministero».

Nella provincia di Massa Carrara c’è carenza di preti e, soprattutto mancano i giovani che per vocazione, decidono di intraprendere la strada sacerdotale. A sollevare il problema è stato il parroco della Cattedrale di Massa, don Giulio Rossi – due giorni fa sul Tirreno – che afferma di essere molto preoccupato per le comunità più piccole, che contano solo una ventina di fedeli, ma che ugualmente hanno bisogno di aiuto.

Preti sposati: oltre Milingo

Milingo non rappresenta i preti sposati. I preti sposati con un regolare percorso canonico di dispensa e matrimonio religioso non sono scomunicati come Milingo. La Chiesa li considera ancora come parte di se stessa, attualmente ne limita solo il servizio pastorale attivo.

Da Milano arriva la notizia che ex arcivescovo Emmanuel Milingo ha partecipato al pranzo organizzato dai City Angels a Milano per senzatetto e profughi. Con addosso la pettorina da volontario, ha ballato insieme agli ospiti del pranzo e alla moglie Maria Sung. Un episodio marginale dell’impegno dei sacerdoti sposati per i diritti civili e religiosi. E sull’appello lanciato a papa Francesco chiedendo che i preti sposati non vengano messi da parte, l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati fondata nel 2003 da don Giuseppe Serrone, ha commentato: “Papa Francesco darà a breve un segno efficace, che ancora non c’è, con il cambio della normativa ecclesiastica.

I preti sposati con un regolare percorso canonico di dispensa e matrimonio religioso non sono scomunicati come Milingo. La Chiesa li considera ancora come parte di se stessa, attualmente ne limita solo il servizio pastorale attivo”.

 

Ora Francesco deve ancora affrontare problemi molto ardui, finora appena accennati, come quello di riammettere i preti sposati

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L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati rilancia il tema del divieto per i preti di sposarsi a partire da alcune tesi di Eugenio Scalfari (v. testo riportato in basso) apparse sui media Domenica 15 Marzo 2015

Il primo di essi che ancora nessuno si è posto e che però è di palese evidenza riguarda i presbiteri cioè i sacerdoti che amministrano i sacramenti ed hanno il potere di assolvere o punire quelli che giudicano peccatori.

I presbiteri, cioè i preti e la gerarchia che tutti li comprende, esistono soltanto nella Chiesa cattolica e hanno divieto di sposarsi.

In nessun’altra religione esistono preti e celibato e in nessun’altra religione la dottrina è trasformata in codice. Gli ebrei hanno le loro Scritture e i loro precetti, ma i rabbini sono soltanto maestri, non hanno alcun sacramento né obblighi di celibato. Spiegano e interpretano le Scritture, quello è il loro compito non più di quello.

I musulmani hanno anch’essi le loro Scritture e la loro dottrina ma di sacerdoti non c’è traccia. Attenzione però: le varie sette musulmane hanno maestri che interpretano il Corano, ma anche tribunali che indicano il nemico da abbattere perché infedele. Potenzialmente sono teocrazie, a volte in modo diretto come in Iran e a volte indirettamente, sicché la tentazione al fondamentalismo è forte e spesso nefasta.

E così, sia pure essendo cristiani, avviene in tutte le varie confessioni protestanti dove non esistono preti, ma pastori.

I pastori somigliano in qualche modo ai rabbini, sono maestri, hanno famiglia, amministrano quei sacramenti che le varie confessioni hanno conservato, ma il contatto tra l’uomo e Dio non è obbligatoriamente mediato dai vescovi con cura di anime e comunque dai preti. È un contatto diretto. Questa fu la grande rivoluzione di Lutero: il credente legge le Scritture, la Bibbia, i Vangeli e la fede gli consente il contatto diretto con Dio.

Allora la domanda è questa: riuscirà la Chiesa di Roma a conservare l’Ordine ecclesiastico con i suoi doveri i suoi diritti quasi castali? Il problema è tanto più attuale in quanto alcune confessioni non cattoliche si stanno avvicinando alla Chiesa di Roma e possono anche decidere di unificarsi con essa. È già accaduto per alcuni anglicani può accadere per gli ortodossi. Ma i pastori se decidono di farsi cattolici portano con loro la famiglia che hanno legittimamente costituito, come del resto avviene già da secoli con la Chiesa orientale che è sempre stata cattolica ma senza l’obbligo del celibato. (fonte: repubblica.it)

Riammissione dei preti sposati nelle parrocchie: il tema non è più rinviabile da Papa Francesco

Il celibato sacerdotale è un tema di grande attualità, in un periodo in cui il nuovo Papa Francesco ha aperto le porte del Vaticano al cambiamento. Tra un richiamo ai valori dell’umiltà e della povertà e una discussione sulla trasparenza della Banca Vaticana, non potrebbe esserci forse spazio per una riforma sul celibato dei preti? Il Pontefice ha ripetutamente dichiarato attenzione al delicato tema, e il 10 febbraio 2014 avrebbe confidato a don Giovanni Cereti, uno dei preti presenti alla riunione del clero romano, di voler mettere in agenda il tema. La discussione sul matrimonio per i preti viene riportata a galla sui media ogni volta che uno scandalo di natura sessuale colpisce un membro della Chiesa, che si tratti di un prete pedofilo, di una suora che resta incinta come per magia, o semplicemente di un prete che vive e convive con la sua perpetua come fosse una famiglia. In definitiva perché i preti non si possono sposare?

Se la Chiesa vuole davvero diventare più moderna e stare al passo con i tempi e le mutazioni sociali, non basta aprire un account Twitter per il Papa. Bisogna andare a rivedere alcuni dei dogmi che da secoli rendono la Chiesa un’istituzione sclerotizzata. La modernità richiede un’apertura mentale che, fino ad oggi, ben pochi in seno alla Chiesa Cattolica hanno mostrato su temi come matrimonio per i preti, sacerdozio per le donne, contraccezione, aborto ed eutanasia. Pensare a un cambiamento improvviso e drastico è impossibile, ma i primi passi potrebbero essere mossi proprio sul terreno meno scivoloso, quello del celibato sacerdotale. Non tutti la pensano allo stesso modo, ovviamente, e per ogni favorevole c’è almeno un contrario. Ma che la questione sia urgente lo ha compreso anche Papa Francesco, che proprio alla liturgia del 10 febbraio 2014 per sette preti che hanno compiuto 50 anni di sacerdozio, hanno partecipato anche cinque sacerdoti che invece hanno abbandonato la tonaca per sposarsi: il tema non è più rinviabile.

MATRIMONIO DEI PRETI: I PRO
Il celibato non è un dogma: partiamo dal dato più importante, spesso dimenticato da chi polemizza sull’ipotesi di matrimonio per i preti. Il celibato e l’astinenza da qualsivoglia atto sessuale non sono dogmi inscritti nei testi sacri ma soltanto una consuetudine ecclesiastica pensata dall’uomo agli albori del cattolicesimo. Cristo, insomma, non ha mai impedito il matrimonio dei preti. Concetto ribadito anche da Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano: “Il celibato non è un dogma della Chiesa e se ne può discutere perché si tratta di una tradizione ecclesiastica che risale ai primi secoli“.
Altre religioni consentono di sposarsi: senza volere andare ad analizzare religioni molto diverse da quella cristiana, che pure consentono in molti casi il matrimonio dei preti, bisogna considerare che, anche in seno alla fede cristiana, esistono correnti che non prevedono il celibato sacerdotale. Basti pensare all’Anglicanesimo o al Protestantesimo: i preti anglicani o protestanti possono contrarre matrimonio pur continuando a officiare il loro servizio alla comunità. Ulteriore indice che il celibato è invenzione dell’uomo e non dettame divino.
Si elimina una ipocrisia: parliamoci chiaro, il fatto che i preti cattolici non possano sposarsi appare, agli occhi più smaliziati, come una vera e propria ipocrisia. Perché? Innanzitutto perché in seno al Cristianesimo, come detto, non tutte le correnti la pensano allo stesso modo ma, soprattutto, perché di fatto molti preti già convivono o portano avanti relazioni più o meno clandestine (con annessa relazione sessuale). E’ peccato? Allo stato attuale sì, ma allora perché non ufficializzare un dato di fatto?
Si può evitare il rischio pedofilia: lasciamo per ultimo il tema più scottante, quello che riguarda il rapporto perverso tra sacerdoti e pedofilia. Lasciare ai preti la libertà di sposarsi potrebbe evitare il rischio di finire in brutte mani per i bambini che frequentano la chiesa? Forse, o forse no visto che molti episodi si sono avuti anche tra protestanti e anglicani. Il discorso qui è più complesso e riguarda piuttosto la repressione degli istinti sessuali, che non sono frutto della tentazione del demonio ma della natura dell’essere umano. Quando capirà questo, allora, la Chiesa farà davvero un passo in avanti verso la modernità.

fonte: http://www.qnm.it/

Questione dei preti sposati: dichiarazioni di Papa Francesco un passo in avanti importante

Per il momento si tratta solo di una prima timidissima apertura. In verità, è già tanto definirla tale, visto che Papa Francesco ha soltanto detto che “il problema è nella mia agenda”. E però, visto quanto è sentita la questione dei preti sposati, si tratta comunque di un passo in avanti importante, anche se non si sa a quale conclusione porterà la riflessione sul problema che Bergoglio ha intenzione di portare avanti.

La prima apertura di Papa Francesco risale al 10 febbraio scorso, ma è stata resa nota soltanto oggi: mentre celebrava una messa davanti al clero romano alla Domus Santa Marta Bergoglio ha risposta alla domanda di uno dei cinque sacerdoti presenti che hanno lasciato il ministero dopo essersi sposati. Don Giovanni Cereti ha chiesto al Papa di prendere in considerazione il fatto che la chiesa di rito latino impedisce ai preti sposati di celebrare messa, mentre nelle chiese orientali gli uomini sposati possono diventare sacerdoti.

Il Papa si è limitato a rispondere, appunto, che ha intenzione di valutare la questione prossimamente; ma viste le sue precedenti aperture sui gay e divorziati risposati è inevitabile pensare che anche in questo campo qualcosa possa muoversi. Anche viste le recenti parole riferite da padre Lombardi, capo ufficio stampa del Vaticano, che il Papa avrebbe riferito ai vescovi brasiliani: “Il Papa ha invitato in più di una occasione i vescovi brasiliani a cercare e proporre con coraggio le soluzioni pastorali che ritengano adatte ad affrontare i grandi problemi pastorali del loro Paese”.

Di che si tratta? Di una riflessione in corso sui cosiddetti “viri probati”. In Brasile, infatti, ci sarebbe carenza di sacerdoti, per cui si starebbe prendendo in considerazione di dare la possibilità di officiare messa a uomini di provata fede, anziani, sposati o vedovi; come avveniva nelle antiche comunità cattoliche, in cui venivano ordinati come sacerdoti per supplire ai bisogni di comunità cristiane isolate generalmente situate in zone poco accessibili e lontane dal centro delle diocesi.

polisblog.it

“Il problema dei preti sposati è nella mia agenda”, l’ultima apertura di Papa Francesco

Secondo l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati, fondata nel 2003 da don Giuseppe Serrone, Papa Bergoglio “sfida i cardinali tradizionalisti ed è pronto a mettere mano alla riforma nella Chiesa sul celibato obbligatorio per i preti. I preti sposati sono una grande risorsa per la Chiesa. Siamo pronti a rientrare in servizio attivo nelle parrocchie solo se Papa Francesco modificasse la legge ecclesiastica permettendoci di riprendere il ministero sacerdotale come ha già fatto per pastori protestanti e sacerdoti anglicani”.

Il Pontefice ha raccontato di averne parlato durante la messa di martedì 10 febbraio a Santa Marta alla quale erano presenti anche 5 ex sacerdoti coniugati. Al clero di Roma “lectio” sull’omeliae sull’ars celebrandi: “Non siate showman. Dovete entrare e far entrare nel mistero”

da repubblica.it

CITTA’ DEL VATICANO –L’episodio è accaduto martedì 10 febbraio ma il papa lo ha reso noto solo oggi durante l’incontro con il clero romano. Durante la consueta messa alla Domus Santa Marta, Bergoglio ha affrontato il tema del matrimonio dei sacerdoti.

Alla celebrazione erano presenti sette preti che festeggiavano il loro 50esimo di sacerdozio, ma anche cinque sacerdoti che hanno lasciato il ministero perchè si sono sposati. Alla domanda di uno dei preti presenti, don Giovanni Cereti, sulla questione dei preti sposati (nella quale si ricodava il caso delle Chiese Orientali, dove gli uomini sposati possono essere ordinati sacerdoti e le migliaia di preti sposati di rito latino che invece non possono celebrare), Bergoglio ha risposto a sorpresa: “Il problema, ha assicurato Francesco nella sua risposta, è presente nella mia agenda”.

Si tratta di una nuova apertura del Pontefice che segue quelle emerse durante i lavori del Sinodo straordinario sulla famiglia sull’eucarestia ai divorziati risposati e sui gay. Secondo notizie pubblicate in Brasile, alcuni mesi fa il papa avrebbe scritto al cardinale brasiliano Claudio Hummes una lettera sulla possibilità di avviare una riflessione sul celibato ecclesiastico relativa ai cosiddetti “viri probati” cioè a uomini di età non giovane, sposati, che conducono una vita familiare e religiosa esemplare, e ai quali alcuni ritengono che possano essere affidati compiti nella Chiesa al pari dei sacerdoti.

 

Il vescovo: “Mancano preti, i laici sul pulpito”: alt al Vescovo ci sono anche i preti sposati già nell’agenda di Papa Francesco

La  notizia de “La Stampa” ha suscitato le dichiarazioni dell’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati fondata nel 2003 da don Giuseppe Serrone: “I Vescovi italiani sono ancora restii ad affrontare la questione dei sacerdoti sposati che invece proprio oggi Giovedi’ 19 Febbraio, come apparso in un articolo stampa adnkronos (>>>leggi notizia da qui), è stata proposta presente nell’agenda di Papa Francesco.

Di seguito l’articolo de  “La Stampa”: 

«Più messa, meno messe» nel Vergante. Mancano sacerdoti? Nelle funzioni domenicali sul pulpito salgano altri religiosi, diaconi o laici per le «liturgie festive della parola». Lo annuncia il vescovo Franco Giulio Brambilla in una lettera alle 22 comunità tra Nebbiuno, Brovello, Belgirate, Lesa, Gignese, Colazza, Ghevio, Pisano, Massino e frazioni. Da domenica i riti cambiano o diminuiscono lievemente: ne restano 6 nei giorni prefestivi e 20 nei festivi. Alcune celebrazioni a rotazione saranno senza prete quindi senza eucarestia.

«Stress insostenibile»

Nel messaggio il vescovo ha spiegato le difficoltà: «Il calo del numero dei sacerdoti e l’aumento dell’età media, ma soprattutto la morte improvvisa del caro don Sandro Bottigella nella vostra unità pastorale, ci costringe a ripensare insieme il quadro delle celebrazioni». Il vescovo chiede «comprensione» per «non sottoporre i sacerdoti a stress insostenibile». In questo momento sono cinque i don: Maurizio Medina, Emilio Micotti, Arnaldo Giulini, Massimo Galbiati e Albert Tafou Koudjo (ora in Togo). «La riduzione delle celebrazioni – rassicura Brambilla – dovrà andare a vantaggio della qualità».

«E’ la prima volta in zona, ma non in Italia e nella nostra diocesi. Già dai tempi del vescovo Aldo Del Monte la “liturgia festiva della parola in assenza di celebrazione eucaristica” c’è in Valsesia» precisa l’Ufficio diocesano comunicazioni sociali.

Già in molte piccole parrocchie (nella diocesi sono 64 con meno di 200 abitanti) non è più possibile assicurare la messa ogni domenica.

I vescovi piemontesi hanno recentemente approvato questa formula di liturgia festiva senza preti e senza eucarestia. Per chi può però, raccomanda il vescovo, «è un dovere morale» muoversi e partecipare all’eucarestia.

«Nel nostro caso – spiega don Medina –  si sono resi disponibili due suore, un diacono e un catechista laico». Ogni settimana i fogli parrocchiali comunicano dove si svolgono le celebrazioni eucaristiche o le liturgie festive della parola.

matrimonio

Ma quale prete diversamente cattolico? Giri di parole inutili i sacerdoti sposati con regolare percorso sono sacerdoti per sempre

Il nostro video sui preti sposati postato su Youtube visibile online http://youtu.be/9iIxM2OHxsE

ha ricevuto un commento,  che riportiamo in basso firmato da uno strano personaggio anonimo che pubblicizza i suoi libri.

Noi come sacerdoti sposati con regolare percorso canonico di dispensa dagli obblighi del celibato e matrimonio religioso siamo sacerdoti per sempre e siamo dentro la Chiesa.

 

Pace / Preti sposati invitano il Dalai Lama

Il Dalai Lama in Comune a Roma, mentre dona una sciarpa a Bertolucci (Ansa)
Il Dalai Lama in Comune a Roma, mentre dona una sciarpa a Bertolucci (Ansa)
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Nei giorni scorsi, la guida spirituale tibetana e il Santo Padre non si sono incontrati per evitare `inconvenienti´ nei rapporti tra la Santa Sede e il governo cinese.

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati da anni è impegnata per la pace i i diritti religiosi nel mondo, invita il Dalai Lama a incontrarli….” Siamo pronti a incontrarlo qualora lo desiderasse. Ci piacerebbe farlo in Asia come momento di incontro fra le religioni….

I sacerdoti sposati cercano un luogo di culto

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati è alla ricerca di un luogo di culto a Bologna, Firenze, Torino e  Milano….

Nelle scorse settimane ha avviato un contatto con altre confessioni cristiane di Milano che hanno spazi pubblici per celebrare.

Anche tali “cristiani” di Milano hanno negato ai sacerdoti sposati di poter usare il loro luogo di culto per la celebrazione dell’Eucaristia….

Altro che unità dei cristiani….

L’associazione nell’ultimo incontro della redazione ha deciso di essere autonoma e in tal senso è alla ricerca di locali per il culto a Bologna, Firenze, Torino e Milano

—-

Per contattarci per la disponiblità di un luogo di culto

scrivi a sacerdotisposati@alice.itchiesa

Chiesa cattolica, aumentano i sacerdoti regolarmente sposati

Via libera di papa Francesco all’ordinazione di uomini con moglie e figli nelle comunità ortodosse sparse nel mondo; centinaia di sacerdoti sposati anglicani, inoltre, sarebbero pronti a convertirsi e a riconoscere l’autorità del pontefice senza abbandonare le proprie famiglie.

 

Nei prossimi mesi aumenterà il numero di uomini contemporaneamente sposati ed ordinati ministri di culto dalla Chiesa cattolica. Sarà l’effetto diretto di due decisioni arrivate a pochi giorni l’una dall’altra, una presa da papa Francesco ed una del Sinodo dei vescovi anglicani. La prima prevede che sarà possibile, in futuro, ordinare sacerdoti uomini sposati che appartengano a chiese di rito ortodosso che riconoscono l’autorità del pontefice e che siano attive al di fuori dell’Europa Orientale; la seconda prevede che dall’anno prossimo la Chiesa anglicana ordinerà in tutto il mondo donne vescovo e questo creerà, probabilmente, un nuovo scisma con il passaggio di preti e fedeli nella Chiesa cattolica. In ogni caso, sarà possibile ordinare uomini sposati ma non far sposare sacerdoti già ordinati.

 

Riguardo gli ortodossi, la disposizione riguarda le chiese orientali in comunione con i cattolici. Si tratta di chiese che riconoscono l’autorità del Papa e, al contempo, ammettono sacerdoti sposati. Il Vaticano ammette questa prassi, ma solo per le comunità cattolico-ortodosse dell’Europa Orientale. Negli scorsi decenni, però, migliaia di fedeli di queste comunità sono emigrati negli Usa, in Canada o in Australia ed il Vaticano ha sempre negato alle nuove comunità la possibilità di ordinare preti sposati. Come conseguenza, in numerosi casi queste comunità smettevano di riconoscere l’autorità del Papa ed entravano in comunione con la Chiesa ortodossa della propria nazionalità. Si calcola che, proprio per questo motivo, nell’ultimo secolo centinaia di migliaia di fedeli abbiano abbandonato il cattolicesimo. Le nuove disposizioni prevedono, comunque, che debba essere la Santa Sede a dare, volta per volta, il via libera a nuove ordinazioni di uomini sposati. In realtà, è già successo numerose volte negli ultimi decenni che vescovi cattolici di rito ortodosso abbiano ordinato uomini sposati senza chiedere alcun permesso al Vaticano e se la notizia arrivava alla Sante Sede, subito scattavano i decreti di sospensione. La decisione potrebbe, in futuro, creare problemi in quelle comunità in cui convivono sia cattolici di rito ortodosso che di rito latino, cioè quello celebrato nell’Europa occidentale, ai cui uomini resta interdetta la possibilità di diventare sacerdoti se sono sposati.

 

Diversa, ma non troppo, la situazione dei cattolici di rito anglicano. Dal 2009, per decisione di Benedetto XVI, sono già ammessi a pieno titolo nella Chiesa cattolica quanti volessero mantenere le proprie liturgie. Nel giro di pochi anni sono, quindi, nati ben tre ordinariati anglo-cattolici che oggi accolgono circa tremila sacerdoti, molti dei quali sposati e con figli, in una novantina di comunità sparse tra Regno Unito, Usa, Australia e Canada. Anche cinque ex vescovi anglicani sono, oggi, cattolici in comunione con il Papa, pur non potendo più fregiarsi del titolo: a chi assurge alla dignità episcopale il matrimonio resta in ogni caso vietato. Insieme ai sacerdoti, nella grande parte dei casi, si sono convertite al cattolicesimo intere comunità di fedeli, soprattutto dopo la decisione del sinodo dei vescovi di ordinare sacerdoti anche delle donne. Dall’anno prossimo, però, le donne potranno anche diventare vescovi e questo ha già scatenato la protesta di migliaia di anglicani, che nei prossimi mesi potrebbero convertirsi al cattolicesimo.

 

La Chiesa cattolica fa risalire la tradizione del celibato sacerdotale direttamente a Gesù Cristo, che non si sposò mai. San Paolo, nelle sue lettere, invitava gli uomini che avessero deciso di dedicare tutta la vita a Dio a non prendere moglie. Fin da subito, dunque, la Chiesa chiese ai suoi sacerdoti o di non sposarsi o di vivere il matrimonio nella castità. Il divieto assoluto di matrimonio arrivò, però, solo nel Cinquecento, con il Concilio di Trento, ed è stato confermati da tutti i Papi fino ad oggi.


continua su: http://www.fanpage.it

Nel sinodo è stato affrontato anche l’aspetto del celibato dei sacerdoti e l’attenta analisi dei sacerdoti sposati

Nel sinodo è stato affrontato anche l’aspetto del celibato dei sacerdoti e l’attenta analisi dei sacerdoti sposati ammessi nelle chiese orientali. Tutto quello che sarà concluso entro domenica verrà sottoposto la prossima settimana ai “circoli minori”, votato in aula e consegnato al Papa.

in http://news.fidelityhouse.eu/donnepreti1

Un prete «sposato» può amministrare i sacramenti?

Risponde padre Francesco Romano, docente di Diritto Canonico alla Facoltà teologica dell’Italia centrale

È vero che il sacerdote, anche se «spretato», può comunque amministrare i Sacramenti? Se si resta sacerdote per tutta la vita, questo vale anche se un prete si sposa? Lo stesso principio vale anche per le suore?

Lettera firmata

Le domande del nostro Lettore richiedono prima di tutto alcuni necessari ed elementari chiarimenti. Esse richiamano per alcuni aspetti il quesito dal titolo «Il prete rimane sacerdote per sempre?», che fu posto al P. Valerio Mauro in questa rubrica dell’11 giugno 2008.

L’ordine è il sacramento che per istituzione divina segna con carattere indelebile alcuni tra i fedeli costituendoli ministri sacri, consacrati e deputati a pascere il popolo di Dio, adempiendo ciascuno nel suo specifico grado le funzioni di insegnare, santificare e governare (can. 1008). Gli ordini sono l’episcopato, il presbiterato e il diaconato (can. 1009 §1).

La differenza di significato tra ordine sacro e stato clericale è sostanziale. L’ordine sacro introduce il fedele in una condizione sacramentale trasformandolo ontologicamente, cioè in modo soprannaturale nel suo stesso essere, costituendolo «ministro sacro» e abilitandolo ad agire in persona Christi nel caso dell’episcopato e del presbiterato, mentre i diaconi vengono abilitati a servire il popolo di Dio nella diaconia della liturgia, della parola e della carità (can. 1009 §3). Lo stato clericale, al contrario, determina una condizione giuridica che deriva dalla sacra ordinazione comportando per il chierico diritti e obblighi secondo l’ordinamento ecclesiastico.

Abbiamo detto che l’ordine sacro è un sacramento indelebile perché imprime il carattere. Su questa motivazione teologica nessuno potrà mai essere privato della potestà d’ordine (can. 1338 §2), che per la stessa ragione mai potrà essere dichiarata nulla se è stata validamente conferita (can. 290).

Pertanto, lo stato clericale è una conseguenza del sacramento dell’ordine, ma i due elementi sono distinti anche se correlati: un chierico può decadere dallo stato clericale, ma non potrà mai essere privato dell’ordine sacro, anche se spontaneamente lo chiedesse.

Il Legislatore ha previsto tre casi in cui il chierico può perdere lo stato clericale: invalidità della sacra ordinazione dichiarata per sentenza giudiziaria o per decreto amministrativo (can. 290 n. 1); dimissione legittimamente imposta a causa di un delitto che prevede una specifica sanzione (can. 290 n. 2); rescritto della Sede Apostolica con cui viene concessa la dispensa al diacono per cause gravi e al presbitero per cause gravissime (can. 290 n. 3).

In conclusione, la sacra ordinazione validamente amministrata ha un carattere permanente e la sua irreversibilità non cadrà mai nella disponibilità di alcuno, neppure della suprema autorità della Chiesa. Anche il peggiore comportamento delittuoso che venisse commesso dal chierico non produrrebbe effetti penali da annullare o invalidare la sacra ordinazione e la sua intrinseca potestà d’ordine.

Se il sacramento dell’Ordine conferito validamente è intangibile, come pure la relativa potestà d’ordine, una sorte diversa potrà toccare all’esercizio di questa sacra potestà. La competente autorità ecclesiastica, di fronte alla commissione di uno specifico delitto, potrà irrogare al chierico nei modi previsti dal diritto una censura come per esempio la sospensione parziale o totale dall’esercizio dell’ordine sacro, quella che abitualmente viene chiamata sospensione «a divinis», definita anche «pena medicinale» in quanto mira a ottenere la correzione del reo, e quindi non potrà essere una pena perpetua perché attraverso di essa se ne auspica il suo ravvedimento.

In alcuni casi la pena massima prevista per il chierico è la dimissione dallo stato clericale (can. 1336 §1 n. 5), ma serve ancora sottolineare che essa non potrà mai comportare anche la privazione della potestà di ordine in quanto strettamente connessa al carattere sacramentale. L’effetto che produce la dimissione dallo stato clericale comporta la proibizione (quindi la liceità) di esercitare la potestà d’ordine (can. 1338 §2) perché nella decadenza dallo stato clericale, oltre alla perdita dei diritti e doveri di tale stato, è insita la proibizione di esercizio della potestà di ordine (can. 292).

La «proibizione» di esercitare l’ordine sacro è altro rispetto al concetto di «privazione» (che nel caso comporterebbe l’invalidità degli atti conseguenti) perché, per il carattere indelebile che imprime questo sacramento, il presbitero validamente ordinato non potrà mai esserne privato. Per questo, in dette circostanze anche il sacramento della penitenza e della confermazione potrebbero essere celebrati validamente in forza della intangibile potestà d’ordine se il Legislatore non vi avesse apposto una clausola invalidante a loro tutela in assenza della debita facoltà (cann. 966 §1; 882). Così avviene in caso di «errore comune» in cui la sola mancanza della facoltà di assolvere, ma non della potestà d’ordine, viene supplita dalla Chiesa ope legis, purché ricorrano le condizioni previste dal can. 144 §2. Per lo stesso motivo, l’assoluzione del complice nel peccato turpe è invalida per la clausola inabilitante espressamente apposta dal Legislatore (can. 977) e non per difetto della potestà d’ordine. Infatti, in pericolo di morte il presbitero assolve validamente e lecitamente il complice anche qualora sia presente un sacerdote approvato (can. 976).

Il sacerdote privo solo della debita facoltà, oppure dimesso dallo stato clericale per qualsiasi ragione, possedendo inalterata la potestà d’ordine, viene integrato ipso iure, quindi senza ricorso all’autorità ecclesiastica, nella facoltà di amministrare il sacramento della penitenza e della confermazione in caso di pericolo di morte del penitente anche quando sia presente un sacerdote approvato (cann. 976; 986 §2; can. 883 n. 3).

Alla prima domanda del lettore «se un prete spretato può comunque amministrare i sacramenti», ma aggiungo io, anche semplicemente sospeso a divinis, dobbiamo richiamare quanto è stato appena detto, cioè che la potestà d’ordine rimane intangibile per tutta la vita del presbitero, mentre può essergli proibito di esercitarla (cann. 292; 1338 §2). Questo ha come conseguenza che un presbitero in qualsiasi maniera decaduto dallo stato clericale (o «spretato», per dirla con il nostro Lettore) sia come pena che per indulto concesso dal Romano Pontefice, potrebbe in modo gravemente illecito, ma validamente, celebrare la messa in forza della inalienabile potestà d’ordine, sempre se conserva l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa, anche se in quelle circostanze non gli è lecito farlo a nome di essa. In altre parole, in questo caso, l’aspetto disciplinare non diminuisce l’efficacia degli atti che può validamente realizzare per la sua intramontabile condizione ontologica dovuta al sacramento dell’ordine.
Altra cosa è, invece, la validità della celebrazione della penitenza e della confermazione condizionata per legge canonica sempre alla concessione, da parte della competente autorità o per il diritto stesso, della facoltà di poterli amministrare (cann. 966 §1; 882). La concessione di questa facoltà è necessaria anche per il presbitero che conserva lo stato clericale, sotto pena di nullità dell’assoluzione o della confermazione, a meno che non ricorra il caso di «errore comune» (can. 144 §2).

Un’ulteriore dimostrazione ci viene ancora dallo stesso Codice di Diritto Canonico quando si riferisce al delitto di attentata azione liturgica del Sacrificio eucaristico.

L’invalidità è prevista solo per il caso di mancanza dell’ordine sacerdotale, senza citare e quindi includere come causa invalidante anche la sola eventuale decadenza dallo stato clericale (can. 1378 §2, n. 1). Al contrario, nello stesso contesto del canone, nel considerare il sacramento della confessione, la commissione del delitto di usurpazione dell’ufficio ecclesiastico riguarda l’attentato alla valida assoluzione nel suo complesso, cioè non solo la mancanza dell’ordine sacerdotale, ma anche, pur essendoci questa, la sola assenza della debita facoltà di amministrarla (cann. 1378 §2, n. 2; 966 §1).

Riguardo alla seconda domanda sul «prete che si sposa», come è noto nella Chiesa cattolica latina il presbitero è tenuto al celibato per accedere alla sacra ordinazione e anche successivamente. La sola perdita dello stato clericale, mentre fa venire meno gli obblighi e i diritti del chierico, «non comporta la dispensa dall’obbligo del celibato, la quale è di esclusiva competenza del Romano Pontefice» (can. 291).

Un chierico, sia che si sposi lecitamente dopo aver ottenuto la dispensa dagli oneri sacerdotali e dall’obbligo del celibato, oppure senza la necessaria dispensa attentando così il matrimonio anche solo civilmente, rimane integralmente depositario della potestà d’ordine. In questo secondo caso incorre nella sanzione della sospensione latae sententiae fino ad arrivare gradualmente alla dimissione dallo stato clericale (can. 1394 §1).

In entrambi i casi, venendo meno non la potestà d’ordine, ma soltanto il suo esercizio insieme alla decadenza dallo stato clericale, vale quanto abbiamo diffusamente detto prima circa la validità o meno della celebrazione dei sacramenti.

La proibizione di esercitare una potestà, una facoltà, un ufficio ecc. non è mai sotto pena di nullità (can. 1336 §1, n. 3), a meno che il Legislatore non vi apponga una clausola invalidante come nel caso della facoltà concessa per amministrare il sacramento della penitenza, quale requisito richiesto sempre ad validitatem (can. 969 §1), eccetto il caso di pericolo di morte del penitente (can. 976). Oppure, la facoltà dell’Ordinario del luogo e del parroco di assistere ai matrimoni validamente, a meno che (clausola inabilitante, cf. can. 10) non siano stati scomunicati, sospesi o interdetti dall’ufficio o dichiarati tali (can. 1109).

Un esempio abbastanza recente lo troviamo nel motu proprio Ecclesiae unitatem del 2 luglio 2009 con cui Benedetto XVI stabilisce che i ministri della Fraternità Sacerdotale San Pio X non possono esercitare in modo «legittimo» (sic!) alcun ministero. Come si vede, la legittimità consiste solo in una disposizione disciplinare che non comporta la nullità in caso di trasgressione, altrimenti la clausola invalidante sarebbe stata apposta «espressamente» (can. 10).

La sopravvivenza della valida sacra ordinazione rispetto a qualunque contingenza umana è esemplificata dal can. 293 che prevede la riammissione allo stato clericale per mezzo del rescritto della Sede Apostolica – quindi senza dover ripetere la sacra ordinazione per il carattere indelebile che imprime questo sacramento – oppure dalla sospensione per motivi pastorali del divieto della celebrazione dei sacramenti o dei sacramentali per esempio in pericolo di morte del fedele (can. 1338 §3).

Circa la terza domanda, pare d’intendere che il Lettore voglia sapere se una suora rimanga tale per tutta la vita. Su questo argomento ci sarebbe materia per scrivere almeno l’intero capitolo di un libro. Ci limitiamo a dire che tra il sacramento dell’ordine e la consacrazione religiosa attraverso la professione dei consigli evangelici non esiste neppure un lontano rapporto di analogia. Anche se il candidato all’ordine sacro e il religioso professo di voti perpetui manifestano entrambi l’intenzione di perseverare per tutta la vita, gli effetti giuridici in ordine alla perpetuità del loro stato di vita sono differenti. Il chierico riceve un sacramento che gli imprime il carattere in modo permanente, anche se dovesse decadere dallo stato clericale, conservando inalterata la potestà d’ordine. Il religioso, invece, che ottiene la dispensa dai voti, decade totalmente dalla vita consacrata tornando allo stato secolare.

Ultima precisazione. Se il religioso è anche chierico, con la dispensa dai tre voti decade dallo stato di vita consacrata, ma rimane presbitero o diacono con la facoltà di essere accolto e incardinato in una diocesi ed di esercitare l’ordine sacro divenendo presbitero o diacono diocesano.

È chiaro che una suora, non potendo ricevere l’ordine sacro, sarà sempre e comunque solo una fedele laica e una volta ottenuta la dispensa dai voti resterà solo una persona nubile che potrà tornare a progettare la sua vita ripartendo da questa nuova condizione secolare.

Francesco Romano

toscanaoggi.it

presbitero.uxorato

Domenicano conservatore si scaglia contro associazione sacerdoti e preti sposati

Fr Brian McKevitt, domenicano conservatore e tradizionalista

Il Domenicano P. Brian McKevitt, direttore del quotidiano conservatore ‘Alive’, ha descritto l’associazione dei sacerdoti come “sacerdoti disillusi”. La notizia è stata pubblicata dal quotidiano “Indipendent” e diffusa in Italia dall’Associazione dei Sacerdoti Lavoratori Sposati (http://nuovisacerdoti.altervista.org)

Il leader ACP don Brendan Hoban, ha giudicato quello del tradizionalista conservatore Brian McKevitt  un attacco gratuito e offensivo per l’associazione ACP.

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati ha solidarizzato con l’associazione dei preti irlandesi che conta più di 1000 associati invitandola a continuare a  dibattere la questione del celibato facoltativo per i preti e della reintegrazione dei preti sposati nel ministero, questioni  centrali per il futuro della Chiesa.

 Il problema di un minor numero di sacerdoti e  dei sacerdoti  anziani, fenomeno in crescita nel mondo,  può essere risolto mettendo fine al celibato obbligatorio, ordinando idonei uomini sposati, invitando i sacerdoti che hanno lasciato il ministero attivo per  sposarsi a   tornare al ministero        e   ordinando anche  le donne al diaconato permanente.

Segnalazione web e traduzione a cura dell’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati

http://sacerdotisposati.altervista.org

in caso di pubblicazione citare la fonte e segnalare la pubblicazione all’indirizzo mail sacerdotisposati@alice.it

 

Per la Chiesa chiusa di san Quirico si offrono i sacerdoti sposati per tenerla aperta

Chiesa sempre chiusa e sacerdote assente: la Pro loco attacca

Ma il parroco di San Quirino, che segue tre parrocchie: «A messa non vengono. Si mettano loro a disposizione». Questo il titolo dell”articolo di Enri Lisetto apparso online in http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2014/08/09/news/chiesa-sempre-chiusa-e-sacerdote-assente-la-pro-loco-attacca-1.9734642

Per i sacerdoti lavoratori sposati la riduzione del numero di sacerdoti, accentuatasi nell’ultimo decennio, comporta “sacrifici” in alcune realtà. Ma la soluzione potrebbe essere quella di riaccogliere nel ministero pastorale attivo i sacerdoti sposati con le loro famiglie.
L’associazione rilancia l’appello anche al Vescovo di Concordia-Pordenone  Mons. Giuseppe Pellegrini.

Papa Francesco aveva recentemente affermato «La chiesa è chiusa, la gente che passa davanti non può entrare e il Signore che è dentro non può uscire. E quando quel cristiano che ha in tasca la chiave è un prete, è peggio ancora». E’ ciò che accade a San Foca, lamenta la pro loco, dove le due chiese sono sempre chiuse, eccetto domenica mattina per la messa festiva.

Raccogliendo la segnalazione i sacerdoti sposati si mettono a dsisposizione per garantire l’apertura della chiesa di San Foca, Sedrano e San Quirino.

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Preti sposati: riflessioni che potrebbero esserti utili mentre Papa Francesco sta ripensando alla questione

Gianfranco Monaca (prete sposato)

Ha scritto a Papa Francesco qualche settimana fa, per raccontare la sua esperienza e affidare al Pontefice alcune riflessioni, come un regalo, alla scadenza del 55esimo anniversario della propria ordinazione sacerdotale. Protagonista l’astigiano Gianfranco Monaca, che, dopo essere stato ordinato sacerdote nel 1959, ha chiesto e ottenuto, nel 1970, la dispensa dal celibato. E’, questa, una concessione che esonera chi ne fa richiesta dallo svolgimento delle attività pastorali previste dal Codice di diritto canonico (guidare una parrocchia, presiedere la celebrazione di una messa…), facendo sì che torni allo “stato laico” anche se il sacramento dell’ordinazione presbiterale rimane in eterno. «Caro fratello Francesco – scrive – quando ho ricevuto dal mio vescovo (sette Papi orsono) l’ordinazione presbiterale, tu eri ancora studente: mi permetto dunque questo tono colloquiale che però vuole essere anche espressione di vera fraternità evangelica (…). Ti affido dunque queste mie riflessioni che potrebbero esserti utili mentre stai ripensando alla questione dei “preti sposati”».
Lo abbiamo raggiunto per porgli alcune domande.
Quando ha scritto al Papa?
«Qualche settimana fa. Era la domenica in cui la liturgia romana suggeriva la rilettura della parabola del Seminatore. Un testo evangelico pieno di immagini evocative».

Come ha inviato la lettera?
«Ho chiesto al vescovo di Asti, tramite il vicario generale, di trasmetterla al vescovo di Roma. E’ la via ufficiale, con cui si riconosce formalmente la gerarchia della Chiesa romana. Naturalmente, ciascuno di noi resta libero di fare ciò che vuole della propria corrispondenza, quindi l’ho anche spedita al gruppo di amici con cui parlo abbastanza spesso degli argomenti e dei problemi connessi alla partecipazione alla vita della Chiesa, anche per doverosa informazione».
Perché ha sentito l’esigenza di scrivere a Sua Santità?
«Perché Papa Francesco ha detto che il pastore deve sentire l’odore del gregge, che è un’espressione bellissima che nessun Pontefice aveva usato prima. Ecco, con questa lettera desidero fargli sentire l’odore del gregge, cioè raccontarglli con molta sincerità la mia esperienza e il mio modo di vivere il mio rapporto con il resto del gregge».

Quali incarichi ha svolto nella Diocesi di Asti da sacerdote?
«Ad essere precisi il termine “sacerdote” è stato abbandonato, giustamente, nei documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II, che lo sostituisce con quello tradizionale di “presbitero”. Purtroppo il Concilio è stato poco studiato dalla cultura cattolica, forse per una certa pigrizia mentale o, forse, perché coloro che avrebbero dovuto applicarlo hanno avuto timore di dover cambiare troppe cose».
«Detto questo, dopo la mia ordinazione ho svolto l’attività pastorale in diverse parrocchie (Rocca d’Arazzo, San Pietro, Agliano, Refrancore, Costigliole, Santi Cosma e Damiano). Poi, nell’ambito della Pastorale dei migranti, tra il 1965 e il 1969 sono andato a occuparmi di emigrati italiani in Belgio, precisamente a Seraing, nella diocesi di Liegi. Lì ho potuto verificare la mia attività pastorale con l’aiuto straordinario del canonico François Houtart, grande teologo e sociologo dell’Università di Louvain».

E’ stato successivamente che ha chiesto la dispensa? Quali regole prevede?
«Tornato ad Asti ho introdotto in diocesi la domanda per ottenere la dispensa dal celibato, che è stata regolarmente inoltrata secondo le previste forme canoniche, e mi è stata concessa dopo circa sei mesi, nel 1970. Secondo la procedura, sono stato dispensato anche dagli obblighi connessi con le modalità consuete di esercitare i compiti presbiterali. Era il tempo in cui nella Chiesa si viveva un clima di ricerca molto attiva, grazie allo spirito nuovo che era stato introdotto dal Concilio Vaticano II e dagli studi teologici di tutto il mondo, e questo fu provvidenziale, perché le informazioni circolavano molto liberamente nel popolo cristiano, e anche l’ecumenismo viveva un momento felice».

In seguito alla dispensa qual è stato il suo “inquadramento” nella Chiesa? Quale attività lavorativa ha svolto?
«La mia appartenenza alla Chiesa godette di grande libertà. Ho sempre avuto l’impressione che i miei rapporti con i cristiani e i preti (astigiani e non) sia sempre rimasto sul piano di una reciproca stima e collaborazione. Ho lavorato i vari ambiti – dalla formazione professionale rivolta ai disabili all’animazione culturale, retribuito dagli Enti per i quali di volta in volta svolgevo il mio servizio. Inoltre mi sono occupato di attività editoriali: per esempio, ho scritto alcuni libri sulle principali chiese cittadine (Duomo, Collegiata di San Secondo) e, insieme a mia moglie, ho pubblicato per la casa editrice cattolica Elledici diversi volumi sulla lettura della Bibbia dedicati ai ragazzi, che ho commentato e illustrato».
«Ciò che voglio dire, in sostanza, è che il modo in cui ho svolto la mia attività lavorativa successivamente alla dispensa è stato arricchito da tutta la cultura che avevo elaborato nella realtà teologico-pastorale che avevo praticato fino a quel momento. D’altra parte, molti preti hanno svolto lavori considerati “laicali”, come l’insegnamento nelle scuole statali, o come “preti operai” nelle fabbriche, sempre conservando la qualifica presbiterale».

Come è proseguita la sua vita a livello personale?
«Mi sono sposato con una donna che, svolgendo il suo lavoro di insegnante ed educatrice, ha riscosso la grande stima di allievi e colleghi e mi ha sempre fornito un esempio straordinario di coerenza e di testimonianza. Abbiamo un figlio di cui non possiamo che essere fieri».

Riassumendo, quale il suo pensiero in merito a sacerdozio e celibato?
«Come dico nella lettera, per affrontare questo problema bisogna dare molta importanza alla fiducia nelle persone e nello Spirito Santo, chiedere lo spirito di discernimento prima di essere sicuri di possedere il discernimeto degli spiriti, e accompagnare le esperienze con molto senso di fraternità».
«Ma bisogna anche essere consapevoli che l’attuale organizzazione della Chiesa è ancora sostanzialmente regolata dal Concilio di Trento, e la figura del prete è ancora strutturata secondo la cultura celibataria, per cui si tratta di un cambiamento radicale che suppone una grande umiltà e un grande impegno collettivo. Questo secondo la mia esperienza, ed è per questo che ho voluto metterla a disposizione di tutti, a cominciare dal Papa. Spero che si possa apertamente discutere anche ad Asti questo insieme di problemi ecclesiali, che non sono privi di conseguenze per l’intera società civile».

Elisa Ferrando – lanuovaprovincia.it

3 Agosto 2014 ore 09,45

La prima legge ufficiale riguardante il celibato obbligatorio per i sacerdoti è stata promulgata esplicitamente nel 1139

La prima legge ufficiale riguardante il celibato obbligatorio per i sacerdoti è stata promulgata esplicitamente nel II Concilio Lateranense nel 1139 – implicitamente lo aveva già fatto il I Concilio Lateranense nel 1123 – richiamando alla necessità della continenza sessuale e alla purezza rituale per celebrare l’eucarestia. Siamo dunque di fronte ad una tradizione tardiva, lontana dalle origini del cristianesimo e pertanto dall’intenzione del suo fondatore Gesù di Nazareth.

tratto da informazione.it – comunicati stampa ass. sacerdoti lavoratori sposati

Preti sposati: San Paolo nella Bibbia rivendica il suo diritto a sposarsi così come il resto degli Apostoli

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Nella Prima Lettera ai Corinti, scritta nell’anno 52 dell’era cristiana, Paolo di Tarso va anche oltre e rivendica il suo diritto a sposarsi così come il resto degli Apostoli: «Non abbiamo diritto a farci accompagnare da una sposa cristiana come gli altri fratelli del Signore e di Pietro?» (1Cor 9,4-6). Non esiste, pertanto, un vincolo intrinseco fra il celibato e il ministero sacerdotale.

tratto da comunicato stampa informazione.it

Preti sposati: già alla fine del I secolo vescovi e preti erano in maggioranza sposati

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«Bisogna però che il vescovo sia irreprensibile, non abbia preso moglie che una volta sola, sia sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia dirigere bene la sua casa e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?».

Questo testo… È tratto dalla Prima Lettera a Timoteo – Nuovo Testamento – scritta forse alla fine del I Secolo, epoca in cui vescovi e preti erano in maggioranza sposati. Il celibato non appare come un comando o una condizione necessaria imposta da Gesù di Nazareth alle sue e ai suoi seguaci. Piuttosto era fondamentale la rinuncia ai beni e la condivisione di essi con i poveri. Niente che fosse relativo alla sessualità. E non si esigeva la continenza sessuale né dai dirigenti delle prime comunità, né, successivamente, da vescovi, presbiteri e diaconi. Era un’opzione libera e personale. L’esercizio dei carismi e dei ministeri al servizio della comunità non richiedeva che si conducesse una vita da celibe.

fonte.: Juan José Tamayo Docente presso l’Università Carlos III di Madrid in informazione.it

 

Preti sposati: centomila sacerdoti si sono già sposati

Papa Francesco ha lasciato intendere che i sacerdoti possono essere autorizzati a sposare in un prossimo futuro per contrastare il continuo calo del clero.

Mote  Associazioni di sacerdoti cattolici (ad es.  in  Irlanda) hanno accolto con grande favore la mossa da parte del Pontefice.

Un rapporto nel giornale Independent di  Domenica scorsa  afferma che l’organizzazione che rappresenta i preti cattolici in Irlanda ha chiesto di porre fine alla regola del celibato del Vaticano.

Il portavoce dell’Associazione don Seamus Ahearne ha detto  che le opinioni del Pontefice sono state salutate positivamente dalla maggioranza dei preti irlandesi.

La Federazione europea dei preti cattolici sposati dice che più di 100.000 uomini hanno lasciato il sacerdozio per sposarsi.

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Vaticanista di Panorama infuriato con Papa Francesco su cardinali pedofili e preti sposati…

Ignazio Ingrao vaticanista di Panorama su linee teologiche tradizionaliste scrive sulle parole di Papa Francesco riportate da Scalfari a proposito di cardinali pedofili e preti sposati: Ingrao tira in ballo a sproposito la nomina del vescovo Maniago e la colleggialità dei Vescovi…. (ndr)

Ecco il testo tratto da Panorama:

Pedofilia: Papa Francesco fa infuriare i cardinali

Il passaggio dell’intervista in cui Bergoglio accusa anche i porporati provoca un terremoto in Curia. E il suo portavoce Lombardi interviene per metterlo al riparo dalle critiche

di Ignazio Ingrao

Una precisazione molto dura nei confronti del fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, ormai divenuto amico personale di Papa Francesco. Ventilando addirittura la volontà di manipolare il pensiero del pontefice. Così è intervenuto il direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi  a botta calda, subito dopo la pubblicazione della nuova intervista del Papa al quotidiano la Repubblica. Due i passaggi incriminati: il primo riferito alla presenza di porporati pedofili, quando Bergoglio, secondo quanto riportato da Repubblica afferma: «Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali». Più avanti invece annuncia una soluzione per la questione del celibato dei preti: «Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò».

Secca la smentita di Lombardi: le due affermazioni «non sono attribuibili al Papa». E poi aggiunge: «Nell’articolo pubblicato su Repubblica queste due affermazioni vengono chiaramente attribuite al Papa, ma – curiosamente – le virgolette vengono aperte prima, ma poi non vengono chiuse. Semplicemente mancano le virgolette di chiusura…Dimenticanza o esplicito riconoscimento che si sta facendo una manipolazione per i lettori ingenui?»

L’intervento del portavoce del Papa in realtà si è reso necessario perché le parole di Francesco hanno provocato un terremoto in Curia. Irritati diversi porporati (che sarebbero il «collegio elettorale» di Bergoglio)   per una chiamata in correità sulla pedofilia senza alcun distinguo. Anche se vi sono stati due casi accertati di cardinali colpevoli di abusi sessuali: il cardinale Hans Hermann Groer di Vienna e il porporato scozzese Keith O’Brien. E sorpresa la Curia per un annuncio tutto personale «le soluzioni ci sono e le troverò» sul tema tanto discusso e controverso del celibato dei preti cattolici di rito latino. Non è piaciuto a tutti che il pontefice, che è grande sostenitore della «collegialità episcopale», si sia lanciato ad annunciare che personalmente troverà delle soluzioni a un problema tanto sentito e complesso.

La dura smentita di Lombardi quindi, più che diretta ad attaccare Scalfari, era volta anche a difendere il pontefice dalle critiche. Intanto però colpisce che mentre faceva queste affermazioni, il Papa procedeva a una nomina discussa: monsignor Claudio Maniago, vescovo ausiliare di Firenze, è stato «promosso» vescovo di Castellenate in Puglia. Divenuto vescovo ausiliare di Firenze molto giovane, a soli 44 anni, Maniago è stato allievo prediletto di don Lelio Cantini, il sacerdote fiorentino, morto nel 2012 e riconosciuto responsabile di «delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze», come recita il decreto del tribunale canonico. Maniago è stato accusato da alcune delle vittime di Cantini di non aver agito sollecitamente per l’accertamento della verità quando, già vescovo ausiliare, venne informato delle violenze subite dalle ragazze nella parrocchia che lui stesso aveva frequentato.

fonte Panorama