Sacerdoti e laici chiedono riforme: protesta in Chiesa

Un vento di contestazione soffia sulla Chiesa cattolica in Europa. Dall’Austria al Belgio, si va allargando la schiera di sacerdoti e laici che chiedono a Roma riforme sostanziali, per consentire la sopravvivenza di comunità ormai prive di pastori a causa del calo delle vocazioni e dell’invecchiamento dei preti.
Mentre in Austria l’appello alla disobbedienza continua a raccogliere adesioni, in Belgio alcuni preti e laici fiamminghi hanno sottoscritto un documento, I credenti si fanno sentire, nel quale si chiede che in assenza dei preti i laici possano guidare le parrocchie, distribuire la comunione e predicare, che si pensi seriamente di ammettere al ministero sacerdotale uomini sposati e donne e che i divorziati risposati possano accostarsi alla comunione.
I promotori tengono a sottolineare di non sentirsi contestatori, ma credenti a pieno titolo, che vogliono rivitalizzare le comunità in presenza di un immobilismo romano che non vuole prendere atto della realtà.
La Chiesa belga, sconvolta dallo scandalo degli abusi sessuali, è ormai in stato comatoso. Il quadro delineato dai promotori del manifesto è sconfortante: «Parrocchie senza prete, eucaristia a ore assurde, liturgie senza comunione: ciò non deve accadere». «Che cosa ritarda la necessaria riforma della Chiesa? Noi, credenti fiamminghi, chiediamo ai nostri vescovi di superare lo stallo in cui siamo bloccati. Abbiamo bisogno della parola di Dio!».
Intanto in Austria il parroco di Probstdorf Helmut Sculler, già vicario generale dell’arcidiocesi di Vienna e principale rappresentante della Pfarrer Initiative che nei mesi scorsi ha invitato alla disobbedienza nei confronti di Roma, annuncia una nuova offensiva per i primi mesi del 2012. «Chiediamo anche una discussione tra il popolo della Chiesa e i vescovi, i quali non possono comportarsi come se fossero chiamati solo ad applicare ordini. I nostri vescovi non sfruttano fino in fondo le loro possibilità».
Secondo un sondaggio, l’ottanta per cento dei preti in Austria chiede la fine del celibato obbligatorio. Non perché si pensi che soltanto in questo modo si possa risolvere il problema della mancanza di vocazioni, ma per «portare maggiore esperienza nella vita pastorale» senza nulla togliere a chi vuole scegliere la via celibataria.
La Pfarrer Initiative, che ha ricevuto di recente il premio della Fondazione svizzera Herbert Haag per la libertà nella Chiesa, ha stabilito inoltre un contatto con l’Acp, l’Association of catholic priests fondata a Dublino con lo scopo di sottoporre a verifica la dottrina della Chiesa sulla sessualità, nuovi modi di scegliere i vescovi e la possibilità di conferire l’ordinazione a uomini sposati e a donne. Negli ultimi trent’anni, sostengono i membri dell’Acp, la Chiesa istituzionale in Irlanda si è ritirata in un ghetto per difendere strutture superate.
Di recente le inquietudini della Chiesa austriaca sono emerse anche da una ricerca di due teologi, Paul Zulehner e Petra Steinmair-Poesel, che su incarico della rivista Welt der Frau, Mondo delle donne, hanno dimostrato come larga parte delle donne cattoliche si senta trattata ingiustamente dalla Chiesa. Pur essendo in maggioranza nel lavoro svolto in parrocchie e comunità, difficilmente occupano posti di responsabilità e raramente hanno la possibilità dei decidere. Dalla ricerca risulta poi che dalla Chiesa si stanno allontanando sempre di più le donne istruite.
Aldo Maria Valli – europaquotidiano

Sedicente blog attacca i sacerdoti sposati

Il blog sacerdotisposatioraitalia in un post dal titolo “Le idiozie non hanno mai messo radici stabili” (visibile online DA QUi>>>) riferendosi a un nostro articolo sostiene che ci consideriamo parte integrante della Chiesa mentre per il webmaster (o l’autore anomimo del post che si firma sacerdoti19) siamo fuori dalla Chiesa in tutti i sensi canonici.
Non siamo noi a considerarci dentro la Chiesa ma è la natura ontologica dei sacerdoti sposati con regolare percorso canonico che li inserisce validamente e legittimamente all’interno della comunità cristiana.

Tali sacerdoti anonimi DEL BLOG sacerdotisposatioraitalia  sostengono il matrimonio segreto di Vescovi e preti (brano tratto dal loro blog: “Finché il Papa manterrà l’attuale legge di obbligatorietà del celibato ecclesiastico i Vescovi e i Preti di Rito Latino hanno il diritto divino di sposarsi validamente e lecitamente in segreto: il matrimonio segreto consiste nel consenso matrimoniale reciprocamente espresso dai due contraenti”.).

Il matrimonio segreto fa vivere ai preti e ai vescovi una doppia vita nel ministero illudendo i fedeli affidati alla loro cura pastorale e costringendo le loro donne a una situazione di anonimato in violazione dei diritti civili e religiosi.
Un fatto gravissimo che alimenta la non trasparenza e la vigliaccheria.
Ci invitano alla fine del post a lavorare insieme a loro “per risanare la Chiesa da tutti questi scandali e mali infernali che, sta subendo ingiustamente da un manipolo di pervertiti”

Noi come sacerdoti sposati italiani non accogliamo il loro invito: non ci rappresentano minimamente, anzi dal 2007 hanno gettato fango sulla causa dei  sacerdoti sposati e dei diritti civili e religiosi dei sacerdoti sposati. Lo staff di Milingo di “Married Priests Now” ha usato decine di nostri contatti mail di sacerdoti sposati; ha cercato di fare chiudere il nostro sito web.

La prelatura personale di Milingo ha al suo interno un vescovo da lui ordinato (in passato sacerdote cattolico) per il quale la sua diocesi di origine ha patteggiato un rimborso per abusi sessuali (clicca qui per visualizzare la fonte della notizia in lingua originale inglese tratta dal Washington Post del 30 Aprile 1990, confermata nel comunicato del 2009 – clicca qui per visualizzare il secondo testo del Washington Post in lingua originale inglese).

Diano inizio, Milingo e il suo staff, a risanare la Chiesa, dalla loro struttura.

Milingo è considerato dai media non essere più sacerdote essendo stato ridotto allo stato laicale dal Papa Benedetto XVI (come riportato in un articolo del dicembre 2009). Ecco di seguito il testo di Paola Ganci. 
La lunga storia di Milingo, ex arci-vescovo di Lusaka, famoso per i suoi esorcismi, per l’improvvisa rottura del celibato e il matrimonio celebrato nel 2001 con la coreana Maria Sung, l’adesione al movimento a sostegno dei preti sposati e infine con la scomunica da parte della Santa Sede, arrivata per aver continuato ad ordinare dei vescovi, pur senza il mandato ufficiale della Chiesa,  si conclude oggi con un distacco definitivo e la riduzione allo stato laicale da parte del Papa.
Dopo le ripetute fughe, i suoi vari ritorni e pentimenti, le disobbedienze ai precetti previsti dalla religione cattolica, Milingo oggi è un uomo sposato qualunque che non può più rappresentare la Chiesa. Già nel 2007 gli era stato ritirato il passaporto della Città del Vaticano, che gli consentiva di mantenere lo status di diplomatico della Santa Sede.
Oggi Benedetto XVI ha messo la parola fine a questa complicata vicenda. – per la fonte  della notizia clicca qui).

La redazione
sacerdotisposati@alice.it

E’ l’ora di ritornare al Vangelo e all’annuncio in una nuova dimensione di servizio del sacerdozio… Il celibato è solo una legge ecclesiale

Milingo si è proclamato Patriarca dell’Africa. Copiando per la sua pseudo prelatura quanto fanno le gerarchie delle varie chiese.
I sacerdoti lavoratori sposati hanno pubblicato  dei commenti alla notizia riportando tra l’altro che “non si ha bisogno di titoli onorifici o riconoscimenti ufficiali per vivere cristianamente.
E’ ridicolo lo stemma di Milingo con un cappello quasi cardinalizio che è fuori tempo.
I patriarcati sono incrostazioni temporali che gli uomini di chiesa nei secoli si sono attribuiti per darsi un tono e sentirsi più potenti per avere e mantenere potere! Il Cristianesimo autentico ha portato un messaggio d’amore e di semplicità, di donazione e di servizio, di conversione e di fede in una trascendenza che non sarà mai raggiungibile ed imprigionabile nelle categorie umane.
Prelature o patriarcati personali erigono altri steccati. Non abbiamo bisogno di litigare fra sacerdoti sposati nel nome di Gesù. Ci hanno già pensato i nostri predecessori e ci sono stati morti, roghi, torture, scomuniche, chiese che vanno per la propria strada”.
In Italia è nato un blog sacerdotisposatioraitalia che si è autoreferenziato come rappresentante dei sacerdoti sposati italiani senza considerare il lavoro che da anni svolgiamo per la causa dei sacerdoti sposati attraverso le nostre attività e il nostro sito http://nuovisacerdoti.altervista.org

Ci sembra una forzatura dichiarare la fine delle associazioni dei sacerdoti sposati come ha affermato Milingo recentemente, correggendosi poi qualche giorno fa per fare solo proselitismo. I sacerdoti sposati sono ancora dentro la Chiesa se hanno un regolare percorso canonico con dispensa e regolarizzazione del matrimonio religioso (come affermò tempo fa il vicedirettore dell’Osservatore Romano). Per questi sacerdoti sposati che desiderano rientrare nel ministero attivo sacerdotale è auspicabile la stessa accoglienza riservata ai sacerdoti anglicani sposati accolti come sacerdoti cattolici.
“Married priests now” nasce non come una prelatura ma come un movimento e per questo avevamo partecipato al movimento… nel luglio 2006 dopo aver manifestato pacificamente in Piazza San Pietro per la riforma del sacerdozio in occasione della riunione del Santo Padre con i capi dei dicasteri romani (il nostro fondatore don Giuseppe Serrone era con sua moglie Albana, che ha portato la voce delle donne dei sacerdoti sposati). Dal 2006 il movimento è stato stravolto senza riunire in assemblea prima dei cambiamento i fondatori stessi… stravolgendone la natura e le finalità. Di fatto si sta operando per formare una chiesa parallela alla nostra chiesa e noi non ne condividiamo più la strategia. Ci siamo già dissociati dal 2007 da tale movimento.
Il rinnovamento non va di pari passo con il solo accaparramento dei sacerdoti sposati per evitarne la fuga. Lo staff di Mons. Milingo ha in parte distrutto il nostro lavoro in Italia per i sacerdoti sposati affidandosi a persone che per interessi economici o per privilegiare le loro attività (libri, dischi, ecc.) hanno usato la causa dei sacerdoti sposati.

Mons. Milingo poi attraverso una sfortunata apparizione televisiva a “Chiambretti Show”, per la quale ha ricevuto un lauto compenso di migliaia di euro ha presentato una immagine distorta dei sacerdoti sposati. Il nostro lavoro con i media ci aveva portato a trasmissione come “Matrix” o alla discussione teologica degli aspetti della riforma dei sacerdoti sposati che d. Giuseppe Serrone aveva presentato sulle reti Rai e Mediaset in Italia con echi su tutta la stampa mondiale…

Di fatto la Prelatura “Married Priests Now” ripete una logica in parte di potere e non di servizio… come desiderava Gesù.
Pertanto come associazione dei sacerdoti lavoraori sposati invitiamo a non considerare finite le associazioni dei sacerdoti sposati come afferma Mons. Milingo.

Invitiamo i sacerdoti sposati a non aderire a prelature varie in quanto la riforma del sacerdozio nell’era nuova ha bisogno di essere sempre più collegata alle famiglie.
Come associazione ci rendiamo disponibili ad accogliere i sacerdoti sposati e a mediare per il rientro attivo nel ministero con l’accoglienza delle varie conferenze episcopali nazionali e della conferenza episcopale europea che aveva avviato con noi nel 2006 un dialogo costruttivo in vista dell’invio di un dossier sui sacerdoti sposati a tutti i vescovi diocesani.

Di fatto Mons. Milingo si riferisce a conferenze episcopali nate e che si formeranno in tutto il mondo.

Abbiamo bisogno di un coordinatore sacerdote che raccolga le nuove istanze teologiche del servizio sacerdotale attivo: un sacerdote che da anni sia impegnato per la causa dei sacerdoti sposati e sia stato in contatto con associazioni e chiese di tutto il mondo.

La prelatura “Married Priests Now” ha all’interno anche un vescovo (prima sacerdote cattolico, la cui diocesi ha patteggiato un risarcimento per presunti abusi da lui commessi): il rinnovamento inizia anche dall’avere come referenti persone nuove senza ripetere la logica tristemente famosa dei partitti politici che al loro interno hanno persone coinvolte in scandali e condannate.

E’ l’ora di ritornare al Vangelo e all’annuncio in una nuova dimensione di servizio del sacerdozio… Il celibato è solo una legge ecclesiale e potrà essere presto modificata per quei sacerdoti che hanno un regolare percorso canonico che li ha portati alle dimissioni, alla dispensa dagli obblighi del celibato e alla regolarizzazione del matrimonio.
la segreteria dei sacerdoti lavoratori sposati

contatti:
sacerdotisposati@alice.it
cell. ++ 39 3207505116

Sacerdoti sempre più anziani nelle diocesi: ma nessuna apertura verso le famiglie dei preti sposati

L’incertezza per il futuro, il legame alle cose materiali, il timore della rinuncia e del celibato. È crisi delle vocazioni a Monza, con un decanato fatto di 24 parrocchie e quasi 170mila abitanti. Diminuiscono sacerdoti e religiosi mentre aumenta l’età media, a dimostrazione che i preti in pensione non vengono sostituiti da parroci giovani.

Cinque anni fa i sacerdoti a Monza erano 57 (54 italiani e 3 stranieri), con un’età media di 59 anni, e il più giovane di 28 anni. Frati e diaconi, invece, erano 42, con un’età media di 62 anni (27 anni il più giovane). Mentre le suore nel 2005 hanno raggiunto quota 273: la più giovane di 27 anni fra religiose con un’età media di 69 anni. Si tratta per lo più di italiane ma anche con 9 straniere provenienti da Brasile, Filippine, India e Kenia.

Oggi, però, questi numeri sono calati e la prospettiva è che continuino a scendere ulteriormente nei prossimi anni. Se da una parte i sacerdoti sono rimasti 57, è però aumentata l’età media (passata a 67 anni) come anche l’età del prete più giovane (32 anni). Frati e diaconi sono scesi a 39 con un’età media di 66 anni (31enne il religioso più giovane). Calo maggiore anche nelle vocazioni per le suore: oggi residenti a Monza sono 245, con un’età media di 69 anni (25enne la più giovane). Aumenta, però, in proporzione il numero di religiose straniere (14), arrivate in Italia non più soltanto da Brasile, Filippine, India e Kenia ma anche dalla Birmania.

Insomma, ci sono sempre meno preti in un territorio che fino a poco tempo fa riusciva a donare alla Diocesi uno o più sacerdoti novelli ogni anno. Ora l’ordinazione sacerdotale è diventata quasi un’eccezione. «Ma mi domando se oggi ci sono altre vocazioni – si chiede monsignor Silvano Provasi, arciprete di Monza (nella foto a sinistra) -: ci sono nella politica? Nel volontariato? Nel lavoro? È tutto più uno spot. Il problema è che abbiamo rubato la speranza, le certezze sul futuro e i giovani fanno fatica a decidere».

È un problema legato alla società che è cambiata: «La crisi delle vocazioni è solo uno dei sintomi di questa incertezza». Anche gli oratori non sono più pieni come una volta. E «se c’è peccato o una mancanza da parte nostra – fa mea culpa monsignor Provasi – va ricercata nel non essere riusciti a portare avanti accompagnamenti personali. Personali dentro la comunità cristiana e non individuali».

Senza dimenticare che forse «dovremmo avere delle catechiste che non stressano più di tanto – continua l’arciprete -, devono essere più simpatiche, brillanti, moderne. Creare occasioni di aggregazione e insegnare la vita buona del Vangelo. E poi non bisogna massificare: fra i 15-20 ragazzi che si seguono magari ci sono 3-4 che chiedono di più, che hanno una sensibilità che va maggiormente curata». Certo, spesso «i giovani cercano nella chiesa solo un rifugio temporaneo e non un investimento nella vita. Ecco perché tanti, poi, escono dai seminari». Ecco perché «dobbiamo uscire dalle parrocchie e vivere là dove sono i giovani, nel mondo della scuola, del volontariato, dello sport. E nelle famiglie».

di Marco Galvani – ilgiorno.it

Senza categoria

Sacerdoti sempre più anziani nelle diocesi: ma nessuna apertura verso le famiglie dei preti sposati

L’incertezza per il futuro, il legame alle cose materiali, il timore della rinuncia e del celibato. È crisi delle vocazioni a Monza, con un decanato fatto di 24 parrocchie e quasi 170mila abitanti. Diminuiscono sacerdoti e religiosi mentre aumenta l’età media, a dimostrazione che i preti in pensione non vengono sostituiti da parroci giovani.

Cinque anni fa i sacerdoti a Monza erano 57 (54 italiani e 3 stranieri), con un’età media di 59 anni, e il più giovane di 28 anni. Frati e diaconi, invece, erano 42, con un’età media di 62 anni (27 anni il più giovane). Mentre le suore nel 2005 hanno raggiunto quota 273: la più giovane di 27 anni fra religiose con un’età media di 69 anni. Si tratta per lo più di italiane ma anche con 9 straniere provenienti da Brasile, Filippine, India e Kenia.

Oggi, però, questi numeri sono calati e la prospettiva è che continuino a scendere ulteriormente nei prossimi anni. Se da una parte i sacerdoti sono rimasti 57, è però aumentata l’età media (passata a 67 anni) come anche l’età del prete più giovane (32 anni). Frati e diaconi sono scesi a 39 con un’età media di 66 anni (31enne il religioso più giovane). Calo maggiore anche nelle vocazioni per le suore: oggi residenti a Monza sono 245, con un’età media di 69 anni (25enne la più giovane). Aumenta, però, in proporzione il numero di religiose straniere (14), arrivate in Italia non più soltanto da Brasile, Filippine, India e Kenia ma anche dalla Birmania.

Insomma, ci sono sempre meno preti in un territorio che fino a poco tempo fa riusciva a donare alla Diocesi uno o più sacerdoti novelli ogni anno. Ora l’ordinazione sacerdotale è diventata quasi un’eccezione. «Ma mi domando se oggi ci sono altre vocazioni – si chiede monsignor Silvano Provasi, arciprete di Monza (nella foto a sinistra) -: ci sono nella politica? Nel volontariato? Nel lavoro? È tutto più uno spot. Il problema è che abbiamo rubato la speranza, le certezze sul futuro e i giovani fanno fatica a decidere».

È un problema legato alla società che è cambiata: «La crisi delle vocazioni è solo uno dei sintomi di questa incertezza». Anche gli oratori non sono più pieni come una volta. E «se c’è peccato o una mancanza da parte nostra – fa mea culpa monsignor Provasi – va ricercata nel non essere riusciti a portare avanti accompagnamenti personali. Personali dentro la comunità cristiana e non individuali».

Senza dimenticare che forse «dovremmo avere delle catechiste che non stressano più di tanto – continua l’arciprete -, devono essere più simpatiche, brillanti, moderne. Creare occasioni di aggregazione e insegnare la vita buona del Vangelo. E poi non bisogna massificare: fra i 15-20 ragazzi che si seguono magari ci sono 3-4 che chiedono di più, che hanno una sensibilità che va maggiormente curata». Certo, spesso «i giovani cercano nella chiesa solo un rifugio temporaneo e non un investimento nella vita. Ecco perché tanti, poi, escono dai seminari». Ecco perché «dobbiamo uscire dalle parrocchie e vivere là dove sono i giovani, nel mondo della scuola, del volontariato, dello sport. E nelle famiglie».

di Marco Galvani – ilgiorno.it

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Sacerdoti sempre più anziani nelle diocesi: ma nessuna apertura verso le famiglie dei preti sposati

L’incertezza per il futuro, il legame alle cose materiali, il timore della rinuncia e del celibato. È crisi delle vocazioni a Monza, con un decanato fatto di 24 parrocchie e quasi 170mila abitanti. Diminuiscono sacerdoti e religiosi mentre aumenta l’età media, a dimostrazione che i preti in pensione non vengono sostituiti da parroci giovani.

Cinque anni fa i sacerdoti a Monza erano 57 (54 italiani e 3 stranieri), con un’età media di 59 anni, e il più giovane di 28 anni. Frati e diaconi, invece, erano 42, con un’età media di 62 anni (27 anni il più giovane). Mentre le suore nel 2005 hanno raggiunto quota 273: la più giovane di 27 anni fra religiose con un’età media di 69 anni. Si tratta per lo più di italiane ma anche con 9 straniere provenienti da Brasile, Filippine, India e Kenia.

Oggi, però, questi numeri sono calati e la prospettiva è che continuino a scendere ulteriormente nei prossimi anni. Se da una parte i sacerdoti sono rimasti 57, è però aumentata l’età media (passata a 67 anni) come anche l’età del prete più giovane (32 anni). Frati e diaconi sono scesi a 39 con un’età media di 66 anni (31enne il religioso più giovane). Calo maggiore anche nelle vocazioni per le suore: oggi residenti a Monza sono 245, con un’età media di 69 anni (25enne la più giovane). Aumenta, però, in proporzione il numero di religiose straniere (14), arrivate in Italia non più soltanto da Brasile, Filippine, India e Kenia ma anche dalla Birmania.

Insomma, ci sono sempre meno preti in un territorio che fino a poco tempo fa riusciva a donare alla Diocesi uno o più sacerdoti novelli ogni anno. Ora l’ordinazione sacerdotale è diventata quasi un’eccezione. «Ma mi domando se oggi ci sono altre vocazioni – si chiede monsignor Silvano Provasi, arciprete di Monza (nella foto a sinistra) -: ci sono nella politica? Nel volontariato? Nel lavoro? È tutto più uno spot. Il problema è che abbiamo rubato la speranza, le certezze sul futuro e i giovani fanno fatica a decidere».

È un problema legato alla società che è cambiata: «La crisi delle vocazioni è solo uno dei sintomi di questa incertezza». Anche gli oratori non sono più pieni come una volta. E «se c’è peccato o una mancanza da parte nostra – fa mea culpa monsignor Provasi – va ricercata nel non essere riusciti a portare avanti accompagnamenti personali. Personali dentro la comunità cristiana e non individuali».

Senza dimenticare che forse «dovremmo avere delle catechiste che non stressano più di tanto – continua l’arciprete -, devono essere più simpatiche, brillanti, moderne. Creare occasioni di aggregazione e insegnare la vita buona del Vangelo. E poi non bisogna massificare: fra i 15-20 ragazzi che si seguono magari ci sono 3-4 che chiedono di più, che hanno una sensibilità che va maggiormente curata». Certo, spesso «i giovani cercano nella chiesa solo un rifugio temporaneo e non un investimento nella vita. Ecco perché tanti, poi, escono dai seminari». Ecco perché «dobbiamo uscire dalle parrocchie e vivere là dove sono i giovani, nel mondo della scuola, del volontariato, dello sport. E nelle famiglie».

di Marco Galvani – ilgiorno.it

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In Austria il 71% dei parroci per l'abolizione del celibato sacerdotale

Il mondo cattolico austriaco manda segnali di insofferenza nei confronti di alcune norme e regole presenti nei documenti ufficiali della Chiesa.

Il 72% dei preti austriaci simpatizza con un "appello alla disobbedienza" lanciato nei mesi scorsi da un gruppo di parroci ('Pfarrer-Initiative'). E' quanto emerge da un sondaggio realizzato dall'istituto Gfk-Umfrage e pubblicato dalla televisione pubblica 'Orf'.

Tra le varie proposte contenute nella piattaforma dei parroci "ribelli", l'idea di dare la comunione ai divorziati risposati raccoglie il 76% dei favori dei preti intervistati (una percentuale che sale all'86 se si tratta di "singoli casi"), l'abolizione dell'obbligo del celibato il 71% e il sacerdozio femminile il 55%.

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In Austria il 71% dei parroci per l'abolizione del celibato sacerdotale

Il mondo cattolico austriaco manda segnali di insofferenza nei confronti di alcune norme e regole presenti nei documenti ufficiali della Chiesa.

Il 72% dei preti austriaci simpatizza con un "appello alla disobbedienza" lanciato nei mesi scorsi da un gruppo di parroci ('Pfarrer-Initiative'). E' quanto emerge da un sondaggio realizzato dall'istituto Gfk-Umfrage e pubblicato dalla televisione pubblica 'Orf'.

Tra le varie proposte contenute nella piattaforma dei parroci "ribelli", l'idea di dare la comunione ai divorziati risposati raccoglie il 76% dei favori dei preti intervistati (una percentuale che sale all'86 se si tratta di "singoli casi"), l'abolizione dell'obbligo del celibato il 71% e il sacerdozio femminile il 55%.

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In Austria il 71% dei parroci per l'abolizione del celibato sacerdotale

Il mondo cattolico austriaco manda segnali di insofferenza nei confronti di alcune norme e regole presenti nei documenti ufficiali della Chiesa.

Il 72% dei preti austriaci simpatizza con un "appello alla disobbedienza" lanciato nei mesi scorsi da un gruppo di parroci ('Pfarrer-Initiative'). E' quanto emerge da un sondaggio realizzato dall'istituto Gfk-Umfrage e pubblicato dalla televisione pubblica 'Orf'.

Tra le varie proposte contenute nella piattaforma dei parroci "ribelli", l'idea di dare la comunione ai divorziati risposati raccoglie il 76% dei favori dei preti intervistati (una percentuale che sale all'86 se si tratta di "singoli casi"), l'abolizione dell'obbligo del celibato il 71% e il sacerdozio femminile il 55%.

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Il Papa ai sacerdoti: riscoprite la bellezza del celibato, ma non fa accenni alle famiglie dei sacerdoti sposati

La legge di Dio non chiede di essere seguita con l’obbedienza di un servo, ma con l’ascolto di un figlio. Lo ha affermato Benedetto XVI commentando all’udienza generale di questa mattina in Piazza San Pietro il Salmo 119. Nella sua riflessione, il Papa ha anche invitato i sacerdoti a riscoprire “la bellezza e la forza” del celibato.

Dimentica Ratzinger di citare le migliaia di sacerdoti sposati che invece sviluppando un percorso canonico consentito hanno formato una famiglia.

radiovaticana

a cura della redazione sacerdoti lavoratori sposati

Senza categoria

Il Papa ai sacerdoti: riscoprite la bellezza del celibato, ma non fa accenni alle famiglie dei sacerdoti sposati

La legge di Dio non chiede di essere seguita con l’obbedienza di un servo, ma con l’ascolto di un figlio. Lo ha affermato Benedetto XVI commentando all’udienza generale di questa mattina in Piazza San Pietro il Salmo 119. Nella sua riflessione, il Papa ha anche invitato i sacerdoti a riscoprire “la bellezza e la forza” del celibato.

Dimentica Ratzinger di citare le migliaia di sacerdoti sposati che invece sviluppando un percorso canonico consentito hanno formato una famiglia.

radiovaticana

a cura della redazione sacerdoti lavoratori sposati

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Il Papa ai sacerdoti: riscoprite la bellezza del celibato, ma non fa accenni alle famiglie dei sacerdoti sposati

La legge di Dio non chiede di essere seguita con l’obbedienza di un servo, ma con l’ascolto di un figlio. Lo ha affermato Benedetto XVI commentando all’udienza generale di questa mattina in Piazza San Pietro il Salmo 119. Nella sua riflessione, il Papa ha anche invitato i sacerdoti a riscoprire “la bellezza e la forza” del celibato.

Dimentica Ratzinger di citare le migliaia di sacerdoti sposati che invece sviluppando un percorso canonico consentito hanno formato una famiglia.

radiovaticana

a cura della redazione sacerdoti lavoratori sposati

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Sacerdoti sposati e stipendiati: non bastano più i soldi per gli stipendi dei preti cattolici ex anglicani

Gli abbandoni di sacerdoti anglicani per passare alla Chiesa cattolica non sono solo un problema per l’arcivescvo di Canterbury. Lo sono diventati anche per il nuovo ordinariato cattolico: si tratta infatti di sacerdoti sposati e stipendiati dalla Chiesa. Per pagarli, lo stanziamento iniziale di 250 mila sterline, messo a disposizione dalla Conferenza episcopale cattolica, non basta più e i soldi per gli stipendi dei preti ex anglicani bastano appena per arrivare alla fine dell’anno. La situazione potrebbe diventare insostenibile se a passare alla Chiesa cattolica dovessero essere molti altri preti anglicani dopo il via libera alle donne vescovo. Una crisi finanziaria in vista, insomma, anche dentro la Chiesa. 

Venerdì 4 Novembre 2011

di Ignazio Ingrao – tratto da blog.panorama

Senza categoria

Sacerdoti sposati e stipendiati: non bastano più i soldi per gli stipendi dei preti cattolici ex anglicani

Gli abbandoni di sacerdoti anglicani per passare alla Chiesa cattolica non sono solo un problema per l’arcivescvo di Canterbury. Lo sono diventati anche per il nuovo ordinariato cattolico: si tratta infatti di sacerdoti sposati e stipendiati dalla Chiesa. Per pagarli, lo stanziamento iniziale di 250 mila sterline, messo a disposizione dalla Conferenza episcopale cattolica, non basta più e i soldi per gli stipendi dei preti ex anglicani bastano appena per arrivare alla fine dell’anno. La situazione potrebbe diventare insostenibile se a passare alla Chiesa cattolica dovessero essere molti altri preti anglicani dopo il via libera alle donne vescovo. Una crisi finanziaria in vista, insomma, anche dentro la Chiesa. 

Venerdì 4 Novembre 2011

di Ignazio Ingrao – tratto da blog.panorama

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Sacerdoti sposati e stipendiati: non bastano più i soldi per gli stipendi dei preti cattolici ex anglicani

Gli abbandoni di sacerdoti anglicani per passare alla Chiesa cattolica non sono solo un problema per l’arcivescvo di Canterbury. Lo sono diventati anche per il nuovo ordinariato cattolico: si tratta infatti di sacerdoti sposati e stipendiati dalla Chiesa. Per pagarli, lo stanziamento iniziale di 250 mila sterline, messo a disposizione dalla Conferenza episcopale cattolica, non basta più e i soldi per gli stipendi dei preti ex anglicani bastano appena per arrivare alla fine dell’anno. La situazione potrebbe diventare insostenibile se a passare alla Chiesa cattolica dovessero essere molti altri preti anglicani dopo il via libera alle donne vescovo. Una crisi finanziaria in vista, insomma, anche dentro la Chiesa. 

Venerdì 4 Novembre 2011

di Ignazio Ingrao – tratto da blog.panorama

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Per non dimenticare: «Noi vorremmo una famiglia fondata solo sull'amore e non su leggi restrittive»

dal secoloXIX

E l'associazione dei preti sposati prepara una manifestazione
il caso

nostro servizio
Roma. «Noi vorremmo una famiglia fondata solo sull'amore e non su leggi restrittive». A parlare è Don Giuseppe Serrone, fondatore dell'associazione dei preti sposati. Un'organizzazione creata nel 2003, che conta una ventina di aderenti «ma che ha contatti con centinaia di sacerdoti», come sottolinea Don Serrone.
Il "Don" non è un refuso: Serrone, sposatosi nel febbraio del 2002 con una ragazza albanese (Albana), è ancora un sacerdote per la Chiesa, anche se non può più celebrare messa. «Prima di sposarmi – spiega – ho chiesto e ricevuto da Papa Giovanni Paolo II la dispensa dall'obbligo del celibato. Ottenerla non è semplice: la possono chiedere solo i preti che abbiano compiuto i 40 anni, i quali devono presentare domanda al vescovo della propria diocesi. La procedure è lunga e talvolta umiliante. Io ho dovuto presentare molti testimoni a mio favore e sottopormi ad una visita psichiatrica». Alla fine però Don Serrone ha ottenuto il decreto papale che lo svincolava dall'obbligo del celibato, e che gli consente di essere ancora un sacerdote secondo il diritto canonico. Un sacerdote sposato, che ha stabilito la sede della sua associazione a Chia (Viterbo), dove è stato parroco per dieci anni. «In questo momento io e mia moglie – racconta Serrone – viviamo in canonica e non abbiamo un lavoro. Lei ha forti problemi psicologici, anche perché le fanno pesare la sua condizione di moglie di un prete. Oggi (ieri, ndr) alcuni ragazzi l'hanno molestata su un autobus, fischiandole dietro».
La coppia insomma ha diversi problemi. Ma Don Serrone, a cui il vescovo ha proibito di insegnare religione, parla comunque con tono sereno: «La nostra vita non è facile, per andare avanti ci facciamo aiutare dai miei genitori. La cosa più importante peròè l'amore. L'unico parametro per le coppie riscontrabile nel Vangelo, dove non si trovano tutte le restrizioni volute dalla Chiesa. Io ho fondato l'associazione dei preti sposati proprio per aiutare le persone che si trovano nella mia stessa situazione».
Tante, secondo il sacerdote: «Dal '65 al 2004, stando a dati ufficiosi, in Italia si sono sposati tra i 5.000 e gli 8.000 preti. Altrove il fenomeno ha proporzioni maggiori. Si dice che in America Latina il 70% dei sacerdoti abbia una moglie o una compagna fissa, e spesso anche figli».
Migliaia di persone, che chiedono alla Chiesa di rimuovere l'obbligo del celibato per i preti e di poter creare una famiglia alla luce del sole. Una richiesta che il conservatore Benedetto XVI non è certo disposto ad esaudire. «Purtroppo – ammette Serrone – la posizione della Santa Sede rimane di netta chiusura».
L'8 luglio, in coincidenza con l'arrivo del Papa in Spagna per l'Incontro con le famiglie, l'associazione terrà una manifestazione a Roma in via della Conciliazione, a pochi metri dalla basilica di San Pietro. «Sarà un raduno pacifico – spiega Serrone – in cui ribadiremo le nostre posizioni. Noi siamo favorevoli anche ai Pacs. Quello che conta, lo ripeto, è l'amore, libero dai divieti e dalle ipocrisie. Pensi che molti vescovi offrono denaro alle compagne dei preti perché nascondano la loro gravidanza. Vogliono che allevino da sole i bambini, senza dare scandalo. E questi sono fatti di cui non vorremmo più sentire parlare».
Luca De Carolis

Senza categoria

Per non dimenticare: «Noi vorremmo una famiglia fondata solo sull'amore e non su leggi restrittive»

dal secoloXIX

E l'associazione dei preti sposati prepara una manifestazione
il caso

nostro servizio
Roma. «Noi vorremmo una famiglia fondata solo sull'amore e non su leggi restrittive». A parlare è Don Giuseppe Serrone, fondatore dell'associazione dei preti sposati. Un'organizzazione creata nel 2003, che conta una ventina di aderenti «ma che ha contatti con centinaia di sacerdoti», come sottolinea Don Serrone.
Il "Don" non è un refuso: Serrone, sposatosi nel febbraio del 2002 con una ragazza albanese (Albana), è ancora un sacerdote per la Chiesa, anche se non può più celebrare messa. «Prima di sposarmi – spiega – ho chiesto e ricevuto da Papa Giovanni Paolo II la dispensa dall'obbligo del celibato. Ottenerla non è semplice: la possono chiedere solo i preti che abbiano compiuto i 40 anni, i quali devono presentare domanda al vescovo della propria diocesi. La procedure è lunga e talvolta umiliante. Io ho dovuto presentare molti testimoni a mio favore e sottopormi ad una visita psichiatrica». Alla fine però Don Serrone ha ottenuto il decreto papale che lo svincolava dall'obbligo del celibato, e che gli consente di essere ancora un sacerdote secondo il diritto canonico. Un sacerdote sposato, che ha stabilito la sede della sua associazione a Chia (Viterbo), dove è stato parroco per dieci anni. «In questo momento io e mia moglie – racconta Serrone – viviamo in canonica e non abbiamo un lavoro. Lei ha forti problemi psicologici, anche perché le fanno pesare la sua condizione di moglie di un prete. Oggi (ieri, ndr) alcuni ragazzi l'hanno molestata su un autobus, fischiandole dietro».
La coppia insomma ha diversi problemi. Ma Don Serrone, a cui il vescovo ha proibito di insegnare religione, parla comunque con tono sereno: «La nostra vita non è facile, per andare avanti ci facciamo aiutare dai miei genitori. La cosa più importante peròè l'amore. L'unico parametro per le coppie riscontrabile nel Vangelo, dove non si trovano tutte le restrizioni volute dalla Chiesa. Io ho fondato l'associazione dei preti sposati proprio per aiutare le persone che si trovano nella mia stessa situazione».
Tante, secondo il sacerdote: «Dal '65 al 2004, stando a dati ufficiosi, in Italia si sono sposati tra i 5.000 e gli 8.000 preti. Altrove il fenomeno ha proporzioni maggiori. Si dice che in America Latina il 70% dei sacerdoti abbia una moglie o una compagna fissa, e spesso anche figli».
Migliaia di persone, che chiedono alla Chiesa di rimuovere l'obbligo del celibato per i preti e di poter creare una famiglia alla luce del sole. Una richiesta che il conservatore Benedetto XVI non è certo disposto ad esaudire. «Purtroppo – ammette Serrone – la posizione della Santa Sede rimane di netta chiusura».
L'8 luglio, in coincidenza con l'arrivo del Papa in Spagna per l'Incontro con le famiglie, l'associazione terrà una manifestazione a Roma in via della Conciliazione, a pochi metri dalla basilica di San Pietro. «Sarà un raduno pacifico – spiega Serrone – in cui ribadiremo le nostre posizioni. Noi siamo favorevoli anche ai Pacs. Quello che conta, lo ripeto, è l'amore, libero dai divieti e dalle ipocrisie. Pensi che molti vescovi offrono denaro alle compagne dei preti perché nascondano la loro gravidanza. Vogliono che allevino da sole i bambini, senza dare scandalo. E questi sono fatti di cui non vorremmo più sentire parlare».
Luca De Carolis

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Per non dimenticare: «Noi vorremmo una famiglia fondata solo sull'amore e non su leggi restrittive»

dal secoloXIX

E l'associazione dei preti sposati prepara una manifestazione
il caso

nostro servizio
Roma. «Noi vorremmo una famiglia fondata solo sull'amore e non su leggi restrittive». A parlare è Don Giuseppe Serrone, fondatore dell'associazione dei preti sposati. Un'organizzazione creata nel 2003, che conta una ventina di aderenti «ma che ha contatti con centinaia di sacerdoti», come sottolinea Don Serrone.
Il "Don" non è un refuso: Serrone, sposatosi nel febbraio del 2002 con una ragazza albanese (Albana), è ancora un sacerdote per la Chiesa, anche se non può più celebrare messa. «Prima di sposarmi – spiega – ho chiesto e ricevuto da Papa Giovanni Paolo II la dispensa dall'obbligo del celibato. Ottenerla non è semplice: la possono chiedere solo i preti che abbiano compiuto i 40 anni, i quali devono presentare domanda al vescovo della propria diocesi. La procedure è lunga e talvolta umiliante. Io ho dovuto presentare molti testimoni a mio favore e sottopormi ad una visita psichiatrica». Alla fine però Don Serrone ha ottenuto il decreto papale che lo svincolava dall'obbligo del celibato, e che gli consente di essere ancora un sacerdote secondo il diritto canonico. Un sacerdote sposato, che ha stabilito la sede della sua associazione a Chia (Viterbo), dove è stato parroco per dieci anni. «In questo momento io e mia moglie – racconta Serrone – viviamo in canonica e non abbiamo un lavoro. Lei ha forti problemi psicologici, anche perché le fanno pesare la sua condizione di moglie di un prete. Oggi (ieri, ndr) alcuni ragazzi l'hanno molestata su un autobus, fischiandole dietro».
La coppia insomma ha diversi problemi. Ma Don Serrone, a cui il vescovo ha proibito di insegnare religione, parla comunque con tono sereno: «La nostra vita non è facile, per andare avanti ci facciamo aiutare dai miei genitori. La cosa più importante peròè l'amore. L'unico parametro per le coppie riscontrabile nel Vangelo, dove non si trovano tutte le restrizioni volute dalla Chiesa. Io ho fondato l'associazione dei preti sposati proprio per aiutare le persone che si trovano nella mia stessa situazione».
Tante, secondo il sacerdote: «Dal '65 al 2004, stando a dati ufficiosi, in Italia si sono sposati tra i 5.000 e gli 8.000 preti. Altrove il fenomeno ha proporzioni maggiori. Si dice che in America Latina il 70% dei sacerdoti abbia una moglie o una compagna fissa, e spesso anche figli».
Migliaia di persone, che chiedono alla Chiesa di rimuovere l'obbligo del celibato per i preti e di poter creare una famiglia alla luce del sole. Una richiesta che il conservatore Benedetto XVI non è certo disposto ad esaudire. «Purtroppo – ammette Serrone – la posizione della Santa Sede rimane di netta chiusura».
L'8 luglio, in coincidenza con l'arrivo del Papa in Spagna per l'Incontro con le famiglie, l'associazione terrà una manifestazione a Roma in via della Conciliazione, a pochi metri dalla basilica di San Pietro. «Sarà un raduno pacifico – spiega Serrone – in cui ribadiremo le nostre posizioni. Noi siamo favorevoli anche ai Pacs. Quello che conta, lo ripeto, è l'amore, libero dai divieti e dalle ipocrisie. Pensi che molti vescovi offrono denaro alle compagne dei preti perché nascondano la loro gravidanza. Vogliono che allevino da sole i bambini, senza dare scandalo. E questi sono fatti di cui non vorremmo più sentire parlare».
Luca De Carolis

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No di Roma alla fine del celibato dei preti

Non farà «show» né «turismo religioso», ma cercherà di dare un contributo perché le persone possano «sviluppare di nuovo la capacità di percezione di Dio». Parola di Benedetto XVI, che così, alla televisione tedesca Ard, ha spiegato gli obiettivi del suo imminente viaggio in Germania.
È la ventunesima trasferta del suo episcopato. In realtà nessuno da lui si aspetta spettacoli o turismo, ma qualche parola sulle tante tensioni che affliggono la chiesa sì. Basti pensare alla questione dei divorziati risposati esclusi dall’eucaristia, problema sempre più avvertito, com’è dimostrano anche dalle recenti dichiarazioni del presidente dei vescovi tedeschi, monsignor Robert Zollitsch.
«Si tratta di aiutare persone la cui vita è evoluta in maniera infelice in molte cose», ha detto a Die Zeit l’arcivescovo di Friburgo, precisando che è un problema di misericordia e che lui prova sofferenza sia per la situazione che si è creata sia per la lentezza con cui la chiesa cattolica affronta certe questioni. «I divorziati risposati sono sempre più numerosi nelle assemblee liturgiche e tra i responsabili ecclesiali», scrive il teologo Jean Rigal su Téimognage chrétien, sottolineando che molti preti, in coscienza, non si sentono più autorizzati a dire a questi credenti: «Venite pure a tavola, ma non mangiate».
«Spesso – nota Rigal – il secondo matrimonio garantisce una stabilità e una maturazione che permettono di costruire un nuovo progetto nella fiducia».
Dunque, perché permettere una comunione solo spirituale, aggiungendo così alla sofferenza per il fallimento del primo matrimonio la sofferenza di non potersi sentire accolti come fedeli? In Germania, prima di Zollitsch, altri tre vescovi (Kasper, Lehmann e Saïer) avevano espresso aperture, ma Roma è rimasta ferma alle parole di Giovanni Paolo II, che riteneva i divorziati risposati in una posizione oggettivamente contraddittoria rispetto alla comunione d’amore tra Cristo e la chiesa.
La questione dei divorziati risposati è soltanto una di quelle che faranno da sfondo problematico alla visita di Benedetto XVI in Germania.
Oltre ai casi di pedofilia, c’è il divieto, per i laici, di predicazione e di distribuzione dell’eucaristia là dove manca il prete. E c’è il disagio per la ricucitura tenacemente perseguita dalle gerarchie vaticane nei confronti dei tradizionalisti, mentre il dialogo ecumenico segna il passo.
Un paio di sondaggi degli ultimi giorni dicono che l’ottantasei per cento dei tedeschi ritiene «poco importante» la visita di Ratzinger e che solo il trentasei per cento dei fedeli giudica il viaggio rilevante.
In realtà l’esperienza insegna che i viaggi di Benedetto XVI alla fine hanno molto più successo e suscitano molto più interesse di quanto dicano le previsioni della vigilia. Ma è indubbio che il cielo sopra Berlino per il papa bavarese, alla sua terza visita in terra natale, è tutt’altro che sereno.
Benedetto XVI tuttavia ha deciso: durante le giornate tedesche non entrerà nei problemi della Chiesa locale e non darà risposte dirette a chi chiede riforme in campo dottrinale e disciplinare. Significativo è il tema generale del viaggio: “Là dove c’è Dio nasce il futuro”.
Il papa insomma vuole volare alto. Nemmeno dalla tappa di Erfurt (ex Ddr), da lui fortemente voluta per avere un confronto con i protestanti proprio là dove Lutero incominciò il suo cammino, ci si dovranno aspettare risultati clamorosi. «L’essenziale – ha detto Ratzinger alla Ard – sarà pensare insieme in quel luogo, sentire la Parola di Dio e pregare».
Su alcune questioni scottanti è intervenuto in questi giorni, non a caso, il cardinale Mauro Piacenza (prefetto della congregazione vaticana per il clero, molto stimato da Benedetto XVI) che all’agenzia cattolica Zenit, quasi per interposta persona, ha ribadito con estrema fermezza il no di Roma alla fine del celibato dei preti, all’ordinazione sacerdotale delle donne e a una maggiore collegialità nel governo della chiesa.
«Noi non dobbiamo cercare l’applauso dell’opinione pubblica» ha detto il cardinale lasciando intendere qual è la linea del papa. Affermazioni accolte come un ulteriore schiaffo non solo nella turbolenta chiesa austriaca (dove l’appello alla disobbedienza sottoscritto da oltre trecento preti ha ricevuto ormai l’adesione di centinaia di migliaia di persone e il sentimento antiromano non è mai stato così forte), ma anche in ampi settori della chiesa tedesca, alle prese con una crisi di vocazioni e una fuga di fedeli che ormai nessuno sa più come arginare.
Aldo Maria Valli – europaquotidiano
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No di Roma alla fine del celibato dei preti

Non farà «show» né «turismo religioso», ma cercherà di dare un contributo perché le persone possano «sviluppare di nuovo la capacità di percezione di Dio». Parola di Benedetto XVI, che così, alla televisione tedesca Ard, ha spiegato gli obiettivi del suo imminente viaggio in Germania.
È la ventunesima trasferta del suo episcopato. In realtà nessuno da lui si aspetta spettacoli o turismo, ma qualche parola sulle tante tensioni che affliggono la chiesa sì. Basti pensare alla questione dei divorziati risposati esclusi dall’eucaristia, problema sempre più avvertito, com’è dimostrano anche dalle recenti dichiarazioni del presidente dei vescovi tedeschi, monsignor Robert Zollitsch.
«Si tratta di aiutare persone la cui vita è evoluta in maniera infelice in molte cose», ha detto a Die Zeit l’arcivescovo di Friburgo, precisando che è un problema di misericordia e che lui prova sofferenza sia per la situazione che si è creata sia per la lentezza con cui la chiesa cattolica affronta certe questioni. «I divorziati risposati sono sempre più numerosi nelle assemblee liturgiche e tra i responsabili ecclesiali», scrive il teologo Jean Rigal su Téimognage chrétien, sottolineando che molti preti, in coscienza, non si sentono più autorizzati a dire a questi credenti: «Venite pure a tavola, ma non mangiate».
«Spesso – nota Rigal – il secondo matrimonio garantisce una stabilità e una maturazione che permettono di costruire un nuovo progetto nella fiducia».
Dunque, perché permettere una comunione solo spirituale, aggiungendo così alla sofferenza per il fallimento del primo matrimonio la sofferenza di non potersi sentire accolti come fedeli? In Germania, prima di Zollitsch, altri tre vescovi (Kasper, Lehmann e Saïer) avevano espresso aperture, ma Roma è rimasta ferma alle parole di Giovanni Paolo II, che riteneva i divorziati risposati in una posizione oggettivamente contraddittoria rispetto alla comunione d’amore tra Cristo e la chiesa.
La questione dei divorziati risposati è soltanto una di quelle che faranno da sfondo problematico alla visita di Benedetto XVI in Germania.
Oltre ai casi di pedofilia, c’è il divieto, per i laici, di predicazione e di distribuzione dell’eucaristia là dove manca il prete. E c’è il disagio per la ricucitura tenacemente perseguita dalle gerarchie vaticane nei confronti dei tradizionalisti, mentre il dialogo ecumenico segna il passo.
Un paio di sondaggi degli ultimi giorni dicono che l’ottantasei per cento dei tedeschi ritiene «poco importante» la visita di Ratzinger e che solo il trentasei per cento dei fedeli giudica il viaggio rilevante.
In realtà l’esperienza insegna che i viaggi di Benedetto XVI alla fine hanno molto più successo e suscitano molto più interesse di quanto dicano le previsioni della vigilia. Ma è indubbio che il cielo sopra Berlino per il papa bavarese, alla sua terza visita in terra natale, è tutt’altro che sereno.
Benedetto XVI tuttavia ha deciso: durante le giornate tedesche non entrerà nei problemi della Chiesa locale e non darà risposte dirette a chi chiede riforme in campo dottrinale e disciplinare. Significativo è il tema generale del viaggio: “Là dove c’è Dio nasce il futuro”.
Il papa insomma vuole volare alto. Nemmeno dalla tappa di Erfurt (ex Ddr), da lui fortemente voluta per avere un confronto con i protestanti proprio là dove Lutero incominciò il suo cammino, ci si dovranno aspettare risultati clamorosi. «L’essenziale – ha detto Ratzinger alla Ard – sarà pensare insieme in quel luogo, sentire la Parola di Dio e pregare».
Su alcune questioni scottanti è intervenuto in questi giorni, non a caso, il cardinale Mauro Piacenza (prefetto della congregazione vaticana per il clero, molto stimato da Benedetto XVI) che all’agenzia cattolica Zenit, quasi per interposta persona, ha ribadito con estrema fermezza il no di Roma alla fine del celibato dei preti, all’ordinazione sacerdotale delle donne e a una maggiore collegialità nel governo della chiesa.
«Noi non dobbiamo cercare l’applauso dell’opinione pubblica» ha detto il cardinale lasciando intendere qual è la linea del papa. Affermazioni accolte come un ulteriore schiaffo non solo nella turbolenta chiesa austriaca (dove l’appello alla disobbedienza sottoscritto da oltre trecento preti ha ricevuto ormai l’adesione di centinaia di migliaia di persone e il sentimento antiromano non è mai stato così forte), ma anche in ampi settori della chiesa tedesca, alle prese con una crisi di vocazioni e una fuga di fedeli che ormai nessuno sa più come arginare.
Aldo Maria Valli – europaquotidiano
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Prete deve badare a non "far girare la testa" alle ragazze: i consigli della Congregazione per il clero. E i preti sposati?

Raccomandazioni farisaiche quelle pubblicate dalla congregazione per il clero… Ancora una volta si eludono i veri problemi della riforma teologica della figura sacerdotale e si dedicano spazi a questioni marginali. Di seguito l'articolo tratto da lastampa.it che sostiene: Con le donne il sacerdote deve usare "prudenza" e "fermezza", raccomanda una lettera circolare della Congregazione per il clero, del 2000 intitolata ''Il presbitero, maestro della parola, ministro dei sacramenti e guida della comunità in vista del Terzo millennio cristiano''. Non deve farsi "sequestrare" da quante mostrano di volerne fare il "sostituto" del marito e deve badare a non "far girare la testa", anche involontariamente, alle ragazze che frequentano la chiesa. (ndr)
——————————-

Anche quando ''mangia o riposa'' il sacerdote deve comportarsi con ''sobrietà e temperanza''. La sua casa deve essere ''semplice e povera''. E quando parla, anche degli ''argomenti piu' comuni'', deve usare ''delicatezza''.

Banditi, quindi, atteggiamenti boriosi ed orgogliosi, i pastori devono ricevere i fedeli ''nell'ufficio parrocchiale'' con ''modi accoglienti e amabili. Con le donne il sacerdote deve usare "prudenza" e "fermezza", raccomanda una lettera circolare della Congregazione per il clero, del 2000 intitolata ''Il presbitero, maestro della parola, ministro dei sacramenti e guida della comunità in vista del Terzo millennio cristiano''. Non deve farsi "sequestrare" da quante mostrano di volerne fare il "sostituto" del marito e deve badare a non "far girare la testa", anche involontariamente, alle ragazze che frequentano la chiesa. Tra i difetti da evitare, la vanità, l'occuparsi troppo degli affari mondani, la scarsa attenzione ai riti sacri. Celebrare con le vesti e gli atteggiamenti di tutti i giorni impedisce ai fedeli di comprendere la santita' di certi momenti.

Inoltre il sacerdote "deve vigilare" su quelle parrocchiane che "tendono a sequestrare il prete, con una specie di gelosia". Il prete deve essere capace di presentare il Vangelo ai fedeli in maniera ''decisamente attraente'', con modi amabili e un linguaggio elegante.

Deve vestire sempre decentemente, leggere molti libri, imparare ad usare Internet e soprattutto evitare la tentazione di fare politica, anche se deve mantenere buoni rapporti con le autorità civili. Il Vaticano chiede a tutti i sacerdoti un grande sforzo sul fronte della predicazione, che riveste una ''notevole importanza'' nel rapporto con i fedeli. Per questo i presbiteri devono sfruttare i vantaggi offerti dai mezzi di comunicazione, studiando i segreti di ''apprezzati professionisti della televisione e della radio''. I preti devono 'sfruttare con competenza e spirito apostolico i nuovi pulpiti, che sono i mass media e al tempo stesso devono preparare i loro discorsi pubblici e le omelie con grande ''professionalità'', in modo da realizzare una predicazione ''positiva e stimolante''. Occorre, perciò, utilizzare un linguaggio corretto ed elegante, comprensibile per i contemporanei di tutti i ceti, evitando banalità e qualunquismo.

I sacerdoti devono poi prestare particolare attenzione ai sacramenti, in particolare valorizzando il ruolo dell'eucarestia e della confessione. Soprattutto per la confessione, sempre piu' in crisi presso i fedeli, sono chiamati a dare il buon esempio. Devono essere gli stessi sacerdoti ''i primi a confessarsi regolarmente'' e ad assicurare una presenza periodica fissa in confessionale.

L'abito ecclesiastico, il clergyman, non deve mai essere abbandonato, soprattutto se ''esso serve per annunciare pubblicamente la sua dedizione, senza limiti di tempo e luogo, al servizio di Cristo''. Il sacerdote, poi deve stare attento a non avere in ambito politico un atteggiamento ''contraddittorio'', evitando perciò prese di posizione specifiche in favore di una parte o di un'altra. Il prete poi, che gode spesso di ''notevole prestigio presso i fedeli'' e in alcuni luoghi anche presso le autorita' civili, deve ricordarsi che ''tale prestigio va vissuto umilmente, servendosene correttamente''.

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Prete deve badare a non "far girare la testa" alle ragazze: i consigli della Congregazione per il clero. E i preti sposati?

Raccomandazioni farisaiche quelle pubblicate dalla congregazione per il clero… Ancora una volta si eludono i veri problemi della riforma teologica della figura sacerdotale e si dedicano spazi a questioni marginali. Di seguito l'articolo tratto da lastampa.it che sostiene: Con le donne il sacerdote deve usare "prudenza" e "fermezza", raccomanda una lettera circolare della Congregazione per il clero, del 2000 intitolata ''Il presbitero, maestro della parola, ministro dei sacramenti e guida della comunità in vista del Terzo millennio cristiano''. Non deve farsi "sequestrare" da quante mostrano di volerne fare il "sostituto" del marito e deve badare a non "far girare la testa", anche involontariamente, alle ragazze che frequentano la chiesa. (ndr)
——————————-

Anche quando ''mangia o riposa'' il sacerdote deve comportarsi con ''sobrietà e temperanza''. La sua casa deve essere ''semplice e povera''. E quando parla, anche degli ''argomenti piu' comuni'', deve usare ''delicatezza''.

Banditi, quindi, atteggiamenti boriosi ed orgogliosi, i pastori devono ricevere i fedeli ''nell'ufficio parrocchiale'' con ''modi accoglienti e amabili. Con le donne il sacerdote deve usare "prudenza" e "fermezza", raccomanda una lettera circolare della Congregazione per il clero, del 2000 intitolata ''Il presbitero, maestro della parola, ministro dei sacramenti e guida della comunità in vista del Terzo millennio cristiano''. Non deve farsi "sequestrare" da quante mostrano di volerne fare il "sostituto" del marito e deve badare a non "far girare la testa", anche involontariamente, alle ragazze che frequentano la chiesa. Tra i difetti da evitare, la vanità, l'occuparsi troppo degli affari mondani, la scarsa attenzione ai riti sacri. Celebrare con le vesti e gli atteggiamenti di tutti i giorni impedisce ai fedeli di comprendere la santita' di certi momenti.

Inoltre il sacerdote "deve vigilare" su quelle parrocchiane che "tendono a sequestrare il prete, con una specie di gelosia". Il prete deve essere capace di presentare il Vangelo ai fedeli in maniera ''decisamente attraente'', con modi amabili e un linguaggio elegante.

Deve vestire sempre decentemente, leggere molti libri, imparare ad usare Internet e soprattutto evitare la tentazione di fare politica, anche se deve mantenere buoni rapporti con le autorità civili. Il Vaticano chiede a tutti i sacerdoti un grande sforzo sul fronte della predicazione, che riveste una ''notevole importanza'' nel rapporto con i fedeli. Per questo i presbiteri devono sfruttare i vantaggi offerti dai mezzi di comunicazione, studiando i segreti di ''apprezzati professionisti della televisione e della radio''. I preti devono 'sfruttare con competenza e spirito apostolico i nuovi pulpiti, che sono i mass media e al tempo stesso devono preparare i loro discorsi pubblici e le omelie con grande ''professionalità'', in modo da realizzare una predicazione ''positiva e stimolante''. Occorre, perciò, utilizzare un linguaggio corretto ed elegante, comprensibile per i contemporanei di tutti i ceti, evitando banalità e qualunquismo.

I sacerdoti devono poi prestare particolare attenzione ai sacramenti, in particolare valorizzando il ruolo dell'eucarestia e della confessione. Soprattutto per la confessione, sempre piu' in crisi presso i fedeli, sono chiamati a dare il buon esempio. Devono essere gli stessi sacerdoti ''i primi a confessarsi regolarmente'' e ad assicurare una presenza periodica fissa in confessionale.

L'abito ecclesiastico, il clergyman, non deve mai essere abbandonato, soprattutto se ''esso serve per annunciare pubblicamente la sua dedizione, senza limiti di tempo e luogo, al servizio di Cristo''. Il sacerdote, poi deve stare attento a non avere in ambito politico un atteggiamento ''contraddittorio'', evitando perciò prese di posizione specifiche in favore di una parte o di un'altra. Il prete poi, che gode spesso di ''notevole prestigio presso i fedeli'' e in alcuni luoghi anche presso le autorita' civili, deve ricordarsi che ''tale prestigio va vissuto umilmente, servendosene correttamente''.

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"Donne innamorate di preti: chi le aiuta?"

FRIBORGO/LUGANO – “È un dramma personale. Sia per le donne, sia per i religiosi coinvolti. E non si può continuare a fare finta di nulla”. Il grido di rabbia arriva da Gabriella Loser Friedli, responsabile dell’associazione nazionale Zöfra. La sua missione? Occuparsi delle donne che hanno una relazione con uomini legati al celibato obbligatorio. In parole povere: preti cattolici. I numeri sorprendono un po’: circa 500 casi censiti in tutta la Svizzera, una decina in Ticino. “Questo è un fenomeno più diffuso di quanto si pensi. E il Ticino è uno dei luoghi che più ha bisogno di essere sensibilizzato, perché troviamo molte resistenze”.

Messaggio – Da Friborgo partono segnali di fumo verso il sud delle Alpi. Il mittente è Gabriella Loser Friedli, una donna che per 20 anni ha avuto una relazione clandestina con un prete. E che ha sentito il bisogno di fondare un’associazione che tendesse una mano alle persone che vivono una situazione simile. “Ormai esistiamo da 18 anni, siamo riconosciuti anche dalla Conferenza dei vescovi svizzeri. Purtroppo però non in tutti i cantoni c’è la stessa sensibilità nei confronti di questa problematica. Con le autorità ecclesiastiche ticinesi, ad esempio, facciamo fatica a portare avanti dei progetti”.

Angoscia – Gabriella Loser Friedli ricorre alla sua esperienza personale per spiegare l’angoscia che si vive in determinate circostanze. “Quando ti innamori di un prete da una parte di senti davvero male. Sai che è una cosa proibita, che non si dovrebbe fare. Hai paura di tutto, soprattutto dell’opinione della gente. Se ti scoprono, vieni messo alla gogna. In Svizzera non c’era nessuno che si occupasse di queste persone. Sono fatti che vengono sempre vissuti come scandali. Ma una mica lo fa apposta, sono cose che possono capitare”. E sull’altro fronte le cose non vanno certo meglio. “Anche il prete vive malissimo queste situazioni. È consapevole del fatto che se si confida con la persona sbagliata può accadere il finimondo”.

Cose della vita – Dopo che una donna si rivolge a Zöfra, l’associazione cerca di seguirla in diversi modi. Con consulenze mirate e anche con incontri di coppia. “Sì, perché capita che venga coinvolto anche il prete. Non ci sono ricette per risolvere queste situazioni. A volte il prete arriva ad abbandonare l’abito clericale per unirsi la donna amata. Altre invece la relazione sentimentale si rompe. In altri casi ancora si va avanti con il rapporto clandestino. Dipende davvero dalle circostanze e dalle persone. La nostra funzione è quella di accompagnare i diretti interessati, farli riflettere sulla loro condizione. Vorremmo, però, anche lanciare un messaggio: queste possono essere cose della vita, non vanno vissute in modo scandalistico. Anche i preti sono delle persone in carne e ossa”.  

Fuori dal mondo – La responsabile di Zöfra insiste: “Il problema è anche che un prete ‘innamorato’ oggi come oggi non è così libero di lasciare la sua missione . Perché rischia di non trovare più lavoro, di essere tagliato fuori dalla società. Potrebbe lavorare ancora nel ramo ecclesiastico, ma per legge devono passare diversi anni. Bisogna calcolare che i religiosi più a rischio sono quelli di età superiore ai 50 anni. È lì che la solitudine si fa sentire di più. E oggi per un 50enne è davvero difficile reinserirsi nel mondo del lavoro partendo praticamente da zero. Noi non vogliamo il matrimonio per i preti cattolici. Non è il nostro obiettivo. Chiediamo però che ci siano delle misure accompagnatorie concrete per chi si ritrova in queste situazioni. Chiediamo che i preti ‘innamorati’ non siano abbandonati a sé stessi”. 

tio.ch

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"Donne innamorate di preti: chi le aiuta?"

FRIBORGO/LUGANO – “È un dramma personale. Sia per le donne, sia per i religiosi coinvolti. E non si può continuare a fare finta di nulla”. Il grido di rabbia arriva da Gabriella Loser Friedli, responsabile dell’associazione nazionale Zöfra. La sua missione? Occuparsi delle donne che hanno una relazione con uomini legati al celibato obbligatorio. In parole povere: preti cattolici. I numeri sorprendono un po’: circa 500 casi censiti in tutta la Svizzera, una decina in Ticino. “Questo è un fenomeno più diffuso di quanto si pensi. E il Ticino è uno dei luoghi che più ha bisogno di essere sensibilizzato, perché troviamo molte resistenze”.

Messaggio – Da Friborgo partono segnali di fumo verso il sud delle Alpi. Il mittente è Gabriella Loser Friedli, una donna che per 20 anni ha avuto una relazione clandestina con un prete. E che ha sentito il bisogno di fondare un’associazione che tendesse una mano alle persone che vivono una situazione simile. “Ormai esistiamo da 18 anni, siamo riconosciuti anche dalla Conferenza dei vescovi svizzeri. Purtroppo però non in tutti i cantoni c’è la stessa sensibilità nei confronti di questa problematica. Con le autorità ecclesiastiche ticinesi, ad esempio, facciamo fatica a portare avanti dei progetti”.

Angoscia – Gabriella Loser Friedli ricorre alla sua esperienza personale per spiegare l’angoscia che si vive in determinate circostanze. “Quando ti innamori di un prete da una parte di senti davvero male. Sai che è una cosa proibita, che non si dovrebbe fare. Hai paura di tutto, soprattutto dell’opinione della gente. Se ti scoprono, vieni messo alla gogna. In Svizzera non c’era nessuno che si occupasse di queste persone. Sono fatti che vengono sempre vissuti come scandali. Ma una mica lo fa apposta, sono cose che possono capitare”. E sull’altro fronte le cose non vanno certo meglio. “Anche il prete vive malissimo queste situazioni. È consapevole del fatto che se si confida con la persona sbagliata può accadere il finimondo”.

Cose della vita – Dopo che una donna si rivolge a Zöfra, l’associazione cerca di seguirla in diversi modi. Con consulenze mirate e anche con incontri di coppia. “Sì, perché capita che venga coinvolto anche il prete. Non ci sono ricette per risolvere queste situazioni. A volte il prete arriva ad abbandonare l’abito clericale per unirsi la donna amata. Altre invece la relazione sentimentale si rompe. In altri casi ancora si va avanti con il rapporto clandestino. Dipende davvero dalle circostanze e dalle persone. La nostra funzione è quella di accompagnare i diretti interessati, farli riflettere sulla loro condizione. Vorremmo, però, anche lanciare un messaggio: queste possono essere cose della vita, non vanno vissute in modo scandalistico. Anche i preti sono delle persone in carne e ossa”.  

Fuori dal mondo – La responsabile di Zöfra insiste: “Il problema è anche che un prete ‘innamorato’ oggi come oggi non è così libero di lasciare la sua missione . Perché rischia di non trovare più lavoro, di essere tagliato fuori dalla società. Potrebbe lavorare ancora nel ramo ecclesiastico, ma per legge devono passare diversi anni. Bisogna calcolare che i religiosi più a rischio sono quelli di età superiore ai 50 anni. È lì che la solitudine si fa sentire di più. E oggi per un 50enne è davvero difficile reinserirsi nel mondo del lavoro partendo praticamente da zero. Noi non vogliamo il matrimonio per i preti cattolici. Non è il nostro obiettivo. Chiediamo però che ci siano delle misure accompagnatorie concrete per chi si ritrova in queste situazioni. Chiediamo che i preti ‘innamorati’ non siano abbandonati a sé stessi”. 

tio.ch

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