Preti sposati / Non un potere, non un privilegio mondano, ma un servizio reso a Dio e al Suo popolo

sacerdozio

Si parla di “ministero sacro”, dove “ministero” significa servizio. Ma poi si attribuisce al clero l’autorità, il potere all’interno della Chiesa. Non è una contraddizione?

Comprendere la teologia del sacramento dell’Ordine ci permette di riscoprire il senso del ministero ordinato, e dunque il ruolo del clero – dei preti, dei sacerdoti – nella Chiesa. Nel Nuovo Testamento non troviamo un’articolazione precisa dei ministeri nelle prime comunità cristiane, almeno per come lo intenderemmo oggi.

Vanno certamente ricordati i 12 apostoli e il loro ruolo nella Chiesa nascente, come testimoniato da Atti degli apostoli e indirettamente dalle lettere paoline e “cattoliche” (Pietro, Giacomo , ecc.), o l’utilizzo di determinati termini per indicare persone che svolgevano un servizio nelle comunità, ma che non possiamo sovrapporre precisamente ai ministeri odierni, o la scelta dei sette “ellenisti” incaricati del servizio agli ultimi (At 6).

Abbiamo inoltre in documenti posteriori, come la Traditio apostolica, una testimonianza di come, di pari passo con la crescita delle comunità cristiane, si vennero a delineare i ministeri come li intendiamo oggi.

L’origine di ogni ministero va rintracciata nella diakonìa (servizio), di cui l’icona biblica della lavanda dei piedi è un testimone d’eccezione.Giovanni riporta come Gesù, cingendosi la vita con un asciugamano, iniziò a lavare i piedi dei discepoli, indicando loro di seguire il suo esempio: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri” ( Gv 13,14).

Contemplando quest’immagine possiamo iniziare a comprendere cosa significhidiakonia, e di conseguenza quale sia il senso del ministero ordinato e del ruolo primario che vescovi, presbiteri e diaconi hanno nella Chiesa.

Va però ricordato che tutta la comunità cristiana è sacerdotale (“A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre…”, Ap1,5-6), perché essa partecipa del sacerdozio di Cristo, unico e sommo sacerdote. Per mezzo del battesimo e della confermazione tutti i fedeli sono consacrati per formare un sacerdozio santo, e il sacerdozio ministeriale è al servizio del sacerdozio comune dei fedeli.

Quest’ultima considerazione è sapientemente consegnata alla Chiesa dal Concilio Vaticano II, che nella Costituzione Lumen gentium recita:

“Il sacerdote ministeriale, con la potestà sacra di cui è investito, forma e regge il popolo sacerdotale, compie il sacrificio eucaristico nel ruolo di Cristo e lo offre a Dio a nome di tutto il popolo; i fedeli, in virtù del loro regale sacerdozio, concorrono all’offerta dell’eucaristia, ed esercitano il loro sacerdozio col ricevere i sacramenti, con la preghiera e il ringraziamento, con la testimonianza di una vita santa, con l’abnegazione e la carità operosa”.

Non un potere, non un privilegio mondano, ma un servizio reso a Dio e al Suo popolo.

Polonia, il docufilm sui preti pedofili che fa indignare il Paese

Abusare, e poi nascondere. Una modalità già vista questa dei preti pedofili che ora emerge con forza da un nuovo documentario girato inPolonia.

Il Giornale

Al centro di questo lungometraggio, appunto, i casi di abusi sessualisu minori da parte di sacerdoti cattolici. Il docufilm, che su YouTube ha avuto oltre sette milioni di visualizzazioni, da quando è stato pubblicato sabato scorso ha provocato un’ondata di reazioni indignate.

Intitolato “Tylko nie mòw nikomu” (Ma non dirlo a nessuno) e realizzato dai fratelli Tomasz e Marek Sekielski, il documentario dà voce a diverse vittime di abusi sessuali che coinvolgono il clero e punta il dito contro la pratica di spostare noti pedofili da una parrocchia all’altra.

Le reazioni della Chiesa polacca hanno spaziato tra chi ha chiesto scusa “per gli errori”, come l’arcivescovo e primate di Polonia Wojciech Polak, a chi si è barricato dietro un no comment, come l’arcivescovo di Danzica, Slawoj Glod, il quale ha detto di “non aver visto il documentario”. L’arcivescovo di Cracovia Marek Jedraszewski, invece, ha bollato il film come un modo di “fare politica miserabile, basandosi sulle menzogne”.

Jaroslaw Kaczynski, leader del partito nazionalista al governo Diritto e giustizia, ha annunciato che si preparano modifiche al codice penale per inasprire le pene a chi commette abusi su minori. “Le pene potrebbero arrivano fino a 30 anni di carcere”, ha avvertito Kaczynski, nel pieno della campagna elettorale per le Europee del 26 maggio. Al momento, per gli abusi sessuali su bambini al di sotto di 15 anni, in Polonia sono previste pene fino a 12 anni di carcere.

Vaticano Forse nelle prossime ore un nuovo importante documento di Papa Francesco riguardo la lotta contro gli abusi, la protezione dei minori e su alcune norme urgenti per contrastare e punire i responsabili anche nei casi di occultamento

(a cura Redazione “Il sismografo”)

(LB – RC) In arrivo, forse già domani, un nuovo importante documento voluto e firmato da Papa Francesco sulla lotta e la prevenzione della pedofilia clericale dopo gli ultimi tre pubblicati lo scorso 29 marzo: Lettera Apostolica in forma di «Motu Proprio» del Sommo Pontefice Francesco sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili, laLegge N. CCXCVII sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili dello Stato della Città del Vaticano e le Linee guida per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili per il Vicariato della Città del Vaticano.
Queste nuove norme sono, come i tre testi precedenti, frutto della discussione e delle riflessioni del summit episcopale in Vaticano, attorno a Papa Francesco, di tutti gli Episcopati del mondo.
Tutti questi documenti sono risposte a numerose questioni contenute nei 21 Punti che lo stesso Pontefice sottolineò come parte di una strategia globale e permanente nella lotta contro la pedofilia nella Chiesa nonché nell’ambito della prevenzione e della lotta contro il malcostume e reato dell’occultamento. 

Ecco i 21 Punti diffusi a metà dell’Incontro in Vaticano, dal 21 al 24 febbraio scorso,  73 giorni fa:
1) Elaborare un vademecum pratico nel quale siano specificati i passi da compiere a cura dell’autorità in tutti i momenti-chiave dell’emergenza di un caso.

2)Dotarsi di strutture di ascolto, composte da persone preparate ed esperte, dove si esercita un primo discernimento dei casi delle presunte vittime.
3) Stabilire i criteri per il coinvolgimento diretto del Vescovo o del Superiore Religioso.
4) Attuare procedure condivise per l’esame delle accuse, la protezione delle vittime e il diritto di difesa degli accusati.
5) Informare le autorità civili e le autorità ecclesiastiche superiori nel rispetto delle norme civili e canoniche.
6) Fare una revisione periodica dei protocolli e delle norme per salvaguardare un ambiente protetto per i minori in tutte le strutture pastorali; protocolli e norme basati sui principi della giustizia e della carità e che devono integrarsi perché l’azione della Chiesa anche in questo campo sia conforme alla sua missione.
7) Stabilire protocolli specifici per la gestione delle accuse contro i Vescovi.
8)Accompagnare, proteggere e curare le vittime, offrendo loro tutto il necessario sostegno per una completa guarigione.
9) Incrementare la consapevolezza delle cause e delle conseguenze degli abusi sessuali mediante iniziative di formazione permanente di Vescovi, Superiori religiosi, chierici e operatori pastorali. 10) Preparare percorsi di cura pastorale delle comunità ferite dagli abusi e itinerari penitenziali e di recupero per i colpevoli.
11) Consolidare la collaborazione con tutte le persone di buona volontà e con gli operatori dei mass media per poter riconoscere e discernere i casi veri da quelli falsi, le accuse dalle calunnie, evitando rancori e insinuazioni, dicerie e diffamazioni (si veda il Discorso alla Curia Romana, 21 dicembre 2018).
12) Elevare l’età minima per il matrimonio a sedici anni.
13) Stabilire disposizioni che regolino e facilitino la partecipazione degli esperti laici nelle investigazioni e nei diversi gradi di giudizio dei processi canonici concernenti abuso sessuale e/o di potere.
14) Il Diritto alla difesa: occorre salvaguardare anche il principio di diritto naturale e canonico della presunzione di innocenza fino alla prova della colpevolezza dell’accusato. Perciò bisogna evitare che vengano pubblicati gli elenchi degli accusati, anche da parte delle diocesi, prima dell’indagine previa e della definitiva condanna.
15) Osservare il tradizionale principio della proporzionalità della pena rispetto al delitto commesso. Deliberare che i sacerdoti e i vescovi colpevoli di abuso sessuale su minori abbandonino il ministero pubblico.
16) Introdurre regole riguardanti i seminaristi e i candidati al sacerdozio o alla vita religiosa. Per costoro introdurre programmi di formazione iniziale e permanente per consolidare la loro maturità umana, spirituale e psicosessuale, come pure le loro relazioni interpersonali e i loro comportamenti.
17) Effettuare per i candidati al sacerdozio e alla vita consacrata una valutazione psicologica da parte di esperti qualificati e accreditati.
18) Indicare le norme che regolano il trasferimento di un seminarista o di un aspirante religioso da un seminario a un altro; come pure di un sacerdote o religioso da una diocesi o congregazione ad un’altra.
19) Formulare codici di condotta obbligatori per tutti i chierici, i religiosi, il personale di servizio e i volontari, per delineare limiti appropriati nelle relazioni personali. Specificare i requisiti necessari per il personale e i volontari, e verificare la loro fedina penale.
20) Illustrare tutte le informazioni e i dati sui pericoli dell’abuso e i suoi effetti, su come riconoscere i segni di abuso e su come denunciare i sospetti di abuso sessuale. Tutto ciò deve avvenire in collaborazione con genitori, insegnanti, professionisti e autorità civili.
21) È necessario che si istituisca, laddove non si è ancora fatto, un organismo di facile accesso per le vittime che vogliono denunciare eventuali delitti. Un organismo che goda di autonomia anche rispetto all’Autorità ecclesiastica locale e composto da persone esperte (chierici e laici), che sappiano esprimere l’attenzione della Chiesa verso quanti, in tale campo, si ritengono offesi da atteggiamenti impropri da parte di chierici.

Preti sposati / Contro il clericalismo, ripensare la diversità dei ministeri e delle funzioni

Per il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati fondato nel 2003 da don Serrone, spazio nella Chiesa ai preti sposati per combattere il clericalismo (ndr).

La Croix

(Isabelle de Gaulmynin)  Un convegno alla facoltà teologica di Strasburgo ha permesso di aprire alcune piste per riequilibrare i poteri tra preti e laici.
Il clericalismo, ecco il nemico!”. Mantra dei repubblicani anticlericali della fine del XIX secolo, l’espressione è curiosamente diventata, all’inizio di questo XXI secolo, lo slogan favorito dei cattolici per designare ciò che non funziona nella Chiesa. Ecco quindi l’interesse per il convegno organizzato alla fine di aprile dalla facoltà teologica cattolica di Strasburgo, intitolato opportunamente “La tentazione del clericalismo”, che ha riunito una serie di discipline per definire il clericalismo e cominciare ad offrire un inizio di risposta a questo problema.
Ma che cos’è il clericalismo? I canonisti parlano di uno squilibrio nel rapporto tra il prete e il laico, di una “visione elitaria ed esclusiva” della vocazione del prete, per riprendere l’espressione di papa Francesco, che vede in questo una delle cause della “cultura dell’abuso” che ha incancrenito le strutture ecclesiali. In un’epoca in cui tutte le istituzioni sono oggetto di una grave crisi di fiducia, il rischio sarebbe tuttavia quello di veder nascere tra i cattolici un “anticlericalismo interno” che rimetterebbe in discussione ogni forma di gerarchia, in una sorta di “populismo di Chiesa” che sopprimerebbe i corpi intermedi.
L’intervento di storici come Nicole Lemaître è stato da questo punto di vista rassicurante: ha permesso di constatare che il clericalismo attuale è innanzitutto una costruzione storica, dovuta in gran parte al concilio di Trento. A partire dal XVII secolo, si è operata una “radicalizzazione cattolica” che ha concentrato tutte le funzioni sacre sul prete ordinato, a partire dall’Eucaristia e dalla confessione.
Il primo modo di lottare contro il clericalismo si trova senza dubbio in una migliore conoscenza del diritto canonico, il cui scopo è proprio quello di sanzionare le derive. Come ha notato il canonista Alphonse Borras, “il primo riflesso del vescovo è cercare un avvocato della società civile, dimenticando di rivolgersi verso le proprie autorità giudiziarie”. L’accento messo sulla misericordia ha fatto dimenticare ciò che il diritto canonico può avere di punitivo. Mancano anche luoghi di regolamentazione nelle strutture ecclesiali, che permetterebbero di segnalare le disfunzioni gravi.
Un’altra pista, più teologica, l’apprendimento della libertà spirituale, e il giusto esercizio del loro “potere spirituale” da parte dei preti. Mons. Eric de Moulins-Beaufort, arcivescovo di Reims, ha sviluppato una riflessione sulla figura del “pastore”. “C’è un solo pastore, è Cristo”. Ha fustigato i preti che si prendono loro per pastori. Questo richiede anche la vigilanza delle “pecore”, cioè dei fedeli, che non devono rimanere in un atteggiamento sottomesso o idolatrico.
Ma se la concezione attuale del prete-chierico è in gran parte dovuta alla storia, è senza dubbio possibile ripensarne la definizione. Il canonista Thibault Joubert insiste sull’importanza assunta dalla figura del prete a scapito di quella del vescovo e degli altri ministeri che possono essere esercitati da laici: “Abbiamo avuto una teologia del sacramento dell’ordine concentrata sul sacerdozio. Sussiste oggi una tensione tra due teologie del ministero: la prima concentrata sulla figura sacerdotale del prete, l’altra che parte da una pluralità organica dei ministeri sotto la presidenza del vescovo”. In qualche modo, la concentrazione progressiva sul prete dei compiti un tempo suddivisi in una grande varietà di funzioni sacre è stata deleteria per la diversità dei ruoli nel cattolicesimo. Un difetto di pluralismo che ha alimentato gli abusi di potere che conosciamo.

La Croix, 29 aprile 2019

Chiesa di New York: 120 preti accusati di pedofilia

C’è anche il nome dell’ex cardinale di Washington Theodore McCarrick, che a New York fu prete e vescovo ausiliare, recentemente ‘spretato’ dalla Santa Sede per i suoi abusi omosessuali e su minori, tra quelli dei 120 prelati accusati di pedofilia o pedopornografia pubblicati questo fine settimana in una lista dall’arcidiocesi newyorkese.

La Chiesa di New York – seconda arcidiocesi degli Stati Uniti – ammette così che almeno 120 preti accusati di aver abusato sessualmente di minori o di detenere immagini e file pedopornografici vi hanno lavorato per decenni.

La lista, pubblicata in grande evidenza sul sito dell’arcidiocesi, con acclusa una “lettera pastorale” del cardinale arcivescovo Timothy Dolan, comprende anche vescovi, insegnanti di scuole superiori, un cappellano scout, e appunto quello del noto ex porporato di recente dimesso dallo stato clericale. Dei nomi pubblicati, molti riguardano preti rimossi dal ministero e poi ‘laicizzati’, altri con processo canonico ancora in corso, altri oggi deceduti.

L’elenco fa scalpore perché riguarda una delle maggiori diocesi americane, anche se segue oltre un centinaio di tali divulgazioni da altre diocesi in tutto il Paese, da che la Chiesa accoglie le richieste di trasparenza sugli abusi commessi dal clero. Il card. Dolan afferma di rendersi conto “della vergogna che si è abbattuta sulla nostra Chiesa a causa dell’abuso sessuale di minori”. Chiede perdono “per le mancanze di quei chierici” che hanno tradito la fiducia riposta in loro per proteggere i giovani. “È la mia sincera preghiera che insieme possiamo essere guariti come famiglia di fede”, aggiunge Dolan.

E se gli investigatori e gli avvocati delle vittime riconoscono che la pubblicazione della lista è un passo positivo, altri la considerano ancora incompleta.

La lista non include membri di ordini religiosi che lavorano nelle chiese e nelle scuole dell’arcidiocesi, sebbene alcuni ordini abbiano pubblicato le loro liste di accusati. Né elenca i sacerdoti ordinati altrove e in seguito in servizio a New York.

Il portavoce dell’arcidiocesi, Joseph Zwilling, ha dichiarato che “l’importante è che abbiamo rilasciato tutti i nomi dei preti che hanno un’accusa credibile e motivata contro di loro”, oltre a quelli in attesa di una decisione della Chiesa sulle accuse e quelli recentemente accusati attraverso un processo per risarcimento da parte dell’arcidiocesi. Il relativo programma ha pagato 65 milioni di dollari a oltre 350 persone negli ultimi tre anni.

La lista, infine, comprende sacerdoti ordinati tra il 1908 e il 1988. Molti sono morti e l’arcidiocesi ha detto che nessuno opera più nel ministero sacerdotale. La maggior parte dei presunti abusi si sono verificati negli anni ’70, ’80 e primi anni ’90, ma secondo l’arcidiocesi ci sono state due accuse credibili di abusi sessuali da parte del clero attivo dal 2002, e le autorità sono state allertate su entrambi i casi.

ticinonews.ch

E anche don Marco Pozza difende i preti dalla doppia vita. Le derive di un prete mediatico. E le vittime e la riforma della Chiesa?

Don Marco Pozza

Sul portale sussidiario.net è apparso un articolo di don marco Pozza teologo e parroco del carcere “Due Palazzi” di Padova, Dottore in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana, Vincitore del Premio speciale Biagio Agnes 2016 per il giornalismo, assieme ad altri tre sacerdoti conduce il sabato pomeriggio su Rai1 «Le ragioni della speranza», all’interno del programma A Sua Immagine. Nel 2017, assieme al regista Andrea Salvadore, ha ideato e condotto per Tv2000 Padre nostro, programma televisivo in nove puntate che ha avuto come ospite fisso Papa Francesco.

Un articolo apologetico tra le righe della doppia vita dei preti. Nessun accenno alle vittime o alla riforma della Chiesa. Un’altra deriva di un prete mediatico che rende cattiva testimonianza alla Chiesa di Gesù (ndr).

La storia è stata una storiaccia. Nell’epoca cafona dei social, da storiaccia s’è fatta canovaccio di un film a luci rosse: orge, sesso, tacchi e stivali, collari e perdizione. Una materia impossibile d’arginare, esposta al pubblico ludibrio: tutti ridono dei matti in piazza, purché non siano della loro razza. Aggiungete il fatto che protagonisti sono stati due preti e il disegno è di quelli da fare capottare la testa ai più, da affossare un’intera diocesi: ci sono giorni – e quelli lo sono stati, per davvero – in cui il peccato di un singolo è il peccato di una collettività, di un presbiterio. “Siete tutti uguali, vergognatevi!”: a chi di noi, con veste o senza, in quei giorni ancora vivi non è capitato d’imbattersi in un’occhiataccia, un ghigno, una battuta che ci facesse sentire polvere di fango, rifiuti di una storia millenaria appoggiata sulle nostre spalle? La vergogna: ecco la parolina magica di quelle giornatacce. La gente ci chiedeva la vergogna sul volto – come dar loro torto? – mentre la massa ci metteva alla gogna. Delle due, o l’una o l’altra: la gogna non è la vergogna, sono il bianco e il nero di un avvenimento, una opposta all’altra. Dalla gogna nasce la morte, quella fisica e dell’anima, dalla vergogna rinasce la speranza. La vergogna è di Dio, la gogna è di Satana: il lussurioso più lercio.

In questi giorni don Roberto Cavazzana, il cinquanta per cento di quella schifezza di storia, riceve il perdono del suo vescovo. Per la proprietà transitiva, incassa il perdono della sua diocesi. La gogna non l’ha perdonato, chissà se lo perdonerà: la vergogna – “Ha chiesto da tempo di essere perdonato, di poter continuare a fare il prete” ha scritto il vescovo – lo ha salvato dal baratro di una perdizione ch’era appostata lì, appena fuori dalla sua porta.

Sarebbe stata cosa facile andarsene altrove, reinventarsi una vita, nascondersi alla società: “Troppo grande il peccato per essere perdonato!” gli avrà bisbigliato, nel greto di nottate insonni, quel maledetto di Lussuria. Anche Dio, zigzagando tra le fognature che si erano rotte, non ha taciuto, però: “Quello che hai fatto è una cosa orrenda, se puoi farlo ripara: ma prima di tutto non guardare alla colpa, guarda a me”.

Dice sempre così Dio ai peccatori: a Roberto, al sottoscritto, a Cesare Battisti, anche a Donato Bilancia. Dalle fogne di una storia, non c’è che una strada per risalire, se si vuol risalire: (ri)volgere lo sguardo a Dio, facendolo attraversare gli sguardi pesanti degli uomini. Di quelli che abbiamo scandalizzato, confuso. Perdonare è disumano, nel senso lucente del termine: non cambia il passato – “scandali che in nessun modo possiamo accettare, né giustificare” continua il vescovo –, ma muta la destinazione d’uso del futuro. Di Roberto, di me, di molti se lo vorranno.

Don Roberto ha peccato, come io ho peccato: e allora? Il vero problema, a conti fatti con la calcolatrice del Vangelo, non è il peccato, è la disperazione: la follia di pensare di aver compiuto un peccato così immane da sovrastare la forza della misericordia di Dio. E’ la superbia a fare di un gesto un peccato mortale. Il vescovo, su questo, è stato di un’umanità sincera: “Sono contento di sentirmi costretto” al perdono. Fosse stato per lui, chissà se l’avrebbe perdonato: forse sì, forse no, son calcoli insipidi. E’ stato costretto. Stretto e costretto da Dio che, ricordandogli la sua umanità, gli ha illuminato il cuore dicendogli: “Claudio, una cosa è il peccato, altra cosa è quando il peccato diventa uno stile”. Parole nude, crude, una lama di fioretto: “Come padre accetto la sua domanda di perdono”.

Il futuro di Roberto? Da vertigini: immaginate la forza che uscirà da quelle mani quando, in confessionale, capitalizzerà il suo passato rialzando le storie di peccatori. I Greci, per primi, l’avevano fiutato: ammalati, andavano alla ricerca di medici che avessero sofferto i loro mali per curarsi, “ci capiscono meglio”. La storiaccia (ri)torna a farsi storia. E non ridete, per favore: è “storia sacra” a tutti gli effetti. Quella che non poggia su manufatti di calcestruzzo ma su stecchini di legno. Piace, non piace: questa è tutta un’altra faccenda. A Dio non interessa.

sussidiario.net

Figli di preti ovunque. Ora Vaticano ammetta i preti sposati e renda celibato facoltativo

tio.ch
Il Vaticano ha linee guida su cosa fare quando un prete rompe il voto del celibato e dal rapporto sessuale nascono dei figli. «Posso confermare che queste linee esistono», ha detto il portavoce della Santa Sede Alessandro Gisotti in risposta ad una richiesta del New York Times.

La rivelazione arriva alla vigilia del summit in Vaticano sulla crisi della pedofilia nel clero. «E’ il prossimo scandalo. Ci sono figli dappertutto», ha detto al giornale Vincent Doyle, uno psicoterapeuta irlandese che a 28 anni ha scoperto di essere figlio di un sacerdote e che dopo lo shock iniziale ha creato un gruppo di sostegno per persone nelle sue condizioni.

Le linee guida del “documento interno” del 2017 sintetizzano decenni di procedure con «il principio fondamentale la protezione del bambino», ha detto Gisotti al New York Times. Le direttive prevedono che il padre lasci il sacerdozio e assuma le sue responsabilità di genitore dedicandosi esclusivamente al bambino. Un altro esponente vaticano, il sottosegretario della Congregazione per il Clero mons. Andrea Ripa, ha tuttavia detto al giornale che è impossibile imporre il licenziamento di un prete, considerazione avallata da esperti di diritto canonico.

Per alcuni religiosi e cattolici progressisti, casi come quello di Doyle tornano a sollevare la questione se non sia giunto il tempo di rendere il voto del celibato, codificato dalla Chiesa nel 12esimo secolo ma mai necessariamente rispettato anche ai livelli più alti, «una opzione come in altre chiese cristiane».

Doyle, che prima della scoperta pensava che suo padre fosse in realtà il suo padrino, è uno dei protagonisti della nuova crisi che ha investito la Chiesa. Ora è in viaggio verso Roma in vista del vertice che si aprirà giovedì e si chiuderà domenica: con lui, altri figli di preti, vittime di molestie sessuali di religiosi pedofili e suore aggredite sessualmente da sacerdoti.

Non ci sono stime su quanti siano i figli dei preti. Doyle ha detto al Times che il gruppo di sostegno online Coping International da lui creato conta 50 mila iscritti in 175 Paesi. Lo psicoterapeuta ha detto di aver preso visione delle linee guida vaticane per la prima volta nell’ottobre 2017 quando a mostrargliele sarebbe stato l’arcivescovo Ivan Jurkovic, nunzio Vaticano presso l’Onu a Ginevra: «Siete chiamati i ‘figli degli ordinati’», gli avrebbe detto il nunzio: «Fui scioccato dall’apprendere che avevano un termine per definirci».

Inps Fondo Clero Contributi, invariati gli importi per il 2019

È stato pubblicato lo scorso 24 gennaio il decreto che ogni anno rivaluta l’importo dei contributi dovuti dagli iscritti al Fondo Inps per il clero. Questa volta il decreto non apporta alcun aumento alle tariffe in corso e conferma l’importo annuale finora dovuto -– 1.722,08 euro – che si applica come tariffa definitiva per l’anno 2017 e, in via provvisoria, per gli anni 2018, 2019 e 2020 in attesa di un successivo decreto di adeguamento. La rivalutazione dei contributi nel Fondo Clero non ha alcun aggancio all’andamento del costo della vita. Secondo la normativa del Fondo deve riflettere invece l’aumento medio delle pensioni, pagate dalla gestione speciale, registrato negli ultimi anni. A causa di uno sfasamento tecnico nelle procedure di rilevazione, il decreto sui contributi ha effetto limitato all’anno 2017, anno in cui le pensioni non hanno ricevuto gli aumenti annuali, e che si trascina temporaneamente per gli anni successivi. Sono confermate per il 2019 le rate fisse dovute nella misura di 287,01 euro (o di 143,51 euro in caso di frazionamento mensile) rispettando ciascuna la propria scadenza bimestrale. Gli stessi importi sono validi anche per coloro che proseguono volontariamente l’assicurazione del Fondo Clero. In questa tornata, lo stop agli aumenti esenta i sacerdoti dal pagare integrazioni sui versamenti degli anni 2017 e 2018. Nello stesso tempo evita all’Inps di procedere d’ufficio ad eventuali recuperi per differenze contributive relative agli stessi anni. Situazione immutata anche per gli adempimenti posti a carico dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero, che provvede ai versamenti di legge per conto dei singoli sacerdoti inseriti nel sistema, italiani e stranieri a servizio a tempo pieno di una diocesi italiana. Da alcuni anni anche il Fondo Clero utilizza i bollettini Mav (oppure i pagamenti online con il sistema PagoPa) per il versamento. A breve l’Istituto invierà la fornitura dei Mav per l’intero 2019 e che deve essere utilizzata dagli iscritti al Fondo che versano in proprio. Dal sito dell’Inps è possibile scaricare la copia di un Mav smarrito. I sacerdoti pensionati del Fondo Clero sono esentati da qualsiasi ulteriore contribuzione.

Prete capo della sezione dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede accusato di abusi nel Confessionale ancora in servizio

Un sacerdote cattolico in servizio in Vaticano come funzionario della congregazione dottrinale del Vaticano è rimasto nel suo ruolo dopo essere stato accusato pubblicamente di sollecitare una donna per sesso nel confessionale.

Sebbene la rivendicazione contro p. Hermann Geissler è stata portata avanti due mesi fa, è stato elencato dal Vaticano il 18 gennaio 2019 come partecipante a un incontro internazionale dei rappresentanti della Conferenza episcopale asiatica a Bangkok, come capo della sezione dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Interrogato sul caso contro Geissler, il portavoce vaticano Alessandro Gisotti ha dichiarato a NCR il 21 gennaio 2019 che il sacerdote è “sotto esame da parte dei Superiori della Congregazione per la Dottrina della Fede, che si riservano il diritto di prendere le iniziative appropriate”.

Doris Wagner, una tedesca, ha ricordato di essere stata abusata da Geissler durante la confessione del 2009 in occasione di un evento del 27 novembre a Roma dedicato a dare voce alle donne sopravvissute agli abusi sessuali del clero.

Geissler è membro della comunità religiosa Opus spiritualis Familia , come “l’Opera”. Wagner era membro della stessa comunità fino al 2010.

In una breve intervista all’NCR il 21 gennaio, Wagner ha dichiarato di aver riferito la condotta di Geissler alla congregazione nel 2014 con l’aiuto di un avvocato canonico.

“Ho ricevuto una risposta che affermava che P. Geissler aveva ammesso, e aveva chiesto scusa, e fu ammonito”, ha detto. “E questo era tutto.”

All’evento del 27 novembre, Wagner ha detto che Geissler, che a quel tempo non aveva nominato, le aveva chiesto il suo superiore se potesse diventare suo confessore e poi l’avrebbe proposta durante la confessione un giorno.

“Mi ha detto quanto mi amava, che sapeva che lo amavo e che, anche se non avevamo il diritto di sposarci, c’erano altri modi”, disse allora Wagner.

“Ha cercato di trattenermi e baciarmi, ma sono fuggito dal confessionale”, ha ricordato.

L’abuso nel confessionale è generalmente considerata molto seria dalla Chiesa cattolica, che insegna che la confessione è una sacra opportunità per i fedeli di ottenere il perdono per i peccati e riconciliarsi con Dio.

Il Codice di Diritto Canonico prescrive che un prete dichiarato colpevole di abusi “sia punito, secondo la gravità del delitto, dalla sospensione, dai divieti e dalle privazioni”. Specifica: “Nei casi più gravi deve essere licenziato dallo stato clericale”.

Wagner ha detto di aver visto Geissler continuare nel suo ruolo in Vaticano.

“Per me, stranamente, è una buona cosa che sia ancora lì perché è così simbolico dell’atteggiamento della chiesa nei confronti degli abusatori”, ha detto Wagner. “Qualcuno che ha persino ammesso di aver fatto quello che ha fatto ed è ancora in quella posizione, è così ridicolo, è così incredibile.”

“Naturalmente è doloroso per me guardare, perché sono una delle sue vittime”, ha detto. “Ma non è questo il punto: il punto è che quello che trovo ancora più terrificante … è l’intera situazione, che la chiesa stessa non sta seguendo il diritto canonico quando si tratta di abusi sessuali”.

La notizia è stata pubblicata da Joshua J. McElwee corrispondente NCR Vaticano. In Italia è stata divulgata dal Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati che ne ha curato la traduzione.

Per i preti sposati è una notizia incredibile che mina, se accertata, la credibilità del Vaticano che invece allontana dal servizio pastorale i preti sposati che hanno un regolare percorso di dimissioni, dispensa dagli obblighi del celibato e matrimonio religioso (ndr).

fonte: http://sacerdotisposati.altervista.org

Preti sposati con sessualità normale spesso discriminati e cacciati

“I preti sposati sono ottimi sacerdoti. La Chiesa dovrebbe aver a cuore la loro riammissione al ministero”. I sacerdoti sposati rilanciano in Italia tesi del teologo Eugen Drewermann pubblicate su settimananews

Il vescovo di Hildesheim, Heiner Wilmer, ha fatto recentemente riferimento a Eugen Drewermann nelle sue affermazioni a proposito dello scandalo degli abusi. La sua opera in tre parti Strutture del male è stata, a suo dire, secondo il modo di vedere attuale, profetica quanto il suo libroFunzionari di Dio. Psicogramma di un ideale. Che cosa ne dice lo stesso Drewermann? Katholisch.de glielo ha chiesto – e ha parlato con lui di clericalismo e di crisi della Chiesa.

– Professor Drewermann, il vescovo di Hildesheim Heiner Wilmer l’ha definita recentemente un profeta. Che cosa ne pensa?

Mi sembra un concetto esagerato. Conosco persone che per la verità sono andate incontro alla morte. Non so se io lo farei. Ad ogni modo non mi vedrei come un profeta.

– Nei suoi libri scrive che il clericalismo sarebbe la porta d’accesso all’abuso. Il vescovo Wilmer la pensa allo stesso modo?

I preti dovrebbero essere un ponte tra cielo e terra, invece commettono crimini orrendi. Il discorso autoritario, dall’alto verso il basso, nella Chiesa non funziona più. La santità dello stato clericale è finita. Quando un vescovo prende sul serio queste riflessioni, ciò ha conseguenze di vasta portata. Il vescovo Wilmer non avrà vita facile se le applicherà alle strutture ecclesiali. Alcuni dei suoi confratelli gli stanno già addosso. Ma lui sarà in grado di sopportarlo.

– Lo incoraggia?

Sì, assolutamente. Suppongo che abbia a lungo riflettuto su questo e che non lo abbia detto solo per un capriccio. È un combattente e uomo credibile, ed è ancora giovane. Dovrebbe continuare a dire chiaramente ciò che pensa e ciò che vede. E non dovrebbe lasciarsi dissuadere da altri vescovi o lasciarsi intimidire da loro.

– Che cosa dovrebbe cambiare nella preparazione dei preti per ristabilire la fiducia nei loro confronti?

Alcune cose. I numeri dei preti sono in calo e quindi anche ciò che si pretende da coloro che vengono ordinati. La chiesa richiede al clero continenza sessuale come ideale. Già i protestanti hanno fortemente criticato questo ideale. Solo la Chiesa cattolica ritiene di potersi ancora permettere di tenere sotto controllo pulsioni e inclinazioni. Ogni sensazione di piacere viene dichiarata peccato mortale e deve essere repressa. Come può un prete sviluppare allora una sana sessualità? La fissazione nevrotica che ne deriva viene addirittura definita come una particolare elezione per il presbiterato. La maggior parte dei reati sessuali vengono commessi su ragazzi, questo è sufficientemente allarmante.

– Qual è la sua spiegazione?

Posso spiegarmelo solo così: per i preti e per coloro che vogliono diventarlo i contatti con le donne o con le ragazze sono vietati, ma non lo sono con i ragazzi. Così si mette in moto uno sviluppo sbagliato che può far nascere profondi sensi di colpa. Pochi sono i preti che all’inizio della loro preparazione commetterebbero abusi su bambini. Per lo più un crimine così si sviluppa lentamente e in seguito sfugge a qualsiasi controllo. Le persone che vivono queste pulsioni nevrotiche non possono esserne distolte con dei trasferimenti. Sono dei malati! Se al contrario un prete sviluppa una sessualità normale e prova dei sentimenti per una donna o per un uomo, e lo riconosce, allora viene cacciato. Trovo questo doppiamente strano.

– Ritiene che l’obbligo del celibato dovrebbe essere tolto?

Sì, urgentemente. Conosco uomini meravigliosi che potrebbero essere ottimi curatori d’anime perché sono sposati. La Chiesa dovrebbe aver a cuore questo.

– Che cosa fa lei attualmente?

In questo momento mi occupo di una prospettiva cristiana sul diritto penale: come ci si comporta con persone che si sono rese fortemente colpevoli senza averlo voluto? Questo vale anche per molti preti. Sono loro stessi vittime di una tragedia. Non ci sono autori di reato che non siano diventati essi stessi vittime. Come ci si comporta con loro? Questa è per me una questione importante. Gesù dice: «Non giudicate». Ma se fosse così, perché avremmo bisogno di un diritto penale?

– A questo punto, crede nella resurrezione?

Sono convinto che la morte ci apra la barriera verso l’eternità di Dio e ci farà incontrare in un movimento d’amore.

– Pensa che in cielo potrà riconciliarsi anche con l’arcivescovo Johannes Degenhardt che le ha tolto l’autorizzazione ad insegnare e a predicare e l’ha sospesa a divinis?

Anche i vescovi sono per me solo persone costrette, forzate, limitate. Non vorrei stare neanche un giorno al loro posto. Contro il defunto arcivescovo Degenhardt non ho assolutamente nessun rancore. Non ho mai avuto alcuna difficoltà con lui. È stato messo sotto pressione dall’allora cardinal Joseph Ratzinger e mi ha quindi dovuto condannare. Lo posso capire. Il suo comportamento mi mostra però quanta paura debba aver avuto allora. I miei libri non li ha mai letti, ne sono convinto. È una tragedia, come la paura possa cambiare le persone. A mio avviso ciò è successo anche a Ratzinger. Sicuramente pensava di agire bene. È molto colto, scrive molti libri, ma avrebbe avuto urgente bisogno di reali esperienze con le persone. Il problema è che questo pensiero non si pone mai psicologicamente in discussione. Tutto l’inconscio viene rimosso unilateralmente dalla ragione.

– Che cosa pensa di papa Francesco?

È una persona retta, onesta. Ma quando in una conferenza stampa in aereo una volta ha detto: «Chi sono io per giudicare altri?», ha dovuto poi nel giro di poco tempo far marcia indietro sulla sua affermazione. Gli è stato segnalato chiaramente dalla Congregazione della fede: «Tu non sei una persona qualsiasi, signor Bergoglio, non hai un’opinione privata, tu sei il papa. L’omosessualità è un peccato mortale, questo devi insegnare e null’altro». La sua umanità, la trovo commovente. Spero che la mantenga. Ma anche lui ha urgente bisogno di buoni consiglieri.

– Vorrebbe assumersi questo impegno?

Intendo prima di tutto teologicamente – tutta la teologia sui temi principali dovrebbe cambiare. Cerco di farlo da 40 anni. Da un punto di vista psicoterapeutico, non si può consigliare nessuno che non scelga personalmente di farsi consigliare. E per farlo ci vuole un buon motivo. Per lo più dietro ci sono vere sofferenze o una crisi che diventa molto gravosa a livello personale. Ma qui, in seguito all’abuso da parte del clero, si tratta del tacere, del trasferire, della preclusione di accedere alla giustizia dello Stato. I vescovi locali sono coloro che, agendo in questo modo, hanno permesso la prosecuzione dei comportamenti criminali. Tacere sull’abuso sessuale l’aveva già ordinato papa Giovanni Paolo II. Anche il suo successore ha continuato, per allontanare il danno dalla Chiesa. Non fu un errore di singoli vescovi, era lo stile della Chiesa. Papa Francesco adesso lo ha riconosciuto e si è impegnato ad opporvisi. In questo lo sosterrei.

L’intervista al teologo e psicanalista tedesco Eugen Drewermann (78) è apparsa su katholisch.de il 14 gennaio 2019. La traduzione è del sito web Fine Settimana.

Riammettere i preti sposati per fedeltà al Concilio contro gli abusi dei preti. Presto novità nella Chiesa a partire dalla Germania

I sacerdoti sposati diffondono in Italia l’intervento dei vertici della Chiesa Cattolica tedesca sulla riforma della Chiesa (ndr).

Il cardinale tedesco Reinhard Marx  ha chiesto un cambiamento nella tradizione ecclesiastica di vecchia data mentre la conferenza episcopale tedesca si prepara a un dibattito  per “rivedere” la questione del celibato per i sacerdoti.

Nella sua omelia alla Messa di Capodanno presso la Cattedrale di Nostra Signora a Monaco, Marx ha detto che la chiesa deve “alla luce del fallimento” che circonda la crisi di abuso di sesso del clero, modificare la tradizione in risposta al cambiamento dei tempi moderni.

“Credo che sia giunta l’ora di impegnarci profondamente per aprire la via della Chiesa al rinnovamento e alla riforma”, ha detto Marx, secondo un testo dell’omelia pubblicato sul sito dell’arcidiocesi. “L’evoluzione nella società e le esigenze storiche hanno reso chiari i compiti e l’urgente necessità di rinnovamento”.

Il cardinale, che è presidente della conferenza episcopale tedesca, ha affermato che le attuali misure per affrontare gli abusi sessuali non sono sufficienti senza adattare gli insegnamenti della chiesa.

“Sono certo che il grande impulso di rinnovamento del Concilio Vaticano II non è stato veramente portato avanti e compreso nella sua profondità, dobbiamo continuare a lavorare su questo”, ha detto. “Sono necessari ulteriori adattamenti degli insegnamenti della chiesa.”

Le dichiarazioni del cardinale coincidono con i piani per discutere apertamente la questione del celibato nella riunione del consiglio permanente dei vescovi tedeschi in primavera. I vescovi hanno affermato che il seminario durante l’incontro è una risposta diretta alla crisi degli abusi.

La pressione per porre fine al celibato sacerdotale obbligatorio è aumentata in Germania in seguito al rinnovo dello scandalo sugli abusi sessuali lo scorso anno. La storia e lo scopo del celibato sacerdotale è ora un tema molto dibattuto in Germania, poiché la libertà sessuale è un principio fondamentale della moderna cultura tedesca. Lo scorso novembre, il Comitato centrale laico dei cattolici tedeschi ha votato a larga maggioranza l’abolizione del celibato obbligatorio per i sacerdoti.

“La verità non è definitiva, possiamo riconoscerla più profondamente nel percorso condiviso della chiesa”, ha detto Marx nella sua omelia. Ha detto che prenderà nuove posizioni sulle questioni perché è suo “dovere come prete e vescovo” farlo.

Ha aggiunto che i cattolici devono “lasciarsi alle spalle categorie come sinistra e destra, liberali e conservatrici e concentrarsi sulla via del Vangelo in un momento concreto”.

In conclusione, Marx ha detto che il 2019 sarà pieno di “disordini e opposizioni” all’interno della chiesa a causa di eventuali cambiamenti proposti nella tradizione della chiesa, “ma questo nuovo pensiero è necessario”.

tratto da ncronline.org

traduzione a cura di sacerdotisposati@alice.it

 

Scandalo in India, suore abusate per anni da preti cattolici: “Violentate decine di volte”

L’Associated Press ha raccolto i racconti di numerose suore che hanno denunciato di aver subito violenze da parte di preti cattolici negli ultimi dieci anni. Alcune di loro erano minorenni: “Sono stata abusata 13 volte in due anni. Ne ho parlato con la mia superiore ma alla fine ho lasciato perdere. Ero troppo spaventata”. Nella bufera anche il vescovo di Kerala.

Un vero e proprio scandalo sta travolgendo la Chiesa cattolica in India dopo la pubblicazione da parte dell’Associated Press di una inchiesta esclusiva sulle violenze subite dalle suore ad opera di alcuni sacerdoti e persino di un vescovo, facendo venire alla luce oltre dieci anni di abusi e aggressioni consumatisi nei salotti e nelle stanze dei conventi da un angolo all’altro del Paese asiatico. “Era ubriaco, non sapevo come dirgli di no”, comincia il racconto di una delle vittime, che ora denunciano il fatto che mai nessuno ai piani alti della gerarchia ecclesiastica, nonostante si sapesse cosa stava accadendo, ha fatto qualcosa per proteggerle.

Le suore hanno descritto nei dettagli le violenze subite. Una di loro, una 44enne, ha presentato la scorsa estate una denuncia ufficiale alla polizia nei confronti del vescovo di Kerala che supervisiona il suo ordine, accusandolo di averla violentata ben 13 volte in due anni, dopo che i funzionari della Chiesa, ai quali pure si era rivolta, non le avevano dato alcuna risposta. Poco dopo, un gruppo di sorelle ha dato il via ad una protesta di due settimane per chiedere l’arresto dell’alto prelato. Un’azione, questa, senza precedenti, che ha fatto molto discutere la comunità cattolica indiana, che le ha punite, credendo all’innocenza del sacerdote. “Alcune persone ci accusano di operare contro la Chiesa – hanno rivelato all’AP -, ci accusano di adorare Satana. Ma noi sappiamo di dover difendere la verità”.

È soprattutto Josephine Villoonnickal a raccontare la sua esperienza. Stando a quanto riferito all’agenzia di stampa, avrebbe subito violenze sin dall’adolescenza, dall’inizio degli anni Novanta, poco dopo essere entrata in convento. Aveva 40 anni in meno al suo aggressore. “La prima volta mi chiese se potevamo vederci per parlare della mia vita spirituale – ha ricordato -. Sentivo la puzza di alcol. Gli dissi che non volevo vederlo ma lui insistette. Così forzò la porta della mia stanza e provò a baciarmi. Poi prese il mio corpo toccandomi dove voleva. Per fortuna riuscì a cacciarlo fuori. Ero terrorizzata”. Dopo quell’episodio, ne parlò con la madre superiora che l’aiuto ad evitare incontri con quel sacerdote e scrisse anche una lettera anonima agli alti piani ecclesiastici locali, ma nessuno l’ascoltò. “Alla fine lasciai perdere – ha concluso -. Rischiavo la mia stessa vocazione ed ero troppo spaventata”.

Un’altra sorella di Kerala ha raccontato di quando un prete cercò di baciarle il petto. Era ancora un’adolescente. Anche lei denunciò il fatto alla sua superiore ma alla fine preferì il silenzio. Tra i maggiori accusati da parte delle suore c’è Monsignor Franco Mulakkal, vescovo di Kerala. Come racconta una delle vittime, veniva convocata dall’alto prelato una volta ogni due mesi nel convento di San Francesco dove veniva violentata. L’ultima volta è stata nel 2016. Il prete, che è stato anche arrestato e poi rilasciato su cauzione lo scorso ottobre, ha negato le accuse, definendole “infondate e inventate. Continuate a pregare: Dio farà vincere la verità”.

https://www.fanpage.it/

Invito a rinnovare l’impegno a vivere nel celibato e nella castità: e la crisi dei preti?. Ancora tabù i preti sposati

La frase tradizionalista è del card. Filoni, a sacerdoti, religiosi e religiose delle diocesi di Luanda, Caxito e Viana, nel primo incontro della sua visita pastorale in Angola. Per il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Lavoratori Sposati i vertici vaticani tacciono sui preti sposati che potrebbero essere una grande risorsa per la Chiesa.

Il Prefetto del Dicastero Missionario, card. Filoni,  ha messo in guardia, facendo eco al Santo Padre, da una certa mondanità che colpisce la Chiesa di ogni continente, “questa mondanità non è altro che mediocrità. Dobbiamo superare questa mediocrità”. Il cardinale si è quindi soffermato sulla mediocrità nel campo della castità e della vita pastorale e religiosa, invitando i sacerdoti, i religiosi e le religiose “a rinnovare l’impegno a vivere nel celibato e nella castità”, aiutati dalla preghiera umile e fiduciosa. “Rinunciando al secolarismo e alla mediocrità, attraverso il nostro incontro con Cristo possiamo, di conseguenza, rinnovare la Chiesa e tutte le dinamiche pastorali e missionarie”.

vaticannews

Per i preti sposati causa abusi preti anche il celibato

«Il cardinale arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn,  ha definito il celibato dei preti utile a spiegare in parte gli atti di pedofilia commessi da religiosi cattolici, come noi sosteniamo da molto tempo». È quanto scrive, in una nota, il Movimento Internazionale dei Sacerdoti lavoratori sposati, fondato da don Giuseppe Serrone, scrittore, teologo e giornalista free lance. «In una pubblicazione per la sua diocesi – prosegue la nota -, interrogandosi sulle cause degli abusi, emersi a cascata in Germania e in Austria, il cardinale Schoenborn sostiene che le cause vadano ricercate ‘sia nell’educazione dei preti, sia negli strascichi della rivoluzione sessuale della generazione del 1968, sia nel celibato. Su quest’ultimo punto sollecita un ‘cambiamento di visionè da parte della Chiesa cattolica». Secondo l’Associazione, l’intervento dell’arcivescovo di Vienna, potrebbe essere utile a riaprire il dibattito «sul celibato facoltativo nella Chiesa o almeno ad indurre i vescovi a rivolgere la loro attenzione a quanti di noi sarebbero felici di tornare al ministero attivo, soprattutto per dare una mano in luoghi in cui i cristiani hanno più fame della parola di Dio e dei sacramenti».

Recentemente anche il teologo Vito Mancuso affermava l’«insostenibilità del voto di castità. È il principio di realtà che impone alla Chiesa di vivere il nuovo tempo decretando la rottura».

Su posizioni tradizionaliste invece il gesuita Padre James Martin pubblicato sul sito del settimanale gesuita America (Stati Uniti) il 15 dicembre 2017: “Il celibato sacerdotale non è la causa degli abusi sessuali”.

Preti sposati / Vaticanista Romeo presenta suo libro su celibato preti, ma in Tv su Rai Uno si dimostra impreparato sulla questione

Enzo Romeo “Asinus in cathedra” nella trasmissione televisiva “ItaliaSi!” di Marco Liorni su Rai Uno del 13 Ottobre 2018 ha distorto con affermazioni non teologiche e al di fuori dal diritto canonico la questione preti sposati cercando di mettere in cattiva luce don Giuseppe Serrone, prete sposato con dispensa e matrimonio religioso

Preti Sposati / Giuseppe Serrone e Albana Ruci
Giuseppe Serrone e Albana Ruci nella puntata del 13 Ottobre 2018

Roma,  La presentazione del libro “Lui, Dio e lei” che avverrà oggi a Roma a Borgo Pio alle ore 18 presso il Centro Russia Ecumenica è stata commentata da don Serrone: “La questione è molto importante. Per questo motivo sabato 13 Ottobre ho accettato di partecipare con mia moglie alla trasmissione di Rai Uno ItaliaSi! ospite di Marco Liorni.
Nel corso della puntata Romeo ha messo in dubbio senza nessuna verifica preventiva la mia dispensa dagli obblighi del celibato (concessa da Papa Giovanni Paolo II con lettera della Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti Prot. N. 43/02/S) e il mio matrimonio religioso (lettera della Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti Prot. N. 1011/03/M) del 6 Febbraio del 2002 con Albana Ruci”. Il prete sposato Giuseppe Serrone, da anni impegnato per la riforma della Chiesa e i diritti civili e religiosi ha continuato “Capisco il desiderio di Romeo di pubblicizzare il suo libro in Rai, ma il suo intervento in Tv era pieno di inesattezze e ha suscitato la mia giusta reazione perché cercava di minare ingiustamente il mio intervento di appello ai vertici vaticani per riaccogliere nel ministero i preti sposati che sono una grande ricchezza nella Chiesa”.

Speranza di vita, si aggravano gli effetti sugli assegni dei sacerdoti

Da 68 a 69 anni, così cambierà fra pochi mesi il requisito dell’età per l’assegno di vecchiaia nel Fondo di previdenza del clero. È una novità, che andrà in vigore dal 1° gennaio 2019, che ricade in particolare sui sacerdoti e gli altri ministri di culto che stanno per varcare la soglia del pensionamento. Effetti imprevisti di questo aumento dell’età pensionabile, sia economici sia normativi, condizionano la normale applicazione della previdenza sacerdotale
Causa di questa nuova situazione è la maggiore «speranza di vita», l’indice che registra una migliore qualità della vita dei cittadini italiani, ma che allunga anche il pensionamento di tutti gli assicurati dell’Inps al fine di contenere la spesa pensionistica.
Il calcolo dell’indice della speranza di vita sulle pensioni è registrato dall’Istat (dal 2013 è stato di 3 mesi in più e a seguire 4, 7 e dal prossimo anno 12 mesi) prendendo come base la popolazione con età di 65 anni, cioè il vecchio requisito per la pensione di vecchiaia e per l’assegno sociale. È evidente che se nel Fondo Clero l’età ordinaria è di 68 anni, qualsiasi aumento di speranza di vita è stato già abbondantemente considerato. Applicare la speranza di vita anche su un’età di 68 anni costituisce quindi un abuso, illogico oltre che giuridico. Emergono infatti motivi, ora sempre più evidenti (come la diversa mortalità per gli uomini e per le donne), per contestare in via giurisdizionale la speranza di vita nel Fondo Clero, ovviamente grazie ai ricorsi degli interessati.
Il “differimento”. Il Fondo prevede che se un sacerdote, avendo già maturato il diritto, rinvia oppure ritarda di almeno un anno la domanda di pensione riceve d’ufficio un aumento della rata mensile, calcolato in base ad un’apposita tabella attuariale. Oggi, chi ha maturato, ad esempio, un importo di 100 euro, rinviando la pensione dopo i 68 anni, riscuoterebbe una rata di 121 euro.
Di fatto, il nuovo requisito di 69 anni per l’assegno di vecchiaia nel Fondo spazzerà via, in un solo colpo, l’istituto del differimento, impedendo quindi una corretta applicazione della normativa sacerdotale. E tanto meno gli interessati, già avanti negli anni, avranno la pazienza (e forse l’età) per rinviare la pensione fino ai 70 anni o più, al fine di beneficiare della speciale maggiorazione.
Infine, i 69 anni di età comportano, oltre alla perdita del differimento, un maggiore carico contributivo (l’obbligo cessa solo col pensionamento), la perdita delle rate mensili e della tredicesima maturate tra i 68 e i 69 anni di età, la riduzione delle maggiorazioni su ogni anno versato in più oltre il minimo dei 20.

avvenire

Calenzano, prete che molestò bambina di 10 anni vive vicino a una scuola

Calenzano, prete che molestò bambina di 10 anni vive vicino a una scuola materna. Abitanti: “Devono sbatterlo in carcere”

Don Paolo Glaentzer oggi vive a Fabbriche di Casabasciana, piccola frazione di 146 abitanti a pochi chilometri da Bagni di Lucca, controllato a distanza da una pattuglia di Carabinieri. Ma i cittadini hanno lanciato una petizione, che ha raccolto 56mila firme, per allontanare il prete e chiedere al ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, di mandarlo in carcere

A Fabbriche di Casabasciana tutti conoscono la storia di don Paolo Glaentzer, eppure nessuno sa precisamente dove stia. Ma non è difficile arrivarci: la piccola frazione di 146 abitanti a pochi chilometri da Bagni di Lucca è un insieme di stradine laterali alla statale Brennero che porta alle montagne dell’Abetone (Pistoia) e la villetta dove abita l’ex prete di Calenzano, arrestato a fine luglio per aver molestato una bambina di 10 anni, si trova proprio lungo una di queste. Dall’altra parte della carreggiata, a poche decine di metri di distanza, c’è una scuola dell’infanzia frequentata dai bambini del paese. “Proprio qui, accanto a una scuola, dovevano farlo venire?”, si chiede con la garanzia dell’anonimato un residente del paese. Don Glaentzer da un mese a questa parte è barricato in casa: non risponde ai giornalisti e non può uscire, controllato a distanza da una pattuglia di Carabinieri della stazione di Bagni di Lucca che ogni tanto si affacciano in paese.

Ma questo non basta a tranquillizzare gli abitanti: molti di loro hanno firmato una petizione per allontanarlo da Casabasciana e chiedere al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, di accettare la richiesta della Procura e mandarlo in carcere. “Chi commette questi atti deve scontare la pena prevista dalle legge, senza attenuanti legate all’età o al ruolo che riveste”, si legge nella petizione a cui hanno aderito ben 56mila persone.

Don Glaentzer, ex parroco della chiesa di Sommaia a Calenzano (Firenze), lo scorso 23 luglio era stato trovato seminudo nell’abitacolo della sua macchina, a Calenzano, con una bambina di 10 anni con la maglietta e i pantaloni abbassati. Ai magistrati della Procura di Prato che lo avevano accusato di violenza sessuale aggravata aveva confessato: “È successo altre volte – aveva detto alla pm Laura Canovai – ma era sempre stata lei a prendere l’iniziativa”. Poi alCorriere Fiorentino aveva detto che non pensava che la bambina avesse 10 anni: “gliene davo 15”. Durante l’interrogatorio con i magistrati il parroco aveva anche dichiarato di conoscere molto bene la famiglia della bambina e di aver donato ai genitori circa 7mila euro “per le difficoltà economiche e quelle di salute in cui versava il padre”.

La Procura per il parroco reo confesso aveva chiesto il carcere per la gravità dell’episodio ma il gip del Tribunale di Prato aveva concesso solo i domiciliari perché, nonostante ci sia il pericolo di reiterazione del reato, l’uomo è anziano e dopo aver confessato non potrà inquinare le prove né scappare. La curia di Firenze, di cui peraltro l’uomo non faceva parte, aveva preso subito provvedimenti: l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, si era detto “colpito e addolorato” per la vicenda e aveva subito sospeso Don Glaentzer dall’esercizio del ministero pastorale. Dopo la decisione del giudice Francesco Pallino, sulla piattaformaChange.org è partita una petizione per allontanare l’ex prete dal piccolo paese che fino a oggi ha raccolto ben 56mila firme: “Non possiamo permettere che un cittadino, avvantaggiato dal ruolo che riveste, possa abusare di una bambina ed evitare di essere punito come previsto dalla legge!”, si legge nella raccolta firme indirizzata al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. A lanciare la petizione è stato Massimiliano Vintaloro, residente a Prato (a pochi chilometri da Calenzano), che punta il dito contro la magistratura: “È stato un episodio molto grave e per un reato di questo tipo si deve andare in carcere – dice a Ilfattoquotidiano.it – A una persona comune sarebbe andata diversamente, mentre don Glaentzer, in quanto prete, ha goduto di favori che tutti noi non abbiamo. La mia petizione è stata un piccolo gesto per smuovere le coscienze, anche se credo che non farà cambiare idea al giudice”. Intanto l’ex prete rimane lì, nella sua casa di Casabasciana, a pochi metri dalla scuola materna.

ilfattoquotidiano

Lugano grattacapi per il Vescovo: un sollievo potrebbe arrivare dai preti sposati

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Lavoratori sposati pronto ad incontrare il Vescovo don Valerio Lazzeri, vescovo di Lugano. “Offriamo la nostra collaborazione per gestire le parrocchie in difficoltà per la mancanza di preti ed offrire la collaborazione ai preti celibi”.

Il sacerdote indesiderato di Arbedo? Rappresenta solo uno dei tanti casi su cui don Valerio Lazzeri si deve chinare. Ecco le vicende più spinose che danno filo da torcere alla Curia

di seguito l’articolo di tio,ch

 

LUGANO – Non bastava la chiusura del Giornale del Popolo. A turbare il sonno di don Valerio Lazzeri, vescovo di Lugano, c’è anche una Diocesi in subbuglio. Il sacerdote indesiderato di Arbedo, balzato di recente agli onori delle cronache, rappresenta solo uno dei tanti casi che stanno dando filo da torcere alla Curia. Il vescovo, interpellato da Tio/ 20 Minuti, ha optato per la via del silenzio. Comprensibile vista la delicatezza di alcune vicende.

Il prete che non piace – Ad Arbedo, don Adam Kowalik è stato letteralmente “detronizzato” dalla comunità. In due anni di attività, il sacerdote polacco non è riuscito a farsi amare. In quella parrocchia aveva regnato, per ben 53 anni, don Italo Meroni. Don Adam, con le sue iniziative che stridevano con la routine a cui la parrocchia era abituata, non è mai piaciuto. Sotto accusa anche i suoi modi di fare. In vacanza all’estero, il prete non rientrerà in parrocchia.

Via di corsa – È una vicenda che ricorda quanto accaduto qualche mese fa a Gordola con don Daniele Lo Prinzi. Anche in quella circostanza, sono state le lamentele di alcuni parrocchiani dovute a presunti problemi caratteriali del sacerdote, a fare scattare il “licenziamento”. Don Daniele, a maggio, ha lasciato Gordola da una settimana all’altra.

Voci di corridoio – Maniere piuttosto brusche, negli ultimi mesi, sono state segnalate anche in merito a un altro parroco del Locarnese. Eccessivamente burbero viene definito pure il parroco di Taverne-Torricella. Mentre ad Agno si sussurra di tensioni tra il sacerdote in carica e alcuni fedeli.

Chi dice basta – E c’è anche chi dice basta di propria spontanea volontà. Clamorosa la recente decisione di don Roberto Roffi, amato parroco di Ravecchia. Dopo un anno sabbatico, don Roberto ha scelto di smettere. E di optare per altre vie professionali. Più o meno lo stesso percorso lo ha fatto don Osvaldo Gaggetta (ex Camorino e Sant’Antonino). Un periodo di pausa. E poi lo stop.

Il frate ambiguo – A creare maggiore imbarazzo sono i casi in cui il religioso sarebbe coinvolto in atteggiamenti ambigui. In queste circostanze l’anonimato è d’obbligo. Da anni un noto frate ticinese condurrebbe una vita parallela fatta di incontri sessuali con altri uomini, anche sposati. L’uomo, che non dipende direttamente dalla Curia ma che esercita comunque le funzioni di sacerdote, sarebbe una specie di sorvegliato speciale.

Chi abbandona il cantone – Sono circa 150 i sacerdoti attivi nella Diocesi ticinese. Per un totale di circa 250 parrocchie da coprire. A breve la Curia registrerà una nuova perdita. Quella di don Luciano Porri, parroco di Ponte Tresa. Si trasferirà in una parrocchia d’oltre Gottardo. La motivazione? In Ticino il sacerdote di origini argentine, pur avendo un dottorato ed esperienza anche a livello giuridico, sarebbe stato ingiustamente poco valorizzato. Nel frattempo, era stato designato un sostituto per don Porri. Il parroco in questione, tanto per restare in tema di pasticci burocratici, è però stato richiamato in Polonia, dal vescovo della sua diocesi di origine.

Abusi su minori, il vescovo pubblica i nomi dei preti accusati

Il vescovo Ronald Gainer della diocesi cattolica di Harrisburg (Pennsylvania) ha fattopubblicare i nomi di 71 sacerdoti che nei vari anni sono stati accusati di abusi sessuali su minori.

Tra i 71 accusati di abusi, una parte è relativa a chierici già deceduti, alcuni sono stati accusati solo dopo la loro morte. Gainer ha spiegato la sua scelta di pubblicizzare i nomi attraverso una lunga dichiarazione pubblicata sul sito diocesano.

Dopo la conclusione dell’inchiesta del Grand Jury e il via libera della Corte Suprema della Pennsylvania alla pubblicazione della copia del rapporto del Grand Jury, la diocesi di Harrisburg ha potuto pubblicare (dopo uno stop di due anni) la lista dei sacerdoti e dei seminaristi che negli anni sono stati accusati di abusi sessuali su minori perché le informazioni rilasciate sono “il risultato di una grande mole di lavoro da parte di consulenti esterni e investigatori professionisti”.

Dopo essersi scusato per conto della Chiesa diocesana di Harrisburg, il vescovo ha espresso il suo profondo dolore ai sopravvissuti degli abusi sessuali e ha chiesto di “lavorare per continuare e migliorare i cambiamenti positivi che abbiamo fatto per garantire che questi tipi di atrocità non si ripetano mai”.

Ronald Gainer, che è stato nominato undicesimo vescovo di Harrisburg da Papa Francesco il 24 gennaio 2014, nel corso del suo mandato ha adottato una politica di tolleranza zero nei confronti degli abusi sessuali su minori.

Il pugno di ferro del vescovo contro tali crimini è dimostrato anche da un’ulteriore decisione, anch’essa resa nota sul sito diocesano. Monsignor Gainer ha ordinato il divieto di nominare i coinvolti negli scandali e ha chiesto di rimuovere da edifici, sale e stanze diocesane i loro nomi qualora risultino inseriti nella lista di chi è accusato di abusi su minori.

Il vescovo Gainer ha quindi reso retroattiva la politica di denominazione degli edifici. Secondo il nuovo modo d’operare, il nome di ogni vescovo dal 1947 ad oggi sarà rimosso da qualsiasi edificio, struttura, stanza o altra posizione d’onore nella diocesi come replica alle risposte inadeguate date dalla Diocesi negli anni alle accuse di abusi sessuali su minori. Così chiunque sia stato accusato di cattiva condotta sessuale e compare nella lista, verrà rimosso da qualsiasi posizione d’onore in tutta la Diocesi.

Inoltre, la diocesi di Harrisburg, che comprende 15 contee della Pennsylvania centro-meridionale (Adams, Columbia, Cumberland, Dauphin, Franklin, Juniata, Lancaster, Libano, Mifflin, Montour, Northumberland, Perry, Snyder, Union e York) ha rinunciato ai rimanenti diritti di riservatezza relativi a fatti legati agli abusi. Il vescovo Gainer ha spiegato di fare questo passo affinché “i sopravvissuti possano sentirsi liberi di raccontare le loro storie a chiunque e in qualsiasi momento lo desiderino. Spero che questo passo aiuti ulteriormente quei sopravvissuti, e forse altri, nel loro percorso verso la guarigione”.

Il nuovo sito web lanciato in occasione della diffusione dei nomi contiene anche informazioni su come segnalare abusi sessuali su minori, che sono risultati frequenti in certe zone degli Stati Uniti, informazioni di contatto per l’Ufficio di assistenza alle vittime e informazioni dettagliate su come la Chiesa Cattolica ha affrontato questo problema.

Il Giornale

TRECENTO PRETI PEDOFILI Choc negli Usa

Scandalo nella diocesi della Pennsylvania per sei casi di pedofilia tra il ’71 e il ’74. Il procuratore chiede alla Chiesa di “collaborare”. Ed esplode il #MeToo delle suore abusate da preti e vescovi. Stuprata dal confessore

I casi di pedofilia accertati risalgono a più di trenta anni fa in sei diocesi della Pennsylvania: Allentown, Erie, Greensburg, Harrisburg, Pittsburgh e Scranton. I 300 preti denunciati avrebbero avuto una forma di copertura da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Le violenze tra il 1971 e il 1974, vittime anche minorenni. Sconosciuti i nomi dei presunti pedofili e di chi li ha protette. Shapiro ha dichiarato: “Oggi, il lavoro dei miei collaboratori ha ricevuto il giusto riconoscimento. La Corte Suprema dovrà attenersi alle conclusioni del Gran giurì. Dopo avere sofferto per tanti anni a causa del silenzio delle istituzioni, le vittime di pedofilia riceveranno finalmente giustizia dallo Stato della Pennsylvania. Le indagini a carico di sacerdoti non sono dirette a diffamare la Chiesa cattolica, ma a punire chi ha infangato la reputazione di tale istituzione millenaria. I vescovi, i parroci e tutti i fedeli devono aiutare i Procuratori statali a individuare i responsabili dei reati ai danni dei minori, al fine di sradicare definitivamente la pedofilia dalle diocesi americane”.

Prima del responso del Gran giurì, lo stesso Shapiro aveva inviato una lettera a Papa Francesco, al fine di informare il pontefice riguardo alla scarsa collaborazione offerta dai vescovi della Pennsylvania durante le indagini sui religiosi responsabili di abusi. Secondo Catholic League, il dossier  sarebbe “inquinato da testimonianze estorte e volontariamente espunte le prove dell’innocenza dei vescovi, al fine di indirizzare il Gran giurì verso un verdetto sfavorevole alla Chiesa”.

E’ una giornata dura per la Chiesa di Roma. Il Vaticano è anche da tempo a conoscenza dell’equivalente eterosessuale – l’abuso sessuale di suore da parte di preti e vescovi – e avrebbe fatto poco per fermarlo. Lo rivela un report dell’Associated Press. Casi di suore abusate sono emersi in Europa, Africa, Sud America e Asia, frutto “dell’atavica sottomissione delle donne agli uomini che gestiscono il potere eccesiale. Una sorta di #MeToo nel mondo cattolico, poiché alcune suore stanno denunciando episodi di molestie di cui sono state vittime. “Ho una ferita ancora aperta in me – ha detto una suora all’AP – Ho fatto finta che non fosse successo”. Indossando l’abito religioso, la donna ha testimoniato che, nel 2000, in cui il prete-confessore l’ha stuprata durante sacramento. Sei suore di una congregazione religiosa in Cile sarebbero state abusate da prete e in India un vescovo è accusato di stupro dalla polizia. In Africa nel 2013 un sacerdote in Uganda ha segnalato a Roma ai suoi superiori “preti romanticamente coinvolti con sorelle religiose”, rimediando una sospensione punitiva.”Sono così triste che ci sia voluto così tanto tempo perché ciò venisse alla luce, dal momento che ci sono stati rapporti già molto tempo fa”, ha detto in un’intervista all’AP Karlijn Demasure, esperti della Chiesa sull’abuso sessuale e l’abuso di potere del clero. Dal Vaticano, per ora – secondo AP – nessuna replica.

italiastarmagazine

Preti pedofili, la magistratura in Cile fa affiorare 144 casi di abusi

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano  –  Nuovo colpo per Papa Bergoglio sul fronte della lotta alla pedofilia. Praticamente una debacle. Se fino a gennaio di quest’anno il Papa – per un difetto di informazioni ricevute – continuava a difendere il vescovo cileno Barros, accusato di avere insabbiato un eclatante caso di pedofilia e, al contempo, offriva ascolto al cardinale Ezzati, un altro esponente della Chiesa cilena additato da più parti di non avere fatto abbastanza alal luce della piaga degli abusi, ci ha pensato, in questi giorni, la magistratura cilena, facendo affiorare 144 casi. Un bilancio devastante. La responsabilità grava sulla Chiesa cilena.  Da lunedì 30 luglio a venerdì 3 agosto si terrà un’assemblea plenaria straordinaria della Conferenza episcopale per riflettere su quanto emerso dalle indagini.

La Procura nazionale cilena ha reso noto che dal 1960 a oggi la sua unità specializzata sulle indagini sulle violazioni di diritti umani, sulla violenza di genere e sui reati sessuali ha svolto inchieste su 158 religiosi cattolici associati a 144 casi. Degli indagati, 74 sono vescovi, sacerdoti e diaconi non appartenenti ad alcuna congregazione; altri 65 vescovi, sacerdoti e diaconi invece fanno parte di specifiche congregazioni, dieci laici sono a carico della pastorale parrocchiale o impegnati in istituti scolastici, mentre per altri nove non è stato possibile chiarire il grado o la funzione. Il rapporto della procura ha identificato 266 vittime, fra cui 178 bambine, bambini e adolescenti, 31 adulti e altri 57 non specificati, concernenti casi denunciati prima del 2000.

I dati forniti dal pubblico ministero chiamano a riflettere sulle cifre riguardanti le vittime.

ilmessaggero.it

Abusi preti: nasce una federazione internazionale

ECA conferenza stampa

Il 7 giugno è stata presentata in una conferenza stampa a Ginevra (Svizzera) l’associazione internazionale contro gli abusi del clero cattolico: «Ending clergy abuse» (ECA). Una quarantina di rappresentanti di 15 paesi hanno dato vita a questa federazione di associazioni già attive nei diversi contesti mondiali e riconosciuta dalle Nazioni Unite il 5 giugno. «L’ECA non è contro la Chiesa istituzionale, ma è preoccupata per gli atteggiamenti e le pratiche abusanti che collocano l’istituzione sopra i bisogni dei bambini».

In coerenza con la Convenzione sui diritti dell’infanzia, approvata dall’ONU nel 1989 e condivisa dalla Santa Sede, l’ECA «riconosce i progressi relativi agli abusi in alcuni paesi, grazie al coraggio della vittime che hanno lottato, alzando la voce. Tuttavia ci sono molti altri posti nel mondo – tra cui Asia, Africa, Caraibi e America Latina – dove le voci delle vittime vengono messe a tacere. L’ECA cerca di essere quella voce».

Progressi, ma non ovunque

Fra le azioni che l’associazione si propone: «Evidenziare la responsabilità della Chiesa cattolica romana in più contesti: mobilitare l’opinione pubblica attraverso azioni giudiziarie e legislative per porre fine agli abusi del clero e rendere giustizia alle vittime; supportare la vittime, aiutandole ad organizzare e contattare le associazioni locali o internazionali per trovare aiuto e richiesta di giustizia; fare rete con organizzazioni che indagano e fanno ricerche sugli abusi del clero».

Il presidente, François Devaux, responsabile dell’associazione francese «La parola liberata», ha sottolineato lo sforzo di federare a livello internazionale i molti attori della lotta agli abusi. In relazione al prossimo viaggio di papa Francesco a Ginevra (21 giugno) gli verrà sottoposta la richiesta di un tribunale vaticano, indipendente dalla curia, deputato al giudizio sui vescovi colpevoli di ostacolare le indagini.

Fra i nomi più conosciuti del gruppo vi è Peter Saunders, inglese e già membro della Commissione pontificia per la protezione dei minori, da cui si è dimesso nel 2016 per le resistenze al loro lavoro da parte della curia. Molto rilievo ha avuto il caso cileno. J. Murillo, vittima del pedofilo F. Karadima, ha visto il papa nel maggio scorso e lo ha riconosciuto come  «incredibilmente impegnato» contro la pedofilia. Le dimissioni collettive dell’episcopato cileno sono state considerata un fatto storico e un segno di speranza. Essi ritengono ancora insufficiente la disciplina del motu proprio del 2016 «Come una madre amorevole».

Anne Barret Doyla, co-direttrice di BishopAccuntability.org ha rilanciato lo slogan della riunione «Basta abusi sessuali nella Chiesa. Da subito». Pur riconoscendo i progressi nella lotta  agli abusi in alcuni paesi  ha espresso l’opinione che  in numerosi paesi d’Africa e d’Asia i sistemi generalizzati di abusi su minor i sono ancora attivi e che l’ECA è chiamata ad ascoltare le voci di queste vittime che non possono ancora esprimersi.

settimananews.it

Don Galli è accusato di molestie su un minore E ha chiamato in causa l’arcivescovo di Milano

Milano Don Mauro Galli è piccolo, esile, dimostra meno dei suoi trentotto anni. Per la Procura di Milano è un prete pedofilo, un sacerdote che ha approfittato del suo ruolo per portarsi a letto un ragazzino.

Ieri, per la prima volta, appare nell’aula del processo. Lo interrogano, si difende: senza incertezze e senza emozioni apparenti. Ma don Galli sa che ormai nella sua aula non si celebra solo il processo contro di lui. Che sotto accusa ci sono i vertici della Curia ambrosiana che lo hanno coperto a lungo: a partire da Mario Delpini, oggi arcivescovo di Milano: cui, proprio per il suo coinvolgimento nella vicenda, nei giorni scorsi Papa Francesco ha negato la promozione a cardinale.

Il giovane prete dichiara al tribunale che fu proprio Delpini, allora vicario generale della diocesi, a metterlo sull’avviso dell’inchiesta, allora segreta, aperta nei suoi confronti per violenza sessuale. «Nel settembre 2014 vengo chiamato dal vicario generale e mi dice che a Rozzano i preti hanno sentito di una possibile denuncia effettuata contro di me», racconta. Perché Delpini sente la necessità di mettere il prete sull’avviso?

Le intercettazioni raccontano delle modalità con cui avviene la convocazione, con Delpini che convoca don Galli, lo ammonisce a non parlare al telefono, gli consiglia l’avvocato. Ieri, in aula, don Galli potrebbe approfondire il ruolo dell’arcivescovo. Ma il presidente del tribunale stoppa la domande del pm: «Sono temi estranei al capo di imputazione». Allo stesso modo, poco prima, il giudice aveva impedito al pm di scavare sul tema cruciale del comportamento della Curia, che dopo avere saputo di quanto accaduto a Rozzano (dove don Mauro aveva invitato a dormire a casa sua un quindicenne, lo aveva ospitato nel suo letto matrimoniale, e il ragazzo riferiva di essere stato abbracciato nella notte) invece di mettere al riparo il prete da altre tentazioni lo aveva spostato a Legnano, in un’altra pastorale giovanile. Neanche questo, dice il giudice, è il tema del processo.

Così tutto si ferma alla ricostruzione della sera del 19 dicembre 2011, quando il giovane – animatore all’oratorio, ragazzo intelligente ma irrequieto, un po’ in rotta con la famiglia – dorme in parrocchia. Ci sono due stanze con i letti, ma ragazzo e prete finiscono nel lettone di quest’ultimo. Non le parve strano? «Col senno di poi sì. In quel momento non pensai ad altre sistemazioni». Cosa accadde? «Dormii male. Una volta mi svegliai perché lui russava La seconda volta vidi che stava per cadere dal letto. Lo presi e lo rimisi a posto». Nient’altro? «Nient’altro. Non l’ho abbracciato nè toccato nè ho compiuto gli atti che mi vengono contestati». Come si spiega che il ragazzo dica di essere stato violentato? «Credo che ripeta opinioni espressa da altri».

Su quanto accadde dopo, sul ruolo della Curia, viene ammessa una sola domanda, dal difensore del prete: «Lei ha risarcito la famiglia del ragazzo. Dove ha preso i soldi?» «Erano dei miei genitori e di mia nonna». É un modo per dire che la Curia non c’entra, che non è stato Delpini a tacitare la vittima. Ma don Galli non spiega perché sulla fonte dei soldi venne imposto il silenzio, non dice chi gli sta pagando l’avvocato, non racconta perché nei verbali di interrogatorio si dichiarò nullatenente.

Il Giornale

Pedofilia, dimissioni in blocco dei vescovi cileni. Sotto accusa anche cardinale vicino al Papa

CITTA’ DEL VATICANO –  Una decisione senza precedenti che entra nel cuore dell’omertà dietro la quale si sono sovente trincerate le gerarchie ecclesiastiche quando qualcuno dei sacerdoti loro affidati si è macchiato del crimine di abuso sessuale su minori. I vescovi cileni hanno rimesso ieri in blocco i propri incarichi nelle mani del Papa, affinché decida lui liberamente il futuro di ognuno.

La notizia è arrivata dopo tre giorni di incontri riservati fra gli stessi presuli e Francesco dedicati agli abusi commessi in Cile e, in particolar modo, agli insabbiamenti: «Chiediamo perdono», hanno detto ieri i presuli, per il dolore causato alle vittime e «per i gravi errori e le omissioni commessi».Più di un anno fa il Vaticano aveva annunciato che sarebbero stati dimessi i vescovi reticenti sulla pedofilia. La decisione di ieri è figlia anche di quella volontà. E, insieme, della caparbietà delle vittime cilene che hanno preteso e ottenuto un incontro chiarificatore col Papa a Santa Marta.

In Cile, lo scorso gennaio, Francesco aveva mostrato di credere soltanto alla versione dei presuli. In merito alle coperture che il vescovo di Osorno, Juan Barros, aveva concesso al prete pedofilo Karadima, aveva detto alle vittime di non avere «prove». «Sono tutte calunnie», aveva poi spiegato loro. Quindi il ripensamento, con l’invio in Cile dell’ex pm della Santa Sede Charles Scicluna, e del sacerdote Jordi Bertomeu, per compiere un’approfondita investigazione che ha portato alla luce un’altra verità. Tanto che con ieri una nuova epoca sembra avere inizio: la garanzia di impunità non è concessa più a nessuno. La politica delle omissioni non appartiene a Jorge Mario Bergoglio.

Le vittime a colloquio con Francesco nei giorni scorsi hanno puntato il dito non solo contro il vescovo Juan Barros, ma anche contro altri presuli e fra questi il cardinale Juan Ignacio González Errazuriz, del clero dell’Opus Dei, vescovo di San Bernardo e membro del Consiglio permanente che aiuta il Papa nella riforma della Chiesa (C9). Di fatto, dopo George Pell, è il secondo porporato a stretto contatto col Papa a lasciare.

Francesco, in una lettera diffusa ieri mattina e scritta ai vescovi nell’imminenza dell’incontro con loro, aveva usato parole gravissime. Aveva parlato di «mancanza di informazioni veritiere ed equilibrate» da parte degli stessi presuli. Un deficit d’informazione messo in campo non decenni fa, ma oggi. A conferma che l’omertà che ha attraversato la Chiesa ai tempi di Giovanni Paolo II è ancora viva. Non siamo più negli anni in cui scoppiarono i casi di pedofilia del capo dei Legionari di Cristo Marcial Maciel, né dell’esplodere delle coperture amplissime concesse dall’arcivescovo di Boston Bernard Law ai preti pedofili. Eppure la storia si ripete: al porporato americano Law pochi mesi fa il Vaticano ha incredibilmente concesso sepoltura in Santa Maria Maggiore. Mentre un membro del C9, appunto Errazuriz, non è riuscito a informare a dovere il Papa sui crimini commessi nel suo Paese nonostante con ogni probabilità ne fosse a conoscenza.

di Paolo Rosari – repubblica.it

La Curia vuol vendere l’ex canonica, il paese insorge e dà battaglia. Per gestirla si offrono i preti sposati

Il complesso parrocchiale di Camporosso

La notizia della vendita della Canonica pubblicata da “Il Gazzettino” è occasione per il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Lavoratori Sposati di rinnovare la propria disponibilità a rientrare in servizio nelle parrocchie con canonica vuote per la mancanza di preti (ndr).

TARVISIO – Tenere unito il compendio parrocchiale di Camporosso anche andando contro la volontà della Curia che vuole vendere l’ex canonica. Il paese è pronto a dare battaglia: la comunità ha persino delegato un cittadino – Gabriele Moschitz – con l’incarico di garantire “il mantenimento del compendio parrocchiale”.  Ciclicamente, infatti, si parla della vendita dell’edificio che fino a 5 anni fa ospitava il parroco e ogni volta la levata di scudi è stata immediata. Tutto il paese vuole che gli storici edifici della parrocchia, tradizionale luogo di aggregazione, restino adisposizione della comunità. Il progetto è pronto, anche il nome: “Centro culturale monsignor Dionisio Mateucig”, in ricordo dello storico parroco del paese scomparso nel 2016, con un ostello da 28 posti per ospitare chi percorre il “Sentiero del Pellegrino” e il “Cammino Celeste” o i cicloamatori della vicina ciclovia “Alpe Adria” e nell’altro edificio una sala riunioni, stanze per le associazioni culturali locali. «Vogliamo mantenere integro il plesso – dichiara Moschitz -. Lì arriva la fiaccolata, lì parte la staffetta, lì si fanno le sagre. Quello è il punto d’incontro della gioventù e delle famiglie di Camporosso».

A preoccupare Moschitz è il muro contro muro creatosi con la Curia intenzionata a  vendere: «Ho chiesto a monsignor Di Giusto, segretario del Consiglio DIocesano per gli affari economici, se si rende conto che così si rischia la “guerra”. Le sue testuali parole sono state: “Se guerra dev’essere, guerra sia”. Parole che mi hanno profondamente scandalizzato».

Sondaggio su preti sposati e celibato 79,8 % di si

Il Sondaggio: “Basta celibato per i preti siete d’accordo?”
79,8%
No
17,8%
Non so
2,5%

 

AVVERTENZA: le rilevazioni online de Il Gazzettino.it non hanno un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l’unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.

Don Mura accusato di pedofilia, il Papa riapre l’indagine

MONTU’ BECCARIA. Svolta nel caso di don Silverio Mura, il sacerdote di Ponticelli, in provincia di Napoli, accusato di pedofilia e che si era nascosto aMontù Beccaria, sotto il falso nome di don Saverio Aversano, per circa un anno. La curia dello Stato Pontificio sabato ha fatto sapere che «il Santo Padre ha deciso la riapertura del caso, incaricando la Congregazione dottrina della fede di procedere a tutti gli adempimenti. Per questo motivo poco prima di Pasqua, alla diocesi di Napoli è stato affidato il compito di effettuare l’indagine preliminare, che il cardinale arcivescovo ha immediatamente avviata ed è, quindi, in atto».

A Montù, dove nessuno sapeva delle accuse mosse contro di lui, don Silverio aveva svolto le funzioni di vice parroco. A quanto sembra anche il vescovo non era stato informato della situazione. Don Silverio dopo le accuse aveva fatto perdere le sue tracce e la diocesi di Nola aveva dichiarato ufficialmente che si trovava chiuso in un convento senza contatti con il pubblico. In realtà negli ultimi dodici mesi era sulle colline dell’Oltrepo, ospite della Congregazione dei missionari della Divina Redenzione, di cui fa parte il parroco di Montù, padre Simone Baggio. Il caso era tornato alla luce dopo un servizio della trasmissione tv «Le iene». A Montù don Silverio si occupava anche del catechismo ai bambini.

Intanto ieri ci sono state a Napoli nuove proteste di Rete l’Abuso: hanno spiegato le loro ragioni contro «la pedofilia clericale» davanti al duomo. I manifestanti hanno accusato il cardinale Crescenzio Sepe «di omissione e indifferenza» rispetto alle denunce. «Non vogliamo altre promesse, vogliamo i fatti – ha detto Francesco Zanardi, presidente delle Rete l’Abuso. – Devono consegnare i fascicoli sui preti pedofili alla magistratura. Lunedì diffideremo formalmente alla Congregazione il cardinale Sepe nella speranza che il Vaticano si dissoci da questa vicenda». A parere di Zanardi, Sepe sarebbe «responsabile di insabbiamenti, quindi non può essere lui a rendere giustizia alle vittime».

Preti pedofili, le vittime in sit-in davanti al Duomo di Napoli

Un sit-in di due giorni davanti al Duomo di Napoli dove diverse vittime di abusi, mettendoci la faccia, protesteranno chiedendo conto al cardinale Crescenzio Sepe e alla Diocesi napoletana, sull’esito dei loro procedimenti canonici.

L’iniziativa partita dalle vittime e patrocinata dall’Associazione Rete L’abuso, nasce soprattutto a seguito dell’ultimo scandalo napoletano, quello del sacerdote Silverio Mura recentemente scoperto in un paesino del nord, Montù Beccaria, dove da un anno circa, malgrado le denunce, operava ancora a stretto contatto con i minori. Al sit-in sarà presente anche il presidente dell’associazione Francesco Zanardi, anche lui vittima di abusi.

La curia di Napoli è stata scossa negli ultimi mesi da alcuni casi di presunti festini gay ai quali avrebbero partecipato dei sacerdoti, e dal dossier – depositato dall’escort Francesco Mangiacapra – che denunciava l’esistenza, non solo nella diocesi partenopea, di una rete di preti omosex. Ma c’è stata anche la vicenda del parroco Silverio Mura, accusato da un uomo – oggi 40enne – di abusi risalenti a quando aveva 13 anni: vicenda su cui il Vaticano ha aperto un’inchiesta.

il Mattino

Il sacerdote se ne va a nozze. Il celibato dei preti nuovo terreno di scontro in Vaticano

Non è un matrimonio usuale. Don (ora ex) Achille Melegari, 57 anni, parroco in tre frazioni del reggiano fino ad agosto, si sposerà tra pochi giorni con Gerardina Bellassai, 56 anni, che guida a Reggio Emilia i City Angels, volontari che aiutano senzatetto ed emarginati. Lui ha chiesto di rimanere prete, anche da coniugato. Ovviamente il vescovo ha negato questa opportunità ma all’ormai ex sacerdote stanno arrivando numerosi messaggi di solidarietà dall’interno della Chiesa e sta nascendo un movimento che senza enfasi ma anche disquisendo di teologia chiede a Papa Francesco di riconsiderare la faccenda dei preti sposati, magari con un primo passo, quello di collocarli a fianco dei sacerdoti celibi che reggono le parrocchie, un po’ come avviene coi diaconi.

Melegari ha scritto una lettera ai suoi ex parrocchiani: «Quando circa 32 anni fa scelsi di entrare in seminario e lasciare il lavoro di programmatore di computer un cliente mi scrisse un bigliettino con una frase che diceva all’incirca così: lasci questo lavoro per un programma più umano. In effetti la mia ricerca è sempre stata quella di una vita con un senso che andasse oltre, e la vita sacerdotale mi sembrava in grado di darlo in abbondanza».

Poi la crisi: «Quando il mio ministero è stato totalmente dedicato al lavoro nelle parrocchie l’impianto istituzionale delle chiese locali mi è sembrato eccessivamente e anacronisticamente sbilanciato in senso giuridico-amministrativo per un parroco». Infine: «È stato in questo tempo di nuova ricerca di un senso che andasse oltre, che il cuore mi ha portato a fare la scelta, non compatibile con l’abito sacerdotale, di amare una donna. Avrei potuto continuare a stare all’altare la domenica e nei giorni feriali vivere more uxorio, come qualcuno fa, ma ho preferito chiedere al vescovo di essere sospeso dal ministero e percorrere senza sotterfugi il cammino necessario a vivere come Dio comanda».

Non si aspettava di ricevere, per esempio, la solidarietà da don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus: «Don Melegari ha seguito il suo cuore. Non mi scandalizza affatto. Credo non debba essere un problema. Capisco che per tanti possa essere una bomba, ma dovrebbe diventare un fatto normale. Io lascerei libertà di scelta ai parroci di potersi sposare. Ci rendiamo conto che il celibato e la verginità dei sacerdoti risale al Concilio di Trento? I tempi sono cambiati. Oggi la priorità è la testimonianza di fede attraverso gli esempi. E chi dice che un sacerdote sposato non possa darla migliore di uno votato alla castità?».

Anche un sacerdote di punta del clero reggiano, don Ercole Artoni, fondatore del centro sociale Papa Giovanni XXIII, si schiera a fianco dell’ex parroco: «Voglio esprimergli le mie congratulazioni. Sono d’accordo con lui. I preti dovrebbero essere completamente liberi anche di sposarsi. La disciplina del celibato ecclesiastico è superata. La Chiesa trarrebbe molti vantaggi dall’abolirlo. Si potrebbero stimolare tante vocazioni fra i laici e i diaconi permanenti. Il celibato fu istituito nel Medioevo con la riforma gregoriana. Oggi è anacronistico».

È prevedibile un’accesa contrapposizione nel mondo ecclesiale tra coloro che ritengono inviolabile il celibato e la castità e chi invece è propenso ad ammettere il matrimonio, al pari degli ortodossi. Una discussione, anche accesa, è prevista nel 2019 in occasione del Sinodo sull’Amazzonia (si terrà a Roma). Nel documento preparatorio che sta elaborando il cardinale Claudio Hummes, 82 anni, già prefetto della Congregazione per il clero, è inserita l’opzione di trasformare i diaconi permanenti che operano in quella parte del Brasile in veri e propri sacerdoti. Il clero brasiliano si è già dichiarato in larga parte favorevole. Si tratterebbe di una svolta storica, seppure attuata con prudenza. In territori come l’Amazzonia e il Chiapas, nei quali le comunità cristiane sono visitate dai sacerdoti solo alcune volte all’anno, si vorrebbero infatti «ordinare alcuni dei leader laici che guidano le comunità». Secondo monsignor Antonio José de Almeida, professore presso la Pontificia Università Cattolica del Paranà e dottore in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana, sarebbe «la decisione più giusta, perché l’obiettivo è dotare una precisa comunità di un presbitero proprio, a partire da ciò che già esiste in quella comunità».

Del resto nella Chiesa già operano sacerdoti sposati poiché nel 2009 Benedetto XVI ha riaccolto intere comunità della Chiesa anglicana coi i loro pastori, vescovi e preti, molti dei quali coniugati. Vi è pure un’associazione (Sacerdoti lavoratori sposati) fondata nel 2003 da un ex parroco nel viterbese, Giuseppe Serrone, che interviene per lodare la condotta di Melegari che non ha tenuto nascosta la sua relazione: «Il fenomeno dei preti costretti a lasciare l’abito talare per questioni affettive è più vasto di quanto si pensi, noi stimiamo che in Italia vi siano quasi 10 mila preti sposati. Non chiediamo di stravolgere il diritto canonico ma solo di potere tornare a esercitare il ministero». Per la prima volta, lo scorso marzo, a un’assemblea dei preti sposati è intervenuto un vescovo, quello di Ascoli Piceno, monsignor Giovanni D’Ercole, che ha detto: «Dobbiamo abituarci a non interpretare la volontà divina secondo schemi per noi ovvii, ma a ricercarla con umiltà e pazienza, sempre disposti a essere guidati verso lidi non previsti dalla nostra navigazione umana e spirituale».

Insomma, acque agitate sul fronte del celibato mentre l’ex don Melegari prepara la cerimonia di nozze. Che cosa ne pensa Papa Francesco? Si era così espresso in un colloquio col rabbino Abraham Skorka quando era cardinale: «Sono a favore del mantenimento del celibato, con tutti i pro e i contro che comporta, perché sono dieci secoli di esperienze positive più che di errori… La tradizione ha un peso e una validità. I ministri cattolici scelsero gradualmente il celibato. Fino al 1100 c’era chi lo sceglieva e chi no… è una questione di disciplina e non di fede. Si può cambiare. Personalmente a me non è mai passata per la testa l’idea di sposarmi».

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