Preti sposati – Informazione Libera
Crea sito

Papa Francesco sbaglia sui preti sposati

Comunicato stampa. Roma 28 Maggio 2017 /  Per la dottrina della Chiesa non sono solo «bravi laici» come li vuole il Papa, ma pienamente sacerdoti

Read More

Preti sposati non hanno lasciato un mestiere. Il sacerdozio è uno stile di vita che resta per sempre

“Il sacerdozio non è un mestiere o un ufficio burocratico che si può svolgere in un tempo e poi basta. Il presbitero è uno stile di vita e non un lavoro”: è quanto sottolineato dal cardinale Fernardo Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione di popoli, in visita pastorale in Guinea Equatoriale.

Raccoglie lo stimolo, immediatamente, il Movimento Internazionale dei sacerdoti lavoratori sposati che commenta le parole del cardinale Filoni: “Dato che il sacerdozio non è un mestiere o un ufficio burocratico, anche per i preti sposati validamente ordinati, i preti sposati stessi devono essere immediatamente richiamati in servizio pastorale dal Papa Francesco”

Read More

Preti sposati in Vaticano pensano che Bergoglio (Papa Francesco) manterra la situazione immutata

In Vaticano è Gianfranco Girotti, reggente emerito della Penitenzeria apostolica, a dire che «nonostante le tante aperture mostrate su temi scottanti, Bergoglio manterrà la situazione immutata sul celibato».

Read More

I preti sposati non sono da recuperare come i preti immorali. Hanno scelto bene

Logo Movimento Internazionale Sacerdoti Lavoratori Sposati

La Voce del Trentino riporta un commento a un articolo de “Il Giornale” che “fa di tutta l’erba un fascio” accomunando la questione dei preti che desiderano sposarsi con i preti immorali (ndr)

Un interessante e approfondito reportage de “Il Giornale” porta all’attenzione pubblica una realtà abbastanza riservata di Trento, la congregazione dei padri Venturini che ospita e recupera i sacerdoti in difficoltà.

Via dei Giardini, nella proprietà di Villa Mezzena, ospita la Congregazione di Gesù sacerdote fondata un centinaio d’anni fa da padre Mario Venturini.

Ecco i più significativi passaggi del reportage trentino.

La vocazione dei padri Venturini è di sostenere la vocazione dei preti. Nei loro statuti primeggia l’impegno ad accogliere «tutti i sacerdoti che desiderano rivivere con rinnovato slancio la loro consacrazione». A partire da quelli in crisi: l’Annuario statistico vaticano segnala 43 sacerdoti nel 2013 e altrettanti nel 2014 (su quasi 32mila preti diocesani) che hanno chiesto la dispensa dal ministero per sposarsi o perché si ritrovano incapaci di reggere le responsabilità di una parrocchia. La dispensa consente loro di restare nella Chiesa e accedere ai sacramenti, matrimonio compreso. In Italia sarebbero tra gli ottomila e i diecimila i preti sposati.

Ma poi c’è il sommerso di chi non arriva a un passo così estremo per irrisolutezza, vergogna, ritrosia, e magari ottiene semplicemente periodi sabbatici per superare difficoltà e dubbi. Fino ad arrivare ai disagi più gravi, perché i consacrati non sono così diversi dai poveri cristi che dovrebbero guidare alla fede: preti pedofili, ludopatici, depressi, alcolisti, con disturbi della personalità. Oppure in crisi a causa di una donna, o più di una.

Nei mesi scorsi era girata la voce che nella casa madre dei Venturini fosse ospitato anche don Andrea Contin, la tonaca di Padova che collezionava amanti e orge. I vertici della congregazione trentina negano che il prete veneto sia stato mandato da loro.

Non gradiscono la pubblicità e in generale non amano che si parli di loro. Aprono le porte più volentieri a un prete zoppicante che a un giornalista (…) Preferisce garantire la piena riservatezza degli ospiti che raccontare il percorso di recupero che lui e i confratelli predispongono per i preti più peccatori. In curia a Trento riferiscono che i Venturini non sono molto coinvolti nella vita della diocesi. Anche il settimanale diocesano, Vita trentina, e Avvenire, il quotidiano dei vescovi, sono stati tenuti alla larga. Il riserbo è assoluto. Nemmeno i religiosi che vivono nella casa madre di Trento conoscono quale storia abbiano alle spalle gli ospiti.

I Venturini rifiutano queste etichette sbrigative di cliniche per preti gay o pedofili; è una questione di rispetto per chi arriva da loro per problemi meno gravi. D’altra parte, in Italia non sono gli unici ad affrontare queste situazioni. A Roma hanno sede l’associazione Ministri della misericordia e l’Oasi di Elim dell’Apostolato salvatoriano; a Collevalenza (Perugia) la Comunità della famiglia dell’Amore misericordioso ha una casa con 25 posti letto destinati a preti in crisi.

«Nel paradiso, dove spero un giorno di essere ammesso per la infinita misericordia di Gesù – scrisse padre Mario Venturini in una lettera del 1943 -, non mi riposerò finché ci sarà un sacerdote da aiutare sulla terra». Fedeli a questa consegna, i religiosi trentini sono diventati negli anni una comunità specializzata nell’affrontare i casi più difficili. Pochissimi altri nella Chiesa hanno maturato queste competenze. Padre Venturini, il fondatore nato a Chioggia (Venezia) nel 1886 e morto a Trento nel 1957, sintetizzò così lo scopo della congregazione che prese avvio nel 1912: «Aiutare con ogni mezzo i membri del clero a vivere all’altezza della loro dignità».

La casa di Trento ospita una grande biblioteca ma anche un laboratorio di cellofanatura; dietro la casa madre si estende un vigneto e c’è da curare anche il giardino. Il lavoro è sia un mezzo per sostenere l’opera sia uno strumento educativo. Ma il recupero di preti ed ex preti è affidato anche a psicologi e psichiatri specializzati nell’affrontare il male di vivere dei religiosi.

L’approccio dei Venturini è soft, si cerca di conoscere chi si ha di fronte per capire se si è in grado di prestare un aiuto efficace. In certi casi l’accoglienza equivale a una custodia: è capitato che l’istituto sia stato indicato come luogo dove un prete potesse scontare gli arresti domiciliari per avere commesso abusi o irregolarità economiche nella gestione della parrocchia. E la prima terapia è quella di ritrovarsi non più da soli, ma in una comunità di persone che non giudicano il passato di chi hanno davanti.

Read More

Rinuncia del Patriarca Laham sosteneva i preti sposati

Retroscena – tra luci e ombre – della rinuncia del Patriarca Laham. Una vicenda emblematica del malessere «interno» che attraversa tante comunità cristiane mediorientali. I possibili candidati alla successione, e le emergenze – spirituali e pastorali – che dovranno affrontare

Patriarca Laham, in diversi casi, ha fornito anche sostegno a sacerdoti che emigravano. Soprattutto – con ragioni condivisibili – se si trattava di preti sposati, che espatriavano per sottrarre alle violenze la propria famiglia ed evitare ai propri figli l’arruolamento obbligatorio nell’esercito.

Papa Francesco ha fatto diffondere sabato 6 maggio dalla Sala Stampa Vaticana la lettera in cui avverte Gregorio III di accettare la rinuncia all’incarico patriarcale, sottopostagli dal Patriarca in occasione di una recente udienza, e presenta la sua decisione come opportuna e necessaria «per il bene della Chiesa greco-melchita». Nella lettera papale si rimarca intenzionalmente che la rinuncia del Patriarca 85enne è avvenuta «volontariamente», e non mancano i ringraziamenti di rito a Gregoire, «zelante servitore del Popolo di Dio», anche per «aver attirato l’attenzione della comunità internazionale sul dramma vissuto dalla Siria».

In realtà, le dimissioni del Patriarca sono l’esito dello scontro sviluppatosi negli ultimi anni tra il Patriarca e una maggioranza sempre più larga dei vescovi melchiti.

tratto da La Stampa

Read More