Non serve solo che Chiesa Francia apre a riconoscimento figli sacerdoti. Papa riaccolga i preti sposati

Apertura senza precedenti della Chiesa cattolica francese verso il riconoscimento dei figli di sacerdoti, secondo quanto annuncia oggi Le Monde.
Roma, 18/05/2019 – (informazione.it – comunicati stampa – varie) La notizia è stata commentata dal Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati, fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone. “Non basta questo tipo di trasparenza nel riconoscere i figli dei preti. Occorre un cambio della normativa canonica che consenta di far tornare nel ministero i preti sposati che hanno un regolare percorso di dimissioni, dispensa e matrimonio religioso” (ndr). “Stando a informazioni del quotidiano, alcuni figli di preti sono stati ricevuti per la prima volta da un responsabile ecclesiastico francese e a giugno testimonieranno davanti ad alcuni vescovi.

Tre figli di sacerdoti, membri dell’associazione francese Les Enfants du silence (in tutto una cinquantina di figli di preti) sono stati ricevuti per la prima volta – su loro domanda – da un responsabile ecclesiastico. L’incontro, fin qui segreto, si è svolto il 4 febbraio a Parigi, nella sede della Conferenza episcopale di Francia (CEF). Per un’ora e mezzo, ad ascoltare la loro testimonianza, finora un tabù per la Chiesa, è stato il segretario generale, Olivier Ribadeau-Dumas. Una discussione “cordiale e costruttiva” secondo quanto spiegato dall’interessato, che ha ascoltato le “sofferenze” di questi uomini e donne abituati ad essere educati in una sorta di sentimento di vergogna e nel segreto, come “figli del peccato”. Sempre secondo il quotidiano, gli esponenti di Les Enfants du Silence, “testimonieranno a giugno davanti ad alcuni vescovi”. (tratto da ansa)

Preti sposati / «Castità? Diamo ai preti la libertà di scegliere»

Sarebbe bene che la Chiesa prendesse coscienza che i tempi sono cambiati. In sintesi, possiamo dire che è questo il pensiero di Vito Mancuso a proposito della regola che la Chiesa impone ai propri sacerdoti sul celibato.

Teologo, docente universitario, scrittore, Mancuso non entra nel merito dei fatti che hanno investito le comunità della Valsugana, ma propone una riflessione sul tema con la saggezza che viene da chi ha approfondito la questione anche dal punto di vista della dottrina e dei testi sacri. E la sua, anche in questo caso, è una posizione che non sembra allinearsi molto a quelle delle gerarchie ecclesiastiche.
«Quando si fanno delle promesse, uno deve essere vincolato a queste – spiega ancora prima di entrare nel merito del tema -. Se uno sente di non poter essere all’altezza di ciò che ha promesso, dovrebbe trarne le conseguenze. Il celibato fa parte delle condizioni d’ingaggio dei preti. Detto ciò, quella del celibato non è una condizione strutturale».

Cosa significa?

Il sacerdote non è il monaco per cui il voto di castità è costitutivo del codice genetico perché vuole vivere solo a solo con Dio. Per i sacerdoti e i presbiteri, che determinano la loro vita nel servizio alla comunità, il nesso con il celibato non è strutturale, ma storico. Nel primo millennio, il celibato dei preti non era obbligatorio. Il Nuovo Testamento parla degli apostoli come uomini sposati e per secoli i preti hanno avuto famiglia. Dal secondo millennio il sacerdozio viene modellato sulla struttura del monaco per la progressiva valutazione negativa della sessualità. C’è un secondo motivo, di ordine più politico: il non avere famiglia, rende i preti più controllabili e si evitano tutti problemi connessi all’eredità dei beni.

Ma oggi ha ancora senso imporre ai parroci il celibato?

La Chiesa nel terzo millennio ha il grosso problema delle vocazioni. In Occidente ci sono pochissimi preti e le vocazioni non sono proprio così splendenti. Molti giovani seminaristi rinunciano alla vita sacerdotale proprio per questa questione. È perciò un nodo gravissimo da sciogliere, il quale è parte determinante del futuro della Chiesa stessa. E siccome il celibato non è strutturale – Gesù ha scelto i propri discepoli tra persone sposate – è arrivato il tempo di discutere sul serio di questo tema se si vuole che il messaggio spirituale della Chiesa continui a vivere.

Secondo lei, Papa Francesco come affronterà la questione?

Nella Chiesa si sta dibattendo intorno ai «viri probati». Uomini, cioè, che hanno una famiglia, che hanno dato prova di una vita esemplare e che, se lo richiedono, possono essere ordinati sacerdote. Uomini scelti tra i laici preminenti che, una volta diventati sacerdote, continuano a mantenere i propri affetti e i propri legami. Cosa farà il Papa? Da quello che posso capire lui vorrebbe portare delle novità, ma non ci sono le condizioni. Visto che non è più tanto giovane e considerati i problemi di opposizione interna, dubito che possa andare oltre all’istruzione del problema…

Perché rimane difficile per la chiesa parlare di sesso?

La sessualità, e non solo nella religione cattolica, rimane un tabù in tutte le religioni, o in gran parte. Per molti vescovi l’idea che un prete possa avere una vita affettiva normale rimane ancora difficile da accettare. Credo che molto dipenda dal tipo di educazione ricevuta. Non vedo altri motivi. Il celibato deve essere una libera scelta. Conosco preti celibi straordinari, di una sensibilità non comune. Ma non penso che la modalità migliore di vivere la consacrazione del proprio tempo sia il celibato. Per qualcuno, questo diventa l’impossibilità di vivere sereni.

Cosa dovrebbe fare la Chiesa?

Riprendere i segni dei tempi e lavorare su due temi: uno, appunto, è quello dei «viri probati», l’altro riguarda il diaconato femminile, che è strettamente collegato. Non ci sono fondamenti biblici che impediscano questo. Sarebbero due segnali che porterebbero ossigeno a una Chiesa che oggi appare come una struttura invecchiata.

ladige.it

Preti sposati si affiancherebbero ai preti celibi nel futuro prossimo della Chiesa

Dopo l’apertura del Papa, che assicurando di voler mantenere l’obbligo del celibato ha citato studi teologici che ipotizzano di poter dare l’ordine sacro a uomini maturi sposati che possano amministrare i sacramenti laddove i preti celibi non ci sono proprio. E l’Osservatore Romano ha pubblicato nella edizione del sei febbraio un articolo nel quale descrive la “proposta per i preti di domani” (titolo) formulata “dal vescovo tedesco Fritz Lobinger” (sottotitolo), che consiste nella possibilità di “reintrodurre, a fianco del presbitero diocesano tradizionale, un secondo tipo di prete che – fa presente – esisteva nei primi secoli della Chiesa: un uomo di fede provata che, avendo famiglia e lavoro, si dedichi part time ai servizi religiosi della parrocchia”.

“Le parrocchie avrebbero così sempre disponibili gruppi di preti a presiedere le funzioni religiose. Questi uomini non eserciterebbero il ministero in forma individuale ma sempre in équipe”, scrive Giampaolo Mattei sul giornale vaticano. Fritz Lobinger, novantenne missionario tedesco fidei donum che è stato anche vescovo in Sudafrica, “ci ha ragionato tutta la vita su questa idea”, scrive l’Osservatore Romano, e “le ha dedicato studi su studi, partendo dall’esperienza sul campo. Alle sue proposte – ricorda il quotidiano diretto da Andrea Monda – Papa Francesco ha fatto esplicito riferimento nell’incontro con i giornalisti durante il volo di ritorno da Panamá, rispondendo a una domanda sul celibato sacerdotale: ‘C’è un libro di Padre Lobinger, interessante e forse può aiutare a come rispondere al problema’. Lobinger ha sviluppato in diversi libri questa sua proposta di ordinare in ogni comunità cristiana “équipes di anziani”: in particolare, nel 2003, ha pubblicato Priests for Tomorrow. A plea for teams of “Corinthian Priests” in the parishes. (Preti per domani. Nuovi modelli per nuovi tempi, Editrice missionaria italiana, 2009). Lobinger, spiega ancora l’Osservatore Romano, “ha sviluppato queste idee negli anni Settanta, incontrando comunità prive di un prete residente ma guidate, appunto, da laici. Finendo per chiedersi se non fosse opportuno conferire ad alcuni di loro anche l’ordinazione, in modo da far loro celebrare anche l’Eucaristia e amministrare sacramenti. Badando bene a non clericalizzare i laici. Con un impegno chiaro per tutti: salvaguardare il tesoro del sacerdote totalmente dedicato, soprattutto come guida spirituale, formatore e animatore delle comunità, supervisore della comunione ecclesiale”. Per Lobinger “l’impegno prioritario è di costruire comunità cristiane autentiche, formate da persone che imparano a collaborare e condividere i compiti. Del resto, sostiene, nella Chiesa l’ordinazione di leader locali è stata per secoli la norma.

Negli Atti degli Apostoli (14, 23) si legge che per le nuove Chiese venivano designati ‘alcuni anziani’ che non erano inviati alla comunità, ma venivano dal suo interno. Insomma, è la domanda di partenza del libro di Lobinger, ‘come sarebbero le parrocchie se in ognuna di esse venissero ordinati preti tre, sette o più leader locali provati, sposati’ e cioè ‘preti di comunità’ o ‘preti di Corinto’?’. Certo, riconosce, non sarà facile per tutti superare ‘l’abitudine di avere un parroco interamente a disposizione per la propria comunità’. Su questa strada, insiste, Nord e Sud devono camminare insieme perché dipendono l’uno dall’altro. Sì, antiche e nuove chiese devono comprendersi a vicenda, nelle rispettive situazioni, per giungere a una soluzione che trovi tutti d’accordo. E forse sta proprio al Nord fare il primo passo”.

Fonte: AskaNews

Canoniche vuote, sacerdoti anziani: servono i preti sposati nelle chiese


Ogni prete amministra in media due comunità, ma c’è chi arriva a quattro. L’età media è di 64 anni

La chiesa resta al centro del villaggio, ma il prete deve fare molta più strada di prima: nelle diocesi della Marca i sacerdoti sono costretti a spostarsi da un campanile all’altro, lavorando “a scavalco”, proprio come fanno i presidi delle scuole o i sindaci delle unioni di Comuni.

La realtà della chiesa di treviso simile a quasi tutte le diocesi italiane. I preti sposati pronti a rientrare in servizio.

Preti sposati per Papa Francesco possibili scelte canoniche diverse in certe aree geografiche sul celibato preti

Logo Movimento Internazionale Sacerdoti Lavoratori Sposati
Preti Sposati

È quanto il Santo Padre ha voluto testimoniare alla comunità della Pontificia accademia ecclesiastica con la sua visita privata di venerdì 10 maggio.

Alla domanda relativa alla validità del celibato nella Chiesa latina, il Santo Padre ha ribadito che si tratta di un dono prezioso di Dio da conservare e custodire, non escludendo però la possibilità di scelte disciplinari diverse nelle situazioni eccezionali di certe aree geografiche.

(tratto da http://www.osservatoreromano.va/)

Nuovi cammini a partire dai preti sposati per salvare la Chiesa

Card. Hummes: dal Sinodo nuove vie per salvare l’Amazzonia

Per il porporato brasiliano, il Sinodo sarà un evento storico per salvare non solo la popolazione amazzonica ma l’intero pianeta. Nel prossimo consiglio pre-sinodale in Vaticano, la redazione dell’Instrumentum laboris: c’è necessità di creare nuovi cammini affinché nella regione sia possibile realizzare la missione della Chiesa
Al coro di “voglia di rinnovamento” si unisce il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati che auspica la piena riammissione dei preti sposati che hanno un regolare percorso nella Chiesa.

L’orizzonte più immediato verso cui la Chiesa cattolica si sta dirigendo nei rimanenti mesi: saranno riaccolti i preti sposati?

settimananews

Una sosta nel cammino per osservare cos’è successo in questi primi mesi del 2019 e, alzando lo sguardo, scrutare l’orizzonte più immediato verso cui la Chiesa cattolica si sta dirigendo nei rimanenti mesi.

Dopo il vertice vaticano

Il quadrimestre che abbiamo appena archiviato è stato segnato dal dramma della pedofilia nella Chiesa, con il vertice dei presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo a Roma (21-24 febbraio) e dal discorso conclusivo del papa.

gordo1Non gli sono mancate delle critiche, basate su ragioni molto diverse, per aver contestualizzato questa tragedia nel quadro di una calamità mondiale taciuta e particolarmente presente nelle relazioni di prossimità; per avere dato evasivamente la colpa a satana.

Per non avere proposto misure concrete, per non aver dato maggior risalto alle vittime e non aver bloccato il clericalismo, causa più radicale di un comportamento così detestabile.

Nel tempo trascorso dalla chiusura, papa Bergoglio ha approvato – come d’accordo con il vertice – una nuova normativa a questo riguardo e abbiamo saputo che incorporerà, tra breve, tra le istituzioni legate alla Santa Sede, la Pontificia commissione per la protezione dei minori, creata nel 2014.

Ma, forse, il suo miglior servizio è stato, dopo anni di silenzio complice, di allargare a tutta la Chiesa il criterio “zero occultamento”, e anche di aver attribuito il primato all’ascolto e all’accompagnamento delle vittime, senza trascurare la riparazione nella misura del possibile del danno procurato.

Di questo cambiamento radicale – promosso, non si dimentichi da lui – si registra l’incontro su questo problema con alcuni media cileni durante la sua visita a quella Chiesa; la successiva indagine per poter disporre di dati affidabili; il suo riconoscimento pubblico di essere stato male informato e di aver preso delle decisioni sbagliate (come la nomina di vescovi accusati di occultamento) e, soprattutto, l’informazione sulla pedofilia in alcune diocesi della Pennsylvania (2018).

I prossimi appuntamenti

Credo che il bilancio della sua gestione, fino ad oggi, sia di gran lunga positivo. Più ancora, se lo si paragona a quello dei suoi due immediati predecessori, di cui si è detto che uno, Giovanni Paolo II, non ha voluto rendersene conto, l’altro, Benedetto XVI, che ebbe il coraggio di sollevare il velo ma, prostrato dal suo stato di salute e senza forze, si vide obbligato a rinunciare.

Non continuano a mancare problemi su questo argomento. L’ultimo è stata l’analisi offerta dal vescovo emerito di Roma, Benedetto XVI, secondo il quale la radice del problema non sta nel clericalismo, ma nel lassismo sessuale che devasta l’Europa dal maggio 1968 e che si è infiltrato anche nella compagine della Chiesa e della sua gerarchia.

Francesco, – nuovamente a differenza dei suoi predecessori – lascia parlare, ascolta, consulta e, quando spetta a lui, adotta le decisioni che ritiene adeguate. Già lo ha fatto sulla morale sessuale, dopo i sinodi dei vescovi del 2014 e 2015 (Amoris laetitia, 2016). E credo proprio che lo possa fare anche nei prossimi mesi circa il problema del clericalismo.

Lo potrebbe fare il 10 maggio nell’incontro previsto con l’Unione internazionale delle superiore religiose (più di 850) pronunciandosi sul diaconato femminile e in risposta alla richiesta di studiare questa possibilità formulata tre anni fa dalle medesime.

E potrebbe continuare – una volta terminato, il prossimo ottobre, il sinodo per l’Amazzonia – a proposito dei preti sposati o viri probati. Quando gli fu proposto il problema, ha incoraggiato le persone coinvolte nell’organizzazione di questo sinodo a discuterne in tutta libertà. Di fatto è già incluso nella documentazione preparatoria.

Oltre a questi due argomenti, il prossimo quadrimestre sarà caratterizzato dalla pubblicazione del documento sulla riforma della Curia vaticana, un testo elaborato nel corso di sei anni con il C-6 (l’équipe dei cardinali che lo assistono nel governo della Chiesa) e che ora si trova in fase di consultazione e di arricchimento da parte di alcune conferenze episcopali. Secondo le indiscrezioni, ci sarà una profonda riorganizzazione in sintonia con ciò che Francesco sta proponendo e difendendo fin dall’inizio del suo pontificato: una Chiesa missionaria e “ospedale da campo” nelle “periferie del mondo”. E di conseguenza, una Curia vaticana che, per il fatto di servire questa Chiesa, deve dimenticarsi di continuare ad essere il diaframma che è stata finora tra la base e il vertice ecclesiale.

Resta da vedere come le diverse Chiese, compresa quella basca, accoglieranno questa riforma. Visti finora i precedenti, non so se avranno il coraggio e la lucidità di fare, per esempio, una pausa nel cammino, convocare assemblee e sinodi diocesani, in vista di un sinodo generale e cominciare ad avere un progetto di riforma della Chiesa che sia, allo stesso tempo, evangelico e portatore di speranza. La verità è che il corpo lo chiede… ma temo che possa fermarsi troppo a lungo alle sole intenzioni.

Preti sposati a partire dal ripensamento tra celibato e sacerdozio

Il vescovo Franz-Josef Bode, vicepresidente dei vescovi tedeschi, afferma in una nuova intervista che può “ben immaginare che ci siano anche sacerdoti con famiglia e lavoro [civile], simili ai nostri diaconi, alcuni dei quali sono sposati e hanno un lavoro”. Questo modello di “sacerdoti sposati con un lavoro civile”, prevede, “probabilmente sarà presentato al Papa dai vescovi latinoamericani al Sinodo in Amazzonia in ottobre”.

Parlando con il giornale regionale Osnabrücker Zeitung, Mons. Bode chiarisce di essere favorevole a “ripensare il legame tra celibato e sacerdozio”.

Per il Movimento Internazionale dei Sacerdoti sposati “i preti sposati sono una realtà nella Chiesa e possono essere tranquillamente riammessi a lavorare nelle parrocchie (il loro sacerdozio se validamente ricevuto rimane per sempre) e le questioni canoniche relative al celibato dei preti possono essere modificate”.

Papa Francesco lo ha ripetuto più volte, spiegando che il celibato «non è un dogma». Il Concilio Ecumenico Vaticano II, nel decreto «Presbyterorum ordinis», riconosceva che la scelta celibataria non è richiesta dalla natura stessa del sacerdozio.

Il vescovo Franz-Josef Overbeck di Essen ha appena fatto una dichiarazione simile, chiedendo una nuova “immagine del sacerdote” alla luce del fatto che, nella regione amazzonica, ci sono spesso donne religiose che hanno influenza nelle parrocchie locali. “Il volto della chiesa locale è femminile”, ha spiegato Overbeck, che è a sua volta a capo della commissione per l’America Latina dei vescovi tedeschi, che fornisce sostegno finanziario e pastorale all’America Latina.

Overbeck ha anche recentemente richiesto una discussione sul celibato, soprattutto alla luce dell’attuale crisi degli abusi sessuali clericali.

Ora sostiene che il Sinodo amazzonico condurrà la Chiesa cattolica a un “punto di non ritorno” e che, in seguito, “nulla sarà più come era”.

Il Sinodo svela le carte: deciderà sui preti sposati

Il cardinale Claudio Hummes, già prefetto del Clero e oggi responsabile dell’Amazzonia per il Brasile ammette in un’intervista che il Sinodo di ottobre dovrà pronunciarsi su un sì o un no ai preti sposati.

Il Movimento dei Sacerdoti Sposati invita la base dei fedeli a perorare la riforma della chiesa in chiave evangelica, riforma che riaccolga i preti sposati nel ministero attivo

Chiesa ritorni al Vangelo e riammetta i preti sposati. Oggi “Chiesa trasformata in un impero che rifiuta i cambiamenti e preferisce restare elitaria”

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati condivide l’analisi del teologo Barros in un testo di Adista (ndr)

“Al di là degli scandali di cui si è resa protagonista la gerarchia ecclesiastica, c’è una Chiesa chiamata a lasciarsi definitivamente alle spalle il modello della vecchia cristianità, piramidale, gerarchica e autocentrata, e tornare al Vangelo, «l’unico rimedio» per la «malattia» che affligge il corpo ecclesiale. È in questa prospettiva che il benedettino brasiliano, biblista e teologo della liberazione Marcelo Barros, autore di oltre 40 libri e di lucide e coraggiose analisi sulla situazione attuale della Chiesa (tra i molti interventi pubblicati anche su Adista, si veda ad esempio Adista Documenti nn. 39/16; 19, 24/17; 1/19), interviene sul caso del libro Sodoma, potere e scandalo in Vaticano (tradotto e pubblicato in italiano da Feltrinelli, 2019) del giornalista francese Frédéric Martel. Un libro che, spiega Barros, denuncia l’esistenza di «una struttura omosessuale mal celata dall’ipocrisia omofobica di parte del clero e della gerarchia», ma trascurando il fatto che «dietro di essa c’è una Chiesa trasformata in un impero che rifiuta i cambiamenti e preferisce restare elitaria, piena di pregiudizi e dominata dalla disuguaglianza». E in cui «per la donna c’è posto solo come lettrice di testi liturgici considerati meno importanti o, nello spazio profano, come cuoca e cameriera nelle case ecclesiastiche». In questo quadro, allora, l’unica soluzione è “tornare alle fonti”, «in un esercizio permanente e profondo di “aggiornamento”, cioè attualizzando il linguaggio, il contenuto della fede e il modo di essere Chiesa»”. (adista)

Se anche i preti sposati sono favorevoli al celibato?

L’editorialista di Avvenire Gianni Gennari getta confusione nella causa dei preti sposati. Dalle pagine di Avvenire, per le quali scrive da anni, potrebbe contribuire ad alimentare giustamente il dibattito sui preti sposati. Di fatto spesso tra le righe dei suoi testi avviene il contrario: poca chiarezza e lungimiranza teologica.

Ecco in basso ad esempio il testo del 9 Maggio 2019:

“Correzioni. Una prima per me stesso. Nel “Lupus” di martedì tra le date “personali” ho scritto “13 maggio”. E’ data di Fatima (1917), e dell’attentato a Giovanni Paolo II (1981)! Dovevo scrivere 13 marzo (1965 e 2013!). Me ne scuso. Passiamo ad altre.
Con altra nota. Su “Il Quotidiano” (6/5, p. 8) Giorgio Dell’Arti presenta un titolone, “Quale Dio?”, e nel sommario risponde in sintesi: «Nell’Antico Testamento è implacabile e vendicativo, nel Nuovo è pieno di grazia e amore, nel Corano è misericordioso ma assolutista, e pretende sottomissione». Seguono 2 paginone piene di rimandi e ragionamenti, dalla Genesi all’Apocalisse, da Mosè a Maometto, da Adamo alla fine del mondo: un “Bignamino” di rimandi e contrapposizioni… Che dire? Infaticabile ricercatore di testi e contesti, enciclopedico ammirevole in citazioni e riferimenti Dell’Arti, ma con qualche svista e ritardo di “autocorrezione”, qui dunque sempre a proposito come sopra. Per esempio da 10 anni sul suo “Catalogo dei viventi” edito da Marsilio a p. 836 mi trovo attribuita questa opinione: «favorevole al celibato per i preti». Vero che sono ancora “vivente”, ma forse la realtà è diversa, e molto meno assiomatica… Un paio di righe in più per la prossima edizione? Ultima perla, per ora senza correzione. Su “Nazione, Giorno” (23/4, p. 17) leggo che “la mamma di Gesù… nel Vangelo di Marco (3, 31) si preoccupa per la salute mentale del figlio” (sic!) Nel testo leggi che è voce tra la folla! “Follia”? Sì, ma in pagina!” (avvenire.it)

I preti sposati amano Dio come gli altri preti. Non sono di serie B

La Pontificia Università Lateranense e il Sir presentano un documentario sul celibato dei preti “I preti e l’amore per Dio”. Le testimonianze di 8 studenti del corso di comunicazione dell’Istituto Pastorale Redemptor Hominis, tracciano un piccolo sentiero che aiuta a capire quello che Papa Francesco definisce “un dono di Dio”.

Una visione teologica limitata che non tiene conto dei dati biblici e della prassi storica della Chiesa. I preti sposati possono amare Dio e una donna. Non sono due amori in contrasto (ndr).

Sui preti sposati potrebbe arrivare presto la rivoluzione di Papa Francesco

L’appuntamento è per ottobre: il Sinodo sull’Amazzonia può essere uno spartiacque per la Chiesa.

Sarà un appuntamento centrale: per quella parte di mondo potrebbero essere approvati i “viri probati”, cioè, in estrema sintesi, si potrebbe disporre sul fatto che uomini di chiara fede, ma sposati in passato, divengano a tutti gli effetti dei sacerdoti o almeno dei facenti funzione. Poi il provvedimento può essere esteso altrove. Il calo delle vocazioni, del resto, pone papa Francesco e le gerarchie ecclesiastiche dinanzi a una scelta. Laicizzare la vita delle parrocchie – come sembra volere per esempio la Conferenza episcopale tedesca, con in testa il cardinale progressista Rehinard Marx – è una delle strade percorribili.

Le questioni sul banco, in linea potenziale, sono più d’una. Bisognerà vedere, nel corso del tempo, quali discussioni saranno all’ordine del giorno. Per ora si tratta di voci: si va dall’ambientalismo al baricentro del cattolicesimo nel mondo, che si è spostato dall’Europa al Sud America. Qualcosa si può apprendere nei punti sollevati sollevati dal vescovo Adveniat Franz-Josef Overbeck, come si legge su Katolisch.de. Il presule parla di cambiamento in relazione all’eurocentrismo ecclesiale. Per alcuni, la approvazione dei “viri probati” non è altro che il preludio al termine del celibato obbligatorio. Quel “niente più sarà come prima” del vescovo citato assomiglia a un monito.

(tratto da Il Giornale)

Papa Francesco ai preti sposati: «La vostra testimonianza ha quell’“aroma evangelico” delle prime comunità».

Parole di Papa Francesco rivolte ai preti sposati bizantini. Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati invita il Papa a considerare i preti sposati cattolici romani ancora grande risorsa per la Chiesa e a riaccoglierli nelle Parrocchie chiuse.

Di seguito la notizia da Vatican Insider:

Si sente il pianto di alcuni bambini nella cattedrale del Sacro Cuore di Gesù di Skopje dove il Papa incontra preti, religiosi e consacrati della Macedonia del Nord. Sono i figli dei sacerdoti di rito bizantino presenti all’appuntamento con il Papa insieme alle loro mogli. Tra questi c’è padre Goce Kostov, dell’Eparchia di Strumica – Skopje, che offre la sua testimonianza insieme alla consorte Gabriela: «Come sacerdote, Dio mi ha dato la grazia di poter sentire la paternità del corpo, nella mia famiglia, e allo stesso tempo la paternità spirituale, nella mia parrocchia. Sperimento che queste due cose sono complementari e si completino a vicenda», racconta. «Sono molto grato al Signore per la mia famiglia che mi aiuta nel lavoro pastorale, nei rapporti con le persone, con i giovani, con i bambini. Senza di loro sarei molto più povero».

Francesco non entra nel merito della questione dei sacerdoti uxorati ma ringrazia a più riprese padre Goce, la consorte e i figli Filip, Blagoj, Luca, Ivan per aver condiviso gioie e preoccupazioni del «ministero» e della «vita familiare». E anche «il segreto per andare avanti nei momenti difficili che avete dovuto passare», come la morte di una bambina a soli quattordici giorni dalla nascita. «Siete stati coraggiosi nella vita… L’unione matrimoniale nella vita ministeriale vi ha aiutato ad andare avanti come famiglia», dice a braccio.

«La vostra testimonianza ha quell’“aroma evangelico” delle prime comunità», prosegue. «Lo spazio vitale di una famiglia si poteva trasformare in chiesa domestica, in sede dell’Eucaristia – quante volte hai celebrato l’Eucarestia a casa tua -, della presenza di Cristo seduto alla stessa mensa». Così, dice il Pontefice, «date viva testimonianza di come la fede non ci allontana dal mondo, ma ci introduce più profondamente in esso. Non a partire da quello che a noi piacerebbe fosse, non come “perfetti” o immacolati, ma nella precarietà delle nostre vite, delle nostre famiglie unte ogni giorno nella fiducia dell’amore incondizionato che Dio ha per noi». Fiducia che porta a «sviluppare alcune dimensioni tanto importanti quanto dimenticate nella società usurata dalle relazioni frenetiche e superficiali: le dimensioni della tenerezza, della pazienza e della compassione verso gli altri».

Preti sposati invitano Papa Francesco ad essere coraggioso sulle riforme dopo incontro con prete sposato in Macedonia

A Skopje, nella Macedonia del Nord, in occasione dell’incontro del Papa con i sacerdoti e le religiose macedoni c’è stata anche la testimonianza di un prete sposato con figli. Al termine della testimonianza di padre Goce, il Papa ha osservato: “Grazie a voi, padre Goce e Gabriella: siete stati coraggiosi nella vita! E ai vostri figli Filip, Blagoj, Luca, Ivan, per aver condiviso con noi le vostre gioie e preoccupazioni, del ministero e della vita familiare. E anche il segreto per andare avanti nei momenti difficili che avete dovuto passare. L’unione matrimoniale, la grazia matrimoniale nella vita ministeriale vi ha aiutato ad camminare così, come famiglia” (tratto da secoloditalia.it).  Queste parole di Bergoglio fanno riflettere e spingono il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati a rilanciare l’invito ad essere riaccolti in servizio nella Chiesa

I preti sposati con Pedro Almodóvar al Papa: “Eliminate il celibato, così gli abusi su minori scompariranno”

Durissime le parole del regista sul Vaticano e sul Papa, in riferimento agli abusi sui minori: “Non si sta lavorando a sufficienza, non solo contro gli abusi ma anche con tutto ciò che ha a che fare con la sessualità. Sono sicuro che se si concedesse l’addio al celibato, il 90 per cento degli abusi scomparirebbe”

continua su: fanpage.it

I preti sposati con Almodovar: Papa Francesco fa poco per la riforma della Chiesa

pedro almodovar 2019 lapresse

Confessione choc di Pedro Almodovar (ripresa dal sito il sussidiario.net): «Preti pedofili tentarono di abusare di me». Il regista, in concorso al Festival di Cannes, ha rilasciato un’intervista molto privata a Vanity Fair. Ad esempio, ha espresso disgusto per il sistema educativo religioso che ha conosciuto come alunno in seminario. La giudica un’educazione pessima dal punto di vista didattico. «Sicuramente non volevo diventare prete, ma avrei voluto imparare qualcosa, apprendere, sapere di più sui miei dubbi precoci legati all’esistenza di Dio e al senso della vita». L’esperienza però fu «atroce» per lui. «Fecero di me un bambino incolto e ignorante che passava il tempo cantando, con insegnanti del tutto inadeguati al compito». In collegio tra l’altro Pedro Almodovar ha appreso di abusi e molestie. «Mi ricordo di almeno venti bambini che vivevano nel collegio ed erano stati molestati. Ci provarono anche con me, ma riuscii sempre a scappare».

PEDRO ALMODOVAR CONTRO LA CHIESA E IL PAPA

Pedro Almodovar contro la Chiesa. Nell’intervista a Vanity Fair ha parlato della sua paura, e di quella dei suoi compagni, al collegio. Ma ha ricordato anche la frustrazione per i colpevoli che la fanno franca. «Le voci degli abusi erano arrivate oltre le mura del collegio e i casi erano così concreti e numerosi che la direzione dei salesiani non poté far altro che intervenire». Ma lo fecero, racconta il regista, assegnando i sacerdoti in altri collegi. «Nessuna punizione. Nonostante la menzogna e l’abuso su un’età così indifesa e la devastazione imposta a chi si affaccia alla vita». Una volta Pedro Almodovar ne parlò con il suo confessore: «Mi chiese comprensione e mi disse non parlarne con nessuno». Ancor più duro è il giudizio del regista sulle responsabilità del Vaticano: «Io non so se il Papa stia attuando una rivoluzione o se non stia facendo niente. Quello che so è che non sta facendo a sufficienza». E questo, spiega, non solo sugli abusi, ma anche sulla sessualità dei preti.

Preti sposati a convegno a fine maggio. Non bastano i convegni. La sterilità di Vocatio

Preti sposati a convegno a fine maggio. In attesa del sinodo panamazzonico

Il prossimo convegno di preti sposati organizzato da Vocatio non è rappresentativo del Movimento dei preti sposati italiani. Manca ad esempio la voce della nostra associazione (non siamo stati invitati). Vocatio (con molti suoi membri non ha contribuito bene alla causa dei preti sposati nella Chiesa. La voglia di protagonismo e di approvazione ecclesiastica ha soffocato le istanze di rinnovamento). Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti sposati (fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone) è impegnato da anni per i diritti civili e religiosi e per la riaccoglienza nel ministero dei preti sposati (ndr).

ROMA-ADISTA. L’associazione di preti sposati Vocatio ha indetto, per i giorni dal 24 al 26 maggio, il convegno “Popolo di Dio dove sei? Papa Francesco chiama, Vocatio risponde”.

Il convegno, ricco di contributi e aperto a tutti, è di particolare attualità: è vero che il papa è contrario al celibato opzionale per chi sceglie il sacerdozio ministeriale, ma è anche vero che il Sinodo per l’Amazzonia che si svolgerà a ottobre prossimo dovrebbe discutere della possibilità che uomnini sposati di provata fede, dignità e senso di responsabilità – i cosiddetti probi viri – possano affiancare il sacerdote celibe per il servizio ecclesiale, in particolare in quei vasti territori dove la scarsità di sacerdoti impedisce alle comunità di fedeli di accedere all’eucarestia domenicale. Fra di essi, perché non preti sposati?

Il convegno di Vocatio seguirà il seguente programma:

Venerdì 24 maggio

h. 16.00 Arrivi e registrazioni

h. 18.30 Introduzione

Rosario MOCCIARO Presidente di Vocatio

h. 20.00 Cena

Sabato 25 maggio

Mattina

h.   9.30

«Donne nella Chiesa: criticità, fermenti, prospettive»

Paola LAZZARINI, Coordinatrice nazionale di “Donne per la Chiesa”

Dibattito

h.  11.00

«Dalla Lumen Gentium alla Chiesa di Francesco: quale cittadinanza per il Popolo di Dio»

Andrea GRILLO Professore Ordinario di Teologia Sacramentaria presso la Facoltà Teologica del Pontificio Ateneo S. Anselmo

Dibattito

h.  13.00 Pranzo

Pomeriggio

h.  15.00

«Il ruolo profetico dei laici all’interno della vita ecclesiale»

Vittorio BELLAVITE, Coordinatore nazionale di “Noi siamo Chiesa”

Dibattito

h.  16.30

«Il diritto naturale inalienabile per ogni essere umano di potersi costituire una famiglia. Riferimenti normativi: il Diritto Canonico, il Diritto Civile, i pronunciamenti degli organismi sovranazionali» 

Andrea MANNINO, Avvocato, Mediatore Familiare AIMeF

Dibattito

h. 18.00

«Quali sono le conseguenze che la rinuncia alla sessualità comporta per lo sviluppo completo della persona: criticità, sofferenze, sviluppi»

Giacomo DEL MONTE, Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo Clinico

Dibattito

19:30 Celebrazione eucaristica

h. 20.30 Cena

Domenica 26 maggio

h.   9.30

«Popolo di dio dove sei? Francesco chiama, Vocatio risponde. Suggerimenti per una Chiesa in sofferenza»

Alessandro MANFRIDI, Associazione “Vocatio”

h.  13.00 Pranzo e saluti

Casapesenna. Papa Francesco allontana da Chiesa Don Michele Barone aveva attaccato preti sposati a Canale 5

La Congregazione per la Dottrina della Fede (Prot. N. 143/2018), il Santo Padre Francesco, ai sensi dell’Art. 21 § 2, 2° SST, con suprema e inappellabile decisione, ha decretato la dimissione dallo stato clericale del Rev.Michele Barone

Il Rev. Michele Barone, della Diocesi di Aversa è anche membro dell’Associazione “Piccola Casetta di Nazareth”. Il Decreto è stato notificato all’interessato, che, per la dimissione dallo stato clericale, non potrà più esercitare il ministero sacerdotale ed è dispensato dagli obblighi e dagli oneri derivanti dalla Sacra Ordinazione.

DON MICHELE BARONE, DAL SALOTTO DI BARBARA D’URSO AL CARCERE PER ABUSI SU MINORE.

Nuovi particolari erano stati diffusi anche dal Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati sul caso di don MIchele Barone, il prete coinvolto nel caso dell’esorcismo su una ragazzina di 14 anni. “Il fondatore dei Sacerdoti Lavoratori sposati, don Giuseppe Serrone e sua moglie avevano incontrato il prete tradizionalista dietro le quinte della trasmissione di Barbara D’Urso della puntata del 7 Novembre 2016”, si legge in un comunicato dell’Associazione Sacerdoti Sposati. “Insieme a don Aldo Bonaiuto in studio, don Barone fuori onda aveva attaccato la moglie di don Serrone. Don Serrone aveva avuto una discussione con don Barone accanto ai camerini di Barbara D’Urso. Il prete ora in arresto aveva fatto la morale alla moglie accusandola di comportamenti amorali. Don Serrone era intervenuto rivolgendosi verso don Barone e invitandolo a stare zitto e lasciare stare la moglie”.

A distanza di due anni e qualche mese Don Barone è tornato in tv per motivi diversi. “Come ogni giorno, dal lunedì al venerdì, Barbara D’Urso si occupa nella prima parte di Pomeriggio Cinque di cronaca”, si legge sempre nel comunicato dell’Associazione Sacerdoti Sposati. “Tra le varie notizie di cui si è occupata lunedì 26 Febbraio 2018, la conduttrice della rete ammiraglia del Biscione ha dichiarato di essere molto imbarazzata di dover parlare al suo affezionato pubblico dell’arresto di Don Michele Barone. Il sacerdote è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti in famiglia che “curava” tramite esorcismo una 14enne con problemi psichici. Barbara D’Urso a Pomeriggio Cinque ha dichiarato:Si aggirava qui, è stato molte volte nel mio camerino, ha dato a me e a tante altre persone che lavorano con me la benedizione e quando ho visto il servizio de Le Iene mi sono scioccata per questa notizia”.

Prosegue il comunicato: “L’inviato Gaetano Pecoraro ha raccolto i racconti di alcune ex seguaci: «Non voleva che dicessimo niente delle violenze». Ci sono ragazze che ammettono altri episodi: «Ci provava un po’ con tutte. Una volta mi mise le mani sul seno… A lui piaceva toccare». Un’altra ragazza, chiamata Giada, fa una terribile confessione: «Dentro la sagrestia mi costrinse ad avere un rapporto orale completo. Mi ha baciata e mi ha abbassato la testa verso i suoi pantaloni. Mi disse che ne aveva bisogno». La ragazza spiega che spesso la chiamava a parte e che una volta provò ad avere con lei un rapporto sessuale completo. Diana invece si tira indietro dal raccontare la sua storia e i genitori spiegano di averglielo impedito per proteggerla. «Qualche ragazza potrebbe farsi male…».

Ex-preti soli come dei cani. La denuncia dei preti sposati

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati ha rilanciato la notizia pubblicata il 3 Maggio 2019 da ilgiorno.it. Notizia che fa riaffiorare il dramma sommerso della solitudine dei preti in particolare di coloro che si sono dimessi. I preti sposati che hanno un regolare percorso di dismissioni, dispensa e matrimonio religioso richiamano l’attenzione dei vertici della Chiesa al problema della solitudine dei preti invitando il Papa a riammettere nelle parrocchie i preti sposati e a permettere ai preti di sposarsi (ndr)

Di seguito l’articolo:

“Ha vegliato il suo padrone fino all’arrivo dei soccorsiche poi hanno dovuto portarlo via a forza per poter intervenire, visto che il cagnolino di media taglia non voleva saperne di lasciare il suo amico. Un infarto fulminante, invece, si è portato via il suo padrone, un 54enne che abitava da solo a Sergnano. Il triste episodio è avvenuto martedì, alle 21.30. Originario di Osio Sotto, stava passeggiando col suo cagnolino quando è stato colto da un infarto.

L’uomo è caduto a terra e il suo cane gli è rimasto accanto. Qualcuno ha visto e ha chiamato subito i soccorsi e quando sono arrivate ambulanza e guardia medica, prima di intervenire hanno dovuto portare via il cane che non ne voleva sapere di lasciare il suo padrone. Sono seguiti lunghi momenti nei quali i soccorritori hanno cercato la rianimazione ma senza alcun risultato e dopo oltre mezz’ora hanno dovuto dichiararlo morto. L’uomo, un ex prete bergamasco, non aveva parenti in paese e faceva vita molto ritirata”.

Prete di Reggio Emilia favorevole ai preti sposati sospeso dal ministero

L’ex parroco di Regina Pacis non tornerà nella missione in Amazzonia in cui prestava servizio da sette mesi: “Non ho preso questa decisione a causa dell’amore per una donna, non ho alcuna relazione”, ci tiene a precisare

REGGIO EMILIADon Paolo Cugini non è più don, o almeno non lo sarà nel prossimo anno. Ha chiesto e ottenuto dal vescovo di Reggio di essere sospeso per 12 mesi dal ministero. Non tornerà, quindi, nella missione in Amazzonia in cui prestava servizio da sette mesi e dove sarebbe dovuto rientrare il prossimo novembre, dopo un periodo qui a Reggio. “Non ho preso questa decisione a causa dell’amore per una donna, non ho alcuna relazione”, tiene a precisare lo stesso Cugini.
Qualche settimana fa fu uno dei sacerdoti ad intervenire sul tema della sessualità e della castità: “Faccio fatica a ringraziare Dio quando mi ha tolto la possibilità di essere padre”, aveva scritto in un diario aggiornato dall’Amazzonia.

Ma la scelta degli ultimi giorni è stata il punto d’arrivo di una riflessione iniziata molto tempo fa attorno alla laicità in generale, non legata quindi in particolare a questo particolare aspetto. Una scelta valutata assieme a monsignor Massimo Camisasca, col quale c’è stato un incontro. Don Paolo Cugini, 57 anni, è stato per anni parroco di Regina Pacis, in città, e si è messo a servizio della diocesi nel mondo e nelle missioni, in particolare a Ruy Barbosa in Brasile.

tratto da reggionline.com

Preti sposati e celibato opzionale a partire dall’Amazzonia. Le proposte dei Comboniani del Brasile

Sono i nuovi cammini per la Chiesa da anni suggeriti dal Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati, fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone.

Bioma
Più di 40 milioni di persone vivono in Amazzonia; 3 milioni sono indigeni, appartenenti a 390 popoli, con 240 idiomi. L’Amazzonia conserva il 34% delle foreste primarie del pianeta ed il 20% di tutta l’acqua dolce non congelata. Il sinodo ha ascoltato le comunità in molti modi: sono state realizzate 57 grandi assemblee, 13 forum nazionali, 17 forum tematici e 179 circoli di dibattito locali.

Assemblea finale dei vescovi
Il sinodo si realizzerà in Vaticano dal 6 al 27 ottobre e riunirà tutti i 103 vescovi delle diocesi amazzoniche di Brasile, Bolivia, Perú, Equador, Colombia, Venezuela, Guyana, Guyana francese, Suriname. Parteciperanno rappresentanti dei popoli indigeni e altri invitati. È un evento della Chiesa universale, con vescovi di altri biomi, nel tentativo di pensare la Chiesa a servizio di territori e sistemi ambientali transnazionali, in difesa della vita e di Madre Terra.

Di seguito le proposte tratte da nigrizia.it:
«È ora di superare il clericalismo, uscire dai templi, verso le periferie esistenziali. Occorre una Chiesa ministeriale e profetica, inserita nella vita della gente, rispettando la diversità culturale e religiosa, la storia ed il modo di vita dei popoli amazzonici».

Il sinodo per l’Amazzonia, cominciato da più di un anno, sta risvegliando la speranza della gente, dalle comunità più isolate lungo i fiumi fino alle periferie delle grandi città di questo bioma. Sentirsi ascoltati, recuperare protagonismo, potersi esprimere sulla Chiesa e sulle urgenze dell’Amazzonia, sedersi in circolo per discernere insieme, donne, uomini, preti, religiose, vescovi: sono tratti vivi della spiritualità e pratica sinodale che stiamo sperimentando in molteplici contesti dei 9 paesi della Panamazzonia.

Indipendentemente dai risultati dell’assemblea finale dei vescovi, prevista in ottobre, può attecchire nella Chiesa amazzonica questo spirito di ascolto e partecipazione, intensamente desiderato da papa Francesco, primo passo perché l’incarnazione sia la principale metodologia missionaria.

«Voi, popoli originari, non siete mai stati tanto minacciati nei vostri territori. L’Amazzonia è una terra disputata. (…). Noi, che non abitiamo in queste terre, abbiamo bisogno della vostra sapienza e delle vostre conoscenze per poter entrare, senza distruggerlo, nel tesoro custodito da questa regione, facendo risuonare le parole del Signore a Mosè: “Togliti i sandali, perché questa è una terra sacra”». Con queste parole papa Francesco ha aperto il sinodo a Puerto Maldonado (Perú). In risposta, gli indigeni chiedono che la Chiesa assuma «una veemente difesa dei loro popoli», riconoscendo gli errori del passato e smontando ogni eredità coloniale.

Anche la formazione offerta a seminaristi, missionari e laici deve riscattare gli elementi chiave delle culture locali, superando l’omogeneità di un modello religioso univoco. I popoli indigeni insistono nel dialogo interreligioso, in sintonia con il papa: «Ogni cultura e cosmovisione che riceve il vangelo arricchisce la Chiesa, con la visione di un nuovo lato del volto di Cristo».

Il sinodo vuole riconoscere e valorizzare il protagonismo delle donne nella Chiesa amazzonica, identificando nuovi ministeri a servizio della Chiesa e della vita. Le comunità cristiane amazzoniche si sentono spesso isolate e abbandonate. Non possono celebrare l’eucaristia, se non nelle rare volte in cui un sacerdote le raggiunge.

Perciò hanno proposto, con rispetto e chiarezza, la possibilità di ordinare sacerdoti uomini sposati, riconosciuti come punto di riferimento spirituale dalla comunità locale. Allo stesso modo, in considerazione delle culture locali, hanno suggerito il celibato opzionale per i ministri ordinati. Il ministero delle donne diacono è una possibilità importante per la Chiesa amazzonica e una proposta che il Vaticano sta analizzando fin dal 2016.

Un’altra grande sfida del sinodo è ripensare la Chiesa e la vita nelle grandi città amazzoniche: cresce l’esodo dalla foresta verso i centri urbani, frutto dell’espulsione delle comunità che non hanno così modo di sviluppare il loro modo di vita.

Sono i nuovi cammini per la Chiesa e l’ecologia integrale in Amazzonia: percorriamoli!

Mancano i preti sposati per riconfigurazione del ministero ordinato nella Chiesa, l’abbozzo di alcuni nuovi tratti per una teologia del ministero del prete

settimananews

Due anni di lavoro seminariale, un gruppo in cui si sono intrecciate competenze diverse a livello teologico, ministeriale, di genere e generazionale, la precisa intenzione di raccogliere le suggestioni maggiori di papa Francesco per una riconfigurazione del ministero ordinato nella Chiesa, l’abbozzo di alcuni nuovi tratti per una teologia del ministero del prete.

Reso possibile dal Dipartimento di teologia e dalla Scuola di specializzazione in teologia e ministero di Boston College, i lavori biennali del seminario si sono mossi intorno al tema «prete e ministero per la Chiesa contemporanea». Su questa base è stato redatto collegialmente il documento finale Servire il popolo di Dio. Rinnovare il dibattito sul prete e il ministero (Origins 31/2018, 484-492).

Il testo è permeato dalla consapevolezza «che il ministero ordinato della Chiesa ha una storia precisamente perché si è trasformato nel corso del tempo. Questo fatto suggerisce che sono da attendersi ulteriori cambiamenti nel futuro. In particolare, è chiaro che la presenza e il dono di un grande numero di donne nel ministero oggi ha condotto la pratica del ministero stesso in nuovi territori (…)» (491).

Il modello e le trasformazioni

Ma questa consapevolezza da sé non basta a istruire una rinnovata visione della teologia del ministero ordinato nella Chiesa; non lo può fare perché le mutazioni del ministero avvengono nel cuore nel suo esercizio e solo in seguito possono essere registrate dalla teologia in forma riflessa. Questo è il doppio scacco sotto cui stanno sia il pregevole testo uscito dai lavori seminariali di Boston College, sia il vissuto effettivo del ministero ordinato nella quotidianità di vita delle comunità cristiane odierne.

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Ossia, si parte in ogni caso da un modello che precede l’esercizio – sia che si tratti di riformarne la figura, sia che si tratti di ricondurla nostalgicamente a tratti antichi apparentemente più sicuri.

Se previamente all’esercizio nella vita di fede delle comunità cristiane si è già deciso cosa è, e come deve essere, il ministero ordinato, allora sarà estremamente difficile cogliere le trasformazioni che lo stanno traghettando verso il futuro della Chiesa nel mondo. L’immaginario del modello proietterà inevitabilmente la sua ombra lunga sugli scarti maggiori che contraddistinguono un ministero in trasformazione, finendo per renderli impercepibili.

Dentro un vissuto di Chiesa

Anche il testo che abbiamo ora sotto mano fa fatica a uscire da questa logica, pur essendo pienamente consapevole del suo radicamento in un ben preciso contesto del vissuto della fede cattolica: «Questo contributo si radica nella Chiesa cattolica così come essa è negli Stati Uniti. Un radicamento i cui tratti maggiori richiedono un corrispondente approccio particolare al ministero e alla formazione dei preti diocesani» (485).

È alla comunità di fede nel suo complesso che pertiene una responsabilità storica e teologica «partecipando insieme nella vita e nei ministeri della Chiesa» (485). Si può già intuire da questo breve passaggio la strutturafondamentalmente relazionale che caratterizza l’intero documento: è dentro il plesso di relazioni che fanno la vita della Chiesa che sta e trova il suo senso anche il ministero ordinato del prete, così come lo trovano (allo stesso modo e con altra destinazione) tutti i ministeri laicali della fede. Ministeri che non sono un esercizio di supplenza temporanea di quello ordinato momentaneamente in carenza di numeri, e quindi costretto a ritirarsi da ambiti e pratiche pastorali una volta a lui abituali. Quanto, piuttosto, anche essi sono «un dono dello Spirito Santo e parte integrale della missione della Chiesa oggi» (486).

La comunità ecclesiale nel suo complesso è una comunità discepolare, in cui si intersecano diverse destinazioni della fede a favore della missione della Chiesa che è di tutti. Questo è il quadro all’interno del quale i redattori del documento desiderano inserire la specifica destinazione di quella forma di ministero ecclesiale che chiamiamo ordinato: «La promozione e la cura dei discepoli in vista dell’intero della Chiesa potrebbe essere un sacramento “per la vita del mondo” (Gv 6,51), ciò offre anche il contesto per la comprensione del ruolo del ministro nella comunità ecclesiale» (487).

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Il nodo della formazione

A cosa è destinato il prete nell’intreccio delle relazioni discepolari che fanno la comunità cristiana? Un’interessante interpretazione del «carattere» legato al sacramento dell’ordine orienta verso una «particolare relazione tra Cristo e il prete all’interno della comunità ecclesiale». Specificità che però non si ribalta in privilegio intimo, ma ha senso unicamente in vista della «missione della Chiesa. (…) Nella quale quest’ampliata identità dei preti, che li riposiziona all’interno della comunità di fede, si dà unicamente in ragione della missione della comunità» (488).

Vengono conseguentemente individuati cinque ambiti che delineano le abilità della fede che accede alla forma del ministero ordinato: predicazione; presidenza liturgica; collaborazione nella guida della comunità; rappresentanza pubblica della Chiesa; pratica quotidiana della carità pastorale. La forte enfasi sulla predicazione può essere riconducibile al contesto specifico statunitense, dove la messa in scena della parola fa parte della mediazione stessa del messaggio che si vuole veicolare.

Qualche perplessità mi lascia l’assorbimento di tutto l’agire liturgico e della preghiera della comunità nella presidenza/guida del ministero ordinato; perché questo tratto corrisponde a quella completa eucaristizzazione della liturgia che ha caratterizzato il divenire storico del cattolicesimo, facendo perdere di vista che la liturgia della Chiesa non si risolve né esaurisce nella celebrazione eucaristica.

È probabile che la piegatura dell’intero liturgico a una sorta di devozione presbiterale rappresenti un limite per una sana comprensione del ministero ordinato nella Chiesa in vista della sua missione, alla quale sono chiamati tutti i discepoli e le discepole.

bc3Se questo è il profilo del ministero ordinato all’interno di un determinato contesto di Chiesa, bisogna mettere mano a una formazione che accompagni costruttivamente in questa direzione.

Preoccupazione viene espressa verso il modello seminariale in quanto esso produce di fatto «un isolamento dalle condizioni di vita quotidiane» delle persone (490). Che il seminario assorba in sé «tutti gli aspetti della formazione, finendo col separare i seminaristi diocesani dai candidati al ministero laici e religiosi» (491), è una pratica che dovrebbe essere riconsiderata con urgenza.

Pur permanendo in una certa ambivalenza, si cerca di superare una visione della vocazione come auto-candidatura al ministero, la cui verifica viene del tutto sottratta alla comunità in cui essa ha preso corpo ed è giunta a consapevolezza. Il riscatto del ministero ordinato dalla privatizzazione della vocazione, nella riconsegna a un tessuto comunitario di relazioni della fede, rappresenta uno snodo chiave in vista di un esercizio del ministero in cui «la personalità umana [del ministro] diventi un ponte e non un ostacolo per gli altri nel loro incontro con Gesù» (490).

L’umano fragile

Conseguentemente, forte enfasi viene posta su una verifica di carattere psicologico e sullo sviluppo psico-sessuale dei candidati al ministero ordinato. Entrambi aspetti cruciali, da trattare però in maniera debita – ossia, non immaginandosi che possano essere la soluzione di tutti i problemi, o siano in grado di garantire la formazione del ministro ordinato perfetto senza macchia alcuna.

La psicologia consente un accompagnamento umanistico dell’itinerario di vita del ministro ordinato, ma non è una sfera di cristallo che permette di prevedere tutto magicamente. E lo sviluppo psico-sessuale è un cammino che dura tutta una vita, prendendo ogni volta di nuovo pieghe inattese col passare delle stagioni della vita. Entrambi possono supportare e far comprendere, a singoli e comunità, non solo la fragilità umana a cui nessuno sfugge, ma anche quelle fragilità che sono specifiche del nostro tempo e accompagnano tutto il vissuto di fede.

Per apprendere a riconoscerle, nominarle e accettarle come parte di ciò che siamo; non necessariamente un impedimento alla fede, anzi talvolta sorprendentemente esse possono significare una umanizzazione del ministero ordinato stesso – che proprio nella sua fragilità può farsi prossimo alla realtà di un Dio che si è identificato per sempre con la fragile provvisorietà della carne che tutti siamo.

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Preti sposati / Contro il clericalismo, ripensare la diversità dei ministeri e delle funzioni

Per il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati fondato nel 2003 da don Serrone, spazio nella Chiesa ai preti sposati per combattere il clericalismo (ndr).

La Croix

(Isabelle de Gaulmynin)  Un convegno alla facoltà teologica di Strasburgo ha permesso di aprire alcune piste per riequilibrare i poteri tra preti e laici.
Il clericalismo, ecco il nemico!”. Mantra dei repubblicani anticlericali della fine del XIX secolo, l’espressione è curiosamente diventata, all’inizio di questo XXI secolo, lo slogan favorito dei cattolici per designare ciò che non funziona nella Chiesa. Ecco quindi l’interesse per il convegno organizzato alla fine di aprile dalla facoltà teologica cattolica di Strasburgo, intitolato opportunamente “La tentazione del clericalismo”, che ha riunito una serie di discipline per definire il clericalismo e cominciare ad offrire un inizio di risposta a questo problema.
Ma che cos’è il clericalismo? I canonisti parlano di uno squilibrio nel rapporto tra il prete e il laico, di una “visione elitaria ed esclusiva” della vocazione del prete, per riprendere l’espressione di papa Francesco, che vede in questo una delle cause della “cultura dell’abuso” che ha incancrenito le strutture ecclesiali. In un’epoca in cui tutte le istituzioni sono oggetto di una grave crisi di fiducia, il rischio sarebbe tuttavia quello di veder nascere tra i cattolici un “anticlericalismo interno” che rimetterebbe in discussione ogni forma di gerarchia, in una sorta di “populismo di Chiesa” che sopprimerebbe i corpi intermedi.
L’intervento di storici come Nicole Lemaître è stato da questo punto di vista rassicurante: ha permesso di constatare che il clericalismo attuale è innanzitutto una costruzione storica, dovuta in gran parte al concilio di Trento. A partire dal XVII secolo, si è operata una “radicalizzazione cattolica” che ha concentrato tutte le funzioni sacre sul prete ordinato, a partire dall’Eucaristia e dalla confessione.
Il primo modo di lottare contro il clericalismo si trova senza dubbio in una migliore conoscenza del diritto canonico, il cui scopo è proprio quello di sanzionare le derive. Come ha notato il canonista Alphonse Borras, “il primo riflesso del vescovo è cercare un avvocato della società civile, dimenticando di rivolgersi verso le proprie autorità giudiziarie”. L’accento messo sulla misericordia ha fatto dimenticare ciò che il diritto canonico può avere di punitivo. Mancano anche luoghi di regolamentazione nelle strutture ecclesiali, che permetterebbero di segnalare le disfunzioni gravi.
Un’altra pista, più teologica, l’apprendimento della libertà spirituale, e il giusto esercizio del loro “potere spirituale” da parte dei preti. Mons. Eric de Moulins-Beaufort, arcivescovo di Reims, ha sviluppato una riflessione sulla figura del “pastore”. “C’è un solo pastore, è Cristo”. Ha fustigato i preti che si prendono loro per pastori. Questo richiede anche la vigilanza delle “pecore”, cioè dei fedeli, che non devono rimanere in un atteggiamento sottomesso o idolatrico.
Ma se la concezione attuale del prete-chierico è in gran parte dovuta alla storia, è senza dubbio possibile ripensarne la definizione. Il canonista Thibault Joubert insiste sull’importanza assunta dalla figura del prete a scapito di quella del vescovo e degli altri ministeri che possono essere esercitati da laici: “Abbiamo avuto una teologia del sacramento dell’ordine concentrata sul sacerdozio. Sussiste oggi una tensione tra due teologie del ministero: la prima concentrata sulla figura sacerdotale del prete, l’altra che parte da una pluralità organica dei ministeri sotto la presidenza del vescovo”. In qualche modo, la concentrazione progressiva sul prete dei compiti un tempo suddivisi in una grande varietà di funzioni sacre è stata deleteria per la diversità dei ruoli nel cattolicesimo. Un difetto di pluralismo che ha alimentato gli abusi di potere che conosciamo.

La Croix, 29 aprile 2019

La Chiesa, la pedofilia e quel tabù del celibato. Preti sposati necessari alle diocesi

Articolo di Alexander Stille (Repubblica 28.4.19)

“”La chiesa cattolica mentre tenta di affrontare lo scandalo dei preti pedofili — dibattendo le misure da prendere in caso di abuso sessuale e le responsabilità dei vescovi — si rifiuta di affrontare il problema di fondo: il fatto che l’istituzione del celibato è fallita. Secondo alcune ricerche, molti preti sono sessualmente attivi, chi con donne, chi con altri uomini, chi con minori. Un clero che ha tanti scheletri negli armadi non è in posizione favorevole per disciplinare i casi di predazione sessuale. Prendiamo il caso dell’arcivescovo americano Rembert Weakland: ha fatto pagare sottobanco circa 450 mila dollari a un suo amante ( un uomo adulto) per farlo tacere; allo stesso tempo ha minimizzato il problema dei preti pedofili, trasferendoli in altre diocesi (come facevano tutti allora) senza cacciarli dal clero o denunciarli alle autorità. È difficile dire se il suo segreto personale ha influito nella sua gestione dei preti predatori ma certamente l’ha reso letteralmente ricattabile.
Il papa emerito Benedetto XVI ha appena pubblicato un saggio denunciando il permessivismo degli anni Sessanta per il “ crollo dei valori” nella chiesa. Il tasso di preti gay è sicuramente alto: secondo le varie stime ( che non sono scientifiche e variano da un paese all’altro) si attestano tra i 20 e il 50 percento. “Essere preti è o sta diventando una professione gay”, ha scritto il reverendo Donald B. Cozzens, rettore di un seminario cattolico nell’Ohio, in un suo libro del 2000.
Ma in realtà, le politiche repressive di papa Ratzinger e dei suoi predecessori (Paolo VI e Giovanni Paolo II) hanno molto contribuito alla crisi attuale. Per molti secoli la chiesa ha praticato una politica di “ ipocrisia saggia”, chiudendo un occhio sul fatto che una forte percentuale di preti era incapace di rispettare il voto del celibato. La figura del prete o della suora libidinosi nel Decameron di Boccaccio non era solo una trovata letteraria ma una realtà sociale. Molti preti vivevano in concubinaggio con una “ donna di servizio”; alcuni preti usavano l’intimità della confessione per sedurre le devote con tanti casi di figli illegittimi. Ma tutto ciò fu in genere relegato a voce di paese e passò sotto il silenzio generale del “si fa ma non si dice”.
L’omosessualità non era sconosciuta: nella disciplina dell’ordine benedettino i monaci che dividevano una stanza dovevano dormire vestiti e con le luci accese. Ambienti “homosocial” — seminari, collegi unisex, carceri — tendono a favorire l’omosessualità. “L’uomo è un animale che ama”, ha detto Richard Sipe, un ex prete psicologo che ha lasciato la chiesa per sposarsi.
Al momento del Concilio Vaticano II ( 1962- 65), molti vescovi, soprattutto quelli in Sud America e in Africa, speravano che il concilio, nel suo tentativo di “aggiornare” la chiesa, avrebbe permesso ai preti di sposarsi, normalizzando la situazione di “concubinaggio” dilagante nei loro territori. Ma Paolo VI, che ha ereditato il Concilio da papa Giovanni XXIII, si è spaventato dalla rapidità dei cambiamenti nella chiesa e ha bloccato il dibattito, ignorando il parere di una commissione papale che sosteneva che non esistesse un impedimento teologico alla figura del prete sposato. Paolo VI ha invece impedito che si discutesse la questione e ha emanato la sua famosa enciclica contro la contraccezione artificiale Humanae Vitae.
La delusione fu grande. Cominciò un esodo dal clero. Secondo Sipe, circa 125 mila preti hanno lasciato la chiesa per sposarsi. In compenso, la percentuale di preti gay è salita: è molto più facile nascondersi in una comunità tutta maschile con una cultura della segretezza e un’avversione allo scandalo. Molti giovani cattolici sinceramente devoti sono entrati nel seminario sperando di fuggire ai loro impulsi sessuali prendendo il voto del celibato. Ma vivendo con tanti altri uomini con lo stesso orientamento si sono trovati in ambienti spesso pieni di attività sessuale e anche di abusi. Circa il 10 percento dei giovani seminaristi vengono abusati o sedotti da preti, amministratori o altri seminaristi, secondo Thomas Doyle, prete cattolico che come esperto di diritto canonico ha aiutato a gestire il problema dei preti pedofili per la chiesa americana.
Secondo i tradizionalisti come Benedetto XVI, è tutta colpa dell’abbandono di valori chiari e del lassismo generale della cultura. Ma secondo Sipe “ l’enfasi sui preti gay è uno schermo per il fallimento del celibato. I preti gay violano il celibato nelle stesse proporzioni di quelli etero”. La chiesa chiede ai preti una cosa che poche persone sono capaci di fare. Anche San Paolo, quando i primi devoti gli chiedevano se bisogna rinunciare alle donne, rispondeva: “ Io sono celibe, ma non è per tutti. È meglio sposarsi che bruciare”. Uno studio del 1985 ha stimato che se il celibato non fosse obbligatorio, le domande per entrare nel clero aumenterebbero del 400 percento.
Anche se il celibato è una tradizione e non un principio che ha fondamenta nel Vangelo, i conservatori non hanno torto quando dicono che abbandonare le tradizioni è un segno di debolezza tipica di una chiesa in declino. La sociologia della religione insegna che le chiese “ severe” tendono a essere più forti. Le chiese protestanti moderate — dove i preti sono sposati e a volte gay — stanno perdendo quota pure loro. Le chiese evangeliche — che hanno un’ideologia rigida ma permettono ai loro sacerdoti di sposarsi — vanno molto meglio. La chiesa cattolica, secondo Laurence Iannaccone, un economista e sociologo della religione, con il Concilio Vaticano II ha creato “il peggio dei due mondi”. Ha eliminato elementi che distinguono il cattolicesimo da altre religioni — il rito latino, l’obbligo di mangiare pesce il venerdì, gli abiti elaborati delle monache — ma ha tenuto le differenze che rappresentavano dei veri ostacoli: il matrimonio per i preti, l’ordinazione per le donne.
Le alternative per papa Francesco, a questo punto, sono tentare una riforma audace subendo una rivolta, oppure adottare piccole mezze misure assecondando il lento declino. Tra le poche cose che può fare Francesco è rivitalizzare il diaconato, dove non ci sono veti né per gli uomini sposati né per le donne.””

Vaticanista Di Cicco impreparato su sessualità e preti sposati. Crede di dar lezioni persino al Papa Francesco


Carlo Di Cicco su tiscali.notizie del 29/04/2019 cerca di difendere apologeticamente posizione del Pontefice, che “non deve scandalizzare poiché il celibato non lo è mai stato nella Chiesa dai tempi dello stesso Gesù. Il celibato dei preti in larga misura causa della pedofilia
Roma, 29/04/2019 – 00:00 (informazione.it – comunicati stampa – varie) Getta confusione, per il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati, l’articolo citato in alto, sul dibattito sulla Riforma della Chiesa. Di seguito il testo: “Ormai è diventato come un liberalizzato tiro al piccione: tutti possono dire la propria accrescendo la confusione in materia di sessualità considerata la bestia nera della Chiesa cattolica. Chiesa arroccata e intimorita del sesso specialmente ora che è stata colpita quasi a morte dagli scandali dei preti pedofili.
E cresce il numero di coloro che si fanno zelanti consiglieri di Francesco perché metta fine d’autorità al celibato dei preti. Nell’illusione che, rendendo facoltativo il celibato ora obbligatorio per i preti di rito latino, si risolverebbe la questione vergognosa della pedofilia. La sessualità secondo la Chiesa Può meravigliare che ci si avventuri con tanta superficialità in un terreno certo spinoso e sempre attuale come è tuttora considerata la sessualità, sulla quale la Chiesa va riflettendo fin dalle sue origini, senza riuscire a codificare una soluzione valida per sempre e convincente per tutti. E può suscitare una certa meraviglia che in un Paese come l’Italia dove l’abbandono scolastico prima e dopo la terza media supera il 14% e dove ben il 28% degli adulti non comprende il senso di ciò che legge. Maglietta nera nella istruzione e formazione l’Italia in ambito europeo, può tuttavia accadere che sentendosi un popolo di navigatori, allenatori, inventori si pensi anche di poter ricordare a un papa come Francesco cosa sia meglio fare per aggiornare le norme o mantenere la tradizione più rigida. Il fallimento istituzione celibato Una delle tesi più in voga è quella secondo cui il problema di fondo che la Chiesa si rifiuta di affrontare per risolvere ogni suo problema sia il fallimento dell’istituzione del celibato. E intorno a questo cruccio ruota una serie di luoghi comuni che nell’opinione pubblica cristallizzano come verità alcune falsificazioni evidenti della realtà. Una tra le tante bufale spacciate per verità è quella che papa Benedetto sia un tradizionalista e un conservatore rispetto al concilio Vaticano II. In realtà Ratzinger è stato uno dei teologi di spicco che più hanno contribuito a elaborare le visioni progressiste dei documenti conciliari. E quei documenti non ha mai rinnegato. La contraddizione e il lamento Appare evidente la contraddizione di chi si lamenta – e giustamente – dei preti pedofili garantiti nel passato da politiche di saggia ipocrisia ecclesiastica e poi criticare Benedetto XVI, primo papa che ha portato alla piena luce gli scandali del clero pedofilo, riducendo allo stato laicale ben 400 preti colpevoli e avviando la bonifica di interi episcopati come nel caso dell’Irlanda? O come dare credibilità alle critiche sulle scelte del magistero in merito al celibato quando si confondono i testi emanati sul celibato con i documenti sulla contraccezione? La riforma portata avanti da Francesco ha radici nel concilio Vaticano II e negli sviluppi teologici successivi coerenti con quel grande evento di rinnovamento. E pertanto la riforma più grande non è quella della curia, ma quella della mentalità cristiana che non si contenta di “mezze misure”. E’ importante comprendere questo doppio binario del servizio petrino di Francesco per valutarne la portata e la complessità. “Dio ci ha creati sessuati” Circa il sesso, nel più recente e importante documento conclusivo del sinodo sui giovani Francesco ha ricordato che “Dio ci ha creati sessuati. Egli stesso ha creato la sessualità, che è un regalo meraviglioso per le sue creature” e che all’interno del matrimonio “dobbiamo riconoscere ed essere grati per il fatto che la sessualità, il sesso, è un dono di Do. Niente tabù. E’ un dono di Dio, un dono che il Signore ci dà. Ha due scopi: amarsi e generare vita. E’ una passione, è l’amore appassionato”. Parole che sono apparse innovative e straordinarie e lo sono per chi segue distrattamente la vita della Chiesa cattolica, ma in realtà queste affermazioni di Francesco riprendono quasi alla lettera un passo della Costituzione conciliare sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (Gaudium et spes). Ci sono voluti 60 anni come si vede perché ci si accorgesse della modernità di un testo dei padri conciliari. E’ anche vero riconoscere che Paolo VI avocò invece a sé due questioni stralciandole dall’agenda conciliare: il celibato dei preti e la contraccezione nel matrimonio. Forse preoccupato che sarebbero potute diventare temi scottanti e divisivi in un’assemblea già abbastanza provata da dibattiti al calor bianco. Sul primo argomento pubblicò due anni dopo la conclusione del concilio un testo rimasto poco noto dal titolo Sacerdotalis coelibatus dove si riaffermava la norma millenaria del celibato obbligatorio per i preti di rito latino; sul secondo tema attinente la regolazione delle nascite pubblicò un’enciclica restrittiva sul ricorso ai metodi contraccettivi conosciuta come Humanae vitae. Il rapporto tra celibato e sacerdozio Su entrambi questi temi la discussione non si è mai spenta nella Chiesa e i sinodi successivi al concilio hanno lasciato intravedere la possibilità di soluzioni altre sul rapporto tra celibato e sacerdozio. Tutti concordano che il celibato obbligatorio per i preti non lo ha voluto Gesù nel Vangelo, ma è una disposizione canonica che ha portato benefici e che nel tempo potrebbe cambiare. Il punto sta proprio sulla portata del cambiamento: prevale l’auspicio che sia una scelta volontaria sebbene disciplinata dai candidati al sacerdozio. E nel tempo si andrà in questa direzione. Per ora, specialmente per sopperire alla diminuzione di preti, ci si va orientando per una soluzione mediana e meno traumatica: ordinare sacerdoti uomini virtuosi già sposati. Se ne potrebbe parlare già al sinodo sull’Amazzonia convocato da Francesco per il prossimo autunno. Francesco intende fare delle scelte che siano collegiali e frutto di una maturazione graduale e convinta tra i vescovi. Pedofilia: frutto degenerato maschile Occorre tuttavia riconoscere con franchezza che rendere il celibato da obbligatorio a volontario non è la soluzione definitiva per il problema grave della pedofilia, un male che invece – come lo stesso Francesco ha riconosciuto promulgando le nuove norme per arginare la pedofilia del clero – non sarà estirpato del tutto poiché frutto degenerato della condizione maschile. Se è grave la pedofilia dei preti, è altrettanto vero che non è un male tipico dei sacerdoti ma dei maschi, anche sposati”.