Passione sfrenata per Gucci e Vuitton, prete ortodosso finisce nei guai dopo le foto con le borse firmate

Mosca – Un prete ortodosso di Mosca ha mandato letteralmente fuori dai gangheri il Patriarca Kirill per avere postato su Instagram una serie di foto dalle quali emergeva la sfrenata passione di questo giovane sacerdote per le griffe. Borse di Louis Vuitton, scarpe e ombrelli di Gucci, trousse per il necessaire con il famoso monogramma francese, simbolo del lusso più sfacciato.

Il Patriarcato dopo avere esaminato le immagini ha immediatamente preso provvedimenti nei confronti di padre Vyacheslav Baskakov. Questo giovane prete di Tver, una regione vicina alla capitale russa, aveva postato una serie di fotografie la scorsa settimana, ignaro di scatenare un putiferio del genere che per il clamore è rimbalzato immediatamente dalla Russia all’America, finendo al centro di commenti e giudizi negativi. La sua passione per Gucci superava quella per i poveri. Il portavoce del Patriarcato ha fatto sapere che il sacerdote verrà sottoposto a punizioni, probabilmente una specie di corso di rieducazione. Forse per guarirlo dalla sindrome dello shopping compulsivo.

Il Messaggero

«Io, parroco presto papà: ho bisogno di fermarmi e riflettere». Preti sposati: il giovane prete ora trasparente, ma ha sbagliato nella doppia vita precedente

«Meglio per adesso riflettere, magari ne parliamo tra una settimana. Buon lavoro». Gianfranco Del Neso, il sacerdote di Ischia che ha informato il vescovo di essere in attesa di un figlio e per questo motivo è stato sospeso, è corteggiato dai media ma preferisce tenere un profilo basso. Non si sottrae al clamore della vicenda, non ha lasciato l’isola, Tiene però a tutelare la privacy della sua compagna, dei suoi anziani genitori e dei suoi familiari che vivono e gestiscono attività di ristorazione nel borgo di Campagnano, un luogo incantato sospeso tra la montagna e il mare. La sua «confessione è stata raccolta e rilanciata dal vescovo di Ischia, Pietro Lagnese, protagonista domenica mattina di un’apparizione a sorpresa nella parrocchia di Santa Maria Madre della Chiesa, nel Comune di Barano, per celebrare la messa e annunciare personalmente la novità ai fedeli, alcuni dei quali commossi fino alle lacrime. In serata, poi, la diffusione di una nota ufficiale che sintetizzava i termini della vicenda.

Il Mattino

Prete dalla doppia vita diventerà papà. Meglio i preti sposati con un regolare percorso

Il Movimento Internazionale dei sacerdoti lavoratori sposati commenta il caso di don Gianfranco Del Neso: “Bene la trasparenza ma è troppo tardi. No alla doppia vita dei preti. Noi per aiutare i preti in difficoltà siamo pronti ad affiancancarli nelle parrocchie con le nostre famiglie” (ndr).

Campania, il prete diventerà papà. Il vescovo lo sospende

Don Gianfranco sospeso. Il monsignore: sono fortemente addolorato

campania il prete diventera papa il vescovo lo sospende

di Siep

Ha confessato al suo vescovo di avere una relazione sentimentale con una donna. Tra qualche tempo diventerà papà di un bambino frutto della sua relazione sentimentale e per questo il vescovo di Ischia, Pietro Lagnese, ha sospeso dall’esercizio del ministero sacerdotale don Gianfranco Del Neso, amministratore parrocchiale della chiesa di «Maria Ss. Madre della Chiesa». A darne notizia in una nota diffusa in serata è stato lo stesso vescovo di Ischia, che ha comunicato a fedeli e prelati quanto accaduto e i relativi provvedimenti.

La nota della Diocesi di Ischia precisa che è stato lo stesso don Gianfranco a informare il vescovo. Incredulità e sconcerto nella Comunità parrocchiale di «Maria Ss. Madre della Chiesa». «Il Vescovo – si legge nel comunicato – fortemente addolorato per l’accaduto, ha riconosciuto l’onestà di don Gianfranco nell’aver condiviso con lui la fatica nel rimanere fedele all’impegno del celibato» e ha dichiarato che «il sacerdote intende assumersi tutte le responsabilità connesse alla sua nuova situazione di vita che prevede l’arrivo di un figlio». Il Clero e la comunità parrocchiale «accogliendo con sofferenza tale notizia hanno espresso vicinanza al Vescovo e gli hanno chiesto di manifestare gli stessi sentimenti al Presbtero e ai suoi familiari che vivono una prova certamente non facile». Gianfranco Del Neso, 45 anni, era diventato sacerdote il 27 giugno del 2014 nel corso di una solenne celebrazione tenutasi sul piazzale delle Alghe di Ischia Ponte, e fu lo stesso Vescovo di Ischia, Lagnese, a consacrarlo alla vita sacerdotale.

Incredulità e stupore nella comunità dei fedeli ischitani, che descrivono Del Neso, 45 anni come “un parroco di grande umanità, coraggiosamente in prima linea nelle battaglie sociali. Un prete attento agli ultimi e sempre presente per assistere i bisognosi”.

ottopagine.it

Speranza di vita, si aggravano gli effetti sugli assegni dei sacerdoti

Da 68 a 69 anni, così cambierà fra pochi mesi il requisito dell’età per l’assegno di vecchiaia nel Fondo di previdenza del clero. È una novità, che andrà in vigore dal 1° gennaio 2019, che ricade in particolare sui sacerdoti e gli altri ministri di culto che stanno per varcare la soglia del pensionamento. Effetti imprevisti di questo aumento dell’età pensionabile, sia economici sia normativi, condizionano la normale applicazione della previdenza sacerdotale
Causa di questa nuova situazione è la maggiore «speranza di vita», l’indice che registra una migliore qualità della vita dei cittadini italiani, ma che allunga anche il pensionamento di tutti gli assicurati dell’Inps al fine di contenere la spesa pensionistica.
Il calcolo dell’indice della speranza di vita sulle pensioni è registrato dall’Istat (dal 2013 è stato di 3 mesi in più e a seguire 4, 7 e dal prossimo anno 12 mesi) prendendo come base la popolazione con età di 65 anni, cioè il vecchio requisito per la pensione di vecchiaia e per l’assegno sociale. È evidente che se nel Fondo Clero l’età ordinaria è di 68 anni, qualsiasi aumento di speranza di vita è stato già abbondantemente considerato. Applicare la speranza di vita anche su un’età di 68 anni costituisce quindi un abuso, illogico oltre che giuridico. Emergono infatti motivi, ora sempre più evidenti (come la diversa mortalità per gli uomini e per le donne), per contestare in via giurisdizionale la speranza di vita nel Fondo Clero, ovviamente grazie ai ricorsi degli interessati.
Il “differimento”. Il Fondo prevede che se un sacerdote, avendo già maturato il diritto, rinvia oppure ritarda di almeno un anno la domanda di pensione riceve d’ufficio un aumento della rata mensile, calcolato in base ad un’apposita tabella attuariale. Oggi, chi ha maturato, ad esempio, un importo di 100 euro, rinviando la pensione dopo i 68 anni, riscuoterebbe una rata di 121 euro.
Di fatto, il nuovo requisito di 69 anni per l’assegno di vecchiaia nel Fondo spazzerà via, in un solo colpo, l’istituto del differimento, impedendo quindi una corretta applicazione della normativa sacerdotale. E tanto meno gli interessati, già avanti negli anni, avranno la pazienza (e forse l’età) per rinviare la pensione fino ai 70 anni o più, al fine di beneficiare della speciale maggiorazione.
Infine, i 69 anni di età comportano, oltre alla perdita del differimento, un maggiore carico contributivo (l’obbligo cessa solo col pensionamento), la perdita delle rate mensili e della tredicesima maturate tra i 68 e i 69 anni di età, la riduzione delle maggiorazioni su ogni anno versato in più oltre il minimo dei 20.

avvenire

Pedofilia, frase choc di un parroco di San Marino: “Se un prete sente necessità faccia sesso con animale”

Ma il post indigna gli animalisti, pronti anche alle vie legali: “Parole vergognose, il sacerdote si scusi”

Pedofilia, frase choc di un parroco di San Marino: "Se un prete sente necessità faccia sesso con animale"

SAN MARINO. Scosso dalla piaga della pedofilia negli ambienti ecclesiastici, don Marco Scandelli, parroco di Borgo Maggiore, San Marino, ha espresso il proprio disappunto all’indomani dell’ennesimo caso, quello di Calenzano, che ha visto coinvolto un esponente del clero sorpreso in auto con una 11enne. E lo ha fatto affidando il proprio pensiero a un post su Facebook sostenendo che “se un prete ha delle necessità fisiche si trovi una donna o un uomo consenziente o maggiorenne. Al limite anche un animale. Sono pur sempre peccati ma non scandalizzano e traumatizzano, non deviano gli innocenti. Basta con la pedofilia”. Frasi choc che hanno sollevato un polverone e scatenato, tra le altre, la reazione dell’associazione italiana difesa animali e ambiente. “Le parole di don Marco Scandelli che per combattere la pedofilia diffusa tra i sacerdoti invita i preti al limite a far sesso con un animale sono orribili e mettono in evidenza ancora una volta come nella chiesa gli animali siano considerati alla stregua di oggetti e che per loro non vi sia alcuna pietas e alcun riconoscimento del loro essere creature di Dio – si legge in una nota dell’associazione -. Chiediamo che il parroco si scusi pubblicamente per quanto dichiarato e che intervenga in maniera chiara anche il suo vescovo per condannare le parole fuorvianti di questo che dovrebbe essere un sacerdote della Chiesa ma rappresenta almeno in queste affermazioni l’essenza stessa del male. Giustissimo ed ovvio condannare la pedofilia, ma arrivare a sostenere come rito sessuale alternativo la zoorestia è altrettanto vergognoso e abominevole”. L’ente animalista sta inoltre eventuali iniziative di natura giudiziaria contro le parole del sacerdote.

corriereromagna.it

GLI ABUSI «Il prete mi ha aggredita durante la confessione»: il #MeToo delle suore nella Chiesa

L’onda lunga del movimento #MeToo arriva a scoperchiare la coltre di silenzio sugli abusi sessuali nei confronti delle suore da parte di preti e vescovi. Casi di volenze sono emersi in Europa, Africa, Sud America e Asia, mostrando che «il problema è globale e pervasivo, anche a causa dello status di seconda classe delle suore nella Chiesa — scrive l’agenzia Associated Press che al fenomeno dedicato una lunga inchiesta — e alla loro sottomissione agli uomini che la guidano».

A Bologna

«Mi ha causato un’enorme ferita, a lungo ho fatto finta che non fosse successo» ha raccontato una suora che è stata aggredita dal religioso che la stava confessando in un’università di Bologna nel 2000. Stringendo in mano il rosario, la donna ha rotto quasi due decenni di silenzio, liberandosi finalmente «di un grande peso», e ha raccontato che mentre era seduta in un’aula di fronte a lui e gli stava raccontando i propri peccati, il prete (che era anche un professore universitario) si alzò e le si avventò addosso. La suora riuscì a divincolarsi ma l’assalto — e un successivo approccio di un altro prete un anno dopo — l’ha portata a smettere di andare a confessarsi con qualsiasi altro prete che non fosse il suo padre spirituale, che vive in un altro Paese. «La confessione dovrebbe essere un luogo di salvezza, libertà e misericordia. Ma a causa di questa esperienza è diventato un luogo di peccato e di abuso di potere» ha detto la suora, che all’epoca aveva riferito quanto è successo ai suoi superiori senza che questi prendessero alcuna contromisura (il prete accusato dalla suora, secondo quanto ricostruisce l’Ap, è morto senza che lei lo sapesse il giorno in cui la donna ha incontrato i giornalisti).

Nel mondo

Le religiose stanno cominciando a denunciare pubblicamente «anche perché per anni i dirigenti della Chiesa non hanno fatto niente — scrive sempre l’Ap — , nonostante importanti studi sul problema in Africa siano stati segnalati al Vaticano negli anni ‘90». Questa settimana sei suore di una piccola congregazione religiosa in Cile sono uscite allo scoperto sulla tv nazionale con le loro storie di abusi da parte di preti e di altre suore e su come i loro superiori non abbiano fatto nulla per fermare tutto questo. Una suora in India ha di recente presentato denuncia formale alla polizia accusando un vescovo di stupro, cosa che sarebbe stata impensabile solo un anno fa. I casi in Africa sono emersi periodicamente; nel 2013, ad esempio, il noto sacerdote Anthony Musaala di Kampala in Uganda ha scritto una lettera aperta che menzionava «sacerdoti romanticamente coinvolti con sorelle religiose». Parole per cui, però, è stato sospeso dalla Chiesa nonostante i giornali ugandesi riportino spesso scandali sessuali che convolgono sacerdoti.

Le denunce

Una delle difficoltà maggiori per le religiose, secondo Karlijn Demasure che fino a poco fa guidava il Centro per la protezione dei bambini della Pontificia Università Gregoriana di Roma, è essere credute: i molestatori «possono sempre dire “l’ha voluto lei” — spiega —. Ed è difficile anche liberarsi dell’idea che sia sempre la donna a sedurre l’uomo e non viceversa». Le molestie sessuali sulle religione sono un problema soprattutto in Africa. In particolare per le novizie, che hanno bisogno di una lettera del parroco per essere accettate nelle congregazioni religiose. «A volte hanno bisogno di “pagare” per averla» dice Demasure. Alcune religiose rimangono incinte, in quel caso «la donna abortisce. Ed è lui a pagare: una suora non ha soldi. Un prete sì», aggiunge.

Il rapporto

Nel 1994 la suora Maura O’Donohue ha scritto un ampio rapporto sul fenomeno per il Vaticano, che copriva 23 Paesi. Riportava il caso di 29 religiose che erano rimaste incinte in un’unica congregazione e spiegava che le suore erano considerate partner sessuali «sicure» dai preti che avevano paura di contrarre l’Hiv. Nel 1998 un altro rapporto scritto da suor Marie McDonald sosteneva che gli stupri di suore africane da parte di preti sono «comuni» e che casi di abusi e molestie si verificavano anche quando le religiose si trasferivano a Roma per studio e avevano bisogno dell’aiuto di seminaristi e preti nello studio. «Favori sessuali sono talvolta la moneta per un simile aiuto» si leggeva nel dossier. I rapporti sugli abusi erano riservati, ma sono stati pubblicati nel 2001 dall’U.S. National Catholic Reporter, un sito di informazione cattolico.

Il potere

Uno degli elementi chiave è la disparità di potere ta coloro che vengono abusate e coloro che abusano. Il Vaticano per ora non ha mai parlato (né ha risposto all’Ap) delle misure adottate per affrontare il problema a livello globale. Un anonimo funzionario della Santa Sede ha spiegato che «spetta ai dirigenti delle Chiese locali sanzionare i sacerdoti che abusano sessualmente delle suore ma che spesso questi crimini restano impuniti». Nell’affrontare le violenze finora la Chiesa si è concentrata soprattutto su quelli che riguardano i bambini, ma ha aggiunto che «anche gli adulti a rischio si meritano la stessa protezione».

I cambiamenti

Nel giugno scorso era già stato il quotidiano francese Le Parisien a evocare un «enorme scandalo», sintetizzando alcuni casi come quello d’una «religiosa stuprata da un altro religioso in un monastero», una «suora vittima dei palpeggiamenti di un prete nel confessionale» e un’altra «aggredita sessualmente da un’altra suora della sua stessa congregazione». Fatti in genere molto vecchi, quindi caduti in prescrizione. Nella «grande maggioranza dei casi, le prede tengono la bocca chiusa. E quando riescono a raccontare il loro calvario, è perché sono uscite dal clero», continuava il giornale. Ma si stima che il fenomeno sia «molto più ampio», spiegava Francois Devaux dell’associazione La Parole Liberee, puntando il dito contro quei «preti che abusano della loro posizione di autorità spirituale per approfittarne sessualmente». Oggi forse qualcosa potrebbe cominciare a cambiare, grazie anche al movimento #MeToo.

corriere.it

Prete in auto con bimba, arrestato L’uomo ha rischiato il linciaggio, è accaduto tra Prato e Firenze

Un sacerdote sorpreso in auto con una bimba di dieci anni in un’area di sosta dietro a un supermercato, è stata arrestato in flagranza di reato.
L’episodio sarebbe accaduto lunedì scorso intorno alle 22,30 tra Prato e Firenze. Secondo quanto appreso un residente della zona avrebbe notato i due e, insospettitosi, avrebbe aperto lo sportello e fatto uscire la piccola dall’auto avvisando anche i vicini. Ne sarebbe nata una colluttazione, nel corso della quale il prete avrebbe rischiato il linciaggio. Il parapiglia sarebbe stato poi interrotto dall’intervento dei militari. Sul posto anche sanitari del 118, per soccorrere la bimba e alcune persone rimaste lievemente ferite. Per la bambina, seguita da tempo dai servizi sociali, è stato disposto un sostegno psicologico.
L’inchiesta è seguita dalla procura pratese.
Quella di lunedì scorso per il prete sorpreso in auto con una bambina di 10 anni non sarebbe stata la prima volta. Lo avrebbe confessato durante l’interrogatorio al procuratore capo di Prato Giuseppe Nicolosi lo stesso sacerdote. L’uomo avrebbe detto che altre volte si era incontrato con quella bambina. E’ accusato di violenza sessuale aggravata.

Don Glaentzer, 70 anni è parroco di una chiesa della diocesi di Firenze, al confine con la provincia di Prato ma, secondo quanto appreso, non appartiene al clero fiorentino, ossia sarebbe ‘incardinato’ in un’altra diocesi.

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Il racconto choc di Serena Grandi: “Quel prete mi molestò a 8 anni”

“Eravamo terrorizzate perché il prete durante il catechismo ci costringeva ad abbracciarci e baciarci, mentre lui da dietro ci stringeva”

Lo aveva già confessato sempre a Domenica Live lo scorso gennaio. E adesso è tornata a raccontare i dettagli dell’esperienza choc subita quando aveva otto anni.

Serena Grandi, nel salotto di Barbara D’Urso, rivela di essere stata molestata da un prete. “Non è stata una violenza fisica, ma non ero sola, è successo a me e a un’altra bambina di nove anni. Ne riparleremo”, aveva tagliato corto la prima volta. Oggi però ha aggiunto: “Quando tutti parlavano delle violenze nel mondo dello spettacolo mi è venuto in mente che io e una mia amichetta, quando avevamo 8 anni e dovevamo fare la Cresima, eravamo terrorizzate perché il prete durante il catechismo ci costringeva ad abbracciarci e baciarci, mentre lui da dietro ci stringeva. Noi a quell’età eravamo troppo ingenue. Ma poi a trent’anni l’ho raccontato a mia mamma. Non l’ho mai dimenticato e mi fa molto male. Dirlo è servito a sciogliere questo dolore”.

Il Giornale

 

Pedofilia, parrocchia pavese: “Non sapevamo del passato di Don Silverio”

La parrocchia di Montù Beccaria, in provincia di Pavia, ha dichiarato che non sapeva nulla del passato di don Silverio, dove il sacerdote si trovava da più di un anno. Si tratta del prete di cui avevamo parlato il 7 marzo in un servizio in cui raccoglievamo la denuncia di una sua presunta vittima di atti di pedofilia. Proprio dopo quel giorno don Silverio avrebbe lasciato il paesino.

“Io non sapevo nulla e nemmeno il nostro parroco era a conoscenza di questa situazione” ha commentato il sindaco del paese, Amedeo Quaroni. Don Silverio sarebbe stato mandato nel Pavese dalla diocesi di Nola (Napoli) come ospite della Congregazione dei missionari della Divina Redenzione, di cui fa parte anche il parroco di Montù.

Che sapessero o non sapessero, resta inquietante che un sacerdote che potrebbe essere, come diceva la Iena Pablo Trincia, “al centro di uno dei più grandi scandali di pedofilia della storia della Chiesa italiana”, non sia stato ancora almeno sospeso e possa esercitare tranquillamente le sue funzioni, seppur spedito dall’altra parte d’Italia.

Qualche settimana fa noi de Le Iene, nel servizio di Pablo Trincia, abbiamo ascoltato la testimonianza di Diego, che all’età di 13 anni sarebbe stato abusato dal prete, allora suo insegnante di religione, nel quartiere napoletano di Ponticelli. Si sarebbe trattato di abusi sistematici con “rapporti sessuali completi, 2-3 volte la settimana per 3 anni e mezzo”, denunciati da Diego otto anni fa. Qualche settimana fa, mentre noi de Le Iene stavamo già indagando sul caso, Papa Francesco è intervenuto per chiedere di riaprire l’inchiesta interna su don Silverio.

“Se non riesco ad avere giustizia, dopo 8 anni di lotta e l’intervento del Papa, tutti resteranno nella paura e nessuno denuncerà più i preti orchi. Ogni volta che io arrivavo in Curia, loro chiamavano la polizia. Due agenti, molto gentili, quasi scusandosi con me, erano costretti a farmi da scorta. Il pazzo sono io per la Chiesa. Meno male che c’è mia moglie accanto a me, una donna d’oro, se no impazzivo davvero”. Ci ha raccontatoDiego al telefono dopo la messa in onda del nostro servizio.

“E non sono stato la sua unica vittima”, continua Diego. “Ce sono almeno altre 10. Forse anche di più perché quel prete ha fatto ‘una strage di bambini’: la voce gira da anni. Come ha detto Pablo Trincia in onda, questo potrebbe essere uno dei casi più gravi di abusi sessuali nella storia della Chiesa italiana. Intanto, già solo quei 10 di cui sono a conoscenza non si espongono perché spaventati. La Curia è arrivata perfino a violare il mio anonimato pubblicando il mio vero nome in un comunicato stampa. C’è un processo per questo e il comunicato è stato fatto cancellare anche da internet dalla Polizia postale”.

Noi speriamo che sia la Curia che la legge si muovano al più presto per fare luce su questa vicenda. Vi terremo aggiornati.

iene.mediaset.it

Montù Beccaria, il prete in odore di pedofilia usava un nome falso Don Silverio Mura era diventato Saverio Aversano. Sdegno sui social

Montù Beccaria (Pavia), 21 marzo 2018 – Un piccolo accorgimento e don Silverio era diventato don Saverio. Il cognome, invece, totalmente cambiato:da Mura (quello vero) ad Aversano. A Montù Beccaria, il prete al centro di un presunto caso di pedofilia avvenuto nel Napoletano 27 anni fa (ma altri potrebbero essercene stati) e giunto in paese nell’ottobre 2016, lo conoscevano come don Saverio Aversano.

Il sacerdote, come già pubblicato, fra i vigneti dell’Oltrepo era arrivato dopo una richiesta di supporto al Vescovo di Nola fatta dalla sede centrale della Congregazione della Divina Provvidenza che, da una decina di anni, gestisce anche la comunità parrocchiale di Montù Beccaria a cui fanno capo altre chiese della Valle Versa. Durissimo il contenuto di un post apparso sui social e scritto da una mamma di un alunno della terza elementare di Montù dove il prete insegnava catechismo. Le mamme, come altri residenti, hanno scoperto la storiaccia dopo il servizio mandato in onda nella trasmissione televisiva delle Iene, ma altri – secondo loro – dovevano, per forza, sapere. Almeno, dicono, c’è chi avrebbe dovuto sapere che si trattava, invece, di un’identità falsa e usata per non spaventare la gente. In paese si dice che Don Silverio/Saverio se ne è andato da Montù esattamente il giorno dopo la trasmissione delle Iene, a bordo della sua Punto nera. Durante la sua permanenza in Oltrepo durata meno di un anno e mezzo non ci sarebbero mai state lamentele, ma, ora, la vicenda anziché chiudersi in un silenzio più o meno convinto, continua a far discutere chiamando in causa non solo il parroco, padre Simone Baggio bensì il Vescovo della Diocesi di Tortona (da cui dipende l’Oltrepo Pavese) e il sindaco del paese. 

ILGIORNO.IT

Messico, prete condannato a 63 anni di prigione per pedofilia La vittima denuncia: Chiesa ha ignorato la mia denuncia

ASKANEWS

Roma, 14 mar. – Un sacerdote messicano è stato condannato a 63 anni di carcere per avere abusato sessualmente di un minorenne: lo hanno reso noto i legali della vittima. Il prete Carlos Lopez Valdès, 72 anni, “è stato condannato per stupro a 63 anni di carcere”, ha confermato l’associazione per la difesa dei diritti umani Cencos.

La vittima, Jesus Romero Colin, ora 33enne, è stata abusata sessualmente per più di un decennio. Colin ha accusato la Chiesa cattolica messicana di avere ignorato la sua denuncia ed ha spiegato che dopo avere scritto a Papa Francesco per denunciare gli abusi di cui è stato vittima, il pontefice ha risposto chiedendo perdono in nome della Chiesa cattolica.

Gli avvocati della vittima e l’associazione Cencos stanno preparando un procedimento contro la Chiesa cattolica per ottenere un risarcimento economico.

(fonte afp)

Isernia, pedofilia in parrocchia: le frasi choc del prete riaccendono il caso

«A volte nella vita uno può anche sbagliare. Per quegli errori che ho commesso ti chiedo sinceramente scusa». Frasi che pesano come macigni nella vicenda della presunta pedofilia in una parrocchia della diocesi di Isernia e che riaprono il caso che, dopo la richiesta di archiviazione della Procura, sembrava essere indirizzato su una strada precisa. Le ha pronunciate il sacerdote polacco accusato da Giorgio Babicz di molestie sessuali, durante il recente confronto tra i due immortalato dalle telecamere nascoste de ‘Le Iene’. Il 34enne, che 17 anni fa avrebbe subito gli abusi dal prete che oggi svolge il suo ministero in un paesino della provincia di Isernia, ha incontrato il suo presunto ‘aguzzino’ nella casa canonica del piccolo centro. Si è sfogato con lui circa le ripercussioni che quegli anni vissuti insieme hanno avuto sulla sua vita e ha chiesto risposte.
«Perche mi mettevi le mani nelle mutande e mi dicevi di contare fino a 10?», ha detto nel corso del dialogo in polacco e tradotto dai sottotitoli.
«Non sto dicendo che ero un Santo – ha dichiarato -. Io voglio che ci sia pace tra di noi, come comanda il Signore. Senti, nessuno è perfetto. È inutile che andiamo a scavare nel passato. La vita è un mistero, questa è la verità. Mettiamoci una pietra sopra. Tu dimentica e io dimentica. Iniziamo a vivere in un modo cristiano».
Cosa vogliono dire queste frasi? Possono rappresentare per gli inquirenti una sorta di ammissione di responsabilità?
A tali interrogativi dovranno rispondere le autorità preposte che hanno visionato il video e che, a questo punto, potrebbero decidere di procedere a un approfondimento dell’indagine che finora non ha lasciato emergere alcuna prova.
E anche la Curia potrebbe optare per un intervento forte. Finora il vescovo Camillo Cibotti non ha assunto alcun provvedimento nei confronti del sacerdote, ma il video ‘bomba’ delle iene potrebbe indurlo, in via precauzionale, a optare per una sospensione. Ieri monsignor Cibotti era impegnato nella conferenza della Ceam, la conferenza episcopale Abruzzo – Molise che si è riunita a Campobasso ma, a questo punto, oggi potrebbe tornare a pronunciarsi su una vicenda che è diventata, ormai, un ciclone travolgente per la diocesi.
Il servizio delle Iene potrebbe far insorgere dei dubbi anche nei fedelissimi del sacerdote che finora lo hanno sempre difeso, sia gli attuali parrocchiani sia i precedenti, ovvero le persone che risiedono nell’altro piccolo centro della provincia in cui lui visse con Giorgio, alias Jurek.
«In maniera preventiva, 17 anni fa, probabilmente sarebbe stato immediatamente allontanato e non avremmo il dolore per questo ragazzo e per il sacerdote – ha dichiarato Cibotti nell’intervista del programma di Italia 1 -. Oggi, all’insegna di tutte quelle che sono state le prove della sua correttezza, non riteniamo che sia necessario. A suo tempo il giovane ha avuto tutte le opportunità per denunciare questo fatto. Non lo ha fatto, perché? Le opportunità erano tali che avrebbe potuto dire la verità».
Poi il vescovo, nel rispondere alla domanda di Matteo Viviani circa l’eventuale presenza di una ‘confessione’, ha spiegato quali sarebbero le conseguenze.
«Avrebbe tutte le ripercussioni canoniche – ha aggiunto -, quindi la sospensione a divinis e poi il giudizio. Ammettere la colpevolezza sicuramente comporterebbe anche un rischio».
Lo sfogo
Babicz ha rivolto un nuovo appello tramite le Iene e stavolta lo ha fatto col viso scoperto. Ha chiesto ad altri ragazzi e ragazze che si trovano in situazioni come quella che ha raccontato lui di farsi avanti, per evitare conseguenze pesanti. Nel suo caso sono state droga e alcol, ma finalmente ne è uscito.
«Di notte si spegneva tutto – ha raccontato ancora -. Si eccitava alla mia presenza. Voleva essere baciato in bocca. Tentava di mettersi nel mio letto e il contatto fisico: più volte mi ha messo le mani nelle mutande. All’inizio mi faceva tanti regali, mi ha portato a Napoli, sulla costiera amalfitana. In un primo momento poteva sembrare un comportamento normale. All’inizio io dovevo dormire accanto a lui insieme ai cani. Il loro odore suscitava in lui eccitazione. Sentivo che si masturbava, l’ho visto. Era una cosa sistematica. Lui si eccitava e non mi chiedeva il consenso, si imponeva. Mi diceva: “vuoi andare a pattinare? Allora vieni qua”, mi metteva le mani sotto alle mutande e diceva “conta fino a 10”»

in http://www.primopianomolise.it/citta/isernia/63521/isernia-pedofilia-parrocchia-le-frasi-choc-del-prete-riaccendono-caso/

Ha subito abusi dal prete che si prendeva cura di lui: dopo 35 anni confessa lʼaccaduto

“Un prete come un papà, ma che abusa di te”. È questo il titolo dell’ultimo servizio firmato da Matteo Viviani a Le Iene che racconta la storia di Jurek, ragazzo polacco arrivato in Italia quando era solo un bambino per quella che doveva essere un’occasione di riscatto da una vita di violenze e povertà. In realtà si è trasformata in un incubo. Ormai uomo, Jurek racconta nel dettaglio gli abusisubiti da parte del prete a cui è stato affidato una volta arrivato in Italia. Si tratterebbe di veri e propri ricatti sessuali in cambio di piccole concessioni come uscire o andare a pattinare, oltre a continue attenzioni che avrebbero causato enormi danni a Jurek, sostenuto ancora oggi da uno psicologo per superare l’accaduto.

L’inviato intercetta poi il sacerdote, parroco di una piccola parrocchia dove è quotidianamente a contatto con diversi bambini. Il prete non ha rilasciato dichiarazioni a differenza del vescovo di Isernia, Camillo CIbotti, a conoscenza della vicenda già da tempo: “Abbiamo iniziato il nostro percorso canonico per accertare la verità e oggi, all’insegna di tutte le prove che abbiamo avuto, non riteniamo di dover allontanare il sacerdote”. L’ultimo messaggio è quello di Jurek che si rivolge a chi come lui è vittima di un orco: “Non vi tenete tutto dentro, parlate, non avete paura, voi non avete fatto niente”.

tgcom24

«Mia moglie fa sesso col prete», e la satira di Maurizio Crozza “punge” ancora Rovigo

«Mia moglie fa sesso col prete», e la satira di Maurizio Crozza "punge" ancora Rovigo /Video

ROVIGO – La storia del marito rodigino tradito dalla moglie con il parroco di un paesino della provincia divide e fa discutere, non solo in mondo dei fedeli, ma anche quello della satira.

L’altra sera Maurizio Crozza, sul Nove nei panni del direttore del quotidiano Libero Vittorio Feltri ha infatti citato, con pungente ironia, il Twitter che lo stesso Feltri aveva scritto, pochi giorni prima, commentando la vicenda del marito rodigino tradito. «L’8 marzo le donne escono, si ubriacano, si drogano, si vestono da bagasce – ha detto Crozza nei panni di Feltri – e poi molestano i preti, come è successo a Rovigo dove una moglie ha fatto sesso con un sacerdote e il marito ha chiesto alla Chiesa di rimuovere il parroco. Ma si può?».
(GUARDA IL VIDEO  – la clip a partire dal minuto 01.03.32)
«Lei ha fatto anche un Twitter su questo» gli ricorda il giornalista che lo sta intervistando.
E Feltri/Crozza continua: «Invece di rimuovere il prete, avrei rimosso la moglie. Anzi. Non avrei creato la donna, tagliando così almeno l’80 per cento problemi all’umanità». L’ironia pungente dei Fratelli di Crozza arriva così ancora a toccare il Polesine, traendo però spunto da una reale affermazione del direttore di Libero…

Il Gazzettino

Nessuna carezza a luci rosse a due ragazzine, assolto prete di Crespano

CRESPANO. Era finito a processo con l’infamante accusa di violenza sessuale. Secondo la Procura di Vicenza avrebbe molestato due ragazzine di 13 e 15 anni mentre le confessava. E ieri don Giovanni Baccega, 82 anni, originario di Fontaniva, che oggi vive a Crespano del Grappa, è stato assolto per non aver commesso il fatto. «E la fine di un incubo», commenta il prete, «In questi anni non ho potuto celebrare nè confessare, ma perdono quelle ragazze».

Secondo quanto sostenuto dai magistrati il religioso, difeso dall’avvocato Roberto Quintavalle, tra il 2007 e il 2008 avrebbe allungato le mani su due sorelle, figlie di un vecchio amico, mentre era amministratore parrocchiale a Sant’Antonio del Pasubio in provincia di Vicenza. La madre delle due presunte vittime si era rivolta ai carabinieri di Brendola, dove abita, nell’estate del 2013, per sporgere denuncia. Aveva atteso anni anche perché solo poco prima lei e le figlie si erano rivolte ai servizi sociali per altri problemi e avevano raccontato l’accaduto. E gli assistenti avevano consigliato loro di rivolgersi alle forze dell’ordine. In precedenza non lo avevano fatto, per il diniego del padre delle ragazze, amico di lunga data di don Giovanni, nonostante un frate le avesse mandate dritte dal vescovo e in caserma.

All’epoca dei fatti, proprio in virtù dell’amicizia del padre, la famiglia frequentava la parrocchia di Sant’Antonio. Don Giovanni in diverse circostanze avrebbe preso in disparte in particolare la sorella maggiore, per confessarla; gli episodi sarebbero avvenuti in diversi ambienti parrocchiali. Ma, oltre a chiacchierare e a somministrare il rito della penitenza, il sacerdote avrebbe toccato e accarezzato la giovane sui fianchi e sul fondoschiena, anche sotto gli indumenti intimi.

La procura gli contestava l’aggravante dell’aver agito ai danni di una ragazzina che inizialmente non aveva ancora 14 anni e poi abusando della sua qualità di ministro di culto. In una sola occasione, invece, avrebbe allungato le mani sulla

sorella più piccola, nella primavera del 2008. Le due ragazzine, che non volevano più saperne di andare dal prete con i genitori, alla fine trovarono il coraggio di parlare con la mamma di quei toccamenti. Ora però tutte queste accuse sono cadute e l’ex parroco è stato assolto.

Tribuna Treviso

Rovigo/ “Mia moglie mi ha tradito col prete, ma lui celebra ancora messa”

ROVIGO, UOMO RACCONTA: “MIA MOGLIE MI HA TRADITO COL PRETE MA LUI CELEBRA ANCORA MESSA”

Va in televisione a “denunciare”, nonostante siano passati ormai sei anni dalla vicenda, il fatto che il parroco trovato a letto con sua moglie continui a celebrare messa. L’uomo, un polesano di mezza età, si è rivolto al programma “Le Iene” e in un’intervista ha ripercorso la vicenda che l’ha visto protagonista insieme alla moglie e a un giovane prete, ex missionario, che dopo un periodo di allontanamento dalla Diocesi ha fatto ritorno in Polesine dove svolge tranquillamente il suo ministero. Il marito tradito si è rivolto alle telecamere denunciando quello che, a suo dire, è l’immobilismo delle autorità religiose.

affariitaliani

Trova la moglie a letto col prete

Dopo la Santa Messa il rapporto sessuale mentre marito e figli erano a casa. L’accusa di Luca: “Non può continuare a fare il prete”

“Una notte di sei anni fa mia moglie non tornava a casa. Ho sceso le scale e da una porta ho sentito i rumori di un rapporto sessuale.

Ho guardato dal buco della serratura e ho visto mia moglie a letto con il prete”.

Inizia così il racconto di Luca, l’uomo che si è visto scippare la moglie dal parroco. “Ti crolla tutto addosso. Ti cadono dei valori, tutto quello che il sacerdote ti ha detto fino a quel giorno…”, racconta a Le Iene che sono andate a intervistarlo a casa. La vicenda dopo essere finita sui giornali è entrata anche nelle aule dei Tribunali. E non solo per la causa di separazione, ma anche per quella intentata contro due Vescovi, accusati di non aver preso provvedimenti contro il don.

Perché oltre al tradimento della moglie, l’uomo deve fare i conti anche con quelli della Chiesa. “Per me era la cosa più importante. Prima viene Dio, poi tutto il resto”. La donna, peraltro, l’aveva conosciuta in parrocchia e dopo cinque anni di fidanzamento era arrivato il matrimonio. Dall’unione sono nate due figlie, coronamento di un rapporto che sembrava tanto saldo da diventare esempio per altre coppie in crisi della parrocchia a Rovigo.

La crepa nel rapporto inizia ad aprirsi quando la coppia conosce don Franco, prete da poco rientrato dalle missioni in Sudamerica. Era quasi diventato parte della famiglia. “Qualche volta tornavo ad orari strani e vedevo il parroco sul divano di casa. Mi chiedevo per quale motivo, ma non riuscivo a darmi una risposta”, spiega l’uomo. Non solo. Le cose cominciano a cambiare anche sessualmente. “Mia moglie – racconta Luca – ha cominciato a farmi cose che non aveva mai fatto perché per lei tabù. Io le ho chiesto per quale motivo avesse iniziato, e lei mi diceva che le era stato insegnato dal prete”.

Il tradimento viene scoperto solo qualche tempo dopo. “Un giorno, dopo aver celebrato la Santa Messa qui a casa nostra, io ho portato a letto le ragazze e nel frattempo mia moglie era giù in taverna con il sacerdote. E li ho trovati…”. Il racconto continua: “Lei è uscita tutta succinta e ha buttato un fazzoletto di carta. Io le ho chiesto: cosa avete fatto? C’è stato un attimo di panico e il sacerdote è scappato di casa”. La moglie non avrebbe cercato di scusarsi: “Mi diceva: è un uomo anche lui, è successo, cosa vuoi che sia”, racconta l’uomo.

Dopo aver affrontato il parroco, il marito tradito si rivolge al vescovo. Il quale avrebbe detto che il parroco avrebbe già avuto qualche “esperienza affettiva” pregressa quando era in America latina. E per questo sarebbe stato affidato ad alcuni psicologi. “Sono uscito dall’incontro con il vescovo – spiega l’uomo – fiducioso che avrebbe fatto qualcosa, in realtà non ha fatto nulla”.

A ben vedere, secondo quanto raccontano Le Iene, il vescovo avrebbe sollevato per un periodo dall’incarico il sacerdote che sarebbe stato inviato in una struttura specializzata per il recupero psicologico e spirituale. Intanto, però, continua a celebrare la Santa Messa. Un fatto che Luca non riesce a digerire, lui così devoto alla Chiesa. “Lasci l’abito talare”, dice.

Le Iene sono andate in incognito a parlare con il parroco. “La loro relazione era in difficoltà – dice il don non sapendo di essere registrato – cioè non è stata solo colpa mia”. E ancora: “Mi sono staccato da lei, perché ho scelto di continuare a fare il prete”.

Il Giornale

Prete scoperto con l’amante, ma resta in parrocchia. Scandalo a Rovigo

LO SCANDALO ROVIGO

Essere traditi suscita sempre sentimenti di delusione e rabbia. Ma se a tradire la tua fiducia non è solo tua moglie ma anche il parroco del paese la rabbia diventa sconcerto e la delusione doppia. Forse proprio questi sentimenti hanno portato Luca, 50enne polesano, a raccontare in tv di avere scoperto la moglie mentre faceva sesso con il prete. L’uomo, l’altra sera, è stato infatti intervistato dalle Iene e in prima serata ha raccontato la storia incredibile di cui è stato vittima.

tratto da Il Gazzettino

Sacerdote sposato e padre racconta…. un libro

CESENA. “Un prete. Il matrimonio”. È il titolo di un libro scritto da Chino Piraccini, che sarà presentato oggi pomeriggio alla Biblioteca Malatestiana. Fin qui nulla di strano, tenuto conto che l’autore è un sacerdote. Ma qualcosa di molto particolare c’è: il matrimonio a cui si fa riferimento fin dalla copertina è quello che quarant’anni fa vide lo stesso Chino Piraccini promettere eterno amore a Nadia Giaquinta. Una donna altrettanto speciale che diventò sua moglie, dopo che da Roma fu concessa la dispensa dall’obbligo di celibato al prete innamorato, che prima aveva conseguito una licenza in Teologia Pastorale al Laterano e poi aveva ricevuto l’ordinazione nel 1966.

Oggi Chino Piraccini ha 75 anni e ha voluto raccontare frammenti molto intensi della propria vicenda personale. Una storia travagliata vissuta da una persona che resta animata da grande fede, ma spesso critica con chi regge dall’alto la Chiesa cattolica, senza mettere mai in discussione certi assiomi rigidi. Le sue posizioni bollate come “eretiche” dalle autorità ecclesiastiche non riguardano solo il divieto di sposarsi imposto ai sacerdoti. Per esempio, non ha mai risparmiato critiche a scelte fatte da alcuni pontefici, a suo avviso contraddittorie con i principi del Cristianesimo: memorabile il suo sconcerto, che dichiarò pubblicamente, per la vicinanza di Giovanni Paolo II al sanguinario dittatore cileno Pinochet. Un altro momento di forte frizione con i vertici della Chiesa ci fu nel 2009, quando Chino Piraccini sottoscrisse, insieme ad altri 40 sacerdoti italiani, un appello lanciato sulla rivista “Micromega” per chiedere di riconoscere la libertà di fine vita. Per quel gesto lui e gli altri firmatari si beccarono dal Vaticano un ammonimento ufficiale.

Chino Piraccini, che tra l’altro è padre di due figli (Francesco e Chiara), nel suo “diario esistenziale” pubblicato dalla casa editrice “Il Ponte Vecchio”, ha messo in luce tappe significative del suo percorso di vita, fatto di momenti di grande sofferenza ma anche di rinascita. Ne parlerà alle ore 17 di oggi, nella Sala Lignea della Malatestiana, con interventi dell’editore Roberto Casalini e della psicologa Graziella Zuffi e del magistrato Vincenzo Andreucci. Gli ultimi due sono amici che condividono con lui un’esperienza di fede che ha uno dei suoi principali punti di riferimento una realtà unica nel suo genere: il “gruppo di Sorrivoli” che si è formato attorno a don Pasquale Gentili.

L’appuntamento odierno si annuncia molto stimolante, e non solo per la personalità e le idee fuori dalle righe del sacerdote cesenate che ne sarà protagonista. Il suo grande spessore intellettuale e umano, la sua umiltà e semplicità, la profondità della sua fede e la sua apertura al dialogo, coltivata in decenni di insegnamento (1970 al 2006) della filosofia e della storia al liceo scientifico “Righi”, fanno della presentazione del libro un’occasione di arricchimento per tutti, credenti e non credenti. Non va dimenticato neppure l’impegno civico-politico di Piraccini, che prima è stato consigliere comunale e poi, per ben 15 anni, presidente del Quartiere Cervese sud.

Corriere Romagna

Nord Irlanda, la Chiesa chiede giustizia per le vittime di abusi

Vatican Insider

(Francesca Lozito) A un anno dalla conclusione dei lavori della Commissione Hart tutto è fermo per la mancanza di un Governo delle sei contee. L’appello dei vescovi di Derry e di Down and Connor e le dimissioni del presule di Dromore dopo una trasmissione BBC. John McAreavey, vescovo della diocesi di Dromore in Nord Irlanda si è dimesso. La decisione, con effetto immediato è stata resa nota ieri. McAreavey celebrò nel 2002 i funerali di padre Malachy Finnegan, un sacerdote che nel periodo in cui si trovava al St. Colman’s College di Newry avrebbe abusato di dodici persone. Le accuse erano note alle autorità della Chiesa in Irlanda fin dalla metà degli anni ’90

Il prete esorcista al gip nega tutto e accusa il vescovo: «Sapeva tutto»

È arrivato per don Michele Barone il momento di potersi difendere. L’interrogatorio di garanzia del sacerdote, a cinque giorni dall’arresto, è stata l’occasione per rilanciare la palla verso la Diocesi che, dopo il suo arresto, si è ritrovata al centro di una bufera mediatica e lo ha scaricato. Don Barone accusa il vescovo di Aversa. Al gip ha detto che quei riti non erano esorcismi ma «preghiere di purificazione» e che «monsignor Spinillo ne era al corrente».

Il Mattino

Vaticano riabilita e assolove prete pedofilo condannato in cassazione… ma condanna e allontana i preti sposati

La notizia suscita rammarico e amarezza nei preti del Movimento Internazionale dei Sacerdoti Lavoratori Sposati. “Noi ancora discriminati dal Papa e dal Vaticano, anche con un nostro regolare percorso che ci ha portato al matrimonio religioso senza commettere reati, mentre un prete pedofilo condannato in cassazione è assolto e riabilitato”.

La Cassazione lo ha condannato in via definitiva per pedofilia a sette anni e otto mesi, ma il Tribunale vaticano, invece, ha totalmente scagionato don Luciano Massaferro, il sacerdote di Alassio la cui storia, nove anni, fa fece scalpore in Liguria perché al centro vi erano gli abusi a una chierichetta di 12 anni.
Per la Chiesa l’ex parroco «deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti» c’è scritto nella sentenza del tribunale ecclesiastico diffusa oggi dalla diocesi ligure che informa che è stato fatto un lungo e «meticoloso e puntuale processo penale canonico».

Costretta ad abortire dopo relazione con un prete. Vescovo e prete d’accordo. Ora Chiesa dopo scandalo apra alla riforma e ai preti sposati

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Lavoratori Sposati interviene sul caso di una donna costretta ad abortire dalla Chiesa: questa è la storia raccontata da Le Iene, che ha raccolto la testimonianza di Francesca.

Roma, 15/02/2018 –  Coinvolti un parroco, don Giuseppe Leone, e un vescovo, Salvatore Nunnari, che all’epoca era monsignore. “Mi faceva apprezzamenti, diceva che somigliavo ad un’attrice e una domenica dopo la messa mi ha baciata”, ha raccontato la donna, rimasta incinta pochi mesi dopo aver cominciato la relazione. “Lui era con me quando ho fatto il test di gravidanza e dopo pochi giorni era già diventato aggressivo nei toni e nelle parole, mi aveva già lasciato da sola al mio destino e mi aveva intimato di andare dal vescovo.

tratto da sussidiario.net

Nunnari mi disse che ero una sbandata e che se avessi detto solo una parola di quello che era accaduto avrei dato un duro colpo alla chiesa perché queste cose non dovevano uscire fuori”. La donna sarebbe stata messa di fronte ad una scelta: “Se avessi deciso di tenere il bambino non mi avrebbero aiutato e mi avrebbero fatto partire ed andare lontano, se invece avessi deciso di abortire mi avrebbe aiutata”. Dopo l’aborto è caduta in depressione e avrebbe pensato più volte al suicidio. “Si è confessato, ha chiesto perdono ed è ritornato a fare il prete”, il commento del vescovo Nunnari. Quello che la troupe de Le Iene non sapeva è che mentre durante l’intervista a don Giuseppe, questi aveva allertato la propria famiglia. Il clima si è fatto subito teso con minacce e insulti, ma la situazione è degenerata con l’arrivo della madre del sacerdote. Dagli insulti si è passati all’aggressione fisica, sedata solo dall’intervento dei carabinieri. Una telecamera è rimasta fuori uso, ma altre più piccole hanno documentato tutto.

sacerdotisposati@alice.it

http://sacerdotisposati.altervista.org

Il prete di Possagno cancella la messa: parrocchiane in rivolta. Si offrono i preti sposati

Un articolo pubblicato da “La Tribuna di Treviso” segnala il disagio comune a molte Parrocchie della Chiesa Cattolica. Un disagio destinato ad allargarsi sempre più per la scarsità di preti e la mancanza di vocazioni al sacerdozio. Il Movimento Internazionale dei sacerdoti lavoratori sposati, fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone, offre la collaborazione al vescovo di Treviso per la gestione delle parrocchie in difficoltà (ndr)

POSSAGNO. Nonostante la protesta di Luigi Zan che, qualche settimana fa, durante la messa domenicale delle 10.30, al tempio di Possagno, ha alzato la mano e ha chiesto spiegazioni in merito alla cancellazione di una delle celebrazioni liturgiche festive, la riorganizzazione delle messe nelle comunità di Cavaso e Possagno va a regime domani, domenica 4 febbraio. E porta con sé più di qualche malumore tra i fedeli. In particolare la comunità di Possagno si vede togliere la messa delle 10.30, spostata in casa di riposo, e soprattutto quella di Caniezza di Cavaso del Tomba si trova privata della messa delle 9, che rappresentava un forte momento di aggregazione e convivialità per le persone anziane, ma ancora autonome. Come spesso succede nei paesi, avevano preso l’abitudine di ritrovarsi per un caffè e quattro chiacchiere dopo la messa, al bar Bramezza. «Per noi è uno dei pochi momenti in cui ci ritroviamo, in tranquillità. Lo facciamo da anni», osserva una signora del posto, «E inoltre per molte di noi anziane, non avendo l’auto, è difficile raggiungere la parrocchia. Così molte di noi non andranno a messa o cambieranno paese».

La decisione di rivedere gli orari delle funzioni della domenica, certamente non presa a cuor leggero, si allinea con la direttiva del vescovo, che «invita a celebrare meno messe» a fronte della carenza di parroci.

Un dato: lo scorso anno a fronte di 12 nuovi seminaristi, sono stati celebrati 16 funerali di sacerdoti. «Innanzitutto, la messa a Caniezza non è tolta, ma anticipata e la messa a Possagno solo spostata di luogo», precisa il parroco don Pierangelo Salviato, «Non avevamo scelta: nel solo dicembre io e don Giuseppe, il cappellano, abbiamo celebrato 120 messe. Non avrei preso questa decisione, se non avessi avuto urgenza. Padre Giuseppe (dei padri Cavanis) ha 81 e noi, in tutta onestà, non chiediamo ai nostri genitori di lavorare così tanto».

In effetti ci sono età, per fortuna, supportate da un ottimo stato di salute, importanti tra i celebranti, arrivando addirittura ai 91 anni di don Rino, che ha ripreso a celebrare qualche messa, dopo l’ischemia e il ricovero prima di Natale. «I padri Cavanis, ci hanno sempre supportato in tutto, ma è una situazione che non ci lascia scelta», conclude il parroco. Magari una maggiore attenzione alla comunicazione, avrebbe reso il passaggio più accettato e condiviso, anche dalle parrocchiane più anziane.

da Tribuna Treviso

Serena Grandi a Domenica Live: “Ho subito una violenza da un prete”

Serena Grandi è tra gli ospiti che hanno partecipato al dibattito dedicato ai fenomeni paranormali durante la puntata di Domenica Live, il talk show domenicale condotto da Barbara d’Urso su Canale Cinque.

Tra una lite e l’altra, tra chi ha sostenuto di credere negli spiriti ammettendo di aver vissuto in prima persona episodi misteriosi e chi invece si è schierato a favore della razionalità, l’attrice bolognese si è lasciata andare a una dichiarazione shock: “Ho avuto una violenza da un prete”. La frase le è uscita spontaneamente mentre si scontrava con Cecchi Paone dopo aver parlato delle presenze che infestano la sua casa.

Immediata l’interruzione della d’Urso che ha cercato di capire meglio la faccenda: “Non è stata una violenza fisica, ma non ero sola, è successo a me e ad un’altra bambina di nove anni. Ne riparleremo”, chiosa la Grandi.

tgcom24

LA STORIA «Io abusato da un prete e non ancora risarcito»

La sentenza di condanna è definitiva dal 10 gennaio 2005 quando la Cassazione conferma i sei anni di reclusione per il sacerdote bresciano finito a processo, e prima ai domiciliari, con l’accusa diviolenza sessuale su minori.

«Sono passati 13 anni e io non sono mai stato risarcito come invece prevedeva la sentenza» racconta una delle vittime il giorno dopo aver letto che la Diocesi ha risarcito la famiglia di un ragazzino di Darfo che avrebbe subito violenze dal proprio parroco.

Lo chiamiamo Carlo, nome di fantasia. Oggi ha 34 anni e i fatti sono relativi al periodo tra l’ottobre 1995 ed il febbraio 1999. Il religioso, oggi ospite di un convento, ha un incarico nel seminario diocesano e le vittime sono cinque studenti di scuola media che raccontano di abusi subiti e tenuti nascosti per due anni.

In fase di processo d’appello il sacerdote si dichiara disposto a versare un risarcimento alle sue vittime. Dai 20 ai 50mila euro. «Sforzo che va valutato certamente a suo favore, ma 40 mila euro non rappresentano certamente un’adeguata riparazione per chi ha subito» scrisse la Corte d’appello di Brescia. Tre vittime ricevono risarcimento, non così Carlo e un altro ex compagno di seminario. «Mi erano arrivate delle lettere, ma null’altro» racconta.

«Una vicenda che volevo dimenticare anche se è impossibile far finta di niente. Però ci provavo». Fino a quando riceve una chiamata. «Qualche mese fa. Dall’altra parte del telefono un avvocato che mi chiede di ritirare la richiesta danni, perché il prete intende presentare istanza di riabilitazione. Non ci sto». Il religioso punterebbe all’estinzione delle pene accessorie e di ogni altro effetto penale della condanna. La riabilitazione non può però essere concessa se il condannato non ha rispettato le obbligazioni civili derivanti dal reato. «E io – dice Carlo – dopo 13 anni sto ancora aspettando un risarcimento promesso».

Giornale di Brescia

Greg, un prete cattolico romano, dichiara ai fedeli di essere gay

Quella di Gregory Greiten, reverendo della congregazione nella chiesa di St. Bernadette a Milwaukee, in Wisconsin, è stata un’insolita omelia.

Ma stavolta non si tratta della consueta esortazione con cui ci si rivolge direttamente ai fedeli per commentare le letture del giorno.

L’uomo, infatti, più che altro ha fatto una rivelazione:

“Sono Greg. Sono un prete cattolico romano. E sì, sono gay!”. Queste parole, dichiarate il 17 dicembre scorso, sono state salutate dai parrocchiani con applausi e persino con una standing ovation, lontano da qualsivoglia pregiudizio.

Il reverendo ha ammesso che si è trattato di un’autentica “liberazione”: non deve essere stato facile, per lui, trovare il coraggio per fare questo coming out, ma lui l’ha ritenuto necessario nell’ambito di un percorso di “accettazione”.

“Il primo passo è stato accettare e amare la persona che Dio ha creato in me” ha scritto poi Greg, che per molti anni era stato bloccato da un sentimento di vergogna, e preoccupato per eventuali reazioni di omofobia.

“I preti della chiesa cattolica romana e del mondo dovrebbero incoraggiare a rompere il muro del silenzio e dire la verità sulla propria identità sessuale. Mi impegnerò a non vivere la mia vita nell’ombra del segreto. Prometto di essere autenticamente me stesso. Abbraccerò la persona che Dio ha creato in me”.

Ma non tutti i fedeli hanno reagito allo stesso modo: com’era prevedibile, la gente è divisa tra chi lo sostiene e chi lo critica.

Shawn Govern, ad esempio, è contrario ai matrimoni tra persone dello stesso sesso e, dopo la dichiarazione di Gregory ha commentato: “Ha scelto di camminare nelle scarpe di Cristo, per questo ciò che ha fatto non può essere accettato da tutti”.

Ora la parola spetta all’Arcivescovo Jerome Listecki, che sembrerebbe a favore della scelta del reverendo di parlare apertamente della propria omosessualità.

“Noi supportiamo Padre Greiten nel suo percorso e raccontiamo la sua storia per comprendere e vivere con lui il suo orientamento sessuale. Come insegna la Chiesa, chi ha un’attrazione per persone dello stesso sesso deve essere trattato con comprensione e compassione” avrebbe affermato Listecki.

Non mancheranno altre dichiarazioni. Ora che Greg si è liberato del peso che provava, di sicuro saranno in tanti a sentirsi liberi di dire la propria in merito.
105.net

Il paese resta senza «don»? Più responsabilità ai laici e ai preti sposati

A volte anche nella Chiesa le ragioni della logica devono prevalere su quelle del cuore. Così nessuno si stupì più di tanto quando il vescovo decise di trasferire don Angelo Ricci da San Martino a Sant’Anselmo. E che altro poteva fare dopo la morte di don Alfio, visto che di preti non ce n’erano?. I numeri oltretutto parlavano chiaro: la nuova parrocchia contava 3.900 anime, contro le 450, tra cui molti anziani, della comunità dov’era stato oltre vent’anni. Inizia in questo modo, dalla notizia di un distacco doloroso e digerito a fatica Le campane di San Martino il racconto (Edizioni Itaca, 88 pagine, euro 10) con cui Maurizio Fileni, parroco a sua volta, descrive il calo delle vocazioni osservato con gli occhi di chi si vede, suo malgrado, “portar via” il prete. Un testo agile, dalla narrazione semplice come le fede dei suoi protagonisti, come la vita quotidiana nel piccolo centro di San Martino, «uno dei quei paesi» che «non ci abiteresti manco morto eppure sono belli fino a far scendere le lacrime».

A renderlo vivo e affascinante, nella sua sobria quotidianità, sono le storie della gente del posto, che d’inverno alle sei di sera è già a casa, che magari ti guarda storto per farti pesare un’offesa ma subito dopo è pronta ad aiutarti. Però con don Angelo che se ne va, cambia tutto e per tutti, compresi Arnaldo de la Peperina, Spajiccia, Gni-Gno e Ni’ de Falaschi, che pure in chiesa non andavano mai. No, non può essere che la domenica non suonino più le campane, che la Messa delle 11.30 ci sia, se va bene, una volta al mese. Che fare, per vincere una sofferenza che «si tagliava a fette»? La soluzione più logica è lo sdoppiamento, o dimezzamento che dir si voglia, dei sacerdoti disponibili.

Come il frate che, poveretto, è sempre di corsa e con la gente del posto si prende poco. O don Leo (che in realtà si chiamava Leonardo) il generosissimo parroco di Poggio San Paolo che ha da curare ben tre comunità e fa quel che può. Si tratta di cambiare rotta, di trovare un’alternativa alle lamentele, di adottare una nuova strategia. Rimedio che, come spesso succede, arriverà da solo. Capita infatti che, dopo qualche bonario bisticcio, le donne del paese decidano di recitare insieme il Rosario, che per quello «non c’è bisogno del prete». E di farlo in chiesa: i giorni feriali alle 16.30, la domenica alle 11.30 lo stesso orario di quando la Messa c’era tutte le domeniche. Ma si sa l’appetito vien mangiando, o meglio, un cuore aperto è più disponibile alla fantasia dello Spirito. Così poco per volta, alla recita del rosario viene fatto seguire, su consiglio di don Leo, la lettura di «un pezzettino di Parola di Dio», preso dai foglietti della Messa. Di lì a poco, una nuova svolta, grazie a Irene e Angelo, marito e moglie, 43 anni lei 47 lui, coppia senza figli dalla solida formazione religiosa, compreso qualche studio in teologia. In punta di piedi, mossi da sincero affetto e ammirazione per quella parrocchia che alle tempeste risponde rimboccandosi le mani e pregando, i due sposi diventano parte importante e per così dire “guida” di una comunità pronta a un ulteriore cambiamento.

Una novità che non anticipiamo perché tutta da leggere… Nel segno comunque di un laicato maturo e rispettoso dei ruoli e delle gerarchie, che vuole bene alla Chiese e desidera farla crescere. Una “ricetta” che sembra aver recepito bene la lezione del Concilio là dove dice: «I laici possono anche essere chiamati in diversi modi a collaborare più immediatamente con l’apostolato della gerarchia a somiglianza di quegli uomini e donne che aiutavano l’apostolo Paolo nell’evangelizzazione, faticando molto per il Signore. Sia perciò loro aperta qualunque via affinché, secondo le loro forze e le necessità dei tempi, anch’essi attivamente partecipino all’opera salvifica della Chiesa. ( Lumen gentium, 33).

La crisi del prete: cosa compete al ministero?

LaRedoute
Decentrarsi e condividere la missione apostolica con un laicato maturo – una sfida ecclesiale che non possiamo più rimandare – significa iniziare a rielaborare il ministero sacerdotale nella sua specificità. Altrimenti detto – per continuare le precedenti riflessioni – ci si può chiedere: cosa compete al ministero sacerdotale?

Radunare nella fede

Il ministero sacerdotale deve riflettere il ministero dell’unità che ha il suo fondamento in Cristo, sacramento primordiale del Padre, mandato a «radunare» e «convocare» l’umanità. L’essenziale del ministero presbiterale, perciò, riguarda quelle azioni che mirano appunto a radunare nella fede il popolo di Dio: l’evangelizzazione, la celebrazione dei sacramenti e in particolare dell’eucaristia, il servizio di accompagnamento della vita dei fratelli insieme al ministero di comunione che favorisce anche un’autentica promozione umana.

Le circostanze cambiano a seconda della cultura del luogo e della specifica situazione ecclesiale, ma, tuttavia, il filo rosso del ministero del prete potrebbe essere sintetizzato così: dare il primato alla Parola e all’annuncio del Vangelo perché susciti, motivi e sostenga la fede; essere l’animatore dei diversi carismi della comunità – animare non è gestirli con autoritarismo – perché essa cresca nell’unità; avviare un discernimento simpatetico, cioè empatico e allo stesso tempo critico, sulla realtà che lo circonda, così da diventare un accompagnatore attento del vissuto umano della gente, specialmente dei poveri.

Da questa specificità ministeriale, nasce una fisionomia particolare di prete:

Il prete come uomo dell’ascolto della Parola, per essere poi pronto ad annunciarla e metterla in circolo nella vita della comunità (non solo nell’omelia domenicale, ma nella catechesi, nelle famiglie, nei condomini, nei quartieri e così via).
Il prete come uomo della comunione, che entra in relazione con i fratelli, discerne i loro carismi e stimola il progressivo movimento all’unità, soprattutto attraverso la grazia sacramentale.
Il prete come uomo del discernimento pastorale e culturale, che diventa capace di interpretare il vissuto delle persone e di aiutare loro stesse a partecipare alla trasformazione della propria esistenza, ma anche della storia e delle sue strutture. In tale ambito, si ricordino i continui richiami di papa Francesco sull’urgente necessità di pastori che non si irrigidiscano in schemi precostituiti in cui la norma prevale sulla persona, bensì di preti che accompagnano, ascoltano, illuminano e offrono alle persone strumenti adeguati per poter «riconoscere» ciò che si muove nel loro cuore e nella loro vita quotidiana, rendendoli capaci di scelte mature, autentiche, libere ed evangeliche.
Se volessimo dirla in negativo, toccando qui un altro aspetto della crisi del prete, potremmo affermare con Greshake che «non appartiene al ministero sacerdotale la direzione dell’attività organizzativa, l’amministrazione delle finanze, l’esecuzione di opere edili, la gestione di istituzioni ecclesiali come scuole materne, case di riposo e simili. Tutto questo può essere lasciato ai laici. E che questo sia possibile deve garantirlo la guida della diocesi. Non può essere che da una parte ci lamentiamo della scarsità di preti – che, a mio parere, non esiste – e, dall’altra parte, non si creino le condizioni affinché i preti vengano liberati da tutti i compiti che non derivano dal ministero ordinato e dalla missione sacerdotale» (G. Greshake, «Il ministero sacerdotale in una Chiesa in trasformazione», in Rivista del clero italiano 1[2010], p. 21).

Conseguenze sulla formazione

Vi sono alcune conseguenze concrete, che ricadono sulla formazione sacerdotale e devono investire tutte le migliori energie, sia a livello diocesano che nei seminari.

Sostieni SettimanaNews.itLa prima: la formazione sacerdotale deve puntare all’essenziale. Se si oscilla tra giovani-adulti privi di solide esperienze di fede antecedenti e ragazzi che sembrano più innamorati dell’apparato esteriore e di qualche abito decoroso che, invece, della sostanza dell’essere prete e pastore, allora la proposta formativa deve recuperare l’essenza, essere sobria, centrarsi su una spiritualità sana ed equilibrata, sfoltire le fronde inutili e «mettere in crisi» certe idee di prete, barocche o trendy che siano.

La seconda: la formazione sacerdotale deve favorire la comunione. Nonostante la comunità del seminario e i bei discorsi sulla famiglia presbiterale, la formazione ha ancora in mente una figura di prete «solitaria», individuale e spesso autoreferenziale. Ciascuno, in cuor suo, sa che nella peggiore delle ipotesi sarà parroco, vescovo e re nel proprio feudo. Oggi, la comunione intesa anche come disponibilità a pensare e progettare insieme, condividendo realmente stili e contenuti della missione, è dettata anche da alcune circostanze come il calo delle vocazioni; tuttavia, essa non è determinata da situazioni esterne, ma, secondo Optatam totius è un dovere del sacramento dell’ordine che riceviamo.

Vi sono esperimenti molto interessanti in tal senso, che stanno già superando le cosiddette «unità pastorali». A Bologna è stata ridisegnata la mappa della diocesi, verso un’organizzazione che non sarà più di singole parrocchie, ma per «zone» o «distretti» pastorali, cioè più comunità parrocchiali che faranno capo a una Collegiata e dovranno elaborare, coordinare e praticare insieme diverse attività pastorali. A Noto, in Sicilia, è iniziato già un esperimento di «comunità di parrocchie», dopo un cammino sinodale che ha coinvolto preti e laici; se la parrocchia continua a curare la dimensione «domestica» della fede, le comunità di parrocchie, con un parroco moderatore, si impegnano in modo trasversale sul territorio e dinamizzano l’evangelizzazione offrendo, fra l’altro, un segno efficace di spiritualità di comunione. In altre diocesi italiane, già da tempo si stanno sperimentando, con diverse modalità, alcune forme di unità pastorale.

Abbiamo molto bisogno degli altri

La conclusione, per quanto possa sembrare eccessiva, non può che essere questa: non possono essere ammessi al presbiterato seminaristi che non mostrino una spiccata tendenza al ministero dell’unità, che non siano cioè capaci e disposti a entrare in relazione con i fratelli preti e con quelli laici, che non siano capaci di lavoro comune e si rinchiudano, invece, in piccoli mondi fini a se stessi o nei propri gruppi di appartenenza. Senza una struttura umana e spirituale disposta alla sinergia e alla collaborazione, non si potrà più essere preti.

Ci basti ricordare, qui, un passaggio dell’omelia del cardinale Martini durante una messa crismale: «Mi è accaduto di dire più volte alla fine di un ritiro: “Cari confratelli, lavorate meno, lavorate meglio, lavorate più uniti, pregate di più”. A qualcuno si potrebbe anche dire: “Celebra meno messe e sta di più in ascolto della Parola”. Entrando dunque a discernere pazientemente che cosa genera fatica e paura troviamo anche le risposte possibili, i passi praticabili, le condizioni spirituali e umane più idonee a vivere il ministero. Ci apriamo con più scioltezza alla collaborazione con i laici che condividono le stesse prospettive pastorali e che ci possono validamente aiutare. Da ultimo vorrei dire che ho colto, incontrando i presbiteri nei ritiri, al di là di fatiche e disagi, anche alcune esigenze e attese. Si sente un po’ da tutti un bisogno di maggiore fraternità, di un più ampio sostegno, di nuovi sprazzi di luce… C’è l’attesa e l’esigenza di essere più sostenuti nella fede e nella sequela del Signore, in un cammino di comunione autentica che ci faccia crescere come presbiterio… Abbiamo tutti molto bisogno gli uni degli altri».
settimananews

Chiesa, rettore seminario confessa: ho due figli, lascio

Un altro scandalo rischia di sconvolgere la Chiesa di Roma. L’ex rettore del seminario Collegio Internazionale Mater Eccelesiae che fa parte dei Legionari di Cristo, padre Oscar Turrion, infatti, ha ammesso di avere una relazione con una donna e due figli. E’ la stessa congregazione ad annunciarlo. Turrion verrà quindi spretato.

Il collegio è nato nel 1991 sull’Aurelia, e il seminario è punto di riferimento per una gran parte del clero romano. In Vaticano si vocifera: tutto sommato il danno di immagine è limitato, visto che in passato la Congregrazione dei Legionari di Cristo è stato investito da ben altri scandali, il suo fondatore Marcial Maciel Degollado si era già macchiato di abusi e violenze su minori.

La Congregazione ha comunicato che “Il 27 marzo scorso, p. Óscar Turrión ha informato i superiori di avere appena avuto una figlia e ha chiesto loro di mantenerne la riservatezza. Dopo aver appreso questo fatto, i superiori hanno provveduto a chiedere alla Santa Sede di nominare un nuovo rettore per il Seminario, che ha iniziato il suo mandato in agosto”.

Ma non è finita qua: “Il 5 ottobre, P. Oscar Turrión ha riconosciuto di avere avuto, qualche anno prima, un altro figlio, dalla stessa donna. Inoltre, ha espresso la sua intenzione di lasciare il ministero sacerdotale e di chiedere la dispensa dagli obblighi contratti con la sua ordinazione sacerdotale”.

Dunque, il Vaticano è stato costretto a intervenire. “Il cardinale O’ Malley, presidente della Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori, ha dichiarato nell’agosto 2017 che – continua il comunicato – se un prete ha un figlio, ha un obbligo morale di mettere da parte il ministero e di soddisfare le esigenze della madre e del figlio”.

La Congregazione è stata quindi costretta a prendere le distanze da P. Turrion, perché, hanno detto, siamo “consapevoli dell’impatto che l’esempio negativo di un formatore e di un rettore ha su di loro e sugli altri fedeli della Chiesa. Siamo profondamente rattristati che la recente storia della nostra congregazione abbia causato, in alcuni, un raffreddamento spirituale. Siamo già da tempo fermamente impegnati nello accompagnare i nostri fratelli che vivono momenti difficili”.

Dunque Turrion pressto tornerà allo stato laicale.
radiocolonna.it

La prima donna prete in Ticino

Il 1. ottobre 2017 è stata una giornata storica anche per il centinaio di fedeli svizzeroitaliani della chiesa cattolica cristiana (da distinguersi dalla chiesa cattolica): con grande emozione domenica pomeriggio a Lugano hanno assistito all’ordinazione della prima donna prete avvenuta in Ticino. Si tratta di Elisabetta Tisi, guida spirituale della comunità facente parte della più piccola chiesa nazionale riconosciuta in Svizzera.

In Svizzera, con Elisabetta Tisi che è arrivata in Ticino per gli studi in teologia da Milano dove era già diacona, sono nove le donne prete dei veterocristiani. Una comunità nata nel 1875 ad opera di coloro che si erano opposti ai dogmi del concilio Vaticano primo, non riconoscendo l’infallibilità del Papa. Il via libera all’ordinazione delle donne al presbiterato risale invece al 1999.

La neo sacerdotessa, oltre a tutte le funzioni che svolgerà pienamente dal 4 novembre quando nella chiesa anglicana di Lugano celebrerà la sua prima eucarestia, sa di avere anche sulle spalle una missione particolare legata al fatto di essere donna.

Alla cerimonia erano presenti anche i rappresentanti di altre chiese: cattolica, riformata e siro-ortodossa, tre realtà che l’ex diacona, chiamata nel 2013 a prendere il posto di Marlies Dellagiacoma, conosce bene e con le quali dialoga da tempo. Non da ultimo essendo delegata della sua chiesa nell’ufficio presidenziale della Comunità di lavoro delle chiese cristiane del Ticino.

Diem/Quotidiano/CSI

Love story tra prete e donna sposata, don Vito si dimette e lascia la parrocchia di Assergi

L’Aquila. Don Vito Isacchi, il sacerdote bergamasco finito nella bufera per una love story con una donna sposata scoperta e denunciata dal marito tradito nel 2008 a Roma, si è dimesso anche dall’incarico di parroco di Assergi, frazione dell’Aquila: da domani sarà sollevato da quel ruolo perché l’arcivescovo metropolita dell’Aquila, monsignor Giuseppe Petrocchi, ha accettato la sua istanza. Lo fa sapere in una nota l’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali della curia aquilana, diretto da don Claudio Tracanna. Il sacerdote, giunto all’Aquila dopo la riabilitazione seguita all’adulterio certificato nella sentenza con cui il tribunale di Roma ha condannato la sua amante, si era già dimesso da alcuni importanti incarichi tra cui quello di cerimoniere, cioè segretario particolare di monsignor Petrocchi, componente del comitato Perdonanza e rettore del santuario San Pietro della Ienca.

La decisione del sacerdote, la cui permanenze nella curia aquilana scade a fine anno stando alla convenzione tra la stessa curia e quella di Bergamo, sarebbe maturata in seguito alle dichiarazioni rilasciate al quotidiano il Centro dai legali del marito tradito, che hanno chiesto alla Chiesa di punirlo per aver violato il voto di castità, secondo cui ci sarebbero prove di un incontro all’Aquila tra don Vito e la donna condannata dal tribunale di Roma al risarcimento di 15mila euro al marito per “violazione dell’obbligo di fedeltà”. Nella nota della curia la circostanza viene respinta. “A seguito delle dichiarazioni riportate oggi su un quotidiano locale, don Vito Isacchi, ritenendo tali affermazioni lesive della verità dei fatti, ha chiesto all’Arcivescovo, mons. Petrocchi, di essere sollevato anche dagli incarichi a livello parrocchiale, che manteneva temporaneamente – scrive la curia – Tale esigenza scaturisce dalla volontà di fare piena chiarezza sull’accaduto e dal desiderio di non coinvolgere la Comunità ecclesiale nella dolorosa vicenda che lo riguarda. L’Arcivescovo, mons. Petrocchi, dopo un’accurata riflessione, ha ritenuto di accogliere l’istanza di don Vito Isacchi che, di conseguenza, dal prossimo 7 agosto, viene esonerato dal servizio pastorale nelle Parrocchie che gli erano state affidate”.

abbruzzolive.it

La cantautrice Amara autrice di “Che sia benedetta” per Fiorella Mannoia abusata da un prete a 9 anni

La cantautrice Amara rivela il trauma da cui è scaturito il percorso interiore che, grazie all’incontro con una suora francescana, le ha fatto recuperare la fiducia in Dio e l’ha portata a a scrivere canzoni come “Che sia benedetta” per Fiorella Mannoia

Nella stanza in sottofondo si sentono le note di un pianoforte. Amara sta parlando con passione del suo rapporto con la fede, a partire da Che sia benedetta, la canzone scritta da lei con cui Fiorella Mannoia ha sfiorato la vittoria a Sanremo, e da Pace, brano che ha cantato con Paolo Vallesi al Festival e che dà il titolo al suo nuovo, bellissimo, album.

Di improvviso si blocca e quando riprende la voce è flŽebile ma ferma. «C’è una cosa che non ho mai detto a nessuno. Sono cresciuta in una famiglia cattolica. Andavo a Messa, mi confessavo ogni domenica e mi arrabbiavo perché non potevo fare la “chierichetta”. Insomma, ci credevo davvero. Poi un giorno, avevo nove anni, il parroco mi diede un bacio sulla bocca. Ricordo che provai una sensazione bruttissima e scappai via. Da quel momento mi allontanai totalmente dalla Chiesa. Ma continuai a sentire dentro di me una forte tensione spirituale che in seguito mi ha portato ad avvicinarmi al buddhismo».

Poi, un incontro decisivo. «Una decina di anni fa, durante una vacanza, mi sono unita a un gruppo di amici diretto ad Assisi. Lì incontrai suor Michela. Era giovane come me e percepì subito che avevo qualcosa che non andava. Abbiamo trascorso quattro giorni insieme. Cosìho potuto tirar fuori tutta la rabbia che da anni tenevo dentro per essermi sentita tradita. Alla ƒne, mi regalò una fotografia bellissima di un monte con delle ombre in evidenza. E mi disse: “Dio ama anche le tue ombre”».

Il viso di Amara si illumina con un bellissimo sorriso: «Da lì si è riattivato tutto. Ho ripreso a parlare con Dio e ho capito quello che diceva san Francesco: che siamo parte di un tutto, che anche una pianta è mia sorella e che c’è un disegno superiore anche in ciò che ci appare incomprensibile o ingiusto».

Tiriamo un po’ il fiato e torniamo a parlare di Che sia benedetta. C’è un verso che ha colpito un po’ tutti: «Per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta». Un’affermazione che di questi tempi può suonare provocatoria: «Sì, la vita in sé è perfetta: va protetta, scoperta, ascoltata. Cosa c’è di più perfetto di un bambino che nasce o di un fiore che attende la stagione per fruttificare? Dentro questo perfetto foglio bianco siamo noi che creiamo il nostro disegno e può venir fuori uno scarabocchio o un’opera d’arte. Per questo ogni tanto penso che non vedo l’ora di essere vecchia per vedere quello che ho combinato».

Già in passato Amara (il suo vero nome è Erika Mineo) aveva affidato sue canzoni ad altre interpreti come Emma o Elodie: «Ma quando è venuta fuori Che sia benedetta ho capito che rappresentava la fine di un percorso. Era troppo personale e allora ho detto al mio produttore: “Questa canzone la canto io. O, al massimo, Fiorella Mannoia!”». Era solo uno scherzo e invece una sera ho ricevuto una telefonata: “Ciao Amara, sono Fiorella”».

La positività di Che sia benedetta si ritrova anche nelle canzoni del nuovo album della cantautrice toscana: una sensazione che emerge tanto nei testi quanto nelle musiche. In più, un gioiello: la rivisitazione di C’è tempo di Ivano Fossati: «Lui mi ha insegnato che scrivere canzoni comporta una grande responsabilità perché spesso, come è capitato a me, agiscono come medicine sull’anima di chi le ascolta. Per questo presto particolare cura ai testi: non devi mai scrivere qualcosa in cui non credi fino in fondo».

Ad aiutarla nella composizione Amara ha da sempre un compagno molto particolare: suo cugino Salvatore Mineo: «Il destino ha voluto che da bambini le nostre famiglie si trasferissero in due case popolari vicine, alla periferia di Roma. Io avevo tre anni e lui 10, così siamo cresciuti assieme. Salvatore ha sempre scritto canzoni e collaborare è stato naturale. Anche adesso viviamo vicini».

Nel libretto che accompagna il Cd sono contenute bellissime foto che mostrano Amara insieme ad alcuni bambini africani. «Sono stata l’anno scorso in Africa con l’associazione Progetto Etiopia e sono stata conquistata da questi bimbi. Un giorno abbiamo camminato nella natura più selvaggia per due ore. A un certo punto dovevamo attraversare un fiume e i bambini hanno creato una catena umana per aiutarmi. Finché sotto una cascata, dove la natura si esprime nella sua massima potenza, sono scoppiata a piangere».

Nelle foto, lo sguardo che Amara rivolge ai bambini è quello di una madre: «Credo che ogni donna, anche se non è ancora madre, conservi dentro di sé questo istinto. Io spero di diventarlo un giorno, quando arriverà il vero amore».

famiglia cristiana

I preti pedofili non hanno diritto ad alcuno sconto di pena, nemmeno quando agiscono «al di fuori del sacerdozio»

pedofilia.papafrancesco

Se gli abusi su un minore sono commessi da un sacerdote, la pena sarà aggravata e ciò vale anche quando la violenza sia perpetrata al di fuori della funzioni del ministero e del culto sacerdotale o in ambiti che esulino da quelli propri della realtà parrocchiale. A confermarlo è stata la Corte di Cassazione che, con una recentissima sentenza, [1] ha fatto ulteriore chiarezza sul punto.

La pedofilia è un abominio. È vero, il pedofilo può non essere un assassino e, a dirla tutta, si tratta spesso di personalità apparentemente “pie”, soggetti “dall’aria buona”, che non farebbero male ad una mosca. Il pedofilo il più delle volte non è un omicida, ma uccide comunque. Uccide ciò che di più vulnerabile ed innocente ci sia al mondo: l’animo di un bambino. Anche il più spietato degli “Avvocati del diavolo” avrebbe serie difficoltà a difendere un pedofilo, figuriamoci un pedofilo che sia anche un prete.
Per queste ragioni, quanto meno “confortante” è da ritenersi la citata sentenza depositata dalla terza sezione penale della Corte di Cassazione il 17 gennaio scorso.

Detta sentenza ha il “merito” di inasprire la punizione per il prete pedofilo, il quale non potrà più tentare di “alleggerire” la sua posizione asserendo che al momento dell’abuso non stava agendo in quanto prete, ma in quanto “comune mortale cittadino”.

Ma facciamo un passo indietro per comprendere.

Il nostro codice penale prevede, tra le circostanze che aggravano la pena, quella del c.d. “abuso di potere”[2]. Se un soggetto, dunque, nel compiere un reato abusa e, quindi, si approfitta dei propri poteri, della figura che rappresenta o della qualifica che ricopre, la sua pena sarà aumentata.

La predetta circostanza aggravante, precisamente sussiste quando il fatto è stato commesso «con abuso dei poteri, o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio, ovvero nella qualità di ministro di un culto».
Ciò detto, ci si potrebbe porre le seguenti domande.

Cosa succede se un prete abusa di un ragazzino nel momento in cui non sta esercitando le funzioni ed i servizi del suo ministero? Si applicherà lo stesso l’aggravante, o il sacerdote potrà sperare in una pena “più mite”?

Ebbene, la Cassazione è stata molto chiara al riguardo. Il prete che si rende colpevole di reati sessuali risponde in maniera aggravata sempre e comunque.

L’aggravante, infatti, si applicherà sia quando il sacerdote abbia agito nell’espletamento delle funzioni del culto (si pensi agli abusi commessi durante la confessione di un bambino) sia quando la qualità sacerdotale abbia solo agevolato la commissione del delitto.

Più precisamente, a detta dei giudici «nei reati sessuali, è configurabile l’aggravante dell’abuso dei poteri o della violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro di culto, non solo quando il reato sia commesso nella sfera tipica e ristretta delle funzioni e dei servizi propri del ministero sacerdotale, ma anche quando la qualità sacerdotale abbia facilitato il reato stesso, essendo il ministero sacerdotale non limitato alle funzioni strettamente connesse alla realtà parrocchiale, ma comprensivo di tutti quei compiti riconducibili al mandato evangelico costitutivo dell’ordine sacerdotale».
Va di fatti sottolineato – come afferma la giurisprudenza unitaria – che, considerata anche la dottrina cattolica contemporanea, il ministero sacerdotale non si estrinseca solo nell’ambito delle funzioni strettamente connesse alla realtà parrocchiale, ma è comprensivo di tutti quei compiti riconducibili al mandato evangelico connotante l’ordine sacerdotale. Sono quindi ricomprese, per esempio, anche le attività svolte a servizio della comunità, quelle ricreative, di assistenza, di missione e di aiuto psicologico ai fedeli, «ivi comprese le relazioni interpersonali che il sacerdote intraprenda in occasione dello svolgimento di tali attività».

In conclusione, afferma la Cassazione, «in tema di aggravante dell’abuso dei poteri o della violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro di culto, non è necessario che il reato sia commesso nella sfera tipica e ristretta delle funzioni e dei servizi propri del ministero sacerdotale, ma è sufficiente che a facilitarlo siano serviti l’autorità ed il prestigio che la qualità sacerdotale, di per sé, conferisce e che vi sia stata violazione dei doveri anche generici nascenti da tale qualità».

D’altronde, un prete resta pur sempre un prete e quando agisce contro un bambino non ci può essere giustificazione legale che regga (quasi verrebbe da dire, «non c’è Santo che tenga …»).
Un prete pedofilo non ha diritto ad alcuno sconto di pena, nemmeno se la violenza avvenga «fuori dal sacerdozio».
laleggepertutti.it

Scandalo in Curia: prete attore in un video hard

NOLA. Scandalo alla Diocesi di Nola: prete sospeso perché colto più volte in orge con ragazzi gay. Un giovane sacerdote sarebbe stato colto ben due volte sul fatto, ripreso dai filmati che poi sono stati girati al vescovo andato in pensione, Beniamino Depalma.

Nel primo caso, il giovane sacerdote si trovava in una parrocchia di Scafati, quando al vescovo venne fatto recapitare un primo video. Il capo della Diocesi spostò il prete a Marigliano, molto più vicino e con la possibilità di tenerlo sotto occhio.

Don G. ci sarebbe ricascato finendo in un altro filmino hard con due o più persone dello stesso sesso tra cui anche dei parrocchiani, a questo punto la decisione di trasferire il parroco in Piemonte, ma poichè anche al Nord il sacerdote ha continuato, il vescovo ha quindi emesso un provvedimento di sospensione a divinis ovvero di interruzione della vita clericale, dopo aver visto le scene che ritraggono il prete in sesso gay.

fonte: La Città di Salerno

Nola, scandalo in Curia. Spuntano i video hard di un prete gay: sospeso

“Non commettere atti impuri”. Così recita il sesto comandamento della religione cristiana. Peccato che in alcuni casi a non rispettarlo siano proprio i preti. L’ultimo intreccio tra sesso e religione (dopo lo scandalo delle orge di Don Andrea Contin a Padova) arriva dalla provincia napoletana. Da Nola, dove l’ex vescovo, monsignore Beniamino Depalma, andato in pensione a inizio gennaio, avrebbe adottato un provvedimento di sospensione a divinis (interruzione della vita clericale) nei confronti di un parroco finito al centro di un ricatto hard. A svelare l’intrigo a Ilventiquattro – è una dipendente della Curia di Nola (che preferisce restare nell’anonimato per timore di ritorsioni).

Il prete, don G.L., sarebbe finito, per la prima volta, in un filmino hard omosessuale quando era alla guida di una parrocchia di Scafati, comune della provincia di Salerno. I video – racconta la gola profonda – sarebbero stati spediti al Vescovo Depalma che immediatamente trasferì il prete in un’altra parrocchia, stavolta nel territorio mariglianese.

Ma il sacerdote ci ricasca: spunta un nuovo filmato, sempre a sfondo sessuale, tra il prete e un giovane che frequentava la parrocchia del mariglianese. I video che ritraggono il parroco mentre consuma orge con altri ragazzi arrivano al Vescovo e alla moglie di uno dei protagonisti delle scene hard. Lo scandalo sta per esplodere quando arriva per il parroco, con il vizietto del sesso, il trasferimento a Torino in una comunità religiosa.

I chilometri non placano i bollori hard del prete che via Skipe contatta uno dei suoi amanti per proporre sesso virtuale. L’ultimo episodio spinge l’ex vescovo di Nola Depalma ad adottare la “scomunica” per il parroco infedele ( sospensione a divinis) a fine di tutelare l’immagine della chiesa nolana che rischiava di essere travolta da uno scandalo a sfondo sessuale.

Dal giorno della scomunica del prete infedele nessuna traccia. A metà gennaio al vertice della Curia di Nola è arrivato un nuovo vescovo, monsignore Francesco Marino che dovrà gestire, tra le altre cose, anche il complicato rapporto tra fede cristiana e sesso.

fonte: ilventiquattro.it

cronaca-news

Preti sposati contro la doppia vita dei preti

La diocesi di Padova “resta in attesa” dei risultati dell’indagine della magistratura sui presunti reati a sfondo sessuale compiuti da don Andrea Contin, che risulta indagato, ma “purtroppo – ha detto il vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla – abbiamo maturato la certezza di sue gravi responsabilità morali. Si tratta di comportamenti inaccettabili per un prete, per un cristiano e anche per un uomo”. “Prendiamo assoluta distanza da qualsiasi condivisione o giustificazione di quanto è stato vissuto: sono intollerabili semplicemente. Questi comportamenti immorali sono stati ammessi di fronte a me, al Vicario generale e al tribunale Ecclesiastico in questi giorni”.

Il vescovo ha voluto incontrare la stampa oggi, per spiegare come la Diocesi reagisce allo scandalo delle cosiddette “orge in canonica”, con tanto di inchiesta della Procura scattata a dicembre con le accuse di violenza privata e sfruttamento della prostituzione. Sotto accusa, don Contin, accusato con una denuncia ai Carabinieri, dalla sua prima amante. Il caso è poi deflagrato con il blitz dei carabinieri in canonica, che portò alla scoperta di un armamentario di sex toys e dvd pornografici. “In questi giorni sono state tante le attestazioni di vicinanza che vorrei condividere con tutti – ha spiegato il vescovo – Tra queste una con valore particolare per me. Sabato 28 alle 18.30 mi ha telefonato Papa Francesco e mi ha incoraggiato ad essere forte nel portare avanti questo doloroso e impegnativo momento della Chiesa padovana”.

“Il comportamento di don Andrea, peraltro stimato in parrocchia per le sue indicazioni pastorali e le sue riflessioni spirituali, è stato – ha detto il vescovo in un altro passo – in totale contrasto con gli impegni che si è assunto con la Chiesa. Ha scelto, o forse più opportunamente diciamo che si è trovato, è caduto in una situazione di non comunione con il Signore e con la Chiesa. Il suo stile di vita non è stato consono con gli obblighi di un prete. Il contrasto tra lo stato laicale e lo stile di vita è così grave e profondo da rendere don Andrea non idoneo ad esercitare il ministero”.

“Come nella vita di coppia, anche nel celibato – ha rilevato riguardo all’impegno di vita celibatario -, sono possibili fragilità e debolezze. Ma è certo che non ci si può mantenere in una doppia vita”.

Riguardo all’altro prete che sarebbe coinvolto nella vicenda, il vescovo ha detto che “non c’è riscontro né responsabilità penale e il suo coinvolgimento ci risulta essere stato parziale e occasionale. Comunque non accettabile per un sacerdote”.

Su don Contin pesa soprattutto la denuncia di una donna di 49 anni che si diceva follemente innamorata di lui ma veniva ripagata dal prelato con sesso di gruppo, e violento, insulti e umiliazioni. E almeno altre sette parrocchiane avrebbero condiviso le morbose attenzioni del prete e questo sesso malato.

repubblica.it

Identificati altri due preti: partecipavano alle orge

Le indagini sullo scandalo che si è abbattuto sulla chiesa di San Lazzaro e sulla curia sono a una svolta. Gli inquirenti, nelle ultime ore, hanno identificato altri due preti che hanno partecipato alle orge organizzate da don Andrea Contin. L’ex parroco della chiesa di San Lazzaro accusato di favoreggiamento della prostituzione e violenza privata. I due sacerdoti, che al momento non sono iscritti nel registro degli indagati, saranno sentiti in Procura come persone informate sui fatti. La loro testimonianza potrebbe essere indispensabile…

Il Gazzettino

Chiesa S. Lazzaro Padova Si cerca di far luce sulle accuse di adescamento di minori a fini sessuali

Si cerca di far luce sulle accuse di adescamento di minori a fini sessuali

A filmare le orge nella canonica della chiesa di San Lazzaro a Padova non c’era solo Andrea Contin. Gli inquirenti hanno scoperto un secondo prete regista, un sacerdote appassionato ed esperto di fotografia, che avrebbe ripreso gli incontri sessuali di gruppo organizzati dall’ex parroco indagato per favoreggiamento della prostituzione e violenza privata. I carabinieri vogliono ascoltare al più presto il secondo prete coinvolto nello scandalo che ha travolto la curia padovana
tratto da ilgazzettino.it

Giuliano Ferrara sullo scandalo di San Lazzaro: “La libido dei sacerdoti è affar loro”

Ferrara sulle pagine de Il Foglio esprime il suo parere sullo scandalo di San Lazzaro: l’uragano mediatico che ha coinvolto l’ormai noto Don Andrea Contin e i sacerdoti della zona…

“Ci sono cose di cui stupirsi. Perché i giornali mondani, commerciali, laici, sono così scandalizzati per il fatto che ci sono dei preti che fanno sesso, e magari anche orge? Intanto dovrebbero farsi tre o quattro etti di ca**i loro”: inizia così il lungo discorso diGiuliano Ferrara sulle polemiche sullo scandalo di San Lazzaro.

Poi prosegue: “Ora, i preti hanno un rapporto speciale con Dio, è noto, e dunque anche con Satana, l’angelo caduto, portatore di luce e di tenebra nel mondo, custode del destino eroico e infernale del genere umano. Io quando li penso di carne, i preti, e quando li immagino alle prese con i richiami del mondo, della donna e del fanciullo, nel mondo com’è, io li piango e ho compassione e amore per loro. Perché invece un giornalista che porta allegramente il nome di un celebre Formula1 gli dà la caccia su incarico dell’Espresso? La libido dei preti è un problema della chiesa. Al massimo delle loro occasionali compagne in quel di Padova. Saranno processati in canonica, in confessionale, saranno ridotti allo stato laico, cioè precisamente allo stato sessuato del mondo che li giudica con tanta impudenza, ma che c’entrano i grotteschi processi a mezzo stampa, a parte il voyeurismo e le copie vendute? I nipotini di Sade avrebbero poco da dire, nel loro spietato illuminismo, al dramma segreto degli oscurantisti. E invece come sono petulanti, quante gliene danno, di baie e di gogne.”

Ferrara non riesce a rassegnarsi al caos mediatico di San Lazzaro e conclude: ” La chiesa laica la finisca di perseguitare quegli uomini che si conformano ai suoi princìpi, e che dopo il Vaticano II si sono immersi nel mondo come mai prima e hanno trasformato i tormenti bernanosiani del curato di campagna nelle orge sataniche di Padova”.

velvetgossip.it

Pedofilia, esposto a pm di Verona su eventuali omissioni del vescovo

Lo scandalo pedofilia nella Chiesa veronese, dilagato anche in Argentina in seguito all’arresto di un sacerdote italiano accusato di abusi sui minori, è finito sul tavolo del procuratore facente funzioni di Verona, Angela Barbaglio. Con un esposto e numerosi allegati, la rete nazionale L’Abuso ha chiesto alla magistratura di accertare eventuali “responsabilità omissive” del vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, nelle vicende che hanno riguardato i sacerdoti della sua diocesi. Secondo la denuncia firmata dal presidente dell’associazione Francesco Zanardi, nei confronti del vescovo di Verona potrebbero emergere gravi responsabilità se venisse stabilito che don Nicola Corradi, arrestato il 26 novembre scorso in Argentina, ricade sotto la sua giurisdizione essendo stato ordinato sacerdote a Verona. “L’abuso” chiede anche di indagare sulla presunta contraffazione dei documenti consegnati alla Commissione d’inchiesta del Vaticano, denunciata a ilfattoquotidiano.it dall’ex allievo del Provolo, Gianni Bisoli.
Due analoghe denunce sono state inviate anche ai pm argentini Fabricio Sidoti e Fernando Cartasegna, che indagano sulle violenze commesse nelle sedi argentine dell’Istituto Provolo, a Mendoza e La Plata, dov’è stato trasferito da Verona ancora negli anni Sessanta. Qui don Corradi è accusato di violenze su minori sordomuti avvenute a partire dal 2007. Il nome del sacerdote era noto da tempo alle gerarchie ecclesiastiche. Come ricordato anche nell’esposto, il ruolo di Corradi compariva già nelle denunce firmate nel 2009 dagli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona insieme a quello di altri due sacerdoti veronesi residenti in Argentina. E su quei nomi forniti dagli ex allievi dell’istituto religioso, il vescovo Zenti aveva assicurato di aver condotto un’indagine “rigorosissima”, passando al setaccio “ogni carta presente negli archivi della Curia e del Provolo”. Per ammissione dello stesso presidente della Commissione d’inchiesta istituita dal Vaticano, l’ex giudice Mario Sannite, la figura di Corradi però non fu approfondita – ha dichiarato il magistrato al Corriere di Verona – perché ormai il prete “risultava già fuori dall’Italia”.

Questa posizione però sarebbe ampiamente superata nell’ipotesi in cui anche i sacerdoti veronesi residenti in Sudamerica ricadano sotto la giurisdizione della diocesi di Verona. Una tesi supportata dal fatto che persino diversi sacerdoti argentini del Provolo, che dipenderebbe dalla “casa madre” di Verona, sono stati ordinati sacerdoti nella città scaligera proprio dal vescovo Zenti. Per la Rete “L’Abuso”, secondo cui spesso i sacerdoti inviati in trasferta all’estero anche per molti anni restano incardinati nella diocesi di appartenenza, esiste la concreta possibilità che la Chiesa di Verona fosse a conoscenza da anni delle perversioni dei preti poi denunciati in Italia e in Argentina. E che non abbia fatto nulla per impedire che nuovi abusi sui bimbi sordomuti venissero commessi in Sudamerica, dove già si contano almeno altre 60 vittime dell’Istituto Provolo.
ilfattoquotidiano

Il prete che parlava ai cinesi

Un’ “invasione” di oltre tremila cinesi avvenuta in poco tempo a San Donnino, un paesino di 4.500 abitanti alla periferia di Firenze che si ribellò: sarebbe stato come se una città come Roma fosse invasa da 3 milioni di immigrati. Le tensioni di 25 anni fa, con speculatori sulla allora inedita ondata migratoria che pose le basi per una delle più popolose ‘Chinatown’ d’Italia, una politica che fu spesso assente, centinaia di operai italiani che perdevano il lavoro ed episodi di raccomandazione per i permessi di soggiorno trovarono un punto di svolta con la comparsa su quella scena difficile di un sacerdote: don Giovanni Momigli, che era stato uno dei sindacalisti Cisl più noti della Toscana e che aveva lasciato tutto per indossare la tonaca. E’ la vicenda al centro di ‘La rivoluzione di Don Momigli – La via fiorentina all’integrazione’ (Edizioni Sarnus-Polistampa, 20 pagine, 15 euro) del giornalista fiorentino Luigi Ceccherini.
ansa

“Valerie e il prete”, progetto interattivo divenuto successo mediatico

Si è conclusa la prima fase di 6 mesi dell’inusuale progetto sociale “Valerie e il prete”, ideato dal centro per la promozione vocazionale (Zfb) della Conferenza episcopale tedesca: la giornalista 25enne di Berlino Valerie Schönian ha accompagnato il 38enne sacerdote Franziskus von Boeselager, mantenendo le loro esperienze comuni su uno stesso blog con testi, video e foto (https://valerieundderpriester.de/). Dal 20 maggio 2016 il blog on-line è regolarmente visitato da oltre 100mila lettori al mese. Su Facebook sono 12.400 le persone iscritte al progetto e contribuiscono con le loro domande e commenti per un ulteriore sviluppo in vista del prossimo semestre. Il numero di utenti raggiunti nelle reti sociali (Facebook, Twitter, YouTube) è di circa un milione al mese. Il successo del progetto nasce da un’idea semplice e affascinante: due persone provenienti da realtà diverse si incontrano, una giovane donna non credente incontra un giovane prete che trova in Dio la ragione della sua vocazione e del suo ministero. Il confronto è anche controverso e su questioni ampie, come l’omosessualità, l’aborto o il sacerdozio femminile, così pure su fatti comuni tratti dalla cronaca. In questi primi 6 mesi Valerie Schönian ha documentato la vita quotidiana del sacerdote: è stata con lui alla Giornata mondiale della gioventù in Polonia e a Roma per il Giubileo, ha assistito a battesimi, matrimoni, funerali e a feste di comunità, così come alle preghiere del mattino e della sera. Adesso, anche sulla base delle proposte ricevute attraverso i social, l’esperienza proseguirà, arrivando sino al maggio 2017.

sir

Castellammare di Stabia mette incinta una ragazza prete sospeso

Castellammare di Stabia mette  incinta una ragazza prete sospeso. Ancora una storia legata a vicende di sesso sulla Chiesa, non è la prima non è l’ultima, vi è un mondo sommerso enorme rispetto al quale il Vaticano fino a poco fa cercava di evitare addirittura di parlarne finchè non è scoppiato lo scandalo dei preti pedofili negli USA. Si valuta che al meno un terzo dei parroci abbiano avuto o abbiano relazioni sessuali etero od omosessuali, nella maggior parte dei casi non vengono alla luce salvo scandali come questo riportato da Metropolis sulla diocesi che riguarda la Penisola Sorrentina e i Monti Lattari questa di Castellammare – Sorrento , o vicende sconvolgenti come quelle dei preti pedofili che lasciano davvero sgomenti per come la Chiesa abbia cercato di nasconderli per anni e tuttora se può, per evitare lo scandalo, difficilmente pensa a fare quello che dovrebbe cioè non limitarsi ad allontanare il prete ma a denunciarlo anche alle autorità competenti. In questi casi ci si augura che i due convolino a giuste nozze o convivenza serena e a far riflettere la Chiesa su questo scoglio oggi superato dall’epoca moderna. La castità del prete è solo un relitto ideologico senza nessun fondamento sulla reale natura umana dotata di istinto sessuale che in quanto parte dell’essere umano anche esso è opera divina, celarsi dietro questa ipocrisia significa portare avanti concezioni legate magari alla conservazione del potere e dei beni nei mani della Chiesa, ma non è legato a verità e porte a disastri umani e sociali.

positanonews

Genova, calo delle vocazioni. I “preti sposati” a Papa Francesco: “Torniamo in servizio”

A Genova, il movimento internazionale dei sacerdoti lavoratori sposati si fa avanti: “Ci accettino come hanno fatto coi pastori protestanti”

Arriva da Genova una singolare proposta per arginare il crollo dell vocazioni.

Non ci sono più aspiranti sacerdoti? Tornano alla carica gli ex religiosi dell’Associazione Sacerdoti Sposati. Non è uno scherzo da prete, ma l’inusuale proposta inoltrata al cardinale Bagnasco e a Papa Francesco. “Siamo pronti a rientrare in servizio se solo ci accettaste – scrivono gli ex sacerdoti -, come la Chiesa ha fatto con i pastori protestanti e i sacerdoti anglicani accolti con mogli e figli come sacerdoti cattolici romani”. Il tema è tanto dibattuto e scivoloso da fare sembrare la richiesta una provocazione. Al momento nessuno, né dal Vaticano né da Genova, ha risposto all’audace richiesta. Ma non si sa mai.

fonte: ilgiornale.it

Se qualche Ave Maria è sufficiente a cancellare 20 abusi commessi da un prete cattolico…

È l’Associated Press a raccontare la storia di un prete cattolico 95enne che ha ammesso di aver abusato sessualmente di alcuni ragazzi i fatti si sarebbero verificati decenni fa a Guam. L’uomo racconta anche di aver confessato i suoi peccati ad altri sacerdoti e di essersi sentito suggerire di fare una penitenza regolare, dicendo preghiere come l’Ave Maria.

Il reverendo Louis Brouillard ha insegnato dal 1940 al il 1970 presso le scuole di San Vicente e Father Duenas Memorial. Ha rivelato di aver molestato «un paio di ragazzi» durante quel periodo. Ma poi, quando gli è stato chiesto di quanti ragazzi avrebbe abusato, Brouillard ha risposto: «Non ne ho idea. Forse 20. A quel tempo, quando avevo quell’età, ho avuto l’impressione che i bambini piacesse, così sono andato avanti. Ma ora, naturalmente, io so che è stata una cosa brutta e prego per quello che ho fatto».

tratto da blogspot.it

Dopo la morte della moglie, il missionario laico Armando Zappa si fa prete e torna in Perù

Aveva partecipato all’operazione Mato Grosso insieme con la moglie Marta, e adesso che è rimasto vedovo torna in Perù da sacerdote. A 61 anni Armando Zappa, originario di San Miniato in provincia di Pisa ma pratese di adozione,  a dicembre sarà ordinato prete in Perù il prossimo 3 dicembre. Omg  ha «prodotto» quasi cinquanta sacerdoti incardinati nelle diocesi peruviane, boliviane e brasiliane dove svolgono attività missionaria. Il prossimo – scrive Avvenire – sarà Armando, che ha già ricevuto il ministero del diaconato lo scorso 25 giugno dal vescovo di Huari, l’italiano monsignor Ivo Baldi. Già deciso l’impegno pastorale del futuro sacerdote: costruire una nuova parrocchia intitolata all’Asunción de María all’interno di una baraccopoli peruviana dove abitano 50mila persone. «Lo ammetto – confida Armando Zappa – il futuro mi spaventa. Dove andrò non c’è chiesa e non c’è mai stato un prete regolare. È una zona abitata da persone di varie sette cristiane».  Lo attende un compito difficile, che arriva dopo un impegno di oltre venti anni in Bolivia a favore degli ultimi a fianco di Marta Ferraboschi, la moglie scomparsa due anni fa a causa di una grave malattia. «Dopo la sua morte –  aggiunge Armando – volevo dedicarmi a mia figlia, a cui era cambiata completamente la vita. Poi padre Ugo mi ha chiesto di ripartire. Anna non era stata contenta ma ha lasciato che seguissi questa nuova strada. La mattina dell’ordinazione diaconale – aggiunge il missionario – mi ha detto: “Ti voglio accompagnare, questa scelta mi fa soffrire, ma sono contenta se lo sei tu”»

Su suggerimento del fondatore di Mato Grosso, il salesiano Ugo De Censi, ultra novantenne e ancora oggi punto di riferimento e anima instancabile dell’’Operazione’, Armando dovrà realizzare su un altopiano vicino a Chimbote, «una città dell’amicizia». Il missionario avrà anche un compito urbanistico: promuovere la creazione di piccoli quartieri animati da un sentimento di solidarietà tra vicini. «Lì non c’è niente – spiega – ci sono solo baracche, non c’è acqua né fogne, non c’è lavoro e manca la scuola. La prima cosa che faremo sarà costruire la canonica e la chiesa, saranno i punti di riferimento per tutte quelle persone provenienti dalla sierra e dalla foresta amazzonica verso la grande città in cerca di fortuna».

farodiroma.it

Abusò di 13 bambini mentre lavorava in una casa di cura: prete condannato a 12 anni

Condanna a dodici anni di carcere per un prete cattolico che ha commesso ventisette aggressioni a danno di tredici bambini mentre lavorava in una casa di cura negli anni 70. Philip Temple, sessantasei anni, ha molestato sessualmente una serie di ragazzini e una ragzzina che si trovavano sotto la sua custodia, tra il 1971 e il 1977, nei quartieri londinesi di Lambeth and Wandsworth. L’uomo ha poi cambiato vita, ed è diventato un prete, in serivizio al monastero del Cristo Re, dove ha abusato di due bambini. Temple, che risulta essere senza fissa dimora, è stato dichiarato colpevole per ventisette capi d’imputazione riguardanti violenze sessuali commesse in passato. Ha ammesso solo due accuse di falsa testimonianza, nel corso di due preocessi: nel 1998 e nel 1999.

Il giudice Christopher Hehir ha dichiarato che il fatto che Temple sia diventato un prete cattolico è da considerare un “fattore aggravante”. Condannando il sessantaseienne davanti alla Woolwich Crown Court, ha spiegato che le violenze si sono verificate in “due distinte fasi” della sua vita: quando lavorava in tre case di cura tra il 1971 e il 1977, e tra il 1993 e il 1999, dopo la sua ordinazione come prete.

“Hai ovviamente sfruttato le opportunità che il tuo ruolo ti aveva offerto, non solo abusando sessualmente dei bambini, ma, da prete hai mentito sotto giuramento negando accuse vere portate contro di te da una delle tue vittime”, ha dichiarato in udienza il giudice rivolto a Temple. Secondo la corte, le azioni commesse da sacerdote dimostrano che in realtà l’accusato è “un lupo vestito da pastore”. Il rimorso di Temple è arrivato, secondo il giudice, “troppo, troppo tardi per tutti coloro che hanno sofferto a causa sua”. L’ex prete non ha reagito alla pronuncia della sentenza.

continua su: http://www.fanpage.it

Prete pedofilo brasiliano si impicca in carcere

Padre Bonifacio Buzzi, prete brasiliano che aveva già scontato 7 anni di carcere perchè pedofilo, venerdì è stato di nuovo arrestato dalle autorità brasiliane per abuso di minori, in cella però si è tolto la vita impiccandosi

E’ una storia portatrice di dolore. Da ogni parte la si voglia guardare. E’ la storia di Padre Bonifacio Buzzi, prete brasiliano pedofilo e che due giorni fa si è tolto la vita all’interno del carcere di Tre Coracoes nello stato di Minas Gerais.

Il religioso, di 57 anni era finito in manette venerdì, con l’accusa di aver abusato di due minori della località di Tres Coracoes, nell’entroterra brasiliano tra Belo Horizonte e San Paolo, nota per aver dato i nati a Pelé.

Non era la prima volta che il prete finiva in manette per reati legati alla pedofilia, anzi, la storia di padre Bonifacio Buzzi era stata raccontata anche nel film ”Spotlight”. Pellicola vincitrice del premio Oscar nel 2015 (Il caso Spotlight, ecco il film che ha vinto agli Oscar) e che narra l’indagine condotta dal Boston Globe in merito agli abusi sessuali commessi dai preti cattolici e gli sforzi condotti dall’Arcidiocesi di Boston per sotterrarli.

Il prete brasiliano inoltre era già stato accusato di aver molestato dei minori negli anni’90, poi nel 2007 la condanna a 20 anni di reclusione per aver compiuto una violenza contro un bambino. Dopo 7 anni però il sacerdote è stato rilasciato per buona condotta, ma ecco che venerdì di nuovo le forze di sicurezza l’hanno prelevato e condotto nel penitenziario. L’accusa sempre la stessa, violenza nei confronti di due minori di 9 e 13 anni.

Questa volta però il sacerdote ha deciso di togliersi la vita e, stando a quanto riportato dal direttore della prigione, l’avrebbe fatto impiccandosi con un lenzuolo, all’interno della sua cella.

Il Giornale

Sospeso prete di Biella che aveva detto no ai preti sposati

Don Andrea Giordano, il prete geometra con tre figli, ordinato sacerdote dopo la morte della moglie, è stato sospeso per sei mesi. Il provvedimento, firmato dal vescovo Gabriele Mana, gli impedisce di celebrare messa, confessare, conferire sacramenti e predicare , concedendogli solo la celebrazione privata. La notizia è comunicata dallo stesso don Andrea sul suo blog www.chiesacrontrocorrente.it. «La pubblico – scrive – perché come potrete leggere non contiene, esplicitato , il divieto di divulgazione né la richiesta di riservatezza e poi per trasparenza secondo le parole che Cristo ha rivolto ai fratelli come voi lo siete per me : ….. tutto ciò che ho udito dal Padre mio , l’ho fatto conoscere a voi (Gv. 15,15 ) ».

Secondo il vescovo, nelle sue continue esternazioni pubbliche di forte critica alla chiesa locale, tutte puntualmente riportate sul stesso blog, il sacerdote ha tenuto un comportamento di «degrado e diffamatorio che riguarda la mia persona, numerosi e benemeriti sacerdoti e anche laici dediti alla testimonianza e al servizio». Comportamenti che «hanno in questi anni compromesso il “ filiale rispetto e obbedienza “che hai promesso nel giorno dell’ordinazione e nel contempo minano la comunione ecclesiale».

Don Andrea Giordano non ha comunque intenzione di abbassare la guardia. «E’ ufficiale e provato – scrive – che nella diocesi di Biella, il vescovo Gabriele Mana ha accolto protetto e nascosto un prete pedofilo condannato dalla giustizia brasiliana, affidandogli un incarico in diocesi senza sanzioni o sospensioni. Sospende invece un prete solo reo di raccontare il marcio del sistema».

“Caro Francesco, voglio dire messa”. L’attentatore di Wojtyla imita gli appelli dei preti sposati

Istanbul (Turchia) Si presenta all’appuntamento in perfetto orario, elegante, con degli occhiali da sole che chiederà di tenere per tutto il tempo, anche durante le riprese.

Dopo averci dato il benvenuto in Turchia, annuncia: «Questa sarà probabilmente la mia ultima intervista, lascio un testamento spirituale». Il personaggio è noto ormai a tutti, le sue mille verità hanno fatto il giro del mondo e non stupisce che Mehmet Alì Agca, il turco che il 13 maggio del 1981 in piazza San Pietro sparò a Giovanni Paolo II con l’intento di ucciderlo, oggi, lanci un appello del genere: «Se Papa Francesco mi accoglie, sono pronto a diventare sacerdote». Le sue ultime rivelazioni saranno trasmesse in versione integrale questa sera su Top Secret, in seconda serata su Canale 5.

Signor Agca perché sull’attentato al Papa ha cambiato versione mille volte, ha paura che qualcuno la uccida?

«No, assolutamente, era necessario farlo, perché bisognava distruggere la pista bulgara, che avevamo creato con gli americani per colpire l’impero sovietico. Poi avevo accusato il Vaticano, ma era solo per rabbia contro la Chiesa».

Poi ha raccontato di una pista islamica con l’ayatollah Khomeini che le chiese di uccidere il Papa

«Sì, è vero che ho accusato l’Iran, l’ho detto, ma non è vero».

Però è stato in Iran?

«Sì, è vero, ci sono stato, nel gennaio del 1980 per 70 giorni circa. Ma non ho fatto nulla lì. Dovevo solo scappare dal governo turco».

Lei ammette per la prima volta di essere stato in Iran. A tal proposito c’è un documento del dossier Mitrokhin in cui si dice che lei era in Iran sotto la copertura del KGB

«Sì, del colonnello Kuczynski, ma non voglio entrare in questo discorso perché c’è un lavoro del Parlamento italiano».

C’è un dettaglio però che fa pensare alla pista islamica. Sul Corriere della Sera, Maria Antonietta Calabrò ha scritto che durante le perquisizioni corporali che le fecero subito dopo l’attentato al Papa, le trovarono le parti intime del corpo totalmente depilate, come fanno i suicidi islamici prima di morire…

«Ma non c’entra nulla la pista islamica: ero giovane, sportivo, e volevo essere pulito prima di uccidermi dopo aver sparato al Papa. L’unica pista è Fatima. Dio ha voluto che io sparassi al Papa e lui poi gli ha salvato la vita. Fine. Io sono al centro del terzo segreto di Fatima, dove voglio andare.

Vuole andare a Fatima?

«Sì, vorrei andare a maggio del prossimo anno, per il centenario delle apparizioni mariane. E lì magari pregare, insieme al Papa, la Madonna, la mia madre spirituale».

Lei per ora ha il divieto d’ingresso nell’area Schengen, deve rimanere in Turchia…

«Qui vivo come un pensionato, che perde il suo tempo. Per questo voglio fare un appello a Papa Francesco, che mi accolga in Vaticano e io diventerò sacerdote».

Ma come le viene in mente?

«Dopo la visita in carcere di Giovanni Paolo II ci avevo pensato, ho studiato il Vangelo a lungo…».

Entrerebbee in seminario?

«Conosco i libri sacri meglio di tanti altri. Il Papa mi accolga, sarò sacerdote e celebrerò messa se mi vorrà!».

Il Giornale.it

‘La prima pietra’, il libro del prete gay che si è ribellato alla Chiesa

Nell’ottobre del 2015 il monsignor Krzysztof Charamsa, allora teologo e segretario aggiunto della Commissione Teologica Internazionale presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, scosse il mondo cattolico facendo coming-out, rivendicando la propria omosessualità e rivelando di avere anche una felice relazione con un compagno a Barcellona.

A sei mesi di distanza ecco arrivare nelle librerie (30 giugno) il racconto di questa sua esperienza. Si intitola La prima pietra. Io, prete gay, e la mia ribellione all’ipocrisia della Chiesa, edito da Rizzoli.

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Copertina del libro La prima pietra – Credits: Rizzoli

Nelle oltre trecento pagine di questo volume, Charamsa spiega le motivazioni del suo gesto; del perché, nel pieno di una carriera ai massimi livelli vaticani, il teologo abbia deciso di ribellarsi alla Chiesa. Nonostante l’espulsione e la rottura dei contatti con i vertici cattolici “io sono prete più di prima”, dice l’ex sacerdote, “perché sono trasparente e felice. E sono in regola davanti a Dio, molto più di tanti altri che vivono di nascosto la propria sessualità”.

Il titolo del libro è programmatico. “La prima pietra”, una pietra angolare, la prima e più importante pietra che si posa costruendo un edificio (l’analogia con la famosa investitura di San Pietro non può essere casuale) deve essere scelta con cura, cercata in profondità. E Charamsa considera il proprio coming-out del 2015 la suapersonale prima pietra, fondamento di una nuova vitaorientata alla verità.

L’esperienza di Charamsa diventa motivo di riflessione, occasione per scuotere coscienze e aprire la strada, magari, a un importante ripensamento riguardo alle ipocrisie insite nella Chiesa cattolica, istituzione in cui Charamsa intende comunque ancora credere.

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La prima pietra. Io, prete gay, e la mia ribellione all’ipocrisia della Chiesa
di Krzysztof Charamsa
(Rizzoli)
334 pagine

panorama.it

Prete legato e picchiato per rapina

Un sacerdote è stato brutalmente picchiato, rapinato e legato con delle lenzuola da due malviventi dell’Est europeo, nella sua canonica di residenza ad Osnago (Lecco). L’aggressione si è verificata nel primo pomeriggio, quando l’uomo, vicedirettore del Collegio Arcivescovile di Masnago (Varese), è stato sorpreso dai due rapinatori e malmenato fin quando non è riuscito a convincere gli aggressori di non avere in casa altro che qualche centinaio di euro. Legato e imbavagliato, il sacerdote sarebbe riuscito a liberarsi gettandosi dalle scale e poi arrivando alla porta della canonica da dove si è affacciato per chiedere aiuto. Sul posto i carabinieri di Merate (Lecco).

ansa