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Il “reddito d’inclusione” diventa legge dello Stato. Ecco cosa prevede #potendo

Arriviamo per ultimi in Europa, ma va pur sottolineato che per la prima volta si interviene contro la povertà assoluta con una misura strutturalmente inserita nel bilancio dello Stato e unica su tutto il territorio nazionale. Insieme al Rei è prevista una serie di servizi alla persona, di cui pure la legge dispone il riordino, nell’ambito di un piano personalizzato per ciascun nucleo familiare, rivolto a incentivare l’inclusione sociale

Il “reddito d’inclusione” (Rei) è diventato finalmente legge dello Stato con l’approvazione in via definitiva da parte del Senato, dopo il sì della Camera alla fine del luglio dello scorso anno. Arriviamo per ultimi in Europa, ma va pur sottolineato che per la prima volta si interviene contro la povertà assoluta con una misura strutturalmente inserita nel bilancio dello Stato e unica su tutto il territorio nazionale. Insieme al Rei è prevista una serie di servizi alla persona, di cui pure la legge dispone il riordino, nell’ambito di un piano personalizzato per ciascun nucleo familiare, rivolto a incentivare l’inclusione sociale. Con l’impegno a seguire corsi di formazione per favorire la ricerca di un lavoro, per esempio, o a mandare i figli a scuola e a vaccinarli.

Requisiti. Il provvedimento viene presentato come universale, ma in concreto non lo è perché – stante la limitatezza delle risorse – arriva a coprire poco più di un terzo dei potenziali destinatari. Quindi i beneficiari saranno individuati prioritariamente tra i nuclei familiari con figli minori o con disabilità grave o con donne in stato di gravidanza o con disoccupati con più di 55 anni. Per gli stranieri sarà richiesto il requisito di un minimo di durata della residenza sul territorio nazionale (dovrebbe trattarsi di cinque anni di presenza regolare).

L’erogazione sarà subordinata alla “prova dei mezzi”,

quindi si terrà conto dell’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente), dell’effettivo reddito disponibile e degli indicatori della capacità di spesa. Saranno i Comuni, con il monitoraggio nazionale del ministero del Lavoro e il contributo dell’Inps, a gestire operativamente il Rei.

Beneficiari. Peraltro, quella approvata è una legge-delega e quindi per conoscere tutti i dettagli bisognerà attendere i decreti attuativi del governo. Un passaggio spesso lento e faticoso. Il ministro competente, il titolare del Lavoro Giuliano Poletti, ha tuttavia assicurato che ci sarà un solo decreto e in tempi rapidissimi. Del resto i tecnici del ministero hanno già avuto modo di lavorare sul testo potendo contare sulla sperimentazione compiuta con il Sia (Sostegno per l’inclusione attiva) che da settembre ha coinvolto circa 200mila famiglie, soprattutto al Sud. Come il Sia, anche il Rei si materializzerà in una carta (non è stato ancora deciso se ricaricabile o prepagata).

L’importo dovrebbe passare dai 400 euro mensili del Sia a 480 e soprattutto si allargherà la platea dei beneficiari: la stima per il 2017 è di circa 400 mila nuclei familiari, pari a un milione e 700mila persone. Non sono poche, ma quelle in condizione di povertà assoluta sono quasi il triplo: 4 e 600mila.

Il problema, si diceva, sono le risorse. Le somme stanziate complessivamente, anche a tener conto dei finanziamenti europei aggiuntivi, si aggirano sui due miliardi di euro. Il confronto con i venti miliardi per il salvataggio delle banche è inevitabile.

Punto di partenza. Dal ministero fanno notare che il Rei sarà un’uscita stabile nel bilancio dello Stato, non un investimento temporaneo destinato a rientrare. Però la sproporzione è così forte che non si può non chiedere alle istituzioni uno sforzo di gran lunga maggiore. Cristiano Gori, coordinatore scientifico dell’Alleanza contro la povertà, giudica con realismo il Rei “un buon punto di partenza”. Ma dà appuntamento ad aprile, quando il governo dovrà varare il Def (Documento di economia e finanza), per valutare quali saranno le risorse destinate in futuro a finanziare la lotta alla povertà. È stato calcolato che occorrerebbero almeno 7 miliardi di euro per aggredire in modo sostanziale il problema. Un impegno finanziario arduo, per i nostri conti pubblici, ma non impossibile. Questione di priorità. È pur vero che il Rei non è l’unica misura di sostegno sociale nel nostro ordinamento, ma allora diventa ancora più urgente mettere a punto quel Piano nazionale contro la povertà che diventerà il banco di prova di quel che davvero si intende fare su un fronte decisivo per la qualità umana e civile di un Paese.

sir

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Salvini, il piano contro il Papa. L’alleanza-terremoto dentro il Vaticano

Qualcuno potrebbe scherzarci su, dicendo che Matteo Salvini è (finalmente?) andato a «farsi benedire». Eppure la sua conversazione durata un’ ora e mezza con il cardinale Raymond Leo Burke – notizia circolata subito in vari siti online- avvenuta giovedì pomeriggio a Roma nella casa del prelato americano, ha molti significati. Innanzitutto il faccia a faccia tra il porporato noto per le sue posizioni conservatrici e il segretario della Lega Nord dimostra che questi è tutt’ altro che isolato. Le sue critiche nei confronti del pontificato lo hanno probabilmente marginalizzato in Vaticano, ma gli hanno aperto altre porte. E non solo in Italia.

Salvini avrebbe apprezzato alcune uscite del cardinale statunitense. D’ altra parte in più di una occasione il leader leghista si è schierato contro la politica delle “frontiere aperte” della Chiesa attuale, anche a costo di “sfidare” a duello – e prendersi più di un insulto – qualche prete. È successo giusto l’ altroieri, quando don Ivan Licinio, vicerettore del Santuario di Pompei, per rispondere in qualche modo al leader della Lega, che aveva invocato la castrazione chimica per il nigeriano che aveva molestato l’ operatrice di un centro di accoglienza nel napoletano, aveva cosi sinteticamente commentato: «Salvini, castrati il cervello».

Burke viene ormai considerato come il porporato «più vicino» al neo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, verso il quale ha espresso chiare parole di apprezzamento. Il cardinale non ha avuto rapporti facili Oltretevere. Bollato come ultraconservatore, uno dei quattro firmatari dei «dubia» contro l’ esortazione apostolica del Papa Amoris Laetitia, e patrono dell’ Ordine dei Cavalieri di Malta, ora finito in una tempesta di polemiche e accuse e di fatto commissariato da Francesco. Ma ci sono altri fatti che non si possono trascurare: il Papa non ha abbandonato la strada della riconciliazione con i tradizionalisti. Inoltre, si sono raddoppiati gli sforzi per ricucire lo strappo con i lefebvriani. Con cui il cardinale Burke non ha a che fare, sia chiaro. Ma che comunque negli States ha molto seguito, le sue conferenze e i suoi incontri fanno il tutto esaurito. Altro dato di cui tenere conto: mentre calano le vocazioni negli ordini e nelle congregazioni in generale, si starebbe verificando una vera e propria primavera vocazionale, soprattutto in alcune regioni degli Usa, proprio nelle comunità lefebvriane. A spiegarlo, in una intervista al settimanale Vida Nueva e rilanciata dal sito Acistampa, è stato proprio Bernard Fellay, il vescovo che guida la comunità che sembra essere sul punto di una riconciliazione con Roma. Da tempo ormai si parla della soluzione della Prelatura personale.

Per tornare alle cose nostrane, ieri Salvini ha riunito a Roma i coordinatori del Lazio di Noi con Salvini. Non c’ è solo la frontiera nella Chiesa che vuole varcare, ma anche quella a Sud del Po, dove il Carroccio ancora stenta. «La prossima sfida sarà la giornata del tesseramento, il 18 febbraio, in tutte le piazze», ha spiegato. Con lui Raffaele Volpi e il segretario del movimento, Angelo Attaguile, che è siciliano. Salvini tornerà presto in Sicilia per presentare la candidatura di Attaguile alle primarie del centrodestra per le Regionali. Sempre che non si voti prima per le Politiche: il leader del Carroccio insiste, ma i canali con Berlusconi sono ancora chiusi. L’ unica buona notizia è la pace fatta a Padova, dove il candidato sarà il sindaco uscente Massimo Bitonci e sarà sostenuto pure da Fi.

Caterina Maniaci – in Liberoquotidiano.it

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Lungo colloquio del leader leghista, spesso critico verso il Papa, con il porporato firmatario dei “Dubia” sull’Amoris laetitia

Il leader della Lega Matteo Salvini ha incontrato ieri il cardinale statunitense Leo Raymond Burke, patrono dell’Ordine di Malta. Del colloquio – avvenuto nella casa del porporato a pochi passi da piazza San Pietro – dà notizia il sito Il Faro di Roma, spiegando che l’incontro è durato circa un’ora e mezza.

I due personaggi in diverse occasioni hanno espresso critiche piuttosto accese nei confronti di Papa Francesco. Il cardinale Burke ha contestato alcune linee ‘aperturiste’ del Pontefice, specie durante i due Sinodi sulla famiglia, arrivando a firmare insieme ad altri quattro porporati i famosi cinque “Dubia” su alcuni passaggi della esortazione papale Amoris laetitia e chiedendone una «correzione formale» pubblica. L’ex prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura apostolica ha anche rivestito un ruolo di primo piano nell’ultima disputa tra l’Ordine di Malta e la Santa Sede.

Ancora più dura la posizione del leader del Carroccio che ha contestato Papa Bergoglio soprattutto per i suoi appelli all’accoglienza dei migranti. Un esempio su tutti? Le parole postate sul suo profilo Facebook durante la visita di Francesco nei campi profughi dell’isola greca di Lesbo: «Con tutto il rispetto, il Papa sbaglia. Mi sembra che la catastrofe avvenga in Italia, non in Grecia». «Il Papa vuole invitare altre migliaia di immigrati in Italia?», aggiungeva Salvini sul suo post, «un conto è accogliere i pochi che scappano dalla guerra, altro conto è incentivare e finanziare un’invasione senza precedenti… Ci sono i poveri in Grecia ma anche a due minuti dal Vaticano. Forse fa meno chic perché non li vai a prendere con l’aereo; ma sono anche qui».

Da non dimenticare poi la maglietta esibita dal segretario leghista durante il raduno di Pontida – e sbandierata sul suo account Twitter – con la scritta “Il mio Papa è Benedetto” realizzata dai giovani padani.
vatican insider

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Renzi: ‘Ok alle primarie e congresso, ma chi perderà poi rispetti’

“C’è stato chi ha chiesto di fare le primarie, il congresso, il referendum tra gli iscritti. Va bene tutto. Però chi perde il giorno dopo rispetti chi ha vinto altrimenti è l’anarchia”. Lo dice il segretario del Pd Matteo Renzi al Tg1.

In merito all’ipotesi di una scissione del Pd, Renzi ha risposto: “Penso proprio di no, non la capirebbe nessuno”.

“Se si apre il congresso non c’è nessuna possibilità che si scinda il Pd, che nasca qualcosa fuori dal Pd. Ma sarebbe stravagante l’idea di andare alle lezioni dritti dopo il referendum e le amministrative e l’Italicum. Allora lì diventa molto probabile” la scissione. Così Pierluigi Bersani a Piazzapulita su La7 dove aggiunge: “se si va a scadenza naturale resta la possibilità di fare il congresso” del Pd.

“Io non so perchè si precipiti il Paese al voto con sei mesi di anticipo. Quando si chiude un ciclo in tutto il mondo democratico i partiti rendono contendibile la linea politica. Io sono per il voto nel 2018: non tocca a me decidere ma il Pd si levi dalla testa che si possa andare alle elezioni senza aver fatto prima una discussione”. Lo ha detto Pier Luigi Bersani a PiazzaPulita su La7.

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Il vero guaio di Galantino

Non poteva mancare la voce della Chiesa italiana tra i commenti alle modifiche all’Italicum apportate dalla Corte costituzionale. E non ci si può stupire se il segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, Nunzio Galantino, abbia rilevato come le due leggi elettorali, quella che regola l’elezione del Senato e quella che stabilisce le modalità di elezione della Camera dei deputati, siano state realizzate entrambe non dalla politica ma dalla magistratura. L’affermazione del rappresentante della Chiesa italiana non solo è assolutamente giusta, ma è addirittura sacrosanta. Soprattutto nella denuncia del dato oggettivo della latitanza della classe politica e della supplenza a questa latitanza operata dalla classe dei magistrati.

Chi ha contestato Galantino e difeso la politica, quindi, ha sbagliato. Perché è vero che il Parlamento ha varato una legge elettorale come l’Italicum giudicata in alcune parti qualificanti non costituzionale e ha fornito una dimostrazione lampante della propria incapacità ed inefficienza. Ed è del tutto legittimo che il rappresentante della Chiesa, cittadino italiano, esprima in piena libertà la propria opinione.

Ma se a Galantino non si deve negare il diritto ad esprimere le proprie idee, a Galantino si può altrettanto legittimamente contestare di aver utilizzato argomenti di stampo populista per denunciare il pericolo che le carenze della politica spianino la strada al populismo. Questa contraddizione non rappresenta una novità per il segretario generale della Cei. È ormai da lungo tempo che Galantino denuncia i rischi del populismo con argomenti tipicamente populisti.

Al punto da far pensare che l’autorevole rappresentante della Chiesa non esprima affatto una contraddizione, ma metta in mostra una assoluta continuità nella posizione delle gerarchie ecclesiastiche italiane.

Le parole di Galantino, in sostanza, sembrano fatte apposta per confermare che la linea politica scelta dalla Chiesa italiana è fin troppo demagogica e populista. Non perché critica la politica, ma perché non riesce ad andare oltre a questa critica dimostrando che la Chiesa in questo momento storico può al massimo cavalcare la protesta popolare ma non sa esprimere una proposta adeguata alla sua storia, alla sua autorevolezza, alla sua posizione centrale nella vita pubblica italiana.

Le parole di Galantino alimentano la sensazione che nell’epoca in cui tutti sembrano aver perso la bussola anche la Chiesa abbia perso la sua e si stia rifugiando nel suo particolare populismo nell’incapacità di accendere una qualche speranza al Paese. Il che non è un elemento positivo ma un bel guaio!

opinione.it

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La Corte Costituzionale boccia (a metà) l’Italicum. Ecco cosa accadrà

No al ballottaggio, si alle pluricandidature ma con la scelta finale del candidato eletto in più di un collegio affidata a un sorteggio. Rimane il premio di maggioranza per chi arriva al 40%, ben 340 seggi. Un giorno e mezzo, per valutare l’Italicum, la legge elettorale considerata un capolavoro dal premier Renzi e votata a colpi di fiducia il 4 maggio 2015. E alla fine, dopo ore di dibattito e anche di scambi di pareri piuttosto “caldi” , è arrivata la sentenza. Secondo i giudici della Corte Costituzionale con questa sentenza «la legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione». In pratica si andrebbe ad un sistema proporzionale con un premio di maggioranza che, visto il tripolarismo attuale, è difficile da raggiungere sia per il Pd, per i 5 Stelle e il centrodestra. In queste ore i giudici hanno ascoltato le controparti, gli avvocati del comitato anti Italicum guidati da Felice Besostri e per la Presidenza del Consiglio, l’Avvocatura dello Stato con Vincenzo Nunziata.
La storia dell’Italicum

Doveva rappresentare l’era del maggioritario a tutti i costi, con il nome del presidente del consiglio conosciuto già la sera stessa delle elezioni, alla faccia dei poteri del presidente della Repubblica che deve nominare lui il presidente del Consiglio. Doveva essere la legge elettorale per la sola Camera dei deputati, visto che si dava per spacciato il Senato. Due anni fa, nel renzismo imperante, non si pensava minimamente che la revisione costituzionale che pure era soggetta al referendum popolare, potesse essere bocciata dal popolo italiano. No, un’ipotesi assolutamente da scartare, prova di un atteggiamento “onnipotente” che ha caratterizzato il governo Renzi. Per questo motivo nell’Italicum non si è scritto nemmeno un articolo, una “postilla”, che tenesse conto anche di un eventuale No alla revisione costituzionale. Un piano B non è mai stato preso in considerazione.

Il comitato anti Italikum

Così ovviamente è scattata la reazione e si è messo subito al lavoro il comitato anti Italikum, chiamato così con la k per indicarne l’eccezionale incostituzionalità. L’ha sempre sostenuto l’avvocato Felice Besostri, il legale che era stato uno dei promotori, insieme ai colleghi Bozzi e Tani del ricorso contro il Porcellum, la legge elettorale voluta dal centrodestra e spazzata via dalla sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale. L’attività del Comitato anti Italikum ha mobilitato una ventina di Tribunali e alla fine alla Corte sono arrivati i ricorsi di cinque sedi : Messina, Trieste, Genova, Torino, Perugia e Genova. Ognuno ha sollevato eccezioni diverse.

I punti contestati

Messina contesta il premio di maggioranza e la sua soglia calcolata sui votati e non su aventi diritto. Il premio ricordiamo, per chi raggiunge al primo turno il 40% dei voti è di 340 seggi su 618. Torino chiede di cancellare il ballottaggio che non prevede soglie di accesso, né apparentamenti tra le liste. Quasi tutti bocciano le pluricandidature dei capilista che così possono scegliere, senza alcun vincolo, dove risultare eletti, alla faccia del diritto degli elettori di essere rappresentati. Secondo Besostri il fatto stesso che l’Italicum sia stato approvato con voto di fiducia dimostra la sua incostituzionalità. «Secondo l’art. 72 della nostra costituzione le leggi elettorali devono essere approvate con un procedimento normale. Invece in questo caso si è ricorso alla fiducia per approvare alcuni articoli della legge elettorale. Di fatto quindi per approvarla si è ricorso ad un escamotage che non è previsto dalla costituzione», aveva detto in una intervista a Left. Tra l’altro da ricordare che una legge elettorale approvata con voto di fiducia è stata approvata solo due volte in Italia: nel 1923, la legge Acerbo, e nel 1953, la cosiddetta “legge truffa”.

E adesso cosa accadrà?

Oggi il presidente del Senato Pietro Grasso ha auspicato che «Il Parlamento sappia riaffermare il proprio ruolo nei prossimi mesi». E tra le scadenze importanti che attendono le Camere c’è appunto la legge elettorale. Una legge “armonica” come ha sempre detto il presidente della Repubblica e anche lo stesso premier Gentiloni. A questo punto, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, si potrebbe andare a votare anche con l’Italicum ridotto per la Camera e il Consultellum – il Porcellum ridotto – per il Senato. Certo, sarebbero due leggi basate su un sistema proporzionale. Ai Cinque stelle per esempio l’idea piace, visto che anche loro avevano presentato qualche anno fa il Democratellum. Chissà cosa accadrà alle“ voglie maggioritarie” di Renzi. Sabato prossimo ci sarà l’assemblea del Pd. Ma di sicuro già domani sapremo qualcosa.
left.it

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Albania Il cardinal Simoni al parlamento albanese: «la politica non è un servizio che deve pensare al guadagno personale»

(a cura redazione “Il sismografo”)

(Francesco Gagliano – ©copyright) A poco più di un mese dalla sua creazione a cardinale, avvenuta lo scorso 19 novembre, il porporato Ernest Simoni ha tenuto ieri un discorso allasessione plenaria del Parlamento albanese. Il cardinale ha benedetto l’aula e ha sottolineato il ruolo fondamentale che la politica deve ricoprire all’interno della società: guidarla per il bene comune della popolazione e al servizio di quest’ultima; essere un politico non significa aver ottenuto un ruolo privilegiatoin cui ci si preoccupa solo del proprio tornaconto. «Pace, giustizia e prosperità – ha continuato il cardinale Simoni – devono quindi essere i fini ultimi di tutti i politici, solo allora si otterrà il rispetto di tutta quella gente comune che ad essi si affida».

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Raffaele Marra arrestato a Roma. L’accusa: “Corruzione”. M5S verso rinvio flashmob a Siena

 

E’ stato arrestato Raffaele Marra, capo del personale del Campidoglio e braccio destro del sindaco di Roma Virginia Raggi. Il reato contestato è quello di corruzione. Raffaele Marra è da sempre inviso ad una parte del Movimento 5 Stelle per il suo passato politico, avendo lavorato anche con Gianni Alemanno e Renata Polverini. I carabinieri stanno perquisendo la stanza di Marra in Campidoglio.

E’ stato arrestato anche il costruttore e immobiliarista Sergio Scarpellini. La vicenda che ha portato ai due arresti è legata all’inchiesta sulla compravendita delle case Enasarco e risale al 2013. In quel periodo Marra era a capo del dipartimento politiche abitative del Comune di Roma. A quanto si è appreso l’imprenditore Scarpellini corrompeva pubblici amministratori, attraverso beni immobiliari, per trarre benefici per le sue società. Marra, nel giugno 2013, all’epoca Direttore del Dipartimento partecipazioni e controllo del Gruppo Roma Capitale, avrebbe comprato un appartamento Enasarco, con assegni tratti dal conto corrente dell’immobiliarista.

Nel settembre scorso Raffaele Marra era stato al centro del caos nomine in Campidoglio, contestate all’interno dei Cinque Stelle. Il dirigente, inizialmente nominato vicecapo di gabinetto della sindaca, è stato poi spostato alla guida delle Risorse Umane come capo del personale del Campidoglio.

Ma non è tutto. L’Authority anticorruzione (Anac) e la procura di Roma indagano sulla nomina alla direzione turismo del Campidoglio di Renato Marra, fratello di Raffaele. E’ l’effetto di un esposto presentato il 14 novembre dall’associazione dei consumatori Codacons, che chiedeva di accertare la possibile violazione dell’articolo 7 del codice di comportamento dei dipendenti pubblici, in vigore dal 2013 (‘il dipendente si astiene dal partecipare all’adozione di decisioni o ad attivita’ che possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado’), ma anche “responsabilita’ penalmente rilevanti quali il reato di abuso di ufficio”.

Un’altra spina nel fianco per Virginia Raggi, dopo la vicenda Muraro.

“Prima le tardive dimissioni della Muraro, poi le perquisizioni in Campidoglio, oggi l’arresto di Marra: quando dissi che stavano riciclando il peggio, quando raccontai i legami pericolosi di questa gente, Grillo, Di Battista e Di Maio mi insultarono. Oggi non chiederanno scusa. Perché sono politicamente corresponsabili”, scrive su Facebook il presidente del Pd Matteo Orfini.

M5S: verso rinvio flashmob a Siena – Si va verso un rinvio del flashmob organizzato dagli M5S a Siena a sostegno dei risparmiatori per la vicenda Mps. I parlamentari che dovevano raggiungere la cittadina toscana insieme al leader M5S Beppe Grillo hanno infatti deciso di rinviare la partenza dopo la notizia dell’arresto di Marra.

“Adesso ci riuniamo tutti quanti e tireremo fuori una linea senza problemi, e’ giusto che la magistratura faccia il suo corso. Non c’è ombra di dubbio che è una cosa grave, gravissima”, dice a SkyTg24 Roberto Fico.
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La lista dei nuovi ministri del governo Gentiloni

Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni
Sottosegretario alla presidenza: Maria Eelena Boschi

Ministri senza portafoglio

Anna Finocchiaro: Rapporti con il Parlamento
Marianna Madia: Pubblica Amministrazione
Enrico Costa: Affari Regionali
Claudio De Vincenti: Coesione Territoriale e Mezzogiorno
Luca Lotti: Sport con deleghe su editoria e Cipe

Ministri con portafoglio

Angelino Alfano: Esteri
Marco Minniti: Interno
Andrea Orlando: Giustizia
Roberta Pinotti: Difesa
Pier Carlo Padoan: Economia
Carlo Calenda: Sviluppo Economico
Maurizio Martina: Agricoltura
Gianluca Galletti: Ambiente
Graziano Delrio: Infrastrutture
Beatrice Lorenzin: Salute
Dario Franceschini: Cultura
Valeria Fedeli: Istruzione
Giuliano Poletti: Lavoro.

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Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, in Italia quasi 7 milioni ha subito violenza

Manifestazioni, dibattiti e convegni sono in programma oggi in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Giovedì alcuni emendamenti alla legge di bilancio hanno consentito di stanziare un fondo di 5 milioni annui nel triennio 2017-19 per le donne vittime di violenza e per i loro figli, ma anche di consentire 3 mesi di stop alle lavoratrici autonome vittime di violenza di genere.

farodiroma.it

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