Mons. Camisasca: a Reggio Emilia un suo prete sparisce per amore e un altro prete favorevole ai preti sposati

La notizia pubblicata da “reggionline.com”: dal titolo “Reggio Emilia: uccelli di rovo nella parrocchia di Sant’Agostino. Preti in crisi di castità”.

Mons. Camisasca intransigente con i preti sposati… Non ha esitato a ostacolare e a discriminare in passato nella sua diocesi  le famiglie dei preti sposati. Ora si trova davanti a due casi che lo scuotono profondamente. Un Membro della Fraternità Sacerdotale S. Carlo, da lui fondata, sparisce per amore e un suo parroco missionario dal Brasile si schiera a favore dei preti sposati (ndr).

Un sacerdote spagnolo, che operava nella parrocchia di via Reverberi, è sparito improvvisamente perché aveva una storia d’amore con una donna reggiana. Dal Brasile don Paolo Cugini, ex parroco di Regina Pacis, scrive: “Se mi fossi sposato, la mia vita sarebbe stata più vera”. Due storie che stanno scuotendo la diocesi

REGGIO EMILIA – Alcuni casi spinosi stanno scuotendo la Chiesa reggiana. Un prete spagnolo, viceparroco in Sant’Agostino è tornato in Spagna dopo un flirt con una donna conosciuta in città e don Paolo Cugini, ex parroco di Regina Pacis, dal Brasile fa sapere che se avesse avuto una moglie la sua missione sarebbe stata più vera.

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Parrocchia di Sant’Agostino, in città a due passi dal Seminario e a tre dal Vescovado. Sei mesi fa per aiutare don Guido Mortari, parroco da decenni, arriva un prete spagnolo, don Luis Barge. Fa parte della fraternità san Carlo, la comunità fondata da monsignor Camisasca che ha sacerdoti in tutto il mondo. Don Luis è laureato in filosofia, a Reggio insegna in una scuola superiore ed è brillante e affabile. Intorno a Natale però, da un giorno all’altro, sparisce. E’ successo che lo spirito era forte, la carne debole eppure la carne ha vinto. Il bel sacerdote spagnolo ha ceduto alle grazie di una donna reggiana molto conosciuta in città e il Vescovo è stato irremovibile e l’ha rimandato in Spagna immediatamente. A quel punto, forse anche in conseguenza di questo, l’arrivo di altri preti della fraternità san Carlo in centro storico, è stato stoppato. Il consiglio presbiterale, una sorta di gruppo di sacerdoti che interloquiscono più da vicino col Vescovo, ha chiesto a monsignor Camisasca di non affidare le parrocchie del centro a preti della sua comunità. Meglio dirottarli altrove. E il Vescovo si è detto d’accordo.

Eppure anche tra i preti diocesani, il tema della castità è di moda. Don Paolo Cugini, fino al settembre scorso parroco di Regina Pacis,dall’Amazzonia dove è stato mandato in missione ha scritto: “E’ difficilissimo parlare di sessualità e del bisogno di affetto che ho percepito in alcune occasione della mia vita ministeriale”, e aggiunge “non venitemi a dire che i preti dovrebbero vincere la solitudine vivendo in comunità. Io lo farei se ci fossero anche delle donne. Altrimenti preferisco stare solo”. Infine don Cugini annota: “Faccio fatica a ringraziare Dio quando mi ha tolto la possibilità di essere padre”. Forse mai come ora la Chiesa reggiana si sta interrogando sul celibato dei sacerdoti per smentire un famoso umorista che diceva che la castità è una virtù che i preti si trasmettono di padre in figlio.

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Parroco si innamora e decide di lasciare il sacerdozio

Il parroco di Cerano, un paese di circa 6,800 abitanti in provincia di Novara, si èinnamorato e ha deciso ti togliersi la tonaca per amore.

A dare la notizia è stato lo stesso vescovo, Franco Giulio Brambilla, durante la messa delle 18 di sabato scorso, 9 febbraio, lasciando senza parole tutti i presenti. Don Federico Sorrenti ha infatti deciso di seguire il suo cuore e di lasciare il sacerdozio dopo essersi innamorato di una donna. La giovane sarebbe una ragazza di 34 anni, volontaria della parrocchia. Il parroco ha informato il vescovo tramite una lettera, nella quale ha spiegato il suo sentimento e il suo desiderio di iniziare una nuova vita accanto alla sua amata.

“Eccellenza, in quest’ultimo anno mi sono innamorato di una donna ed è nato pian piano in me un desiderio nuovo e crescente di vivere una relazione di coppia e di costruire insieme una famiglia. Sono andato in una crisi profonda e anche sofferta, in cui ho maturato, in dialogo con lei, la scelta di sospendere il mio ministero sacerdotale per iniziare un nuovo percorso di vita” ha scritto. Monsignor Brambilla si è dimostrato aperto e benevolo. Ha spiegato alla comunità come questa notizia lo abbia addolorato, ritenendo Don Federico un ottimo prete, molto apprezzato da tutti. Ha però inoltre sottolineato la correttezza del parroco nel confessare il suo amore e nella sua decisione di abbandonare il sacerdozio. Attraverso la voce di Monsignor Brambilla Don Federico ha voluto chiedere scusa ai fedeli per il modo in cui ha comunicato la sua scelta, e ringraziarli per la loro collaborazione alla vita della parrocchia.

Sorrenti era a Cerano dal settembre 2016 e si era distinto per i progetti e le attività che aveva portato avanti in questi anni. Anche il sindaco, Flavio Gatti, ha voluto esprimere la sua sorpresa per la decisione presa “È una scelta personale che merita rispetto. Sono dispiaciuto perché con lui abbiamo sempre collaborato in campo sociale, in cui era molto impegnato”. E proprio degli ultimi giorni era il nuovo progetto a cui Don Federico si stava dedicando, ristrutturare il vecchio cinema per farlo diventare la nuova sede dell’oratorio.

Il Giornale

I sacerdoti sposati vicini a don Franco Sorrenti… coerente con la trasparenza dei preti sposati

Bene hanno fatto il Vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla e il parroco innamorato a comunicare ai fedeli la scelta. “I sacerdoti sposati sono per la trasparenza e non per la doppia vita” ha commentato il Movimento dei sacerdoti sposati, fondato nel 2013 da don Giuseppe Serrone.

Lascia la tonaca per amore di una donna. Non è la prima volta che accade un fatto del genere, ma la notizia ha lasciato di stucco a Cerano (Novara). A comunicarlo ai fedeli è stato il vescovo di Novara, Franco Giulio Brambilla. “Il parroco don Federico Sorrenti – ha detto, nella messa concelebrata dal vicario generale della Diocesi don Fausto Cossalter – ha deciso di non continuare il suo esercizio sacerdotale”. Don Federico nelle ultime settimane si è confrontato con il vescovo al quale ha confidato “di essersi innamorato, nel corso dell’ultimo anno, di una donna e di aver maturato la scelta, molto sofferta, di voler costruire una famiglia e imboccare un nuovo percorso di vita”.
Il vescovo ha sottolineato “il rammarico e il dolore per la scelta di don Federico, anche per il bene che ha fatto nel suo intero percorso sacerdotale; una scelta dirompente e di impatto, che crea sofferenza nella nostra Chiesa e a tutti voi. Ma dobbiamo rispettare la sua decisione, riconoscendone la correttezza”.

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GR: parroco innamorato, petizione a Papa contro celibato

Gli abitanti del piccolo comune di Breil/Brigels (GR) non si rassegnano e si appellano a Papa Francesco per sostenere il loro parroco, che a 35 anni ha dovuto lasciare il sacerdozio per potere vivere una relazione d’amore.

Una ragione non sufficiente per i parrocchiani che hanno così lanciato una petizione online lo scorso 14 settembre, che chiede al pontefice di liberare i sacerdoti dall’obbligo del celibato.

Le firme raccolte fino ad oggi, nel comune di poco meno di 1’300 abitanti, sono ben 3’776. L’obiettivo è di arrivare a 8’000 sottoscrizioni, come si legge sul sito della petizione.

Il parroco era molto apprezzato dalla comunità e considerato una persona impegnata, aperta e autorevole. A metà luglio, dopo aver celebrato la messa, il religioso aveva detto ai fedeli di aver deciso di vivere pubblicamente la propria relazione, con la conseguenza di una sospensione immediata.

tvsvizzera.it

Responsabile parrocchia è un diacono non un laico sposato a Roma: Avvenire disquisisce su terminologia ma non cambia la sostanza del problema

Per il Movimento Internazionale dei sacerdoti lavoratori sposati l’articolo di Guido Mocellin visibile su Avvenire

>> https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-diacono-sembra-un-parroco-ma-non-e-tutta-colpa-dei-media

non cambia la sostanza del problema della carenza dei preti e della possibile soluzione in chiave di riforma della Chiesa della riammissione dei preti sposati nella Chiesa.

Mocellin si preoccupa alla fine dell’articolo tra le righe del suo testo di lanciare una frecciatina integralista: “Eppure, anche se nessuno (o quasi) l’ha scritto, la notizia lascia l’impressione che a Roma ci sia un parroco «laico e sposato». Forse perché tanti sono convinti – o preoccupati, dipende da come si guarda all’età secolare – che il futuro sia in questa direzione”.

Caro Mocellin presto le cose nella Chiesa Cattolica potrebbero cambiare in chiave teologica e conciliare con cambiamenti della normativa ecclesiale che riammetta nella Chiesa i preti sposati

Prete dalla doppia vita diventerà papà. Meglio i preti sposati con un regolare percorso

Il Movimento Internazionale dei sacerdoti lavoratori sposati commenta il caso di don Gianfranco Del Neso: “Bene la trasparenza ma è troppo tardi. No alla doppia vita dei preti. Noi per aiutare i preti in difficoltà siamo pronti ad affiancancarli nelle parrocchie con le nostre famiglie” (ndr).

Campania, il prete diventerà papà. Il vescovo lo sospende

Don Gianfranco sospeso. Il monsignore: sono fortemente addolorato

campania il prete diventera papa il vescovo lo sospende

di Siep

Ha confessato al suo vescovo di avere una relazione sentimentale con una donna. Tra qualche tempo diventerà papà di un bambino frutto della sua relazione sentimentale e per questo il vescovo di Ischia, Pietro Lagnese, ha sospeso dall’esercizio del ministero sacerdotale don Gianfranco Del Neso, amministratore parrocchiale della chiesa di «Maria Ss. Madre della Chiesa». A darne notizia in una nota diffusa in serata è stato lo stesso vescovo di Ischia, che ha comunicato a fedeli e prelati quanto accaduto e i relativi provvedimenti.

La nota della Diocesi di Ischia precisa che è stato lo stesso don Gianfranco a informare il vescovo. Incredulità e sconcerto nella Comunità parrocchiale di «Maria Ss. Madre della Chiesa». «Il Vescovo – si legge nel comunicato – fortemente addolorato per l’accaduto, ha riconosciuto l’onestà di don Gianfranco nell’aver condiviso con lui la fatica nel rimanere fedele all’impegno del celibato» e ha dichiarato che «il sacerdote intende assumersi tutte le responsabilità connesse alla sua nuova situazione di vita che prevede l’arrivo di un figlio». Il Clero e la comunità parrocchiale «accogliendo con sofferenza tale notizia hanno espresso vicinanza al Vescovo e gli hanno chiesto di manifestare gli stessi sentimenti al Presbtero e ai suoi familiari che vivono una prova certamente non facile». Gianfranco Del Neso, 45 anni, era diventato sacerdote il 27 giugno del 2014 nel corso di una solenne celebrazione tenutasi sul piazzale delle Alghe di Ischia Ponte, e fu lo stesso Vescovo di Ischia, Lagnese, a consacrarlo alla vita sacerdotale.

Incredulità e stupore nella comunità dei fedeli ischitani, che descrivono Del Neso, 45 anni come “un parroco di grande umanità, coraggiosamente in prima linea nelle battaglie sociali. Un prete attento agli ultimi e sempre presente per assistere i bisognosi”.

ottopagine.it

Speranza di vita, si aggravano gli effetti sugli assegni dei sacerdoti

Da 68 a 69 anni, così cambierà fra pochi mesi il requisito dell’età per l’assegno di vecchiaia nel Fondo di previdenza del clero. È una novità, che andrà in vigore dal 1° gennaio 2019, che ricade in particolare sui sacerdoti e gli altri ministri di culto che stanno per varcare la soglia del pensionamento. Effetti imprevisti di questo aumento dell’età pensionabile, sia economici sia normativi, condizionano la normale applicazione della previdenza sacerdotale
Causa di questa nuova situazione è la maggiore «speranza di vita», l’indice che registra una migliore qualità della vita dei cittadini italiani, ma che allunga anche il pensionamento di tutti gli assicurati dell’Inps al fine di contenere la spesa pensionistica.
Il calcolo dell’indice della speranza di vita sulle pensioni è registrato dall’Istat (dal 2013 è stato di 3 mesi in più e a seguire 4, 7 e dal prossimo anno 12 mesi) prendendo come base la popolazione con età di 65 anni, cioè il vecchio requisito per la pensione di vecchiaia e per l’assegno sociale. È evidente che se nel Fondo Clero l’età ordinaria è di 68 anni, qualsiasi aumento di speranza di vita è stato già abbondantemente considerato. Applicare la speranza di vita anche su un’età di 68 anni costituisce quindi un abuso, illogico oltre che giuridico. Emergono infatti motivi, ora sempre più evidenti (come la diversa mortalità per gli uomini e per le donne), per contestare in via giurisdizionale la speranza di vita nel Fondo Clero, ovviamente grazie ai ricorsi degli interessati.
Il “differimento”. Il Fondo prevede che se un sacerdote, avendo già maturato il diritto, rinvia oppure ritarda di almeno un anno la domanda di pensione riceve d’ufficio un aumento della rata mensile, calcolato in base ad un’apposita tabella attuariale. Oggi, chi ha maturato, ad esempio, un importo di 100 euro, rinviando la pensione dopo i 68 anni, riscuoterebbe una rata di 121 euro.
Di fatto, il nuovo requisito di 69 anni per l’assegno di vecchiaia nel Fondo spazzerà via, in un solo colpo, l’istituto del differimento, impedendo quindi una corretta applicazione della normativa sacerdotale. E tanto meno gli interessati, già avanti negli anni, avranno la pazienza (e forse l’età) per rinviare la pensione fino ai 70 anni o più, al fine di beneficiare della speciale maggiorazione.
Infine, i 69 anni di età comportano, oltre alla perdita del differimento, un maggiore carico contributivo (l’obbligo cessa solo col pensionamento), la perdita delle rate mensili e della tredicesima maturate tra i 68 e i 69 anni di età, la riduzione delle maggiorazioni su ogni anno versato in più oltre il minimo dei 20.

avvenire

Trova la moglie col parroco, la storia finisce in rissa

Quando la notizia era circolata nelle scorse settimane tra i social e tra alcuni media sembrava la solita bufala di mezza estate. E invece si èconfermata una storia vera. La protagonista si è infatti presentata ospite della trasmissione di Pomeriggio Cinque condotta da Barbara D’Urso e, in una intervista concessa in esclusiva alla trasmissione, ha raccontato la vera versione dei fatti, che in parte era quindi già nota.

Lei, 40 anni, della provincia cremonese, sposata e madre di due figli, ha una relazione con il parroco, africano e coetaneo, del suo paese. E i due sono stati realmente colti dal marito di lei (dal quale è separata) in unmomento di intimità in un’automobile nel parcheggio di un centro commerciale cremonese.

Dal racconto fatto dalla donna non solo si è scoperto che il fatto è realmente accaduto, ma si è anche appreso che la storia ha dei risvolti particolarmente drammatici.

“Eravamo separati già da molto tempo, il matrimonio era finito da anni, ma lui continuava a impormi la sua presenza, anche al lavoro, nonostante lo supplicassi di andar via” ha rivelato di fronte alle telecamere. E – come riferisce anche TgCom24 – ha spiegato che il rapporto col parroco è nato in modo “normale”, con lo scambio delle “paure e angosce che avevo in quel momento”. E’ stato proprio in uno dei pedinamenti dell’ex che i due amanti sono stati sorpresi, in un centro commerciale del Cremonese. La reazione dell’ex marito è stata “una furia scatenata”, ma il prete non è stato da meno, e ha colpito con un pugno l’avversario.

La lite è stata sedata dai carabinieri e il prete è stato allontanato dalla diocesi, dopo la denuncia da parte dell’ex marito per percosse.

corriere.it

“Atti sessuali con minori”, il caso del parroco di Sciacca Mordino finisce in Cassazione

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Saranno le sezioni unite della Cassazione a decidere, il 31 maggio prossimo, sul ricorso avanzato dalla difesa avverso la sentenza che ha condannato, in primo grado e in appello, Davide Mordino, di 47 anni, ex parroco della Basilica di San Calogero, a Sciacca, a 9 anni e 8 mesi di reclusione, accusato di atti sessuali con minori.

Il ricorso avverso la sentenza di condanna è stato presentato dalla difesa di Mordino, con gli avvocati Antonino Agnello e Giovanni Aricò, i quali hanno posto una serie di questioni, eccependo nullità che riguardavano la fase delle indagini preliminari e il giudizio di primo grado oltre a vizi di motivazione della sentenza della Corte di Appello di Palermo.

Giornale di Sicilia

Bufera in paese: allontanato il parroco

È bufera a Gordola. Il parroco del paese è stato invitato ad andarsene. La decisione è stata presa dalla Diocesi dopo una recente riunione del consiglio parrocchiale. Alla base della drastica misura ci sarebbero non ben precisati comportamenti da parte del giovane sacerdote.

A scanso di equivoci (visti i precedenti a Gordola): non si tratta di questioni a carattere sessuale.

La notizia sta generando reazioni contrastanti tra i fedeli. Alcuni parrocchiani, in seguito all’episodio, addirittura stanno avanzando l’ipotesi di chiedere le dimissioni dell’intero consiglio parrocchiale e l’allontanamento del vicario. Diverse le segnalazioni giunte alla Curia, sollecitata per come la vicenda è stata gestita.

Il sacerdote, di origini siciliane, in passato aveva operato anche in altre parrocchie ticinesi. La sua ultima messa domenicale a Gordola è stata celebrata in occasione della festa della Madonna di Fatima a Gordemo. Nei prossimi giorni farà rientro in Italia.

Valsugana, parroco rimosso «Una tempesta ha colpito l’intera nostra comunità»

La porta della canonica è chiusa. Da martedì il paese è senza il suo parroco. L’altra mattina, come tutti i giorni, lo aspettavano in chiesa per la prima Messa del giorno. Al suo posto, però, è arrivato don Renato Tomio.

Da diverse ore don Daniele Morandini aveva lasciato la canonica. Con lui se ne erano andati anche i suoi genitori Tullio e Rosy che, da tre anni e mezzo, erano arrivati in Valsugana. Il breve comunicato dell’Arcidiocesi parla chiaro. Già lunedì sera, all’oratorio parrocchiale, il vicario generale don Marco Saiani aveva informato il Consiglio Pastorale delle tre comunità di Borgo, Olle e Castelnuovo.

«È un vero fulmine a ciel sereno. Anzi, quella che si è abbattuta su Borgo è una tempesta». Così il sindaco Fabio Dalledonne che ha accolto la notizia poco dopo la seduta della giunta comunale. «Non voglio e non posso entrare nel merito della decisione del vescovo ma quello che mi sento di dire è che in questi tre anni e mezzo di presenza a Borgo don Daniele ha dato una svolta alla comunità. Un prete moderno, sempre a contatto con la gente e che, rispetto al passato, è riuscito a riportare i fedeli in chiesa». La decisione è del vescovo è stata presa «a causa di comportamenti moralmente inaccettabili e incompatibili con esercizio del ministero sacerdotale e pastorale».

Come ogni mercoledì mattina, anche ieri a Borgo c’era il mercato. Poche bancarelle, poca gente. Ma soprattutto poca voglia di parlare.

«Mi hanno appena informata – ci racconta una anziana signora – e quello che farò sarà di pregare il Signore affinché aiuti il nostro parroco in questo difficile momento».

Il nostro parroco. Don Daniele, dal suo ingresso su un sidecar davanti alla chiesa di S. Anna, è entrato nei cuori della gente. Tanta gente ieri mattina si è rivolta presso gli uffici parrocchiali per chiedere informazioni. Volti tesi, tirati. «Sono profondamente dispiaciuto, incredulo per quello che è successo. In questi anni c’è stata una proficua collaborazione con il parroco – rimarca il sindaco di Castelnuovo Ivano Lorenzin – che si era fatto ben volere dai suoi fedeli».

Dopo un primo incontro con don Saiani, mercoledì sera il Consiglio Pastorale è tornato a riunirsi. Bisogna andare avanti, guardare al futuro anche per proseguire con le innumerevoli attività e progetti messi in campo da don Daniele. In attesa delle nomine del nuovo parroco, decisione che, presumibilmente, verrà presa verso le fine dell’estate o all’inizio dell’autunno, toccherà ai sacerdoti ed ai diaconi presenti sul territorio gestire le tre parrocchie.

Ci penseranno don Renato Tomio, attuale cappellano dell’ospedale e della casa di riposo di Borgo, ed i due diaconi Aldo Campestrin e Pierino Bellumat. Da Trento è stato deciso di affiancare a loro anche don Ferruccio Furlan, vicario per il clero e che già in passato, nei primi anni ‘90, era stato a Borgo con l’allora decano don Giorgio Hueller. «Nessuno, ripeto, mai nessuno in questi anni si era lamentato per il comportamento del parroco. In comune non era mai arrivata nessuna segnalazione – conclude Fabio Dalledonne – solo commenti positivi. Per Borgo e Olle è una perdita gravissima. Prima che prete, don Daniele era un uomo ed una persona dinamica che ha dato tutto per nostra comunità. E questo, indipendentemente da quello che è successo, non scalfirà la stima, l’affetto e la grande simpatia che abbiamo e che avremo sempre per lui»

ladige.it

Prete accusato di omicidio

«Sono tranquillo, sereno. Anche se qui forse c’è di mezzo il demonio». L’ex parroco di Pizzoli (l’Aquila), monsignor Paolo Piccoli, 52 anni, accusato di avere strangolato un sacerdote di 92 anni, Giuseppe Rocco, trovato morto nella sua camera nel seminario di Trieste, nella Casa del clero, il 25 aprile 2014, è certo insieme al proprio avvocato di fiducia Vincenzo Calderoni, di dimostrare la propria innocenza in un quadro probatorio che, da confuso, è diventato a seguito delle testimonianze nel processo di ieri, addirittura fosco. Infatti secondo l’avvocato Calderoni, l’udienza di ieri è stata contraddistinta dal caos che si è generato nei momenti concitati di intervento da parte dei soccorritori nella stanza e soprattutto sul letto del prelato, dove sono state rinvenute in un lenzuolo posto sotto la salma, tracce ematiche dell’imputato.

Secondo l’avvocato Calderoni, questo aspetto è di particolare rilevanza visto che secondo l’accusa le tracce ematiche dell’imputato non sarebbero state lasciate nell’atto di somministrazione dell’estrema unzione come sostiene la difesa. Una ricostruzione contrastante, che va valutata con quello che è accaduto all’interno della stanza, dove il letto, le lenzuola e soprattutto il cadavere dell’anziano sono stati più volte spostati, a cominciare nelle fasi di intervento degli operatori del 118 intervenuti nel tentativo di rianimare l’anziano prelato. Fasi concitate che sempre a dire dell’avvocato del Foro dell’Aquila, avrebbero non solo falsato lo stato dei luoghi, ma che non possono far escludere anche che la frattura dell’osso ioide (che ha provocato la morte di monsignor Rocco) possa essere stata provocata da altri. Addirittura sempre secondo il legale tra i testimoni c’è chi ha raccontato del cadavere del prelato sarebbe stato piegato in due dagli addetti di un’agenzia funebre quando è stata disposta la rimozione della salma. L’udienza è stata aggiornata ai primi di aprile.

Il Messaggero

Incinta del don e costretta ad aborto. Parroco si dimette, arcivescovo querela le Iene

I fatti risalgono a qualche anno fa. Le Iene hanno riporta a galla il caso di Francesca, costretta all’aborto perché il bimbo è del parroco

Sul caso di Francesca, la donna obbligata all’aborto perché rimasta incinta del donGiuseppe, il sacerdote al centro dello scandalo.

Ora nuovi sono arrivati nuovi sviluppi.

Le novità

Dopo il primo servizio de Le Iene sul caso finito con i famigliari del don che hanno prima insultato e poi aggredito le due inviate della trasmissione e finite in ospedale con una prognosi di dieci e otto giorni per le lesioni riportate, il parroco ha fatto sapere che si dimitterà perché “si possa fare luce e chiarezza sulle vicende accadute, confidando nel regolare corso della giustizia“.

Una situazione complessa in cui Valeria Castellano e Giulia Mascaro hanno cercato di fare chiarezza. Ora però – come riporta Leggo – l’arcivescovo di Cosenza, Salvatore Nunnari, ha fatto sapere – annunciandolo dal proprio legale- che sporgerà querela contro Le Iene, motivando che “non ho mai assecondato o discusso pratiche abortive“.

Il Giornale

Bagni di Lucca, mancano i preti. Chiesa chiusa. Si offrono i preti sposati

I parrocchiani, delusi e amareggiati, hanno affisso nei giorni scorsi un cartello sul portone chiuso della chiesa dove hanno scritto “si spera solo nel miracolo”. L’articolo con la notizia è stato pubblicato in lanazione.it.

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Lavoratori Sposati si dichiara pronto ad intervenire per risolvere il problema: “Potremmo inviare nella canonica vuota una famiglia di un prete sposati desiderosa di lavorare al servizio della Chiesa” (ndr)

Bagni di Lucca, 6 febbraio 2018 – Rircordati di santificare le feste, dice uno dei dieci comandamenti, ma a Bagni di Lucca espletare questa pratica religiosa, obbligatoria per i credenti, risulta da un po’ di tempo a questa parte abbastanza problematico. Non tanto per mancanza di fede, quanto per la carenza di sacerdoti, ridotti ormai ad uno sparuto drappello, complice il calo delle vocazioni, che ha ridotto drasticamente il numero dei preti attivi anche nella diocesi di Lucca. A Bagni di Lucca questa crisi, dopo la morte degli storici parroci Don Ascanio e Don Lorenzo, si è particolarmente acuita, aggravandosi ulteriormente dopo il trasferimento di Don Emanuele avvenuto nella primavera dello scorso anno. A ciò si aggiungano le dimissioni di Don Claudio, dopo appena un anno di guida della parrocchia di Bagni di Lucca. Una situazione che pesa tutta sulle spalle di Don Raffaello, il quale presto sarà costretto anche ad operarsi ad un ginocchio. I parrocchiani, delusi e amareggiati, hanno affisso nei giorni scorsi un cartello sul portone chiuso della Chiesa di San Pietro in Corsena, la principale di Bagni di Lucca, dove si afferma che ormai si spera solo nel miracolo.

Di recente, durante una visita pastorale a Bagni di Lucca, il Vescovo Italo Castellani era stato molto esplicito con i fedeli, confermando che non ci sono preti a sufficienza per coprire tutte le parrocchie e che al momento è impossibile l’invio di altri sacerdoti. La vicenda del cartello è rimbalzata anche sulle pagine di Facebook e viene commentata in vario modo. «Io credo che sia una forma di protesta, – scrive Rita Gualtieri – perché ci sentiamo un po’ lasciarti in disparte, addirittura dalla curia. Non è piacevole che, da quando purtroppo ci hanno lasciato Don Ascanio e Don Lorenzo, la canonica è rimasta vuota e la chiesa viene aperta solo la domenica per la messa».

Un parroco di Nizza accusato di pedofilia

Cresce lo scandalo e l’attenzione nei confronti dell’indagine che sta conducendo la Procura della Repubblica di Nizza, dopo che un uomo di 41 anni ha presentato denuncia per pedofilia nei confronti di un parroco della Diocesi di Nizza.

Se, in un primo tempo, pareva che i fatti, risalenti agli anni Novanta, fossero prescritti, le dichiarazioni del Procuratore Jean-Michel Prêtre, raccolte da Nice Matin, lasciano intendere che alcuni reati potrebbero ancora essere valutati e sottoposti al giudizio del Tribunale.

Il parroco, nel mese di settembre, era stato allontanato dal vescovo di Nizza da ogni incarico che avesse a che fare col mondo giovanile.

Nel tardo pomeriggio di lunedì 5 febbraio il Vescovo, Monsignor André Marceu, ha diffuso questo comunicato stampa.

Giovedì 1 ° febbraio 2018, France 3 Côte d’Azur ha diffuso la notizia di una denuncia presentata al Pubblico Ministero, da un uomo contro un prete della diocesi di Nizza, per abuso sessuale. Oggi, Nice-Matin sul suo sito web rivela di un’intervista del Pubblico Ministero di Nizza alla stampa che non esclude l’eventualità di altri fatti non prescritti. Al momento, personalmente, non sono a conoscenza di fatti nuovi. Avevo adottato, il 1 ° settembre 2017, le misure necessarie per dimostrare di aver preso sul serio le accuse ipotizzate all’autorità giudiziaria, per rispettarne l’azione in corso e garantire la presunzione di innocenza. A questi titolo, ho sospeso questo sacerdote da qualsiasi ministero rivolto minori (catechesi, varie attività). La dichiarazione del pubblico ministero costituisce un fatto nuovo.  Se l’indagine dovesse portare a ulteriori sviluppi giudiziari, dovrei applicare le disposizioni di diritto canonico e le raccomandazioni del Vaticano in queste situazioni (sospensione dalla sua funzione di parroco)”.

Montecarlonews.it

Procura Massa chiede il processo per prete e vescovo

ANSA) – MASSA (MASSA CARRARA), 5 GEN – Per l’inchiesta sulle presunte spese ‘allegre’ di don Luca Morini, parroco di Massa Carrara ribattezzato anche ‘don Euro’, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio del sacerdote e anche del vescovo di Massa Carrara e Pontremoli, monsignor Giovanni Santucci. La notizia, riportata oggi dal Tirreno, è confermata dalla procura di Massa Carrara. Chiesto il processo anche per un ex sacerdote, Emiliano Colombo.

Diverse le ipotesi di reato contestate agli indagati. Per Morini, parroco prima ad Avenza poi di Fossone e Caniparola, il processo è stato chiesto per truffa ed estorsione nei confronti dei fedeli, al vescovo contestata la frode e l’estorsione in relazione a presunte pressioni che avrebbe fatto su un’assicurazione per concedere a don ‘Euro’ un punteggio di invalidità superiore al dovuto e per un passaggio di denaro dal conto della Curia a quello del parroco. Ricettazione infine l’ipotesi di reato per Colombo accusato dalla procura di aver aiutato Morini a nascondere soldi sul suo conto. La posizione del vescovo, ha detto il procuratore di Massa Carrara Aldo Giubilaro “all’interno delle nostre indagini risulta comunque marginale”. Intanto dalal curia si spiega che “in relazione alle notizie sulla richiesta di rinvio a giudizio per il vescovo della diocesi di Massa Carrara e Pontremoli, si precisa che ad oggi mons.Giovanni Santucci non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale da parte della procura, né direttamente né attraverso i propri legali, circa gli addebiti che gli vengono contestati”.

La vicenda parte nel 2015 quando un escort napoletano rivelò alla stampa il suo rapporto con don Morini, parlando di grandi disponibilità economiche del parroco. Arrivarono poi tante denunce dei fedeli sull’impiego, a scopi personali, delle offerte.

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Dal Vaticano l’app per aiutare preti nelle omelie

La Congregazione per il Clero, in collaborazione con la Segreteria per le Comunicazioni, ha creato un’app dedicata alle omelie. Si chiama Clerus-App. Settimanalmente, in genere il giovedì, propone alcuni suggerimenti omiletici, offerti a quanti desiderano approfondire e meditare la parola di Dio della liturgia domenicale. L’app include la lettura vocale del testo, l’aggiunta di note, la possibilità di scaricare e archiviare le omelie offline, di scegliere la grandezza del testo, la scelta fra due colori di sfondo e regolare la luminosità del testo. Vi è anche la possibilità di condividere il contenuto delle omelie sui social network e le social App. Per ora è possibile fare il download sul Google play store, e prossimamente anche sull’App Store.

repubblica.it

Molestò il chierichetto di 14 anni condannato parroco

PADOVA – È stato condannato con rito abbreviato a due anni e otto mesi don Nicola De Rossi, ex parroco di una comunità del Monselicense ( Padova), accusato di violenza sessuale su un quindicenne.

I fatti risalgono al luglio del 2016, quando il parroco invitò a pranzo uno dei chierichetti. Secondo l’accusa, dopo mangiato, il religioso invitò il ragazzo nella propria stanza da letto, e qui lo molestò sessualmente. L’adolescente, spaventato, scappò in lacrime a casa dove raccontò quanto era accaduto ai genitori. Dopo l’avvio dell’inchiesta, il religioso, che nel frattempo era stato trasferito in un’altra parrocchia, è stato sospeso dalla Diocesi di Padova.
Il Gazzettino.it

Nuoro, la parrocchia di Santu Predu rimasta senza parroco. Si offrono i preti sposati

Il rione dei pastori di Sattiana memoria non avrà il suo pastore di anime, almeno in esclusiva.
E, alle necessità delle pecorelle dello storico quartiere del capoluogo dovrà provvedere il parroco della Cattedrale.

L’articolo (Unione Sarda) suscita il commento del Movimento Internazionale dei sacerdoti lavoratori posati: “Il problema nato in Sardegna presto si ripeterà in molte parrocchie della Chiesa Cattolica. Noi ci siamo proposti, al Papa e ai Vescovi, senza riscontro, per sostenere le parrocchie senza sacerdoti sufficienti
Secondo le disposizione – al momento mal digerite dai fedeli – la parrocchia del Rosario, fulcro di una miriade di attività del rione, anche dal sapore laico – verrà amministrata a scavalco.
Di fatto accorpata a Santa Maria della Neve.
Il sacerdote che ha guidato per sette anni la parrocchia, Don Totoni Cossu, è stato destinato a Bitti e nella rosa dei nomi di sostituti e nuovi incarichi nella casella di Santu Predu non compare nessun nome.
In una garbata lettera del Consiglio pastorale di Nostra Signora del Rosario indirizzata al vescovo Mosè Marcia la questione “che ha provocato grande sconcerto e disorientamento alla comunità parrocchiale” è sollevata con forza.
“Non riteniamo opportuno raccogliere firme né fare sommosse di piazza ma dialogare con Lei in modo sereno e responsabile. In questi anni nel Progetto pastorale diocesano abbiamo condiviso l’impegno a camminare con stile sinodale, per la promozione dei Consigli pastorali parrocchiali e la formazione e valorizzazione dei laici. In questo provvedimento si vede poco o nulla di tutto questo. Certamente noi come Consiglio pastorale, in un fatto importantissimo per la nostra parrocchia, non siamo mai stati interpellati”.
Un altro passaggio merita di essere sottolineato: “Appare un po’ ‘curioso’ che l’unico sacerdote a essere allontanato dalla Vicaria Urbana sia don Totoni. La parrocchia del Rosario ha da sempre cercato, talvolta con difficoltà ma anche con buoni frutti, di stabilire una relazione tra il Vangelo e la vita della gente del territorio. Santu Predu non è mai stato facile e ci son voluti anni e, grazie al Signore, illuminati pastori per realizzare una concreta sinergia tra abitanti del quartiere e comunità cristiana. La parrocchia oggi è il fulcro del quartiere, punto di riferimento a cui tutti si avvicinano. Purtroppo crediamo che un provvedimento come questo, inaspettato e percepito come imposto dall’alto, provochi reazioni negative e mandi in frantumi tutte le azioni pastorali valide e praticate. Sinceramente non troviamo nessuna giustificazione valida sulla scelta e riteniamo sia più consono rivedere il tutto”.
Il vescovo fino a ieri sera non ha potuto rispondere perché impegnato nell’ordinazione sacerdotale a Orgosolo proprio di un nipote di don Totoni.

Don Piero in giuria a Miss Italia: per il vescovo sarebbe meglio rinunciare

Riva Ligure – Non è un diktat ma neppure un lasciapassare. Anzi, tutt’altro. Sulla vicenda del sacerdote che ha dato la disponibilità a figurare nella giuria di Miss Italia, don Piero Lanza, parroco di Riva Ligure, scende in campo il vescovo di Ventimiglia-Sanremo, monsignor Antonio Suetta. Lo fa in modo molto misurato, netto e preciso. Questo il suo pensiero formulato nella tarda serata di mercoledì: «Ho appreso oggi la notizia dai giornali e non ne conosco i dettagli. Ho piena fiducia nel reverendo don Piero Lanza, che saprà convenientemente ed autonomamente valutare come ciò che di per sé potrebbe anche essere lecito non sempre risulti opportuno sia in relazione alla sua funzione sia in ordine all’evento di carattere decisamente mondano».

Intanto, mentre la notizia del prete in giuria ha fatto il giro del mondo, anche sui social si infiamma la disputa sull’opportunità che Don Piero accetti o meno l’invito dell’assessore Francesco Benza per la sera del 15 agosto quando in paese sarà ospitata una tappa del concorso nazionale di bellezza. Ecco alcuni interventi: «Tipo in gamba moderno», riferito a don Piero. Oppure «Sarebbe meglio facesse una selezione di anime. Se una persona avesse una fede traballante con queste notizie la perderebbe del tutto».

All’opposto: «In un mondo in evoluzione ben venga un sacerdote aperto come lui che sta e vive con i giovani; anche questo è un modo per essere un buon pastore». A chi imputa poca competenza ecco «Non è detto che un sacerdote… non sappia valutare le bellezze femminili. Non è scritto da nessuna parte. Trovo molto più logico lui a Miss Italia, che…» indicando il nome di un notissimo personaggio dello spettacolo.

Interviene pure Giulio Ambrosini, segretario provinciale della Lega: «Omnia munda mundis». Motto che significa «Tutto è puro per i puri». E infine: «Non capisco il problema è un parroco amato e vicino a tutti, anziani e giovani, persona intelligente e simpatica… è una persona che proprio per la sua carica di energia positiva richiama i fedeli… ma chi critica lo conosce?».

E padre Piero? Starebbe meditando, dopo il bailamme mediatico, di declinare l’invito. Di sicuro chi ci guadagna è Riva Ligure il cui nome è ora conosciuto da parecchie centinaia di migliaia di italiani in più.

ilsecoloXIX.it

Violenza in canonica, quindicenne accusa il parroco

PADOVA – “Amarezza e dolore, per una vicenda che, se dimostrata, adombra l’opera silenziosa e preziosa di tanti sacerdoti dediti al servizio delle proprie comunità”.

E’ il commento stamane della Diocesi di Padova in relazione al caso di una presunta violenza sessuale in una canonica dell’area di Monselice ai danni di un ragazzino quindicenne.

Ieri si è svolta l’udienza preliminare ma il giudice Margherita Brunello ha rinviato la seduta al 12 settembre.

Secondo l’adolescente, il parroco dopo averlo palpeggiato lo avrebbe fatto sedere sulle sue gambe mimando l’atto sessuale.

La Diocesi di Padova si dice a conoscenza del procedimento penale. Il sacerdote ha dato le dimissioni da parroco nel luglio 2016 ed è attualmente esonerato da ogni incarico.

oggitreviso.it

Sassari, Vladimir Luxuria presenta libro in piazza Santa Caterina. Ira del parroco e Forza Italia

SASSARI – “Il coraggio di essere una farfalla”, questo il titolo del libro, interamente dedicato alle “questioni transgeniche”, scritto da Vladimir Luxuria, “nota” per la continua attività incentrata sulla difesa delle minoranze sessuali. La presentazione – con la possibilità di acquistare il libro e di farselo firmare da Luxuria presente in carne e ossa -,sabato 24 giugno, prevista in piazza Santa Caterina, davanti alla chiesa, manda su tutte le furie il parroco e Forza Italia.

tratto da sardegnaoggi.it

Parroco diventa ortodosso, scomunicato

(ANSA) – CASERTA, 06 FEB – Parroco diventa abate ortodosso, e il vescovo lo scomunica. Succede nella diocesi di Alife-Caiazzo, in provincia di Caserta: monsignor Valentino Di Cerbo, ha proceduto alla scomunica del sacerdote Salvatore Zagaria, per più di 4 anni (gennaio 2011-luglio 2015) parroco a Liberi, ritenuto responsabile del “delitto di scisma”. La decisione, definita “un atto dovuto” in una nota della diocesi, è stato presa in quanto il 27 ottobre del 2016 Zagaria è stato “illecitamente ordinato ‘corepiscopo” della Chiesa ortodossa della Nazioni, assumendo l’incarico di abate di un Monastero Ortodosso Celestino dell’Ordine Patriarcale dei Monaci celestini, contestualmente inaugurato a Casapesenna”.
Zagaria già nel luglio del 2016 aveva lasciato spontaneamente la diocesi di Alife-Caiazzo.

Preti sposati contro la doppia vita dei preti

La diocesi di Padova “resta in attesa” dei risultati dell’indagine della magistratura sui presunti reati a sfondo sessuale compiuti da don Andrea Contin, che risulta indagato, ma “purtroppo – ha detto il vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla – abbiamo maturato la certezza di sue gravi responsabilità morali. Si tratta di comportamenti inaccettabili per un prete, per un cristiano e anche per un uomo”. “Prendiamo assoluta distanza da qualsiasi condivisione o giustificazione di quanto è stato vissuto: sono intollerabili semplicemente. Questi comportamenti immorali sono stati ammessi di fronte a me, al Vicario generale e al tribunale Ecclesiastico in questi giorni”.

Il vescovo ha voluto incontrare la stampa oggi, per spiegare come la Diocesi reagisce allo scandalo delle cosiddette “orge in canonica”, con tanto di inchiesta della Procura scattata a dicembre con le accuse di violenza privata e sfruttamento della prostituzione. Sotto accusa, don Contin, accusato con una denuncia ai Carabinieri, dalla sua prima amante. Il caso è poi deflagrato con il blitz dei carabinieri in canonica, che portò alla scoperta di un armamentario di sex toys e dvd pornografici. “In questi giorni sono state tante le attestazioni di vicinanza che vorrei condividere con tutti – ha spiegato il vescovo – Tra queste una con valore particolare per me. Sabato 28 alle 18.30 mi ha telefonato Papa Francesco e mi ha incoraggiato ad essere forte nel portare avanti questo doloroso e impegnativo momento della Chiesa padovana”.

“Il comportamento di don Andrea, peraltro stimato in parrocchia per le sue indicazioni pastorali e le sue riflessioni spirituali, è stato – ha detto il vescovo in un altro passo – in totale contrasto con gli impegni che si è assunto con la Chiesa. Ha scelto, o forse più opportunamente diciamo che si è trovato, è caduto in una situazione di non comunione con il Signore e con la Chiesa. Il suo stile di vita non è stato consono con gli obblighi di un prete. Il contrasto tra lo stato laicale e lo stile di vita è così grave e profondo da rendere don Andrea non idoneo ad esercitare il ministero”.

“Come nella vita di coppia, anche nel celibato – ha rilevato riguardo all’impegno di vita celibatario -, sono possibili fragilità e debolezze. Ma è certo che non ci si può mantenere in una doppia vita”.

Riguardo all’altro prete che sarebbe coinvolto nella vicenda, il vescovo ha detto che “non c’è riscontro né responsabilità penale e il suo coinvolgimento ci risulta essere stato parziale e occasionale. Comunque non accettabile per un sacerdote”.

Su don Contin pesa soprattutto la denuncia di una donna di 49 anni che si diceva follemente innamorata di lui ma veniva ripagata dal prelato con sesso di gruppo, e violento, insulti e umiliazioni. E almeno altre sette parrocchiane avrebbero condiviso le morbose attenzioni del prete e questo sesso malato.

repubblica.it

ALTRA DENUNCIA PER DON CONTIN, IN QUARTIERE VIGE L’OMERTA’

Quella stessa paura che hanno residenti di San Lazzaro di Padova. Sembra un quartiere deserto e le poche persone che incontriamo scappano da noi. L’intervista che abbiamo proposto è un estratto di quanto rilasciato alla vita in diretta da una delle donne cadute nella rete a luci rosse di don Andrea Contin. Parole che andrebbero a confermare le accuse che pendono sul religioso, violenza privata e favoreggiamento alla prostituzione. E intanto si allunga la lista delle vittime del don e si allunga anche il numero di preti coinvolti. In canonica ha risposto una persone incaricata di tenere la contabilità dopo le spese folli di don Andrea. Ma in paese tutti hanno il terrore di parlare o mostrarsi.

reteveneta.it

Prete accusato orge: mons. Moraglia, chiede verità e assolve celibato… ma

“La sensazione che si intercetta come credente è di angoscia, disappunto, in certi momenti di rabbia; dall’altra parte, c’è l’atteggiamento del vescovo, di colui che si sente responsabile, e che in questa situazione deve fare una vera operazione di verità”. A dirlo il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, ricordando gli interventi del vescovo di Padova, in merito alle vicende che investono un sacerdote padovano accusato di violenze sessuali da una parrocchiana, ma che ha tirato in causa anche altri sacerdoti.
“Non c’è – ha aggiunto – da ricorrere alla questione del celibato come causa di questi comportamenti che, se sono veri, non solo non sono cristiani ma non sono neanche umani”: Per il patriarca c’è da capire come possano essere maturati “comportamenti così inquietanti” che non sembrano investire solo un singolo comportamento o un singolo atto “ma qualcosa di organizzato”. “Come vescovo – ha poi aggiunto – ho l’obbligo di capire. Dobbiamo capire chi bussa alle porte dei nostri seminari”.

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Milioni in ballo e matrimonio sospetto: parroco Boccadasse nei guai

Il parroco di Boccadasse è finito nei guai per un matrimonio sospetto. La procura genovese ha aperto un’indagine per circonvenzione di incapace e il gup oggi lo ha rinviato a giudizio insieme ad un’avvenente signora di 72 anni, il figlio di lei e la fidanzata.

La vittima della scandalosa vicenda era un uomo di 93 anni, imprenditore milanese trapiantato a Genova. L’anziano, quasi morente, si era ritrovato sposato con la la 72enne e a congiungere i due, in fretta e furia, nel cuore della notte, era stato il prete della parrocchia di Sant’Antonio. Testimoni, il figlio della sposa e la sua fidanzata.

La “nuova” moglie è poi diventata erede dell’impero milionario dell’imprenditore scomparso, ma il presunto raggiro è stato scoperto dal figlio del milionario, che ha ingaggiato dei bravi avvocati, impugnando il testamento e denunciando la matrigna.

ligurianotizie.it

Don Giulio, bufera sul parroco che difende l’amore omosessuale

Si commuove alla fine della messa, il nodo gola, la gente che si avvicina, il sindaco che gli fa i complimenti. Don Giulio è diventato un idolo ma anche un prete discusso. Il motivo: il suo impegno a difesa degli amori gay.

Alcuni giorni fa – come ricostruisce il Corriere della sera – il sacerdote di Bonassola ha firmato la petizione del coordinamento Rainbow per fermare lo sportello “anti-gender” voluto dalla Regione Liguria guidata da Giovanni Toti di Forza Italia. “L’ho fatto perché è importante che la scuola educhi al rispetto delle differenze e che contrasti con forza l’ omofobia a partire dai più piccoli”.

Don Giulio è contro la “caccia alle streghe”: lo sportello, infatti,  vuole raccogliere segnalazioni su insegnanti che introducono “concetti gender”. Il sacerdote non voleva impegnarsi pubblicamente, ma il tam tam è partito. Ed è nato un caso dopo che il consigliere di Bonassola di Fratelli d’ Italia, Alessandro Rosson,  ha chiesto “la scomunica di don Giulio” ricordando come il sacerdote abbia anche portato il suo saluto alla prima coppia omosessuale che ha festeggiato l’ unione civile a Bonassola questa estate.

Il vescovo di La Spezia Luigi Ernesto Palletti ha espresso “sconcerto e meraviglia”.

LiberoQuotidiano

Il parroco difende l’amore gay, il vescovo lo frena. Ma i fedeli sono con lui: tutti a messa,anche coppia omosessuale

a Spezia, 22 gennaio 2017 – Don Giulio Mignani, parroco di Bonassola, era commosso questa mattina durante l’omelia nella piccola parrocchia del borgo spezzino. La chiesa era piena di fedeli, pronti a sostenerlo. Don Giulio nei giorni scorsi aveva difeso l’amore gay contestando l’apertura di uno sportello antigender voluto dalla giunta regionale di centrodestra. Il vescovo di La Spezia, mons. Palletti, lo ha frenato e Fratelli d’Italia ne ha chiesto anche la scomunica.

I suoi fedeli lo difendono  a spada tratta riempiendo la chiesa per fargli sentire la vicinanza durante la messa domenicale. «Le idee, quando sono giuste, meritano di vincere anche qualora fossero in pochi a sostenerle», dice don Giulio Mignani.

Il caso è partito da una chat che don Giulio ha con i parrocchiani in cui ha aperto alle famiglie arcobaleno. Stamani la chiesa di Santa Caterina era piena. C’era anche il sindaco Giorgio Bernardin e la prima coppia unita civilmente della riviera spezzina, Davide e Giuseppe. Alla fine della cerimonia per don Giulio applausi e abbracci.

La Nazione

Un altro prete “regista” filmava gli incontri hard dell’ex parroco don Andrea Contin

PADOVA – A filmare le orge nella canonica della chiesa di San Lazzaro a Padova non c’era solo Andrea Contin. Gli inquirenti hanno scoperto un secondo prete regista, un sacerdote appassionato ed esperto di fotografia, che avrebbe ripreso gli incontri sessuali di gruppo organizzati dall’ex parroco indagato per favoreggiamento della prostituzione e violenza privata. I carabinieri vogliono ascoltare al più presto il secondo prete coinvolto nello scandalo che ha travolto la curia padovana, perchè la sua deposizione potrebbe essere fondamentale per le indagini. Al momento non sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati, ma si tratterebbe solo di una persona informata sui fatti. Gli inquirenti, in questi giorni, hanno poi portato alla luce i soprannomi utilizzati da don Contin sui siti come bakeca.it, annunci69.it e scambiomoglie.it, per gli incontri a luci rosse e i filmini hard. Il sacerdote si nascondeva dietro a pseudonimi come sole nero e sale e pepe. E poi c’è quella inquietante rivelazione messa nero su bianco sulle cinque pagine di denuncia, presentate dall’ex amante del don il 6 dicembre scorso ai carabinieri. «…Don Contin iniziò a chiedermi di andare dietro la canonica per attirare iragazzi che giocavano nel campo di calcio, e una volta adescati, mi costringeva ad avere rapporti sessuali con loro vicino al garage. Lui, nascosto, mi filmava e mi fotografava per poi farmi vedere i video…». Una notizia che ha sconvolto ancora di più la tranquilla comunità di San Lazzaro.

Il Gazzettino.it

Orge, caccia ad altri due preti

Le cronache ne avevano parlato già nelle scorse settimane, ma adesso gli investigatori vogliono andare fino in fondo: ci sono altri due preti che sono stati coinvolti nelle orge organizzate da don Andrea Contin, l’ex parroco di San Lazzaro a Padova. Altri due, oltre a don Roberto Cavazzana, parroco di Carbonara di Rovolon che ha lasciato la parrocchia dopo aver ammesso di fronte ai carabinieri di aver partecipato ai festini: lui non è indagato, a differenza del suo ex parroco (di cui era stato collaboratore) che deve rispondere di violenza privata e forse di favoreggiamento della prostituzione. Le cronache hanno rivelato che gli inquirenti stanno scandagliando i computer e il materiale informatico (i-pad, cellulari e quanto possa essere utile) di don Contin per identificare i due sacerdoti, che potrebbero anche non essere della diocesi di Padova.

UNA TRENTINA DI DONNE INTERROGATE: MOLTE AMMISSIONI.

Il giornale di Vicenza

Chiesa S. Lazzaro Padova Si cerca di far luce sulle accuse di adescamento di minori a fini sessuali

Si cerca di far luce sulle accuse di adescamento di minori a fini sessuali

A filmare le orge nella canonica della chiesa di San Lazzaro a Padova non c’era solo Andrea Contin. Gli inquirenti hanno scoperto un secondo prete regista, un sacerdote appassionato ed esperto di fotografia, che avrebbe ripreso gli incontri sessuali di gruppo organizzati dall’ex parroco indagato per favoreggiamento della prostituzione e violenza privata. I carabinieri vogliono ascoltare al più presto il secondo prete coinvolto nello scandalo che ha travolto la curia padovana
tratto da ilgazzettino.it

CANE SEPOLTO NELLA TOMBA DI FAMIGLIA: IL SINDACO APPROVA, IL PARROCO PROTESTA

FORLI ‘ – Era un dolcissimo Maremmano che è stato il compagno fedele per una vita intera, di una signora emiliana. Le sue ceneri ora riposeranno nella tomba di famiglia della proprietaria a Dovadola, il piccolo centro dell’Emilia. Un gesto che ha già diviso gli abitanti della città del Forlivese. A trovare spazio nel cimitero comunale, infatti, sarà –  un cane, morto da poco e di proprietà di una signora dovadolese che ha scelto di tumulare le sue ceneri nel paese dove vivono i familiari. «Si tratta di una cittadina di Dovadola – racconta il sindaco della città romagnola, Gabriele Zelli – che vive fuori ma il cui padre e il fratello vivono qua. Non è una sepoltura in un loculo ma il mettere un’urna con le ceneri nella tomba di famiglia. Il nostro regolamento comunale non lo vieta – aggiunge -: quando mi è stato chiesta la possibilità di farlo, insieme agli uffici, abbiamo controllato la normativa locale, regionale e nazionale e non ho visto divieti. Non c’è una disciplina specifica: ho agito in base al buon senso visto, che non c’è una deposizione in un loculo dell’animale ma un’urna con le ceneri in una tomba di famiglia. Alla stesura del regolamento comunale – osserva ancora Zelli – non era stato predisposto nulla in merito: ora molte cose sono cambiate, la sensibilità verso gli animali è mutata nel corso degli anni». «Sono pazzie – commenta il parroco don Alfeo Costa -. La mente umana sta perdendo il buon senso. Il cimitero è comunale e possono fare quello che vogliono, io non vado certo a fare il funerale a un cane. Questo mondo sta prendendo davvero degli orientamenti strani e c’è da aspettarsi di tutto. Per me l’importante è che non si faccia una cosa religiosa. Anche se il Primo Novembre, quando benediciamo le tombe nel cimitero – prosegue il prete – sarà benedetto anche il cane. “Questo fatto – dice ancora don Alfeo – è il segno della trasformazione della nostra società, sbagliata, dove gli animali passano al livello, superiore, degli uomini. Forse perché danno più soddisfazioni, perché quando arrivi a casa ti accolgono, con carezze e baci, ma non sono umani… E’ sbagliato attribuire un livello umano agli animali”. Al lettore il commento…

leggo.it

Sesso con ragazzini a pagamento, arrestato Parroco

Cinquanta euro o giù di lì per una prestazione sessuale con minori. Don Felice La Rosa, 35 anni, sacerdote della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, per 11 anni parroco di Zungri, era sempre alla ricerca di ragazzini per «soddisfare» i suoi desideri sessuali. Mercoledì mattina la polizia di Vibo Valentia, guidata da Tito Cicero l’ha prelevato nella sua abitazione di  San Calogero e l’ha tradotto in carcere.

Le accuse

L’accusa per il sacerdote è di prostituzione minorile e corruzione di minori. Con lui sono finiti in galera un pensionato e un cittadino bulgaro. Era proprio quest’ultimo che aveva il compito di adescare i ragazzini e portarli alla «corte» del parroco. Delle cinquanta euro che don Felice La Rosa pagava 20 finivano nelle sue tasche e 30 andavano al ragazzino.

L’inchiesta

La polizia è arrivata a scoprire questo mondo sommerso, fatto di ricatti e violenze, ascoltando i dialoghi tra gli arrestati, intercettati nel corso di un’altra indagine per l’omicidio di Francesco Fiorillo,  45 anni, ucciso con sette colpi di pistola calibro 7,65, il 18 dicembre del 2015, mentre si accingeva ad aprire il cancello della sua abitazione ubicata a pochi metri dalla stazione ferroviaria di Pizzo. Un omicidio «strano» anche se l’uomo era stato arrestato il 14 novembre del 2014 perché trovato in possesso di 37 panetti di cannabis. In un primo momento si pensò che l’assassinio di Fiorillo fosse in qualche maniera legato a uno scontro tra clan della zona ma, dopo gli arresti odierni, quell’omicidio potrebbe avere una lettura diversa.

Le intercettazioni

Nelle intercettazioni i poliziotti hanno ascoltato ogni particolare relativo ai desideri del parroco che commentava con gli altri arrestati le prestazioni dei minori e si lasciava andare a «volgari» considerazioni sugli atti sessuali praticati sino a dare i voti dopo ogni performance. A differenza del pensionato che riceveva i minori nella sua abitazione di Briatico, don Felice La Rosa, si appartava in luoghi isolati.

corriere.it

Nessun accanimento, don Flavio dica con coraggio ciò che è accaduto

Egregio Direttore,
assisto, in questi giorni ad un alternarsi di notizie, ipotesi, illazioni sul parroco di Spinea, don Flavio Gobbo, che mi lasciamo veramente sconcertato. Trovo vergognoso che una persona mite, gentile e buona come don Flavio, di cui nessuno (a parte lui e, forse, la curia) conosce le motivazioni dl suo allontanamento, venga sottoposta ad una gogna mediatica così violenta… Si passa da conti in rosso, siamo arrivati addirittura ad ipotesi di . 300.000 mancanti, che poi sono scesi a circa . 120.000 ma con l’ipotesi del dubbio perché giustificati senza troppi dettagli al consiglio pastorale, alla misteriosa donna, che buttata li potrebbe voler dire una relazione ovviamente non conforme al suo voto di castità, al presunto ricatto, presumo che nei prossimi giorni probabilmente avremo qualche altro scoop. Ovviamente io non sono a conoscenza delle motivazioni che hanno indotto don. Flavio a lasciare momentaneamente il suo incarico nella parrocchia di SS. Vito e Modesto, ma spiace che nessuna voce si sia levata a sua difesa (se non la Curia di Treviso): egli potrebbe, per esempio, essere ammalato da forte stress (non è facile passare da Caposile a Spinea, chiedere a Don Antonio Genovese quanto sia stato per lui dura prendere in mano una parrocchia in un comune così difficile socialmente come Spinea) o altre questioni che non conosciamo. Lasciamo, per carità umana (non cristiana), che questa parroco possa superare serenamente questo momento difficile, spegnendo i riflettori sulla sua persona. Si può fare se non si vive solo di scoop mediatici, ma anche si sentimenti umani. Un abbraccio a don Flavio ovunque si trovi. La prego di pubblicare questa mia lettera che è dalla parte dell’uomo don Flavio.

Dott. Edmondo Piazzi
Spinea (Ve)

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Caro lettore,
comprendo il suo disagio e non ho motivo di dubitare della gentilezza e bontà d’animo di don Flavio. Mi sembra però sbagliato parlare di gogna mediatica. Il rischio di un errore, nel nostro lavoro, è sempre dietro l’angolo, ma tutto ciò che abbiamo scritto, cifre comprese, abbiamo cercato di verificarlo con tutto lo scrupolo possibile. Non c’è alcun accanimento, raccontiamo e indaghiamo la realtà, che è spesso meno rosea di quanto immaginiamo. L’improvvisa uscita di scena di un parroco e il rilevante problema finanziario emerso (parliamo dei beni della parrocchia, non di beni personali) sono fatti importanti e sconvolgenti per un paese. Non possono essere fatti passati sotto silenzio, da chi come noi è chiamato a raccontare quotidianamente la vita di queste comunità. Lei ci richiama alla carità umana che è una straordinaria virtù, ma se non ricordo male la Lettera ai Romani così recitava: La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore. Il modo migliore per fare in modo che non ci siano finzioni e che si spengano i riflettori su questa vicenda, è che don Flavio, con coraggio, racconti cosa è accaduto. Credo lo debba a se stesso e ai suoi parrocchiani. Dai quali, a quel punto, avrà tutta la comprensione e la solidarietà di cui ha bisogno in questo difficile momento.

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Il Gazzettino

Don Flavio, la “fuga” per un ammanco

Preganziol. Sulla vicenda indagano anche i carabinieri. E spunta una misteriosa collaboratrice che il sacerdote ha aiutato

TREVISO. Un profondo rosso nel bilancio parrocchiale potrebbe essere tra le cause che hanno spinto don Flavio Gobbo, originario di Preganziol e parroco di Spinea (Venezia), a prendersi una pausa di riflessione. Sulla vicenda è stato aperto anche un fascicolo da parte dei carabinieri, che è solo conoscitivo, in assenza di denunce o altro. Anche se la diocesi di Treviso assicura che il prete, prima di prendersi una pausa concordata, «ha presentato la rendicontazione economica all’ufficio amministrativo diocesano, giustificando con i superiori le spese sostenute».

L’indiscrezione sul disavanzo parrocchiale emerge, però, da ambienti vicini alla chiesa di Spinea, che avrebbe avuto nell’ultimo periodo un buco che va dai 120 ai 150 mila euro. Soldi che don Flavio non si è intascato, ma che avrebbe elargito ai bisognosi in maniera forse anche troppo benevola. Soprattutto a una donna, che il sacerdote aiutava anche a Passarella, dov’era parroco fino al 2014 e che in cambio lo aiutava come cuoca in canonica. Qualcuno in paese l’ha già definito un “eccesso di carità” e forse don Flavio si è lasciato anche troppo coinvolgere dai bisogni della sua collaboratrice e di altri cittadini indigenti.Potrebbe insomma aver subìto la sua situazione di stress anche per la non facile condizione finanziaria o per essersi reso conto di aver amministrato in modo poco oculato le offerte dei parrocchiani.
Sensi di colpa, preoccupazioni per un “buco” che andava aumentando, qualche critica di troppo da parte dei suoi collaboratori e il parroco non avrebbe retto, chiedendo l’anno sabbatico. Qualcuno dice che questo gli sia stato consigliato, se non imposto, dalla Diocesi di Treviso, dopo che i problemi di bilancio sono arrivati fino ai piani alti della Curia. A Spinea è un fuoco di fila nei confronti dell’ex (difficile, a questo punto, visto il clima, un suo ritorno) parroco. Si è arrivati a parlare di fuga con i soldi della parrocchia, di spese “allegre” e perfino di regali, tutte voci che non trovano però conferma ufficiale. Ma forse don Flavio è stato vittima del suo stesso carattere, introverso e votato ad aiutare tutti e in particolare chi, come la sua aiutante, non si sarebbe risparmiata dal chiedergli aiuto anche oltre le necessità. All’interno del consiglio pastorale per gli affari economici (Cpae), organismo che amministra le risorse parrocchiali, qualcuno rivela che le somme siano state gestite da don Flavio alla luce del sole sì, ma in maniera diversa da come gli era stato indicato dal collegio stesso di laici, nominati allo scopo. Insomma, il parroco non si è intascato nulla, soprattutto non è fuggito, ma non ha nemmeno condiviso con il Cpae e la Curia le decisioni su come impiegare i soldi. Don Flavio dunque ha prestato i denari della parrocchia a persone meno abbienti, ha fatto carità, quella vera, ma i suoi “contabili” gli avevano più volte chiesto di patrimonializzare il tesoretto così pazientemente messo da parte dal predecessore, don Antonio Genovese, eventualmente utilizzando per i bisognosi i frutti di quel patrimonio.
«Ha agito in buona fede», è il commento di alcuni collaboratori del parroco, «e un disagio lo sta certamente vivendo, ma è lui per primo vittima di questa situazione. Il resto sono chiacchiere».
Fonte: Tribuna Treviso

FEDELI SOTTO CHOC Don Giorgio: «Nessuna fuga sentimentale»

«Guardatevi dalle mormorazioni, sono come serpentelli che sicuramente si muoveranno tra voi nei prossimi giorni. È difficile rendersi conto di quanto male possano fare in chi li riceve e anche in chi li manda». Il vicario foraneo don Giorgio Riccoboni ammonisce durante l’omelia i fedeli di Spinea a lasciarsi andare a ipotesi o peggio illazioni, quando già qualcuno parlava addirittura di fuga per legami affettivi o ragioni sentimentali.

Poco dopo è la Diocesi di Treviso a precisare che quello di don Flavio è solo unanno sabbatico, peraltro previsto dal Direttorio per il ministero e la vita del presbitero: si tratta di tempi di pausa che, in caso di stanchezza, fisica o psicologica, i sacerdoti possono concordare con il vescovo. Nessuna fuga dunque. E i più stretti collaboratori di don Flavio sono dello stesso avviso: «Lasciamo perdere le chiacchiere, potrebbe tornare, come speriamo: preghiamo per lui e perché questo accada. Non rendiamogli ancor più gravoso questo tempo di riposo e la possibilità di un ritorno».

Giovedì intanto in parrocchia è previsto il consiglio pastorale e in quell’occasione un delegato del vescovo potrebbe già comunicare il nome del sostituto pro-tempore. Non sarà la nomina ufficiale di un nuovo parroco, ma un incarico di aiuto pastorale, per affiancare il giovane cappellano don Paolo e l’intera collaborazione pastorale di Spinea (che comprende anche l’altra parrocchia cittadina, Santa Bertilla) in questo momento di transizione. Qualcosa di simile è già successo negli anni scorsi, sempre nel Miranese, ma in diocesi di Padova, nella piccola parrocchia di Sant’Angelo di Sala.

fonte: La Nuova

Un altro prete lascia in Veneto, è quello di Spinea

SPINEA. Don Flavio Gobbo lascia. Il parroco di San Vito e Modesto, a Spinea, ha chiesto e ottenuto dal Vescovo di Treviso Gianfranco Agostino Gardin un tempo di riposo e riflessione, lasciando la comunità che guidava da due anni. La notizia è stata data oggi durante le messe della domenica, portata dal vicario foraneo del vicariato di Mirano, che è anche parroco della vicina Martellago, don Giorgio Riccoboni: è toccato a lui leggere all’inizio delle celebrazioni il messaggio dello stesso Vescovo e di don Flavio ai fedeli.

La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno a Spinea, dove la gente ha cercato di capire cosa fosse successo al loro parroco quarantaseienne e cosa lo abbia spinto a rinunciare all’incarico e andarsene senza preavviso. «Non c’è cosa più sofferta che dare notizie come questa», ha esordito don Giorgio, «oggi ci è chiesto solo di pregare, perché il Signore ci aiuti a discernere nei fatti che segnano la vista di questa vostra comunità quale sia la sua volontà su di voi».

Poi ha spiegato: «Don Flavio interrompe da oggi il suo servizio in parrocchia: una situazione di affaticamento e logoramento lo ha convinto a chiedere ai superiori un periodo di riposo. Il Vescovo glielo ha concesso e non mancherà di darvi un aiuto adeguato. Il vicario generale della diocesi incontrerà nei prossimi giorni il consiglio parrocchiale, informandolo su chi assumerà il compito di aiuto pastorale. Don Flavio avrebbe desiderato dare personalmente questa comunicazione e salutare la comunità, ma immaginando che l’emozione avrebbe preso il sopravvento, ha chiesto che il suo distacco potesse avvenire in punta dei piedi. Assicura che porta tutti nella preghiera e chiede anche lui di essere ricordato da ognuno di noi».

Don Flavio Gobbo è nato a Preganziol, in provincia di Treviso ed è stato in passato vicario a Camposampiero e Montebelluna., poi parroco a Passarella, Santa Maria di Sala e Caposile. Non trovano conferma alcune voci girate in paese secondo cui, dietro la sua scelta, ci siano ragioni affettive

Mattino Padova

Parroco non arriva, salta la messa a Vatolla: si offrono i preti sposati

Un antico proverbio recita “senza soldi non si cantano messe”; ma è altrettanto vero che senza un prete non si possono nemmeno celebrare. I fedeli di Vatolla, frazione di Perdifumo, ieri mattina hanno atteso invano il prete per la messa domenicale, ma sull’altare non si è presentato nessuno.

La comunità di Vatolla da qualche mese è rimasta senza il “suo” parroco, trasferito improvvisamente dopo due anni di permanenza. Nelle ultime settimane la messa domenicale è stata sempre garantita da un sostituto, cosa che non è avvenuta ieri mattina. Senza alcun preavviso, i fedeli della chiesa di Santa Maria delle Grazie, in prevalenza donne, sono arrivati puntuali come ogni domenica e si sono seduti nei banchi, in attesa del celebrante.

Trascorsi i primi minuti, vedendo che sull’altare non saliva nessuno, i fedeli, per guadagnare tempo, hanno improvvisato un rosario, alzando le loro preghiere ben oltre le navate sperando nell’arrivo di un parroco. Dopo aver sgranato l’intera corona del rosario, vista l’ora tarda, tante sono state le proteste, soprattutto da parte delle signore anziane, per nulla disposte a perdersi la messa della domenica, soprattutto se non c’è il prete. I fedeli, alla fine, si sono dovuti arrendere: sarà per la prossima domenica, sempre che arrivi un parroco.

lacittadisalerno

Preti sposati: il caso di Castellammare del prete che aspetta un figlio da una donna

Il Movimento internazionale dei sacerdoti lavoratori sposati commenta la vicenda balzata agli onori della cronaca dopo un articolo su Metropolisweb

“Protagonista della vicenda è un giovane sacerdote che per lungo tempo ha operato presso la parrocchia dell’Acqua della Madonna. Molto attivo ed amato dai giovanissimi della zona, protagonista di tante attività in favore dei più deboli e dei poveri del rione. Proprio qui ha conosciuto lei, una donna della stessa età. Si sono amati, e da questa loro storia sta ora per arrivare un bambino. Combattuto tra la fede e l’amore per la sua vocazione, ha deciso di smettere l’abito ecclesiale per dedicarsi alla sua nuova famiglia. Ne ha informato direttamente il Vescovo, mons. Francesco Alfano che non ha potuto far altro che prendere atto della sua decisione” (stabiachannel)

Il fatto di cronaca contribuisce a tenere vivo il dibattito sul celibato dei preti obbligatorio e sulla riforma della teologia del sacerdozio. Papa Francesco e i vertici del Vaticano hanno recentemente aperto sulla possibilità di cambiamenti normativi nella Chiesa sulla questione.

Diverse sono le problematiche relative alla riammissione dei preti sposati con regolare percorso canonico di dimissioni, dispensa dagli obblighi del celibato e matrimonio canonico.

Bufera per un prete di Castellammare di Stabia, sospeso per aver messo incinta una ragazza

L’uomo è stato sospeso dalla Chiesa e ha deciso di prendersi cura del figlio insieme alla compagna

CASTELLAMMARE DI STABIA – Un prete del comune napoletano avrebbe messo incinta una ragazza. L’uomo, 30 anni, è stato sospeso dal sacerdozio dai vertici della Chiesa appena la notizia ha cominciato a circolare. I fatti sono stati riportati da Metropolis.

Pare che l’ormai ex prete abbia già comunicato al vescovo, Francesco Alfano, l’intenzione di svestire l’abito talare e di mettere su famiglia con la donna. Un prete di Casola ha lanciato un appello ai suoi fedeli in merito all’episodio, esortandoli a stare vicino a questa persona e a non abbandonarla in un momento di difficoltà.

diariopartenopeo.it

Castellammare di Stabia mette incinta una ragazza prete sospeso

Castellammare di Stabia mette  incinta una ragazza prete sospeso. Ancora una storia legata a vicende di sesso sulla Chiesa, non è la prima non è l’ultima, vi è un mondo sommerso enorme rispetto al quale il Vaticano fino a poco fa cercava di evitare addirittura di parlarne finchè non è scoppiato lo scandalo dei preti pedofili negli USA. Si valuta che al meno un terzo dei parroci abbiano avuto o abbiano relazioni sessuali etero od omosessuali, nella maggior parte dei casi non vengono alla luce salvo scandali come questo riportato da Metropolis sulla diocesi che riguarda la Penisola Sorrentina e i Monti Lattari questa di Castellammare – Sorrento , o vicende sconvolgenti come quelle dei preti pedofili che lasciano davvero sgomenti per come la Chiesa abbia cercato di nasconderli per anni e tuttora se può, per evitare lo scandalo, difficilmente pensa a fare quello che dovrebbe cioè non limitarsi ad allontanare il prete ma a denunciarlo anche alle autorità competenti. In questi casi ci si augura che i due convolino a giuste nozze o convivenza serena e a far riflettere la Chiesa su questo scoglio oggi superato dall’epoca moderna. La castità del prete è solo un relitto ideologico senza nessun fondamento sulla reale natura umana dotata di istinto sessuale che in quanto parte dell’essere umano anche esso è opera divina, celarsi dietro questa ipocrisia significa portare avanti concezioni legate magari alla conservazione del potere e dei beni nei mani della Chiesa, ma non è legato a verità e porte a disastri umani e sociali.

positanonews

Pedofilia, prete arrestato a Brindisi: abusi su un bimbo di 10 anni, quarto caso in città

da repubblica.it (Bari)

Un parroco brindisino, Francesco Caramia, di 42 anni, nato a Mesagne (Brindisi) è stato arrestato e condotto in carcere con l’accusa di atti sessuali continuati e pluriaggravati su un bambino di 10 anni. I fatti risalgono agli anni 2009 e 2010.

Si tratta del terzo prete brindisino in manette per abusi su minori. Un quarto, di cui non si conosce il nome, è indagato. A differenza degli altri casi in cui i preti sono finiti ai domiciliari, si sono aperte le porte del carcere per l’ex parroco della chiesa San Giustino de Jacobis, accusato di avere abusato in sacrestia di un ragazzino di dieci anni che voleva fare il chierichetto.

Il provvedimento restrittivo firmato dal gip Maurizio Saso su richiesta del pm Milto De Nozza è arrivato a seguito dell’incidente probatorio del 16 febbraio scorso in cui la presunta vittima degli abusi è stata ascoltata dai consulenti incaricati dalla Procura. L’ascolto protetto è avvenuto alla presenza della criminologa Roberta Bruzzone in veste di perito di parte incaricato dal prete.

Di fronte a medici e psichiatri il ragazzino ha raccontato di avere subito non solo gli abusi, ma anche minacce di ritorsione da parte del prete, un racconto giudicato credibile dal giudice che ha emesso la misura restrittiva in cella. “Io capivo che non era una cosa
per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, per favore, lasciami stare, sono un bimbo.
Qualche volta piangevo”. Alcuni stralci delle dichiarazioni sono contenute nell’ ordinanza di custodia cautelare.

Secondo quanto raccontato, le violenze avvenivano al termine degli incontri di catechismo “almeno due volte alla settimana”. Il parroco, stando sempre al racconto del ragazzino che all’ epoca dei fatti aveva 8 anni gli diceva che doveva “stare tranquillo” perché tutto ciò che faceva con lui “era per opera di Dio e che quello era solamente amore che voleva ricevere”.

Nello scorso dicembre i carabinieri avevano fatto perquisizioni e sequestri nella chiesa in cui prestava la sua opera, la San Giustino de Jacobis del rione Bozzano, notificandogli contestualmente una informazione di garanzia. Una volta appreso di essere indagato, don Caramia si era dimesso dall’incarico. Di recente l’arcivescovo di Brindisi, monsignor Domenico Caliandro, ha nominato un suo sostituto.

Prima di Caramia in manette sono finiti il 67enne don Franco Legrottaglie, condannato di recente a quattro anni con l’aggravante della recidiva per identici reati commessi nei confronti di due ragazzini. A finire nella rete degli investigatori, a maggio scorso, fu don Giampiero Peschiulli.

Il sacerdote prestava la sua opera in una chiesetta del centro città, la parrocchia Santa Lucia, dove si infiltrarono alcuni giovanissimi attori, inviati speciali della trasmissione televisiva Le Iene: il servizio trasmesso in seguito mostrò il prete che circuiva i ragazzini facendoli oggetto di attenzioni particolari. Dopo la trasmissione due ragazzi di 14 anni trovarono il coraggio di denunciare le molestie subite, il prete finì ai domiciliari e fu sospeso dalla Curia. Don Peschiulli è oggi sotto processo. Un quarto prete, di cui ancora non è noto il nome, è indagato con le stesse ipotesi accusatoria.

“Un caso risolto grazie alla testimonianza di un pediatra e al coraggio della vittima di parlare, ponendo fine a un incubo che la tormentava da anni”: è quanto scrive in una nota Telefono Azzurro che incita bambini e adolescenti a non stare zitti e a rompere il muro del silenzio.
“La pedofilia è un fenomeno ancora troppo diffuso nel nostro Paese e casi come quello nel Brindisino ne rappresentano una drammatica conferma”, ha commentato Ernesto Caffo, presidente dell’associazione e docente di Neuropsichiatria infantile.

“L’ascolto dei bambini è fondamentale – ha proseguito – Solo con l’ascolto è possibile raccogliere gli elementi di rischio prima che si verifichino episodi simili. Dobbiamo riservare ai bambini una grande attenzione, perché possano sempre più rompere il silenzio degli adulti, che spesso nasce da una cultura in cui non c’è rispetto delle vite umane”.

Aiello del Friuli, la vittoria dell’ex ‘don’ Andrea, prima parroco e poi sindaco

Si può fare il parroco di un paese, smettere l’abito talare e diventare sindaco? La risposta è sì e ha un nome: Andrea Bellavite, ex don Andrea ed ex parroco di Aiello del Friuli, 2.200 abitanti nella bassa pianura friulana, tra Udine e Gorizia. Il paese domenica ha eletto il suo nuovo primo cittadino: chi è? Lui, ovviamente, Bellavite. Che ora indosserà la fascia tricolore. Se non fosse vera la storia sembrerebbe un pesce d’aprile: e invece è proprio così. Trentaquattro voti di scarto (621 contro 586) hanno permesso al già sacerdote, candidato del centrosinistra, di spuntarla al fotofinish sul suo avversario, Roberto Festa, sindaco uscente.

“Sono emozionato e contento, non credevo potesse accadere”, ha commentato a caldo il neosindaco di Aiello riconoscendo con garbato fairplay al suo sfidante e predecessore di avere fatto “un ottimo lavoro” e invitandolo a “aprire un periodo di collaborazione”. Retaggi di ecumenismo? Forse. Sta di fatto che la parabola di Bellavite è davvero incredibile. Goriziano, spirito anticonformista, scrittore con all’attivo tre libri (“L’Isonzo”, “Il Carso”, “Lo spirito dei piedi”), il sacerdozio Bellavite l’ha abbandonato in maniera definitiva dopo aver concorso alle amministative di Gorizia. Il clero lo aveva giaà ammonito, ma lui aveva tirato dritto. Fino alla corsa a sindaco di quel paese, Aiello, che anni fa aveva servito in qualità di (apprezzato) parroco.

La nuova vocazione di Bellavite – innamorato della politica e del “fare” – si è tradotta in un successo personale ma non solo. “Siamo riusciti a mettere insieme tante componenti, dagli esponenti del Pd agli ambientalisti a coloro che fanno parte della comunità senza appartenenze politiche specifiche. La base del nostro lavoro ha avuto come motivo conduttore il rinnovamento del tessuto sociale della tradizione”. Immaginare che il titolare del ragionamento fino a ieri celebrava riti ecclesiastici e impartiva prediche ai fedeli del paese che ora deve amministrare, fa un certo effetto. Ma tant’è. Sacro e non. Chiesa e territorio. In fondo Aiello del Friuli, origini romane, deve il suo nome alla parola latina “agellum” che significa poderetto, piccolo campo, o, secondo altre opinioni, da “sacellum”, ossia piccolo luogo sacro. Dal 2008 il piccolo paese è conosciuto piu che altro per lo shopping commerciale al Palmanova Outlet village. Ora passerà se non alla storia almeno agli onori delle cronache per avere il primo sindaco italiano che nella vita precedente faceva il prete.

repubblica.it

Il parroco don Stefano, 46 anni, si accascia e muore

Tragedia in Agordino, sulle  montagne tra i boschi di Rivamonte. Poco dopo  mezzogiorno alcuni ragazzi hanno lanciato l’allarme al 118 per quell’escursionista, conosciuto da tutti, colto da un malore: era don Stefano Pontil, parroco di Voltago. Mentre il gruppo si trovava a Casera Armarolo tra i boschi di Rivamonte, infatti, a circa 1.500 metri di altitudine, era sopraggiunto un escursionista che all’improvviso si era accasciato al suolo colpito da malore.

Su indicazioni del Soccorso alpino di Agordo, l’elisoccorso del Suem di Pieve di Cadore ha individuato il luogo ed è atterrato nelle vicinanze, sbarcando tecnico, medico ed infermiere, che hanno a lungo tentato le manovre per  rianimare il parroco, purtroppo invano. Don Stefano in mattinata si era messo in cammino con destinazione  il Col Alt dove è avvenuta la tragedia. Era un prete e un uomo benvoluto da tutti ed era grandissimo amico degli animali: solo ieri sera sulla sua bacheca Facebook aveva condiviso queste parole contro chi adotta i cani senza amore: “Non prendete un cane. Mai. Lasciate stare. Ve lo dico col cuore in mano. Non prendetelo, per nessun motivo. Se ve ne viene la voglia, fatevela passare. Vi rovinerà la vita perché dopo aver trascorso un po’ di tempo con un cane, non sarete più gli stessi. Niente sarà più come prima. Vi sembrerà che il mondo come fino ad ora avete conosciuto non sia mai esistito”.

leggo.it

Parroco dopo la svolta “radicale” interviene sulla protesta contro la pasta scotta. E cita San Paolo

Il 29 aprile scorso scoppiava il caso della “pasta scotta” con tanto di protesta dei profughi in questura: sotto accusa, in particolare, il cibo servito alla mensa “Il Locomotore” in via Eritrea. A un mese di distanza, sulla “pasta scotta” si abbatte un nuovo anatema griffato don Franco Ranza ultimamente particolarmente e diversamente reattivo di fronte agli eventi cittadini ma anche agli accadimenti fuori porta.

Non che il parroco di San Nicolò e San Francesco si sia svegliato ora da un lungo sonno: la sua partecipazione alla vita cittadina non è mai venuta a mancare e le sue prese di posizioni da sempre sono state nette e con ben pochi margini lasciati all’interpretazione. Il fatto è che il parroco conservatore per definizione, il don che nel 2006 e nel 2008 sfilava attraverso le vie del centro piuttosto che tra le panchine del Parco del Popolo chiedendo più sicurezza per la città, al fianco esponenti di An, Forza Italia e Lega Nord, negli ultimi interventi ha virato mettendo in campo aperture coraggiose. Considerato perlomeno il pulpito… o meglio l’altare.

Perché proprio dall’altare di San Nicolò, il 22 maggio scorso, don Ranza celebrò una messa in suffragio di Marco Pannella, alfiere del divorzio e dell’aborto ma soprattuto leader radicale nelle parole e nei fatti. E di fronte alla nostra incredulità, ci rispose come il più illuminato dei sacerdoti riformatori: «Anche i non credenti saranno salvi se saranno retti nella coscienza, che è più forte della legge. Pannella ha cercato di essere coerente con la sua coscienza». E per convincerci rincarò la dose: «Invecchiando si diventa saggi e si scopre la verità. Io mi sento un prete libero in una Chiesa libera. Nei preti la politica è il Padre Nostro».

E a tre giorni dalla messa per Pannella, don Ranza pensò bene di bacchettare una certa Maria Elena Boschi. La sua colpa? Avere pronunciato una frase ad un passo dal blasfemo a proposito del referendum costituzionale: “I partigiani veri votino sì”. Ed è di ieri l’intervento sul caso “pasta scotta” e più in generale sulla questione dei migranti. Don Ranza cita san Paolo (“chi non lavora non mangi”), stigmatizza il comportamento dei profughi (“siete ospiti e non rispettate le leggi del nostro paese”) per poi esprimere la propria teoria (“non è giustizia distributiva e vera giustizia un assistenzialismo sistematico e continuato”). Nuova virata? E se fosse il caso di cambiare metro non ragionando più in termini di passi avanti, indietro o sul posto?

«Cosa ne pensa dell’intervento sui migranti? – ci chiedeva ieri don Ranza -. L’ho buttato giù di getto, perché la questione della pasta scotta mi ha offeso. Ho conosciuto Papa Bergoglio in America Latina e ho ancora negli occhi quei giovani che a Caracas stavano per ore sotto il sole cocente aspettando un panino. E questi si lamentano per la pasta…». Quello stesso Bergoglio che ha invitato le parrocchie ad accogliere almeno una famiglia di migranti ognuna. A San Nicolò, c’è posto per i profughi? «Al momento

no perché le strutture ci sono ma dal terremoto del ’99 sono inagibili – risponde Don Ranza facendosi trovare pronto sul tema -. E in ogni caso resto del parere che per un’accoglienza che funziona servono regole precise. Altrimenti poi ci ritroviamo qui a parlare di pasta scotta…».

Gazzetta di Reggio

Parroco aggredito in chiesa da un gatto finisce all’ospedale

Pontedera, 3 giugno 2016 – Brutta avventura stamani in duomo per don Piero. Il sacerdote è finito all’ospedale dopo essere stato aggredito da un gatto. Don Pietro appena si è reso conto della presenza del felino ha tentato di farlo uscire ma l’animale non ha sentito ragioni, si è ribellato in ogni modo graffiando e morsicando il sacerdote.  Alla fine, per catturare il felino,  è stato necessario l’intervento di una pattuglia dei vigili del fuoco e della municipale. L’animale è stato poi consegnato a un’associazione animalista.

lanazione.it

Gagliole, prete litiga col parroco e sciopera: fedeli senza messa

Un “incidente diplomatico” tra sacerdoti, induce un prete a scioperare la domenica mattina, saltando la celebrazione della messa. Ieri mattina per la prima volta nella storia recente del piccolo paesino, la chiesa di San Michele Arcangelo, nel cuore del centro storico di Gagliole, è rimasta vuota. Nessuna sorpresa per i parrocchiani, che sapevano già da una settimana, della decisione di don Daniele Cogoni di non celebrare più la messa nella chiesina, come avviene normalmente la domenica mattina alle 11.
Il sacerdote lo aveva annunciato direttamente dall’altare, durante l’omelia, nel corso della celebrazione della domenica precedente. «Questa sarà la mia ultima messa, non celebrerò più a Gagliole», avrebbe detto il sacerdote dal pulpito. Così ieri mattina la chiesa è rimasta vuota. Secondo quanto riferiscono gli abitanti del luogo, monsignor Nazareno Moneta, parroco di Castelraimondo, sotto la cui potestà rientrano le due chiese di Gagliole, quella di San Michele Arcangelo nel centro storico e quella della popolosa frazione di Selvalagli, la settimana prima avrebbe fatto alcune esternazioni in una funzione, che non sarebbero piaciute al suo sottoposto. Le voci sarebbero giunte all’orecchio del sacerdote, che avrebbe preso questa decisione di non celebrare più la messa, annunciandolo direttamente ai parrocchiani.

Corriere Adriatico

Prete di una città con le chiese che si svuotano contrario ai preti sposati in Italia

Don Michele Tartaglia, contrario al lavoro dei preti sposati che si sono dimessi nella Chiesa

Si tratta di don Michele Tartaglia della Cattedrale di Campobasso: «Non siamo più un punto di riferimento così scontato e l’esigenza spirituale è diventata un po’ fai da te» ha affermata in un’intervista a primonumero.it. Don Michele ha 46 anni, da cinque è sacerdote in una delle chiese più centrali della città. In Cattedrale c’è un vivace e attivo gruppo scout, si fa catechismo e in tanti seguono lì la messa per comodità (è a due passi da corso Vittorio Emanuele) anche se non vivono nella zona.
Don Michele  ha, come molti per la verità, un profilo facebook, possiede un cellulare di ultima generazione che squilla di continuo, ha diversi incarichi per conto della Curia, viaggia «ma per lavoro» e insegna Sacre scritture all’università di Chieti. «Oggi i preti fanno molte attività, bisogna essere multitasking» dice sorridendo don Michele convinto che la nuova missione della chiesa sia quella di rintercettare i bisogni.
Ha idee originali don Michele anche rispetto «a quei ‘fondamentalisti’ del Family day» e ai preti sposati: «Sì, sono favorevole, ma non in Italia perché non c’è ancora questa necessità, Ci sono paesi, in Africa o in Sudamerica, dove i sacerdoti sono pochissimi e lì un ragionamento andrebbe aperto ma non tanto sul far sposare i preti, ma sul far fare i preti a quelli sposati, che è cosa ben diversa».

Il movimento dei sacerdoti lavoratori sposati aveva lanciato anche alla diocesi  di  Campobasso un’offerta di collaborazione per le chiese chiuse; offerta, come al solito, disattesa dal Vescovo Diocesano.

Ora, “dopo le dichiarazioni di un giovane prete come don Michele, siamo profondamente delusi… Ancora chiusure per i preti sposati e la campagna di riammissione nella Chiesa”.

Don Alberto Paolo Lesmo: il parroco indagato per prostituzione minorile

Un parroco del milanese, don Alberto Paolo Lesmo è indagato per il reato di prostituzione minorile “con più azioni e con l’aggravante di aver commesso il fatto con violazione dei doveri inerenti alla qualita’ di ministro di culto”. A rendere nota questa brutta storia e’ l’Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, che ha sospeso il parroco da ogni incarico in Diocesi. Il 2 luglio 2015 Lesmo era stato nominato Decano del Decanato “Baggio”, mantenendo anche i precedenti incarichi. Lesmo è accusato di prostituzione minorile per più episodi avvenuti fra il 2009 e il 2011 e con l’aggravante di avere approfittato del suo ruolo di sacerdote. La parrocchia è stata assegnata ad un amministratore parrocchiale e il decanato di Baggio ad un decano facente funzioni. Secondo l’accusa oltre che con denaro il parroco avrebbe pagato un ragazzo minorenne per rapporti sessuali anche con dosi di droga

Sul sito delle Edizioni Paoline era comparso qualche tempo fa un articolo che parlava del suo sacerdozio:

Del resto anche la sua vocazione è nata in oratorio, a Brugherio, vicino a un sacerdote, don Mario Longo, che l’ha accompagnato nel suo cammino di fede. «Ma i miei primi catechisti sono stati mia madre – che mi ha preparato alla prima Comunione, in casa nostra, con altri bambini, come si faceva per risolvere il problema della grande distanza dalla parrocchia – e poi mio padre, per la Cresima. Tutto ha un senso, l’importante è affidarsi. Mi capita di raccontarlo, ogni tanto, a qualche ragazzo dell’oratorio: la mia vita poteva essere messa in un angolo, abbandonata, difficile. Invece il Signore ha voluto mandare mamma e papà a raccoglierla e ad aiutarmi a donarla di nuovo. Perché se ricevi un dono, non puoi chiuderlo dentro di te. Devi buttarti. Offrirlo».

Don Alberto Paolo Lesmo, fino ad ora parroco a Milano S. Marcellina e decano di Milano – Baggio e’ sotto inchiesta per episodi accaduti tra il 2009 e il 2011. Ma la notizia dell’indagine a carico del parroco e’ stata comunicata all’Arcidiocesi di Milano solo recentemente, il 2 marzo scorso (con documento datato 19 febbraio 2016). “L’Arcidiocesi apprende solo ora che nel 2013 don Lesmo fu raggiunto in parrocchia da una perquisizione ordinata dagli inquirenti – si legge in una nota – senza pero’ che il sacerdote ne desse in alcun modo notizia ai suoi superiori diocesani. Nessuna notizia in merito al reato ipotizzato e’ mai stata a conoscenza dell’Arcivescovo e dei suoi collaboratori”. Una volta a conoscenza dei fatti e’ stato proprio il Cardinale a voler rendere nota la grave accusa che riguarda il sacerdote. Nel contempo per l’accusato e’ stabilito l’avvio della indagine previa relativa al “delitto di peccati del ministro sacro con minorenni” (di cui all’art. 6 delle norme canoniche sui delicta graviora) con la misura cautelare (in base all’art. 19 delle stesse norme) della sospensione dal ministero. Si attendono ora sia l’esito del procedimento giudiziario da parte delle Autorita’ civili che l’esito del procedimento canonico, per il quale saranno coinvolti gli organismi competenti della Santa Sede. “Il cardinale Scola e i suoi collaboratori – continua la nota dell’Arcidiocesi – esprimono il proprio sconcerto e dolore per l’accaduto e pregano fin da ora per la vittima dei fatti contestati e i suoi familiari e per don Lesmo. Una preghiera particolare anche per i fedeli della comunita’ cristiana di S. Marcellina, ai quali si domanda di offrire spiritualmente la sofferenza causata da questo scandalo e di restare uniti intorno al Mistero della Passione, Morte e Risurrezione di Gesu’ Cristo che si stanno celebrando in questi giorni santi”. La parrocchia e’ stata assegnata ad un amministratore parrocchiale e il decanato di Baggio ad un decano facente funzioni.

Accusato di molestie sessuali da una donna, un prete viene rinviato a giudizio

molestie

Accusato di molestie sessuali da una donna, un prete viene rinviato a giudizio. Avrebbe toccato le parti intime di una donna per poi baciarla appassionamente, ma lei poi lo ha denunciato.

Peccato che il soggetto in questione non sia un comune cittadino, bensì un sacerdote veronese alla guida di una parrocchia della Diocesi che, come riporta TgVerona, sarebbe stato rinviato a giudizio con l’accusa di molestie sessuali. 
Si tratta di un episodio risalente a due anni fa: i due avrebbero avuto una relazione poi terminata e poi la 30enne collaboratrice della parrocchia avrebbe affermato di aver subito le molestie in canonica in altre tre circostanze. Il religioso si sarebbe dichiarato innocente, negando ogni fatto, ma il giudice ha comunque optato per il rinvio a giudizio.

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Il Parroco rinuncia. I devoti: «Da domenica ci facciamo la messa da soli». Si offrono i preti sposati

L’articolo (riportato in basso) suscita la reazione dell’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati: “Se Papa Francesco e il Vescovo o i fedeli ci invitassero potremmo metterci al servizio, con un nostro prete sposato, della parrocchia priva di sacerdoti”. (ndr)

La Spezia – Troppe parrocchie da seguire per don Paolo, che da Beverino doveva avventurarsi pure per i tornanti che portano a Comuneglia e Codivara.

E così, suo malgrado, il sacerdote ha dovuto fare delle scelte: tagliare le funzioni religiose nelle due frazioni del comune di Varese Ligure.

Ma la comunità deli due borghi, almeno centocinquanta abitanti e «da sempre particolarmente unita», come sottolinea anche il sindaco di Varese, Giancarlo Lucchetti, s’è come sempre rimboccata le maniche.

«Da domenica ci facciamo la messa da soli – dice Paola Ghiggeri, anima del paese e gerente del bar-alimentari del luogo – Faremo delle letture, a turno e dei gruppi di preghiera». A “dire messa”, almeno per il battesimodella funzione fai da te, è stato incaricato il diacono Amedeo Cerisola.

Emozioni particolari? «No, no, e poi non sono tipo da finire sul giornale», dice sorridendo.

Ma poi gli amici del bar lo sostengono, ed emerge così la volontà della comunità di non perdere anche la chiesa, dopo le mille difficoltà affrontate ogni mattina per percorrere chilometri di strade dissestate. Un luogo di fede, un punto di incontro per tutti. Anche per questo la comunità è sempre stata legata ai suoi sacerdoti, che pure hanno rischiato per andare a dire messa a Comuneglia. Come accadde a don Franco, nel 2012, finito fuori strada per una lastra di ghiaccio sul dissestato manto stradale.

O come quando gli stessi abitanti si sono rimboccati le maniche e hanno messo bitume per tappare le buche e permettere il passaggio della processione, in occasione della festa dellaMadonna del Carmine. Mancava giusto di dirsi la messa da soli. Domenica accadrà pure questo.

ilsecoloXIX.it