Mons. Camisasca: a Reggio Emilia un suo prete sparisce per amore e un altro prete favorevole ai preti sposati

La notizia pubblicata da “reggionline.com”: dal titolo “Reggio Emilia: uccelli di rovo nella parrocchia di Sant’Agostino. Preti in crisi di castità”.

Mons. Camisasca intransigente con i preti sposati… Non ha esitato a ostacolare e a discriminare in passato nella sua diocesi  le famiglie dei preti sposati. Ora si trova davanti a due casi che lo scuotono profondamente. Un Membro della Fraternità Sacerdotale S. Carlo, da lui fondata, sparisce per amore e un suo parroco missionario dal Brasile si schiera a favore dei preti sposati (ndr).

Un sacerdote spagnolo, che operava nella parrocchia di via Reverberi, è sparito improvvisamente perché aveva una storia d’amore con una donna reggiana. Dal Brasile don Paolo Cugini, ex parroco di Regina Pacis, scrive: “Se mi fossi sposato, la mia vita sarebbe stata più vera”. Due storie che stanno scuotendo la diocesi

REGGIO EMILIA – Alcuni casi spinosi stanno scuotendo la Chiesa reggiana. Un prete spagnolo, viceparroco in Sant’Agostino è tornato in Spagna dopo un flirt con una donna conosciuta in città e don Paolo Cugini, ex parroco di Regina Pacis, dal Brasile fa sapere che se avesse avuto una moglie la sua missione sarebbe stata più vera.

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Parrocchia di Sant’Agostino, in città a due passi dal Seminario e a tre dal Vescovado. Sei mesi fa per aiutare don Guido Mortari, parroco da decenni, arriva un prete spagnolo, don Luis Barge. Fa parte della fraternità san Carlo, la comunità fondata da monsignor Camisasca che ha sacerdoti in tutto il mondo. Don Luis è laureato in filosofia, a Reggio insegna in una scuola superiore ed è brillante e affabile. Intorno a Natale però, da un giorno all’altro, sparisce. E’ successo che lo spirito era forte, la carne debole eppure la carne ha vinto. Il bel sacerdote spagnolo ha ceduto alle grazie di una donna reggiana molto conosciuta in città e il Vescovo è stato irremovibile e l’ha rimandato in Spagna immediatamente. A quel punto, forse anche in conseguenza di questo, l’arrivo di altri preti della fraternità san Carlo in centro storico, è stato stoppato. Il consiglio presbiterale, una sorta di gruppo di sacerdoti che interloquiscono più da vicino col Vescovo, ha chiesto a monsignor Camisasca di non affidare le parrocchie del centro a preti della sua comunità. Meglio dirottarli altrove. E il Vescovo si è detto d’accordo.

Eppure anche tra i preti diocesani, il tema della castità è di moda. Don Paolo Cugini, fino al settembre scorso parroco di Regina Pacis,dall’Amazzonia dove è stato mandato in missione ha scritto: “E’ difficilissimo parlare di sessualità e del bisogno di affetto che ho percepito in alcune occasione della mia vita ministeriale”, e aggiunge “non venitemi a dire che i preti dovrebbero vincere la solitudine vivendo in comunità. Io lo farei se ci fossero anche delle donne. Altrimenti preferisco stare solo”. Infine don Cugini annota: “Faccio fatica a ringraziare Dio quando mi ha tolto la possibilità di essere padre”. Forse mai come ora la Chiesa reggiana si sta interrogando sul celibato dei sacerdoti per smentire un famoso umorista che diceva che la castità è una virtù che i preti si trasmettono di padre in figlio.

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Parroco si innamora e decide di lasciare il sacerdozio

Il parroco di Cerano, un paese di circa 6,800 abitanti in provincia di Novara, si èinnamorato e ha deciso ti togliersi la tonaca per amore.

A dare la notizia è stato lo stesso vescovo, Franco Giulio Brambilla, durante la messa delle 18 di sabato scorso, 9 febbraio, lasciando senza parole tutti i presenti. Don Federico Sorrenti ha infatti deciso di seguire il suo cuore e di lasciare il sacerdozio dopo essersi innamorato di una donna. La giovane sarebbe una ragazza di 34 anni, volontaria della parrocchia. Il parroco ha informato il vescovo tramite una lettera, nella quale ha spiegato il suo sentimento e il suo desiderio di iniziare una nuova vita accanto alla sua amata.

“Eccellenza, in quest’ultimo anno mi sono innamorato di una donna ed è nato pian piano in me un desiderio nuovo e crescente di vivere una relazione di coppia e di costruire insieme una famiglia. Sono andato in una crisi profonda e anche sofferta, in cui ho maturato, in dialogo con lei, la scelta di sospendere il mio ministero sacerdotale per iniziare un nuovo percorso di vita” ha scritto. Monsignor Brambilla si è dimostrato aperto e benevolo. Ha spiegato alla comunità come questa notizia lo abbia addolorato, ritenendo Don Federico un ottimo prete, molto apprezzato da tutti. Ha però inoltre sottolineato la correttezza del parroco nel confessare il suo amore e nella sua decisione di abbandonare il sacerdozio. Attraverso la voce di Monsignor Brambilla Don Federico ha voluto chiedere scusa ai fedeli per il modo in cui ha comunicato la sua scelta, e ringraziarli per la loro collaborazione alla vita della parrocchia.

Sorrenti era a Cerano dal settembre 2016 e si era distinto per i progetti e le attività che aveva portato avanti in questi anni. Anche il sindaco, Flavio Gatti, ha voluto esprimere la sua sorpresa per la decisione presa “È una scelta personale che merita rispetto. Sono dispiaciuto perché con lui abbiamo sempre collaborato in campo sociale, in cui era molto impegnato”. E proprio degli ultimi giorni era il nuovo progetto a cui Don Federico si stava dedicando, ristrutturare il vecchio cinema per farlo diventare la nuova sede dell’oratorio.

Il Giornale

I sacerdoti sposati vicini a don Franco Sorrenti… coerente con la trasparenza dei preti sposati

Bene hanno fatto il Vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla e il parroco innamorato a comunicare ai fedeli la scelta. “I sacerdoti sposati sono per la trasparenza e non per la doppia vita” ha commentato il Movimento dei sacerdoti sposati, fondato nel 2013 da don Giuseppe Serrone.

Lascia la tonaca per amore di una donna. Non è la prima volta che accade un fatto del genere, ma la notizia ha lasciato di stucco a Cerano (Novara). A comunicarlo ai fedeli è stato il vescovo di Novara, Franco Giulio Brambilla. “Il parroco don Federico Sorrenti – ha detto, nella messa concelebrata dal vicario generale della Diocesi don Fausto Cossalter – ha deciso di non continuare il suo esercizio sacerdotale”. Don Federico nelle ultime settimane si è confrontato con il vescovo al quale ha confidato “di essersi innamorato, nel corso dell’ultimo anno, di una donna e di aver maturato la scelta, molto sofferta, di voler costruire una famiglia e imboccare un nuovo percorso di vita”.
Il vescovo ha sottolineato “il rammarico e il dolore per la scelta di don Federico, anche per il bene che ha fatto nel suo intero percorso sacerdotale; una scelta dirompente e di impatto, che crea sofferenza nella nostra Chiesa e a tutti voi. Ma dobbiamo rispettare la sua decisione, riconoscendone la correttezza”.

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GR: parroco innamorato, petizione a Papa contro celibato

Gli abitanti del piccolo comune di Breil/Brigels (GR) non si rassegnano e si appellano a Papa Francesco per sostenere il loro parroco, che a 35 anni ha dovuto lasciare il sacerdozio per potere vivere una relazione d’amore.

Una ragione non sufficiente per i parrocchiani che hanno così lanciato una petizione online lo scorso 14 settembre, che chiede al pontefice di liberare i sacerdoti dall’obbligo del celibato.

Le firme raccolte fino ad oggi, nel comune di poco meno di 1’300 abitanti, sono ben 3’776. L’obiettivo è di arrivare a 8’000 sottoscrizioni, come si legge sul sito della petizione.

Il parroco era molto apprezzato dalla comunità e considerato una persona impegnata, aperta e autorevole. A metà luglio, dopo aver celebrato la messa, il religioso aveva detto ai fedeli di aver deciso di vivere pubblicamente la propria relazione, con la conseguenza di una sospensione immediata.

tvsvizzera.it

Responsabile parrocchia è un diacono non un laico sposato a Roma: Avvenire disquisisce su terminologia ma non cambia la sostanza del problema

Per il Movimento Internazionale dei sacerdoti lavoratori sposati l’articolo di Guido Mocellin visibile su Avvenire

>> https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-diacono-sembra-un-parroco-ma-non-e-tutta-colpa-dei-media

non cambia la sostanza del problema della carenza dei preti e della possibile soluzione in chiave di riforma della Chiesa della riammissione dei preti sposati nella Chiesa.

Mocellin si preoccupa alla fine dell’articolo tra le righe del suo testo di lanciare una frecciatina integralista: “Eppure, anche se nessuno (o quasi) l’ha scritto, la notizia lascia l’impressione che a Roma ci sia un parroco «laico e sposato». Forse perché tanti sono convinti – o preoccupati, dipende da come si guarda all’età secolare – che il futuro sia in questa direzione”.

Caro Mocellin presto le cose nella Chiesa Cattolica potrebbero cambiare in chiave teologica e conciliare con cambiamenti della normativa ecclesiale che riammetta nella Chiesa i preti sposati

Prete dalla doppia vita diventerà papà. Meglio i preti sposati con un regolare percorso

Il Movimento Internazionale dei sacerdoti lavoratori sposati commenta il caso di don Gianfranco Del Neso: “Bene la trasparenza ma è troppo tardi. No alla doppia vita dei preti. Noi per aiutare i preti in difficoltà siamo pronti ad affiancancarli nelle parrocchie con le nostre famiglie” (ndr).

Campania, il prete diventerà papà. Il vescovo lo sospende

Don Gianfranco sospeso. Il monsignore: sono fortemente addolorato

campania il prete diventera papa il vescovo lo sospende

di Siep

Ha confessato al suo vescovo di avere una relazione sentimentale con una donna. Tra qualche tempo diventerà papà di un bambino frutto della sua relazione sentimentale e per questo il vescovo di Ischia, Pietro Lagnese, ha sospeso dall’esercizio del ministero sacerdotale don Gianfranco Del Neso, amministratore parrocchiale della chiesa di «Maria Ss. Madre della Chiesa». A darne notizia in una nota diffusa in serata è stato lo stesso vescovo di Ischia, che ha comunicato a fedeli e prelati quanto accaduto e i relativi provvedimenti.

La nota della Diocesi di Ischia precisa che è stato lo stesso don Gianfranco a informare il vescovo. Incredulità e sconcerto nella Comunità parrocchiale di «Maria Ss. Madre della Chiesa». «Il Vescovo – si legge nel comunicato – fortemente addolorato per l’accaduto, ha riconosciuto l’onestà di don Gianfranco nell’aver condiviso con lui la fatica nel rimanere fedele all’impegno del celibato» e ha dichiarato che «il sacerdote intende assumersi tutte le responsabilità connesse alla sua nuova situazione di vita che prevede l’arrivo di un figlio». Il Clero e la comunità parrocchiale «accogliendo con sofferenza tale notizia hanno espresso vicinanza al Vescovo e gli hanno chiesto di manifestare gli stessi sentimenti al Presbtero e ai suoi familiari che vivono una prova certamente non facile». Gianfranco Del Neso, 45 anni, era diventato sacerdote il 27 giugno del 2014 nel corso di una solenne celebrazione tenutasi sul piazzale delle Alghe di Ischia Ponte, e fu lo stesso Vescovo di Ischia, Lagnese, a consacrarlo alla vita sacerdotale.

Incredulità e stupore nella comunità dei fedeli ischitani, che descrivono Del Neso, 45 anni come “un parroco di grande umanità, coraggiosamente in prima linea nelle battaglie sociali. Un prete attento agli ultimi e sempre presente per assistere i bisognosi”.

ottopagine.it

Speranza di vita, si aggravano gli effetti sugli assegni dei sacerdoti

Da 68 a 69 anni, così cambierà fra pochi mesi il requisito dell’età per l’assegno di vecchiaia nel Fondo di previdenza del clero. È una novità, che andrà in vigore dal 1° gennaio 2019, che ricade in particolare sui sacerdoti e gli altri ministri di culto che stanno per varcare la soglia del pensionamento. Effetti imprevisti di questo aumento dell’età pensionabile, sia economici sia normativi, condizionano la normale applicazione della previdenza sacerdotale
Causa di questa nuova situazione è la maggiore «speranza di vita», l’indice che registra una migliore qualità della vita dei cittadini italiani, ma che allunga anche il pensionamento di tutti gli assicurati dell’Inps al fine di contenere la spesa pensionistica.
Il calcolo dell’indice della speranza di vita sulle pensioni è registrato dall’Istat (dal 2013 è stato di 3 mesi in più e a seguire 4, 7 e dal prossimo anno 12 mesi) prendendo come base la popolazione con età di 65 anni, cioè il vecchio requisito per la pensione di vecchiaia e per l’assegno sociale. È evidente che se nel Fondo Clero l’età ordinaria è di 68 anni, qualsiasi aumento di speranza di vita è stato già abbondantemente considerato. Applicare la speranza di vita anche su un’età di 68 anni costituisce quindi un abuso, illogico oltre che giuridico. Emergono infatti motivi, ora sempre più evidenti (come la diversa mortalità per gli uomini e per le donne), per contestare in via giurisdizionale la speranza di vita nel Fondo Clero, ovviamente grazie ai ricorsi degli interessati.
Il “differimento”. Il Fondo prevede che se un sacerdote, avendo già maturato il diritto, rinvia oppure ritarda di almeno un anno la domanda di pensione riceve d’ufficio un aumento della rata mensile, calcolato in base ad un’apposita tabella attuariale. Oggi, chi ha maturato, ad esempio, un importo di 100 euro, rinviando la pensione dopo i 68 anni, riscuoterebbe una rata di 121 euro.
Di fatto, il nuovo requisito di 69 anni per l’assegno di vecchiaia nel Fondo spazzerà via, in un solo colpo, l’istituto del differimento, impedendo quindi una corretta applicazione della normativa sacerdotale. E tanto meno gli interessati, già avanti negli anni, avranno la pazienza (e forse l’età) per rinviare la pensione fino ai 70 anni o più, al fine di beneficiare della speciale maggiorazione.
Infine, i 69 anni di età comportano, oltre alla perdita del differimento, un maggiore carico contributivo (l’obbligo cessa solo col pensionamento), la perdita delle rate mensili e della tredicesima maturate tra i 68 e i 69 anni di età, la riduzione delle maggiorazioni su ogni anno versato in più oltre il minimo dei 20.

avvenire

Trova la moglie col parroco, la storia finisce in rissa

Quando la notizia era circolata nelle scorse settimane tra i social e tra alcuni media sembrava la solita bufala di mezza estate. E invece si èconfermata una storia vera. La protagonista si è infatti presentata ospite della trasmissione di Pomeriggio Cinque condotta da Barbara D’Urso e, in una intervista concessa in esclusiva alla trasmissione, ha raccontato la vera versione dei fatti, che in parte era quindi già nota.

Lei, 40 anni, della provincia cremonese, sposata e madre di due figli, ha una relazione con il parroco, africano e coetaneo, del suo paese. E i due sono stati realmente colti dal marito di lei (dal quale è separata) in unmomento di intimità in un’automobile nel parcheggio di un centro commerciale cremonese.

Dal racconto fatto dalla donna non solo si è scoperto che il fatto è realmente accaduto, ma si è anche appreso che la storia ha dei risvolti particolarmente drammatici.

“Eravamo separati già da molto tempo, il matrimonio era finito da anni, ma lui continuava a impormi la sua presenza, anche al lavoro, nonostante lo supplicassi di andar via” ha rivelato di fronte alle telecamere. E – come riferisce anche TgCom24 – ha spiegato che il rapporto col parroco è nato in modo “normale”, con lo scambio delle “paure e angosce che avevo in quel momento”. E’ stato proprio in uno dei pedinamenti dell’ex che i due amanti sono stati sorpresi, in un centro commerciale del Cremonese. La reazione dell’ex marito è stata “una furia scatenata”, ma il prete non è stato da meno, e ha colpito con un pugno l’avversario.

La lite è stata sedata dai carabinieri e il prete è stato allontanato dalla diocesi, dopo la denuncia da parte dell’ex marito per percosse.

corriere.it

“Atti sessuali con minori”, il caso del parroco di Sciacca Mordino finisce in Cassazione

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Saranno le sezioni unite della Cassazione a decidere, il 31 maggio prossimo, sul ricorso avanzato dalla difesa avverso la sentenza che ha condannato, in primo grado e in appello, Davide Mordino, di 47 anni, ex parroco della Basilica di San Calogero, a Sciacca, a 9 anni e 8 mesi di reclusione, accusato di atti sessuali con minori.

Il ricorso avverso la sentenza di condanna è stato presentato dalla difesa di Mordino, con gli avvocati Antonino Agnello e Giovanni Aricò, i quali hanno posto una serie di questioni, eccependo nullità che riguardavano la fase delle indagini preliminari e il giudizio di primo grado oltre a vizi di motivazione della sentenza della Corte di Appello di Palermo.

Giornale di Sicilia

Bufera in paese: allontanato il parroco

È bufera a Gordola. Il parroco del paese è stato invitato ad andarsene. La decisione è stata presa dalla Diocesi dopo una recente riunione del consiglio parrocchiale. Alla base della drastica misura ci sarebbero non ben precisati comportamenti da parte del giovane sacerdote.

A scanso di equivoci (visti i precedenti a Gordola): non si tratta di questioni a carattere sessuale.

La notizia sta generando reazioni contrastanti tra i fedeli. Alcuni parrocchiani, in seguito all’episodio, addirittura stanno avanzando l’ipotesi di chiedere le dimissioni dell’intero consiglio parrocchiale e l’allontanamento del vicario. Diverse le segnalazioni giunte alla Curia, sollecitata per come la vicenda è stata gestita.

Il sacerdote, di origini siciliane, in passato aveva operato anche in altre parrocchie ticinesi. La sua ultima messa domenicale a Gordola è stata celebrata in occasione della festa della Madonna di Fatima a Gordemo. Nei prossimi giorni farà rientro in Italia.

Valsugana, parroco rimosso «Una tempesta ha colpito l’intera nostra comunità»

La porta della canonica è chiusa. Da martedì il paese è senza il suo parroco. L’altra mattina, come tutti i giorni, lo aspettavano in chiesa per la prima Messa del giorno. Al suo posto, però, è arrivato don Renato Tomio.

Da diverse ore don Daniele Morandini aveva lasciato la canonica. Con lui se ne erano andati anche i suoi genitori Tullio e Rosy che, da tre anni e mezzo, erano arrivati in Valsugana. Il breve comunicato dell’Arcidiocesi parla chiaro. Già lunedì sera, all’oratorio parrocchiale, il vicario generale don Marco Saiani aveva informato il Consiglio Pastorale delle tre comunità di Borgo, Olle e Castelnuovo.

«È un vero fulmine a ciel sereno. Anzi, quella che si è abbattuta su Borgo è una tempesta». Così il sindaco Fabio Dalledonne che ha accolto la notizia poco dopo la seduta della giunta comunale. «Non voglio e non posso entrare nel merito della decisione del vescovo ma quello che mi sento di dire è che in questi tre anni e mezzo di presenza a Borgo don Daniele ha dato una svolta alla comunità. Un prete moderno, sempre a contatto con la gente e che, rispetto al passato, è riuscito a riportare i fedeli in chiesa». La decisione è del vescovo è stata presa «a causa di comportamenti moralmente inaccettabili e incompatibili con esercizio del ministero sacerdotale e pastorale».

Come ogni mercoledì mattina, anche ieri a Borgo c’era il mercato. Poche bancarelle, poca gente. Ma soprattutto poca voglia di parlare.

«Mi hanno appena informata – ci racconta una anziana signora – e quello che farò sarà di pregare il Signore affinché aiuti il nostro parroco in questo difficile momento».

Il nostro parroco. Don Daniele, dal suo ingresso su un sidecar davanti alla chiesa di S. Anna, è entrato nei cuori della gente. Tanta gente ieri mattina si è rivolta presso gli uffici parrocchiali per chiedere informazioni. Volti tesi, tirati. «Sono profondamente dispiaciuto, incredulo per quello che è successo. In questi anni c’è stata una proficua collaborazione con il parroco – rimarca il sindaco di Castelnuovo Ivano Lorenzin – che si era fatto ben volere dai suoi fedeli».

Dopo un primo incontro con don Saiani, mercoledì sera il Consiglio Pastorale è tornato a riunirsi. Bisogna andare avanti, guardare al futuro anche per proseguire con le innumerevoli attività e progetti messi in campo da don Daniele. In attesa delle nomine del nuovo parroco, decisione che, presumibilmente, verrà presa verso le fine dell’estate o all’inizio dell’autunno, toccherà ai sacerdoti ed ai diaconi presenti sul territorio gestire le tre parrocchie.

Ci penseranno don Renato Tomio, attuale cappellano dell’ospedale e della casa di riposo di Borgo, ed i due diaconi Aldo Campestrin e Pierino Bellumat. Da Trento è stato deciso di affiancare a loro anche don Ferruccio Furlan, vicario per il clero e che già in passato, nei primi anni ‘90, era stato a Borgo con l’allora decano don Giorgio Hueller. «Nessuno, ripeto, mai nessuno in questi anni si era lamentato per il comportamento del parroco. In comune non era mai arrivata nessuna segnalazione – conclude Fabio Dalledonne – solo commenti positivi. Per Borgo e Olle è una perdita gravissima. Prima che prete, don Daniele era un uomo ed una persona dinamica che ha dato tutto per nostra comunità. E questo, indipendentemente da quello che è successo, non scalfirà la stima, l’affetto e la grande simpatia che abbiamo e che avremo sempre per lui»

ladige.it

Prete accusato di omicidio

«Sono tranquillo, sereno. Anche se qui forse c’è di mezzo il demonio». L’ex parroco di Pizzoli (l’Aquila), monsignor Paolo Piccoli, 52 anni, accusato di avere strangolato un sacerdote di 92 anni, Giuseppe Rocco, trovato morto nella sua camera nel seminario di Trieste, nella Casa del clero, il 25 aprile 2014, è certo insieme al proprio avvocato di fiducia Vincenzo Calderoni, di dimostrare la propria innocenza in un quadro probatorio che, da confuso, è diventato a seguito delle testimonianze nel processo di ieri, addirittura fosco. Infatti secondo l’avvocato Calderoni, l’udienza di ieri è stata contraddistinta dal caos che si è generato nei momenti concitati di intervento da parte dei soccorritori nella stanza e soprattutto sul letto del prelato, dove sono state rinvenute in un lenzuolo posto sotto la salma, tracce ematiche dell’imputato.

Secondo l’avvocato Calderoni, questo aspetto è di particolare rilevanza visto che secondo l’accusa le tracce ematiche dell’imputato non sarebbero state lasciate nell’atto di somministrazione dell’estrema unzione come sostiene la difesa. Una ricostruzione contrastante, che va valutata con quello che è accaduto all’interno della stanza, dove il letto, le lenzuola e soprattutto il cadavere dell’anziano sono stati più volte spostati, a cominciare nelle fasi di intervento degli operatori del 118 intervenuti nel tentativo di rianimare l’anziano prelato. Fasi concitate che sempre a dire dell’avvocato del Foro dell’Aquila, avrebbero non solo falsato lo stato dei luoghi, ma che non possono far escludere anche che la frattura dell’osso ioide (che ha provocato la morte di monsignor Rocco) possa essere stata provocata da altri. Addirittura sempre secondo il legale tra i testimoni c’è chi ha raccontato del cadavere del prelato sarebbe stato piegato in due dagli addetti di un’agenzia funebre quando è stata disposta la rimozione della salma. L’udienza è stata aggiornata ai primi di aprile.

Il Messaggero

Incinta del don e costretta ad aborto. Parroco si dimette, arcivescovo querela le Iene

I fatti risalgono a qualche anno fa. Le Iene hanno riporta a galla il caso di Francesca, costretta all’aborto perché il bimbo è del parroco

Sul caso di Francesca, la donna obbligata all’aborto perché rimasta incinta del donGiuseppe, il sacerdote al centro dello scandalo.

Ora nuovi sono arrivati nuovi sviluppi.

Le novità

Dopo il primo servizio de Le Iene sul caso finito con i famigliari del don che hanno prima insultato e poi aggredito le due inviate della trasmissione e finite in ospedale con una prognosi di dieci e otto giorni per le lesioni riportate, il parroco ha fatto sapere che si dimitterà perché “si possa fare luce e chiarezza sulle vicende accadute, confidando nel regolare corso della giustizia“.

Una situazione complessa in cui Valeria Castellano e Giulia Mascaro hanno cercato di fare chiarezza. Ora però – come riporta Leggo – l’arcivescovo di Cosenza, Salvatore Nunnari, ha fatto sapere – annunciandolo dal proprio legale- che sporgerà querela contro Le Iene, motivando che “non ho mai assecondato o discusso pratiche abortive“.

Il Giornale

Bagni di Lucca, mancano i preti. Chiesa chiusa. Si offrono i preti sposati

I parrocchiani, delusi e amareggiati, hanno affisso nei giorni scorsi un cartello sul portone chiuso della chiesa dove hanno scritto “si spera solo nel miracolo”. L’articolo con la notizia è stato pubblicato in lanazione.it.

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Lavoratori Sposati si dichiara pronto ad intervenire per risolvere il problema: “Potremmo inviare nella canonica vuota una famiglia di un prete sposati desiderosa di lavorare al servizio della Chiesa” (ndr)

Bagni di Lucca, 6 febbraio 2018 – Rircordati di santificare le feste, dice uno dei dieci comandamenti, ma a Bagni di Lucca espletare questa pratica religiosa, obbligatoria per i credenti, risulta da un po’ di tempo a questa parte abbastanza problematico. Non tanto per mancanza di fede, quanto per la carenza di sacerdoti, ridotti ormai ad uno sparuto drappello, complice il calo delle vocazioni, che ha ridotto drasticamente il numero dei preti attivi anche nella diocesi di Lucca. A Bagni di Lucca questa crisi, dopo la morte degli storici parroci Don Ascanio e Don Lorenzo, si è particolarmente acuita, aggravandosi ulteriormente dopo il trasferimento di Don Emanuele avvenuto nella primavera dello scorso anno. A ciò si aggiungano le dimissioni di Don Claudio, dopo appena un anno di guida della parrocchia di Bagni di Lucca. Una situazione che pesa tutta sulle spalle di Don Raffaello, il quale presto sarà costretto anche ad operarsi ad un ginocchio. I parrocchiani, delusi e amareggiati, hanno affisso nei giorni scorsi un cartello sul portone chiuso della Chiesa di San Pietro in Corsena, la principale di Bagni di Lucca, dove si afferma che ormai si spera solo nel miracolo.

Di recente, durante una visita pastorale a Bagni di Lucca, il Vescovo Italo Castellani era stato molto esplicito con i fedeli, confermando che non ci sono preti a sufficienza per coprire tutte le parrocchie e che al momento è impossibile l’invio di altri sacerdoti. La vicenda del cartello è rimbalzata anche sulle pagine di Facebook e viene commentata in vario modo. «Io credo che sia una forma di protesta, – scrive Rita Gualtieri – perché ci sentiamo un po’ lasciarti in disparte, addirittura dalla curia. Non è piacevole che, da quando purtroppo ci hanno lasciato Don Ascanio e Don Lorenzo, la canonica è rimasta vuota e la chiesa viene aperta solo la domenica per la messa».

Un parroco di Nizza accusato di pedofilia

Cresce lo scandalo e l’attenzione nei confronti dell’indagine che sta conducendo la Procura della Repubblica di Nizza, dopo che un uomo di 41 anni ha presentato denuncia per pedofilia nei confronti di un parroco della Diocesi di Nizza.

Se, in un primo tempo, pareva che i fatti, risalenti agli anni Novanta, fossero prescritti, le dichiarazioni del Procuratore Jean-Michel Prêtre, raccolte da Nice Matin, lasciano intendere che alcuni reati potrebbero ancora essere valutati e sottoposti al giudizio del Tribunale.

Il parroco, nel mese di settembre, era stato allontanato dal vescovo di Nizza da ogni incarico che avesse a che fare col mondo giovanile.

Nel tardo pomeriggio di lunedì 5 febbraio il Vescovo, Monsignor André Marceu, ha diffuso questo comunicato stampa.

Giovedì 1 ° febbraio 2018, France 3 Côte d’Azur ha diffuso la notizia di una denuncia presentata al Pubblico Ministero, da un uomo contro un prete della diocesi di Nizza, per abuso sessuale. Oggi, Nice-Matin sul suo sito web rivela di un’intervista del Pubblico Ministero di Nizza alla stampa che non esclude l’eventualità di altri fatti non prescritti. Al momento, personalmente, non sono a conoscenza di fatti nuovi. Avevo adottato, il 1 ° settembre 2017, le misure necessarie per dimostrare di aver preso sul serio le accuse ipotizzate all’autorità giudiziaria, per rispettarne l’azione in corso e garantire la presunzione di innocenza. A questi titolo, ho sospeso questo sacerdote da qualsiasi ministero rivolto minori (catechesi, varie attività). La dichiarazione del pubblico ministero costituisce un fatto nuovo.  Se l’indagine dovesse portare a ulteriori sviluppi giudiziari, dovrei applicare le disposizioni di diritto canonico e le raccomandazioni del Vaticano in queste situazioni (sospensione dalla sua funzione di parroco)”.

Montecarlonews.it

Procura Massa chiede il processo per prete e vescovo

ANSA) – MASSA (MASSA CARRARA), 5 GEN – Per l’inchiesta sulle presunte spese ‘allegre’ di don Luca Morini, parroco di Massa Carrara ribattezzato anche ‘don Euro’, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio del sacerdote e anche del vescovo di Massa Carrara e Pontremoli, monsignor Giovanni Santucci. La notizia, riportata oggi dal Tirreno, è confermata dalla procura di Massa Carrara. Chiesto il processo anche per un ex sacerdote, Emiliano Colombo.

Diverse le ipotesi di reato contestate agli indagati. Per Morini, parroco prima ad Avenza poi di Fossone e Caniparola, il processo è stato chiesto per truffa ed estorsione nei confronti dei fedeli, al vescovo contestata la frode e l’estorsione in relazione a presunte pressioni che avrebbe fatto su un’assicurazione per concedere a don ‘Euro’ un punteggio di invalidità superiore al dovuto e per un passaggio di denaro dal conto della Curia a quello del parroco. Ricettazione infine l’ipotesi di reato per Colombo accusato dalla procura di aver aiutato Morini a nascondere soldi sul suo conto. La posizione del vescovo, ha detto il procuratore di Massa Carrara Aldo Giubilaro “all’interno delle nostre indagini risulta comunque marginale”. Intanto dalal curia si spiega che “in relazione alle notizie sulla richiesta di rinvio a giudizio per il vescovo della diocesi di Massa Carrara e Pontremoli, si precisa che ad oggi mons.Giovanni Santucci non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale da parte della procura, né direttamente né attraverso i propri legali, circa gli addebiti che gli vengono contestati”.

La vicenda parte nel 2015 quando un escort napoletano rivelò alla stampa il suo rapporto con don Morini, parlando di grandi disponibilità economiche del parroco. Arrivarono poi tante denunce dei fedeli sull’impiego, a scopi personali, delle offerte.

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Dal Vaticano l’app per aiutare preti nelle omelie

La Congregazione per il Clero, in collaborazione con la Segreteria per le Comunicazioni, ha creato un’app dedicata alle omelie. Si chiama Clerus-App. Settimanalmente, in genere il giovedì, propone alcuni suggerimenti omiletici, offerti a quanti desiderano approfondire e meditare la parola di Dio della liturgia domenicale. L’app include la lettura vocale del testo, l’aggiunta di note, la possibilità di scaricare e archiviare le omelie offline, di scegliere la grandezza del testo, la scelta fra due colori di sfondo e regolare la luminosità del testo. Vi è anche la possibilità di condividere il contenuto delle omelie sui social network e le social App. Per ora è possibile fare il download sul Google play store, e prossimamente anche sull’App Store.

repubblica.it

Molestò il chierichetto di 14 anni condannato parroco

PADOVA – È stato condannato con rito abbreviato a due anni e otto mesi don Nicola De Rossi, ex parroco di una comunità del Monselicense ( Padova), accusato di violenza sessuale su un quindicenne.

I fatti risalgono al luglio del 2016, quando il parroco invitò a pranzo uno dei chierichetti. Secondo l’accusa, dopo mangiato, il religioso invitò il ragazzo nella propria stanza da letto, e qui lo molestò sessualmente. L’adolescente, spaventato, scappò in lacrime a casa dove raccontò quanto era accaduto ai genitori. Dopo l’avvio dell’inchiesta, il religioso, che nel frattempo era stato trasferito in un’altra parrocchia, è stato sospeso dalla Diocesi di Padova.
Il Gazzettino.it

Nuoro, la parrocchia di Santu Predu rimasta senza parroco. Si offrono i preti sposati

Il rione dei pastori di Sattiana memoria non avrà il suo pastore di anime, almeno in esclusiva.
E, alle necessità delle pecorelle dello storico quartiere del capoluogo dovrà provvedere il parroco della Cattedrale.

L’articolo (Unione Sarda) suscita il commento del Movimento Internazionale dei sacerdoti lavoratori posati: “Il problema nato in Sardegna presto si ripeterà in molte parrocchie della Chiesa Cattolica. Noi ci siamo proposti, al Papa e ai Vescovi, senza riscontro, per sostenere le parrocchie senza sacerdoti sufficienti
Secondo le disposizione – al momento mal digerite dai fedeli – la parrocchia del Rosario, fulcro di una miriade di attività del rione, anche dal sapore laico – verrà amministrata a scavalco.
Di fatto accorpata a Santa Maria della Neve.
Il sacerdote che ha guidato per sette anni la parrocchia, Don Totoni Cossu, è stato destinato a Bitti e nella rosa dei nomi di sostituti e nuovi incarichi nella casella di Santu Predu non compare nessun nome.
In una garbata lettera del Consiglio pastorale di Nostra Signora del Rosario indirizzata al vescovo Mosè Marcia la questione “che ha provocato grande sconcerto e disorientamento alla comunità parrocchiale” è sollevata con forza.
“Non riteniamo opportuno raccogliere firme né fare sommosse di piazza ma dialogare con Lei in modo sereno e responsabile. In questi anni nel Progetto pastorale diocesano abbiamo condiviso l’impegno a camminare con stile sinodale, per la promozione dei Consigli pastorali parrocchiali e la formazione e valorizzazione dei laici. In questo provvedimento si vede poco o nulla di tutto questo. Certamente noi come Consiglio pastorale, in un fatto importantissimo per la nostra parrocchia, non siamo mai stati interpellati”.
Un altro passaggio merita di essere sottolineato: “Appare un po’ ‘curioso’ che l’unico sacerdote a essere allontanato dalla Vicaria Urbana sia don Totoni. La parrocchia del Rosario ha da sempre cercato, talvolta con difficoltà ma anche con buoni frutti, di stabilire una relazione tra il Vangelo e la vita della gente del territorio. Santu Predu non è mai stato facile e ci son voluti anni e, grazie al Signore, illuminati pastori per realizzare una concreta sinergia tra abitanti del quartiere e comunità cristiana. La parrocchia oggi è il fulcro del quartiere, punto di riferimento a cui tutti si avvicinano. Purtroppo crediamo che un provvedimento come questo, inaspettato e percepito come imposto dall’alto, provochi reazioni negative e mandi in frantumi tutte le azioni pastorali valide e praticate. Sinceramente non troviamo nessuna giustificazione valida sulla scelta e riteniamo sia più consono rivedere il tutto”.
Il vescovo fino a ieri sera non ha potuto rispondere perché impegnato nell’ordinazione sacerdotale a Orgosolo proprio di un nipote di don Totoni.

Don Piero in giuria a Miss Italia: per il vescovo sarebbe meglio rinunciare

Riva Ligure – Non è un diktat ma neppure un lasciapassare. Anzi, tutt’altro. Sulla vicenda del sacerdote che ha dato la disponibilità a figurare nella giuria di Miss Italia, don Piero Lanza, parroco di Riva Ligure, scende in campo il vescovo di Ventimiglia-Sanremo, monsignor Antonio Suetta. Lo fa in modo molto misurato, netto e preciso. Questo il suo pensiero formulato nella tarda serata di mercoledì: «Ho appreso oggi la notizia dai giornali e non ne conosco i dettagli. Ho piena fiducia nel reverendo don Piero Lanza, che saprà convenientemente ed autonomamente valutare come ciò che di per sé potrebbe anche essere lecito non sempre risulti opportuno sia in relazione alla sua funzione sia in ordine all’evento di carattere decisamente mondano».

Intanto, mentre la notizia del prete in giuria ha fatto il giro del mondo, anche sui social si infiamma la disputa sull’opportunità che Don Piero accetti o meno l’invito dell’assessore Francesco Benza per la sera del 15 agosto quando in paese sarà ospitata una tappa del concorso nazionale di bellezza. Ecco alcuni interventi: «Tipo in gamba moderno», riferito a don Piero. Oppure «Sarebbe meglio facesse una selezione di anime. Se una persona avesse una fede traballante con queste notizie la perderebbe del tutto».

All’opposto: «In un mondo in evoluzione ben venga un sacerdote aperto come lui che sta e vive con i giovani; anche questo è un modo per essere un buon pastore». A chi imputa poca competenza ecco «Non è detto che un sacerdote… non sappia valutare le bellezze femminili. Non è scritto da nessuna parte. Trovo molto più logico lui a Miss Italia, che…» indicando il nome di un notissimo personaggio dello spettacolo.

Interviene pure Giulio Ambrosini, segretario provinciale della Lega: «Omnia munda mundis». Motto che significa «Tutto è puro per i puri». E infine: «Non capisco il problema è un parroco amato e vicino a tutti, anziani e giovani, persona intelligente e simpatica… è una persona che proprio per la sua carica di energia positiva richiama i fedeli… ma chi critica lo conosce?».

E padre Piero? Starebbe meditando, dopo il bailamme mediatico, di declinare l’invito. Di sicuro chi ci guadagna è Riva Ligure il cui nome è ora conosciuto da parecchie centinaia di migliaia di italiani in più.

ilsecoloXIX.it

Violenza in canonica, quindicenne accusa il parroco

PADOVA – “Amarezza e dolore, per una vicenda che, se dimostrata, adombra l’opera silenziosa e preziosa di tanti sacerdoti dediti al servizio delle proprie comunità”.

E’ il commento stamane della Diocesi di Padova in relazione al caso di una presunta violenza sessuale in una canonica dell’area di Monselice ai danni di un ragazzino quindicenne.

Ieri si è svolta l’udienza preliminare ma il giudice Margherita Brunello ha rinviato la seduta al 12 settembre.

Secondo l’adolescente, il parroco dopo averlo palpeggiato lo avrebbe fatto sedere sulle sue gambe mimando l’atto sessuale.

La Diocesi di Padova si dice a conoscenza del procedimento penale. Il sacerdote ha dato le dimissioni da parroco nel luglio 2016 ed è attualmente esonerato da ogni incarico.

oggitreviso.it

Sassari, Vladimir Luxuria presenta libro in piazza Santa Caterina. Ira del parroco e Forza Italia

SASSARI – “Il coraggio di essere una farfalla”, questo il titolo del libro, interamente dedicato alle “questioni transgeniche”, scritto da Vladimir Luxuria, “nota” per la continua attività incentrata sulla difesa delle minoranze sessuali. La presentazione – con la possibilità di acquistare il libro e di farselo firmare da Luxuria presente in carne e ossa -,sabato 24 giugno, prevista in piazza Santa Caterina, davanti alla chiesa, manda su tutte le furie il parroco e Forza Italia.

tratto da sardegnaoggi.it

Parroco diventa ortodosso, scomunicato

(ANSA) – CASERTA, 06 FEB – Parroco diventa abate ortodosso, e il vescovo lo scomunica. Succede nella diocesi di Alife-Caiazzo, in provincia di Caserta: monsignor Valentino Di Cerbo, ha proceduto alla scomunica del sacerdote Salvatore Zagaria, per più di 4 anni (gennaio 2011-luglio 2015) parroco a Liberi, ritenuto responsabile del “delitto di scisma”. La decisione, definita “un atto dovuto” in una nota della diocesi, è stato presa in quanto il 27 ottobre del 2016 Zagaria è stato “illecitamente ordinato ‘corepiscopo” della Chiesa ortodossa della Nazioni, assumendo l’incarico di abate di un Monastero Ortodosso Celestino dell’Ordine Patriarcale dei Monaci celestini, contestualmente inaugurato a Casapesenna”.
Zagaria già nel luglio del 2016 aveva lasciato spontaneamente la diocesi di Alife-Caiazzo.

Preti sposati contro la doppia vita dei preti

La diocesi di Padova “resta in attesa” dei risultati dell’indagine della magistratura sui presunti reati a sfondo sessuale compiuti da don Andrea Contin, che risulta indagato, ma “purtroppo – ha detto il vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla – abbiamo maturato la certezza di sue gravi responsabilità morali. Si tratta di comportamenti inaccettabili per un prete, per un cristiano e anche per un uomo”. “Prendiamo assoluta distanza da qualsiasi condivisione o giustificazione di quanto è stato vissuto: sono intollerabili semplicemente. Questi comportamenti immorali sono stati ammessi di fronte a me, al Vicario generale e al tribunale Ecclesiastico in questi giorni”.

Il vescovo ha voluto incontrare la stampa oggi, per spiegare come la Diocesi reagisce allo scandalo delle cosiddette “orge in canonica”, con tanto di inchiesta della Procura scattata a dicembre con le accuse di violenza privata e sfruttamento della prostituzione. Sotto accusa, don Contin, accusato con una denuncia ai Carabinieri, dalla sua prima amante. Il caso è poi deflagrato con il blitz dei carabinieri in canonica, che portò alla scoperta di un armamentario di sex toys e dvd pornografici. “In questi giorni sono state tante le attestazioni di vicinanza che vorrei condividere con tutti – ha spiegato il vescovo – Tra queste una con valore particolare per me. Sabato 28 alle 18.30 mi ha telefonato Papa Francesco e mi ha incoraggiato ad essere forte nel portare avanti questo doloroso e impegnativo momento della Chiesa padovana”.

“Il comportamento di don Andrea, peraltro stimato in parrocchia per le sue indicazioni pastorali e le sue riflessioni spirituali, è stato – ha detto il vescovo in un altro passo – in totale contrasto con gli impegni che si è assunto con la Chiesa. Ha scelto, o forse più opportunamente diciamo che si è trovato, è caduto in una situazione di non comunione con il Signore e con la Chiesa. Il suo stile di vita non è stato consono con gli obblighi di un prete. Il contrasto tra lo stato laicale e lo stile di vita è così grave e profondo da rendere don Andrea non idoneo ad esercitare il ministero”.

“Come nella vita di coppia, anche nel celibato – ha rilevato riguardo all’impegno di vita celibatario -, sono possibili fragilità e debolezze. Ma è certo che non ci si può mantenere in una doppia vita”.

Riguardo all’altro prete che sarebbe coinvolto nella vicenda, il vescovo ha detto che “non c’è riscontro né responsabilità penale e il suo coinvolgimento ci risulta essere stato parziale e occasionale. Comunque non accettabile per un sacerdote”.

Su don Contin pesa soprattutto la denuncia di una donna di 49 anni che si diceva follemente innamorata di lui ma veniva ripagata dal prelato con sesso di gruppo, e violento, insulti e umiliazioni. E almeno altre sette parrocchiane avrebbero condiviso le morbose attenzioni del prete e questo sesso malato.

repubblica.it

ALTRA DENUNCIA PER DON CONTIN, IN QUARTIERE VIGE L’OMERTA’

Quella stessa paura che hanno residenti di San Lazzaro di Padova. Sembra un quartiere deserto e le poche persone che incontriamo scappano da noi. L’intervista che abbiamo proposto è un estratto di quanto rilasciato alla vita in diretta da una delle donne cadute nella rete a luci rosse di don Andrea Contin. Parole che andrebbero a confermare le accuse che pendono sul religioso, violenza privata e favoreggiamento alla prostituzione. E intanto si allunga la lista delle vittime del don e si allunga anche il numero di preti coinvolti. In canonica ha risposto una persone incaricata di tenere la contabilità dopo le spese folli di don Andrea. Ma in paese tutti hanno il terrore di parlare o mostrarsi.

reteveneta.it

Prete accusato orge: mons. Moraglia, chiede verità e assolve celibato… ma

“La sensazione che si intercetta come credente è di angoscia, disappunto, in certi momenti di rabbia; dall’altra parte, c’è l’atteggiamento del vescovo, di colui che si sente responsabile, e che in questa situazione deve fare una vera operazione di verità”. A dirlo il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, ricordando gli interventi del vescovo di Padova, in merito alle vicende che investono un sacerdote padovano accusato di violenze sessuali da una parrocchiana, ma che ha tirato in causa anche altri sacerdoti.
“Non c’è – ha aggiunto – da ricorrere alla questione del celibato come causa di questi comportamenti che, se sono veri, non solo non sono cristiani ma non sono neanche umani”: Per il patriarca c’è da capire come possano essere maturati “comportamenti così inquietanti” che non sembrano investire solo un singolo comportamento o un singolo atto “ma qualcosa di organizzato”. “Come vescovo – ha poi aggiunto – ho l’obbligo di capire. Dobbiamo capire chi bussa alle porte dei nostri seminari”.

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Milioni in ballo e matrimonio sospetto: parroco Boccadasse nei guai

Il parroco di Boccadasse è finito nei guai per un matrimonio sospetto. La procura genovese ha aperto un’indagine per circonvenzione di incapace e il gup oggi lo ha rinviato a giudizio insieme ad un’avvenente signora di 72 anni, il figlio di lei e la fidanzata.

La vittima della scandalosa vicenda era un uomo di 93 anni, imprenditore milanese trapiantato a Genova. L’anziano, quasi morente, si era ritrovato sposato con la la 72enne e a congiungere i due, in fretta e furia, nel cuore della notte, era stato il prete della parrocchia di Sant’Antonio. Testimoni, il figlio della sposa e la sua fidanzata.

La “nuova” moglie è poi diventata erede dell’impero milionario dell’imprenditore scomparso, ma il presunto raggiro è stato scoperto dal figlio del milionario, che ha ingaggiato dei bravi avvocati, impugnando il testamento e denunciando la matrigna.

ligurianotizie.it

Don Giulio, bufera sul parroco che difende l’amore omosessuale

Si commuove alla fine della messa, il nodo gola, la gente che si avvicina, il sindaco che gli fa i complimenti. Don Giulio è diventato un idolo ma anche un prete discusso. Il motivo: il suo impegno a difesa degli amori gay.

Alcuni giorni fa – come ricostruisce il Corriere della sera – il sacerdote di Bonassola ha firmato la petizione del coordinamento Rainbow per fermare lo sportello “anti-gender” voluto dalla Regione Liguria guidata da Giovanni Toti di Forza Italia. “L’ho fatto perché è importante che la scuola educhi al rispetto delle differenze e che contrasti con forza l’ omofobia a partire dai più piccoli”.

Don Giulio è contro la “caccia alle streghe”: lo sportello, infatti,  vuole raccogliere segnalazioni su insegnanti che introducono “concetti gender”. Il sacerdote non voleva impegnarsi pubblicamente, ma il tam tam è partito. Ed è nato un caso dopo che il consigliere di Bonassola di Fratelli d’ Italia, Alessandro Rosson,  ha chiesto “la scomunica di don Giulio” ricordando come il sacerdote abbia anche portato il suo saluto alla prima coppia omosessuale che ha festeggiato l’ unione civile a Bonassola questa estate.

Il vescovo di La Spezia Luigi Ernesto Palletti ha espresso “sconcerto e meraviglia”.

LiberoQuotidiano

Il parroco difende l’amore gay, il vescovo lo frena. Ma i fedeli sono con lui: tutti a messa,anche coppia omosessuale

a Spezia, 22 gennaio 2017 – Don Giulio Mignani, parroco di Bonassola, era commosso questa mattina durante l’omelia nella piccola parrocchia del borgo spezzino. La chiesa era piena di fedeli, pronti a sostenerlo. Don Giulio nei giorni scorsi aveva difeso l’amore gay contestando l’apertura di uno sportello antigender voluto dalla giunta regionale di centrodestra. Il vescovo di La Spezia, mons. Palletti, lo ha frenato e Fratelli d’Italia ne ha chiesto anche la scomunica.

I suoi fedeli lo difendono  a spada tratta riempiendo la chiesa per fargli sentire la vicinanza durante la messa domenicale. «Le idee, quando sono giuste, meritano di vincere anche qualora fossero in pochi a sostenerle», dice don Giulio Mignani.

Il caso è partito da una chat che don Giulio ha con i parrocchiani in cui ha aperto alle famiglie arcobaleno. Stamani la chiesa di Santa Caterina era piena. C’era anche il sindaco Giorgio Bernardin e la prima coppia unita civilmente della riviera spezzina, Davide e Giuseppe. Alla fine della cerimonia per don Giulio applausi e abbracci.

La Nazione