Papa Francesco: “Senza la donna non c’è armonia nel mondo”: non vale per i preti sposati

Il Movimento Internazionale dei sacerdoti Lavoratori Sposati apprezza dichiarazioni Papa su donne ma lo invita anche ad estenderle alle moglie dei preti sposati: “Le donne dei preti sposati chiedono con i loro mariti la riammissione al ministero sacerdotale” (ndr)

donna

Rende il mondo bello. Sul pianeta terra, «senza la donna, non c’è armonia». Parola di papa Francesco, che nell’omelia della Messa mattutina odierna (9 febbraio 2017) a Casa Santa Marta, riflette sulla figura femminile a partire dalla Creazione.

Il Pontefice ripercorre i passi della Genesi: Dio plasma ogni sorta di animali ma l’uomo non ha in loro una compagnia, «era solo»; dunque il Signore gli leva una costola e crea la donna, che l’uomo identifica come carne della sua carne. Ma «prima di vederla l’aveva sognata: per capire una donna è necessario sognarla», afferma Papa Bergoglio.

Poi il Pontefice rileva: «Tante volte, quando noi parliamo delle donne», le si descrive in modo funzionale: «Ma, la donna è per fare questo». Invece la donna trasmette una ricchezza che l’uomo non ha: l’armonia al Creato. Perché «quando non c’è la donna, manca l’armonia. Noi diciamo, parlando: ma questa è una società con un forte atteggiamento maschile, e questo, no? Manca la donna. “Sì, sì: la donna è per lavare i piatti, per fare …”. No, no, no: la donna è per portare armonia. Senza la donna non c’è armonia». Non «sono uguali, non sono uno superiore all’altro: no. Soltanto che l’uomo non porta l’armonia: è lei. È lei che porta quella armonia che ci insegna ad accarezzare, ad amare con tenerezza e che fa del mondo una cosa bella».

Come riporta Radio Vaticana, sono tre gli aspetti affrontati dal Vescovo di Roma: la solitudine dell’uomo, il sogno e, terzo, il destino di tutti e due: ossia essere «una sola carne». Francesco porta un esempio concreto: narra quando in un’udienza, mentre salutava la gente, ha chiesto a una coppia che celebrava il 60.mo anniversario di matrimonio: «”Chi di voi ha avuto più pazienza?”». E loro che mi guardavano, si sono guardati negli occhi – non dimentico mai quegli occhi, eh? – poi sono tornati e mi hanno detto, tutti e due insieme: “Siamo innamorati”. Dopo 60 anni, questo significa una sola carne. E questo è quello che porta la donna: la capacità di innamorarsi. L’armonia al mondo».

Il Papa evidenzia che «tante volte, sentiamo: “No, è necessario che in questa società, in questa istituzione, che qui ci sia una donna perché faccia questo, faccia queste cose…”. No, no, no, no: la funzionalità non è lo scopo della donna. È vero che la donna deve fare cose, e fa – come tutti noi facciamo – cose. Lo scopo della donna è fare l’armonia, e senza la donna non c’è l’armonia nel mondo». Poi la denuncia di Francesco: «Sfruttare le persone è un crimine di lesa umanità: è vero. Ma sfruttare una donna è di più: è distruggere l’armonia che Dio ha voluto dare al mondo. È distruggere». Quindi approfittare di una donna, oltre che «un crimine», è «distruggere l’armonia».

Questo è «il grande dono di Dio: ci ha dato la donna. E nel Vangelo, abbiamo sentito di che cosa è capace una donna, eh? È coraggiosa, quella, eh? È andata avanti con coraggio. Ma è di più, è di più: la donna è l’armonia, è la poesia, è la bellezza». E «senza di lei il mondo non sarebbe così bello, non sarebbe armonico». Conclude il Papa: «A me piace pensare – ma questa è una cosa personale – che Dio ha creato la donna perché tutti noi avessimo una madre».

vatican insider

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Arcivescovo di Napoli al centro dell’esposto di una vittima: “Da lui gravi negligenze” È il primo procedimento dopo il motu proprio di Francesco sulla responsabilità dei prelati

“Con la presente lettera intendo denunciare il cardinale Crescenzio Sepe, per grave negligenza nell’esercizio del proprio ufficio”. Inizia così l’esposto di Diego Esposito (il nome è di fantasia), inviato al Papa e al prefetto della Congregazione per i vescovi, cardinale Marc Ouellet, lo scorso 11 ottobre. Si tratta della prima denuncia che si appella alla lettera apostolica motu proprio “Come una madre amorevole”, scritta dal Pontefice e diventata legge canonica il 5 settembre 2016, che stabilisce la rimozione dei vescovi colpevoli di grave negligenza nella gestione dei casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Per mesi una commissione di giuristi nominati da Bergoglio si è riunita in segreto per studiare i termini della nuova norma. L’intenzione era quella di rendere più trasparente la gestione dei casi, limitando il potere dei vescovi e permettendo alle vittime, nel caso di colpevolezza delle diocesi, di ottenere il giusto risarcimento.

LE VIOLENZE
Nella lettera Diego racconta la sua storia che comincia in un sobborgo di Napoli nel 1989: “Fui abusato all’età di 13 anni dal mio insegnante di religione, don S. M.”. Vent’anni dopo, nel 2010, Diego è un uomo sposato con figli che fa la guardia giurata; mentre sta scortando un furgone portavalori, ha un malore e viene portato d’urgenza al pronto soccorso. I medici non trovano la causa del suo malessere. Mentre è ricoverato, confessa alla madre e alla moglie, incredule, il suo segreto.

IL REATO PRESCRITTO
Inizia una terapia con uno psichiatra, il dottor Alfonso Rossi, che per anni ha diretto l’unità malattie mentali dell’ospedale di S. Maria Capua Vetere. I test psicologici confermano un vissuto di abusi sessuali. Il reato penale è ormai prescritto, non rimane che appellarsi alla giustizia canonica. Diego chiede un colloquio con il Cardinale Sepe per denunciare i fatti, ma non ottiene risposta. Dopo un anno, nel 2011, incontra il vescovo ausiliare Lucio Lemmo, ma non viene aperto nessun procedimento. Quando nel 2013 Diego scopre che il prete continua ad insegnare, decide di raccontare tutto alla stampa rilasciando un’intervista a “RE le Inchieste” di Repubblica.it. La sua storia diventa un caso internazionale arrivando sulla prima pagina dell’edizione domenicale del Washington Post diretto da Martin Baron, l’ex direttore del Boston Globe ai tempi del caso “Spotlight”.

LA LETTERA DEL PONTEFICE
Nel marzo 2014, dopo quattro anni di battaglie contro i mulini a vento, scrive a Papa Francesco che gli risponde promettendo di occuparsi del caso. Sei mesi dopo la curia di Napoli è costretta ad aprire un’indagine. A novembre Diego viene convocato dal vicario giudiziale della diocesi, padre Luigi Ortagli, per una deposizione, ma non ci sono altri sviluppi. Nel luglio 2015, sull’orlo dell’esaurimento, invia una mail a don Ortagli nella quale minaccia di spararsi con l’arma di ordinanza davanti alla curia se non avrà una notizie della sua denuncia. Viene segnalato all’autorità giudiziaria che gli ritira il porto d’armi. Diego perde il lavoro. Nel maggio 2016 Diego accetta di sottoporsi ad una visita psichiatrica presso un perito nominato dalla diocesi. Dopo uno sciopero della fame, ottiene di essere accompagnato dal suo psichiatra. “Non si è trattato di una perizia medico legale, ma di un interrogatorio in stile Gestapo”, racconta Alfonso Rossi. “Le stesse domande venivano ripetute fino allo sfinimento con l’intenzione di dare il carico delle responsabilità delle violenze subite al ragazzo. Io stesso ho lavorato per il tribunale, ma ho sempre condotto le visite con il massimo rispetto per le presunte vittime”.

LA CURIA E LE VITTIME
Un monsignore, esperto di diritto canonico, che preferisce rimanere anonimo, conferma che la Curia romana è perfettamente consapevole delle tattiche usate dalle diocesi per sabotare le denunce. “È raro che le curie si schierino sinceramente dalla parte delle vittime. La preoccupazione principale non è la giustizia, ma tutelare la Chiesa, in particolare dal punto di vista economico. La prassi di portare allo sfinimento una vittima non è nuova”, continua la fonte, “fino a logorare la richiesta di giustizia. Inoltre non è raro che i periti nominati siano collusi con le curie. Sulle indagini il Papa di fatto non ha alcun potere, tutto viene gestito dai vescovi, senza alcuna garanzia di imparzialità. Nel caso in questione, la cosa strana è che il denunciante dopo sei anni non ha ancora ricevuto nessuna comunicazione, né una conclusione istruttoria, né un giudizio di archiviazione da parte dell’autorità ecclesiastica. Gli indizi di negligenza sembrano seri, ci sono tutti i presupposti per iniziare l’indagine”.

Qualora il Papa giudicasse verosimili le prove presentate, nominerà una commissione ad hoc per

svolgere l’indagine. E poiché si tratta di un procedimento a carico di un cardinale, sarà Bergoglio stesso, a pronunciarsi dopo la conclusione delle indagini. Sepe rischia la rimozione dall’ufficio di arcivescovo, mentre la vittima potrà chiedere alla diocesi e alla Santa Sede un risarcimento per i danni materiali e psicologici subiti. Solo la soluzione di questo, come di altri casi, rivelerà se gli intenti del motu proprio saranno effettivamente efficaci.

repubblica.it

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L’apparizione di manifesti antipapali in Roma non mi meraviglia

«Il Papa, i manifesti e il coraggio che divide: con Wojtyla un caso simile» Parla Allen, direttore di «Crux»

John Allen, per 16 anni corrispondente da Roma, ora dirige Crux, il maggior portale statunitense di informazione cattolica. «Ci sono cattolici scandalizzati dalle novità portate da Francesco»«Il Papa, i manifesti e il coraggio che divide: con Wojtyla un caso simile» Parla Allen, direttore di «Crux»

John Allen, per 16 anni corrispondente da Roma, ora dirige Crux, il maggior portale statunitense di informazione cattolica. «Ci sono cattolici scandalizzati dalle novità portate da Francesco»
«L’apparizione di manifesti antipapali in Roma non mi meraviglia: siamo in un mondo polarizzato e in una società della comunicazione che permette di esprimere per intero la polarizzazione e anche la stimola. Potrebbe capitare che domani appaiano altri manifesti contro questo Papa o contro il prossimo»: è l’opinione di John Allen che è stato per sedici anni corrispondente da Roma e ora dirige Crux, il maggior portale statunitense di informazione cattolica.
Però il fatto dei manifesti è senza precedenti…
«Non del tutto. Quando Papa Wojtyla fece la prima Giornata interreligiosa di Assisi, nel 1986, furono distribuiti per Roma volantini che l’accusavano di eresia e prima dell’ultimo Conclave vedemmo anche, intorno al Vaticano, manifesti murali che dicevano “Vota Turkson” (cardinale del Ghana, ndr). Dobbiamo abituarci all’irrompere delle novità multimediali anche in ambito ecclesiastico».
Che dice dell’opposizione montante al Pontefice?
«Ci sono cattolici scandalizzati dalle novità portate da Francesco ma il fenomeno non va né minimizzato né esagerato. Vedo che il favore dell’opinione pubblica sia cattolica sia generale verso questo Papa è molto alto: in America è dell’80%, simile a quello di cui godeva Giovanni Paolo II e leggermente superiore a quello che aveva Benedetto XVI».
Oggi negli Stati Uniti gli scontenti di papa Francesco sono di più che in Italia?
«Quelli che sono scontenti per ragioni di Chiesa sono forse pari, ma da noi sono più numerosi che da voi gli scontenti per l’atteggiamento anticapitalista di Bergoglio e per il suo favore alla cultura ecologica».
Se gli oppositori del Papa oggi non sono più numerosi che in passato, però sono più attivi…
«Le differenze sono due. La prima è che i Papi generalmente erano contestati da sinistra mentre questo lo è da destra e ciò rende la contestazione più interessante per i media. La seconda è che oggi ogni contestazione, di un Papa o di un politico, ha più canali per esprimersi, e così capita che sia più visibile anche quando non è maggiore».
È azzardabile un paragone tra la contestazione a Bergoglio e quella a Trump?
«Paragone istruttivo. Sono ambedue leader forti, ambedue hanno un sostegno quasi fanatico in alcuni settori dell’opinione pubblica e un’opposizione altrettanto accesa in altri. Ambedue sono polarizzanti così che non ci sono verso di loro molte opinioni fredde: o sono amati, o sono odiati».
Forse ambedue cavalcano la polarizzazione?
«Ovviamente seguono regole diverse, l’uno è un pastore e l’altro un politico, ma al fondo sono due populisti: non si rivolgono alle élites ma al popolo. E non si impressionano se non raccolgono il consenso delle élites».

Fonte: Corriere della Sera

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Novara, parroco rivendica paternità: rissa in sala parto

Nella sala parto dell’Ospedale Maggiore di Novara è scoppiata una rissa furibonda fra il padre di un bimbo appena nato e un parroco che del nascituro rivendica la paternità.

I riflettori che illuminano parroci e parrocchie non si riescono a spegnere.

Le pagine dei giornali, ancora zeppe dell’episodio di Padova ormai noto come “orge in canonica”, devono occuparsi anche del prete di Novara, padre Giorgio, che candidamente si è recato nella sala parto in cui stava per nascere il bimbo della “colpa”, almeno a detta dell’intraprendente prete che ne ha rivendicata la paternità.

Daniele G., un operaio di 32 anni, è sposato con la donna che ha messo alla luce il bimbo, da due anni.

Come tutte le giovani coppie, i due non vedevano l’ora di diventare genitori. Ma il momento tanto atteso per Daniele si è trasformato in un vero incubo.

Quando nella sala parto il parroco della sua chiesa, ha comunicato ai quattro venti che era lui il papà del bambino, messo al mondo dalla moglie, Daniele non ci ha visto più dalla rabbia che ha inveito con calci e pugni contro il prete ferendolo gravemente.

Il neo “presunto” padre (secondo il prete) è stato prontamente arrestato dalla Polizia e ora, invece di festeggiare, deve rispondere dei reati di “rissa aggravata” e “lesioni personali”.

Basiti i parenti della moglie per i quali: “Padre Giorgio è un uomo buono, sempre stato vicino alla nostra famiglia, non capisco cosa stia succedendo.

Noi riteniamo che sia un grande malinteso, e che il vero padre sia Daniele, nonché legittimo marito”.

Ora si attendono gli sviluppi della vicenda ma una domanda sorge spontanea: perché padre Giorgio dovrebbe rivendicare la paternità di questo bambino se non fosse la verità? E’ impazzito, o cosa?

Per saperlo dobbiamo armarci di pazienza e aspettare.

Per il momento sappiamo solo che Padre Giorgio, per decisione del Vescovo, in via precauzionale è stato sospeso fino a nuovo ordine.

veb.it

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Vaticano La questione dell’omosessualità nella «Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis». Il compito del discernimento

L’Osservatore Romano

(Louis J. Cameli, Teologo sacerdote dell’arcidiocesi di Chicago)  Appena la Congregazione per il clero ha pubblicato, l’8 dicembre scorso, la nuova Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, i media statunitensi l’hanno descritta come una nuova proibizione per i “sacerdoti omosessuali”. In realtà, nelle sue oltre novanta pagine di testo, la Ratio offre una visione coerente e integrata della formazione sacerdotale, basata largamente sull’esortazione apostolica Pastores dabo vobis di Papa san Giovanni Paolo II e sugli insegnamenti di Papa BenedettoXVI e di Papa Francesco.
I paragrafi della Ratio che affrontano il tema «Persone con tendenze omosessuali» sono tre (nn. 199-201). E questi paragrafi ripetono i punti salienti di un documento della Congregazione per l’educazione cattolica del 2005, l’Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri. L’affermazione centrale dell’Istruzione del 2005, che viene ripresa dalla nuova Ratio fundamentalis è la seguente: «la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione [vale a dire con tendenze omosessuali], non può ammettere al seminario e agli ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay» (Istruzione, n. 2; Ratio fundamentalis, n. 199). In un libro pubblicato nel 2012 (Catholic Teaching on Homosexuality: New Paths to Understanding, Ave Maria Press), ho cercato di spiegare il senso di questa importante affermazione. Ritengo che il suo vero significato potrebbe non essere immediatamente chiaro a un lettore casuale o a giornalisti che vogliono trasmettere informazioni a un pubblico largamente secolarizzato sulla questione carica di tensioni dell’omosessualità. Anche se i media vi leggono l’attuazione di un divieto, il testo dell’Istruzione del 2005 parla in modo molto diverso di «criteri di discernimento». Permettetemi di attingere al mio libro per spiegare con più precisione qual è la posta in gioco per l’Istruzionee per la Ratio fundamentalis.
Sono tre le categorie di persone che devono essere escluse dall’ammissione al seminario e agli ordini sacri: quelle che praticano l’omosessualità, quelle che presentano tendenze omosessuali profondamente radicate e quelle che sostengono la cosiddetta “cultura gay”. La prima e la terza categoria sono piuttosto chiare. Una persona sessualmente attiva viene esclusa perché non vive nel celibato. A una persona che sostiene la “cultura gay”, intesa come ambiente e movimento che appoggia atteggiamenti morali discordanti con l’insegnamento della Chiesa, non si può affidare il compito di insegnare alla comunità di fede e di guidarla. La seconda categoria, invece, non è altrettanto evidente: coloro che presentano tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa categoria esige maggiore riflessione e chiarimento.
Le «tendenze omosessuali profondamente radicate» sono in contrasto — secondo l’Istruzione — con ciò che esprime un problema transitorio o una fase della crescita che occorre attraversare e superare, qualcosa che appartiene essenzialmente allo sviluppo adolescenziale. In alcuni, i sentimenti o le tendenze omosessuali possono essere proprie dell’individuo, esprimendo però soltanto un fenomeno transitorio o uno sviluppo non ancora completo, non uno schema fisso della personalità o uno schema fisso del relazionarsi.
I sentimenti sono sentimenti e, qualunque essi siano, per tutti noi possono spaziare in una moltitudine di direzioni. Quand’è però che ci troviamo dinanzi a sentimenti omosessuali rivelanti tendenze «profondamente radicate» che indicano che un candidato non dovrebbe essere ammesso al seminario o agli ordini sacri? Permettetemi di suggerire quattro casi in cui ciò accade.
Quando le inclinazioni omosessuali portano alla formazione di un’identità organizzatrice centrale, c’è evidenza di tendenze profondamente radicate. Questa identità organizzatrice centrale diventa il centro di comando della vita. Sulla base di tale identità, la persona prende importanti decisioni per la propria vita, si relaziona con gli altri, investe tempo, energie e altre risorse e — in generale — percepisce se stessa e il mondo attraverso la lente dell’“essere gay”.
Quando le inclinazioni omosessuali diventano un centro primario di attenzione e persino di preoccupazione, c’è evidenza di tendenze profondamente radicate. Ciò a cui prestiamo attenzione definisce largamente le direzioni che seguiremo nella vita. Potrebbe esserci una qualche sovrapposizione con il concetto di identità organizzatrice centrale, ma qui l’enfasi è posta sulla costante consapevolezza di ciò che sembra importare di più e appare come una preoccupazione.
Quando le inclinazioni omosessuali creano un blocco delle nostre capacità relazionali, c’è evidenza di tendenze profondamente radicate. Il desiderio sessuale può essere tale da interferire e modellare la vita interpersonale in modi morbosi. Può significare una ridotta capacità di rapportarsi con le donne in modo maturo. O può significare un rapporto eroticamente teso e distorto con alcuni uomini. In altre parole, le inclinazioni sessuali modellano e addirittura distorcono la possibilità di un relazionarsi umano elementare e autentico.
Quando nell’intimo c’è un senso di inevitabilità riguardo all’agire sulla base di inclinazioni omosessuali e questo senso di inevitabilità è dilagante, c’è evidenza di tendenze profondamente radicate. In questo caso, il senso di inevitabilità rivela una mancanza di libertà e l’incapacità di dominare e di controllare il proprio comportamento. Ci sono tanti tipi di sentimenti che attraversano la nostra vita, alcuni molto positivi, altri piuttosto negativi e distruttivi. E questo vale per ognuno di noi. Sia l’Istruzione sia la Ratio fundamentalis evitano di passare dall’esistenza di sentimenti omosessuali a un divieto totale dell’ammissione al seminario o agli ordini sacri. Con grande saggezza e prudenza, tali documenti citano il compito essenziale del discernimento, quel movimento spirituale e dono dello Spirito santo che ci permette di identificare ciò che conduce a Dio e ciò che allontana da Dio. Il discernimento permette alle autorità del seminario e all’individuo di identificare ciò che è bene e giusto per l’individuo stesso e per la Chiesa.
L’Osservatore Romano, 17-18 dicembre 2016

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El Papa se reúne con 7 hombres padrescasados

El Papa ha cumplido con el último “viernes de la misericordia” del Jubileo y lo ha hecho visitando a hombres que alguna vez fueron párrocos pero que luego abandonaron el sacerdocio.
Durante dos horas estuvo con estos 7 hombres que ahora han formado una familia. Escuchó sus historias y conoció a sus esposas e hijos.
Con su visita, el Papa no pretendía juzgarlos o justificarlos sino expresar su cercanía y la de la Iglesia, ya que muchos tuvieron que afrontar duras situaciones cuando decidieron dejar el sacerdocio. Por ejemplo, la oposición de sus diócesis o la incomprensión de familiares y amigos. Por eso, quiso llevarles personalmente este mensaje de misericordia. Son 5 italianos, uno español y otro de América Latina.
Sus familiares también aprovecharon la visita de Francisco para pedirle que firmara recuerdos, alguno tan curioso como esta funda para teléfono móvil. También le entregaron regalos.
El encuentro concluyó con el rezo del Avemaría y después el Papa les impartió la bendición.
Cuando abandonaba el edificio, muchos vecinos aprovecharon para saludarlo y no dudaron en inmortalizar con sus teléfonos este momento irrepetible.
romereport

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Papa è atterrato in Svezia. «Un viaggio ecclesiale, ecumenico»

Papa è arrivato in Svezia Il Pontefice, affiancato dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, è stato accolto all’aeroporto di Malmo, dal primo ministro Stefan Loefven, e dalla ministra della Cultura, Alice Bah Kuhnke. La ministra, afro-svedese, è membro del Sinodo luterani di Svezia. Erano inoltre presenti alcuni membri della Federazione Luterana Mondiale.

Francesco con il premier svedese Lofven all’aeroporto di Malmo (Ansa web)

In volo
In volo verso la Svezia il Papa si è raccomandato ai giornalisti: «Questo viaggio è importante perché è un viaggio ecclesiale, molto ecclesiale nel campo dell’ecumenismo. Il vostro lavoro aiuterà tanto a capire, che la gente capisca bene. Grazie tante”.

8.20 Papa Francesco è partito dall’aeroporto romano di Fiumicino, per il suo 17mo viaggio internazionale del pontificato che lo porta in Svezia: è stato invitato dalla Federazione Luterana Mondiale (Lwf) a partecipare alla cerimonia di commemorazione dei 500 anni della Riforma di Martin Lutero. Il viaggio ha dunque una forte connotazione ecumenica. Oggi infatti avrà due incontri ecumenici – un rito nella cattedrale di Lund e un evento con testimonianze nella Malmo Arena – mentre domani, festa di Ognissanti, celebrerà la Messa presso lo stadio di Malmo per i cattolici svedesi, alla quale sono invitati anche gli esponenti della Federazione Luterana.

Durante il viaggio in Svezia il Francesco pronuncerà quattro interventi pubblici, tra omelie, discorsi e Angelus. La Svezia ha già accolto un Papa nel 1989, quando Giovanni Paolo II ha compiuto un viaggio in Scandinavia. L’arrivo del Pontefice è previsto alle 11 all’aeroporto di Malmo, dove ci sarà l’accoglienza ufficiale ai piedi della scaletta, da parte del premier svedese, Stefan Lofven e del ministro della Cultura, signora Alice Bah-Kuhnke.

Ci saranno anche altre autorità e alcuni membri della Lwf. L’accoglienza non prevede discorsi. Subito dopo, Francesco incontrerà privatamente il premier e il ministro della Cultura. Subito dopo, trasferimento in macchina per circa 42 chilometri a Igelosa, dove presso una grande struttura di ricerca medica che ha già ospitato gli incontri della Conferenza episcopale svedese, Papa Francesco alloggerà durante questo breve
viaggio.

avvenire

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Papa apre imparare Riforma e Scrittura accenno a riforma presente prima del conclave

“Riforma e Scrittura” sono le due “parole” che vengono in mente al Papa, interpellato da C.Cattolica su cosa i cattolici potrebbero imparare dalla tradizione luterana”. “All’inizio quello di Lutero era un gesto di riforma in un momento difficile per la Chiesa”. E “Lutero ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo”. E nelle “Congregazioni prima del conclave la richiesta di una riforma” è stata “sempre viva e presente”.

“Mi vengono in mente – ha risposto il Papa a Civiltà cattolica – due parole: ‘riforma’ e ‘Scrittura’. Cerco di spiegarmi. La prima è la parola ‘riforma’. All’inizio quello di Lutero era un gesto di riforma in un momento difficile per la Chiesa. Lutero voleva porre un rimedio a una situazione complessa. Poi questo gesto – anche a causa di situazioni politiche, pensiamo anche al ‘cuius regio eius religio’ (la norma per cui i popoli dovevano professare la stessa confessione dei loro principi, ndr) – è diventato uno ‘stato’ di separazione, e non un ‘processo’ di riforma di tutta la Chiesa, che invece è fondamentale, perché la Chiesa è ‘semper reformanda’. La seconda parola – ha proseguito papa Francesco – è ‘Scrittura’, la Parola di Dio. Lutero ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo. Riforma e Scrittura sono le due cose fondamentali che possiamo approfondire guardando alla tradizione luterana. Mi vengono in mente adesso – ha aggiunto – le Congregazioni Generali prima del Conclave e quanto la richiesta di una riforma sia stata viva e presente nelle nostre discussioni”.

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