Vaticano, nuovo documento anti pedofili ma niente obbligo di denuncia alla polizia

Vaticano, ennesimo documento anti pedofili ma niente obbligo di denuncia alla polizia

 
Città del Vaticano – Nessun obbligo di denuncia dei pedofili alla polizia o alla magistratura se le leggi nazionali non lo prevedono (in Italia, per esempio, la legislazione in vigore lo esclude). I vescovi che indagano su preti pedofili possono però «chiedere informazioni alle persone e alle istituzioni, anche civili, che siano in grado di fornire elementi utili per l’indagine» ma la collaborazione con polizia e carabinieri resta un elemento discrezionale che il Vaticano ha preferito lasciare aperto. Per esempio: non si prevede l’apertura di nessun archivio diocesano, magari da mettere a disposizione delle autorità civili che stanno indagando su un sacerdote accusato di abusi. E’ stato pubblicato stamattina dal Vaticano l’ennesimo documento (un Motu Proprio) studiato dopo il summit sugli abusi nel tentativo di contenere la crisi planetaria che si è aperta un po’ ovunque su come la Chiesa finora ha affrontato il problema. In questo testo si rafforza, tuttavia, la posizione delle vittime che vengono messe in una posizione di tutela. «A chi effettua una segnalazione non può essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo al contenuto di essa»

Nel documento è stata scartata la possibilità (come richiedevano le associazioni di vittime di abusi) di istituire una specie di tribunale interno per valutare le responsabilità passate di quei vescovi che hanno spostato da una parrocchia all’altra preti pedofili pur di non creare scandali, e seguendo peraltro precise indicazioni da parte della Santa Sede. Una delle novità riguarda il segreto d’ufficio, che viene tolto su «quel materiale che potrebbe essere oggetto di segnalazioni al vescovo per aprire un procedimento».
Di fatto la struttura ecclesiale di fronte alle pressioni dell’opinione pubblica e a questioni di giustizia non più eludibili ha stabilito che «ogni qualvolta un chierico o un membro di un Istituto di vita consacrata o di una Società di vita apostolica abbia notizia o fondati motivi per ritenere che sia stato commesso uno dei fatti di cui all’articolo 1, ha l’obbligo di segnalare tempestivamente il fatto all’Ordinario del luogo».
Il Motu proprio stabilisce anche che le procedure per le segnalazioni e le verifiche siano fatte in tempi stretti, se occorre con «l’assistenza di esperti laici, proprio nell’interesse non soltanto delle vittime ma anche della persona segnalata».
E’ stato, inoltre, stabilito, l’obbligo per ogni diocesi di dotarsi di sistemi stabili e facilmente accessibili al pubblico per presentare le segnalazioni sugli abusi. Degli sportelli, anche se non è spiegato nulla sulla loro gestione. «Vi è l’obbligo per tutti i chierici, i religiosi e le religiose che vengano a conoscenza di un abuso o di un caso di copertura di un abuso, di segnalarlo al vescovo o al superiore religioso».
Per la prima volta si parla anche delle molestie o delle violenze per abuso di autorità: un particolare che rimanda direttamente ai casi di abuso sulle religiose da parte dei chierici, o di abuso su seminaristi o novizi da parte dei loro superiori.

ilmessaggero.it

Papa: “Apparizioni Madonna? Ci sono esagerazioni”/ “Chiesa prudente perché la fede è radicata sul Vangelo”

Va in onda questa sera alle ore 21.05 su Tv2000 il consueto programma condotto da don Marco Pozza di incontro con papa Francesco, in cui i due discutono di diversi temi teologici e di fede, tra cui le apparizioni della Madonna. La puntata di questa sera si intitola Magnificat e ovviamente è dedicata alla madre di Gesù. Il papa non ha mai nascosto il suo scetticismo nei confronti di tante apparizioni annunciate, in primis quella di Medjugorie che una volta descrisse dicendo che Maria non è un postino che ogni giorno porta un messaggio. “Ci sono delle esagerazioni sulle apparizioni della Madonna, la Chiesa è sempre molto prudente. Non mette mai la fede radicata sulle apparizioni. La fede è radicata sul Vangelo, sulla rivelazione, sulla tradizione della rivelazione” dirà stasera il Papa nell’anticipazione proposta oggi dal sito Aleteia. Il problema vero, aggiunge, sono i veggenti che dicono “Maria è così”: “Maria non fa mai la protagonista. E quando nei santuari o nelle apparizioni tu vedi una pastorale di Maria protagonista che non segnala il Figlio, non ha un buon odore. Maria non ha mai fatto la protagonista”. Ma non è la prima volta che il Papa affronta questo tema.

PAPA, APPARIZIONI MADONNA E I MUSULMANI

A proposito del Magnificat, spiega che con quelle parole la Madonna loda Dio mentre noi cristiani dimentichiamo la preghiera di lode e la preghiera di adorazione, Maria lodava Dio e adorava Dio. Il Magnificat è quello, viene da lode, pregare lodando Dio. C’è spazio anche per parlare dell’importanza della figura di Maria tra i musulmani: “Mi raccontava un vescovo di un Paese africano, dove vivono in pace cristiani e musulmani che nell’anno del Giubileo tutto il giorno c’era una coda per entrare nella cattedrale. Quando la gente entrava, alcuni si accostavano ai confessionali, altri si mettevano a pregare, ma la maggioranza andava avanti all’altare della Madonna ed erano i musulmani. E il vescovo ha chiesto tante volte a loro: ‘Ma perché voi venite qui?’. E loro: ‘Il Giubileo è anche per noi’. Andavano dalla Madonna perché Maria è vicina al popolo musulmano”.

ilsussidiario.net

«Io, parroco presto papà: ho bisogno di fermarmi e riflettere». Preti sposati: il giovane prete ora trasparente, ma ha sbagliato nella doppia vita precedente

«Meglio per adesso riflettere, magari ne parliamo tra una settimana. Buon lavoro». Gianfranco Del Neso, il sacerdote di Ischia che ha informato il vescovo di essere in attesa di un figlio e per questo motivo è stato sospeso, è corteggiato dai media ma preferisce tenere un profilo basso. Non si sottrae al clamore della vicenda, non ha lasciato l’isola, Tiene però a tutelare la privacy della sua compagna, dei suoi anziani genitori e dei suoi familiari che vivono e gestiscono attività di ristorazione nel borgo di Campagnano, un luogo incantato sospeso tra la montagna e il mare. La sua «confessione è stata raccolta e rilanciata dal vescovo di Ischia, Pietro Lagnese, protagonista domenica mattina di un’apparizione a sorpresa nella parrocchia di Santa Maria Madre della Chiesa, nel Comune di Barano, per celebrare la messa e annunciare personalmente la novità ai fedeli, alcuni dei quali commossi fino alle lacrime. In serata, poi, la diffusione di una nota ufficiale che sintetizzava i termini della vicenda.

Il Mattino

PEDOFILIA: PAPA ACCETTA DIMISSIONI CARDINALE MCCARRICK


NON PIÙ IN SACRO COLLEGIO. ORA VITA PREGHIERA E PENITENZA Ieri sera è pervenuta a papa Francesco la lettera con cui il cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, ha presentato la rinuncia da membro del Collegio cardinalizio. Il Papa ne ha accettato le dimissioni da cardinale e ha disposto la sua sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, con l’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e penitenza, fino a quando le accuse di abusi a suo carico siano chiarite dal processo canonico. McCarrick, 88 anni, è accusato tra l’altro di aver abusato di un adolescente 45 anni fa, quand’era ancora un semplice prete a New York. Altre accuse riguardano presunti rapporti con seminaristi adulti. (ANSA).

PEDOFILIA: PAPA RIMUOVE ALTRI DUE VESCOVI DEL CILE

ansa

QUELLI DI RANCAGUA MONS.GOIC E DI TALCA MONS.VALENZUELA Il Papa ha accettato la rinuncia di altri due vescovi cileni, dopo i tre rimossi l’11 giugno tra cui quello di Osorno Juan Barros, al centro dello scandalo per aver taciuto gli abusi sessuali del suo ‘mentore’ don Fernando Karadima. Oggi il Papa ha accolto le dimissioni dei vescovi di Rancagua, mons. Alejandro Goic Karmelic, e di Talca, mons. Horacio del Carmen Valenzuela Abarca. Al loro posto, come amministratori apostolici, rispettivamente mons. Luis Fernando Ramos Perez e mons. Galo Fernandez Villaseca, entrambi ausiliari di Santiago.

Vaticanista tradizionalista de “Il Foglio” attacca riformisti e preti sposati

Matteo Matzuzzi su ilfoglio.it prende posizioni a partire, in parte da dati statistici per mettere un tassello nella sua difesa ad oltranza di posizioni tradizionaliste nella Chiesa (ndr)

Di seguto l’articolo:

Roma. “Dobbiamo usare l’immaginazione”, diceva un paio d’anni fa il cardinale Reinhard Marx, gran capo dei vescovi tedeschi, arcivescovo di Monaco e leader del Consiglio vaticano per l’economia, parlando a proposito delle strategie da adottare per accogliere nella madre chiesa coloro che stavano fuori, a suo dire “respinti” perché impossibilitati ad accedere al sacramento dell’eucaristia. Erano i mesi della grande battaglia sinodale sulla comunione da concedere (o no) ai divorziati risposati, con la drammatica spaccatura tra i padri convocati a Roma dal Papa nell’assise che si concluse con un generico via libera seppure meditato e comunque sottoposto a una valutazione “caso per caso”. A prevalere, allora, fu proprio la soluzione tedesca concepita da Christoph Schönborn, un testo di livello teologico sublime come solo i dotti di Germania e Austria sanno fare. Secondo George Weigel, il motivo della lotta contro le rigidità legaliste romane aveva ben poco a che fare con la misericordia divina, però: “Dieci mesi prima del Sinodo, avevo chiesto a un ben informato osservatore delle questioni cattoliche tedesche perché i vertici del cattolicesimo di Germania insistessero nel voler riformare la questione della santa comunione in riferimento a coloro che si sono risposati civilmente in seconde nozze. Come risposta, ho ottenuto una sola parola: soldi”. Più gente resta nel recinto di santa madre chiesa e più gente paga la Kirchensteuer, la tassa obbligatoria per chiunque si faccia battezzare. Una gabella che nei decenni ha alimentato a dismisura i forzieri della chiesa tedesca: nel 2015 il patrimonio della diocesi di Colonia ammontava a tre miliardi di euro, “una cifra oscenamente elevata”, scrisse indignato sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung Daniel Deckers, biografo del da poco defunto cardinale Karl Lehmann, per vent’anni indiscusso numero uno dei vescovi di Germania e capofila del progressismo tedesco.

 

Ma le battaglie per aprire le porte delle chiese ai lontani espellendone i cosiddetti farisei – che poi sono quelli che il Papa bolla genericamente come “ideologici” nella sua predicazione avversa ai piantatori di paletti attorno all’ospedale da campo – hanno dato ben poco frutto. “Die Priester sterben aus”, “i preti scompaiono”, ha scritto sul numero di maggio dello Stimmen der Zeit il gesuita Stefan Kiechle. La sua è un’analisi sullo stato della chiesa tedesca, la cui rappresentazione dà l’idea di un enorme moloch avviato sulla strada dell’implosione. Una morte per cause naturali, si direbbe, stando alla lettura delle cifre, asettiche e per questo testimoni più affidabili della gravità della situazione. Quest’anno, nelle ventisette diocesi del paese, saranno ordinati solo 61 sacerdoti. Erano 74 nel 2017 e 58 nel 2015 (punto più basso mai toccato). Nel 1995, poco più di vent’anni fa, il numero si attestò a 186. I sacerdoti attivi sono oggi 13.856, dei quali solo 8.786 “in servizio”. Solo tre anni fa erano 14.087. In quindici-vent’anni, ne rimarranno pochissimi. Il problema è – aggiunge padre Kiechle – che nessuno sembra pensarci. Si va avanti come si può, con accorpamenti di strutture, messa in vendita di chiese e chiusura di spazi comunitari. La diocesi di Treviri, lo scorso anno, ha deciso di passare da 863 parrocchie a 36. A Saarbrücken ci sarà solo una parrocchia per centomila abitanti, con un parroco e qualche vicario. Thomas Sternberg, presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi – organismo che da tempo più spinge per riforme e aperture – ha detto alla Welt am Sonntag che la situazione è “drammatica” e le ripercussioni saranno “catastrofiche”. Non ci saranno più preti. 

Il numero delle celebrazioni domenicali, già ridotto da tempo, “è crollato oltre la soglia del dolore”. Toni da Requiem, insomma. Ancora più lugubri se si tiene conto delle “uscite” dalla chiesa cattolica, cioè del numero di quanti dichiarano di non far parte più di quella comunità e così non pagano più – tra le altre cose – la tassa. Nel 2015 gli abbandoni sono stati 182 mila, nel 2016 è andata un po’ meglio, ma l’emorragia è continuata: nella sola diocesi di Essen (2 milioni di cattolici, pari al 32 per cento dell’intera popolazione), a “uscire” sono stati in quattromila. E proprio a Essen hanno deciso di indagare le ragioni che spingono tanti battezzati a sottoscrivere il formale atto di abbandono della chiesa cattolica. Lo scorso anno, con apprezzabile rigore teutonico, è stato proposto a tutti gli interessati un questionario, aperto anche a chi invece ha deciso di restare fedele. Le risposte sono state quelle attese: perché si abbandona? “Per mancanza di legame con la chiesa, per la Kirchensteuer, per l’atteggiamento della chiesa non più in linea con i tempi, per le idee della chiesa sulla donna e il celibato, per la discordanza sulle posizioni etiche”. Una persona che ha risposto, riferiva il sito Settimananews (Dehoniane), diceva di non poter “accettare la posizione della chiesa sugli omosessuali, sulla contraccezione e sul celibato”. Un altro: “La chiesa è estranea al mondo e non è mai stata in linea con lo spirito dei tempi”. Le risposte, spiegava la diocesi di Essen, serviranno per implementare uno dei tanti “piani per il futuro” sperimentati negli ultimi decenni con cui si tenterà di mettere una toppa sul buco, anche svuotare la barca che fa acqua con un cucchiaino da tè è un’operazione che appare ai limiti della disperazione. Per rendere attrattiva la proposta cristiana (e cattolica in questo caso) si è tentato di giocare la carta della misericordia e di usare a mo’ di testimonial, addirittura il Papa: entrate tutti, porte aperte anzi spalancate. La strada scelta in precedenza, nel 2012, non aveva sortito grandi risultati. Sei anni fa i vescovi avevano infatti fatto presente ai cattolici tedeschi che “la dichiarazione di abbandono della chiesa davanti a funzionari dell’anagrafe civile è un atto pubblico di volontaria e intenzionale presa di distanza che costituisce grave colpa verso la comunità ecclesiastica”. E si avvertivano i potenziali apostati che neanche l’unzione degli infermi sarebbe stata garantita in caso di abbandono. Insomma: o pagate il fio, o Caina v’attende. La soluzione più a portata di mano – se non altro perché se ne discute da tempo – consiste nell’ordinare sacerdoti anziani uomini sposati: i viri probati. Lo stesso prefetto della congregazione per il Clero, il cardinale Beniamino Stella, intervistato dal giornalista Fabio Marchese Ragona per il libro Tutti gli uomini di Francesco (San Paolo) confermava che il tema è all’ordine del giorno, benché si tratti di una questione delicata e ad alto rischio di strumentalizzazione ideologica. Non si tratterebbe, in ogni caso, di rendere opzionale il celibato né di copiare la prassi ortodossa, che permette l’ordinazione sacerdotale di giovani con moglie a carico. Di viri probati, però, si parla soprattutto per le sperdute lande dell’Amazzonia, dove intere comunità riescono a vedere un prete una o due volte all’anno, con tutto quel che ne consegue rispetto all’accostamento ai sacramenti. Nessuno aveva pensato a tale soluzione per un bastione della chiesa cattolica a due passi da Roma, la ricca e potente Germania.

 

La Germania non è l’Olanda

Alla fine del 2014, in un articolo sulla Faz, il saggista Markus Günther scriveva che la chiesa tedesca è del tutto simile alla Germania dell’est nei suoi ultimi giorni di vita: “Sembra stabile, ma in realtà è sull’orlo del collasso. Pastori e vescovi, ma anche molti laici attivamente impegnati, vedono paesaggi in fiore dove in realtà non c’è nulla, se non il deserto. L’amore, come si dice, è cieco”. La chiesa tedesca segue dunque la stessa china delle altre chiese dell’Europa centrale e settentrionale, alle prese con una crisi di fedeli e vocazioni dalle proporzioni ormai drammatiche. Mettere sullo stesso piano, però, la Germania con l’Olanda o con la Repubblica ceca sarebbe fuorviante: il peso storico, economico e sociale della realtà tedesca regge il confronto solo con “potenze” di pari grado, Francia o Stati Uniti, per citarne due. E nonostante il gregge sempre meno numeroso, le crepe tra i vescovi locali diventano sempre più larghe. Se una prima divisione s’era vista sul tema della comunione ai divorziati risposati, è sulla “intercomunione”, ossia il permesso di accedere all’eucaristia ai protestanti sposati con cattolici, che la spaccatura s’è acuita, tanto da arrivare fino a Roma, al cospetto del Papa. Lo scorso febbraio, infatti, la Conferenza episcopale guidata dal cardinale Marx aveva annunciato la pubblicazione di un sussidio per i sacerdoti chiamati a “esaminare le situazioni concrete per giungere a una decisione responsabile riguardo alla possibilità per il coniuge non cattolico di accedere alla comunione”. Qualche settimana dopo, la ribellione di sette vescovi tedeschi – tra cui il cardinale di Colonia, Rainer Maria Woelki –, che in una lettera inviata al prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, e al presidente del pontificio consiglio per l’Unità dei cristiani, il cardinale Kurt Koch, chiedevano urgenti “chiarimenti” poiché a loro giudizio il documento promosso da Marx è “illegale e vìola la fede cattolica e l’unità della chiesa”. Qualche giorno fa, il responso del Papa: “Trovate un risultato possibilmente unanime”.

Papa riabilita J. Castillo

Lorenzo Tommaselli ha tradotto questa riflessione di Jesús Bastante apparsa sulla rivista online Religión Digital lo scorso 21 aprile e ripresa dal sito Fine Settimana il 22 aprile 2018.

«Due uomini innamorati di Dio e appassionati dell’uomo».

«Siamo sempre una Chiesa “contemplattiva”, innamorata di Dio e appassionata dell’uomo».

Questo venerdì il papa viaggiava verso la punta dello stivale italiano per rendere omaggio a don Tonino Bello, il vescovo-pastore del sud Italia (di Molfetta, ndt). Un anticipatore della Chiesa delle periferie che tanto promuove Francesco.

Alcune ore prima Bergoglio riceveva, abbracciava e riabilitava (oramai è il caso di togliere le virgolette) uno dei nostri migliori teologi e una bellissima persona: José María Castillo.

Tutti e due, “gesuiti irregolari”, da anni si seguivano senza vedersi. Francesco aveva già tentato di incontrare Castillo per lettera e per telefono, ma il momento dell’incontro è stato emozionante.

E, come Tonino Bello, Bergoglio e Castillo sono due esempi di questa Chiesa “contemplattiva” della quale ha parlato il papa ad Alessano. Uomini innamorati di Dio e appassionati dell’uomo. Persone di orazione e di azione, che non capiscono quest’assurda dissociazione tra le due realtà, intimamente legate in ogni seguace di Gesù.

Castillo e Bergoglio, il teologo e il papa, sono due uomini di profonda orazione e decisi nell’azione. Nell’insegnamento, nella predicazione e nell’esempio. Tutti e due si sono riconosciuti non appena si sono guardati negli occhi. La “teologia popolare” di José María Castillo è senza dubbio uno degli assi portanti della Chiesa-misericordia di Francesco.

Una Chiesa contemplattiva, che accoglie tutti, che non innalza muri tra gli uni e gli altri, che lavora per la riconciliazione e l’abbraccio invece delle porte chiuse e delle espulsioni sommarie. Anche se alcuni se ne dispiacciono, Castillo e Bergoglio trasudano Vangelo di Gesù, un uomo (il nostro Messia) che ha unito come nessuno l’azione del contemplativo e l’orazione dell’attivista.

Il Vangelo è questo, orazione e cammino, aiuto e abbraccio, sguardi e Parola. Costruzione di un mondo nuovo, in definitiva. Qualcosa in cui Castillo e Bergoglio, Francesco e José María sono maestri eccezionali. È un orgoglio far parte di questa storia benedetta.

settimananews.it

Meluzzi, Vescovo ortodosso, attacca il Papa e invade campo chiesa…

Dopo l’attacco in Siria, il duro attacco a Papa Francesco: piove in un articolo su Il Tempo a firma di Alessandro Meluzzi. Al “profeta della pace”, ovvero il Pontefice, viene rimproverato il fatto di “aver brillato in queste ore per la sua assenza”. Ma la presa di posizione di Meluzzi sembra essere un attacco premeditato dei tradizionalisti. Meluzzi è voce fuori dal coro carica però di interessi e disposta a tutto pur di tirare acqua al suo mulino. Meluzzi cerca di accaparrarsi nella sua Chiesa ortodossa i delusi cattolici. Ora Papa Francesco intervenga al più presto e metta mano alla riforma della Chiesa con il cambio delle normative ormai vecchie e superate in particolare quella che non consente ai preti sposati cattolici di esercitare il ministero.

Papa Francesco smentisca il suo immobilismo e riaccolga i preti sposati nella Chiesa

Il quinto anniversario dell’elezione al soglio pontificio di Jorge Mario Bergoglio ha rappresentato un’occasione per parlare del papa, di quanto fatto sino ad ora e di quanto previsto per l’avvenire del cattolicesimo.

Tra le voci che si sono levate in elogio di papa Francesco c’è stata quella del cardinale Walter Kasper. Intervenuto durante l’ormai nota presentazione degli undici volumi della collana edita da Lev su La teologia di Papa Francesco, Il porporato tedesco, che è un rinomato progressista e che è considerato molto vicino alle istanze dottrinali dell’ex arcivescovo di Buenos Aires, ha sottolineato come “il programma di Papa Francesco” non sia “liberale ma radicale”.

Questa visione, ha specificato il cardinale, “va alle radici” dato che “non parla di riforma ma di conversione della Chiesa e dell’intero episcopato”. Una profezia sul futuro che “resta aperta” per via del tempo che richiede un cambiamento così profondo all’interno delle istituzioni.

La teologia del pontefice argentino, per l’uomo che starebbe studiando un modo di arrivare alla cosiddetta “messa ecumenica”, cioè a un rito valido tanto per i cattolici quanto per i protestanti, è kerigmatica. “Profezia – ha detto Kasper – non è antitesi a dottrina, ma la racchiude, almeno implicitamente”. Il cardinale ha evidenziato anche come questo sia il “tempo della misericordia” e come il pontificato del papa argentino abbia contribuito a superare alcuni punti irrisolti del Concilio Vaticano II. Ma quali sono le modalità pratiche attraverso le quali si declinera questa “radicalità” nel futuro?

Le sfide del domani
Bergoglio è stato eletto con la speranza che riformasse la Chiesa. Alcuni, anche oggi, continuano ad accusarlo di immobilismo. Quello che molti commentatori si aspettano, non è un mistero, è che il papa che sembrava avevr iniziato il suo pontificato chiedendosi se il Vaticano avesse o no bisogno di una banca, riformi lo Ior e le finanze vaticane. Intanto, gli ex vertici dell’Istituto per le Opere di Religione sono sottoposti a un processo per un presunto danno patrimoniale. “Il processo a Caloia – si legge qui – somiglia sempre di più a una resa dei conti con cui Bergoglio vuole ridefinire da capo la gestione della banca vaticana”. E poi c’è la questione della pedofilia. Papa Francesco ha rinnovato la Pontificia commissione per la tutela dei minori e ha iniziato ad incontrare le vittime degli abusi con sempre maggiore frequenza, ma dagli ambienti liberal, specie dopo l’emersione del “caso Barros” in Cile, provengono richieste precise: ci vuole – sembrano dire qui – una gestione diversa.

Le questioni dottrinali
I “dubia” su Amoris Laetitia hanno perso centralità mediatica. Voci di corridoio parlano di una possibile declaratio laica, sulla scia delle domande sollevate dai cardinali Brandmueller, Burke, Meisner e Caffarra, prevista per il prossimo mese. Le accuse di “svolte dottrinali”, insomma, potrebbero tornare di moda. Specie se si procedesse davvero con quella messa ecumenica di cui abbiamo accennato all’inizio. Alcuni cardinali, Brandmueller su tutti, hanno già chiarito come l’accesso alla comunione non possa essere mai giustificato dalla presunta “fame eucaristica” dei protestanti. Poi ci sono altre questioni: i viri probati, la benedizione alle coppie omosessuali, l’accesso alla comunione per le coppie miste (un cattolico e un protestante) e così via. Qualunque “novità” apportata verrebbe interpretata dai tradizionalisti come un attacco alla liturgia e alla tradizione della Chiesa. Per non parlare delle critiche che si solleverebbero se, come pare, si scoprisse che in Vaticano stanno realmente lavorando all’attualizzazione dell’enciclica Humanae Vitae.

Gli appuntamenti
Papa Francesco ha in programma una serie di viaggi. Il pontefice ha previsto, per il 2018, di concentrarsi sul Sud. Pietrelcina e San Giovanni Rotondo sono state le prime tappe. Poi verrà il turno di Loppiano, Nomadelfia, Alessano e Molfetta. Fuori dai confini nazionali, sono già in agenda il viaggio a Ginevra e quello presso le Repubbliche Baltiche. Due i sinodi previsti per il futuro prossimo: quello sui giovani e quello sulle popolazioni amazzoniche. In questo secondo appuntamento, dovrebbe essere dato il via libera al fatto che i viri probati sostituiscano in alcune mansioni i sacerdoti che mancano, per difetto di numero, in quelle zone del mondo. All’inizio del 2019, ancora, la GMG di Panama. Non è tecnicamente previsto, ma è molto chiacchierato, un nuovo concistoro e quindi la nomina di altri cardinali. Il Conclave, attualmente, è così composto: 117 elettori, di cui 49 creati da Francesco, 48 da Benedetto XVI e 20 da Giovanni Paolo II. Novantasette, invece, sono i porporati non elettori. Due, infine, gli appuntamenti vociferati, e forse sperati, per i prossimi anni: la visita pastorale in Russia e quella in Cina.

“Profughi come ebrei?”, prete rilancia post contro Papa

“A me sto fatto che Papa Bergoglio e ora anche la Bonino su La 7 paragonino i presunti profughi agli ebrei nei lager mi fa girare parecchio i maroni”. Così recita il post che un parroco bolognese ha condiviso sul suo profilo Facebook, corredato da due foto sovrapposte, la prima che raffigura i prigionieri di un lager nazista, la seconda che ritrae un gruppo di immigrati seduti a tavola. Autore del post è un altro utente Facebook, che l’ha pubblicato il 4 maggio scorso, pochi giorni dopo che Papa Francesco aveva  detto, nel corso dell’omelia a San Bartolomeo all’Isola Tiberina, che quelli dei rifugiati “sono campi di concentramento”.

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Tensioni per il Papa in Cile e Perù, ritorno tra incognite

Papa Francesco torna per la sesta volta nella sua America Latina, visitando la prossima settimana Cile e Perù ma lo fa in un viaggio che alla vigilia si presenta anche pieno di incognite, di sfide politiche, di aspettative su problemi gravi che hanno interessato le Chiese locali. Vigilia con proteste degli indios contro la visita, attacchi incendiari a chiese di Santiago e monumenti in Perù, cortei pro aborto e blitz di manifestanti alla Nunziatura, dove alloggerà Francesco, anche contro le presunte spese eccessive stanziate dal governo per accogliere la visita apostolica.

Almeno quattro attacchi contro chiese cattoliche sono stati compiuti in diverse zone di Santiago del Cile, per protestare contro la visita di Papa Francesco nel Paese, prevista dal 15 al 18 gennaio.   In tre degli attacchi, le chiese hanno subito danni, soprattutto alle porte e alle facciate, mentre il quarto è stato neutralizzato dalla polizia.

Dopo gli incendi in Cile, oggi è stata la volta del Perù con un attacco incendiario, a Lima, che ha danneggiato la gigantesca statua di Cristo, replica del più famoso ‘Cristo Redentore’ di Rio de Janeiro. Un portavoce dei vigili del fuoco ha detto a Rpp News 24 che la causa è ancora oggetto d’inchiesta. La statua era stata donata dal gigante delle costruzioni brasiliano Odebrecht, al centro per uno scandalo di corruzione in America Latina, che ha coinvolto molti dei più importanti politici del Perù. Il presidente Pedro Pablo Kuczynski era ‘sopravvissuto’ ad un voto di impeachment a dicembre proprio per i suoi legami con la società in questione.

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Per Papa Francesco meglio i preti sposati. Santa Marta. Doppia vita per i pastori è ferita nella Chiesa

(Osservatore Romano)

(Osservatore Romano)

Commozione, vicinanza, coerenza. Questi i caratteri del pastore e della sua “autorità”, nelle parole del Papa alla Messa mattutina a Casa Santa Marta. Lo riporta Vatican News.

Commentando l’odierno Vangelo di Marco dedicato a Gesù che insegnava “come uno che ha autorità”, Francesco spiega che si tratta di un “insegnamento nuovo”: la “novità” di Cristo è proprio il “dono dell’autorità” ricevuto dal Padre. Di fronte agli insegnamenti degli scribi, dei dottori della legge, che pure “dicevano la verità”, evidenzia il Pontefice, la gente “pensava a un’altra cosa”, perché quello che dicevano “non arrivava al cuore”: insegnavano “dalla cattedra e non si interessavano alla gente”. Invece, aggiunge Francesco, “l’insegnamento di Gesù provoca lo stupore, movimento al cuore”, perché ciò che “dà autorità” è proprio la vicinanza e Gesù “aveva autorità perché si avvicinava alla gente”, capendo problemi, dolori e peccati.

Perché era vicino, capiva; ma accoglieva, guariva e insegnava con vicinanza. Quello che a un pastore dà autorità o risveglia l’autorità che è data dal Padre, è la vicinanza: vicinanza a Dio nella preghiera – un pastore che non prega, un pastore che non cerca Dio ha perso parte – e la vicinanza alla gente. Il pastore staccato dalla gente non arriva alla gente con il messaggio. Vicinanza, questa doppia vicinanza. Questa è l’unzione del pastore che si commuove davanti al dono di Dio nella preghiera, e si può commuovere davanti ai peccati, al problema, alle malattie della gente: lascia commuovere il pastore.Gli scribi, prosegue il Pontefice, avevano perso la “capacità” di commuoversi proprio perché “non erano vicini né alla gente né a Dio”. E quando si perde tale vicinanza, evidenzia il Papa, il pastore finisce “nell’incoerenza di vita”.

Gesù è chiaro in questo: “Fate quello che dicono” – dicono la verità – “ma non quello che fanno”. La doppia vita.È brutto vedere pastori di doppia vita: è una ferita nella Chiesa. I pastori ammalati, che hanno perso l’autorità e vanno avanti in questa doppia vita. Ci sono tanti modi di portare avanti la doppia vita: ma è doppia … E Gesù è molto forte con loro. Non solo dice alla gente di ascoltarli ma non fare quello che fanno, ma a loro cosa dice? “Mavoi siete sepolcri imbiancati”: bellissimi nella dottrina, da fuori. Ma dentro, putredine. Questa è la fine del pastore che non ha vicinanza con Dio nella preghiera e con la gente nella compassione.

Francesco cita la Prima Lettura e ripropone le figure di Anna, che prega il Signore di avere un figlio maschio, e del sacerdote, il “vecchio Eli”, che “era un debole, aveva perso la vicinanza, a Dio e alla gente”: aveva ritenuto Anna un’ubriaca. Ella invece stava pregando nel suo cuore, muovendo soltanto le labbra. Fu lei a spiegare ad Eli di essere “amareggiata” e che a parlare era stato “l’eccesso” del proprio “dolore” e della propria “angoscia”. E mentre lei parlava, Eli fu “capace di avvicinarsi a quel cuore”, fino a dirle di andare in pace: “il Dio di Israele ti conceda quello che gli hai chiesto”. Si rese conto, osserva il Papa, “di avere sbagliato” facendo uscire dal suo cuore “la benedizione e la profezia”, perché poi Anna partorì Samuele.

Io dirò ai pastori che hanno vissuto la vita staccati da Dio e dal popolo, dalla gente: “Ma, non perdere la speranza. Sempre c’è la possibilità. A questo è stato sufficiente guardare, avvicinarsi a una donna, ascoltarla e risvegliare l’autorità per benedire e profetizzare; quella profezia è stata fatta e il figlio alla donna è venuto”. L’autorità: l’autorità, dono di Dio. Solo viene da Lui. E Gesù la dà ai suoi. Autorità nel parlare, che viene dalla vicinanza con Dio e con la gente, sempre tutti e due insieme. Autorità che è coerenza, non doppia vita. È autorità, e se un pastore la perde almeno non perda la speranza, come Eli: sempre c’è tempo di avvicinarsi e risvegliare l’autorità e la profezia.

Abusi gay sui chierichetti. Il Vaticano apre un’indagine

Roma – Una nuova indagine canonica della Santa Sede, una nuova inchiesta vaticana ancora più accurata, che possa far luce definitivamente su quanto accaduto tra il 2009 e il 2014 all’interno del Preseminario «San Pio X» all’interno del Vaticano e affidato all’Opera don Folci della diocesi di Como.

 
 Il protagonista della vicenda è un ex alunno del «collegio» dei chierichetti del Papa, a due passi da casa Santa Marta, diventato prete nel 2016, a 24 anni, proprio nel Comasco e che secondo le testimonianze di alcuni ex compagni di preseminario avrebbe commesso abusi sessuali su alcuni di essi.

A raccontare la vicenda è stato un testimone oculare, Kamil Tadeusz Jarzembowski, un giovane omosessuale polacco di 21 anni che all’epoca dei fatti era compagno di stanza del ragazzino che sarebbe stato abusato ripetutamente per diverso tempo. L’ex pre-seminarista polacco ha svelato la storia a Gianluigi Nuzzi nel suo ultimo libro Peccato Originale e alla trasmissione di Italia 1 Le Iene, programma che attraverso alcune nuove testimonianze ha chiarito alcuni aspetti di questa vicenda consumata all’interno delle mura vaticane.

A partire dal 2009, secondo il racconto di Jarzembowski e di alcune presunte vittime, il futuro sacerdote, all’epoca 14enne, avrebbe abusato di un ragazzino tredicenne che però non aveva mai denunciato i fatti. A farlo ci aveva pensato, però, lo stesso Kamil che avrebbe assistito per anni ai rapporti sessuali tra i due e che una volta fuori dal Preseminario (a suo dire era stato cacciato dopo aver raccontato i fatti ai superiori), aveva scritto addirittura a Papa Francesco e al Segretario di Stato, Pietro Parolin.

«A seguito di alcune segnalazioni, anonime e non – si legge oggi in una nota della Sala Stampa della Santa Sede – a partire dal 2013 furono compiute, a più riprese, delle indagini sia da parte dei Superiori del Preseminario sia da parte del Vescovo di Como, atteso che la Comunità degli educatori appartiene alla sua Diocesi. I fatti denunciati, che risalivano agli anni precedenti e che avrebbero coinvolto alunni coetanei tra loro, alcuni dei quali non più presenti nell’Istituto al momento degli accertamenti, non trovarono adeguata conferma. In considerazione di nuovi elementi recentemente emersi, è in corso una nuova indagine che faccia piena luce su quanto realmente accaduto».

In effetti, all’epoca, sul presunto molestatore erano state avviate delle ampie indagini canoniche con colloqui diretti di vari testimoni con alcuni psicologi e con un cardinale, ma i risultati non avevano portato a nessun elemento tale da poter vietare l’ingresso del giovane in seminario. In pratica nessuno dei testimoni ascoltati era stato in grado di confermare le accuse che gli erano state rivolte e lo stesso giovane futuro sacerdote non aveva mostrato alcun segno di squilibrio.

Con le nuove testimonianze, raccolte dalla trasmissione Mediaset e dal libro di Nuzzi, il caso è stato oggi riaperto per il momento solo a livello canonico. Ma non è detto che nelle prossime settimane, se venissero confermate le versioni dei testimoni, non possa anche scattare un’inchiesta penale.

Il Giornale

Papa Francesco ha nominato due donne nei ruoli di sottosegretario del Pontificio Consiglio per i laici, la famiglia e la vita

Papa Francesco ha nominato due donne nei ruoli di sottosegretario del Pontificio Consiglio per
i laici, la famiglia e la vita
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Sul sito della Sala stampa vaticana ci sono anche le biografie dettagliate delle due studiose.

Il sottosegretario per la Sezione per la vita è Gabriella Gambino, – nata a Milano nel ’68, sposata, cinque figli – finora professore aggregato di Bioetica della Facoltà di Filosofia, ricercatrice e professore associato in Filosofia del Diritto della Facoltà di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, professore incaricato presso il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia.

Per la Sezione per i fedeli laici il nuovo sottosegretario è Linda Ghisoni – nata a Cortemaggiore (Piacenza) nel ’65, sposata, due figli, finora Giudice Istruttore del Tribunale di prima istanza per le cause di nullità di matrimonio della Regione Lazio istituito presso il Vicariato di Roma, docente a contratto presso il Dipartimento di Giurisprudenza a RomaTre.

AVVENIRE

Il papa sul lettino

Molte testate giornalistiche hanno riportato la notizia della uscita del libro, di Domique Wolton dal titolo Pape Francois, rencontre avec Domique Wolton. Il giornale francese Le figaro ha pubblicato un’anticipazione dalla quale si apprende che papa Francesco dal 1978 al 1979 si è sottoposto ad una psicoanalisi con una donna di religione ebraica ad un ritmo di una seduta alla settimana per 6 mesi.
Prima di morire la donna avrebbe contattato il prelato per un «colloquio spirituale». Sulla base di queste scarne rivelazioni è difficile valutare a fondo il significato dell’episodio biografico di Bergoglio: ciò che si può preliminarmente fare è di collocarlo sullo sfondo del periodo storico in cui è avvenuto. Nella seconda metà degli anni 70 era presidente dell’Argentina, Jorge Rafael Videla, a capo di una giunta militare tristemente famosa per i suoi crimini contro l’umanità.
Videla ha dichiarato nel 1978 al Times di Londra che «un terrorista» (!?) non è solo qualcuno con una pistola o una bomba, ma anche «chi diffonde idee contrarie alla civiltà cristiana occidentale». L’intransigenza ideologica che giustifica la crociate ha una lunga tradizione nella Chiesa cattolica: la complicità morale del cattolicesimo con Videla e compagni è solo uno dei tanti episodi storici di collusione con regimi totalitari; i neonati sottratti alle madri, torturate e uccise, e i desaparecidos, fra cui molti preti aderenti alla teologia della liberazione ne sono stati i terribili effetti collaterali in Argentina. Di quest’ultimi se ne è parlato in un documentatissimo libro-inchiesta di F. TulliFigli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos (L’Asino d’oro ed.). Sono state individuate complicità nascoste della Chiesa con le operazioni criminali della giunta militare come quelle che ha portato alla luce Horatio Verbisky in La chiesa del silenzio a proposito di Bergoglio o come il caso di preti che parteciparono addirittura alle torture e assolsero i voli della morte.
Ci fu una responsabilità della psichiatria e della psicoanalisi parallelamente a quella della Chiesa cattolica in appoggio alla politica repressiva dello Stato? Dalla deposizione di Juan Domingo Perón (1955) al 1983 l’Argentina fu soggetta, con qualche intervallo, a una serie di regimi autoritari sempre più violenti durante i quali la psicoanalisi ebbe un eccezionale sviluppo. Si confermava una tendenza che si era manifestata durante il nazismo: Anna Freud e lo psicoanalista Ernest Jones credevano che la psicoanalisi potesse sopravvivere in un contesto totalitario…

continua su left.it

Papa Francesco: “Senza la donna non c’è armonia nel mondo”: non vale per i preti sposati

Il Movimento Internazionale dei sacerdoti Lavoratori Sposati apprezza dichiarazioni Papa su donne ma lo invita anche ad estenderle alle moglie dei preti sposati: “Le donne dei preti sposati chiedono con i loro mariti la riammissione al ministero sacerdotale” (ndr)

donna

Rende il mondo bello. Sul pianeta terra, «senza la donna, non c’è armonia». Parola di papa Francesco, che nell’omelia della Messa mattutina odierna (9 febbraio 2017) a Casa Santa Marta, riflette sulla figura femminile a partire dalla Creazione.

Il Pontefice ripercorre i passi della Genesi: Dio plasma ogni sorta di animali ma l’uomo non ha in loro una compagnia, «era solo»; dunque il Signore gli leva una costola e crea la donna, che l’uomo identifica come carne della sua carne. Ma «prima di vederla l’aveva sognata: per capire una donna è necessario sognarla», afferma Papa Bergoglio.

Poi il Pontefice rileva: «Tante volte, quando noi parliamo delle donne», le si descrive in modo funzionale: «Ma, la donna è per fare questo». Invece la donna trasmette una ricchezza che l’uomo non ha: l’armonia al Creato. Perché «quando non c’è la donna, manca l’armonia. Noi diciamo, parlando: ma questa è una società con un forte atteggiamento maschile, e questo, no? Manca la donna. “Sì, sì: la donna è per lavare i piatti, per fare …”. No, no, no: la donna è per portare armonia. Senza la donna non c’è armonia». Non «sono uguali, non sono uno superiore all’altro: no. Soltanto che l’uomo non porta l’armonia: è lei. È lei che porta quella armonia che ci insegna ad accarezzare, ad amare con tenerezza e che fa del mondo una cosa bella».

Come riporta Radio Vaticana, sono tre gli aspetti affrontati dal Vescovo di Roma: la solitudine dell’uomo, il sogno e, terzo, il destino di tutti e due: ossia essere «una sola carne». Francesco porta un esempio concreto: narra quando in un’udienza, mentre salutava la gente, ha chiesto a una coppia che celebrava il 60.mo anniversario di matrimonio: «”Chi di voi ha avuto più pazienza?”». E loro che mi guardavano, si sono guardati negli occhi – non dimentico mai quegli occhi, eh? – poi sono tornati e mi hanno detto, tutti e due insieme: “Siamo innamorati”. Dopo 60 anni, questo significa una sola carne. E questo è quello che porta la donna: la capacità di innamorarsi. L’armonia al mondo».

Il Papa evidenzia che «tante volte, sentiamo: “No, è necessario che in questa società, in questa istituzione, che qui ci sia una donna perché faccia questo, faccia queste cose…”. No, no, no, no: la funzionalità non è lo scopo della donna. È vero che la donna deve fare cose, e fa – come tutti noi facciamo – cose. Lo scopo della donna è fare l’armonia, e senza la donna non c’è l’armonia nel mondo». Poi la denuncia di Francesco: «Sfruttare le persone è un crimine di lesa umanità: è vero. Ma sfruttare una donna è di più: è distruggere l’armonia che Dio ha voluto dare al mondo. È distruggere». Quindi approfittare di una donna, oltre che «un crimine», è «distruggere l’armonia».

Questo è «il grande dono di Dio: ci ha dato la donna. E nel Vangelo, abbiamo sentito di che cosa è capace una donna, eh? È coraggiosa, quella, eh? È andata avanti con coraggio. Ma è di più, è di più: la donna è l’armonia, è la poesia, è la bellezza». E «senza di lei il mondo non sarebbe così bello, non sarebbe armonico». Conclude il Papa: «A me piace pensare – ma questa è una cosa personale – che Dio ha creato la donna perché tutti noi avessimo una madre».

vatican insider

Arcivescovo di Napoli al centro dell’esposto di una vittima: “Da lui gravi negligenze” È il primo procedimento dopo il motu proprio di Francesco sulla responsabilità dei prelati

“Con la presente lettera intendo denunciare il cardinale Crescenzio Sepe, per grave negligenza nell’esercizio del proprio ufficio”. Inizia così l’esposto di Diego Esposito (il nome è di fantasia), inviato al Papa e al prefetto della Congregazione per i vescovi, cardinale Marc Ouellet, lo scorso 11 ottobre. Si tratta della prima denuncia che si appella alla lettera apostolica motu proprio “Come una madre amorevole”, scritta dal Pontefice e diventata legge canonica il 5 settembre 2016, che stabilisce la rimozione dei vescovi colpevoli di grave negligenza nella gestione dei casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Per mesi una commissione di giuristi nominati da Bergoglio si è riunita in segreto per studiare i termini della nuova norma. L’intenzione era quella di rendere più trasparente la gestione dei casi, limitando il potere dei vescovi e permettendo alle vittime, nel caso di colpevolezza delle diocesi, di ottenere il giusto risarcimento.

LE VIOLENZE
Nella lettera Diego racconta la sua storia che comincia in un sobborgo di Napoli nel 1989: “Fui abusato all’età di 13 anni dal mio insegnante di religione, don S. M.”. Vent’anni dopo, nel 2010, Diego è un uomo sposato con figli che fa la guardia giurata; mentre sta scortando un furgone portavalori, ha un malore e viene portato d’urgenza al pronto soccorso. I medici non trovano la causa del suo malessere. Mentre è ricoverato, confessa alla madre e alla moglie, incredule, il suo segreto.

IL REATO PRESCRITTO
Inizia una terapia con uno psichiatra, il dottor Alfonso Rossi, che per anni ha diretto l’unità malattie mentali dell’ospedale di S. Maria Capua Vetere. I test psicologici confermano un vissuto di abusi sessuali. Il reato penale è ormai prescritto, non rimane che appellarsi alla giustizia canonica. Diego chiede un colloquio con il Cardinale Sepe per denunciare i fatti, ma non ottiene risposta. Dopo un anno, nel 2011, incontra il vescovo ausiliare Lucio Lemmo, ma non viene aperto nessun procedimento. Quando nel 2013 Diego scopre che il prete continua ad insegnare, decide di raccontare tutto alla stampa rilasciando un’intervista a “RE le Inchieste” di Repubblica.it. La sua storia diventa un caso internazionale arrivando sulla prima pagina dell’edizione domenicale del Washington Post diretto da Martin Baron, l’ex direttore del Boston Globe ai tempi del caso “Spotlight”.

LA LETTERA DEL PONTEFICE
Nel marzo 2014, dopo quattro anni di battaglie contro i mulini a vento, scrive a Papa Francesco che gli risponde promettendo di occuparsi del caso. Sei mesi dopo la curia di Napoli è costretta ad aprire un’indagine. A novembre Diego viene convocato dal vicario giudiziale della diocesi, padre Luigi Ortagli, per una deposizione, ma non ci sono altri sviluppi. Nel luglio 2015, sull’orlo dell’esaurimento, invia una mail a don Ortagli nella quale minaccia di spararsi con l’arma di ordinanza davanti alla curia se non avrà una notizie della sua denuncia. Viene segnalato all’autorità giudiziaria che gli ritira il porto d’armi. Diego perde il lavoro. Nel maggio 2016 Diego accetta di sottoporsi ad una visita psichiatrica presso un perito nominato dalla diocesi. Dopo uno sciopero della fame, ottiene di essere accompagnato dal suo psichiatra. “Non si è trattato di una perizia medico legale, ma di un interrogatorio in stile Gestapo”, racconta Alfonso Rossi. “Le stesse domande venivano ripetute fino allo sfinimento con l’intenzione di dare il carico delle responsabilità delle violenze subite al ragazzo. Io stesso ho lavorato per il tribunale, ma ho sempre condotto le visite con il massimo rispetto per le presunte vittime”.

LA CURIA E LE VITTIME
Un monsignore, esperto di diritto canonico, che preferisce rimanere anonimo, conferma che la Curia romana è perfettamente consapevole delle tattiche usate dalle diocesi per sabotare le denunce. “È raro che le curie si schierino sinceramente dalla parte delle vittime. La preoccupazione principale non è la giustizia, ma tutelare la Chiesa, in particolare dal punto di vista economico. La prassi di portare allo sfinimento una vittima non è nuova”, continua la fonte, “fino a logorare la richiesta di giustizia. Inoltre non è raro che i periti nominati siano collusi con le curie. Sulle indagini il Papa di fatto non ha alcun potere, tutto viene gestito dai vescovi, senza alcuna garanzia di imparzialità. Nel caso in questione, la cosa strana è che il denunciante dopo sei anni non ha ancora ricevuto nessuna comunicazione, né una conclusione istruttoria, né un giudizio di archiviazione da parte dell’autorità ecclesiastica. Gli indizi di negligenza sembrano seri, ci sono tutti i presupposti per iniziare l’indagine”.

Qualora il Papa giudicasse verosimili le prove presentate, nominerà una commissione ad hoc per

svolgere l’indagine. E poiché si tratta di un procedimento a carico di un cardinale, sarà Bergoglio stesso, a pronunciarsi dopo la conclusione delle indagini. Sepe rischia la rimozione dall’ufficio di arcivescovo, mentre la vittima potrà chiedere alla diocesi e alla Santa Sede un risarcimento per i danni materiali e psicologici subiti. Solo la soluzione di questo, come di altri casi, rivelerà se gli intenti del motu proprio saranno effettivamente efficaci.

repubblica.it

L’apparizione di manifesti antipapali in Roma non mi meraviglia

«Il Papa, i manifesti e il coraggio che divide: con Wojtyla un caso simile» Parla Allen, direttore di «Crux»

John Allen, per 16 anni corrispondente da Roma, ora dirige Crux, il maggior portale statunitense di informazione cattolica. «Ci sono cattolici scandalizzati dalle novità portate da Francesco»«Il Papa, i manifesti e il coraggio che divide: con Wojtyla un caso simile» Parla Allen, direttore di «Crux»

John Allen, per 16 anni corrispondente da Roma, ora dirige Crux, il maggior portale statunitense di informazione cattolica. «Ci sono cattolici scandalizzati dalle novità portate da Francesco»
«L’apparizione di manifesti antipapali in Roma non mi meraviglia: siamo in un mondo polarizzato e in una società della comunicazione che permette di esprimere per intero la polarizzazione e anche la stimola. Potrebbe capitare che domani appaiano altri manifesti contro questo Papa o contro il prossimo»: è l’opinione di John Allen che è stato per sedici anni corrispondente da Roma e ora dirige Crux, il maggior portale statunitense di informazione cattolica.
Però il fatto dei manifesti è senza precedenti…
«Non del tutto. Quando Papa Wojtyla fece la prima Giornata interreligiosa di Assisi, nel 1986, furono distribuiti per Roma volantini che l’accusavano di eresia e prima dell’ultimo Conclave vedemmo anche, intorno al Vaticano, manifesti murali che dicevano “Vota Turkson” (cardinale del Ghana, ndr). Dobbiamo abituarci all’irrompere delle novità multimediali anche in ambito ecclesiastico».
Che dice dell’opposizione montante al Pontefice?
«Ci sono cattolici scandalizzati dalle novità portate da Francesco ma il fenomeno non va né minimizzato né esagerato. Vedo che il favore dell’opinione pubblica sia cattolica sia generale verso questo Papa è molto alto: in America è dell’80%, simile a quello di cui godeva Giovanni Paolo II e leggermente superiore a quello che aveva Benedetto XVI».
Oggi negli Stati Uniti gli scontenti di papa Francesco sono di più che in Italia?
«Quelli che sono scontenti per ragioni di Chiesa sono forse pari, ma da noi sono più numerosi che da voi gli scontenti per l’atteggiamento anticapitalista di Bergoglio e per il suo favore alla cultura ecologica».
Se gli oppositori del Papa oggi non sono più numerosi che in passato, però sono più attivi…
«Le differenze sono due. La prima è che i Papi generalmente erano contestati da sinistra mentre questo lo è da destra e ciò rende la contestazione più interessante per i media. La seconda è che oggi ogni contestazione, di un Papa o di un politico, ha più canali per esprimersi, e così capita che sia più visibile anche quando non è maggiore».
È azzardabile un paragone tra la contestazione a Bergoglio e quella a Trump?
«Paragone istruttivo. Sono ambedue leader forti, ambedue hanno un sostegno quasi fanatico in alcuni settori dell’opinione pubblica e un’opposizione altrettanto accesa in altri. Ambedue sono polarizzanti così che non ci sono verso di loro molte opinioni fredde: o sono amati, o sono odiati».
Forse ambedue cavalcano la polarizzazione?
«Ovviamente seguono regole diverse, l’uno è un pastore e l’altro un politico, ma al fondo sono due populisti: non si rivolgono alle élites ma al popolo. E non si impressionano se non raccolgono il consenso delle élites».

Fonte: Corriere della Sera

Novara, parroco rivendica paternità: rissa in sala parto

Nella sala parto dell’Ospedale Maggiore di Novara è scoppiata una rissa furibonda fra il padre di un bimbo appena nato e un parroco che del nascituro rivendica la paternità.

I riflettori che illuminano parroci e parrocchie non si riescono a spegnere.

Le pagine dei giornali, ancora zeppe dell’episodio di Padova ormai noto come “orge in canonica”, devono occuparsi anche del prete di Novara, padre Giorgio, che candidamente si è recato nella sala parto in cui stava per nascere il bimbo della “colpa”, almeno a detta dell’intraprendente prete che ne ha rivendicata la paternità.

Daniele G., un operaio di 32 anni, è sposato con la donna che ha messo alla luce il bimbo, da due anni.

Come tutte le giovani coppie, i due non vedevano l’ora di diventare genitori. Ma il momento tanto atteso per Daniele si è trasformato in un vero incubo.

Quando nella sala parto il parroco della sua chiesa, ha comunicato ai quattro venti che era lui il papà del bambino, messo al mondo dalla moglie, Daniele non ci ha visto più dalla rabbia che ha inveito con calci e pugni contro il prete ferendolo gravemente.

Il neo “presunto” padre (secondo il prete) è stato prontamente arrestato dalla Polizia e ora, invece di festeggiare, deve rispondere dei reati di “rissa aggravata” e “lesioni personali”.

Basiti i parenti della moglie per i quali: “Padre Giorgio è un uomo buono, sempre stato vicino alla nostra famiglia, non capisco cosa stia succedendo.

Noi riteniamo che sia un grande malinteso, e che il vero padre sia Daniele, nonché legittimo marito”.

Ora si attendono gli sviluppi della vicenda ma una domanda sorge spontanea: perché padre Giorgio dovrebbe rivendicare la paternità di questo bambino se non fosse la verità? E’ impazzito, o cosa?

Per saperlo dobbiamo armarci di pazienza e aspettare.

Per il momento sappiamo solo che Padre Giorgio, per decisione del Vescovo, in via precauzionale è stato sospeso fino a nuovo ordine.

veb.it

Vaticano La questione dell’omosessualità nella «Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis». Il compito del discernimento

L’Osservatore Romano

(Louis J. Cameli, Teologo sacerdote dell’arcidiocesi di Chicago)  Appena la Congregazione per il clero ha pubblicato, l’8 dicembre scorso, la nuova Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, i media statunitensi l’hanno descritta come una nuova proibizione per i “sacerdoti omosessuali”. In realtà, nelle sue oltre novanta pagine di testo, la Ratio offre una visione coerente e integrata della formazione sacerdotale, basata largamente sull’esortazione apostolica Pastores dabo vobis di Papa san Giovanni Paolo II e sugli insegnamenti di Papa BenedettoXVI e di Papa Francesco.
I paragrafi della Ratio che affrontano il tema «Persone con tendenze omosessuali» sono tre (nn. 199-201). E questi paragrafi ripetono i punti salienti di un documento della Congregazione per l’educazione cattolica del 2005, l’Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri. L’affermazione centrale dell’Istruzione del 2005, che viene ripresa dalla nuova Ratio fundamentalis è la seguente: «la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione [vale a dire con tendenze omosessuali], non può ammettere al seminario e agli ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay» (Istruzione, n. 2; Ratio fundamentalis, n. 199). In un libro pubblicato nel 2012 (Catholic Teaching on Homosexuality: New Paths to Understanding, Ave Maria Press), ho cercato di spiegare il senso di questa importante affermazione. Ritengo che il suo vero significato potrebbe non essere immediatamente chiaro a un lettore casuale o a giornalisti che vogliono trasmettere informazioni a un pubblico largamente secolarizzato sulla questione carica di tensioni dell’omosessualità. Anche se i media vi leggono l’attuazione di un divieto, il testo dell’Istruzione del 2005 parla in modo molto diverso di «criteri di discernimento». Permettetemi di attingere al mio libro per spiegare con più precisione qual è la posta in gioco per l’Istruzionee per la Ratio fundamentalis.
Sono tre le categorie di persone che devono essere escluse dall’ammissione al seminario e agli ordini sacri: quelle che praticano l’omosessualità, quelle che presentano tendenze omosessuali profondamente radicate e quelle che sostengono la cosiddetta “cultura gay”. La prima e la terza categoria sono piuttosto chiare. Una persona sessualmente attiva viene esclusa perché non vive nel celibato. A una persona che sostiene la “cultura gay”, intesa come ambiente e movimento che appoggia atteggiamenti morali discordanti con l’insegnamento della Chiesa, non si può affidare il compito di insegnare alla comunità di fede e di guidarla. La seconda categoria, invece, non è altrettanto evidente: coloro che presentano tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa categoria esige maggiore riflessione e chiarimento.
Le «tendenze omosessuali profondamente radicate» sono in contrasto — secondo l’Istruzione — con ciò che esprime un problema transitorio o una fase della crescita che occorre attraversare e superare, qualcosa che appartiene essenzialmente allo sviluppo adolescenziale. In alcuni, i sentimenti o le tendenze omosessuali possono essere proprie dell’individuo, esprimendo però soltanto un fenomeno transitorio o uno sviluppo non ancora completo, non uno schema fisso della personalità o uno schema fisso del relazionarsi.
I sentimenti sono sentimenti e, qualunque essi siano, per tutti noi possono spaziare in una moltitudine di direzioni. Quand’è però che ci troviamo dinanzi a sentimenti omosessuali rivelanti tendenze «profondamente radicate» che indicano che un candidato non dovrebbe essere ammesso al seminario o agli ordini sacri? Permettetemi di suggerire quattro casi in cui ciò accade.
Quando le inclinazioni omosessuali portano alla formazione di un’identità organizzatrice centrale, c’è evidenza di tendenze profondamente radicate. Questa identità organizzatrice centrale diventa il centro di comando della vita. Sulla base di tale identità, la persona prende importanti decisioni per la propria vita, si relaziona con gli altri, investe tempo, energie e altre risorse e — in generale — percepisce se stessa e il mondo attraverso la lente dell’“essere gay”.
Quando le inclinazioni omosessuali diventano un centro primario di attenzione e persino di preoccupazione, c’è evidenza di tendenze profondamente radicate. Ciò a cui prestiamo attenzione definisce largamente le direzioni che seguiremo nella vita. Potrebbe esserci una qualche sovrapposizione con il concetto di identità organizzatrice centrale, ma qui l’enfasi è posta sulla costante consapevolezza di ciò che sembra importare di più e appare come una preoccupazione.
Quando le inclinazioni omosessuali creano un blocco delle nostre capacità relazionali, c’è evidenza di tendenze profondamente radicate. Il desiderio sessuale può essere tale da interferire e modellare la vita interpersonale in modi morbosi. Può significare una ridotta capacità di rapportarsi con le donne in modo maturo. O può significare un rapporto eroticamente teso e distorto con alcuni uomini. In altre parole, le inclinazioni sessuali modellano e addirittura distorcono la possibilità di un relazionarsi umano elementare e autentico.
Quando nell’intimo c’è un senso di inevitabilità riguardo all’agire sulla base di inclinazioni omosessuali e questo senso di inevitabilità è dilagante, c’è evidenza di tendenze profondamente radicate. In questo caso, il senso di inevitabilità rivela una mancanza di libertà e l’incapacità di dominare e di controllare il proprio comportamento. Ci sono tanti tipi di sentimenti che attraversano la nostra vita, alcuni molto positivi, altri piuttosto negativi e distruttivi. E questo vale per ognuno di noi. Sia l’Istruzione sia la Ratio fundamentalis evitano di passare dall’esistenza di sentimenti omosessuali a un divieto totale dell’ammissione al seminario o agli ordini sacri. Con grande saggezza e prudenza, tali documenti citano il compito essenziale del discernimento, quel movimento spirituale e dono dello Spirito santo che ci permette di identificare ciò che conduce a Dio e ciò che allontana da Dio. Il discernimento permette alle autorità del seminario e all’individuo di identificare ciò che è bene e giusto per l’individuo stesso e per la Chiesa.
L’Osservatore Romano, 17-18 dicembre 2016

El Papa se reúne con 7 hombres padrescasados

El Papa ha cumplido con el último “viernes de la misericordia” del Jubileo y lo ha hecho visitando a hombres que alguna vez fueron párrocos pero que luego abandonaron el sacerdocio.
Durante dos horas estuvo con estos 7 hombres que ahora han formado una familia. Escuchó sus historias y conoció a sus esposas e hijos.
Con su visita, el Papa no pretendía juzgarlos o justificarlos sino expresar su cercanía y la de la Iglesia, ya que muchos tuvieron que afrontar duras situaciones cuando decidieron dejar el sacerdocio. Por ejemplo, la oposición de sus diócesis o la incomprensión de familiares y amigos. Por eso, quiso llevarles personalmente este mensaje de misericordia. Son 5 italianos, uno español y otro de América Latina.
Sus familiares también aprovecharon la visita de Francisco para pedirle que firmara recuerdos, alguno tan curioso como esta funda para teléfono móvil. También le entregaron regalos.
El encuentro concluyó con el rezo del Avemaría y después el Papa les impartió la bendición.
Cuando abandonaba el edificio, muchos vecinos aprovecharon para saludarlo y no dudaron en inmortalizar con sus teléfonos este momento irrepetible.
romereport

Papa è atterrato in Svezia. «Un viaggio ecclesiale, ecumenico»

Papa è arrivato in Svezia Il Pontefice, affiancato dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, è stato accolto all’aeroporto di Malmo, dal primo ministro Stefan Loefven, e dalla ministra della Cultura, Alice Bah Kuhnke. La ministra, afro-svedese, è membro del Sinodo luterani di Svezia. Erano inoltre presenti alcuni membri della Federazione Luterana Mondiale.

Francesco con il premier svedese Lofven all’aeroporto di Malmo (Ansa web)

In volo
In volo verso la Svezia il Papa si è raccomandato ai giornalisti: «Questo viaggio è importante perché è un viaggio ecclesiale, molto ecclesiale nel campo dell’ecumenismo. Il vostro lavoro aiuterà tanto a capire, che la gente capisca bene. Grazie tante”.

8.20 Papa Francesco è partito dall’aeroporto romano di Fiumicino, per il suo 17mo viaggio internazionale del pontificato che lo porta in Svezia: è stato invitato dalla Federazione Luterana Mondiale (Lwf) a partecipare alla cerimonia di commemorazione dei 500 anni della Riforma di Martin Lutero. Il viaggio ha dunque una forte connotazione ecumenica. Oggi infatti avrà due incontri ecumenici – un rito nella cattedrale di Lund e un evento con testimonianze nella Malmo Arena – mentre domani, festa di Ognissanti, celebrerà la Messa presso lo stadio di Malmo per i cattolici svedesi, alla quale sono invitati anche gli esponenti della Federazione Luterana.

Durante il viaggio in Svezia il Francesco pronuncerà quattro interventi pubblici, tra omelie, discorsi e Angelus. La Svezia ha già accolto un Papa nel 1989, quando Giovanni Paolo II ha compiuto un viaggio in Scandinavia. L’arrivo del Pontefice è previsto alle 11 all’aeroporto di Malmo, dove ci sarà l’accoglienza ufficiale ai piedi della scaletta, da parte del premier svedese, Stefan Lofven e del ministro della Cultura, signora Alice Bah-Kuhnke.

Ci saranno anche altre autorità e alcuni membri della Lwf. L’accoglienza non prevede discorsi. Subito dopo, Francesco incontrerà privatamente il premier e il ministro della Cultura. Subito dopo, trasferimento in macchina per circa 42 chilometri a Igelosa, dove presso una grande struttura di ricerca medica che ha già ospitato gli incontri della Conferenza episcopale svedese, Papa Francesco alloggerà durante questo breve
viaggio.

avvenire

Papa apre imparare Riforma e Scrittura accenno a riforma presente prima del conclave

“Riforma e Scrittura” sono le due “parole” che vengono in mente al Papa, interpellato da C.Cattolica su cosa i cattolici potrebbero imparare dalla tradizione luterana”. “All’inizio quello di Lutero era un gesto di riforma in un momento difficile per la Chiesa”. E “Lutero ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo”. E nelle “Congregazioni prima del conclave la richiesta di una riforma” è stata “sempre viva e presente”.

“Mi vengono in mente – ha risposto il Papa a Civiltà cattolica – due parole: ‘riforma’ e ‘Scrittura’. Cerco di spiegarmi. La prima è la parola ‘riforma’. All’inizio quello di Lutero era un gesto di riforma in un momento difficile per la Chiesa. Lutero voleva porre un rimedio a una situazione complessa. Poi questo gesto – anche a causa di situazioni politiche, pensiamo anche al ‘cuius regio eius religio’ (la norma per cui i popoli dovevano professare la stessa confessione dei loro principi, ndr) – è diventato uno ‘stato’ di separazione, e non un ‘processo’ di riforma di tutta la Chiesa, che invece è fondamentale, perché la Chiesa è ‘semper reformanda’. La seconda parola – ha proseguito papa Francesco – è ‘Scrittura’, la Parola di Dio. Lutero ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo. Riforma e Scrittura sono le due cose fondamentali che possiamo approfondire guardando alla tradizione luterana. Mi vengono in mente adesso – ha aggiunto – le Congregazioni Generali prima del Conclave e quanto la richiesta di una riforma sia stata viva e presente nelle nostre discussioni”.

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I vescovi se la godono in un hotel di lusso a Montecarlo, mentre Francesco predica la povertà

“Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri! Per questo mi chiamo Francesco: come Francesco da Assisi, uomo di povertà, uomo di pace”, aveva detto Bergoglio subito dopo la nomina a vicario di Cristo. Il Papa una volta salito sul soglio aveva chiesto ai suoi sacerdoti di ricordarsi della Chiesa delle origini e di tornare a svolgere quello che da sempre sarebbe dovuto essere il loro compito primario: assistere i poveri ed essere poveri loro stessi. Passare dalle parole ai fatti dopo secoli trascorsi a omaggiare i potenti (tranne qualche rara eccezione) non è facile, come non è facile farsi sedurre dai fioretti del Santo di Assisi.

Il Papa e la povertà

Così mentre il Papa predica la povertà i suoi vescovi razzolano nel lusso. Qualche giorno fa l’ennesima dimostrazione di questo assunto: per eleggere il nuovo presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa i vescovi cattolici si sono dati appuntamento al Novotel Monte Carlo. Che non è certo un umile dimora: l’albergo è “situato – recita la pubblicità – nel cuore di Monaco, a Monte Carlo, questo hotel in stile avanguardista offre camere moderne, spaziose e climatizzate, alcune con vista mare o sulla rocca, sulla spiaggia o sul porto con yacht”. E ancora, “rilassatevi nel centro fitness, con una sauna o bagno turco, oppure nella piscina all’aperto. Il Novotel Monte Carlo si trova a pochi passi dal Casinò, dalla stazione ferroviaria per un facile accesso in treno e al centro congressi del principato”.

L'albergo che ha ospitato il vescovi del Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa
L’albergo che ha ospitato il vescovi del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa

L’esempio di Francesco

Costo minimo 200 euro a persona. Così mentre il Papa sceglie di andare ad Amatrice, la città simbolo dell’ultimo terremoto che ha sconvolto il Paese, a bordo di una Golf con i vetri oscurati accompagnato solo dal suo autista e da un umile vescovo, gli altri “pastori di anime” hanno preferito il lusso di una delle più ricche città del mondo Occidentale. Insomma, non hanno voluto assolutamente tenere conto delle parole e degli esempi del loro Capo. E hanno anche perso un’occasione importante per tornare ad Assisi, che pure sarebbe stata in grado di offrire la calma e la serenità necessaria per ragionare di cose terrene e ultraterrene.

Ecco chi ha pagato il conto

Per la cronaca, il conto sarebbe stato saldato dall’arcivescovo francese Bernard César Augustin Barsi, lo stesso sacerdote che nel 2005 ha presieduto i funerali del principe Ranieri III di Monaco e il 2 luglio 2011 ha celebrato il matrimonio del principe Alberto II di Monaco con Charlène Wittstock. Sempre per la cronaca: il nuovo presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) è il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana. Un sacerdote che molto spesso è stato al centro dell’attenzione perché proprietario di una dimora non proprio modesta. E che, secondo molti commentatori, è uno di quei preti che predicano bene ma razzolano male.

Le parole e i fatti

Ecco che cosa aveva scritto subito dopo l’ultimo terremoto: “Ci spiace dover ripetere alcune cose, ma – in quanto Pastori che vivono in mezzo al loro popolo – abbiamo l’obbligo di dar voce a chi non ha voce o ne ha troppo poca. Le nostre parrocchie sono testimoni di come la povera gente continui a tribolare per mantenere sé e la propria famiglia. Vediamo aumentare la distanza fra ricchi e poveri; lo stesso ceto medio è sempre più risucchiato dalla penuria dei beni primari, il lavoro, la casa, gli alimenti, la possibilità di cura. Con speranza sentiamo le dichiarazioni rassicuranti e i provvedimenti allo studio o in atto; ma le persone non possono attendere, perché la vita concreta corre ogni giorno, dilania la carne e lo spirito. La fiducia nel domani diminuisce, gli adulti che hanno perso il lavoro sono avviliti o disperati, molti giovani – che mostrano spesso genio e capacità sorprendenti – si stanno rassegnando e si aggrappano ai genitori o ai nonni, impossibilitati a farsi una vita propria”. Belle parole, alle quali però non ha fatto, lo dimostra la vicenda di Montecarlo, seguire l’esempio.

Bergoglio e Bagnasco

Forse è proprio per questa mancanza di convergenza fra il fare e il dire che lo scorso gennaio Papa Bergoglio ha eliminato (si discuteva del Family Day) il cardinale dall’agenda degli incontri ufficiali. Era fissato un colloquio privato ma successivamente è stata cancellato dal bollettino interno timbrato “Prefettura della Casa Pontificia”. Il gesto, secondo molti vaticanisti, avrebbe sancito una frattura sempre più profonda tra la Chiesa di Francesco e quella dei vescovi italiani, e ora anche quelli europei, presieduta da Bagnasco.

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Il testo integrale dell’Appello di Pace di Assisi

A conclusione dell’incontro di Assisi è stato letto l’Appello di pace che è stato consegnato ai bambini. Di seguito il testo integrale:

Uomini e donne di religioni diverse, siamo convenuti, come pellegrini, nella città di San Francesco. Qui, nel 1986, trent’anni fa, su invito di Papa Giovanni Paolo II, si riunirono Rappresentanti religiosi da tutto il mondo, per la prima volta in modo tanto partecipato e solenne, per affermare l’inscindibile legame tra il grande bene della pace e un autentico atteggiamento religioso. Da quell’evento storico, si è avviato un lungo pellegrinaggio che, toccando molte città del mondo, ha coinvolto tanti credenti nel dialogo e nella preghiera per la pace; ha unito senza confondere, dando vita a solide amicizie interreligiose e contribuendo a spegnere non pochi conflitti. Questo è lo spirito che ci anima: realizzare l’incontro nel dialogo, opporsi a ogni forma di violenza e abuso della religione per giustificare la guerra e il terrorismo. Eppure, negli anni trascorsi, ancora tanti popoli sono stati dolorosamente feriti dalla guerra. Non si è sempre compreso che la guerra peggiora il mondo, lasciando un’eredità di dolori e di odi. Tutti, con la guerra, sono perdenti, anche i vincitori.

Abbiamo rivolto la nostra preghiera a Dio, perché doni la pace al mondo. Riconosciamo la necessità di pregare costantemente per la pace, perché la preghiera protegge il mondo e lo illumina. La pace è il nome di Dio. Chi invoca il nome di Dio per giustificare il terrorismo, la violenza e la guerra, non cammina nella Sua strada: la guerra in nome della religione diventa una guerra alla religione stessa. Con ferma convinzione, ribadiamo dunque che la violenza e il terrorismo si oppongono al vero spirito religioso.

Ci siamo posti in ascolto della voce dei poveri, dei bambini, delle giovani generazioni, delle donne e di tanti fratelli e sorelle che soffrono per la guerra; con loro diciamo con forza: No alla guerra! Non resti inascoltato il grido di dolore di tanti innocenti. Imploriamo i Responsabili delle Nazioni perché siano disinnescati i moventi delle guerre: l’avidità di potere e denaro, la cupidigia di chi commercia armi, gli interessi di parte, le vendette per il passato. Aumenti l’impegno concreto per rimuovere le cause soggiacenti ai conflitti: le situazioni di povertà, ingiustizia e disuguaglianza, lo sfruttamento e il disprezzo della vita umana.

Si apra finalmente un nuovo tempo, in cui il mondo globalizzato diventi una famiglia di popoli. Si attui la responsabilità di costruire una pace vera, che sia attenta ai bisogni autentici delle persone e dei popoli, che prevenga i conflitti con la collaborazione, che vinca gli odi e superi le barriere con l’incontro e il dialogo. Nulla è perso, praticando effettivamente il dialogo. Niente è impossibile se ci rivolgiamo a Dio nella preghiera. Tutti possono essere artigiani di pace; da Assisi rinnoviamo con convinzione il nostro impegno ad esserlo, con l’aiuto di Dio, insieme a tutti gli uomini e donne di buona volontà.

radio vaticana