Libro del Vaticanista Marco Politi “La solitudine di Francesco. Un Papa profetico. Una chiesa in tempesta” sarà presentato a Roma 11 Giugno 2019

Il più noto vaticanista italiano fa il punto sul pontificato di Francesco nella sua stagione più difficile.

La solitudine di Francesco

Dallo scandalo della pedofilia al dibattito aperto sul ruolo delle donne nella chiesa, dai rapporti con l’America di Trump a quelli con il governo italiano per tutte le questioni sensibili – una per tutte l’accoglienza dei migranti -, fino ad arrivare ai rapporti con la Curia.

«La casa sta bruciando», avverte il gesuita americano Tom Reese. Ogni mese porta notizie funeste. Il 2019 era appena cominciato e già si diffondeva la notizia che in Vaticano era stata aperta un’istruttoria per accuse di abusi e cattiva amministrazione contro un vescovo argentino conoscente personale del papa, Gustavo Óscar Zanchetta, da lui chiamato in Vaticano nel dicembre 2017 a occupare l’incarico di “assessore” dell’Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica): un ruolo apicale creato sul momento.
L’incrostazione omertosa o la prassi minimizzatrice in curia è fortissima. Alla congregazione per la Dottrina della fede ha continuato per anni a occupare il posto di capo ufficio un sacerdote che ha tentato a più riprese di convincere in confessione una suora ad avere una relazione con lui, e alla fine ha provato a baciarla. La suora, Doris Wagner – ormai uscita dall’istituto “Famiglia spirituale l’Opera” a cui era affiliata –, racconta che il prete molestatore era stato confessore del sacerdote che l’aveva violentata pochi mesi dopo aver pronunciato i voti solenni. Doris Wagner ha reso nota la sua vicenda in una conferenza alla stampa estera a Roma. Nel 2012 ha denunciato il molestatore, Hermann Geissler. Secondo la legge ecclesiastica si tratta del delitto gravissimo dicrimen sollicitationis: delitto di adescamento. Il codice di diritto canonico è severo: «Il sacerdote che, nell’atto o in occasione o con il pretesto della confessione sacramentale, sollecita il penitente al peccato contro il sesto precetto del Decalogo, a seconda della gravità del delitto, sia punito con la sospensione, con divieti, privazioni e, nei casi più gravi, sia dimesso dallo stato clericale» (canone 1387).
Al termine dell’esame interno, condotto quando il cardinale Müller era prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, è stato comunicato che il prete aveva chiesto perdono ed era stato «ammonito e… istruito a essere vigile e prudente in futuro». Soltanto all’inizio del 2019 il molestatore ha lasciato il suo ruolo direttivo nella congregazione più importante della Santa Sede, che ha la missione di «promuovere e tutelare la dottrina sulla fede e i costumi in tutto l’orbe cattolico». Il prete accusato di stupro, invece, era stato allontanato dalla “Famiglia spirituale l’Opera” e spedito a lavorare alla Segreteria di Stato: un tipico ricollocamento invece della immediata denuncia a norma del diritto canonico (solo nel 2012 don Burkhard F. è stato allontanato dalla curia).
Non sono abusi su minori, ma crimini egualmente gravi per la Chiesa cattolica e la società. Valentina Alazraki, giornalista di lungo corso dell’informazione vaticana, ha dichiarato di fronte a papa e cardinali che «siamo sulla soglia di un altro scandalo, quello delle suore e delle religiose vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti e vescovi». Non è un problema emerso dal nulla. Già dalla metà degli anni Novanta il Vaticano era in possesso di rapporti circostanziati. Su incarico dell’allora prefetto per la congregazione dei Religiosi, cardinale Eduardo Martínez Somalo, un gruppo di lavoro coordinato da suor Maria O’Donohue aveva descritto la realtà di suore sfruttate sessualmente, sedotte e spesso violentate da preti e missionari. Abusi diffusi. Candidate alla vita religiosa stuprate dalle loro guide spirituali, medici cattolici testimoni dell’attività di preti che «portavano ad abortire suore ed altre giovani donne». Le denunce provenivano da ventitré paesi del mondo: dal Burundi al Brasile, dalla Colombia all’India, dall’Irlanda all’Italia, dalla Nuova Guinea alle Filippine, agli Stati Uniti.
Grida nel deserto per decenni. Nel novembre 2018 l’Unione internazionale delle superiori degli ordini religiosi femminili (Uisg) ha esortato le suore abusate a segnalare senza esitazione i fatti sia alle autorità ecclesiastiche che alle autorità civili. «Donne, Chiesa, Mondo», l’inserto dell’«Osservatore Romano» dedicato alla questione femminile in ambito ecclesiale, ha dedicato di conseguenza un numero speciale alle suore religiose usate sessualmente. Il papa, tornando nel febbraio 2019 dagli Emirati Arabi, ha riconosciuto l’esistenza della piaga. «Ci stiamo lavorando», ha ammesso. Gli abusi di ogni tipo sono una bomba ad orologeria specie in quelle nazioni in cui la legge dell’omertà è stata la regola.
La Chiesa italiana non si illuda, ammonisce il gesuita Hans Zollner, membro della commissione per la tutela dei minori. Quanto è successo in altre nazioni può venire alla luce anche in Italia: «Meglio rischiare una brutta figura adesso che farla tra qualche anno ed essere travolti dagli scandali». La Cei, sotto la guida del cardinale Bassetti, ha compiuto un primo, parziale passo all’assemblea del novembre 2018 creando un Servizio nazionale per la tutela dei minori che prevede équipes regionali e responsabili diocesani.
Eppure, dopo sei anni di pontificato bergogliano, la consapevolezza dell’urgenza di una svolta radicale nelle pratiche di contrasto alla pedofilia non è realmente diffusa nelle strutture vaticane e nella maggioranza degli episcopati nazionali. Non si vogliono neanche ricercare i crimini passati. Un cardinale curia, sinceramente fautore della linea riformista di Francesco, sostiene ancora oggi: «Si sta esagerando. La Chiesa è sotto attacco. È chiaro che se c’è anche un solo abuso, bisogna punire. Ma c’è anche altro di cui occuparsi!».
Parecchi vescovi sono terrorizzati dal diffondersi di un’ondata #metoo all’interno della Chiesa. Intanto negli ambienti curiali è tornata a circolare la tesi che in fondo gli abusi, pur deprecabili, riguarderebbero soltanto il 2, al massimo il 4-5 per cento del clero. Più preoccupante ancora, al sinodo dei giovani svoltosi in Vaticano nell’ottobre 2018 il documento finale non contiene una sola parola sulla “tolleranza zero”. Il termine è stato anzi eliminato nella fase di redazione del testo, sostituito dal concetto più rassicurante di “prevenzione”.
È una sottovalutazione che non tiene conto dei mutamenti di umore nell’opinione pubblica, dove è emersa la percezione che dichiarazioni, mea culpa e incontri con le vittime abbiano esaurito la loro carica simbolica e appartengano ormai al passato. Pressato dagli eventi, Francesco ha deciso dopo il viaggio in Irlanda di convocare in Vaticano nel febbraio 2019 una riunione straordinaria dei presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo per decidere regole di azione comune. Ma anche questa mossa ha sollevato problemi. La conferenza episcopale americana aveva già programmato per il novembre 2018 la discussione su alcune misure concrete: una carta d’impegno per ogni vescovo, uno “sportello” per ricevere le denunce sugli abusi di clero e vescovi gestito da personalità esterne alla Chiesa, un primo organo di esame composto metà da laici e metà da ecclesiastici. Dal Vaticano è arrivato lo stop per non pregiudicare la riunione internazionale dei vertici ecclesiastici decisa da Bergoglio. La frenata ha provocato tra i vescovi americani un malumore che neanche una successiva lettera del papa è riuscita a smorzare. Si sono sentiti bloccati nella loro autonomia dopo che per anni Francesco aveva parlato dell’opportunità di un sano decentramento.

Marco Politi – La solitudine di Francesco. Un papa profetico, una Chiesa in tempesta


Marco Politi è a livello internazionale uno dei maggiori esperti di questioni vaticane. Vaticanista de “la Repubblica” per quasi un ventennio, poi editorialista de “il Fatto Quotidiano”, collabora con Abc, Cnn, Nbc, Bbc, Rai, Zdf, France 2 e “The Tablet”.

L’11 giugno l’incontro con l’autore

ROMA – Si svolgerà martedì 11 giugno alle ore 17.30 presso il Salone delle Conferenze della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale a Roma (Piazza San Marco, 51) il dibattito sul libro di Marco Politi “La solitudine di Francesco. Un Papa profetico. Una chiesa in tempesta”.

Interverranno Lucia Annunziata, direttore di Huffington Post, l’economista Fabrizio Barca, il presidente della Sioi Franco Frattini, padre Federico Lombardi, presidente della Fondazione Ratzinger, Marinella Perroni del Coordinamento Teologhe italiane. Modera Paolo Mauri, giornalista e critico letterario. Sarà presente l’autore. (Inform)

Vaticano Forse nelle prossime ore un nuovo importante documento di Papa Francesco riguardo la lotta contro gli abusi, la protezione dei minori e su alcune norme urgenti per contrastare e punire i responsabili anche nei casi di occultamento

(a cura Redazione “Il sismografo”)

(LB – RC) In arrivo, forse già domani, un nuovo importante documento voluto e firmato da Papa Francesco sulla lotta e la prevenzione della pedofilia clericale dopo gli ultimi tre pubblicati lo scorso 29 marzo: Lettera Apostolica in forma di «Motu Proprio» del Sommo Pontefice Francesco sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili, laLegge N. CCXCVII sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili dello Stato della Città del Vaticano e le Linee guida per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili per il Vicariato della Città del Vaticano.
Queste nuove norme sono, come i tre testi precedenti, frutto della discussione e delle riflessioni del summit episcopale in Vaticano, attorno a Papa Francesco, di tutti gli Episcopati del mondo.
Tutti questi documenti sono risposte a numerose questioni contenute nei 21 Punti che lo stesso Pontefice sottolineò come parte di una strategia globale e permanente nella lotta contro la pedofilia nella Chiesa nonché nell’ambito della prevenzione e della lotta contro il malcostume e reato dell’occultamento. 

Ecco i 21 Punti diffusi a metà dell’Incontro in Vaticano, dal 21 al 24 febbraio scorso,  73 giorni fa:
1) Elaborare un vademecum pratico nel quale siano specificati i passi da compiere a cura dell’autorità in tutti i momenti-chiave dell’emergenza di un caso.

2)Dotarsi di strutture di ascolto, composte da persone preparate ed esperte, dove si esercita un primo discernimento dei casi delle presunte vittime.
3) Stabilire i criteri per il coinvolgimento diretto del Vescovo o del Superiore Religioso.
4) Attuare procedure condivise per l’esame delle accuse, la protezione delle vittime e il diritto di difesa degli accusati.
5) Informare le autorità civili e le autorità ecclesiastiche superiori nel rispetto delle norme civili e canoniche.
6) Fare una revisione periodica dei protocolli e delle norme per salvaguardare un ambiente protetto per i minori in tutte le strutture pastorali; protocolli e norme basati sui principi della giustizia e della carità e che devono integrarsi perché l’azione della Chiesa anche in questo campo sia conforme alla sua missione.
7) Stabilire protocolli specifici per la gestione delle accuse contro i Vescovi.
8)Accompagnare, proteggere e curare le vittime, offrendo loro tutto il necessario sostegno per una completa guarigione.
9) Incrementare la consapevolezza delle cause e delle conseguenze degli abusi sessuali mediante iniziative di formazione permanente di Vescovi, Superiori religiosi, chierici e operatori pastorali. 10) Preparare percorsi di cura pastorale delle comunità ferite dagli abusi e itinerari penitenziali e di recupero per i colpevoli.
11) Consolidare la collaborazione con tutte le persone di buona volontà e con gli operatori dei mass media per poter riconoscere e discernere i casi veri da quelli falsi, le accuse dalle calunnie, evitando rancori e insinuazioni, dicerie e diffamazioni (si veda il Discorso alla Curia Romana, 21 dicembre 2018).
12) Elevare l’età minima per il matrimonio a sedici anni.
13) Stabilire disposizioni che regolino e facilitino la partecipazione degli esperti laici nelle investigazioni e nei diversi gradi di giudizio dei processi canonici concernenti abuso sessuale e/o di potere.
14) Il Diritto alla difesa: occorre salvaguardare anche il principio di diritto naturale e canonico della presunzione di innocenza fino alla prova della colpevolezza dell’accusato. Perciò bisogna evitare che vengano pubblicati gli elenchi degli accusati, anche da parte delle diocesi, prima dell’indagine previa e della definitiva condanna.
15) Osservare il tradizionale principio della proporzionalità della pena rispetto al delitto commesso. Deliberare che i sacerdoti e i vescovi colpevoli di abuso sessuale su minori abbandonino il ministero pubblico.
16) Introdurre regole riguardanti i seminaristi e i candidati al sacerdozio o alla vita religiosa. Per costoro introdurre programmi di formazione iniziale e permanente per consolidare la loro maturità umana, spirituale e psicosessuale, come pure le loro relazioni interpersonali e i loro comportamenti.
17) Effettuare per i candidati al sacerdozio e alla vita consacrata una valutazione psicologica da parte di esperti qualificati e accreditati.
18) Indicare le norme che regolano il trasferimento di un seminarista o di un aspirante religioso da un seminario a un altro; come pure di un sacerdote o religioso da una diocesi o congregazione ad un’altra.
19) Formulare codici di condotta obbligatori per tutti i chierici, i religiosi, il personale di servizio e i volontari, per delineare limiti appropriati nelle relazioni personali. Specificare i requisiti necessari per il personale e i volontari, e verificare la loro fedina penale.
20) Illustrare tutte le informazioni e i dati sui pericoli dell’abuso e i suoi effetti, su come riconoscere i segni di abuso e su come denunciare i sospetti di abuso sessuale. Tutto ciò deve avvenire in collaborazione con genitori, insegnanti, professionisti e autorità civili.
21) È necessario che si istituisca, laddove non si è ancora fatto, un organismo di facile accesso per le vittime che vogliono denunciare eventuali delitti. Un organismo che goda di autonomia anche rispetto all’Autorità ecclesiastica locale e composto da persone esperte (chierici e laici), che sappiano esprimere l’attenzione della Chiesa verso quanti, in tale campo, si ritengono offesi da atteggiamenti impropri da parte di chierici.

Papa Francesco ai preti sposati: «La vostra testimonianza ha quell’“aroma evangelico” delle prime comunità».

Parole di Papa Francesco rivolte ai preti sposati bizantini. Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati invita il Papa a considerare i preti sposati cattolici romani ancora grande risorsa per la Chiesa e a riaccoglierli nelle Parrocchie chiuse.

Di seguito la notizia da Vatican Insider:

Si sente il pianto di alcuni bambini nella cattedrale del Sacro Cuore di Gesù di Skopje dove il Papa incontra preti, religiosi e consacrati della Macedonia del Nord. Sono i figli dei sacerdoti di rito bizantino presenti all’appuntamento con il Papa insieme alle loro mogli. Tra questi c’è padre Goce Kostov, dell’Eparchia di Strumica – Skopje, che offre la sua testimonianza insieme alla consorte Gabriela: «Come sacerdote, Dio mi ha dato la grazia di poter sentire la paternità del corpo, nella mia famiglia, e allo stesso tempo la paternità spirituale, nella mia parrocchia. Sperimento che queste due cose sono complementari e si completino a vicenda», racconta. «Sono molto grato al Signore per la mia famiglia che mi aiuta nel lavoro pastorale, nei rapporti con le persone, con i giovani, con i bambini. Senza di loro sarei molto più povero».

Francesco non entra nel merito della questione dei sacerdoti uxorati ma ringrazia a più riprese padre Goce, la consorte e i figli Filip, Blagoj, Luca, Ivan per aver condiviso gioie e preoccupazioni del «ministero» e della «vita familiare». E anche «il segreto per andare avanti nei momenti difficili che avete dovuto passare», come la morte di una bambina a soli quattordici giorni dalla nascita. «Siete stati coraggiosi nella vita… L’unione matrimoniale nella vita ministeriale vi ha aiutato ad andare avanti come famiglia», dice a braccio.

«La vostra testimonianza ha quell’“aroma evangelico” delle prime comunità», prosegue. «Lo spazio vitale di una famiglia si poteva trasformare in chiesa domestica, in sede dell’Eucaristia – quante volte hai celebrato l’Eucarestia a casa tua -, della presenza di Cristo seduto alla stessa mensa». Così, dice il Pontefice, «date viva testimonianza di come la fede non ci allontana dal mondo, ma ci introduce più profondamente in esso. Non a partire da quello che a noi piacerebbe fosse, non come “perfetti” o immacolati, ma nella precarietà delle nostre vite, delle nostre famiglie unte ogni giorno nella fiducia dell’amore incondizionato che Dio ha per noi». Fiducia che porta a «sviluppare alcune dimensioni tanto importanti quanto dimenticate nella società usurata dalle relazioni frenetiche e superficiali: le dimensioni della tenerezza, della pazienza e della compassione verso gli altri».

Preti sposati invitano Papa Francesco ad essere coraggioso sulle riforme dopo incontro con prete sposato in Macedonia

A Skopje, nella Macedonia del Nord, in occasione dell’incontro del Papa con i sacerdoti e le religiose macedoni c’è stata anche la testimonianza di un prete sposato con figli. Al termine della testimonianza di padre Goce, il Papa ha osservato: “Grazie a voi, padre Goce e Gabriella: siete stati coraggiosi nella vita! E ai vostri figli Filip, Blagoj, Luca, Ivan, per aver condiviso con noi le vostre gioie e preoccupazioni, del ministero e della vita familiare. E anche il segreto per andare avanti nei momenti difficili che avete dovuto passare. L’unione matrimoniale, la grazia matrimoniale nella vita ministeriale vi ha aiutato ad camminare così, come famiglia” (tratto da secoloditalia.it).  Queste parole di Bergoglio fanno riflettere e spingono il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati a rilanciare l’invito ad essere riaccolti in servizio nella Chiesa

I preti sposati con Pedro Almodóvar al Papa: “Eliminate il celibato, così gli abusi su minori scompariranno”

Durissime le parole del regista sul Vaticano e sul Papa, in riferimento agli abusi sui minori: “Non si sta lavorando a sufficienza, non solo contro gli abusi ma anche con tutto ciò che ha a che fare con la sessualità. Sono sicuro che se si concedesse l’addio al celibato, il 90 per cento degli abusi scomparirebbe”

continua su: fanpage.it

Preti sposati a convegno a fine maggio. Non bastano i convegni. La sterilità di Vocatio

Preti sposati a convegno a fine maggio. In attesa del sinodo panamazzonico

Il prossimo convegno di preti sposati organizzato da Vocatio non è rappresentativo del Movimento dei preti sposati italiani. Manca ad esempio la voce della nostra associazione (non siamo stati invitati). Vocatio (con molti suoi membri non ha contribuito bene alla causa dei preti sposati nella Chiesa. La voglia di protagonismo e di approvazione ecclesiastica ha soffocato le istanze di rinnovamento). Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti sposati (fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone) è impegnato da anni per i diritti civili e religiosi e per la riaccoglienza nel ministero dei preti sposati (ndr).

ROMA-ADISTA. L’associazione di preti sposati Vocatio ha indetto, per i giorni dal 24 al 26 maggio, il convegno “Popolo di Dio dove sei? Papa Francesco chiama, Vocatio risponde”.

Il convegno, ricco di contributi e aperto a tutti, è di particolare attualità: è vero che il papa è contrario al celibato opzionale per chi sceglie il sacerdozio ministeriale, ma è anche vero che il Sinodo per l’Amazzonia che si svolgerà a ottobre prossimo dovrebbe discutere della possibilità che uomnini sposati di provata fede, dignità e senso di responsabilità – i cosiddetti probi viri – possano affiancare il sacerdote celibe per il servizio ecclesiale, in particolare in quei vasti territori dove la scarsità di sacerdoti impedisce alle comunità di fedeli di accedere all’eucarestia domenicale. Fra di essi, perché non preti sposati?

Il convegno di Vocatio seguirà il seguente programma:

Venerdì 24 maggio

h. 16.00 Arrivi e registrazioni

h. 18.30 Introduzione

Rosario MOCCIARO Presidente di Vocatio

h. 20.00 Cena

Sabato 25 maggio

Mattina

h.   9.30

«Donne nella Chiesa: criticità, fermenti, prospettive»

Paola LAZZARINI, Coordinatrice nazionale di “Donne per la Chiesa”

Dibattito

h.  11.00

«Dalla Lumen Gentium alla Chiesa di Francesco: quale cittadinanza per il Popolo di Dio»

Andrea GRILLO Professore Ordinario di Teologia Sacramentaria presso la Facoltà Teologica del Pontificio Ateneo S. Anselmo

Dibattito

h.  13.00 Pranzo

Pomeriggio

h.  15.00

«Il ruolo profetico dei laici all’interno della vita ecclesiale»

Vittorio BELLAVITE, Coordinatore nazionale di “Noi siamo Chiesa”

Dibattito

h.  16.30

«Il diritto naturale inalienabile per ogni essere umano di potersi costituire una famiglia. Riferimenti normativi: il Diritto Canonico, il Diritto Civile, i pronunciamenti degli organismi sovranazionali» 

Andrea MANNINO, Avvocato, Mediatore Familiare AIMeF

Dibattito

h. 18.00

«Quali sono le conseguenze che la rinuncia alla sessualità comporta per lo sviluppo completo della persona: criticità, sofferenze, sviluppi»

Giacomo DEL MONTE, Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo Clinico

Dibattito

19:30 Celebrazione eucaristica

h. 20.30 Cena

Domenica 26 maggio

h.   9.30

«Popolo di dio dove sei? Francesco chiama, Vocatio risponde. Suggerimenti per una Chiesa in sofferenza»

Alessandro MANFRIDI, Associazione “Vocatio”

h.  13.00 Pranzo e saluti

Casapesenna. Papa Francesco allontana da Chiesa Don Michele Barone aveva attaccato preti sposati a Canale 5

La Congregazione per la Dottrina della Fede (Prot. N. 143/2018), il Santo Padre Francesco, ai sensi dell’Art. 21 § 2, 2° SST, con suprema e inappellabile decisione, ha decretato la dimissione dallo stato clericale del Rev.Michele Barone

Il Rev. Michele Barone, della Diocesi di Aversa è anche membro dell’Associazione “Piccola Casetta di Nazareth”. Il Decreto è stato notificato all’interessato, che, per la dimissione dallo stato clericale, non potrà più esercitare il ministero sacerdotale ed è dispensato dagli obblighi e dagli oneri derivanti dalla Sacra Ordinazione.

DON MICHELE BARONE, DAL SALOTTO DI BARBARA D’URSO AL CARCERE PER ABUSI SU MINORE.

Nuovi particolari erano stati diffusi anche dal Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati sul caso di don MIchele Barone, il prete coinvolto nel caso dell’esorcismo su una ragazzina di 14 anni. “Il fondatore dei Sacerdoti Lavoratori sposati, don Giuseppe Serrone e sua moglie avevano incontrato il prete tradizionalista dietro le quinte della trasmissione di Barbara D’Urso della puntata del 7 Novembre 2016”, si legge in un comunicato dell’Associazione Sacerdoti Sposati. “Insieme a don Aldo Bonaiuto in studio, don Barone fuori onda aveva attaccato la moglie di don Serrone. Don Serrone aveva avuto una discussione con don Barone accanto ai camerini di Barbara D’Urso. Il prete ora in arresto aveva fatto la morale alla moglie accusandola di comportamenti amorali. Don Serrone era intervenuto rivolgendosi verso don Barone e invitandolo a stare zitto e lasciare stare la moglie”.

A distanza di due anni e qualche mese Don Barone è tornato in tv per motivi diversi. “Come ogni giorno, dal lunedì al venerdì, Barbara D’Urso si occupa nella prima parte di Pomeriggio Cinque di cronaca”, si legge sempre nel comunicato dell’Associazione Sacerdoti Sposati. “Tra le varie notizie di cui si è occupata lunedì 26 Febbraio 2018, la conduttrice della rete ammiraglia del Biscione ha dichiarato di essere molto imbarazzata di dover parlare al suo affezionato pubblico dell’arresto di Don Michele Barone. Il sacerdote è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti in famiglia che “curava” tramite esorcismo una 14enne con problemi psichici. Barbara D’Urso a Pomeriggio Cinque ha dichiarato:Si aggirava qui, è stato molte volte nel mio camerino, ha dato a me e a tante altre persone che lavorano con me la benedizione e quando ho visto il servizio de Le Iene mi sono scioccata per questa notizia”.

Prosegue il comunicato: “L’inviato Gaetano Pecoraro ha raccolto i racconti di alcune ex seguaci: «Non voleva che dicessimo niente delle violenze». Ci sono ragazze che ammettono altri episodi: «Ci provava un po’ con tutte. Una volta mi mise le mani sul seno… A lui piaceva toccare». Un’altra ragazza, chiamata Giada, fa una terribile confessione: «Dentro la sagrestia mi costrinse ad avere un rapporto orale completo. Mi ha baciata e mi ha abbassato la testa verso i suoi pantaloni. Mi disse che ne aveva bisogno». La ragazza spiega che spesso la chiamava a parte e che una volta provò ad avere con lei un rapporto sessuale completo. Diana invece si tira indietro dal raccontare la sua storia e i genitori spiegano di averglielo impedito per proteggerla. «Qualche ragazza potrebbe farsi male…».

Spazio ai preti sposati in Vaticano: la chiesa ha bisogno di una nuova generazione di leader e di un nuovo pensiero per affrontare la crisi più grave del cattolicesimo del nostro tempo

Ratzinger

Processo al Vaticano II. I preti sposati risorsa per la riforma della Chiesa ormai irreversibile. I tradizionalisti alla deriva. “Battaglie interne in vista del nuovo Conclave. Occorre – per il Movimento dei preti sposati – una mobilitazione della base della Chiesa (parroci e fedeli) per esigere dai vertici vaticani un cambiamento della normativa che riammetta i preti sposati nella Chiesa” (ndr).

da huffingtonpost.it

Benedetto XVI ha rotto il proprio silenzio sugli abusi sessuali, e in modo del tutto irrituale. La sera del 10 aprile 2019, a sei settimane dalla conclusione del summit vaticano sugli abusi sessuali convocato da papa Francesco, in una fase critica per la chiesa cattolica alle prese con un scandalo di dimensioni globali ed epocali, il “papa emerito” ha fatto conoscere il proprio pensiero sulla genesi del fenomeno in un lungo saggio (oltre cinquemila parole) inviato ad alcuni mass media cattolici online, che sono da sempre vicini al suo entourage e ostili a papa Francesco.

Il saggio di Benedetto XVI si può dividere in due parti. La seconda parte, quella teologica, è una riflessione sulla natura spirituale della chiesa, che sottolinea le analogie con l’approccio di papa Francesco alla crisi degli abusi sessuali: non può essere risolta soltanto con una mentalità burocratica e giuridica, ma anche e soprattutto come lotta a un male spirituale che si rivela sotto forma di abusi sessuali di minori e nella complicità della chiesa coi colpevoli di questi atti criminali.

In tutto il resto il documento evidenzia importanti differenze rispetto alla visione di chiesa e dell’analisi del fenomeno da parte di papa Francesco. In Ratzinger, l’analisi storico-teologica del post-concilio – cosa è successo nella chiesa cattolica a partire dagli anni sessanta in poi – è concentrata sugli effetti negativi per la chiesa della rivoluzione sessuale in termini di decadenza morale nelle pratiche e del sorgere del relativismo nella teologia morale. Questa è un’analisi a dir poco problematica: pone il concilio Vaticano II all’origine della decadenza morale nella chiesa, in una evidente differenza dal modo in cui papa Francesco parla e ha sempre parlato del concilio. Ma il vero problema è che da parte di Benedetto XVI identificare negli anni sessanta l’inizio del fenomeno degli abusi sessuali è totalmente smentito da tutti gli studi scientifici disponibili in varie lingue e in tutto il mondo. La storia degli abusi sessuali nella chiesa inizia ben prima degli anni sessanta: si ritrova già negli scritti dei Padri della chiesa nei primi secoli, in termini coniati di nuovo e che non si ritrovano nel greco classico; c’è una vasta letteratura storica e giuridica sul fenomeno e sugli strumenti elaborati dalla chiesa per contrastarlo.

Questo saggio da parte di Benedetto XVI offre una caricatura del periodo post-Vaticano II, che fu un periodo estremamente complesso e contraddittorio, non privo di errori e ingenuità da parte dei cattolici presi nel tentativo di immaginare una chiesa più aperta al mondo: ma la pornografizzazione del post-concilio è cosa sorprendente da parte di uno dei teologi più importanti sia del concilio Vaticano II sia del post-concilio. Questa peculiare “tesi Ratzinger”, tuttavia, non è nuova: se ne trovano tracce già nella lettera inviata alla chiesa in Irlanda nel 2010.

Questa analisi rivela anche altri punti problematici. C’è una scarsissima attenzione alle vittime. Si offre un giudizio affrettato e superficiale sulle responsabilità della chiesa istituzionale e del Vaticano tra Giovanni Paolo II e il pontificato di Benedetto XVI. Non c’è nessuna assunzione di responsabilità per i fallimenti (il caso del cardinale Bernard Law rifugiatosi a Roma per sfuggire alla legge americana) e i tragici ritardi (il caso di Marcial Maciel e dei Legionari di Cristo) – una storia in cui Joseph Ratzinger ebbe un ruolo non proprio secondario come prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede. C’è un lato personale in questo saggio di Joseph Ratzinger ma solo come una delle vittime: Ratzinger vittima non degli abusi sessuali, ma degli abusi teologici da parte della teologia liberal (il riferimento, spesso presente negli scritti ratzingeriani, alla “Dichiarazione di Colonia” del 1989). La storia è più complicata. Per esempio, nel febbraio 2012, durante il pontificato di Benedetto e a ridosso della gestione vaticana della crisi degli abusi in Irlanda, si tenne alla Pontificia Università Gregoriana a Roma un convegno sulla crisi degli abusi sessuali: il tutto si svolse nel disinteresse dei media vaticani, che ricevettero ordine di non dare risalto alla notizia, e senza che papa Benedetto intervenisse o apparisse a quel convegno come invece ha fatto papa Francesco due mesi fa.

C’è poi una seconda questione soggiacente alla pubblicazione di questo saggio, che è di metodo e costituzionale. Il testo di Benedetto XVI afferma di avere chiesto il permesso a papa Francesco e al Segretario di Stato, cardinale Parolin, che lo avrebbero concesso al fine di una pubblicazione, in tedesco, in un periodico del clero bavarese. In realtà, il lungo testo era disponibile, e in una buona traduzione in lingua inglese, fin dal pomeriggio del 10 aprile ad alcuni (ma solo alcuni) media cattolici e non-cattolici che negli Stati Uniti fanno parte dell’apparato conservatore e tradizionalista che da sempre fa propaganda contro papa Francesco. Questa cosa dovrà essere prima o poi spiegata: chi lo ha inviato a certi organi di stampa? Perché ad alcuno e non ad altri? Con quale informazione fornita ai dirigenti della comunicazione della Santa Sede? Le spiegazioni infatti non vanno cercate presso i media vaticani, che pare siano stati sorpresi dall’iniziativa, ma da quella specie di corte papale parallela che si è formata attorno al papa emerito – fin da prima diventasse emerito.

La pubblicazione di questo saggio e la sua tesi di fondo sono presto diventate strumento nelle mani di coloro che, specialmente negli USA, da un anno a questa parte stanno tentando con ogni mezzo di liberarsi di papa Francesco, in un modo o nell’altro. In America c’è tentazione di scisma e la narrazione giornalistica sulla crisi degli abusi sessuali è parte integrante del disegno. Benedetto XVI forse non lo sa, ma lo sa benissimo chi ha organizzato questo lancio di stampa con tanto di embargo (prontamente violato). La scelta di privilegiare certi organi di stampa, che si sono distinti nella campagna contro papa Bergoglio dal 2013 in poi, dà l’impressione che Benedetto XVI sia organico a quegli ambienti e dà l’impressione che il papa emerito sia manipolato e manipolabile.

La questione del metodo è importante anche dal punto di vista legale: finora Joseph Ratzinger è stato, come tutti gli uomini di punta del Vaticano durante i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (a partire dai Segretari di Stato, i cardinali Sodano e Bertone), molto riservato circa i casi ancora aperti, e specialmente sul caso del cardinale americano Theodore McCarrick, escluso dal collegio cardinalizio da papa Francesco nel 2018 e spretato due mesi fa dopo un processo canonico. Il silenzio di un papa emerito si può giustificare come facente parte dell’immunità di cui gode l’ex sovrano dello stato vaticano, oppure anche come il tentativo di non interferire con il governo di papa Francesco. Ora Benedetto XVI scrive e pubblica lunghi testi. Nel momento in cui il papa emerito interviene sulla questione abusi sessuali, fa sorgere domande che nessuno finora aveva potuto o voluto rivolgere a chi è stato ai vertici del Vaticano sin dal 1981 come lui.

Problemi legali a parte, il problema più evidente è di natura ecclesiale. La tesi Ratzinger sugli abusi sessuali nella chiesa costituisce una contro-narrazione che va ad alimentare direttamente l’opposizione a papa Francesco e che crea confusione sul che fare in questo momento drammatico, specialmente attorno a una questione: il legame tra abusi sessuali e omosessualità. Nonostante gli studi scientifici sugli abusi abbiano smentito un legame tra orientamento omosessuale e abusi sessuali, Benedetto XVI ripropone questa tesi che si configura come una strada alternativa a quella proposta da papa Francesco e dal summit in Vaticano di due mesi fa, che vede la questione degli abusi come fenomeno di abuso di potere nella chiesa, senza collocarlo all’interno di una tesi sul ruolo chiave della rivoluzione sessuale per i destini del cattolicesimo. Un fatto importante è anche il contesto del 2018-2019: questa operazione mediatica va letta come la prosecuzione dell’operazione Viganò dell’agosto scorso. Benedetto XVI certamente non punta a far dimettere papa Francesco; ma altri, ben collocati nel complesso giornalistico cattolico oltreatlantico dotato di basi a Roma, ci stanno provando, ed è cosa di cui il segretario di Joseph Ratzinger è certamente informato.

La terza questione è di natura costituzionale circa l’ufficio di “papa emerito” nella chiesa cattolica. Dal marzo 2013 ad oggi la coabitazione tra papa ed emerito aveva funzionato senza troppi sussulti. Ora, qualunque cosa diranno papa Francesco e i media vaticani nei prossimi giorni, è chiaro che questo episodio costituisce un vulnus: una ferita al regime dei rapporti tra i due uffici. Il problema non è tra le due persone Francesco e Benedetto, che continueranno a volersi bene come prima, ma tra i due uffici e i loro bracci operativi. Se non altro, questo incidente dimostra che poco conta cambiare il sistema delle comunicazioni vaticane, se continua ad esistere una corte papale parallela che fa tutto per dare l’impressione che ci sia un secondo papa ancora in servizio per quanti sono scontenti del papa regnante.

I papi hanno sempre potuto dimettersi. Pochi lo hanno fatto, nel medioevo, e quasi mai spontaneamente. Benedetto XVI ha innovato il papato dimettendosi in diretta, sei anni fa, e questo è probabile che si ripeta in futuro. Nel mondo dominato dai media digitali e dai social media, quella del papa emerito è un’istituzione che necessita di una regolamentazione che oggi non ha: al momento delle dimissioni, dovrebbe dimettersi assieme al papa anche la sua segreteria, che viene riassegnata; il ruolo di prefetto della casa pontificia va abolito; il papa emerito deve cessare di vestire di bianco; i suoi rapporti coi media non vanno lasciati alla discrezione di segretari che hanno tutto l’interesse a prolungare la vita di un pontificato che è cessato a tutti gli effetti (ma non dal punto di vista mediatico).

Questo saggio pubblicato ieri purtroppo danneggia l’immagine di Benedetto, che nel suo scritto dimostra una visione idiosincratica e limitata della genesi della crisi degli abusi sessuali e dello stato delle conoscenze scientifiche sul problema. Il pontificato di papa Francesco alle prese con la crisi degli abusi risentirà in modo marginale di questa manovra – architettata mediaticamente non da Benedetto XVI, ma da chi gli sta intorno. In un certo senso, questa manovra potrebbe fornire al Vaticano di Francesco degli alibi. Di sicuro dimostra quanto la chiesa abbia bisogno di una nuova generazione di leader e di un nuovo pensiero per affrontare la crisi più grave del cattolicesimo del nostro tempo.

Abusi, al ritiro spirituale con Papa Francesco anche il vescovo argentino sotto indagine

Abusi, al ritiro spirituale con Papa Francesco anche il vescovo argentino sotto indagine
Città del Vaticano – In Vaticano nominare Zanchetta suscita enormi imbarazzi. Non fosse altro perché l’arcivescovo argentino molto amico di Papa Francesco – chiamato a Roma nel 2017 a ricoprire un importante incarico all’Apsa – è sotto indagine da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede per una serie di abusi sessuali. Sul suo cellulare sono state trovate fotografie porno, selfie in compagnia di giovani. Insomma, un caso scomodo non solo per la faccenda degli abusi, ma perchè getta una luce obliqua persino su Papa Francesco, responsabile della sua promozione nonostante le chiacchiere che in Argentina tutti conoscevano. Zanchetta però è stato invitato ugualmente dal Papa a unirsi agli esercizi spirituali nella Casa del Divin Maestro ad Ariccia. Come se niente fosse. La notizia che inizialmente è circolata su alcuni giornali anglosassoni, tra cui il Catholic Herald, ha inziato a fare il giro del mondo, suscitando sconcerto.
Le denunce contro Zanchetta sono presentate alla nunziatura di Buenos Aires e indicano abusi in seminario. Per il neo direttore ad interim della sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, le notizie sono giunte mesi dopo la nomina da parte del Papa. Ma secondo quanto racconta il giornale El Tribuno di Oran, la diocesi di provenienza di Zanchetta, diversi preti della diocesi affermano che una denuncia era stata presentata già nel 2015, e che di ciò si parlava apertamente nella diocesi e fra i preti. Il Papa, dunque, allude El Tribuno, non poteva non sapere.
Il Messaggero

Pell e gli abusi insabbiati: spiccioli per il silenzio sulle violenze

Pell e gli abusi insabbiati: il cardinale, tesoriere del Vaticano, è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale nei confronti dei bambini. È stato condannato per crimini sessuali contro minori inAustralia. È il più alto funzionario della Chiesa cattolica condannato in un caso di pedofilia.

Il card. Pell e gli abusi

Il porporato di 77 anni è stato giudicato colpevole da una giuria nel County Court dello stato di Victoria l’11 dicembre 2018 per violenza sessuale di due bambini del coro della cattedrale di Melbournenegli anni ’90 ma la condanna è stata resa pubblica solo oggi. Il cardinale era stato consigliere finanziario di Papa Francesco eministro dell’economia del Vaticano. Il cardinale è in congedo dal suo importante ruolo in Curia dal giugno 2017, in accordo con il Papa che gli aveva concesso di lasciare Roma per volare in Australia e concentrarsi nella difesa. Pell, che si è dichiarato innocente durante tutto il processo, rischia fino a 50 anni di carcere.

Pell, parlano le vittime degli abusi insabbiati

Franscesca Fagnani ha intervistato alcune vittime di abusi da parte di sacerdoti. Uno di loro, Stephen Woods racconta il sistema: “La Royal Commission afferma che ci sono state almeno  70mila vittime. George Pell quando divenne vescovo di Melbourne mise in piedi un sistema in cui le vittime firmavano un accordo in cui si impegnavano a non denunciare in cambio di una piccola somma di denaro”

Vertice vaticano pedofilia fallito. Nemmeno sfiorato il tema del celibato obbligatorio – per molti osservatori il vero nodo del problema –, ma su questo punto anche Francesco è inamovibile

La Chiesa ha messo in atto un’azione sistematica di copertura degli abusi sessuali commessi dal clero per proteggere i preti pedofili, «calpestando» le vittime.

ilmanifesto.it

La severa accusa alle gerarchie ecclesiastiche è arrivata dal cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco-Frisinga e presidente della Conferenza episcopale tedesca, intervenuto ieri mattina in Vaticano, all’incontro mondiale sulla «Protezione dei minori nella Chiesa». Una relazione, quella di Marx, in sintonia con il grido che, fuori dall’aula del Sinodo dove sono riuniti i 190 presidenti delle conferenze episcopali e superiori generali di tutto il mondo, si è levato dalle vittime degli abusi riunite nel network internazionale Eca global (Ending clerical abuse) le quali, in una marcia da piazza del Popolo a piazza San Pietro, hanno chiesto «tolleranza zero», invocando «la fine dell’impunità e degli insabbiamenti degli abusi da parte della Chiesa».

«Gli abusi sessuali nei confronti di bambini e giovani sono dovuti all’abuso di potere», ha detto Marx. L’amministrazione ecclesiastica, ha aggiunto, «non ha compiuto la missione della Chiesa, al contrario, l’ha oscurata, screditata e resa impossibile. I dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati. Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio. I procedimenti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi, anzi cancellati o scavalcati.

I diritti delle vittime sono stati calpestati». Si riferiva in particolare alle diocesi tedesche, ha precisato in conferenza stampa, sottolineando però che «la Germania non è un caso isolato».

Sono indispensabili «trasparenza e tracciabilità», per chiarire «chi ha fatto cosa, quando, perché e a quale fine, e cosa è stato deciso», ha proseguito l’arcivescovo di Monaco, secondo il quale non ci sono obiezioni che tengano: né rispetto al «segreto pontificio» (non vale per «i reati riguardanti l’abusi di minori») né alla preoccupazione di «rovinare la reputazione di sacerdoti innocenti o del sacerdozio e della Chiesa»: la «presunzione di innocenza», la «tutela dei diritti» e «la necessità di trasparenza non si escludono a vicenda». Anzi «non è la trasparenza a danneggiare la Chiesa, ma gli abusi commessi, la mancanza di trasparenza, l’insabbiamento».

È stata anche la volta delle donne.

Prima la testimonianza (venerdì sera) di una vittima che ha subito abusi da quando aveva undici anni da parte di un prete della sua parrocchia: «Da allora – ha raccontato – io che adoravo i colori e facevo capriole sui prati spensierata non sono più esistita», «restano incise nei miei occhi, nelle orecchie, nel naso, nel corpo, nell’anima tutte le volte in cui lui bloccava me bambina con una forza sovrumana, io mi anestetizzavo, restavo in apnea, uscivo dal mio corpo, cercavo disperatamente con gli occhi una finestra per guardare fuori, in attesa che tutto finisse». «Dobbiamo trovare il coraggio di parlare e denunciare – ha concluso –, pur sapendo che rischiamo di non essere credute o di dover vedere che l’abusatore se la cava con una piccola pena», «non può e non deve essere più così».

Poi la relazione di Veronica Openibo, religiosa nigeriana, superiora della Società del santo bambino Gesù, che ha rimarcato l’esistenza di un fenomeno conosciuto già da qualche anno ma ancora in ombra: la violenza subita dalla suore da parte di preti e religiosi, soprattutto in Africa. La Chiesa sta facendo qualcosa, ma «non è ancora abbastanza», ha aggiunto suor Openibo, che ha indicato alcuni problemi da affrontare, come «l’abuso di potere, il clericalismo, la discriminazione di genere», e alcune prassi da abolire: nascondere «per evitare di portare alla luce uno scandalo e gettare discredito sulla Chiesa»; e «la scusa che si debba rispetto ad alcuni sacerdoti in virtù della loro età avanzata e della loro posizione gerarchica».

Oggi il summit termina, con la messa e l’intervento del papa. Le posizioni sono emerse con chiarezza. I conservatori puntano il dito sull’omosessualità: sarebbe questa la causa degli abusi sessuali (però così non spiegano le violenze sulle donne). La maggioranza filo-Francesco indica invece nel clericalismo e nel potere la radice degli abusi e chiede creazione di strutture di ascolto autonome con il coinvolgimento di laici e donne, collaborazione e denuncia alle autorità civili, riforma del segreto pontificio, rimozione di preti colpevoli e vescovi collusi o complici.

Nemmeno sfiorato il tema del celibato obbligatorio – per molti osservatori il vero nodo del problema –, ma su questo punto anche Francesco è inamovibile. Proposte concrete, però, sono state avanzate. L’incontro non ha valore deliberativo, si tratterà quindi di vedere se ora diventeranno regole scritte. «Non crediamo che solo perché abbiamo iniziato a scambiare qualcosa tra di noi, tutte le difficoltà siano eliminate», ha concluso la giornata, con la celebrazione penitenziale. il vescovo ghanese Philip Naameh.

In Vaticano sono arrivate 2.200 nuove accuse di pedofilia da quando c’è papa Francesco

In Vaticano sono arrivate 2.200 nuove accuse di pedofilia da quando c'è papa Francesco 

Il summit sulla pedofilia del clero cattolico voluto da papa Francesco dura quattro giorni. I capi dei vescovi ascoltano le drammatiche storie di alcune delle vittime degli orchi in tonaca. Fanno mea culpa. E propongono nuove linee guida per estirpare il fenomeno che sta distruggendo la credibilità della Chiesa.
Ebbene negli stessi quattro giorni, alla Congregazione per la dottrina della fede, arriveranno cinque nuove denunce “verosimili” contro altrettanti sacerdoti, accusati di abusi sessuali su minorenni.
Almeno a leggere i dati ufficiali, che qui diamo in anteprima, che evidenziano come il fenomeno non riguardi solo casi già noti e confinati al passato. Al contrario, la questione della pedofilia ha ancora oggi dimensioni gigantesche: da quando Bergoglio è diventato papa, nel marzo del 2013, fino al 31 dicembre del 2018 in Vaticano sono arrivate poco più di 2.200 nuove denunce dai vescovadi sparsi per il mondo. Si tratta in media di 1,2 nuovi casi al giorno.

Il trend è impressionante. Le accuse sono raddoppiate rispetto al quinquennio che va dal 2005 al 2009, quando i casi sfioravano – nonostante l’eco dello scandalo “Spotlight” svelato dai cronisti del Boston Globe nel 2001 – i 200 l’anno.
Dal 2010 in poi le accuse si sono moltiplicate. Un tendenza che potrebbe indicare una maggiore fiducia nella giustizia ecclesiastica da parte delle vittime, certo. Ma che racconta anche la persistenza e pervicacia del fenomeno, nonostante gli annunci sulla “tolleranza zero” lanciati ormai da 15 anni prima da Benedetto XVI poi da Bergoglio.

Nel 2017, si legge nel report dell’Ufficio disciplinare della Congregazione che ha il compito di aprire processi canonici contro le tonache che si sono macchiate di atti “contra sextum”, cioè di “delitti contro il sesto comandamento con minori”, sono arrivate a Roma ben 410 denunce “verosimili”. Dunque già vagliate e giudicate credibili dai vescovi in loco, che hanno l’obbligo – una volta verificate le accuse – di spedire il fascicolo in Vaticano.

Per la precisione, alla Congregazione per la dottrina della fede, dove gli “Officiali” dell’ufficio disciplinare guidati oggi dal cardinale Luis Ladaria lavorano la segnalazione, che può condurre a un’archiviazione o a un processo canonico contro il presunto molestatore.

I dati della Congregazione per la...
I dati della Congregazione per la Dottrina della Fede

Nel 2016, scartabellando i dati vaticani, gli abusi denunciati dalle vittime sono invece 415. Nello stesso anno scopriamo che papa Francesco ha dimesso dallo stato clericale, spretandoli, alcuni prelati: su 143 casi presentati dall’ex Sant’Uffizio al Sommo Pontefice, solo 16 sono stati spretati. Altri 127 casi hanno portato a «dispense da tutti gli oneri sacerdotali».

Non sappiamo quanti sacerdoti abbia spretato papa Francesco nei primi sei anni del suo pontificato. Sappiamo però che solo nel 2011 e nel 2012 il predecessore Benedetto XVI ridusse allo stato laicale rispettivamente 125 e 67 persone.

Dei nomi e dei motivi dei sedici prelati spretati da Bergoglio non sappiamo nulla: tutti i rinvii a giudizio, i processi e le decisioni del tribunale dell’ex Sant’Uffizio sono protetti da “perpetuo riserbo”. Fonti vaticane spiegano all’Espresso che i provvedimenti della Congregazione avallati poi dal papa «sanzionano quasi sempre crimini sessuali, perché per gli altri reati provvede la Congregazione per il Clero». In genere solo in casi straordinari, come quello dell’ex cardinale Theodore McCarrick, espulso dalla Chiesa dopo le accuse di pedofilia dei giudici americani, la Santa Sede pubblicizza urbi et orbi la sentenza.

Nel 2015 le denunce per atti sessuali su bambini e bambine hanno toccato i 518 casi. Nel 2014 sono state circa 500, nel 2013 le accuse sono 401.

Tutte le vicende, i nomi delle vittime ma anche quelle dei presunti carnefici, sono “sub segreto pontificio”. Protetti da “perpetuo riserbo”. I dipendenti vaticani che ne parlano rischiano il licenziamento, persino la scomunica. A causa di norme mai modificate, il Vaticano guidato da Francesco ha negato alla procura di Cremona, nel 2015, gli atti istruttori e processuali su don Mauro Inzoli, già condannato per pedofilia dalla Congregazione e poi condannato a 4 anni e 7 mesi dalla magistratura italiana, nonostante la rogatoria andata a vuoto.

Mentre ad ottobre del 2018 la Santa Sede ha invocato l’immunità per lo stesso cardinale Ladaria, convocato da alcuni giudici francesi a comparire in un tribunale per il caso del potente cardinale Philippe Barbarin , accusato di aver insabbiato abusi nella sua arcidiocesi.
Gli ottimisti sperano che domenica il summit possa concludersi con un annuncio importante del Vaticano. In modo da evitare che un evento significativo e altamente simbolico si trasformi in un altra occasione mancata.
Le vittime, parte importante della comunità cattolica e i laici progressisti chiedono da tempo una riforma strutturale delle leggi vaticane sulla pedofilia clericale: come l’eliminazione del segreto pontificio, che impedisce una reale trasparenza sulle azioni dei predatori e degli insabbiatori, e un obbligo giuridico (e non solo morale) di denuncia, da parte di vescovi e prelati che vengono a conoscenza del reato, alle autorità civili del paese dove quest’ultimo si compie.

In caso contrario, i risultati del summit rischino di essere dimenticati allo scoppio del prossimo scandalo.

espresso.repubblica.it

Papa Francesco insensibile sui diritti dei preti sposati. Accattoli fa apologia del pontificato

“Abbiamo la fortuna unica di un Papa che nomina i problemi, non li scansa, e dice chiaramente che non abbiamo più abbastanza sacerdoti celibi”. Lo ha sottolineato Luigi Accattoli, storico vaticanista del Corriere della Sera e scrittore, per il quale “la Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia deve tener conto di questa situazione di passaggio verso una stagione in cui avremo anche degli anziani sposati”. “In prospettiva, avremo bisogno dell’ordinazione degli anziani sposati”, ha spiegato Accattoli che ha preso parte al Convegno “Un secolo di (in)formazione”, organizzato dalla Faci a Vicenza per celebrare i 100 anni della rivista “L’Amico del Clero”.

Accattoli fa apologia di un Pontificato Bergogliano votato all’immobilismo sul cambiamento della normativa. Il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati, fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone, sottolinea i ripensamenti e le chiusure di Bergoglio sui preti sposati, sui loro diritti civili e religiosi nella Chiesa e sulla loro riammissione al ministero. Le aspettative dei preti sposati, fino ad oggi,  sono state completamente disattese da Papa Francesco.

Anglicani sono preti cattolici con mogli e figli ma i preti sposati ancora discriminati

Il Vaticano riammette i sacerdoti anglicani convertiti nella Chiesa Cattolica Romana con mogli e figli, ma discrimina i preti sposati che hanno un percorso di dimissioni, dispensa e matrimonio religioso e sono ancora dentro la Chiesa.

“I vertici vaticano ci consentano di celebrare Messa per i bisogni dei fedeli e ci riaccolgano nelle parrocchie senza parroci” è l’appello che il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati, fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone,  rivolge al Papa, ai Cardinali e ai Vescovi.

L’Osservatore Romano apre a ordinazione di persone sposate come preti… Ma non alla riammissione dei preti sposati

Grande clamore ma tutto fumo e niente arrosto. La notizia dell’Osservatore Romano non è nuova e di fatto non rimuove l’immobilismo di Papa Francesco per la riforma della Chiesa che riaccolga nel suo impegno pastorale i preti sposati con dispensa dal celibato e matrimonio religioso (ndr)

Città del Vaticano, 6 feb. (askanews) – Dopo l’apertura del Papa, l’Osservatore Romano ha pubblicato nella edizione del sei febbraio un articolo nel quale descrive la “proposta per i preti di domani” (titolo) formulata “dal vescovo tedesco Fritz Lobinger” (sottotitolo), che consiste nella possibilità di “reintrodurre, a fianco del presbitero diocesano tradizionale, un secondo tipo di prete che – fa presente – esisteva nei primi secoli della Chiesa: un uomo di fede provata che, avendo famiglia e lavoro, si dedichi part time ai servizi religiosi della parrocchia”.

“Le parrocchie avrebbero così sempre disponibili gruppi di preti a presiedere le funzioni religiose. Questi uomini non eserciterebbero il ministero in forma individuale ma sempre in équipe”, scrive Giampaolo Mattei sul giornale vaticano.

Fritz Lobinger, novantenne missionario tedesco fidei donum che è stato anche vescovo in Sudafrica, “ci ha ragionato tutta la vita su questa idea”, scrive l’Osservatore Romano, e “le ha dedicato studi su studi, partendo dall’esperienza sul campo. Alle sue proposte – ricorda il quotidiano diretto da Andrea Monda – Papa Francesco ha fatto esplicito riferimento nell’incontro con i giornalisti durante il volo di ritorno da Panamá, rispondendo a una domanda sul celibato sacerdotale: ‘C’è un libro di Padre Lobinger, interessante e forse può aiutare a come rispondere al problema’. Lobinger ha sviluppato in diversi libri questa sua proposta di ordinare in ogni comunità cristiana “équipes di anziani”: in particolare, nel 2003, ha pubblicato Priests for Tomorrow. A plea for teams of “Corinthian Priests” in the parishes. (Preti per domani. Nuovi modelli per nuovi tempi, Editrice missionaria italiana, 2009).

Lobinger, spiega ancora l’Osservatore Romano, “ha sviluppato queste idee negli anni Settanta, incontrando comunità prive di un prete residente ma guidate, appunto, da laici. Finendo per chiedersi se non fosse opportuno conferire ad alcuni di loro anche l’ordinazione, in modo da far loro celebrare anche l’Eucaristia e amministrare sacramenti. Badando bene a non clericalizzare i laici. Con un impegno chiaro per tutti: salvaguardare il tesoro del sacerdote totalmente dedicato, soprattutto come guida spirituale, formatore e animatore delle comunità, supervisore della comunione ecclesiale”.

Per Lobinger “l’impegno prioritario è di costruire comunità cristiane autentiche, formate da persone che imparano a collaborare e condividere i compiti. Del resto, sostiene, nella Chiesa l’ordinazione di leader locali è stata per secoli la norma. Negli Atti degli Apostoli (14, 23) si legge che per le nuove Chiese venivano designati ‘alcuni anziani’ che non erano inviati alla comunità, ma venivano dal suo interno. Insomma, è la domanda di partenza del libro di Lobinger, ‘come sarebbero le parrocchie se in ognuna di esse venissero ordinati preti tre, sette o più leader locali provati, sposati’ e cioè ‘preti di comunità’ o ‘preti di Corinto’?’. Certo, riconosce, non sarà facile per tutti superare ‘l’abitudine di avere un parroco interamente a disposizione per la propria comunità’. Su questa strada, insiste, Nord e Sud devono camminare insieme perché dipendono l’uno dall’altro. Sì, antiche e nuove chiese devono comprendersi a vicenda, nelle rispettive situazioni, per giungere a una soluzione che trovi tutti d’accordo. E forse sta proprio al Nord fare il primo passo”.

askanews

Papa Francesco prega per la compagna del prete Leonardo Boff ma dice ancora no ai preti sposati

boff

Settimana news pubblica un testo di Leonardo Boff che diffonde una lettera di Papa Francesco per i suoi 80 anni. Papa gentile esternamente ma intransigente sull’aperta ai preti sposati (ndr)

“Papa Francesco sta soffrendo una grande opposizione da parte di alcuni della Curia Romana e, curiosamente, anche da parte di membri conservatori del governo Trump, che si identificano con gruppi conservatori e anche reazionari della Chiesa Cattolica statunitense, capitanati dall’ex nunzio Viganò.

Come appoggio a papa Francesco, gli scrissi una lettera, come feci altre volte. Tramite l’ambasciatore argentino presso la Santa Sede, Valdés, nel governo di Cristina Kirchner, mi rispondeva attraverso di lui. Lo stesso fece quando scrisse l’enciclica “Laudato si’” sulla cura della Casa Comune, ringraziandomi della mia modesta collaborazione.

Qui mostro la lettera di ringraziamento per il mio appoggio a lui con i migliori auguri per i miei 80 anni di vita.

Leonardo Boff

 


 

Caro fratello,

grazie per la tua lettera inviata tramite il p. Fabiàn. Mi ha fatto piacere riceverla e ti ringrazio della generosità dei tuoi commenti.

Ricordo il nostro primo incontro, a San Miguel, nella riunione della CLAR, negli anni 72-75. E poi ti ho seguito leggendo alcune delle tue opere.

In questi giorni compi 80 anni. Ti faccio arrivare i miei migliori auguri.

E, per favore, non dimenticarti di pregare per me. Io lo faccio per te e per la tua signora.

Che Gesù ti benedica e la Vergine Santa ti protegga.

Fraternamente,
Francesco”

fonte: settimananews

Papa: celibato facoltativo? Non lo farò “Da studiare però questione pastorale in terre senza sacerdoti”

 © ANSA

“Penso che il celibato sia un dono alla Chiesa” e non ci sarà un cambiamento per rendere il celibato dei sacerdoti “opzionale”, come già avviene nella Chiesa cattolica di rito orientale. “Io non lo farò, e questo rimane chiaro”. “Sono chiuso? Forse, non sento di mettermi davanti a Dio con questa decisione”. Lo ha detto Papa Francesco nella conferenza stampa sul volo da Panama a Roma. Il Papa ha parlato però di “qualche possibilità” dove “c’è il problema pastorale per la mancanza di sacerdoti”. “I teologi devono studiare” la questione.

ansa

La frase di Papa Francesco strumentalizzata per attaccare i preti sposati che già esistono nella Chiesa Cattolica Romana

La notizia di Agensir è stata stravolta e non riguarda i preti sposati che hanno ottenuto le dimissioni e la dispensa dagli obblighi del celibato e hanno un matrimonio religioso. “Siamo ancora dentro la Chiesa e la nostra ordinazione è valida. Papa Francesco si riferiva al cambiamento della normativa sul celibato e non ha parlato dei preti sposati come noi che hanno un regolare percorso canonico previsto dalla Chiesa. Noi siamo pronti a rientrare in servizio” (ndr).

Ecco il testo di Agensir con le frasi di Papa Francesco:

“Nella Chiesa cattolica di rito orientale possono farlo, si fa l’opzione celibataria o di sposo prima del diaconato. Per quanto riguarda il rito latino, mi viene alla mente una frase di san Paolo VI: ‘Preferisco dare la vita prima di cambiare la legge del celibato’”. Nella conferenza stampa sull’aereo di ritorno da Panama a Roma, il Papa ha risposto così ad una domanda sulla possibilità che gli uomini sposati diventino preti nella Chiesa cattolica di rito latino. “Questo mi è venuto in mente e voglio dirlo perché è una frase coraggiosa, lo disse nel 1968-1970, in un momento più difficile di quello attuale”, ha spiegato Francesco: “Personalmente penso che il celibato sia un dono per la Chiesa e non sono d’accordo a permettere il celibato opzionale. No. Soltanto rimarrebbe qualche possibilità nei posti lontanissimi, penso alle isole del Pacifico, ma è qualcosa da pensare quando c’è necessità pastorale. Il pastore deve pensare ai fedeli”. “La mia decisione è: no al celibato opzionale prima del diaconato”, ha affermato il Papa.

Dai preti sposati invito a iniziare rinnovamento. I Vescovi non rischiano: “Se siamo richiesti dai fedeli Celebriamo la S. Messa”

Se i vescovi ritenessero i preti sposati una risorsa e un’opportunità, comincerebbero a utilizzare loro stessi i preti sposati che conoscono, oppure si farebbe latori di una proposta di riammissione dei preti sposati nelle assemblee della CEI, dando a tale intervento la giusta pubblicità. La realtà è che nessun vescovo in servizio nelle diocesi, fino ad oggi ha rischiato in prima persona.
Il nostro Movimento invita i preti sposati a presiedere delle celebrazioni eucaristiche, se qualcuno dei fedeli  o qualche comunità lo richiedesse loro. Gesù ha invitato i preti con l’espressione “Fate questo in mia memoria”. Occorre il coraggio di rischiare per andare oltre legalismi del diritto canonico estranei al Vangelo.

Preti sposati riammessi e “viri pobati” temi cruciali per la riforma Chiesa

Islam, abusi sessuali: viaggi e appuntamenti in Vaticano definiscono le priorità nell’agenda di Papa Francesco per il 2019. Anzitutto l’islam, con due appuntamenti importanti: lo storico viaggio negli Emirati Arabi Uniti, tra il 3 e il 5 febbraio, e la visita in Marocco il 30 e il 31 marzo.

Se questi temi sono caldissimi anche per la cronaca, un altro appuntamento del 2019, più in sordina, potrebbe aprire a grandi cambiamenti nella Chiesa (in particolare potrebbero essere riammessi al ministero i preti sposati; ndr). È il Sinodo dell’Amazzonia, che si terrà in Vaticano in ottobre. Il tema centrale sarà l’ecologia, ma il vero nodo sarà quello della risposta al problema della scarsità dei sacerdoti. Seppure riferita soltanto alla regione amazzonica, la spinta verso l’ordinazione sacerdotale di persone sposate di provata fede (i cosiddetti viri probati) è ormai chiara. Ma proprio il fatto di aver voluto svolgere il Sinodo a Roma sta ad indicare che tale suggerimento si intenderà come risposta possibile a tutte le chiese con scarsità di vocazioni (e la Chiesa tedesca già scalpita). Questa almeno è l’intenzione del Papa; che poi questo accada sarà da vedere.

Il Giornale

Preti sposati / 2019: l’anno della verità per Francesco

Per i sacerdoti sposati emerge con forza la necessità di aprire “nuove vie”, affinché molte comunità cattoliche romane di tutto il mondo  abbiano un «migliore e frequente accesso all’eucaristia»; è una chiara allusione al sacerdozio degli sposati, i cosiddetti “viri probati” e alla riammissione nella Chiesa dei preti sposati (ndr)

“Nel 2019 ci sono due date e due argomenti che, segnati in rosso, daranno un’impronta definitiva, e al di là dei gesti compiuti fino ad oggi, al pontificato di papa Francesco e al futuro immediato della Chiesa.

La tragedia della pedofilia

Tra il 21 e il 24 febbraio, sono convocati in Vaticano, per la prima volta nella storia, i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo per affrontare la tragedia della pedofilia nella Chiesa.

Francesco ha già detto fin dal primo momento, e lo ha ribadito negli ultimi auguri per il Natale alla Curia vaticana, che la pedofilia, oltre che un peccato, è un delitto e che coloro che l’hanno commesso, finiranno nelle mani della giustizia.

Si prevedono pochi cambiamenti nei protocolli vigenti per la protezione dei minori e la riparazione del danno causato. Le discussioni, molto probabilmente, consisteranno nel definire qual è la causa che maggiormente determina la pedofilia: il “clericalismo” o abuso di potere, come sostiene il papa, oppure l’“omosessualità predatoria” e un’“immoralità sfrenata” come ritengono i suoi critici.

E, considerato anche ciò che è successo sia in Cile e sia con l’ex cardinale statunitense McCarrick (Washington), ci sarà anche un’altra discussione su chi dovrà gestire i casi di vescovi accusati di cattiva condotta o di aver trascurato le norme contro gli abusi: il papa, attraverso la Congregazione per i vescovi o la Segreteria di Stato, o piuttosto le commissioni di esperti indipendenti incaricate di investigare sui preti accusati?

Ecco la prima data segnata in rosso per Francesco. E, con lui, per la Chiesa.

Il sinodo sull’Amazzonia

Il prossimo mese di ottobre si celebrerà il sinodo sull’Amazzonia allo scopo di trovare “nuove vie”, in primo luogo, per un’“ecologia integrale”. Questo bioma, in cui vivono tre milioni di indigeni, che rappresentano quasi 390 popoli e nazionalità differenti e fra i 110 e i 130 Popoli indigeni in isolamento volontario (PIAV) o “popoli liberi”, è oggetto – si legge nel documento preparatorio del sinodo – di una «mentalità estrattivista» che, oltre a minacciare la sua ricca biodiversità, cerca di annullare la sua pluralità etnica, culturale e religiosa.

La cura di questo «specchio di tutta l’umanità» passa attraverso un modello di sviluppo «alternativo, integrale e solidale» che, non assoggettato ai «poteri economici e tecnologici», comprenda un’autentica «ecologia naturale e umana» fondata sulla destinazione universale dei beni.

Resta da vedere come reagiranno i centri decisionali economici e i cittadini del cosiddetto Primo Mondo paghi del loro benessere a questa autodeterminazione a cui potrebbero accedere, non è un’esagerazione, coloro che appartengono ad «altre periferie».

Ma anche la Chiesa vuole cercare “nuove vie” per promuovere il protagonismo delle popolazioni indigene, l’interazione tra di esse e l’inculturazione.

Cresce il numero delle comunità che non possono essere assistite da sacerdoti secondo il modello di prete attualmente vigente nella Chiesa latina. Per questa ragione, molte di esse osservano di continuo la differenza tra i cattolici e gli evangelici e, di conseguenza, tendono a passare dalla loro parte.

Emerge con forza la necessità di aprire “nuove vie”, affinché molte comunità disperse nell’Amazzonia abbiano un «migliore e frequente accesso all’eucaristia»; è una chiara allusione al sacerdozio degli sposati, i cosiddetti “viri probati”.

Confermerà Francesco questa decisione nel caso fosse approvata dal sinodo? Ci sono coloro che hanno dei dubbi, vista la belligeranza che la destra ecclesiale continua a mettere in atto dopo che i divorziati che si sono risposati civilmente hanno potuto accedere alla comunione. E, se la ratificasse, sarebbe valida solo per l’Amazzonia o per la Chiesa universale? Qualunque cosa decida o taccia, segnerà anche il suo pontificato; e, con lui, tutta la comunità cattolica.

Diaconato alle donne e curia vaticana

Ci sono, infine, due problemi prevedibili che riguardano le posizioni del papa nel corso del 2019; l’accesso (o no) delle donne al diaconato. Nel caso si apra questa porta, sarà un ministero che permette di accedere al sacerdozio, e anche all’episcopato, quando si ritenga opportuno, o si limiterà ad essere, come propone il card. W. Kasper, un servizio ecclesiale che la chiude, anche se in maniera provvisoria?

E c’è anche l’ansiosa attesa della riforma della curia vaticana. Bisognerà vedere se in questo problema si farà o no un passo avanti. Lo sapremo quando, leggendo il testo, si potrà verificare, tra gli altri punti, se questa curia può continuare a funzionare – come è stato durante i pontificati precedenti – come un diaframma tra il papa e i vescovi o, al contrario, se rimangono ben determinate le sue competenze e il suo rapporto di dipendenza a questo riguardo.

Francesco è entrato nell’anno della verità. E con lui la Chiesa cattolica. Speriamo di poter dire alla fine che si merita una valutazione cum laude, perché ha lasciato, per lo meno, semiaperte queste porte”.

tratto da Settimana News

Preti sposati nella Chiesa. Libro-inchiesta di Enzo Romeo travisa le problematiche

Il Movimento Internazionale dei sacerdoti lavoratori sposati commenta l’intervista di Alessandra Stoppini a Enzo Romeo pubblicata dal settimanale online della dioocesi di Bergamo e riportata nel post: “Nel libro manca l’idea dei preti sposati con regolare percorso di essere riammessi nella Chiesa”.

Enzo Romeo, vaticanista del Tg2, ha scritto il volume “Lui, Dio e lei” (Rubbettino Editore 2018, Collana “Problemi aperti”, pp. 256, 16,00 euro, introduzione di Gianni Gennari), nel quale il giornalista e saggista parla del «celibato nella Chiesa», come recita il sottotitolo.
Il libro contiene una sintesi storica del celibato, che «non è un’esclusiva della Chiesa cattolica», ed elenca le posizioni dei papi dell’ultimo secolo, da Pio XI a Francesco. Inoltre l’autore ha intervistato alcuni esperti, come il religioso-psicologo prof. Giuseppe Crea specialista nella cura dei disagi di persone consacrate, e la teologa Stella Morra, che insegna ai futuri candidati all’episcopato. Riporta anche la bella testimonianza di padre Alejandro Solalinde Guerra, prete psicologo messicano candidato al Nobel per la Pace 2017. Famoso per la battaglia in difesa degli immigrati indocumentados che risalgono il Messico dal Centro America per tentare di superare il confine con gli Stati Uniti, padre Alejandro, braccato dai narcos messicani, ha dichiarato a Romeo che «il celibato va vissuto come una vocazione».
Non solo un libro-inchiesta, perché il vaticanista dà voce ai protagonisti: preti che hanno lasciato il ministero dopo avere scoperto di amare una donna, e mogli di ex sacerdoti. I loro racconti offrono parecchi spunti di dibattito e di riflessione, perché nelle parole degli “spretati”, com’erano chiamati un tempo, traspare forte il desiderio di continuare a rappresentare una risorsa per la Chiesa ed essere utili alla Comunità cristiana.
Abbiamo intervistato l’autore.
Quanti sono in Italia i sacerdoti che hanno rinunciato all’abito talare?
«Non ci sono dati ufficiali ma solo delle stime. In ogni caso si tratta di cifre alte: c’è chi parla di quattromila, chi di ottomila preti, che sono stati dimessi dallo stato clericale negli ultimi decenni».
Ha intervistato padre Carlo Travaglino, francescano, missionario fra i lebbrosi in Etiopia anche grazie all’aiuto di Franca, la donna che poi è diventata sua moglie. La loro è una storia emblematica?
«Sì, perché nel loro caso l’amore tra due persone non ha soffocato l’amore per il prossimo. Carlo conobbe Franca e condivise con lei il progetto di servire i lebbrosi in Eritrea. Amava questa donna e voleva sposarsi senza rinunciare a essere un sacerdote missionario. Il suo vescovo, il cardinale Ursi, comprese quel desiderio e ne parlò con Paolo VI, che dopo aver considerato attentamente il caso, concesse a Carlo una dispensa speciale. Carlo e Franca hanno vissuto una vita bella e piena, creando una rete di solidarietà che ha consentito la costruzione di dispensari e ospedali per la cura delle persone più povere ed emarginate».
Chi sono i “viri probati”?
«Sono persone adulte di “provata fede”, anche sposate, alle quali nella Chiesa primitiva venivano affidati alcuni compiti oggi riservati all’ordine sacro, quindi ai presbiteri. Oggi si discute della possibilità di riproporre queste figure, definendone meglio il ruolo. Se ne parlerà con ogni probabilità nel prossimo ottobre durante il Sinodo sull’Amazzonia, dove la mancanza cronica di sacerdoti rende estremamente urgente la questione».
Un capitolo del volume è dedicato ai preti sposati di rito orientale come “Papàs” Gabriel, prete “uxorato”. Ce ne vuole parlare?
«Il celibato è una norma che riguarda esclusivamente i preti cattolici di rito latino. Quelli di rito orientale, invece, possono sposarsi, a patto che lo facciano prima dell’ordinazione. In Italia ce ne sono parecchi; sono quelli delle “eparchie” di Lungro in Calabria e Piana degli Albanesi in Sicilia, dove vivono le comunità che risalgono all’immigrazione albanese di molti secoli or sono. Nonostante una così antica tradizione, però, anche in queste Chiese il celibato rimane un argomento scomodo, quasi un tabù. Il fatto è che rimane sullo sfondo l’idea – distorta – che sacerdozio e matrimonio siano dei sacramenti in concorrenza fra loro, con una primazìa del primo sul secondo».
Per quanto riguarda la questione femminile nella Chiesa, “potranno le donne un giorno entrare nella stanza dei bottoni”?
«In occasione del recente Sinodo sui giovani è stato chiesto a gran voce che le donne possano essere ammesse al voto nell’assise sinodale. Come fare? Il Sinodo è l’assemblea dei vescovi, che sono solo uomini, chiamati alla successione apostolica. Anche qui, ciò che servirebbe è un cambio di mentalità. Finora nella Chiesa, specie tra il clero, la donna è stata posta tra due estremi: o una figura celeste a cui affidarsi (vedi la devozione alla Vergine Maria) o una persona con ruoli ancillari, umili, secondari. Cosa accadrebbe se ci fossero più donne e contassero sul serio nella gestione, ad esempio, di una parrocchia? Gli strumenti ci sono (vedi i consigli pastorali), ma vanno fatti funzionare. Poi si potrà discutere di diaconato o addirittura di sacerdozio femminile, ma senza farne una conditio sine qua non».
L’11 novembre 2016, durante il Giubileo, per l’ultimo “Venerdì della Misericordia”, Bergoglio si recò a Ponte di Nona, quartiere all’estrema periferia di Roma est per incontrare sette famiglie, tutte formate da persone che hanno lasciato, nel corso di questi ultimi anni, il sacerdozio. Il celibato resta sempre un problema aperto nell’agenda di Papa Francesco?
«Credo che papa Francesco attribuisca al celibato un grande valore e dunque non abbia voglia di rimetterlo in discussione. Bergoglio, però, si rende conto che è un “dono” che va accolto in modo pieno e convinto. Ciò che va evitata – ripete spesso – è “la doppia vita”: sacerdoti che continuano a esercitare il ministero avendo una o un amante. Non si tratta allora di abolire il celibato, semmai di renderlo facoltativo, come del resto già avviene tra i cattolici di rito orientale».

Vaticano, Papa Francesco: Chiese sempre più vuote, decide di venderle piuttosto che affidarle ai preti sposati

L’obiettivo è quello di evitare che diventino luoghi profani, per così dire, “spinti”: tipo garage, pizzerie, discoteche, banche, palestre. Per questo La Cei e i superiori dei vari ordini religiosi, come riporta Il Giorno, si sono riuniti in una due giorni per mettere a punto un sistema di regole da seguire nella vendita delle chiese non più utilizzate e sconsacrate. Che solo in Italia sono centinaia e centinaia, a fronte di 600 che a oggi hanno cambiato uso senza seguire un particolare criterio. Un patrimonio immobiliare enorme, che può essere fonte di cospicue entrate. Tanto che lo stesso Papa Francesco, ieri, è intervenuto nella questione sottolineando come il ricavato delle cessioni debba essere impiegato “al servizio dei poveri”. Bergoglio ha dettato la linea: vendere le chiese si può “ma in caso di necessità devono servire al maggior bene dell’essere umano e specialmente al servizio dei poveri”.
Libero Quotidiano

Papa: “L’Albania parte integrante dell’Europa, aiutare i giovani a non emigrare”

L’Albania «è parte integrante dell’Europa e per mezzo delle sue più nobili e vive tradizioni documenta le origini della sua stessa civiltà», tuttavia essa necessita di un «autentico ed equilibrato sviluppo, in modo che le giovani generazioni non siano poste nella condizione di scegliere l’emigrazione, indebolendo il Paese di forze e di competenze indispensabili alla sua crescita umana e civile». A 550 anni dalla morte dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Skanderbeg (e a 50 dall’udienza di San Paolo VI ad una rappresentanza di albanesi), Papa Francesco ha ricevuto oggi pomeriggio in Vaticano un gruppo di pellegrini proveniente dal “Paese delle Aquile” che comprende vescovi, politici e leader religiosi. Tutti questa sera si ritroveranno nel Teatro Argentina per un grande evento di musica e spettacolo con i più famosi artisti albanesi, organizzato dall’Ambasciata d’Albania presso la Santa Sede e aperto dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin.

 

Un «antico legame di amicizia e di consuetudine di rapporti», quello tra Albania e Vaticano, che quindi oggi si rinnova, come sottolinea Papa Francesco nel suo discorso, in cui loda l’Albania, «terra di antica e gloriosa storia», che fu meta del suo quarto viaggio apostolico internazionale nel settembre 2013, il primo in un Paese europeo.

 

Bergoglio parte dalla figura di Giorgio Castriota Skanderbeg, in onore del quale la nazione balcanica ha deciso di indire uno speciale “Giubileo”: «Eroico figlio di un popolo forte e generoso, che ha difeso con coraggio i valori spirituali e il nome cristiano, fino al punto di meritare il titolo di “Athleta Christi”», egli «ha forgiato con le sue gesta l’identità culturale albanese, diventando indiscusso simbolo di coesione e unità nazionale, e interprete in sommo grado dei valori di scrupolosa fedeltà agli impegni liberamente assunti», afferma il Papa.

 

La peculiare rilevanza della figura e dell’opera del Castriota è ben rappresentata dalla bandiera albanese, con l’aquila nera bicipite su fondo rosso, che ricalca lo stemma dell’eroe. «Poche volte nella storia – nota il Pontefice – un singolo individuo ha incarnato in modo tanto netto e in così vasta misura le virtù di un popolo». Dopo la sua morte e dopo l’invasione dell’Albania, rammenta, «molti albanesi preferirono emigrare e numerosi si stabilirono in Italia, nel centro della penisola e nel meridione, specialmente in Calabria e in Sicilia, dando origine alle Circoscrizioni ecclesiastiche albanesi di Lungro, Piana degli Albanesi e Grottaferrata».

 

È così che sono nati i gruppi di arberesh, italo-albanesi che conservano tradizioni ed espressioni linguistiche tramandate da secoli. Molti di loro sono presenti con i rispettivi vescovi all’incontro di oggi in Vaticano. La loro presenza «ci porta con l’immaginazione all’atmosfera dell’Albania di Skanderbeg, e conferma che l’eroe albanese rimane un valido ponte per il mantenimento di fruttuosi legami degliarberesh con la loro terra d’origine», evidenzia Francesco.

 

Esprime quindi l’auspicio che l’Anno Nazionale di Skanderbeg proclamato nel Paese «non si limiti alla celebrazione della gloria della gesta passate, ma sia per l’Albania anche l’occasione propizia per un rinnovato impegno di tutti, istituzioni e cittadini, a favore di un autentico ed equilibrato sviluppo, in modo che le giovani generazioni non siano poste nella condizione di scegliere l’emigrazione, indebolendo il Paese di forze e di competenze indispensabili alla sua crescita umana e civile».

 

Come nel suo viaggio del 21 settembre di quattro anni fa, Bergoglio plaude poi alla

«albanesità» degli abitanti del Paese balcanico, ovvero quella virtù, sintetizzata in questo neologismo dallo scrittore del XIX secolo Pashko Vasa, che indica «l’identità spirituale che univa tutti gli albanesi al di là delle distinzioni di carattere religioso». Proprio «questo convincimento – evidenzia Francesco – diede impulso in Albania alla pacifica convivenza tra persone appartenenti a religioni diverse, divenuta col tempo collaborazione e fraternità».

 

Ancora oggi in quella terra vige un «clima di rispetto e fiducia reciproca tra cattolici, ortodossi e musulmani» : esso «un bene prezioso» soprattutto in un momento storico come quello attuale segnato da sanguinose guerre estremiste. Il “modello Albania” mostra che «la pacifica convivenza tra cittadini appartenenti a religioni diverse è una strada concretamente percorribile che produce armonia e libera le migliori forze e la creatività di un intero popolo, trasformando la semplice convivenza in vera collaborazione e fratellanza», ribadisce Papa Francesco. E assicura: «La buona disposizione a considerare le differenze come occasione di dialogo e di reciproca stima e conoscenza, favorisce inoltre lo sviluppo di cammini spirituali autentici e diventa un valido esempio a cui guardare con vero interesse per costruire una pace».

 

Una pace «duratura, fondata sul rispetto della dignità della persona umana». Quella che hanno testimoniato grandi personalità come Madre Teresa o i martiri, numerosi in Albania, con la loro fede pagata «al prezzo della vita».

vaticaninsider

 

GR: parroco innamorato, petizione a Papa contro celibato

Gli abitanti del piccolo comune di Breil/Brigels (GR) non si rassegnano e si appellano a Papa Francesco per sostenere il loro parroco, che a 35 anni ha dovuto lasciare il sacerdozio per potere vivere una relazione d’amore.

Una ragione non sufficiente per i parrocchiani che hanno così lanciato una petizione online lo scorso 14 settembre, che chiede al pontefice di liberare i sacerdoti dall’obbligo del celibato.

Le firme raccolte fino ad oggi, nel comune di poco meno di 1’300 abitanti, sono ben 3’776. L’obiettivo è di arrivare a 8’000 sottoscrizioni, come si legge sul sito della petizione.

Il parroco era molto apprezzato dalla comunità e considerato una persona impegnata, aperta e autorevole. A metà luglio, dopo aver celebrato la messa, il religioso aveva detto ai fedeli di aver deciso di vivere pubblicamente la propria relazione, con la conseguenza di una sospensione immediata.

tvsvizzera.it