Lettera: Ho deciso di abbandonare il convento durante il noviziato

Ciao Don Giuseppe,
ho 45 anni, sposato, padre di tre figli.
Intorno ai venti anni ho trascorso circa tre anni in convento, tra i padri passionisti.
Ho deciso di abbandonare il convento durante il noviziato, senza emettere i primi voti.
Lasciare il mondo clericale e’ stata un’esperienza dolorosa, per motivi che hai descritto bene a piu’ riprese.
Non ho lasciato il convento per una donna, mi sono sposato soltanto 12 anni dopo.
Per grazia di Dio mi sono ricostruito un’esistenza, a parte una vita lavorativa abbastanza precaria che comunque condivido con milioni di italiani.

Dalla mia esperienza ho tratto tuttavia conclusioni opposte rispetto alle tue.
Rimango dell’idea che il sacerdozio sia cosa da celibi. E penso che tu, come altri, stia teorizzando cio’ che ti serve a giustificare la tua attuale condizione.

Pur avendo vissuto nella comunita’ cattolica in questi anni, fino ad oggi, non ho mai avuto la ventura di incontrare un prete "spretato" (passami il termine per brevita’) che avesse il coraggio di guardarsi dentro fino al punto da analizzare in modo secondo me obiettivo il suo percorso interiore.
Tu mi dirai che sono presuntuoso ad affermare questo. Io ti rispondero’ che in fondo avrei potuto fregarmene di scriverti stasera, come spesso in passato mi e’ capitato con degli spretati che volevano
convincermi delle loro posizioni. Contenti loro…

Il punto e’ che se non si fa verita’ dentro di se’ si rimane divisi. E si sta male.
La vita ci chiama a correre in avanti, e questo sembra possa aiutarci a dimenticare una condizione interiore che tuttavia rimane irrisolta.
E non sara’ l’approvazione ecclesiastica, non sara’ un editto papale che dia liceita’ al matrimonio del prete a cambiarla. Il problema e’ interno e investe il nostro rapporto con Gesu’, il Cristo.

E’ incredibile, a mio avviso, come diversi "spretati" cerchino conforto alle loro teorie tra coloro che non possono neanche lontamente immaginare (e, che e’ peggio, nemmeno lo vorrebbero), il percorso interiore di un uomo scosso dai dubbi circa l’opportunita’ di proseguire lungo la via clericale cosi’ come e’ intesa nella Tradizione cattolica.

Milingo che si getta tra le braccia di Moon potrebbe essere l’icona mediatica di quanto ho appena detto.

In ogni caso, brandire il Vangelo a propria giustificazione e’ da masochisti, e’ un auto depistaggio.
I riscontri, le risposte si trovano all’interno.  Le trovera’ soltanto l’onesto, magari dopo sovrumana fatica.
E magari scoprira’ che nel vasto cuore di Dio, quel Dio che ama ciondolarsi nella nostra coscienza e illuminarla, esiste un modo per far convivere "l’esigente" posizione magisteriale (che e’ anche quella di molti credenti come me) con il proprio vissuto, senza che una delle due istanze debba essere annientata perche’ l’altra sopravviva.

Con affetto
Luca Sponta

Lettera: Ho deciso di abbandonare il convento durante il noviziato

Ciao Don Giuseppe,
ho 45 anni, sposato, padre di tre figli.
Intorno ai venti anni ho trascorso circa tre anni in convento, tra i padri passionisti.
Ho deciso di abbandonare il convento durante il noviziato, senza emettere i primi voti.
Lasciare il mondo clericale e’ stata un’esperienza dolorosa, per motivi che hai descritto bene a piu’ riprese.
Non ho lasciato il convento per una donna, mi sono sposato soltanto 12 anni dopo.
Per grazia di Dio mi sono ricostruito un’esistenza, a parte una vita lavorativa abbastanza precaria che comunque condivido con milioni di italiani.

Dalla mia esperienza ho tratto tuttavia conclusioni opposte rispetto alle tue.
Rimango dell’idea che il sacerdozio sia cosa da celibi. E penso che tu, come altri, stia teorizzando cio’ che ti serve a giustificare la tua attuale condizione.

Pur avendo vissuto nella comunita’ cattolica in questi anni, fino ad oggi, non ho mai avuto la ventura di incontrare un prete "spretato" (passami il termine per brevita’) che avesse il coraggio di guardarsi dentro fino al punto da analizzare in modo secondo me obiettivo il suo percorso interiore.
Tu mi dirai che sono presuntuoso ad affermare questo. Io ti rispondero’ che in fondo avrei potuto fregarmene di scriverti stasera, come spesso in passato mi e’ capitato con degli spretati che volevano
convincermi delle loro posizioni. Contenti loro…

Il punto e’ che se non si fa verita’ dentro di se’ si rimane divisi. E si sta male.
La vita ci chiama a correre in avanti, e questo sembra possa aiutarci a dimenticare una condizione interiore che tuttavia rimane irrisolta.
E non sara’ l’approvazione ecclesiastica, non sara’ un editto papale che dia liceita’ al matrimonio del prete a cambiarla. Il problema e’ interno e investe il nostro rapporto con Gesu’, il Cristo.

E’ incredibile, a mio avviso, come diversi "spretati" cerchino conforto alle loro teorie tra coloro che non possono neanche lontamente immaginare (e, che e’ peggio, nemmeno lo vorrebbero), il percorso interiore di un uomo scosso dai dubbi circa l’opportunita’ di proseguire lungo la via clericale cosi’ come e’ intesa nella Tradizione cattolica.

Milingo che si getta tra le braccia di Moon potrebbe essere l’icona mediatica di quanto ho appena detto.

In ogni caso, brandire il Vangelo a propria giustificazione e’ da masochisti, e’ un auto depistaggio.
I riscontri, le risposte si trovano all’interno.  Le trovera’ soltanto l’onesto, magari dopo sovrumana fatica.
E magari scoprira’ che nel vasto cuore di Dio, quel Dio che ama ciondolarsi nella nostra coscienza e illuminarla, esiste un modo per far convivere "l’esigente" posizione magisteriale (che e’ anche quella di molti credenti come me) con il proprio vissuto, senza che una delle due istanze debba essere annientata perche’ l’altra sopravviva.

Con affetto
Luca Sponta

Rubrica "testimonianze d'amore" spazio aperto…

La settimana scorsa il blog ha ospitato alcuni commenti sulla rubrica "testimonianze d’amore".  Una  cara visitatrice ha  apportato  un notevole contributo al dibattito e la  redazione  si dichiara  ancora  disponibile ed aperta  ai suoi  interventi.

Ecco quanto scrive la visitatrice a conclusione della corrispondenza con la redazione e la curatrice della rubrica Advita:

Non si preoccupi dott. Advita.
Sono spiacente per il malinteso che si è creato dovuto, forse alla incapacità di sintonizzarci sulla stessa lunghezza d’onda, e soprattutto alla mancanza di conoscenza reciproca. Questa nostra incomprensione iniziale, superata senz’altro, non può che lasciare spazio alla stima e ad una grande simpatia.Tornerò a farvi visita – sono un tipo abbastanza ruvido,tetragono, monolitico – mi volete ancora??!!!
Grazie per il chiarimento
Con affetto
L’amica scrivente

L’aspettiamo ancora e riconfermiamo che lo spazio della rubrica è "aperto" a nuovi testi e testimoianze.
Per la redazione
d. Giuseppe Serrone

Lettera a Don Sante di don Franco Barbero

Caro don Sante,

leggo oggi, prima ancora di poterti sentire al telefono, che ti hanno sospeso a divinis e ti hanno rimosso dalla parrocchia di Monterosso, provincia di Padova. C’era da aspettarselo.

Ma mi rallegra in fatto che tu non ti perdi in polemiche e ricorsi, perché hai dichiarato che continuerai il tuo ministero di prete come prima. Bravissimo amico mio.

La sospensione o la scomunica sono puri atti amministrativi e burocratici che non hanno alcun valore rispetto al cammino di fede. Continua a fare il prete: “Nella mia vita non cambia nulla”, hai dichiarato.

Domenica 28 ottobre ho presieduto l’eucarestia in cui due donne lesbiche si sono sposate tra un centinaio di persone che festeggiavano il loro amore pieno di fede e di coraggio. Penso che oggi anche tu troverai un ministero più “spazioso” con tanti credenti che non ti chiederanno se sei obbediente al papa. Anzi, si sentiranno più a loro agio se incontreranno in te un prete fratello, non un funzionario del potere vaticano e curiale.

Segnalami per tempo gli incontri che stai organizzando perché mi interessano. E poi, siccome giovedì 15 novembre sarò a Verona per la presentazione del mio libro “Il dono dello smarrimento”, spero proprio che avrò la gioia di incontrarti.

Ti abbraccio… Scusami se mi permetto un consiglio: prega, studia, dai vita ad un bel gruppo biblico… Quando la gente impara a leggere le Scritture dei due Testamenti… il vaticano è neutralizzato … e le scomuniche si digeriscono come un uovo alla coque.

E poi, guardando avanti, è sempre utile ricordare che per far nascere una comunità bisogna andare oltre la protesta e costruire una proposta. Ti abbraccio con tanto affetto.

Don Franco

Pubblicato da don Franco Barbero

Chiarificazioni sulla rubrica

Una visitarice del sito aveva inserito nel blog un commento. La redazione aveva inserito il testo per il contenuto nella rubrica "testimonianze d’amore".

La curatrice della rubrica, Advita, ha inviato il testo in risposta alla lettera dell’amica scrivente.

ecco il testo:

"Gentile Signora, comprendo benissimo il Suo sdegno, ma io ricevo anonimamente le lettere da inserire nella rubrica e colgo l’occasione per rispondere, ovviamente a modo mio, in base ad un "mio ascolto" e, mai e poi mai, mi permetterei di giudicare una Sua opinione. Purtroppo rivolgendomi ad "un pubblico" accade di generalizzare e quindi, involontariamente di "usare il testo come spunto". ! Se Lei nota, la Sua è la prima lettera "indiretta" e cioè in cui non rispondo rivolgendomi alla persona. Credo comunque sia mio dovere scusarmi con Lei perchè posso capire la brutta sensazione di "strumentalizzazione". Rispetto pienamente il Suo punto di vista e, oserei dire che, addirittura, concordo con Lei su molti punti.Mi dispiace se ci sono stati involontari "giudizi di valore" sui contenuti o "pareri non richiesti". Spero Lei voglia continuare ad arricchire il blog, anche perchè le sue opinioni mi sembrano ben documentate. La Sua osservazione, peraltro, percepita anche da me, sarà comunque utile per valutare  in seguito con più attenzione l’inserimento in "testimonianze" delle mails che mi pervengono. Mi permetta comunque di ringraziarla (non sono un tipo complimentoso!) di cuore. Advita"

Inseriamo per completezza anche la lettera della visitatrice (a questa lettera ha risposto nei post e nei commenti anche la redazione.
ecco il testo:

INVIO LA MIA RISPOSTA IN MERITO AL SUO INTERVENTO. PERSONALMENTE AVEVO SCRITTO AL BLOG SOLO PER UN MIO PARERE AL FINE DI DARE  UN CONTRIBUTO, SE PUR MODESTO.. INVECE HO RITROVATO IL MIO PENSIERO NELLA RUBRICA" STORIE D’AMORE".
 
IN PRIMIS SONO RIMASTA SCONCERTATA , PER NON DIRE DELUSA, E PURE UN TANTINO SECCATA PER IL MODO ARBITRARIO CON IL QUALE L’AVETE STRUMENTALIZZATA. 
SECONDARIAMENTE RITENGO CHE IL VOSTRO APPROCCIO AL TEMA, ASSAI SPINOSO E TUTT’ALTRO CHE ROMANTICO PER LA COMPLESSITA’ E SERIETA’ CHE COMPORTA, SIA TUTT’ALTRO CHE EFFICACE, ANZI, LO CONSIDERO DISTORTO: I CONSIGLI CHE DATE SONO FUORI DALLA REALTA’ SDOLCINATI E INCONSISTENTI E INDUCONO ALL’ERRORE E ALLA DELUSIONE.
 
FATTA QUESTA PREMESSA LE SCRIVO IN RISPOSTA QUANTO SEGUE:
 
MI PERMETTA, CARA ADVITA, DI DISSENTIRE: QUI NON SI TRATTA AFFATTO DI "ACQUISIRE SICUREZZA ATTRAVERSO UN PENSIERO PER AMMANSIRE LA COSCIENZA" E NEPPURE DI UN "TENTATIVO PER GIUSTIFICARE IL PROPRIO AMORE" -ALMENO E’ QUESTO CHE SI EVINCE DAL SUO INTERVENTO IN RIFERIMENTO ALLA MIA TESTIMONIANZA- CREDO, INVERO, CHE L’ASPETTO RELATIVO ALLA COSCIENZA SIA ASSOLUTAMENTE SECONDARIO, NEL SENSO CHE LA COSCIENZA ,COME IMMAGINO LEI SAPPIA, PUO’ ESSERE PERCEPITA IN DIVERSI MODI, PUO’ ANCHE ESSERE FALSA PUR CONSERVANDO I CONNOTATI DELLA VERITA’, MA E’ UNA VERITA’ SOGGETTIVA E NON SEMPRE RISPONDENTE AL VERO. PER CIO’ CHE RIGUARDA LA MORALE POSSO RISPONDERLE CON LA VOCE DI S.PAOLO: "TUTTO E’ LECITO, MA NON TUTTO EDIFICA". C’E’ UNA MORALE FONDAMENTALE CHE CI INVITA E CI OBLIGA AL RISPETTO DI NOI STESSI E DEGLI ALTRI E SI CONDENSA IN UNA SOLA PAROLA "AMORE".
 
QUESTA  (LA MORALE) NON E’ AFFATTO IMPOSTA DALL’ESTERNO QUASI CHE A DETTARCELA FOSSE UNA ECCLESIOLOGIA FORCAIOLA, E NEPPURE UNA SCORCIATOIA INTERIORE PER GIUSTIFICARE NOI STESSI E LE NOSTRE AZIONI. CHE CI SIA, POI,UNA MORALE DETTATA DALLE CIRCOSTANZE AFFINCHE’ CI SI POSSA SENTIRE A POSTO BEH, FRANCAMENTE, QUESTO E’ UN SUO COMMENTO E GIUDIZIO DEL TUTTO PERSONALE E GRATUITO. A MIO SOMMESSO AVVISO, SCEVRO DA PRESUNZIONE, RITENGO CHE CIASCUNO SIA ARBITRO E RESPONSABILE DI SE STESSO E DELLE PROPRIE AZIONI SECONDO IL GRADO DI CONSAPEVOLEZZA, DI SERIETA’ E DI MATURITA’ RAGGIUNTA. CHE L’AMORE APRA GLI ORIZZONTI E’ FUORI DISCUSSIONE, MA, RIPETO, BISOGNA ESSERE IN GRADO DI CAPIRE COSA S’INTENDA PER AMORE (PAROLA TROPPO USATA E ABUSATA).
ESISTE AMORE PURO E IMPURO? FRANCAMENTE HO I MIEI DUBBI. RISPONDO DI NUOVO CON LA VOCE DI S.PAOLO "TUTTO E’ PURO PER I PURI"! SE QUESTA PAROLA DELL’APOSTOLO E IN ULTIMA ISTANZA DI DIO E’ VERA COM’E’ VERA: NON ESISTE AMORE IMPURO: CIO’ CHE NON LO E’ NON E’ ASCRIVIBILE ALLA PAROLA "AMORE".
ESISTE DUNQUE L’AMORE. MA L’AMORE, SE NON E’ MEDIATO DALLA VOLONTA’ IN PRIMIS, DALLA RAGIONE E DALLA COSCIENZA E’ TALE AD UN TORRENTE IN PIENA CHE TRACIMA E TRAVOLGE, O PEGGIO ANCORA E’ COME FUOCO CHE DIVAMPA E DISTRUGGE LASCIANDO DIETRO DI SE UNA STEPPA ARIDA E SENZA VITA!
L’AMICA SCRIVENTE  DI CUI SOPRA.
    utente anonimo

Britney Spears e la polemica con i cattolici: un caso che non c’è

(lettera al corriere della sera: a Beppe Severgnini)
come sacerdote cattolico che vive negli Stati Uniti, sono stato attirato dall’articolo di Alessandra Farkas che veniva "sparato" sul sito del Corriere con il titolo roboante "Britney: polemica con i cattolici…" a proposito dell’ultima fatica della suddetta, che fa notizia per la copertina ardita (mah!) in cui ella siede in grembo ad un aitante mio collega. Circa il contenuto musicale nulla (ho riletto per essere sicuro). Per curiosita’ e prova del nove sono andato a controllare Drudge, sito ideale per sentire il polso sia del gossip politico che dello showbiz in the USA. Vuoto spinto. Allora sono ricorso a mezzi piu’ caserecci: insegno in una scuola superiore cattolica e devo dire che, nonostante il curriculum (un po’ passe’ a dire il vero) di Ms. Spears in qualita’ di idolo pop, specie delle ragazzine, ella finisce per emergere nelle conversazioni in classe piu’ come esempio di "loser" (perdente) che come idolo. Un rapido sondaggio mi porta a pensare che ormai l’impatto di Britney sia peggio che passato, sia ormai degradato a puro gossip negativo (una mia alunna ha persino usato a proposito l’espressione "schadenfreude": e’ figlia di psicologo…). La signora Farkas poi presenta il buon Bill Donohue, portavoce della Catholic League (una organizzazione "watchdog" che quindi si deve occupare di questioni specifiche nel mondo dei media), come "religioso". Mr. Donohue lo e’ solo nel senso generico dell’avere un credo. Non e’ cioe’ ne’ prete ne’ frate o monaco. Ma, imprecisioni a parte, mi pare che questo fatterello, in se una minutia, dimostri un’ansia da parte del mondo dell’informazione di creare un caso, che c’e’ poco (se c’e’) in America, non invece di dare una notizia, presentando cosi’ un’immagine dei cattolici che, compatti, condannano la tapina Britney. Posso invece dire un bel chissenefrega? Magari non e’ elegante, ma rende bene l’idea della reazione mia e delle mie alunne. Mi chiedo se e quanto possa fare notizia in Italia. Francamente come cattolico mi fa piu’ specie il tentativo di creare un caso che una volgarita’ gratuita da parte di una starlet, che in fondo non fa che agitarsi per attirare qualche stanca polemica, nell’illusione di scioccare (ma quante volte l’abbiamo visto fare – magari meglio – questo giochetto?). E’ informazione spettacolo, bellezza, o solo cattiva informazione? Ma davvero "vende"?

Stefano Colombo , stfclm@hotmail.com – fonte: www.corriere.it

Lettera alla redazione: "Più preti casti, più donne escluse dal sacerdozio,meno operai nella vigna!!"

Mi vado sempre più convincendo che
AVETE RAGIONE.

 

Nel Vangelo Gesù suggerisce di "farsi eunuchi" : ma è evidente che per lui è una situazione ideale, non tassativa. Tant’è vero che suggerisce di essere perfetti come il Padre suo :  se fosse una prescrizione tassativa, sarebbe un eretico, perchè perfetto è solo Dio.
Tralascio indicazioni arcinote : il matrimonio del Sacerdote è  normale nella Bibbia, Gesù ha istituito Capo della Chiesa un uomo sposato, e andava normalmente in casa sua, San Paolo raccomanda ai Vescovi  tenerezza nei confronti delle mogli,  eccetera.
Voglio invece richiamarmi di nuovo al Vangelo:  Gesù:
A) parlando del giudizio finale , come criterio decisivo per destinare gli esseri umani al Paradiso o meno, si basa sul bene fatto al prossimo.
 
B) Si è lamentato : "La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Mt 9,37.
 
Consideriamo UN PRETE SPOSATO e UNO NON SPOSATO. Quello non sposato ha più tempo per predicare il Vangelo eccetera. Ma anche un medico, un commercialista hanno più tempo!!!  Se escludiamo dalla professione quelli sposati, succederà una catastrofe pazzesca.
Dieci preti sposati predicheranno comunque più che uno non sposato.
Se alla Chiesa interessasse  solo quello che è essenziale, cioè la predicazione del Vangelo, i sacramenti eccetera,  non avrebbe dubbi : accoglierebbe al sacerdozio sposati e non sposati: invece preferisce
che ci siano pochi operai, purchè non sposati : se ne frega nel modo più paradossale  del punto sub B).
Ci sarebbe molto da dire anche sulla questione del voto. La Chiesa si affanna a dire che la vocazione è un dono
divino. Però prospetta con orrore la possibilità che Dio, per motivi suoi, tolga questa vocazione. Allora incastra i sacerdoti con il VOTO
Concesso che la castità è ottimale, dovrebbero essere  previsti due ordini : preti sposati e preti non sposati. Senza necessià di voti : non stiamo parlando di dono di Dio? Col voto diciamo a Dio "Guarda che se mi revochi la vocazione alla castità, io me ne fregherò : continuerò a fare conto solo sulle pollluzioni notturne, e destinerò a morte dal primo all’ultimo dei miei spermatozoi, anche se creati da Dio!"’Addirittura dovrebbe essere agevole, senza interventi gerarchici, modificare in qualsiasi momenti la propria scelta , nel caso di un prete sposato rimasto vedovo, o nel caso di uno non sposato che ha trovato la donna ideale.
 
Perchè la Chiesa impone solo preti  non sposati (ed esclude dal sacerdozio le donne, orrore!!!), fregandosene completamente di quanto sub B)?
 
Perchè non ha fiducia nella Provvidenza.  Se c’è un prete sposato, occorrono mezzi finanziari per la moglie e la prole;  se il prete decede, occorre una pensione per la moglie. Questo comporterebbe una gravissima, per la Chiesa,  decurtazione dei mezzi necessari a garantire i fasti del Papa, dei Cardinali, della Curia, la possibilità di acquistare quadri di Picasso , azioni societarie, terreni, immobili eccetera e risarcimenti stratosferici per le vittime di preti pedofili.
 
Se Io fossi Papa, mi preoccuperei di quanto detto prima a proposito di B) : a Gesù preme che ci siano operai nella vigna e non chiede loro :"questa notte hai coitato con femmina?" o "Hai una vagina invece di un pene?" "Se
 si, vattene, lascia marcire l’uva!!".. Ho l’impressione che questa faccenda della castità faccia godere come un pazzo Satana!! Più preti casti, più donne escluse dal sacerdozio,meno operai nella vigna!!"
 
A Lei, a Voi sacerdoti o ex sacerdoti con questi problemi, a quel simpaticone di Milingo dico una cosa : avete tanti argomenti, non nell’interesse Vostro ma della "vigna" : tirateli fuori!!. Se mi necessitasse un’operazione di emergenza al cuore, non mi sognerei mai di dire al chirurgo "Lei  è sposato? Allora mi lasci morire : io volevo un chirurgo che si occupi solo di chirurgia, e non si impicci di moglie e figli". E l’esempio è più che calzante : col materialismo dilagante in occidente e in Asia, la Chiesa è oramai sul Titanic e con le sue preclusioni idiote, và incontro a un iceberg mostruoso, ripeto : con grande sollazzo di Satana.
 
Costantino Frascolla

Proposta di rubrica nel sito per persone sposate e/o ex seminaristi

Sono un ex seminarista sposato, so precisamente che il mio non è un  caso eclatante ma mi piacerbbe che ci fosse una rubrica, sul vostro  sito, che tratti anche delle persone che sono sposate o sono  state    in seminario e sentono in loro la vocazione al sacerdozio… penso sia un  argomento interessante!  Comunque vi linkerò nel mio blog

Celibato: che senso ha che una donna partecipi ad un dibattito che "non dà risposte"?

Cominciavo ad affezionarmi al vostro blog, confortata
anche da un margine di "rapporto personale", ma in questi giorni mi sono chiesta che senso ha che una donna partecipi ad un dibattito che "non dà risposte"? La vostra battaglia è motivata e
"dovuta" perché si pone come " caso di coscienza" all’interno
della vostra scelta sacerdotale e matrimoniale. Ma la mia voce resta
insensata e solitaria, posta in una comunicazione del tutto unidirezionale:
un blog rappresenta un luogo di opinioni, dove le persone si esprimono
comunque cautelate da un’ideologia e da una appartenenza. Mi sembra però
che la "parola vera" delle donne, in quanto tali, non esca, e
neppure quella dei preti!
Mi metto quindi in disparte perchè credo che il punto interessante sarebbe,
almeno nella mia logica, quello di far affiorare una domanda: quali
conflitti, quali riflessioni, quali desideri, quali ideali  si celano
nell’animo di un sacerdote costretto al celibato?  In questo argomento
siamo tutti profani perché  suppongo che in materia regni un silenzio
secolare! In quale bidone della spazzatura finiscono i sensi di colpa?
Eppure non sento la voce dei "preti celibi contro il celibato
d’obbligo". Come  mai, don Serrone, preti e suore non si esprimono
(ovviamente tutelati nel nome!)? Hanno paura, non si fidano, non ci credono,
si stanno difendendo da sentimenti ritenuti inaccettabili o stanno dietro le
quinte ad aspettare?
Non mi sembra che il vostro operato si esaurisca in una
"sanatoria", ma stia mettendo in discussione tematiche di fondo
che dovrebbero far riflettere tutti che lo si voglia o no!. I preti
messicani lo confermano! Quanti sono nel mondo i preti che in questo momento
stanno ascoltando zitti zitti, ma con orecchie grandi come quelle di Dumbo
(ve lo ricordate l’elefantino di Disney?).

Lettera: contro le logiche istituzionali globalizzanti

Caro Don Giuseppe, ho veramente apprezzato il coraggio e
l’apertura di pensiero con cui Lei ha accolto le mie lettere mettendole nel
blog. Sono rimasta piacevolmente stupita perchè mi rendo conto di essere
stata un tantino provocatoria. Tra l’altro, io così amante della liberta di
pensiero e rispettosa profondamente di qualunque scelta coerente con la
propria esistenza, tendenzialmente anticlericale  quando ciò significa
tacito consenso ad una logica istituzionale globalizzante  (come
peraltro quella di tutte le "Istituzioni Totali" a discapito talvolta
della coscienza individuale), mi ritrovo spesso, e paradossalmente, a
scandalizzarmi!.Faccio un esempio: in pochi giorni, con la scusa del Natale
e di dover fare del bene a tutti i costi, sono apparsi in TV preti e
cardinali: uno si presentava per un calendario con l’Arcuri, un altro 
dava una benedizione da canale cinque in mezzo a due bellissime  donne
tutte "scosciate" e coi seni fuori… Mi chiedo: non è vendere o
vendersi tutto questo? O il fine giustifica sempre i mezzi? Non so se sto
parlando di "morale" o semplicemente di "bon ton", ma
alle volte, le due cose coincidono!. La Chiesa pare non scandalizzarsi di
questi spazi di "vendita" in cui ormai compaiono religiosi di ogni
sorta. E’ vera o fasulla la  suorina che fa "plin plin" tra 
le acque minerali?! Ma ?! La ringrazio per la sua accoglienza nel blog.
Advita

la Chiesa chiuda ai medioevalismi e apra le porte all'amore

Grazie mille per i vostri auguri
con frasi che aiutano a riflettere.

Un sereno Natale anche da parte
mia, perchè possiate trascorrere un Natale sereno, e che il nuovo anno
sia portatore di una ventata di novità nella Chiesa, per tutti i
sacerdoti sposati e per quelli che intendono farlo e rimanere nella
Chiesa. Affinchè la Chiesa chiuda con medioevalismi e apra le porte
all’amore.

Speriamo bene.

In bocca al lupo e auguri ancora!

Lilly

Lettera: anelito alla giustizia e semplicità

Mi piacerebbe parlare con un prete, perchè da donna
laica non ho mai avuto modo di frequentare religiosi. Mi piacerebbe
affrontare alcune tematiche, perché il problema non è "preti
sposati", ma è poter capire quale relazione è possibile tra un uomo
e una donna, di cui uno è un religioso!. Sono sempre stata attenta ai
problemi dell’umano e sarebbe bello per me poter godere di una "chat"
con un prete. Perchè proprio un prete, perchè penso che un sacerdote
dovrebbe avere dei valori "alternativi" a quelli proposti
dall’attuale mondo che fondamentalmente divide noi viventi in due
categorie "i vincenti" e i "perdenti". Mi piacerebbe
che un prete avesse comunque  una sua integrità, un attitudine alla
ricerca di correttezza nei rapporti, un’anelito alla giustizia ed alla
semplicità.

Insomma un religioso dovrebbe essere più votato di
altri a porsi delle domande esistenziali (?!).

Forse non è affatto così, ma mi piacerebbe crederlo.
Come donna faccio fatica a pensare ad un prete come ad una sirena, metà
uomo e metà?!… Preferisco pensare ad una persona intera, anima e corpo.
Ed è proprio per questa diversità di stato che la relazione tra un uomo
ed una donna ha da sempre posto uno dei più difficili e delicati esercizi
di "crescita interiore". E la sessualità? Non è qui il problema. La sessualità viene enfatizzata
solo
se c’è una preclusione a priori,  una repressione, o, comunque per
ben che
vada, un conflitto. Si crea una zona d’ombra che rende sfuggevoli e
talvolta
scissi. Ho detto molto, ma mi piacerebbe affrontare queste tematiche con
un
contatto personale tramite e-mail. Non chiedo nè risposte nè saggezze,
ma la possibilità di scambiare il proprio sentire. Non ho bisogno di un
prete, ma
di un prete che non abbia il timore di rivelarsi nella sua veste umana. So
che per voi è solo un momento di battaglia  "politica", ma
forse quale
migliore momento di "crescita spirituale" può esserci se non il
confronto
diretto con una donna? Senza questa possibilità una donna può avvicinare
un prete solo se disposta ad essere rinnegata nella sua fisicità,
depauperata
della propria intelligenza e creatività, soggiogata alla parola di chi
"ne
sa sempre una più del diavolo"! Mi sono forse espressa in maniera
troppo
spregiudicata?  Allora domanda: è possibile parlare con un
uomo-prete? Spero di sì. Grazie. Advita

Lettera: "Pace"

Or avvenne, come Giosuè era presso a Gerico, che egli alzò gli occhi, guardò, ed ecco un uomo che gli stava ritto davanti, con in mano la spada snudata. Giosuè andò verso di lui, e gli disse: Sei tu dei nostri o dei nostri nemici? E quello rispose: No , io sono il capo dell’esercito dell’Eterno. (Giosuè 5:13-14)

Quando le battaglie che combattiamo sono quelle del Signore nessun nemico può ostacolare il nostro cammino. Ma Dio non è un uomo e non prende parte a umanissimi conflitti di natura materiale o religiosa, (Luca 12:13; Marco 9:34).

Sforziamoci di conoscere, amare e praticare la Sua sovrana volontà, (Osea 6:3).

Pace.

(G.A.)

Lettera sul celibato

Fratelli cari,

spesso càpita di ragionare sulle colpe passate della Chiesa. Ma ritengo che anche oggi la Chiesa si macchi di un delitto capitale, negatore della dignità umana, della legge naturale e perfino del nostro ordinamento giuridico: parlo del celibato ecclesiastico.

Ho avuto occasione, una decina di anni fa, di esprimere il mio pensiero in materia scrivendo a Famiglia Cristiana, in relazione alla lettera di una madre, preoccupata per la decisione della figlia di diventare clarissa (FC 5/96 e 15/96). Non solo esprimevo il mio pensiero, ma allegavo anche una lettera per la ragazza: otto anni dopo la madre della ragazza mi ha scritto dicendomi che sua figlia aveva letto, a suo tempo, con grande attenzione la mia lettera, pur proseguendo, tuttavia, il suo cammino.

Allego le mie considerazioni, allora elaborate, come contributo alla riflessione sull’argomento e in segno di solidarietà per la condizione in cui vi trovate.

Cordiali saluti.

Paolo Migneco

Appello alla Chiesa

Prego la Chiesa di non abbandonare l’urlo di dolore dei propri figli, di seguire la Legge del Vangelo.

Di non farsi PADRONA di Dio e degli Uomini.

Coraggio,

coraggio, amici,

anche quando vi sembra di non riuscire più a reggere la Croce,

pensate che siete il Cireneo che aiuta Cristo, e tanti sono con voi.

Quando poi siete distrutti, allora, abbracciate Cristo in Croce,

le sue piaghe sono le vostre piaghe.

Io prego Dio di intervenire per questa faccenda che non può più continuuare a distruggere i suoi figli.

Padre, per pietà, dove sei?

Padre!

Padre, aiutaci!

Sosteniamoci gli uni gli altri con la preghiera,

con affetto,

E.S.

Lettera


Salve, volevo esprimere il mio appoggio per la sua situazione e faccio tanti complimenti per il vostro sito che trovo molto interessante. Ho letto la sua storia e devo dire che mi dispiace che la chiesa e la sua diocesi l’abbia abbandonato nonostante il suo ottimo lavoro svolto, negli anni scorsi, con passione e fede.

Non capisco come mai tutti i sacerdoti della diocesi con

cui, prima di sposarsi, aveva rapporti di lavoro, d’amicizia l’abbiano abbandonato, possibile che non c’è un sacerdote (anche in privato, senza esporsi) che la sostiene nella sua decisione?…forse per paura o forse perchè lei è uscito dal loro caln. Io non conosco la sua diocesi ma a quanto ho letto il vescovo stà facendo in modo che lei non lavori, quasi a fargli un dispetto. La validità di un sacerdote non si vede se è sposato o no, se si innamora o no.

Mi scuso se ho scritto di getto così come mi veniva.

Saluti e che Dio la benedica nella sua impresa.

C.A.

Lettera alla redazione: Che venga presto una Chiesa vera, espressione della Presenza del Signore nella storia dell'umanità

Gentile Direttore,

anzitutto un saluto ed un complimento per il sito della Sua Associazione.

L’ho trovato per caso, leggendo l’indirizzo internet in un aricolo apparso

su un quotidiano a proposito del "caso Milingo", di cui in

questi giorni si

fa un gran parlare nelle pagine di cronaca.

Spero che la notizia non esaurisca la sua parabola passando dai

"titoloni"

ai "trafiletti" per esaurirsi nel "dimenticatoio".

Purtroppo, però, temo tale

conclusione perchè il Vescovo Milingo è un personaggio molto

"variopinto",

che già in passato "ne ha combinate di tutti i colori" e questo

segna un

punto a favore per la granitica gerarchia ecclesiale, la quale coglierà

la

palla al balzo per screditare quanto Mons. Milingo sta cercando di portare

avanti.

Mi dispiace molto che questo possa avvenire perchè ritengo che quanto

commentato in tutte le salse sui giornali di questi giorni sia soltanto la

punta di un iceberg.

Sotto c’è molto di più.

C’è un meraviglioso progetto di amore, dono di Dio all’umanità,

inaugurato

dalla venuta di Dio stesso sulla terra in Gesù, che sta morendo sotto i

colpi di una irriducibile e prepotente ignoranza gerarchica cattolica, la

quale non accetta il dialogo, rifiuta le novità che "soffia" lo

Spirito,

spegne la speranza e, ciò che è peggio, ha la pretesa di dettare ciò

che è o

non è la volontà del Signore.

Rabbrividisco quando sento certi porporati ripetere "venga il tuo

Regno",

perchè in realtà vogliono stabilire la loro dittatura e con il loro

totalitarismo idolatrico allontanano tante persone dal Regno di gioia, di

pace, di misericordia di cui Gesù ci indica la Via.

Non voglio tediarLa con una predica.

Condivido un sogno.

Che venga presto una Chiesa vera, espressione della Presenza del Signore

nella storia dell’umanità.

Una Chiesa guidata con amore, senza sferzate di potere, da pastori, donne

e

uomini, che davvero ispirino il loro ministero a Cristo, Buon Pastore.

Una Chiesa che offra la speranza che Qualcuno c’è…

Una Chiesa che manifesti e testimoni questo Qualcuno, questo Compagno di

viaggio che cammina con noi, senza interferire. Che si fida di noi così

come

siamo, con tutte le virtù e tutti i limiti del nostro essere persone. Che

ci

sorride anche quelle volte che gli diciamo di lasciarci perdere.

Che ci dice: Non temere, io sono con te!

Che si commuove per i nostri passi incerti e che ci commuove, tanto è

grande

la Sua tenerezza nei nostri confronti.

Che suscita emozioni positive. Che vuole qualcosa di così grande da noi

da

sembrarci una follia, ma che ci assicura che con Lui ce la possiamo fare.

Che continua a cercarci sempre e che ci trova, anche se pensiamo di

esserci

nascosti bene.

Sogno una Chiesa che presenti la bellezza di Dio, così bello che è

naturale

volerlo far conoscere a tutti.

Una Chiesa che abbia davvero la dolcezza di una madre e ci regali il Dio

vero, così diverso da quello del catechismo o di questa vecchia gerarchia

barocca.

Il Dio che non giudica, ma ama e comprende, che fa tifo per noi anche

quando

ci facciamo un po’ schifo.

Il Dio della vita, della gioia, della speranza.

Il Dio che non si diverte a mettere ovunque etichette di peccato, che non

vuole riscuotere pegni di sacrifici e di penitenze.

Il Dio che non crea diversità, magari, come tristemente ci viene

presentato,

comportandosi da guardone per sbirciare cosa facciamo e con chi sotto le

lenzuola.

Il Dio che accoglie ogni persona in un tenero abbraccio, senza paura di

sporcarsi, perchè per Lui siamo delle meraviglie.

Il Dio che sembra quasi troppo bello che possa essere così…ma che se è

così (ed io lo credo) è veramente un amico unico ed insostituibile.

Ecco…sogno una Chiesa che dica e testimoni tutto questo.

Mi scusi se l’ho annoiata.

Con un fraterno saluto.

L.S.

Lettera al blog: l'educazione del clero, una piaga…

Carissimo Giuseppe Serrone,
siamo sempre alla stessa.
E questi dovrebbero essere i preti  della chiesa cattolica latina tanto  caritatevoli ( almeno!) con i fratelli della medesima fede…!!!
Non  hanno nemmeno il coraggio di firmarsi!!!!
Ribadisco che sono alquanto  perplessa di preti come il fantomatico “Kamillo”; sconcerto che trova  il suo fondamento nella constatazione della loro insufficiente  preparazione teologica…questi non sanno nulla della teologia sul  ministero alla luce del Vaticano II.
Ma che tornino a scuola a  studiare…se non hanno le possibilità, io stessa regalerò loro il libro  di Basilio Petrà “Preti sposati per volontà di Dio?”, purché si impegnino a leggerlo!!!
Ma che leggono questi preti???????
Carissimo  Serrone, ti consiglio di recensire sul sito il libro che da tempo vado  segnalando…affinché seminaristi, preti e quantaltri, prima di scrivere  certe fesserie abbiano almeno l’umiltà di informarsi!!!

Spero che all’incontro in San Pietro ci siano più persone possibili a testimoniare  delle  “Cinque piaghe della Santa Chiesa”…in particolare quella: della mano diritta della santa Chiesa, che è la insufficiente educazione del  Clero… di rosminiana memoria!!!

con stima e riconoscenza

Loredana
Cortinovis
Diocesi di Milano

Don Franco Barbero al seminarista

"impari a disobbedire a troppi "sacri pastori" che fondano il loro potere sull’oppressione delle "pecorelle". E poi l’amore non è mai nemico di Dio, del vangelo, del ministero".

(leggi il testo della lettera del seminarista)

" Caro Daniele,
 
vedo che Lei ha voluto rispondere con molta sollecitudine. Io, purtroppo, per i molti impegni di studio e di ministero, arrivo sempre in ritardo. Ora sono in treno e quando giungerò a casa mi metterò al computer e le farò pervenire queste righe che scrivo molto volentieri.
  • Avevo capito che Lei fosse uno studente di teologia. Ora mi rendo conto che evidentemente è ancora nel più totale digiuno della benché minima nozione di esegesi e di ermeneutica. Il Suo scritto mi fa tenerezza e mi fa riandare ai miei 15 – 16 anni (oltre 50 anni fa) quando mi muovevo, ignorante e manipolato, tutto interno ai luoghi comuni e non avevo alcuna capacità di rigoroso discernimento. Allora mi era facile confondere "la mia verità" con "la verità". Lei certamente è più intelligente, dotato e fortunato di me, ma il Suo scritto non evidenzia né preparazione, né spirito di ricerca; tanto meno scorgo un linguaggio umile e rispettoso delle esperienze altrui. Le scrivo questo con molto affetto ed altrettanta schiettezza.
Vengo ora a dialogare su alcuni punti della Sua sincera e divertente lettera.
1) Quando lei cita il "siate perfetti come è perfetto il Padre mio", mi sembra ignorare tutta la letteratura ed il vocabolario ebraico e greco che sottendono, in esegesi biblica, il concetto di perfezione. Spero che Lei non ignori gli studi di Gerard von Rod e, per il Secondo Testamento, gli studi di Barbaglio, Fabris, Drewermann, Tamez e altri. Altrimenti la Bibbia, usata come prontuario, davvero diventa stupidario.
2) Ma c’è qualcosa nel Suo scritto che mi segnala una Sua ritornante ossessione: Lei porta continuamente il discorso sulla castità, la masturbazione, il diavolo, la tentazione, la donna, il peccato… Non vorrei che Lei, così generoso e ben intenzionato, stesse preparandosi un futuro fortemente disturbato e squilibrato. Mi solleva il fatto che ad un certo punto della lettera Lei ha una promettente ripresa sapienziale: "forse quello che sto percorrendo non è il mio vero cammino". Non tocca a me dirlo, ma è importante, a mio avviso, che Lei si ponga questo interrogativo e che non rimuova questo dubbio. Questo "forse", a mio avviso, è più prezioso di tutte le Sue certezze.
Direi di più. Penso che Lei potrebbe trarre grande vantaggio, per la Sua crescita personale, da un intenso lavoro terapeutico. Prima di pensare a farci santi, dobbiamo cercare di restare psicologicamente sani in questa chiesa gerarchica che è strutturalmente induttrice di sofferenze.
3) Quando poi mi dice che "portando Lei ad uscire dalla chiesa cattolica il principe della divisione ha raggiunto la vittoria in una battaglia", sembra quasi che Lei alluda a papa Woytila a a papa Ratzinger che mi hanno mandato il licenziamento. Io personalmente non ho mai pensato di uscire e ora sono e continuo ad essere prete a tutti gli effetti, con un ministero che contatta centinaia di gruppi e comunità. Il licenziamento l’ho respinto.
Lei qui ha ragione: il papato è il principe di divisione, metafora che nel linguaggio biblico allude anche al diavolo. Effettivamente, senza demonizzare nessuno, con grande rispetto di tutte le persone, il vaticano è una fabbrica efficiente di "diavolerie", di divisioni. Pensi alle recenti dichiarazioni di Benedetto XVI anche lui ossessivamente ripetitivo sui Pacs e su tutto ciò che coinvolge l’affettività e la sessualità.
4) Ma la Sua lettera, riga dopo riga, diventa sempre più indefinibile tanto che non trova l’aggettivo appropriato. Mi scrive: "Ha perso il gregge. Non è più pastore. Non le fa male questo? Il lupo è arrivato e lei come un mercenario se ne è andato. Le pecore sono state sbranate"…
Dove ha trovato questa pagine di "horror"? Ma Lei soffre di incubi notturni, è affetto da disturbi neuro-vegetativi, ha sovente dei deliri, frequenta locali of limits, ha usato allucinogeni?
In ogni caso voglio amabilmente e teneramente tranquillizzarla e sottrarla a questi incubi spiegandole in breve come sono andate e come vanno le cose…
Dunque, nella mia vita non è arrivato nessun lupo, ma una donna come tantissime altre: una donna saggia, bella, innamorata di Dio, piena di ideali e di pratiche di solidarietà, lietissima che io fossi prete e desiderosa che io continuassi nel mio ministero. Dio ci ha regalato questo amore pieno di tenerezza, che viviamo da anni con gioia, senza chiedere permesso a nessuno.
Quindi, anche se abitiamo vicino alle Alpi, qui non è arrivato nessun lupo. Venga a trovarmi a Pinerolo e constaterà di persona quanta differenza c’è tra Fiorentina e un lupo…
Quanto a me, per usare l’immagine biblica, sono più che mai pastore. Ovviamente non mi considero un "sacro" pastore e non confondo le pecore con il pecorume. Darmi del mercenario, se permette, non è proprio una finezza spirituale. E le "pecore"? Grazie a Dio stanno bene, molto bene. Sono un "gregge" molto vivace, una comunità di persone che crescono e parecchi/e di loro sono già "pastori" di altri gruppi. 
Se Lei prende il testo della Bibbia ebraica, vedrà che sono bel altri i lupi rapaci. Legga con attenzione e contestualizzi accuratamente alcune pagine dei profeti, in modo particolare alcuni capitoli di Geremia ed Ezechiele. Anche uno studio serio, rigoroso e lieto della Bibbia può aiutarci ad uscire da quelle prigionie che tolgono l’ossigeno.
Certo, è doloroso per me vedere come Lei scriva delle donne nei termini della "tentazione". Si intuisce la rispettabile sofferenza di un maschio che non ha ancora conosciuto l’amore e che, come Lei riconosce candidamente, ha fatto sesso in un modo non proprio maturo: "Prima mi divertivo, bevevo, giocavo, facevo il cretino, lavoravo, avevo rapporti con l’altro sesso". Lei probabilmente il "lupo" ce l’ha dentro e per questo lo vede ovunque. Se avrà bisogno di un terapeuta, potrò esserLe di aiuto nel cercarlo.
 
Caro Signor Daniele, Lei fa molto bene a pregare. Lo faccia anche per me e gliene sono grato. Anch’io sono un cristiano che crede molto nella esperienza della preghiera.
Ma dia serenità a Suo cuore, guardi alla vita con gioia, ascolti il sangue delle Sue arterie e delle Sue vene, impari a disobbedire a troppi "sacri pastori" che fondano il loro potere sull’oppressione delle "pecorelle". E poi l’amore non è mai nemico di Dio, del vangelo, del ministero.
La Sua lettera mi offrirebbe almeno dieci altri punti per un lungo dialogo, ma per ora mi fermo. Se Lei vorrà, continueremo anche a quattr’occhi.
La saluto con tanta simpatia e l’abbraccio con tenerezza mentre La invito a casa nostra dove potrà incontrare quel terribile lupo di mia moglie. Faremo anche una breve passeggiata tra i tredicimila volumi della mia biblioteca distribuita anche in varie cantine della città.
 
don Franco Barbero

Reazioni alla lettera del seminarista e alla lettera di don Barbero

Abbiamo ricevuto in redazione una lettera di commento dopo la pubblicazione della lettera di un seminarista al sito dei sacerdoti lavoratori sposati. Il seminarista chiamava "in gioco" anche don Franco Barbero. Avevamo inviato la lettera a don Barbero e pubblicato nel sito anche la sua risposta. Pubblichiamo nel blog la prima lettera dei visitatori.

Ecco il testo:

Carissimo don Franco,
la mia più totale solidarietà per quanto da
tempo vivi e stai sostenendo.
Sono alquanto perplessa che nei seminari
siano presenti personaggi come il seminarista che ti ha appena scritto.
C’è da stare freschi se questi sono i futuri prossimi preti della
chiesa cattolica.
Uno strisciante sotteso  schifoso fondamentalismo che
preoccupa, anche perché mi sembra che seminaristi di questa pasta non
conoscano assolutamente la Teologia.
Ma che fanno in seminario?
Del  resto, vista la carenza di vocazioni si prende di tutto e di
più…prenderanno anche le scimmie tra un po’!!!
Basterebbe consigliare
al seminarista di non perdere il suo tempo scrivendo certe fesserie, ma
studiando di più la Teologia.
Chissà se ha mai letto, l’illustre
pensatore seminarista, il libro di Basilio Petrà: “Preti sposati per
volontà di Dio?”?!!!
Bisognerebbe regalare un po’ di copie a questi
seminaristi invasati!
Mi piacerebbe tanto sapere da quale Diocesi viene
tanta sapienza; 
io ringrazio sempre Dio di aver incontrato un uomo
prete  che vive accanto a me, che ha studiato al Nord la 
Teologia… certo di vedute molto più aperte.
Caro don Franco, sei stato
fin troppo educato e magnanimo nella tua risposta, con certa gente non
bisognerebbe far altro che dire: TORNA A SCUOLA O CAMBIA MESTIERE!

loredana cortinovis
insieme ad Alex

milano

La risposta di don Franco Barbero al seminarista

Gentile Signor Daniele Lanzani,

La Sua lettera, che mi è giunta molto gradita, mi offre la piacevole occasione di dialogare con una persona giovane, piena di fede e di disponibilità ad abbracciare la strada del Vangelo.

  • Lei giustamente fa dell’amore il centro della sua vita e intende viverlo nella più completa castità futura. Sono pieno di rispetto per chi, con fede ed entusiasmo, per amore di Dio e del prossimo, sente questa strada come la chiamata del Signore. Conosco dei preti che vivono intensamente e felicemente questa realtà nella loro vita quotidiana. Le auguro di cuore di poter vivere, se questa nei prossimi decenni sarà ancora la sua prospettiva, secondo il progetto che oggi lei sta preparando e realizzando.

  • La Sua lettera mi sembra però troppo perentoria. Come può dubitare che esistano altre "chiamate", altri percorsi? Chi mai ha pensato o scritto che "si può racchiudere lo spirito di grazia verso solo una ragazza"? Un amore che si esprima solo all’interno di una coppia intisichisce, si imprigiona, nega l’orizzonte fondamentale del vangelo. Il "soffio" che viene da Dio, il Suo spirito ci sospinge a guardare al mondo, alla chiesa, ai più tribolati. Lei ha certamente ragione se intende accennare al fatto che molte coppie si chiudono in se stesse e diventano "familistiche", incapaci di vivere la dimensione aperta, l’accoglienza, la condivisione. Ma anche su questo punto non si può generalizzare. Conosciamo tutti tanti preti che vivono il loro celibato senza dare alcuna testimonianza di amore. Anche nella castità ci si può imprigionare come in una fortezza e ci si può isolare come in una prigione. E poi, siccome dedico molta parte della mia vita all’ascolto dei confratelli, vedo ogni giorno quante contraddizioni si nascondono dietro il celibato ecclesiastico…

  • Trovo davvero poco rispettoso ciò che Lei scrive sul "nostro amore e interessamento verso uomini che stanno passando un periodo di istintività". La pregherei di riesaminare le Sue valutazioni e il Suo linguaggio. Forse Le è difficile, anche in ragione della giovane età, comprendere appieno certi percorsi dolorosi, faticosi, solitari compiuti proprio per essere onesti con se stessi e con il Vangelo. La prego: ci pensi. Il prete e la donna che desiderano collocare la loro vita alla luce del sole e condividere un impegno familiare ed ecclesiale, sono riducibili a dei soggetti che agiscono per istintività? Ma come può esserci contraddizione tra l’amore umano e l’amore divino? L’amore di due creature non è forse un meraviglioso dono di Dio che ci spinge ad amare oltre? Come io non sospetto della Sua decisione per castità assoluta perché Lei non riconosce la stessa possibilità vocazionale per un prete sposato? Come può una legge ecclesiastica (solo cattolica) negare la fecondità di una tale scelta che fu possibile per secoli? 

  • "Non state facendo un bel favore alla Chiesa Cattolica". E’ la Sua rispettabile opinione. La mia e la nostra è totalmente diversa. In primo luogo ci preme fare un buon servizio alle persone e al vangelo. Infatti il vangelo e la vita delle persone concrete rappresentano il nostro obbiettivo e il nostro impegno centrale. E poi, certo, vogliamo aiutare la chiesa di cui siamo e ci sentiamo parte a liberarsi dai pregiudizi, dal misogenismo, dalle fobie sessuali, dalla lettura fondamentalista di certi passi della Bibbia che vengono usati come pallottole contro le donne, gli omosessuali, i preti sposati.

  • In ogni caso, grazie del Suo invito finale: "Ripensateci". Le assicuro che lo facciamo sempre. Però, da come vanno le cose, è il magistero che non sa ripensare e continua a enunciare principi assoluti che da tempo la cultura, l’esegesi e l’ermeneutica hanno ridotto a merce scaduta. Ci sono molti modi di amare la chiesa: il Suo e il nostro. Spero che potremo riparlarne fra dieci anni e forse Lei e noi… ci avremo ripensato…

Intanto… buon cammino a Lei sulla strada del nazareno, dalla parte degli ultimi.

Un forte abbraccio.

don Franco Barbero

Lettera di un seminarista alla redazione

Buongiorno.
Mi chiamo Daniele Lanzani.
Sono un ragazzo giovane.
La mia vita è sempre stata di grandi libagioni ma adesso ho capito che la vita è amore, non amore per il mio corpo, ma amore verso il mio prossimo.
Voi avete avuto una chiamata dal Signore? Non credo proprio. 
Come potete osare di dire che si può racchiudere lo spirito di grazia verso solo una ragazza?
Mi sono anche informato sulla storia di (ex) don Franco Barbero. Credete che il Signore abbia bisogno del vostro "amore" e interessamento verso uomini che stanno passando un periodo di istintività?
Nei miei 22 anni di vita ho compreso la mia strada verso il Signore e verso la più completa castità futura. E questo grazie a sacerdoti che mi hanno fatto capire che la sessualità è un dono di Dio che va vissuto nella sua bellezza laicale.
Non state facendo un bel favore alla Chiesa Cattolica.
Ripensateci…
 
Daniele Lanzani
Seminarista

Il problema dell'emancipazione cristiana dei ministeri

Antonio De Angelis, un sacerdote sposato di Poggio di Sanremo (Imola), ha denunciato, con una lettera all’Espresso del 2 Febbraio 2006, il reclutamento di minori nella Chiesa, sopratutto nelle parti più povere del mondo, per cercare di superare la crisi delle vocazioni.

Un problema da denunciare "perché è proprio nei seminari e in età precoce che viene instillata un’educazione distorta sull’affettività e la sessualità". 

Al De Angelis, entrato in seminario a 10 anni dicevano che "la donna era la tentazione del demonio e che era peccato grave baciarsi tra uomini e donne, ma non tra uomini".  L’ex parroco ha scritto   anche di aver subito un tentativo di abuso da parte del rettore del suo seminario.

La gerarchia della Chiesa è rimasta sorda agli appelli di cambiamento delle varie organizzazioni, nazionali e internazionali, che rappresentano nel mondo 120 mila sacerdoti sposati.

Per chi è interessato a questi temi, Stefania Rossini consiglia la lettura di un denso libro di denuncia dal titolo "L’amore ordinato" scritto da Giancarla Codrignani, ex parlamentare della sinistra indipendente, presidente della Loc (Lega degli obiettori di coscienza al servizio militare),  saggista, impegnata nei movimenti di liberazione, di solidarietà e per la pace. Con la forza dello sguardo laico nel discutere il grande tema ecclesiale del celibato ecclesiale, il libro "rimanda con misura a storie d’amore vietate eppure frequentissime di religiosi che scoprono la sessualità con una donna". L’autrice ha la "delicatezza di raccontare anche l’altra faccia della vicenda: l’ingiusto smarrimento di donne innamorate, spesso abbandonate per viltà, qualche volta sposate con coraggio, ma comunque considerate peccatrici per aver portato via un uomo a Dio".

San Paolo prescriveva per le donne silenzio e velo in testa… Ma oggi, anche se possiamo vedere giovani ragazze leggere, accanto all’altare, i brani liturgici, senza alcun velo, e papa Wojtyla abbia parlato del "genio femminile",  permangono ancora ritardi che si seguitano a lamentare.   Più in là non si è andato. Niente "ordini sacri, e che la donna stesse al posto suo che, nonostante tutto, restava ancora di soggezione all’imperante patriarcato di una chiesa tuttora maschilista. E, finché vige la norma del celibato ecclesiastico e il quasi dogma dell’esclusione femminile dall’ordinazione sacerdotale – due fatti diversi ma pur tra loro correlati – la chiesa non può essere diversa. Perciò il superamento di questi due scogli va molto al di là di una rivendicazione femminile e di una liberalizzazione maschile – entrambi pur sacrosanti e necessari – per giungere alla configurazione di una chiesa altra e diversa, meno legata a condizionamenti storici e più fedele alle origini" (Adriana Zarri).

L’agenzia Adista (cf. 33237 – ADISTA) ha curato una scheda del libro. L’articolo pone precise domande a partire dal testo:

«Che ne è, oggi, dell’"amore ordinato", e cioè quello che un prete (o un religioso) costruisce con una donna, stabilendo con lei una piena relazione affettiva? Che ne è di questo amore, spesso "indicibile", vissuto nell’angoscia, nella sofferenza e anche nella paura? E che ne è della donna, laica o religiosa, implicata in un cammino che poi, magari, lui, non vuole più compiere? E perché la Chiesa cattolica latina, a livello gerarchico, insiste tuttavia nel mantenere di fatto indissolubile celibato e sacerdozio (con la eccezione dei pastori anglicani che si fanno cattolici, e poi preti, pur essendo sposati)? Domande vere su problemi veri, anche se solitamente sottaciuti, quelli che si pone Giancarla Codrignani ne L’amore ordinato…».
L’Autrice  «lascia sullo sfondo la cronaca, che ogni tanto, con toni scandalistici, arriva sulle prime pagine dei giornali, informandoci magari che "Don Tizio, innamorato, è fuggito con una sua parrocchiana".

Essa, invece, accenna solo, con flash, ad alcune storie concrete, ma per arrivare subito alle domande di fondo: perché la legge del celibato sacerdotale, e perché – in stretta connessione – l’esclusione della donna dall’altare?

"Se Gesù fosse stato femmina – scrive la Codrignani – nessuno avrebbe inteso come segno di potere l’agire in persona Christi [così, dice la teologia cattolica, agisce il prete quando celebra i sacramenti, ndr] o avrebbe pensato di fare del sacerdozio il sacramento che sovrintende, di fatto, all’esistenza di tutti gli altri.

Da molti decenni, almeno dopo il Concilio Vaticano II e l’accoglimento dei metodi democratici, neppure molti uomini e molti preti apprezzano i segni del potere nel cuore della religione. Anche se – escludendo i pochi che contestano la conformità del principio sessista con l’interpretazione della Scrittura – il privilegio del "dir messa", appare violentemente simbolico e piace agli uomini, prigionieri del proprio ego. Il problema sostanziale, dunque, per un’emancipazione cristiana dei ministeri, si riduce al fatto che la presidenza dell’eucaristia sia vietata al genere che per primo vide la manifestazione del Risorto e da lui riceve il mandato dell’annuncio; annuncio non creduto dai discepoli (proprio perché riferito da donne?), ma che segna indiscutibilmente una precedenza. Come mai chi, in persona Christi, distribuisce il Suo corpo e il Suo sangue, isola l’incarnazione nella metafisica della transustanziazione, vive il disgusto o la paura della propria carne e dell’altrui corpo, superandone il fastidio solo se si tratta di malati o di morti e accetta di usare il sacramento come privilegio di genere?".

Un sacerdozio reso casta, e un celibato imposto per legge ai preti latini – aggiunge la Codrignani – pone problemi teologici e pastorali che invano le istituzioni ecclesiastiche cercano di tacitare; e una riflessione approfondita su che cosa significhi amare Dio nell’esperienza dell’amore umano, conclude l’Autrice, metterebbe in luce come le normative vigenti, e l’impianto ideologico che le sostiene, siano carenti di motivazioni credibili».

Lettera alla redazione

Cari amici,
vi giunga il mio più convinto sostegno alla causa dei preti sposati che con tanta tenacia e dedizione portate avanti: il Regno di Dio annunciato da Gesù è per tutti, sposati e celibi che siano!
Mi permetto farvi un’osservazione che non è solo terminologica: l’uso dei termini "sacerdote" e "sacerdotale" nel linguaggio cristiano è assolutamente improprio, perchè i ministri sono "presbiteri" o più comunemente detti "preti", perchè, come insegna il Concilio Vaticano II, tutti i credenti sono sacerdoti e sono un popolo sacerdotale.
Consiglio quindi vivamente di correggere tutte le dizioni sul sito con i termini "sacerdote" e "sacerdotale" in "prete" e "presbiterale"; così facendo contribuiamo a formare le coscienze dei laici cristiani ad una più matura visione di fede ed a allontanarli da ogni forma di vieto clericalismo.
Auguri di ogni bene nel Signore a voi ed a tutte le vostre famiglie!
 
(lettera firmata)

Appello: richiesta di aiuto di un sacerdote per lavoro

Ciao carissimi sono J.C., giovane  sacerdote sposato del sudamerica. Prima di tutto vorrei ringraziarvi per il lavoro che state facendo nell’aiutare a tanti sacerdoti che si trovano senza aiuto dopo aver lasciato il sacerdozio e dopo aversi sposato. Io ho cercato sempre l’aiuto di gente come me, però non gli ho trovato, non sapevo che essistesse la vostra associazione,e dopo aver cercato in internet sono molto felici di averci incontrato e spero che voi mi potete acogliere nella vostra associazione.
 
Io sono un giovane sudamericano che mi trovo a Roma e dopo avere sentito l’amore nel mio cuore ho lasciato la vita religiosa e voglio sposarmi con una donna sudamericana anche lei che e veramente brava e mi rende molto felice. Adesso mia compagna aspetta un bimbo, e siamo veramente felici.
 
Io vivo a Roma, però in questo tempo sto soffrendo un po’, perché non ho potuto sistemare la mia documentazione (non ostante tutto l’aiuto che mi ha dato la mia ex comunita religiosa)  non ho trovato un lavoro che me permetta guadagnarmi il pane con onesta e degnamente.Io per quello voglio chiedervi il suo aiuto, siamo fratelli nel sacerdozio, ho un figlio che viene in camino e cerco il suo aiuto vi prego.
 
Sono venuto tre anni fa a fare un dottorato in teologia,pero dopo avere scoperto il vero amore della mia vita ho avuto il coragio di lasciare tutto…..ci sono dei momenti in cui ho sofferto tanto, dopo avere recivuto l’aiuto della mia ex comunita, ho fatto di tutto per guadagnarmi il pane, ho lavorato come muratore,ho fatto pulizie nelle case,mi sono presso cura dei malati, ho lavorato come autista, ho consegnato publicita per le strade,consegno giornali gratuiti nelle stazioni della metro a roma, ho fatto di tutto, però sempre questo tipo di lavori hanno finito e io sono rimasto senza niente…  adesso sono preocupatto per la nascita di mio figlio e vorrei trovare qualcosa e mi fido di voi per trovare qualche aiuto…
 
Io sono Giovane, so parlare l’italiano, conosco lo spagnolo, ho studiato teologia, sono stato un insegnante, mi piacciono i libri, so guidare la machina e ho la patente, so lavorare col compiuter.
 
Scusatemi per il disturbo, volevo sapere se poso parlare con qualcuno di voi, io non vorrei creare disturbo, però mi offro disponibili per quello che voi credete necesario…
 
Siamo fratelli nel sacerdozio, io ho bisogno del suo aiuto e aspetto che voi mi aiutate… se e posibilie avere qualche intervista con voi, io sarei molto contento.
 
Come me qui a roma siamo molti che abbiamo lasciato il sacerdozio e adesso non abbiamo niente, vi prego datemi una mano.
 
Aspetto qualche riposta.
Dio vi benedica.
 
J. C.


L’appello è rivolto a tutti i visitatori del sito. Il giovane sacerdote e la sua compagna sono a pochi mesi dalla nascita del loro figlio… La redazione del blog invita a sostenere il progetto di aiuto per J.C.

Per eventuali donazioni e contributi o per segnalare qualche offerta di lavoro scrivere a sacerdoti.sposati@alice.it

forse per paura o forse…

Salve, volevo esprimere il mio appoggio per la sua situazione e faccio tanti complimenti per il vostro sito che trovo molto interessante. Ho letto la sua storia e devo dire che mi dispiace che la chiesa e la sua diocesi l’abbia abbandonato nonostante il suo ottimo lavoro svolto, negli anni scorsi, con passione e fede. Non capisco come mai tutti i sacerdoti della diocesi con cui, prima di sposarsi, aveva rapporti di lavoro, d’amicizia l’abbiano abbandonato, possibile che non c’è un sacerdote (anche in privato, senza esporsi) che la sostiene nella sua decisione?…forse per paura o forse perchè lei è uscito dal loro caln. Io non conosco la sua diocesi ma a quanto ho letto il vescovo stà facendo in modo che lei non lavori, quasi a fargli un dispetto. La validità di un sacerdote non si vede se è sposato o no, se si innamora o no.
Mi scuso se ho scritto di getto così come mi veniva.

Saluti e che Dio la benedica nella sua impresa.

C.A.

Auguri…, Amore e Libertà…

Carissimo Don Serrone,
Auguro a te, alla tua consorte ed ai tuoi collaboratori un nuovo anno, pieno di profonda gioia, di serenità e di pace. Che possiate vedere realizzati i vostri arditi progetti, che sono benedetti da Dio, poiché vogliono esprimere meglio e con sincerità il suo Amore e la libertà, che rimane l’espressione più vicina alla volontà del Creatore, che ci ha voluti a sua immagine. Spero che tanti fratelli nel sacerdozio, sposati o no, sappiano stimare e comprendere la vostra opera. Siamo e restiamo dote sacra del Signore, sentiamo viva questa nostra vocazione e marciamo uniti nel Dio degli eserciti. Vi saluto con affetto, in Cristo Gesù.  (lettera firmata)

Il Cristianesimo ha ancora futuro?

Adista ha pubblicato una lettera rivolta al Papa di Jean-Paul Lefebvre. L’autore pone una domanda:  «il cristianesimo ha futuro nel mondo moderno? Per essere più precisi, occorrerebbe chiedersi: la cultura ecclesiastica e monarchica in seno alla quale la Chiesa è immersa a partire dal quarto secolo sono percorribili, in particolare in Occidente? (…) ».

«Affinché possiamo percepire un nuovo volto di Cristo, occorrerà che ci appaia un nuovo volto del papa e della gerarchia della Chiesa. Siamo milioni di cattolici, Santo Padre, a credere che il papato e la Curia romana, per il peso della disciplina ecclesiastica, e per i numerosi abusi di autorità, hanno completamente imbavagliato non solo un buon numero di teologi, ma anche la gran maggioranza dei vescovi, nonostante siano successori degli apostoli. Basterebbe rievocare l’abbondante corrispondenza tra il Vaticano e i vescovi tedeschi! Per quanto ne so io, Roma ha tagliato, talvolta in modo brutale, tutte le discussioni: quella sulla comunione ai divorziati risposati, quella sui consultori per le donne che pensavano ad un aborto, quello della missione pastorale delle Chiese locali… In tutti i casi, i giudizi burocratici della Curia hanno prevalso sulle opinioni delle persone che vivevano sul posto, non nei palazzi ovattati del Vaticano, ma in seno al popolo di cui erano in grado di valutare meglio le esigenze di quanto lo fossero i funzionari romani, e il papa stesso. Conservo un ricordo particolare della Sua polemica pubblica con il Suo compatriota il cardinale Kasper, sulla natura della Chiesa locale. Devo confessarLe che la prospettiva di quest’ultimo mi sembrava più pastorale, più evangelica della Sua.
Oggi Lei guida una Chiesa di cui Cristo è norma e modello; una Chiesa alla quale "Pietro" ha imposto, nel corso dell’ultimo quarto di secolo, un pensiero unico, concepito in Vaticano, che non tiene in alcun conto le differenze culturali più rilevanti tra le comunità cattoliche sparse nel vasto mondo. Impedire ai brasiliani di danzare durante la messa è come vietare a un pescatore di pescare! Vietare il sacerdozio femminile, con il pretesto che Cristo non ha scelto donne tra i suoi apostoli, significa dare per scontato che i cristiani attualmente non sono abbastanza informati per valutare la condizione della donna, nella società occidentale di oggi, in rapporto a ciò che era nella Samaria al tempo di Cristo. Purtroppo non c’è stato un successore di "Paolo" che tenesse testa a Pietro, come l’apostolo dei Gentili ha fatto sulla questione della circoncisione!
Soffermandosi unicamente sugli eccessi della modernità, il papa e la sua Curia generalmente si sono schierati a favore di una restaurazione dei valori antichi mentre molti teologi, vescovi e fedeli, profondamente impegnati nella Chiesa, non hanno temuto di segnalare le debolezze della posizione romana di fronte a certi valori della cultura di oggi, l’uguaglianza dell’uomo e della donna, per esempio. Nessuno l’ha fatto con la forza e la determinazione necessarie per contestare efficacemente l’ostinazione di Roma. (…)
Nella rivista "Le monde des religions", n. 12, Henri Tincq traccia un primo bilancio del Suo pontificato. Scrive: "La prima preoccupazione del nuovo papa è stata di far comprendere alla sua Chiesa e al mondo che intendeva rimettere al centro l’‘essenziale’ del potere pontificio. Non è una critica implicita al suo predecessore, all’ipertrofia della funzione di cui Giovanni Paolo II era diventato il simbolo, incoraggiato da movimenti chiassosi di ‘riconquista cattolica’ o di ‘nuova evangelizzazione’ dal quale il futuro Benedetto XVI aveva già saputo mantenere le distanze. Questa scelta di modestia è legata alla sua età, 78 anni, alle sue forze, al tempo che gli sarà concesso, ma soprattutto alla sua concezione del ministero papale, ad una visione apparentemente giusta dei progressi della collegialità e dell’ecumeni-smo (riavvicinamento tra le Chiese cristiane) che hanno come premessa un esercizio meno autoritario del primato pontificio".
Henri Tincq fonda la sua analisi in buona parte sulla Sua omelia del 7 maggio, nella cattedrale di San Giovanni in Laterano. In quell’occasione, Lei ha lungamente esposto in modo dettagliato la sua concezione del ruolo dell’arcive-scovo di Roma nel momento in cui Lei prendeva, per la prima volta, la parola nella cattedrale che è sede del vescovo di Roma. Ho letto col massimo interesse questa omelia di cui riporterò una frase molto importante alla quale do un senso ed una portata diversi dall’interpretazione di Henri Tincq. Lei ha detto: "Il papa non è un sovrano assoluto il cui pensiero e volontà sono la legge. Il ministero del papa è la garanzia dell’obbedienza a Cristo e alla sua parola. Il suo potere non è al di sopra, ma al servizio della parola di Dio".
La questione, mi sembra, è di sapere se il sovrano pontefice è il solo interprete di questa parola o se, piuttosto, non deve diventare, nel mondo di oggi, un caposquadra e, occasionalmente, l’arbitro delle interpretazioni accettabili a seconda degli ambienti e delle culture. Faccio un esempio. La Chiesa è legittimata a predicare il rispetto della vita umana. Questo implica necessariamente che una donna che è stata violentata da venti soldati di un esercito nemico, in una prospettiva di "pulizia etnica", debba, in coscienza, tenere il bambino che potrebbe nascere in tali circostanze? Il papa è il solo a poter giudicare una situazione del genere? Può imporre la sua opinione personale a tutti i teologi, a tutti i vescovi… alla coscienza di tutte le donne direttamente interessate? È ciò che è avvenuto sotto il Suo predecessore per un quarto di secolo e che è stato contestato con discrezione, con troppa discrezione, da un buon numero di vescovi e di teologi. Secondo la mia interpretazione delle tre importanti frasi estratte dalla Sua omelia, Lei non ha intenzione di mettere in dubbio la libertà assoluta del papa di decidere da solo della portata della Parola di Dio! Mi permetta di ritenere che questo costituisce un problema. Perché la Chiesa sia credibile nel mondo di oggi e perché possa essere leader dell’unità dei cristiani – ciò che essa dev’essere per missione – l’autorità del papa non può che essere esercitata in un contesto di collegialità. (…)

Dopo i grandi monologhi di Wojtyla, è tempo di tornare al dialogo di Gesù
Credo che esista già un ampio consenso tra i teologi, i preti ed i vescovi, sul fatto che non si debba privare della comunione persone di cui non si può nemmeno valutare la parte di responsabilità avuta nel fallimento del loro primo matrimonio. D’altronde si può difendere questo divieto quando la Chiesa ha lasciato per anni che preti pedofili celebrassero l’eucaristia? Il Magistero della Chiesa, in consultazione con i fedeli, dovrebbe intraprendere una riflessione fondamentale sulla formazione delle coscienze piuttosto che sul loro controllo. Non vi sarebbe forse motivo di mettere a confronto la Sua posizione più recente con l’atteggiamento di Cristo nei confronti della donna adultera, del figliol prodigo, del levita che prosegue il suo cammino davanti all’uomo ferito da un brigante e del Buon Samaritano che si occupa dello sfortunato? Si rifiuta forse la comunione ad una coppia che vive in libera unione? Ad un ladro? A un uomo che picchia sua moglie? A una donna che picchia suo marito? Cristo rifiutava di parlare con persone che avrebbe giudicato indegne di parlare con Lui?
Torno ai divorziati risposati. Supponiamo che entrambi siano responsabili del loro fallimento: è un peccato imperdonabile? (…)
Lei avrebbe interesse, mi sembra, a rompere con lo stile delle grandi manifestazioni spettacolari e molto costose per le Chiese locali, alle quali era tanto affezionato Giovanni Paolo II. È stato il papa dei grandi monologhi. Lei potrebbe diventare il papa del dialogo con i vescovi, i preti, i religiosi e le religiose e i fedeli, giovani e meno giovani. Non sente il bisogno di ascoltarli, di dialogare con loro per assolvere bene alla Sua funzione di guida spirituale? In particolare, in ragione del fatto che Lei, dall’inizio della sua lunga residenza in Vaticano, si è allontanato dalla base. Ma anche perché il pontificato di Giovanni Paolo II, se è stato spettacolare, è stato causa di molte sofferenze per le Chiese locali, con le quali non vi erano contatti reali. Come Lei sa, egli rifiutava il dialogo, soprattutto se si trattava di "discutere"!
Sono gli scambi tra piccoli gruppi, raccontanti nei vangeli, a trasmetterci l’essenza della pedagogia (catechesi) di Gesù. Questo tipo di contatti molteplici e prolungati con le Chiese locali permetterebbero di apprezzare l’urgenza di creare nuovi ministeri ordinati per i giovani già preparati per portare avanti missioni pastorali molto variegate, ben diverse dalle responsabilità multiple del prete tradizionale.

Alle soglie della modernità o con i piedi ancora nel passato?
Se la nostra Chiesa resta fissa al celibato ecclesiastico maschile, assumerà, nel contesto della società moderna, l’aria di una setta. Cosa di cui viene già accusata, peraltro. La Chiesa cattolica, per la propria sopravvivenza e per realizzare il suo mandato naturale di riunire tutti i cristiani, non può semplicemente rifiutare di ordinare giovani uomini sposati e giovani donne, sposate o no. Questo è un passo difficile da compiere, ma è indispensabile per la sopravvivenza della Chiesa in molti Paesi, e per la sua credibilità come animatrice dell’unità dei cristiani. Se il Cristo tornasse tra noi per aggiornare la Buona Novella della salvezza dell’umanità tramite la via dell’amore per il prossimo, potrebbe prescindere dalle donne? La risposta è evidente. Al cuore della modernità, nel mondo occidentale, le donne sono veramente pari agli uomini. È giunto il momento di riconoscerlo. La creazione di nuovi ministeri ordinati sarebbe un buon modo per introdurre questa novità, che in realtà novità non è. Nella storia antica della Chiesa ci sono state almeno diaconesse, e sappiamo tutti che ci furono uomini sposati ordinati preti e vescovi, in gran numero. Fu papa Benedetto VIII che propose al Sinodo di Pavia, nel 1022, il celibato ecclesiastico: per evitare che i figli dei preti ereditassero i beni della Chiesa. Sarebbe stato più semplice adottare un regolamento o una legge per distinguere i beni della Chiesa dai beni ecclesiastici. Tocca a Lei, Santo Padre, rivedere la cattiva scelta del Suo lontano predecessore!
Lei crede, Santo Padre, che il sacramento del matrimonio sia incompatibile con il sacramento dell’Ordine? E veramente ci tiene a che il papa sia "… il supremo amministratore e dispensatore di tutti i beni ecclesiastici"? Il canone 1273 non è particolarmente conforme allo spirito evangelico! (…)
Arrivo alla cosa più difficile da fare. Essa è tuttavia essenziale se Lei non vuole che il papa continui ad essere un monarca dei tempi andati. Poiché è così, realmente, oggi, in ragione del giuramento di fedeltà richiesto ai vescovi, ai curati e ai decani delle Facoltà di teologia, giuramento che li obbliga a pensare come il papa e a parlare come il papa su ogni punto! Il Suo predecessore si è accertato di coprire con questa cappa di piombo tutti i vescovi, vecchi e nuovi, iscrivendo al diritto canonico un "motu proprio" che obbliga al silenzio tutti coloro che non la pensavano come lui, come se avessero prestato giuramento. Ad onore della Chiesa, c’è stato qualche coraggioso che ha osato la libertà nella fede. Quella che Lei reclamava per se stesso e per i Suoi colleghi teologi nel 1969! Salvo errore da parte mia (che sarebbe possibile), questa legge resterà in vigore fintantoché Lei non decreterà una moratoria alla sua applicazione o semplicemente la sua archiviazione. Immagini l’impatto sull’episcopato cattolico e sui vescovi delle altre confessioni. In quel caso, la porta sarebbe veramente aperta ad un discorso di collegialità e alla ridefinizione del famoso "primus inter pares". In alcuni anni di dialogo serio, Lei avrebbe ridefinito la collegialità che ha avuto senso solo per il tempo di un Concilio. E avrebbe fatto un grande passo verso l’unità di tutte le Chiese cristiane. (…)

La fede nasce e sopravvive solo nella libertà
La lunga lista dei "peccati della carne" che figura nel Catechismo ufficiale della Chiesa cattolica, pubblicato nel 1992, e il modo con cui questi peccati vengono trattati, non è più accettata in pratica da nessuno. È lì che risiede la accanita resistenza dei fedeli alla confessione individuale. Si potrebbe riempire una grande biblioteca con le numerose opere che trattano dell’abuso di potere commesso nel confessionale!
Il celibato ecclesiastico è un serio handicap per la Chiesa nella sua catechesi sul matrimonio. La sessualità è all’origine della vita, ed il miglior modo di affrontarla non è nella prospettiva del peccato ma in quella dell’amore, dello sviluppo degli esseri umani e della loro felicità. Una delle meraviglie della creazione è il fenomeno della sessualità, presente nel regno vegetale, animale e umano. E il creatore ha voluto che nel caso degli umani, dotati di un cervello più sviluppato rispetto agli altri esseri viventi, la sessualità fosse anch’essa più sviluppata. L’espressione "due in una sola carne" è molto significativa. Una coppia che riesce nel suo matrimonio è davvero trasformata dall’amore. La relazione affettiva e carnale è il legame più solido che permette una condivisione di tutte le altre esperienze: genitoriali, culturali, professionali. Perché questa trasformazione di "due persone in una sola carne" sia possibile, la natura ha voluto che l’attrazione sessuale sia costante negli umani piuttosto che periodica, come negli animali. Fintantoché la Chiesa non avrà operato una seria revisione della sua pastorale del matrimonio – e questo non potrà avvenire prima dell’eliminazione del celibato obbligatorio per l’accesso ai ministeri ordinati – essa deve rinunciare alla confessione individuale. La cultura ecclesiastica che prevale da secoli rende il dialogo tra preti e fedeli impossibile su questo tema. (…)
Non è perché la Chiesa è orientata verso l’eternità che può permettersi di essere arcaica nelle sue strutture e nei suoi modi di agire. Il Suo predecessore era carismatico, ma molto autoritario. Ha parlato moltissimo, ma aveva scarsa capacità di ascolto. La Chiesa ha un grande bisogno di essere ascoltata. E a questo riguardo, Le auguro di avere la pazienza di Cristo.
Ho appena saputo che Lei ha fatto erigere in piazza San Pietro una imponente statua del fondatore dell’Opus Dei. Lei certo non ignora che questo nuovo santo non gode di una venerazione universale. Posso suggerirLe, Santo Padre, di chiedere che si stabilisca un certo equilibrio erigendo un monumento almeno altrettanto imponente alla memoria di Giovanni XXIII, il papa che ha dato alla Chiesa il suo ultimo Concilio, in seno al quale Lei ha svolto un ruolo giudicato positivamente dagli osservatori dell’epoca?
Lei è il 265.mo papa. Dopo di Lei, ci saranno molti altri papi. Ma, al di là delle tendenze pastorali e teologiche dei papi, non vi è che un solo Cristo. Non siamo papisti, siamo cristiani. Non lo diranno né lo scriveranno tutti, ma sono convinto che molti cristiani contino su di Lei per realizzare l’unione di tutti i cristiani in un’unica comunione, nel rispetto della libertà di coscienza degli uni e degli altri. È vero oggi quanto lo era al tempo di Cristo. La fede non può nascere e sopravvivere che nella libertà. Senza di essa, vi è soltanto sottomissione e dipendenza. Se si risale alla Chiesa primitiva, si constata che Paolo è stato un sostegno essenziale per Pietro. Senza la sua insistenza sulla libertà dei Gentili riguardo alla circoncisione, la Chiesa sarebbe rimasta limitata alla Palestina!
Oggi il mondo è molto più complesso che al tempo di Cristo. Le culture sono infinitamente più varie. Tutte le donne, tutti gli uomini che popolano la terra sono chiamati al Regno di Dio, senza dover diventare identici dal punto di vista culturale».

Invito a riaprire la discussione sul celibato

 

"Intendiamo dichiarare il nostro fermo impegno a rinnovare la Chiesa e i suoi ministeri con fedeltà allo spirito del Concilio Vaticano II": un "rinnovamento che presenta un’urgenza nuova". Lo dicono a chiare lettere i sacerdoti sposati, nel documento conclusivo del VI Congresso della loro Federazione Internazionale, svoltosi in Germania, a Wiesbaden, dal 16 al 19/9 e dedicato al tema: "Il rinnovamento dei ministeri oggi".

A vent’anni dalla sua esistenza, la Federazione continua a scontrarsi con il problema di sempre: l’obbligatorietà del celibato, diventato oggi ancora più urgente data la fortissima carenza di sacerdoti nella Chiesa cattolica. In Germania, per esempio, nel 2003 solo la metà delle parrocchie aveva un proprio parroco e sono circa 4mila i sacerdoti che hanno lasciato l’abito per contrarre matrimonio. Molti di più sono poi quelli che si sono adattati, con non poca sofferenza, a vivere relazioni clandestine.

"Noi – dichiarano i sacerdoti che in questo appuntamento si sono riorganizzati in quattro federazioni: latino-americana, filippina, europea e nord-atlantica – confermiamo il nostro amore e la nostra lealtà verso la Chiesa. Non vogliamo in alcun modo creare una Chiesa parallela e desideriamo avviare un dialogo costruttivo con i vescovi". "Vorremmo però aiutare la Chiesa ad essere al servizio del mondo e a non essere fine a se stessa" .

I sacerdoti sperano quindi che Benedetto XVI possa finalmente avviare una discussione seria sull’argomento che coinvolga anche i rappresentanti delle varie associazioni di preti sposati. A riaccendere la speranza di un dibattito è stata l’ordinazione, lo scorso agosto, alla diocesi di Tenerife, del pastore anglicano David Gliwitzki, sposato e padre di due figlie, convertitosi al cattolicesimo. Il caso di questo sacerdote nativo dello Zimbabwe non è un fatto straordinario.

Durante il pontificato di Wojtyla 200 sacerdoti anglicani si sono convertiti al cattolicesimo e hanno ottenuto da Roma una dispensa per il celibato. Il punto è: "una volta che si accetta che ci possano essere eccezioni", ha rilevato Proconcil, il "Coordinamento dell’iniziativa internazionale verso un Nuovo Concilio", vuol dire che "non è una questione completamente inammissibile" e si potrebbe "generalizzare quella che al momento non è che una significativa eccezione in una regola intransigente". Chiedono perciò al papa che "prosegua e approfondisca questi cambiamenti in dialogo con l’insieme della Chiesa". Magari in un Nuovo Concilio a Roma con tutti i vescovi del mondo.

Sulla vicenda Gliwitzki si è espresso anche l’autorevole l’abate di Montserrat, Josep Maria Soler, ammettendo che vedrebbe di buon occhio un dibattito sulla soppressione del celibato: "è sempre positivo poter discutere di queste cose" ha detto, e ha avanzato l’ipotesi che all’interno della Chiesa "potrebbero coesistere due modi di essere sacerdote, come nelle Chiese orientali," (dove il celibato è obbligatorio solo per i vescovi). "L’ordinazione presbiterale e il celibato – ha spiegato – sono due cose differenti che possono coesistere oppure no": la Chiesa occidentale "vuole che coesistano", ma "in altre Chiese non è così".

(fonte ADISTA).

 

Novità sul caso dell’ex parroco di Chia

La sentenza del giudice di pace di Viterbo. La lettera all’ufficio scuola della Diocesi di Palermo dopo la sospensione dalle supplenze da parte del Cardinale De Giorgi.

Ieri  29 Settembre 2005 alle ore 9 il Giudice di Pace, dottor Faggioni, presso il nuovo Tribunale di Viterbo, ha dato lettura del dispositivo della sentenza per il ricorso in opposizione alla sanzione amministrativa di 1542 euro ingiunta a don Giuseppe Serrone, sacerdote sposato, ex parroco di Chia, dalla concessionaria di zona per la riscossione dei tributi per conto del Comune di Soriano. Il Giudice ha accolto in parte le richieste del ricorrente riducendo la sanzione a 1100 euro. Serrone ha dichiarato che intende ricorrere in "Cassazione".

L’importo della richiesta di pagamento si riferiva a una multa (o serie di multe) inflitte da alcuni vigili urbani durante il servizio sacerdotale che don Serrone svolgeva per portare la comunione ai malati. Con la sua auto si recava in paese per servizio e per il ministero. Per anni ha visitato i malati, nel piccolo ospedale di Soriano prima della chiusura, e dopo nelle case. "Era un servizio di pubblica utilità e avevo una autorizzazione comunale alla sosta. Ho inviato due lettere al Sindaco di Soriano nel Cimino, Domenico Tarantino, per richiedere un suo intervento, prima dell’udienza al Tribunale, per la sospensione del provvedimento. Il Sindaco non ha risposto ".

L’ex parroco ha richiesto l’annullamento della sanzione anche perché  non può pagare essendo disoccupato  e con una richiesta di convalida di sfratto per la sua abitazione a Chia.  Per la particolare situazione il sacerdote sposato aveva scritto anche  una lettera al Prefetto di Viterbo. La Segreteria del Prefetto ha telefonato a Giuseppe Serrone dicendo  di aspettare la decisione del Giudice di Pace perché la Prefettura non poteva intervenire. Dopo la sentenza spera che il Prefetto intervenga. Giuseppe con la moglie Albana (gravemente malata) sono rientrati a Chia, dalla Sicilia, dopo che il Cardinale di Palermo Mons. De Giorgi (su richiesta del Vescovo di Civitacastellana Divo Zadi) aveva negato l’idoneità alle supplenze di religione che il sacerdote sposato doveva continuare anche per il nuovo anno scolastico presso il Liceo Scientifico Biologico San Vincenzo di Palermo in Via Noce, dove aveva insegnato dal 21 Aprile 2005 al 30 Giugno 2005. La Preside della scuola aveva inoltrato, entro i termini, regolare richiesta di continuità didattica per la supplenza di Serrone. L’ufficio scuola della Diocesi di Palermo ha nominato una nuova supplente senza comunicare a chi aveva diritto la revoca scritta dell’idoneità.

Giuseppe Serrone ha inviato il 28 settembre 2005 una lettera all’Ufficio scuola della diocesi di Palermo. Ecco il testo:

Ins. Giuseppe Serrone
Piazza Garibaldi, 7
01020 Chia (VT)
alla c. a. segreteria Ufficio IRC Diocesi Palermo
e. p. c. Ministero Pubblica Istruzione – csa Palermo
e.p.c. Giudice del Lavoro Palermo
e p.c. Avv. O. S. Roma
 
oggetto: richiesta incarico supplenza presso scuola San Vincenzo a Palermo per violazione continuità didattica di cui all’articolo relativo del CCDN in vigore  e richiesta completamento ore cattedra ai sensi del comma 5 del CCNI del 25.6.2004, relativi anche ai diritti degli insegnanti supplenti o in alternativa motivazione scritta revoca idoneità
Premesso che:
1) nell’anno scolastico 2004-2005 avevo insegnato presso l’Istituto comprensivo Falcone alla Zen (dal 30 Marzo al 16 Aprile 2005) e presso il Liceo Scientifico Biologico San Vincenzo (dal 21 Aprile 2005 al 30 Giugno 2005);
2) la Preside della scuola San Vincenzo ha inoltrato per la mia supplenza regolare richiesta di continuità didattica per l’anno scolastico 2005-2006;
3) dopo una mia richiesta la scuola San Vincenzo mi ha indicato che l’Ufficio Scuola ha inviato per l’anno scolastico 2005-2006 una nuova supplente;
4) tale invio di nuova supplente non è regolare in quanto la supplenza spettava al sottoscritto, non avendo ricevuto nessuna comunicazione scritta di revoca idoneità da parte dell’Ordinario.
Chiedo
l’immediata reintegrazione nel posto di lavoro per la supplenza per l’anno 2005-2006 presso il Liceo Scientifico Biologico di Palermo usufruento dei diritti previsti dalla Legge per la continuità didattica e usufruendo anche dei diritti di lavoro per il completamento cattedra.
Mi riservo azione legale davanti al competente Giudice del Lavoro… (lettera firmata)

Un ruolo rilevante, nella vicenda della sospensione dalle supplenze per la revoca dell’idoneità, lo ha avuto il Vescovo di Civitacastellana Divo Zadi, che qualche mese fa, aveva richiesto al Cardinale De Giorgi di sospendere il sacerdote sposato dalle supplenze. Serrone intende promuovere una causa di lavoro per "mobbing" contro Divo Zadi anche per gli anni del suo servizio pastorale a Chia.

lettera al Papa

SANTO PADRE  BENEDETTO XVI !
      La Bibbia ci racconta che il Signore si é servito perfino di una mula per mandare un suo messaggio agli uomini. Penso che potrebbe servirsi anche di un semplice "STEYLER-MISSIONAR" italiano, in Brasile da 45 anni, con 77 di vita e nel 50esimo di sacerdozio  per ricordarVI, – nel giorno del vostro onomastico – che sarebbe ora di dare un  ‘B A S T A’  alla  discriminazione/esclusione dei nostri fratelli-preti-sposati (sono piú di 100mila!!). Quanti  di loro si sentono ancora chiamati a pascere il gregge di Cristo, ne soffrono per sapersi impediti,  desiderano ardentemente e chiedono poter pascolar nuovamente le pecorelle del Signore!..  S a n t o P a d r e , intavolare un dialogo con loro non sarebbe  volontá divina – OGGI?      BENEDITEMI! E CHE LO SPIRITO SANTO VI ILLUMINI !  Padre Attilio Zamin

Il coraggio delle “donne”: appello di Albana Serrone

Mi Chiamo Albana Serrone. Dal febbraio del 2002 sono sposata con il sacerdote (cattolico romano) Giuseppe Serrone, fondatore dell’Associazione dei Sacerdoti lavoratori sposati.

Per noi due insieme, in 3 anni e mezzo, le difficoltà non sono state poche. Per un sacerdote che si dimette, secondo alcune persone ("signori/e", "ministri" e "principi") della chiesa non esiste il diritto ad avere una casa e un lavoro.

In queste condizioni è più facile considerare un "fannullone" un uomo che, per anni e anni nella sua vita sacerdotale ha pronunciato la parola "Dio" come creatore dell’amore.

Così, cari/e  "signori/e", "ministri" e "principi" della chiesa, alziamo un "grido", che parte dalle profondità del nostro cuore, per dire:

 NO alle offese

NO alle discriminazioni

SI ai diritti delle famiglie dei sacerdoti sposati

                                                                                  Albana Serrone

«Abbiamo sfidato la Santa Sede»

Regina Nicolosi, vice presidente del women’s Ordination conference spiega le ragioni delle donne che sfidano il Vaticano prendendo i voti

In cerca di un sì che non arriva. Donne che fanno scandalo, che sfidano il Vaticano. Si ordinano prete, ma dicono che il Papa (questo stesso Papa che ha rimarcato che solo Cristo è al centro della comunità) è solo una parte della Chiesa romana. Per i cattolici e non solo per quelli, l’argomento "donna prete" è ancora un brutto scherzo, una cacofonia che deve essere evitata. Ma loro insistono come figlie che si ribellano cercando uno spiraglio nel no di una figura paterna considerata troppo rigida.
Lo scorso 25 luglio la cerimonia è avvenuta a bordo di un battello, sulle acque del fiume San Lorenzo e nove donne sono state ordinate preti e diaconi. È la prima volta che accade nell’America del Nord. La cerimonia è stata un vero e proprio schiaffo per il Vaticano: il gruppo cattolico americano Women’s Ordination Conference è stato scomunicato due anni fa, in seguito ad una analoga cerimonia, dalla "Congregazione per la dottrina della fede", all’epoca guidata dal cardinale Joseph Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI.
Quel giorno su quella nave Regina era insieme all’unica donna canadese del gruppo, che quel giorno è diventata un sacerdote, Michele Birch-Conery.
La Domenica precedente aveva avuto luogo alla Carlton University di Ottawa la Women’s Ordination Worldwide, una conferenza a cui hanno preso parte più di 500 donne provenienti da 23 Paesi. «La nostra può essere definita disubbidienza ecclesiale», aveva precisato Andrea Johnson, una delle coordinatrici dell’associazione Roman Catholic Womenpriests.
Si considerano cattoliche anche se sono state scomunicate. Regina Nicolosi è una delle nove donne che sono state ordinate. Adesso Regina chiama sè stessa diacono, mentre per il Vaticano le donne che hanno abusato di questo sacramento non potrebbero neanche partecipare alla vita della comunità cattolica. Punti di vista. Intanto la battaglia continua e le crociere sui fiumi europei e americani durante le quali alcune donne si dichiarano prete e scendono a terra già scomunicate, si moltiplicano.
«Vengo da una una famiglia cattolica in Germania. Amo la mia Chiesa. Credo, che il Papa ed il Vaticano siano soltanto una piccola parte della Chiesa cattolica. Noi siamo la Chiesa. Non sono stata ancora scomunicata e se accadrà avverà in nome di una legge ingiusta. Dio ha generato gli uomini e le donne uguali nella sua immagine», ha detto decisa Regina Nicolosi, che è anche il vice presidente del Women’s Ordination Conference.
Madre e moglie 63enne, Regina ha una famiglia che appoggia le sue scelte. «Sono grata a Dio che ha permesso che seguissi la mia chiamata. Molta gente, particolarmente donne cattoliche, mi sono state di appoggio. Sono fermamente convinta che lo Spirito Santo cambierà prima o poi l’atteggiamento del Vaticano e che molto presto il sacerdozio femminile sarà accettato da tutti. La Chiesa ha bisogno di rinnovamento, di nuova linfa vitale».
La storia di Regina è lunga, fatta di scelte non sempre popolari e di rifiuti ai quali si è abituata presto: «Desideravo essere un prete già da quando ero una ragazzina. Ma poi ho dovuto rinunciare alla mia vocazione perchè non avevo modelli ai quali ispirarmi. Nel 1978 mio marito è diventato diacono ed io ho partecipato a tutta la sua formazione, ma i voti mi erano sempre esclusi per via di questa ingiusta legge che non permette alle donne di essere ordinate. Ho studiato la teologia ed ho lavorato in un riformatorio per molto tempo».
Fino a quando Regina fa un incontro decisivo. Aveva letto sul giornale che 7 donne erano state ordinate preti sul Danubio nel 2002. «Ho incontrato poco dopo i vescovi Gisela Forster e Patricia Fresen a Monaco di Baviera nell’ottobre scorso e sono stata ammessa nel programma che permetteva alle donne di prendere i voti. «Oggi sono un diacono – continua Regina – e sto ottenendo quello che volevo. La strada è lunga ma in un futuro non lontano sarò ordinata sacerdote».
Il giorno che Regina Nicolosi attende sarà una mattina del prossimo giugno, quando riceverà i voti da una donna che, come lei, sfida una Chiesa «ancora troppo maschile».

Data pubblicazione: 2005-08-09
http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=42514

comunicato stampa

comunicato stampa
 
L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati  , in collaborazione con l’ass. Chif, si è fatta promotrice di un raduno mondiale di protesta dei  sacerdoti sposati, preti sposati, religiose, suore sposate, preti che hanno clandestinamente una compagna, tutte le mogli dei sacerdoti e le compagne dei sacerdoti, tutte le donne che vorrebbero farsi preti… e di coloro che la chiesa cattolica ha allontanato dalle comunità cristiane parrocchiali.
 

Il  grande raduno di protesta si svolgerà in occasione del V incontro Mondiale delle famiglie 4-9 luglio 2006 a Valencia al quale parteciperà anche il papa Benedetto XVI.

"La Chiesa Cattolica ha bisogno di un rinnovamento", ha affermato il fondatore don Giuseppe Serrone:  "e spero che prima o poi avvenga veramente. Credo che, se si realizzasse il progetto del   mega raduno, prima a Valencia e poi  in Piazza S. Pietro, di tutti i preti sposati, preti che hanno clandestinamente una compagna, tutte le mogli dei sacerdoti e le compagne dei sacerdoti, tutte le donne che vorrebbero farsi preti…, sicuramente la Piazza sarebbe stracolma, e a quel punto, vorrei vedere se qualcuno non cambia idea…!".


Il sacerdote sposato continua: "Ma per far questo, tutte le associazioni, organizzazioni, federazioni e gruppi varie a livello mondiale di preti sposati, preti per l’annullamento del celibato, donne che desiderano farsi prete…, dovrebbero unirsi in una o due grandi associazioni, così da poter avere più potere organizzativo".

A riguardo della manifestazione che si vorrebbe fare in Piazza S. Pietro ha specificato: "non è che c’è il rischio, vista l’oggettiva difficoltà sotto diversi aspetti, di organizzare questo evento, che solo una piccola parte dei sacerdoti (sposati o che non accettano più  il celibato) decida di partecipare e di conseguenza, lo scopo "impatto visivo" rischia di non rendere bene l’idea, visto che anche a fronte di alcune migliaia di persone, Piazza S. Pietro, è talmente grande, che rischia di disperdere e quindi di rendere vano il messaggio di forza che si vuole trasmettere al Papa?
Con una Piazza S. Pietro semi piena (o semi vuota), si rischierebbe di dare modo alla Chiesa, di dire che i dissidenti sono solo poche centinaia. Quindi sarebbe meglio far crescere la cosa un po’ alla volta, organizzando il primo raduno in un posto più piccolo, ma che dia un impatto visivo maggiore. Vedendo questa manifestazione in tv, molti sacerdoti che la pensano come noi, potrebbero prendere coraggio e partecipare poi in seguito al raduno in Piazza S. Pietro.
Invito sacerdoti sposati, preti sposati, religiose, suore sposate, preti che hanno clandestinamente una compagna, tutte le mogli dei sacerdoti e le compagne dei sacerdoti, tutte le donne che vorrebbero farsi preti… a un primo grande raduno di protesta al V incontro Mondiale delle famiglie a Valencia. Abbiamo creato anche una pagina web per aderire online al raduno: http://utenti.lycos.it/sacerdotisposati/pread_inc_fam.html .

La manifestazione non sarebbe solo per l’abolizione del celibato ma  anche per il sacerdozio delle donne".

La redazione del sito della nostra associazione di sacerdoti lavoratori sposati ha raccolto, negli ultimi giorni, messaggi di posta elettronica che invitano a organizzarci per protestare anche per quanto sta avvenendo "dentro la chiesa cattolica latina".
Questa enfatizzazione del papa polacco prima da vivo ed ora da morto con la sua beatificazione, ci sembra sia l’ennesimo colpo del vaticano per archiviare chi ha gravissime responsabilità davanti all’umanità che non sa, o sa molto poco.
Ci chiediamo se non sia giunto anche per noi il tempo di scendere in piazza come le Ladriu di Piazza di Maggio!
Cerchiamo la mobilitazione di tutte le forze cattoliche dissidenti al vaticano per scendere in piazza per una protesta non solo formale, ma sostanziale" (comitato preti sposati nord Italia).

Si era proposto un grande raduno in Piazza San Pietro. "Un’idea ottima, perché solo la visibilità rende reali le cose… Ma perché non si tramuti in un buco nell’acqua, in un insuccesso che diverrebbe pietra tombale sull’argomento, la presenza in piazza dovrebbe essere massiccia, internazionale. E/o qualificata. Insomma: o nomi di richiamo (un buon numero di persone note che hanno subìto l’istituizone), oppure grande massa. Meglio ancora entrambe le situazioni. Allora sì che sarà assicurato un servizio di stampa (giornali e altri media insieme). Proponiamo di distribuire prima alla stampa, con l’avviso della manifestazione, un dossierino o un documento breve, puntale, efficace, d’impatto, e contattare personalmente un un certo di giornalisti. In piazza distribuire lo stesso dossierino o documento ai passanti, ai turisti. Detto ciò, sono convinta che la piazza non ve la daranno, intendo quella al di là delle transenne d’ingresso. Ma c’è sempre lo spazio fra via della Conciliazione e le transenne: giornalisticamente risulta sempre piazza san Pietro" (E.C.).

Uscire allo scoperto tutti assieme… l’unione fà la forza!
Spero tanto che ce la faremo!

Sacerdoti Lavoratori Sposati
cell.: +39 – 3285780719 – fax +39 – 1782268186
e mail :
sacerdoti.sposati@aliceposta.it
web site: http://nuovisacerdoti.altervista.org
web site: http://utenti.lycos.it/sacerdotisposati

lettera di solidarieà

Cari amici, permettetemi di chiamarvi così perchè condivido in pieno il vostro pensiero e ammiro il vostro coraggio. Sono atea dall’età di 15 anni e iscritta a diverse associazioni laiche che si battono per la difesa dei diritti umani. Il mio solo credo è nella ragione umana, che mi porta, però, a seguire tutti gli insegnamenti dell’uomo Gesù; quindi voi ed io partiamo da punti di vista opposti, ma giungiamo alle stesse conclusioni e crediamo nelle stesse cose. Ho sempre creduto che il sacerdote è innanzitutto un uomo, come la suora è prima di tutto donna e che il ministero sacerdotale non sia assolutamente in contrasto con matrimonio o convivenza e famiglia; credo, anzi, che un sacerdote il quale debba preparare le coppie di neo sposi al matrimonio ed all’educazione dei figli, possa svolgere in modo migliore il proprio compito se egli stesso vive in prima persona tali esperienze. Avete quindi, tutta la mia solidarietà e la mia simpatia, quindi in bocca al lupo! (lettera firmata)

Ho perso la fede

È successo stamattina, dopo la lettura delle notizie.

No, non è stata certo quella del Papa che, son cento giorni che è insediato e già speriamo nel prossimo.

Sembra che nella sua preghiera a Dio perché fermi «la mano assassina» dei terroristi, abbia menzionato gli attentati in Egitto, Gran Bretagna, Turchia e Iraq, “dimenticandosi” di quello che il 12 luglio aveva mietuto cinque vite israeliane a Netanya. All’insediamento si era dimenticato degli spagnoli, le bombe terroriste le ha definite anticristiane “dimenticandosi” l’IRA irlandese, l’OAS francese e i separatisti baschi. Si è dimenticato anche di essere stato iscritto alle SS…

Non c’è niente da fare:  ha poca memoria. (fonte lettere a Arcoiris)

commento al caso del parroco zen palermo

L’ipocrisia dei mass media di Paola D’Anna – fonte ildialogo

Basta con la subalternità al potere religioso del Vaticano e con il trasformare vicende umane dolorose in scandali rosa estivi

Il prete che abbandona il suo ministero per sposarsi, fa scandalo. Ma non per la gente, che anzi vedrebbe ben volentieri il fatto che i preti possano sposarsi, bensì per i mass media.
Questa è la triste realtà dei nostri mass media che emerge di fronte all’ennesimo abbandono di un prete per motivi d’amore, avvenuto a Palermo nei giorni scorsi e su cui si sono buttati a corpo morto tutti i quodidiani italiani che hanno paragonato la vicenda alla telenovela televisiva "Uccelli di rovo" .
Nessuno osa chiedere perchè ancora oggi la chiesa cattolica continui a mantenere, per la sola chiesa occidentale, l’obbligo del celibato. Nessuno si chiede perchè nella stessa Sicilia, dove vi sono numerose parrocchie di rito orientale con preti regolarmente sposati, in certe parrocchie debba essere vietato sposarsi ed in altre a pochi chilometri di distanza sia invece possibile.
La regola che impera nei mass media è quella di non disturbare il Vaticano, di non porre questioni scottanti, di cancellare i diritti delle persone quando queste vestono un abito religioso.
Nessuno si preoccupa delle sofferenze che hanno dovuto subire preti e donne costretti di solito letteralmente a "scappare" per sottrarsi alla morbosità dei mezzi di comunicazione, che non si lasciamo mai sfuggire le storie "piccanti", soprattutto in periodo estivo.
Crediamo sia ora di finirla con simili atteggiamenti ipocriti e di subalternità ad un potere religioso che ha assunto i connotati di un potere assoluto. Non ci sembra che il Gesù dei Vangeli possa essere preso a riferimento per simili atteggiamenti che non hanno nulla di quella misericordia e di quell’amore da lui insegnato.
Se i mass media vogliono dare una mano vera a questa chiesa, avviino inchieste fra la gente su che cosa essi pensano della possibilità che i preti liberamente decidano di sposarsi: scopriranno una vasta adesione all’abolizione del celibato. Si sostegna la campagna che le associazioni dei preti sposati stanno conducendo da decenni per l’abolizione di un obbligo del tutto anacronistico e sicurmente antievangelico, si faccia cioè il proprio dovere di mezzi di comunicazione, si sollecitino dibattiti e prese di posizione.
Se così non sarà che nessuno si lamenti ad ogni nuovo caso di prete pedofilo che verrà fuori: le vostre saranno solo lacrime di coddodrillo, ipocrite e false.

la chiesa limita la partecipazione delle donne!

Grazie davvero! In particolare vorrei che la Chiesa aprisse le porte alla donne, consentendole di diventare sacerdote ed occupare così dei ruoli primari al suo interno.
Penso che con un nostro maggiore contributo la Chiesa ne gioverebbe davvero tanto.
E poi si parla tanto di "genio femminile", ma perché questo "genio" non viene utilizzato maggiormente? Le donne hanno una sensibilità diversa, uno sguardo più profondo sulle cose, e allora perché ci escludono? Anche se credo in Dio, non riesco a credere fino in fondo ad una Chiesa che limita la nostra partecipazione. Dobbiamo forse pensare che Dio fosse maschilista?
Sono contenta che nel vostro sito si parli anche di questo aspetto!
Continuate così!! (lettera firmata)

“Combattere contro certe mentalità medievali e retrogradi è una lotta dura”

Gentile Sig. Serrone,
grazie per la sua e-mail. Mi piace molto la vostra newsletter e credo che sia un importantissimo strumento per tenere viva l’attenzione su certe problematiche e ingiustizie che interessano la Chiesa.
Sono una giornalista pubblicista e collaboro attualmente con (…) e il settimanale di informazione diocesana (…). Mi piacerebbe molto approfondire alcuni dei temi da voi proposti sul settimanale per il quale collaboro, ma purtroppo il direttore (un prete) non condividerebbe. Combattere contro certe mentalità medievali e retrogradi è una lotta dura e immagino che soprattutto per voi non debba essere facile.
Se verrò a conoscenza di notizie che possano interessare al vostro sito, ve le manderò molto volentieri.
Grazie ancora e buon lavoro. (lettera firmata)

L’associazione CHIF Liberi e Solidali a favore di sacerdoti sposati, preti sposati, ex-religiosi/e

1. Una notizia che rifugge da senzazionalismi

Non farebbe un granché notizia la nascita di una nuova Fondazione. Non altrettanto se l’estro (o l’andazzo) giornalistico la rende solleticante con titoli che odorano di scandalo, come avviene, nel nostro caso, col dare risalto ai soggetti, “ex-preti” e “ex-suore”, più che all’organizzazione che si occuperà di loro.

A chi s’impegna in questo settore della società cattolica, riesce ostico il clamore che suscita il semplice parlare di loro e delle loro “rivendicazioni”, dato che non sono in discussione temi ideologici o morbosi, e la notizia riguarda un fattore concreto di umana solidarietà. È vero, il sacro esercita un gran fascino per il suo alone di mistero che evoca inconsci tabù, tanto più se in riferimento ad una sessualità trasfigurata o repressa (due lati della stessa medaglia). Ma i mass-media giocano sull’immediatezza dei sentimenti e delle impressioni; e perciò vanno a rovistare inesistenti archivi donde trarre statistiche su questa genia di trasgressivi che pretendono inventarsi una propria normalità…

I fondatori della CHIF, per non incrementare una tale deviazione della notizia, danno per scontata la vessata questione circa l’opportunità o necessità di revisione di alcuni canoni ecclesiastici e si pongono sul versante che si occupa e preoccupa del che-fare.

2. Perché questa Fondazione

È a tutti noto che i giovani di oggi trovano con difficoltà una via per mettere a frutto il risultato dei loro studi, competenze, master e corsi vari, assunzioni provvisorie eccetera. Ben poco comparabile alla loro è la posizione in cui vengono a trovarsi le persone consacrate all’uscita da un ambiente delimitato perché totalizzante, e perciò tale da assorbire al suo interno ogni capacità individuale. Fuori dall’istituzione in età più o meno avanzata, esse si trovano a fronteggiare con armi spuntate l’impatto con una società pretenziosa e discriminante: non era stato preventivato in alcun modo (anzi era stato visto come inammissibile debacle) uno spostamento a 360 gradi di tutti gli aspetti della propria esistenza.

La CHIF, nata a S. Margherita Staffora (Pavia) il 14 luglio 2004,  si propone di venire incontro alle condizioni mortificanti che subiscono non pochi di loro, e non sempre i più sprovveduti. Ai fini di evitare che restino in balia dell’incertezza dell’oggi e del domani, la Fondazione si dà una consistenza strutturale giuridica ed economica (conta su risorse finanziarie da attivare in modo imprenditoriale); intanto, nell’offrire loro una breve sosta spazio-temporale, ravvivata da rapporti amicali, ha un lungimirante progetto: il rilancio morale e spirituale delle doti e della ricca esperienza capitalizzata, in modo da dargli continuità e nuova fecondità.

3. Lo spirito animatore e i fatti concreti

A questo punto è legittimo porsi la domanda: quale rapporto ha il fattore economico (che pare prioritario nella CHIF), con l’animazione spirituale che i fondatori non mancano di prediligere? È paradigmatico un piccolissimo segno, che possiamo derivare da quello che si chiama l’inno della CHIF: parole che ruotano attorno al tema della libertà e dell’amore. Questo binomio, su cui incombe la minaccia della retorica e della mistificazione, viene assunto dai fondatori della CHIF in controtendenza rispetto all’abuso che se ne fa: ponendo, a sua convalida, i fatti. Non si tratta di semplice pragmatismo, ma di ispirazione profetica, liberata da falsi pudori, orientata al biblico FARE LA VERITÀ. Dal momento che non è facile evitare almeno due aspetti dell’aiuto da prestare, e cioè il pietismo e la concezione materialistica delle sovvenzioni, una serie di precauzioni dovrà impedire sia la passività del ricevente sia l’attivismo del donatore. Cioè, dare aiuto concreto, per la CHIF, non significa dare al proprio simile danaro, casa, posto di lavoro, quant’altro gli serve, anche se è necessario occuparsi in maniera temporanea di contingenze ineludibili. Non è questione secondaria, ma essenziale, che tra le due parti, di chi dà e di chi riceve, si crei uno spirito collaborativo a tutta prova: in modo da risolvere meglio le difficoltà della nuova collocazione sociale, sconfiggendo nello stesso tempo la facile caduta nella solitudine, forse anche nell’isolamento sociale, con tutte le sue asprezze.

4. Con quali criteri opererà la CHIF

Forse è più facile dire che cosa non è la CHIF, anziché tracciarne il campo di azione.

Se essa non fa opera di beneficenza e non funge neanche da ufficio di collocamento o di qualcosa di simile, nondimeno non mancherà di offrire delle opportunità, sia pure limitate.

Ma un criterio laico accompagnerà la sua azione: nell’occuparsi dei diritti umani (senza sbandierarli polemicamente), non dovrà ricalcare lo stile clericale del guardare più all’interno che al di là dei confini dentro i quali si muove. Il proposito di promuovere la dignità dei soggetti correrà sui binari della dilatazione dell’orizzonte esistenziale, della tessitura di una tela di rapporti con altre organizzazioni variamente caratterizzate, del tenace tentativo di dialogo con realtà apparentemente lontane dalle sue dinamiche operative.

Il risultato scaturirà dai criteri ispiratori, resi visibili e comunicabili dall’atmosfera di fiducia che creerà. E certamente sarebbe più facile elencare le opere da promuovere rispetto allo spirito che dovrà animarle… 

 

5. Corollari  della CHIF

Un’altra segnalazione: nel favorire l’aiuto vicendevole e lo scambio collaborativo tra uguali, la CHIF dovrà attenersi ad un codice che le permetta l’accesso alla reale configurazione delle condizioni di coloro di cui si occupa; i quali non sono i soliti, ben riconoscibili svantaggiati che s’incontrano in ogni dove. Cioè terrà presente che, quasi nessuno, per disinformazione o pregiudizio, vede in loro “soggetti di bisogno”, e che loro stessi non amano apparire tali. Per fare un esempio, capita di notare che, nel fraternizzare tra preti sposati o suore ormai del tutto laicizzate, tira una brutta aria se ci si attesta su posizioni che rimarcano la diversità di cui sono fatti segno rispetto ai comuni cittadini: la voglia di normalità porta a scansare allacciamenti al passato.

Allora la CHIF mirerà a promuovere, con opportune strategie, una rivalutazione del passato nella piena libertà di fronte ad esso. Se è di grande importanza porre i soggetti nelle condizioni di utilizzare e sviluppare le attitudini personali, un tempo adoperate proficuamente, altrettanto necessario è che l’acquisto della nuova identità non sia conflittuale nei riguardi della prima formazione. Ci sono poi altri corollari da tener presenti. La verità del fare abilita a “gridare sui tetti” l’opportunità di: a) raggiungere chi resta dentro l’istituzione solo per la paura di affrontare il domani; b) sensibilizzare la gente comune; c) realizzare un auspicabile cammino in comune con i membri della gerarchia ecclesiastica che fossero disponibili. Programma, questo, pertinente, ma che richiede tempi lunghi e ulteriori sviluppi.

Se volgiamo lo sguardo al presente dell’umanità, ci accorgiamo che le discriminazioni sono il vero ostacolo nel quale s’infrange ogni disegno di pacificazione universale. Per ovviarvi, sono da abbattere stupidi tabù e barriere. Ma nell’immediato non resta che occuparsi della fetta di umanità “più vicina”. La CHIF guarda a quella di cui abbiamo parlato. La quale, il più delle volte resta invisibile, data l’endemica emarginazione di chi osa varcare i confini del sacro; ed invoca, tacitamente, aiuto.

Proprio per questo la CHIF ha la funzione storica di esserci.

sito web in costruzione

http://www.chif.altervista.org/

mail: chif.direzione@tiscali.it

Satira preventiva –

S’avanza la Populorum regressio
 (Fonte: L’Espresso)
 

«C’è molta attesa per la prima enciclica di papa Ratzinger, in preparazione in questi giorni di vacanza in Valle d’Aosta. La stesura è stata fin qui rimandata per problemi tecnici: non si riusciva a trovare un computer con i caratteri gotici. Con un gesto molto apprezzato in Vaticano, il Museo Nazionale del Fumetto ha fatto dono al pontefice della speciale tastiera usata da Bonvi per il lettering di Sturmtruppen, sbloccando la situazione. Teologi e allibratori, in stretto contatto tra loro, cercano di indovinare l’argomento trattato. Questi i temi più probabili.

Contro Darwin Una dura confutazione dell’evoluzionismo, però utilizzando categorie molto innovative: secondo Ratzinger, è la scimmia che discende dall’uomo, del quale rappresenta il ramo degenere. Alcuni cavernicoli panteisti, che adoravano cose assurde come le angurie e gli spiedini di cinghiale anziché il Dio Unico Korkababuk, per punizione divina furono trasformati in gorilla. Di lì la teoria ratzingeriana del de-evoluzionismo, che è il contrario esatto del darwinismo: all’alba dei tempi, l’uomo uscì già a immagine di Dio, in giacca e cravatta e con la valigetta ventiquattrore, ma poi iniziò a regredire e presto, se non tornerà sulla retta via, si trasformerà in protozoo o addirittura in cane pechinese da compagnia, notoriamente l’anello più basso e detestabile della catena della vita.

Contro il rock È nota l’idiosincrasia di questo Papa per la musica rock, non per caso smascherata da alcuni demonologhi come veicolo di messaggi satanici. In un rapporto riservato consegnato a Ratzinger nei mesi scorsi, si sostiene che ascoltando al contrario il 45 giri di ‘Be bop a Loola’ si ode distintamente la frase "se non ti levi immediatamente il reggipetto, stasera guardo le finali del baseball in tv". In opposizione a questa moda degenere, il Papa pensa di organizzare un grande Live-Aid alternativo: 12 ore di canti gregoriani e di cantautori di ‘Radio Maria’ in play-back, con raccolta di fondi per annullare il debito dello Ior.

Contro Galileo Anche volendo ammettere che la Terra giri attorno al Sole, si tratta di decidere se questa evidente stortura vada accettata o rifiutata. Poiché le Scritture non ne fanno cenno, va rifiutata, e bisogna vivere "ut Sol gireatur circum Terram", come se il Sole girasse attorno alla Terra, secondo la definizione di Marcello Pera. Nel nuovo catechismo verrà introdotto un apposito capitolo sulle conseguenze dottrinarie che il geocentrismo avrà nell’uso delle creme abbronzanti.

Contro il relativismo etico La nuova enciclica si chiamerà ‘Giovedì gnocchi, venerdì pesce’, e si propone di ristabilire l’ordine della tradizione al disordine del relativismo, a cominciare dal ripristino del digiuno, del cappello da prete e delle sberle in canonica durante i corsi per cresimandi. Nuova impostazione anche per il dialogo interreligioso, al quale Ratzinger tiene moltissimo: gli esponenti delle altre religioni potranno presentare domanda di conversione all’apposito sportello, presentandosi ginocchioni sui ceci. Necessario che si adeguino alle indicazioni di Pera, che si raccomanda di "esistere come se Dio vivesse".

Sacerdozio femminile La nuova enciclica ‘Chi dice donna dice danno’ contiene importanti aperture alle donne. Il ruolo di perpetua verrà finalmente istituzionalizzato con una investitura religiosa in piena regola, nella quale il parroco consegnerà alle novizie una ramazza consacrata e un tegame benedetto. Le donne che considerino ancora ancillare e subalterno il loro ruolo nella Chiesa latina, e lo ritengano il frutto di una società patriarcale e maschilista, potranno consolarsi, come spiega bene Pera, "vivendo come se la Svezia non esistesse".

Contro il marxismo Non si sa ancora se si chiamerà ‘Populorum regressio’ o ‘De rerum vecchiarum’, ma certo conterrà la denuncia delle false teorie progressiste e la raccomandazione di tornare alla società tradizionale armoniosamente divisa in classi sociali bene ordinate, riflesso diretto dell’ordine celeste e della distribuzione delle cabine sulle navi da crociera. Bisogna vivere, secondo l’accezione di Pera, "come se il conto in banca esistesse"».

Lettera sacerdote sposato critica teologo Brunetta

Un sacerdote sposato ha scritto una lettera al mensile Vita pastorale (luglio 2005). La nostra associazione invita a inviare contributi scritti sulle problematiche del celibato.

Il testo della lettera

"Sono un sacerdote coniugato dell’Eparchia di Piana degli Albanesi (Pa), con moglie e figlia a carico, parroco a Contessa Entellina.

Il mio vuole essere un contributo chiarificatore circa l’articolo di Giuseppe Brunetta "Diaconi permanenti risorsa per la Chiesa" (VP 3/2005, pp. 36-42). Chiarisco subito che nel contesto ecclesiologico e teologico circa la problematica del celibato, la presente lettera non vuole seminare zizzania ma rendere noto a molti che esistono diverse tradizioni all’interno dell’unica Chiesa cattolica.

La seconda parte del titolo "risorsa per la Chiesa" mi ha lasciato perplesso. I motivi che descrivono la situazione italiana riguardanti le parrocchie sembrano velatamente proporre la seguente soluzione: il diacono cosiddetto permanente può sostituire o fare le veci del sacerdote e quindi in questo senso è risorsa.

Alla nota 2 si legge: «Crediamo sia un dovere ringraziare la puntuale e precisa informazione che il quotidiano cattolico Avvenire registra in materia; se non altro costringe (sic!) i vescovi a rendersi conto della loro necessità e dovrebbe aiutare i parroci che hanno lasciato o sono in procinto di farlo per limiti d’età a far pressione presso i differenti livelli dell’autorità che li governa perché si rendano conto del vuoto che troppo spesso viene lasciato e che per mancanza di nuove leve resterà tale; ma per quanto tempo?».

Questa costrizione morale imposta ai vescovi a che cosa tende: a registrare un dato loro noto o a spingere avanti presso i differenti livelli di autorità la riflessione teologica ed ecclesiologica sul celibato ministeriale?

La nota 3, magisteriale-biblica, rende giustizia alla nascita e alle virtù del diaconato ma non al testo sacro e alla tradizione della Chiesa, in quanto Paolo nella prima epistola a Timoteo sottolinea ed evidenzia al primo posto la figura del presbitero: «Sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro» (1Tm 3,2) e poi quella del diacono: «Non doppi nel parlare, non dediti al molto vino né avidi di guadagni disonesti e conservino il mistero della fede in una coscienza pura» (1Tm 3,8ss).

L’esatta conoscenza del testo sacro potrebbe spingere in avanti la riflessione teologica senza la necessità o l’ipocrisia di proporre palliativi a una situazione, quella della disponibilità di sacerdoti, che sfugge di mano. Poste le premesse (nn. 5 e 6 di p. 37), non mi sembra logico affermare solo: concediamo il diaconato permanente con più facilità, visto che anche la nostra Italia è diventata terra di missione (cf nota 4 p. 38). Domanda: hanno mai detto i nostri vescovi ai cosiddetti diaconi permanenti che rientrerebbe nelle loro scelte vocazionali accedere al presbiterato qualora ne venisse offerta la possibilità?

Voglio apportare un dato relativo alla storia delle Chiese cattoliche orientali presenti nel mondo e in particolare in Italia come stimolo alla discussione o alla conoscenza (non all’invidia di qualche sacerdote di rito romano). L’esperienza plurisecolare delle comunità arbëreshe (in Sicilia e in Calabria), che al loro interno hanno visto sempre la presenza del clero coniugato ha apportato qualche particolare e diverso contributo all’esperienza di Chiesa? O siamo solo, da alcuni "puristi", considerati come il secondo termine di paragone dell’istituzione ecclesiale?

Penso che a noi spetta il compito di non essere semplici trasmettitori di una prassi orientale presente nella Chiesa cattolica universale ma di aiutare chi chiede aiuto ad affrontare la tematica in modo originale e consono (vedi L’amico del clero n. 7/8 2004)".

Papàs Nicola Cuccia
Contessa Entellina

Riflessione dopo il referendum

Scrivo queste righe dopo la crociata della chiesa cattolica ufficiale in Spagna di sabato 18 giugno contro il governo di Zapatero. Un corteo guidato dal cardinale di Madrid, intimo amico dell’attuale papa, che non è riuscito a coinvolgere se non in minima parte, il popolo spagnolo. Il governo, senza polemiche e senza cedimenti, ha ribadito il suo impegno per una società laica, rispettosa di tutte le religioni, senza privilegi per nessuna.

Che cosa c’entra tutto questo con l’esito dei quattro referendum in Italia? Non voglio assolutamente sovrapporre i due avvenimenti così diversi, ma ambedue densi di significato politico e culturale.

Mi sembrano, però, possibili alcune riflessioni.

1) Siamo in presenza di un cattolicesimo ufficiale che, nella sua parabola discendente e nella sua irrilevanza culturale, più che come chiesa si sta organizzando come partito reazionario delle illibertà. La gerarchia cattolica tanto in Italia quanto in Spagna, tanto in Africa quanto negli Stati Uniti, aldilà della retorica pacifista e delle dichiarazioni populiste si organizza sempre di più come vero e proprio attore politico diretto, come partito che cerca e costruisce alleanze con un vasto fronte reazionario. Dagli atei clericali ai "signori delle multinazionali", un crescente numero di fautori della società diseguale, patriarcale e illiberale si riconosce nei "valori" e nelle battaglie della gerarchia cattolica. Ormai più che la meditazione delle Scritture, citate per mettere Dio come copertura delle scelte politiche di oppressione, interessa mobilitare istituzioni e persone per impedire l’espansione dei diritti nella società civile e il senso critico nella comunità ecclesiale. Tutto fa brodo, anche incentivare alla non partecipazione al voto, come indiretta legittimazione della indifferenza.

2) Resta la constatazione che la classe politica italiana, alla quale il messaggio di questa chiesa è largamente estraneo, è profondamente clericale. Si noti: non fanno nemmeno più scalpore il clericalismo di Rutelli o l’opportunismo dei nuovi chierichetti Casini – Pera – Ferrara. Fa piuttosto pensare il fatto che esista nella chiesa come nella società una grave e persistente eclisse della laicità, come fondamentale cultura di una democrazia. La sinistra italina nel suo complesso non supera l’esame e non persegue con coerenza una politica laica. Non sa imparare nè da Zapatero nè dalla propria storia e continua troppo spesso a "incensare" le strutture cattoliche ufficiali, vere elaboratrici ed erogatrici di una concezione di società in cui la dogmatica e la morale cattolico-vaticana vogliono l’egemonia. La laicità comporta una radicale rottura non con il cristianesimo, ma con la mascherata (nemmeno troppo!) cristianità.

3) Per me, come cristiano non meno che come cittadino, la laicità è il passaggio decisivo per costruire più spazio alla fede e alle diversi fedi e più spazio alla giustizia e ai diritti delle persone. Senza una cultura laica ci sarà sempre chi, come la gerarchia cattolica, tira in ballo l’Assoluto per mascherare pratiche di dominio sui corpi e sulle coscienze e distrae dalla realtà in nome della retorica dell’embrione.

don Franco Barbero

il disagio dei sacerdoti sposati per il reinserimento sociale: una testimonianza!

Ho appreso solo oggi, con enorme soddisfazione, della recente nascita in Italia della Fondazione "Liberi e solidali". Con soddisfazione perché da circa sette anni, ovvero dalla data in cui ho lasciato il ministero sacerdotale, vivo il disagio che la vostra associazione vuole contrastare. Mi sono chiesto tante volte perché, di fronte alla scelta di chi, per onestà ed in piena coscienza delle proprie azioni, dopo un periodo prolungato di sofferta riflessione e discernimento, decide di lasciare il ministero sacerdotale, si diffonda una nube di indifferenza, di rifiuto e di isolamento.
    Fortunatamente vi sono state, come mi auguro in ogni esperienza simile alla mia, presenze di persone amiche che mi hanno aiutato nei momenti più difficili. Dopo alcuni lavori saltuari (collaborazioni studi legali, collaborazione con un laboratorio di analisi cliniche nel settore amministrativo) grazie all’aiuto di un amico sacerdote e di un amico di studi in seminario, ho trovato un lavoro part-time in una cooperativa di servizi sociali e mi sono state assegnate alcune ore di insegnamento della religione cattolica in un liceo di una diocesi diversa da quella di mia appartenenza. Il concorso per il passaggio di ruolo degli insegnanti di religione, purtroppo, mi ha fatto perdere il ruolo dell’insegnamento perché non avevo i quattro anni di insegnamento richiesti per accedere al concorso.
    Attualmente sono, con mia moglie e con mio figlio (di due anni) ospite di mio cognato in provincia di Milano. Mi sono trasferito per cercare una sistemazione lavorativa ed un ambiente più stimolante, soprattutto per mio figlio, di quello napoletano.
    L’assurdità con la quale devo fare ancora oggi i conti, è che i dieci anni che ho trascorso al servizio della chiesa (tra studi e ministero), sembrano soltanto, per la società, tempo perso. Nonostante abbia conseguito una laurea in giurisprudenza ed il dottorato in diritto canonico, non riesco a trovare lavoro: gli studi legali sono pieni di giovani praticanti che lavorano gratuitamente o si accontentano di un rimborso spese, le società di lavoro interinale sono oberate di richieste di lavoro per profili professionali diversi dal mio o per le quali si richiede un’esperienza che io non ho (ero impegnato in altre esperienze). Alcuni giorni fa ho sostenuto un colloquio di lavoro presso un’importante università di Milano che cercava un impiegato che si occupasse del diritto del lavoro. Durante il colloquio ho scoperto di essere la persona ideale per quel lavoro, ma troppo adulto (ho trentotto anni e non penso siano così tanti): avrei avuto un superiore più piccolo di età, e questo sarebbe stato un problema.
    Mi sono chiesto tante volte perché questa totale chiusura dell’istituzione ecclesiale. Mi sono chiesto perchè non poter insegnare religione, o essere impegnato lavorativamente presso un qualche tribunale ecclesiastico, vista la mia specializzazione in diritto canonico ed il corso di abilitazione all’avvocatura rotale: impensabile. Chi fino  a ieri era una persona degna di fare da pastore del gregge di Cristo, oggi deve nascondersi e stare lontano come un lebbroso.
    Soprattutto mi sono chiesto perché una persona degnissima di guidare un gruppo giovanile da un giorno all’altro si ritrovi nella condizione di dover partecipare alla celebrazione eucaristica dall’ultimo banco di una chiesa sconosciuta, senza potersi accostare ai sacramenti.
    Mi sono ancora chiesto perché il cardinale della diocesi nella quale ero incardinato, mi ha manifestato tutta la sua stima, mi ha sorriso dicendo che sarebbe stato felicissimo di potermi avere al suo fianco per collaborare con lui nella sua segreteria personale, ma mi ha detto che ciò non era possibile perché qualcuno non avrebbe capito…. avrebbe denunciato la cosa a Roma e …, mi ha salutato dandomi una pacca sulla spalla e dicendo che mi avrebbe ricordato nelle sue preghiere e raccomandandomi di vivere con la mia fidanzata "come fratello e sorella".
    Mi chiedo perché, parlando con un monsignore che seguiva la pratica della dispensa dagli ordini sacerdotali, mi diceva che devo aspettare il compimento dei quaranta anni per ottenere la dispensa …. a meno che non avessi minacciato il suicidio (solo in caso di pericolo per la persona credo che venga concessa la dispensa dagli oneri sacerdotali prima del compimento dei quaranta anni di età.
    Vi scrivo questa e-mail innanzitutto perché è importante non sentirsi soli e poter condividere queste preoccupazioni e difficoltà con chi comprende la tua esperienza, ma anche per avere altre informazione sull’attività della fondazione, sui servizi offerti. Proprio in questi giorni mi dicevo che, non appena troverò un lavoro, dovrò preoccuparmi di recuperare i cinque anni di contributi versati dal sostentamento del clero ed i tre anni relativi all’insegnamento della religione.
 
lettera firmata
D. C.

il disagio dei sacerdoti sposati per il reinserimento sociale: una testimonianza!

Ho appreso solo oggi, con enorme soddisfazione, della recente nascita in Italia della Fondazione "Liberi e solidali". Con soddisfazione perché da circa sette anni, ovvero dalla data in cui ho lasciato il ministero sacerdotale, vivo il disagio che la vostra associazione vuole contrastare. Mi sono chiesto tante volte perché, di fronte alla scelta di chi, per onestà ed in piena coscienza delle proprie azioni, dopo un periodo prolungato di sofferta riflessione e discernimento, decide di lasciare il ministero sacerdotale, si diffonda una nube di indifferenza, di rifiuto e di isolamento.
    Fortunatamente vi sono state, come mi auguro in ogni esperienza simile alla mia, presenze di persone amiche che mi hanno aiutato nei momenti più difficili. Dopo alcuni lavori saltuari (collaborazioni studi legali, collaborazione con un laboratorio di analisi cliniche nel settore amministrativo) grazie all’aiuto di un amico sacerdote e di un amico di studi in seminario, ho trovato un lavoro part-time in una cooperativa di servizi sociali e mi sono state assegnate alcune ore di insegnamento della religione cattolica in un liceo di una diocesi diversa da quella di mia appartenenza. Il concorso per il passaggio di ruolo degli insegnanti di religione, purtroppo, mi ha fatto perdere il ruolo dell’insegnamento perché non avevo i quattro anni di insegnamento richiesti per accedere al concorso.
    Attualmente sono, con mia moglie e con mio figlio (di due anni) ospite di mio cognato in provincia di Milano. Mi sono trasferito per cercare una sistemazione lavorativa ed un ambiente più stimolante, soprattutto per mio figlio, di quello napoletano.
    L’assurdità con la quale devo fare ancora oggi i conti, è che i dieci anni che ho trascorso al servizio della chiesa (tra studi e ministero), sembrano soltanto, per la società, tempo perso. Nonostante abbia conseguito una laurea in giurisprudenza ed il dottorato in diritto canonico, non riesco a trovare lavoro: gli studi legali sono pieni di giovani praticanti che lavorano gratuitamente o si accontentano di un rimborso spese, le società di lavoro interinale sono oberate di richieste di lavoro per profili professionali diversi dal mio o per le quali si richiede un’esperienza che io non ho (ero impegnato in altre esperienze). Alcuni giorni fa ho sostenuto un colloquio di lavoro presso un’importante università di Milano che cercava un impiegato che si occupasse del diritto del lavoro. Durante il colloquio ho scoperto di essere la persona ideale per quel lavoro, ma troppo adulto (ho trentotto anni e non penso siano così tanti): avrei avuto un superiore più piccolo di età, e questo sarebbe stato un problema.
    Mi sono chiesto tante volte perché questa totale chiusura dell’istituzione ecclesiale. Mi sono chiesto perchè non poter insegnare religione, o essere impegnato lavorativamente presso un qualche tribunale ecclesiastico, vista la mia specializzazione in diritto canonico ed il corso di abilitazione all’avvocatura rotale: impensabile. Chi fino  a ieri era una persona degna di fare da pastore del gregge di Cristo, oggi deve nascondersi e stare lontano come un lebbroso.
    Soprattutto mi sono chiesto perché una persona degnissima di guidare un gruppo giovanile da un giorno all’altro si ritrovi nella condizione di dover partecipare alla celebrazione eucaristica dall’ultimo banco di una chiesa sconosciuta, senza potersi accostare ai sacramenti.
    Mi sono ancora chiesto perché il cardinale della diocesi nella quale ero incardinato, mi ha manifestato tutta la sua stima, mi ha sorriso dicendo che sarebbe stato felicissimo di potermi avere al suo fianco per collaborare con lui nella sua segreteria personale, ma mi ha detto che ciò non era possibile perché qualcuno non avrebbe capito…. avrebbe denunciato la cosa a Roma e …, mi ha salutato dandomi una pacca sulla spalla e dicendo che mi avrebbe ricordato nelle sue preghiere e raccomandandomi di vivere con la mia fidanzata "come fratello e sorella".
    Mi chiedo perché, parlando con un monsignore che seguiva la pratica della dispensa dagli ordini sacerdotali, mi diceva che devo aspettare il compimento dei quaranta anni per ottenere la dispensa …. a meno che non avessi minacciato il suicidio (solo in caso di pericolo per la persona credo che venga concessa la dispensa dagli oneri sacerdotali prima del compimento dei quaranta anni di età.
    Vi scrivo questa e-mail innanzitutto perché è importante non sentirsi soli e poter condividere queste preoccupazioni e difficoltà con chi comprende la tua esperienza, ma anche per avere altre informazione sull’attività della fondazione, sui servizi offerti. Proprio in questi giorni mi dicevo che, non appena troverò un lavoro, dovrò preoccuparmi di recuperare i cinque anni di contributi versati dal sostentamento del clero ed i tre anni relativi all’insegnamento della religione.
 
lettera firmata
D. C.

comunicato stampa

comunicato stampa
 
L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati  , in collaborazione con l’ass. Chif, si è fatta promotrice di un raduno mondiale di protesta dei  sacerdoti sposati, preti sposati, religiose, suore sposate, preti che hanno clandestinamente una compagna, tutte le mogli dei sacerdoti e le compagne dei sacerdoti, tutte le donne che vorrebbero farsi preti… e di coloro che la chiesa cattolica ha allontanato dalle comunità cristiane parrocchiali.
 

Il  grande raduno di protesta si svolgerà in occasione del V incontro Mondiale delle famiglie 4-9 luglio 2006 a Valencia al quale parteciperà anche il papa Benedetto XVI.

"La Chiesa Cattolica ha bisogno di un rinnovamento", ha affermato il fondatore don Giuseppe Serrone:  "e spero che prima o poi avvenga veramente. Credo che, se si realizzasse il progetto del   mega raduno, prima a Valencia e poi  in Piazza S. Pietro, di tutti i preti sposati, preti che hanno clandestinamente una compagna, tutte le mogli dei sacerdoti e le compagne dei sacerdoti, tutte le donne che vorrebbero farsi preti…, sicuramente la Piazza sarebbe stracolma, e a quel punto, vorrei vedere se qualcuno non cambia idea…!".


Il sacerdote sposato continua: "Ma per far questo, tutte le associazioni, organizzazioni, federazioni e gruppi varie a livello mondiale di preti sposati, preti per l’annullamento del celibato, donne che desiderano farsi prete…, dovrebbero unirsi in una o due grandi associazioni, così da poter avere più potere organizzativo".

A riguardo della manifestazione che si vorrebbe fare in Piazza S. Pietro ha specificato: "non è che c’è il rischio, vista l’oggettiva difficoltà sotto diversi aspetti, di organizzare questo evento, che solo una piccola parte dei sacerdoti (sposati o che non accettano più  il celibato) decida di partecipare e di conseguenza, lo scopo "impatto visivo" rischia di non rendere bene l’idea, visto che anche a fronte di alcune migliaia di persone, Piazza S. Pietro, è talmente grande, che rischia di disperdere e quindi di rendere vano il messaggio di forza che si vuole trasmettere al Papa?
Con una Piazza S. Pietro semi piena (o semi vuota), si rischierebbe di dare modo alla Chiesa, di dire che i dissidenti sono solo poche centinaia. Quindi sarebbe meglio far crescere la cosa un po’ alla volta, organizzando il primo raduno in un posto più piccolo, ma che dia un impatto visivo maggiore. Vedendo questa manifestazione in tv, molti sacerdoti che la pensano come noi, potrebbero prendere coraggio e partecipare poi in seguito al raduno in Piazza S. Pietro.
Invito sacerdoti sposati, preti sposati, religiose, suore sposate, preti che hanno clandestinamente una compagna, tutte le mogli dei sacerdoti e le compagne dei sacerdoti, tutte le donne che vorrebbero farsi preti… a un primo grande raduno di protesta al V incontro Mondiale delle famiglie a Valencia. Abbiamo creato anche una pagina web per aderire online al raduno: http://utenti.lycos.it/sacerdotisposati/pread_inc_fam.html .

La manifestazione non sarebbe solo per l’abolizione del celibato ma  anche per il sacerdozio delle donne".

La redazione del sito della nostra associazione di sacerdoti lavoratori sposati ha raccolto, negli ultimi giorni, messaggi di posta elettronica che invitano a organizzarci per protestare anche per quanto sta avvenendo "dentro la chiesa cattolica latina".
Questa enfatizzazione del papa polacco prima da vivo ed ora da morto con la sua beatificazione, ci sembra sia l’ennesimo colpo del vaticano per archiviare chi ha gravissime responsabilità davanti all’umanità che non sa, o sa molto poco.
Ci chiediamo se non sia giunto anche per noi il tempo di scendere in piazza come le Ladriu di Piazza di Maggio!
Cerchiamo la mobilitazione di tutte le forze cattoliche dissidenti al vaticano per scendere in piazza per una protesta non solo formale, ma sostanziale" (comitato preti sposati nord Italia).

Si era proposto un grande raduno in Piazza San Pietro. "Un’idea ottima, perché solo la visibilità rende reali le cose… Ma perché non si tramuti in un buco nell’acqua, in un insuccesso che diverrebbe pietra tombale sull’argomento, la presenza in piazza dovrebbe essere massiccia, internazionale. E/o qualificata. Insomma: o nomi di richiamo (un buon numero di persone note che hanno subìto l’istituizone), oppure grande massa. Meglio ancora entrambe le situazioni. Allora sì che sarà assicurato un servizio di stampa (giornali e altri media insieme). Proponiamo di distribuire prima alla stampa, con l’avviso della manifestazione, un dossierino o un documento breve, puntale, efficace, d’impatto, e contattare personalmente un un certo di giornalisti. In piazza distribuire lo stesso dossierino o documento ai passanti, ai turisti. Detto ciò, sono convinta che la piazza non ve la daranno, intendo quella al di là delle transenne d’ingresso. Ma c’è sempre lo spazio fra via della Conciliazione e le transenne: giornalisticamente risulta sempre piazza san Pietro" (E.C.).

Uscire allo scoperto tutti assieme… l’unione fà la forza!
Spero tanto che ce la faremo!

Sacerdoti Lavoratori Sposati
cell.: +39 – 3285780719 – fax +39 – 1782268186
e mail :
sacerdoti.sposati@aliceposta.it
web site: http://nuovisacerdoti.altervista.org
web site: http://utenti.lycos.it/sacerdotisposati

Risposta a una lettera

Egregio Sig. …,

la sua lettera è piena di consigli… ma è piena di imprecisioni. La sua ecclesiologia è preconciliare e tradizionalista.

1) I sacerdoti (ad esclusione dei sacerdoti religiosi) non emettono voto di castità, ma solo una promessa, che il diritto canonico consente di sciogliere con la dispensa dagli obblighi del celibato!

2) Proprio perché i sacramenti sono una cosa seria, la nostra ordinazione sacerdotale è valida "sempre".

3) Le confonde la nostra distinzione fra "Chiesa e uomini di chiesa (siamo tutti ‘fedeli di Cristo’, anche il papa, i vescovi e i cardinali e tutti i battezzati).

4) Gli uomini di chiesa, spesso non perdonano e non comprendono!

5) La invito a partecipare alla celebrazione eucaristica nella nostra sede di Chia (VT).

6) Le norme canoniche che ci riguardano le legga con attenzione, prima di arrivare  a  tirare conclusioni non contenute nelle norme stesse.

7)  Ci sentiamo "Non fuori dalla chiesa, ma fuori dal recinto imprigionante gestito dalla gerarchia".

Contro tanti scoraggiamenti e tante “lamentazioni” io continuo a pensare che l’attuale dirigenza vaticana, proprio per la sua estraneità ad ogni pratica di libertà, offre l’opportunità di creare nuovi spazi di fede fuori, assolutamente fuori, dall’obbedienza “canonica”. Voglio chiarire: non fuori dalla chiesa, ma fuori dal recinto imprigionante gestito dalla gerarchia. Chi vuole stare in questa chiesa “asilo infantile”, caserma, istituzione per chi ha bisogno di obbedire per stare bene, faccia pure. Ma oggi è finalmente possibile leggere la Bibbia, celebrare i sacramenti, sentirsi chiesa senza svendere la libertà interiore, senza allinearsi ai voleri vaticani. E’ davvero fondamentale questa svolta nella nostra concezione dell’esperienza cristiana. Non è l’ora di andarsene: è l’ora di restare, di gettare semi, di alimentare il dibattito, con tanta gioia, tanta fiducia in Dio, negli uomini e nelle donne. Studiando, pregando, sorridendo… (d. Franco Barbero). (fonte Viottoli.it)

8) Bisogna continuare a camminare, però dal basso NELLA LIBERTÁ! Riporto una testimonianza, che condivido in pieno, di un sacerdote sposato brasiliano. 

"I paesi latinoamericani, forse meno clericalizzati, non danno nessun valore a certe regolette ed a condotte burocratiche – disciplinari. Il popolo ha sete di Dio e non fa molte distinzioni tra chiese e istituzioni, anche di differenti credi o religioni.  La vera religione  è quella che ci porta all´incontro col Signore, con noi stessi e con l´altro, che é lo stesso Signore. Accettare e difendere sempre il magistero ordinario nella storia passata e recente non è sempre segno di fede. Significa accettare i crimini ecclesiastici delle crociate, dei massacri delle inquisizioni antiche e moderne e delle alleanze coi poderosi del mondo. Purtroppo credo che la maggior parte dei preti che hanno lasciato il ministero non vogliono saperne piú di chiese e molti perdono anche la fede, anche per colpa dell´esclusione farisaica imposta dal vaticano e codardamente seguita dal basso e alto clero. Tra quelli che credono, alcuni aspettano ansiosi il ritorno alle sagrestie per alimentarsi delle cipolle dello status, privilegi ed anche di situazioni economiche confortevoli. Legati al cordone ombelicale clericale alcuni fungono da chierichetti, quando l´autoritá ecclesiastica è piú benevola. Altri ancora, rompendo con legami scrupolosi, lavorano come presbiteri, nella propria famiglia, nel lavoro e nella comunitá, cercando di dar esempio di fede con una vita unione col Signore nella preghiera ed evangelizzazione nel quotidiano. Se é il caso si danno i sacramenti, in famiglia o in altri ambienti a seconda delle circostanze e preparazione dei fedeli: come impongono alcuni canoni del diritto canonico. Se i fedeli fossero ancora sono legati ai paramenti liturgici perché non usarli? Infine credo che debba prevalere il buon senso e la pedagogia dell´amore, per non scandalizzare. Sempre, quando posso, insisto coi colleghi brasiliani che dobbiamo unirci intorno alla nostra bandiera, formulare dei punti basici e lavorare dentro la pastorale dei preti sposati. Tutto questo non per rivendicare nulla, ma per una necessitá che ci viene dalla natura umana e dal vangelo. Non credo che sia piú importante e buona tattica riscavare fatti passati e continuare a disturbare il Vaticano con richieste vane. Se dal Popolo di Dio verrá la speranza, in primo luogo speriamo nell´azione delle nostre mogli e specialmente delle vedove, che hanno accompagnato il lavoro dei mariti preti"».

Lettera


Salve, volevo esprimere il mio appoggio per la sua situazione e faccio tanti complimenti per il vostro sito che trovo molto interessante. Ho letto la sua storia e devo dire che mi dispiace che la chiesa e la sua diocesi l’abbia abbandonato nonostante il suo ottimo lavoro svolto, negli anni scorsi, con passione e fede.

Non capisco come mai tutti i sacerdoti della diocesi con

cui, prima di sposarsi, aveva rapporti di lavoro, d’amicizia l’abbiano abbandonato, possibile che non c’è un sacerdote (anche in privato, senza esporsi) che la sostiene nella sua decisione?…forse per paura o forse perchè lei è uscito dal loro caln. Io non conosco la sua diocesi ma a quanto ho letto il vescovo stà facendo in modo che lei non lavori, quasi a fargli un dispetto. La validità di un sacerdote non si vede se è sposato o no, se si innamora o no.

Mi scuso se ho scritto di getto così come mi veniva.

Saluti e che Dio la benedica nella sua impresa.

C.A.

Lettera: un sacerdote sposato è un sacerdote migliore

Mi sono appena iscritta e ho piacere di seguire il Vostro  percorso perchè sono pienamente convinta che un sacerdote  sposato è un sacerdote migliore, più vicino alla gente  comune, più immerso nei problemi quotidiani e riuscirebbe  certamente a fare bene il lavoro che il PRINCIPALE gli ha  affidato. Un simpatico saluto a tutti Voi.

lettera inviata per mail…

Invito a riaprire la discussione sul celibato

 

"Intendiamo dichiarare il nostro fermo impegno a rinnovare la Chiesa e i suoi ministeri con fedeltà allo spirito del Concilio Vaticano II": un "rinnovamento che presenta un’urgenza nuova". Lo dicono a chiare lettere i sacerdoti sposati, nel documento conclusivo del VI Congresso della loro Federazione Internazionale, svoltosi in Germania, a Wiesbaden, dal 16 al 19/9 e dedicato al tema: "Il rinnovamento dei ministeri oggi".

A vent’anni dalla sua esistenza, la Federazione continua a scontrarsi con il problema di sempre: l’obbligatorietà del celibato, diventato oggi ancora più urgente data la fortissima carenza di sacerdoti nella Chiesa cattolica. In Germania, per esempio, nel 2003 solo la metà delle parrocchie aveva un proprio parroco e sono circa 4mila i sacerdoti che hanno lasciato l’abito per contrarre matrimonio. Molti di più sono poi quelli che si sono adattati, con non poca sofferenza, a vivere relazioni clandestine.

"Noi – dichiarano i sacerdoti che in questo appuntamento si sono riorganizzati in quattro federazioni: latino-americana, filippina, europea e nord-atlantica – confermiamo il nostro amore e la nostra lealtà verso la Chiesa. Non vogliamo in alcun modo creare una Chiesa parallela e desideriamo avviare un dialogo costruttivo con i vescovi". "Vorremmo però aiutare la Chiesa ad essere al servizio del mondo e a non essere fine a se stessa" .

I sacerdoti sperano quindi che Benedetto XVI possa finalmente avviare una discussione seria sull’argomento che coinvolga anche i rappresentanti delle varie associazioni di preti sposati. A riaccendere la speranza di un dibattito è stata l’ordinazione, lo scorso agosto, alla diocesi di Tenerife, del pastore anglicano David Gliwitzki, sposato e padre di due figlie, convertitosi al cattolicesimo. Il caso di questo sacerdote nativo dello Zimbabwe non è un fatto straordinario.

Durante il pontificato di Wojtyla 200 sacerdoti anglicani si sono convertiti al cattolicesimo e hanno ottenuto da Roma una dispensa per il celibato. Il punto è: "una volta che si accetta che ci possano essere eccezioni", ha rilevato Proconcil, il "Coordinamento dell’iniziativa internazionale verso un Nuovo Concilio", vuol dire che "non è una questione completamente inammissibile" e si potrebbe "generalizzare quella che al momento non è che una significativa eccezione in una regola intransigente". Chiedono perciò al papa che "prosegua e approfondisca questi cambiamenti in dialogo con l’insieme della Chiesa". Magari in un Nuovo Concilio a Roma con tutti i vescovi del mondo.

Sulla vicenda Gliwitzki si è espresso anche l’autorevole l’abate di Montserrat, Josep Maria Soler, ammettendo che vedrebbe di buon occhio un dibattito sulla soppressione del celibato: "è sempre positivo poter discutere di queste cose" ha detto, e ha avanzato l’ipotesi che all’interno della Chiesa "potrebbero coesistere due modi di essere sacerdote, come nelle Chiese orientali," (dove il celibato è obbligatorio solo per i vescovi). "L’ordinazione presbiterale e il celibato – ha spiegato – sono due cose differenti che possono coesistere oppure no": la Chiesa occidentale "vuole che coesistano", ma "in altre Chiese non è così".

(fonte ADISTA).

 

commento al caso del parroco zen palermo

L’ipocrisia dei mass media di Paola D’Anna – fonte ildialogo

Basta con la subalternità al potere religioso del Vaticano e con il trasformare vicende umane dolorose in scandali rosa estivi

Il prete che abbandona il suo ministero per sposarsi, fa scandalo. Ma non per la gente, che anzi vedrebbe ben volentieri il fatto che i preti possano sposarsi, bensì per i mass media.
Questa è la triste realtà dei nostri mass media che emerge di fronte all’ennesimo abbandono di un prete per motivi d’amore, avvenuto a Palermo nei giorni scorsi e su cui si sono buttati a corpo morto tutti i quodidiani italiani che hanno paragonato la vicenda alla telenovela televisiva "Uccelli di rovo" .
Nessuno osa chiedere perchè ancora oggi la chiesa cattolica continui a mantenere, per la sola chiesa occidentale, l’obbligo del celibato. Nessuno si chiede perchè nella stessa Sicilia, dove vi sono numerose parrocchie di rito orientale con preti regolarmente sposati, in certe parrocchie debba essere vietato sposarsi ed in altre a pochi chilometri di distanza sia invece possibile.
La regola che impera nei mass media è quella di non disturbare il Vaticano, di non porre questioni scottanti, di cancellare i diritti delle persone quando queste vestono un abito religioso.
Nessuno si preoccupa delle sofferenze che hanno dovuto subire preti e donne costretti di solito letteralmente a "scappare" per sottrarsi alla morbosità dei mezzi di comunicazione, che non si lasciamo mai sfuggire le storie "piccanti", soprattutto in periodo estivo.
Crediamo sia ora di finirla con simili atteggiamenti ipocriti e di subalternità ad un potere religioso che ha assunto i connotati di un potere assoluto. Non ci sembra che il Gesù dei Vangeli possa essere preso a riferimento per simili atteggiamenti che non hanno nulla di quella misericordia e di quell’amore da lui insegnato.
Se i mass media vogliono dare una mano vera a questa chiesa, avviino inchieste fra la gente su che cosa essi pensano della possibilità che i preti liberamente decidano di sposarsi: scopriranno una vasta adesione all’abolizione del celibato. Si sostegna la campagna che le associazioni dei preti sposati stanno conducendo da decenni per l’abolizione di un obbligo del tutto anacronistico e sicurmente antievangelico, si faccia cioè il proprio dovere di mezzi di comunicazione, si sollecitino dibattiti e prese di posizione.
Se così non sarà che nessuno si lamenti ad ogni nuovo caso di prete pedofilo che verrà fuori: le vostre saranno solo lacrime di coddodrillo, ipocrite e false.

Appello: richiesta di aiuto di un sacerdote per lavoro

Ciao carissimi sono J.C., giovane  sacerdote sposato del sudamerica. Prima di tutto vorrei ringraziarvi per il lavoro che state facendo nell’aiutare a tanti sacerdoti che si trovano senza aiuto dopo aver lasciato il sacerdozio e dopo aversi sposato. Io ho cercato sempre l’aiuto di gente come me, però non gli ho trovato, non sapevo che essistesse la vostra associazione,e dopo aver cercato in internet sono molto felici di averci incontrato e spero che voi mi potete acogliere nella vostra associazione.
 
Io sono un giovane sudamericano che mi trovo a Roma e dopo avere sentito l’amore nel mio cuore ho lasciato la vita religiosa e voglio sposarmi con una donna sudamericana anche lei che e veramente brava e mi rende molto felice. Adesso mia compagna aspetta un bimbo, e siamo veramente felici.
 
Io vivo a Roma, però in questo tempo sto soffrendo un po’, perché non ho potuto sistemare la mia documentazione (non ostante tutto l’aiuto che mi ha dato la mia ex comunita religiosa)  non ho trovato un lavoro che me permetta guadagnarmi il pane con onesta e degnamente.Io per quello voglio chiedervi il suo aiuto, siamo fratelli nel sacerdozio, ho un figlio che viene in camino e cerco il suo aiuto vi prego.
 
Sono venuto tre anni fa a fare un dottorato in teologia,pero dopo avere scoperto il vero amore della mia vita ho avuto il coragio di lasciare tutto…..ci sono dei momenti in cui ho sofferto tanto, dopo avere recivuto l’aiuto della mia ex comunita, ho fatto di tutto per guadagnarmi il pane, ho lavorato come muratore,ho fatto pulizie nelle case,mi sono presso cura dei malati, ho lavorato come autista, ho consegnato publicita per le strade,consegno giornali gratuiti nelle stazioni della metro a roma, ho fatto di tutto, però sempre questo tipo di lavori hanno finito e io sono rimasto senza niente…  adesso sono preocupatto per la nascita di mio figlio e vorrei trovare qualcosa e mi fido di voi per trovare qualche aiuto…
 
Io sono Giovane, so parlare l’italiano, conosco lo spagnolo, ho studiato teologia, sono stato un insegnante, mi piacciono i libri, so guidare la machina e ho la patente, so lavorare col compiuter.
 
Scusatemi per il disturbo, volevo sapere se poso parlare con qualcuno di voi, io non vorrei creare disturbo, però mi offro disponibili per quello che voi credete necesario…
 
Siamo fratelli nel sacerdozio, io ho bisogno del suo aiuto e aspetto che voi mi aiutate… se e posibilie avere qualche intervista con voi, io sarei molto contento.
 
Come me qui a roma siamo molti che abbiamo lasciato il sacerdozio e adesso non abbiamo niente, vi prego datemi una mano.
 
Aspetto qualche riposta.
Dio vi benedica.
 
J. C.


L’appello è rivolto a tutti i visitatori del sito. Il giovane sacerdote e la sua compagna sono a pochi mesi dalla nascita del loro figlio… La redazione del blog invita a sostenere il progetto di aiuto per J.C.

Per eventuali donazioni e contributi o per segnalare qualche offerta di lavoro scrivere a sacerdoti.sposati@alice.it

Celibato: che senso ha che una donna partecipi ad un dibattito che “non dà risposte”?

Cominciavo ad affezionarmi al vostro blog, confortata
anche da un margine di "rapporto personale", ma in questi giorni mi sono chiesta che senso ha che una donna partecipi ad un dibattito che "non dà risposte"? La vostra battaglia è motivata e
"dovuta" perché si pone come " caso di coscienza" all’interno
della vostra scelta sacerdotale e matrimoniale. Ma la mia voce resta
insensata e solitaria, posta in una comunicazione del tutto unidirezionale:
un blog rappresenta un luogo di opinioni, dove le persone si esprimono
comunque cautelate da un’ideologia e da una appartenenza. Mi sembra però
che la "parola vera" delle donne, in quanto tali, non esca, e
neppure quella dei preti!
Mi metto quindi in disparte perchè credo che il punto interessante sarebbe,
almeno nella mia logica, quello di far affiorare una domanda: quali
conflitti, quali riflessioni, quali desideri, quali ideali  si celano
nell’animo di un sacerdote costretto al celibato?  In questo argomento
siamo tutti profani perché  suppongo che in materia regni un silenzio
secolare! In quale bidone della spazzatura finiscono i sensi di colpa?
Eppure non sento la voce dei "preti celibi contro il celibato
d’obbligo". Come  mai, don Serrone, preti e suore non si esprimono
(ovviamente tutelati nel nome!)? Hanno paura, non si fidano, non ci credono,
si stanno difendendo da sentimenti ritenuti inaccettabili o stanno dietro le
quinte ad aspettare?
Non mi sembra che il vostro operato si esaurisca in una
"sanatoria", ma stia mettendo in discussione tematiche di fondo
che dovrebbero far riflettere tutti che lo si voglia o no!. I preti
messicani lo confermano! Quanti sono nel mondo i preti che in questo momento
stanno ascoltando zitti zitti, ma con orecchie grandi come quelle di Dumbo
(ve lo ricordate l’elefantino di Disney?).