Lettera: Ho deciso di abbandonare il convento durante il noviziato

Ciao Don Giuseppe,
ho 45 anni, sposato, padre di tre figli.
Intorno ai venti anni ho trascorso circa tre anni in convento, tra i padri passionisti.
Ho deciso di abbandonare il convento durante il noviziato, senza emettere i primi voti.
Lasciare il mondo clericale e’ stata un’esperienza dolorosa, per motivi che hai descritto bene a piu’ riprese.
Non ho lasciato il convento per una donna, mi sono sposato soltanto 12 anni dopo.
Per grazia di Dio mi sono ricostruito un’esistenza, a parte una vita lavorativa abbastanza precaria che comunque condivido con milioni di italiani.

Dalla mia esperienza ho tratto tuttavia conclusioni opposte rispetto alle tue.
Rimango dell’idea che il sacerdozio sia cosa da celibi. E penso che tu, come altri, stia teorizzando cio’ che ti serve a giustificare la tua attuale condizione.

Pur avendo vissuto nella comunita’ cattolica in questi anni, fino ad oggi, non ho mai avuto la ventura di incontrare un prete "spretato" (passami il termine per brevita’) che avesse il coraggio di guardarsi dentro fino al punto da analizzare in modo secondo me obiettivo il suo percorso interiore.
Tu mi dirai che sono presuntuoso ad affermare questo. Io ti rispondero’ che in fondo avrei potuto fregarmene di scriverti stasera, come spesso in passato mi e’ capitato con degli spretati che volevano
convincermi delle loro posizioni. Contenti loro…

Il punto e’ che se non si fa verita’ dentro di se’ si rimane divisi. E si sta male.
La vita ci chiama a correre in avanti, e questo sembra possa aiutarci a dimenticare una condizione interiore che tuttavia rimane irrisolta.
E non sara’ l’approvazione ecclesiastica, non sara’ un editto papale che dia liceita’ al matrimonio del prete a cambiarla. Il problema e’ interno e investe il nostro rapporto con Gesu’, il Cristo.

E’ incredibile, a mio avviso, come diversi "spretati" cerchino conforto alle loro teorie tra coloro che non possono neanche lontamente immaginare (e, che e’ peggio, nemmeno lo vorrebbero), il percorso interiore di un uomo scosso dai dubbi circa l’opportunita’ di proseguire lungo la via clericale cosi’ come e’ intesa nella Tradizione cattolica.

Milingo che si getta tra le braccia di Moon potrebbe essere l’icona mediatica di quanto ho appena detto.

In ogni caso, brandire il Vangelo a propria giustificazione e’ da masochisti, e’ un auto depistaggio.
I riscontri, le risposte si trovano all’interno.  Le trovera’ soltanto l’onesto, magari dopo sovrumana fatica.
E magari scoprira’ che nel vasto cuore di Dio, quel Dio che ama ciondolarsi nella nostra coscienza e illuminarla, esiste un modo per far convivere "l’esigente" posizione magisteriale (che e’ anche quella di molti credenti come me) con il proprio vissuto, senza che una delle due istanze debba essere annientata perche’ l’altra sopravviva.

Con affetto
Luca Sponta

Senza categoria

Lettera: Ho deciso di abbandonare il convento durante il noviziato

Ciao Don Giuseppe,
ho 45 anni, sposato, padre di tre figli.
Intorno ai venti anni ho trascorso circa tre anni in convento, tra i padri passionisti.
Ho deciso di abbandonare il convento durante il noviziato, senza emettere i primi voti.
Lasciare il mondo clericale e’ stata un’esperienza dolorosa, per motivi che hai descritto bene a piu’ riprese.
Non ho lasciato il convento per una donna, mi sono sposato soltanto 12 anni dopo.
Per grazia di Dio mi sono ricostruito un’esistenza, a parte una vita lavorativa abbastanza precaria che comunque condivido con milioni di italiani.

Dalla mia esperienza ho tratto tuttavia conclusioni opposte rispetto alle tue.
Rimango dell’idea che il sacerdozio sia cosa da celibi. E penso che tu, come altri, stia teorizzando cio’ che ti serve a giustificare la tua attuale condizione.

Pur avendo vissuto nella comunita’ cattolica in questi anni, fino ad oggi, non ho mai avuto la ventura di incontrare un prete "spretato" (passami il termine per brevita’) che avesse il coraggio di guardarsi dentro fino al punto da analizzare in modo secondo me obiettivo il suo percorso interiore.
Tu mi dirai che sono presuntuoso ad affermare questo. Io ti rispondero’ che in fondo avrei potuto fregarmene di scriverti stasera, come spesso in passato mi e’ capitato con degli spretati che volevano
convincermi delle loro posizioni. Contenti loro…

Il punto e’ che se non si fa verita’ dentro di se’ si rimane divisi. E si sta male.
La vita ci chiama a correre in avanti, e questo sembra possa aiutarci a dimenticare una condizione interiore che tuttavia rimane irrisolta.
E non sara’ l’approvazione ecclesiastica, non sara’ un editto papale che dia liceita’ al matrimonio del prete a cambiarla. Il problema e’ interno e investe il nostro rapporto con Gesu’, il Cristo.

E’ incredibile, a mio avviso, come diversi "spretati" cerchino conforto alle loro teorie tra coloro che non possono neanche lontamente immaginare (e, che e’ peggio, nemmeno lo vorrebbero), il percorso interiore di un uomo scosso dai dubbi circa l’opportunita’ di proseguire lungo la via clericale cosi’ come e’ intesa nella Tradizione cattolica.

Milingo che si getta tra le braccia di Moon potrebbe essere l’icona mediatica di quanto ho appena detto.

In ogni caso, brandire il Vangelo a propria giustificazione e’ da masochisti, e’ un auto depistaggio.
I riscontri, le risposte si trovano all’interno.  Le trovera’ soltanto l’onesto, magari dopo sovrumana fatica.
E magari scoprira’ che nel vasto cuore di Dio, quel Dio che ama ciondolarsi nella nostra coscienza e illuminarla, esiste un modo per far convivere "l’esigente" posizione magisteriale (che e’ anche quella di molti credenti come me) con il proprio vissuto, senza che una delle due istanze debba essere annientata perche’ l’altra sopravviva.

Con affetto
Luca Sponta

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Rubrica "testimonianze d'amore" spazio aperto…

La settimana scorsa il blog ha ospitato alcuni commenti sulla rubrica "testimonianze d’amore".  Una  cara visitatrice ha  apportato  un notevole contributo al dibattito e la  redazione  si dichiara  ancora  disponibile ed aperta  ai suoi  interventi.

Ecco quanto scrive la visitatrice a conclusione della corrispondenza con la redazione e la curatrice della rubrica Advita:

Non si preoccupi dott. Advita.
Sono spiacente per il malinteso che si è creato dovuto, forse alla incapacità di sintonizzarci sulla stessa lunghezza d’onda, e soprattutto alla mancanza di conoscenza reciproca. Questa nostra incomprensione iniziale, superata senz’altro, non può che lasciare spazio alla stima e ad una grande simpatia.Tornerò a farvi visita – sono un tipo abbastanza ruvido,tetragono, monolitico – mi volete ancora??!!!
Grazie per il chiarimento
Con affetto
L’amica scrivente

L’aspettiamo ancora e riconfermiamo che lo spazio della rubrica è "aperto" a nuovi testi e testimoianze.
Per la redazione
d. Giuseppe Serrone

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Lettera a Don Sante di don Franco Barbero

Caro don Sante,

leggo oggi, prima ancora di poterti sentire al telefono, che ti hanno sospeso a divinis e ti hanno rimosso dalla parrocchia di Monterosso, provincia di Padova. C’era da aspettarselo.

Ma mi rallegra in fatto che tu non ti perdi in polemiche e ricorsi, perché hai dichiarato che continuerai il tuo ministero di prete come prima. Bravissimo amico mio.

La sospensione o la scomunica sono puri atti amministrativi e burocratici che non hanno alcun valore rispetto al cammino di fede. Continua a fare il prete: “Nella mia vita non cambia nulla”, hai dichiarato.

Domenica 28 ottobre ho presieduto l’eucarestia in cui due donne lesbiche si sono sposate tra un centinaio di persone che festeggiavano il loro amore pieno di fede e di coraggio. Penso che oggi anche tu troverai un ministero più “spazioso” con tanti credenti che non ti chiederanno se sei obbediente al papa. Anzi, si sentiranno più a loro agio se incontreranno in te un prete fratello, non un funzionario del potere vaticano e curiale.

Segnalami per tempo gli incontri che stai organizzando perché mi interessano. E poi, siccome giovedì 15 novembre sarò a Verona per la presentazione del mio libro “Il dono dello smarrimento”, spero proprio che avrò la gioia di incontrarti.

Ti abbraccio… Scusami se mi permetto un consiglio: prega, studia, dai vita ad un bel gruppo biblico… Quando la gente impara a leggere le Scritture dei due Testamenti… il vaticano è neutralizzato … e le scomuniche si digeriscono come un uovo alla coque.

E poi, guardando avanti, è sempre utile ricordare che per far nascere una comunità bisogna andare oltre la protesta e costruire una proposta. Ti abbraccio con tanto affetto.

Don Franco

Pubblicato da don Franco Barbero

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Chiarificazioni sulla rubrica

Una visitarice del sito aveva inserito nel blog un commento. La redazione aveva inserito il testo per il contenuto nella rubrica "testimonianze d’amore".

La curatrice della rubrica, Advita, ha inviato il testo in risposta alla lettera dell’amica scrivente.

ecco il testo:

"Gentile Signora, comprendo benissimo il Suo sdegno, ma io ricevo anonimamente le lettere da inserire nella rubrica e colgo l’occasione per rispondere, ovviamente a modo mio, in base ad un "mio ascolto" e, mai e poi mai, mi permetterei di giudicare una Sua opinione. Purtroppo rivolgendomi ad "un pubblico" accade di generalizzare e quindi, involontariamente di "usare il testo come spunto". ! Se Lei nota, la Sua è la prima lettera "indiretta" e cioè in cui non rispondo rivolgendomi alla persona. Credo comunque sia mio dovere scusarmi con Lei perchè posso capire la brutta sensazione di "strumentalizzazione". Rispetto pienamente il Suo punto di vista e, oserei dire che, addirittura, concordo con Lei su molti punti.Mi dispiace se ci sono stati involontari "giudizi di valore" sui contenuti o "pareri non richiesti". Spero Lei voglia continuare ad arricchire il blog, anche perchè le sue opinioni mi sembrano ben documentate. La Sua osservazione, peraltro, percepita anche da me, sarà comunque utile per valutare  in seguito con più attenzione l’inserimento in "testimonianze" delle mails che mi pervengono. Mi permetta comunque di ringraziarla (non sono un tipo complimentoso!) di cuore. Advita"

Inseriamo per completezza anche la lettera della visitatrice (a questa lettera ha risposto nei post e nei commenti anche la redazione.
ecco il testo:

INVIO LA MIA RISPOSTA IN MERITO AL SUO INTERVENTO. PERSONALMENTE AVEVO SCRITTO AL BLOG SOLO PER UN MIO PARERE AL FINE DI DARE  UN CONTRIBUTO, SE PUR MODESTO.. INVECE HO RITROVATO IL MIO PENSIERO NELLA RUBRICA" STORIE D’AMORE".
 
IN PRIMIS SONO RIMASTA SCONCERTATA , PER NON DIRE DELUSA, E PURE UN TANTINO SECCATA PER IL MODO ARBITRARIO CON IL QUALE L’AVETE STRUMENTALIZZATA. 
SECONDARIAMENTE RITENGO CHE IL VOSTRO APPROCCIO AL TEMA, ASSAI SPINOSO E TUTT’ALTRO CHE ROMANTICO PER LA COMPLESSITA’ E SERIETA’ CHE COMPORTA, SIA TUTT’ALTRO CHE EFFICACE, ANZI, LO CONSIDERO DISTORTO: I CONSIGLI CHE DATE SONO FUORI DALLA REALTA’ SDOLCINATI E INCONSISTENTI E INDUCONO ALL’ERRORE E ALLA DELUSIONE.
 
FATTA QUESTA PREMESSA LE SCRIVO IN RISPOSTA QUANTO SEGUE:
 
MI PERMETTA, CARA ADVITA, DI DISSENTIRE: QUI NON SI TRATTA AFFATTO DI "ACQUISIRE SICUREZZA ATTRAVERSO UN PENSIERO PER AMMANSIRE LA COSCIENZA" E NEPPURE DI UN "TENTATIVO PER GIUSTIFICARE IL PROPRIO AMORE" -ALMENO E’ QUESTO CHE SI EVINCE DAL SUO INTERVENTO IN RIFERIMENTO ALLA MIA TESTIMONIANZA- CREDO, INVERO, CHE L’ASPETTO RELATIVO ALLA COSCIENZA SIA ASSOLUTAMENTE SECONDARIO, NEL SENSO CHE LA COSCIENZA ,COME IMMAGINO LEI SAPPIA, PUO’ ESSERE PERCEPITA IN DIVERSI MODI, PUO’ ANCHE ESSERE FALSA PUR CONSERVANDO I CONNOTATI DELLA VERITA’, MA E’ UNA VERITA’ SOGGETTIVA E NON SEMPRE RISPONDENTE AL VERO. PER CIO’ CHE RIGUARDA LA MORALE POSSO RISPONDERLE CON LA VOCE DI S.PAOLO: "TUTTO E’ LECITO, MA NON TUTTO EDIFICA". C’E’ UNA MORALE FONDAMENTALE CHE CI INVITA E CI OBLIGA AL RISPETTO DI NOI STESSI E DEGLI ALTRI E SI CONDENSA IN UNA SOLA PAROLA "AMORE".
 
QUESTA  (LA MORALE) NON E’ AFFATTO IMPOSTA DALL’ESTERNO QUASI CHE A DETTARCELA FOSSE UNA ECCLESIOLOGIA FORCAIOLA, E NEPPURE UNA SCORCIATOIA INTERIORE PER GIUSTIFICARE NOI STESSI E LE NOSTRE AZIONI. CHE CI SIA, POI,UNA MORALE DETTATA DALLE CIRCOSTANZE AFFINCHE’ CI SI POSSA SENTIRE A POSTO BEH, FRANCAMENTE, QUESTO E’ UN SUO COMMENTO E GIUDIZIO DEL TUTTO PERSONALE E GRATUITO. A MIO SOMMESSO AVVISO, SCEVRO DA PRESUNZIONE, RITENGO CHE CIASCUNO SIA ARBITRO E RESPONSABILE DI SE STESSO E DELLE PROPRIE AZIONI SECONDO IL GRADO DI CONSAPEVOLEZZA, DI SERIETA’ E DI MATURITA’ RAGGIUNTA. CHE L’AMORE APRA GLI ORIZZONTI E’ FUORI DISCUSSIONE, MA, RIPETO, BISOGNA ESSERE IN GRADO DI CAPIRE COSA S’INTENDA PER AMORE (PAROLA TROPPO USATA E ABUSATA).
ESISTE AMORE PURO E IMPURO? FRANCAMENTE HO I MIEI DUBBI. RISPONDO DI NUOVO CON LA VOCE DI S.PAOLO "TUTTO E’ PURO PER I PURI"! SE QUESTA PAROLA DELL’APOSTOLO E IN ULTIMA ISTANZA DI DIO E’ VERA COM’E’ VERA: NON ESISTE AMORE IMPURO: CIO’ CHE NON LO E’ NON E’ ASCRIVIBILE ALLA PAROLA "AMORE".
ESISTE DUNQUE L’AMORE. MA L’AMORE, SE NON E’ MEDIATO DALLA VOLONTA’ IN PRIMIS, DALLA RAGIONE E DALLA COSCIENZA E’ TALE AD UN TORRENTE IN PIENA CHE TRACIMA E TRAVOLGE, O PEGGIO ANCORA E’ COME FUOCO CHE DIVAMPA E DISTRUGGE LASCIANDO DIETRO DI SE UNA STEPPA ARIDA E SENZA VITA!
L’AMICA SCRIVENTE  DI CUI SOPRA.
    utente anonimo
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Britney Spears e la polemica con i cattolici: un caso che non c’è

(lettera al corriere della sera: a Beppe Severgnini)
come sacerdote cattolico che vive negli Stati Uniti, sono stato attirato dall’articolo di Alessandra Farkas che veniva "sparato" sul sito del Corriere con il titolo roboante "Britney: polemica con i cattolici…" a proposito dell’ultima fatica della suddetta, che fa notizia per la copertina ardita (mah!) in cui ella siede in grembo ad un aitante mio collega. Circa il contenuto musicale nulla (ho riletto per essere sicuro). Per curiosita’ e prova del nove sono andato a controllare Drudge, sito ideale per sentire il polso sia del gossip politico che dello showbiz in the USA. Vuoto spinto. Allora sono ricorso a mezzi piu’ caserecci: insegno in una scuola superiore cattolica e devo dire che, nonostante il curriculum (un po’ passe’ a dire il vero) di Ms. Spears in qualita’ di idolo pop, specie delle ragazzine, ella finisce per emergere nelle conversazioni in classe piu’ come esempio di "loser" (perdente) che come idolo. Un rapido sondaggio mi porta a pensare che ormai l’impatto di Britney sia peggio che passato, sia ormai degradato a puro gossip negativo (una mia alunna ha persino usato a proposito l’espressione "schadenfreude": e’ figlia di psicologo…). La signora Farkas poi presenta il buon Bill Donohue, portavoce della Catholic League (una organizzazione "watchdog" che quindi si deve occupare di questioni specifiche nel mondo dei media), come "religioso". Mr. Donohue lo e’ solo nel senso generico dell’avere un credo. Non e’ cioe’ ne’ prete ne’ frate o monaco. Ma, imprecisioni a parte, mi pare che questo fatterello, in se una minutia, dimostri un’ansia da parte del mondo dell’informazione di creare un caso, che c’e’ poco (se c’e’) in America, non invece di dare una notizia, presentando cosi’ un’immagine dei cattolici che, compatti, condannano la tapina Britney. Posso invece dire un bel chissenefrega? Magari non e’ elegante, ma rende bene l’idea della reazione mia e delle mie alunne. Mi chiedo se e quanto possa fare notizia in Italia. Francamente come cattolico mi fa piu’ specie il tentativo di creare un caso che una volgarita’ gratuita da parte di una starlet, che in fondo non fa che agitarsi per attirare qualche stanca polemica, nell’illusione di scioccare (ma quante volte l’abbiamo visto fare – magari meglio – questo giochetto?). E’ informazione spettacolo, bellezza, o solo cattiva informazione? Ma davvero "vende"?

Stefano Colombo , stfclm@hotmail.com – fonte: www.corriere.it

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Lettera alla redazione: "Più preti casti, più donne escluse dal sacerdozio,meno operai nella vigna!!"

Mi vado sempre più convincendo che
AVETE RAGIONE.

 

Nel Vangelo Gesù suggerisce di "farsi eunuchi" : ma è evidente che per lui è una situazione ideale, non tassativa. Tant’è vero che suggerisce di essere perfetti come il Padre suo :  se fosse una prescrizione tassativa, sarebbe un eretico, perchè perfetto è solo Dio.
Tralascio indicazioni arcinote : il matrimonio del Sacerdote è  normale nella Bibbia, Gesù ha istituito Capo della Chiesa un uomo sposato, e andava normalmente in casa sua, San Paolo raccomanda ai Vescovi  tenerezza nei confronti delle mogli,  eccetera.
Voglio invece richiamarmi di nuovo al Vangelo:  Gesù:
A) parlando del giudizio finale , come criterio decisivo per destinare gli esseri umani al Paradiso o meno, si basa sul bene fatto al prossimo.
 
B) Si è lamentato : "La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Mt 9,37.
 
Consideriamo UN PRETE SPOSATO e UNO NON SPOSATO. Quello non sposato ha più tempo per predicare il Vangelo eccetera. Ma anche un medico, un commercialista hanno più tempo!!!  Se escludiamo dalla professione quelli sposati, succederà una catastrofe pazzesca.
Dieci preti sposati predicheranno comunque più che uno non sposato.
Se alla Chiesa interessasse  solo quello che è essenziale, cioè la predicazione del Vangelo, i sacramenti eccetera,  non avrebbe dubbi : accoglierebbe al sacerdozio sposati e non sposati: invece preferisce
che ci siano pochi operai, purchè non sposati : se ne frega nel modo più paradossale  del punto sub B).
Ci sarebbe molto da dire anche sulla questione del voto. La Chiesa si affanna a dire che la vocazione è un dono
divino. Però prospetta con orrore la possibilità che Dio, per motivi suoi, tolga questa vocazione. Allora incastra i sacerdoti con il VOTO
Concesso che la castità è ottimale, dovrebbero essere  previsti due ordini : preti sposati e preti non sposati. Senza necessià di voti : non stiamo parlando di dono di Dio? Col voto diciamo a Dio "Guarda che se mi revochi la vocazione alla castità, io me ne fregherò : continuerò a fare conto solo sulle pollluzioni notturne, e destinerò a morte dal primo all’ultimo dei miei spermatozoi, anche se creati da Dio!"’Addirittura dovrebbe essere agevole, senza interventi gerarchici, modificare in qualsiasi momenti la propria scelta , nel caso di un prete sposato rimasto vedovo, o nel caso di uno non sposato che ha trovato la donna ideale.
 
Perchè la Chiesa impone solo preti  non sposati (ed esclude dal sacerdozio le donne, orrore!!!), fregandosene completamente di quanto sub B)?
 
Perchè non ha fiducia nella Provvidenza.  Se c’è un prete sposato, occorrono mezzi finanziari per la moglie e la prole;  se il prete decede, occorre una pensione per la moglie. Questo comporterebbe una gravissima, per la Chiesa,  decurtazione dei mezzi necessari a garantire i fasti del Papa, dei Cardinali, della Curia, la possibilità di acquistare quadri di Picasso , azioni societarie, terreni, immobili eccetera e risarcimenti stratosferici per le vittime di preti pedofili.
 
Se Io fossi Papa, mi preoccuperei di quanto detto prima a proposito di B) : a Gesù preme che ci siano operai nella vigna e non chiede loro :"questa notte hai coitato con femmina?" o "Hai una vagina invece di un pene?" "Se
 si, vattene, lascia marcire l’uva!!".. Ho l’impressione che questa faccenda della castità faccia godere come un pazzo Satana!! Più preti casti, più donne escluse dal sacerdozio,meno operai nella vigna!!"
 
A Lei, a Voi sacerdoti o ex sacerdoti con questi problemi, a quel simpaticone di Milingo dico una cosa : avete tanti argomenti, non nell’interesse Vostro ma della "vigna" : tirateli fuori!!. Se mi necessitasse un’operazione di emergenza al cuore, non mi sognerei mai di dire al chirurgo "Lei  è sposato? Allora mi lasci morire : io volevo un chirurgo che si occupi solo di chirurgia, e non si impicci di moglie e figli". E l’esempio è più che calzante : col materialismo dilagante in occidente e in Asia, la Chiesa è oramai sul Titanic e con le sue preclusioni idiote, và incontro a un iceberg mostruoso, ripeto : con grande sollazzo di Satana.
 
Costantino Frascolla
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Celibato: che senso ha che una donna partecipi ad un dibattito che "non dà risposte"?

Cominciavo ad affezionarmi al vostro blog, confortata
anche da un margine di "rapporto personale", ma in questi giorni mi sono chiesta che senso ha che una donna partecipi ad un dibattito che "non dà risposte"? La vostra battaglia è motivata e
"dovuta" perché si pone come " caso di coscienza" all’interno
della vostra scelta sacerdotale e matrimoniale. Ma la mia voce resta
insensata e solitaria, posta in una comunicazione del tutto unidirezionale:
un blog rappresenta un luogo di opinioni, dove le persone si esprimono
comunque cautelate da un’ideologia e da una appartenenza. Mi sembra però
che la "parola vera" delle donne, in quanto tali, non esca, e
neppure quella dei preti!
Mi metto quindi in disparte perchè credo che il punto interessante sarebbe,
almeno nella mia logica, quello di far affiorare una domanda: quali
conflitti, quali riflessioni, quali desideri, quali ideali  si celano
nell’animo di un sacerdote costretto al celibato?  In questo argomento
siamo tutti profani perché  suppongo che in materia regni un silenzio
secolare! In quale bidone della spazzatura finiscono i sensi di colpa?
Eppure non sento la voce dei "preti celibi contro il celibato
d’obbligo". Come  mai, don Serrone, preti e suore non si esprimono
(ovviamente tutelati nel nome!)? Hanno paura, non si fidano, non ci credono,
si stanno difendendo da sentimenti ritenuti inaccettabili o stanno dietro le
quinte ad aspettare?
Non mi sembra che il vostro operato si esaurisca in una
"sanatoria", ma stia mettendo in discussione tematiche di fondo
che dovrebbero far riflettere tutti che lo si voglia o no!. I preti
messicani lo confermano! Quanti sono nel mondo i preti che in questo momento
stanno ascoltando zitti zitti, ma con orecchie grandi come quelle di Dumbo
(ve lo ricordate l’elefantino di Disney?).

Senza categoria

Lettera: contro le logiche istituzionali globalizzanti

Caro Don Giuseppe, ho veramente apprezzato il coraggio e
l’apertura di pensiero con cui Lei ha accolto le mie lettere mettendole nel
blog. Sono rimasta piacevolmente stupita perchè mi rendo conto di essere
stata un tantino provocatoria. Tra l’altro, io così amante della liberta di
pensiero e rispettosa profondamente di qualunque scelta coerente con la
propria esistenza, tendenzialmente anticlericale  quando ciò significa
tacito consenso ad una logica istituzionale globalizzante  (come
peraltro quella di tutte le "Istituzioni Totali" a discapito talvolta
della coscienza individuale), mi ritrovo spesso, e paradossalmente, a
scandalizzarmi!.Faccio un esempio: in pochi giorni, con la scusa del Natale
e di dover fare del bene a tutti i costi, sono apparsi in TV preti e
cardinali: uno si presentava per un calendario con l’Arcuri, un altro 
dava una benedizione da canale cinque in mezzo a due bellissime  donne
tutte "scosciate" e coi seni fuori… Mi chiedo: non è vendere o
vendersi tutto questo? O il fine giustifica sempre i mezzi? Non so se sto
parlando di "morale" o semplicemente di "bon ton", ma
alle volte, le due cose coincidono!. La Chiesa pare non scandalizzarsi di
questi spazi di "vendita" in cui ormai compaiono religiosi di ogni
sorta. E’ vera o fasulla la  suorina che fa "plin plin" tra 
le acque minerali?! Ma ?! La ringrazio per la sua accoglienza nel blog.
Advita

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la Chiesa chiuda ai medioevalismi e apra le porte all'amore

Grazie mille per i vostri auguri
con frasi che aiutano a riflettere.

Un sereno Natale anche da parte
mia, perchè possiate trascorrere un Natale sereno, e che il nuovo anno
sia portatore di una ventata di novità nella Chiesa, per tutti i
sacerdoti sposati e per quelli che intendono farlo e rimanere nella
Chiesa. Affinchè la Chiesa chiuda con medioevalismi e apra le porte
all’amore.

Speriamo bene.

In bocca al lupo e auguri ancora!

Lilly

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Lettera: anelito alla giustizia e semplicità

Mi piacerebbe parlare con un prete, perchè da donna
laica non ho mai avuto modo di frequentare religiosi. Mi piacerebbe
affrontare alcune tematiche, perché il problema non è "preti
sposati", ma è poter capire quale relazione è possibile tra un uomo
e una donna, di cui uno è un religioso!. Sono sempre stata attenta ai
problemi dell’umano e sarebbe bello per me poter godere di una "chat"
con un prete. Perchè proprio un prete, perchè penso che un sacerdote
dovrebbe avere dei valori "alternativi" a quelli proposti
dall’attuale mondo che fondamentalmente divide noi viventi in due
categorie "i vincenti" e i "perdenti". Mi piacerebbe
che un prete avesse comunque  una sua integrità, un attitudine alla
ricerca di correttezza nei rapporti, un’anelito alla giustizia ed alla
semplicità.

Insomma un religioso dovrebbe essere più votato di
altri a porsi delle domande esistenziali (?!).

Forse non è affatto così, ma mi piacerebbe crederlo.
Come donna faccio fatica a pensare ad un prete come ad una sirena, metà
uomo e metà?!… Preferisco pensare ad una persona intera, anima e corpo.
Ed è proprio per questa diversità di stato che la relazione tra un uomo
ed una donna ha da sempre posto uno dei più difficili e delicati esercizi
di "crescita interiore". E la sessualità? Non è qui il problema. La sessualità viene enfatizzata
solo
se c’è una preclusione a priori,  una repressione, o, comunque per
ben che
vada, un conflitto. Si crea una zona d’ombra che rende sfuggevoli e
talvolta
scissi. Ho detto molto, ma mi piacerebbe affrontare queste tematiche con
un
contatto personale tramite e-mail. Non chiedo nè risposte nè saggezze,
ma la possibilità di scambiare il proprio sentire. Non ho bisogno di un
prete, ma
di un prete che non abbia il timore di rivelarsi nella sua veste umana. So
che per voi è solo un momento di battaglia  "politica", ma
forse quale
migliore momento di "crescita spirituale" può esserci se non il
confronto
diretto con una donna? Senza questa possibilità una donna può avvicinare
un prete solo se disposta ad essere rinnegata nella sua fisicità,
depauperata
della propria intelligenza e creatività, soggiogata alla parola di chi
"ne
sa sempre una più del diavolo"! Mi sono forse espressa in maniera
troppo
spregiudicata?  Allora domanda: è possibile parlare con un
uomo-prete? Spero di sì. Grazie. Advita

Senza categoria

Lettera: "Pace"

Or avvenne, come Giosuè era presso a Gerico, che egli alzò gli occhi, guardò, ed ecco un uomo che gli stava ritto davanti, con in mano la spada snudata. Giosuè andò verso di lui, e gli disse: Sei tu dei nostri o dei nostri nemici? E quello rispose: No , io sono il capo dell’esercito dell’Eterno. (Giosuè 5:13-14)

Quando le battaglie che combattiamo sono quelle del Signore nessun nemico può ostacolare il nostro cammino. Ma Dio non è un uomo e non prende parte a umanissimi conflitti di natura materiale o religiosa, (Luca 12:13; Marco 9:34).

Sforziamoci di conoscere, amare e praticare la Sua sovrana volontà, (Osea 6:3).

Pace.

(G.A.)

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Lettera sul celibato

Fratelli cari,

spesso càpita di ragionare sulle colpe passate della Chiesa. Ma ritengo che anche oggi la Chiesa si macchi di un delitto capitale, negatore della dignità umana, della legge naturale e perfino del nostro ordinamento giuridico: parlo del celibato ecclesiastico.

Ho avuto occasione, una decina di anni fa, di esprimere il mio pensiero in materia scrivendo a Famiglia Cristiana, in relazione alla lettera di una madre, preoccupata per la decisione della figlia di diventare clarissa (FC 5/96 e 15/96). Non solo esprimevo il mio pensiero, ma allegavo anche una lettera per la ragazza: otto anni dopo la madre della ragazza mi ha scritto dicendomi che sua figlia aveva letto, a suo tempo, con grande attenzione la mia lettera, pur proseguendo, tuttavia, il suo cammino.

Allego le mie considerazioni, allora elaborate, come contributo alla riflessione sull’argomento e in segno di solidarietà per la condizione in cui vi trovate.

Cordiali saluti.

Paolo Migneco

Senza categoria

Appello alla Chiesa

Prego la Chiesa di non abbandonare l’urlo di dolore dei propri figli, di seguire la Legge del Vangelo.

Di non farsi PADRONA di Dio e degli Uomini.

Coraggio,

coraggio, amici,

anche quando vi sembra di non riuscire più a reggere la Croce,

pensate che siete il Cireneo che aiuta Cristo, e tanti sono con voi.

Quando poi siete distrutti, allora, abbracciate Cristo in Croce,

le sue piaghe sono le vostre piaghe.

Io prego Dio di intervenire per questa faccenda che non può più continuuare a distruggere i suoi figli.

Padre, per pietà, dove sei?

Padre!

Padre, aiutaci!

Sosteniamoci gli uni gli altri con la preghiera,

con affetto,

E.S.

Senza categoria

Lettera


Salve, volevo esprimere il mio appoggio per la sua situazione e faccio tanti complimenti per il vostro sito che trovo molto interessante. Ho letto la sua storia e devo dire che mi dispiace che la chiesa e la sua diocesi l’abbia abbandonato nonostante il suo ottimo lavoro svolto, negli anni scorsi, con passione e fede.

Non capisco come mai tutti i sacerdoti della diocesi con

cui, prima di sposarsi, aveva rapporti di lavoro, d’amicizia l’abbiano abbandonato, possibile che non c’è un sacerdote (anche in privato, senza esporsi) che la sostiene nella sua decisione?…forse per paura o forse perchè lei è uscito dal loro caln. Io non conosco la sua diocesi ma a quanto ho letto il vescovo stà facendo in modo che lei non lavori, quasi a fargli un dispetto. La validità di un sacerdote non si vede se è sposato o no, se si innamora o no.

Mi scuso se ho scritto di getto così come mi veniva.

Saluti e che Dio la benedica nella sua impresa.

C.A.

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Lettera alla redazione: Che venga presto una Chiesa vera, espressione della Presenza del Signore nella storia dell'umanità

Gentile Direttore,

anzitutto un saluto ed un complimento per il sito della Sua Associazione.

L’ho trovato per caso, leggendo l’indirizzo internet in un aricolo apparso

su un quotidiano a proposito del "caso Milingo", di cui in

questi giorni si

fa un gran parlare nelle pagine di cronaca.

Spero che la notizia non esaurisca la sua parabola passando dai

"titoloni"

ai "trafiletti" per esaurirsi nel "dimenticatoio".

Purtroppo, però, temo tale

conclusione perchè il Vescovo Milingo è un personaggio molto

"variopinto",

che già in passato "ne ha combinate di tutti i colori" e questo

segna un

punto a favore per la granitica gerarchia ecclesiale, la quale coglierà

la

palla al balzo per screditare quanto Mons. Milingo sta cercando di portare

avanti.

Mi dispiace molto che questo possa avvenire perchè ritengo che quanto

commentato in tutte le salse sui giornali di questi giorni sia soltanto la

punta di un iceberg.

Sotto c’è molto di più.

C’è un meraviglioso progetto di amore, dono di Dio all’umanità,

inaugurato

dalla venuta di Dio stesso sulla terra in Gesù, che sta morendo sotto i

colpi di una irriducibile e prepotente ignoranza gerarchica cattolica, la

quale non accetta il dialogo, rifiuta le novità che "soffia" lo

Spirito,

spegne la speranza e, ciò che è peggio, ha la pretesa di dettare ciò

che è o

non è la volontà del Signore.

Rabbrividisco quando sento certi porporati ripetere "venga il tuo

Regno",

perchè in realtà vogliono stabilire la loro dittatura e con il loro

totalitarismo idolatrico allontanano tante persone dal Regno di gioia, di

pace, di misericordia di cui Gesù ci indica la Via.

Non voglio tediarLa con una predica.

Condivido un sogno.

Che venga presto una Chiesa vera, espressione della Presenza del Signore

nella storia dell’umanità.

Una Chiesa guidata con amore, senza sferzate di potere, da pastori, donne

e

uomini, che davvero ispirino il loro ministero a Cristo, Buon Pastore.

Una Chiesa che offra la speranza che Qualcuno c’è…

Una Chiesa che manifesti e testimoni questo Qualcuno, questo Compagno di

viaggio che cammina con noi, senza interferire. Che si fida di noi così

come

siamo, con tutte le virtù e tutti i limiti del nostro essere persone. Che

ci

sorride anche quelle volte che gli diciamo di lasciarci perdere.

Che ci dice: Non temere, io sono con te!

Che si commuove per i nostri passi incerti e che ci commuove, tanto è

grande

la Sua tenerezza nei nostri confronti.

Che suscita emozioni positive. Che vuole qualcosa di così grande da noi

da

sembrarci una follia, ma che ci assicura che con Lui ce la possiamo fare.

Che continua a cercarci sempre e che ci trova, anche se pensiamo di

esserci

nascosti bene.

Sogno una Chiesa che presenti la bellezza di Dio, così bello che è

naturale

volerlo far conoscere a tutti.

Una Chiesa che abbia davvero la dolcezza di una madre e ci regali il Dio

vero, così diverso da quello del catechismo o di questa vecchia gerarchia

barocca.

Il Dio che non giudica, ma ama e comprende, che fa tifo per noi anche

quando

ci facciamo un po’ schifo.

Il Dio della vita, della gioia, della speranza.

Il Dio che non si diverte a mettere ovunque etichette di peccato, che non

vuole riscuotere pegni di sacrifici e di penitenze.

Il Dio che non crea diversità, magari, come tristemente ci viene

presentato,

comportandosi da guardone per sbirciare cosa facciamo e con chi sotto le

lenzuola.

Il Dio che accoglie ogni persona in un tenero abbraccio, senza paura di

sporcarsi, perchè per Lui siamo delle meraviglie.

Il Dio che sembra quasi troppo bello che possa essere così…ma che se è

così (ed io lo credo) è veramente un amico unico ed insostituibile.

Ecco…sogno una Chiesa che dica e testimoni tutto questo.

Mi scusi se l’ho annoiata.

Con un fraterno saluto.

L.S.

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Lettera al blog: l'educazione del clero, una piaga…

Carissimo Giuseppe Serrone,
siamo sempre alla stessa.
E questi dovrebbero essere i preti  della chiesa cattolica latina tanto  caritatevoli ( almeno!) con i fratelli della medesima fede…!!!
Non  hanno nemmeno il coraggio di firmarsi!!!!
Ribadisco che sono alquanto  perplessa di preti come il fantomatico “Kamillo”; sconcerto che trova  il suo fondamento nella constatazione della loro insufficiente  preparazione teologica…questi non sanno nulla della teologia sul  ministero alla luce del Vaticano II.
Ma che tornino a scuola a  studiare…se non hanno le possibilità, io stessa regalerò loro il libro  di Basilio Petrà “Preti sposati per volontà di Dio?”, purché si impegnino a leggerlo!!!
Ma che leggono questi preti???????
Carissimo  Serrone, ti consiglio di recensire sul sito il libro che da tempo vado  segnalando…affinché seminaristi, preti e quantaltri, prima di scrivere  certe fesserie abbiano almeno l’umiltà di informarsi!!!

Spero che all’incontro in San Pietro ci siano più persone possibili a testimoniare  delle  “Cinque piaghe della Santa Chiesa”…in particolare quella: della mano diritta della santa Chiesa, che è la insufficiente educazione del  Clero… di rosminiana memoria!!!

con stima e riconoscenza

Loredana
Cortinovis
Diocesi di Milano

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Don Franco Barbero al seminarista

"impari a disobbedire a troppi "sacri pastori" che fondano il loro potere sull’oppressione delle "pecorelle". E poi l’amore non è mai nemico di Dio, del vangelo, del ministero".

(leggi il testo della lettera del seminarista)

" Caro Daniele,
 
vedo che Lei ha voluto rispondere con molta sollecitudine. Io, purtroppo, per i molti impegni di studio e di ministero, arrivo sempre in ritardo. Ora sono in treno e quando giungerò a casa mi metterò al computer e le farò pervenire queste righe che scrivo molto volentieri.
  • Avevo capito che Lei fosse uno studente di teologia. Ora mi rendo conto che evidentemente è ancora nel più totale digiuno della benché minima nozione di esegesi e di ermeneutica. Il Suo scritto mi fa tenerezza e mi fa riandare ai miei 15 – 16 anni (oltre 50 anni fa) quando mi muovevo, ignorante e manipolato, tutto interno ai luoghi comuni e non avevo alcuna capacità di rigoroso discernimento. Allora mi era facile confondere "la mia verità" con "la verità". Lei certamente è più intelligente, dotato e fortunato di me, ma il Suo scritto non evidenzia né preparazione, né spirito di ricerca; tanto meno scorgo un linguaggio umile e rispettoso delle esperienze altrui. Le scrivo questo con molto affetto ed altrettanta schiettezza.
Vengo ora a dialogare su alcuni punti della Sua sincera e divertente lettera.
1) Quando lei cita il "siate perfetti come è perfetto il Padre mio", mi sembra ignorare tutta la letteratura ed il vocabolario ebraico e greco che sottendono, in esegesi biblica, il concetto di perfezione. Spero che Lei non ignori gli studi di Gerard von Rod e, per il Secondo Testamento, gli studi di Barbaglio, Fabris, Drewermann, Tamez e altri. Altrimenti la Bibbia, usata come prontuario, davvero diventa stupidario.
2) Ma c’è qualcosa nel Suo scritto che mi segnala una Sua ritornante ossessione: Lei porta continuamente il discorso sulla castità, la masturbazione, il diavolo, la tentazione, la donna, il peccato… Non vorrei che Lei, così generoso e ben intenzionato, stesse preparandosi un futuro fortemente disturbato e squilibrato. Mi solleva il fatto che ad un certo punto della lettera Lei ha una promettente ripresa sapienziale: "forse quello che sto percorrendo non è il mio vero cammino". Non tocca a me dirlo, ma è importante, a mio avviso, che Lei si ponga questo interrogativo e che non rimuova questo dubbio. Questo "forse", a mio avviso, è più prezioso di tutte le Sue certezze.
Direi di più. Penso che Lei potrebbe trarre grande vantaggio, per la Sua crescita personale, da un intenso lavoro terapeutico. Prima di pensare a farci santi, dobbiamo cercare di restare psicologicamente sani in questa chiesa gerarchica che è strutturalmente induttrice di sofferenze.
3) Quando poi mi dice che "portando Lei ad uscire dalla chiesa cattolica il principe della divisione ha raggiunto la vittoria in una battaglia", sembra quasi che Lei alluda a papa Woytila a a papa Ratzinger che mi hanno mandato il licenziamento. Io personalmente non ho mai pensato di uscire e ora sono e continuo ad essere prete a tutti gli effetti, con un ministero che contatta centinaia di gruppi e comunità. Il licenziamento l’ho respinto.
Lei qui ha ragione: il papato è il principe di divisione, metafora che nel linguaggio biblico allude anche al diavolo. Effettivamente, senza demonizzare nessuno, con grande rispetto di tutte le persone, il vaticano è una fabbrica efficiente di "diavolerie", di divisioni. Pensi alle recenti dichiarazioni di Benedetto XVI anche lui ossessivamente ripetitivo sui Pacs e su tutto ciò che coinvolge l’affettività e la sessualità.
4) Ma la Sua lettera, riga dopo riga, diventa sempre più indefinibile tanto che non trova l’aggettivo appropriato. Mi scrive: "Ha perso il gregge. Non è più pastore. Non le fa male questo? Il lupo è arrivato e lei come un mercenario se ne è andato. Le pecore sono state sbranate"…
Dove ha trovato questa pagine di "horror"? Ma Lei soffre di incubi notturni, è affetto da disturbi neuro-vegetativi, ha sovente dei deliri, frequenta locali of limits, ha usato allucinogeni?
In ogni caso voglio amabilmente e teneramente tranquillizzarla e sottrarla a questi incubi spiegandole in breve come sono andate e come vanno le cose…
Dunque, nella mia vita non è arrivato nessun lupo, ma una donna come tantissime altre: una donna saggia, bella, innamorata di Dio, piena di ideali e di pratiche di solidarietà, lietissima che io fossi prete e desiderosa che io continuassi nel mio ministero. Dio ci ha regalato questo amore pieno di tenerezza, che viviamo da anni con gioia, senza chiedere permesso a nessuno.
Quindi, anche se abitiamo vicino alle Alpi, qui non è arrivato nessun lupo. Venga a trovarmi a Pinerolo e constaterà di persona quanta differenza c’è tra Fiorentina e un lupo…
Quanto a me, per usare l’immagine biblica, sono più che mai pastore. Ovviamente non mi considero un "sacro" pastore e non confondo le pecore con il pecorume. Darmi del mercenario, se permette, non è proprio una finezza spirituale. E le "pecore"? Grazie a Dio stanno bene, molto bene. Sono un "gregge" molto vivace, una comunità di persone che crescono e parecchi/e di loro sono già "pastori" di altri gruppi. 
Se Lei prende il testo della Bibbia ebraica, vedrà che sono bel altri i lupi rapaci. Legga con attenzione e contestualizzi accuratamente alcune pagine dei profeti, in modo particolare alcuni capitoli di Geremia ed Ezechiele. Anche uno studio serio, rigoroso e lieto della Bibbia può aiutarci ad uscire da quelle prigionie che tolgono l’ossigeno.
Certo, è doloroso per me vedere come Lei scriva delle donne nei termini della "tentazione". Si intuisce la rispettabile sofferenza di un maschio che non ha ancora conosciuto l’amore e che, come Lei riconosce candidamente, ha fatto sesso in un modo non proprio maturo: "Prima mi divertivo, bevevo, giocavo, facevo il cretino, lavoravo, avevo rapporti con l’altro sesso". Lei probabilmente il "lupo" ce l’ha dentro e per questo lo vede ovunque. Se avrà bisogno di un terapeuta, potrò esserLe di aiuto nel cercarlo.
 
Caro Signor Daniele, Lei fa molto bene a pregare. Lo faccia anche per me e gliene sono grato. Anch’io sono un cristiano che crede molto nella esperienza della preghiera.
Ma dia serenità a Suo cuore, guardi alla vita con gioia, ascolti il sangue delle Sue arterie e delle Sue vene, impari a disobbedire a troppi "sacri pastori" che fondano il loro potere sull’oppressione delle "pecorelle". E poi l’amore non è mai nemico di Dio, del vangelo, del ministero.
La Sua lettera mi offrirebbe almeno dieci altri punti per un lungo dialogo, ma per ora mi fermo. Se Lei vorrà, continueremo anche a quattr’occhi.
La saluto con tanta simpatia e l’abbraccio con tenerezza mentre La invito a casa nostra dove potrà incontrare quel terribile lupo di mia moglie. Faremo anche una breve passeggiata tra i tredicimila volumi della mia biblioteca distribuita anche in varie cantine della città.
 
don Franco Barbero
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Reazioni alla lettera del seminarista e alla lettera di don Barbero

Abbiamo ricevuto in redazione una lettera di commento dopo la pubblicazione della lettera di un seminarista al sito dei sacerdoti lavoratori sposati. Il seminarista chiamava "in gioco" anche don Franco Barbero. Avevamo inviato la lettera a don Barbero e pubblicato nel sito anche la sua risposta. Pubblichiamo nel blog la prima lettera dei visitatori.

Ecco il testo:

Carissimo don Franco,
la mia più totale solidarietà per quanto da
tempo vivi e stai sostenendo.
Sono alquanto perplessa che nei seminari
siano presenti personaggi come il seminarista che ti ha appena scritto.
C’è da stare freschi se questi sono i futuri prossimi preti della
chiesa cattolica.
Uno strisciante sotteso  schifoso fondamentalismo che
preoccupa, anche perché mi sembra che seminaristi di questa pasta non
conoscano assolutamente la Teologia.
Ma che fanno in seminario?
Del  resto, vista la carenza di vocazioni si prende di tutto e di
più…prenderanno anche le scimmie tra un po’!!!
Basterebbe consigliare
al seminarista di non perdere il suo tempo scrivendo certe fesserie, ma
studiando di più la Teologia.
Chissà se ha mai letto, l’illustre
pensatore seminarista, il libro di Basilio Petrà: “Preti sposati per
volontà di Dio?”?!!!
Bisognerebbe regalare un po’ di copie a questi
seminaristi invasati!
Mi piacerebbe tanto sapere da quale Diocesi viene
tanta sapienza; 
io ringrazio sempre Dio di aver incontrato un uomo
prete  che vive accanto a me, che ha studiato al Nord la 
Teologia… certo di vedute molto più aperte.
Caro don Franco, sei stato
fin troppo educato e magnanimo nella tua risposta, con certa gente non
bisognerebbe far altro che dire: TORNA A SCUOLA O CAMBIA MESTIERE!

loredana cortinovis
insieme ad Alex

milano

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La risposta di don Franco Barbero al seminarista

Gentile Signor Daniele Lanzani,

La Sua lettera, che mi è giunta molto gradita, mi offre la piacevole occasione di dialogare con una persona giovane, piena di fede e di disponibilità ad abbracciare la strada del Vangelo.

  • Lei giustamente fa dell’amore il centro della sua vita e intende viverlo nella più completa castità futura. Sono pieno di rispetto per chi, con fede ed entusiasmo, per amore di Dio e del prossimo, sente questa strada come la chiamata del Signore. Conosco dei preti che vivono intensamente e felicemente questa realtà nella loro vita quotidiana. Le auguro di cuore di poter vivere, se questa nei prossimi decenni sarà ancora la sua prospettiva, secondo il progetto che oggi lei sta preparando e realizzando.

  • La Sua lettera mi sembra però troppo perentoria. Come può dubitare che esistano altre "chiamate", altri percorsi? Chi mai ha pensato o scritto che "si può racchiudere lo spirito di grazia verso solo una ragazza"? Un amore che si esprima solo all’interno di una coppia intisichisce, si imprigiona, nega l’orizzonte fondamentale del vangelo. Il "soffio" che viene da Dio, il Suo spirito ci sospinge a guardare al mondo, alla chiesa, ai più tribolati. Lei ha certamente ragione se intende accennare al fatto che molte coppie si chiudono in se stesse e diventano "familistiche", incapaci di vivere la dimensione aperta, l’accoglienza, la condivisione. Ma anche su questo punto non si può generalizzare. Conosciamo tutti tanti preti che vivono il loro celibato senza dare alcuna testimonianza di amore. Anche nella castità ci si può imprigionare come in una fortezza e ci si può isolare come in una prigione. E poi, siccome dedico molta parte della mia vita all’ascolto dei confratelli, vedo ogni giorno quante contraddizioni si nascondono dietro il celibato ecclesiastico…

  • Trovo davvero poco rispettoso ciò che Lei scrive sul "nostro amore e interessamento verso uomini che stanno passando un periodo di istintività". La pregherei di riesaminare le Sue valutazioni e il Suo linguaggio. Forse Le è difficile, anche in ragione della giovane età, comprendere appieno certi percorsi dolorosi, faticosi, solitari compiuti proprio per essere onesti con se stessi e con il Vangelo. La prego: ci pensi. Il prete e la donna che desiderano collocare la loro vita alla luce del sole e condividere un impegno familiare ed ecclesiale, sono riducibili a dei soggetti che agiscono per istintività? Ma come può esserci contraddizione tra l’amore umano e l’amore divino? L’amore di due creature non è forse un meraviglioso dono di Dio che ci spinge ad amare oltre? Come io non sospetto della Sua decisione per castità assoluta perché Lei non riconosce la stessa possibilità vocazionale per un prete sposato? Come può una legge ecclesiastica (solo cattolica) negare la fecondità di una tale scelta che fu possibile per secoli? 

  • "Non state facendo un bel favore alla Chiesa Cattolica". E’ la Sua rispettabile opinione. La mia e la nostra è totalmente diversa. In primo luogo ci preme fare un buon servizio alle persone e al vangelo. Infatti il vangelo e la vita delle persone concrete rappresentano il nostro obbiettivo e il nostro impegno centrale. E poi, certo, vogliamo aiutare la chiesa di cui siamo e ci sentiamo parte a liberarsi dai pregiudizi, dal misogenismo, dalle fobie sessuali, dalla lettura fondamentalista di certi passi della Bibbia che vengono usati come pallottole contro le donne, gli omosessuali, i preti sposati.

  • In ogni caso, grazie del Suo invito finale: "Ripensateci". Le assicuro che lo facciamo sempre. Però, da come vanno le cose, è il magistero che non sa ripensare e continua a enunciare principi assoluti che da tempo la cultura, l’esegesi e l’ermeneutica hanno ridotto a merce scaduta. Ci sono molti modi di amare la chiesa: il Suo e il nostro. Spero che potremo riparlarne fra dieci anni e forse Lei e noi… ci avremo ripensato…

Intanto… buon cammino a Lei sulla strada del nazareno, dalla parte degli ultimi.

Un forte abbraccio.

don Franco Barbero

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Lettera di un seminarista alla redazione

Buongiorno.
Mi chiamo Daniele Lanzani.
Sono un ragazzo giovane.
La mia vita è sempre stata di grandi libagioni ma adesso ho capito che la vita è amore, non amore per il mio corpo, ma amore verso il mio prossimo.
Voi avete avuto una chiamata dal Signore? Non credo proprio. 
Come potete osare di dire che si può racchiudere lo spirito di grazia verso solo una ragazza?
Mi sono anche informato sulla storia di (ex) don Franco Barbero. Credete che il Signore abbia bisogno del vostro "amore" e interessamento verso uomini che stanno passando un periodo di istintività?
Nei miei 22 anni di vita ho compreso la mia strada verso il Signore e verso la più completa castità futura. E questo grazie a sacerdoti che mi hanno fatto capire che la sessualità è un dono di Dio che va vissuto nella sua bellezza laicale.
Non state facendo un bel favore alla Chiesa Cattolica.
Ripensateci…
 
Daniele Lanzani
Seminarista
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Il problema dell'emancipazione cristiana dei ministeri

Antonio De Angelis, un sacerdote sposato di Poggio di Sanremo (Imola), ha denunciato, con una lettera all’Espresso del 2 Febbraio 2006, il reclutamento di minori nella Chiesa, sopratutto nelle parti più povere del mondo, per cercare di superare la crisi delle vocazioni.

Un problema da denunciare "perché è proprio nei seminari e in età precoce che viene instillata un’educazione distorta sull’affettività e la sessualità". 

Al De Angelis, entrato in seminario a 10 anni dicevano che "la donna era la tentazione del demonio e che era peccato grave baciarsi tra uomini e donne, ma non tra uomini".  L’ex parroco ha scritto   anche di aver subito un tentativo di abuso da parte del rettore del suo seminario.

La gerarchia della Chiesa è rimasta sorda agli appelli di cambiamento delle varie organizzazioni, nazionali e internazionali, che rappresentano nel mondo 120 mila sacerdoti sposati.

Per chi è interessato a questi temi, Stefania Rossini consiglia la lettura di un denso libro di denuncia dal titolo "L’amore ordinato" scritto da Giancarla Codrignani, ex parlamentare della sinistra indipendente, presidente della Loc (Lega degli obiettori di coscienza al servizio militare),  saggista, impegnata nei movimenti di liberazione, di solidarietà e per la pace. Con la forza dello sguardo laico nel discutere il grande tema ecclesiale del celibato ecclesiale, il libro "rimanda con misura a storie d’amore vietate eppure frequentissime di religiosi che scoprono la sessualità con una donna". L’autrice ha la "delicatezza di raccontare anche l’altra faccia della vicenda: l’ingiusto smarrimento di donne innamorate, spesso abbandonate per viltà, qualche volta sposate con coraggio, ma comunque considerate peccatrici per aver portato via un uomo a Dio".

San Paolo prescriveva per le donne silenzio e velo in testa… Ma oggi, anche se possiamo vedere giovani ragazze leggere, accanto all’altare, i brani liturgici, senza alcun velo, e papa Wojtyla abbia parlato del "genio femminile",  permangono ancora ritardi che si seguitano a lamentare.   Più in là non si è andato. Niente "ordini sacri, e che la donna stesse al posto suo che, nonostante tutto, restava ancora di soggezione all’imperante patriarcato di una chiesa tuttora maschilista. E, finché vige la norma del celibato ecclesiastico e il quasi dogma dell’esclusione femminile dall’ordinazione sacerdotale – due fatti diversi ma pur tra loro correlati – la chiesa non può essere diversa. Perciò il superamento di questi due scogli va molto al di là di una rivendicazione femminile e di una liberalizzazione maschile – entrambi pur sacrosanti e necessari – per giungere alla configurazione di una chiesa altra e diversa, meno legata a condizionamenti storici e più fedele alle origini" (Adriana Zarri).

L’agenzia Adista (cf. 33237 – ADISTA) ha curato una scheda del libro. L’articolo pone precise domande a partire dal testo:

«Che ne è, oggi, dell’"amore ordinato", e cioè quello che un prete (o un religioso) costruisce con una donna, stabilendo con lei una piena relazione affettiva? Che ne è di questo amore, spesso "indicibile", vissuto nell’angoscia, nella sofferenza e anche nella paura? E che ne è della donna, laica o religiosa, implicata in un cammino che poi, magari, lui, non vuole più compiere? E perché la Chiesa cattolica latina, a livello gerarchico, insiste tuttavia nel mantenere di fatto indissolubile celibato e sacerdozio (con la eccezione dei pastori anglicani che si fanno cattolici, e poi preti, pur essendo sposati)? Domande vere su problemi veri, anche se solitamente sottaciuti, quelli che si pone Giancarla Codrignani ne L’amore ordinato…».
L’Autrice  «lascia sullo sfondo la cronaca, che ogni tanto, con toni scandalistici, arriva sulle prime pagine dei giornali, informandoci magari che "Don Tizio, innamorato, è fuggito con una sua parrocchiana".

Essa, invece, accenna solo, con flash, ad alcune storie concrete, ma per arrivare subito alle domande di fondo: perché la legge del celibato sacerdotale, e perché – in stretta connessione – l’esclusione della donna dall’altare?

"Se Gesù fosse stato femmina – scrive la Codrignani – nessuno avrebbe inteso come segno di potere l’agire in persona Christi [così, dice la teologia cattolica, agisce il prete quando celebra i sacramenti, ndr] o avrebbe pensato di fare del sacerdozio il sacramento che sovrintende, di fatto, all’esistenza di tutti gli altri.

Da molti decenni, almeno dopo il Concilio Vaticano II e l’accoglimento dei metodi democratici, neppure molti uomini e molti preti apprezzano i segni del potere nel cuore della religione. Anche se – escludendo i pochi che contestano la conformità del principio sessista con l’interpretazione della Scrittura – il privilegio del "dir messa", appare violentemente simbolico e piace agli uomini, prigionieri del proprio ego. Il problema sostanziale, dunque, per un’emancipazione cristiana dei ministeri, si riduce al fatto che la presidenza dell’eucaristia sia vietata al genere che per primo vide la manifestazione del Risorto e da lui riceve il mandato dell’annuncio; annuncio non creduto dai discepoli (proprio perché riferito da donne?), ma che segna indiscutibilmente una precedenza. Come mai chi, in persona Christi, distribuisce il Suo corpo e il Suo sangue, isola l’incarnazione nella metafisica della transustanziazione, vive il disgusto o la paura della propria carne e dell’altrui corpo, superandone il fastidio solo se si tratta di malati o di morti e accetta di usare il sacramento come privilegio di genere?".

Un sacerdozio reso casta, e un celibato imposto per legge ai preti latini – aggiunge la Codrignani – pone problemi teologici e pastorali che invano le istituzioni ecclesiastiche cercano di tacitare; e una riflessione approfondita su che cosa significhi amare Dio nell’esperienza dell’amore umano, conclude l’Autrice, metterebbe in luce come le normative vigenti, e l’impianto ideologico che le sostiene, siano carenti di motivazioni credibili».

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Lettera alla redazione

Cari amici,
vi giunga il mio più convinto sostegno alla causa dei preti sposati che con tanta tenacia e dedizione portate avanti: il Regno di Dio annunciato da Gesù è per tutti, sposati e celibi che siano!
Mi permetto farvi un’osservazione che non è solo terminologica: l’uso dei termini "sacerdote" e "sacerdotale" nel linguaggio cristiano è assolutamente improprio, perchè i ministri sono "presbiteri" o più comunemente detti "preti", perchè, come insegna il Concilio Vaticano II, tutti i credenti sono sacerdoti e sono un popolo sacerdotale.
Consiglio quindi vivamente di correggere tutte le dizioni sul sito con i termini "sacerdote" e "sacerdotale" in "prete" e "presbiterale"; così facendo contribuiamo a formare le coscienze dei laici cristiani ad una più matura visione di fede ed a allontanarli da ogni forma di vieto clericalismo.
Auguri di ogni bene nel Signore a voi ed a tutte le vostre famiglie!
 
(lettera firmata)
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Appello: richiesta di aiuto di un sacerdote per lavoro

Ciao carissimi sono J.C., giovane  sacerdote sposato del sudamerica. Prima di tutto vorrei ringraziarvi per il lavoro che state facendo nell’aiutare a tanti sacerdoti che si trovano senza aiuto dopo aver lasciato il sacerdozio e dopo aversi sposato. Io ho cercato sempre l’aiuto di gente come me, però non gli ho trovato, non sapevo che essistesse la vostra associazione,e dopo aver cercato in internet sono molto felici di averci incontrato e spero che voi mi potete acogliere nella vostra associazione.
 
Io sono un giovane sudamericano che mi trovo a Roma e dopo avere sentito l’amore nel mio cuore ho lasciato la vita religiosa e voglio sposarmi con una donna sudamericana anche lei che e veramente brava e mi rende molto felice. Adesso mia compagna aspetta un bimbo, e siamo veramente felici.
 
Io vivo a Roma, però in questo tempo sto soffrendo un po’, perché non ho potuto sistemare la mia documentazione (non ostante tutto l’aiuto che mi ha dato la mia ex comunita religiosa)  non ho trovato un lavoro che me permetta guadagnarmi il pane con onesta e degnamente.Io per quello voglio chiedervi il suo aiuto, siamo fratelli nel sacerdozio, ho un figlio che viene in camino e cerco il suo aiuto vi prego.
 
Sono venuto tre anni fa a fare un dottorato in teologia,pero dopo avere scoperto il vero amore della mia vita ho avuto il coragio di lasciare tutto…..ci sono dei momenti in cui ho sofferto tanto, dopo avere recivuto l’aiuto della mia ex comunita, ho fatto di tutto per guadagnarmi il pane, ho lavorato come muratore,ho fatto pulizie nelle case,mi sono presso cura dei malati, ho lavorato come autista, ho consegnato publicita per le strade,consegno giornali gratuiti nelle stazioni della metro a roma, ho fatto di tutto, però sempre questo tipo di lavori hanno finito e io sono rimasto senza niente…  adesso sono preocupatto per la nascita di mio figlio e vorrei trovare qualcosa e mi fido di voi per trovare qualche aiuto…
 
Io sono Giovane, so parlare l’italiano, conosco lo spagnolo, ho studiato teologia, sono stato un insegnante, mi piacciono i libri, so guidare la machina e ho la patente, so lavorare col compiuter.
 
Scusatemi per il disturbo, volevo sapere se poso parlare con qualcuno di voi, io non vorrei creare disturbo, però mi offro disponibili per quello che voi credete necesario…
 
Siamo fratelli nel sacerdozio, io ho bisogno del suo aiuto e aspetto che voi mi aiutate… se e posibilie avere qualche intervista con voi, io sarei molto contento.
 
Come me qui a roma siamo molti che abbiamo lasciato il sacerdozio e adesso non abbiamo niente, vi prego datemi una mano.
 
Aspetto qualche riposta.
Dio vi benedica.
 
J. C.


L’appello è rivolto a tutti i visitatori del sito. Il giovane sacerdote e la sua compagna sono a pochi mesi dalla nascita del loro figlio… La redazione del blog invita a sostenere il progetto di aiuto per J.C.

Per eventuali donazioni e contributi o per segnalare qualche offerta di lavoro scrivere a sacerdoti.sposati@alice.it

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forse per paura o forse…

Salve, volevo esprimere il mio appoggio per la sua situazione e faccio tanti complimenti per il vostro sito che trovo molto interessante. Ho letto la sua storia e devo dire che mi dispiace che la chiesa e la sua diocesi l’abbia abbandonato nonostante il suo ottimo lavoro svolto, negli anni scorsi, con passione e fede. Non capisco come mai tutti i sacerdoti della diocesi con cui, prima di sposarsi, aveva rapporti di lavoro, d’amicizia l’abbiano abbandonato, possibile che non c’è un sacerdote (anche in privato, senza esporsi) che la sostiene nella sua decisione?…forse per paura o forse perchè lei è uscito dal loro caln. Io non conosco la sua diocesi ma a quanto ho letto il vescovo stà facendo in modo che lei non lavori, quasi a fargli un dispetto. La validità di un sacerdote non si vede se è sposato o no, se si innamora o no.
Mi scuso se ho scritto di getto così come mi veniva.

Saluti e che Dio la benedica nella sua impresa.

C.A.

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Auguri…, Amore e Libertà…

Carissimo Don Serrone,
Auguro a te, alla tua consorte ed ai tuoi collaboratori un nuovo anno, pieno di profonda gioia, di serenità e di pace. Che possiate vedere realizzati i vostri arditi progetti, che sono benedetti da Dio, poiché vogliono esprimere meglio e con sincerità il suo Amore e la libertà, che rimane l’espressione più vicina alla volontà del Creatore, che ci ha voluti a sua immagine. Spero che tanti fratelli nel sacerdozio, sposati o no, sappiano stimare e comprendere la vostra opera. Siamo e restiamo dote sacra del Signore, sentiamo viva questa nostra vocazione e marciamo uniti nel Dio degli eserciti. Vi saluto con affetto, in Cristo Gesù.  (lettera firmata)
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Il Cristianesimo ha ancora futuro?

Adista ha pubblicato una lettera rivolta al Papa di Jean-Paul Lefebvre. L’autore pone una domanda:  «il cristianesimo ha futuro nel mondo moderno? Per essere più precisi, occorrerebbe chiedersi: la cultura ecclesiastica e monarchica in seno alla quale la Chiesa è immersa a partire dal quarto secolo sono percorribili, in particolare in Occidente? (…) ».

«Affinché possiamo percepire un nuovo volto di Cristo, occorrerà che ci appaia un nuovo volto del papa e della gerarchia della Chiesa. Siamo milioni di cattolici, Santo Padre, a credere che il papato e la Curia romana, per il peso della disciplina ecclesiastica, e per i numerosi abusi di autorità, hanno completamente imbavagliato non solo un buon numero di teologi, ma anche la gran maggioranza dei vescovi, nonostante siano successori degli apostoli. Basterebbe rievocare l’abbondante corrispondenza tra il Vaticano e i vescovi tedeschi! Per quanto ne so io, Roma ha tagliato, talvolta in modo brutale, tutte le discussioni: quella sulla comunione ai divorziati risposati, quella sui consultori per le donne che pensavano ad un aborto, quello della missione pastorale delle Chiese locali… In tutti i casi, i giudizi burocratici della Curia hanno prevalso sulle opinioni delle persone che vivevano sul posto, non nei palazzi ovattati del Vaticano, ma in seno al popolo di cui erano in grado di valutare meglio le esigenze di quanto lo fossero i funzionari romani, e il papa stesso. Conservo un ricordo particolare della Sua polemica pubblica con il Suo compatriota il cardinale Kasper, sulla natura della Chiesa locale. Devo confessarLe che la prospettiva di quest’ultimo mi sembrava più pastorale, più evangelica della Sua.
Oggi Lei guida una Chiesa di cui Cristo è norma e modello; una Chiesa alla quale "Pietro" ha imposto, nel corso dell’ultimo quarto di secolo, un pensiero unico, concepito in Vaticano, che non tiene in alcun conto le differenze culturali più rilevanti tra le comunità cattoliche sparse nel vasto mondo. Impedire ai brasiliani di danzare durante la messa è come vietare a un pescatore di pescare! Vietare il sacerdozio femminile, con il pretesto che Cristo non ha scelto donne tra i suoi apostoli, significa dare per scontato che i cristiani attualmente non sono abbastanza informati per valutare la condizione della donna, nella società occidentale di oggi, in rapporto a ciò che era nella Samaria al tempo di Cristo. Purtroppo non c’è stato un successore di "Paolo" che tenesse testa a Pietro, come l’apostolo dei Gentili ha fatto sulla questione della circoncisione!
Soffermandosi unicamente sugli eccessi della modernità, il papa e la sua Curia generalmente si sono schierati a favore di una restaurazione dei valori antichi mentre molti teologi, vescovi e fedeli, profondamente impegnati nella Chiesa, non hanno temuto di segnalare le debolezze della posizione romana di fronte a certi valori della cultura di oggi, l’uguaglianza dell’uomo e della donna, per esempio. Nessuno l’ha fatto con la forza e la determinazione necessarie per contestare efficacemente l’ostinazione di Roma. (…)
Nella rivista "Le monde des religions", n. 12, Henri Tincq traccia un primo bilancio del Suo pontificato. Scrive: "La prima preoccupazione del nuovo papa è stata di far comprendere alla sua Chiesa e al mondo che intendeva rimettere al centro l’‘essenziale’ del potere pontificio. Non è una critica implicita al suo predecessore, all’ipertrofia della funzione di cui Giovanni Paolo II era diventato il simbolo, incoraggiato da movimenti chiassosi di ‘riconquista cattolica’ o di ‘nuova evangelizzazione’ dal quale il futuro Benedetto XVI aveva già saputo mantenere le distanze. Questa scelta di modestia è legata alla sua età, 78 anni, alle sue forze, al tempo che gli sarà concesso, ma soprattutto alla sua concezione del ministero papale, ad una visione apparentemente giusta dei progressi della collegialità e dell’ecumeni-smo (riavvicinamento tra le Chiese cristiane) che hanno come premessa un esercizio meno autoritario del primato pontificio".
Henri Tincq fonda la sua analisi in buona parte sulla Sua omelia del 7 maggio, nella cattedrale di San Giovanni in Laterano. In quell’occasione, Lei ha lungamente esposto in modo dettagliato la sua concezione del ruolo dell’arcive-scovo di Roma nel momento in cui Lei prendeva, per la prima volta, la parola nella cattedrale che è sede del vescovo di Roma. Ho letto col massimo interesse questa omelia di cui riporterò una frase molto importante alla quale do un senso ed una portata diversi dall’interpretazione di Henri Tincq. Lei ha detto: "Il papa non è un sovrano assoluto il cui pensiero e volontà sono la legge. Il ministero del papa è la garanzia dell’obbedienza a Cristo e alla sua parola. Il suo potere non è al di sopra, ma al servizio della parola di Dio".
La questione, mi sembra, è di sapere se il sovrano pontefice è il solo interprete di questa parola o se, piuttosto, non deve diventare, nel mondo di oggi, un caposquadra e, occasionalmente, l’arbitro delle interpretazioni accettabili a seconda degli ambienti e delle culture. Faccio un esempio. La Chiesa è legittimata a predicare il rispetto della vita umana. Questo implica necessariamente che una donna che è stata violentata da venti soldati di un esercito nemico, in una prospettiva di "pulizia etnica", debba, in coscienza, tenere il bambino che potrebbe nascere in tali circostanze? Il papa è il solo a poter giudicare una situazione del genere? Può imporre la sua opinione personale a tutti i teologi, a tutti i vescovi… alla coscienza di tutte le donne direttamente interessate? È ciò che è avvenuto sotto il Suo predecessore per un quarto di secolo e che è stato contestato con discrezione, con troppa discrezione, da un buon numero di vescovi e di teologi. Secondo la mia interpretazione delle tre importanti frasi estratte dalla Sua omelia, Lei non ha intenzione di mettere in dubbio la libertà assoluta del papa di decidere da solo della portata della Parola di Dio! Mi permetta di ritenere che questo costituisce un problema. Perché la Chiesa sia credibile nel mondo di oggi e perché possa essere leader dell’unità dei cristiani – ciò che essa dev’essere per missione – l’autorità del papa non può che essere esercitata in un contesto di collegialità. (…)

Dopo i grandi monologhi di Wojtyla, è tempo di tornare al dialogo di Gesù
Credo che esista già un ampio consenso tra i teologi, i preti ed i vescovi, sul fatto che non si debba privare della comunione persone di cui non si può nemmeno valutare la parte di responsabilità avuta nel fallimento del loro primo matrimonio. D’altronde si può difendere questo divieto quando la Chiesa ha lasciato per anni che preti pedofili celebrassero l’eucaristia? Il Magistero della Chiesa, in consultazione con i fedeli, dovrebbe intraprendere una riflessione fondamentale sulla formazione delle coscienze piuttosto che sul loro controllo. Non vi sarebbe forse motivo di mettere a confronto la Sua posizione più recente con l’atteggiamento di Cristo nei confronti della donna adultera, del figliol prodigo, del levita che prosegue il suo cammino davanti all’uomo ferito da un brigante e del Buon Samaritano che si occupa dello sfortunato? Si rifiuta forse la comunione ad una coppia che vive in libera unione? Ad un ladro? A un uomo che picchia sua moglie? A una donna che picchia suo marito? Cristo rifiutava di parlare con persone che avrebbe giudicato indegne di parlare con Lui?
Torno ai divorziati risposati. Supponiamo che entrambi siano responsabili del loro fallimento: è un peccato imperdonabile? (…)
Lei avrebbe interesse, mi sembra, a rompere con lo stile delle grandi manifestazioni spettacolari e molto costose per le Chiese locali, alle quali era tanto affezionato Giovanni Paolo II. È stato il papa dei grandi monologhi. Lei potrebbe diventare il papa del dialogo con i vescovi, i preti, i religiosi e le religiose e i fedeli, giovani e meno giovani. Non sente il bisogno di ascoltarli, di dialogare con loro per assolvere bene alla Sua funzione di guida spirituale? In particolare, in ragione del fatto che Lei, dall’inizio della sua lunga residenza in Vaticano, si è allontanato dalla base. Ma anche perché il pontificato di Giovanni Paolo II, se è stato spettacolare, è stato causa di molte sofferenze per le Chiese locali, con le quali non vi erano contatti reali. Come Lei sa, egli rifiutava il dialogo, soprattutto se si trattava di "discutere"!
Sono gli scambi tra piccoli gruppi, raccontanti nei vangeli, a trasmetterci l’essenza della pedagogia (catechesi) di Gesù. Questo tipo di contatti molteplici e prolungati con le Chiese locali permetterebbero di apprezzare l’urgenza di creare nuovi ministeri ordinati per i giovani già preparati per portare avanti missioni pastorali molto variegate, ben diverse dalle responsabilità multiple del prete tradizionale.

Alle soglie della modernità o con i piedi ancora nel passato?
Se la nostra Chiesa resta fissa al celibato ecclesiastico maschile, assumerà, nel contesto della società moderna, l’aria di una setta. Cosa di cui viene già accusata, peraltro. La Chiesa cattolica, per la propria sopravvivenza e per realizzare il suo mandato naturale di riunire tutti i cristiani, non può semplicemente rifiutare di ordinare giovani uomini sposati e giovani donne, sposate o no. Questo è un passo difficile da compiere, ma è indispensabile per la sopravvivenza della Chiesa in molti Paesi, e per la sua credibilità come animatrice dell’unità dei cristiani. Se il Cristo tornasse tra noi per aggiornare la Buona Novella della salvezza dell’umanità tramite la via dell’amore per il prossimo, potrebbe prescindere dalle donne? La risposta è evidente. Al cuore della modernità, nel mondo occidentale, le donne sono veramente pari agli uomini. È giunto il momento di riconoscerlo. La creazione di nuovi ministeri ordinati sarebbe un buon modo per introdurre questa novità, che in realtà novità non è. Nella storia antica della Chiesa ci sono state almeno diaconesse, e sappiamo tutti che ci furono uomini sposati ordinati preti e vescovi, in gran numero. Fu papa Benedetto VIII che propose al Sinodo di Pavia, nel 1022, il celibato ecclesiastico: per evitare che i figli dei preti ereditassero i beni della Chiesa. Sarebbe stato più semplice adottare un regolamento o una legge per distinguere i beni della Chiesa dai beni ecclesiastici. Tocca a Lei, Santo Padre, rivedere la cattiva scelta del Suo lontano predecessore!
Lei crede, Santo Padre, che il sacramento del matrimonio sia incompatibile con il sacramento dell’Ordine? E veramente ci tiene a che il papa sia "… il supremo amministratore e dispensatore di tutti i beni ecclesiastici"? Il canone 1273 non è particolarmente conforme allo spirito evangelico! (…)
Arrivo alla cosa più difficile da fare. Essa è tuttavia essenziale se Lei non vuole che il papa continui ad essere un monarca dei tempi andati. Poiché è così, realmente, oggi, in ragione del giuramento di fedeltà richiesto ai vescovi, ai curati e ai decani delle Facoltà di teologia, giuramento che li obbliga a pensare come il papa e a parlare come il papa su ogni punto! Il Suo predecessore si è accertato di coprire con questa cappa di piombo tutti i vescovi, vecchi e nuovi, iscrivendo al diritto canonico un "motu proprio" che obbliga al silenzio tutti coloro che non la pensavano come lui, come se avessero prestato giuramento. Ad onore della Chiesa, c’è stato qualche coraggioso che ha osato la libertà nella fede. Quella che Lei reclamava per se stesso e per i Suoi colleghi teologi nel 1969! Salvo errore da parte mia (che sarebbe possibile), questa legge resterà in vigore fintantoché Lei non decreterà una moratoria alla sua applicazione o semplicemente la sua archiviazione. Immagini l’impatto sull’episcopato cattolico e sui vescovi delle altre confessioni. In quel caso, la porta sarebbe veramente aperta ad un discorso di collegialità e alla ridefinizione del famoso "primus inter pares". In alcuni anni di dialogo serio, Lei avrebbe ridefinito la collegialità che ha avuto senso solo per il tempo di un Concilio. E avrebbe fatto un grande passo verso l’unità di tutte le Chiese cristiane. (…)

La fede nasce e sopravvive solo nella libertà
La lunga lista dei "peccati della carne" che figura nel Catechismo ufficiale della Chiesa cattolica, pubblicato nel 1992, e il modo con cui questi peccati vengono trattati, non è più accettata in pratica da nessuno. È lì che risiede la accanita resistenza dei fedeli alla confessione individuale. Si potrebbe riempire una grande biblioteca con le numerose opere che trattano dell’abuso di potere commesso nel confessionale!
Il celibato ecclesiastico è un serio handicap per la Chiesa nella sua catechesi sul matrimonio. La sessualità è all’origine della vita, ed il miglior modo di affrontarla non è nella prospettiva del peccato ma in quella dell’amore, dello sviluppo degli esseri umani e della loro felicità. Una delle meraviglie della creazione è il fenomeno della sessualità, presente nel regno vegetale, animale e umano. E il creatore ha voluto che nel caso degli umani, dotati di un cervello più sviluppato rispetto agli altri esseri viventi, la sessualità fosse anch’essa più sviluppata. L’espressione "due in una sola carne" è molto significativa. Una coppia che riesce nel suo matrimonio è davvero trasformata dall’amore. La relazione affettiva e carnale è il legame più solido che permette una condivisione di tutte le altre esperienze: genitoriali, culturali, professionali. Perché questa trasformazione di "due persone in una sola carne" sia possibile, la natura ha voluto che l’attrazione sessuale sia costante negli umani piuttosto che periodica, come negli animali. Fintantoché la Chiesa non avrà operato una seria revisione della sua pastorale del matrimonio – e questo non potrà avvenire prima dell’eliminazione del celibato obbligatorio per l’accesso ai ministeri ordinati – essa deve rinunciare alla confessione individuale. La cultura ecclesiastica che prevale da secoli rende il dialogo tra preti e fedeli impossibile su questo tema. (…)
Non è perché la Chiesa è orientata verso l’eternità che può permettersi di essere arcaica nelle sue strutture e nei suoi modi di agire. Il Suo predecessore era carismatico, ma molto autoritario. Ha parlato moltissimo, ma aveva scarsa capacità di ascolto. La Chiesa ha un grande bisogno di essere ascoltata. E a questo riguardo, Le auguro di avere la pazienza di Cristo.
Ho appena saputo che Lei ha fatto erigere in piazza San Pietro una imponente statua del fondatore dell’Opus Dei. Lei certo non ignora che questo nuovo santo non gode di una venerazione universale. Posso suggerirLe, Santo Padre, di chiedere che si stabilisca un certo equilibrio erigendo un monumento almeno altrettanto imponente alla memoria di Giovanni XXIII, il papa che ha dato alla Chiesa il suo ultimo Concilio, in seno al quale Lei ha svolto un ruolo giudicato positivamente dagli osservatori dell’epoca?
Lei è il 265.mo papa. Dopo di Lei, ci saranno molti altri papi. Ma, al di là delle tendenze pastorali e teologiche dei papi, non vi è che un solo Cristo. Non siamo papisti, siamo cristiani. Non lo diranno né lo scriveranno tutti, ma sono convinto che molti cristiani contino su di Lei per realizzare l’unione di tutti i cristiani in un’unica comunione, nel rispetto della libertà di coscienza degli uni e degli altri. È vero oggi quanto lo era al tempo di Cristo. La fede non può nascere e sopravvivere che nella libertà. Senza di essa, vi è soltanto sottomissione e dipendenza. Se si risale alla Chiesa primitiva, si constata che Paolo è stato un sostegno essenziale per Pietro. Senza la sua insistenza sulla libertà dei Gentili riguardo alla circoncisione, la Chiesa sarebbe rimasta limitata alla Palestina!
Oggi il mondo è molto più complesso che al tempo di Cristo. Le culture sono infinitamente più varie. Tutte le donne, tutti gli uomini che popolano la terra sono chiamati al Regno di Dio, senza dover diventare identici dal punto di vista culturale».

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Invito a riaprire la discussione sul celibato

 

"Intendiamo dichiarare il nostro fermo impegno a rinnovare la Chiesa e i suoi ministeri con fedeltà allo spirito del Concilio Vaticano II": un "rinnovamento che presenta un’urgenza nuova". Lo dicono a chiare lettere i sacerdoti sposati, nel documento conclusivo del VI Congresso della loro Federazione Internazionale, svoltosi in Germania, a Wiesbaden, dal 16 al 19/9 e dedicato al tema: "Il rinnovamento dei ministeri oggi".

A vent’anni dalla sua esistenza, la Federazione continua a scontrarsi con il problema di sempre: l’obbligatorietà del celibato, diventato oggi ancora più urgente data la fortissima carenza di sacerdoti nella Chiesa cattolica. In Germania, per esempio, nel 2003 solo la metà delle parrocchie aveva un proprio parroco e sono circa 4mila i sacerdoti che hanno lasciato l’abito per contrarre matrimonio. Molti di più sono poi quelli che si sono adattati, con non poca sofferenza, a vivere relazioni clandestine.

"Noi – dichiarano i sacerdoti che in questo appuntamento si sono riorganizzati in quattro federazioni: latino-americana, filippina, europea e nord-atlantica – confermiamo il nostro amore e la nostra lealtà verso la Chiesa. Non vogliamo in alcun modo creare una Chiesa parallela e desideriamo avviare un dialogo costruttivo con i vescovi". "Vorremmo però aiutare la Chiesa ad essere al servizio del mondo e a non essere fine a se stessa" .

I sacerdoti sperano quindi che Benedetto XVI possa finalmente avviare una discussione seria sull’argomento che coinvolga anche i rappresentanti delle varie associazioni di preti sposati. A riaccendere la speranza di un dibattito è stata l’ordinazione, lo scorso agosto, alla diocesi di Tenerife, del pastore anglicano David Gliwitzki, sposato e padre di due figlie, convertitosi al cattolicesimo. Il caso di questo sacerdote nativo dello Zimbabwe non è un fatto straordinario.

Durante il pontificato di Wojtyla 200 sacerdoti anglicani si sono convertiti al cattolicesimo e hanno ottenuto da Roma una dispensa per il celibato. Il punto è: "una volta che si accetta che ci possano essere eccezioni", ha rilevato Proconcil, il "Coordinamento dell’iniziativa internazionale verso un Nuovo Concilio", vuol dire che "non è una questione completamente inammissibile" e si potrebbe "generalizzare quella che al momento non è che una significativa eccezione in una regola intransigente". Chiedono perciò al papa che "prosegua e approfondisca questi cambiamenti in dialogo con l’insieme della Chiesa". Magari in un Nuovo Concilio a Roma con tutti i vescovi del mondo.

Sulla vicenda Gliwitzki si è espresso anche l’autorevole l’abate di Montserrat, Josep Maria Soler, ammettendo che vedrebbe di buon occhio un dibattito sulla soppressione del celibato: "è sempre positivo poter discutere di queste cose" ha detto, e ha avanzato l’ipotesi che all’interno della Chiesa "potrebbero coesistere due modi di essere sacerdote, come nelle Chiese orientali," (dove il celibato è obbligatorio solo per i vescovi). "L’ordinazione presbiterale e il celibato – ha spiegato – sono due cose differenti che possono coesistere oppure no": la Chiesa occidentale "vuole che coesistano", ma "in altre Chiese non è così".

(fonte ADISTA).

 

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Novità sul caso dell’ex parroco di Chia

La sentenza del giudice di pace di Viterbo. La lettera all’ufficio scuola della Diocesi di Palermo dopo la sospensione dalle supplenze da parte del Cardinale De Giorgi.

Ieri  29 Settembre 2005 alle ore 9 il Giudice di Pace, dottor Faggioni, presso il nuovo Tribunale di Viterbo, ha dato lettura del dispositivo della sentenza per il ricorso in opposizione alla sanzione amministrativa di 1542 euro ingiunta a don Giuseppe Serrone, sacerdote sposato, ex parroco di Chia, dalla concessionaria di zona per la riscossione dei tributi per conto del Comune di Soriano. Il Giudice ha accolto in parte le richieste del ricorrente riducendo la sanzione a 1100 euro. Serrone ha dichiarato che intende ricorrere in "Cassazione".

L’importo della richiesta di pagamento si riferiva a una multa (o serie di multe) inflitte da alcuni vigili urbani durante il servizio sacerdotale che don Serrone svolgeva per portare la comunione ai malati. Con la sua auto si recava in paese per servizio e per il ministero. Per anni ha visitato i malati, nel piccolo ospedale di Soriano prima della chiusura, e dopo nelle case. "Era un servizio di pubblica utilità e avevo una autorizzazione comunale alla sosta. Ho inviato due lettere al Sindaco di Soriano nel Cimino, Domenico Tarantino, per richiedere un suo intervento, prima dell’udienza al Tribunale, per la sospensione del provvedimento. Il Sindaco non ha risposto ".

L’ex parroco ha richiesto l’annullamento della sanzione anche perché  non può pagare essendo disoccupato  e con una richiesta di convalida di sfratto per la sua abitazione a Chia.  Per la particolare situazione il sacerdote sposato aveva scritto anche  una lettera al Prefetto di Viterbo. La Segreteria del Prefetto ha telefonato a Giuseppe Serrone dicendo  di aspettare la decisione del Giudice di Pace perché la Prefettura non poteva intervenire. Dopo la sentenza spera che il Prefetto intervenga. Giuseppe con la moglie Albana (gravemente malata) sono rientrati a Chia, dalla Sicilia, dopo che il Cardinale di Palermo Mons. De Giorgi (su richiesta del Vescovo di Civitacastellana Divo Zadi) aveva negato l’idoneità alle supplenze di religione che il sacerdote sposato doveva continuare anche per il nuovo anno scolastico presso il Liceo Scientifico Biologico San Vincenzo di Palermo in Via Noce, dove aveva insegnato dal 21 Aprile 2005 al 30 Giugno 2005. La Preside della scuola aveva inoltrato, entro i termini, regolare richiesta di continuità didattica per la supplenza di Serrone. L’ufficio scuola della Diocesi di Palermo ha nominato una nuova supplente senza comunicare a chi aveva diritto la revoca scritta dell’idoneità.

Giuseppe Serrone ha inviato il 28 settembre 2005 una lettera all’Ufficio scuola della diocesi di Palermo. Ecco il testo:

Ins. Giuseppe Serrone
Piazza Garibaldi, 7
01020 Chia (VT)
alla c. a. segreteria Ufficio IRC Diocesi Palermo
e. p. c. Ministero Pubblica Istruzione – csa Palermo
e.p.c. Giudice del Lavoro Palermo
e p.c. Avv. O. S. Roma
 
oggetto: richiesta incarico supplenza presso scuola San Vincenzo a Palermo per violazione continuità didattica di cui all’articolo relativo del CCDN in vigore  e richiesta completamento ore cattedra ai sensi del comma 5 del CCNI del 25.6.2004, relativi anche ai diritti degli insegnanti supplenti o in alternativa motivazione scritta revoca idoneità
Premesso che:
1) nell’anno scolastico 2004-2005 avevo insegnato presso l’Istituto comprensivo Falcone alla Zen (dal 30 Marzo al 16 Aprile 2005) e presso il Liceo Scientifico Biologico San Vincenzo (dal 21 Aprile 2005 al 30 Giugno 2005);
2) la Preside della scuola San Vincenzo ha inoltrato per la mia supplenza regolare richiesta di continuità didattica per l’anno scolastico 2005-2006;
3) dopo una mia richiesta la scuola San Vincenzo mi ha indicato che l’Ufficio Scuola ha inviato per l’anno scolastico 2005-2006 una nuova supplente;
4) tale invio di nuova supplente non è regolare in quanto la supplenza spettava al sottoscritto, non avendo ricevuto nessuna comunicazione scritta di revoca idoneità da parte dell’Ordinario.
Chiedo
l’immediata reintegrazione nel posto di lavoro per la supplenza per l’anno 2005-2006 presso il Liceo Scientifico Biologico di Palermo usufruento dei diritti previsti dalla Legge per la continuità didattica e usufruendo anche dei diritti di lavoro per il completamento cattedra.
Mi riservo azione legale davanti al competente Giudice del Lavoro… (lettera firmata)

Un ruolo rilevante, nella vicenda della sospensione dalle supplenze per la revoca dell’idoneità, lo ha avuto il Vescovo di Civitacastellana Divo Zadi, che qualche mese fa, aveva richiesto al Cardinale De Giorgi di sospendere il sacerdote sposato dalle supplenze. Serrone intende promuovere una causa di lavoro per "mobbing" contro Divo Zadi anche per gli anni del suo servizio pastorale a Chia.

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