Lettera: Ho deciso di abbandonare il convento durante il noviziato

Ciao Don Giuseppe,
ho 45 anni, sposato, padre di tre figli.
Intorno ai venti anni ho trascorso circa tre anni in convento, tra i padri passionisti.
Ho deciso di abbandonare il convento durante il noviziato, senza emettere i primi voti.
Lasciare il mondo clericale e’ stata un’esperienza dolorosa, per motivi che hai descritto bene a piu’ riprese.
Non ho lasciato il convento per una donna, mi sono sposato soltanto 12 anni dopo.
Per grazia di Dio mi sono ricostruito un’esistenza, a parte una vita lavorativa abbastanza precaria che comunque condivido con milioni di italiani.

Dalla mia esperienza ho tratto tuttavia conclusioni opposte rispetto alle tue.
Rimango dell’idea che il sacerdozio sia cosa da celibi. E penso che tu, come altri, stia teorizzando cio’ che ti serve a giustificare la tua attuale condizione.

Pur avendo vissuto nella comunita’ cattolica in questi anni, fino ad oggi, non ho mai avuto la ventura di incontrare un prete "spretato" (passami il termine per brevita’) che avesse il coraggio di guardarsi dentro fino al punto da analizzare in modo secondo me obiettivo il suo percorso interiore.
Tu mi dirai che sono presuntuoso ad affermare questo. Io ti rispondero’ che in fondo avrei potuto fregarmene di scriverti stasera, come spesso in passato mi e’ capitato con degli spretati che volevano
convincermi delle loro posizioni. Contenti loro…

Il punto e’ che se non si fa verita’ dentro di se’ si rimane divisi. E si sta male.
La vita ci chiama a correre in avanti, e questo sembra possa aiutarci a dimenticare una condizione interiore che tuttavia rimane irrisolta.
E non sara’ l’approvazione ecclesiastica, non sara’ un editto papale che dia liceita’ al matrimonio del prete a cambiarla. Il problema e’ interno e investe il nostro rapporto con Gesu’, il Cristo.

E’ incredibile, a mio avviso, come diversi "spretati" cerchino conforto alle loro teorie tra coloro che non possono neanche lontamente immaginare (e, che e’ peggio, nemmeno lo vorrebbero), il percorso interiore di un uomo scosso dai dubbi circa l’opportunita’ di proseguire lungo la via clericale cosi’ come e’ intesa nella Tradizione cattolica.

Milingo che si getta tra le braccia di Moon potrebbe essere l’icona mediatica di quanto ho appena detto.

In ogni caso, brandire il Vangelo a propria giustificazione e’ da masochisti, e’ un auto depistaggio.
I riscontri, le risposte si trovano all’interno.  Le trovera’ soltanto l’onesto, magari dopo sovrumana fatica.
E magari scoprira’ che nel vasto cuore di Dio, quel Dio che ama ciondolarsi nella nostra coscienza e illuminarla, esiste un modo per far convivere "l’esigente" posizione magisteriale (che e’ anche quella di molti credenti come me) con il proprio vissuto, senza che una delle due istanze debba essere annientata perche’ l’altra sopravviva.

Con affetto
Luca Sponta

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Lettera: Ho deciso di abbandonare il convento durante il noviziato

Ciao Don Giuseppe,
ho 45 anni, sposato, padre di tre figli.
Intorno ai venti anni ho trascorso circa tre anni in convento, tra i padri passionisti.
Ho deciso di abbandonare il convento durante il noviziato, senza emettere i primi voti.
Lasciare il mondo clericale e’ stata un’esperienza dolorosa, per motivi che hai descritto bene a piu’ riprese.
Non ho lasciato il convento per una donna, mi sono sposato soltanto 12 anni dopo.
Per grazia di Dio mi sono ricostruito un’esistenza, a parte una vita lavorativa abbastanza precaria che comunque condivido con milioni di italiani.

Dalla mia esperienza ho tratto tuttavia conclusioni opposte rispetto alle tue.
Rimango dell’idea che il sacerdozio sia cosa da celibi. E penso che tu, come altri, stia teorizzando cio’ che ti serve a giustificare la tua attuale condizione.

Pur avendo vissuto nella comunita’ cattolica in questi anni, fino ad oggi, non ho mai avuto la ventura di incontrare un prete "spretato" (passami il termine per brevita’) che avesse il coraggio di guardarsi dentro fino al punto da analizzare in modo secondo me obiettivo il suo percorso interiore.
Tu mi dirai che sono presuntuoso ad affermare questo. Io ti rispondero’ che in fondo avrei potuto fregarmene di scriverti stasera, come spesso in passato mi e’ capitato con degli spretati che volevano
convincermi delle loro posizioni. Contenti loro…

Il punto e’ che se non si fa verita’ dentro di se’ si rimane divisi. E si sta male.
La vita ci chiama a correre in avanti, e questo sembra possa aiutarci a dimenticare una condizione interiore che tuttavia rimane irrisolta.
E non sara’ l’approvazione ecclesiastica, non sara’ un editto papale che dia liceita’ al matrimonio del prete a cambiarla. Il problema e’ interno e investe il nostro rapporto con Gesu’, il Cristo.

E’ incredibile, a mio avviso, come diversi "spretati" cerchino conforto alle loro teorie tra coloro che non possono neanche lontamente immaginare (e, che e’ peggio, nemmeno lo vorrebbero), il percorso interiore di un uomo scosso dai dubbi circa l’opportunita’ di proseguire lungo la via clericale cosi’ come e’ intesa nella Tradizione cattolica.

Milingo che si getta tra le braccia di Moon potrebbe essere l’icona mediatica di quanto ho appena detto.

In ogni caso, brandire il Vangelo a propria giustificazione e’ da masochisti, e’ un auto depistaggio.
I riscontri, le risposte si trovano all’interno.  Le trovera’ soltanto l’onesto, magari dopo sovrumana fatica.
E magari scoprira’ che nel vasto cuore di Dio, quel Dio che ama ciondolarsi nella nostra coscienza e illuminarla, esiste un modo per far convivere "l’esigente" posizione magisteriale (che e’ anche quella di molti credenti come me) con il proprio vissuto, senza che una delle due istanze debba essere annientata perche’ l’altra sopravviva.

Con affetto
Luca Sponta

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Rubrica "testimonianze d'amore" spazio aperto…

La settimana scorsa il blog ha ospitato alcuni commenti sulla rubrica "testimonianze d’amore".  Una  cara visitatrice ha  apportato  un notevole contributo al dibattito e la  redazione  si dichiara  ancora  disponibile ed aperta  ai suoi  interventi.

Ecco quanto scrive la visitatrice a conclusione della corrispondenza con la redazione e la curatrice della rubrica Advita:

Non si preoccupi dott. Advita.
Sono spiacente per il malinteso che si è creato dovuto, forse alla incapacità di sintonizzarci sulla stessa lunghezza d’onda, e soprattutto alla mancanza di conoscenza reciproca. Questa nostra incomprensione iniziale, superata senz’altro, non può che lasciare spazio alla stima e ad una grande simpatia.Tornerò a farvi visita – sono un tipo abbastanza ruvido,tetragono, monolitico – mi volete ancora??!!!
Grazie per il chiarimento
Con affetto
L’amica scrivente

L’aspettiamo ancora e riconfermiamo che lo spazio della rubrica è "aperto" a nuovi testi e testimoianze.
Per la redazione
d. Giuseppe Serrone

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Lettera a Don Sante di don Franco Barbero

Caro don Sante,

leggo oggi, prima ancora di poterti sentire al telefono, che ti hanno sospeso a divinis e ti hanno rimosso dalla parrocchia di Monterosso, provincia di Padova. C’era da aspettarselo.

Ma mi rallegra in fatto che tu non ti perdi in polemiche e ricorsi, perché hai dichiarato che continuerai il tuo ministero di prete come prima. Bravissimo amico mio.

La sospensione o la scomunica sono puri atti amministrativi e burocratici che non hanno alcun valore rispetto al cammino di fede. Continua a fare il prete: “Nella mia vita non cambia nulla”, hai dichiarato.

Domenica 28 ottobre ho presieduto l’eucarestia in cui due donne lesbiche si sono sposate tra un centinaio di persone che festeggiavano il loro amore pieno di fede e di coraggio. Penso che oggi anche tu troverai un ministero più “spazioso” con tanti credenti che non ti chiederanno se sei obbediente al papa. Anzi, si sentiranno più a loro agio se incontreranno in te un prete fratello, non un funzionario del potere vaticano e curiale.

Segnalami per tempo gli incontri che stai organizzando perché mi interessano. E poi, siccome giovedì 15 novembre sarò a Verona per la presentazione del mio libro “Il dono dello smarrimento”, spero proprio che avrò la gioia di incontrarti.

Ti abbraccio… Scusami se mi permetto un consiglio: prega, studia, dai vita ad un bel gruppo biblico… Quando la gente impara a leggere le Scritture dei due Testamenti… il vaticano è neutralizzato … e le scomuniche si digeriscono come un uovo alla coque.

E poi, guardando avanti, è sempre utile ricordare che per far nascere una comunità bisogna andare oltre la protesta e costruire una proposta. Ti abbraccio con tanto affetto.

Don Franco

Pubblicato da don Franco Barbero

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Chiarificazioni sulla rubrica

Una visitarice del sito aveva inserito nel blog un commento. La redazione aveva inserito il testo per il contenuto nella rubrica "testimonianze d’amore".

La curatrice della rubrica, Advita, ha inviato il testo in risposta alla lettera dell’amica scrivente.

ecco il testo:

"Gentile Signora, comprendo benissimo il Suo sdegno, ma io ricevo anonimamente le lettere da inserire nella rubrica e colgo l’occasione per rispondere, ovviamente a modo mio, in base ad un "mio ascolto" e, mai e poi mai, mi permetterei di giudicare una Sua opinione. Purtroppo rivolgendomi ad "un pubblico" accade di generalizzare e quindi, involontariamente di "usare il testo come spunto". ! Se Lei nota, la Sua è la prima lettera "indiretta" e cioè in cui non rispondo rivolgendomi alla persona. Credo comunque sia mio dovere scusarmi con Lei perchè posso capire la brutta sensazione di "strumentalizzazione". Rispetto pienamente il Suo punto di vista e, oserei dire che, addirittura, concordo con Lei su molti punti.Mi dispiace se ci sono stati involontari "giudizi di valore" sui contenuti o "pareri non richiesti". Spero Lei voglia continuare ad arricchire il blog, anche perchè le sue opinioni mi sembrano ben documentate. La Sua osservazione, peraltro, percepita anche da me, sarà comunque utile per valutare  in seguito con più attenzione l’inserimento in "testimonianze" delle mails che mi pervengono. Mi permetta comunque di ringraziarla (non sono un tipo complimentoso!) di cuore. Advita"

Inseriamo per completezza anche la lettera della visitatrice (a questa lettera ha risposto nei post e nei commenti anche la redazione.
ecco il testo:

INVIO LA MIA RISPOSTA IN MERITO AL SUO INTERVENTO. PERSONALMENTE AVEVO SCRITTO AL BLOG SOLO PER UN MIO PARERE AL FINE DI DARE  UN CONTRIBUTO, SE PUR MODESTO.. INVECE HO RITROVATO IL MIO PENSIERO NELLA RUBRICA" STORIE D’AMORE".
 
IN PRIMIS SONO RIMASTA SCONCERTATA , PER NON DIRE DELUSA, E PURE UN TANTINO SECCATA PER IL MODO ARBITRARIO CON IL QUALE L’AVETE STRUMENTALIZZATA. 
SECONDARIAMENTE RITENGO CHE IL VOSTRO APPROCCIO AL TEMA, ASSAI SPINOSO E TUTT’ALTRO CHE ROMANTICO PER LA COMPLESSITA’ E SERIETA’ CHE COMPORTA, SIA TUTT’ALTRO CHE EFFICACE, ANZI, LO CONSIDERO DISTORTO: I CONSIGLI CHE DATE SONO FUORI DALLA REALTA’ SDOLCINATI E INCONSISTENTI E INDUCONO ALL’ERRORE E ALLA DELUSIONE.
 
FATTA QUESTA PREMESSA LE SCRIVO IN RISPOSTA QUANTO SEGUE:
 
MI PERMETTA, CARA ADVITA, DI DISSENTIRE: QUI NON SI TRATTA AFFATTO DI "ACQUISIRE SICUREZZA ATTRAVERSO UN PENSIERO PER AMMANSIRE LA COSCIENZA" E NEPPURE DI UN "TENTATIVO PER GIUSTIFICARE IL PROPRIO AMORE" -ALMENO E’ QUESTO CHE SI EVINCE DAL SUO INTERVENTO IN RIFERIMENTO ALLA MIA TESTIMONIANZA- CREDO, INVERO, CHE L’ASPETTO RELATIVO ALLA COSCIENZA SIA ASSOLUTAMENTE SECONDARIO, NEL SENSO CHE LA COSCIENZA ,COME IMMAGINO LEI SAPPIA, PUO’ ESSERE PERCEPITA IN DIVERSI MODI, PUO’ ANCHE ESSERE FALSA PUR CONSERVANDO I CONNOTATI DELLA VERITA’, MA E’ UNA VERITA’ SOGGETTIVA E NON SEMPRE RISPONDENTE AL VERO. PER CIO’ CHE RIGUARDA LA MORALE POSSO RISPONDERLE CON LA VOCE DI S.PAOLO: "TUTTO E’ LECITO, MA NON TUTTO EDIFICA". C’E’ UNA MORALE FONDAMENTALE CHE CI INVITA E CI OBLIGA AL RISPETTO DI NOI STESSI E DEGLI ALTRI E SI CONDENSA IN UNA SOLA PAROLA "AMORE".
 
QUESTA  (LA MORALE) NON E’ AFFATTO IMPOSTA DALL’ESTERNO QUASI CHE A DETTARCELA FOSSE UNA ECCLESIOLOGIA FORCAIOLA, E NEPPURE UNA SCORCIATOIA INTERIORE PER GIUSTIFICARE NOI STESSI E LE NOSTRE AZIONI. CHE CI SIA, POI,UNA MORALE DETTATA DALLE CIRCOSTANZE AFFINCHE’ CI SI POSSA SENTIRE A POSTO BEH, FRANCAMENTE, QUESTO E’ UN SUO COMMENTO E GIUDIZIO DEL TUTTO PERSONALE E GRATUITO. A MIO SOMMESSO AVVISO, SCEVRO DA PRESUNZIONE, RITENGO CHE CIASCUNO SIA ARBITRO E RESPONSABILE DI SE STESSO E DELLE PROPRIE AZIONI SECONDO IL GRADO DI CONSAPEVOLEZZA, DI SERIETA’ E DI MATURITA’ RAGGIUNTA. CHE L’AMORE APRA GLI ORIZZONTI E’ FUORI DISCUSSIONE, MA, RIPETO, BISOGNA ESSERE IN GRADO DI CAPIRE COSA S’INTENDA PER AMORE (PAROLA TROPPO USATA E ABUSATA).
ESISTE AMORE PURO E IMPURO? FRANCAMENTE HO I MIEI DUBBI. RISPONDO DI NUOVO CON LA VOCE DI S.PAOLO "TUTTO E’ PURO PER I PURI"! SE QUESTA PAROLA DELL’APOSTOLO E IN ULTIMA ISTANZA DI DIO E’ VERA COM’E’ VERA: NON ESISTE AMORE IMPURO: CIO’ CHE NON LO E’ NON E’ ASCRIVIBILE ALLA PAROLA "AMORE".
ESISTE DUNQUE L’AMORE. MA L’AMORE, SE NON E’ MEDIATO DALLA VOLONTA’ IN PRIMIS, DALLA RAGIONE E DALLA COSCIENZA E’ TALE AD UN TORRENTE IN PIENA CHE TRACIMA E TRAVOLGE, O PEGGIO ANCORA E’ COME FUOCO CHE DIVAMPA E DISTRUGGE LASCIANDO DIETRO DI SE UNA STEPPA ARIDA E SENZA VITA!
L’AMICA SCRIVENTE  DI CUI SOPRA.
    utente anonimo

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Britney Spears e la polemica con i cattolici: un caso che non c’è

(lettera al corriere della sera: a Beppe Severgnini)
come sacerdote cattolico che vive negli Stati Uniti, sono stato attirato dall’articolo di Alessandra Farkas che veniva "sparato" sul sito del Corriere con il titolo roboante "Britney: polemica con i cattolici…" a proposito dell’ultima fatica della suddetta, che fa notizia per la copertina ardita (mah!) in cui ella siede in grembo ad un aitante mio collega. Circa il contenuto musicale nulla (ho riletto per essere sicuro). Per curiosita’ e prova del nove sono andato a controllare Drudge, sito ideale per sentire il polso sia del gossip politico che dello showbiz in the USA. Vuoto spinto. Allora sono ricorso a mezzi piu’ caserecci: insegno in una scuola superiore cattolica e devo dire che, nonostante il curriculum (un po’ passe’ a dire il vero) di Ms. Spears in qualita’ di idolo pop, specie delle ragazzine, ella finisce per emergere nelle conversazioni in classe piu’ come esempio di "loser" (perdente) che come idolo. Un rapido sondaggio mi porta a pensare che ormai l’impatto di Britney sia peggio che passato, sia ormai degradato a puro gossip negativo (una mia alunna ha persino usato a proposito l’espressione "schadenfreude": e’ figlia di psicologo…). La signora Farkas poi presenta il buon Bill Donohue, portavoce della Catholic League (una organizzazione "watchdog" che quindi si deve occupare di questioni specifiche nel mondo dei media), come "religioso". Mr. Donohue lo e’ solo nel senso generico dell’avere un credo. Non e’ cioe’ ne’ prete ne’ frate o monaco. Ma, imprecisioni a parte, mi pare che questo fatterello, in se una minutia, dimostri un’ansia da parte del mondo dell’informazione di creare un caso, che c’e’ poco (se c’e’) in America, non invece di dare una notizia, presentando cosi’ un’immagine dei cattolici che, compatti, condannano la tapina Britney. Posso invece dire un bel chissenefrega? Magari non e’ elegante, ma rende bene l’idea della reazione mia e delle mie alunne. Mi chiedo se e quanto possa fare notizia in Italia. Francamente come cattolico mi fa piu’ specie il tentativo di creare un caso che una volgarita’ gratuita da parte di una starlet, che in fondo non fa che agitarsi per attirare qualche stanca polemica, nell’illusione di scioccare (ma quante volte l’abbiamo visto fare – magari meglio – questo giochetto?). E’ informazione spettacolo, bellezza, o solo cattiva informazione? Ma davvero "vende"?

Stefano Colombo , stfclm@hotmail.com – fonte: www.corriere.it

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Lettera alla redazione: "Più preti casti, più donne escluse dal sacerdozio,meno operai nella vigna!!"

Mi vado sempre più convincendo che
AVETE RAGIONE.

 

Nel Vangelo Gesù suggerisce di "farsi eunuchi" : ma è evidente che per lui è una situazione ideale, non tassativa. Tant’è vero che suggerisce di essere perfetti come il Padre suo :  se fosse una prescrizione tassativa, sarebbe un eretico, perchè perfetto è solo Dio.
Tralascio indicazioni arcinote : il matrimonio del Sacerdote è  normale nella Bibbia, Gesù ha istituito Capo della Chiesa un uomo sposato, e andava normalmente in casa sua, San Paolo raccomanda ai Vescovi  tenerezza nei confronti delle mogli,  eccetera.
Voglio invece richiamarmi di nuovo al Vangelo:  Gesù:
A) parlando del giudizio finale , come criterio decisivo per destinare gli esseri umani al Paradiso o meno, si basa sul bene fatto al prossimo.
 
B) Si è lamentato : "La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Mt 9,37.
 
Consideriamo UN PRETE SPOSATO e UNO NON SPOSATO. Quello non sposato ha più tempo per predicare il Vangelo eccetera. Ma anche un medico, un commercialista hanno più tempo!!!  Se escludiamo dalla professione quelli sposati, succederà una catastrofe pazzesca.
Dieci preti sposati predicheranno comunque più che uno non sposato.
Se alla Chiesa interessasse  solo quello che è essenziale, cioè la predicazione del Vangelo, i sacramenti eccetera,  non avrebbe dubbi : accoglierebbe al sacerdozio sposati e non sposati: invece preferisce
che ci siano pochi operai, purchè non sposati : se ne frega nel modo più paradossale  del punto sub B).
Ci sarebbe molto da dire anche sulla questione del voto. La Chiesa si affanna a dire che la vocazione è un dono
divino. Però prospetta con orrore la possibilità che Dio, per motivi suoi, tolga questa vocazione. Allora incastra i sacerdoti con il VOTO
Concesso che la castità è ottimale, dovrebbero essere  previsti due ordini : preti sposati e preti non sposati. Senza necessià di voti : non stiamo parlando di dono di Dio? Col voto diciamo a Dio "Guarda che se mi revochi la vocazione alla castità, io me ne fregherò : continuerò a fare conto solo sulle pollluzioni notturne, e destinerò a morte dal primo all’ultimo dei miei spermatozoi, anche se creati da Dio!"’Addirittura dovrebbe essere agevole, senza interventi gerarchici, modificare in qualsiasi momenti la propria scelta , nel caso di un prete sposato rimasto vedovo, o nel caso di uno non sposato che ha trovato la donna ideale.
 
Perchè la Chiesa impone solo preti  non sposati (ed esclude dal sacerdozio le donne, orrore!!!), fregandosene completamente di quanto sub B)?
 
Perchè non ha fiducia nella Provvidenza.  Se c’è un prete sposato, occorrono mezzi finanziari per la moglie e la prole;  se il prete decede, occorre una pensione per la moglie. Questo comporterebbe una gravissima, per la Chiesa,  decurtazione dei mezzi necessari a garantire i fasti del Papa, dei Cardinali, della Curia, la possibilità di acquistare quadri di Picasso , azioni societarie, terreni, immobili eccetera e risarcimenti stratosferici per le vittime di preti pedofili.
 
Se Io fossi Papa, mi preoccuperei di quanto detto prima a proposito di B) : a Gesù preme che ci siano operai nella vigna e non chiede loro :"questa notte hai coitato con femmina?" o "Hai una vagina invece di un pene?" "Se
 si, vattene, lascia marcire l’uva!!".. Ho l’impressione che questa faccenda della castità faccia godere come un pazzo Satana!! Più preti casti, più donne escluse dal sacerdozio,meno operai nella vigna!!"
 
A Lei, a Voi sacerdoti o ex sacerdoti con questi problemi, a quel simpaticone di Milingo dico una cosa : avete tanti argomenti, non nell’interesse Vostro ma della "vigna" : tirateli fuori!!. Se mi necessitasse un’operazione di emergenza al cuore, non mi sognerei mai di dire al chirurgo "Lei  è sposato? Allora mi lasci morire : io volevo un chirurgo che si occupi solo di chirurgia, e non si impicci di moglie e figli". E l’esempio è più che calzante : col materialismo dilagante in occidente e in Asia, la Chiesa è oramai sul Titanic e con le sue preclusioni idiote, và incontro a un iceberg mostruoso, ripeto : con grande sollazzo di Satana.
 
Costantino Frascolla

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Celibato: che senso ha che una donna partecipi ad un dibattito che "non dà risposte"?

Cominciavo ad affezionarmi al vostro blog, confortata
anche da un margine di "rapporto personale", ma in questi giorni mi sono chiesta che senso ha che una donna partecipi ad un dibattito che "non dà risposte"? La vostra battaglia è motivata e
"dovuta" perché si pone come " caso di coscienza" all’interno
della vostra scelta sacerdotale e matrimoniale. Ma la mia voce resta
insensata e solitaria, posta in una comunicazione del tutto unidirezionale:
un blog rappresenta un luogo di opinioni, dove le persone si esprimono
comunque cautelate da un’ideologia e da una appartenenza. Mi sembra però
che la "parola vera" delle donne, in quanto tali, non esca, e
neppure quella dei preti!
Mi metto quindi in disparte perchè credo che il punto interessante sarebbe,
almeno nella mia logica, quello di far affiorare una domanda: quali
conflitti, quali riflessioni, quali desideri, quali ideali  si celano
nell’animo di un sacerdote costretto al celibato?  In questo argomento
siamo tutti profani perché  suppongo che in materia regni un silenzio
secolare! In quale bidone della spazzatura finiscono i sensi di colpa?
Eppure non sento la voce dei "preti celibi contro il celibato
d’obbligo". Come  mai, don Serrone, preti e suore non si esprimono
(ovviamente tutelati nel nome!)? Hanno paura, non si fidano, non ci credono,
si stanno difendendo da sentimenti ritenuti inaccettabili o stanno dietro le
quinte ad aspettare?
Non mi sembra che il vostro operato si esaurisca in una
"sanatoria", ma stia mettendo in discussione tematiche di fondo
che dovrebbero far riflettere tutti che lo si voglia o no!. I preti
messicani lo confermano! Quanti sono nel mondo i preti che in questo momento
stanno ascoltando zitti zitti, ma con orecchie grandi come quelle di Dumbo
(ve lo ricordate l’elefantino di Disney?).

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Lettera: contro le logiche istituzionali globalizzanti

Caro Don Giuseppe, ho veramente apprezzato il coraggio e
l’apertura di pensiero con cui Lei ha accolto le mie lettere mettendole nel
blog. Sono rimasta piacevolmente stupita perchè mi rendo conto di essere
stata un tantino provocatoria. Tra l’altro, io così amante della liberta di
pensiero e rispettosa profondamente di qualunque scelta coerente con la
propria esistenza, tendenzialmente anticlericale  quando ciò significa
tacito consenso ad una logica istituzionale globalizzante  (come
peraltro quella di tutte le "Istituzioni Totali" a discapito talvolta
della coscienza individuale), mi ritrovo spesso, e paradossalmente, a
scandalizzarmi!.Faccio un esempio: in pochi giorni, con la scusa del Natale
e di dover fare del bene a tutti i costi, sono apparsi in TV preti e
cardinali: uno si presentava per un calendario con l’Arcuri, un altro 
dava una benedizione da canale cinque in mezzo a due bellissime  donne
tutte "scosciate" e coi seni fuori… Mi chiedo: non è vendere o
vendersi tutto questo? O il fine giustifica sempre i mezzi? Non so se sto
parlando di "morale" o semplicemente di "bon ton", ma
alle volte, le due cose coincidono!. La Chiesa pare non scandalizzarsi di
questi spazi di "vendita" in cui ormai compaiono religiosi di ogni
sorta. E’ vera o fasulla la  suorina che fa "plin plin" tra 
le acque minerali?! Ma ?! La ringrazio per la sua accoglienza nel blog.
Advita

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