Festini gay organizzati su Reverendis, chat di incontri per preti e religiosi

Nel tempo ha cambiato nome ma non il genere di servizio che offre e i suoi utenti. Venerabilis, oggi diventata Reverendis, è una chat per cuori soli, anche dal punto di vista spirituale e non necessariamente fisico, in cui le persone possono dare libero sfogo alle proprie tendenze, magari trovando un’anima gemella, oppure solo per scambiare esperienze o per un semplice confronto tra persone che si riconoscono simili.

Nulla di male, se non fosse che questo spazio virtuale in rete è riservato in particolar modo (ma non in maniera esclusiva) a religiosi, preti ma anche frati, che possono condividere le loro esperienze lasciando, nonostante le raccomandazioni del moderatore, campo a desideri e amicizie che la Chiesa condanna con forza. «Il nostro blog – si legge sul sito Reverendis – ha una lunga storia come il titolo fa ben ricordare, ma come tutto nel mondo è destinato a cambiare, così anche noi. Rimane la proposta di uno spazio dove il confronto sia rispettoso dell’altro, dove ognuno si senta accolto, dove dell’amicizia si cercano le espressioni più alte».

E poi ancora: «Incontro, confronto e appunto amicizia: leggendo sotto l’intestazione del sito avrai certamente compreso a chi è rivolto e qual è la sua finalità: luogo d’incontro dove possono nascere amicizie significative e dove si rispetta soprattutto la persona e la sua dignità. Internet offre a molti uno strumento per superare situazioni di solitudine e il bisogno di confronto con altri che vivono la stessa condizione». Il sito Reverendis offre diverse possibilità di comunicazione da usare – si puntualizza – «con intelligenza e buongusto». In particolare – si legge – si tratta di «una chat non moderata, ma libera rispetto alla quale gli stessi utenti sono chiamati a emarginare chi ne facesse un uso distorto». Da qui l’invito a segnalare chi viene scovato a utilizzare il sito per fini poco consoni al buon gusto e al rispetto della dignità delle persone che lo frequentano.

Il Mattino

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Scandalo in Curia: prete attore in un video hard

NOLA. Scandalo alla Diocesi di Nola: prete sospeso perché colto più volte in orge con ragazzi gay. Un giovane sacerdote sarebbe stato colto ben due volte sul fatto, ripreso dai filmati che poi sono stati girati al vescovo andato in pensione, Beniamino Depalma.

Nel primo caso, il giovane sacerdote si trovava in una parrocchia di Scafati, quando al vescovo venne fatto recapitare un primo video. Il capo della Diocesi spostò il prete a Marigliano, molto più vicino e con la possibilità di tenerlo sotto occhio.

Don G. ci sarebbe ricascato finendo in un altro filmino hard con due o più persone dello stesso sesso tra cui anche dei parrocchiani, a questo punto la decisione di trasferire il parroco in Piemonte, ma poichè anche al Nord il sacerdote ha continuato, il vescovo ha quindi emesso un provvedimento di sospensione a divinis ovvero di interruzione della vita clericale, dopo aver visto le scene che ritraggono il prete in sesso gay.

fonte: La Città di Salerno

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Nola, scandalo in Curia. Spuntano i video hard di un prete gay: sospeso

“Non commettere atti impuri”. Così recita il sesto comandamento della religione cristiana. Peccato che in alcuni casi a non rispettarlo siano proprio i preti. L’ultimo intreccio tra sesso e religione (dopo lo scandalo delle orge di Don Andrea Contin a Padova) arriva dalla provincia napoletana. Da Nola, dove l’ex vescovo, monsignore Beniamino Depalma, andato in pensione a inizio gennaio, avrebbe adottato un provvedimento di sospensione a divinis (interruzione della vita clericale) nei confronti di un parroco finito al centro di un ricatto hard. A svelare l’intrigo a Ilventiquattro – è una dipendente della Curia di Nola (che preferisce restare nell’anonimato per timore di ritorsioni).

Il prete, don G.L., sarebbe finito, per la prima volta, in un filmino hard omosessuale quando era alla guida di una parrocchia di Scafati, comune della provincia di Salerno. I video – racconta la gola profonda – sarebbero stati spediti al Vescovo Depalma che immediatamente trasferì il prete in un’altra parrocchia, stavolta nel territorio mariglianese.

Ma il sacerdote ci ricasca: spunta un nuovo filmato, sempre a sfondo sessuale, tra il prete e un giovane che frequentava la parrocchia del mariglianese. I video che ritraggono il parroco mentre consuma orge con altri ragazzi arrivano al Vescovo e alla moglie di uno dei protagonisti delle scene hard. Lo scandalo sta per esplodere quando arriva per il parroco, con il vizietto del sesso, il trasferimento a Torino in una comunità religiosa.

I chilometri non placano i bollori hard del prete che via Skipe contatta uno dei suoi amanti per proporre sesso virtuale. L’ultimo episodio spinge l’ex vescovo di Nola Depalma ad adottare la “scomunica” per il parroco infedele ( sospensione a divinis) a fine di tutelare l’immagine della chiesa nolana che rischiava di essere travolta da uno scandalo a sfondo sessuale.

Dal giorno della scomunica del prete infedele nessuna traccia. A metà gennaio al vertice della Curia di Nola è arrivato un nuovo vescovo, monsignore Francesco Marino che dovrà gestire, tra le altre cose, anche il complicato rapporto tra fede cristiana e sesso.

fonte: ilventiquattro.it

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Vescovo Torino Nosiglia ha negato le scuse alla coppia gay e smentisce parole pronunciate da don Carrega

“L’arcivescovo dovrebbe soltanto vergognarsi. Mi spiace dover dire questo, perché sono un cristiano, un credente, ma la mia fede, così come quella di Franco, è sempre stata lontana da ipocrisie”. Gianni Reinetti, 80 anni, vedovo di Franco Perrello, con il quale cinque mesi fa erano stati protagonisti della prima unione civile a Torino, reagisce aspramente alle dichiarazioni di monsignor Cesare Nosiglia. E svela un antefatto doloroso rimasto sinora inedito: “Il parroco di Santa Rita voleva negare i funerali a Franco”.

Questo succedeva una settimana fa, prima dell’intervento del delegato vescovile per la pastorale delle persone omosessuali, don Gian Luca Carrega. E molto prima che si riaprisse il caso, ieri, con l’arcivescovo che non solo ha ribadito la posizione del magistero cattolico sulle “unioni omosessuali”, riaffermando che “non sono assimilabili alla famiglia”. Ma ha smentito le parole che don Carrega aveva pronunciato, sabato, nell’omelia per i funerali di Perrello nella chiesa di Santa Rita. “Non ha detto quanto i giornali polemicamente hanno riportato, frasi di condanna della Chiesa e di necessità che chieda scusa”, ha assicurato Nosiglia, rispondendo sul settimanale diocesano “La Voce e il Tempo” a una lettrice allarmata.

“Qualcuno più importante di me dovrebbe chiedervi scusa per la disattenzione, la freddezza e le dimenticanze (della Chiesa, ndr)”, aveva affermato don Carrega alle esequie davanti a decine di testimoni, e ribadito l’indomani con toni ancora più decisi in un’intervista a Repubblica. “C’erano un centinaio di persone presenti che hanno sentito quelle affermazioni e possono testimoniarle”, tiene a ricordare Reinetti. Del resto parole come quelle erano state fatte proprie anche da papa Francesco: “La Chiesa – aveva detto rientrando dal viaggio in Armenia – dovrebbe chiedere scusa ai gay che ha offeso”.

Per l’arcivescovo Nosiglia, però, quelle frasi non sono mai state pronunciate dal pulpito di Santa Rita. “Dette, sono state dette – testimonia la senatrice Pd, Magda Zanoni, amica della coppia, anche lei presente alle esequie – Mi avevano talmente colpito che dopo la cerimonia ero andata a ringraziare don Carrega”. Il vescovo invece non ha nulla da ringraziare. Dà la colpa ai giornali. E bolla tutta la faccenda come “una polemica in salsa rosa piccante, in cui rischia di esserci di tutto meno che la corretta informazione sui fatti avvenuti e le parole pronunciate”.

Da parte sua il vedovo di Franco respinge al mittente l’accusa di “non rientrare nel disegno di Dio”: “In 52 anni di vita assieme ci siamo sempre sentiti una famiglia”. E torna con la mente a un momento doloroso: “Quando – racconta Reinetti – sono andato a parlare con il parroco, don Lello Birolo, per il funerale, mi sono sentito dire: non posso celebrare il rito per una persona che si trovava in una condizione di contrarietà con gli insegnamenti della Chiesa”. Gianni ha protestato con il prete e, dopo aver insistito, sono arrivati a una mediazione: “Avrebbe celebrato il rito a patto che non ci fossero state contestazioni”. Contestazioni, proprio così. Questo mentre interpellato da Repubblica il parroco assicurava: “Sarà un funerale normale, non ci sono ragioni per dare giudizi o fare pettegolezzi”.

Qualcuno nella cerchia di amici della coppia va alla ricerca di un’alternativa. E viene chiamato a presiedere il rito don Carrega. Che, a quel punto, conoscendo il motivo per cui è lì, si sente quasi in dovere di scusarsi: “Qualcuno più importante di me dovrebbe chiedervi scusa”. “Quelle sue parole – dice Gianni – mi avevano fatto tornare felice dopo li rifiuto ricevuto dal mio parroco a Santa Rita”.

repubblica.it

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Norvegia si ai matrimoni religiosi gay dei luterani

Dal primo febbraio. La nuova liturgia è stata approvata da un sinodo con 83 voti a favore e 29 contrari.

Due uomini o due donne in Norvegia si potranno unire in “matrimonio” religioso dal primo febbraio: lo ha deciso la Chiesa protestante del Paese. La nuova liturgia è stata approvata da un sinodo con 83 voti a favore rispetto a 29 contrari. Ogni pastore, tuttavia, resterà libero di procedere o meno alla benedizione delle nozze.

«È il giorno in cui una preghiera e un sogno diventano realtà» ha esultato il leader  della Chiesa luterana, Gard Sandaker-Nilsen, egli stesso omosessuale dichiarato.

tratto da Avvenire

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Don Giulio, bufera sul parroco che difende l’amore omosessuale

Si commuove alla fine della messa, il nodo gola, la gente che si avvicina, il sindaco che gli fa i complimenti. Don Giulio è diventato un idolo ma anche un prete discusso. Il motivo: il suo impegno a difesa degli amori gay.

Alcuni giorni fa – come ricostruisce il Corriere della sera – il sacerdote di Bonassola ha firmato la petizione del coordinamento Rainbow per fermare lo sportello “anti-gender” voluto dalla Regione Liguria guidata da Giovanni Toti di Forza Italia. “L’ho fatto perché è importante che la scuola educhi al rispetto delle differenze e che contrasti con forza l’ omofobia a partire dai più piccoli”.

Don Giulio è contro la “caccia alle streghe”: lo sportello, infatti,  vuole raccogliere segnalazioni su insegnanti che introducono “concetti gender”. Il sacerdote non voleva impegnarsi pubblicamente, ma il tam tam è partito. Ed è nato un caso dopo che il consigliere di Bonassola di Fratelli d’ Italia, Alessandro Rosson,  ha chiesto “la scomunica di don Giulio” ricordando come il sacerdote abbia anche portato il suo saluto alla prima coppia omosessuale che ha festeggiato l’ unione civile a Bonassola questa estate.

Il vescovo di La Spezia Luigi Ernesto Palletti ha espresso “sconcerto e meraviglia”.

LiberoQuotidiano

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Il parroco difende l’amore gay, il vescovo lo frena. Ma i fedeli sono con lui: tutti a messa,anche coppia omosessuale

a Spezia, 22 gennaio 2017 – Don Giulio Mignani, parroco di Bonassola, era commosso questa mattina durante l’omelia nella piccola parrocchia del borgo spezzino. La chiesa era piena di fedeli, pronti a sostenerlo. Don Giulio nei giorni scorsi aveva difeso l’amore gay contestando l’apertura di uno sportello antigender voluto dalla giunta regionale di centrodestra. Il vescovo di La Spezia, mons. Palletti, lo ha frenato e Fratelli d’Italia ne ha chiesto anche la scomunica.

I suoi fedeli lo difendono  a spada tratta riempiendo la chiesa per fargli sentire la vicinanza durante la messa domenicale. «Le idee, quando sono giuste, meritano di vincere anche qualora fossero in pochi a sostenerle», dice don Giulio Mignani.

Il caso è partito da una chat che don Giulio ha con i parrocchiani in cui ha aperto alle famiglie arcobaleno. Stamani la chiesa di Santa Caterina era piena. C’era anche il sindaco Giorgio Bernardin e la prima coppia unita civilmente della riviera spezzina, Davide e Giuseppe. Alla fine della cerimonia per don Giulio applausi e abbracci.

La Nazione

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Peccato, scandali e tradimenti di una Chiesa fatta di uomini), il libro inchiesta

A meno di un anno e mezzo dall’uscita di Avarizia e dopo essersi messo alle spalle – con esito positivo – il processo intentato a lui e al collega Gianluigi Nuzzi dal Tribunale del Vaticano, il giornalista Emiliano Fittipaldi è nuovamente in libreria con Lussuria, saggio che è il seguito ideale del libro uscito nel 2015 e che sembra pronto a sollevare un nuovo polverone nella Santa Sede.

Un altro peccato capitale nel titolo (Lussuria) e un sottotitolo per chiarire chi sono i peccatori (Peccato, scandali e tradimenti di una Chiesa fatta di uomini), il libro inchiesta è frutto di circa un anno di indagini compiute da Fittipaldi.

“Da qualche tempo sto scartabellando nuovi documenti riservati, intercettazioni delle procure italiane e straniere, atti di commissioni internazionali. Sto incontrando preti e monsignori che mi raccontano che, oltre agli scandali economici, non sono finiti nemmeno quelli sessuali. Che gli abusi sui più piccoli non sono affatto un fenomeno superato, e che nei primi tre anni di pontificato di Bergoglio sono arrivate alla Congregazione per la dottrina della fede 1200 denunce di molestie ‘verosimili’ su ragazzini e ragazzine di mezzo mondo”,

spiega l’autore che ha viaggiato dall’Australia al Messico, dalla Spagna al Cile, ma anche in Italia, da Como alla Sicilia, per cercare di far luce su casi che troppo spesso vengono insabbiati nonostante, nel periodo del pontificato di Papa Francesco, le denunce si siano moltiplicate.

lussuria-fittipaldi-copertina.jpgFittipaldi fa i nomi degli alti prelati che hanno occultato, con le parole o con i fatti, gli abusi compiuti dal clero, spiega come molti vescovi italiani, aiutati dalle linee guida vaticane e della Cei, abbiano sfruttato una normativa che non prevede la denuncia obbligatoria davanti alle violenze sessuali dei loro preti.

Nessuno, fino ad ora, aveva messo in fila dati, casi concreti, dichiarazioni dottrinarie e inchieste giudiziarie per comporre il sistema sconvolgente di una Chiesa ancora preda del peccato di lussuria e pronta, fino ai suoi vertici più alti, a tacitare ogni scandalo, a proteggere la “lobby gay” del Vaticano, a evitare di risarcire le vittime, a perdonare e aiutare i carnefici.

“Mentre altri paesi hanno creato commissioni d’inchiesta per capire il numero di preti pedofili, per cercare di stanarli e punirli, in Italia non è mai successo nulla non perché il fenomeno non sia vasto ed esteso, ma perché nei paesi più cattolici c’è una maggiore difficoltà a fare processi e a organizzare commissioni di questo tipo. Non esiste un registro in cui possiamo conoscere i nomi dei pedofili accusati o dei pedofili condannati e arrestati. Esiste per il giornalista la possibilità di andare a vedere sulle pagine dei giornali locali e farsi un’idea di un sistema molto vasto. Nei primi mesi del 2016 ci sono stati una ventina di casi di preti pedofili con vescovi che hanno coperto questi preti che non sono stati puniti”, aggiunge Fittipaldi.

Si parla, infine, della lobby gay, di vescovi che sono diventati eredi universali dei propri amanti: “Questo lo facciamo ovviamente non perché abbiamo nulla da dire rispetto alle scelte sessuali, ma perché la chiesa dal punto di vista dottrinario considera l’omosessualità come il male assoluto”.

booksblog.it

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Vaticano La questione dell’omosessualità nella «Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis». Il compito del discernimento

L’Osservatore Romano

(Louis J. Cameli, Teologo sacerdote dell’arcidiocesi di Chicago)  Appena la Congregazione per il clero ha pubblicato, l’8 dicembre scorso, la nuova Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, i media statunitensi l’hanno descritta come una nuova proibizione per i “sacerdoti omosessuali”. In realtà, nelle sue oltre novanta pagine di testo, la Ratio offre una visione coerente e integrata della formazione sacerdotale, basata largamente sull’esortazione apostolica Pastores dabo vobis di Papa san Giovanni Paolo II e sugli insegnamenti di Papa BenedettoXVI e di Papa Francesco.
I paragrafi della Ratio che affrontano il tema «Persone con tendenze omosessuali» sono tre (nn. 199-201). E questi paragrafi ripetono i punti salienti di un documento della Congregazione per l’educazione cattolica del 2005, l’Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri. L’affermazione centrale dell’Istruzione del 2005, che viene ripresa dalla nuova Ratio fundamentalis è la seguente: «la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione [vale a dire con tendenze omosessuali], non può ammettere al seminario e agli ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay» (Istruzione, n. 2; Ratio fundamentalis, n. 199). In un libro pubblicato nel 2012 (Catholic Teaching on Homosexuality: New Paths to Understanding, Ave Maria Press), ho cercato di spiegare il senso di questa importante affermazione. Ritengo che il suo vero significato potrebbe non essere immediatamente chiaro a un lettore casuale o a giornalisti che vogliono trasmettere informazioni a un pubblico largamente secolarizzato sulla questione carica di tensioni dell’omosessualità. Anche se i media vi leggono l’attuazione di un divieto, il testo dell’Istruzione del 2005 parla in modo molto diverso di «criteri di discernimento». Permettetemi di attingere al mio libro per spiegare con più precisione qual è la posta in gioco per l’Istruzionee per la Ratio fundamentalis.
Sono tre le categorie di persone che devono essere escluse dall’ammissione al seminario e agli ordini sacri: quelle che praticano l’omosessualità, quelle che presentano tendenze omosessuali profondamente radicate e quelle che sostengono la cosiddetta “cultura gay”. La prima e la terza categoria sono piuttosto chiare. Una persona sessualmente attiva viene esclusa perché non vive nel celibato. A una persona che sostiene la “cultura gay”, intesa come ambiente e movimento che appoggia atteggiamenti morali discordanti con l’insegnamento della Chiesa, non si può affidare il compito di insegnare alla comunità di fede e di guidarla. La seconda categoria, invece, non è altrettanto evidente: coloro che presentano tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa categoria esige maggiore riflessione e chiarimento.
Le «tendenze omosessuali profondamente radicate» sono in contrasto — secondo l’Istruzione — con ciò che esprime un problema transitorio o una fase della crescita che occorre attraversare e superare, qualcosa che appartiene essenzialmente allo sviluppo adolescenziale. In alcuni, i sentimenti o le tendenze omosessuali possono essere proprie dell’individuo, esprimendo però soltanto un fenomeno transitorio o uno sviluppo non ancora completo, non uno schema fisso della personalità o uno schema fisso del relazionarsi.
I sentimenti sono sentimenti e, qualunque essi siano, per tutti noi possono spaziare in una moltitudine di direzioni. Quand’è però che ci troviamo dinanzi a sentimenti omosessuali rivelanti tendenze «profondamente radicate» che indicano che un candidato non dovrebbe essere ammesso al seminario o agli ordini sacri? Permettetemi di suggerire quattro casi in cui ciò accade.
Quando le inclinazioni omosessuali portano alla formazione di un’identità organizzatrice centrale, c’è evidenza di tendenze profondamente radicate. Questa identità organizzatrice centrale diventa il centro di comando della vita. Sulla base di tale identità, la persona prende importanti decisioni per la propria vita, si relaziona con gli altri, investe tempo, energie e altre risorse e — in generale — percepisce se stessa e il mondo attraverso la lente dell’“essere gay”.
Quando le inclinazioni omosessuali diventano un centro primario di attenzione e persino di preoccupazione, c’è evidenza di tendenze profondamente radicate. Ciò a cui prestiamo attenzione definisce largamente le direzioni che seguiremo nella vita. Potrebbe esserci una qualche sovrapposizione con il concetto di identità organizzatrice centrale, ma qui l’enfasi è posta sulla costante consapevolezza di ciò che sembra importare di più e appare come una preoccupazione.
Quando le inclinazioni omosessuali creano un blocco delle nostre capacità relazionali, c’è evidenza di tendenze profondamente radicate. Il desiderio sessuale può essere tale da interferire e modellare la vita interpersonale in modi morbosi. Può significare una ridotta capacità di rapportarsi con le donne in modo maturo. O può significare un rapporto eroticamente teso e distorto con alcuni uomini. In altre parole, le inclinazioni sessuali modellano e addirittura distorcono la possibilità di un relazionarsi umano elementare e autentico.
Quando nell’intimo c’è un senso di inevitabilità riguardo all’agire sulla base di inclinazioni omosessuali e questo senso di inevitabilità è dilagante, c’è evidenza di tendenze profondamente radicate. In questo caso, il senso di inevitabilità rivela una mancanza di libertà e l’incapacità di dominare e di controllare il proprio comportamento. Ci sono tanti tipi di sentimenti che attraversano la nostra vita, alcuni molto positivi, altri piuttosto negativi e distruttivi. E questo vale per ognuno di noi. Sia l’Istruzione sia la Ratio fundamentalis evitano di passare dall’esistenza di sentimenti omosessuali a un divieto totale dell’ammissione al seminario o agli ordini sacri. Con grande saggezza e prudenza, tali documenti citano il compito essenziale del discernimento, quel movimento spirituale e dono dello Spirito santo che ci permette di identificare ciò che conduce a Dio e ciò che allontana da Dio. Il discernimento permette alle autorità del seminario e all’individuo di identificare ciò che è bene e giusto per l’individuo stesso e per la Chiesa.
L’Osservatore Romano, 17-18 dicembre 2016

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Palermo, il prete benedice l’unione gay

7 settembre alle 18,00, Elisabetta e Serenella si uniranno civilmente a Villa Trabia. Ad officiare la cerimonia sarà il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Ma la prima emozione – “forte e inaspettata”, raccontano a Repubblica –  l’hanno già vissuta domenica scorsa. A San Saverio, la chiesa dell’Albergheria. Qui, Padre Cosimo Scordato, all’inizio della messa ha presentato la coppia, annunciando la data di domani e chiedendo ai fedeli di “accoglierle nella comunità e di pregare per la loro vita insieme”. Una scelta “che guarda al futuro”, dice lui. Immortalata da decine di scatti e commenti positivi su Fb e ripresa dalle telecamere della casa di produzione Stand By Me che segue la coppia dallo scorso 26 agosto per un documentario sulle unioni civili (in onda su Rai 2 nei prossimi mesi). Elisabetta Cina, 49 anni, e Serenella Fiasconaro, 46, abitano vicino a San Saverio ma non sono assidue praticanti. “Qualche giorno fa – racconta Don Cosimo – sono venute da me per chiedermi di benedire gli anelli. La Chiesa non ammette questo sacramento per le coppie omosessuali ma le ho invitate comunque a venire a messa per presentarle alla Comunità, perché la Chiesa deve accogliere tutti”. Così eccole sull’altare accanto a Padre Scordato, salutate insieme al loro amore, da un lungo applauso. “Il mio auspicio è che un giorno la chiesa accetti di benedire anche questo le relazioni omosessuali” aggiunge padre Scordato che annuncia di volere ripetere la formula utilizzata con Elisabetta e Serenella anche per altre coppie gay: “Le cose – dice – si cambiano poco a poco, un passo per volta”. Elisabetta e Serenella si amano da sette anni. Da tempo hanno fatto coming out. “Padre Scordato è stato incredibile – commentano – La sua naturalezza e quella della comunità ci hanno sorpreso”. Nella photogallery, le immagini scattate all’interno della chiesa e per le strade del centro storico di Palermo dove si è tenuto l’addio al “nubi di lato” con una sorta di caccia al tesoro organizzata dagli amici (di Gioia Sgarlata).

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