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Gay in Vaticano: «Così Sodoma racconta la mia storia»

Gay in Vaticano: «Così Sodoma racconta la mia storia»

Dietro la rigidità c’è sempre qualcosa di nascosto. In tanti casi una doppia vita». Queste parole, pronunciate da Francesco durante l’omelia mattutina del 24 ottobre 2016 a Santa Marta, sono da tenere a mente nel dipanarsi (560 pagine) dell’ultimo libro-inchiesta di Frédéric Martel. Tradotto in otto lingue, Sodomasarà nelle librerie di 20 Paesi a partire dal 21 febbraio. Una data, questa, non casuale, dal momento che proprio a partire da quel giorno (fino al 24) il Papa incontrerà in Vaticano i presidenti delle Conferenze episcopali per parlare di prevenzione di abusi su minori e adulti vulnerabili.

Se nel volume tale tema resta propriamente in sordina, a essere preponderante, anzi primario, in esso è quello dell’omosessualità del clero. Che, guarda caso, rispetto agli abusi è stata posta in un rapporto di causa-effetto proprio dal ben noto dossier Viganò, alla cui diffusione mediatica, e non ai contenuti, si deve la successiva convocazione dell’imminente summit vaticano. La lettura “omosessualista” dell’ex nunzio Viganò e di tanti prelati, ascrivibili all’area del conservatorismo ecclesiale, non collima infatti con quella di Bergoglio, che ravvisa invece la causa degli abusi nel clericalismo.

Ed è il clericalismo l’atteggiamento ricorrente che l’autore ha riscontrato non solo in alcuni cardinali ma anche in vescovi e sacerdoti, con cui è entrato in contatto nel corso di quattro anni. Un clericalismo, si badi bene, non correlato, nell’indagine del sociologo francese, alla pedofilia. Ma, bensì, alla doppia vita omosessuale di semplici sacerdoti come di prelati in un meccanismo di relazioni e connessioni capaci d’influire sulla gestione del potere ecclesiastico.

A confrontarsi con Martel anche ex-sacerdoti, compresi quelli una volta operanti in Vaticano, spinti da un’idiosincrasia verso il doppiopesismo dei superiori gerarchici d’un tempo e l’omofobia di non pochi d’essi.
Tra quest’ultimi c’è anche chi scrive. La mia vicenda, sia pure con talune inesattezze, apre il primo capitolo del libro. In esso si racconta di una telefonata fattami da Bergoglio il 15 ottobre 2013. Il papa, che aveva ricevuto, il giorno prima, una mia lettera per le mani del card. Raffaele Farina (già mio superiore durante il servizio presso la Biblioteca Apostolica Vaticana), volle chiamarmi per esprimere «stima e commozione» per il mio «coraggio e coerenza» nell’aver deciso d’abbandonare il ministero sacerdotale nel 2006. Decisione presa per vivere liberamente la mia omosessualità.

Nel capitolo è riassunta la mia storia: dall’entrata in Seminario a Benevento appena 15enne, consapevole d’essere gay ma fortemente intenzionato, su consiglio di confessori e direttore spirituale, a incamminarmi verso il sacerdozio visto come cammino di redenzione da una condizione considerata peccaminosa e inaccettabile, all’ordinazione presbiterale all’età di 24 anni. Poi, l’arrivo a Roma per il biennio di specialistica in teologia dommatica presso la Pontificia dell’Università della Santa Croce e il fare i conti con una realtà a lungo esorcizzata a contatto con un mondo ecclesiastico romano del tutto differente da quello di provincia, fortemente improntato a un rigore ascetico e a un conservatorismo dottrinario.

Quindi il primo innamoramento con un sacerdore regolare e la prima crisi nel 2002 con l’intenzione d’abbandonare il ministero, spinto anche dal rimorso di non osservare l’obbligo celibatario assunto.
Nel 2003, infine, la chiamata in Segreteria di Stato come componente della Sezione Lettere Latine, la dimora presso la Domus Sanctae Marthae, la collaborazione alla pagina culturale de L’Osservatore Romano. Alle invidie, che sempre s’innescano in certi ambienti, offrii indubbiamente un supporto con un atteggiamento non solo strafottente ma incauto. Anche perché la crisi era tutt’altro che superata.

Look curato e spesso “borghese” a differenza dell’abito talare sempre precedentemente indossato, abbandono graduale della celebrazione della Messa (ma non perché avessi perso all’epoca la fede, come mi si accusò, ma semplicemente perché non riuscivo a perdonarmi), un nuovo innamoramento.

Le voci sulla mia omosessualità furono così ingigantite che i superiori della Segreteria di Stato obbligarono il mio vescovo a richiamarmi in diocesi per affidarmi un incarico di rilievo. Obbligo da questi disatteso in quanto da lui ritenuto una palese ingiustizia a fronte di situazioni notoriamente scandalose e minimizzate. Intervenne Mario Agnes, l’allora direttore deL’Osservatore Romano, presso Stanisław Dziwisz, segretario di Giovanni Paolo II (oggi cardinale arcivescovo di Cracovia), e si giunse a una soluzione di compromesso: non era possibile per me
restare più in Segreteria di Stato ma era disposto il trasferimento alla contigua Biblioteca Apostolica Vaticana.

Qui fui nominato segretario degli allora cardinale bibliotecario, Jean-Louis Tauran, e prefetto Raffale Farina.
Ma oramai era sempre più maturata in me la convinzione di abbandonare il sacerdozio: volevo “uscire dall’armadio” senza contare il mio aperto dissenso dalle posizioni magisteriali su determinati aspetti. Persisteva però in me la paura di fare da solo questo passo, preoccupato soprattutto d’arrecare un dolore ai miei genitori. Ho fatto così in modo d’essere condotto a tale decisione.

Ecco come lo stesso Martel la racconta nella parte finale del 1° capitolo, non omettendo di ricordare due importanti conferme: «Secondo la versione che Lepore mi fornisce (confermatami dai cardinali Jean-Louis Tauran e Farina), ha scelto “deliberatamente” di consultare molti siti gay sul suo computer dal Vaticano e di lasciare aperta la sessione, con articoli e siti compromettenti.

“Sapevo molto bene che tutti i computer in Vaticano erano sotto stretto controllo e che sarei stato rapidamente colto in flagrante. Ed è andata così. Sono stato convocato e le cose sono andate molto velocemente: non c’è stato processo, non c’è stata punizione. Mi è stato chiesto di tornare nella mia diocesi e di occupare un posto importante. Ho rifiutato.”

L’incidente è stato preso sul serio; meritava questo trattamento agli occhi del Vaticano. Francesco Lepore è stato allora ricevuto dal cardinale Tauran, “che era estremamente triste per quanto era appena accaduto”:
“Tauran mi ha gentilmente rimproverato di essere stato ingenuo, di non sapere che ‘il Vaticano aveva gli occhi dappertutto’ e mi ha detto che avrei dovuto essere più prudente. Non mi ha accusato di essere gay, ma solo di essere stato individuato! Le cose sono finite così. Pochi giorni dopo, ho lasciato il Vaticano; e ho definitivamente smesso di essere un sacerdote».

espresso.repubblica.it

Una bufera potrebbe presto abbattersi sul Vaticano: è in uscita un libro sul rapporto tra Chiesa e omosessualità. E Nuzzi anticipa lo scoop: “A iniziare da uno storico nemico di @Pontifex”

Possibile bufera in arrivo sul Vaticano. Tra qualche giorno verrà pubblicato “Sodoma”, un libro di cui avevamo già dato notizia, ma del quale, per ora, non si conoscono i contenuti. Sappiamo che l’autore del testo è Fréderic Martél, sociologo e giornalista francese. Conosciamo, stando a quello che si è appreso sul web, come l’opera tratti del doppiopesismo che interesserebbe la “più grande comunità gay del mondo”, cioè proprio il Vaticano.

Da una parte, insomma, la Santa Sede si sarebbe distinta per la rigidità con cui è solita affrontare, per esempio, il tema dei diritti civili promossi dalla comunità Lgbt. Dall’altra, di rimando, si sarebbero diffusi comportamenti sessuali incoerenti rispetto alla visione del mondo presentata, che non di rado è stata etichettata come “omofoba”. Ma buona parte degli ecclesiastici appartenenti alla Chiesa cattolica, sosterrebbe l’autore, sarebbero omosessuali. E per comprendere bene di cosa stiamo parlando, bisognerà aspettare l’uscita. Ieri sera, attraverso un post su Instagram, un altro giornalista, cioè Gianluigi Nuzzi, ha fornito qualche ulteriore dettaglio: “Attenzione – ha postato, mostrando la copertina del testo – , al nuovo libro bomba di @martelfrederic sulla #omosessualità in #vaticano, uscirà tra una decina di giorni in diverse lingue. Scoop su potenti cardinali, a iniziare da uno storico nemico di @Pontifex_it ..”.

Il Vaticano, insomma, potrebbe essere presto interessato da un nuovo scandalo, che riguarderebbe un avversario interno di Papa Francesco. Durante il mese di febbraio, avrà luogo il summit straordinario in materia di prevenzione degli abusi che Bergoglio ha voluto per risolvere, magari una volta per tutte, quella “piaga” – com’è spesso stata definita – tutta interna agli ambienti ecclesiastici. Il periodo è particolarmente sensibile.

Il Giornale

Gay: marea arcobaleno invade Ny

 © EPA

ansa

(ANSA) – NEW YORK, 24 GIU – Decine di migliaia di persone invadono le strade di New York per il Gay Pride. Sulle note di ‘Born this Way’ di Lady Gaga e con le parole del governatore dello stato Andrew Cuomo la parata ha preso il via, anche se le celebrazioni sono iniziate nella serata di sabato, anche alla presenza di Tiffany Trump, la figlia del presidente Donald Trump.
Il mare arcobaleno invade festivo le strada alla presenza di molte celebrità. Anche quest’anno la parata e’ più politica della attese: nel messaggio di amore e uguaglianza sono inclusi anche i bambini immigrati separati dai genitori. ”Non può ingabbiarci tutti” dicono alcuni partecipanti, in riferimento alla politica della tolleranza zero di Donald Trump e alle immagini shock dei bimbi in gabbia dopo essere stati strappati alla loro famiglia.

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“Siete una coppia gay”, rifiutata l’eucarestia a Priolo

eucaristia coppia gay, Siracusa, Cronaca
Niente sacramento della comunione a due donne – Paola Desi, 25 anni di Priolo, e Maria Grimaldi, 25 anni anche lei, di Foggia – perché sono una coppia gay, unite civilmente lo scorso 6 aprile. La decisione del parroco della chiesa dell’Immacolata di Priolo, don Sebastiano Gulinello, ha suscitato numerose polemiche, come riporta il Giornale di Sicilia.
Il parroco dice di avere applicato le regole della Chiesa ma i commenti dei rappresentanti delle associazioni omosessuali sono durissimi.
Giornale di Sicilia

Morto Dick Leitsch, pioniere diritti gay

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Dick Leitsch, uno dei pionieri e dei primi eroi del movimento gay negli Stati Uniti, è morto a 83 anni a New York. Leitsch è stato uno dei primi leader della Mattachine Society, organizzazione a difesa dei diritti gay quando ancora l’omosessualità era per lo più tenuta nascosta e anche una piccola protesta richiedeva grande coraggio. Si è battuto per assicurare ai gay il diritto di essere serviti nei bar nel 1966, ovvero prima che la rivolta dello Stonewall Inn accelerasse il movimento dei diritti gay in America. Leitsch è morto per un cancro al fegato, scoperto in febbraio. Fra le decine di lettere ricevute da quando la sua malattia è stata resa nota c’è stata quella di Barack Obama. “Grazie per i decenni di lavoro che hanno aiutato il Paese a muoversi sulla strada dell’uguaglianza Lgbt – ha scritto l’ex presidente -. Il nostro viaggio come Paese dipende, come è sempre stato, dagli sforzi collettivi e persistenti di gente come te”

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Gran Bretagna, nozze gay per il cugino della Regina. Cade tabù

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Prime nozze gay nella royal family ‘allargata’ britannica. Lord Ivar Mountbatten, cugino di terzo grado della Regina Elisabetta, che due anni fa aveva fatto coming out, sposerà il compagno James Coyle, 56 anni, conosciuto sulle piste da sci del villaggio alpino di Verbier.

Secondo quanto scrive il Daily Mail, le nozze saranno celebrate alla fine di quest’estate nella cappella privata della tenuta di lord Mountbatten, nel Devon. Figlio cadetto di David Michael Mountbatten, che fu terzo marchese di Milford Haven e testimone di nozze di Filippo ed Elisabetta, nonché discendente diretto della regina Vittoria, lord Mountbatten, 55 anni, è stato sposato fino al 2011 con Penelope Thompson, da cui ha avuto tre figlie: Ella, 22 anni, Alix, 20, e Luli, 15. Sarà proprio l’ex moglie, ha detto lo stesso lord al tabloid, ad accompagnarlo all’altare. Lord Ivar è il primo membro della famiglia allargata della monarca ad avere una relazione omosessuale dichiarata.

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Padre James Martin: «La Chiesa ha trattato i gay da lebbrosi, ma deve sostenere tutti gli emarginati». Fra essi anche i preti sposati

Padre James Martin

Il Movimento Internazionale dei sacerdoti lavoratori sposati aprrezza l’intervento di Padre James Martin, ma nello stesso tempo invita il teologo a trattare anche dei preti sposati e delle discriminazioni verso di loro ancora attive nelle comunità cattoliche (ndr)

L’articolo di Guido Vecchi su corriere.it:

«Due anni fa 49 persone sono state uccise in un nightclub in Florida. Fu la strage a colpi d’arma da fuoco più grande nella storia degli Usa. Ma solo pochi vescovi statunitensi espressero pubblicamente la loro solidarietà, come avrebbero invece fatto in qualsiasi altra tragedia di quelle dimensioni. Questo mi turbò molto e mi portò a scrivere questo libro. Se la Chiesa non può riconoscere l’esistenza delle persone Lgbt neanche in circostanze tragiche come questa — come la morte — cosa dice questo della Chiesa? Il libro propone qualcosa di semplice, ma fermamente evangelico: dare sostegno a chi si sente più emarginato». Padre James Martin, 57 anni, «editor at large» della rivista dei gesuiti America Magazine e consultore nominato da Francesco della Comunicazione vaticana, è uno degli scrittori più letti e dibattuti negli Usa. Ma di Building a Bridge si sta parlando in tutto il mondo. Il libro, edito da Marcianum Press, esce in Italia il 24 maggio con il titolo Un ponte da costruire. Una relazione nuova tra Chiesa e persone Lgbt, acronimo di «lesbiche, gay, bisessuali e transgender». Una riflessione «utile a favorire il dialogo, la conoscenza e comprensione reciproca, in vista di un nuovo atteggiamento pastorale da ricercare insieme alle nostre sorelle e fratelli Lgbt», scrive nella prefazione l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi.
Padre Martin, come si spiega le contestazioni dei conservatori?
«Il libro è stato contestato da alcuni conservatori, ma non tutti. La maggioranza dei cattolici lo ha sostenuto, perché molti conoscono o sono famigliari di persone Lgbt. E lo hanno appoggiato anche vari cardinali e vescovi. Le critiche più violente provengono dal web. La spiegazione più semplice è anche la più pertinente: molti di questi siti sono mossi da omofobia e odio. L’idea che si possa anche solo ascoltare una persona Lgbt è per loro anatema!».
L’accusa più ingiusta?
«Che il libro vada contro gli insegnamenti della Chiesa. Assolutamente no! Non vengono messi in discussione gli insegnamenti circa le relazioni o il matrimonio con persone dello stesso sesso. Se così fosse, non avrebbe ricevuto l’approvazione ufficiale del mio superiore gesuita né il sostegno del Cardinal Farrel, prefetto del dicastero vaticano per Laici, Famiglia e Vita. Molti che criticano il libro non si sono neanche preoccupati di leggerlo».
Qual è l’errore più grande che ha compiuto e potrà compiere la Chiesa verso la comunità Lgtb?
«Trattarli come lebbrosi. Nessun gruppo di cattolici è maltrattato così nella Chiesa. Ho avuto modo di ascoltare le storie più incredibili di maltrattamenti di persone Lgbt cattoliche. Un trentenne autistico, che non ha relazioni sessuali, mi ha riferito che dopo aver fatto “coming out” il suo parroco gli ha detto che la domenica non può più ricevere la comunione. Eppure lui non è in peccato, neanche secondo le più rigide indicazioni della Chiesa. Molto del disprezzo viene dalla paura della persona Lgbt come “altro”. L’amore perfetto scaccia la paura, dice il Nuovo Testamento; mentre la perfetta paura scaccia l’amore».
Lei invita a costruire un ponte dalla Chiesa verso la comunità Lgbt, ma anche viceversa. In che senso la comunità Lgbt deve sforzarsi di comprendere?
«Trattando i pastori, anche quelli con cui non va d’accordo, con lo stesso “rispetto, compassione e sensibilità”. Questo comporta ascoltarli con attenzione, mettersi in dialogo, comprendere la complessità del loro ruolo, specie se vescovi. Potrebbe essere molto difficile da ascoltare per i cattolici Lgbt, soprattutto se si sono sentiti insultati, esclusi, emarginati. Ma anche se dovessi considerare come “nemici” alcuni pastori, Gesù ci invita ad amarli».
Il Catechismo parla di «inclinazione oggettivamente disordinata». Lei scrive che l’espressione «appare come una crudeltà gratuita».
«Molte persone Lgbt mi hanno riferito che questa frase ferisce profondamente. Certo, dobbiamo capire che è una terminologia teologica con un significato preciso che viene dalla filosofia tomista. Ma per una persona Lgbt vuol dire che una parte essenziale di sé — quella che ama, anche se con un amore mai espresso sessualmente — è disordinata. Qualcuno mi ha confidato che quella espressione lo ha portato vicino al suicidio. La mamma di un adolescente gay mi ha detto: “Ma la gente capisce cosa può provocare quel linguaggio in un giovane? Lo può distruggere”. Noi dobbiamo ascoltare quella madre».
La Chiesa arriverà mai a riconoscere un valore nel rapporto omosessuale di una coppia di «laici» fedele? Non è altrettanto crudele pretendere la castità?
«Dipende da cosa intendiamo per “valore”. Alcuni vescovi europei hanno indicato che stanno riflettendo su come riconoscere il buono che esiste in queste relazioni. Dobbiamo ascoltare queste intuizioni, anche se la Chiesa non approva il matrimonio tra persone dello stesso sesso».
Il cardinale Schönborn raccontò al «Corriere» di aver conosciuto una coppia di uomini: «Ho visto come si sono aiutati quando uno è caduto malato. Tante volte, anche se non approviamo questa forma di sessualità, possiamo inchinarci davanti a comportamenti umani esemplari».
«Nel libro ho citato la stessa intervista. Conosco varie coppie come questa. Un mio amico gay per vent’anni si è preso cura del suo compagno. È questa, senza dubbio, una forma di amore — amore capace di sacrificio. Ci dobbiamo chiedere: cosa ci sta insegnando qui lo Spirito Santo?».
Scrive di sacerdoti e religiosi «che sono gay e osservano la castità». Parrebbe statisticamente ovvio, come quando ha detto che è «possibile» anche tra i santi, eppure ha creato scandalo…
«La reazione mi sorprende sempre. Dire che conosco sacerdoti celibi che sono gay; membri casti di ordini religiosi, anch’essi gay o lesbiche, non è un’opinione: è un fatto. Esistono, e svolgono ministeri significativi nella Chiesa. Se assumiamo che una percentuale dell’umanità è gay o lesbica, è logico arrivare alla conclusione che lo fossero anche alcuni santi. Quali? Impossibile dirlo. Anche il Catechismo dice che i gay e le lesbiche possono “avvicinarsi alla perfezione cristiana” se sono casti. Perciò, considerando tutti i vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose che sono stati canonizzati, perché non potrebbero esserci stati gay o lesbiche? Stiamo forse dicendo che Dio non può fare santa una persona gay?».
La sua riflessione si conclude con alcuni brani biblici. Tra gli altri, Gesù che parla a Zaccheo nonostante la gente «mormori». Che cosa ci dice questo episodio?
«Attraversando Gerico Gesù vede Zaccheo, il capo dei pubblicani, forse la persona più emarginata in città. Zaccheo sale su un albero perché non riesce a veder Gesù, “a causa della folla”, dice il Vangelo. Quanto spesso la “folla” impedisce alle persone Lgbt di incontrare Gesù? Quando Gesù chiama Zaccheo e si offre d’andare in casa sua, “tutti mormoravano”. Una estensione della misericordia a favore di qualche emarginato fa sempre arrabbiare qualcuno. Quando accade nei riguardi dei cattolici Lgbt, puoi stare con la folla che mormora ed è contraria alla misericordia, oppure puoi stare dalla parte di Gesù. A me la scelta sembra chiara».

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Vescovo Reggio a preghiera anti-omofobia. Cattolici tradizionalisti organizzano protesta a vescovado

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(ANSA) – REGGIO EMILIA, 15 MAG – Il vescovo aderisce alla preghiera anti-omofobia e i cattolici tradizionalisti se la prendono con lui e organizzano una veglia di riparazione sotto il vescovado. Succede a Reggio Emilia dove domenica si terrà, alla parrocchia di Regina Pacis, la seconda edizione della veglia di preghiera per il superamento dell’omofobia, della transfobia e ogni forma di intolleranza voluta da don Paolo Cugini. A presiedere la preghiera, sarà il vescovo, Massimo Camisasca.
“Reggio Emilia si rivela la Diocesi più gay friendly d’Italia, uno scandalo appoggiato dal Pastore Maximo che, peraltro, si adegua alla locandina arcobaleno”, insorge il gruppo all’inno di “vergogna!”, invitando tutti i fedeli a partecipare in contemporanea a una “veglia di riparazione”, sotto al Vescovado reggiano. “È, da parte mia – ha spiegato Camisasca – un segno di vicinanza alle persone con orientamento omosessuale e ai loro genitori, affinché si sentano figli della Chiesa”.

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AVVOCATO AMBIENTALISTA SI DA’ FUOCO IN UN PARCO DI NEW YORK

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DIFENSORE DIRITTI GAY, ISPIRO’ FILM OSCAR BOYS DON’T CRY Si è immolato come un bonzo sull’altare del cambiamento climatico dandosi fuoco in un parco di Brooklyn: David Buckel, un avvocato per i diritti dei gay celebre per aver guidato il processo portato da Hollywood sul grande schermo nel film “Boys Don’t Cry” si è tolto la vita dandosi fuoco a Prospect Park. Buckel, 60 anni, si è cosparso il corpo di benzina e si è dato fuoco di prima mattina quando il parco era ancora deserto. Le sue ragioni in una email inviata ai maggiori media americani, con un invito a condurre una vita meno egoista per proteggere il clima del pianeta.

Incontri gay, lo scandalo travolge Potenza. Ma i preti si difendono

Un fascicolo di milleduecento pagine che ha fatto tremare tutta la Chiesa, quello di un ex avvocato napoletano, oggi gigolò, Francesco Mangiacapra, inviato alla curia di Napoli con sessanta nomi di preti, religioni e seminaristi che avrebbero incontri sessuali gay a pagamento con il giovane.

Non solo; anche videochat e messaggi con foto inequivocabili.

Dopo il fragore mediatico è seguito il silenzio, rotto nei giorni scorsi da un gruppo di sacerdoti definitisi “peccatori” con un documento, una sorta di lettera sulla morale, di cui ampi stralci riporta il quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lo scritto parla apertamente di “questione morale” da affrontare invitando, tuttavia, a “non generalizzare” distinguendo tra i peccatori, nelle cui fila ci sono tutti gli uomini preti inclusi e i corrotti, arrivati a un grado di abiezione tale da non accorgersi più del peccato, rifacendosi alle parole di una intervista rilasciata qualche tempo fa da papa Francesco.

Risulta interessante, in relazione allo scandalo degli incontri gay, il percorso che i sacerdoti, nel documento, hanno voluto tracciare guardando al futuro. A loro giudizio chi ha peccato dovrà chiedere perdono e tuttavia è rilevante distinguere: “Chi ha peccato contro il sesto comandamento (non commettere atti impuri, ndr) non lo ha fatto “perché era prete” e la perversione era presente già prima della sacra ordinazione, la quale non può esserne causa”.

Un invito, insomma, come detto, a non generalizzare, ricordando che chi ha scritto il dossier deve addurre “l’onere della prova”. Perché appunto non si può fare “di tutta l’erba un fascio”.

Il Giornale

Scandalo festini a luci rosse e lista preti, il sindaco fa outing: «Sì, sono gay»

«Voglio sapere dall’Autorità Giudiziaria chi con leggerezza ha inserito il mio nome in quel falso comunicato stampa che circola su whatsapp e sulla rete relativo allo scandalo dei preti gay».

Le false accuse che continuano a navigare sui social, scandalizzando l’opinione pubblica, non resteranno impunite. Parola di Giancarlo Guercio. Il sindaco di Buonabitacolo, che in quelle pagine è stato «inopportunamente citato», in quanto parente di uno dei sacerdoti che vengono additati nella nota stampa, ha sporto denuncia ai Carabinieri della locale stazione per arrivare ad accertare l’identità dell’autore del documento diffamatorio e per tutelare il ruolo istituzionale che ricopre.

«In quel comunicato – dice Guercio – vengono indicato come sindaco e non come persona. Per questo a tutela della comunità che rappresento ho ritenuto opportuno sporgere denuncia. E sono convinto che l’accostamento del mio nome in questa vicenda sia stato fatto perché sono un omosessuale». In una lunga intervista a 105Tv, Guercio si sofferma sul nocciolo della vicenda e per la prima volta pubblicamente parla della sua omosessualità. E, da omosessuale, critica severamente Francesco Mangiacapra, l’ex avvocato escort che ha fatto esplodere il caso dei preti gay consegnando un suo dossier alla Curia di Napoli. Un copioso fascicolo che descriverebbe le abitudini sessuali di numerosi sacerdoti, anche della Diocesi di Teggiano-Policastro.

«In questi giorni si alternano una serie di riflessioni su questo argomento. Per quanto mi riguarda – spiega il primo cittadino valdianese – credo che sia inopportuno esprimere considerazioni sulle conclusioni fatte da un soggetto che per trarre profitti vende il proprio corpo e che per arrivare a vendere un suo libro butta all’aria tutto il senso di un agire dell’intero mondo della Chiesa ed anche di quello degli omosessuali. Io da omosessuale prendo le distanze da una persona che si propone in questo modo. A me non viene in mente di speculare attraverso il mio corpo nè attraverso la produzione della mia arte e della mia attività intellettuale, e questo nasce dalla mia onestà intellettuale e quella che ho nei confronti della mia persona e di chi mi sta accanto».

Il Messaggero

 

Festini gay, giallo sui due preti di Napoli coinvolti nel dossier

Il dossier di denuncia su preti e presunti festini gay consegnato presso la sede della curia di Napoli nei giorni scorsi da Francesco Mangiacapra continua a far discutere. Dopo l’interrogatorio del gigolò napoletano, mercoledì mattina al primo piano del palazzo di largo Donnaregina, dinanzi a padre Luigi Ortaglio, cancelliere arcivescovile, il cardinale Sepe manda un nuovo comunicato per far sapere che «ha preso atto del faldone di oltre 1200 pagine consegnato alla Cancelleria della curia partenopea», e ribadire che quel dossier «sarà trasmesso alle competenti autorità ecclesiastiche del Vaticano». Non solo. Crescenzio Sepe ci tiene inoltre a sottolineare che «al di là della competenza, e al di là del fatto che, nel documento sbobinato e stampato, lasciato e sottoscritto dall’autore, non figurano nomi riconducibili alla diocesi di Napoli, resta la gravità dei casi denunciati per i quali, qualora accertati, coloro che hanno sbagliato devono pagare e devono essere aiutati a pentirsi per il male fatto».

E qui c’è un piccolo giallo: dal dossier sembrerebbero infatti spariti i nomi dei due sacerdoti napoletani che invece, almeno fino a qualche giorno fa, comparivano tra quelli contenuti nel fascicolo confezionato da Mangiacapra e raccolto nel cd consegnato nelle mani di Ortaglio. Che cosa è successo? Che fine ha fatto il materiale su quei preti? «Uno dei due è il protagonista di un servizio recentemente girato dalle Iene che dovrebbe andare in onda nei prossimi giorni, – spiega meglio lo stesso Mangiacapra – per non anticipare nulla, nel dossier la parte che lo riguarda è coperta da alcuni “omissis” ma le informazioni su di lui sono tutte in mio possesso, l’altro invece c’è: mi sono limitato a dire che il materiale non è tantissimo. Voglio anche spiegare che se c’è stato qualche errore nel numero dei prelati coinvolti è solo perché potrei aver erroneamente contato tra i sacerdoti chi invece è seminarista o viceversa. E questo l’ho spiegato anche a padre Ortaglio».

Ma il giallo si infittisce. Perché sempre nella stessa nota inviata dalla curia si legge che il gigolò, nel corso dell’interrogatorio di mercoledì, ha ritirato il cd già consegnato il 21 febbraio scorso «per fornire – si precisa – un file con lo stesso materiale, ma disposto in maniera più ordinata». Non solo. Lo stesso Francesco Mangiacapra – riferisce sempre la curia di Napoli citando stralci del verbale da lui stesso sottoscritto – ha precisato: «L’unico elenco di nomi che fornisco è quello di stamattina, corredato da ciò che ritengo essere delle prove». E ha poi aggiunto che «su internet e WhatsApp circola un file denominato preti Salerno 1, in cui sono elencati una serie di nomi di sacerdoti che vengono imputati come gay. Non sono stato io – osserva – a redigere questo elenco che circola, sebbene risulti firmato a mio nome».
Il Mattino

Napoli, incontri hard tra preti gay: il dossier in Vaticano

Tra i casi citati con nomi e cognomi anche quelli di due alti prelati che frequentano il Vaticano e quello di un sacerdote legato da amicizia a una star italiana della musica pop. Ieri comunque sul dossier-scandalo è intervenuto il cardinale Crescenzio Sepe: «Napoli non c’entra. Ci sarebbero due sacerdoti di cui nei fatti non conosco nomi e cognomi — ha affermato — Si è voluto utilizzare Napoli come ufficio postale. Ci sono tante diocesi È stata scelta Napoli — ha aggiunto — probabilmente perché questo signore (Mangiacapra, ndr) abiterebbe a Napoli e quindi per lui era più facile consegnarlo qui. Napoli di fatto non c’entra, nel senso che trattandosi di diverse Diocesi — ha argomentato Sepe — io come vescovo di Napoli non ho competenza con nessun’altra diocesi e ognuno si prenda la sua responsabilità».
Il cardinale non si è detto preoccupato «ma indignato. Per colpa di qualcuno – ha affermato – si cerca di dipingere il volto della Chiesa come sporco per tutti. Ma io dico e parlo di Napoli ci sono circa mille sacerdoti che lavorano, si sacrificano con entusiasmo. Sono la stragrande maggioranza che lavorano nel Cristo e nella chiesa con bene enorme, un bene immenso. E poi ce ne sono alcuni che tradiscono la propria vocazione, la propria missione, infangando e violentando il volto della Chiesa. Per chi sbaglia c’è da pagare per quanto male hanno potuto fare e stanno facendo alla Chiesa. Eppure — ha tenuto a sottolineare Sepe — guardando al passato la chiesa di Napoli, «non è stata indulgente nei confronti di chi ha sbagliato. Laddove sia accertato — ha affermato — con assoluta sicurezza che qualcuno ha commesso qualche reato, non è questione di misericordia oppure no, è questione di giustizia. Chi sbaglia paga — ha concluso — affinché pagando possa redimersi e evitare di fare il male che ha già fatto fino adesso. Tutta la documentazione sarà inviata alle autorità competenti in Vaticano. Qualora i fatti fossero accertati ci sono delle misure molto chiare, precise, che verranno prese». L’ex escort Mangiacapra ieri ha replicato alle parole del presule: «A consegnare il dossier non è stato un signore anonimo, ma una persona che si è identificata e che fortemente rivendica la paternità della propria denuncia. Non si tratta di un attentato alla parte integra della chiesa della cui esistenza nessuno ha dubbi, ma un tentativo di sollevare il velo dell’ipocrisia da chi si nasconde al riparo di una tonaca».

In Curia la lista dei preti gay: ecco le loro diocesi

Festini in canonica, incontri via app, prostituzione. C’è anche l’elenco di tutte le diocesi…

Un dossier ricco, dettagliato, con nomi, episodi, storie: denuncia i casi di omosessualità tra sacerdoti, religiosi e seminaristi di alcune Diocesi italiane. E’ nelle mani della curia napoletana. Che ha comunicato così, in una nota stampa, l’esistenza della “lista”: «Nel corso di questa settimana, è stato consegnato alla Cancelleria della Curia Arcivescovile di Napoli un dossier, su Cd di denuncia di casi di omosessualità nei quali sarebbero coinvolti sacerdoti, religiosi e seminaristi di alcune Diocesi italiane. Detto materiale verrà opportunamente esaminato per essere trasmesso alle Diocesi interessate per le eventuali necessarie valutazioni».

Le anticipazioni sul documento sono state riportate nei giorni scorsi sul sito Gaynews. Si parla di 1200 pagine, un dossier voluminoso dunque. All’interno verrebbe svelata una rete hot di sacerdoti gay tra Roma e Catania.

Nei fascicoli si fa cenno anche ad app (Grindr e Romeo) per incontri e festini in canonica.

A compilare il dossier, Francesco Magiacapra, un giovane escort, residente a Napoli, e già assurto agli onori della cronaca per aver rivelato le presunte tresche di don Luca Morini, soprannominato don Euro. Il sacerdote comparirà l’otto marzo davanti al gup insieme al vescovo di Massa, monsignor Giovanni Santucci e all’ex parroco Emiliano Colombi.

Nelle 1200 pagine si parla di un alto prelato della basilica di San Giovanni in Laterano, che gira con l’autista – riporta Gaynews – si finge diplomatico, promette posti di lavoro e paga gli escort con postepay. E c’è anche il direttore di un Ufficio diocesano che oltre a vantarsi di essere amico di Laura Pausini cerca incontri caldi con un’app.

«C’è poi – si legge sul portale d’informazione Lgbt –

il parroco che organizza gang bang in canonica. C’è il monsignore che è agli arresti domiciliari con l’accusa di abuso su minore ma organizza indisturbatamente incontri con uomini tramite Grindr. C’è il sacerdote del Potentino che il sabato sera frequenta disco gay-friendly in Calabria, s’ubriaca e fa sesso.

C’è il guardiano cappuccino pugliese che organizza in convento orge con un altro confratello. C’è il seminarista siciliano che eiacula in webcam davanti alla statua della Madonna di Fatima. C’è il giovane sacerdote della zona di Tursi-Lagonegro che predilige i rapporti di gruppo ed è ossessionato da un seminarista che vuole coinvolgere nelle serate».

Francesco Mangiacapra è conosciuto anche come autore del libro autobiogarfico “Il numero uno. Confessioni di un marchettaro” . «Il comportamento degli ecclesiastici che segnalo è, in molti casi, frutto dell’impunità a cui gli stessi vertici della Chiesa li hanno abituati: quella ingiusta tolleranza che alimenta l’idea di poter continuare  a separare ciò che si esercita da ciò che si esprime, come è tipico di chi ha una doppia morale schizofrenica. Con troppa sicurezza questi sacerdoti sono abituati a contare su quella discrezione di cui da troppo tempo beneficiano, e che ingiustamente consente loro di spogliarsi occasionalmente della tonaca a uso e consumo dei propri vizi».

I sacerdoti indicati nel dossier fanno parte di queste diocesi: 1 appartiene alla diocesi di Acerra, 1 alla diocesi di Acireale, 2 appartengono alla diocesi diAmalfi-Cava, 2 alla diocesi di Aversa, 2 alla diocesi di Bari, 1 alla diocesi di Catania, 1 alla diocesi di Ischia, 2 alla diocesi di Cosenza-Bisignano, 1 alla diocesi di Isernia, 1 alla diocesi diManfredonia-San Giovanni Rotondo, 1 alla diocesi di Messina, 1 alla diocesi di Molfetta, 2 alla diocesi di Napoli, 1 alla diocesi di Nardò-Gallipoli, 2 alla diocesi di Nocera-Sarno, 1 alla diocesi di Noto, 1 alla diocesi di Oppido Mamertina, 1 alla diocesi di Piazza Armerina, 1 alla diocesi diPozzuoli, 1 alla diocesi di Palermo, 3 alla diocesi di Roma, 2 alla diocesi di Salerno, 1 alla diocesi di Teano-Calvi, 7 alla diocesi di Teggiano-Policastro, 1 alla diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, 4 alla diocesi di Tursi-Lagonegro, 1 alla diocesi di Tricarico, 1 alla diocesi di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado nonché 1 dell’Ordinariato Militare.

Di questi 42 sono diocesani7 appartengono a istituti religiosi mentre i seminaristi sono in tutto 9.

ottopagine.it

App per incontri, gang bang, sesso in canonica: un dossier di 1200 pagine svela la rete hot dei preti gay da Roma a Catania

C’è l’influente coadiutore della basilica di San Giovanni in Laterano che gira con l’autista, si finge diplomatico, promette posti di lavoro e paga gli escort con postepay. C’è il direttore d’un Ufficio diocesano per la pastorale scolastica che si vanta di conoscere Laura Pausini ed è alla ricerca di incontri di natura sessuale tramite app.

C’è il parroco che organizza gang bang in canonica. C’è il monsignore che è agli arresti domiciliari con l’accusa di abuso su minore ma organizza indisturbatamente incontri con uomini tramite Grindr. C’è il sacerdote del Potentino che il sabato sera frequenta disco gay-friendly in Calabria, s’ubriaca e fa sesso.

C’è il guardiano cappuccino pugliese che organizza in convento orge con un altro confratello. C’è il seminarista siciliano che eiacula in webcam davanti alla statua della Madonna di Fatima. C’è il giovane sacerdote della zona di Tursi-Lagonegro che predilige i rapporti di gruppo ed è ossessionato da un seminarista che vuole coinvolgere nelle serate.

Questi gli identikit di alcuni dei sacerdoti, religiosi e seminaristi, sulla cui doppia vita getta luce il corposo dossier che, preparato negli anni da Francesco Mangiacapra e rivelato in anteprima da Gaynews, sarà depositato domani presso la Curia arcivescovile di Napoli. Ben 1200 pagine ripartite in schede personali e allegati testimoniali. Quest’ultimi costituiti da screenshot di conversazioni tramite messaggi telefonici o chat per incontri.

Noto quale autore del libro autobiogarfico Il numero uno. Confessioni di un marchettaro e quale accusatore di Don Euro, il giovane escort Mangiacapra così ha spiegato ai nostri microfoni il motivo d’un tale dossier: «Il comportamento degli ecclesiastici che segnalo è, in molti casi, frutto dell’impunità a cui gli stessi vertici della Chiesa li hanno abituati: quella ingiusta tolleranza che alimenta l’idea di poter continuare  a separare ciò che si esercita da ciò che si esprime, come è tipico di chi ha una doppia morale schizofrenica.

Con troppa sicurezza questi sacerdoti sono abituati a contare su quella discrezione di cui da troppo tempo beneficiano, e che ingiustamente consente loro di spogliarsi occasionalmente della tonaca a uso e consumo dei propri vizi».

Il materiale raccolto nel dossier interessa ecclesiastici di più diocesi. E non solo campane. Volendo fare una ripartizione per ambito territoriale si desume che dei sacerdoti indicati:

1 appartiene alla diocesi di Acerra, 1 alla diocesi di Acireale, 2 appartengono alla diocesi di Amalfi-Cava, 2 alla diocesi di Aversa, 2 alla diocesi di Bari, 1 alla diocesi di Catania, 1 alla diocesi di Ischia, 2 alla diocesi di Cosenza-Bisignano, 1 alla diocesi di Isernia, 1 alla diocesi di Manfredonia-San Giovanni Rotondo, 1 alla diocesi di Messina, 1 alla diocesi di Molfetta, 2 alla diocesi di Napoli, 1 alla diocesi di Nardò-Gallipoli, 2 alla diocesi di Nocera-Sarno, 1 alla diocesi di Noto, 1 alla diocesi di Oppido Mamertina, 1 alla diocesi di Piazza Armerina, 1 alla diocesi di Pozzuoli, 1 alla diocesi diPalermo, 3 alla diocesi di Roma, 2 alla diocesi di Salerno, 1 alla diocesi diTeano-Calvi, 7 alla diocesi di Teggiano-Policastro, 1 alla diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, 4 alla diocesi di Tursi-Lagonegro, 1 alla diocesi diTricarico, 1 alla diocesi di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado nonché 1 dell’Ordinariato Militare.

Di questi 42 sono diocesani, 7 appartengono a istituti religiosi mentre i seminaristi sono in tutto 9.

Ma c’è un tratto comune a molti di loro, ossia la capacità di fare rete in materia d’incontri hot sì da scambiarsi informazioni o pareri. Senza contare l’elemento apparentemente banale dell’uso spregiudicato di profili su chat come Grindr e Romeo.

Si tratta d’un variegato campione quanto mai indicativo che permette di far luce non solo sull’elevatissima percentuale di sacerdoti omosessuali stabilmente inosservanti dell’obbligo celibatario assunto. Ma anche dell’inadeguatezza delle norme di Oltretevere in materia di presbiterato e omosessualità come dell’assoluta ipocrisia delle gerarchie al riguardo.

tratto da gaynews.it

Torino, l’arcivescovo sospende il ritiro per le coppie omosessuali

La diocesi di Torino aveva organizzato delle lezioni di fedeltà per le coppie gay.

Don Gianluca Carrega, che è il responsabile della ‘pastorale degli omosessuali’, aveva programmato un ritiro su questo tema per la fine di febbraio: il corso in questione si sarebbe dovuto tenere presso l’istituto delle Figlie della Sapienza, cioè dalle suore. L’arcivescovo della diocesi torinese, però, ha sospeso l’iniziativa con il fine di effettuare un “adeguato discernimento”. A seguito della pubblicazione della notizia sull’iniziativa, del resto, erano scaturite numerose polemiche.

“A proposito di alcuni interventi dei media circa l’impegno pastorale di don Gianluca Carrega, sacerdote della Diocesi di Torino incaricato per la pastorale degli omosessuali, è opportuno precisare alcuni punti – ha scritto in questo intervento monsignor Nosiglia, cioè l’arcivescovo della diocesi interessata. “La Diocesi di Torino ha da diversi anni promosso un servizio pastorale di accompagnamento spirituale, biblico e di preghiera per persone omossessuali credenti che si incontrano con un sacerdote e riflettono insieme, a partire dalla Parola di Dio, sul loro stato di vita e le scelte in materia di sessualità – ha aggiunto -. “È questo un servizio che si è rivelato utile e apprezzato e che corrisponde a quanto l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco afferma e invita a compiere”. La finalità della pastorale di don Carrega, insomma, è finalizzata ad “aiutare le persone omosessuali a comprendere e realizzare pienamente il progetto di Dio su ciascuno di loro”. Nessuna apertura, quindi, rispetto validità matrimoniale delle unioni omosessuali. La Chiesa – ha sottolineato Nosiglia – continua a ritenere determinati comportamenti e scelte “moralmente inaccettabili”. “Per questo il percorso che la Diocesi ha intrapreso – ha chirarito l’arcivescovo Nosiglia – non intende in alcun modo legittimare le unioni civili o addirittura il matrimonio omosessuale su cui la “Amoris Laetitia” (la discussa esortazione apostolica del pontefica argentino n.d.r.) precisa chiaramente che “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie neppure remote tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”. Nosiglia, in ogni caso, ha concluso l’intervento rilevando come alcune informazioni riguardo a questa iniziativa sarebbero state in qualche modo distorte e annunciando la sospensione del ritiro programmato.

Proprio in queste settimane, peraltro, la Chiesa tedesca si era espressa favorevolmente rispetto all’ipotesi di creare momenti, riti o “incoraggiamenti” tramite i quali benedire le coppie gay. “Ormai sono un fatto: visto che c’è molto di positivo, buono e corretto in questo, perché non considerare non una messa, ma almeno una benedizione?”, ha recentemente dichiarato il numero due della Conferenza episcopale tedesca. Il cardinale Marx, che è invece il presidente dell’episcopato teutonico ed è anche l’arcivescovo di Monaco e di Frisinga, ha risposto positivamente a chi gli chiedeva se la Chiesa stesse studiando dei modi opportuni per benedire le coppie omosessuali. Il discernimento, in ogni caso, è destinato a rimanere centrale anche per questa diatriba dottrinale. Non tutti, infatti, sono d’accordo sull’opportunità di questa apertura del porporato tedesco.

Il Giornale

La diocesi di Torino impartirà lezioni di fedeltà alle coppie gay in un monastero sotto la guida di Don Gianluca Carrega

“Non vogliamo erigerci troppo a maestri, ma vogliamo dire che anche i gay meritano la fedeltà“.

Così Don Gianluca Carrega, responsabile della ‘pastorale degli omosessuali’ della diocesi di Torino, spiega la sua proposta di dare lezioni di fedeltà alle coppie gay da quando, lo scorso anno, ha ricevuto soltanto un invito a un matrimonio ‘tradizionale’ a fronte di ben 3 unioni civili omosessuali a cui ha partecipato.

“È stato bello, ogni volta una festa: quella legge ha portato molti frutti, io li ho visti e li riconosco”, ha raccontato il sacerdote a La Stampa. Don Gianluca, che insegna Nuovo Testamento alla Facoltà Teologica torinese, contesta che la legge sulle unioni civili non abbia previsto tra i diritti e i doveri della coppia, l’obbligo di fedeltà. “La legge può anche non prevedere l’obbligo di fedeltà – spiega il prete – ma riflettendo sull’affettività dei gay, possiamo dire che ciascuno merita un amore esclusivo, unico. La legge può decidere quali siano i requisiti minimi, ma noi vogliamo parlare di qualità del rapporto”.

La Diocesi di Torino ha deciso, quindi, di dedicare a questo tema un fine settimana di ritiro quaresimale rivolto alle coppie gay che si terrà il 24 e il 25 febbraio in un istituto di suore, le Figlie della Sapienza. Un’iniziativa rivolta sia ai single sia alle coppie e che ha origini lontane dato che, proprio a Torino, dove è attivo anche il Centro Studi e Documentazione Ferruccio Castellano presso il Gruppo Abele di don Luigi Ciotti, vi erano già stati dei momenti di riflessione dedicati agli omosessuali, durante l’episcopato del cardinale Severino Poletto. All’epoca l’incaricato del dialogo era don Ermis Segatti, direttore della Pastorale della cultura.

Nell’incontro si discuterà “del valore della fedeltà e dell’amore, alla luce del messaggio biblico”, insieme al padre gesuita Pino Piva ma non verranno proposte ricette facili. “Su questi temi dobbiamo affiancare le coppie più che dirigere, d’altra parte non sarebbe onesto per chi, come me, è etero e celibe”, aggiunge il sacerdote. Don Gianluca respinge le accuse dei cattolici tradizionalisti e parla di “controsenso” nell’insegnamento tradizionale della Chiesa in quanto e un gay o una lesbica ha rapporti occasionali, può confessarsi e ricevere i sacramenti. Se ha un’unione stabile e non un amore solo platonico la risposta spesso è no. Secondo don Gianluca “una coppia credente che fa un’unione civile dovrà pur portare la sua fede religiosa all’interno della convivenza” ma anche la Chiesa deve “fare una riflessione sul valore dell’affettività omosessuale” perché “come dice il vescovo di Nanterre, Gérard Daucourt, alcuni dei gay che decidono di vivere in coppia vi trovano una maggiore serenità e cercano di restare fedeli. E noi dobbiamo valorizzare ciò che di bello c’è nella loro vita”.

Il Giornale

Il paradosso è che in vaticano alcuni alti esponenti dichiaratamente omofobi poi si rivelino gay

Quattro o cinque nomi eccellenti. E da quel piccolo gruppo con una grande capacità di condizionare e intimorire, una serie di fili intrecciati come in una ragnatela che arrivano fino agli abusi sui minori dentro le mura vaticane, perfino all’interno del seminario Pio X, dove vengono formati i chierichetti del Papa. Un blocco di potere di cui si parla da anni, tornato alla ribalta negli ultimi cinque a forza di testimonianze e denunce. “C’è una lobby gay in Vaticano” ammetteva già papa Ratzinger e ha ammesso poi papa Bergoglio. Una lobby che usa il sesso per prevaricare e costruire una serie di rapporti di alleanza che si oppongono ai tentativi di pulizia e rinnovamento della Chiesa che ha in mente papa Francesco. Pure lui caduto in una serie di imbarazzanti episodi che ne hanno offuscato una parte del prestigio e indebolito l’autorità. Il capitolo finale di Peccato originale, nuovo libro inchiesta di Gianluigi Nuzzi, è tutto dedicato a questo esplosivo retroscena salito alla ribalta delle cronache recenti, che attende sviluppi giudiziari. Ripartiamo da qui parlandone con l’autore.

Gianluigi, l’arresto di don Luigi Capozzi preso dopo un’orgia gay dove il carburante era la cocaina, e le denunce provenienti dai futuri chierichetti del papa hanno riportato l’intreccio di sesso omosessuale e potere al centro degli scandali vaticani. Ci sono novità su questi due fronti?
“Intanto la grande novità è che ora alcuni seminaristi stanno predisponendo denunce sugli abusi che raccontano di aver patito. Verranno depositate nei prossimi giorni nelle sedi competenti: i ragazzi dicono di aver assistito ad atti di prevaricazione e di violenza da parte di un seminarista più maturo. Io durante il mio programma Quarto grado ho raccolto altre testimonianze di giovani che hanno subito attenzioni inopportune da prelati in quel seminario. Va detto che il San Pio X ha respinto ogni tipo di ipotesi, parlando di una sorta di complotto ai suoi danni. Ora se ne occuperò la giustizia. I racconti sono numerosi e rilevanti”.

Nel tuo libro è riportato lo studio fatto sulle abitudini sessuali in Vaticano da don Patrizio Coppola, già compagno di studi religiosi di don Capozzi finito in manette. Coppola arrivò alle conclusioni che, in base ai dati raccolti, il 70% dei preti sono gay, il 20 per cento si sforza di rispettare il voto di castità, il rimanente 10% sono etero ma attivi e quindi per niente casti. Non sarebbe il caso, di fronte a questi dati, che il papa abolisse una volta per tutte il voto di castità? Rendere ai religiosi la libertà di amare e di sposarsi farebbe diminuire i casi di perversione sessuale dentro e fuori dalle mura vaticane.
“La situazione è sotto gli occhi di tutti. Una strada percorribile è quella che indichi tu nella domanda. L’altra è facilitare le persone che vogliono lasciare il sacerdozio. Chi si innamora non lascia il sacerdozio perché non sa come proseguire la propria vita o che lavoro fare. Questi soggetti vivono una sorta di doppiezza, da una parte servono Dio, dall’altra hanno relazioni clandestine, e così perdono di credibilità. La Chiesa dovrebbe aiutarli. Questo è uno dei problemi, l’altro è la prevaricazione della lobby gay in cui l’omosessualità diventa un collante di ricatto e di potere”.

La questione non è nuova. Se ne parla da almeno 50 anni, come documenta Peccato originale. Ma negli ultimi anni ci sono stati denunce, pareri e testimonianze su questo: dall’alto prelato polacco Darius Oko, al teologo tedesco David Berger che oggi dirige una rivista gay, fino al pastore americano Tony Adams che non è stato ridotto al laicato neanche dopo aver detto che l’uso del sesso per costruire una trama di potere e opporsi all’azione papale esiste eccome, da tempo. Di questo dossier parlarono papa Benedetto XVI con papa Francesco quando ci fu il passaggio di poteri fra i pontefici.
“Sì, la storia di don Luigi Capozzi arrestato in Vaticano indica che questi problemi esplodono e portano alla caduta di quella sorta di cortina di ferro che finora li celava. La questione della sessualità credo sia uno dei capitoli più delicati e spia di malesseri e soprusi che riguardano la cattiva gestione del potere religioso”.

Anche don Andrea Gallo, non esattamente un religioso conservatore, nel suo libro-testamento scrisse che c’è una tendenza a moltiplicare questi rapporti omosessuali fra preti per consolidare questo contropotere in Vaticano. Qualche anno fa lo stesso papa Francesco si trovò in imbarazzo perché nominò al controllo dello Ior, la banca vaticana, monsignor Battista Ricca. Che si era comportato bene in Sudamerica ma che poi era caduto in un’amicizia, diciamo così, troppo affettuosa con il capo delle guardie svizzere Patrick Haari a Berna. Nessuno disse niente al papa fino a nomina avvenuta, poi la storia venne fuori, depotenziando il tentativo di controllo e ripulitura del pontefice.
“Questo non riguarda solo la storia di Ricca. Molte delle scelte fatte da papa Francesco circa ruoli strategici in Vaticano hanno manifestato fragilità significative. Quella di Ricca allo Ior è una, c’è poi la storia del segretario del prefetto della Segreteria per l’Economia, l’australiano George Pell, che dopo essere stato scelto come collaboratore più importante dal papa cadde nell’accusa di aver coperto atti di pedofilia. Bisogna capire se il papa è stato mal consigliato o se ha sottovalutato l’evidente indebolimento che gli scandali determinano sulla credibilità di una persona scelta per un’azione riformatrice. I vaticanisti dicono che Bergoglio fosse consapevole della situazione di Pell ma la ritenesse superabile. Lo stato dei lavori delle riforme messe in cantiere da papa Francesco, cinque anni dopo l’avvio, è comunque molto arretrato”.

Per concludere: si parla di quattro o cinque nomi importanti che sarebbero i fulcro di questa lobby gay vaticana. Il monsignore polacco Charamsa venne indicato come possibile parte di quel gruppo. Lui negò ma ammise di essere omosessuale. Ci sono sviluppi su questo fronte?
“Non dobbiamo pensare a questa lobby come se fosse una loggia segreta con i suoi riti di affiliazione. E’ nei fatti che chi vive la propria sessualità in segreto, deve servirsi di persone che hanno lo stesso segreto per proteggersi a vicenda, farsi favori. Il paradosso è che in vaticano alcuni alti esponenti dichiaratamente omofobi poi si rivelino gay. Un’opposizione solo formale, come si vede”.

notizie tiscali

Greg, un prete cattolico romano, dichiara ai fedeli di essere gay

Quella di Gregory Greiten, reverendo della congregazione nella chiesa di St. Bernadette a Milwaukee, in Wisconsin, è stata un’insolita omelia.

Ma stavolta non si tratta della consueta esortazione con cui ci si rivolge direttamente ai fedeli per commentare le letture del giorno.

L’uomo, infatti, più che altro ha fatto una rivelazione:

“Sono Greg. Sono un prete cattolico romano. E sì, sono gay!”. Queste parole, dichiarate il 17 dicembre scorso, sono state salutate dai parrocchiani con applausi e persino con una standing ovation, lontano da qualsivoglia pregiudizio.

Il reverendo ha ammesso che si è trattato di un’autentica “liberazione”: non deve essere stato facile, per lui, trovare il coraggio per fare questo coming out, ma lui l’ha ritenuto necessario nell’ambito di un percorso di “accettazione”.

“Il primo passo è stato accettare e amare la persona che Dio ha creato in me” ha scritto poi Greg, che per molti anni era stato bloccato da un sentimento di vergogna, e preoccupato per eventuali reazioni di omofobia.

“I preti della chiesa cattolica romana e del mondo dovrebbero incoraggiare a rompere il muro del silenzio e dire la verità sulla propria identità sessuale. Mi impegnerò a non vivere la mia vita nell’ombra del segreto. Prometto di essere autenticamente me stesso. Abbraccerò la persona che Dio ha creato in me”.

Ma non tutti i fedeli hanno reagito allo stesso modo: com’era prevedibile, la gente è divisa tra chi lo sostiene e chi lo critica.

Shawn Govern, ad esempio, è contrario ai matrimoni tra persone dello stesso sesso e, dopo la dichiarazione di Gregory ha commentato: “Ha scelto di camminare nelle scarpe di Cristo, per questo ciò che ha fatto non può essere accettato da tutti”.

Ora la parola spetta all’Arcivescovo Jerome Listecki, che sembrerebbe a favore della scelta del reverendo di parlare apertamente della propria omosessualità.

“Noi supportiamo Padre Greiten nel suo percorso e raccontiamo la sua storia per comprendere e vivere con lui il suo orientamento sessuale. Come insegna la Chiesa, chi ha un’attrazione per persone dello stesso sesso deve essere trattato con comprensione e compassione” avrebbe affermato Listecki.

Non mancheranno altre dichiarazioni. Ora che Greg si è liberato del peso che provava, di sicuro saranno in tanti a sentirsi liberi di dire la propria in merito.
105.net

Abusi gay sui chierichetti. Il Vaticano apre un’indagine

Roma – Una nuova indagine canonica della Santa Sede, una nuova inchiesta vaticana ancora più accurata, che possa far luce definitivamente su quanto accaduto tra il 2009 e il 2014 all’interno del Preseminario «San Pio X» all’interno del Vaticano e affidato all’Opera don Folci della diocesi di Como.

 
 Il protagonista della vicenda è un ex alunno del «collegio» dei chierichetti del Papa, a due passi da casa Santa Marta, diventato prete nel 2016, a 24 anni, proprio nel Comasco e che secondo le testimonianze di alcuni ex compagni di preseminario avrebbe commesso abusi sessuali su alcuni di essi.

A raccontare la vicenda è stato un testimone oculare, Kamil Tadeusz Jarzembowski, un giovane omosessuale polacco di 21 anni che all’epoca dei fatti era compagno di stanza del ragazzino che sarebbe stato abusato ripetutamente per diverso tempo. L’ex pre-seminarista polacco ha svelato la storia a Gianluigi Nuzzi nel suo ultimo libro Peccato Originale e alla trasmissione di Italia 1 Le Iene, programma che attraverso alcune nuove testimonianze ha chiarito alcuni aspetti di questa vicenda consumata all’interno delle mura vaticane.

A partire dal 2009, secondo il racconto di Jarzembowski e di alcune presunte vittime, il futuro sacerdote, all’epoca 14enne, avrebbe abusato di un ragazzino tredicenne che però non aveva mai denunciato i fatti. A farlo ci aveva pensato, però, lo stesso Kamil che avrebbe assistito per anni ai rapporti sessuali tra i due e che una volta fuori dal Preseminario (a suo dire era stato cacciato dopo aver raccontato i fatti ai superiori), aveva scritto addirittura a Papa Francesco e al Segretario di Stato, Pietro Parolin.

«A seguito di alcune segnalazioni, anonime e non – si legge oggi in una nota della Sala Stampa della Santa Sede – a partire dal 2013 furono compiute, a più riprese, delle indagini sia da parte dei Superiori del Preseminario sia da parte del Vescovo di Como, atteso che la Comunità degli educatori appartiene alla sua Diocesi. I fatti denunciati, che risalivano agli anni precedenti e che avrebbero coinvolto alunni coetanei tra loro, alcuni dei quali non più presenti nell’Istituto al momento degli accertamenti, non trovarono adeguata conferma. In considerazione di nuovi elementi recentemente emersi, è in corso una nuova indagine che faccia piena luce su quanto realmente accaduto».

In effetti, all’epoca, sul presunto molestatore erano state avviate delle ampie indagini canoniche con colloqui diretti di vari testimoni con alcuni psicologi e con un cardinale, ma i risultati non avevano portato a nessun elemento tale da poter vietare l’ingresso del giovane in seminario. In pratica nessuno dei testimoni ascoltati era stato in grado di confermare le accuse che gli erano state rivolte e lo stesso giovane futuro sacerdote non aveva mostrato alcun segno di squilibrio.

Con le nuove testimonianze, raccolte dalla trasmissione Mediaset e dal libro di Nuzzi, il caso è stato oggi riaperto per il momento solo a livello canonico. Ma non è detto che nelle prossime settimane, se venissero confermate le versioni dei testimoni, non possa anche scattare un’inchiesta penale.

Il Giornale

Vaticano: accertati rapporti gay nel collegio dei chierichetti

Un nuovo e recente filone di indagini condotto dalle autorità vaticane nell’ambito del preseminario San Pio X, il collegio situato a palazzo San Carlo, dentro le mura leonine, dove alloggiano i cosiddetti “chierichetti” del Papa, ha portato alla luce che negli ultimi anni si sono verificate vicende di rapporti omosessuali tra i ragazzi ospiti. I risultati delle indagini, come apprende l’ANSA, ribaltano le conclusioni di precedenti accertamenti che invece non avevano trovato riscontri per simili vicende.

I casi di molestie sessuali tra gli alunni del preseminario, situato a pochi metri da Casa Santa Marta, residenza dell’attuale Pontefice, sono stati al centro di recenti inchieste giornalistiche sia nel nuovo libro di Gianluigi Nuzzi, “Peccato originale”, sia nella trasmissione tv Le Iene.

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Le prime nozze gay in chiesa

Le prime nozze gay in chiesa nella storia del Regno Unito sono state celebrate a Edimburgo. La cerimonia, tenutasi il 16 settembre ma della quale si è appreso solo ora, è stata autorizzata dalla chiesa episcopale scozzese, ma il passo rischia di attirare ira e sanzioni da parte dei vertici della comunità anglicana.

Alistair Dinnie e Peter Matthews – scrivono i media britannici – si sono sposati nella St.John’s church della capitale scozzese. Lo scorso giugno il sinodo aveva votato a grande maggioranza per la celebrazione dei matrimoni omosessuali anche in chiesa.

I vertici anglicani avevano già minacciato sanzioni contro la branca scozzese, che potrebbero arrivare all’esclusione di talune sedi. Lo stesso destino lo scorso anno è toccato alla Episcopal Church americana, alla quale, per il sì alle nozze gay, è stato anche vietato di rappresentare l’anglicanesimo negli incontri con altre confessioni cristiane.

Diem/ATS

L’omosessualità nell’immaginario cattolico: “Gay e cattolici” su Vice

Nella sua secolare azione di costruzione dell’immaginario collettivo, la Chiesa Cattolica ha sempre detestato l’amore carnale (eros, amor) preferendogli l’amore di carità (agape, dilectio). Sino all’epoca romantica, cioè nel periodo di sviluppo e dominio dell’immmaginario cattolico, le stesse parole “amore” o “innamorato” non avevano una connotazione positiva, bensì avevano il potere di evocare dolore e catastrofi. In questo senso, sebbene negli anni ci siano stati progressivi e doverosi aggiustamenti della dottrina, è possibile affermare che ancora adesso la sessuofobia sia una caratteristica strutturale del cristianesimo, il quale è stato fondato sulla condanna della carne (caro).

Agape (inteso come banchetto comunitario) – Affresco nella Catacombe di Priscilla, Roma

Le istituzioni ecclesiastiche hanno incessantemente cercato, e tuttora cercano, di imporre una visione severa riguardo al sesso, delineando dei confini ben precisi entro i quali questo può essere praticato, descrivendo luoghi, tempi, modalità e perfino posizioni. Una certa minima tolleranza era ovviamente resa necessaria dal fatto che le giovani coppie cattoliche avevano, fra i loro obblighi, quella di generare dei figli, ed è solo in funzione procreativa che il sesso poteva essere praticato senza diventare lussuria. Era perciò preferibile che venisse ridotto al minimo non solo nella quantità, ma anche in termini di piacere reciproco.

È dunque facilmente intuibile quale sia e sia storicamente stata la posizione della Chiesa Cattolica nei confronti di tutte quelle unioni dalle quali non potevano nascere figli, in particolare nei confronti delle unioni e dell’amore omosessuale. Ci sono stati e ci sono ancora adesso persone omosessuali che non hanno mai voluto rinunciare alla loro fede cattolica, cercando sempre nuovi percorsi individuali e sociali che abbiano coerenza interna affinché questi due aspetti del proprio sé possano coesistere. Questo è l’argomento del documentario Gay e cattolici, prodotto recentemente da Vice.

Il documentario, nonostante la breve durata, mostra una serie di realtà fra loro assai diverse, coinvolte nel processo di integrazione fra mondo LGBT e Chiesa Cattolica. Da una parte abbiamo associazioni come la Kairos, associazione cristiana LGBT che persegue il diritto di vivere la propria sessualità in armonia con il proprio credo, oppure sacerdoti lucidi come don Andrea Bigalli, che accoglie pienamente le esigenze spirituali ed affettive degli omosessuali. Dall’altra, i rappresentanti delle odiose associazioni omofobiche, impegnate più che mai in una guerra per la salvaguardia della cosiddetta famiglia tradizionale.

Un frame dal documentario di Vice

Parlando con la produttrice Lara Green, ho appreso che ci sono state alcune resistenze da parte delle istituzioni ecclesiastiche a parlare in modo netto e incontrovertibile di quelli che sono i sentimenti condivisi dalla Chiesa nei confronti della comunità LGBT. Il motivo, probabilmente, risiede nella proverbiale ambiguità della Chiesa moderna nei confronti dell’omofobia, condannata come un qualunque altro atto di violenza, ma anche incoraggiata nei fatti, attraverso la predicazione dell’astinenza per gli omosessuali (il che è, molto banalmente, una violenza), o attraverso una costante negazione dell’esistenza stessa dell’omosessualità come orientamento affettivo e sessuale (la Chiesa preferisce infatti parlare di “tendenze” o “pratiche”, disconoscendo l’aspetto affettivo e relazionale), o attraverso l’indicazione di terapie riparative, seppure in modo informale a causa dei limiti legali.

Ancora, i difensori della cosiddetta famiglia tradizionale (cosiddetta poiché il termine tradizionale non ha realmente la possibilità di caratterizzare un nucleo sociale che, in quanto tale, varia al variare dei contesti sociali) rivendicano adesso anche la pretesa di poggiare il proprio odio su basi scientifiche, il che è involontariamente comico per due aspetti specifici. Il primo, riguarda la proverbiale ostilità che la Chiesa Cattolica ha espresso nei confronti della scienza, perseguitandola e condannandola finché ha potuto e con tutti i mezzi che ha potuto; il secondo, è determinato dal fatto che la fede, come concetto, si basa sull’accettazione di un assunto che è, per sua natura, indimostrabile, invisibile.

In realtà, le contraddizioni che determinate pretese portano con sé sono talmente tante e talmente stridenti che sarebbe assai faticoso elencarle tutte, ma d’altronde queste contraddizioni rappresentano a loro volta un elemento strutturale della Chiesa Cattolica.

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‘Presto’ nozze gay anche in Irlanda Nord

(ANSA) – LONDRA, 5 AGO – “E solo una questione di tempo” prima che l’Irlanda del Nord legalizzi le nozze gay. Lo ha affermato il premier irlandese Leo Varadkar, omosessuale dichiarato, nel corso del Gay Pride che si è tenuto oggi a Belfast. L’Irlanda del Nord è l’unica parte del Regno Unito dove il matrimonio fra persone dello stesso sesso non è ancora permesso. Nel 2015 l’Irlanda – Paese cattolico – ha legalizzato le nozze gay grazie ad un referendum, mentre nel nord dell’Isola, la questione è stata al centro di una aspro dibattito politico.
I democratici unionisti, il principale partito protestante britannico dell’Irlanda del Nord, e alleato chiave nel governo della premier britannica Theresa May, sono contrari, mentre i cattolici nazionalisti dello Sinn Fein sostengono i matrimoni fra omosessuali.

Torino Pride contro libro don Gariglio Distribuito ad adolescenti parrocchie, ‘stop alla omofobia’

Definisce l’omosessualità “una malattia” e una “anomalia sessuale”. E’ polemica per il libro ‘Ti amo. La sessualità raccontata agli adolescenti’ di don Paolo Gariglio, con prefazione dell’arcivescovo emerito di Torino, cardinale Severino Poletto, distribuito ad un centinaio di adolescenti che partecipano ai campi estivi delle parrocchie di Nichelino, nel Torinese. Per il Torino Pride si tratta di un libro “disseminato di affermazioni omofobe oggi non più accettabili”.
Dal Torino Pride e dal suo coordinatore Alessandro Battaglia, la richiesta “ufficiale alla Città di Nichelino di prendere posizione. Quello che più ci lascia attoniti – attacca – non sono i contenuti, ai quali siamo abituati, quanto i destinatari”, guidati “con menzogne e affermazioni anti scientifiche di un anziano uomo di fede che forse non ha immaginato il male che avrebbe provocato a ragazzi in una fase della vita così delicata. Il germe della discriminazione e del non amore – conclude – purtroppo nasce sempre dalla non conoscenza”.
ansa

Gay rifiutati da casa vacanze in Calabria: ‘no gay e animali’

 “Non accettiamo gay e animali”. E’ questo il messaggio che due ragazzi di Napoli si sono visti recapitare dal titolare di una casa vacanze della frazione Santa Maria, a Ricadi, nel vibonese, non appena si è reso conto che i suoi ospiti erano due uomini. A denunciare l’episodio è stato l’Arcigay di Napoli al quale i due giovani si sono rivolti per raccontare la loro storia. “Quando ho letto questo messaggio mi è cascato un silos di acqua gelata addosso – ha detto Gennaro, uno dei due giovani, all’Arcigay – Nella mia mente si è materializzata l’immagine drammaticamente famosa dei cartelli nazisti esposti fuori ai negozi, con i quali si proibiva l’ingresso ai cani e agli ebrei. Ma da allora sono passati settanta anni e questa storia non può essere ignorata”.

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Orge e droghe in Vaticano, perché una notizia di 4 mesi fa giova a Papa Francesco

La notizia del monsignore che, dimorante nel Palazzo del Sant’Uffizio, è stato allontanato per orge a base di cocaina ha fatto in breve il giro del mondo. Una vicenda boccaccesca che, se da una parte fa sorridere per taluni particolari, dall’altra apre il campo a un’ampia riflessione. Viene in primo luogo da chiedersi perché un fatto avvenuto quattro mesi fa viene dato in pasto all’opinione pubblica solo oggi e, per giunta, nel giorno del Concistoro.

Prima di rispondere, è necessario riassumere l’accaduto anche per ampliare la narrazione offertane da Il Fatto Quotidiano. E chiarire, innanzitutto, che si tratta dell’oramai ex segretario del cardinale Francesco Coccopalmerio. Dato essenziale per capire il perché d’una certa narrazione giornalistica. Il sacerdote lavorava da decenni presso il dicastero retto dal porporato lombardo ed era noto per una certa affezione a una “purezza dottrinaria” non meno di quella per vesti liturgiche, pizzi e merletti. Nessuna meraviglia al riguardo. L’integrità dottrinaria è spesso per taluni ecclesiastici un paravento, dietro cui nascondere un’omosessualità disinvoltamente praticata, quando non è un mezzo di autolegittimazione di contro alle reiterate condanne magisteriali di quella condizione.

A partire da quelle, apparentemente mitigate, dello stesso pontefice. Di cui ancora una volta viene data l’immagine del papa riformatore, che interviene con fermezza per rinnovare la Curia come nel caso in questione. Del papa che sventa l’eventuale elezione episcopale del monsignore omosessuale tutto orge e droghe – in realtà era in predicato per un canonicato in San Pietro – e la cui azione è esaltata da un anonimo presule bergogliano, che sarebbe da individuare come gola profonda della faccenda.

Eppure, nulla si dice dell’anomala irruzione notturna della gendarmeria vaticana nell’abitazione dell’ecclesiastico – sì, abitazione come ce ne sono tante all’interno del Palazzo del Sant’Uffizio contrariamente a quanto riportato da Il Fatto – e dell’annosa conoscenza bergogliana del viavai maschile nella stessa. Irruzione avvenuta nel bel mezzo di un’animata gang bang ecclesiastico-laicale con tanta di quella droga da portare all’arresto per spaccio dell’incauto monsignore. Poi, la degenza alla Clinica Pio XI, dove io stesso ebbi modo d’incontrarlo a fine aprile e di sentirlo parlare di “brutta polmonite” nonché di stupefacenti elogi continuati a Oltretevere.

Ora, al di là di tutto, è il giustizialismo e il doppiopesismo papale a lasciare interdetti più del chem sex al Sant’Uffizio. Un papa, che parla fino alla noia dimisericordia, dovrebbe avere a cuore le sorti dei propri collaboratori e richiamarli opportunatamente, una volta informato, prima di permettere di punto in bianco le retate notturne. Che poi, pur volendo ammettere certe modalità degne di Sisto V, si richiederebbe che siano applicate sempre, visti i numerosi casi consimili in Curia e al di fuori. Viste le non poche nomine episcopali disoggetti notoriamente omosessuali.

Sorge poi l’ultimo quesito sulla tempistica della notizia, diffusa, come s’è detto, nel giorno del Concistoro. Non è possibile non notare la volontà di accreditare ancora una volta l’immagine del papa che, incarnando finalmente i valori evangelici, si batte con fermezza per riformare le chiesa ed eliminare le mele marce a iniziare da quelle curiali. Fatte salve  però, ovviamente, quelle che più direttamente lo circordano e per le quali i distinguo si moltiplicano.

Operazione mediatica, questa, quanto mai necessaria per un concistoro, sul quale grava la grave ombra della promozione alla porpora dell’arcivescovo di Bamako. Un altro presule di quelli tutto purezza e carità ma con conti bancari svizzeri da capogiro. Ecco, il caso del monsignore del chem sex mostra, in ultima analisi, che a essere preoccupante non è tanto la vicenda in sé (una delle tante) ma un tipo d’informazione giornalistica tutta prona verso Bergoglio e panegiristica nei riguardi dello stesso. Insomma un vero e proprio caso di cortocircuito mediatico.

gaynews.it

Vaticano, fermato un monsignore: festini gay e droga al Palazzo dell’ex Sant’Uffizio

Il segretario di un importante cardinale colto in flagrante dalla Gendarmeria della Santa sede e spedito a disintossicarsi nel riserbo più assoluto. La lussuosa auto con targa d’Oltretevere lo avrebbe protetto dai controlli della polizia italiana. Il religioso era in predicato di diventare vescovo, ma la nomina è stata fermata. Papa Francesco furioso.

Un festino gay a base di droga. È quello che hanno scoperto gli uomini della Gendarmeria vaticana in un blitz all’interno di un appartamento nel Palazzo dell’ex Sant’Uffizio. Proprio lì dove per un quarto di secolo l’allora cardinale Joseph Ratzinger ha svolto il suo incarico di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede prima di essere eletto Papa. L’inquilino dell’appartamento, stando a quanto raccontano in Vaticano, è un monsignore che svolge le mansioni di segretario di un importante porporato a capo di un dicastero della Curia romana. L’uomo, subito fermato dalla Gendarmeria, è stato prima ricoverato per un breve periodo nella clinica romana Pio XI per disintossicarsi dalle sostanze stupefacenti, e attualmente si trova in ritiro spirituale in un convento in Italia.

In Vaticano bocche cucite o quasi sull’operazione delicatissima svolta dagli uomini comandati da Domenico Giani. Qualcuno si lascia scappare di essersi lamentato più volte per un continuo via vai dal portone di ingresso, la sera, di persone che erano abituali frequentatori del monsignore fermato. All’interno dei sacri palazzi spiegano che l’appartamento dove si consumavano i festini a luci rosse a base di droga non doveva essere assegnato al segretario di un capo dicastero. Si tratta, infatti, di un’abitazione riservata ai superiori: prefetti, presidenti o segretari della Curia romana e non semplici monsignori. Così come aveva destato diversi malumori che il presule in questione avesse una macchina lussuosa con la targa della Santa Sede. Anche questo è un privilegio riservato ad alti prelati. Evidentemente, come emerso anche da alcune ricostruzioni fatte in Vaticano, era proprio questo veicolo che consentiva al suo proprietario di trasportare la droga senza essere mai fermato dalla polizia italiana.

ilfattoquotidiano

LA GERMANIA APPROVA MATRIMONIO GAY, MA LA MERKEL VOTA CONTRO

OK DA BUNDESTAG. CANCELLIERA: ‘PER ME È L’UNIONE UOMO-DONNA’ Il Bundestag tedesco ha approvato a maggioranza il matrimonio per tutti a maggioranza. Un voto storico, che rende possibile la piena parificazione delle unioni gay con i matrimoni eterosessuali. Incalzata dagli alleati socialdemocratici e dall’opposizione, nei giorni scorsi Angela Merkel ha aperto a sorpresa al voto di coscienza. La cancelliera ha tuttavia votato contro: “Per me il matrimonio è fondamentalmente un’unione fra uomo e donna, e per questo ho votato contro”, ha spiegato.

ansa

Gay: in migliaia al Milano Pride, Sala in testa al corteo

È partito da piazza Duca d’Aosta, di fronte alla Stazione centrale, il Milano Pride, il corteo dell’orgoglio Lgbt giunto alla quindicesima edizione nel capoluogo lombardo.
Sono alcune migliaia le persone che partecipano alla parata, che si concluderà in porta Venezia dove si terranno gli interventi istituzionali, tra cui quella del sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Il Comune patrocina l’evento. Per l’edizione 2017 il tema è ‘Diritti senza confine’.
Come per gli altri eventi milanesi dell’estate è vietata, nella zona del corteo, la vendita di bevande in vetro e di super alcolici d’asporto. Alla parata partecipano anche, con le loro bandiere, il Partito Democratico e il Movimento 5 stelle.
Il corteo è presidiato dalle forze dell’ordine, lungo il percorso e nella zona dove si tiene la manifestazione sono schierate 223 pattuglie, con 440 uomini.

   Organizzatori Milano Pride: ‘Siamo circa 200mila’ – Il corteo del Milano Pride è da poco arrivato in porta Venezia dove sono in programma gli interventi istituzionali. Secondo gli organizzatori, sono circa 200 mila le persone che hanno sfilato per le vie della città. Dopo l’esibizione di Alexia, che ha cantato ‘La cura per me’, canzone ufficiale del Milano Pride, interverrà il sindaco di Milano Beppe Sala.

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