Abolizione celibato – preti sposati: una proposta, grande raduno in piazza S. Pietro

Per non dimenticare pubblichiamo quanto abbiamo scritto alla vigilia della manigestazione organizzata a San Pietro per i preti sposati a luglio del 2006.

La redazione del sito della nostra associazione di sacerdoti lavoratori sposati ha raccolto, negli ultimi giorni, messaggi di posta elettronica che invitano a organizzarci per protestare anche per quanto sta avvenendo “dentro la chiesa cattolica latina.

Questa enfatizzazione del papa polacco prima da vivo ed ora da morto con la sua beatificazione, ci sembra sia l’ennesimo colpo del vaticano per archiviare chi ha gravissime responsabilità davanti all’umanità che non sa, o sa molto poco.

Ci chiediamo se non sia giunto anche per noi il tempo di scendere in piazza come le Ladriu di Piazza di Maggio!

Cerchiamo la mobilitazione di tutte le forze cattoliche dissidenti al vaticano per scendere in piazza per una protesta non solo formale, ma sostanziale” (comitato preti sposati nord Italia).

Si propone un grande raduno in Piazza San Pietro. “Un’idea ottima, perché solo la visibilità rende reali le cose… Ma perché non si tramuti in un buco nell’acqua, in un insuccesso che diverrebbe pietra tombale sull’argomento, la presenza in piazza deve essere massiccia, internazionale. E/o qualificata. Insomma: o nomi di richiamo (un buon numero di persone note che hanno subìto l’istituizone), oppure grande massa. Meglio ancora entrambe le situazioni. Allora sì che sarà assicurato un servizio di stampa (giornali e altri media insieme). Distribuire prima alla stampa, con l’avviso della manifestazione, un dossierino o un documento breve, puntale, efficace, d’impatto, e contattare uno per uno (beh, un certo numero, ma personalmente) i gironalisti. In piazza distribuire lo stesso dossierino o documento ai passanti, ai turisti. Detto ciò, sono convinta che la piazza non ve la daranno, intendo quella al di là delle transenne d’ingresso. Ma c’è sempre lo spazio fra via della Conciliazione e le transenne: giornalisticamente risulta sempre piazza san Pietro” (E.C.).

Quattro proiettili da cinghiale per don Sante

ABANO TERME Il parroco-show man dice di averli ricevuti in canonica e accusa: «Colpa del clima alimentato contro di me dal vescovo»

Inviati in un pacco con la scritta: «Uno a te, uno alla tua donna, uno a tuo figlio e l’ultimo se qualcuno riesce a scappare»
Abano Terme

«Uno è per te, uno per la tua donna, uno per il tuo bambino e uno nel caso qualcuno di voi riuscisse a scappare».

Queste le poche righe che accompagnavano un pacco recapitato in canonica a Monterosso venerdì a don Sante Sguotti. A fianco al biglietto c’erano quattro proiettili per la caccia al cinghiale. Tutto è accaduto mentre l’ex parroco di Monterosso non c’era. A ricevere il pacco è stata una ragazza dei fedelissimi del prete ribelle. Fin da subito quel pacco aveva destato sospetti. Dopo aver chiamato don Sante per chiedere un parere, il parroco e la stessa ragazza hanno deciso di avvertire i carabinieri e di non aprire il pacco prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Solo negli uffici della stazione dei carabinieri di Abano, con le dovute cautele, i militari hanno aperto il pacco, scoprendo le quattro cartucce e il biglietto allegato. A seguire la descrizione dettagliata dell’uso da fare di quei quattro proiettili. Una sequela di insulti di ogni tipo rivolti all’ex parroco, alla sua donna e al bimbo di un anno (la cui paternità deve essere ancora chiarita).

Ora ad occupare la mente del prete innamorato c’è un solo sentimento: la paura. Paura perché nessuno, se non uno squilibrato, sarebbe mai arrivato a tanto. E proprio perché squilibrato è imprevedibile. Ma d’altra parte don Sante l’aveva previsto quando il vescovo Antonio Mattiazzo aveva additato il prete ribelle definendolo come "Il principe delle tenebre" e come Satana.

«Don Brusegan e il vescovo hanno alimentato questo tipo di azioni – ha spiegato don Sante – visto che hanno parlato fin da subito e con toni pensanti di una condanna nei miei confronti. Avevo solo chiesto un dialogo, ma questo è quello a cui si arriva quando un dialogo non è possibile e chi ti dovrebbe ascoltare vuole solo puntare il dito e usare parole pesanti di condanna». Come a dire che la dura presa di posizione seguita da parte della curia alle posizioni di don Sante avrebbe fomentato l’azione di qualche esagitato (con ogni probabilità della zona, se non proprio di Monterosso), che è arrivato a minacciare così gravemente l’ex parroco, la donna che lui ama e quel bambino di un anno nato (forse) dalla loro unione.

Riccardo Bastianello – fonte: ilgazzettino.it

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Chiesa: sospeso "a divinis" don Sguotti

(fonte AGI) – Padova, 27 ott. – Don Sante Sguotti, il sacerdote padovano che ha rivelato la scorsa estate di essere innamorato di una donna, con la quale ha anche un bambino, non potra’ piu’ celebrare messa. Giovedi’, rende noto la diocesi di Padova, e’ stato firmato dal vescovo di Padova mons. Antonio Mattiazzo il decreto di sospensione a divinis, che e’ stato notificato ieri al sacerdote. Il decreto, che segue quello di rimozione da parroco della parrocchia di Monterosso (8 ottobre 2007) e quello di avvio di un processo penale e amministrativo (17 ottobre 2007), e’ stato firmato dal vescovo Mattiazzo, dopo la discussione – insieme a due sacerdoti assessori – delle prove e degli argomenti e dopo aver esaminato ogni elemento in merito alla situazione del sacerdote interessato, cosi’ come previsto dalla disciplina canonica. La sospensione, che ha effetto immediato ed e’ a tempo indeterminato, stabilisce che "Il presbitero diocesano Sante Sguotti, e’ sospeso dall’esercizio della potesta’ di ordine e di governo. Nello specifico, cio’ comprende tutti gli atti della potesta’ di ordine (can. 1333 § 1,1°), fermo restando quanto stabilito dal can. 976, e tutti gli atti della potesta’ di governo (1333 § 1,2°). Tali provvedimenti penali hanno effetto dal giorno in cui il Decreto risulta intimato. La sospensione viene inflitta a tempo indeterminato, fino a che il sacerdote non dimostra di ravvedersi". (AGI)
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Parla Don Sguotti, il parroco dello scandalo e il tempo dell'amore

Intervista di GIORGIO PISANO

Peccatore dichiarato e felice. Per questo il vescovo l’ha rimosso. «La mia colpa è solo quella di essere un prete innamorato». E siccome non pensa di suscitare «né scandalo né pubblica vergogna», disobbedisce. Resta in parrocchia: da abusivo. Col fiato del sostituto addosso ma irremovibile. Perde lo stipendio (850 euro al mese) e di conseguenza cerca lavoro.
Anzi, l’ha già trovato: farà il conducente di bus (occupazione numero 1). Durante la guida pubblicizzerà i prodotti d’una certa ditta (occupazione numero 2) e il sabato farà il fabbro (occupazione numero 3). Domenica, bontà sua, riposo. Alla faccia del vescovo e delle «quattro beghine che mi vogliono cacciare».
Don Sante Sguotti, padovano di 41 anni, in seminario da quando ne aveva undici, è diventato un caso: ammutinamento aggravato e continuato, senza neppure l’attenuante del pentimento. Gli hanno rinfacciato di avere un’amante e, addirittura, un figlio. Lui non smentisce e risponde così: «Io amo ma non so se sono ricambiato. Aspetto la risposta».
Sa che si sta prenotando un posto all’inferno?
«L’avevo messo in conto. Pazienza».
Ha tradito le regole di povertà, castità, obbedienza.
«Non tutte, almeno una l’ho sicuramente rispettata».
A Monterosso, paesino di 800 abitanti quasi incollato ad Abano Terme, la canonica sta di fianco alla chiesetta intitolata a san Bartolomeo e a un edificio tinteggiato di rosso. Sembra un avantipopolo edilizio-clericale sbattuto in faccia alla pia gente e ai devoti del luogo.
Don Sante, non sarà mica di sinistra?
«Scelgo le persone, non le ideologie. Finora ho votato sia a destra che a sinistra».
Il vescovo sa anche questo?
«Lo ignoro».
La ribellione all’avviso di sfratto firmato da Sua Eccellenza ha scatenato una protesta super-organizzata. Del prete più intervistato d’Italia (e già transitato per Buona Domenica a Canale 5) si occupano una bella segretaria, Giorgia, e un addetto stampa. Casomai non bastassero, è stato creato un sito internet (www.chiesacattolicadeipeccatori.it) e a metà novembre decolla un convegno nazionale che affronta il dramma di alcune categorie cassintegrate dal Vaticano: divorziati, conviventi e separati. Nel gruppo, ovviamente, entrano a pieno titolo anche i religiosi con fidanzata clandestina. A disposizione c’è un numero verde dove chiamano «soprattutto le compagne dei preti perché a noi manca il coraggio».
Noi, chi? Don Sante il coraggio ce l’ha eccome. Quando ha ricevuto l’ordine di sloggiare, ha presentato ricorso e ora aspetta. Nell’attesa si è detto pronto a far le valigie a patto che glielo chiedano almeno quaranta fedeli autentici («cioè cresimati») della sua parrocchia. Beh, cosa ci vuole a trovare quaranta firme contro una tonaca scostumata? Niente, però finora nessuno è riuscito a metterle insieme.
Per il sagrestano, ad esempio, non è nemmeno cambiato nulla. Pur sapendo che il parroco è stato silurato, l’altra mattina ha bussato alla sua finestra per sapere se doveva modificare l’orario delle campane con la fine dell’ora legale.
Figlio di un’insegnante e di un contadino folgorato sulla via del settore immobiliare, don Sante rivela che fin da bambino sognava di fare il sacerdote. Madre favorevole, padre pure. Unico voto contrario, quello della nonna: «Che mi chiedeva: ma non c’è qualche bella moretta che ti piace?» Per esserci, c’era. Ma un aspirante soldatino di Dio non doveva innamorarsi. «E io ho seguito le indicazioni».
Il bunker della rivolta anti-vescovo è una stanzetta al piano terra della canonica. Computer, posta elettronica a chili, molti Cd. Un divano, due sedie, pochi libri e una bottiglia piena di liquido trasparente. Riserva di acqua benedetta. «No, grappa». Porta blindata, oltre le grate della finestra c’è uno strepitoso picchetto d’onore: giganteschi pioppi vestiti d’autunno e un’arietta malinconica che avvolge tutto e tutti. Pantaloni neri, maglione nero e camicia grigia su un fisico giovanile e asciutto, naso autorevole e labbra carmiglie, don Sante non ha smesso la divisa d’ordinanza ma sa molto bene che «di qui a poco rischio la scomunica». Monterosso è con lui, la donna che ama ne segue le gesta a distanza («ha preferito trasferirsi»), difficilmente finirà senza cadaveri sul terreno.
Si rende conto?
«Perfettamente. Pare che io sia capace di fare più danni alla Chiesa di quanti ne abbiano causato i preti pedofili in America con le loro centomila vittime accertate».
Perché ha confessato in pubblico?
«Per ridicolizzare chi mi accusa. Eppoi, non ho confessato nulla. Ho semplicemente detto che sono innamorato».
Ricambiato?
«Lo dirò a suo tempo».
Padre sì, però.
«Anche di questo parlerò al momento opportuno. Ora c’è troppo chiasso».
D’accordo, però la sacra regola della castità…
«Le risulta che per mettere al mondo un figlio sia assolutamente necessario fare sesso? A me, no. Non ho nulla da rimproverarmi».
Ah no?
«No. Quel giorno, era il 24 agosto, c’era la festa del patrono. Strapieno, moltissimi giornalisti».
E che ci facevano i giornalisti?
«Il vescovo mi aveva ordinato di non celebrare più messa. Volevano vedere se chinavo la testa».
Non l’ha chinata.
«Sì e no. Non ho celebrato messa. Ho soltanto presieduto una liturgia della parola. Mi pareva un onorevole compromesso tra me e la controparte. Non era una sfida».
E cosa, sennò?
«Non potevo tollerare calunnie gratuite. Mi ferisce ancora questa storia: era giugno, ero in Sardegna quando hanno cominciato a chiacchierare sul mio conto….
In Sardegna, perché?
«Da quattro anni dò una mano alla parrocchia dei Donà dalle Rose, a Porto Rotondo».
Bella gente da quelle parti.
«Gente».
Chissà che successo per un prete giovane…
«Evangelizzare i ricchi è più difficile che con i poveri. Comunque, discorso chiuso. Non andrò più a Porto Rotondo».
Perché?
«Il parroco di Golfo Aranci, don Pasquale Finà, mi ha chiesto di non tornare dopo quello che è successo a Monterosso».
Ospite sgradito?
Esatto. Mi ha detto: sarebbe meglio se non ti facessi vedere».
Complimenti alla solidarietà di categoria.
«Sono convinto che su quarantamila preti, cinquemila sono fidanzati, cinquemila omosessuali. Cento sicuramente santi». Ne restano circa trentamila.
«C’è un po’ di tutto, oltre gli onesti: alcolizzati, esauriti e quelli che pensano solo a raccogliere soldi. Per sé».
Com’è cominciata?
«Quando i pettegolezzi sono diventati insopportabili sono andato dal vescovo e gli ho chiesto di potermi ritirare. Eccellenza non ritengo di avere più la fiducia dei miei parrocchiani. E lui: invece stai al tuo posto altrimenti penseranno che sei davvero colpevole».
Poi?
«Ho scelto la provocazione. Ai miei fedeli ho detto: se volete che resti con voi, dovete credere che ho almeno una donna e un figlio».
E loro?
«Hanno capito perfettamente. Era l’unico modo per esorcizzare le malelingue».
Com’è quella donna?
«Quale?»
Quella di cui lei è innamorato.
«Una donna. Come tante».
Bella?
«Che importa la bellezza?»
Per dovere di cronaca e completezza d’informazione va detto che a questo punto Giorgia, la segretaria, perde la maschera professionale e conferma con gli occhi: è bella, la donna di don Sante. Conclude il messaggio con un gesto rassicurante: fidatevi. Poi riprende a leggere la corrispondenza, apparentemente disinteressata dall’intervista che si sta svolgendo a un metro da lei.
Espulsione a parte, dove puntano?
«Vogliono che vada via, in silenzio. Che sparisca, insieme alla famiglia, senza far rumore. Ma io non ci sto».
Mettiamo che il Papa la riceva in udienza.
«Gli chiederei di risolvere la scandalosa situazione dei divorziati e dei separati. Solo chi ha soldi, molti soldi, può ottenere l’annullamento del matrimonio. Come ha fatto Francesco Cossiga, per capirci».
Tutto qui?
«No. Vorrei che il Santo Padre ordinasse ai vescovi di denunciare i preti pedofili anche all’autorità giudiziaria e non soltanto al Vaticano».
E’ sicuro di voler continuare a fare il prete?
«Io sono prete, io mi sento prete. Il vescovo mi ha rimosso con un decreto ai primi di questo mese. Ho fatto ricorso alla Sacra Rota, vedremo. Nel frattempo vado dritto per la mia strada».
Da prete innamorato.
«Sì. Che ci posso fare se amo una donna? Per questo, solo per questo, dopo 16 anni da sacerdote mi ritrovo sfrattato, senza Tfr e senza salario. Dove vado?»
Il vescovo un’idea ce l’ha di sicuro.
«Invece resto. Anche perché ha voluto ascoltare solo quattro beghine e nemmeno un teste a difesa».
Perché quattro beghine ce l’hanno con lei?
«Mi rimproverano un peccato gravissimo: concedere una sala della comunità per corsi di ballo, yoga, dibattiti. Dovrebbe essere utilizzata esclusivamente per il catechismo».
Come sono i suoi fedeli?
«Operosi, solidali, laboriosi, altruisti. C’è anche qualche talento culinario e artistico. Il livello culturale non è alto ma nella media che si registra da queste parti dove tutti o quasi iniziano a lavorare da giovanissimi».
Quanti sono i veri cristiani?
«Almeno il 50 per cento. Non è poco, vista l’Italia di oggi».
Minacce?
«Molte. Lettere e telefonate anonime. In modo più o meno sbrigativo, mi invitano a levare le tende».
E lei?
«Resto».
Intanto va in tivù e scrive un libro: non è che vuol fare il prete tronista?
«Non amo affatto il protagonismo e i valori che ispirano la civiltà delle veline. Ma non posso neppure star zitto e subire».
Fino al martirio, insomma.
«Macché. La verità è che sto solo anticipando i tempi. Prima o poi la Chiesa di Roma dovrà riconoscere la realtà dei separati e dei divorziati, la realtà dei preti innamorati. Se per ottenere questo bisogna pagare un prezzo, eccomi, son qui».
21/10/2007 11:20 – fonte: unionesarda.it

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Don Sante lascia…

(Ri.Ba.) Don Sante lascia (o "dovrebbe" forse è il caso di dire dopo quanto visto fino ad oggi) la parrocchia. E a deciderlo sono stati proprio i suoi parrocchiani. Ieri sono state infatti depositate in Curia le ormai famose 40 firme contro il parroco ribelle. Ma sembra quasi che don Sante sia destinato ad andarsene da vincitore. Non a seguito del braccio di ferro con il vescovo ma sulla base di una regola imposta da lui stesso all’indomani della prima conferenza stampa: "Me ne andrò solo quando almeno 40 degli 800 parrocchiani di Monterosso mi chiederanno di farlo". Ed ecco avverata la richiesta. "Almeno con questo ho ottenuto un risultato – ha commentato don Sante – si è passati da una monarchia assoluta ad una oligarchia di 40. Non è ancora democrazia ma almeno la strada è stata imboccata". Ma don Sante non farà le valigie prima di fine anno. L’ultima votazione popolare (quella dello scorso 4 settembre) aveva infatti valore trimestrale. E intanto alla prima "udienza" del processo penale-amministrativo avviato ieri in curia don Sante non si è nemmeno presentato. "Non voglio perdere tempo, la sentenza è già fatta – ha spiegato – poi non mi piace vedere il vescovo arrabbiato (seguendo la sua storia verrebbe da pensare proprio al contrario, ndr). Di certo qualche superiore gli ha fatto passare dieci brutti minuti in questi giorni". E nel frattempo emergono altre rivelazioni. La Curia avrebbe infatti raccolto nuove prove che dimostrerebbero che don Sante avrebbe costretto al silenzio diverse persone e avrebbe violato il segreto professionale. In questi giorni a Padova è arrivata anche una commissione speciale da Roma per tentare di "aiutare" il vescovo a mettere la parola fine sulla vicenda.

fonte: ilgazzettino.it

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Parroco sospeso concelebra con il nuovo parroco

Don Sante è ancora lì. Il prete ribelle di Monterosso, rimosso dalla sua parrocchia dal vescovo con un “ultimatum” che scadeva sabato, ieri era sull’altare, in una chiesa piena di fedeli. Come un chierichetto, ha concelebrato messa con il nuovo parroco, don Giovanni Brusegan, che gli ha dato il permesso, come ammette il diritto canonico. «Sarebbe stato inopportuno vietargli di concelebrare – ha spiegato il nuovo “don” -, si sarebbe rischiato di dividere ancora di più il paese. Sguotti è un fratello e come tale va amato». Parole da mediatore, certo, che subito dopo però chiudono la porta in faccia a un Don Sante «pronto a essere sempre a Monterosso» (come spiega prima di entrare in chiesa). Brusegan, infatti, non concederà più il permesso di concelebrare al prete “esiliato”. Sguotti ironizza: «Non farò messa? Meglio, ho poca voce e la tosse».
Don Giovanni cerca come può di cucire gli strappi: «Ora vi conosco – dice a inizio messa – prima vedevo Monterosso solo in tv». I fedeli apprezzano la battuta, ma restano le divisioni con chi non vuole pensare che Sguotti sia stato cacciato: «E’ il nostro parroco», afferma sicura una donna sul sagrato.
Il prete innamorato, che ha assunto anche un manager che gli curi l’immagine, continua a sfruttare la scia di clamore che ha creato. Ieri pomeriggio, ospite di Buona Domenica, ha controbattuto per l’ennesima volta a tutte le domande sulla sua presunta paternità: «Sono solo voci, la gente deve dimostrarlo. La mia battaglia è di aiutare i sacerdoti che vivono la mia stessa situazione». E la telenovela continua…
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La legge non può cancellare un sacramento validamente ricevuto

Don Giuseppe Serrone dell’Associazione dei Sacerdoti sposati è intervenuto con una dichiarazione dopo la notizia dell’emissione del decreto di rimozione, emanato dal Vescovo di Padova Antonio Mattiazzo, dall’Ufficio di parroco di Monterossodi don Sante Sguotti. «Era un atto dovuto per rispettare l’attuale legge canonica in vigore – ha detto -. La legge ha il suo percorso, ma la legge non può cancellare un sacramento validamente ricevuto e don Sante rimane sacerdote per sempre, malgrado le sospensioni e le scomuniche. Avevo consigliato a don Sante di non arrivare a farsi mettere fuori… rimane comunque sacerdote e validi, anche se non leciti, rimangono tutti i suoi atti sacerdotali».

Don Giuseppe ha anche reso noto il testo di una lettera scritta a don Sante da alcuni laici di Grisignano (Vicenza) e che ha ricevuto alla redazione del sito http://nuovisacerdoti.altervista.org.
(fonte: il gazzettino.it)

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11 Vescovi africani appoggiano Milingo: "Ho 52 diaconi che aspettano di essere ordinati"

Da Seoul, presso il "Lotte Hotel", durante un Incontro Internazionale che si è aperto il 17 Agosto e si concluderà il 21 agosto 2007, denominato "Conferenza Internazionale per la Leadership" organizzata dalla Universal Peace Federation e dalla Washington Times Foundation, Mons. Milingo ha dichiarato che "non ritiene giusto il monopolio del Vaticano sul sacerdozio perché San Pietro e gli Apostoli erano sposati". Secondo l’ex arcivescovo di Lusaka "Gesù non ha mai diminuito il valore del matrimonio per i suoi apostoli sposati, e il celibato non è più importante del sacerdozio, sacramento indelebile che rimane per sempre".

Mons. Milingo ha dichiarato durante un incontro con la stampa che "Gesù ha un profondo rispetto del matrimonio". E ha raccontato che la moglie Maria è ritornata da qualche giorno dall’Africa, dove numerosi sacerdoti che vivono con una compagna, lo aspettano quando andrà nella sua nazione di origine perché vogliono unirsi in matrimonio con la sua benedizione all’interno del rito Eucaristico.

In alcuni stati africani, secondo le sue affermazioni, ha 11 Vescovi cattolici che lo appoggiano e 52 diaconi che attendono l’ordinazione sacerdotale. Questo progetto, comunque non rientra nella sua intenzione di fondare una nuova chiesa cattolica africana, anche se si è detto pronto ad adattarsi a qualsiasi nuova condizione per il bene dei fedeli.

All’interno del convegno che vede la partecipazione di centinaia di delegati provenienti da tutto il mondo ed appartenenti a numerose confessioni religiose, Mons. Milingo ha lanciato un invito ad allargare gli orizzonti della salvezza nella chiesa cattolica.

"Gesù ha avuto l’intenzione di salvare tutti e non ha escluso nessuno".

Mons. Milingo ha anche specificato che non ha abiurato alla sua fede cattolica per seguire il Rev. Moon, ma ha seguito sua moglie nel cammino della sua comunità.

Per Mons. Milingo "le parole del Rev. Moon toccano il cuore e insegnano la pace, l’amore e a vivere per gli altri. 

Don Giuseppe Serrone personalmente ha partecipato all’incontro di Seoul e ha invitato a non strumentalizzare il collegamento di Mons. Milingo con il Rev. Moon. 

Il Vescovo africano "ha sposato Maria, che segue l’impegno della Federazione Mondiale delle Famiglie per la Pace e l’Unificazione. "Mons. Milingo è profondamente cattolico ed è rispettato in Corea e gli è permesso anche di celebrare la Messa e di compiere preghiere e riti di guarigione. Recentemente abbiamo vissuto un momento di unità che ha visto professori e teologi del Seminario di Seoul della Chiesa dell’Unificazione collaborare e vivere la liturgia cattolica con Mons. Milingo ed altri sacerdoti sposati italiani e statunitensi che si erano incontrati per un Simposio Teologico.

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Grande incontro mondiale ed ecumenico dei sacerdoti sposati a Roma dal 6 all'8 Dicembre 2007.

Dalla Corea del Sud nella Giornata di chiusura del “Simposio Internazionale sul Cattolicesimo oggi” svolto dal 16 al 18 Giugno 2007, Mons. Milingo ha dichiarato:

Dopo pranzo, questo pomeriggio mi sono recato in camera a prendere “siesta” perché dopo la fatica del Simposio era giusto riposare.

Dopo due ore di riposo mi sono alzato per completare la recita del  Breviario perché in mattinata avevamo ultimato completando anche con il saluto personale con i sacerdoti in partenza.

Prima della partenza del gruppo quando eravamo a colazione abbiamo  formulato le risoluzioni del nostro “Simposio Internazionale sul Cattolicesimo oggi”. Insieme con i nostri sacerdoti sposati abbiamo deciso di organizzare un incontro ecumenico mondiale a Roma dal 6 all’8 Dicembre 2007.

Tre punti fondamentali per questa  proposta  erano stati così , unanimemente, delineati:

1)      Deve essere ecumenico con la partecipazione di tutti i rami (ortodossi, vecchi cattolici, cattolici, anglicani…) che confessano la fede cattolica e hanno sacerdoti sposati.

2)      L’invito è aperto a tutti affinché queste denominazioni cattoliche riconoscano S. Pietro come capo della Chiesa e il Papa come rappresentante di S. Pietro e poi confessino Nel Credo la Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica. Abbiamo deciso di invitarli per fare un pellegrinaggio non solo alla Sede di Pietro, ma anche alla tomba di Pietro, capo dei sacerdoti sposati.

3)      Trovarsi in Roma dal 6 all’8 Dicembre 2007 sarà un rinnovamento dell‘unicità della nostra fede per rivivere l’Ultima Cena di Gesù: “ Perché tutti siano una sola cosa. Come Tu Padre sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv. 17,21).

Concludendo questo pellegrinaggio l’8 Dicembre Festa dell’Immacolata Concezione vogliamo rivivere la nostra presentazione quando Gesù dalla Croce disse a Giovanni: “Ecco tua madre” (Gv. 19,27). Così, giustamente, tutti noi sacerdoti sposati della Prelatura Married Priests Now conosciamo la storia di quanto avvenuto quando la Madonna ci chiama tutti suoi figli accettandoci come suoi sacerdoti  quando Gesù ci presentò. Qui si conferma che la Madonna dice a noi sacerdoti sposati: miei sacerdoti, confermando ancora quello che la Chiesa compie quando chiama, noi sacerdoti: “Alter Christi”

Descrivo ora l’intervento del Cielo avvenuto nel pomeriggio alle ore 15,30. Quando io avevo terminato di recitare il Breviario c’è stato l’intervento del Cielo. Noi avevamo detto in mattinata che la preparazione di questo pellegrinaggio prevedeva una preparazione di 6 mesi. Il Cielo ci ha corretto dicendo che abbiamo solo 4 mesi e mezzo per prepararsi. Il Signore spiega: “perché dovete indicare il termine ultimo per le conferme di quanti verranno al 14 Novembre 2007”. Il Signore continuando ha detto a Milingo: “Da oggi in poi dedicati a organizzare solo questo pellegrinaggio”.

Dice il Signore: “punto culminante del vostro pellegrinaggio a Roma è che tutti i sacerdoti sposati presenti devono rinnovare ufficialmente il loro matrimonio e ricevere una benedizione speciale sul loro matrimonio. Quelli che non possono venire con le proprie mogli portino la fotografia della loro moglie. Anche quelli che hanno la moglie defunta possono portare la fotografia per essere uniti in mente e spirito alle loro mogli. Questo è l’inizio di un’era del sacerdozio sposato per confermare ogni sacerdote sposato presente nella sua giusta posizione nella Chiesa. Rinnovare i voti e ricevere una benedizione speciale in questo giorno, per tutti i sacerdoti sposati sarà la dedicazione della famiglia sacerdotale all’ideale vita familiare come era concepita  nel pensiero originale di Dio”.

Facciamo appello a tutti gli uomini e le donne di buona volontà  per aiutarci a finanziare il pellegrinaggio  a Roma facendo appello ai sacerdoti sposati stessi che prima della partenza devono avere il biglietto acquistato con la data di arrivo per il 6 Dicembre 2007, per partecipare ad una conferenza il 7 Dicembre e concludere con una grande Celebrazione della Festa dell’Immacolata Concezione, nella quale rinnoveremo i voti matrimoniali e sacerdotali.

Mettiamo sotto le Ali della nostra Madre Celeste, Maria Santissima, questo progetto.

Arcivescovo Emmanuel Milingo, fondatore di Married Priests Now!

e Consiglieri di Married Priests Now!

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Mons. Milingo e il progetto di Married Priests Now

Novità su Mons. Milingo: in Corea del Sud si prepara a festeggiare il suo compleanno. Aspetta ancora i documenti per spostarsi e progetta un clamoroso ritorno In Italia. Il 3 Giugno ha scritto una lettera ai sacerdoti sposati italiani: dal 12 al 16 Giugno parteciperà a un meeting sulla pace e dal 16 al 18 Giugno a un Simposio Internazionale sul Cattolicesimo oggi.

Mons. Milingo dalla Corea del Sud, ha delineato il progetto del Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati "Married Priests Now": "Stiamo puntando a convincere pienamente gli stessi preti della loro dignità e responsabilità di fronte a Dio. Riteniamo di essere nella seconda fase del nostro percorso verso un presbiterato uxorato". L’arcivescovo africano riferendosi alle celebrazioni eucaristiche durante i suoi incontri con i dei preti sposati ha affermato: "cerchiamo di convincere spiritualmente e moralmente i preti che non dovrebbero portare rancore verso coloro, che li hanno maltrattati. Tra questi i superiori, i vescovi, che hanno auspicato serie punizioni ai preti sposati che hanno interrotto lo stato celibatario. Hanno intrapreso la normale procedura di dispensa, ma non ne sono soddisfatti. Non intendevano interrompere il proprio lavoro pastorale come preti. Sono semplicemente giunti alla conclusione di non essere nati per essere single. Ecco perché in alcuni paesi più del 50% dei preti sposati desiderano ritornare alle loro attività pastorali".

Nel trattare il fenomeno del celibato per Mons. Milingo "l’errore è da parte della chiesa che ha vincolato il celibato al sacerdozio e ha esaltato i successi della chiesa all’adozione del celibato. Nell’intera storia della chiesa il celibato non è stato accettato, ma imposto. Ed ora la stessa natura e la comunità intera non possono più tollerarlo, anche a causa di crimini vergognosi che possono avere origine dal celibato". 

Secondo Mons. Milingo l’unico peccato, che non può essere perdonato è quello contro lo Spirito Santo. Ha rivelato che per lui " è stata una gioia assolvere ognuno dei preti che aveva subito ritorsioni sotto qualsiasi forma per aver scelto di sposarsi e non restare celibe. Il presbiterato uxorato già esiste nelle altre chiese cristiane, senza alcuna conseguenza, frutto di una libera e semplice scelta".

In Brasile il 7 aprile di quest’anno, Sabato Santo, ha raccontato: "abbiamo celebrato la Messa, che abbiamo chiamato la Messa dell’Alleluia. Sono fermo sulle posizioni della Tradizione Cattolica di interrompere i riti fino alla notte di sabato. Quindi in questa messa delle 10 di mattina, abbiamo cantato alleluia, mentre piangevamo Gesù dal Venerdì Santo. Comunque, abbiamo iniziato la Messa, fino all’offertorio il prete mi ha ricordato: “E l’assoluzione?”. Abbiamo proclamato il “Confiteor” e “Lord have mercy” (Signore, misericordia). “Quale assoluzione?”, mi sono detto. Alcuni di queste preti erano presenti alla nostra convocazione negli Stati Uniti e ricordavano questa speciale assoluzione. Così, per non interrompere la celebrazione della messa ho detto: “Miei cari fratelli e sorelle, così come stiamo per offrire l’Ostia e il Vino, che diverranno corpo e sangue di Gesù, ricordiamo insieme le parole di Gesù: “Prima di presentare il vostro dono all’altare, se pensi di avere un risentimento verso un fratello o una sorella, tornate a casa, riconciliatevi con loro, e dopo averlo fatto tornare a presentare la vostra offerta all’altare”. Poi ho proseguito invitando i presenti a perdonarsi l’un l’altro, e in particolare i preti sposati per essere diventati oggetto di ridicolo nella comunità cattolica. Poi ho steso le mani su tutti e ho detto: "Per l’autorità del Signore Gesù Cristo, e per il potere dello Spirito Santo, e con l’intercessione della Beata Vergine Maria, degli Angeli e dei Santi, Vi assolvo tutti dai legami, dai limiti, dai divieti, dalle scomuniche di ogni sorta in relazione ai vostri peccati, col Sangue di Gesù Cristo sarete liberati, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen”.

Il Sabato Santo, di ritorno da San Paolo, dopo la messa "abbiamo fatto un rito di guarigione. Hanno partecipato 1.700 persone. Abbiamo imposto le mani, insieme ad altri 4 preti, chiedendo la liberazione dalla malattia. Questo è un punto di vista diverso. Un così grande numero di persone riunite in un posto, ha richiesto perfino la presenza di medici in caso di urgenze. Con somma sorpresa di essi, c’era un clima di tranquillità e di pace, non è successo nulla, nessuna necessità di ambulanze, un totale allineamento con i malati. Essi stessi sono stati unti. Alla fine ho dovuto chiedere l’intervento degli uomini del servizio d’ordine perché le persone cercavano di presentarsi all’altare una seconda volta". 

Dopo il rito di guarigione un prete sposato, professore all’Università di San. Paolo del Brasile "ha reso felice l’assemblea parlando di sua moglie, dei suoi figli e dei suoi cinque nipoti. Era così libero e divertente quando ha parlato, tanto da deliziare tutta l’assemblea". Al rito hanno partecipato anche dei vescovi sposati. Uno di loro ha dichiarato: “Siamo già stati testimoni di miracoli. Alcuni presti sposati, che avevano perso la speranza di celebrare Messa, adesso hanno ricominciato a farlo”. 

Per Mons. Milingo è stato consolante constatare una tale risposta. 

Il Movimento Internazionale ha avuto tre incontri negli Stati Uniti tenuti a Luglio, a Settembre e a Dicembre 2006. San Paolo è stata la sede del quarto raduno internazionale. Il 9 aprile, nel pomeriggio, Mons. Milingo è ritornato in Corea, dopo un lungo tragitto di circa 27 ore di volo. In Corea vive con la moglie Maria Sung nella zona di Seul. Si trova nel paese asiatico dalla fine del Dicembre 2006 in attesa di avere il visto di ingresso negli Stati Uniti. Il permesso di soggiorno per gli Usa era stato ottenuto per sei mesi. La Congregazione dei Vescovi aveva richiesto a Mons. Milingo il Passaporto Diplomatico Vaticano nell’ottobre del 2006 dopo il provvedimento canonico di scomunica emanato dopo il rito dell’ordinazione episcopale di 4 sacerdoti sposati avvenuta il 24 Settembre 2006 a Washington.

Mons. Milingo ha organizzato un nuovo meeting per i sacerdoti sposati a Seul in occasione del suo 77 compleanno verso la metà del mese di Giugno 2007. Conta sullo Spirito Santo per ricostruire e strutturare la chiesa del futuro. "Ho personalmente vissuto ciò che si sta rendendo evidente e che sta venendo fuori quale risultante. Prego affinché la nuova chiesa, rinnovata e ripulita prenda subito piede nel mondo, e torni ad essere la chiesa, la madre ideale dell’umanità. Dubito che la presunta unità sarà quella ricercata dalla chiesa cattolica romana, che ha fallito nell’unificazione di varie correnti di pensiero. E’ stata una sconfitta storica". 

L’arcivescovo Milingo è intervenuto anche sui documentari sulla pedofilia dei preti trasmessi e diffusi nelle scorse settimane in Internet: 
"Molti documentari stanno per umiliare la nostra madre Chiesa. La gente è stufa della pomposità e del complesso di superiorità della chiesa cattolica romana. E’ utile ammirare la misteriosa costruzione di castelli di dicerie finché non possiamo constatare con i nostri occhi. Ci si può accertare della loro dettagliata costruzione e degli anni impiegati per metterli su. Ma dobbiamo sempre ricordare che stiamo leggendo ciò che “era; non ciò che è oggi. In questo contesto abbiamo ragione di ammirare la magnificenza dei castelli”. La chiesa cattolica è stata ammirevole. Intendo la Chiesa cattolica romana. Ma la sua politica intimidatoria e le molteplici strade per punire i suoi stessi appartenenti è ciò che sta venendo fuori. Ciò che succederà non è qualcosa che ci faccia piacere quali membri della chiesa cattolica romana; resta il fatto che i tempi siano maturi perché la chiesa recuperi il suo lustro e la sua bellezza. Coloro tacciati di essere in contatto con il male che hanno incastrato la chiesa cattolica, sono dei cattolici che operano in essa. Ci sono tre ragioni per le quali stanno svolgendo un lavoro così deprecabile:

1. Una ragione è che essi non possono più sostenere l’ipocrisia che esiste nella chiesa cattolica

2. L’ostinazione delle autorità ecclesiali nel non voler andare avanti quando lo Spirito Santo lo suggerisce è la causa di una sterilità spirituale, che oggi si tocca con mano nella chiesa cattolica romana.

3. A coronazione di tutto questo essi stessi, quali figli della madre chiesa, hanno avvertito la stretta della vergogna che appartiene invece alla loro madre. In un modo o nell’altro, è bene che i figli stessi contribuiscano all’evoluzione della loro madre chiesa".

Quale sarà il ruolo dei sacerdoti sposati quali membri della prelatura di Married Priests?

"Non bisogna sottovalutare ciò che dico. Saranno gli stessi fatti a dirlo. Dalla nostra esperienza attraverso corrispondenza via e-mail, abbiamo sperimentato tante “sofferenze solitarie”. Qualcuno ha giustamente chiamato la nostra prelatura l’ombrello protettivo su tutti coloro che sono uniti (branchie di Married Priests Now). “Per avere una idea concreta, bisogna immaginare lo Spirito Santo che scende sugli Apostoli, toccandoli uno a uno e sprigionando lingue di fuoco sopra di loro. Ecco perché dobbiamo imparare pian piano dallo Spirito Santo cosa vuole dai preti sposati. Sono personalmente sicuro che le intenzioni con le quali la chiesa è stata fondata siano perché fosse sempre vissuta in pieno. Ma non ci vorrà molto perché Dio trasformi questo mondo, il cui futuro vacilla. Il rinnovamento della chiesa la santificherà al punto che la storia del peccato finirà e si concluderà nel trionfo della divinizzazione dell’intera umanità".

Per Mons. Milingo il rinnovamento totale dell’umanità attraverso la famiglia.

"Cosa è stato sbagliato nella formazione dei preti? Si è detto che “i buoni aprono la via verso l’inferno”. I nostri insegnanti di seminario hanno avuto molta buona volontà. Più tardi alcuni di loro hanno lasciato le cattedre, e addirittura il ministero presbiterale. Hanno visto i loro brillanti studenti, soccombere sotto il celibato, restituendo la loro vita alla chiesa. Questo non è stato incoraggiante per gli insegnanti. Ad oggi, molti seminari nel mondo sono stati chiusi. Alcuni sono stati venduti. Ho sentito di grandi seminari che hanno solo 10 studenti".

Mons. Milingo ha citato Fausto Marinetti, un prete sposato italiano che "parlando a nome dei preti sposati, spiega le ragioni per cui la chiesa perde i suoi preti. Parla degli ingredienti che determinano la formazione del prete. Dice: “Nonostante le affermazioni di principio, c’è una continua tendenza a considerare la sessualità come intrinsecamente pericolosa, impura, insana, non idonea ai ministri di culto. Il piacere è considerato opera del demonio, le donne, le peggiori rivali di Dio. La paura è tanta, al punto di demonizzarle. Non siamo poi liberi dal dualismo e dal manicheismo che guarda il corpo con gli occhiali scuri”.

Quali precauzioni dobbiamo prendere nel rapporto con una donna. Il nostro celibato è la madre di tutte le perle, un valore molto più alto che la vita di una donna che mi trovo dinnanzi, che mi chiede consiglio. “Nunquam Soli”, mai restare da soli con una donna. Questa è la formazione dei nostri preti. Non ci vuole molto per un prete a domandarsi il perché di una discriminazione spirituale di questo tipo verso le donne. Le sue conclusioni attraverso l’apostolato contraddicono i suoi stessi pregiudizi contro le donne. Le virtù di una donna come madre lo sopraffanno. Incontra donne virtuose, di buone maniere, che lo portano a volerle conoscere meglio. Non sono come quelle dipinte negli anni di formazione in seminario".

Mons. Milingo ha continuato dichiarandosi "sorpreso che nessun movimento femminista abbia prodotto una documentazione contro la chiesa cattolica, che è la prima che discrimina la donna. E ciò non ha niente a che vedere con Gesù. Egli è stato felice e soddisfatto quando una donna pubblicamente lo ha unto con aromi profumati. Si è fermato sul Golgota quando la Veronica gli ha terso il volto dal sangue e dal sudore. Si è fermato a parlare privatamente con una donna alla quarta stazione della via crucis. Ha apprezzato la partecipazione delle donne nelle sue predicazioni".

Mons. Milingo ha commentato anche il ruolo delle donne: "Anche nel 21 secolo la chiesa cattolica non ha donne nei ruoli amministrativi, cioè nella cosiddetta Curia Romana. Una donna come segretario di Stato sarebbe un pericolo all’interno della Curia Romana. Così il maggiore talento nascosto delle donne per il benessere della chiesa resta inutilizzato. Come potrebbe essere la chiesa cattolica se utilizzasse il tocco femminile nell’amministrare il suo tesoro spirituale! E’ stata una grave perdita per duemila anni. Sentiamo cosa disse Papa Pio XII di una donna, che ci risulta sposata, una moglie: “Si, la moglie è un sole che splende nella famiglia. E’ il sole della generosità e del dono di sé, con la sua disponibilità continua, con la sua accorta e prudente delicatezza in tutte le situazioni nelle quali aggiunge gioia alla vita del marito e dei figli”. In lei c’è la gioia per l’intera famiglia. Sua Santità Papa Pio XII dice ancor di più quando parla di una donna nel matrimonio. Dice: “e se possiamo dire che un matrimonio è fonte di bene, dove i partner ricercano la reciproca felicità più che la propria, queste nobili intenzioni sono ancor più esplicitate dalla moglie, anche se dovrebbero riguardare entrambi. E’ una derivazione del pulsare del suo cuore di madre e della sua saggezza”. (Pio XII alle coppie appena sposate, 11 marzo 1942). Tutti i pregiudizi accumulati durante il periodo di formazione devono cadere di fronte alle espressioni usate da Pio XII sulla donna. Dobbiamo quindi chiedere perdono alle donne nella chiesa cattolica quando i preti le hanno guardate con sospetto, dice Fausto Marinetti: “la donna, la più pericolosa rivale di Dio”. Abbiamo ricevuto un avviso prudente: “attenzione quando hai a che fare con una donna”. Noi preti sposati, apriamo gli occhi!".

Mons. Milingo ha concluso affermando: "Se dobbiamo rinnovare la chiesa, facciamolo con le nostre mogli. Questa è l’intera umanità che si muove. La chiamiamo famiglia. Lasciamo che le nostre mogli siano completamente se stesse. Gli uomini hanno offuscato i doni di Dio all’umanità attraverso il loro egoismo, orgoglio e arroganza. Una donna è meno di una compagna, con eguali diritti. Noi ci dispiacciamo e ci pentiamo. Consoliamoci di nuovo con ciò che Papa Pio XII ha detto: “La moglie è il sole radioso della famiglia, col suo naturale candore, la sua semplice dignità, col suo comportamento dignitoso, così come col suo incarnare l’affetto e la dedizione”.

Oltre questo una donna può essere di più. Quale valore può essere nella famiglia, coi suoi doni spirituali e umani, tanto da non rendersene spesso neanche conto".

Mons. Milingo ha attuato un progetto di ritorno in Italia, perché a Roma si trova il vaticano. Roma potrebbe essere scelta, per alcune valide motivazioni, come sede centale della prelatura Married Priests Now.

"Ci sono molti motivi. Il primo è che i sacerdoti sposati in Italia si sono sviluppati sotto le ali della chiesa cattolica. Il secondo motivo è che molti di loro hanno avuto l’opportunità di studiare nelle Università Pontificie di Roma e in quelle sparse nelle differenti regioni dell’Italia. Sanno quindi, come difendere la loro posizione e giustificare la presenza del movimento. Il terzo motivo è che conoscono i termini usati che hanno consentito alle leggi ecclesiali di mettere il celibato al di sopra del sacerdozio". Mons. Milingo ha concluso le dichiarazioni prospettando un’unione tra l’Italia e il Brasile "finora le due nazioni hanno accettato il movimento. Il Signore desidera unire i due paesi attraverso il movimento dei sacerdoti sposati". 

Un tentativo di inculturazione del Vangelo: "solo la gente locale del Brasile e dell’Italia può dare soluzione ai problemi odierni del sacerdozio".

Mons. Milingo ha indirizzato il 3 giugno 2007 una lettera ai sacerdoti sposati italiani.

In questa lettera redatta durante la scorsa Quaresima, Mons. Milingo non intende accusare nessuno per quanto è accaduto ai sacerdoti sposati. "Siamo consapevoli del nostro peccato e insieme alla intera comunità cattolica, ci siamo pentiti e abbiamo rinnovato le nostre promesse presbiterali. Stiamo facendo tutto questo, non perché siamo migliori di altri. Vogliamo solo rimetterci ancora una volta alla sequela di Cristo, imitandolo, ma ricoprendo il nostro ruolo come pastori nelle Comunità, scelti da Dio. Chiamiamo i preti: Anziani, Presbiteri o semplicemente preti, ma con un ruolo scelto e con un preciso mandato di Dio, per il quale sono unti e consacrati.
Abbiamo seriamente analizzato e dimostrato che la Chiesa Cattolica ha sbagliato a "Ridurre i preti allo stato laicale". Un prete non può essere ridotto allo stato laicale, e neanche alla stregua di un semplice cittadino, che si occupa solo delle proprie faccende. Le parole più comuni che rappresentano una sintesi del suo stato sono "un prete è il pane comune". E’ da questo stato che non può ridursi solo a uomo del sacrificio, ma è egli stesso un sacrificio per la sua comunità. Deve essere interpellato, consultato, e deve essere tutto per tutti. Con una differenza sostanziale da Gesù il quale non deve espiare il Suo stesso peccato in sacrificio. Egli offre se stesso, mentre un prete, essendo pane comune, condivide nello stesso pane la sua vita, poiché egli espia anche i suoi stessi peccati".
Per Mons. Milingo il "presbiterato nella lettera di S. Pietro si estende a tutta la comunità cristiana. Data la difficoltà della vita quotidiana, i problemi della vita, un cristiano risolve le questioni della vita imparando da Gesù la cui intera vita è stata un olocausto". 

Secondo le dichiarazioni di Mons. Milingo il presbiterato uxorato è quello delle origini. "Non vogliamo necessariamente paragonarci ad altri preti sposati di altre confessioni. Vogliamo essere veramente i preti sposati dell’epoca degli Apostoli, La chiesa è stata fondata e costruita dai preti sposati. Non c’è dubbio su quale fosse la struttura di allora e su quale vorremmo che sia, essere riconosciuti come preti che derivano dalla tradizione apostolica. Non siamo la metà della chiesa, la cui altra parte è formata dai preti celibi. Siamo interamente preti, previsti da Dio, sposati come Adamo ed Eva, dando vita a santi bambini, come era Abele, da una nuova e redenta famiglia di Adamo ed Eva.
Noi che stiamo subendo una sorta di lapidazione, non vogliamo monopolizzare il lavoro di redenzione della Madre Chiesa. Essa non vede e non percepisce la pena che prova Gesù di fronte ai crimini del clero. Abbiamo ricevuto diverse punizioni, ma fino a che il celibato durerà nella Chiesa Cattolica, i peccati più degradanti continueranno ad esserci.
Abbiamo bisogno di nuovo vigore, di confronto, di vivere ancora una volta il Santo Presbiterato Apostolico, con una unione matrimoniale santificata, elevata agli standard che Dio voleva".
Come vedo la Chiesa Mons. Milingo dopo il suo matrimonio?
"Innanzitutto, voglio condividere con voi la mia visione delle azioni della Madre Chiesa Cattolica. Potete dissentire da queste mie vedute; pregate il Signore, e lasciate che sia, senza condannarmi. La razionalità della Chiesa Cattolica è predominante nella gestione della Chiesa stessa. Non è il Papa che governa la Chiesa Cattolica Romana; è la Curia Romana. Ma chi è Romano se non quello che soppianta l’opinione comune. Posso sbagliarmi, non ho mai assistito alla procedura decisionale.
La malattia di iper-ragionare o di ragionare deriva dalle argomentazioni di Plauto, Aristotele, Socrate, ecc. Abbiamo attribuito ad essi la teologia che riteniamo costituire la strada della nostra fede, ma anche la nostra fede è ragionata, una fede che non ha accettato Giovanna d’Arco, Savonarola e molti fondatori di congregazioni condannati per la loro misteriosa esperienza e scacciati, mandati a morte come dei "nessuno".
La Curia Romana crede di avere lo spirito di discernimento, abbiamo visto attraverso i media cosa hanno fatto i conquistadores nel nome della chiesa ai popoli dell’America Latina. Lo stesso è accaduto verso i neri dell’Africa. Lavorando a fianco degli esploratori e dei loro governi, hanno fatto ciò che certamente non veniva dal discernimento dello Spirito Santo. La Chiesa ha una MENTE, non un CUORE.
La Chiesa recupererà mai il CUORE? Scomuniche, interdizioni, sospensioni, e molti altri provvedimenti, ciò che le nostre ex-sorelle hanno sofferte, noi tendiamo a mettere la testa sotto la sabbia. Sono crimini vergognosi per la Madre Chiesa. Ma se camminiamo da soli, possiamo prevedere tutte le soluzioni che vogliamo, ma non riusciremo a rinnovare la chiesa.
Prima di tutto dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento verso la vita. Non è solo ragionando che risolveremo i problemi umani. Oggi il mondo ha bisogno di una maggiore azione del cuore, più che della mente. Se la mente crede di poter lavorare da sola, prendendo decisioni precipitose, per quanto sembrino logiche, non serviremo meglio l’umanità".

Per Mons. Milingo "Nella fede, la percezione intellettuale della teologia, deve essere moderata dalla percezione del cuore in cui risiede l’amore. E l’amore è la sola virtù che rimane, oltre la fede e la speranza ,a lavorare su questa terra. La diminuzione della devozione nella Chiesa Cattolica, ad esempio il non rispetto per l’Eucaristia e altre devozioni tradizionali, hanno svuotato spiritualmente le anime dei semplici devoti, ai quali Dio ha parlato mentre sostavano davanti a Cristo nell’Eucaristia".
L’ex Arcivescovo di Lusaka ha scritto anche alcune frasi riferite al Rev. Moon.
"Come i vecchi cattolici, i luterani e ora gli ortodossi lavorano liberamente con me, così anche i seguaci di Moon. Vedono che non ho la pomposità tipica del cattolico, o il complesso di superiorità, ma sono guidato da prudenza e amore; non ho mai offeso nessuno con il mio comportamento. Essi vedono nella mia espansione che io sono la scala per raggiungere la Chiesa Cattolica. "E’ evidente senza alcun dubbio che Milingo è l’osso, il sangue e l’acqua del cattolicesimo e questo è tutto ciò che lo rende se stesso.
Molti esseri umani ci hanno ingannato, ci hanno promesso aiuti finanziari, ma inutilmente. Solo il Rev. Moon ha manifestato interesse al nostro caso e ci ha aiutato a muoverci fino a qui. Ma non ci promette eterno aiuto. Il patrimonio del Rev. Moon non è più in suo possesso. Lo ha ceduto a sua moglie e ai suoi figli che sono divenuti proprietari di tutto ciò che ha creato.
Il nostro movimento è registrato ufficialmente e non ha esenzioni fiscali. La gente è interessata alle esenzioni così che in un modo o nell’altro si tengono stretti i loro soldi. Comunque sembra che quelli che oggi ci invitano a visitarli nei loro paesi si stiano assumendo i costi di trasporto, di vitto e di alloggio. Speriamo che questo non rimanga un sogno, ma una realtà".
Mons. Milingo nella parte finale della lettera ha delineato anche il progetto di Married Priests Now, la prelatura personale da lui recentemente fondata: "Non ti toglieremo niente di ciò che sei. Nessuno di noi stabilirà un regno all’infuori di Married Priest Now! Avete già sofferto più del dovuto. Contiamo sulla vostra buona volontà ed onestà e sincerità. Non c’è nessuno tra i nostri vescovi che abbia sete di potere. Il nostro Regno è nelle nostre stesse famiglie, dove portiamo totale libertà e confidenza. Così come non ci aspettiamo onori o decorazioni, o pacche sulle spalle. Siamo solo preti di famiglia. Ai nostri incontri le nostre mogli hanno tutta la libertà di dire ciò che sentono e noi tutti prestiamo attenzione a ciò che dicono.
Personalmente vedo una Prelatura che si espanda attraverso singole unità. Cioè una provincia costituita da famiglie da formarsi nei diversi paesi. Nella mia visione credo che la Prelatura illumini le singole unità e diffonda la saggezza che deriva dalle unità e la condivida con le altre. L’immagine che ho presentato potrebbe non essere adeguata a rappresentare quello che ho in mente. Molto di ciò che vedo viene dallo Spirito Santo che scende su ognuno degli Apostoli e sulla Madre Maria nel giorno di Pentecoste, dando a ciascuno di loro tutta la grazia necessaria per portare avanti la missione che Dio ha deciso di affidare. La Prelatura dovrebbe essere vista come un canale di comunicazione che rinfresca continuamente le unità per intraprendere le giuste azioni e attività.
Se la nostra è una missione per la chiesa di oggi, lo Spirito Santo non sarà ingeneroso verso gli amministratori o i consiglieri della Prelatura. Ci sarà una condivisione reciproca di esperienze spirituali, dei doni dello Spirito Santo". 

La nota scritta reca la data del 17 Aprile 2007, sul tema del sacerdozio sposato, dopo il viaggio in Brasile,

La nota (in lingua inglese) è stata diffusa in Italia e pubblicata nei siti web http://marriedpriestsnow.splinder.com e http://nuovisacerdoti.altervista.org.

Dall’Italia per partecipare al meeting sulla pace e al simposio internazionale sul Cattolicesimo oggi, che si terranno nella zona di Seoul (Corea del Sud) rispettivamente dal 12 al 16 Giugno e dal 16 al 18 Giugno 2007, interverranno don Pietro Ceroni, un sacerdote sposato di Bergamo e don Giuseppe Serrone, giornalista free lance e teologo, fondatore dell’ass. italiana dei Sacerdoti lavoratori sposati. I due sacerdoti italiani hanno partecipato dal luglio del 2006 alla fondazione del Movimento "Internazionale Married Priests Now!" creato da Mons. Milingo.
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testi a cura di G. Serrone
ufficio stampa
http://marriedpriestsnow.splinder.com
http://nuovisacerdoti.altervista.org
cell. +39 320 7505116

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Stati Uniti: sacerdote un ministro episcopaliano sposato

LOS ANGELES – Un ministro episcopaliano, convertitosi al cattolicesimo, sarà ordinato prete a Los Angeles nella parrocchia del Beato Junipero Serra, dove risiede. La consacrazione avrà luogo il prossimo 6 maggio per le mani del cardinale Roger Mahony arcivescovo di Los Angeles. Il ministro si chiama Bill Lowe e si è convertito, insieme alla moglie Linda, nel 2001. Fino a quell’anno, per 27 anni è stato ministro della parrocchia episcopaliana di Messie, a Newton nel Massachussets. 
(Apic – MANCINI)

fonte: Radio Vaticana

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Il problema dell'emancipazione cristiana dei ministeri

Antonio De Angelis, un sacerdote sposato di Poggio di Sanremo (Imola), ha denunciato, con una lettera all’Espresso del 2 Febbraio 2006, il reclutamento di minori nella Chiesa, sopratutto nelle parti più povere del mondo, per cercare di superare la crisi delle vocazioni.

Un problema da denunciare "perché è proprio nei seminari e in età precoce che viene instillata un’educazione distorta sull’affettività e la sessualità". 

Al De Angelis, entrato in seminario a 10 anni dicevano che "la donna era la tentazione del demonio e che era peccato grave baciarsi tra uomini e donne, ma non tra uomini".  L’ex parroco ha scritto   anche di aver subito un tentativo di abuso da parte del rettore del suo seminario.

La gerarchia della Chiesa è rimasta sorda agli appelli di cambiamento delle varie organizzazioni, nazionali e internazionali, che rappresentano nel mondo 120 mila sacerdoti sposati.

Per chi è interessato a questi temi, Stefania Rossini consiglia la lettura di un denso libro di denuncia dal titolo "L’amore ordinato" scritto da Giancarla Codrignani, ex parlamentare della sinistra indipendente, presidente della Loc (Lega degli obiettori di coscienza al servizio militare),  saggista, impegnata nei movimenti di liberazione, di solidarietà e per la pace. Con la forza dello sguardo laico nel discutere il grande tema ecclesiale del celibato ecclesiale, il libro "rimanda con misura a storie d’amore vietate eppure frequentissime di religiosi che scoprono la sessualità con una donna". L’autrice ha la "delicatezza di raccontare anche l’altra faccia della vicenda: l’ingiusto smarrimento di donne innamorate, spesso abbandonate per viltà, qualche volta sposate con coraggio, ma comunque considerate peccatrici per aver portato via un uomo a Dio".

San Paolo prescriveva per le donne silenzio e velo in testa… Ma oggi, anche se possiamo vedere giovani ragazze leggere, accanto all’altare, i brani liturgici, senza alcun velo, e papa Wojtyla abbia parlato del "genio femminile",  permangono ancora ritardi che si seguitano a lamentare.   Più in là non si è andato. Niente "ordini sacri, e che la donna stesse al posto suo che, nonostante tutto, restava ancora di soggezione all’imperante patriarcato di una chiesa tuttora maschilista. E, finché vige la norma del celibato ecclesiastico e il quasi dogma dell’esclusione femminile dall’ordinazione sacerdotale – due fatti diversi ma pur tra loro correlati – la chiesa non può essere diversa. Perciò il superamento di questi due scogli va molto al di là di una rivendicazione femminile e di una liberalizzazione maschile – entrambi pur sacrosanti e necessari – per giungere alla configurazione di una chiesa altra e diversa, meno legata a condizionamenti storici e più fedele alle origini" (Adriana Zarri).

L’agenzia Adista (cf. 33237 – ADISTA) ha curato una scheda del libro. L’articolo pone precise domande a partire dal testo:

«Che ne è, oggi, dell’"amore ordinato", e cioè quello che un prete (o un religioso) costruisce con una donna, stabilendo con lei una piena relazione affettiva? Che ne è di questo amore, spesso "indicibile", vissuto nell’angoscia, nella sofferenza e anche nella paura? E che ne è della donna, laica o religiosa, implicata in un cammino che poi, magari, lui, non vuole più compiere? E perché la Chiesa cattolica latina, a livello gerarchico, insiste tuttavia nel mantenere di fatto indissolubile celibato e sacerdozio (con la eccezione dei pastori anglicani che si fanno cattolici, e poi preti, pur essendo sposati)? Domande vere su problemi veri, anche se solitamente sottaciuti, quelli che si pone Giancarla Codrignani ne L’amore ordinato…».
L’Autrice  «lascia sullo sfondo la cronaca, che ogni tanto, con toni scandalistici, arriva sulle prime pagine dei giornali, informandoci magari che "Don Tizio, innamorato, è fuggito con una sua parrocchiana".

Essa, invece, accenna solo, con flash, ad alcune storie concrete, ma per arrivare subito alle domande di fondo: perché la legge del celibato sacerdotale, e perché – in stretta connessione – l’esclusione della donna dall’altare?

"Se Gesù fosse stato femmina – scrive la Codrignani – nessuno avrebbe inteso come segno di potere l’agire in persona Christi [così, dice la teologia cattolica, agisce il prete quando celebra i sacramenti, ndr] o avrebbe pensato di fare del sacerdozio il sacramento che sovrintende, di fatto, all’esistenza di tutti gli altri.

Da molti decenni, almeno dopo il Concilio Vaticano II e l’accoglimento dei metodi democratici, neppure molti uomini e molti preti apprezzano i segni del potere nel cuore della religione. Anche se – escludendo i pochi che contestano la conformità del principio sessista con l’interpretazione della Scrittura – il privilegio del "dir messa", appare violentemente simbolico e piace agli uomini, prigionieri del proprio ego. Il problema sostanziale, dunque, per un’emancipazione cristiana dei ministeri, si riduce al fatto che la presidenza dell’eucaristia sia vietata al genere che per primo vide la manifestazione del Risorto e da lui riceve il mandato dell’annuncio; annuncio non creduto dai discepoli (proprio perché riferito da donne?), ma che segna indiscutibilmente una precedenza. Come mai chi, in persona Christi, distribuisce il Suo corpo e il Suo sangue, isola l’incarnazione nella metafisica della transustanziazione, vive il disgusto o la paura della propria carne e dell’altrui corpo, superandone il fastidio solo se si tratta di malati o di morti e accetta di usare il sacramento come privilegio di genere?".

Un sacerdozio reso casta, e un celibato imposto per legge ai preti latini – aggiunge la Codrignani – pone problemi teologici e pastorali che invano le istituzioni ecclesiastiche cercano di tacitare; e una riflessione approfondita su che cosa significhi amare Dio nell’esperienza dell’amore umano, conclude l’Autrice, metterebbe in luce come le normative vigenti, e l’impianto ideologico che le sostiene, siano carenti di motivazioni credibili».

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Sinodo: confusioni pubblicitarie sui sacerdoti sposati

SINODO: VESCOVI APPLAUDONO AUSPICIO 50% PRETI ORIENTALI CELIBI

(fonte AGI) – Un lungo applauso ha salutato nell’aula sinodale l’auspicio formulato dal vescovo ucraino Sofron Stefan Mudry che nelle chiese orientali arrivino a pareggiarsi il numero dei preti sposati e quello dei preti celibi.
   "Da noi – ha spiegato – ci si lamenta che l’80 per cento dei sacerdoti e’ sposato e solo il 20 per cento e’ celibe, una situazione che crea problemi economici alla Chiesa per i costi maggiori di mantenimento di sacerdoti che hanno famiglia. Il mio auspicio e’ che si arrivi ad un 50 per cento di preti celibi e un 50 per cento di sacerdoti sposati". I padri sinodali hanno risposto con un applauso ma resta da capire se in aula e’ stato piu’ gradito l’auspicio di un aumento dei sacerdoti celibi nelle chiese orientali o quello di un pareggio tra le due categorie, forse esportabile alle altre chiese dove il celibato resta obbligatorio.

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Timori del Vaticano verso i sacerdoti sposati

L’anno scorso appare in "espressoonline" un articolo di Magister dal titolo "Il Vaticano contro l´immigrazione. Vietato l´ingresso a preti con moglie e figli".

Il timore era  che l´esempio dei preti sposati di rito orientale contagiasse anche la Chiesa latina; si analizzava  il caso ucraino e si riportavano alcune parole in libertà del neocardinale O´Brien, arcivescovo di Saint Andrews ed Edinburgo.

"Il giorno dopo che il papa aveva annunciato la sua nomina, ha parlato a favore del clero sposato, del clero omosessuale e della pillola contraccettiva. Creando in Vaticano una comprensibile irritazione.

Il 7 ottobre s´è rimesso in riga. Ha colto occasione dall´insediamento di un nuovo canonico nella sua cattedrale per recitare una solenne professione di fede, con la mano sopra la Bibbia. Al termine della quale ha recitato testualmente:

"Io attesto che accetto e intendo difendere la legge del celibato ecclesiastico così come proposta dal magistero della Chiesa cattolica; io accetto e prometto di difendere l´insegnamento ecclesiastico sull´immoralità dell´atto omosessuale; io accetto e prometto di predicare sempre e dovunque ciò che il magistero della Chiesa insegna riguardo alla contraccezione".

Ma una settimana dopo s´è rimangiata la prima di queste tre promesse tornando a caldeggiare l´idea di un clero sposato. L´ha fatto in un´intervista al "Daily Telegraph". Nella quale ha detto che ai vertici della Chiesa è ora se ne discuta.

E a suo sostegno ha portato due fatti. Il primo è che "in molte delle Chiese orientali in unione con Roma c´è già un clero sposato". Il secondo è che "vi sono preti sposati anche in varie diocesi cattoliche dell´Inghilterra e del Galles".

Verissimo. Il secondo caso è quello dei preti con moglie e figli convertiti dall´anglicanesimo al cattolicesimo. Sono alcune decine in Gran Bretagna e in Nordamerica e il Vaticano bada che non abbiano incarichi di rilievo e se ne stiano nell´ombra.

Ma il primo caso è molto più cospicuo. I preti sposati di rito orientale sono alcune migliaia e il Vaticano teme – non da oggi – che essi trasmettano il contagio alla Chiesa d´occidente: se loro sono legittimamente sposati, perché non lo potranno essere anche i preti di rito latino?

Una prova delle contromisure che il Vaticano ha preso per fermare il contagio è in un passo compiuto la scorsa estate dalla conferenza episcopale italiana.

La Cei ha chiesto ai vescovi cattolici dell´Ucraina (nella foto, il papa a Leopoli) di non mandare più in Italia sacerdoti sposati, a prendersi cura delle migliaia di loro connazionali immigrati. E perché? Perché "creerebbero confusione tra i nostri fedeli".

La confusione deriverebbe proprio dal fatto che hanno moglie e figli. Mentre infatti i preti cattolici di rito latino sono obbligati a essere celibi, quelli d´oriente, pur cattolici anch´essi, sono per la gran parte sposati per tradizione antichissima. E finché gli uni e gli altri se ne stanno nei rispettivi paesi d´origine, al Vaticano sta bene. Ma appena i preti orientali sposati emigrano e si mescolano ai celibi, Roma entra in allarme. Il Vaticano ha chiesto agli episcopati d´occidente di alzare uno sbarramento e la Cei l´ha subito fatto, al pari di altri episcopati europei.

La Chiesa ucraina non l´ha presa bene. La quasi totalità dei suoi preti sono sposati, e quindi non più accettati in Italia. Ma c´è dell´altro. Accusano la Cei di usare due pesi e due misure, perché anche in Italia esiste da secoli un clero cattolico sposato, italiano, con tutti i crismi della legittimità. È quello delle diocesi di rito greco albanese, in Calabria, Basilicata e Sicilia. Di preti sposati queste diocesi ne hanno oggi una dozzina e se li tengono stretti. Sono parroci in paesetti di montagna, più un altro, Sergio Maio, che vive a Milano e dice messa in rito greco ogni domenica nella centralissima chiesa dei santi Maurizio e Sigismondo, in corso Magenta.

A metà del secolo scorso il Vaticano era riuscito a estirpare questa prerogativa delle diocesi greco albanesi in Italia. Finché nel 1970 il vescovo di Lungro degli Albanesi s´impuntò e riprese a ordinare preti sposati, com´era suo diritto. In sua difesa, in curia, intervenne il cardinale Johannes Willebrands. Ma non gliela perdonarono. Passi per i preti sposati di qualche sperduto paesino, ma a Roma, nel centro della cattolicità d´occidente, mai. Un diacono cinquantenne di Lungro, colpevole d´abitare a Roma con la famiglia, aspetta invano da vent´anni d´essere ordinato prete.

Però almeno i preti sposati italiani di rito greco sono tollerati. E allora perché non anche gli ucraini, o i romeni, o i polacchi? In Polonia orientale c´è una vasta regione, la Galizia, col proprio rito e col clero sposato, con uno statuto d´intesa con Roma vecchio di quattro secoli. E cinque anni fa il cardinale Angelo Sodano intimò a questi preti sposati di "far ritorno in patria", cioè in Ucraina, senza badare che essi erano sempre vissuti lì e semmai a spostarsi erano stati i confini, in seguito alla seconda guerra mondiale. In Vaticano si attivarono in loro difesa i cardinali Achille Silvestrini ed Edward Cassidy, e Sodano annullò l´ordine. Ma la linea dominante in curia resta quella del "cuius regio eius et religio": niente mescolanze tra preti celibi e sposati nello stesso territorio.

Anche a costo di pagare prezzi salati, come è capitato in America. Nel 1912 Roma vietò ai vescovi ucraini degli Stati Uniti e del Canada, là emigrati assieme a un milione e mezzo di loro connazionali, di ordinare preti sposati. L´imposizione provocò un´autentica ribellione, che finì con un abbandono in massa della Chiesa cattolica e col passaggio alla Chiesa ortodossa. Quelli rimasti fedeli al papa si adattarono ad aggirare l´ostacolo con l´astuzia. Da allora gli aspiranti sacerdoti fanno ritorno in Ucraina, si sposano, diventano preti, e a cose fatte rientrano in America, col pieno consenso dei loro vescovi.

Anzi, da qualche tempo i vescovi ucraini e di rito melkita residenti in America non obbediscono nemmeno più al divieto del 1912, formalmente ancora in vigore. A osservare un analogo comando dei tempi di Pio XII sono rimasti, negli Stati Uniti, solo i ruteni. La questione è all´ordine delgiorno della congregazione vaticana per la Chiese orientali. Ma regnante Giovanni Paolo II, tenace difensore della regola celibataria, è difficile che Roma ceda…".

 in espressonline.it

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Ai sacerdoti sposati non è lecito esercitare i sacri ordini!

Pontificio Consiglio
per l’interpretazione autentica dei testi legislativi

Dichiarazione Atteso che circa la retta interpretazione del can. 1335, seconda parte, del CIC, 19 maggio 1997. AAS 90(1998), p. 63s; Communicationes, 29(1997). pp. 17-18: Notitiae, 34 (1998), pp. 190 – 191

Preti sposati e celebrazione dell’eucaristia (can. 1335 CIC) 19 maggio 1997.

Atteso che in qualche nazione un gruppo di fedeli, appellandosi al prescritto can. 1335, seconda parte, del Codice di diritto canonico, ha richiesto la celebrazione della santa messa a sacerdoti che hanno attentato il matrimonio, è stato domandato a questo Pontificio Consiglio se sia lecito a un fedele o comunità di fedeli chiedere per una giusta causa la celebrazione dei sacramenti o dei sacramentali a un chierico che, avendo attentato il matrimonio, sia incorso nella pena della sospensione "latae sententiae" (cf. can. 7594 § 1 CIC), la quale però non sia stata dichiarata.
Questo Pontificio Consiglio, dopo attento e ponderato studio della questione, dichiara che tale modo di agire è del tutto illegittimo e fa notare quanto segue:
1) L’attentato matrimonio da parte di un soggetto insignito dell’ordine sacro costituisce una grave violazione di un obbligo proprio dello stato clericale (cf. can. 1087 del Codice di diritto canonico e can. 804 del Codice dei canoni delle chiese orientali) e perciò determina una situazione di aggettiva inidoneità per lo svolgimento del ministero pastorale seconda le esigenze disciplinari della comunione ecclesiale. Tale azione, oltre a costituire un delitto canonico la cui commissione fa incorrere il chierico nelle pene recensite nel can. i 394 § 1 CIC e can. 1453 § 2 CCEO, comporta automaticamente l’irregolarità a esercitare gli ordini sacri ai sensi del con. 1044 §13° CIC e can. 763 2° CCEO. Questa irregolarità ha natura perpetua, ed è quindi indipendente anche dalla remissione delle eventuali pene.
Di conseguenza, al di fuori dell’amministrazione del sacramento della penitenza ad un fedele che versi in pericolo di morte (cf. can. 976 CIC e can. 725 CCEO), al chierico che abbia attentato il matrimonio, non è lecito in alcun modo esercitare, i sacri ordini, e segnatamente celebrare l’eucaristia; ne i fedeli possono legittimamente richiederne per qualsiasi motivo, tranne il pericolo di morte, il ministero.
2) Inoltre, anche se non sia stata dichiarata la pena – cosa che peraltro il bene delle anime consiglia in questa fattispecie, eventualmente attraverso la procedura abbreviata stabilita per i delitti certi (cf. can. 1720 3° CIC) – nel caso ipotizzato non esiste la giusta e ragionevole causa che legittima il fedele a chiedere il ministero sacerdotale. In effetti, tenuto conto della natura di questo delitto che, indipendentemente dalle sue conseguenze penali, comporta un ‘aggettiva inidoneità a svolgere il ministero pastorale, e atteso anche che nella fattispecie è ben conosciuta la situazione irregolare e delittuosa del chierico, vengono a mancare le condizioni per ravvisare la giusta causa di cui al can. 1335 CIC. Il diritto dei fedeli ai beni spirituali della chiesa (cf. can. 213 CIC e 16 CCEO) non può essere concepito in modo da giustificare una simile pretesa dal momento che tali diritti debbono essere esercitati entro i limiti e nel rispetto della normativa canonica.
3) Quanto ai chierici che sono stati dimessi dallo stato clericale a norma del can. 290 CIC e can. 394 CCEO e che abbiano o meno contratto matrimonio in seguito a una dispensa dal celibato concessa dal romano pontefice, è noto che viene loro proibito l’esercizio della potestà di ordine (cf. can. 292 CIC e can. 395 CCEO). Pertanto, e salva sempre l’eccezione del sacramento della penitenza in pericolo di morte, nessun fedele può legittimamente domandare a essi un sacramento.
Il santo padre ha approvato in data 15 maggio 1997 la presente dichiarazione e ne ha ordinato la pubblicazione.
Dal Vaticano, 19 maggio 1997.
Juliàn HERRANZ, Arciv. tit. di Vertara, presidente
Bruno BERTAGNA, Vesc. tit. di Drivasto, segretario
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Preti sposati: dichiarazioni sul card. Scola

Il cardinale Scola ha appena dichiarato nella relazione al sinodo come non ci sia bisogno di ordinare sacerdoti uomini sposati, riprendendo l’antica tradizione dei “viri probati”. Per il porporato ricevere l’Eucaristia è un dono e non un diritto per i fedeli e dunque la Chiesa deve affidarsi alla Provvidenza, se il numero dei sacerdoti è insufficiente rispetto alle esigenze pastorali. Nel testo della relazione, letto in latino, è riaffermato invece l’obbligo del celibato per i sacerdoti, del quale è indicato il “fondamento teologico”.

Una delle solide  basi delle dichiarazioni del Cardinale Scola è l’affermazione che  la Chiesa non può essere democratica perché la “Verità” viene dall’alto e non può essere oggetto di “maggioranze” (Giovanni Paolo II).

L’affermazione secondo cui la Verità viene “dall’alto” sembra procedere più da una filosofia platonica che biblica, dato che per quest’ultima la Verità non coincide con idee, con teorie, o con formule: essa è trinitaria e non è scindibile, come dice Gesù, né dalla “Via”, né dalla “Vita”. Nel giorno del “Giudizio” sarà più evidente che la Verità non scende “dall’alto”, ma si trova nel cuore dell’uomo quando ama il fratello nel bisogno e pratica la giustizia. Lo spirito, al quale Gesù richiama costantemente i suoi discepoli nella gestione della vita quotidiana, è esplicitamente in sintonia con l’ethos democratico e “in opposizione” con quello gerarchico-autoritario.

I sacerdoti sposati  offrono già  il loro servizio in altre parti del mondo, senza pregiudizi, anche ai cattolici respinti dalla gerarchia ecclesiastica, ma desiderosi di mantenere la fede cattolica cristiana. La nostra associazione di sacerdoti lavoratori sposati  propone di estendere questo servizio anche in Italia.

Gesù non respinse mai nessuno; i preti sposati, nel loro ministero, dovrebbero seguire quella tradizione.

La Chiesa Cattolica Romana fu fondata da Preti Cattolici Sposati. Durante i primi mille e duecento anni d’esistenza, preti, vescovi, e anche molti papi furono sposati. Per più di mille e duecento anni, Sacerdoti e Vescovi sposati prestarono alacre e dignitoso servizio alle comunità cristiane finché per motivi medioevali politici furono dichiarati fuori legge. La consuetudine però è tuttavia presente nel Codice delle leggi canoniche. Queste sono le leggi che governano la Chiesa Cattolica. Come vedrete, le leggi medesime della Chiesa avvallano la validità del sacerdozio dei preti sposati e assicurano la validità dei sacramenti da loro amministrati.

Il primo canone, qui sotto citato, da diritto  di informare altri cattolici

CANONE 212.3 – “In relazione al sapere, la competenza, e la prominenza che essi (i fedeli) possiedono, hanno diritto e, talvolta, anche l’obbligo di manifestare ai pastori consacrati la propria opinione al riguardo di materie pertinenti al bene della Chiesa, e hanno diritto di far conoscere la loro opinione anche agli altri cristiani …”

Seguono estratti dai 21 canoni che si riferiscono ai preti sposati

CANONE 213 – “I fedeli cristiani hanno diritto di ricevere assistenza dai pastori consacrati nel fruire dei beni spirituali della chiesa, specialmente della parola di Dio e dei sacramenti.”

CANONE 290 – “Dopo essere stato validamente ricevuto, l’ordine sacro non può mai essere reso invalido.”

CANONE 843 – “I ministri consacrati non possono rifiutare i Sacramenti a coloro che opportunamente li chiedono, sono adeguatamente disposti e non sono esclusi dalla legge a riceverli.”

CANONE 844 – “Qualora la necessità lo richieda o un vantaggio spirituale genuino lo suggerisca, e si prendano le necessarie precauzioni per evitare errori o indifferenza, è legittimo per i fedeli per i quali è materialmente e moralmente impossibile avvicinarsi ad un ministro cattolico, il ricevere i Sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia, e l’Estrema Unzione da ministri non cattolici in quelle chiese dove tali sacramenti sono validi.”

(Se possiamo legittimamente ricevere i sacramenti da ministri non cattolici, i preti che si sono sposati offrono la medesima cosa, poiché l’utilizzazione del canone 844 è basata sulla validità dell’ordine sacro.)

CANONE 1752 – “ … la salvezza delle anime … è sempre la legge suprema della Chiesa.”

UNO STATO D’EMERGENZA si realizza nella Chiesa quando le attività essenziali o il portarle avanti nella Chiesa vengono meno. In questo periodo nella storia della Chiesa Cattolica la scarsità dei Preti celibi e la mancanza della loro disponibilità hanno suscitato una situazione d’emergenza per ciò che riguarda il diritto, proveniente dal battesimo, dei fedeli di avere l’assistenza dei loro Pastori per usufruire delle ricchezze spirituali della Chiesa, specialmente della Parola di Dio e dei Sacramenti (Can. 213).

Altri casi nei quali il Codice della legge canonica permette l’amministrazione dei Sacramenti in emergenza sono: pericolo di morte (Can. 976 e 883:3), necessità o vantaggio spirituale delle anime (Can. 844:2), motivo ragionevole (Can. 1003:2), grosso scomodo (Can. 1116 e 1323:4), e una giusta ragione (Can. 1335).

Altri canoni applicabili sono 226, 840, 845:1, 883:3, 897, 898, 899:1, 2, 3, 900:1, 911:2, 999:2, 1116, 1169:2.

Questi canoni si trovano nel Codice del Diritto Canonico che si può facilmente trovare in molte biblioteche e librerie.

I canoni sopraindicati furono scritti per i fedeli, l’applicazione deve pertanto venire dai fedeli. I canoni ci danno il potere d’avvalerci dei preti sposati. Nei primi tempi della chiesa, erano i credenti che si radunavano in comunità di preghiera, erano i fedeli che sceglievano gli anziani (presbiteri) a presiedere la celebrazione dell’Eucaristia (a celebrare la Messa), le comunità dei credenti non erano istituite o circoscritte da autorità ecclesiastiche. Nella Chiesa Cattolica l’uso divenne tradizione, la tradizione divenne legge. I canoni che abbiamo citato esistono per preservare la tradizione per rammentarci delle usanze in caso che fosse necessario. Ora è necessario (fonte rentapriest).

Nelle librerie era apparso, recentemente,  un libro a firma Roberto Beretta ed Elisabetta Broli, giornalisti di Avvenire, dal titolo assai inquietante «Le Bugie della Chiesa». Nel testo del libro: «Il celibato dei preti è solo una disposizione disciplinare…» .

Invito a ricollocare, tra i cristiani, i testi giuridici al centro della vita: la perfetta e perpetua continenza non è richiesta dalla natura del sacerdozio.

In un’intervista apparsa su Adista   Stefano Sodaro,  autore del libro  “Keshi. Preti sposati nel diritto canonico orientale” invitava a riscoprire «quanto insegna il Vaticano II, al n. 16 del Decreto Presbyterorum Ordinis: il celibato, sebbene risulti particolarmente confacente alla vita presbiterale di dedizione alla causa del Regno dei cieli – che è una causa rivoluzionaria, come ci insegnano i teologi del Sud del mondo -, “non è richiesto dalla natura stessa del sacerdozio, come dimostra la prassi della Chiesa primitiva e la tradizione delle Chiese orientali, presso le quali, accanto ai vescovi che sono tutti celibi, esistono eccellenti presbiteri coniugati”.

Novità sul caso dell’ex parroco di Chia

La sentenza del giudice di pace di Viterbo. La lettera all’ufficio scuola della Diocesi di Palermo dopo la sospensione dalle supplenze da parte del Cardinale De Giorgi.

Ieri  29 Settembre 2005 alle ore 9 il Giudice di Pace, dottor Faggioni, presso il nuovo Tribunale di Viterbo, ha dato lettura del dispositivo della sentenza per il ricorso in opposizione alla sanzione amministrativa di 1542 euro ingiunta a don Giuseppe Serrone, sacerdote sposato, ex parroco di Chia, dalla concessionaria di zona per la riscossione dei tributi per conto del Comune di Soriano. Il Giudice ha accolto in parte le richieste del ricorrente riducendo la sanzione a 1100 euro. Serrone ha dichiarato che intende ricorrere in "Cassazione".

L’importo della richiesta di pagamento si riferiva a una multa (o serie di multe) inflitte da alcuni vigili urbani durante il servizio sacerdotale che don Serrone svolgeva per portare la comunione ai malati. Con la sua auto si recava in paese per servizio e per il ministero. Per anni ha visitato i malati, nel piccolo ospedale di Soriano prima della chiusura, e dopo nelle case. "Era un servizio di pubblica utilità e avevo una autorizzazione comunale alla sosta. Ho inviato due lettere al Sindaco di Soriano nel Cimino, Domenico Tarantino, per richiedere un suo intervento, prima dell’udienza al Tribunale, per la sospensione del provvedimento. Il Sindaco non ha risposto ".

L’ex parroco ha richiesto l’annullamento della sanzione anche perché  non può pagare essendo disoccupato  e con una richiesta di convalida di sfratto per la sua abitazione a Chia.  Per la particolare situazione il sacerdote sposato aveva scritto anche  una lettera al Prefetto di Viterbo. La Segreteria del Prefetto ha telefonato a Giuseppe Serrone dicendo  di aspettare la decisione del Giudice di Pace perché la Prefettura non poteva intervenire. Dopo la sentenza spera che il Prefetto intervenga. Giuseppe con la moglie Albana (gravemente malata) sono rientrati a Chia, dalla Sicilia, dopo che il Cardinale di Palermo Mons. De Giorgi (su richiesta del Vescovo di Civitacastellana Divo Zadi) aveva negato l’idoneità alle supplenze di religione che il sacerdote sposato doveva continuare anche per il nuovo anno scolastico presso il Liceo Scientifico Biologico San Vincenzo di Palermo in Via Noce, dove aveva insegnato dal 21 Aprile 2005 al 30 Giugno 2005. La Preside della scuola aveva inoltrato, entro i termini, regolare richiesta di continuità didattica per la supplenza di Serrone. L’ufficio scuola della Diocesi di Palermo ha nominato una nuova supplente senza comunicare a chi aveva diritto la revoca scritta dell’idoneità.

Giuseppe Serrone ha inviato il 28 settembre 2005 una lettera all’Ufficio scuola della diocesi di Palermo. Ecco il testo:

Ins. Giuseppe Serrone
Piazza Garibaldi, 7
01020 Chia (VT)
alla c. a. segreteria Ufficio IRC Diocesi Palermo
e. p. c. Ministero Pubblica Istruzione – csa Palermo
e.p.c. Giudice del Lavoro Palermo
e p.c. Avv. O. S. Roma
 
oggetto: richiesta incarico supplenza presso scuola San Vincenzo a Palermo per violazione continuità didattica di cui all’articolo relativo del CCDN in vigore  e richiesta completamento ore cattedra ai sensi del comma 5 del CCNI del 25.6.2004, relativi anche ai diritti degli insegnanti supplenti o in alternativa motivazione scritta revoca idoneità
Premesso che:
1) nell’anno scolastico 2004-2005 avevo insegnato presso l’Istituto comprensivo Falcone alla Zen (dal 30 Marzo al 16 Aprile 2005) e presso il Liceo Scientifico Biologico San Vincenzo (dal 21 Aprile 2005 al 30 Giugno 2005);
2) la Preside della scuola San Vincenzo ha inoltrato per la mia supplenza regolare richiesta di continuità didattica per l’anno scolastico 2005-2006;
3) dopo una mia richiesta la scuola San Vincenzo mi ha indicato che l’Ufficio Scuola ha inviato per l’anno scolastico 2005-2006 una nuova supplente;
4) tale invio di nuova supplente non è regolare in quanto la supplenza spettava al sottoscritto, non avendo ricevuto nessuna comunicazione scritta di revoca idoneità da parte dell’Ordinario.
Chiedo
l’immediata reintegrazione nel posto di lavoro per la supplenza per l’anno 2005-2006 presso il Liceo Scientifico Biologico di Palermo usufruento dei diritti previsti dalla Legge per la continuità didattica e usufruendo anche dei diritti di lavoro per il completamento cattedra.
Mi riservo azione legale davanti al competente Giudice del Lavoro… (lettera firmata)

Un ruolo rilevante, nella vicenda della sospensione dalle supplenze per la revoca dell’idoneità, lo ha avuto il Vescovo di Civitacastellana Divo Zadi, che qualche mese fa, aveva richiesto al Cardinale De Giorgi di sospendere il sacerdote sposato dalle supplenze. Serrone intende promuovere una causa di lavoro per "mobbing" contro Divo Zadi anche per gli anni del suo servizio pastorale a Chia.

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Discriminazioni verso i sacerdoti sposati: il caso Marinetti

Fausto Marinetti nato a Milano nel 1942, padre cappuccino, ordinato sacerdote nel 1968, si era licenziato in Teologia Pastorale a Roma, rinunciando al dottorato accademico per entrare «nell’università del popolo». Dopo aver vissuto per dieci anni l’esperienza di Nomadelfia, si era  trasferito a lavorare a fianco degli “empobrecidos” del Maranhão nel Brasile amazzonico.
Aveva scritto numerose opere:  Lettere dalla periferia della storia; L’olocausto degli “empobrecidos”; Canto l’uomo; Ai confini di Dio. Tutti editi dalla Morcelliana.

Alcune frasi di Fausto:

“La dove c’è più assenza, tanto più si sente l’esigenza del Tutto”;

“Sforziamoci di sentirci BRIGANTI. Il vero cambiamento può venire solamente dal primo mondo”;

“Tutti dal primo all’ultimo, dobbiamo possedere solamente ciò che è necessario. Ciò vale sia per lo spazzino che per l’ingegnere”;

“Noi abbiamo bisogno di rapporto, non di comunicazione”.


Alcuni suoi libri sono una testimonianza sulle atrocità che  in America latina si commetono sui bambini, i famosi niños de rua come li chiamano principalmente in Brasile. Fausto è  uno scrittore di fama internazionale, ha scritto libri mozzafiato su questa tristissima realtà: leggendoli non riesci più a dormire per giorni e giorni. Rientrato a Milano, nella sua provincia francescana, decise di lasciare la vita religiosa, perché da tempo amava una donna. Morale della favola: lo hanno buttato in mezzo alla strada, senza casa e soldi, con tre figli a carico e con il permesso di andare a mangiare alla mensa dei poveri nel convento dove lui ha vissuto per molti anni.  Nessuna casa editrice  ha  più  pubblicato i suoi libri.

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lettera di solidarieà

Cari amici, permettetemi di chiamarvi così perchè condivido in pieno il vostro pensiero e ammiro il vostro coraggio. Sono atea dall’età di 15 anni e iscritta a diverse associazioni laiche che si battono per la difesa dei diritti umani. Il mio solo credo è nella ragione umana, che mi porta, però, a seguire tutti gli insegnamenti dell’uomo Gesù; quindi voi ed io partiamo da punti di vista opposti, ma giungiamo alle stesse conclusioni e crediamo nelle stesse cose. Ho sempre creduto che il sacerdote è innanzitutto un uomo, come la suora è prima di tutto donna e che il ministero sacerdotale non sia assolutamente in contrasto con matrimonio o convivenza e famiglia; credo, anzi, che un sacerdote il quale debba preparare le coppie di neo sposi al matrimonio ed all’educazione dei figli, possa svolgere in modo migliore il proprio compito se egli stesso vive in prima persona tali esperienze. Avete quindi, tutta la mia solidarietà e la mia simpatia, quindi in bocca al lupo! (lettera firmata)
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In Italia i sacerdoti sposati cattolici potrebbero essere inseriti tra i cappellani militari.

Si dice: pochi preti, e spesso in altre faccende affacendati. Parrocchie sguarnite, diaconi ancora scarsi. In compenso coesistono moltissimi preti “dispensati” (cioè  preti che si sono sposati, rinunciando al ministero sacerdotale). Perchè non affidare loro una diaconia? Perché non disporre di questi “sacerdoti in eterno” per un diverso servizio all’interno della stessa Chiesa? Inoltre vi sono tanti  cappellani militari il cui ruolo è venuto meno  negli ultimi tempi a causa delle profonde modifiche strutturali avvenute  nell’esercito italiano. Perché insomma non redistribuire e utilizzare queste risorse pastorali nel territorio maggiormente bisognoso? (fonte Vita)
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Solidarietà a don Massimiliano, ex parroco Zen

Termini Imerese 22 luglio 2005 – L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati fondata da don Giusepppe Serrone, ex parroco di Soriano nel Cimino, originario di Termini Imerese, solidarizza con il sacerdote di 34 anni, Massimiliano Cerilli, parroco di uno dei quartieri più difficili di Palermo, lo Zen, che ha  ha chiesto ai superiori la dispensa dal ministero per formare una famiglia.  Don Gregorio Porcaro, già vice di Don Pino Puglisi, il prete di Brancaccio assassinato dalla mafia, poi nominato parroco dell’Acquasanta, un altro quartiere "a rischio" di Palermo, oggi sacerdote sposato con due figli, ha dichiarato che il vero problema è il celibato dei preti: "la Chiesa  considera immorale tutto ciò che è contro natura. Ora cosa c’é di più innaturale di impedire ad un uomo di amare una donna? Mi rendo conto che non ci sono ancora le condizioni per affrontare seriamente simili argomenti ma è l’allontanamento forzato dalla comunità del sacerdote che lascia il vero strappo nella gente. La rabbia, la delusione dei parrocchiani sono sensazioni normali, naturali, quasi inevitabili. Ti considerano un punto di riferimento, in certi quartieri ancor più che in altri, e poi ti vedono interrompere un percorso che li ha coinvolti e si sentono traditi. Direi che la reazione della gente è tanto più forte quanto più stretti sono stati i rapporti che sei riuscito a creare con le persone… Gli sono molto vicino, so che è stato un ottimo sacerdote. Quella che sta vivendo è un’ esperienza dura e spero che la Chiesa, a differenza di quanto è accaduto a me, non lo lasci solo facendolo restare nella comunità e dandogli, ad esempio, la possibilità di insegnare religione nelle scuole".
 
Giuseppe Serrone ha vissuto l’emarginazione della diocesi di Civitacastellana (VT) dopo le dimissioni da parroco nel 2001: "sono stato privato dell’insegnamento nella provincia di Viterbo. Insegnavo come supplente in un liceo e i Vescovi Zadi e Chiarinelli sono intervenuti per non farmi inserire negli elenchi degli aspiranti supplenti". Il sacerdote sposato ha insegnato quest’anno come supplente per due settimane nell’istituto comprensivo Falcone, proprio allo Zen (lo stesso quartire dove era parroco don Cerilli) e per due mesi in un liceo parificato di Palermo. Ora è disoccupato, ospitato a Termini Imerese dai genitori, senza casa e con la moglie malata  e teme di perdere la supplenza per il prossimo anno scolastico, per le ingerenze del Vescovo Zadi anche a Palermo.
 
I preti sposati e  con figli ci sono, dunque, e costituiscono un problema per la Chiesa cattolica. Considerati quasi dei dannati e degli eretici da molti fedeli e da quasi tutti gli altri chierici, vivono ai margini della comunità ecclesiale. Guai, quindi, a chiedere informazioni su di loro alle Curie. Si rischiano solo imbarazzati silenzi e perentorie risposte negative. Il problema non esiste, affermano, o almeno, così si vorrebbe che fosse.

Secondo i dati più recenti, sarebbero circa trecento in tutta l’Isola, dei quali più di ottanta solo a Palermo, ben poca cosa rispetto ai circa diecimila, sui 55 mila ancora in servizio attivo, di tutto il Paese. Se poi si vanno a guardare le cifre relative al pianeta, si vede che costituiscono il ventidue per cento del totale con ben 100 mila membri.
 
 
Sulla sua scelta di sposarsi, dopo le dimissioni da parroco,  Giuseppe Serrone  ha recentemente dichiarato: " Mi sento sicuro di aver fatto una cosa giusta davanti a Dio. La Parola di Dio, fin dalla Genesi ci dice  “non è bene che l’essere umano sia solo”. Sono con il  cuore triste perché la chiesa Cattolica Romana esclude l’amore che la Parola di Dio nel Cantico dei Cantici chiama “la fiamma di Dio”.  Questo retaggio di repressione romana enfatizzato dal genio di San Agostino ha coinvolto anche altri cristiani ed altre religioni. Se guardiamo i  Vangeli Gesù non ha mai parlato male una sola volta di una donna. Il nostro cuore sanguina a pensare a tutti i disastri prodotti negli uomini da una teologia repressiva e non biblica. Uno dei nostri compiti è quello di dire, nella carità che ci lega all’amore di Cristo, che “non è bene che l’uomo sia solo” e che dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Quando l’uomo abbandona la Parola e lo Spirito di Dio scambia il bene di Dio per male ed uccide i Profeti con le “sante inquisizioni”.  Le teologie sbagliate, anche se danno potere poiché la repressione sessuale porta le masse alla dittatura del pensiero unico, diventano idoli del "rigor mortis", dell’uomo infallibile che siede al posto di Dio e sottraggono così vita agli uomini per i quali Gesù è venuto affinchè avessero vita e vita ad esuberanza.
 

Chiedo alla Chiesa di andare alla Parola di Dio con rettitudine ed Amore, di rinunciare al Trono del potere per servire ed amare come Dio ci ha amati. Il problema del celibato vada inquadrato in un concetto teologico-spirituale del sacerdozio ministeriale che necessita di riforma radicale.  Il problema non si configura ipotizzando un prete normale che ha la parrocchia e che adesso è celibe, ma potrà vivere la stessa dimensione di vita odierna con la propria famiglia. Anche questo potrebbe andare bene come momento di passaggio. Ma è la figura del sacerdote come tale che va rivisitata e riproposta. Il prete non deve essere un luogotenente di una posizione (la parrocchia) che fa parte di un mandamento (la diocesi) che a sua volta è porzione di un grande complesso governato da Roma. Se dal punto di vista storico (ed anche organizzativo) tutto questo ha avuto ed ha ancora un significato, occorre guardare avanti e pensare al sacerdote come uomo (o donna) che sia punto di riferimento di una comunità che ha come centro il Cristo ed il suo messaggio. Il sacerdozio ministeriale si configurerà  come un fratello che Dio ha chiamato ad aiutare altri fratelli a vivere il vangelo ogni giorno.

Con la propria famiglia o no. Operaio o impiegato. A tempo pieno o a tempo parziale. Questo modo di vedere il sacerdozio rivoluzioni anche il modo di porre il messaggio cristiano. Si torna alla chiesa delle origini ed al "pusillus grex" che è stato lievito che ha sconvolto la pasta corrotta dell’impero, sale che ha dato sapore ad una società stanca e viziata, luce sul candelabro che ha illuminato un mondo dominato dalla fede nel potere delle armi e della politica. Certamente nessuno di noi ha tante teste coronate, come Milingo, a proteggerci. La Chiesa verso di noi si è mostrata veramente matrigna. Pensiamo ai tanti sacerdoti che sono stati messi al bando. Spesso, per loro non c’è stato né perdono né comprensione. Qualcuno ha subìto forme di persecuzione. Sono stati buttati fuori dalla Chiesa come se, all’istante, avessero perso ogni dignità umana. Chi poi non è riuscito a ricostruirsi una vita attraverso il lavoro, si è ritrovato nella più squallida povertà, insieme con la sua famiglia.

 

Roma è timorosa di perdere il quieto vivere di tanti suoi sacerdoti e dalla paura del nuovo che lo Spirito  alita sulla vita della Chiesa.
I vertici della Chiesa non sono in mano ai poveri nè a chi lotta con i poveri, ma sono in mano ai potenti e a chi tratta con i potenti. C’è un’enorme contraddizione tra gli atti della Chiesa e i suoi insegnamenti. Fuori si presenta come paladina del dialogo, delle libertà, della tolleranza, della pace e dell’ecumenismo, e domanda perdono in varie occasioni per gli errori e le condanne ecclesiastiche del passato.  Invece, dentro, la Chiesa, mutila il diritto di espressione, proibisce il dialogo e da vita a una teologia dai forti toni fondamentalisti.

 

Il sapere di aver fatto la cosa giusta al  cospetto di Dio e per il bene della sua chiesa ci confortava e ci conforta nelle immense difficoltà della nostra società. Nella vita può accadere di trovarsi ad affrontare uno o più momenti di radicale cambiamento: ad esempio la situazione in cui si trovano molti religiosi quando, per svariati motivi decidono di lasciare la struttura in cui avevano vissuto e che li aveva “protetti” fino a quel momento. E’ proprio ora che ci si può sentire più vulnerabili, che ci si può trovare in situazione di totale isolamento, si può essere abbandonati da confratelli/consorelle, da amici, parenti, da chi, leggendo questo evento  come una “caduta” e non come un nuovo inizio, non lo comprende o non lo condivide.  Questo stato può significare il dover vivere per un tempo indeterminato in una situazione di profondo disagio psichico e fisico. Oltre a questo fatto, già di per sé gravoso, l’ambito religioso in Italia è un contesto sociale che   prevede  pochissimi supporti concreti ed economici in caso di cambiamento di rotta e questo comporta la necessità immediata, in mancanza di aiuti, di trovare casa e lavoro.

 

 Il nostro amore per Gesù e per la sue comunità di oggi ci dia la forza di esserGli fedeli. Credo che più che stablire "regole" sia urgente creare uno spirito nuovo nelle relazioni tra chiesa gerarchica e preti sposati.  Tra le cose urgenti da fare, penso che la prima sarebbe una ricerca precisa e continuamente attualizzata, sul numero e sulla situazione in cui si trovano i preti sposati e questa ricerca potrebbe essere fatta  in Italia  e nel mondo con la collaborazione delle nostre  Associazioni.

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Lettera sacerdote sposato critica teologo Brunetta

Un sacerdote sposato ha scritto una lettera al mensile Vita pastorale (luglio 2005). La nostra associazione invita a inviare contributi scritti sulle problematiche del celibato.

Il testo della lettera

"Sono un sacerdote coniugato dell’Eparchia di Piana degli Albanesi (Pa), con moglie e figlia a carico, parroco a Contessa Entellina.

Il mio vuole essere un contributo chiarificatore circa l’articolo di Giuseppe Brunetta "Diaconi permanenti risorsa per la Chiesa" (VP 3/2005, pp. 36-42). Chiarisco subito che nel contesto ecclesiologico e teologico circa la problematica del celibato, la presente lettera non vuole seminare zizzania ma rendere noto a molti che esistono diverse tradizioni all’interno dell’unica Chiesa cattolica.

La seconda parte del titolo "risorsa per la Chiesa" mi ha lasciato perplesso. I motivi che descrivono la situazione italiana riguardanti le parrocchie sembrano velatamente proporre la seguente soluzione: il diacono cosiddetto permanente può sostituire o fare le veci del sacerdote e quindi in questo senso è risorsa.

Alla nota 2 si legge: «Crediamo sia un dovere ringraziare la puntuale e precisa informazione che il quotidiano cattolico Avvenire registra in materia; se non altro costringe (sic!) i vescovi a rendersi conto della loro necessità e dovrebbe aiutare i parroci che hanno lasciato o sono in procinto di farlo per limiti d’età a far pressione presso i differenti livelli dell’autorità che li governa perché si rendano conto del vuoto che troppo spesso viene lasciato e che per mancanza di nuove leve resterà tale; ma per quanto tempo?».

Questa costrizione morale imposta ai vescovi a che cosa tende: a registrare un dato loro noto o a spingere avanti presso i differenti livelli di autorità la riflessione teologica ed ecclesiologica sul celibato ministeriale?

La nota 3, magisteriale-biblica, rende giustizia alla nascita e alle virtù del diaconato ma non al testo sacro e alla tradizione della Chiesa, in quanto Paolo nella prima epistola a Timoteo sottolinea ed evidenzia al primo posto la figura del presbitero: «Sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro» (1Tm 3,2) e poi quella del diacono: «Non doppi nel parlare, non dediti al molto vino né avidi di guadagni disonesti e conservino il mistero della fede in una coscienza pura» (1Tm 3,8ss).

L’esatta conoscenza del testo sacro potrebbe spingere in avanti la riflessione teologica senza la necessità o l’ipocrisia di proporre palliativi a una situazione, quella della disponibilità di sacerdoti, che sfugge di mano. Poste le premesse (nn. 5 e 6 di p. 37), non mi sembra logico affermare solo: concediamo il diaconato permanente con più facilità, visto che anche la nostra Italia è diventata terra di missione (cf nota 4 p. 38). Domanda: hanno mai detto i nostri vescovi ai cosiddetti diaconi permanenti che rientrerebbe nelle loro scelte vocazionali accedere al presbiterato qualora ne venisse offerta la possibilità?

Voglio apportare un dato relativo alla storia delle Chiese cattoliche orientali presenti nel mondo e in particolare in Italia come stimolo alla discussione o alla conoscenza (non all’invidia di qualche sacerdote di rito romano). L’esperienza plurisecolare delle comunità arbëreshe (in Sicilia e in Calabria), che al loro interno hanno visto sempre la presenza del clero coniugato ha apportato qualche particolare e diverso contributo all’esperienza di Chiesa? O siamo solo, da alcuni "puristi", considerati come il secondo termine di paragone dell’istituzione ecclesiale?

Penso che a noi spetta il compito di non essere semplici trasmettitori di una prassi orientale presente nella Chiesa cattolica universale ma di aiutare chi chiede aiuto ad affrontare la tematica in modo originale e consono (vedi L’amico del clero n. 7/8 2004)".

Papàs Nicola Cuccia
Contessa Entellina

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come è nata la causa di lavoro: non è contro Vaticano

La causa di lavoro che Giuseppe Serrone, fondatore dell’Ass. Sacerdoti lavoratori sposati e presidente dell’Ass. Chif (Christian Home Internationale Foundation: la CHIF è un’organizzazione sostenuta e promossa da benefattori e volontari. Il suo scopo principale è l’aiuto alle persone che, a causa di legittime scelte personali, sono colpite da provvedimenti istituzionali diocesani o vaticani che le rendono bisognose di sostegno per trovare una nuova sistemazione) non è stata intentata contro il Vaticano, ma verso l’Istituto Sostentamento Clero. Nel mese di novembre del 2001 l’ex parroco di Chia presentò una domanda, per ottenere la sovvenzione prevista dall’art. 27 della legge 222/1985, all’istituto sostentamento clero della Diocesi di Civitacastellana, dopo essersi dimesso dall’incarico di Parroco a Chia.
 
L’istituto chiese a Giuseppe Serrone di firmare una lettera di "abbandono della vita ecclesiale" che naturalmente il sacerdote dimissionario si rifiutò di firmare perché la frase della lettera "abbandono della vita ecclesiale" pretesa per la concessione della sovvenzione non era accettabile: la sovvenzione spettava per una legge dello Stato Italiano.
 
Don Serrone in forza del sacramento ricevuto rimarrà sempre un sacerdote e non sarebbe stata certo una formula burocratica a negargli questo privilegio. Evidentemente Serrone ebbe il coraggio di opporsi ad imposizioni di sapore controriformista di certi atteggiamenti.
 
Il Sacerdote si rivolse immediatamente a un avvocato di Viterbo per essere aiutato ad avere la sovvenzione che gli spettava secondo la legge italiana.
 
La causa di lavoro si avviò per questi motivi.
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il disagio dei sacerdoti sposati per il reinserimento sociale: una testimonianza!

Ho appreso solo oggi, con enorme soddisfazione, della recente nascita in Italia della Fondazione "Liberi e solidali". Con soddisfazione perché da circa sette anni, ovvero dalla data in cui ho lasciato il ministero sacerdotale, vivo il disagio che la vostra associazione vuole contrastare. Mi sono chiesto tante volte perché, di fronte alla scelta di chi, per onestà ed in piena coscienza delle proprie azioni, dopo un periodo prolungato di sofferta riflessione e discernimento, decide di lasciare il ministero sacerdotale, si diffonda una nube di indifferenza, di rifiuto e di isolamento.
    Fortunatamente vi sono state, come mi auguro in ogni esperienza simile alla mia, presenze di persone amiche che mi hanno aiutato nei momenti più difficili. Dopo alcuni lavori saltuari (collaborazioni studi legali, collaborazione con un laboratorio di analisi cliniche nel settore amministrativo) grazie all’aiuto di un amico sacerdote e di un amico di studi in seminario, ho trovato un lavoro part-time in una cooperativa di servizi sociali e mi sono state assegnate alcune ore di insegnamento della religione cattolica in un liceo di una diocesi diversa da quella di mia appartenenza. Il concorso per il passaggio di ruolo degli insegnanti di religione, purtroppo, mi ha fatto perdere il ruolo dell’insegnamento perché non avevo i quattro anni di insegnamento richiesti per accedere al concorso.
    Attualmente sono, con mia moglie e con mio figlio (di due anni) ospite di mio cognato in provincia di Milano. Mi sono trasferito per cercare una sistemazione lavorativa ed un ambiente più stimolante, soprattutto per mio figlio, di quello napoletano.
    L’assurdità con la quale devo fare ancora oggi i conti, è che i dieci anni che ho trascorso al servizio della chiesa (tra studi e ministero), sembrano soltanto, per la società, tempo perso. Nonostante abbia conseguito una laurea in giurisprudenza ed il dottorato in diritto canonico, non riesco a trovare lavoro: gli studi legali sono pieni di giovani praticanti che lavorano gratuitamente o si accontentano di un rimborso spese, le società di lavoro interinale sono oberate di richieste di lavoro per profili professionali diversi dal mio o per le quali si richiede un’esperienza che io non ho (ero impegnato in altre esperienze). Alcuni giorni fa ho sostenuto un colloquio di lavoro presso un’importante università di Milano che cercava un impiegato che si occupasse del diritto del lavoro. Durante il colloquio ho scoperto di essere la persona ideale per quel lavoro, ma troppo adulto (ho trentotto anni e non penso siano così tanti): avrei avuto un superiore più piccolo di età, e questo sarebbe stato un problema.
    Mi sono chiesto tante volte perché questa totale chiusura dell’istituzione ecclesiale. Mi sono chiesto perchè non poter insegnare religione, o essere impegnato lavorativamente presso un qualche tribunale ecclesiastico, vista la mia specializzazione in diritto canonico ed il corso di abilitazione all’avvocatura rotale: impensabile. Chi fino  a ieri era una persona degna di fare da pastore del gregge di Cristo, oggi deve nascondersi e stare lontano come un lebbroso.
    Soprattutto mi sono chiesto perché una persona degnissima di guidare un gruppo giovanile da un giorno all’altro si ritrovi nella condizione di dover partecipare alla celebrazione eucaristica dall’ultimo banco di una chiesa sconosciuta, senza potersi accostare ai sacramenti.
    Mi sono ancora chiesto perché il cardinale della diocesi nella quale ero incardinato, mi ha manifestato tutta la sua stima, mi ha sorriso dicendo che sarebbe stato felicissimo di potermi avere al suo fianco per collaborare con lui nella sua segreteria personale, ma mi ha detto che ciò non era possibile perché qualcuno non avrebbe capito…. avrebbe denunciato la cosa a Roma e …, mi ha salutato dandomi una pacca sulla spalla e dicendo che mi avrebbe ricordato nelle sue preghiere e raccomandandomi di vivere con la mia fidanzata "come fratello e sorella".
    Mi chiedo perché, parlando con un monsignore che seguiva la pratica della dispensa dagli ordini sacerdotali, mi diceva che devo aspettare il compimento dei quaranta anni per ottenere la dispensa …. a meno che non avessi minacciato il suicidio (solo in caso di pericolo per la persona credo che venga concessa la dispensa dagli oneri sacerdotali prima del compimento dei quaranta anni di età.
    Vi scrivo questa e-mail innanzitutto perché è importante non sentirsi soli e poter condividere queste preoccupazioni e difficoltà con chi comprende la tua esperienza, ma anche per avere altre informazione sull’attività della fondazione, sui servizi offerti. Proprio in questi giorni mi dicevo che, non appena troverò un lavoro, dovrò preoccuparmi di recuperare i cinque anni di contributi versati dal sostentamento del clero ed i tre anni relativi all’insegnamento della religione.
 
lettera firmata
D. C.
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abolizione celibato – preti sposati: una proposta, grande raduno in piazza S. Pietro

La redazione del sito della nostra associazione di sacerdoti lavoratori sposati ha raccolto, negli ultimi giorni, messaggi di posta elettronica che invitano a organizzarci per protestare anche per quanto sta avvenendo "dentro la chiesa cattolica latina.
Questa enfatizzazione del papa polacco prima da vivo ed ora da morto con la sua beatificazione, ci sembra sia l’ennesimo colpo del vaticano per archiviare chi ha gravissime responsabilità davanti all’umanità che non sa, o sa molto poco.
Ci chiediamo se non sia giunto anche per noi il tempo di scendere in piazza come le Ladriu di Piazza di Maggio!
Cerchiamo la mobilitazione di tutte le forze cattoliche dissidenti al vaticano per scendere in piazza per una protesta non solo formale, ma sostanziale" (comitato preti sposati nord Italia).

Si propone un grande raduno in Piazza San Pietro. "Un’idea ottima, perché solo la visibilità rende reali le cose… Ma perché non si tramuti in un buco nell’acqua, in un insuccesso che diverrebbe pietra tombale sull’argomento, la presenza in piazza deve essere massiccia, internazionale. E/o qualificata. Insomma: o nomi di richiamo (un buon numero di persone note che hanno subìto l’istituizone), oppure grande massa. Meglio ancora entrambe le situazioni. Allora sì che sarà assicurato un servizio di stampa (giornali e altri media insieme). Distribuire prima alla stampa, con l’avviso della manifestazione, un dossierino o un documento breve, puntale, efficace, d’impatto, e contattare uno per uno (beh, un certo numero, ma personalmente) i gironalisti. In piazza distribuire lo stesso dossierino o documento ai passanti, ai turisti. Detto ciò, sono convinta che la piazza non ve la daranno, intendo quella al di là delle transenne d’ingresso. Ma c’è sempre lo spazio fra via della Conciliazione e le transenne: giornalisticamente risulta sempre piazza san Pietro" (E.C.).

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il disagio dei sacerdoti sposati per il reinserimento sociale: una testimonianza!

Ho appreso solo oggi, con enorme soddisfazione, della recente nascita in Italia della Fondazione "Liberi e solidali". Con soddisfazione perché da circa sette anni, ovvero dalla data in cui ho lasciato il ministero sacerdotale, vivo il disagio che la vostra associazione vuole contrastare. Mi sono chiesto tante volte perché, di fronte alla scelta di chi, per onestà ed in piena coscienza delle proprie azioni, dopo un periodo prolungato di sofferta riflessione e discernimento, decide di lasciare il ministero sacerdotale, si diffonda una nube di indifferenza, di rifiuto e di isolamento.
    Fortunatamente vi sono state, come mi auguro in ogni esperienza simile alla mia, presenze di persone amiche che mi hanno aiutato nei momenti più difficili. Dopo alcuni lavori saltuari (collaborazioni studi legali, collaborazione con un laboratorio di analisi cliniche nel settore amministrativo) grazie all’aiuto di un amico sacerdote e di un amico di studi in seminario, ho trovato un lavoro part-time in una cooperativa di servizi sociali e mi sono state assegnate alcune ore di insegnamento della religione cattolica in un liceo di una diocesi diversa da quella di mia appartenenza. Il concorso per il passaggio di ruolo degli insegnanti di religione, purtroppo, mi ha fatto perdere il ruolo dell’insegnamento perché non avevo i quattro anni di insegnamento richiesti per accedere al concorso.
    Attualmente sono, con mia moglie e con mio figlio (di due anni) ospite di mio cognato in provincia di Milano. Mi sono trasferito per cercare una sistemazione lavorativa ed un ambiente più stimolante, soprattutto per mio figlio, di quello napoletano.
    L’assurdità con la quale devo fare ancora oggi i conti, è che i dieci anni che ho trascorso al servizio della chiesa (tra studi e ministero), sembrano soltanto, per la società, tempo perso. Nonostante abbia conseguito una laurea in giurisprudenza ed il dottorato in diritto canonico, non riesco a trovare lavoro: gli studi legali sono pieni di giovani praticanti che lavorano gratuitamente o si accontentano di un rimborso spese, le società di lavoro interinale sono oberate di richieste di lavoro per profili professionali diversi dal mio o per le quali si richiede un’esperienza che io non ho (ero impegnato in altre esperienze). Alcuni giorni fa ho sostenuto un colloquio di lavoro presso un’importante università di Milano che cercava un impiegato che si occupasse del diritto del lavoro. Durante il colloquio ho scoperto di essere la persona ideale per quel lavoro, ma troppo adulto (ho trentotto anni e non penso siano così tanti): avrei avuto un superiore più piccolo di età, e questo sarebbe stato un problema.
    Mi sono chiesto tante volte perché questa totale chiusura dell’istituzione ecclesiale. Mi sono chiesto perchè non poter insegnare religione, o essere impegnato lavorativamente presso un qualche tribunale ecclesiastico, vista la mia specializzazione in diritto canonico ed il corso di abilitazione all’avvocatura rotale: impensabile. Chi fino  a ieri era una persona degna di fare da pastore del gregge di Cristo, oggi deve nascondersi e stare lontano come un lebbroso.
    Soprattutto mi sono chiesto perché una persona degnissima di guidare un gruppo giovanile da un giorno all’altro si ritrovi nella condizione di dover partecipare alla celebrazione eucaristica dall’ultimo banco di una chiesa sconosciuta, senza potersi accostare ai sacramenti.
    Mi sono ancora chiesto perché il cardinale della diocesi nella quale ero incardinato, mi ha manifestato tutta la sua stima, mi ha sorriso dicendo che sarebbe stato felicissimo di potermi avere al suo fianco per collaborare con lui nella sua segreteria personale, ma mi ha detto che ciò non era possibile perché qualcuno non avrebbe capito…. avrebbe denunciato la cosa a Roma e …, mi ha salutato dandomi una pacca sulla spalla e dicendo che mi avrebbe ricordato nelle sue preghiere e raccomandandomi di vivere con la mia fidanzata "come fratello e sorella".
    Mi chiedo perché, parlando con un monsignore che seguiva la pratica della dispensa dagli ordini sacerdotali, mi diceva che devo aspettare il compimento dei quaranta anni per ottenere la dispensa …. a meno che non avessi minacciato il suicidio (solo in caso di pericolo per la persona credo che venga concessa la dispensa dagli oneri sacerdotali prima del compimento dei quaranta anni di età.
    Vi scrivo questa e-mail innanzitutto perché è importante non sentirsi soli e poter condividere queste preoccupazioni e difficoltà con chi comprende la tua esperienza, ma anche per avere altre informazione sull’attività della fondazione, sui servizi offerti. Proprio in questi giorni mi dicevo che, non appena troverò un lavoro, dovrò preoccuparmi di recuperare i cinque anni di contributi versati dal sostentamento del clero ed i tre anni relativi all’insegnamento della religione.
 
lettera firmata
D. C.
Senza categoria

come è nata la causa di lavoro: non è contro Vaticano

La causa di lavoro che Giuseppe Serrone, fondatore dell’Ass. Sacerdoti lavoratori sposati e presidente dell’Ass. Chif (Christian Home Internationale Foundation: la CHIF è un’organizzazione sostenuta e promossa da benefattori e volontari. Il suo scopo principale è l’aiuto alle persone che, a causa di legittime scelte personali, sono colpite da provvedimenti istituzionali diocesani o vaticani che le rendono bisognose di sostegno per trovare una nuova sistemazione) non è stata intentata contro il Vaticano, ma verso l’Istituto Sostentamento Clero. Nel mese di novembre del 2001 l’ex parroco di Chia presentò una domanda, per ottenere la sovvenzione prevista dall’art. 27 della legge 222/1985, all’istituto sostentamento clero della Diocesi di Civitacastellana, dopo essersi dimesso dall’incarico di Parroco a Chia.
 
L’istituto chiese a Giuseppe Serrone di firmare una lettera di "abbandono della vita ecclesiale" che naturalmente il sacerdote dimissionario si rifiutò di firmare perché la frase della lettera "abbandono della vita ecclesiale" pretesa per la concessione della sovvenzione non era accettabile: la sovvenzione spettava per una legge dello Stato Italiano.
 
Don Serrone in forza del sacramento ricevuto rimarrà sempre un sacerdote e non sarebbe stata certo una formula burocratica a negargli questo privilegio. Evidentemente Serrone ebbe il coraggio di opporsi ad imposizioni di sapore controriformista di certi atteggiamenti.
 
Il Sacerdote si rivolse immediatamente a un avvocato di Viterbo per essere aiutato ad avere la sovvenzione che gli spettava secondo la legge italiana.
 
La causa di lavoro si avviò per questi motivi.
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Ai sacerdoti sposati non è lecito esercitare i sacri ordini!

Pontificio Consiglio
per l’interpretazione autentica dei testi legislativi

Dichiarazione Atteso che circa la retta interpretazione del can. 1335, seconda parte, del CIC, 19 maggio 1997. AAS 90(1998), p. 63s; Communicationes, 29(1997). pp. 17-18: Notitiae, 34 (1998), pp. 190 – 191

Preti sposati e celebrazione dell’eucaristia (can. 1335 CIC) 19 maggio 1997.

Atteso che in qualche nazione un gruppo di fedeli, appellandosi al prescritto can. 1335, seconda parte, del Codice di diritto canonico, ha richiesto la celebrazione della santa messa a sacerdoti che hanno attentato il matrimonio, è stato domandato a questo Pontificio Consiglio se sia lecito a un fedele o comunità di fedeli chiedere per una giusta causa la celebrazione dei sacramenti o dei sacramentali a un chierico che, avendo attentato il matrimonio, sia incorso nella pena della sospensione "latae sententiae" (cf. can. 7594 § 1 CIC), la quale però non sia stata dichiarata.
Questo Pontificio Consiglio, dopo attento e ponderato studio della questione, dichiara che tale modo di agire è del tutto illegittimo e fa notare quanto segue:
1) L’attentato matrimonio da parte di un soggetto insignito dell’ordine sacro costituisce una grave violazione di un obbligo proprio dello stato clericale (cf. can. 1087 del Codice di diritto canonico e can. 804 del Codice dei canoni delle chiese orientali) e perciò determina una situazione di aggettiva inidoneità per lo svolgimento del ministero pastorale seconda le esigenze disciplinari della comunione ecclesiale. Tale azione, oltre a costituire un delitto canonico la cui commissione fa incorrere il chierico nelle pene recensite nel can. i 394 § 1 CIC e can. 1453 § 2 CCEO, comporta automaticamente l’irregolarità a esercitare gli ordini sacri ai sensi del con. 1044 §13° CIC e can. 763 2° CCEO. Questa irregolarità ha natura perpetua, ed è quindi indipendente anche dalla remissione delle eventuali pene.
Di conseguenza, al di fuori dell’amministrazione del sacramento della penitenza ad un fedele che versi in pericolo di morte (cf. can. 976 CIC e can. 725 CCEO), al chierico che abbia attentato il matrimonio, non è lecito in alcun modo esercitare, i sacri ordini, e segnatamente celebrare l’eucaristia; ne i fedeli possono legittimamente richiederne per qualsiasi motivo, tranne il pericolo di morte, il ministero.
2) Inoltre, anche se non sia stata dichiarata la pena – cosa che peraltro il bene delle anime consiglia in questa fattispecie, eventualmente attraverso la procedura abbreviata stabilita per i delitti certi (cf. can. 1720 3° CIC) – nel caso ipotizzato non esiste la giusta e ragionevole causa che legittima il fedele a chiedere il ministero sacerdotale. In effetti, tenuto conto della natura di questo delitto che, indipendentemente dalle sue conseguenze penali, comporta un ‘aggettiva inidoneità a svolgere il ministero pastorale, e atteso anche che nella fattispecie è ben conosciuta la situazione irregolare e delittuosa del chierico, vengono a mancare le condizioni per ravvisare la giusta causa di cui al can. 1335 CIC. Il diritto dei fedeli ai beni spirituali della chiesa (cf. can. 213 CIC e 16 CCEO) non può essere concepito in modo da giustificare una simile pretesa dal momento che tali diritti debbono essere esercitati entro i limiti e nel rispetto della normativa canonica.
3) Quanto ai chierici che sono stati dimessi dallo stato clericale a norma del can. 290 CIC e can. 394 CCEO e che abbiano o meno contratto matrimonio in seguito a una dispensa dal celibato concessa dal romano pontefice, è noto che viene loro proibito l’esercizio della potestà di ordine (cf. can. 292 CIC e can. 395 CCEO). Pertanto, e salva sempre l’eccezione del sacramento della penitenza in pericolo di morte, nessun fedele può legittimamente domandare a essi un sacramento.
Il santo padre ha approvato in data 15 maggio 1997 la presente dichiarazione e ne ha ordinato la pubblicazione.
Dal Vaticano, 19 maggio 1997.
Juliàn HERRANZ, Arciv. tit. di Vertara, presidente
Bruno BERTAGNA, Vesc. tit. di Drivasto, segretario
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Solidarietà a don Massimiliano, ex parroco Zen

Termini Imerese 22 luglio 2005 – L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati fondata da don Giusepppe Serrone, ex parroco di Soriano nel Cimino, originario di Termini Imerese, solidarizza con il sacerdote di 34 anni, Massimiliano Cerilli, parroco di uno dei quartieri più difficili di Palermo, lo Zen, che ha  ha chiesto ai superiori la dispensa dal ministero per formare una famiglia.  Don Gregorio Porcaro, già vice di Don Pino Puglisi, il prete di Brancaccio assassinato dalla mafia, poi nominato parroco dell’Acquasanta, un altro quartiere "a rischio" di Palermo, oggi sacerdote sposato con due figli, ha dichiarato che il vero problema è il celibato dei preti: "la Chiesa  considera immorale tutto ciò che è contro natura. Ora cosa c’é di più innaturale di impedire ad un uomo di amare una donna? Mi rendo conto che non ci sono ancora le condizioni per affrontare seriamente simili argomenti ma è l’allontanamento forzato dalla comunità del sacerdote che lascia il vero strappo nella gente. La rabbia, la delusione dei parrocchiani sono sensazioni normali, naturali, quasi inevitabili. Ti considerano un punto di riferimento, in certi quartieri ancor più che in altri, e poi ti vedono interrompere un percorso che li ha coinvolti e si sentono traditi. Direi che la reazione della gente è tanto più forte quanto più stretti sono stati i rapporti che sei riuscito a creare con le persone… Gli sono molto vicino, so che è stato un ottimo sacerdote. Quella che sta vivendo è un’ esperienza dura e spero che la Chiesa, a differenza di quanto è accaduto a me, non lo lasci solo facendolo restare nella comunità e dandogli, ad esempio, la possibilità di insegnare religione nelle scuole".
 
Giuseppe Serrone ha vissuto l’emarginazione della diocesi di Civitacastellana (VT) dopo le dimissioni da parroco nel 2001: "sono stato privato dell’insegnamento nella provincia di Viterbo. Insegnavo come supplente in un liceo e i Vescovi Zadi e Chiarinelli sono intervenuti per non farmi inserire negli elenchi degli aspiranti supplenti". Il sacerdote sposato ha insegnato quest’anno come supplente per due settimane nell’istituto comprensivo Falcone, proprio allo Zen (lo stesso quartire dove era parroco don Cerilli) e per due mesi in un liceo parificato di Palermo. Ora è disoccupato, ospitato a Termini Imerese dai genitori, senza casa e con la moglie malata  e teme di perdere la supplenza per il prossimo anno scolastico, per le ingerenze del Vescovo Zadi anche a Palermo.
 
I preti sposati e  con figli ci sono, dunque, e costituiscono un problema per la Chiesa cattolica. Considerati quasi dei dannati e degli eretici da molti fedeli e da quasi tutti gli altri chierici, vivono ai margini della comunità ecclesiale. Guai, quindi, a chiedere informazioni su di loro alle Curie. Si rischiano solo imbarazzati silenzi e perentorie risposte negative. Il problema non esiste, affermano, o almeno, così si vorrebbe che fosse.

Secondo i dati più recenti, sarebbero circa trecento in tutta l’Isola, dei quali più di ottanta solo a Palermo, ben poca cosa rispetto ai circa diecimila, sui 55 mila ancora in servizio attivo, di tutto il Paese. Se poi si vanno a guardare le cifre relative al pianeta, si vede che costituiscono il ventidue per cento del totale con ben 100 mila membri.
 
 
Sulla sua scelta di sposarsi, dopo le dimissioni da parroco,  Giuseppe Serrone  ha recentemente dichiarato: " Mi sento sicuro di aver fatto una cosa giusta davanti a Dio. La Parola di Dio, fin dalla Genesi ci dice  “non è bene che l’essere umano sia solo”. Sono con il  cuore triste perché la chiesa Cattolica Romana esclude l’amore che la Parola di Dio nel Cantico dei Cantici chiama “la fiamma di Dio”.  Questo retaggio di repressione romana enfatizzato dal genio di San Agostino ha coinvolto anche altri cristiani ed altre religioni. Se guardiamo i  Vangeli Gesù non ha mai parlato male una sola volta di una donna. Il nostro cuore sanguina a pensare a tutti i disastri prodotti negli uomini da una teologia repressiva e non biblica. Uno dei nostri compiti è quello di dire, nella carità che ci lega all’amore di Cristo, che “non è bene che l’uomo sia solo” e che dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Quando l’uomo abbandona la Parola e lo Spirito di Dio scambia il bene di Dio per male ed uccide i Profeti con le “sante inquisizioni”.  Le teologie sbagliate, anche se danno potere poiché la repressione sessuale porta le masse alla dittatura del pensiero unico, diventano idoli del "rigor mortis", dell’uomo infallibile che siede al posto di Dio e sottraggono così vita agli uomini per i quali Gesù è venuto affinchè avessero vita e vita ad esuberanza.
 

Chiedo alla Chiesa di andare alla Parola di Dio con rettitudine ed Amore, di rinunciare al Trono del potere per servire ed amare come Dio ci ha amati. Il problema del celibato vada inquadrato in un concetto teologico-spirituale del sacerdozio ministeriale che necessita di riforma radicale.  Il problema non si configura ipotizzando un prete normale che ha la parrocchia e che adesso è celibe, ma potrà vivere la stessa dimensione di vita odierna con la propria famiglia. Anche questo potrebbe andare bene come momento di passaggio. Ma è la figura del sacerdote come tale che va rivisitata e riproposta. Il prete non deve essere un luogotenente di una posizione (la parrocchia) che fa parte di un mandamento (la diocesi) che a sua volta è porzione di un grande complesso governato da Roma. Se dal punto di vista storico (ed anche organizzativo) tutto questo ha avuto ed ha ancora un significato, occorre guardare avanti e pensare al sacerdote come uomo (o donna) che sia punto di riferimento di una comunità che ha come centro il Cristo ed il suo messaggio. Il sacerdozio ministeriale si configurerà  come un fratello che Dio ha chiamato ad aiutare altri fratelli a vivere il vangelo ogni giorno.

Con la propria famiglia o no. Operaio o impiegato. A tempo pieno o a tempo parziale. Questo modo di vedere il sacerdozio rivoluzioni anche il modo di porre il messaggio cristiano. Si torna alla chiesa delle origini ed al "pusillus grex" che è stato lievito che ha sconvolto la pasta corrotta dell’impero, sale che ha dato sapore ad una società stanca e viziata, luce sul candelabro che ha illuminato un mondo dominato dalla fede nel potere delle armi e della politica. Certamente nessuno di noi ha tante teste coronate, come Milingo, a proteggerci. La Chiesa verso di noi si è mostrata veramente matrigna. Pensiamo ai tanti sacerdoti che sono stati messi al bando. Spesso, per loro non c’è stato né perdono né comprensione. Qualcuno ha subìto forme di persecuzione. Sono stati buttati fuori dalla Chiesa come se, all’istante, avessero perso ogni dignità umana. Chi poi non è riuscito a ricostruirsi una vita attraverso il lavoro, si è ritrovato nella più squallida povertà, insieme con la sua famiglia.

 

Roma è timorosa di perdere il quieto vivere di tanti suoi sacerdoti e dalla paura del nuovo che lo Spirito  alita sulla vita della Chiesa.
I vertici della Chiesa non sono in mano ai poveri nè a chi lotta con i poveri, ma sono in mano ai potenti e a chi tratta con i potenti. C’è un’enorme contraddizione tra gli atti della Chiesa e i suoi insegnamenti. Fuori si presenta come paladina del dialogo, delle libertà, della tolleranza, della pace e dell’ecumenismo, e domanda perdono in varie occasioni per gli errori e le condanne ecclesiastiche del passato.  Invece, dentro, la Chiesa, mutila il diritto di espressione, proibisce il dialogo e da vita a una teologia dai forti toni fondamentalisti.

 

Il sapere di aver fatto la cosa giusta al  cospetto di Dio e per il bene della sua chiesa ci confortava e ci conforta nelle immense difficoltà della nostra società. Nella vita può accadere di trovarsi ad affrontare uno o più momenti di radicale cambiamento: ad esempio la situazione in cui si trovano molti religiosi quando, per svariati motivi decidono di lasciare la struttura in cui avevano vissuto e che li aveva “protetti” fino a quel momento. E’ proprio ora che ci si può sentire più vulnerabili, che ci si può trovare in situazione di totale isolamento, si può essere abbandonati da confratelli/consorelle, da amici, parenti, da chi, leggendo questo evento  come una “caduta” e non come un nuovo inizio, non lo comprende o non lo condivide.  Questo stato può significare il dover vivere per un tempo indeterminato in una situazione di profondo disagio psichico e fisico. Oltre a questo fatto, già di per sé gravoso, l’ambito religioso in Italia è un contesto sociale che   prevede  pochissimi supporti concreti ed economici in caso di cambiamento di rotta e questo comporta la necessità immediata, in mancanza di aiuti, di trovare casa e lavoro.

 

 Il nostro amore per Gesù e per la sue comunità di oggi ci dia la forza di esserGli fedeli. Credo che più che stablire "regole" sia urgente creare uno spirito nuovo nelle relazioni tra chiesa gerarchica e preti sposati.  Tra le cose urgenti da fare, penso che la prima sarebbe una ricerca precisa e continuamente attualizzata, sul numero e sulla situazione in cui si trovano i preti sposati e questa ricerca potrebbe essere fatta  in Italia  e nel mondo con la collaborazione delle nostre  Associazioni.

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Novità sul caso dell’ex parroco di Chia

La sentenza del giudice di pace di Viterbo. La lettera all’ufficio scuola della Diocesi di Palermo dopo la sospensione dalle supplenze da parte del Cardinale De Giorgi.

Ieri  29 Settembre 2005 alle ore 9 il Giudice di Pace, dottor Faggioni, presso il nuovo Tribunale di Viterbo, ha dato lettura del dispositivo della sentenza per il ricorso in opposizione alla sanzione amministrativa di 1542 euro ingiunta a don Giuseppe Serrone, sacerdote sposato, ex parroco di Chia, dalla concessionaria di zona per la riscossione dei tributi per conto del Comune di Soriano. Il Giudice ha accolto in parte le richieste del ricorrente riducendo la sanzione a 1100 euro. Serrone ha dichiarato che intende ricorrere in "Cassazione".

L’importo della richiesta di pagamento si riferiva a una multa (o serie di multe) inflitte da alcuni vigili urbani durante il servizio sacerdotale che don Serrone svolgeva per portare la comunione ai malati. Con la sua auto si recava in paese per servizio e per il ministero. Per anni ha visitato i malati, nel piccolo ospedale di Soriano prima della chiusura, e dopo nelle case. "Era un servizio di pubblica utilità e avevo una autorizzazione comunale alla sosta. Ho inviato due lettere al Sindaco di Soriano nel Cimino, Domenico Tarantino, per richiedere un suo intervento, prima dell’udienza al Tribunale, per la sospensione del provvedimento. Il Sindaco non ha risposto ".

L’ex parroco ha richiesto l’annullamento della sanzione anche perché  non può pagare essendo disoccupato  e con una richiesta di convalida di sfratto per la sua abitazione a Chia.  Per la particolare situazione il sacerdote sposato aveva scritto anche  una lettera al Prefetto di Viterbo. La Segreteria del Prefetto ha telefonato a Giuseppe Serrone dicendo  di aspettare la decisione del Giudice di Pace perché la Prefettura non poteva intervenire. Dopo la sentenza spera che il Prefetto intervenga. Giuseppe con la moglie Albana (gravemente malata) sono rientrati a Chia, dalla Sicilia, dopo che il Cardinale di Palermo Mons. De Giorgi (su richiesta del Vescovo di Civitacastellana Divo Zadi) aveva negato l’idoneità alle supplenze di religione che il sacerdote sposato doveva continuare anche per il nuovo anno scolastico presso il Liceo Scientifico Biologico San Vincenzo di Palermo in Via Noce, dove aveva insegnato dal 21 Aprile 2005 al 30 Giugno 2005. La Preside della scuola aveva inoltrato, entro i termini, regolare richiesta di continuità didattica per la supplenza di Serrone. L’ufficio scuola della Diocesi di Palermo ha nominato una nuova supplente senza comunicare a chi aveva diritto la revoca scritta dell’idoneità.

Giuseppe Serrone ha inviato il 28 settembre 2005 una lettera all’Ufficio scuola della diocesi di Palermo. Ecco il testo:

Ins. Giuseppe Serrone
Piazza Garibaldi, 7
01020 Chia (VT)
alla c. a. segreteria Ufficio IRC Diocesi Palermo
e. p. c. Ministero Pubblica Istruzione – csa Palermo
e.p.c. Giudice del Lavoro Palermo
e p.c. Avv. O. S. Roma
 
oggetto: richiesta incarico supplenza presso scuola San Vincenzo a Palermo per violazione continuità didattica di cui all’articolo relativo del CCDN in vigore  e richiesta completamento ore cattedra ai sensi del comma 5 del CCNI del 25.6.2004, relativi anche ai diritti degli insegnanti supplenti o in alternativa motivazione scritta revoca idoneità
Premesso che:
1) nell’anno scolastico 2004-2005 avevo insegnato presso l’Istituto comprensivo Falcone alla Zen (dal 30 Marzo al 16 Aprile 2005) e presso il Liceo Scientifico Biologico San Vincenzo (dal 21 Aprile 2005 al 30 Giugno 2005);
2) la Preside della scuola San Vincenzo ha inoltrato per la mia supplenza regolare richiesta di continuità didattica per l’anno scolastico 2005-2006;
3) dopo una mia richiesta la scuola San Vincenzo mi ha indicato che l’Ufficio Scuola ha inviato per l’anno scolastico 2005-2006 una nuova supplente;
4) tale invio di nuova supplente non è regolare in quanto la supplenza spettava al sottoscritto, non avendo ricevuto nessuna comunicazione scritta di revoca idoneità da parte dell’Ordinario.
Chiedo
l’immediata reintegrazione nel posto di lavoro per la supplenza per l’anno 2005-2006 presso il Liceo Scientifico Biologico di Palermo usufruento dei diritti previsti dalla Legge per la continuità didattica e usufruendo anche dei diritti di lavoro per il completamento cattedra.
Mi riservo azione legale davanti al competente Giudice del Lavoro… (lettera firmata)

Un ruolo rilevante, nella vicenda della sospensione dalle supplenze per la revoca dell’idoneità, lo ha avuto il Vescovo di Civitacastellana Divo Zadi, che qualche mese fa, aveva richiesto al Cardinale De Giorgi di sospendere il sacerdote sposato dalle supplenze. Serrone intende promuovere una causa di lavoro per "mobbing" contro Divo Zadi anche per gli anni del suo servizio pastorale a Chia.

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