Abolizione celibato – preti sposati: una proposta, grande raduno in piazza S. Pietro

Per non dimenticare pubblichiamo quanto abbiamo scritto alla vigilia della manigestazione organizzata a San Pietro per i preti sposati a luglio del 2006.

La redazione del sito della nostra associazione di sacerdoti lavoratori sposati ha raccolto, negli ultimi giorni, messaggi di posta elettronica che invitano a organizzarci per protestare anche per quanto sta avvenendo “dentro la chiesa cattolica latina.

Questa enfatizzazione del papa polacco prima da vivo ed ora da morto con la sua beatificazione, ci sembra sia l’ennesimo colpo del vaticano per archiviare chi ha gravissime responsabilità davanti all’umanità che non sa, o sa molto poco.

Ci chiediamo se non sia giunto anche per noi il tempo di scendere in piazza come le Ladriu di Piazza di Maggio!

Cerchiamo la mobilitazione di tutte le forze cattoliche dissidenti al vaticano per scendere in piazza per una protesta non solo formale, ma sostanziale” (comitato preti sposati nord Italia).

Si propone un grande raduno in Piazza San Pietro. “Un’idea ottima, perché solo la visibilità rende reali le cose… Ma perché non si tramuti in un buco nell’acqua, in un insuccesso che diverrebbe pietra tombale sull’argomento, la presenza in piazza deve essere massiccia, internazionale. E/o qualificata. Insomma: o nomi di richiamo (un buon numero di persone note che hanno subìto l’istituizone), oppure grande massa. Meglio ancora entrambe le situazioni. Allora sì che sarà assicurato un servizio di stampa (giornali e altri media insieme). Distribuire prima alla stampa, con l’avviso della manifestazione, un dossierino o un documento breve, puntale, efficace, d’impatto, e contattare uno per uno (beh, un certo numero, ma personalmente) i gironalisti. In piazza distribuire lo stesso dossierino o documento ai passanti, ai turisti. Detto ciò, sono convinta che la piazza non ve la daranno, intendo quella al di là delle transenne d’ingresso. Ma c’è sempre lo spazio fra via della Conciliazione e le transenne: giornalisticamente risulta sempre piazza san Pietro” (E.C.).

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Quattro proiettili da cinghiale per don Sante

ABANO TERME Il parroco-show man dice di averli ricevuti in canonica e accusa: «Colpa del clima alimentato contro di me dal vescovo»

Inviati in un pacco con la scritta: «Uno a te, uno alla tua donna, uno a tuo figlio e l’ultimo se qualcuno riesce a scappare»
Abano Terme

«Uno è per te, uno per la tua donna, uno per il tuo bambino e uno nel caso qualcuno di voi riuscisse a scappare».

Queste le poche righe che accompagnavano un pacco recapitato in canonica a Monterosso venerdì a don Sante Sguotti. A fianco al biglietto c’erano quattro proiettili per la caccia al cinghiale. Tutto è accaduto mentre l’ex parroco di Monterosso non c’era. A ricevere il pacco è stata una ragazza dei fedelissimi del prete ribelle. Fin da subito quel pacco aveva destato sospetti. Dopo aver chiamato don Sante per chiedere un parere, il parroco e la stessa ragazza hanno deciso di avvertire i carabinieri e di non aprire il pacco prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Solo negli uffici della stazione dei carabinieri di Abano, con le dovute cautele, i militari hanno aperto il pacco, scoprendo le quattro cartucce e il biglietto allegato. A seguire la descrizione dettagliata dell’uso da fare di quei quattro proiettili. Una sequela di insulti di ogni tipo rivolti all’ex parroco, alla sua donna e al bimbo di un anno (la cui paternità deve essere ancora chiarita).

Ora ad occupare la mente del prete innamorato c’è un solo sentimento: la paura. Paura perché nessuno, se non uno squilibrato, sarebbe mai arrivato a tanto. E proprio perché squilibrato è imprevedibile. Ma d’altra parte don Sante l’aveva previsto quando il vescovo Antonio Mattiazzo aveva additato il prete ribelle definendolo come "Il principe delle tenebre" e come Satana.

«Don Brusegan e il vescovo hanno alimentato questo tipo di azioni – ha spiegato don Sante – visto che hanno parlato fin da subito e con toni pensanti di una condanna nei miei confronti. Avevo solo chiesto un dialogo, ma questo è quello a cui si arriva quando un dialogo non è possibile e chi ti dovrebbe ascoltare vuole solo puntare il dito e usare parole pesanti di condanna». Come a dire che la dura presa di posizione seguita da parte della curia alle posizioni di don Sante avrebbe fomentato l’azione di qualche esagitato (con ogni probabilità della zona, se non proprio di Monterosso), che è arrivato a minacciare così gravemente l’ex parroco, la donna che lui ama e quel bambino di un anno nato (forse) dalla loro unione.

Riccardo Bastianello – fonte: ilgazzettino.it

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Chiesa: sospeso "a divinis" don Sguotti

(fonte AGI) – Padova, 27 ott. – Don Sante Sguotti, il sacerdote padovano che ha rivelato la scorsa estate di essere innamorato di una donna, con la quale ha anche un bambino, non potra’ piu’ celebrare messa. Giovedi’, rende noto la diocesi di Padova, e’ stato firmato dal vescovo di Padova mons. Antonio Mattiazzo il decreto di sospensione a divinis, che e’ stato notificato ieri al sacerdote. Il decreto, che segue quello di rimozione da parroco della parrocchia di Monterosso (8 ottobre 2007) e quello di avvio di un processo penale e amministrativo (17 ottobre 2007), e’ stato firmato dal vescovo Mattiazzo, dopo la discussione – insieme a due sacerdoti assessori – delle prove e degli argomenti e dopo aver esaminato ogni elemento in merito alla situazione del sacerdote interessato, cosi’ come previsto dalla disciplina canonica. La sospensione, che ha effetto immediato ed e’ a tempo indeterminato, stabilisce che "Il presbitero diocesano Sante Sguotti, e’ sospeso dall’esercizio della potesta’ di ordine e di governo. Nello specifico, cio’ comprende tutti gli atti della potesta’ di ordine (can. 1333 § 1,1°), fermo restando quanto stabilito dal can. 976, e tutti gli atti della potesta’ di governo (1333 § 1,2°). Tali provvedimenti penali hanno effetto dal giorno in cui il Decreto risulta intimato. La sospensione viene inflitta a tempo indeterminato, fino a che il sacerdote non dimostra di ravvedersi". (AGI)

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Parla Don Sguotti, il parroco dello scandalo e il tempo dell'amore

Intervista di GIORGIO PISANO

Peccatore dichiarato e felice. Per questo il vescovo l’ha rimosso. «La mia colpa è solo quella di essere un prete innamorato». E siccome non pensa di suscitare «né scandalo né pubblica vergogna», disobbedisce. Resta in parrocchia: da abusivo. Col fiato del sostituto addosso ma irremovibile. Perde lo stipendio (850 euro al mese) e di conseguenza cerca lavoro.
Anzi, l’ha già trovato: farà il conducente di bus (occupazione numero 1). Durante la guida pubblicizzerà i prodotti d’una certa ditta (occupazione numero 2) e il sabato farà il fabbro (occupazione numero 3). Domenica, bontà sua, riposo. Alla faccia del vescovo e delle «quattro beghine che mi vogliono cacciare».
Don Sante Sguotti, padovano di 41 anni, in seminario da quando ne aveva undici, è diventato un caso: ammutinamento aggravato e continuato, senza neppure l’attenuante del pentimento. Gli hanno rinfacciato di avere un’amante e, addirittura, un figlio. Lui non smentisce e risponde così: «Io amo ma non so se sono ricambiato. Aspetto la risposta».
Sa che si sta prenotando un posto all’inferno?
«L’avevo messo in conto. Pazienza».
Ha tradito le regole di povertà, castità, obbedienza.
«Non tutte, almeno una l’ho sicuramente rispettata».
A Monterosso, paesino di 800 abitanti quasi incollato ad Abano Terme, la canonica sta di fianco alla chiesetta intitolata a san Bartolomeo e a un edificio tinteggiato di rosso. Sembra un avantipopolo edilizio-clericale sbattuto in faccia alla pia gente e ai devoti del luogo.
Don Sante, non sarà mica di sinistra?
«Scelgo le persone, non le ideologie. Finora ho votato sia a destra che a sinistra».
Il vescovo sa anche questo?
«Lo ignoro».
La ribellione all’avviso di sfratto firmato da Sua Eccellenza ha scatenato una protesta super-organizzata. Del prete più intervistato d’Italia (e già transitato per Buona Domenica a Canale 5) si occupano una bella segretaria, Giorgia, e un addetto stampa. Casomai non bastassero, è stato creato un sito internet (www.chiesacattolicadeipeccatori.it) e a metà novembre decolla un convegno nazionale che affronta il dramma di alcune categorie cassintegrate dal Vaticano: divorziati, conviventi e separati. Nel gruppo, ovviamente, entrano a pieno titolo anche i religiosi con fidanzata clandestina. A disposizione c’è un numero verde dove chiamano «soprattutto le compagne dei preti perché a noi manca il coraggio».
Noi, chi? Don Sante il coraggio ce l’ha eccome. Quando ha ricevuto l’ordine di sloggiare, ha presentato ricorso e ora aspetta. Nell’attesa si è detto pronto a far le valigie a patto che glielo chiedano almeno quaranta fedeli autentici («cioè cresimati») della sua parrocchia. Beh, cosa ci vuole a trovare quaranta firme contro una tonaca scostumata? Niente, però finora nessuno è riuscito a metterle insieme.
Per il sagrestano, ad esempio, non è nemmeno cambiato nulla. Pur sapendo che il parroco è stato silurato, l’altra mattina ha bussato alla sua finestra per sapere se doveva modificare l’orario delle campane con la fine dell’ora legale.
Figlio di un’insegnante e di un contadino folgorato sulla via del settore immobiliare, don Sante rivela che fin da bambino sognava di fare il sacerdote. Madre favorevole, padre pure. Unico voto contrario, quello della nonna: «Che mi chiedeva: ma non c’è qualche bella moretta che ti piace?» Per esserci, c’era. Ma un aspirante soldatino di Dio non doveva innamorarsi. «E io ho seguito le indicazioni».
Il bunker della rivolta anti-vescovo è una stanzetta al piano terra della canonica. Computer, posta elettronica a chili, molti Cd. Un divano, due sedie, pochi libri e una bottiglia piena di liquido trasparente. Riserva di acqua benedetta. «No, grappa». Porta blindata, oltre le grate della finestra c’è uno strepitoso picchetto d’onore: giganteschi pioppi vestiti d’autunno e un’arietta malinconica che avvolge tutto e tutti. Pantaloni neri, maglione nero e camicia grigia su un fisico giovanile e asciutto, naso autorevole e labbra carmiglie, don Sante non ha smesso la divisa d’ordinanza ma sa molto bene che «di qui a poco rischio la scomunica». Monterosso è con lui, la donna che ama ne segue le gesta a distanza («ha preferito trasferirsi»), difficilmente finirà senza cadaveri sul terreno.
Si rende conto?
«Perfettamente. Pare che io sia capace di fare più danni alla Chiesa di quanti ne abbiano causato i preti pedofili in America con le loro centomila vittime accertate».
Perché ha confessato in pubblico?
«Per ridicolizzare chi mi accusa. Eppoi, non ho confessato nulla. Ho semplicemente detto che sono innamorato».
Ricambiato?
«Lo dirò a suo tempo».
Padre sì, però.
«Anche di questo parlerò al momento opportuno. Ora c’è troppo chiasso».
D’accordo, però la sacra regola della castità…
«Le risulta che per mettere al mondo un figlio sia assolutamente necessario fare sesso? A me, no. Non ho nulla da rimproverarmi».
Ah no?
«No. Quel giorno, era il 24 agosto, c’era la festa del patrono. Strapieno, moltissimi giornalisti».
E che ci facevano i giornalisti?
«Il vescovo mi aveva ordinato di non celebrare più messa. Volevano vedere se chinavo la testa».
Non l’ha chinata.
«Sì e no. Non ho celebrato messa. Ho soltanto presieduto una liturgia della parola. Mi pareva un onorevole compromesso tra me e la controparte. Non era una sfida».
E cosa, sennò?
«Non potevo tollerare calunnie gratuite. Mi ferisce ancora questa storia: era giugno, ero in Sardegna quando hanno cominciato a chiacchierare sul mio conto….
In Sardegna, perché?
«Da quattro anni dò una mano alla parrocchia dei Donà dalle Rose, a Porto Rotondo».
Bella gente da quelle parti.
«Gente».
Chissà che successo per un prete giovane…
«Evangelizzare i ricchi è più difficile che con i poveri. Comunque, discorso chiuso. Non andrò più a Porto Rotondo».
Perché?
«Il parroco di Golfo Aranci, don Pasquale Finà, mi ha chiesto di non tornare dopo quello che è successo a Monterosso».
Ospite sgradito?
Esatto. Mi ha detto: sarebbe meglio se non ti facessi vedere».
Complimenti alla solidarietà di categoria.
«Sono convinto che su quarantamila preti, cinquemila sono fidanzati, cinquemila omosessuali. Cento sicuramente santi». Ne restano circa trentamila.
«C’è un po’ di tutto, oltre gli onesti: alcolizzati, esauriti e quelli che pensano solo a raccogliere soldi. Per sé».
Com’è cominciata?
«Quando i pettegolezzi sono diventati insopportabili sono andato dal vescovo e gli ho chiesto di potermi ritirare. Eccellenza non ritengo di avere più la fiducia dei miei parrocchiani. E lui: invece stai al tuo posto altrimenti penseranno che sei davvero colpevole».
Poi?
«Ho scelto la provocazione. Ai miei fedeli ho detto: se volete che resti con voi, dovete credere che ho almeno una donna e un figlio».
E loro?
«Hanno capito perfettamente. Era l’unico modo per esorcizzare le malelingue».
Com’è quella donna?
«Quale?»
Quella di cui lei è innamorato.
«Una donna. Come tante».
Bella?
«Che importa la bellezza?»
Per dovere di cronaca e completezza d’informazione va detto che a questo punto Giorgia, la segretaria, perde la maschera professionale e conferma con gli occhi: è bella, la donna di don Sante. Conclude il messaggio con un gesto rassicurante: fidatevi. Poi riprende a leggere la corrispondenza, apparentemente disinteressata dall’intervista che si sta svolgendo a un metro da lei.
Espulsione a parte, dove puntano?
«Vogliono che vada via, in silenzio. Che sparisca, insieme alla famiglia, senza far rumore. Ma io non ci sto».
Mettiamo che il Papa la riceva in udienza.
«Gli chiederei di risolvere la scandalosa situazione dei divorziati e dei separati. Solo chi ha soldi, molti soldi, può ottenere l’annullamento del matrimonio. Come ha fatto Francesco Cossiga, per capirci».
Tutto qui?
«No. Vorrei che il Santo Padre ordinasse ai vescovi di denunciare i preti pedofili anche all’autorità giudiziaria e non soltanto al Vaticano».
E’ sicuro di voler continuare a fare il prete?
«Io sono prete, io mi sento prete. Il vescovo mi ha rimosso con un decreto ai primi di questo mese. Ho fatto ricorso alla Sacra Rota, vedremo. Nel frattempo vado dritto per la mia strada».
Da prete innamorato.
«Sì. Che ci posso fare se amo una donna? Per questo, solo per questo, dopo 16 anni da sacerdote mi ritrovo sfrattato, senza Tfr e senza salario. Dove vado?»
Il vescovo un’idea ce l’ha di sicuro.
«Invece resto. Anche perché ha voluto ascoltare solo quattro beghine e nemmeno un teste a difesa».
Perché quattro beghine ce l’hanno con lei?
«Mi rimproverano un peccato gravissimo: concedere una sala della comunità per corsi di ballo, yoga, dibattiti. Dovrebbe essere utilizzata esclusivamente per il catechismo».
Come sono i suoi fedeli?
«Operosi, solidali, laboriosi, altruisti. C’è anche qualche talento culinario e artistico. Il livello culturale non è alto ma nella media che si registra da queste parti dove tutti o quasi iniziano a lavorare da giovanissimi».
Quanti sono i veri cristiani?
«Almeno il 50 per cento. Non è poco, vista l’Italia di oggi».
Minacce?
«Molte. Lettere e telefonate anonime. In modo più o meno sbrigativo, mi invitano a levare le tende».
E lei?
«Resto».
Intanto va in tivù e scrive un libro: non è che vuol fare il prete tronista?
«Non amo affatto il protagonismo e i valori che ispirano la civiltà delle veline. Ma non posso neppure star zitto e subire».
Fino al martirio, insomma.
«Macché. La verità è che sto solo anticipando i tempi. Prima o poi la Chiesa di Roma dovrà riconoscere la realtà dei separati e dei divorziati, la realtà dei preti innamorati. Se per ottenere questo bisogna pagare un prezzo, eccomi, son qui».
21/10/2007 11:20 – fonte: unionesarda.it

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Don Sante lascia…

(Ri.Ba.) Don Sante lascia (o "dovrebbe" forse è il caso di dire dopo quanto visto fino ad oggi) la parrocchia. E a deciderlo sono stati proprio i suoi parrocchiani. Ieri sono state infatti depositate in Curia le ormai famose 40 firme contro il parroco ribelle. Ma sembra quasi che don Sante sia destinato ad andarsene da vincitore. Non a seguito del braccio di ferro con il vescovo ma sulla base di una regola imposta da lui stesso all’indomani della prima conferenza stampa: "Me ne andrò solo quando almeno 40 degli 800 parrocchiani di Monterosso mi chiederanno di farlo". Ed ecco avverata la richiesta. "Almeno con questo ho ottenuto un risultato – ha commentato don Sante – si è passati da una monarchia assoluta ad una oligarchia di 40. Non è ancora democrazia ma almeno la strada è stata imboccata". Ma don Sante non farà le valigie prima di fine anno. L’ultima votazione popolare (quella dello scorso 4 settembre) aveva infatti valore trimestrale. E intanto alla prima "udienza" del processo penale-amministrativo avviato ieri in curia don Sante non si è nemmeno presentato. "Non voglio perdere tempo, la sentenza è già fatta – ha spiegato – poi non mi piace vedere il vescovo arrabbiato (seguendo la sua storia verrebbe da pensare proprio al contrario, ndr). Di certo qualche superiore gli ha fatto passare dieci brutti minuti in questi giorni". E nel frattempo emergono altre rivelazioni. La Curia avrebbe infatti raccolto nuove prove che dimostrerebbero che don Sante avrebbe costretto al silenzio diverse persone e avrebbe violato il segreto professionale. In questi giorni a Padova è arrivata anche una commissione speciale da Roma per tentare di "aiutare" il vescovo a mettere la parola fine sulla vicenda.

fonte: ilgazzettino.it

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Parroco sospeso concelebra con il nuovo parroco

Don Sante è ancora lì. Il prete ribelle di Monterosso, rimosso dalla sua parrocchia dal vescovo con un “ultimatum” che scadeva sabato, ieri era sull’altare, in una chiesa piena di fedeli. Come un chierichetto, ha concelebrato messa con il nuovo parroco, don Giovanni Brusegan, che gli ha dato il permesso, come ammette il diritto canonico. «Sarebbe stato inopportuno vietargli di concelebrare – ha spiegato il nuovo “don” -, si sarebbe rischiato di dividere ancora di più il paese. Sguotti è un fratello e come tale va amato». Parole da mediatore, certo, che subito dopo però chiudono la porta in faccia a un Don Sante «pronto a essere sempre a Monterosso» (come spiega prima di entrare in chiesa). Brusegan, infatti, non concederà più il permesso di concelebrare al prete “esiliato”. Sguotti ironizza: «Non farò messa? Meglio, ho poca voce e la tosse».
Don Giovanni cerca come può di cucire gli strappi: «Ora vi conosco – dice a inizio messa – prima vedevo Monterosso solo in tv». I fedeli apprezzano la battuta, ma restano le divisioni con chi non vuole pensare che Sguotti sia stato cacciato: «E’ il nostro parroco», afferma sicura una donna sul sagrato.
Il prete innamorato, che ha assunto anche un manager che gli curi l’immagine, continua a sfruttare la scia di clamore che ha creato. Ieri pomeriggio, ospite di Buona Domenica, ha controbattuto per l’ennesima volta a tutte le domande sulla sua presunta paternità: «Sono solo voci, la gente deve dimostrarlo. La mia battaglia è di aiutare i sacerdoti che vivono la mia stessa situazione». E la telenovela continua…

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La legge non può cancellare un sacramento validamente ricevuto

Don Giuseppe Serrone dell’Associazione dei Sacerdoti sposati è intervenuto con una dichiarazione dopo la notizia dell’emissione del decreto di rimozione, emanato dal Vescovo di Padova Antonio Mattiazzo, dall’Ufficio di parroco di Monterossodi don Sante Sguotti. «Era un atto dovuto per rispettare l’attuale legge canonica in vigore – ha detto -. La legge ha il suo percorso, ma la legge non può cancellare un sacramento validamente ricevuto e don Sante rimane sacerdote per sempre, malgrado le sospensioni e le scomuniche. Avevo consigliato a don Sante di non arrivare a farsi mettere fuori… rimane comunque sacerdote e validi, anche se non leciti, rimangono tutti i suoi atti sacerdotali».

Don Giuseppe ha anche reso noto il testo di una lettera scritta a don Sante da alcuni laici di Grisignano (Vicenza) e che ha ricevuto alla redazione del sito http://nuovisacerdoti.altervista.org.
(fonte: il gazzettino.it)

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11 Vescovi africani appoggiano Milingo: "Ho 52 diaconi che aspettano di essere ordinati"

Da Seoul, presso il "Lotte Hotel", durante un Incontro Internazionale che si è aperto il 17 Agosto e si concluderà il 21 agosto 2007, denominato "Conferenza Internazionale per la Leadership" organizzata dalla Universal Peace Federation e dalla Washington Times Foundation, Mons. Milingo ha dichiarato che "non ritiene giusto il monopolio del Vaticano sul sacerdozio perché San Pietro e gli Apostoli erano sposati". Secondo l’ex arcivescovo di Lusaka "Gesù non ha mai diminuito il valore del matrimonio per i suoi apostoli sposati, e il celibato non è più importante del sacerdozio, sacramento indelebile che rimane per sempre".

Mons. Milingo ha dichiarato durante un incontro con la stampa che "Gesù ha un profondo rispetto del matrimonio". E ha raccontato che la moglie Maria è ritornata da qualche giorno dall’Africa, dove numerosi sacerdoti che vivono con una compagna, lo aspettano quando andrà nella sua nazione di origine perché vogliono unirsi in matrimonio con la sua benedizione all’interno del rito Eucaristico.

In alcuni stati africani, secondo le sue affermazioni, ha 11 Vescovi cattolici che lo appoggiano e 52 diaconi che attendono l’ordinazione sacerdotale. Questo progetto, comunque non rientra nella sua intenzione di fondare una nuova chiesa cattolica africana, anche se si è detto pronto ad adattarsi a qualsiasi nuova condizione per il bene dei fedeli.

All’interno del convegno che vede la partecipazione di centinaia di delegati provenienti da tutto il mondo ed appartenenti a numerose confessioni religiose, Mons. Milingo ha lanciato un invito ad allargare gli orizzonti della salvezza nella chiesa cattolica.

"Gesù ha avuto l’intenzione di salvare tutti e non ha escluso nessuno".

Mons. Milingo ha anche specificato che non ha abiurato alla sua fede cattolica per seguire il Rev. Moon, ma ha seguito sua moglie nel cammino della sua comunità.

Per Mons. Milingo "le parole del Rev. Moon toccano il cuore e insegnano la pace, l’amore e a vivere per gli altri. 

Don Giuseppe Serrone personalmente ha partecipato all’incontro di Seoul e ha invitato a non strumentalizzare il collegamento di Mons. Milingo con il Rev. Moon. 

Il Vescovo africano "ha sposato Maria, che segue l’impegno della Federazione Mondiale delle Famiglie per la Pace e l’Unificazione. "Mons. Milingo è profondamente cattolico ed è rispettato in Corea e gli è permesso anche di celebrare la Messa e di compiere preghiere e riti di guarigione. Recentemente abbiamo vissuto un momento di unità che ha visto professori e teologi del Seminario di Seoul della Chiesa dell’Unificazione collaborare e vivere la liturgia cattolica con Mons. Milingo ed altri sacerdoti sposati italiani e statunitensi che si erano incontrati per un Simposio Teologico.

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Grande incontro mondiale ed ecumenico dei sacerdoti sposati a Roma dal 6 all'8 Dicembre 2007.

Dalla Corea del Sud nella Giornata di chiusura del “Simposio Internazionale sul Cattolicesimo oggi” svolto dal 16 al 18 Giugno 2007, Mons. Milingo ha dichiarato:

Dopo pranzo, questo pomeriggio mi sono recato in camera a prendere “siesta” perché dopo la fatica del Simposio era giusto riposare.

Dopo due ore di riposo mi sono alzato per completare la recita del  Breviario perché in mattinata avevamo ultimato completando anche con il saluto personale con i sacerdoti in partenza.

Prima della partenza del gruppo quando eravamo a colazione abbiamo  formulato le risoluzioni del nostro “Simposio Internazionale sul Cattolicesimo oggi”. Insieme con i nostri sacerdoti sposati abbiamo deciso di organizzare un incontro ecumenico mondiale a Roma dal 6 all’8 Dicembre 2007.

Tre punti fondamentali per questa  proposta  erano stati così , unanimemente, delineati:

1)      Deve essere ecumenico con la partecipazione di tutti i rami (ortodossi, vecchi cattolici, cattolici, anglicani…) che confessano la fede cattolica e hanno sacerdoti sposati.

2)      L’invito è aperto a tutti affinché queste denominazioni cattoliche riconoscano S. Pietro come capo della Chiesa e il Papa come rappresentante di S. Pietro e poi confessino Nel Credo la Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica. Abbiamo deciso di invitarli per fare un pellegrinaggio non solo alla Sede di Pietro, ma anche alla tomba di Pietro, capo dei sacerdoti sposati.

3)      Trovarsi in Roma dal 6 all’8 Dicembre 2007 sarà un rinnovamento dell‘unicità della nostra fede per rivivere l’Ultima Cena di Gesù: “ Perché tutti siano una sola cosa. Come Tu Padre sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv. 17,21).

Concludendo questo pellegrinaggio l’8 Dicembre Festa dell’Immacolata Concezione vogliamo rivivere la nostra presentazione quando Gesù dalla Croce disse a Giovanni: “Ecco tua madre” (Gv. 19,27). Così, giustamente, tutti noi sacerdoti sposati della Prelatura Married Priests Now conosciamo la storia di quanto avvenuto quando la Madonna ci chiama tutti suoi figli accettandoci come suoi sacerdoti  quando Gesù ci presentò. Qui si conferma che la Madonna dice a noi sacerdoti sposati: miei sacerdoti, confermando ancora quello che la Chiesa compie quando chiama, noi sacerdoti: “Alter Christi”

Descrivo ora l’intervento del Cielo avvenuto nel pomeriggio alle ore 15,30. Quando io avevo terminato di recitare il Breviario c’è stato l’intervento del Cielo. Noi avevamo detto in mattinata che la preparazione di questo pellegrinaggio prevedeva una preparazione di 6 mesi. Il Cielo ci ha corretto dicendo che abbiamo solo 4 mesi e mezzo per prepararsi. Il Signore spiega: “perché dovete indicare il termine ultimo per le conferme di quanti verranno al 14 Novembre 2007”. Il Signore continuando ha detto a Milingo: “Da oggi in poi dedicati a organizzare solo questo pellegrinaggio”.

Dice il Signore: “punto culminante del vostro pellegrinaggio a Roma è che tutti i sacerdoti sposati presenti devono rinnovare ufficialmente il loro matrimonio e ricevere una benedizione speciale sul loro matrimonio. Quelli che non possono venire con le proprie mogli portino la fotografia della loro moglie. Anche quelli che hanno la moglie defunta possono portare la fotografia per essere uniti in mente e spirito alle loro mogli. Questo è l’inizio di un’era del sacerdozio sposato per confermare ogni sacerdote sposato presente nella sua giusta posizione nella Chiesa. Rinnovare i voti e ricevere una benedizione speciale in questo giorno, per tutti i sacerdoti sposati sarà la dedicazione della famiglia sacerdotale all’ideale vita familiare come era concepita  nel pensiero originale di Dio”.

Facciamo appello a tutti gli uomini e le donne di buona volontà  per aiutarci a finanziare il pellegrinaggio  a Roma facendo appello ai sacerdoti sposati stessi che prima della partenza devono avere il biglietto acquistato con la data di arrivo per il 6 Dicembre 2007, per partecipare ad una conferenza il 7 Dicembre e concludere con una grande Celebrazione della Festa dell’Immacolata Concezione, nella quale rinnoveremo i voti matrimoniali e sacerdotali.

Mettiamo sotto le Ali della nostra Madre Celeste, Maria Santissima, questo progetto.

Arcivescovo Emmanuel Milingo, fondatore di Married Priests Now!

e Consiglieri di Married Priests Now!

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Mons. Milingo e il progetto di Married Priests Now

Novità su Mons. Milingo: in Corea del Sud si prepara a festeggiare il suo compleanno. Aspetta ancora i documenti per spostarsi e progetta un clamoroso ritorno In Italia. Il 3 Giugno ha scritto una lettera ai sacerdoti sposati italiani: dal 12 al 16 Giugno parteciperà a un meeting sulla pace e dal 16 al 18 Giugno a un Simposio Internazionale sul Cattolicesimo oggi.

Mons. Milingo dalla Corea del Sud, ha delineato il progetto del Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati "Married Priests Now": "Stiamo puntando a convincere pienamente gli stessi preti della loro dignità e responsabilità di fronte a Dio. Riteniamo di essere nella seconda fase del nostro percorso verso un presbiterato uxorato". L’arcivescovo africano riferendosi alle celebrazioni eucaristiche durante i suoi incontri con i dei preti sposati ha affermato: "cerchiamo di convincere spiritualmente e moralmente i preti che non dovrebbero portare rancore verso coloro, che li hanno maltrattati. Tra questi i superiori, i vescovi, che hanno auspicato serie punizioni ai preti sposati che hanno interrotto lo stato celibatario. Hanno intrapreso la normale procedura di dispensa, ma non ne sono soddisfatti. Non intendevano interrompere il proprio lavoro pastorale come preti. Sono semplicemente giunti alla conclusione di non essere nati per essere single. Ecco perché in alcuni paesi più del 50% dei preti sposati desiderano ritornare alle loro attività pastorali".

Nel trattare il fenomeno del celibato per Mons. Milingo "l’errore è da parte della chiesa che ha vincolato il celibato al sacerdozio e ha esaltato i successi della chiesa all’adozione del celibato. Nell’intera storia della chiesa il celibato non è stato accettato, ma imposto. Ed ora la stessa natura e la comunità intera non possono più tollerarlo, anche a causa di crimini vergognosi che possono avere origine dal celibato". 

Secondo Mons. Milingo l’unico peccato, che non può essere perdonato è quello contro lo Spirito Santo. Ha rivelato che per lui " è stata una gioia assolvere ognuno dei preti che aveva subito ritorsioni sotto qualsiasi forma per aver scelto di sposarsi e non restare celibe. Il presbiterato uxorato già esiste nelle altre chiese cristiane, senza alcuna conseguenza, frutto di una libera e semplice scelta".

In Brasile il 7 aprile di quest’anno, Sabato Santo, ha raccontato: "abbiamo celebrato la Messa, che abbiamo chiamato la Messa dell’Alleluia. Sono fermo sulle posizioni della Tradizione Cattolica di interrompere i riti fino alla notte di sabato. Quindi in questa messa delle 10 di mattina, abbiamo cantato alleluia, mentre piangevamo Gesù dal Venerdì Santo. Comunque, abbiamo iniziato la Messa, fino all’offertorio il prete mi ha ricordato: “E l’assoluzione?”. Abbiamo proclamato il “Confiteor” e “Lord have mercy” (Signore, misericordia). “Quale assoluzione?”, mi sono detto. Alcuni di queste preti erano presenti alla nostra convocazione negli Stati Uniti e ricordavano questa speciale assoluzione. Così, per non interrompere la celebrazione della messa ho detto: “Miei cari fratelli e sorelle, così come stiamo per offrire l’Ostia e il Vino, che diverranno corpo e sangue di Gesù, ricordiamo insieme le parole di Gesù: “Prima di presentare il vostro dono all’altare, se pensi di avere un risentimento verso un fratello o una sorella, tornate a casa, riconciliatevi con loro, e dopo averlo fatto tornare a presentare la vostra offerta all’altare”. Poi ho proseguito invitando i presenti a perdonarsi l’un l’altro, e in particolare i preti sposati per essere diventati oggetto di ridicolo nella comunità cattolica. Poi ho steso le mani su tutti e ho detto: "Per l’autorità del Signore Gesù Cristo, e per il potere dello Spirito Santo, e con l’intercessione della Beata Vergine Maria, degli Angeli e dei Santi, Vi assolvo tutti dai legami, dai limiti, dai divieti, dalle scomuniche di ogni sorta in relazione ai vostri peccati, col Sangue di Gesù Cristo sarete liberati, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen”.

Il Sabato Santo, di ritorno da San Paolo, dopo la messa "abbiamo fatto un rito di guarigione. Hanno partecipato 1.700 persone. Abbiamo imposto le mani, insieme ad altri 4 preti, chiedendo la liberazione dalla malattia. Questo è un punto di vista diverso. Un così grande numero di persone riunite in un posto, ha richiesto perfino la presenza di medici in caso di urgenze. Con somma sorpresa di essi, c’era un clima di tranquillità e di pace, non è successo nulla, nessuna necessità di ambulanze, un totale allineamento con i malati. Essi stessi sono stati unti. Alla fine ho dovuto chiedere l’intervento degli uomini del servizio d’ordine perché le persone cercavano di presentarsi all’altare una seconda volta". 

Dopo il rito di guarigione un prete sposato, professore all’Università di San. Paolo del Brasile "ha reso felice l’assemblea parlando di sua moglie, dei suoi figli e dei suoi cinque nipoti. Era così libero e divertente quando ha parlato, tanto da deliziare tutta l’assemblea". Al rito hanno partecipato anche dei vescovi sposati. Uno di loro ha dichiarato: “Siamo già stati testimoni di miracoli. Alcuni presti sposati, che avevano perso la speranza di celebrare Messa, adesso hanno ricominciato a farlo”. 

Per Mons. Milingo è stato consolante constatare una tale risposta. 

Il Movimento Internazionale ha avuto tre incontri negli Stati Uniti tenuti a Luglio, a Settembre e a Dicembre 2006. San Paolo è stata la sede del quarto raduno internazionale. Il 9 aprile, nel pomeriggio, Mons. Milingo è ritornato in Corea, dopo un lungo tragitto di circa 27 ore di volo. In Corea vive con la moglie Maria Sung nella zona di Seul. Si trova nel paese asiatico dalla fine del Dicembre 2006 in attesa di avere il visto di ingresso negli Stati Uniti. Il permesso di soggiorno per gli Usa era stato ottenuto per sei mesi. La Congregazione dei Vescovi aveva richiesto a Mons. Milingo il Passaporto Diplomatico Vaticano nell’ottobre del 2006 dopo il provvedimento canonico di scomunica emanato dopo il rito dell’ordinazione episcopale di 4 sacerdoti sposati avvenuta il 24 Settembre 2006 a Washington.

Mons. Milingo ha organizzato un nuovo meeting per i sacerdoti sposati a Seul in occasione del suo 77 compleanno verso la metà del mese di Giugno 2007. Conta sullo Spirito Santo per ricostruire e strutturare la chiesa del futuro. "Ho personalmente vissuto ciò che si sta rendendo evidente e che sta venendo fuori quale risultante. Prego affinché la nuova chiesa, rinnovata e ripulita prenda subito piede nel mondo, e torni ad essere la chiesa, la madre ideale dell’umanità. Dubito che la presunta unità sarà quella ricercata dalla chiesa cattolica romana, che ha fallito nell’unificazione di varie correnti di pensiero. E’ stata una sconfitta storica". 

L’arcivescovo Milingo è intervenuto anche sui documentari sulla pedofilia dei preti trasmessi e diffusi nelle scorse settimane in Internet: 
"Molti documentari stanno per umiliare la nostra madre Chiesa. La gente è stufa della pomposità e del complesso di superiorità della chiesa cattolica romana. E’ utile ammirare la misteriosa costruzione di castelli di dicerie finché non possiamo constatare con i nostri occhi. Ci si può accertare della loro dettagliata costruzione e degli anni impiegati per metterli su. Ma dobbiamo sempre ricordare che stiamo leggendo ciò che “era; non ciò che è oggi. In questo contesto abbiamo ragione di ammirare la magnificenza dei castelli”. La chiesa cattolica è stata ammirevole. Intendo la Chiesa cattolica romana. Ma la sua politica intimidatoria e le molteplici strade per punire i suoi stessi appartenenti è ciò che sta venendo fuori. Ciò che succederà non è qualcosa che ci faccia piacere quali membri della chiesa cattolica romana; resta il fatto che i tempi siano maturi perché la chiesa recuperi il suo lustro e la sua bellezza. Coloro tacciati di essere in contatto con il male che hanno incastrato la chiesa cattolica, sono dei cattolici che operano in essa. Ci sono tre ragioni per le quali stanno svolgendo un lavoro così deprecabile:

1. Una ragione è che essi non possono più sostenere l’ipocrisia che esiste nella chiesa cattolica

2. L’ostinazione delle autorità ecclesiali nel non voler andare avanti quando lo Spirito Santo lo suggerisce è la causa di una sterilità spirituale, che oggi si tocca con mano nella chiesa cattolica romana.

3. A coronazione di tutto questo essi stessi, quali figli della madre chiesa, hanno avvertito la stretta della vergogna che appartiene invece alla loro madre. In un modo o nell’altro, è bene che i figli stessi contribuiscano all’evoluzione della loro madre chiesa".

Quale sarà il ruolo dei sacerdoti sposati quali membri della prelatura di Married Priests?

"Non bisogna sottovalutare ciò che dico. Saranno gli stessi fatti a dirlo. Dalla nostra esperienza attraverso corrispondenza via e-mail, abbiamo sperimentato tante “sofferenze solitarie”. Qualcuno ha giustamente chiamato la nostra prelatura l’ombrello protettivo su tutti coloro che sono uniti (branchie di Married Priests Now). “Per avere una idea concreta, bisogna immaginare lo Spirito Santo che scende sugli Apostoli, toccandoli uno a uno e sprigionando lingue di fuoco sopra di loro. Ecco perché dobbiamo imparare pian piano dallo Spirito Santo cosa vuole dai preti sposati. Sono personalmente sicuro che le intenzioni con le quali la chiesa è stata fondata siano perché fosse sempre vissuta in pieno. Ma non ci vorrà molto perché Dio trasformi questo mondo, il cui futuro vacilla. Il rinnovamento della chiesa la santificherà al punto che la storia del peccato finirà e si concluderà nel trionfo della divinizzazione dell’intera umanità".

Per Mons. Milingo il rinnovamento totale dell’umanità attraverso la famiglia.

"Cosa è stato sbagliato nella formazione dei preti? Si è detto che “i buoni aprono la via verso l’inferno”. I nostri insegnanti di seminario hanno avuto molta buona volontà. Più tardi alcuni di loro hanno lasciato le cattedre, e addirittura il ministero presbiterale. Hanno visto i loro brillanti studenti, soccombere sotto il celibato, restituendo la loro vita alla chiesa. Questo non è stato incoraggiante per gli insegnanti. Ad oggi, molti seminari nel mondo sono stati chiusi. Alcuni sono stati venduti. Ho sentito di grandi seminari che hanno solo 10 studenti".

Mons. Milingo ha citato Fausto Marinetti, un prete sposato italiano che "parlando a nome dei preti sposati, spiega le ragioni per cui la chiesa perde i suoi preti. Parla degli ingredienti che determinano la formazione del prete. Dice: “Nonostante le affermazioni di principio, c’è una continua tendenza a considerare la sessualità come intrinsecamente pericolosa, impura, insana, non idonea ai ministri di culto. Il piacere è considerato opera del demonio, le donne, le peggiori rivali di Dio. La paura è tanta, al punto di demonizzarle. Non siamo poi liberi dal dualismo e dal manicheismo che guarda il corpo con gli occhiali scuri”.

Quali precauzioni dobbiamo prendere nel rapporto con una donna. Il nostro celibato è la madre di tutte le perle, un valore molto più alto che la vita di una donna che mi trovo dinnanzi, che mi chiede consiglio. “Nunquam Soli”, mai restare da soli con una donna. Questa è la formazione dei nostri preti. Non ci vuole molto per un prete a domandarsi il perché di una discriminazione spirituale di questo tipo verso le donne. Le sue conclusioni attraverso l’apostolato contraddicono i suoi stessi pregiudizi contro le donne. Le virtù di una donna come madre lo sopraffanno. Incontra donne virtuose, di buone maniere, che lo portano a volerle conoscere meglio. Non sono come quelle dipinte negli anni di formazione in seminario".

Mons. Milingo ha continuato dichiarandosi "sorpreso che nessun movimento femminista abbia prodotto una documentazione contro la chiesa cattolica, che è la prima che discrimina la donna. E ciò non ha niente a che vedere con Gesù. Egli è stato felice e soddisfatto quando una donna pubblicamente lo ha unto con aromi profumati. Si è fermato sul Golgota quando la Veronica gli ha terso il volto dal sangue e dal sudore. Si è fermato a parlare privatamente con una donna alla quarta stazione della via crucis. Ha apprezzato la partecipazione delle donne nelle sue predicazioni".

Mons. Milingo ha commentato anche il ruolo delle donne: "Anche nel 21 secolo la chiesa cattolica non ha donne nei ruoli amministrativi, cioè nella cosiddetta Curia Romana. Una donna come segretario di Stato sarebbe un pericolo all’interno della Curia Romana. Così il maggiore talento nascosto delle donne per il benessere della chiesa resta inutilizzato. Come potrebbe essere la chiesa cattolica se utilizzasse il tocco femminile nell’amministrare il suo tesoro spirituale! E’ stata una grave perdita per duemila anni. Sentiamo cosa disse Papa Pio XII di una donna, che ci risulta sposata, una moglie: “Si, la moglie è un sole che splende nella famiglia. E’ il sole della generosità e del dono di sé, con la sua disponibilità continua, con la sua accorta e prudente delicatezza in tutte le situazioni nelle quali aggiunge gioia alla vita del marito e dei figli”. In lei c’è la gioia per l’intera famiglia. Sua Santità Papa Pio XII dice ancor di più quando parla di una donna nel matrimonio. Dice: “e se possiamo dire che un matrimonio è fonte di bene, dove i partner ricercano la reciproca felicità più che la propria, queste nobili intenzioni sono ancor più esplicitate dalla moglie, anche se dovrebbero riguardare entrambi. E’ una derivazione del pulsare del suo cuore di madre e della sua saggezza”. (Pio XII alle coppie appena sposate, 11 marzo 1942). Tutti i pregiudizi accumulati durante il periodo di formazione devono cadere di fronte alle espressioni usate da Pio XII sulla donna. Dobbiamo quindi chiedere perdono alle donne nella chiesa cattolica quando i preti le hanno guardate con sospetto, dice Fausto Marinetti: “la donna, la più pericolosa rivale di Dio”. Abbiamo ricevuto un avviso prudente: “attenzione quando hai a che fare con una donna”. Noi preti sposati, apriamo gli occhi!".

Mons. Milingo ha concluso affermando: "Se dobbiamo rinnovare la chiesa, facciamolo con le nostre mogli. Questa è l’intera umanità che si muove. La chiamiamo famiglia. Lasciamo che le nostre mogli siano completamente se stesse. Gli uomini hanno offuscato i doni di Dio all’umanità attraverso il loro egoismo, orgoglio e arroganza. Una donna è meno di una compagna, con eguali diritti. Noi ci dispiacciamo e ci pentiamo. Consoliamoci di nuovo con ciò che Papa Pio XII ha detto: “La moglie è il sole radioso della famiglia, col suo naturale candore, la sua semplice dignità, col suo comportamento dignitoso, così come col suo incarnare l’affetto e la dedizione”.

Oltre questo una donna può essere di più. Quale valore può essere nella famiglia, coi suoi doni spirituali e umani, tanto da non rendersene spesso neanche conto".

Mons. Milingo ha attuato un progetto di ritorno in Italia, perché a Roma si trova il vaticano. Roma potrebbe essere scelta, per alcune valide motivazioni, come sede centale della prelatura Married Priests Now.

"Ci sono molti motivi. Il primo è che i sacerdoti sposati in Italia si sono sviluppati sotto le ali della chiesa cattolica. Il secondo motivo è che molti di loro hanno avuto l’opportunità di studiare nelle Università Pontificie di Roma e in quelle sparse nelle differenti regioni dell’Italia. Sanno quindi, come difendere la loro posizione e giustificare la presenza del movimento. Il terzo motivo è che conoscono i termini usati che hanno consentito alle leggi ecclesiali di mettere il celibato al di sopra del sacerdozio". Mons. Milingo ha concluso le dichiarazioni prospettando un’unione tra l’Italia e il Brasile "finora le due nazioni hanno accettato il movimento. Il Signore desidera unire i due paesi attraverso il movimento dei sacerdoti sposati". 

Un tentativo di inculturazione del Vangelo: "solo la gente locale del Brasile e dell’Italia può dare soluzione ai problemi odierni del sacerdozio".

Mons. Milingo ha indirizzato il 3 giugno 2007 una lettera ai sacerdoti sposati italiani.

In questa lettera redatta durante la scorsa Quaresima, Mons. Milingo non intende accusare nessuno per quanto è accaduto ai sacerdoti sposati. "Siamo consapevoli del nostro peccato e insieme alla intera comunità cattolica, ci siamo pentiti e abbiamo rinnovato le nostre promesse presbiterali. Stiamo facendo tutto questo, non perché siamo migliori di altri. Vogliamo solo rimetterci ancora una volta alla sequela di Cristo, imitandolo, ma ricoprendo il nostro ruolo come pastori nelle Comunità, scelti da Dio. Chiamiamo i preti: Anziani, Presbiteri o semplicemente preti, ma con un ruolo scelto e con un preciso mandato di Dio, per il quale sono unti e consacrati.
Abbiamo seriamente analizzato e dimostrato che la Chiesa Cattolica ha sbagliato a "Ridurre i preti allo stato laicale". Un prete non può essere ridotto allo stato laicale, e neanche alla stregua di un semplice cittadino, che si occupa solo delle proprie faccende. Le parole più comuni che rappresentano una sintesi del suo stato sono "un prete è il pane comune". E’ da questo stato che non può ridursi solo a uomo del sacrificio, ma è egli stesso un sacrificio per la sua comunità. Deve essere interpellato, consultato, e deve essere tutto per tutti. Con una differenza sostanziale da Gesù il quale non deve espiare il Suo stesso peccato in sacrificio. Egli offre se stesso, mentre un prete, essendo pane comune, condivide nello stesso pane la sua vita, poiché egli espia anche i suoi stessi peccati".
Per Mons. Milingo il "presbiterato nella lettera di S. Pietro si estende a tutta la comunità cristiana. Data la difficoltà della vita quotidiana, i problemi della vita, un cristiano risolve le questioni della vita imparando da Gesù la cui intera vita è stata un olocausto". 

Secondo le dichiarazioni di Mons. Milingo il presbiterato uxorato è quello delle origini. "Non vogliamo necessariamente paragonarci ad altri preti sposati di altre confessioni. Vogliamo essere veramente i preti sposati dell’epoca degli Apostoli, La chiesa è stata fondata e costruita dai preti sposati. Non c’è dubbio su quale fosse la struttura di allora e su quale vorremmo che sia, essere riconosciuti come preti che derivano dalla tradizione apostolica. Non siamo la metà della chiesa, la cui altra parte è formata dai preti celibi. Siamo interamente preti, previsti da Dio, sposati come Adamo ed Eva, dando vita a santi bambini, come era Abele, da una nuova e redenta famiglia di Adamo ed Eva.
Noi che stiamo subendo una sorta di lapidazione, non vogliamo monopolizzare il lavoro di redenzione della Madre Chiesa. Essa non vede e non percepisce la pena che prova Gesù di fronte ai crimini del clero. Abbiamo ricevuto diverse punizioni, ma fino a che il celibato durerà nella Chiesa Cattolica, i peccati più degradanti continueranno ad esserci.
Abbiamo bisogno di nuovo vigore, di confronto, di vivere ancora una volta il Santo Presbiterato Apostolico, con una unione matrimoniale santificata, elevata agli standard che Dio voleva".
Come vedo la Chiesa Mons. Milingo dopo il suo matrimonio?
"Innanzitutto, voglio condividere con voi la mia visione delle azioni della Madre Chiesa Cattolica. Potete dissentire da queste mie vedute; pregate il Signore, e lasciate che sia, senza condannarmi. La razionalità della Chiesa Cattolica è predominante nella gestione della Chiesa stessa. Non è il Papa che governa la Chiesa Cattolica Romana; è la Curia Romana. Ma chi è Romano se non quello che soppianta l’opinione comune. Posso sbagliarmi, non ho mai assistito alla procedura decisionale.
La malattia di iper-ragionare o di ragionare deriva dalle argomentazioni di Plauto, Aristotele, Socrate, ecc. Abbiamo attribuito ad essi la teologia che riteniamo costituire la strada della nostra fede, ma anche la nostra fede è ragionata, una fede che non ha accettato Giovanna d’Arco, Savonarola e molti fondatori di congregazioni condannati per la loro misteriosa esperienza e scacciati, mandati a morte come dei "nessuno".
La Curia Romana crede di avere lo spirito di discernimento, abbiamo visto attraverso i media cosa hanno fatto i conquistadores nel nome della chiesa ai popoli dell’America Latina. Lo stesso è accaduto verso i neri dell’Africa. Lavorando a fianco degli esploratori e dei loro governi, hanno fatto ciò che certamente non veniva dal discernimento dello Spirito Santo. La Chiesa ha una MENTE, non un CUORE.
La Chiesa recupererà mai il CUORE? Scomuniche, interdizioni, sospensioni, e molti altri provvedimenti, ciò che le nostre ex-sorelle hanno sofferte, noi tendiamo a mettere la testa sotto la sabbia. Sono crimini vergognosi per la Madre Chiesa. Ma se camminiamo da soli, possiamo prevedere tutte le soluzioni che vogliamo, ma non riusciremo a rinnovare la chiesa.
Prima di tutto dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento verso la vita. Non è solo ragionando che risolveremo i problemi umani. Oggi il mondo ha bisogno di una maggiore azione del cuore, più che della mente. Se la mente crede di poter lavorare da sola, prendendo decisioni precipitose, per quanto sembrino logiche, non serviremo meglio l’umanità".

Per Mons. Milingo "Nella fede, la percezione intellettuale della teologia, deve essere moderata dalla percezione del cuore in cui risiede l’amore. E l’amore è la sola virtù che rimane, oltre la fede e la speranza ,a lavorare su questa terra. La diminuzione della devozione nella Chiesa Cattolica, ad esempio il non rispetto per l’Eucaristia e altre devozioni tradizionali, hanno svuotato spiritualmente le anime dei semplici devoti, ai quali Dio ha parlato mentre sostavano davanti a Cristo nell’Eucaristia".
L’ex Arcivescovo di Lusaka ha scritto anche alcune frasi riferite al Rev. Moon.
"Come i vecchi cattolici, i luterani e ora gli ortodossi lavorano liberamente con me, così anche i seguaci di Moon. Vedono che non ho la pomposità tipica del cattolico, o il complesso di superiorità, ma sono guidato da prudenza e amore; non ho mai offeso nessuno con il mio comportamento. Essi vedono nella mia espansione che io sono la scala per raggiungere la Chiesa Cattolica. "E’ evidente senza alcun dubbio che Milingo è l’osso, il sangue e l’acqua del cattolicesimo e questo è tutto ciò che lo rende se stesso.
Molti esseri umani ci hanno ingannato, ci hanno promesso aiuti finanziari, ma inutilmente. Solo il Rev. Moon ha manifestato interesse al nostro caso e ci ha aiutato a muoverci fino a qui. Ma non ci promette eterno aiuto. Il patrimonio del Rev. Moon non è più in suo possesso. Lo ha ceduto a sua moglie e ai suoi figli che sono divenuti proprietari di tutto ciò che ha creato.
Il nostro movimento è registrato ufficialmente e non ha esenzioni fiscali. La gente è interessata alle esenzioni così che in un modo o nell’altro si tengono stretti i loro soldi. Comunque sembra che quelli che oggi ci invitano a visitarli nei loro paesi si stiano assumendo i costi di trasporto, di vitto e di alloggio. Speriamo che questo non rimanga un sogno, ma una realtà".
Mons. Milingo nella parte finale della lettera ha delineato anche il progetto di Married Priests Now, la prelatura personale da lui recentemente fondata: "Non ti toglieremo niente di ciò che sei. Nessuno di noi stabilirà un regno all’infuori di Married Priest Now! Avete già sofferto più del dovuto. Contiamo sulla vostra buona volontà ed onestà e sincerità. Non c’è nessuno tra i nostri vescovi che abbia sete di potere. Il nostro Regno è nelle nostre stesse famiglie, dove portiamo totale libertà e confidenza. Così come non ci aspettiamo onori o decorazioni, o pacche sulle spalle. Siamo solo preti di famiglia. Ai nostri incontri le nostre mogli hanno tutta la libertà di dire ciò che sentono e noi tutti prestiamo attenzione a ciò che dicono.
Personalmente vedo una Prelatura che si espanda attraverso singole unità. Cioè una provincia costituita da famiglie da formarsi nei diversi paesi. Nella mia visione credo che la Prelatura illumini le singole unità e diffonda la saggezza che deriva dalle unità e la condivida con le altre. L’immagine che ho presentato potrebbe non essere adeguata a rappresentare quello che ho in mente. Molto di ciò che vedo viene dallo Spirito Santo che scende su ognuno degli Apostoli e sulla Madre Maria nel giorno di Pentecoste, dando a ciascuno di loro tutta la grazia necessaria per portare avanti la missione che Dio ha deciso di affidare. La Prelatura dovrebbe essere vista come un canale di comunicazione che rinfresca continuamente le unità per intraprendere le giuste azioni e attività.
Se la nostra è una missione per la chiesa di oggi, lo Spirito Santo non sarà ingeneroso verso gli amministratori o i consiglieri della Prelatura. Ci sarà una condivisione reciproca di esperienze spirituali, dei doni dello Spirito Santo". 

La nota scritta reca la data del 17 Aprile 2007, sul tema del sacerdozio sposato, dopo il viaggio in Brasile,

La nota (in lingua inglese) è stata diffusa in Italia e pubblicata nei siti web http://marriedpriestsnow.splinder.com e http://nuovisacerdoti.altervista.org.

Dall’Italia per partecipare al meeting sulla pace e al simposio internazionale sul Cattolicesimo oggi, che si terranno nella zona di Seoul (Corea del Sud) rispettivamente dal 12 al 16 Giugno e dal 16 al 18 Giugno 2007, interverranno don Pietro Ceroni, un sacerdote sposato di Bergamo e don Giuseppe Serrone, giornalista free lance e teologo, fondatore dell’ass. italiana dei Sacerdoti lavoratori sposati. I due sacerdoti italiani hanno partecipato dal luglio del 2006 alla fondazione del Movimento "Internazionale Married Priests Now!" creato da Mons. Milingo.
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testi a cura di G. Serrone
ufficio stampa
http://marriedpriestsnow.splinder.com
http://nuovisacerdoti.altervista.org
cell. +39 320 7505116

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