ex-preti – Informazione Libera
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Abolizione celibato – preti sposati: una proposta, grande raduno in piazza S. Pietro

Per non dimenticare pubblichiamo quanto abbiamo scritto alla vigilia della manigestazione organizzata a San Pietro per i preti sposati a luglio del 2006.

La redazione del sito della nostra associazione di sacerdoti lavoratori sposati ha raccolto, negli ultimi giorni, messaggi di posta elettronica che invitano a organizzarci per protestare anche per quanto sta avvenendo “dentro la chiesa cattolica latina.

Questa enfatizzazione del papa polacco prima da vivo ed ora da morto con la sua beatificazione, ci sembra sia l’ennesimo colpo del vaticano per archiviare chi ha gravissime responsabilità davanti all’umanità che non sa, o sa molto poco.

Ci chiediamo se non sia giunto anche per noi il tempo di scendere in piazza come le Ladriu di Piazza di Maggio!

Cerchiamo la mobilitazione di tutte le forze cattoliche dissidenti al vaticano per scendere in piazza per una protesta non solo formale, ma sostanziale” (comitato preti sposati nord Italia).

Si propone un grande raduno in Piazza San Pietro. “Un’idea ottima, perché solo la visibilità rende reali le cose… Ma perché non si tramuti in un buco nell’acqua, in un insuccesso che diverrebbe pietra tombale sull’argomento, la presenza in piazza deve essere massiccia, internazionale. E/o qualificata. Insomma: o nomi di richiamo (un buon numero di persone note che hanno subìto l’istituizone), oppure grande massa. Meglio ancora entrambe le situazioni. Allora sì che sarà assicurato un servizio di stampa (giornali e altri media insieme). Distribuire prima alla stampa, con l’avviso della manifestazione, un dossierino o un documento breve, puntale, efficace, d’impatto, e contattare uno per uno (beh, un certo numero, ma personalmente) i gironalisti. In piazza distribuire lo stesso dossierino o documento ai passanti, ai turisti. Detto ciò, sono convinta che la piazza non ve la daranno, intendo quella al di là delle transenne d’ingresso. Ma c’è sempre lo spazio fra via della Conciliazione e le transenne: giornalisticamente risulta sempre piazza san Pietro” (E.C.).

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Quattro proiettili da cinghiale per don Sante

ABANO TERME Il parroco-show man dice di averli ricevuti in canonica e accusa: «Colpa del clima alimentato contro di me dal vescovo»

Inviati in un pacco con la scritta: «Uno a te, uno alla tua donna, uno a tuo figlio e l’ultimo se qualcuno riesce a scappare»
Abano Terme

«Uno è per te, uno per la tua donna, uno per il tuo bambino e uno nel caso qualcuno di voi riuscisse a scappare».

Queste le poche righe che accompagnavano un pacco recapitato in canonica a Monterosso venerdì a don Sante Sguotti. A fianco al biglietto c’erano quattro proiettili per la caccia al cinghiale. Tutto è accaduto mentre l’ex parroco di Monterosso non c’era. A ricevere il pacco è stata una ragazza dei fedelissimi del prete ribelle. Fin da subito quel pacco aveva destato sospetti. Dopo aver chiamato don Sante per chiedere un parere, il parroco e la stessa ragazza hanno deciso di avvertire i carabinieri e di non aprire il pacco prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Solo negli uffici della stazione dei carabinieri di Abano, con le dovute cautele, i militari hanno aperto il pacco, scoprendo le quattro cartucce e il biglietto allegato. A seguire la descrizione dettagliata dell’uso da fare di quei quattro proiettili. Una sequela di insulti di ogni tipo rivolti all’ex parroco, alla sua donna e al bimbo di un anno (la cui paternità deve essere ancora chiarita).

Ora ad occupare la mente del prete innamorato c’è un solo sentimento: la paura. Paura perché nessuno, se non uno squilibrato, sarebbe mai arrivato a tanto. E proprio perché squilibrato è imprevedibile. Ma d’altra parte don Sante l’aveva previsto quando il vescovo Antonio Mattiazzo aveva additato il prete ribelle definendolo come "Il principe delle tenebre" e come Satana.

«Don Brusegan e il vescovo hanno alimentato questo tipo di azioni – ha spiegato don Sante – visto che hanno parlato fin da subito e con toni pensanti di una condanna nei miei confronti. Avevo solo chiesto un dialogo, ma questo è quello a cui si arriva quando un dialogo non è possibile e chi ti dovrebbe ascoltare vuole solo puntare il dito e usare parole pesanti di condanna». Come a dire che la dura presa di posizione seguita da parte della curia alle posizioni di don Sante avrebbe fomentato l’azione di qualche esagitato (con ogni probabilità della zona, se non proprio di Monterosso), che è arrivato a minacciare così gravemente l’ex parroco, la donna che lui ama e quel bambino di un anno nato (forse) dalla loro unione.

Riccardo Bastianello – fonte: ilgazzettino.it

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Chiesa: sospeso "a divinis" don Sguotti

(fonte AGI) – Padova, 27 ott. – Don Sante Sguotti, il sacerdote padovano che ha rivelato la scorsa estate di essere innamorato di una donna, con la quale ha anche un bambino, non potra’ piu’ celebrare messa. Giovedi’, rende noto la diocesi di Padova, e’ stato firmato dal vescovo di Padova mons. Antonio Mattiazzo il decreto di sospensione a divinis, che e’ stato notificato ieri al sacerdote. Il decreto, che segue quello di rimozione da parroco della parrocchia di Monterosso (8 ottobre 2007) e quello di avvio di un processo penale e amministrativo (17 ottobre 2007), e’ stato firmato dal vescovo Mattiazzo, dopo la discussione – insieme a due sacerdoti assessori – delle prove e degli argomenti e dopo aver esaminato ogni elemento in merito alla situazione del sacerdote interessato, cosi’ come previsto dalla disciplina canonica. La sospensione, che ha effetto immediato ed e’ a tempo indeterminato, stabilisce che "Il presbitero diocesano Sante Sguotti, e’ sospeso dall’esercizio della potesta’ di ordine e di governo. Nello specifico, cio’ comprende tutti gli atti della potesta’ di ordine (can. 1333 § 1,1°), fermo restando quanto stabilito dal can. 976, e tutti gli atti della potesta’ di governo (1333 § 1,2°). Tali provvedimenti penali hanno effetto dal giorno in cui il Decreto risulta intimato. La sospensione viene inflitta a tempo indeterminato, fino a che il sacerdote non dimostra di ravvedersi". (AGI)
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Parla Don Sguotti, il parroco dello scandalo e il tempo dell'amore

Intervista di GIORGIO PISANO

Peccatore dichiarato e felice. Per questo il vescovo l’ha rimosso. «La mia colpa è solo quella di essere un prete innamorato». E siccome non pensa di suscitare «né scandalo né pubblica vergogna», disobbedisce. Resta in parrocchia: da abusivo. Col fiato del sostituto addosso ma irremovibile. Perde lo stipendio (850 euro al mese) e di conseguenza cerca lavoro.
Anzi, l’ha già trovato: farà il conducente di bus (occupazione numero 1). Durante la guida pubblicizzerà i prodotti d’una certa ditta (occupazione numero 2) e il sabato farà il fabbro (occupazione numero 3). Domenica, bontà sua, riposo. Alla faccia del vescovo e delle «quattro beghine che mi vogliono cacciare».
Don Sante Sguotti, padovano di 41 anni, in seminario da quando ne aveva undici, è diventato un caso: ammutinamento aggravato e continuato, senza neppure l’attenuante del pentimento. Gli hanno rinfacciato di avere un’amante e, addirittura, un figlio. Lui non smentisce e risponde così: «Io amo ma non so se sono ricambiato. Aspetto la risposta».
Sa che si sta prenotando un posto all’inferno?
«L’avevo messo in conto. Pazienza».
Ha tradito le regole di povertà, castità, obbedienza.
«Non tutte, almeno una l’ho sicuramente rispettata».
A Monterosso, paesino di 800 abitanti quasi incollato ad Abano Terme, la canonica sta di fianco alla chiesetta intitolata a san Bartolomeo e a un edificio tinteggiato di rosso. Sembra un avantipopolo edilizio-clericale sbattuto in faccia alla pia gente e ai devoti del luogo.
Don Sante, non sarà mica di sinistra?
«Scelgo le persone, non le ideologie. Finora ho votato sia a destra che a sinistra».
Il vescovo sa anche questo?
«Lo ignoro».
La ribellione all’avviso di sfratto firmato da Sua Eccellenza ha scatenato una protesta super-organizzata. Del prete più intervistato d’Italia (e già transitato per Buona Domenica a Canale 5) si occupano una bella segretaria, Giorgia, e un addetto stampa. Casomai non bastassero, è stato creato un sito internet (www.chiesacattolicadeipeccatori.it) e a metà novembre decolla un convegno nazionale che affronta il dramma di alcune categorie cassintegrate dal Vaticano: divorziati, conviventi e separati. Nel gruppo, ovviamente, entrano a pieno titolo anche i religiosi con fidanzata clandestina. A disposizione c’è un numero verde dove chiamano «soprattutto le compagne dei preti perché a noi manca il coraggio».
Noi, chi? Don Sante il coraggio ce l’ha eccome. Quando ha ricevuto l’ordine di sloggiare, ha presentato ricorso e ora aspetta. Nell’attesa si è detto pronto a far le valigie a patto che glielo chiedano almeno quaranta fedeli autentici («cioè cresimati») della sua parrocchia. Beh, cosa ci vuole a trovare quaranta firme contro una tonaca scostumata? Niente, però finora nessuno è riuscito a metterle insieme.
Per il sagrestano, ad esempio, non è nemmeno cambiato nulla. Pur sapendo che il parroco è stato silurato, l’altra mattina ha bussato alla sua finestra per sapere se doveva modificare l’orario delle campane con la fine dell’ora legale.
Figlio di un’insegnante e di un contadino folgorato sulla via del settore immobiliare, don Sante rivela che fin da bambino sognava di fare il sacerdote. Madre favorevole, padre pure. Unico voto contrario, quello della nonna: «Che mi chiedeva: ma non c’è qualche bella moretta che ti piace?» Per esserci, c’era. Ma un aspirante soldatino di Dio non doveva innamorarsi. «E io ho seguito le indicazioni».
Il bunker della rivolta anti-vescovo è una stanzetta al piano terra della canonica. Computer, posta elettronica a chili, molti Cd. Un divano, due sedie, pochi libri e una bottiglia piena di liquido trasparente. Riserva di acqua benedetta. «No, grappa». Porta blindata, oltre le grate della finestra c’è uno strepitoso picchetto d’onore: giganteschi pioppi vestiti d’autunno e un’arietta malinconica che avvolge tutto e tutti. Pantaloni neri, maglione nero e camicia grigia su un fisico giovanile e asciutto, naso autorevole e labbra carmiglie, don Sante non ha smesso la divisa d’ordinanza ma sa molto bene che «di qui a poco rischio la scomunica». Monterosso è con lui, la donna che ama ne segue le gesta a distanza («ha preferito trasferirsi»), difficilmente finirà senza cadaveri sul terreno.
Si rende conto?
«Perfettamente. Pare che io sia capace di fare più danni alla Chiesa di quanti ne abbiano causato i preti pedofili in America con le loro centomila vittime accertate».
Perché ha confessato in pubblico?
«Per ridicolizzare chi mi accusa. Eppoi, non ho confessato nulla. Ho semplicemente detto che sono innamorato».
Ricambiato?
«Lo dirò a suo tempo».
Padre sì, però.
«Anche di questo parlerò al momento opportuno. Ora c’è troppo chiasso».
D’accordo, però la sacra regola della castità…
«Le risulta che per mettere al mondo un figlio sia assolutamente necessario fare sesso? A me, no. Non ho nulla da rimproverarmi».
Ah no?
«No. Quel giorno, era il 24 agosto, c’era la festa del patrono. Strapieno, moltissimi giornalisti».
E che ci facevano i giornalisti?
«Il vescovo mi aveva ordinato di non celebrare più messa. Volevano vedere se chinavo la testa».
Non l’ha chinata.
«Sì e no. Non ho celebrato messa. Ho soltanto presieduto una liturgia della parola. Mi pareva un onorevole compromesso tra me e la controparte. Non era una sfida».
E cosa, sennò?
«Non potevo tollerare calunnie gratuite. Mi ferisce ancora questa storia: era giugno, ero in Sardegna quando hanno cominciato a chiacchierare sul mio conto….
In Sardegna, perché?
«Da quattro anni dò una mano alla parrocchia dei Donà dalle Rose, a Porto Rotondo».
Bella gente da quelle parti.
«Gente».
Chissà che successo per un prete giovane…
«Evangelizzare i ricchi è più difficile che con i poveri. Comunque, discorso chiuso. Non andrò più a Porto Rotondo».
Perché?
«Il parroco di Golfo Aranci, don Pasquale Finà, mi ha chiesto di non tornare dopo quello che è successo a Monterosso».
Ospite sgradito?
Esatto. Mi ha detto: sarebbe meglio se non ti facessi vedere».
Complimenti alla solidarietà di categoria.
«Sono convinto che su quarantamila preti, cinquemila sono fidanzati, cinquemila omosessuali. Cento sicuramente santi». Ne restano circa trentamila.
«C’è un po’ di tutto, oltre gli onesti: alcolizzati, esauriti e quelli che pensano solo a raccogliere soldi. Per sé».
Com’è cominciata?
«Quando i pettegolezzi sono diventati insopportabili sono andato dal vescovo e gli ho chiesto di potermi ritirare. Eccellenza non ritengo di avere più la fiducia dei miei parrocchiani. E lui: invece stai al tuo posto altrimenti penseranno che sei davvero colpevole».
Poi?
«Ho scelto la provocazione. Ai miei fedeli ho detto: se volete che resti con voi, dovete credere che ho almeno una donna e un figlio».
E loro?
«Hanno capito perfettamente. Era l’unico modo per esorcizzare le malelingue».
Com’è quella donna?
«Quale?»
Quella di cui lei è innamorato.
«Una donna. Come tante».
Bella?
«Che importa la bellezza?»
Per dovere di cronaca e completezza d’informazione va detto che a questo punto Giorgia, la segretaria, perde la maschera professionale e conferma con gli occhi: è bella, la donna di don Sante. Conclude il messaggio con un gesto rassicurante: fidatevi. Poi riprende a leggere la corrispondenza, apparentemente disinteressata dall’intervista che si sta svolgendo a un metro da lei.
Espulsione a parte, dove puntano?
«Vogliono che vada via, in silenzio. Che sparisca, insieme alla famiglia, senza far rumore. Ma io non ci sto».
Mettiamo che il Papa la riceva in udienza.
«Gli chiederei di risolvere la scandalosa situazione dei divorziati e dei separati. Solo chi ha soldi, molti soldi, può ottenere l’annullamento del matrimonio. Come ha fatto Francesco Cossiga, per capirci».
Tutto qui?
«No. Vorrei che il Santo Padre ordinasse ai vescovi di denunciare i preti pedofili anche all’autorità giudiziaria e non soltanto al Vaticano».
E’ sicuro di voler continuare a fare il prete?
«Io sono prete, io mi sento prete. Il vescovo mi ha rimosso con un decreto ai primi di questo mese. Ho fatto ricorso alla Sacra Rota, vedremo. Nel frattempo vado dritto per la mia strada».
Da prete innamorato.
«Sì. Che ci posso fare se amo una donna? Per questo, solo per questo, dopo 16 anni da sacerdote mi ritrovo sfrattato, senza Tfr e senza salario. Dove vado?»
Il vescovo un’idea ce l’ha di sicuro.
«Invece resto. Anche perché ha voluto ascoltare solo quattro beghine e nemmeno un teste a difesa».
Perché quattro beghine ce l’hanno con lei?
«Mi rimproverano un peccato gravissimo: concedere una sala della comunità per corsi di ballo, yoga, dibattiti. Dovrebbe essere utilizzata esclusivamente per il catechismo».
Come sono i suoi fedeli?
«Operosi, solidali, laboriosi, altruisti. C’è anche qualche talento culinario e artistico. Il livello culturale non è alto ma nella media che si registra da queste parti dove tutti o quasi iniziano a lavorare da giovanissimi».
Quanti sono i veri cristiani?
«Almeno il 50 per cento. Non è poco, vista l’Italia di oggi».
Minacce?
«Molte. Lettere e telefonate anonime. In modo più o meno sbrigativo, mi invitano a levare le tende».
E lei?
«Resto».
Intanto va in tivù e scrive un libro: non è che vuol fare il prete tronista?
«Non amo affatto il protagonismo e i valori che ispirano la civiltà delle veline. Ma non posso neppure star zitto e subire».
Fino al martirio, insomma.
«Macché. La verità è che sto solo anticipando i tempi. Prima o poi la Chiesa di Roma dovrà riconoscere la realtà dei separati e dei divorziati, la realtà dei preti innamorati. Se per ottenere questo bisogna pagare un prezzo, eccomi, son qui».
21/10/2007 11:20 – fonte: unionesarda.it

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Don Sante lascia…

(Ri.Ba.) Don Sante lascia (o "dovrebbe" forse è il caso di dire dopo quanto visto fino ad oggi) la parrocchia. E a deciderlo sono stati proprio i suoi parrocchiani. Ieri sono state infatti depositate in Curia le ormai famose 40 firme contro il parroco ribelle. Ma sembra quasi che don Sante sia destinato ad andarsene da vincitore. Non a seguito del braccio di ferro con il vescovo ma sulla base di una regola imposta da lui stesso all’indomani della prima conferenza stampa: "Me ne andrò solo quando almeno 40 degli 800 parrocchiani di Monterosso mi chiederanno di farlo". Ed ecco avverata la richiesta. "Almeno con questo ho ottenuto un risultato – ha commentato don Sante – si è passati da una monarchia assoluta ad una oligarchia di 40. Non è ancora democrazia ma almeno la strada è stata imboccata". Ma don Sante non farà le valigie prima di fine anno. L’ultima votazione popolare (quella dello scorso 4 settembre) aveva infatti valore trimestrale. E intanto alla prima "udienza" del processo penale-amministrativo avviato ieri in curia don Sante non si è nemmeno presentato. "Non voglio perdere tempo, la sentenza è già fatta – ha spiegato – poi non mi piace vedere il vescovo arrabbiato (seguendo la sua storia verrebbe da pensare proprio al contrario, ndr). Di certo qualche superiore gli ha fatto passare dieci brutti minuti in questi giorni". E nel frattempo emergono altre rivelazioni. La Curia avrebbe infatti raccolto nuove prove che dimostrerebbero che don Sante avrebbe costretto al silenzio diverse persone e avrebbe violato il segreto professionale. In questi giorni a Padova è arrivata anche una commissione speciale da Roma per tentare di "aiutare" il vescovo a mettere la parola fine sulla vicenda.

fonte: ilgazzettino.it

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