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Spagna: programma Podemos come l’Ikea

Programma Podemos modello catalogo Ikea: è l’ultima trovata degli attivissimi strateghi mediatici del partito ‘post-indignados’ spagnolo in vista delle politiche anticipate del 26 giugno, dove spera di realizzare uno storico ‘sorpasso’ sui socialisti del ‘vecchio’ Psoe di Pedro Sanchez.
La formazione ‘viola’ ha presentato oggi il proprio programma con un opuscolo, di cui la stampa di Madrid ha sottolineato le somiglianze col catalogo della celebre multinazionale svedese del mobile. In copertina e nelle pagine interne molte foto, con i principali leader del partito, a cominciare dal segretario Pablo Iglesias, seduti in salotti, camere da letto o cucine modello Ikea, o intenti a stendere il bucato o preparare la cena, mentre spiegano le proposte del partito. Gli ultimi sondaggi confermano la tendenza al ‘soprasso’ sul Psoe e danno il partito di Iglesias al secondo posto, col 25% circa, dietro al Pp del premier uscente, attestato attorno al 29%, mentre il Psoe non supera il 22% e Ciudadanos il 16%.

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Esteri POLITICA Riad rompe relazioni diplomatiche con Iran
Gen04

Esteri POLITICA Riad rompe relazioni diplomatiche con Iran

Resta alta la tensione nel Golfo Persico. L’Arabia Saudita sunnita ha rotto le relazioni diplomatiche con l’Iran sciita, acuendo la crisi interconfessionale apertasi nell’Islam all’indomani dell’esecuzione dell’imam sciita Nimr al Nimr in Arabia Saudita. Quest’ultima ha innescato proteste nei Paesi musulmani dove è forte la presenza degli sciiti, e in particolare in Iran dove sono state date alle fiamme l’ambasciata saudita a Teheran e il Consolato a Mashad. Lo ha anunciato il ministro degli Esteri Said, Adel al Jubeir che ha anche detto che entro 48 ore tutti i diplomatici iraniani dovranno lasciare l’Arabia Saudita e ha accusato Teheran di incitare alla rivolta interconfessionale i msusulmani nella regione.

L’Iran accusa l’Arabia saudita di alimentare la tensione nella regione. Riad, ha affermato un portavoce del ministero degli Esteri, “è alla ricerca della crisi e tenta di risolvere i propri problemi interni esportandoli”. “Decidendo di rompere le relazioni diplomatiche”, aveva affermato in precedenza il viceministro Hossein Amir Abdollahian, l’Iran “non potrà far dimenticare il grande errore commesso giustiziando un religioso”. Il riferimento è all’esecuzione di Nimr al-Nimr, leader degli sciiti nel regno saudita, giustiziato con altri 46 uomini ritenuti legati al terrorismo e ad al-Qaeda. Intanto stamani un poliziotto saudita è stato ucciso nella città dell’est da cui proveniva il religioso sciita giustiziato. A dare la notizia è stata l’agenzia di stampa ufficiale saudita, Spa, definendo l’accaduto un “atto terrorista”. (AGI)

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Vatileaks 2, Chiarelettere e Feltrinelli si difendono dalle accuse del Vaticano: “Sono libri seri, non temiamo il blocco”
Nov03

Vatileaks 2, Chiarelettere e Feltrinelli si difendono dalle accuse del Vaticano: “Sono libri seri, non temiamo il blocco”

Tradimento e possibile censura. Due categorie pesantissime segnano Via Crucis eAvarizia, i libri in uscita dei giornalisti Gianluigi Nuzzi e di Emiliano Fittipaldi scritti – secondo la Santa Sede – grazie “alla consegna di documentazione riservata”, che ha portato all’arresto della commissaria Chaouqui e di monsignor Balda. Alle accuse e alla minaccia, Chiarelettere e Feltrinelli oppongono “la serietà” del loro lavoro, e “tranquillità” che le opere non saranno bloccate.

La Santa Sede non usa mezze misure. I due libri “sono frutto di un grave tradimento della fiducia accordata dal Papa”. Un’operazione “in cui risvolti giuridici ed eventualmente penali” sono oggetto di riflessione in Vaticano “in vista di eventuali ulteriori provvedimenti”, anche tramite cooperazione internazionale. Il che, tradotto alla lettera, porterebbe a provvedimenti contro la pubblicazione dei libri stessi.

“Difendiamo il cosiddetto Vatileaks 2”, dichiara ad Huffpost Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere. “Via Crucis non è il primo libro che Gianluigi Nuzzi fa sul Vaticano. Ne ha già fatti due (Sua Santità e Vaticano Spa, ndr). Con questo non facciamo altro che continuare il lavoro, la pubblicazione dei documenti per rendere trasparente il potere in Vaticano. Un servizio per tutti i cattolici che credono che il nostro sia un lavoro utile per Francesco, che si sta battendo per far cadere le incrostazioni di potere. Il libro di Nuzzi è fatto in questo spirito.”

Insomma per Chiarelettere, non ci sarebbe dissonanza con lo spirito del papato di Francesco. “Sono liberi di pensarla diversamente, ma noi facciamo solo il nostro lavoro. Davanti a documenti veri e verificati, pubblichiamo. Non ci poniamo possibili conseguenze, non facciamo politica”. Anzi, sottolinea Fazio “a differenza di altri scandali di questo paese, in questo caso c’è il ruolo di questo papa che si sta battendo per un reale cambiamento della struttura della Curia, uno spirito che prima non c’era mai stato”.

Entrambe le case editrici assicurano massima tranquillità anche rispetto a possibili azioni legali contro la pubblicazione. “Non temiamo problemi. – fanno sapere dalla Feltrinelli – Come editore siamo tranquilli della professionalità del nostro autore”.Avarizia, un saggio sul patrimonio economico della chiesa di Francesco, sull’otto per mille, sui soldi delle offerte, sullo Ior e tutto quello che collega l’universo ecclesiastico al denaro, “è un’inchiesta giudiziaria non un libro scandalistico, fondata sul massimo scrupolo, sul rispetto della deontologia professionale e su documenti reali. Inchiesta che riteniamo aiuterà il processo di pulizia in corso grazie a Francesco all’interno della Chiesa”.

“I tempi per bloccare la diffusione non ci sono”, rassicura il direttore editoriale di Chiarelettere. Il 5 novembre i libri arriveranno nelle librerie. Bloccarli mi sembrerebbe molto difficile, i provvedimenti giudiziari non sono mai così veloci”.

in http://www.huffingtonpost.it/

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Gaza, il 16 luglio fiaccolate di pace in ogni città italiana. Mai più vittime! Per libertà e giustizia in Palestina e Israele

Di fronte alla nuova guerra in corso nella Striscia di Gaza, un folto gruppo di associazioni che fanno capo a Rete della Pace, Controllarmi  Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci e Tavolo Interventi Civili di Pace ha lanciato un appello per il cessate il fuoco e per chiedere alla comunità internazionale di adoperarsi per la pace in quella martoriata terra : «Chiamiamo uomini e donne che credono nella Pace e nella nonviolenza a mobilitarsi Mercoledì 16 Luglio 2014, organizzando e partecipando nella propria città alla FIACCOLATA per la Pace, la libertà, la giustizia in Palestina e Israele. Ogni morte ci diminuisce, ogni uomo, donna, bambino ucciso pesa sulle nostre coscienze. Vogliamo vedere i bambini vivere e crescere in pace non maciullati da schegge di piombo».

Le coalizioni delle associazioni pacifiste italiane chiedono: «Che cessino immediatamente il fuoco, le rappresaglie e le vendette di ogni parte; Che la politica e la comunità internazionale assumano un ruolo attivo e di mediazione per la fine dell’occupazione militare israeliana e la colonizzazione del territorio palestinese, per il rispetto dei diritti umani, della sicurezza e del diritto internazionale in tutto il territorio che accoglie i popoli israeliano e palestinese; Che il governo italiano si attivi immediatamente affinché il nostro Paese e i Paesi membri dell’Unione Europea interrompano la fornitura di armi, di munizioni, di sistemi militari, come pure ogni accordo di cooperazione militare con Israele; Che il nostro governo, oggi alla Presidenza dell’Unione Europea, assuma questi impegni con determinazione e coraggio».

Intanto un gruppo di cooperanti che vive e lavora in Palestina lancia un appello dato 11 luglio)  alla comunità internazionale sottolineando che «Tutto ciò che scriviamo è verificato da testimonianze sul campo e da fonti di agenzie internazionali». Ecco quello che scrivono nel loro drammatico comunicato: Basta con chi fa finta di non vedere. Basta con chi pensa che una partita di pallone sia più importante di un’intera popolazione inerme sotto le bombe…Basta con chi dà del terrorista a un’intera popolazione senza mai aver voluto ascoltare le voci di Gaza. Basta con giornalisti che scrivono articoli comodamente seduti da casa o dalle redazioni a Roma e Milano. Basta con l’equidistanza a tutti i costi. Basta con le condanne bipartisan e con le parole misurate.

Siamo operatori umanitari e condanniamo la violenza verso i civili, SEMPRE. Per questo non possiamo restare silenti dinanzi ad un attacco armato indiscriminato verso una popolazione che non ha rifugi, posti sicuri o possibilità di fuga. Una popolazione strangolata economicamente e assediata fisicamente, rinchiusa in una prigione a cielo aperto.

Non possiamo far finta di nulla. Noi Gaza la conosciamo perché ci lavoriamo, perché la viviamo e lì abbiamo imparato cos’è la sofferenza, ma anche la resistenza. E non parliamo di lancio di razzi: per i circa due milioni di persone che risiedono a Gaza, che vivono da 48 anni sotto occupazione, dimenticate dal mondo, che piangono morti che sono sempre e solo numeri, che subiscono interessi politici sempre più importanti della vita umana… resistere è essere capaci, nonostante tutto, di andare avanti.

Gaza ci ha insegnato semplicemente la dignità umana.

Siamo qui e ci sentiamo inermi e, ancora una volta, esterrefatti perché continuiamo a leggere articoli di giornale che a nostro avviso non rispecchiano la realtà. Non raccontano lo squilibrio tra una forza occupante e una popolazione occupata. Enfatizzano la paura israeliana dei razzi lanciati da Gaza, che condanniamo ma che, fortunatamente, non hanno procurato morti e riducono a semplici numeri le oltre 100 vite spezzate a causa dei bombardamenti Israeliani in meno di tre giorni.

Tutto ciò che scriviamo non è frutto di opinioni personali o giudizi morali; è sancito e ribadito dai principi del diritto internazionale e del diritto umanitario internazionale, che muovono il nostro operato ogni giorno. Riteniamo inaccettabile che la risposta all’omicidio dei 3 coloni, avvenuto in circostanze ancora ignote, sia l’indiscriminata punizione di una popolazione civile indifesa: il diritto umanitario vieta le punizioni collettive – definite crimini di guerra dalla IV Convenzione di Ginevra (art. 33).

Israele ha addossato la responsabilità ad Hamas, attaccando immediatamente la Striscia, causando la risposta dei gruppi palestinesi con il lancio di missili su Israele. Il governo israeliano sostiene di voler colpire gli esponenti di Hamas e le sue strutture militari. E’ davanti agli occhi di tutti che ad essere colpiti finora sono soprattutto bambini e donne. Basta con lo scrivere che Israele reagisce ai missili da Gaza, la verità per chi vuol vederla e i numeri, se non interpretati con slealtà, sono chiari.

Dall’8 luglio, inizio dell’operazione militare “Protective Edge”, Israele ha bombardato 950 volte la Striscia, distruggendo deliberatamente oltre 120 case, (violando l’articolo 52 del Protocollo aggiuntivo I del 77 della convenzione di Ginevra), uccidendo 102 persone (inclusi 30 minori 16 donne,15 anziani e  1 giornalista) ferendo oltre 600 persone, di cui 50 in condizioni molto gravi.

Oltre 900 persone sono rimaste senza casa, 7 moschee, 25 edifici pubblici, 25 cooperative agricole, 7 centri educativi sono stati distrutti e 1 ospedale, 3 ambulanze, 10 scuole e 6 centri sportivi danneggiati. Dall’altro lato, il lancio di razzi da Gaza, secondo il Magen David Adom  (servizio emergenza nazionale israeliano), ha causato 123 feriti di cui: 1 ferito grave; 2 moderati; 19 leggeri; 101 persone che soffrono di shock traumatico.

Di fronte a questi numeri ci sembra intollerabile la non obiettiva copertura di gran parte della stampa internazionale e nazionale dell’attacco israeliano verso la Striscia di Gaza. Per questo riteniamo necessario prendere posizione e ribadire la necessità di riportare l’informazione, sullo scenario militare in corso, alle dovute proporzioni.

Ci appelliamo infine ai responsabili politici in causa e a quanti possano agire da mediatori, affinché le operazioni militari cessino immediatamente e perché si ponga fine all’assedio nella Striscia di Gaza

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La buonuscita ai preti accusati di pedofilia. Con la firma del cardinale

Il cardinale Timothy Dolan avrebbe autorizzato buonuscite da 20mila dollari ai sacerdoti accusati di abusi su minori perché si ritirassero a vita privata e laica. Secondo quanto  scrive il New York Times Dolan avrebbe acconsentito al pagamento di questi soldi quando era arcivescovo di Milwaukee

Dolan è a capo della conferenza episcopale statunitense e all’epoca, interrogato sulla questione, aveva detto che l’accusa era “falsa, pretestuosa e ingiusta”. Ma un documento reso pubblico dagli avvocati delle vittime di abusi avrebbe svelato la firma di Dolan sulle autorizzazioni ai pagamenti.

Secondo  Jerry Topczewski, , un portavoce della diocesi di Milwaukee sentito dal New York Times, i soldi sarebbero stati dati ai sacerdoti per accelerare il processo di “laicizzazione”, che va per le lunghe se un sacerdote si oppone.

I sacerdoti in questione avrebbero anche incassato una pensione da 1.250 dollari al mese e l’assicurazione sanitaria fino a quando non troverà un altro lavoro.

Alcuni esperti su abusi all’interno della Chiesa Cattolica hanno detto che il pagamento di “buonuscite” per accelerare la “laicizzazione” di sacerdoti coinvolti in scandali è una pratica non inusuale.

Il primo caso analogo risale al 1983: in quell’anno padre Franklyn Becker ricevette soldi, pensione e assicurazione sanitaria in cambio dell’addio alla vita ecclesiastica dopo che undici ragazzini lo avevano accusato di abusi.

In tutto, secondo quanto scrive il Nwe York Times, la Chiesa avrebbe pagato oltre 16 milioni di dollari per difendere sacerdoti accusati di pedofilia.

blizquotidiano

31 Maggio 2012 18:20

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