8 MARZO: OGGI PIAZZE ROSA, SCIOPERO GLOBALE PER DIRITTI

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IERI ALTRI DUE FEMMINICIDI. SALVINI: STOP SCONTI DI PENA Sarà un 8 marzo di lotta per reclamare diritti, uno sciopero generale femminista che oggi colorerà di rosa tante piazze italiane e di altri 60 paesi. Ieri una vigilia che ha visto consumarsi due femminicidi nell’arco di poche ore tra Messina e Napoli. Salvini oggi presenta una legge per eliminare gli sconti di pena per le violenze sulle donne.

Riad. Arabia Saudita, tutti gli obblighi per le donne

da Avvenire

Una donna saudita al volante: solo dal 2018 alle saudite è permesso guidare (Ansa)

Una donna saudita al volante: solo dal 2018 alle saudite è permesso guidare (Ansa)

Ecco i principali obblighi cui devono sottostare le donne in Arabia Saudita.

Tutela maschile

La donna saudita è sottoposta alla tutela di un parente maschio (mahram, in arabo) che può essere suo padre, marito, fratello o figlio. Una custodia permanente, anche in caso di violenza domestica. Il tutore non provvede alle necessità della donna, ma le limita, impedendone qualsiasi forma di emancipazione: non può viaggiare, sposarsi, lavorare o accedere all’assistenza sanitaria senza il suo permesso. Nel caso di matrimonio con uno straniero, le donne devono inoltre chiedere l’approvazione del ministro dell’Interno.

Vestiario

La scelta del guardaroba è molto limitata per le donne saudite, che devono indossare sempre l’abaya, un lungo vestito che arriva fino ai piedi, oltre al velo islamico (di cui parla il Corano). Negli anni, è stato concesso solo un minimo margine di libertà sul colore. Un decreto entrato in vigore nel 2012 vieta ai titolari dei negozi di articoli femminili, come cosmetici e lingerie, di assumere personale maschile, portando sì all’ingresso di molte donne nel mondo del lavoro, ma anche alla chiusura di centinaia di piccoli esercizi.

In tribunale

Richiamando alcune norme coraniche, la testimonianza offerta in sede giudiziaria da una donna vale la metà di quella di un uomo. Lo stesso vale per l’eredità che tocca a una donna, dimezzata rispetto all’uomo. Eppure Riad è stata eletta nel 2017 membro della “Commissione Onu sulla condizione delle donne” che ha come compito «la promozione della parità tra i sessi e dell’autonomia delle donne». «È come nominare un piromane a capo dei pompieri», aveva commentato il presidente di “Un Watch”.

Spazi separati

Nel Regno rimangono in vigore norme volte a garantire la completa separazione tra i sessi, a partire dai banchi di scuola. Gli spazi pubblici – come i ristoranti – sono divisi in una sezione dedicata alle “famiglie” a cui possono accedere le donne e una per i soli uomini. Le occasioni in cui le donne possono interagire con uomini diversi dai membri della loro famiglia sono rare. A un recente dibattito sul femminismo svoltosi nella provincia di al-Qassim, gli uomini erano seduti una sala, le donne in un’altra.

Diritti senza diritti

Dal 2013, trenta donne siedono al Consiglio consultivo (Majlis al-Shura) nominato dal re (il 20% del totale), che fino ad allora era composto solo da uomini. Il decreto reale aveva allora parlato di «pieni diritti di partecipazione» ai dibattiti, al pari dei colleghi maschi. Lo stesso, è stato imposto alle donne il rispetto delle regole della sharia, compreso il velo, e l’obbligo di sedersi in posti riservati, ai quali possono accedere solo da un’entrata speciale.

CALCIO DONNE: 3-0 AL PORTOGALLO, ITALIA AL MONDIALE F1

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CANADA, NELLE LIBERE E’ DI VERSTAPPEN IL MIGLIOR TEMPO L’Italia delle donne vola al Mondiale, centrando l’obiettivo fallito dalla Nazionale maschile a novembre. Sette vittorie in altrettante gare: quella decisiva, con il Portogallo, che porta dritto a Francia 2019, è arrivata ieri sera con un netto 3-0. Intanto in Canada si prepara il Gran premio di Formula Uno di domenica. Ieri nelle prove libere Max Verstappen, su Red Bull, ha fatto registrare il miglior tempo, seguito al mattino da Lewis Hamilton su Mercedes e nel pomeriggio dalla Ferrari di Raikkonen. (ANSA)

Donne: “È ora che la Chiesa si metta in loro ascolto”, anche delle mogli dei preti sposati

La priorità per la Chiesa è passare dall’idealizzazione di modelli femminili alla realtà concreta, cioè alle donne in carne e ossa che fanno parte del popolo di Dio. Per questo, forse, più che ad un Sinodo generale sulla donna è meglio pensare a Sinodi locali, nazionali o continentali. D’altro canto le problematiche relative alla donna nella società e nella Chiesa variano a seconda dei contesti. L’ideale in ogni caso sarebbe un Sinodo sui battezzati maschi e femmine, in cui anche gli uomini prendano atto di essere solo metà della storia e della Chiesa. Marinella Perroni, teologa e biblista, fondatrice del Coordinamento teologhe italiane, autrice di numerosi volumi, docente al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma, tocca diversi aspetti del rapporto fra le donne e la Chiesa.

 

Professoressa Perroni, come valuta la proposta di un Sinodo generale sulla donna nella Chiesa avanzata dalla Pontificia Commissione per l’America latina?

«Ho qualche perplessità; mi pare che per la Chiesa la priorità sia quella di mettersi in ascolto di tutte le donne, non soltanto di alcune donne a cui si chiede un intervento stabilito, letto prima, corretto, e via dicendo. Ci sarebbe insomma bisogno veramente di un’ampia discussione che tenga presente le donne, non un’idea, un modello, di donna che sarebbe bene ci fosse dentro la Chiesa cattolica; questa è veramente la perplessità. Mentre invece sarebbe positiva, per esempio, l’idea di un Sinodo per l’America latina all’interno del quale la Chiesa latinoamericana – di cui le donne fanno parte perché sono battezzate e cresimate – s’interroga apertamente ampiamente su cosa significa per le chiese in America latina una partecipazione completa delle donne al popolo di Dio, alle necessità del popolo di Dio».

 

Dunque meglio sinodi locali o nazionali che affrontano il tema?

«Io credo che più il Papa riesce ad andare verso la decentralizzazione più passiamo dall’astrattezza tematica alla concretezza, e più mettiamo a tema anche la questione delle donne. Credo che il documento della Commissione per l’America latina dimostra che il problema preme e non è un problema astratto; per esempio il prossimo Sinodo sull’Amazzonia non può non pensare alla partecipazione delle donne in Amazzonia in quella Chiesa, con quelle necessità. Più liberiamo il discorso del rapporto Chiesa-donna dall’astrattezza, da una idealizzazione della donna, diciamo anche da una retorica di quello che ci si aspetta dalle donne, meglio è. Si tratta di un bagaglio che la cultura attuale sta cercando di purificare da tempo per tornare ai sani registri della realtà. Se invece dobbiamo pensare a 300 uomini di Chiesa che devono discutere del ruolo ideale della donna, esprimo qualche perplessità».

 

Il calo delle vocazioni è un fenomeno generale, tuttavia nel caso della vita religiosa femminile si assiste in diverse parti del mondo ad un crollo. Che segnale è questo?

«Il calo delle vocazioni delle religiose certo rientra nel calo generale delle vocazioni ma fa anche parte dell’esodo delle donne dalla Chiesa, e questo è il problema. Il mondo delle donne è talmente cambiato da circa 150-200 anni a questa parte, ed è talmente in ebollizione, che non si può pretendere di riportarlo all’ordine, di normarlo, di farlo stare dentro le categorie, i modelli precedenti solo un po’ svecchiati. Qui non si tratta di rinnovare il guardaroba, ma di ascoltare le voci femminili, non quelle ammaestrate, ma di andare ad ascoltare correnti di pensieri diversi. Pensiamo a cosa è stato il rapporto fra Vaticano e suore americane, quello è stato un vulnus per il mondo femminile della Chiesa; non è possibile mettere le donne le une contro le altre, le rigide contro le progressiste, non è questa la strada. Uno scisma nascosto delle donne va avanti da decenni».

 

C’è anche un problema di ruoli, sono sempre pochissime le donne ai posti chiave nella Curia vaticana e non solo…

«Ma non è che il problema si risolve con una nomina che diventa lo specchietto per le allodole. Il problema della Chiesa è sistemico a livello di partecipazione; il Concilio Vaticano II ha cominciato a far capire che il problema era sistemico per esempio rispetto ai laici, sulle donne non è che avesse particolari prospettive, nemmeno se ne rendevano conto. Immediatamente dopo, però, a quella dei laici si è andata a sommare la questione delle donne, delle religiose. Questa ebollizione che c’è da decenni ed è stata sempre un po’ silenziata seguendo un’apologetica del femminile che non corrisponde allo sforzo che le donne hanno fatto di creare una cultura, di porre problemi, di pretendere interlocuzioni. Siamo in un mondo nel quale purtroppo – lo dico da donna di fede – sembra si possa vivere benissimo senza Dio. Anche le donne, tutto sommato, fanno presto ad andarsene dalle chiese».

 

Proprio in America Latina, ci sono stati molti esempi di leadership femminili in campo sociale come nella difesa delle popolazioni indigene, non è venuto il momento di valorizzarli?

«Bisognerebbe decidersi a farlo. Se si pensa che al Concilio Vaticano II, 50 anni fa, sono state chiamate alcune donne – in qualità di uditrici – fra le quali anche latinoamericane, di queste una era argentina, la più giovane del gruppo, Margarita Moyano responsabile del Consiglio superiore delle giovani dell’Azione Cattolica; altre erano a capo di grandi organizzazioni, e noi siamo qui a questuare qualche piccolo ruolo dentro la cittadella vaticana. Già la realtà aveva spinto in avanti, ci sono state donne non solo fantastiche per virtù personali ma perché hanno aperto pioneristicamente delle strade nella Chiesa cattolica e avevano anche un seguito notevole. Purtroppo se non si prendono sul serio i movimenti storici a un certo punto si sbatte contro il muro. E credo che su alcune cose si sia tornati indietro».

Il Papa di recente, proprio in America Latina, ha denunciato il “machismo”, ha parlato di “femminicidi” , in questi anni ha toccato più volte la questione femminile…

 

Il magistero di Francesco sulle donne è importante, il Papa certamente ha toccato vari punti in diverse occasioni; per esempio quello dell’ingiustizia sul piano retributivo per il lavoro delle donne, poi quando è andato nelle Filippine, nel 2015, e ha detto che non si devono fare figli come conigli, sono tutte “pizzicate” molto centrate. Un’altra cosa che ha solo adombrato ma si tratta di un aspetto fondamentale è cominciare il discorso sui maschi e non solo sui “machi”. Il giorno di San Giuseppe ha tirato su un lembo che magari lo sollevasse d’imperio. Sono infatti 200 anni che le donne cercando di capire chi sono, cosa vogliono, cosa possono dare alla storia, cosa gli è stato negato, si sono messe in movimento. Ma i maschi si vogliono mettere in movimento? Finché i maschi non riconoscono la loro parzialità il problema non si affronta fino in fondo. Io farei un Sinodo sui battezzati maschi e femmine per capirci. Aprirei la questione dei maschi, perché o i maschi accettano di essere una parte dell’umanità e allora si capiscono dentro l’umanità come una parte, oppure siamo sempre alla pretesa di parlare delle donne, sopportare le donne, aver pazienza che le donne facciano i loro percorsi».

 

Nel documento della Pontificia Commissione per l’America Latina si parla di paternità responsabile, di superamento di comportamenti sessuali irresponsabili…

«Dire queste cose lì, in America Latina, parlare di paternità responsabile, significa rifondare il mondo. Mi sento di dire però che non possiamo generalizzare, in questa parte del mondo non c’è lo stesso problema di irresponsabilità sessuale, noi abbiamo un altro tipo di problematica del maschile e del femminile. Quindi credo che sia estremamente importante declinare la questione a livello locale, sinodale, e dare la parola ai soggetti reali, alle donne reali».

 

Se dovesse indicare delle priorità su questo tema, delle urgenze cui mettere mano, da cosa comincerebbe?

«Vorrei, per esempio, che tutta la storia del femminismo con le sue luci e le sue ombre, perché non esiste una storia senza luci e ombre, non è che la storia della Chiesa sia meno problematica della storia del femminismo, diventasse patrimonio condiviso, con tutto quello che ha significato. L’ascolto delle donne è fondamentale. Invece la nostra Chiesa si è ostruita alla possibilità di fare patrimonio di tutto questo, certo valutando, discernendo, ma soprattutto cercando di capire. Al contrario il femminismo l’ha rifiutato, per altro le prime critiche alle questioni di “genere” sono venute dalle femministe non dalla Chiesa, allora se sapessero un po’ di cose si ragionerebbe diversamente, c’è troppa ignoranza su tutto ciò che riguarda il pensiero delle donne costruito in questi decenni. Finché nella Chiesa non diventa patrimonio condiviso una certa conoscenza si deraglia inevitabilmente. L’altro giorno parlavo con un sacerdote, un professore, che fa lui il corso di Teologia femminista e ho detto: finalmente, questo è un segno di futuro, perché mica devono essere solo le donne a parlarne; è come se dicessimo della storia del Risorgimento ne parlano solo i garibaldini, non è possibile, ne parlano tutti, è storia, è vita. Un po’ più di coraggio e di conoscenza prima di difendersi e di attaccare».

 

Si parla molto delle riforme di Francesco, in questo campo cosa auspica?

«La riforma prima promossa dal Papa è la riforma delle coscienze, dei comportamenti, degli orientamenti di fondo. Ecco, io ci aggiungerei una riforma del coraggio, la volontà di assumere la storia, di conoscerla, e non di trincerarsi; e questo Francesco lo dice in tutti i modi: una Chiesa che si trincera, non capisce niente, fa solo del male, non c’è da trincerarsi, c’è bisogno di stare nel mondo e di capirlo».

vaticaninsider

“Il Prete È Tutto Mentre La Suora Non È Niente Nella Chiesa”. Le Suore Contro Lo Sfruttamento Nasce il Manifesto per le donne della Chiesa

Donne Chiesa Mondo, la rivista mensile dell’Osservatore Romano denuncia in maniera aperta e senza troppi giri di parole lo sfruttamento del lavoro delle suore all’interno del sistema clericale. Nel numero di marzo un articolo molto approfondito spiega la condizione delle donne nella chiesa.

Il ruolo delle suore sminuito
Le suore si occupano prevalentemente di svolgere lavori domestici nelle case di prelati e cardinali o presso istituzioni scolastiche e ambulatori. Il loro lavoro non viene quasi mai retribuito e in ogni caso non è regolamentato.
Non vi è meritocrazia. Lo svilimento della professionalità delle suore, anch’esse donne alle prese con un mondo ancora e in una condizione gerarchica maschile, per non dire maschilista. Le testimonianze riportate nell’inchiesta sono per lo più di suore che operano all’estero ( Francia, Africa, Asia) ma la problematica, come anche specificato, esiste anche in Italia. Le suore e il loro lavoro è sempre stato storicamente ritenuto come un’opera di volontariato, che non necessitasse alcuna professionalità particolare.

Il clericalismo uccide la Chiesa
Questa mentalità e arcaica convinzione ha fatto sì che spesso si siano anche perpetrati dei veri e propri abusi o sfruttamenti gravi nei confronti delle suore. Suor Paule, una delle intervistate dichiara:

Dietro tutto ciò, c’è purtroppo ancora l’idea che la donna vale meno dell’uomo, soprattutto che il prete è tutto mentre la suora non è niente nella Chiesa. Il clericalismo uccide la Chiesa- ha spiegato suor Paule. Suor Paule ha poi detto di aver conosciuto delle suore che avevano prestato servizio per 30anni e che le hanno raccontato come «quando erano malate, nessun prete di quelli che servivano andava a trovarle. Dall’oggi all’indomani venivano mandate via senza una parola. Senza alcun sussidio.
Il cambiamento non sarà facile. Lo dice anche Lucetta Scaraffia al New York Times. Lucetta è la direttrice dell’Osservatore Romano, nonché docente presso la Sapienza di Roma.

Molti prelati non vogliono ascoltare queste cose, perché è più facile avere delle suore che interpretano dei ruoli sottomessi
Manifesto per le donne della Chiesa
Ma qualcosa si muove. Alcune donne di Chiesa hanno scritto il Manifesto per le donne della Chiesa. Questo primo importante scritto, prodotto solo qualche settimana fa in Italia, riporta delle specifiche richieste come il rispetto non solo della persona ma anche delle personali vocazioni e professionalità. Tre, inoltre, i criteri essenziali per far sì che queste suore e donne senz’altro coraggiose si mettano a disposizione della Chiesa:

– Assertività: non temiamo di proporre, di chiedere riconoscimento per ciò che facciamo e portiamo alla comunità

– Libertà: il nostro agire non è finalizzato a conquistare posti di prestigio e questo ci mette in condizioni di non ricattabilità

– Alleanza femminile: là dove siamo e tra noi scegliamo di essere alleate delle sorelle che incontriamo e soprattutto di non cadere nella rivalità tra donne per ottenere l’approvazione maschile.

Non ambiscono a posizioni di potere, e lo specificano nello scritto. E proprio per questo non sono ricattabili.

ultimavoce.it

Papa Francesco, dopo le suore anche le donne di Voices of Faith lo criticano: «Non fa niente contro il maschilismo»

Città del Vaticano – Non ci sono solo le suore a sparare a zero sul Vaticano perché vengono spesso trattate come sguattere o come colf, al di là dei titoli di studio. Stavolta ad alzare il tiro e accusare Papa Francesco di non fare molto per abbattere l’altissimo tasso di maschilismo nella Chiesa ed aprire le porte alle donne, è Voices of Faith, l’organizzazione internazionale che quest’anno è guidata da Mary McAleese, ex presidente della Repubblica di Irlanda, che ha promosso per l’8 marzo prossimo una conferenza dal titolo «Perchè le donne hanno importanza» che si terrà  nell’aula della Curia dei Gesuiti. Al centro della amara riflessione il fatto che in questi cinque anni a parte la nomina di qualche sottosegretaria in dicasteri meno importanti, non ci sono state inclusioni importanti, né svolte di livello. Sicchè anche Voices of Faith chiede di mettere fine a questa ingiustizia.

«Oggi – ha spiegato McAleese nella conferenza stampa di presentazione – le donne si chiedono perché la Chiesa sia così lenta nel riconoscere il loro valore, la loro esperienze e le loro capacità . Oggi le donne si chiedono perché la Chiesa non abbia ancora trovato una via per aprire loro l’acceso a ruoli chiave
nella governance e nel ruoli ministeriali. Oggi le donne stanno sollecitando la Chiesa ad incorporare la loro fede, i loro doni, le loro abilità  nelle strutture di autorità  a tutti i livelli. Oggi le donne meritano risposte sul piano di papa Francesco per una presenza più forte delle donne nella Chiesa. Le donne non aspetteranno più».

McAleese parla di promesse non mantenute riguardo al tema delle donne denunciando il sistematico
ignorare la parità  di genere ma ha definito Bergoglio «deludente» anche »per la sua gestione dei casi di abuso sessuale nella Chiesa». A questo riguardo, McAleese ha ricordato le dimissioni di Marie Collins, la donna irlandese vittima di abusi sessuali, ex membro della Commissione per la Tutela dei minori costituita dal Pontefice. «Ha ricevuto talmente tante critiche interne che è stata costretta a dimettersi. Eppure la sua è stata una voce sfidante all’interno della Chiesa che è quello di cui abbiamo bisogno. Le commissioni non servono se non sfidano la Chiesa dall’interno».

Deludente anche l’iniziativa della Commissione sul diaconato femminile. «Sono state le suore a doverla chiedere al Papa, non è venuta da lui e il report della commissione giace da un anno sulla sua scrivania senza che sia stata presa alcuna decisione al riguardo». Sul tema delle donne prete le promotrici di Voices
of Faith hanno detto che non si tratta di essere a favore o contro ma di cominciare a parlarne: «Non sono stati messi sul tavolo nemmeno gli argomenti favorevoli o contrari».

ilmattino.it

La novità. Le donne entrano allo stadio: cade lo storico tabù in Arabia Saudita

Le donne per la prima volta nella tribuna dello stadio di Gedda Ansa

Le donne per la prima volta nella tribuna dello stadio di Gedda Ansa

È un week-end definito «storico», quello in corso in Arabia Saudita, dove da ieri le donne, per la prima volta, possono entrare in uno stadio e assistere a partite maschili di calcio, mentre giovedì è stato inaugurato a Gedda il primo salone dell’automobile dedicato al pubblico femminile, per rimarcare la decisione di porre fine al divieto di guida per le donne (con le prime patenti che dovrebbero essere rilasciate a giugno). In entrambi i casi dietro il via libera di re Salman c’è il pressing del giovane erede al trono, Muhammad Bin Salman con il suo programma di riforme sociali ed economiche.

Lo 'storico' ingresso allo stadio di Gedda Ansa)

Lo “storico” ingresso allo stadio di Gedda Ansa)


L’Autorità generale dello Sport ha indicato i tre impianti che possono ospitare le donne: lo stadio internazionale re Fahd a Riad, lo stadio re Abdullah a Gedda e lo stadio principe Mohammad bin Fahd a Dammam. La primissima partita ieri sera, a Gedda, tra al-Ahli e al-Batin, mentre stasera è in programma l’incontro nella capitale tra al-Hilal e al-Ittihad, giovedì toccherà a Dammam tra al-Ittifaq e al-Faisali. Diecimila i biglietti messi ieri a disposizione per la sezione riservata a donne e famiglie. La segregazione per sessi, che caratterizza l’islam sunnita wahhabita in vigore nel regno, è rigidamente osservata anche negli stadi.

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Molestie, 4 donne accusano il regista Paul Haggis

Quattro donne accusano il regista Paul Haggis, premio Oscar per il film ‘Crash’, di molestie e stupro. Le accuse di tre delle presunte vittime sono emerse – riferisce la Ap – grazie a una causa civile intentata da un’addetta alle pubbliche relazioni che afferma di essere stata violentata. Una delle tre nuove accusatrici dice che Haggis la costrinse ad un rapporto di sesso orale e poi la stuprò. Le accuse sono state respinte dal legale del regista.

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Violenza donne: campagna shock Tunisia Ritratte di spalle, vittime dell’indifferenza della società

Le strade di Tunisi e delle principali città del Paese sono tappezzate da manifesti che ritraggono, secondo lo stesso schema, una donna fotografata di spalle con una scritta che spiega quanto le accade e quel che la gente pensa di lei. Ecco alcuni esempi: giovane donna violentata, (finirà per dimenticare) – donna molestata sul luogo di lavoro (altre meno fortunate sono disoccupate) e ancora donna aggredita dal marito (è il destino che ha voluto così). Si tratta della campagna di sensibilizzazione “Faddina”, lanciata dal Fondo dell’Onu per la Popolazione (Unfpa) nell’ambito della lotta contro le violenze alla donne per denunciare luoghi comuni della società che riguardano la donna, e che ha suscitato in Tunisia un’ondata di commenti negativi sui social network ma anche da parte alcune associazioni a difesa dei diritti delle donne, costrette a riflettere sulla reale situazione femminile in un paese dipinto con la legislazione più avanzata in materia rispetto a tutti gli altri paesi arabi e maghrebini.

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