Roma «Abusi su una suora, Padre Salonia a processo»

Giovanni Salonia

Il Messaggero

Ci sono certe ferite destinate a non guarire. Mai. Una suora abusata da un sacerdote rischia di ammalarsi nell’anima, di precipitare in un tunnel senza luce, fino a non vedere più nemmeno Dio. Sono passati quattro mesi dal summit in Vaticano sugli abusi che un caso emblematico riaffiora dalle sabbie mobili grazie alla magistratura italiana. La Procura di Roma ha deciso di chiedere il rinvio a giudizio per padre Giovanni Salonia, tra i più affermati psicoterapeuti operanti nel mondo ecclesiale, accusato da una suora di violenza sessuale, con l’aggravante, per i pm, di «avere agito per motivi abietti». 

IL PERSONAGGIO
Salonia, appartenente all’Ordine dei cappuccini, con alle spalle amicizie importanti, tra cui l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, si è sempre proclamato innocente. «Nella veste di psicoterapeuta e nello stesso tempo di sacerdote – si legge nel capo di imputazione – costringeva la sua suora, sua paziente, a compiere e subire atti sessuali» in diverse incontri tra il 2009 e il 2013. L’incidente probatorio, disposto a marzo dal Tribunale, deve avere fugato ogni dubbio al magistrato che ha ritenuto necessario richiedere il processo. Se la giustizia italiana avanza, esaminando quanto accaduto per arrivare a una sentenza, la giustizia vaticana sembra essersi inceppata. 
SEGNALAZIONI
Naturalmente alla Congregazione per i Religiosi il dossier era arrivato puntuale, corredato da diverse segnalazioni interne. Le vittime per il Vaticano sarebbero tre, per fatti avvenuti anni addietro. Ma come spesso succede al di là del Tevere molte carte finiscono in una specie di limbo. 
Due anni fa Papa Francesco era intenzionato a promuovere Salonia vescovo ausiliare di Palermo, dietro sponsorizzazione di Lorefice. L’investitura era già pronta poi ad un tratto è saltata la promozione. Il Pontefice aveva cambiato idea. In genere, in Vaticano, queste cose accadono solo davanti a informazioni interne ritenute gravi. In quei giorni Salonia diffondeva una lettera spiegando ai fedeli di aver rinunciato volontariamente all’incarico per non creare problemi al Papa. I religiosi che avevano denunciato in Vaticano certe anomalie sul frate, venivano messi da parte nelle strutture ecclesiali palermitane, accusati di calunnia. A difesa di Salonia si era mosso anche il ministro della Sicilia dei cappuccini («Le accuse sono infondate e inconsistenti»). A questo punto Papa Francesco ha convocato a Roma il generale dei cappuccini per chiedere provvedimenti su Salonia. Da quel momento, inspiegabilmente è iniziata la sua riabilitazione. 
L’Antonianum, come altre università cattoliche, lo ha chiamato a tenere lezioni e master, la San Paolo gli ha pubblicato un volume (con prefazione del Papa) sulla vita del beato Puglisi. 
PIETRA D’ANGOLO
A mettere a tacere definitivamente tutto è stato un incontro il 15 settembre 2018 a Palermo durante la visita del Papa. Nel palazzo arcivescovile, il vescovo Lorefice ha presentato padre Salonia a Francesco. Un saluto breve con foto di rito, ma sufficiente a garantire al sacerdote una nuova luce. La notizia del rinvio a giudizio è rimbalzata in Vaticano amareggiando diverse persone. Una suora, in particolare, si è ricordata delle parole coraggiose che a febbraio, al summit sugli abusi, sono state pronunciate da suor Veronica Openibo, superiora generale della Società del Santo Bambino Gesù, davanti al Papa: «Al presente viviamo uno stato di crisi e di vergogna. Abbiamo gravemente offuscato la grazia della missione di Cristo. È possibile per noi passare dalla paura dello scandalo alla verità?».
Certo dell’innocenza di Salonia è il suo avvocato, Pier Paolo Dell’Anno: «Dimostreremo l’infondatezza dell’accusa. L’eccentricità del lungo tempo trascorso tra il termine della terapia e la denuncia, più di quattro anni; la riconosciuta efficacia della stessa, sia da parte della religiosa, che anche da professionisti terzi, e infine la circostanza che vede totalmente taciuto l’asserito abuso, nonostante negli anni intercorsi dopo il termine della terapia la suora sia stata, per di più, seguita da varie figure professionali».

Un prete dei poveri a Palermo: Francesco batte la vecchia curia

Bergoglio vuole don Lorefice, parroco a Modica, come nuovo arcivescovo di Palermo. Ha scritto un libro sulla «chiesa povera e dei poveri». Battuti i cardinali Ruini e Re, che hanno per mesi sponsorizzato i loro candidati alla Congregazione dei vescovi

Un prete dei poveri a Palermo: Francesco batte la vecchia curia

Mentre i giornali inventano malattie e gli oppositori più conservatori cercano di evitare che il sinodo sulla famiglia approvi “mozioni” che si discostino eccessivamente dalla dottrina tradizionale, papa Francesco continua senza sosta la sua azione di spoil system della vecchia curia italiana.

E così, a sorpresa, sembra che abbia deciso che nuovo arcivescovo di Palermo, sede pastorale di grande rilievo e delicatezza, debba essere assegnata a don Corrado Lorefice. Un prete sconosciuto alla cronaca e ai palazzi romani, da sempre vicino alla gente e lontana dagli intrighi vaticani, che – grazie all’appoggio di fedelissimi come don Luigi Ciotti e monsignor Nunzio Galantino – sembra aver battuto la concorrenza spietata di altri candidati sulla carta più accreditati come l’ex numero tre della Cei Domenico Mogavero e l’arcivescovo di Monreale Michele Pennisi, sponsorizzati da pezzi grossi della Conferenza episcopale italiana come Giovanni Battista Re e Camillo Ruini.

Se non ci saranno intoppi Don Lorefice potrebbe essere proclamato arcivescovo di Palermo tra qualche giorno. Parroco nella chiesa di San Pietro a Modica e vicario episcopale per la pastorale nella diocesi di Noto, Lorefice ha colpito Bergoglio per la sua attenzione verso gli ultimi. Qualche hanno fa Lorefice ha pubblicato un libro su “Dossetti e Lercaro: la chiesa povera e dei poveri”, analizzando gli interventi del cardinale Giacomo Lercaro del 1962, anno in cui il presule ex arcivescovo di Bologna chiese con forza al Vaticano di tornare al mistero del Cristo povero.

L’iter della nomina dell’arcivescovo che sostituirà monsignor Paolo Romeo (coinvolto nello scandalo Vatileaks, nel 2011 profetizzò la morte di Benedetto XVI, fortunatamente ancora vivo e vegeto) è stata lunga e complessa. Per 18 mesi la Congregazione per i vescovi, organo deputato a presentare al papa le terne per la nomina di tutti i vescovi, ha subito infatti pressioni di ogni tipo, affinché nella short list della prestigiosa sede fossero presenti i candidati preferiti dalle varie fazioni.

I ritardi nella scelta finale sembrano siano stati causati dall’assenza, in un primo tempo, di un nome vicino ai desiderata della Cei. Re, che è anche prefetto emerito della Congregazione e da sempre abile gestore di nomine vescovili – e Ruini avrebbero chiesto a Francesco di chiedere alla Congregazione di effettuare un’inchiesta aggiuntiva (l’organismo sceglie la terna attraverso importanti cardinali, vescovi e sacerdoti siciliani). Una concessione che Bergoglio, alla fine, ha elargito. Ma solo per quietare la curia romana: alla fine la decisione finale – quella di premiare un prete con una forte esperienza pastorale – non è cambiata di una virgola.

Senza sorprese dell’ultima ora, sarà quindi don Lorefice a guidare una realtà importante come Palermo, che tra patrimonio e partecipazioni a vari enti gestisce enorme potere a cui la vecchia guarda rischia di dover rinunciare. Lentamente, la rivoluzione di Francesco va avanti.

L’espresso