Preti australiani rilanciano il dibattito sul celibato sacerdotale

La questione del celibato obbligatorio per i preti è tornata di nuovo al centro del dibattito ecclesiale in Australia.

Alla fine di gennaio è stato infatti reso pubblico un documento preparato dal National council of priests (Ncp) per il Sinodo dei vescovi che si terrà a Roma il prossimo ottobre.

In una lettera di tre pagine, l’associazione, che raggruppa la maggior parte dei preti australiani, ha chiesto al Vaticano di rivedere l’obbligo del celibato sacerdotale.

E’ stata soprattutto una frase ad aver attirato l’attenzione dei media: «Il sacerdozio è un dono, e così lo è il celibato, ma non sono lo stesso dono».

Tuttavia, come ha sostenuto sul quotidiano The Age Martin Dixon, prete di Melbourne e membro del comitato esecutivo dell’Ncp, l’intenzione non era tanto quella di riaprire una discussione teologica sul significato del celibato in sé, ma la preoccupazione di rendere meno ardua ai fedeli cattolici la possibilità di partecipare e ricevere l’Eucaristia.

Infatti, sottolinea padre Dixon, nonostante una lieve crescita nel numero dei seminaristi registrata alla fine del 2004, «nel giro di vent’anni la Chiesa in questa città avrà solo un quarto del numero dei preti necessario per offrire un adeguato servizio sacerdotale.

Non dimentichiamoci inoltre che la maggior parte del clero ha un’età compresa fra i 55 e i 75 anni».

Fra i tanti segnali d’allarme, un documento di una commissione pastorale dell’arcidiocesi di Brisbane ha evidenziato recentemente che il numero dei preti diocesani diminuirà del 25 per cento entro il 2011, in una zona in cui la presenza dei cattolici continua a crescere per via delle emigrazioni interne. E su questo sfondo che va interpretata la presa di posizione dell’Ncp.

La richiesta di ridiscutere il celibato sacerdotale al prossimo Sinodo dei vescovi è già stata accolta favorevolmente dal vescovo ausiliario di Canberra e Goulbum, Pat Power, e dal vescovo della diocesi rurale di Wagga Wagga, Gerard Hanna.

Inoltre, un editoriale di tenore simile è stato pubblicato anche dal Catholic Leader, l’organo ufficiale dell’arcidiocesi di Bdsbane.

Di parere contrario invece l’associazione “rivale” dell’Ncp, The australian con fraternity of catholic clergy, che vede l’obbligo del celibato come «testimonianza unica di servizio totale a Cristo e testimonianza della vita che deve venire».

Infine, ha sorpreso la reazione dell’arcivescovo di Sydney.

Membro lui stesso dell’Ncp, il cardinale George Peli ha dichiarato di approvare la maggior parte di quanto scritto nel documento al centro del dibattito, concludendo enigmaticamente:

«Ci sono molte stanze nella casa del Padre».

(in  JESUS, n.  3 MARZO 2005, pag. 41)

Approfondisci

Abolizione celibato – preti sposati: una proposta, grande raduno in piazza S. Pietro

Per non dimenticare pubblichiamo quanto abbiamo scritto alla vigilia della manigestazione organizzata a San Pietro per i preti sposati a luglio del 2006.

La redazione del sito della nostra associazione di sacerdoti lavoratori sposati ha raccolto, negli ultimi giorni, messaggi di posta elettronica che invitano a organizzarci per protestare anche per quanto sta avvenendo “dentro la chiesa cattolica latina.

Questa enfatizzazione del papa polacco prima da vivo ed ora da morto con la sua beatificazione, ci sembra sia l’ennesimo colpo del vaticano per archiviare chi ha gravissime responsabilità davanti all’umanità che non sa, o sa molto poco.

Ci chiediamo se non sia giunto anche per noi il tempo di scendere in piazza come le Ladriu di Piazza di Maggio!

Cerchiamo la mobilitazione di tutte le forze cattoliche dissidenti al vaticano per scendere in piazza per una protesta non solo formale, ma sostanziale” (comitato preti sposati nord Italia).

Si propone un grande raduno in Piazza San Pietro. “Un’idea ottima, perché solo la visibilità rende reali le cose… Ma perché non si tramuti in un buco nell’acqua, in un insuccesso che diverrebbe pietra tombale sull’argomento, la presenza in piazza deve essere massiccia, internazionale. E/o qualificata. Insomma: o nomi di richiamo (un buon numero di persone note che hanno subìto l’istituizone), oppure grande massa. Meglio ancora entrambe le situazioni. Allora sì che sarà assicurato un servizio di stampa (giornali e altri media insieme). Distribuire prima alla stampa, con l’avviso della manifestazione, un dossierino o un documento breve, puntale, efficace, d’impatto, e contattare uno per uno (beh, un certo numero, ma personalmente) i gironalisti. In piazza distribuire lo stesso dossierino o documento ai passanti, ai turisti. Detto ciò, sono convinta che la piazza non ve la daranno, intendo quella al di là delle transenne d’ingresso. Ma c’è sempre lo spazio fra via della Conciliazione e le transenne: giornalisticamente risulta sempre piazza san Pietro” (E.C.).

Approfondisci

Nuove minacce contro Microsoft. Da un prete

Si ritiene un soldato di Dio e si appella ai credenti delle diverse religioni perché acquistino azioni Microsoft e costringano l’azienda a rivedere le proprie politiche, quelle che foraggiano i diritti dei gay

Redmond – Torna alla carica il reverendo Ken Hutcherson, pastore della Antioch Bible Church di Redmond, dove ha sede Microsoft. E proprio con Microsoft se la prende, rinnovando l’appello ai fedeli di tutte le confessioni di darsi da fare, entrare nel capitale azionario dell’azienda, e cancellare qualsiasi appoggio di Microsoft alla comunità gay, avversario ultimo della sua azione religiosa.

Il reverendo militanteHutcherson, che tenta di mobilitare il popolo dei credenti ormai da più di un anno senza grande successo, ha sollevato una certa attenzione quando nei giorni scorsi è intervento all’assemblea degli azionisti di Microsoft presentandosi loro come il "peggior incubo di questa azienda", proprio perché focalizzato sull’acquisizione di azioni per modificare radicalmente le policy della società fondata da Bill Gates.

Conservatore, riferimento spirituale per una comunità di circa 3.500 fedeli (il sito della sua chiesa va visto), il 55enne Hutcherson ritiene che Microsoft, così come molte delle corporation più importanti degli Stati Uniti, con le proprie azioni spinga gli "interessi omosessuali".

Al Telegraph dichiara di considerarsi "un soldato di Dio" e che quindi "Microsoft non mi fa paura, ho Dio dalla mia parte". "Ho detto loro che devono lavorare insieme a me oppure saranno travolti da una tempesta come non ne hanno mai viste, perché io sono il loro peggior incubo. Sono un uomo di colore con una causa giusta e molti bianchi di potere dietro di me".

"Non mi interessa quanto è grande Microsoft – ha dichiarato – Loro non sono che una piuma nel vento di Dio. L’America è iniziata in pratica con un tea party e Golia, se non sbaglio, fu abbattuto da David, che credeva nella stessa causa in cui credo io. Io intendo inseguire il nuovo Golia con una piccola roccia chiamata titolo azionario e lo farò tremare prima di aver finito (il mio lavoro)".

Perché proprio Microsoft? Perché è la società più in vista tra quelle che a gennaio dell’anno scorso hanno chiesto allo stato di Washington di aggiornare le proprie leggi contro la discriminazione sul posto di lavoro, una rivisitazione delle normative che secondo il reverendo di Redmond favorisce l’omosessualità, da lui considerato un "peccato".  fonte: punto.informatico.it

Approfondisci

OBBEDISCE ANCHE LUI

Io gli avevo creduto: don Aldo aveva assicurato che, anche se il vescovo gli avesse dato un ordine, avrebbe disobbedito. Invece… devo constatare che l’obbedienza continua a fare vittime.

Il vescovo ha ricevuto il parroco di Paderno che è uscito dall’incontro con la promessa di obbedire. Dunque, porta in faccia ai musulmani che si radunano nei locali dell’oratorio.

Vescovi che obbediscono ad esponenti della Lega Nord e parroci che obbediscono ai vescovi: ecco il panorama desolante di una chiesa ufficiale che davvero non sa più che cosa è il vangelo di Gesù di Nazareth.

Riporto di seguito l’articolo comparso su Repubblica di domenica 11 novembre

Il vescovo interviene sull’uso dell’oratorio di Paderno Ponzano concesso ai musulmani. La difesa di don Aldo: "Inutile parlare di dialogo se poi gli sbattiamo la porta in faccia"
La Diocesi di Treviso: "Moschea in chiesa? Non si può fare, il parroco obbedisca"

TREVISO – ”La chiesa parrocchiale di Paderno di Ponzano veneto non è mai stata data alla comunità islamica per incontri di preghiera”. Lo precisa il vicario generale della diocesi di Treviso, monsignor Corrado Pizziolo, intervenendo sulle polemiche relative agli incontri di preghiera dei musulmani di Paderno in un locale adiacente all’oratorio parrocchiale.

Il vescovo di Treviso Andrea Bruno Mazzocato, ha incontrato don Aldo Danieli, parroco di Paderno, per avere chiarimenti circa alcune sue dichiarazioni riprese dai quotidiani di oggi. ”All’interno di un dialogo fraterno e cordiale – si precisa in una nota del vicario generale – don Aldo ha ribadito la sua obbedienza al vescovo e la piena disponibilità a trovare una soluzione al problema”.

L’esperimento di mettere l’oratorio a disposizione dei tanti musulmani che vivono a Ponzano Veneto è di oltre un anno fa. Grazie al parroco della chiesa di Santa Maria Assunta, l’eccezione è diventata regola: ogni venerdì i locali della parrocchia si trasformano in moschea. Scelta unica in Italia che ha fatto insorgere la Lega e il suo leader: "Non credo che chi frequenta quella parrocchia sia felice di quanto accade", ha detto Umberto Bossi.

Ponzano Veneto, regno dei Benetton, ha oltre seicento stranieri (232 famiglie, per la maggior parte dell’Africa settentrionale e dell’Est europeo) su 11.400 residenti. Ecco perché don Aldo, 69 anni, non si è fatto problemi e ha offerto le stanze (l’oratorio con cucina) a circa duecento musulmani, molti di più durante le ricorrenze. "È inutile parlare tanto di dialogo – ha detto il parroco – se poi gli sbattiamo la porta in faccia".

Pubblicato da don Franco Barbero

Approfondisci

Usa: maxi risarcimento a vittima abusi prete pedofilo

WASHINGTON – Ha subito per 5 anni le molestie di un prete pedofilo, ora arriva una compensazione record per un 22enne di Scranton. L’Arcidiocesi della Pennsylvania ha acconsentito a versargli tre milioni di dollari come risarcimento per le violenze subite. Si tratta della più alta cifra mai versata dalla Chiesa a un singolo individuo per un caso di questo tipo. (fonte: Agr)

Approfondisci

Bregantini, uno strano trasferimento

di Nuccio Iovene*,
La decisione di spostare il vescovo di Locri, simbolo della lotta alla criminalità organizzata, alla diocesi di Campobasso non è una buona notizia né per la Chiesa calabrese né per i cittadini. Quali possono essere le motivazioni?

Il trasferimento di Monsignor Bregantini dalla diocesi di Locri a quella di Campobasso non è una buona notizia né per la Chiesa calabrese né per i cittadini calabresi.
Vescovo in un territorio di frontiera, dal 1994 Bregantini è riuscito a diventare concreto punto di riferimento non solo per il popolo dei fedeli. La sua è stata la testimonianza forte di una Chiesa vicina al territorio ed ai suoi bisogni, ma netta nelle scelte di campo contro la mafia e la sua cultura pervasiva, così come contro i ritardi e le ingiustizie di cui la Calabria ha storicamente sofferto.

Trentino di nascita e di formazione, il vescovo ha molto investito nella contaminazione tra storie e realtà diverse, costruendo solide relazioni tra la sua regione d’origine e la locride, e fornendo spunti, aiuti concreti, sostegno alla nascita di cooperative sociali, associazioni di volontariato, reti di solidarietà in una realtà in cui non solo le istituzioni sono deboli, ma anche la società civile drammaticamente lo è. Un investimento di lungo periodo, quindi, non il pronunciamento di un solo giorno, per costruire dal basso le condizioni di una liberazione (così come si chiamava una delle sue comunità): dalle mafie, dal bisogno, dalla disoccupazione, dalla rassegnazione.

Vorrei non si dimenticasse che, prima di Bregantini, il Santuario affascinante della Madonna di Polsi, nel cuore dell’Aspromonte, era il luogo privilegiato dei principali summit di ‘ndrangheta e la Chiesa della provincia era piuttosto quella di Don Stilo, parroco di Africo, così bene descritta nel libro di Corrado Stajano.
Ecco perché il Vescovo è riuscito, passo dopo passo, a conquistare l’affetto ed il sostegno di tanti, ma anche il sospetto di molti, comunque la stima ed il rispetto di tutti.
Ed ecco il perché di tanta amarezza ed incredulità oggi, di fronte all’annuncio del suo trasferimento. Certamente il suo lavoro non poteva considerarsi completato ed il venir meno della sua figura carismatica rischia di mettere seriamente in discussione quanto sino ad ora realizzato.

Quali possano essere le motivazioni che hanno portato le autorità ecclesiali a questa decisione che sa tanto di "normalizzazione" non è dato sapere. Certamente non è il segnale di cui la Calabria e l’Italia avevano bisogno.

*Senatore Sinistra Democratica – fonte: aprileonline.info

Approfondisci

La venerabile impostura: vescovo accolto in cattedrale dopo quasi 100 anni

La Chiesa nissena chiede «perdono» al vescovo Zuccaro  

di walter guttadauria

La Chiesa nissena chiede finalmente “perdono” al suo terzo vescovo, accogliendone la salma in Cattedrale. Parliamo di mons. Ignazio Zuccaro, che guidò la nostra diocesi dal 1896 al 1906 dopo Stromillo e Guttadauro, prima di essere “dimissionato” dal Vaticano. E proprio di fronte il sepolcro del suo predecessore Guttadauro (nella quarta cappella della navata destra) riposerà Zuccaro, che dal 1913 – anno della sua morte – è sepolto nel cimitero di S. Orsola a Palermo. In questi giorni, alla presenza del vescovo Russotto che ne ha voluto la traslazione, sarà fatta la riesumazione della salma, dopodiché i resti verranno raccolti in una cassetta funeraria per essere inumati nella nostra Cattedrale.
Decisamente un “evento” pregno di significati, dunque, che rompe il lungo silenzio con cui la Chiesa nissena “archiviò”, all’epoca, il discusso mandato di Zuccaro, stendendo in pratica un velo di silenzio sulla sua memoria. Ci ha pensato in questi ultimi tempi un laico, Sergio Mangiavillano, a squarciare questo velo, rispolverando la vicenda Zuccaro e analizzando il contesto locale in cui si consumò: tempi difficili segnati da aspre lotte sociali e da una profonda divisione tra il clero locale, con scontri tra fazioni interne alla Chiesa: un tempo di cui quel pastore, contrastato oltre che da una frangia dei suoi preti anche dalla classe padronale e massonica, fu vittima sacrificale: una fine immeritata per chi aveva dato straordinario impulso al movimento cattolico, spendendosi al servizio dell’evangelizzazione e della promozione umana, confrontandosi con le aspettative delle classi meno abbienti, denunciando le piaghe sociali, come lo sfruttamento sul lavoro e l’emigrazione; ma che proprio per questo, forse, pagava sopraffatto dalla calunnia.
Mangiavillano ha concretizzato il tutto in modo, se vogliamo, provocatorio, scrivendo un romanzo-saggio – lui lo definisce così – ispirato al prelato e al suo decennio episcopale. «La venerabile impostura» (Intilla editore) è il titolo del romanzo, che sarà presentato giovedì 8 novembre, alle ore 17,30, nel salone del museo diocesano del Seminario. L’appuntamento è promosso dal Comune e dalla Lumsa (di cui Mangiavillano è docente): interverranno don Vincenzo Sorce, il vice sindaco Fiorella Falci, l’autore e il vescovo Mario Russotto.
S’infrange così, dopo oltre un secolo, il silenzio “ufficiale” della Chiesa nissena, divenuto indifferenza, sulla vicenda Zuccaro (non sono mai state note le motivazioni delle sue dimissioni dopo l’inchiesta del visitatore apostolico Bresciani). E ci voleva uno spirito libero come Mangiavillano, critico, profondamente legato a questa città e alla sua storia, acuto osservatore, per ridare “dignità” a quel vescovo calunniato, pur sulle ali della fantasia: il velo squisitamente storico-religioso spetta ad altri alzarlo. Mangiavillano, nel suo libro, ne ha contestualizzato la vicenda sullo sfondo del difficile scenario locale tra Otto e Novecento, forte del fatto che – spiega nella sua nota – «contrariamente a quanto avviene per lo storico, la libertà e l’alibi della fantasia consentono allo scrittore di romanzi di muoversi senza limitazioni e cautele all’interno di un contenitore, il racconto, in cui, contaminandosi reciprocamente, la storia si avvicina al romanzo e il romanzo si avvicina alla storia. Quello che ho scritto non è un romanzo storico, anche se reali e non inventati sono il protagonista, alcuni personaggi e il contesto che fa da sfondo alla narrazione».
Cambiati i nomi dei luoghi e dei personaggi, eccoci dunque nella Nissa (Caltanissetta) fine Ottocento. Nel 1896, alla morte del vescovo Guttadauro (chiamato Mauro nel romanzo), il successore designato è il palermitano Ignazio Meli (Zuccaro). Il nuovo pastore è accolto con la coreografia di prassi: al suo fianco da quel momento ci sono il vicario generale Palizzi (Giuseppe Polizzi) e il segretario Correnti (Angelo Gurrera): quest’ultimo nel 1896 ha appena 26 anni, solo da due è sacerdote, ma ha già una personalità di spicco e sarà il referente del vescovo nei rapporti col movimento cattolico locale, di cui diverrà capo riconosciuto (peserà anche questo nella “condanna” finale del prelato?).
Mons. Meli-Zuccaro trova un clero scisso tra “leoniani” e conservatori, con contrasti anche di campanile, e comincia pian piano la conoscenza col suo “gregge” con la sua prima visita pastorale del 1897 a Miccichè (Villalba): il resto della conoscenza avviene tra pubbliche funzioni, processioni della settimana santa, ricevimenti baronali con contorno di aristocratiche signore, chiacchiere e prime di una lunga serie di maldicenze, che non risparmiano nemmeno l’aspetto fisico del prelato, alquanto rubicondo, lui che non disdegna qualche cannolo, o qualche sigaro, e si mostra troppo alla mano con i suoi interlocutori: altro che la l’austera e quasi inarrivabile figura del predecessore Mauro-Guttadauro…
Il resto delle maldicenze arriva dal circolo dei nobili di piazza Unità d’Italia (Garibaldi), presieduto da don Nonò Alfano, che giudica sovversivo un vescovo che forza troppo la mano sul versante sociale, che parla in difesa di contadini e zolfatari, che non li vuole sfruttati, sottopagati, emigrati, o… morti disgraziati, come il piccolo Tano, caruso di pirrera. Ma altre critiche, più o meno velate, provengono dallo stesso clero, dal comportamento ipocrita. Meli-Zuccaro passa così i suoi non facili anni, tra eventi vari, come l’erezione del monumento al Redentore grazie all’infaticabile opera del canonico Fulci (Francesco Pulci), o la pubblicazione de «L’Alba» («L’Aurora») coordinata da Correnti-Gurrera. Ma – quasi una congiura ordita ad arte – ecco via via altre accuse farsi strada, dalle simpatie per il “modernismo” di Loisy (un’eresia agli occhi del Vaticano), all’interesse per donne e appalti (del nuovo seminario). La valanga di lettere anonime piovute a Roma fa così scattare la visita inquisitrice del redentorista Bresciani: ma la sensazione è che i giochi siano già stati decisi ancor prima delle sue audizioni, tutte peraltro a favore del vescovo, alfine “dimissionato”. Eccola, dunque, l’impostura, e Mangiavillano riesce a rendere bene l’amaro tramonto del prelato e l’abbandono di Nissa, come molto probabilmente sarà stato nella realtà. fonte: lasicilia.it

Approfondisci

Spediti 4 proiettili al 'prete innamorato'… indimidazioni

Padova, 4 nov. – (Adnkronos) – Quattro proiettili sono stati recapitati venerdì con un pacco a don Sante Sguotti, l’ex parroco di Monterosso (Padova), noto come ‘il prete innamorato’, dopo che aveva annunciato di essere fidanzato.

A riferirlo è oggi ‘Il Gazzettino’ secondo cui ad accompagnare il pacco con i 4 proiettili recapitato alla canonica di Monterosso, c’erano poche eloquenti righe: ”Uno è per te, uno per la tua donna, uno per il tuo bambino e uno nel caso qualcuno di voi riuscisse a scappare”.

"Fin da subito quel pacco aveva destato sospetti”, sottolinea ‘Il Gazzettino’. Così don Sante e la ragazza che aveva materialmente ritirato il pacchetto hanno deciso di avvertire i carabinieri e di non aprirlo prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Solo negli uffici della stazione dei carabinieri di Abano, con le dovute cautele, i militari hanno aperto la busta, scoprendo le quattro cartucce e il biglietto allegato.

"Ora ad occupare la mente del prete innamorato c’è un solo sentimento: la paura. – conclude ‘Il Gazzettino’ – Paura perché nessuno, se non uno squilibrato, sarebbe mai arrivato a tanto. E proprio perché squilibrato è imprevedibile. Ma d’altra parte don Sante l’aveva previsto quando il vescovo Antonio Mattiazzo aveva additato il prete ribelle definendolo come ‘Il principe delle tenebre’ e come Satana".

Approfondisci

Quattro proiettili da cinghiale per don Sante

ABANO TERME Il parroco-show man dice di averli ricevuti in canonica e accusa: «Colpa del clima alimentato contro di me dal vescovo»

Inviati in un pacco con la scritta: «Uno a te, uno alla tua donna, uno a tuo figlio e l’ultimo se qualcuno riesce a scappare»
Abano Terme

«Uno è per te, uno per la tua donna, uno per il tuo bambino e uno nel caso qualcuno di voi riuscisse a scappare».

Queste le poche righe che accompagnavano un pacco recapitato in canonica a Monterosso venerdì a don Sante Sguotti. A fianco al biglietto c’erano quattro proiettili per la caccia al cinghiale. Tutto è accaduto mentre l’ex parroco di Monterosso non c’era. A ricevere il pacco è stata una ragazza dei fedelissimi del prete ribelle. Fin da subito quel pacco aveva destato sospetti. Dopo aver chiamato don Sante per chiedere un parere, il parroco e la stessa ragazza hanno deciso di avvertire i carabinieri e di non aprire il pacco prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Solo negli uffici della stazione dei carabinieri di Abano, con le dovute cautele, i militari hanno aperto il pacco, scoprendo le quattro cartucce e il biglietto allegato. A seguire la descrizione dettagliata dell’uso da fare di quei quattro proiettili. Una sequela di insulti di ogni tipo rivolti all’ex parroco, alla sua donna e al bimbo di un anno (la cui paternità deve essere ancora chiarita).

Ora ad occupare la mente del prete innamorato c’è un solo sentimento: la paura. Paura perché nessuno, se non uno squilibrato, sarebbe mai arrivato a tanto. E proprio perché squilibrato è imprevedibile. Ma d’altra parte don Sante l’aveva previsto quando il vescovo Antonio Mattiazzo aveva additato il prete ribelle definendolo come "Il principe delle tenebre" e come Satana.

«Don Brusegan e il vescovo hanno alimentato questo tipo di azioni – ha spiegato don Sante – visto che hanno parlato fin da subito e con toni pensanti di una condanna nei miei confronti. Avevo solo chiesto un dialogo, ma questo è quello a cui si arriva quando un dialogo non è possibile e chi ti dovrebbe ascoltare vuole solo puntare il dito e usare parole pesanti di condanna». Come a dire che la dura presa di posizione seguita da parte della curia alle posizioni di don Sante avrebbe fomentato l’azione di qualche esagitato (con ogni probabilità della zona, se non proprio di Monterosso), che è arrivato a minacciare così gravemente l’ex parroco, la donna che lui ama e quel bambino di un anno nato (forse) dalla loro unione.

Riccardo Bastianello – fonte: ilgazzettino.it

Approfondisci

Padova: prete innamorato, plico con 4 proiettili

PADOVA – Don Sante Sguotti, l’ex parroco innamorato di Monterosso, in provincia di Padova, ha ricevuto nei giorni scorsi una lettera minatoria con quattro proiettili da caccia. Il messaggio era: "Uno a te, uno alla tua donna, uno a tuo figlio, l’ultimo se qualcuno dovesse scappare…”. Lo scrive ‘Il Gazzettinò. Il plico era stato portato insieme alla posta in canonica ed è stato preso in consegna da una giovane della parrocchia. Don Sante infatti è stato sospeso a divinis dal vescovo di Padova. I carabinieri di Abano Terme indagano sulla vicenda. (Agr)

Approfondisci