ERRICO CONTRO LA CURIA

E’ gelo tra il Presidente della Provincia Michele Errico e la curia brindisina. Tutti si erano accorti della mancanza del Presidente durante la cerimonia di riapertura della Cattedrale, ufficialmente a causa di motivi familiari che lo avevano portato, proprio nel giorno della visita del Cardinale Tarcisio Bertone, a Roma con la moglie. A gettare una nuova luce sulla mancata partecipazione del Presidente della Provincia, sostituito dal Vice-Presidente Damiano Franco, sono le dichiarazioni rilasciate ieri dallo stesso Errico riguardo all’”obolo” di 50mila euro donato dall’Enel all’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni per la manutenzione straordinaria dell’organo e per la costruzione della nuova cantoria della Cattedrale di Brindisi. Nel discorso in cui illustrava tutti i lavori eseguiti nella Basilica di San Giovanni Battista, infatti, monsignor Talucci ha apertamente ringraziato l’Enel per la sua generosa disponibilità, generando un brusio di disapprovazione tra alcuni dei presenti. Il Presidente della Provincia si è dichiarato molto deluso per i ringraziamenti ufficiali alla società elettrica perché “non si può dire grazie per un obolo quando c’è di mezzo uno strumento di morte”. Non è certo una novità che il Presidente Errico si riferisca alla centrale elettrica di Cerano in questi termini, ma lo è la presa di posizione nei confronti della Chiesa e di chi la rappresenta. Queste dichiarazioni hanno spinto il Senatore Euprepio Curto, Alleanza Nazionale, ad ipotizzare che la causa dell’assenza di Errico all’inaugurazione della Cattedrale, ristrutturata anche grazie ai fondi Enel, possa essere stato proprio il ringraziamento ufficiale di Monsignor Talucci all’Ente elettrico per il sostanzioso contributo. Ricordando anche la questione dell’ipotesi di “sfratto” del Prefetto da Palazzo Montenegro, il Senatore Curto ha concluso la sua dichiarazione affermando che Errico “ha rivolto i suoi attacchi niente di meno che a Stato e Chiesa” facendo prevalere il suo “egocentrismo esasperato”. Da parte sua, l’Enel, ha ricordato che “un dono è sempre un dono, – come sottolineato in una nota dei vertici della società – ha il suo valore intrinseco ed è un segno di stima e di attenzione ad una comunità, una città, a chi ne ha fatto richiesta”. Certo, un dono è pur sempre un dono, ma, a volte, può non essere completamente disinteressato e nascondere altri fini, non proprio altruistici. I cittadini di Brindisi, tuttavia, sperano che non sia questo il caso e che la “stima” e l’ ”attenzione” dell’Enel nei confronti della città emergano anche in altre, non meno importanti, questioni.

di Francesco Piccinin http://www.brindisitg24.it

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In piazza contro la violenza sulle donne

di Donatella Linguiti*,  in Aprileonline.info

Saremo in tante a Roma, per ribadire che la vessazione verso il mondo femminile è causata dal patriarcato, nelle diverse manifestazioni culturali, e avviene principalmente in famiglia. Manifesteremo anche per respingere strumentalizzazioni di fatti di cronaca che, invece di mettere all’indice la violenza maschile, vengono usati per seminare il germe razzista

Dopo quasi trent’anni le donne tornano in piazza sul tema della violenza, lo faranno a Roma il 24 novembre prossimo per dire no alla violenza maschile sulle donne. Penso che sia importante partecipare e sostenere questa iniziativa attraverso la quale si manda alla società e alle istituzioni un segnale inequivocabile, di cui deve essere recepita la forza reale e simbolica.
Sono convinta che in tante riprenderanno parola nella sfera pubblica per ribadire che la violenza sulle donne è causata dal patriarcato, nelle diverse manifestazioni culturali, e avviene principalmente in famiglia.
Saremo in piazza anche per respingere pretesti e strumentalizzazioni di fatti di cronaca che puntualmente, invece di mettere all’indice la violenza maschile di matrice patriarcale, vengono usati per parlare di altro e seminare il germe del razzismo e della xenofobia.
Non si può rinviare la presa d’atto che il problema è strutturale e coinvolge l’ambito culturale. Va affrontato a tutti i livelli con una logica di sistema, reticolare e partecipativa.

Da parte nostra ci stiamo misurando con la progettazione di azioni di prevenzione efficaci che coinvolgano la scuola, i mass media e la società civile. A partire da una formazione adeguata dei soggetti coinvolti a vario titolo: operatori sociali e sanitari, forze dell’ordine e magistratura.
La Finanziaria 2007 e la recente approvazione in Senato dell’articolo 55 per la copertura finanziaria hanno dato gli strumenti per avviare il Piano d’Azione nazionale per la lotta alla violenza sulle donne.
L’intento è quello di agire sui modelli identitari maschili, aprire spazi di riflessione e di interlocuzione per agire sugli stereotipi della forza e della violenza come componente determinante dell’identità individuale e collettiva.
Si intende quindi intervenire in maniera articolata predisponendo misure che guardano non solo all’aspetto della giusta repressione del fenomeno della violenza, ma soprattutto intendono investire nell’azione di emersione, prevenzione e formazione di tutti i soggetti interessati.
Tra gli attori coinvolti un ruolo preminente dovrà essere svolto dai Centri Antiviolenza e dalle Case Rifugio, luoghi da cui può partire un processo di diffusione e condivisione di buone pratiche a livello nazionale.

Solo per citarne una delle misure intraprese, a breve sarà pronto un bando per le scuole superiori che intende intervenire nel mondo della produzione di saperi e culture affinché venga insegnato alle giovani generazioni il rispetto per la libertà e autodeterminazione delle donne e del loro corpo.
All’interno di questo processo sui temi della violenza è stato aperto anche un tavolo di confronto per ragionare sia attorno alle questioni relative ai modelli maschili sia in merito alle politiche interculturali.
È partendo dal dialogo tra culture diverse, e soprattutto tra i due sessi, che credo si possa costruire una cultura del rispetto, nonviolenta, all’interno e all’esterno della propria comunità; ma anche sostenere le donne aiutandole a rivolgersi alla rete dei servizi territoriali per avviare un percorso efficace di fuoriuscita dalla situazione di violenza e contemporaneamente sostenere percorsi di recupero dell’aggressore.
È un tavolo "work in progress", al quale sono stati in primo luogo invitati soggetti intenzionati a ragionare sulle tematiche dell’intercultura e dei modelli maschili, per stimolare la connessione tra queste riflessioni.
Punto di partenza condiviso è che la violenza maschile sulle donne è una questione che attraversa trasversalmente religioni, etnie e classi. Attraverso questo percorso si intendono costruire momenti di incontro, analisi, riflessione ed elaborazione.

Per pensare di avviare un percorso così articolato e complesso, i soli fondi appositamente istituiti presso il nostro ministero (Diritti e pari opportunità) non sono sufficienti. Per questo credo che sia importante sviluppare una sinergia tra diversi ministeri, affinché le volontà politiche si traducano in azioni prioritarie e di intervento su un fenomeno sociale trasversale e che riguarda tutte e tutti.
Con la reale volontà politica di realizzare un intervento articolato e dunque strutturale, credo si possa dare una risposta chiara e netta alle donne che manifesteranno il 24 novembre a Roma.

*Prc, sottosegretaria ai Diritti e Pari Opportunità

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SINAGOGA USA OSPITA L’ORDINAZIONE DI DUE DONNE PRETE. E LA CHIESA CATTOLICA INSORGE

Polemiche e ostilità da parte della gerarchia cattolica statunitense per l’ordinazione sacerdotale di due donne del movimento indipendente Roman Catholic Womenpriests, nato nel 2002, che ha già consacrato finora più di 40 donne: ma non tanto – o non solo – nei confronti delle due candidate o del movimento, quanto della rabbina che ha concesso l’uso di una sinagoga per ospitare l’evento.

I fatti si sono svolti nella città di St. Louis (Missouri) e hanno come protagoniste una scrittrice ed ex direttrice di una casa editrice cattolica Elsie Hainz McGrath, 69 anni, e Rose Marie Dunn Hudson, 67 anni, ex insegnante. A celebrare l’ordinazione, l’11 novembre, la donna vescovo Patricia Fresen, per molti anni suora domenicana, che ad agosto le aveva consacrate diaconesse.

L’"incidente diplomatico" si è consumato quando la rabbina Susan Talve della Central Reform Congregation, nota per il suo impegno sociale e per la sua visione inclusivista della religione, ha scritto a p. Vincent Heier, direttore dell’ufficio diocesano per le questioni ecumeniche e interreligiose, comunicando la sua decisione di concedere l’uso della sua sinagoga per celebrare l’ordinazione. La risposta è stata perentoria: "Non è opportuno invitare, aiutare e favorire un gruppo come questo, che minaccia la nostra teologia e il nostro magistero". La rabbina ha replicato affermando di essere stata contattata per tempo dalle due candidate. "E come ha detto Isaia, ‘noi siamo una casa di preghiera per tutti i popoli’". La congregazione ebraica è stata unanime nel sostenere la decisione della rabbina Talve; una scelta che non poteva non attirarsi gli strali della gerarchia cattolica; l’arcivescovo mons. Raymond Burke ha fatto sapere che le due candidate – e chiunque le avesse appoggiate – sarebbero automaticamente incorse nella scomunica, spiegando sul giornale dell’arcidiocesi (9/11) che "la presunta ordinazione rappresenta una violazione di ciò che vi è di più sacro per noi nella Chiesa, uno dei sacramenti". "Essa mette a repentaglio l’eterna salvezza delle donne che ambiscono alla presunta ordinazione e della donna che pretende di essere vescovo cattolico, che propone di celebrare l’ordinazione. Genera confusione tra i fedeli e i non cattolici sull’infallibilità del magistero della Chiesa". Egli ha poi sollecitato la rabbina a ritirare la propria offerta, poiché questo atto avrebbe "causato dolore alla Chiesa". Quest’ultima, tuttavia, ha replicato che ciò le sarebbe molto dispiaciuto, ma che negare l’accoglienza a queste donne avrebbe ferito altre persone: "Ho ricevuto decine di lettere, montagne di e-mail e numerose chiamate telefoniche, specialmente di religiose, che appoggiano la nostra scelta di ospitare l’ordinazione e comprendono i valori che ci guidano. È triste per me che nella comunità cattolica vi siano persone che si sentono offese".

Secondo quanto riporta il settimanale National Catholic Reporter (9/11; ma del caso si sono occupati anche il New York Times e altri media) la posizione della Talve non è condivisa, però, da buona parte del mondo ebraico, timoroso di dover assistere ad una brusca interruzione delle relazioni con la Chiesa cattolica. Per il rabbino Mark Fasman, presidente della St. Louis Rabbinical Association, è inopportuno che una sinagoga ospiti un evento che nessuna parrocchia cattolica approverebbe; il Jewish Community Relations Council ha rilasciato una dichiarazione con la quale prende le distanze dall’iniziativa della Talve, sottolineando il carattere autonomo delle singole congregazioni ebraiche. "È nostra speranza – si legge in un comunicato – che ad un atto isolato da parte di una singola congregazione non sia consentito rompere la lunga tradizione di dialogo e di reciproco rispetto tra le nostre comunità ebraiche e cattoliche".

Per Ronald Modras, docente di studi teologici all’Università di St. Louis, il caso rappresenta invece "una notevole dimostrazione di sorellanza": "Ci sono donne di due fedi, cattolica ed ebraica, che lottano insieme contro l’esclusione patriarcale". Cosa che, ovviamente, non è accettata dalla gerarchia cattolica che, oltre a rifiutare il sacerdozio femminile, non considera valida la linea episcopale di successione apostolica che il Central Reform Congregation vanta. "Non si tratta di una funzione o cerimonia o liturgia cattolica – ha detto Lawrence J. Welch, docente di teologia sistematica e portavoce dell’arcidiocesi – perché chi la organizza non è in unità con la Chiesa".

Entrambe le candidate sono dotate di credenziali di tutto rispetto: la Hudson è ministra pastorale laica dal 1998, ha un master alla Loyola University, ed è stata la prima presidente donna di un consiglio parrocchiale. Anche la McGrath ha un master in teologia ed è stata direttrice della casa editrice cattolica Liguori, oltre ad aver lavorato nella commissione famiglia dell’arcidiocesi.
Le due donne celebreranno messa il sabato: "Se la gente vuole andare a messa anche nella propria parrocchia, lo potrà fare la domenica", hanno spiegato, aggiungendo: "La nostra comunità non la definiamo una parrocchia cattolica. Non vogliamo provocare uno scisma. Ma non nascondiamo il fatto che siamo preti cattolici". (ludovica eugenio)
fonte: ADISTA notizie n. 81 2007

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Nuove minacce contro Microsoft. Da un prete

Si ritiene un soldato di Dio e si appella ai credenti delle diverse religioni perché acquistino azioni Microsoft e costringano l’azienda a rivedere le proprie politiche, quelle che foraggiano i diritti dei gay

Redmond – Torna alla carica il reverendo Ken Hutcherson, pastore della Antioch Bible Church di Redmond, dove ha sede Microsoft. E proprio con Microsoft se la prende, rinnovando l’appello ai fedeli di tutte le confessioni di darsi da fare, entrare nel capitale azionario dell’azienda, e cancellare qualsiasi appoggio di Microsoft alla comunità gay, avversario ultimo della sua azione religiosa.

Il reverendo militanteHutcherson, che tenta di mobilitare il popolo dei credenti ormai da più di un anno senza grande successo, ha sollevato una certa attenzione quando nei giorni scorsi è intervento all’assemblea degli azionisti di Microsoft presentandosi loro come il "peggior incubo di questa azienda", proprio perché focalizzato sull’acquisizione di azioni per modificare radicalmente le policy della società fondata da Bill Gates.

Conservatore, riferimento spirituale per una comunità di circa 3.500 fedeli (il sito della sua chiesa va visto), il 55enne Hutcherson ritiene che Microsoft, così come molte delle corporation più importanti degli Stati Uniti, con le proprie azioni spinga gli "interessi omosessuali".

Al Telegraph dichiara di considerarsi "un soldato di Dio" e che quindi "Microsoft non mi fa paura, ho Dio dalla mia parte". "Ho detto loro che devono lavorare insieme a me oppure saranno travolti da una tempesta come non ne hanno mai viste, perché io sono il loro peggior incubo. Sono un uomo di colore con una causa giusta e molti bianchi di potere dietro di me".

"Non mi interessa quanto è grande Microsoft – ha dichiarato – Loro non sono che una piuma nel vento di Dio. L’America è iniziata in pratica con un tea party e Golia, se non sbaglio, fu abbattuto da David, che credeva nella stessa causa in cui credo io. Io intendo inseguire il nuovo Golia con una piccola roccia chiamata titolo azionario e lo farò tremare prima di aver finito (il mio lavoro)".

Perché proprio Microsoft? Perché è la società più in vista tra quelle che a gennaio dell’anno scorso hanno chiesto allo stato di Washington di aggiornare le proprie leggi contro la discriminazione sul posto di lavoro, una rivisitazione delle normative che secondo il reverendo di Redmond favorisce l’omosessualità, da lui considerato un "peccato".  fonte: punto.informatico.it

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OBBEDISCE ANCHE LUI

Io gli avevo creduto: don Aldo aveva assicurato che, anche se il vescovo gli avesse dato un ordine, avrebbe disobbedito. Invece… devo constatare che l’obbedienza continua a fare vittime.

Il vescovo ha ricevuto il parroco di Paderno che è uscito dall’incontro con la promessa di obbedire. Dunque, porta in faccia ai musulmani che si radunano nei locali dell’oratorio.

Vescovi che obbediscono ad esponenti della Lega Nord e parroci che obbediscono ai vescovi: ecco il panorama desolante di una chiesa ufficiale che davvero non sa più che cosa è il vangelo di Gesù di Nazareth.

Riporto di seguito l’articolo comparso su Repubblica di domenica 11 novembre

Il vescovo interviene sull’uso dell’oratorio di Paderno Ponzano concesso ai musulmani. La difesa di don Aldo: "Inutile parlare di dialogo se poi gli sbattiamo la porta in faccia"
La Diocesi di Treviso: "Moschea in chiesa? Non si può fare, il parroco obbedisca"

TREVISO – ”La chiesa parrocchiale di Paderno di Ponzano veneto non è mai stata data alla comunità islamica per incontri di preghiera”. Lo precisa il vicario generale della diocesi di Treviso, monsignor Corrado Pizziolo, intervenendo sulle polemiche relative agli incontri di preghiera dei musulmani di Paderno in un locale adiacente all’oratorio parrocchiale.

Il vescovo di Treviso Andrea Bruno Mazzocato, ha incontrato don Aldo Danieli, parroco di Paderno, per avere chiarimenti circa alcune sue dichiarazioni riprese dai quotidiani di oggi. ”All’interno di un dialogo fraterno e cordiale – si precisa in una nota del vicario generale – don Aldo ha ribadito la sua obbedienza al vescovo e la piena disponibilità a trovare una soluzione al problema”.

L’esperimento di mettere l’oratorio a disposizione dei tanti musulmani che vivono a Ponzano Veneto è di oltre un anno fa. Grazie al parroco della chiesa di Santa Maria Assunta, l’eccezione è diventata regola: ogni venerdì i locali della parrocchia si trasformano in moschea. Scelta unica in Italia che ha fatto insorgere la Lega e il suo leader: "Non credo che chi frequenta quella parrocchia sia felice di quanto accade", ha detto Umberto Bossi.

Ponzano Veneto, regno dei Benetton, ha oltre seicento stranieri (232 famiglie, per la maggior parte dell’Africa settentrionale e dell’Est europeo) su 11.400 residenti. Ecco perché don Aldo, 69 anni, non si è fatto problemi e ha offerto le stanze (l’oratorio con cucina) a circa duecento musulmani, molti di più durante le ricorrenze. "È inutile parlare tanto di dialogo – ha detto il parroco – se poi gli sbattiamo la porta in faccia".

Pubblicato da don Franco Barbero

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Bregantini, uno strano trasferimento

di Nuccio Iovene*,
La decisione di spostare il vescovo di Locri, simbolo della lotta alla criminalità organizzata, alla diocesi di Campobasso non è una buona notizia né per la Chiesa calabrese né per i cittadini. Quali possono essere le motivazioni?

Il trasferimento di Monsignor Bregantini dalla diocesi di Locri a quella di Campobasso non è una buona notizia né per la Chiesa calabrese né per i cittadini calabresi.
Vescovo in un territorio di frontiera, dal 1994 Bregantini è riuscito a diventare concreto punto di riferimento non solo per il popolo dei fedeli. La sua è stata la testimonianza forte di una Chiesa vicina al territorio ed ai suoi bisogni, ma netta nelle scelte di campo contro la mafia e la sua cultura pervasiva, così come contro i ritardi e le ingiustizie di cui la Calabria ha storicamente sofferto.

Trentino di nascita e di formazione, il vescovo ha molto investito nella contaminazione tra storie e realtà diverse, costruendo solide relazioni tra la sua regione d’origine e la locride, e fornendo spunti, aiuti concreti, sostegno alla nascita di cooperative sociali, associazioni di volontariato, reti di solidarietà in una realtà in cui non solo le istituzioni sono deboli, ma anche la società civile drammaticamente lo è. Un investimento di lungo periodo, quindi, non il pronunciamento di un solo giorno, per costruire dal basso le condizioni di una liberazione (così come si chiamava una delle sue comunità): dalle mafie, dal bisogno, dalla disoccupazione, dalla rassegnazione.

Vorrei non si dimenticasse che, prima di Bregantini, il Santuario affascinante della Madonna di Polsi, nel cuore dell’Aspromonte, era il luogo privilegiato dei principali summit di ‘ndrangheta e la Chiesa della provincia era piuttosto quella di Don Stilo, parroco di Africo, così bene descritta nel libro di Corrado Stajano.
Ecco perché il Vescovo è riuscito, passo dopo passo, a conquistare l’affetto ed il sostegno di tanti, ma anche il sospetto di molti, comunque la stima ed il rispetto di tutti.
Ed ecco il perché di tanta amarezza ed incredulità oggi, di fronte all’annuncio del suo trasferimento. Certamente il suo lavoro non poteva considerarsi completato ed il venir meno della sua figura carismatica rischia di mettere seriamente in discussione quanto sino ad ora realizzato.

Quali possano essere le motivazioni che hanno portato le autorità ecclesiali a questa decisione che sa tanto di "normalizzazione" non è dato sapere. Certamente non è il segnale di cui la Calabria e l’Italia avevano bisogno.

*Senatore Sinistra Democratica – fonte: aprileonline.info

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Testimone di nozze: la chiesa pone un veto

Vladimir Luxuria era stata chiamata dalla cugina per farle da testimone di nozze. Una cosa abbastanza consueta nel nostro Paese. Eppure questa volta la Chiesa, nel caso specifico il Santuario dell’Incoronata, ha risposto con un veto. Il vescovo di Foggia, infatti, avrebbe vietato alla deputata di Rifondazione comunista di fare da testimone in quanto “transessuale”.
"Ancora una volta la Chiesta dimostra il suo volto discriminatorio e integralista- spiega Luxuria-, imponendo ai fedeli divieti illegittimi e razzisti". "E’ un fatto gravissimo- accusa Luxuria- che dimostra, ancora una volta, la lontananza dei vertici ecclesiastici dalla comunita’ cattolica, sempre piu’ aperta e tollerante. Per quanto mi riguarda ho accettato la richiesta di mia cugina e del futuro marito senza opporre alcun problema riguardo alla scelta di sposarsi con rito cattolico". “Sono, dice la parlamentare, "una persona educata con il rispetto dei valori altrui e quindi mi sarei aspettata un atteggiamento altrettanto tollerante da parte del vescovo".
Quanto accaduto, conclude Luxuria, "non cambiera’ nulla rispetto ai sentimenti che mi legano a mia cugina e al suo compagno ma, spero, che possa contribuire a far calare il velo di ipocrisia che spesso circonda gli ‘affari’ della Chiesa". (fonte: rossodisera.it)

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Il Vescovo di Caserta attacca la Cei

 “La Cei ha l’atteggiamento del contro”. E’ la dura critica che il Vescovo di Caserta, Raffaele Nogaro, ha espresso contro la Comunità Episcopale Italiana durante un’omelia tenuta ieri pomeriggio in una parrocchia del capoluogo di provincia campano.

Nogaro si è chiesto: “Io mi domando: Cristo si sarebbe comportato così? La Chiesa è madre e deve andare incontro alla pecorella smarrita. Invece abbiamo fatto il Family day che non condivido”. Ha poi preso a modello il pensiero di Paolo VI che si è trovato nella difficile transazione del ‘68 in cui, oltre alla contestazione, si erano messe in discussione la morale e la teologia della Chiesa. “Ebbene in quell’occasione anche Paolo VI si dimostrò rigoroso. – ha detto il Vescovo di Caserta – Mai poi si corresse nella convinzione di aver esagerato. Il compito della Chiesa non è quello di mettere le misure alla morale, ma di aiutare le persone che sono in difficoltà”. Inoltre, ha citato l’altro papa Giovanni XXIII che vedeva una Chiesa perfettamente sintonizzata con il messaggio di Cristo ed auspicava una società senza classi e divisioni. Nessun passaggio, quindi, sulla dittatura del relativismo e la Chiesa di Benedetto XVI. Una posizione che, secondo il filosofo Emanale Severino, è una Chiesa che va ammirata “perché attraverso le parole di Ratzinger, mostra la propria capacità di capire il carattere decisivo della filosofia nella storia dell’uomo. Dopo la fine dell’Urss, con le ovvie differenze di impostazione, la Chiesa è rimasta l’unica istituzione planetaria a valorizzare questo carattere”. fonte: pupia.tv

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La venerabile impostura: vescovo accolto in cattedrale dopo quasi 100 anni

La Chiesa nissena chiede «perdono» al vescovo Zuccaro  

di walter guttadauria

La Chiesa nissena chiede finalmente “perdono” al suo terzo vescovo, accogliendone la salma in Cattedrale. Parliamo di mons. Ignazio Zuccaro, che guidò la nostra diocesi dal 1896 al 1906 dopo Stromillo e Guttadauro, prima di essere “dimissionato” dal Vaticano. E proprio di fronte il sepolcro del suo predecessore Guttadauro (nella quarta cappella della navata destra) riposerà Zuccaro, che dal 1913 – anno della sua morte – è sepolto nel cimitero di S. Orsola a Palermo. In questi giorni, alla presenza del vescovo Russotto che ne ha voluto la traslazione, sarà fatta la riesumazione della salma, dopodiché i resti verranno raccolti in una cassetta funeraria per essere inumati nella nostra Cattedrale.
Decisamente un “evento” pregno di significati, dunque, che rompe il lungo silenzio con cui la Chiesa nissena “archiviò”, all’epoca, il discusso mandato di Zuccaro, stendendo in pratica un velo di silenzio sulla sua memoria. Ci ha pensato in questi ultimi tempi un laico, Sergio Mangiavillano, a squarciare questo velo, rispolverando la vicenda Zuccaro e analizzando il contesto locale in cui si consumò: tempi difficili segnati da aspre lotte sociali e da una profonda divisione tra il clero locale, con scontri tra fazioni interne alla Chiesa: un tempo di cui quel pastore, contrastato oltre che da una frangia dei suoi preti anche dalla classe padronale e massonica, fu vittima sacrificale: una fine immeritata per chi aveva dato straordinario impulso al movimento cattolico, spendendosi al servizio dell’evangelizzazione e della promozione umana, confrontandosi con le aspettative delle classi meno abbienti, denunciando le piaghe sociali, come lo sfruttamento sul lavoro e l’emigrazione; ma che proprio per questo, forse, pagava sopraffatto dalla calunnia.
Mangiavillano ha concretizzato il tutto in modo, se vogliamo, provocatorio, scrivendo un romanzo-saggio – lui lo definisce così – ispirato al prelato e al suo decennio episcopale. «La venerabile impostura» (Intilla editore) è il titolo del romanzo, che sarà presentato giovedì 8 novembre, alle ore 17,30, nel salone del museo diocesano del Seminario. L’appuntamento è promosso dal Comune e dalla Lumsa (di cui Mangiavillano è docente): interverranno don Vincenzo Sorce, il vice sindaco Fiorella Falci, l’autore e il vescovo Mario Russotto.
S’infrange così, dopo oltre un secolo, il silenzio “ufficiale” della Chiesa nissena, divenuto indifferenza, sulla vicenda Zuccaro (non sono mai state note le motivazioni delle sue dimissioni dopo l’inchiesta del visitatore apostolico Bresciani). E ci voleva uno spirito libero come Mangiavillano, critico, profondamente legato a questa città e alla sua storia, acuto osservatore, per ridare “dignità” a quel vescovo calunniato, pur sulle ali della fantasia: il velo squisitamente storico-religioso spetta ad altri alzarlo. Mangiavillano, nel suo libro, ne ha contestualizzato la vicenda sullo sfondo del difficile scenario locale tra Otto e Novecento, forte del fatto che – spiega nella sua nota – «contrariamente a quanto avviene per lo storico, la libertà e l’alibi della fantasia consentono allo scrittore di romanzi di muoversi senza limitazioni e cautele all’interno di un contenitore, il racconto, in cui, contaminandosi reciprocamente, la storia si avvicina al romanzo e il romanzo si avvicina alla storia. Quello che ho scritto non è un romanzo storico, anche se reali e non inventati sono il protagonista, alcuni personaggi e il contesto che fa da sfondo alla narrazione».
Cambiati i nomi dei luoghi e dei personaggi, eccoci dunque nella Nissa (Caltanissetta) fine Ottocento. Nel 1896, alla morte del vescovo Guttadauro (chiamato Mauro nel romanzo), il successore designato è il palermitano Ignazio Meli (Zuccaro). Il nuovo pastore è accolto con la coreografia di prassi: al suo fianco da quel momento ci sono il vicario generale Palizzi (Giuseppe Polizzi) e il segretario Correnti (Angelo Gurrera): quest’ultimo nel 1896 ha appena 26 anni, solo da due è sacerdote, ma ha già una personalità di spicco e sarà il referente del vescovo nei rapporti col movimento cattolico locale, di cui diverrà capo riconosciuto (peserà anche questo nella “condanna” finale del prelato?).
Mons. Meli-Zuccaro trova un clero scisso tra “leoniani” e conservatori, con contrasti anche di campanile, e comincia pian piano la conoscenza col suo “gregge” con la sua prima visita pastorale del 1897 a Miccichè (Villalba): il resto della conoscenza avviene tra pubbliche funzioni, processioni della settimana santa, ricevimenti baronali con contorno di aristocratiche signore, chiacchiere e prime di una lunga serie di maldicenze, che non risparmiano nemmeno l’aspetto fisico del prelato, alquanto rubicondo, lui che non disdegna qualche cannolo, o qualche sigaro, e si mostra troppo alla mano con i suoi interlocutori: altro che la l’austera e quasi inarrivabile figura del predecessore Mauro-Guttadauro…
Il resto delle maldicenze arriva dal circolo dei nobili di piazza Unità d’Italia (Garibaldi), presieduto da don Nonò Alfano, che giudica sovversivo un vescovo che forza troppo la mano sul versante sociale, che parla in difesa di contadini e zolfatari, che non li vuole sfruttati, sottopagati, emigrati, o… morti disgraziati, come il piccolo Tano, caruso di pirrera. Ma altre critiche, più o meno velate, provengono dallo stesso clero, dal comportamento ipocrita. Meli-Zuccaro passa così i suoi non facili anni, tra eventi vari, come l’erezione del monumento al Redentore grazie all’infaticabile opera del canonico Fulci (Francesco Pulci), o la pubblicazione de «L’Alba» («L’Aurora») coordinata da Correnti-Gurrera. Ma – quasi una congiura ordita ad arte – ecco via via altre accuse farsi strada, dalle simpatie per il “modernismo” di Loisy (un’eresia agli occhi del Vaticano), all’interesse per donne e appalti (del nuovo seminario). La valanga di lettere anonime piovute a Roma fa così scattare la visita inquisitrice del redentorista Bresciani: ma la sensazione è che i giochi siano già stati decisi ancor prima delle sue audizioni, tutte peraltro a favore del vescovo, alfine “dimissionato”. Eccola, dunque, l’impostura, e Mangiavillano riesce a rendere bene l’amaro tramonto del prelato e l’abbandono di Nissa, come molto probabilmente sarà stato nella realtà. fonte: lasicilia.it

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Quattro proiettili da cinghiale per don Sante

ABANO TERME Il parroco-show man dice di averli ricevuti in canonica e accusa: «Colpa del clima alimentato contro di me dal vescovo»

Inviati in un pacco con la scritta: «Uno a te, uno alla tua donna, uno a tuo figlio e l’ultimo se qualcuno riesce a scappare»
Abano Terme

«Uno è per te, uno per la tua donna, uno per il tuo bambino e uno nel caso qualcuno di voi riuscisse a scappare».

Queste le poche righe che accompagnavano un pacco recapitato in canonica a Monterosso venerdì a don Sante Sguotti. A fianco al biglietto c’erano quattro proiettili per la caccia al cinghiale. Tutto è accaduto mentre l’ex parroco di Monterosso non c’era. A ricevere il pacco è stata una ragazza dei fedelissimi del prete ribelle. Fin da subito quel pacco aveva destato sospetti. Dopo aver chiamato don Sante per chiedere un parere, il parroco e la stessa ragazza hanno deciso di avvertire i carabinieri e di non aprire il pacco prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Solo negli uffici della stazione dei carabinieri di Abano, con le dovute cautele, i militari hanno aperto il pacco, scoprendo le quattro cartucce e il biglietto allegato. A seguire la descrizione dettagliata dell’uso da fare di quei quattro proiettili. Una sequela di insulti di ogni tipo rivolti all’ex parroco, alla sua donna e al bimbo di un anno (la cui paternità deve essere ancora chiarita).

Ora ad occupare la mente del prete innamorato c’è un solo sentimento: la paura. Paura perché nessuno, se non uno squilibrato, sarebbe mai arrivato a tanto. E proprio perché squilibrato è imprevedibile. Ma d’altra parte don Sante l’aveva previsto quando il vescovo Antonio Mattiazzo aveva additato il prete ribelle definendolo come "Il principe delle tenebre" e come Satana.

«Don Brusegan e il vescovo hanno alimentato questo tipo di azioni – ha spiegato don Sante – visto che hanno parlato fin da subito e con toni pensanti di una condanna nei miei confronti. Avevo solo chiesto un dialogo, ma questo è quello a cui si arriva quando un dialogo non è possibile e chi ti dovrebbe ascoltare vuole solo puntare il dito e usare parole pesanti di condanna». Come a dire che la dura presa di posizione seguita da parte della curia alle posizioni di don Sante avrebbe fomentato l’azione di qualche esagitato (con ogni probabilità della zona, se non proprio di Monterosso), che è arrivato a minacciare così gravemente l’ex parroco, la donna che lui ama e quel bambino di un anno nato (forse) dalla loro unione.

Riccardo Bastianello – fonte: ilgazzettino.it

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