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Prete psichiatra Anatrella schierato contro i preti sposati a processo in Francia per aggressioni sessuali verso pazienti

La notizia diffusa dal Sir. L’arcidiocesi di Parigi ha deciso di aprire un processo canonico nei confronti di padre Tony Anatrella, noto sacerdote psichiatra e psicanalista, di 75 anni, accusato di aggressione sessuale nel quadro della sua attività professionale. A confermalo al Sir è l’arcidiocesi stessa. “Nel 2006 – spiega l’arcidiocesi di Parigi – padre Tony Anatrella è stato accusato per via mediatica da suoi ex pazienti per pratiche che sarebbero state utilizzate nel quadro della sua attività professionale come psicoanalista”.
“Di fronte a queste accuse anonime, l’arcivescovo di Parigi, nel mese di maggio, ha incoraggiato queste persone ad uscire fuori dall’anonimato, a mettersi in contatto personalmente con la diocesi di Parigi e presentare denuncia alla giustizia”. A quel punto la diocesi di Parigi è stata contattata da diverse persone tra maggio e ottobre 2016. “All’inizio dell’estate, il cardinale André Vingt-Trois – spiega ancora la diocesi di Parigi – ha istituito una commissione con il compito di raccogliere le denunce e valutare tutti gli elementi insieme. La Commissione, presieduta dal vescovo Eric de Moulins-Beaufort, vescovo ausiliare di Parigi, ha ricevuto tutti coloro che lo desideravano. Ha anche ascoltato padre Anatrella ed un rapporto è stato presentato all’arcivescovo alla fine dell’anno”. “Sulla base di tale rapporto – precisa la diocesi – il cardinale Vingt-Trois ha ritenuto necessario aprire un processo canonico. Ne ha informato le autorità romane interessate. Poiché Tony Anatrella ha collaborato in passato con il Tribunale ecclesiastico provinciale di Parigi, il cardinale Vingt-Trois ha chiesto al Tribunale della Segnatura Apostolica di affidare la procedura ad un altro Tribunale. Quest’ultimo ha designato alla fine di gennaio il Tribunale ecclesiastico inter-diocesano di Tolosa, al quale sono stati trasmessi i documenti. Sul piano civile, il cardinale Vingt-Trois, alla fine del 2016, ha segnalato al procuratore di Parigi di aver aperto il processo canonico”. La diocesi ricorda anche che padre Anatrella è un sacerdote della diocesi di Parigi, in una missione per lo studio e la ricerca. Non ha esercitato il suo ministero nella diocesi e saltuariamente ha dato lezioni al Collège des Bernardins, che “sono state sospese”.

Per riflettere su attualità e valore del  celibato la Pontificia Università Gregoriana aveva  promosso lo scorso febbraio 2016 un convegno. Lo psichiatra Tony Anatrella, era stato uno dei relatori, parlando di celibato sacerdotale come di carisma  e di scelta d’amore e di libertà. Ecco di seguito quanto dichiarato ad Agenzia Sir dallo psichiatra ora accusato di aggressioni sessuali verso i pazienti…

Al convegno parteciparono anche  “due cardinali: Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, che ha svolto il 4 febbraio l’intervento di apertura, e Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, che conclude l’incontro. Abbiamo chiesto a mons. Tony Anatrella di inquadrare la questione.

In che senso il celibato è un cammino di libertà e non la privazione di qualcosa?
Il celibato sacerdotale è un carisma, il segno concreto e visibile del dono totale di sé a Dio per il servizio della sua Chiesa.

Non si tratta di una privazione o di un divieto che graverebbe sul matrimonio dei preti, ma di una significativa scelta di vita, di un modo per esprimere anche attraverso il proprio corpo la totale appartenenza a Dio,

enunciata proprio dalle parole di Gesù in Mt19,12: “.. e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli”. Per questo è inscritto nel Dna della vocazione sacerdotale, è del tutto praticabile e viene vissuto con serenità dalla maggioranza dei sacerdoti, fedeli alla parola data alla loro ordinazione.

Chi ne vorrebbe l’abolizione, sostiene però che il celibato impedirebbe alla persona di esprimersi sessualmente e sarebbe così fonte di squilibrio, frustrazioni e nevrosi…
No, il celibato non è, di per sé, causa di alcuno squilibrio. Quando queste condizioni si manifestano, si tratta di stati preesistenti all’ordinazione sacerdotale. Per questo ritengo che non dovrebbero essere ammesse al sacerdozio personalità immature dal punto di vista affettivo-sessuale-relazionale. Uno degli aspetti problematici della formazione dei futuri sacerdoti è costituito proprio da questa dimensione della personalità.

Secondo alcuni, le solitudini affettive causate dal celibato spingono dei preti ad avviare relazioni amorose etero/omosessuali, o a sposarsi, o ad abusare di minori, o a cercare sollievo nell’alcol…

La paura della solitudine è indicativa della paura di sé e del vivere con se stessi. Anch’essa non dipende dalla scelta celibataria ma dalla capacità o meno dell’individuo di vivere se stesso.

L’affettività e la sessualità del sacerdote rimangono, ma proprio la maturazione affettivo-sessuale – che è la traduzione della messa in atto di una pluralità di strutture nel funzionamento psichico della personalità – gli consente di assumerle nella coerenza del suo stato di vita.

E poi, nessun abuso su minori è collegabile al celibato. Qui entrano in gioco personalità dipendenti da sessualità infantile, turbe nevrotiche, perversioni.

Eppure a volte si incontrano sacerdoti tristi, stanchi, non sereni…
Sui preti pesa spesso una mole di superlavoro o la mancanza di mezzi per svolgere gli incarichi pastorali, a volte l’ostilità dell’ambiente. Anche il carico di problemi, inquietudini e angosce che le persone affidano loro.

Pensa che l’abolizione del celibato frenerebbe, almeno in parte, il calo delle vocazioni?
Ritenere che la semplice abolizione del celibato possa costituire una risposta all’attuale crisi di vocazioni e all’abbandono del ministero sacerdotale da parte di alcuni è pura illusione.

Come dovrebbe vivere un sacerdote?
E’ bene che non sia lasciato solo ma possa vivere in un legame fraterno con altri e, se possibile, in una comunità sacerdotale. Momenti di preghiera, condivisione, attività apostoliche e di formazione permanente sono anche occasioni per arricchire e approfondire le relazioni reciproche.

Dove inizia l’ “equilibrio di vita” di un prete?
L’equilibrio di vita (anche affettiva) di un prete e

la preparazione al celibato comincia dalla formazione in seminario e dall’esempio/guida di formatori e sacerdoti che lo accompagnano.

In certi casi può essere utile un accompagnamento psicologico o un discorso di prevenzione in presenza di personalità immature, instabili. Importante è anche la selezione, ossia la verifica se il candidato al sacerdozio possieda le attitudini richieste”.

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Lo scandalo dei preti a luci rosse di Padova e la questione del celibato dei preti

Sulle vicende a luci rosse dei due giovani parroci padovani si è scritto e commentato di tutto e di più. Sono stati già processati dall’opinione pubblica. Ma ancora una volta i vertici della chiesa hanno sorvolato e nemmeno toccato il problema del celibato dei preti. Solo il cardinale Carlo Maria Martini (gesuita come il Papa Francesco) ha avuto il coraggio di proporre una timida apertura vista la carestia di vocazioni, ma venne subito stoppato dai cardinali conservatori.

Rolando Marchi
Padova
lettera a ilgazzettino.it

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Preti, frati e suore lasciano in massa la Chiesa, che sia l’ora di rivedere la regola del celibato?

Nell’anno 306, il Concilio di Elvira dichiarò che ai più alti funzionari della Chiesa, vescovi, diaconi e presbiteri, fosse di fatto vietato accoppiarsi con le proprie mogli e concepire. Chissà che dispiacere, quei poveri cristi che si sono visti privare della sessualità in corsa. Non fu una vera novità, anche durante l’Impero Romano, quando il cristianesimo era ancora illegale, i suoi pastori non potevano sfiorare le proprie mogli neanche con un dito.

Un paio di cenni storici giusto per dire che il celibato e nubilato nella religione cattolica è una tradizione assolutamente consolidata e i vari preti, frati o suore l’accettano di buon grado al fine di servire il Signore senza distrazioni terrene.

Ora però, saranno i tempi che cambiano, metteteci la crisi di valori e i costumi sempre più licenziosi, ma spesso preti, frati e suore abbandonano la Santa Chiesa per tornare in borghese, liberi da vincoli e finalmente in grado di amare sì Dio, ma anche di farsi un viaggio nel paese delle gioie carnali.

Come riporta l’Ansa, il Papa ha denunciato una vera e propria emorragia di frati e suore nella sua azienda. Negli anni 2015 e 2016 ci sono stati 2300 abbandoni all’anno e centinaia di dispense dal celibato.

In molti abbandonano per sopraggiunta consapevolezza di non aver fede in Dio, un po’ come il Young Pope nella serie tv di Paolo Sorrentino, altri a causa della vita dura del celibato o nubilato forzato. Se insieme a questi dati ci aggiungiamo anche i casi scandalosi degli abusi sessuali operati da personale ecclesiastico ai danni dei fedeli, spesso minori, si fa presto a tracciare unostato di salute non proprio ottimale della Chiesa Cattolica.

La Onlus L’Abuso riunisce in Italia le vittime dei preti pedofili e cerca di seguire le tracce di quei casi insabbiati o già noti, che al momento sono 200 di cui 120 con condanne definitive, che è un po’ quello che faceva la redazione del Boston Globe per smascherare i preti pedofili, storia ripresa da Il caso Spotlight, che ha vinto l’Oscar come miglior film nel 2016 e che comunque non sembra abbia scalfito di una virgola le convinzioni in fatto di celibato di madre Chiesa.

Il celibato dei preti non è un dogma per la Chiesa Cattolica e cambiare una regola vecchia di duemila anni sarebbe senz’altro un processo faticoso, che però potrebbe dare i suoi frutti. Permettere a preti, frati e suore di crearsi una famiglia potrebbe fermare l’emorragia di abbandoni, ma anche diminuire gli abusi che spesso nascono dalla frustrazione sessuale totale alla quale è sottoposto il personale ecclesiastico.

dailybest.it

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Prete accusato orge: mons. Moraglia, chiede verità e assolve celibato… ma

“La sensazione che si intercetta come credente è di angoscia, disappunto, in certi momenti di rabbia; dall’altra parte, c’è l’atteggiamento del vescovo, di colui che si sente responsabile, e che in questa situazione deve fare una vera operazione di verità”. A dirlo il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, ricordando gli interventi del vescovo di Padova, in merito alle vicende che investono un sacerdote padovano accusato di violenze sessuali da una parrocchiana, ma che ha tirato in causa anche altri sacerdoti.
“Non c’è – ha aggiunto – da ricorrere alla questione del celibato come causa di questi comportamenti che, se sono veri, non solo non sono cristiani ma non sono neanche umani”: Per il patriarca c’è da capire come possano essere maturati “comportamenti così inquietanti” che non sembrano investire solo un singolo comportamento o un singolo atto “ma qualcosa di organizzato”. “Come vescovo – ha poi aggiunto – ho l’obbligo di capire. Dobbiamo capire chi bussa alle porte dei nostri seminari”.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

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Sacerdoti tedeschi contro il celibato: “Non c’è nella Bibbia”

Undici sacerdoti e teologi cattolici tedeschi chiedono, in una lettera aperta, una nuova e più incisiva riforma della Chiesa cattolica. E rincarano la dose, poi, proponendo di combattere la carenza di vocazioni aprendo il sacerdozio anche alle donne.

I sette punti della missiva che riporta la data del 10 gennaio e che è stata firmata da Wolfgang Bretschneider, Hans Otto Bussalb, Gerhard Dane, Franz Decker, Günter Fessler, Willi Hoffsümmer, Winfried Jansen, Fritz Reinery, Josef Ring, Josef Rottländer, Heinz Schmidt, e poi sottoscritta anche da Klaus Kümhoff, Erhard März, Horst Pehl, Josef Rosche, inoltre, sembrano inchiodare Papa Francesco a una realtà di declino che passa per una poco incisiva presenza all’interno delle comunità, specialmente nelle grandi città.

Secondo i prelati tedeschi, che hanno festeggiato così il 50esimo anniversario della loro ordinazione a Colonia, bisogna che la Chiesa esca dai paludamenti e abbandoni l’eccessiva prudenza. “Prestare maggiore attenzione ai doni carismatici di uomini e donne non si devono più chiudere negli armadi del diritto canonico”. E poi l’accusa alla Chiesa di aver ceduto allo spirito dei tempi, che tende ad atomizzare le comunità spingendo individui e famiglie a vivere rinchiusi in se stessi chiedendo maggior fiducia alle reti relazionali sui territori, accantonando i centralismi distanti dalle comunità locali.

Ma il punto interessante riguarda la severa critica al celibato ecclesiale. Che spingerebbe i sacerdoti, secondo i prelati tedeschi, a conoscere il male della solitudine. Come scrivono nella lettera, così come riportata da Settimananews.it: “Sentiamo in modo chiaro la solitudine. Il modello dell’uomo da solo porta a un isolamento sterile e a un inutile eccesso di lavoro. Il celibato raramente sprigiona energie spirituali per la pastorale”. E poi il colpo teologico: “Nella Bibbia non esistono parole a sostegno di una simile norma ecclesiastica. Una citazione biblica è da stimolo alla riflessione per una possibile revisione: ‘Bisgona che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola donna’”.

A rimarcare la posizione del gruppo di Colonia, le dichiarazioni che Franz Decker ha rilasciato a Die Welle, citate anche dall’Independent: “Pensiamo che sia inaccettabile chiedere a chi voglia diventare prete di rimanere celibe. Crediamo che ogni cattolico debba decidere liberamente se sposarsi o meno, a prescindere dal lavoro, dalla vocazione, come accade tra i Protestanti, tra gli Ortodossi, in ogni chiesa tranne che in quella Cattolica”.

Importante è il passaggio sull’apertura alla celebrazione del culto anche alle donne: “Abbiamo bisogno urgente di coraggiose iniziative riguardo la questione dell’ammissione ai ministeri ordinati. Non ha per noi alcun senso continuare a pregare lo Spirito per avere vocazioni e al contempo escludere tutte le donne da questi uffici”.

ilgiornale.it

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Cardinale Stella: ancora no ai preti sposati, ribadisce valore celibato

A breve sarà emanata una ratio con le nuove linee guida per la formazione dei preti nei seminari. L’intervista al prefetto per la Congregazione per il clero, pubblicata nel numero di dicembre di “Jesus”.

Il cardinale Beniamino Stella, veneto di Pieve di Solingo, 75 anni, nominato nel 2013 da papa Francesco prefetto per la Congregazione per il clero, dirige il dicastero che da poco prima del suo arrivo, per volere di papa Benedetto XVI, ha anche il compito di seguire i seminari e la formazione sacerdotale oltre che valutare i casi e le richieste di dispensa da parte dei presbiteri che vogliono lasciare il sacerdozio. Lo incontriamo nella splendida sede al secondo piano di piazza Pio XII che si aff€accia su piazza San Pietro, dove il colonnato berniniano è così vicino che sembra di toccarlo.

Eminenza, lei è stato ordinato prete negli anni Sessanta, suo vescovo fu Albino Luciani. Com’è cambiato da allora il ministero sacerdotale?

«La visione del ministero è cambiata nel senso che il ruolo del prete non è più associato a un posto di privilegio nella società. Oggi abbiamo un prete disceso in mezzo all’umanità, meno sacrale, meno ritirato in sacrestia e meno in‰fluente dal punto di vista politico. Questo è un gran bene perché riporta l’esercizio del ministero alle sorgenti del Vangelo e lo puriŒfica da alcuni elementi storici e contestuali che ne avevano in qualche modo oscurato la bellezza. Il momento è favorevole nonostante alcuni segni di stanchezza e ciò esige da tutti, in particolare dai preti, un rinnovato coraggio apostolico che papa Francesco ha riacceso».

Quali sono i criteri che dovrebbero guidare la formazione dei futuri preti?

«Su alcuni aspetti che riguardano il discernimento e l’accompagnamento formativo dei seminaristi abbiamo bisogno di fare molta luce: vi sono infatti diffi”coltà che sono da situare in una immaturità umana e a€ffettiva, in problematiche non a€ffrontate con onestà o nella non cura della propria spiritualità durante la formazione. In questi casi viene a mancare una solida struttura umana e spirituale senza la quale è impossibile vivere il futuro ministero. Non tutti sono adatti per i sentieri e le scalate di alta montagna. Pensando alle esigenze radicali del ministero e alla conseguente struttura necessaria per poterle scalare, potremmo soff€ermarci sull’immagine del rocciatore che soff€re di vertigini: sarà meglio che rimanga a casa e percorra sentieri adatti alle sue caratteristiche. In tal senso sbagliano i vescovi che impongono le mani a un giovane senza averlo verifiŒcato attentamente, anche negli angoli più remoti. Ordinare senza le dovute garanzie espone il prete a vivere nell’infelicità e ad aprire delle crepe nell’ediŒficio Chiesa con il rischio di crolli e scandali. Bisogna anche scongiurare la mancanza di attenzione e vicinanza nei confronti dei giovani preti, magari esposti alla solitudine o a un eccesso di lavoro pastorale. Il primo dovere del vescovo è quello di custodire e curare i suoi preti, non c’è un ministero o un’urgenza più importante. In generale, i vescovi talvolta mancano in tale ambito per omissione, è una cosa grave e perniciosa di cui devono rendere conto alla Chiesa e alla propria coscienza».

Quali sono gli strumenti messi in campo per la formazione dei futuri presbiteri?

«La Congregazione per il clero sta per pubblicare una Ratio, voluta proprio da papa Francesco, con le nuove linee guida per la formazione dei preti che Œfino ad oggi erano ferme all’ultima regolamentazione degli anni Settanta. Le novità riguardano il forte accento dato alla formazione umana e spirituale più che a quella intellettuale o accademica pur imprescindibile. La Ratio indica dei requisiti previ all’ammissione in seminario, fa obbligo di un corso di propedeutica per un discernimento adeguato sulla propria vita per colmare eventuali carenze, prima di entrare in seminario, e insiste sulla vita comunitaria, prospettando la necessità di seminari interdiocesani rinnovati e adatti ai giovani d’oggi che parlano anche i linguaggi digitali, più che di strutture con poche persone. Senza tralasciare la formazione dei formatori di un lavoro in équipe e raccomandando una direzione spirituale capace di scendere in profondità. Infine, il documento pone l’accento sulla continuità tra formazione iniziale e quella permanente nella vita sacerdotale dove la direzione spirituale e il sacramento della Riconciliazione sono punti fermi e irrinunciabili. Lo scopo è forticare la dimensione umana e spirituale del seminarista che deve acquisire una maturità e una fortezza interiore comprovata sul terreno della vita di oggi e delle sue esposizioni. Vogliamo cioè dei sacerdoti che hanno vissuto la vita in famiglia con la precarietà che oggi la caratterizza, la vita comunitaria della parrocchia, e quella del mondo, così da avere i piedi per terra quando dovranno ripercorrere le stesse strade della vita e del mondo come pastori di un gregge».

Anche i preti vivono la crisi. Talvolta, sembra che il celibato rappresenti un peso eccessivo per alcuni sacerdoti. È così?

«Tante situazioni possono sorprendere in modo aggressivo il prete e turbarne il ministero. Riguardo ai presbiteri che vivono situazioni di fragilità, direi che essi non vanno mai lasciati soli. Hanno bisogno di aƒffetto, vicinanza e condivisione. Certamente vi sono a volte delle mancanze strutturali che sarebbero dovute essere verificate in seminario oppure una scarsa cura della vita interiore che nel tempo ha
a…ffievolito l’ardore sacerdotale. Tuttavia mi sento di escludere che la scelta del celibato sia un ostacolo, un peso o un pericolo. È certamente un’esigenza radicale, ma prima di tutto è un dono che si riceve dalla bontà del Signore che esige uno stile di vita adeguato e rappresenta un tesoro da custodire. D’altra parte, sarebbe ingenuo pensare che un tale impegno sia molto più gravoso di alcune sfide a cui sono chiamati i laici sposati; il matrimonio, ad esempio, richiede l’esercizio di una fedeltà quotidiana e una disciplina di mente e cuore non indiƒfferente che comprende la stessa castità e una fervida volontà di uscire da sé stessi per farsi dono all’altro. Se vissuto bene, da persone mature e serene aperte a relazioni personali e pastorali significative, il celibato può diventare una grande risorsa e un segno del Regno di Dio. In generale, dobbiamo avere cura dei preti, sentirli come fratelli nella fede ed evitare di trasformare in uno spettacolo ludico le loro eventuali soffƒerenze o debolezze».

 

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Vaticano, l’indiscrezione: Papa Francesco pensa al celibato dei preti

Dopo l’apertura sull’aborto, con la possibilità di perdonare medici e donne che lo praticano, in Vaticano ci si chiede quale possa essere la prossima mossa di Papa Francesco. Già, perchéil “cantiere” di Bergoglio riguarderebbe anche il celibato dei pretinoltre, si sussurra che vorrebbe aprire anche al diaconato delle donne, nonché ai matrimoni misti tra cattolici e protestanti. La novità più fragorosa, però, probabilmente rimane quella relativa ai “preti sposati”: lo scorso maggio Francesco disse che “la questione rimarrà così com’è“, ma oltreoceano, in Brasile, si è al lavoro sul punto. In particolare è il cardinale Claudio Hummes, Prefetto emerito della Congregazione per il Clero, a fare i conti con le crescenti difficoltà di vocazione dei preti e la crescita esponenziale di sette e movimenti. Per arginare questa deriva, Hummes avrebbe avanzato in via riservata al Papa la proposta di aprire, in Brasile, auomini sposati con figli adulti o rimasti vedovi, che pur senza somministrare la comunione, possano svolgere tutte le funzioni sacerdotali. La soluzione piacerebbe a Bergoglio e “dribblerebbe” il problema del celibato, senza intaccare la dottrina cattolica.

Libero Quotidiano

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Per non dimenticare… La parrocchia dove i preti trovano moglie

Nella chiesa Maria Goretti di via Actis adesso tocca a don Emilio, il sacerdote-teologo

Qualcuno lo chiama ancora «don», ma Emilio si sposerà in chiesa tra poche settimane e ha invitato alcuni di quelli che fino all’anno scorso erano suoi parrocchiani. L’altro giorno papa Francesco ha visitato sette famiglie formate da ex preti, alzando un velo su una realtà spesso dimenticata, ma per nulla rara.

Lo sanno bene alla parrocchia di via Actis, dietro via Pietro Cossa, dedicata alla santa della castità, Maria Goretti, dove su sei parroci che si sono alternati in cinquant’anni, tre si sono sposati, come pure uno dei viceparroci.

 

DON MICHELE

Per i fedeli è sempre stato motivo di dispiacere e divisione. Quando don Michele Abrate si sposò a fine Anni 80 con una parrocchiana, con cui ha avuto due figli, invitò i fedeli alle nozze. «Il nuovo parroco don Mario, che fu mandato a “normalizzare” la chiesa, si oppose, ci disse di non andare – racconta Giorgio, uno di quelli che disobbedirono -. Don Michele era un prete fantastico, con me che ero nel Consiglio pastorale si confidò. Furono momenti difficili.

Passarono circa sette anni prima che ottenne la dispensa, il via libera per potersi sposare in chiesa. Altri tempi. Emilio la dispensa l’ha ottenuta in un anno. Si era sposato in Comune e da pochi giorni è papà. La diocesi, già col cardinale Poletto e oggi con Nosiglia, incontra regolarmente i preti sposati e le loro famiglie.

 

L’ANIMA GEMELLA

«Don Emilio (lo chiama ancora così, ndr) è passato per farmi conoscere il bimbo e pochi giorni fa sono stato da don Michele e moglie» dice don Nino Olivero, attuale parroco, il settimo. Che mette le mani avanti e sorride: «Ho un fratello gemello, ma non ho ancora trovato l’anima gemella».

Ma torna subito serio: «La gente ci rimane male ogni volta, anche perché parliamo di sacerdoti molto validi, che hanno fatto molto bene alla comunità». Il libro appena pubblicato sui 50 anni della chiesa fa un excursus sui sacerdoti, ma non accenna alla «seconda vita». Il primo a lasciare è stato anche il primo parroco. Don Enrico Frigerio, che arrivò nel ’59. Fece costruire la casa parrocchiale e la scuola materna, dove c’erano solo campi. Nacque una cappella, la chiesa vera e propria arrivò nel ’66. «Andò via senza dire il motivo – ricorda Franco Griva, memoria storica – ma si sapeva che era per una parrocchiana. Non l’ho più incontrato».

«Ha celebrato lui il mio matrimonio – racconta Beppe, altro fedele della prima ora – molti anni dopo lo incontrai al mercato: aveva avuto cinque figli».

La strada da lui segnata è stata seguita da don Michele Abrate. «Era bello e aveva seguito, ma era molto serio – ricorda un parrocchiano – conobbe una donna di cui si innamorò». Stesso film per il viceparroco Piergiorgio Tosatto. È rimasto a vivere non lontano ed è diventato commercialista, alcuni fedeli hanno conservato un rapporto di amicizia, di fiducia, al punto da rivolgersi a lui per il 730. Infine don Emilio, per molti è stato un fulmine a ciel sereno: «È un fine teologo e sembrava un tradizionalista».

IL CELIBATO

C’è chi ha scelto di dire apertamente le ragioni dell’addio, altri le hanno taciute. Ma le notizie, per dirla con De André, volano veloci di bocca in bocca. «La visita del Papa a quelli che spesso sono considerati gli ultimi della chiesa – dice il signor Griva – mi ha toccato molto». E tra i fedeli si formano i due partiti, pro o contro il celibato. «È una legge della Chiesa – dice il parroco don Nino – come l’ha messa può toglierla: ci sono preti di tradizione orientale sposati».

Don Nino, che per quanto lo riguarda è contento della sua scelta, ritiene che non sarebbe una panacea dal calo delle vocazioni. Ricorda quanto detto dal Vaticano sulla visita del Papa a chi ha lasciato il sacerdozio «per solitudine, incomprensione, stanchezza, dubbi: chi dice che, anche se avessero potuto sposarsi, non se ne sarebbero comunque andati».

lastampa.it

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Preti e celibato: Love story tra due trentenni, lui decide di svestire l’abito talare

Un grande amore tra due giovani, poco più che trentenni, coronato dall’attesa di un figlio. Nulla di strano se non fosse che lui è un prete e lei una delle fedeli che frequentavano la parrocchia. E’ questa la storia che da qualche giorno tiene banco a Castellammare di Stabia e nei comuni dell’Arcidiocesi, raccontata stamane dal quotidiano stabiese Metropolis. «Una storia tra un parroco che ora ha deciso di svestire l’abito talare e una donna innamorata, che ha spinto anche un prete di Casola a lanciare un appello dall’altare, durante un incontro con i gruppi parrocchiali: “Pregate per i giovani che si avviano al sacerdozio e non giudicate chi cade in errore. Stiamo vicini a questa persona che sta vivendo un momento di difficoltà”. Un messaggio chiaro che lascia intendere come il sacerdote che di fatto diventerà padre stia vivendo forse il momento più duro della sua vita. Il parroco, molto amato dai giovani e sempre in prima linea nell’aiutare i più poveri, è stato sospeso ma ha già informato il vescovo Francesco Alfano che svestirà l’abito talare».

corriere.it

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