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Libro: Pedofilia, olocausto bianco

Pornografia online e abusi sui minori: il mondo della pedofilia è sempre più oggetto di inchiesta giudiziaria e giornalistica. Ferruccio Pinotti e Carlotta Zavattiero hanno scritto a quattro mani "Olocausto bianco" (Bur, 12.50 euro) che raccoglie la testimonianza delle vittime, incluso l’attore Luca Barbareschi, e dei pedofili condannati, analizza le carte processuali e i casi di cronaca, con una particolare attenzione alle differenze tra il mondo cattolico e quello protestante. Ne abbiamo discusso insieme alla coautrice Carlotta Zavattiero.

Nel libro descrivete la pedofilia come “la piaga del terzo millennio”, dominata da una lobby potente. Chi è parte di questo circolo di potere?

Piacerebbe a molti individuare un gruppo responsabile di questa “piaga” del terzo millennio: una cerchia ristretta di persone con il potere, sia economico che culturale, di gestire la pedofilia traendone vantaggi, sessuali ed economici. Ma la realtà è diversa. Ecco la ragione per cui abbiamo volutamente utilizzato il termine “piaga”: non esiste classe sociale immune da questo problema. Il pedofilo può essere il pastore come l’insegnante, l’allenatore, l’industriale che viaggia in jet personali o semplicemente il padre di famiglia.



Seminari e scuole cattoliche sono in molti casi l’alveo di episodi di pedofilia nascosti, come è successo a Luca Barbareschi e ad altre vittime di abusi che riportano la loro esperienza in “Olocausto bianco”.

Qual è invece la penetrazione della pedofilia negli ambienti di potere, dalla politica all’industria?

Stabilire con precisione il livello di penetrazione della pedofilia negli ambienti che contano potrebbe essere addirittura “impossibile”. In Olocausto bianco (Quinta parte, pedofili in carcere), emerge chiaramente quanto il pedofilo sia il soggetto sociale più disprezzabile e disprezzato, da relegare nell’isolamento infernale di un girone dantesco. Mi spiego meglio: è noto che un certo lassismo sessuale sia abitudinario in certi ambienti altolocati. Orge, festini a base di sesso, droga, eccetera si fanno. Ed è un fatto.

E seppure questi ritrovi siano fatti tra persone maggiorenni, restano sempre nell’ombra. Circolano solamente voci. Figuriamoci quando e se in tali ritrovi siano coinvolti dei minorenni, quale sia il livello di precauzioni prese per evitare fughe di notizie che avrebbero ovviamente effetti esplosivi e dirompenti. Casi come quello di Lapo Elkann ne sono un esempio. Il ragazzo cerca ora in tutti i modi di riabilitarsi agli occhi della società e nella sua storia non c’era un coinvolgimento di minori. Lascio intuire cosa potrebbe accadere con la pedofilia.

Per molte associazioni a difesa dei bambini e delle vittime degli abusi l’intervento di Ratzinger in Australia sulla pedofilia è stato doveroso e apprezzabile, ma non sufficiente. Cosa ne pensi?

I tre aggettivi usati sono quelli giusti: l’intervento è stato effettivamente doveroso, apprezzabile, ma non sufficiente. I reati continuano, le vittime aumentano. Azioni conseguenti a buone intenzioni, bei discorsi, non sempre vanno di pari passo. Ma è un comportamento tipico del genere umano, da accettare. È difficile conciliare sempre il bel dire con il bel fare. Può essere quasi una questione di Dna: non si diventa Giovanni Falcone, ci si nasce. Ma si può comunque cercare di cambiare le cose. Ci vuole volontà e non tutti la esercitano.

Danni e risarcimenti: nei paesi protestanti le vittime ricevono ingenti somme, mentre nei paesi cattolici prevalgono cifre ridicole, accompagnate da un diffuso pentitismo e dal frequente occultamento dei fatti (es. spostamento di parrocchia dei sacerdoti pedofili). Come si giustificano queste differenze?

Sono differenze di carattere essenzialmente culturale oltre che storico, che hanno a che vedere con una diversa visione della sessualità. Quella cattolica (religione che conosco meglio perché sono cattolica anche io) è repressa e colpevolizzante: naturale che ne scaturiscano a cascata atteggiamenti ipocriti, negazionisti dell’abuso e della pedofilia. Maggiore è la “laicità” con cui si affrontano le tematiche sessuali e maggiore è la tutela e la difesa dei diritti di una vittima. Ma sarebbe sbagliato generalizzare: ci sono cattolici con una sessualità sana e altri meno e questo vale per tutte le religioni.

Perversioni come la pedofilia sono problemi individuali, soggettivi che coinvolgono lo sviluppo della sessualità e affettività, delle relazioni con gli altri. Non sempre questo sviluppo avviene in modo armonico e naturale. Dunque non fare di tutte le erbe un fascio, ma nemmeno dimenticare che in certi contesti culturali e ambientali, il sorgere di devianze sessuali è certamente favorito.



Luca Barbareschi  racconta la sua esperienza di abusi subiti e su Rignano Flaminio crede che i bambini non possano essersi inventati tutto. Cosa ne pensi?

È una storia piuttosto complessa, confusa, gestita male a livello processuale ed egregiamente a livello mediatico. Con il tempo non si arriva alla chiarezza e la vicenda diventa sempre più intricata. Penso che si resterà sempre in una fase di “dubbiosa sospensione”.

A livello epidermico, si tratta dunque di opinione personale, sento che la presenza di certi soggetti diano a tutta la storia un qualcosa di falsato. Non sono in grado di stabilire la veridicità degli abusi; penso che i bambini coinvolti abbiano certamente subito uno stress fortissimo durante le varie fasi della vicenda. In questo senso invito a leggere il libro di Claudio Cerasa (Ho visto l’uomo nero) esclusivamente dedicato a Rignano. Se io fossi uno di quei genitori, per il bene di mio figlio, mi rinchiuderei nel silenzio anonimo di una sana normalità.



Anche su Don Gelmini si è alzata una cortina di ferro in sua difesa, sia da parte del clero che della politica e finora soltanto Vania Gaito in “Viaggio nel silenzio” ha portato avanti un’indagine documentata sui suoi trascorsi. Perchè vige ancora un così forte senso di omertà?

I due casi citati, Rignano Flaminio e Don Gelmini, sono effettivamente due vicende che pur avendo avuto una eco nazionale vasta e durevole, mancano in Olocausto bianco. Non è una svista, ma una scelta consapevole, perché il libro è nato con la precisa intenzione di riempire un vuoto informativo sulla pedofilia. E l’obiettivo è stato raggiunto. Il lettore che cerca sensazionalismi, colpi di scena su fatti che coinvolgono personaggi di spicco, in Olocausto bianco troverà molto di più. Perché arriverà a diffidare o ad interrogarsi sul comportamento del marito, dell’appassionato di viaggi in Estremo Oriente che conosce (o crede di conoscere) da una vita, del fidanzato, del datore di lavoro, dell’insegnante del figlio, del commesso esperto di computer, del sacerdote al quale ha affidato la figlia o il figlio per la preparazione alla Comunione o per il campeggio estivo.



Parliamo di pedopornografia. La maggior parte dei server sono negli Stati Uniti e la mancanza di accordi internazionali non consente un controllo reale sullo scaricamento di materiale illecito. Dietro a tutto questo si nasconde, come sempre, il profitto. Quanto incidono i guadagni delle banche derivanti dalla pornografia sulla mancanza di accordi multilaterali?

E chi può dirlo? Come si fa a stabilire che tot milioni di euro derivano dai proventi del mercato pedopornografico? O della prostituzione minorile? O di altri traffici illeciti come armi, droga? Il denaro è sporco, ma le banche sono luoghi asettici: pecunia non olet.



Qual è stato l’incontro più sconvolgente che ricordi durante la stesura del libro?

È stato l’incontro con una fotografia. Quella di una bambina di due anni. Non la descrivo, mi limito a dire che il carabiniere che me l’ha mostrata (uno che ha fatto la guerra in Libano, descritta, tanto per capirci, in Insciallah di Oriana Fallaci, che conobbe durante la missione) mi ha riferito di non avere mai visto una cosa più orribile. Perché è vero che una fotografia è un istante materializzato. Ma la realtà che descrive ha un prima e un dopo reali.

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Commento sui sacerdoti sposati e l’esempio di Piana

Un nostro post è stato pubblicato sul blog anticameracervello e il blogger Ricciele ha inserito il commento:

Non penso che il matrimonio possa prevenire la pedofilia (esistono molti esempi di pedofili "insospettabili" che talvolta esercitavano le violenze sui loro stessi figli), ma il resto delle argomentazioni di questo articolo le trovo abbastanza convincenti. E’ un argomento complicatissimo, comunque dispiace che persone valide e che potrebbero dare tanto alla chiesa debbano abbandonare qualsiasi funzione una volta che trovano una persona a cui vogliono bene, e dispiace che per aver seguito quelle che sono comunque inclinazioni naturali debbano essere qualche volta ostracizzati dalla propria famiglia e costretti a cambiare città e sparire dalla circolazione. In un mondo in cui succede di tutto, un sacertode che si sposa mi sembra, se proprio è un male, un male minorissimo.

(Fonte: anticameracervello.splinder.com)

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Dibattito celibato: intervento Milingo del 28/7/08 in italiano

traduzione di Stefania Salomone

(n.d.r. – il contenuto riflette solo il pensiero dell’autore e non della redazione blog)

La misericordia è redenzione

Premessa

Non vorrei che i lettori fossero tratti in errore pensando che i due termini siano sinonimi. 

Sono piuttosto termini di "causa-effetto". Dove non c’è miseriordia, non c’è redenzione.  Se intendiamo la redenzione come la liberazione dai legacci, la persona sarà libera dal momento in cui le sue colpe verranno perdonate. Solo allora essa sarà liberata.

Il ruolo del prete nella salvezza dell’uomo

Siamo arrivati ad un punto in cui la necessità di preti nella chiesa cattolica è evidente e preoccupante.

INel linguaggio teologico "Chiesa" è un sacramento. La chiesa è un sacramento poiché è uno strumento di salvezza, un faro sulla sommità del mondo. Ma a causa della caduta dei fari portanti, avvenuta per colpa del celibato obbligatorio dei preti, molti punti di riferimento importanti sono stati declassati dalla stessa chiesa cattolica e, di conseguenza, il  corpo mistico della chiesa è ferito dagli stoppini difettosi di queste lanterne, patendo la vergogna e il disprezzo.

Il mio appello ai preti sposati

Qualunque cosa abbiate sofferto, continuate a credere in ciò che è stato proclamato durante la vostra ordinazione "Tu sei prete per sempre, secondo l’ordine di Melchisedeck". Queste parole sono state rivolte anche al Sommo Sacerdote Gesù Cristo. Nessun ministro dell’Eucaristia, né diacono permanente potrà sostituire il prete, ministro nominato da Dio. E’ proprio il prete, ordinato da Dio, che riporterà nella chiesa il gregge disperso della Chiesa Cattolica Romana.

La nostra preghiera

Insieme al profeta Gioele, diciamo "Lasciamo che i preti, i ministri di Jahvè, supplichino tra il portico e l’altare "Risparmia il tuo popolo, Jahvè! Non esporre la tua eredità al disprezzo, al sarcasmo delle nazioni! Non permettere che le genti si chiedano "dov’è il loro Dio?" (Gioele 2,17).

Abbiamo già fatto enormi tentativi per convincere i cattolici che un prete sposato resta prete per sempre. Continuerà a sbalordire i fedeli, con il suo modello di vita familiare,  parlando lo stesso linguaggio delle altre famiglie. In alcune diocesi di fedeli, i cattolici romani hanno apertamente espresso la loro accoglienza ai preti sposati. E’ una loro libera scelta, la scelta del popolo di Dio. La comunità cattolica deve alzare la voce a vantaggio dei bisogni dei preti.

Come dice il profeta Gioele "Non esporre la tua eradità al disprezzo e al sarcasmo delle nazioni!". Troppe volte i cristiani cattolici romani sono stati esposti al disprezzo e i loro preti chiamati "ipocriti" solo perché trasgredivano il precetto del celibato. Nella storia il celibato è sempre stato ritenuto un suggerimento, spesso neanche accettato universalmente dalla Chiesa. A causa della testardaggine della Chiesa Cattolica Romana, con la sua ambizione di prevalere sulle altre Chiese, è stato imposto un precetto, erroneamente interpretato come dogma.

Non si viene meno all’osservanza di una legge, quando questa non sia chiaramente illustrata in tutti i suoi aspetti.

Il celibato ha a che fare col sesso, ma la sessualità non è materia di insegnamento nei seminari, fatta eccezione per il concetto di prudenza verso i cosiddetti peccati sessuali.

Misericordia è Redenzione

E’ incredibile imbattersi in cattolici che non perdonano i preti sposati, proprio come la Chiesa Cattolica Romana. "Non mi è mai passato per la mente che un prete potesse sposare una donna. Egli ha promesso a Dio di non sposarsi; ha accettato la legge della Chiesa.

"L’intera storia del celibato è stata falsata con il concetto di ‘imposizione’ ".

L’unanime condanna verso i preti sposati prevede che non ci sia perdono da parte della Chiesa Cattolica Romana.

Anche i cosiddetti fortunati, che hanno ricevuto regolare dispensa dall’obbligo del celibato, sono stati deprivati del più grande dono di Dio, ‘l’esercizio della propria vocazione presbiterale’. Essi non possono mai dichiararsi preti, ma ex-preti o umilmente specificare "Ero prete".

Questa mancanza di misericordia da parte della Chiesa Cattolica Romana è un peccato gravissimo.

Gesù non solo ci ha insegnato "Perdona i nostri peccati così come noi li perdoniamo a quelli che ci fanno del male", ce lo ha anche dimostrato nei fatti con l’apostolo Pietro. Non solo Pietro ha mentito, tradendo il suo maestro, ma leggiamo in Mt 26:69-74

Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ed egli negò davanti a tutti: «Non capisco che cosa tu voglia dire». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo giurando: «Non conosco quell’uomo». Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: «Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!».  

E’ strano che, nonostante Pietro abbia rinnegato Gesù per ben tre volte, sia diventato il capo degli Apostoli. Infatti Gesù gli chiese "Pietro, mi ami tu più di costoro?" E lui rispose "Si, Signore, lo sai che ti voglio bene". E, dopo che gli venne fatta per tre volte egli rispose: Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo", e Gesù gli disse "Pasci le mie pecore".

Gli è stata data la responsabilità di trasmettere lo stesso amore, promesso a Gesù, al gregge. E’ diventato il Capo della Chiesa.

La Chiesa Cattolica Romana, l’assemblea del popolo di Dio, guidata dal Papa, dovrebbe avere lo stesso atteggiamento di Gesù con Pietro. S. Bernardino da Siena ci spiega il senso spirituale del triplo tradimento di S. Pietro. Il pentimento di Pietro è stato accettato da Gesù.  "Un peccatore che si pente sa essere compassionevole verso coloro che conducono una vita di peccato. Ma quando una persona che non ha mai commesso peccati gravi vede qualcuno cadere, ne fa una tragedia e non da tregua al peccatore".

S. Bernardino da Siena inoltre aggiunge: "Possiamo ascoltare il Signore che dice: ‘Pietro ho pregato il Padre affinché la tua fede non vacilli’ " (Lc. 22:32). E ricordiamo che il Signore ha detto: "Tu Pietro, che mi hai rinnegato, fa in modo di non allontanare mai un peccatore pentito. Confortalo perché il Padre lo perdonerà incondizionatamente cos’ come ha perdonato te che mi hai rinnegato". (S. Bernardino da Siena 1380-1444).

Non c’è misericordia nella scomunica

La Chiesa Cattolica Romana manda tranquillamente all’inferno tutti quelli che ha scomunicato.

Li odia; basta ricordare cosa ha fatto a quelli che furono accusati di "eresia". Li ha uccisi, hanno perso la dignità umana, proprio come accade per i preti sposati, che non vengono più considerati esseri umani degni di questo nome. Finché la Chiesa Cattolica Romana manterrà la scomunica, non agirà in nome di Gesù, il quale è morto perdonando ogni peccato commesso contro di lui.

"Perdona loro perché non sanno quello che fanno". L’intera umanità è stata pedonata pubblicamente, a gran voce. La Chiesa Cattolica Romana è andata avanti senza porsi mai dei dubbi, causando divisioni nella Chiesa di Cristo, e distruggendo l’unità per la quale (Gv 17) Gesù aveva pregato e che doveva rappresentare il centro della sua missione, secondo la volontà del Padre.

In Ezechiele 22:11, leggiamo che il Padre Eterno dice "io non godo della morte dell’empio, ma che l’empio desista dalla sua condotta e viva." 

S. Cipriano di Cartagine dice: "Se Dio è costantemente provocato dalle nostre frequenti e continue offese, egli spegne la propria indignazione a spetta pazientemente il giorno del castigo. Sebbene la vendetta gli appartenga, Egli preferisce essere infinitamente paziente. Dio rimanda misericordiosamente il giudizio così che noi, peccatori, possiamo pentirci e tornare a lui". (S. Cipriano di Cartagine: 200-258)

Cari confratelli preti sposati

Insieme al salmista recitiamo: Salvami dall’oppressione dell’uomo
e obbedirò ai tuoi precetti. (Salmo 119: 134-135).

Non esitate, abbiate coraggio ed affermate pubblicamente "Io sono un prete. Sono qui al tuo servizio". Uniamo le forze per questa battaglia contro il male. Siamo preparati e in grado di portarla avanti. Cominciamo con una profonda preghiera personale; cioè prendiamo del tempo per guardarci dentro. Siamo in trincea nella battaglia contro il male.

Ma cerchiamo di usare una strada più appropriata, come ci insegna S. Francesco d’Assisi: "Un servo di Dio dovrebbe ardere e brillare in modo tale che tutta la sua vità e la sua santità siano da ammonimento ai peccatori, mediante l’esempio e la devozione; in questo modo lo splendore della sua vita e la fragranza della sua reputazione faranno in modo che tutti gli uomini si rendano conto dei propri peccati" (S. Francesco D’Assisi: 1181-1226)

Arcivescovo E. Milingo

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Da intoccabili a cattolici, ma sempre di serie B

Valeria Fraschetti – fonte: Liberazione 4 settembre 2008

New Dehli
L’acqua santa in India può non bastare a lavar via il marchio dell’intoccabilità. Cambiare religione per scampare alla condanna induista per essere nato nell’infima casta dei dalit, quella dei pulitori di latrine, dei becchini e degli spazzini, può risultare un abbaglio. Anche se si abbraccia la fede cristiana, completamente. Padre William Chaudhary ne ha la certezza da quando tre anni fa le autorità ecclesiastiche gli hanno tolto la parrocchia che guidava. «Ero diventato scomodo per l’arcivescovo perché denunciavo la discriminazione che i cristiani che provengono da caste inferiori subiscono, così mi hanno messo da parte», racconta a Liberazione l’unico prete ex-dalit dell’arcidiocesi di Nuova Delhi.
Se in Europa lo smottamento dei cristiani praticanti sembra irrimediabile, paesi come l’India, dove la religione ha un’importanza inimmaginabile per la maggior parte degli occidentali, per il Vaticano rappresentano ancora un buon bacino per fare proseliti. Anche perché non pochi intoccabili sono attratti da fedi più giuste ed egualitarie di quella braminica, che si basa su una rigida separazione tra caste e sul divieto ad elevarsi socialmente. In realtà, per migliorare la loro condizione socio-economica la secolare costituzione indiana e numerose leggi riservano ai dalit delle quote per l’accesso nelle scuole e negli uffici dell’amministrazione pubblica. Ma nella realtà di tutti i giorni la maggior parte di loro continua a subire la segregazione sociale imposta dall’induismo e così le conversioni al cristianesimo in India sono diventate cronaca quotidiana.
Più del 65% dei 16 milioni di cattolici indiani sono ex dalit. Eppure, secondo il Movimento per la liberazione dei cristiani poveri, la piaga della discriminazione li perseguita anche dopo essersi dati a bibbia e rosario. «Le chiese del Paese sono dominate dai ricchi preti dell’India meridionale che trattano gli intoccabili convertiti come cittadini di serie B», sostiene Shri Francis, presidente dell’organizzazione non-profit che si batte per una maggiore dignità dei convertiti dal 1990.
Che la forte gerarchizzazione della società indiana in qualche modo influenzi anche il clero lo ribadisce padre William. «La discriminazione contro ex intoccabili è un’amara realtà della Chiesa del nostro Paese – ci confida supportando le sue idee con dei numeri -, degli oltre 160 arcivescovi indiani solo sei sono dalit". Il primo è stato nominato solo nel 2000 e non senza polemiche. Marampudi Jojy è stato nominato prelato di Hyderabad non prima che l’arcivescovo uscente avesse espresso il suo dissenso al Vaticano per la scelta fatta.
I malumori dei dalit nella Chiesa cristiana pare siano questione antica però. Come riferisce il quotidiano indiano Mint, padre Anthony Kurusinkal, dell’arcidiocesi di Mumbai, dice di aver studiato per conto del Vaticano la condizione dei dalit cristiani già nel 1984. In seguito alle sue conclusioni, le autorità ecclesiastiche dichiararono che nessuna nomina di vescovi e arcivescovi sarebbe avvenuta in base a eventuali caste di appartenenza. Da allora sono passati 24 anni ma dalla presidenza della Conferenza episcopale indiana ammettono che il problema esiste tuttora. «E’ vero che in alcune chiese i dalit sono discriminati – spiega padre Thomas Thelekat, portavoce del cardinale Varkey Vithayathil – noi siamo molto vigili nel monitorare il fenomeno, ma c’è bisogno di tempo per cambiare le cose: il concetto di casta è radicato da secoli qui in India».
Non è solo nel clero che si respira aria di ingiustizia. «Sono molte le chiese che raccolgono fondi in nome dell’assistenza ai poveri per poi utilizzare i soldi nella costruzione di scuole e ospedali dove gli ex intoccabili non hanno accesso», tuona Publius Bartolomeo Lomeo, direttore della rivista "Christian restoration", raggiunto al telefono nel distretto di Jahnsi, nello stato settentrionale dell’Uttar Pradesh.
Intanto, la comunità cristiana dell’Orissa continua a vivere nel terrore dopo che negli ultimi dieci giorni la violenza dei fondamentalisti indù ha ucciso sedici persone, danneggiato dozzine di chiese e saccheggiato migliaia di case costringendo alla fuga gli abitanti del distretto di Kandhamal. La polizia dice di aver riportato la situazione alla normalità, ma i cristiani rifugiati nei campi messi a disposizione del governo hanno paura di tornare nelle loro abitazioni. E così quelli che hanno cercato rifugio nelle foreste vicine. Ancora ieri sentivano rimbombare nelle valli le grida degli induisti. "Jai Shri Ram" gridavano, invocando il loro dio guerriero.

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Il Vaticano, poi, al posto di bacchettare il governo potrebbe aprire i conventi deserti agli immigrati

Sbarcano in mille, Lampedusa in ginocchio
di Redazione

da Catania

Immigrati che partono, immigrati che arrivano. È Lampedusa la porta del Mediterraneo al centro delle tratte di clandestini. Ieri circa mille tra uomini, donne e bambini sono arrivati sull’isola a bordo di sette carrette. Intanto a Malta uno di questi viaggi è finito in tragedia: due donne, di cui una di 20 anni, incinta, sono morte in seguito al naufragio di una barchetta con a bordo 28 clandestini, mentre una terza è in coma ricoverata all’ospedale della Valletta.
È salito così a 1500 il numero delle persone che affollano il centro di prima accoglienza, ormai al collasso. Quattrocento immigrati sono stati fatti partire dall’isola delle Pelagie per alleggerire l’affollamento nel centro che ospita gli immigrati. Sbotta il sindaco, Bernardino De Rubeis: «Lampedusa è in ginocchio: è ora di dire basta e trovare delle soluzioni che non riguardino esclusivamente il fenomeno dell’immigrazione clandestina, ma anche quelle che sono le esigenze degli isolani». Nel pomeriggio le rassicurazioni che gli sbarchi saranno impediti arriva dal ministro dell’Interno Roberto Maroni invitato a fare una visita nell’isola dal sindaco De Rubeis: «Gli sbarchi – ha spiegato Maroni – saranno risolti quasi al 100% quando entrerà in vigore l’accordo con la Libia che prevede il pattugliamento congiunto delle acque libiche». De Rubeis aggiunge: «Se si ha l’intenzione di trasformare Lampedusa in una sorta di Asinara di una volta, sono sulla strada giusta. La spesa di 300 milioni di euro per costruire nuovi centri, capaci di contenere complessivamente lo stesso numero di immigrati che in questo momento si trovano solo a Lampedusa, è inutile». Il sindaco ha anche spiegato che ci sono contraccolpi causati dall’emergenza clandestini: «Stiamo registrando un calo del 30% nelle presenze turistiche, anche a causa dei tagli alle tratte sociali che la Regione ci vuole togliere, lasciando un solo collegamento aereo al giorno per Palermo. Quando il centro è a pieno regime come adesso, qui salta tutto, ci sono problemi di fogne, di spazzatura, l’acqua non basta mai. Il Vaticano, poi, al posto di bacchettare il governo potrebbe aprire i conventi deserti agli immigrati».

fonte: ilgiornale

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