Roma «Abusi su una suora, Padre Salonia a processo»

Giovanni Salonia

Il Messaggero

Ci sono certe ferite destinate a non guarire. Mai. Una suora abusata da un sacerdote rischia di ammalarsi nell’anima, di precipitare in un tunnel senza luce, fino a non vedere più nemmeno Dio. Sono passati quattro mesi dal summit in Vaticano sugli abusi che un caso emblematico riaffiora dalle sabbie mobili grazie alla magistratura italiana. La Procura di Roma ha deciso di chiedere il rinvio a giudizio per padre Giovanni Salonia, tra i più affermati psicoterapeuti operanti nel mondo ecclesiale, accusato da una suora di violenza sessuale, con l’aggravante, per i pm, di «avere agito per motivi abietti». 

IL PERSONAGGIO
Salonia, appartenente all’Ordine dei cappuccini, con alle spalle amicizie importanti, tra cui l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, si è sempre proclamato innocente. «Nella veste di psicoterapeuta e nello stesso tempo di sacerdote – si legge nel capo di imputazione – costringeva la sua suora, sua paziente, a compiere e subire atti sessuali» in diverse incontri tra il 2009 e il 2013. L’incidente probatorio, disposto a marzo dal Tribunale, deve avere fugato ogni dubbio al magistrato che ha ritenuto necessario richiedere il processo. Se la giustizia italiana avanza, esaminando quanto accaduto per arrivare a una sentenza, la giustizia vaticana sembra essersi inceppata. 
SEGNALAZIONI
Naturalmente alla Congregazione per i Religiosi il dossier era arrivato puntuale, corredato da diverse segnalazioni interne. Le vittime per il Vaticano sarebbero tre, per fatti avvenuti anni addietro. Ma come spesso succede al di là del Tevere molte carte finiscono in una specie di limbo. 
Due anni fa Papa Francesco era intenzionato a promuovere Salonia vescovo ausiliare di Palermo, dietro sponsorizzazione di Lorefice. L’investitura era già pronta poi ad un tratto è saltata la promozione. Il Pontefice aveva cambiato idea. In genere, in Vaticano, queste cose accadono solo davanti a informazioni interne ritenute gravi. In quei giorni Salonia diffondeva una lettera spiegando ai fedeli di aver rinunciato volontariamente all’incarico per non creare problemi al Papa. I religiosi che avevano denunciato in Vaticano certe anomalie sul frate, venivano messi da parte nelle strutture ecclesiali palermitane, accusati di calunnia. A difesa di Salonia si era mosso anche il ministro della Sicilia dei cappuccini («Le accuse sono infondate e inconsistenti»). A questo punto Papa Francesco ha convocato a Roma il generale dei cappuccini per chiedere provvedimenti su Salonia. Da quel momento, inspiegabilmente è iniziata la sua riabilitazione. 
L’Antonianum, come altre università cattoliche, lo ha chiamato a tenere lezioni e master, la San Paolo gli ha pubblicato un volume (con prefazione del Papa) sulla vita del beato Puglisi. 
PIETRA D’ANGOLO
A mettere a tacere definitivamente tutto è stato un incontro il 15 settembre 2018 a Palermo durante la visita del Papa. Nel palazzo arcivescovile, il vescovo Lorefice ha presentato padre Salonia a Francesco. Un saluto breve con foto di rito, ma sufficiente a garantire al sacerdote una nuova luce. La notizia del rinvio a giudizio è rimbalzata in Vaticano amareggiando diverse persone. Una suora, in particolare, si è ricordata delle parole coraggiose che a febbraio, al summit sugli abusi, sono state pronunciate da suor Veronica Openibo, superiora generale della Società del Santo Bambino Gesù, davanti al Papa: «Al presente viviamo uno stato di crisi e di vergogna. Abbiamo gravemente offuscato la grazia della missione di Cristo. È possibile per noi passare dalla paura dello scandalo alla verità?».
Certo dell’innocenza di Salonia è il suo avvocato, Pier Paolo Dell’Anno: «Dimostreremo l’infondatezza dell’accusa. L’eccentricità del lungo tempo trascorso tra il termine della terapia e la denuncia, più di quattro anni; la riconosciuta efficacia della stessa, sia da parte della religiosa, che anche da professionisti terzi, e infine la circostanza che vede totalmente taciuto l’asserito abuso, nonostante negli anni intercorsi dopo il termine della terapia la suora sia stata, per di più, seguita da varie figure professionali».

Pedofilia, prete italiano a processo in Argentina per abusi su 20 bimbi sordomuti: «Il Papa era stato informato»

Pedofilia, prete italiano a processo in Argentina per abusi su 20 bimbi sordomuti: il Papa era stato informato

fonte: https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_abusi_prete_bambini_sordomuti_papa_francesco_argentina_vaticano-4557345.html

Città del Vaticano – Tra i vari penosi dossier sulla pedofilia che preoccupano molto il Papa c’è sicuramente quello dell’Istituto Provolo di Verona, una istituzione nata in Italia e diffusa in diversi paesi per curare  i bambini sordomuti. In questi giorni è arrivata la notizia che in Argentina verrà processato per reati legati ad abusi su minori un prete italiano che lavorava in una struttura situata nella provincia di Mendoza. Il processo partirà il 5 agosto e vede imputati due preti, entrambi accusati di avere abusato i bambini sordomuti.

L’avvocato delle vittime ha riferito che «il prete italiano Nicola Corradi, il sacerdote Horacio Corbacho e un terzo uomo che ha lavorato all’istituto Provolo andranno sotto processo con l’accusa di avere abusato più di venti bambini». L’indagine, nei confronti degli insegnanti dell’istituto italiano, con sedi in Veneto e anche all’estero, come in Argentina, era cominciata nel 2016.
 

Nei giorni scorsi la rete italiana delle vittime della pedofila,L’Abuso, annunciato che due anni fa era stato riaperto il caso anche presso la Procura della Repubblica di Verona.

L’8 maggio 2014 la Rete L’Abuso e l’Associazione sordi Provolo avevano anche mosso pesanti accuse anche contro Papa Francesco sostenendo che quando era arcivescovo a Buenos Aires poteva essere stato a conoscenza dei fatti criminosi legati a don Nicola Corradi.

Il 20 ottobre dello stesso anno, l’Associazione sordi Provolo ottenne udienza con il Papa e in quella occasione, consegnò di persona una lettera al Papa contenente la lista di preti accusati. Tra quei nomi c’era anche quello di don Corradi. La rete L’Abuso si chiede come mai il Papa “omise qualunque intervento, sia per  lui, che per gli altri nominativi. Due anni dopo infatti, quando la giustizia argentina arresterà don Nicola Corradi, lo troverà ancora al posto di direttore dell’istituto di Mendoza”.

“Sesso, alcool e selfie”: le accuse al vescovo del Vaticano

Il vescovo Gustavo Zanchetta torna a far parlare di sé. Delle accuse inoltrate al presule argentino ci eravamo già occupati per una ragione in particolare: perché qualcuno aveva ipotizzato come papa Francescoavesse trasferito il presule sudamericano in Vaticano, nello specifico all’Apsa, cioè presso l’ente che si occupa di amministrare il patrimonio della Santa Sede, dopo e nonostante l’emersione delle accuse di abusi.

A questa versione dei fatti la Sala Stampa del Vaticano ha già replicato, spiegando come il contenuto delle incriminazioni sia stato reso noto solo dopo le dimissioni di mons Zanchetta dalla diocesi in cui era incaricato in Argentina e come la motivazione di quel ritiro, stando alle fasi preliminari di questa storia, riguardasse un presunto “autoritarismo” esercitato.

Delle accuse, insomma, non si sapeva ancora nulla ai tempi della “promozione”. Accuse che adesso sono state approfondite nel dettaglio dalla procuratrice argentina che si sta occupando del caso giudiziario. Stando a quanto riportato su IlGazzettino, la fattispecie riguarda quelli che per ora rimangono presunti “abusi continui aggravati”. Non ai danni di minori, ma di seminaristi. Potrebbero essere circostanze, queste, in cui le violenze sono state perpetrate ai danni di “adulti vulnerabili”.

Vale la pena sottolineare come il vescovo Zanchetta, per stretta ammissione di papa Francesco, sia stato sottoposto a un procedimento pure dalla Santa Sede. Poi ci sono i racconti delle vittime, che parlano di come il vescovo Gustavo Zanchetta fosse solito scattare selfie con alcuni consacrati, bere con gli stessi, recarsi di notte nei loro dormitori e così via. “Sesso, alcool e selfie” sembra una tripartizione adatta a sintetizzare il quadro presentato da chi accusa.

Nel corso di questi sei anni e mezzo di pontificato, Jorge Mario Bergoglio ha più volte parlato di “clericalismo” in relazione ai casi di abusi. Un esercizio del potere ecclesiale, insomma, del tutto improprio. Vedremo, rispetto alle vicende sollevate su Zanchetta, quale saranno i responsi della giustizia argentina e di quella vaticana.

Il Giornale

Alla gogna in Australia non c’è solo il cardinale George Pell, ma l’intera chiesa

Alla gogna in Australia non c’è solo il cardinale George Pell, ma l’intera chiesa

Il Foglio

Roma. George Pell è entrato in tribunale con il collarino ecclesiastico in bella mostra. E’ su questo particolare che i media australiani, da tempo impegnati a volteggiare sul corpaccione del cardinale già arcivescovo di Sydney e prefetto vaticano per l’Economia, hanno indugiato nelle cronache di questi due giorni. Non sul fatto che è entrato con le manette ai polsi, trofeo offerto a videocamere e macchine fotografiche che non s’aspettavano tanta grazia. 

Polonia, il documentario sugli abusi della chiesa che fa tremare i sovranisti

Polonia, il documentario sugli abusi della chiesa che fa tremare i sovranisti

REPUBBLICA

Un coraggioso documentario sugli orribili, diffusi casi di pedofilia nella Chiesa polacca sostenitrice del governo sovranista fa tremare la maggioranza eletta al potere in Polonia, il piú grande e importante paese orientale membro di Unione europea e Nato. Il documentario, girato e postato su YouTube dai fratelliTomasz e Marek Sekielski, è stato visto online da moltissimi cittadini ed elettori, tra i 18 e i 20 milioni su un totale di oltre 38 milioni di abitanti. E i sondaggi per le elezioni europee hanno subito registrato l´effetto dello shock e dell´indignazione dei cittadini: nelle ultime indagini d´opinione Koalicja Europejska, cioè coalizione europea – l´alleanza ispirata da Donald Tusk ex premier riformatore polacco e ora presidente dell´esecutivo europeo, alleanza di liberal di Platforma al governo dal 2007 al 2015, sinistra democratica e altre forze – è passata da un testa a testa a un vantaggio di dieci punti rispetto al PiS (Prawo i Sprawiedlywosc, il partito sovranista guidato dal suo leader storicoJaroslaw Kaczynski).

In cifre: Koalicja europejska nei sondaggi è al 43,6 per cento, cui si possono aggiungere i consensi (circa 10 per cento) attribuiti a Wjosnia, Primavera, il nuovo partito di sinistra anticlericale fondato dal giovane leader politico gay dichiarato ed europeista Robert Biedron, ex sindaco di Slupsk. Il PiS di Kaczynski invece è, sempre negli ultimi sondaggi, al 32, 9 per cento.

I sondaggi si proiettano anche sulle elezioni politiche (legislative) di ottobre, e fanno temere al PiS di perdere il potere contro la vitalità della giovane società civile urbana polacca. Secondo Stanislaw Mocek della prestigiosa Accademia delle scienze polacca,“l´alleanza tra trono e altare, col trono inteso come potere politico, vacilla“, e secondo il teologo Stanislaw Obirek „il panico è ovunque, nella Chiesa come nel PiS“. I sovranisti al governo hanno subito tentato di reagire annunciando un inasprimento delle pene per i reati di pedofilia, ma la decisione potrebbe arrivare troppo tardi per salvarli da uno smacco elettorale, e anche da un secondo problema serio alle politiche d´autunno.

La stessa visita annunciata per metà giugno del responsabile della Santa sede per la lotta agli abusi sessuali, Charles Scicluna, è attesa come prodromo di una epurazione senza precedenti nella Chiesa polacca a causa delle accuse e testimonianze di pedofilia. Lech Walesa, padre della patria, leader storico della rivoluzione non violenta del 1989 che restaurò la democrazia e avviò la caduta del Muro di Berlino, in nome della sua fede cattolica e della sua lunga amicizia con il Santo Padre Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla, consigliere die combattenti non violenti per la libertà polacca allora e severo conservatore illuminato, non reazionario filosovranista come la Curia polacca oggi) ha invitato la Chiesa a “riflettere a fondo“ sul caso. In Vaticano il portavoce della sala stampa Alessandro Gisotti ha sottolineato che il nunzio apostolico in Polonia monsignor Salvatore Pennacchio “ha espresso la solidarietà e vicinanza nel cuore sua e del Santo padre alle vittime degli abusi“. Molti esponenti oltranzisti del cattolicesimo polacco sono ostili a Papa Francesco e spesso censurano le sue omelie, discorsi ed encicliche. Adesso è arrivato il momento della resa dei conti.

Chiesa di New York: 120 preti accusati di pedofilia

C’è anche il nome dell’ex cardinale di Washington Theodore McCarrick, che a New York fu prete e vescovo ausiliare, recentemente ‘spretato’ dalla Santa Sede per i suoi abusi omosessuali e su minori, tra quelli dei 120 prelati accusati di pedofilia o pedopornografia pubblicati questo fine settimana in una lista dall’arcidiocesi newyorkese.

La Chiesa di New York – seconda arcidiocesi degli Stati Uniti – ammette così che almeno 120 preti accusati di aver abusato sessualmente di minori o di detenere immagini e file pedopornografici vi hanno lavorato per decenni.

La lista, pubblicata in grande evidenza sul sito dell’arcidiocesi, con acclusa una “lettera pastorale” del cardinale arcivescovo Timothy Dolan, comprende anche vescovi, insegnanti di scuole superiori, un cappellano scout, e appunto quello del noto ex porporato di recente dimesso dallo stato clericale. Dei nomi pubblicati, molti riguardano preti rimossi dal ministero e poi ‘laicizzati’, altri con processo canonico ancora in corso, altri oggi deceduti.

L’elenco fa scalpore perché riguarda una delle maggiori diocesi americane, anche se segue oltre un centinaio di tali divulgazioni da altre diocesi in tutto il Paese, da che la Chiesa accoglie le richieste di trasparenza sugli abusi commessi dal clero. Il card. Dolan afferma di rendersi conto “della vergogna che si è abbattuta sulla nostra Chiesa a causa dell’abuso sessuale di minori”. Chiede perdono “per le mancanze di quei chierici” che hanno tradito la fiducia riposta in loro per proteggere i giovani. “È la mia sincera preghiera che insieme possiamo essere guariti come famiglia di fede”, aggiunge Dolan.

E se gli investigatori e gli avvocati delle vittime riconoscono che la pubblicazione della lista è un passo positivo, altri la considerano ancora incompleta.

La lista non include membri di ordini religiosi che lavorano nelle chiese e nelle scuole dell’arcidiocesi, sebbene alcuni ordini abbiano pubblicato le loro liste di accusati. Né elenca i sacerdoti ordinati altrove e in seguito in servizio a New York.

Il portavoce dell’arcidiocesi, Joseph Zwilling, ha dichiarato che “l’importante è che abbiamo rilasciato tutti i nomi dei preti che hanno un’accusa credibile e motivata contro di loro”, oltre a quelli in attesa di una decisione della Chiesa sulle accuse e quelli recentemente accusati attraverso un processo per risarcimento da parte dell’arcidiocesi. Il relativo programma ha pagato 65 milioni di dollari a oltre 350 persone negli ultimi tre anni.

La lista, infine, comprende sacerdoti ordinati tra il 1908 e il 1988. Molti sono morti e l’arcidiocesi ha detto che nessuno opera più nel ministero sacerdotale. La maggior parte dei presunti abusi si sono verificati negli anni ’70, ’80 e primi anni ’90, ma secondo l’arcidiocesi ci sono state due accuse credibili di abusi sessuali da parte del clero attivo dal 2002, e le autorità sono state allertate su entrambi i casi.

ticinonews.ch

Abusi, al ritiro spirituale con Papa Francesco anche il vescovo argentino sotto indagine

Abusi, al ritiro spirituale con Papa Francesco anche il vescovo argentino sotto indagine
Città del Vaticano – In Vaticano nominare Zanchetta suscita enormi imbarazzi. Non fosse altro perché l’arcivescovo argentino molto amico di Papa Francesco – chiamato a Roma nel 2017 a ricoprire un importante incarico all’Apsa – è sotto indagine da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede per una serie di abusi sessuali. Sul suo cellulare sono state trovate fotografie porno, selfie in compagnia di giovani. Insomma, un caso scomodo non solo per la faccenda degli abusi, ma perchè getta una luce obliqua persino su Papa Francesco, responsabile della sua promozione nonostante le chiacchiere che in Argentina tutti conoscevano. Zanchetta però è stato invitato ugualmente dal Papa a unirsi agli esercizi spirituali nella Casa del Divin Maestro ad Ariccia. Come se niente fosse. La notizia che inizialmente è circolata su alcuni giornali anglosassoni, tra cui il Catholic Herald, ha inziato a fare il giro del mondo, suscitando sconcerto.
Le denunce contro Zanchetta sono presentate alla nunziatura di Buenos Aires e indicano abusi in seminario. Per il neo direttore ad interim della sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, le notizie sono giunte mesi dopo la nomina da parte del Papa. Ma secondo quanto racconta il giornale El Tribuno di Oran, la diocesi di provenienza di Zanchetta, diversi preti della diocesi affermano che una denuncia era stata presentata già nel 2015, e che di ciò si parlava apertamente nella diocesi e fra i preti. Il Papa, dunque, allude El Tribuno, non poteva non sapere.
Il Messaggero

Vertice vaticano pedofilia fallito. Nemmeno sfiorato il tema del celibato obbligatorio – per molti osservatori il vero nodo del problema –, ma su questo punto anche Francesco è inamovibile

La Chiesa ha messo in atto un’azione sistematica di copertura degli abusi sessuali commessi dal clero per proteggere i preti pedofili, «calpestando» le vittime.

ilmanifesto.it

La severa accusa alle gerarchie ecclesiastiche è arrivata dal cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco-Frisinga e presidente della Conferenza episcopale tedesca, intervenuto ieri mattina in Vaticano, all’incontro mondiale sulla «Protezione dei minori nella Chiesa». Una relazione, quella di Marx, in sintonia con il grido che, fuori dall’aula del Sinodo dove sono riuniti i 190 presidenti delle conferenze episcopali e superiori generali di tutto il mondo, si è levato dalle vittime degli abusi riunite nel network internazionale Eca global (Ending clerical abuse) le quali, in una marcia da piazza del Popolo a piazza San Pietro, hanno chiesto «tolleranza zero», invocando «la fine dell’impunità e degli insabbiamenti degli abusi da parte della Chiesa».

«Gli abusi sessuali nei confronti di bambini e giovani sono dovuti all’abuso di potere», ha detto Marx. L’amministrazione ecclesiastica, ha aggiunto, «non ha compiuto la missione della Chiesa, al contrario, l’ha oscurata, screditata e resa impossibile. I dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati. Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio. I procedimenti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi, anzi cancellati o scavalcati.

I diritti delle vittime sono stati calpestati». Si riferiva in particolare alle diocesi tedesche, ha precisato in conferenza stampa, sottolineando però che «la Germania non è un caso isolato».

Sono indispensabili «trasparenza e tracciabilità», per chiarire «chi ha fatto cosa, quando, perché e a quale fine, e cosa è stato deciso», ha proseguito l’arcivescovo di Monaco, secondo il quale non ci sono obiezioni che tengano: né rispetto al «segreto pontificio» (non vale per «i reati riguardanti l’abusi di minori») né alla preoccupazione di «rovinare la reputazione di sacerdoti innocenti o del sacerdozio e della Chiesa»: la «presunzione di innocenza», la «tutela dei diritti» e «la necessità di trasparenza non si escludono a vicenda». Anzi «non è la trasparenza a danneggiare la Chiesa, ma gli abusi commessi, la mancanza di trasparenza, l’insabbiamento».

È stata anche la volta delle donne.

Prima la testimonianza (venerdì sera) di una vittima che ha subito abusi da quando aveva undici anni da parte di un prete della sua parrocchia: «Da allora – ha raccontato – io che adoravo i colori e facevo capriole sui prati spensierata non sono più esistita», «restano incise nei miei occhi, nelle orecchie, nel naso, nel corpo, nell’anima tutte le volte in cui lui bloccava me bambina con una forza sovrumana, io mi anestetizzavo, restavo in apnea, uscivo dal mio corpo, cercavo disperatamente con gli occhi una finestra per guardare fuori, in attesa che tutto finisse». «Dobbiamo trovare il coraggio di parlare e denunciare – ha concluso –, pur sapendo che rischiamo di non essere credute o di dover vedere che l’abusatore se la cava con una piccola pena», «non può e non deve essere più così».

Poi la relazione di Veronica Openibo, religiosa nigeriana, superiora della Società del santo bambino Gesù, che ha rimarcato l’esistenza di un fenomeno conosciuto già da qualche anno ma ancora in ombra: la violenza subita dalla suore da parte di preti e religiosi, soprattutto in Africa. La Chiesa sta facendo qualcosa, ma «non è ancora abbastanza», ha aggiunto suor Openibo, che ha indicato alcuni problemi da affrontare, come «l’abuso di potere, il clericalismo, la discriminazione di genere», e alcune prassi da abolire: nascondere «per evitare di portare alla luce uno scandalo e gettare discredito sulla Chiesa»; e «la scusa che si debba rispetto ad alcuni sacerdoti in virtù della loro età avanzata e della loro posizione gerarchica».

Oggi il summit termina, con la messa e l’intervento del papa. Le posizioni sono emerse con chiarezza. I conservatori puntano il dito sull’omosessualità: sarebbe questa la causa degli abusi sessuali (però così non spiegano le violenze sulle donne). La maggioranza filo-Francesco indica invece nel clericalismo e nel potere la radice degli abusi e chiede creazione di strutture di ascolto autonome con il coinvolgimento di laici e donne, collaborazione e denuncia alle autorità civili, riforma del segreto pontificio, rimozione di preti colpevoli e vescovi collusi o complici.

Nemmeno sfiorato il tema del celibato obbligatorio – per molti osservatori il vero nodo del problema –, ma su questo punto anche Francesco è inamovibile. Proposte concrete, però, sono state avanzate. L’incontro non ha valore deliberativo, si tratterà quindi di vedere se ora diventeranno regole scritte. «Non crediamo che solo perché abbiamo iniziato a scambiare qualcosa tra di noi, tutte le difficoltà siano eliminate», ha concluso la giornata, con la celebrazione penitenziale. il vescovo ghanese Philip Naameh.

Pedofilia, gli abusi di Don Mauro Inzoli, l’amico dei potenti: “Molestava e poi leggeva la Bibbia”

Pedofilia, la storia di Mauro Inzoli, ex “Don”, amico dei potenti. Elemento di spicco di Comunione e Liberazione, vicepresidente della Compagnia delle Opere, protagonista dei Meeting di Rimini, amico “dei potenti” e confessore – secondo diverse voci – di Roberto Formigoni. Ma anche pedofilo. L’ormai ex Don Mauro Inzoli è stato definitivamente condannato in Cassazione alla pena di 4 anni 7 mesi e 10 giorni nel 2018. “Io mi sento grandissime responsabilità nella mia vita. Sono un sacerdote, prima ancora un uomo, prima ancora un cristiano. Grandissime responsabilità…Educative soprattutto”: a parlare è Don Mauro Inzoli, condannato in via definitiva per abusi su minori e ora rinchiuso nel carcere di Bollate. In questa intervista esclusiva con camera nascosta firmata da Francesca Fagnani, l’ex prete recentemente ridotto allo stato laicale dal Vaticano commenta la sua vicenda. Con più di qualche reticenza.

Chi è Don Mauro Inzoli, l’amico dei potenti

Sono trascorsi oltre vent’anni dalle “molestie di ordine sessuale nei confronti di una pluralità indiscriminata di soggetti all’epoca minorenni”, come scrive il giudice Letizia Platè, nella sentenza del Tribunale di Cremona.  Ai nostri microfoni Nicola Lelario, capo della squadra mobile della questura di Cremona, rivela l’inchiesta che portato in carcere Don Mauro: “Abbiamo ascoltato più o meno 25-30 ragazzi – quando li abbiamo sentiti erano già tutti adulti – e da qui abbiamo potuto ricostruire quello che era un vero e proprio sistema”. Racconta l’investigatore che “il modus operandi era abbastanza collaudato: l’approccio era soft con delle carezze poi si passava magari a dei baci, le vittime hanno descritto anche baci violenti. Poi i palpeggiamenti. I casi più gravi hanno portato alla masturbazione e all’eiaculazione da parte delle vittime. Le più piccole avevano 12-13 anni. Ad accompagnare questi atti sessuali c’erano dei riferimenti all’Antico Testamento o ai passi biblici, come a voler dire che non c’era niente di male in quello che stava accadendo. Anzi ammantarlo di una sacralità”. E il Vaticano cosa ha fatto? Alla richiesta di rogatoria ha opposto il segreto pontificio, rivela Lelario.

Don Mauro Inzoli dovrà scontare 4 anni, 7 mesi e 10 giorni di reclusione, dopo che un mese fa la Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna respingendo il suo ricorso. L’ex capo di Comunione e Liberazione della provincia di Cremona ed ex presidente di associazioni per minori in affido era accusato di otto episodi di abusi su cinque ragazzi: il più piccolo di 12 anni, il più grande di 16, fra il 2004 e il 2008. La Corte d’appello di Brescia aveva scontato due mesi alla condanna inflitta in primo grado.

michelesantoro.it

Vertice Abusi Vaticano: “Solo parole” servono fatti e serve richiamare in servizio i preti sposati

Papa, Vescovi e cardinali dovrebbero dare tutti le dimissioni. Forse il popolo di Cristo dovrebbe governare la Chiesa con il servizio dei preti sposati (ndr)

Roma, 22 feb. (askanews) – “Solo parole”, ora servono i fatti. Il Papa sapeva del cardinale McCarrick, tutti sapevano, ma solamente pochi giorni fa è arrivata la decisione della dimissione allo stato laicale. Peter Saunders, attivista inglese nella lotta contro la pedofilia, vittima di abusi da parte di un sacerdote cattolico, tra i fondatori dell’Associazione Ending Clergy Abuse, passa da una intervista all’altra, a Roma, per denunciare lo stato di insoddisfazione delle vittime di preti pedofili, a margine del summit indetto dal Papa in Vaticano sul tema della tutela dei minori alla presenza di 190 persone.

“Fin qui la maggioranza di noi è delusa perché il Papa ha spiegato chiaramente che questo incontro non è un tentativo serio di affrontare gli incredibili scandali che colpiscono la Chiesa e il Vaticano. Si parla di ‘creare consapevolezza’, di ‘training’, ma queste sono cose in cui non dovrebbe esserci bisogno di training. Lo stupro di bambini, lo stupro e la violenza di qualunque adulto vulnerabile è un atto criminale e orribile. Tutti lo sanno, da dovunque vengano, e se il Papa avesse davvero l’intenzione di proteggere i bambini allora dovrebbe istituire delle leggi tali che qualunque religioso vi contravvenga sia escluso in modo definitivo dalla Chiesa. La stessa cosa dovrebbe applicarsi a chiunque, vescovo o Papa, insabbi questi crimini. Dovrebbero essere esclusi definitivamente e non spostati da una sede all’altra come succede adesso, non finanziati come è successo nel mio paese con somme di denaro per scappare in un altro paese”.
“L’unica cosa che cambia è che quando c’è una pressione insormontabile sul Papa e sulle istituzioni, allora sono costretti a fare qualcosa. Ma fanno il meno possibile. Si sapeva che McCarrick era un violentatore già venti, trent’anni fa. Lo sapevano tutti e sappiamo che il Papa sapeva la sua storia”. “Non credo sia una coincidenza che sia stato espulso dalla Chiesa solo pochi giorni prima di questo cosiddetto summit di Roma”.

Per il fondatore dell’Associazione a tutela delle vittime di abusi commessi da sacerdoti, dunque, se non ci fosse la pressione delle stesse vittime e l’eco mediatica, non ci sarebbero passi in avanti.
“Non sono sicuro che le dimissioni del Papa servirebbero a qualcosa. Se desse le dimissioni sarebbe sostituito da qualcun altro che potrebbe essere anche peggio. Non ho la risposta perfetta ma non sta nelle dimissioni del Papa. Forse dovrebbero dare tutti le dimissioni. Forse il popolo di Cristo dovrebbe governare la Chiesa. Abbiamo bisogno di tutti questi cardinali, di tutti questi vescovi? Non penso, e certamente non sta scritto nella Bibbia”.

Abusi, un altro uomo accusa il nunzio a Parigi: «Mi ha afferrato il sedere»

Abusi, un altro uomo accusa il nunzio a Parigi: «Mi ha afferrato il sedere»

Città del Vaticano – Nell’arco di una decina di giorni il nunzio apostolico, l’arcivescovo Luigi Ventura, uno dei diplomatici di punta della Santa Sede, ha collezionato una seconda denuncia per un altro caso di molestie sessuali. Stavolta il fatto risale a gennaio 2018. Lo riferisce Le Monde, precisando che «una seconda persona, ex dipendente del Comune di Parigi, ha sporto denuncia per fatti simili a quelli contenuti nella prima querela» depositata alla Procura della capitale francese e sulla quale sono in corso indagini.  Il quotidiano francese ha pubblicato uno stralcio della testimonianza del querelante, Benjamin G., che in  mattinata si e’ rivolto all’ufficio competente del Hotel de Ville.

«Ero impegnato a lavorare all’organizzazione di una cerimonia  al Comune di Parigi, mi trovavo a due metri da Anne Hidalgo. Una persona e’ arrivata alla mia sinistra. Ha messo la sua mano sinistra sulla mia spalla e con la destra ha afferrato il mio sedere. Un gesto da esperto, pieno di sicurezza, il tutto accompagnato da un grande sorriso rilassato, come se fosse qualcosa di normale. Sono rimasto stupefatto. La cerimonia era in corso e me ne sono andato. Ho capito solo pochi giorni fa che questi sono gesti usuali per un predatore», ha raccontato il 39enne prima di sporgere formale denuncia.

La sua storia e’ molto simile a quella denunciata il mese scorso da un altro impiegato del comune, che nelle stesse  circostanze – il 17 gennaio 2019 – e’ stato avvicinato e molestato da Ventura, 74 anni, nella capitale francese nel 2009. Un’indagine preliminare del procuratore della Repubblica di Parigi e’ in corso, relativa alla denuncia del primo funzionario e alla segnalazione del Comune dello scorso 23 gennaio. Il Vaticano alla prima denuncia ha reagito con sconcerto. «Attendiamo i risultati delle indagini».

ilmattino.it

Pubblicato elenco di oltre 100 preti accusati di abusi

NEW YORK – La diocesi di Brooklyn ha pubblicato online un elenco con i nomi di oltre 100 sacerdoti accusati nel corso degli anni di abusi su minori. Lo riferisce il New York Times.

La più grande diocesi d’America (conta 1,5 milioni di fedeli cattolici) ha deciso di seguire l’esempio di molte altre che nelle scorse settimane hanno lanciato un’operazione trasparenza. «Noi sappiamo che questa lista provocherà grande emozione per le vittime che hanno sofferto in modo terribile, e per questa sofferenza chiedo profondamente scusa», ha scritto il vescovo Nicholas DiMarzio. «Ho incontrato molte vittime che mi hanno detto che la cosa principale che vogliono è che si riconosca quello che è stato fatto loro»

tio.ch

Vescovo accusato di aver stuprato una suora. «Gli abusi sono durati due anni»

Vescovo accusato di aver stuprato una suora. «Gli abusi sono durati due anni»

Quando il vescovo Franco Mulakkal accettò di celebrare personalmente la prima comunione per il figlio di Darly, la famiglia fu sopraffatta dall’orgoglio. Durante la cerimonia, Darly guardò sua sorella, una suora che lavorava con il vescovo, i suoi occhi si riempivano di lacrime (lacrime di gioia, pensò). Ma solo più tardi avrebbe saputo delle accuse di sua sorella che la sera prima il vescovo aveva convocato nei suoi alloggi e l’aveva violentata. La famiglia dice che è stato il primo di una serie di abusi durati due anni. Il vescovo, che continua a proclamare la sua innocenza, sarà processato per stupro e intimidazione. La svolta nel caso è arrivata con l’arrestato il 21 settembre dall’Alta Corte del Kerala, anche se concesse a monsignore Mulakkal, vescovo dimissionario di Jalandhar (in Punjab), il rilascio su cauzione. Le indagini sono andate avanti e ora comparirà davanti ai giudici. A conclusione di tre mesi di roventi polemiche e proteste di piazza, Papa Francesco lo aveva già sollevato momentaneamente dall’incarico. La suora che lo accusa ha raccontato che sarebbe accaduto «tredici volte» dal 2014 al 2016 «ma la Chiesa ha cercato di fami tacere». Alcuni mesi fà è stato portato sul luogo dove sarebbero avvenuti gli abusi. Più precisamente in una delle stanze del convento di Kuravilangad.

Il fatto è uscito allo scoperto dopo la protesta delle altre suore che hanno chiesto «giustizia e verità» per la loro sorella. Il vescovo ha parlato per la prima volta a giugno, ma la polizia ha iniziato a interrogarlo formalmente solo a settembre, mentre la furia del caso ormai era fuori controllo. «Vedevamo i padri della chiesa come equivalenti a Dio, ma ora non più», ha detto una delle suore del convento. Altre hanno raccontato di ritorsioni da parte di alcune parrocchie dove operavano «tutto questo per aver preso parte alle proteste contro il vescovo». Pronta la giustificazione «sono stati i fedeli a chiedercelo». Il caso fa parte di «un problema più grande che Papa Francesco ha affrontato martedì per la prima volta dopo decenni di silenzio da parte del Vaticano», riportano oggi alcuni quotidiani. «Questo oltretutto accade in un momento in cui la frequenza della chiesa è bassa in Occidente, i monasteri vengono chiusi in Europa e in America, e il Vaticano si affida sempre più a luoghi come l’India». E «davanti a fatti del genere si perde l’autorità morale»,ha detto il reverendo Augustine Vattoly, che ha supportato le suore durante le proteste. I dettagli delle accuse della suora provengono da interviste con i funzionari delle forze dell’ordine, dalla sua famiglia e dalle altre cinque suore che hanno raccontato i fatti avvenuti all’interno della Chiesa siro-malabarese, che ha sede in India ma risponde al Vaticano. Copie delle denunce ufficiali che la religiosa ha inviato alle autorità ecclesiastiche per posta elettronica e per posta normale sono state fornite anche al New York Times, che si è occupata del caso. Intanto lo scandalo in Kerala sta dividendo i cattolici indiani, che contano circa 20 milioni pur essendo una minoranza relativamente piccola di una vasta popolazione. Più suore «si sono fatte avanti, in questo periodo, per denunciare abusi sessuali da parte di sacerdoti», dicono del Kerala. E nel distretto di Pathanamthitta, quattro sacerdoti sono stati accusati di ricattare donne durante la confessione, usando le informazioni «per costringerle a fare sesso», spiega Sudhakaran Pillai, capo della polizia criminale.

ilmessaggero

Pedofilia anche nella Chiesa Battista

NEW YORK – Lo scandalo degli abusi sessuali in America coinvolge anche la Chiesa Battista. Le accuse emerse dopo una serie di indagini hanno coinvolto ben 380 leader, 200 dei quali sono stati già riconosciuti colpevoli. Gli abusi sono stati perpetrati ai danni di oltre 700 fedeli nell’arco di un ventennio. Tra le vittime – riportano i media – anche bambini di soli tre anni. Lo scandalo è stato svelato grazie ad un’inchiesta durata un anno e condotta da due quotidiani texani, lo Houston Chronicle e il San Antonio Express-News.

cdt.ch

Capo ufficio alla Congregazione per la Dottrina della Fede si dimette dopo accusa di molestie

Capo ufficio alla Congregazione per la Dottrina della Fede si dimette dopo accusa di molestie

repubblica.it

CITTA’ DEL VATICANO. A poche settimane dal summit sugli abusi sessuali dei preti convocato da Francesco il Vaticano è scosso dalle dimissioni di padre Hermann Geissler, capo ufficio alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha chiesto al cardinale prefetto Luis Ladaria “di lasciare il suo servizio”. Il prefetto “ha accolto questa richiesta”, comunica un comunicato diramato dall’ex Sant’uffizio.

Geissler, 53 anni, austriaco, accusato da una donna di molestie avvenute nel 2009, “ha fatto tale passo per limitare il danno già arrecato alla Congregazione e alla sua Comunità”. E ancora, recita il comunicato: “Egli ribadisce che l’accusa contro di lui non è vera e chiede che sia continuato il processo canonico già iniziato. Si riserva anche eventuali misure di natura legale”.

Ad accusare Geissler è Doris Wagner, una ex suora tedesca, che ha ricordato di essere stata abusata dal sacerdote durante una confessione del 2009 in occasione di un evento del 27 novembre a Roma dedicato a dare voce alle donne sopravvissute agli abusi sessuali del clero. Geissler, che da 25 anni lavora nella Congregazione per la Dottrina della fede e che è autore di numerose pubblicazioni in ambito teologico, è stato membro della comunità religiosa Opus spiritualis Familia, nota come “l’Opera”.

In una breve intervista al National Catholic Reporter il 21 gennaio scorso, Doris Wagner ha dichiarato di aver riferito la condotta di Geissler alla Congregazione nel 2014 con l’aiuto di un avvocato canonico: “Ho ricevuto una risposta che affermava che padre Geissler aveva ammesso, e aveva chiesto scusa, ed era stato ammonito”, ha detto. “E questo era tutto”.

Interpellato sulla vicenda, il portavoce vaticano Alessandro Gisotti ha dichiarato al Ncr che il sacerdote era “sotto esame da parte dei superiori della Congregazione per la Dottrina della Fede, che si riservano il diritto di prendere le iniziative appropriate”.

L’abuso nel confessionale è considerato delitto tra i più gravi dalla Chiesa cattolica. Doris Wagner ha denunciato di aver visto Geissler continuare nel suo ruolo in Vaticano. E in effetti il sacerdote, come capo della sezione dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede, dal 15 al 18 gennaio scorsi era elencato nella delegazione dell’ex Sant’Uffizio che ha partecipato a Bangkok all’incontro con i presidenti delle Commissioni Dottrinali delle Conferenze Episcopali dell’Asia.

Adesso la parola passa al processo canonico che deve verificare se le accuse sono vere e che, nel caso, porterà ad altri provvedimenti. Francesco non vuole che la Chiesa sottovaluti gli abusi e le accuse di abusi e per questo motivo, affinché tutti si rendano conto della gravità del problema, incontrerà a fine febbraio a Roma tutti i presidenti della Conferenze episcopali mondiali.

Abusi: la procedura penale inapplicata

A forza di non tener conto, nella Chiesa, dei diritti della difesa e della presunzione d’innocenza, l’inevitabile è successo. Dei preti accusati di infrazioni sessuali si sono suicidati.

Questi drammi impongono alla Chiesa di fare un riforma giuridica profonda. Attualmente, quando un laico accusa un prete di aver commesso un’aggressione sessuale o anche semplicemente di aver avuto una relazione sessuale con un terzo consenziente, il vescovo, per timore di essere sospettato di favoreggiamento, prende subito dei provvedimenti sanzionatori, il che ha per effetto di rendere pubblica l’accusa. Interviene poi sui media ripetendo che aborre ogni forma di offesa alle persone, che la Chiesa è sempre dalla parte delle vittime e che ormai sa come reagire in questo tipo di situazioni.

Solo che, a volte, le accuse sono false, che il ruolo primario del vescovo non è premunirsi contro il sospetto di aver coperto dei reati e che, in realtà, la Chiesa non applica alcuna procedura penale coerente e uniforme di fronte a un sospetto di infrazione sessuale. Agendo così, la Chiesa, non solo non risponde al legittimo bisogno di giustizia reclamato dalle vittime ma fa sprofondare nell’angoscia i preti che, in qualsiasi momento, possono essere oggetto di calunnia.

A garanzia della libertà, della dignità, dei diritti

È urgente mettere in atto una vera procedura penale ecclesiale che esiste del resto già in parte, ma non è assolutamente applicata per ignoranza, per facilità o per orgoglio. Le regole di procedura non sono obblighi formali, abilmente usati dagli avvocati per permettere ai delinquenti di sfuggire alle sanzioni penali che si meritano. Sono le garanzie della libertà, della dignità e dei diritti fondamentali, in particolare della presunzione d’innocenza. Hanno lo scopo di permettere un dibattito equo e, quindi, di stabilire la verità.

Senza regole di procedura, domina l’arbitrarietà: o gli autori di infrazioni, se potenti, riescono a far insabbiare il caso che le mette in difficoltà (è ciò che è purtroppo successo per anni nella Chiesa), oppure degli individui sono colpiti da sanzioni senza aver potuto far sentire il loro punto di vista né aver avuto accesso ad una difesa. Questi due ostacoli sono intollerabili. Dopo aver causato danno a se stessa con il primo, sarebbe un peccato che la Chiesa si bloccasse nel secondo.

In primo luogo, le dichiarazioni della vittima presunta dovrebbero essere consegnate per iscritto, in un documento che in diritto si chiama verbale e che presenta il vantaggio di fissare le affermazioni del suo autore. Nel quadro dell’inchiesta, è indispensabile che il prete oggetto dell’accusa sia a conoscenza dei fatti che gli sono attribuiti e che possa essere ascoltato con l’assistenza di un avvocato ecclesiastico. Dovrebbero essere messe in atto delle misure di istruzione semplici ma efficaci, come confronti, audizioni di testimoni, perquisizioni, in modo che di tutto questo ci siano dei verbali allegati alla pratica e quindi conosciuti sia dalle presunte vittime che dal presunto colpevole.

Al termine dell’inchiesta, che dovrebbe durare un tempo ragionevole (ventiquattro mesi sembra un termine realistico), se ci sono elementi sufficienti a far pensare che la persona abbia effettivamente commesso un atto illecito, il caso dovrebbe essere inviato ad un’udienza in giudizio. I giudici ecclesiastici, con decisione collegiale, esprimerebbero una decisione pubblica, suscettibile, idealmente, di ricorso in appello.

Per quanto possa sembrare sorprendente, nulla di tutto questo è attualmente applicato. Vengono decise sanzioni infamanti e brutali, senza contraddittorio, sulla base delle semplici dichiarazioni di un fedele. La procedura diventa infinita, e lascia le vittime (di aggressioni sessuali o di calunnie) nella perplessità e nella sofferenza.

Per aiutare i vescovi nella loro difficile missione, ogni diocesi dovrebbe dotarsi di un «referente di procedura», specialista di diritto penale canonico, che indicherebbe quali regole siano da applicare. Così, portando avanti un’inchiesta efficace, il vescovo, se lo ritiene giustificato, potrebbe prendere dei provvedimenti, come la sospensione del prete in questione.

Sulla opportunità della denuncia

Un altro problema merita di essere approfondito: quello dell’opportunità di una denuncia al pubblico ministero dei fatti portati a conoscenza del vescovo. Su questo punto, è indispensabile fare una distinzione tra infrazione penale (nel senso civile del termine) e comportamento illecito (in senso unicamente canonico).

Costituisce infrazione al codice pensale un rapporto sessuale di un adulto con un minore di meno di 15 anni o un rapporto sessuale non consensuale con una persona di più di 15 anni (aggressione sessuale o stupro). La costrizione può assumere forme diverse: minaccia, violenza, influenza spirituale ecc.

Per i reati effettivi, in linea di principio il vescovo non deve sostituirsi alle vittime, salvo nel caso in cui siano particolarmente vulnerabili. Il suo ruolo è quindi di incitarle prontamente a fare denuncia. In caso di rifiuto, non può, prima di aver condotto la propria inchiesta, informare le autorità di fatti di cui non ha alcuna certezza. Se viene aperta un’inchiesta civile, la procedura ecclesiale dovrà lasciare che la giustizia possa condurre il suo lavoro di investigazione.

Per le altre relazioni, che sono le più numerose, in particolare i rapporti tra maggiorenni consenzienti, non è necessario avvertire le autorità. Il prete, per la giustizia civile, è un uomo come un altro.

Claire Quétand-Finet è avvocato specialista in diritto di famiglia (https://cqf-avocat.com/). Il suo articolo è apparso su La Croix il 14 gennaio 2019. La traduzione è del sito Fine Settimana.

Prete capo della sezione dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede accusato di abusi nel Confessionale ancora in servizio

Un sacerdote cattolico in servizio in Vaticano come funzionario della congregazione dottrinale del Vaticano è rimasto nel suo ruolo dopo essere stato accusato pubblicamente di sollecitare una donna per sesso nel confessionale.

Sebbene la rivendicazione contro p. Hermann Geissler è stata portata avanti due mesi fa, è stato elencato dal Vaticano il 18 gennaio 2019 come partecipante a un incontro internazionale dei rappresentanti della Conferenza episcopale asiatica a Bangkok, come capo della sezione dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Interrogato sul caso contro Geissler, il portavoce vaticano Alessandro Gisotti ha dichiarato a NCR il 21 gennaio 2019 che il sacerdote è “sotto esame da parte dei Superiori della Congregazione per la Dottrina della Fede, che si riservano il diritto di prendere le iniziative appropriate”.

Doris Wagner, una tedesca, ha ricordato di essere stata abusata da Geissler durante la confessione del 2009 in occasione di un evento del 27 novembre a Roma dedicato a dare voce alle donne sopravvissute agli abusi sessuali del clero.

Geissler è membro della comunità religiosa Opus spiritualis Familia , come “l’Opera”. Wagner era membro della stessa comunità fino al 2010.

In una breve intervista all’NCR il 21 gennaio, Wagner ha dichiarato di aver riferito la condotta di Geissler alla congregazione nel 2014 con l’aiuto di un avvocato canonico.

“Ho ricevuto una risposta che affermava che P. Geissler aveva ammesso, e aveva chiesto scusa, e fu ammonito”, ha detto. “E questo era tutto.”

All’evento del 27 novembre, Wagner ha detto che Geissler, che a quel tempo non aveva nominato, le aveva chiesto il suo superiore se potesse diventare suo confessore e poi l’avrebbe proposta durante la confessione un giorno.

“Mi ha detto quanto mi amava, che sapeva che lo amavo e che, anche se non avevamo il diritto di sposarci, c’erano altri modi”, disse allora Wagner.

“Ha cercato di trattenermi e baciarmi, ma sono fuggito dal confessionale”, ha ricordato.

L’abuso nel confessionale è generalmente considerata molto seria dalla Chiesa cattolica, che insegna che la confessione è una sacra opportunità per i fedeli di ottenere il perdono per i peccati e riconciliarsi con Dio.

Il Codice di Diritto Canonico prescrive che un prete dichiarato colpevole di abusi “sia punito, secondo la gravità del delitto, dalla sospensione, dai divieti e dalle privazioni”. Specifica: “Nei casi più gravi deve essere licenziato dallo stato clericale”.

Wagner ha detto di aver visto Geissler continuare nel suo ruolo in Vaticano.

“Per me, stranamente, è una buona cosa che sia ancora lì perché è così simbolico dell’atteggiamento della chiesa nei confronti degli abusatori”, ha detto Wagner. “Qualcuno che ha persino ammesso di aver fatto quello che ha fatto ed è ancora in quella posizione, è così ridicolo, è così incredibile.”

“Naturalmente è doloroso per me guardare, perché sono una delle sue vittime”, ha detto. “Ma non è questo il punto: il punto è che quello che trovo ancora più terrificante … è l’intera situazione, che la chiesa stessa non sta seguendo il diritto canonico quando si tratta di abusi sessuali”.

La notizia è stata pubblicata da Joshua J. McElwee corrispondente NCR Vaticano. In Italia è stata divulgata dal Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati che ne ha curato la traduzione.

Per i preti sposati è una notizia incredibile che mina, se accertata, la credibilità del Vaticano che invece allontana dal servizio pastorale i preti sposati che hanno un regolare percorso di dimissioni, dispensa dagli obblighi del celibato e matrimonio religioso (ndr).

fonte: http://sacerdotisposati.altervista.org

Il caso McCarrick mette nei guai il cardinale Sean O’Malley

Il porporato di Boston, che nel 2015 aveva ignorato una denuncia dei comportamenti dell’arcivescovo di Washington, è stato escluso dal comitato che deciderà il da farsi sui casi di pedofilia nel clero

Il Cardinale di Boston, Sean O Malley è stato escluso dal Papa, venerdì scorso, dalla partecipazione al Comitato organizzatore dell’Assemblea di tutti i presidenti delle Conferenze episcopali mondiali che a febbraio (dal 21 al 24) dovrà decidere una volta per tutte il da farsi sulla pedofilia del clero. Il termine di un anno, il 2018, funestato dal riesplodere dei casi in tutto il mondo.

Al suo posto un altro cardinale americano Blase Cupich (Chicago) e un altro componente del C9 (il Consiglio della Corona di Francesco), il cardinale indiano, Oswald Gracias, mentre per la pontificia Commissione di tutela dei minori, presieduta da O’ Malley, sarà presente il padre gesuita della Gregoriana Hans Zollner. Ieri O’ Malley ha sentito la necessità di dire pubblicamente che “è e resta un uomo di Francesco”, resta presidente della Commissione pontificia sui minori e all’inizio di dicembre verrà a Roma per la prossima riunione del C9. Ha voluto insomma arginare le speculazioni sulla sua “esclusione”.

Pur non facendo parte del Comitato né ricoprendo l’incarico di presidente della Conferenza episcopale americana, O’ Malley potrebbe comunque partecipare all’Assemblea di febbraio. Ma certamente Francesco non fa affidamento solo su di lui. Già a fine agosto il cardinale di Boston (che ha ereditato la cura della Diocesi che nel 2002 fu al centro dello scandalo rivelato dal team investigativo del Boston Globe “Spotlight” ) non aveva partecipato al Meeting delle famiglie a Dublino, quello reso famoso per l’irrompere sulla scena del famoso “comunicato” dell’arcivescovo, ed ex Nunzio negli States, Carlo Maria Viganò￲.

Poco prima del viaggio di Francesco in Irlanda, un prete americano, padre Boniface Ramsey, aveva rivelato infatti che tre anni fa, il 17 giugno 2015 (cioè quando O’ Malley già era presidente della Commissione contro la pedofilia) gli aveva scritto una lettera per denunciare la decennale condotta del cardinale McCarrick (destituito agli inizi di luglio dal cardinalato per decisione di Francesco) in alcuni seminari americani. E gli aveva chiesto, qualora non fosse stato di sua competenza, di inoltrarla comunque in Vaticano.

Il 20 agosto 2018, O’ Malley si è pubblicamente scusato per non aver dato seguito alla lettera di Ramsey, di cui in base ad alcune procedure del suo ufficio, quale Presidente della Commissione non aveva neppure saputo l’esistenza, fino alle notizie apparse sulla stampa statunitense quest’estate. E questo nonostante il problema della “responsabilità” dei vescovi sia una delle questioni esplose in modo virulento negli ultimi mesi.

“Ora è chiaro – ha scritto nelle sue scuse O’Malley – che avrei dovuto vedere quella lettera proprio perché conteneva affermazioni sul comportamento di un arcivescovo nella Chiesa. Mi assumo la responsabilità delle procedure seguite dal mio ufficio e sono anche disposto a modificarle alla luce di questa esperienza”. Per il momento, comunque, O’Malley sta fermo un giro.

https://www.huffingtonpost.it

Per i preti sposati causa abusi preti anche il celibato

«Il cardinale arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn,  ha definito il celibato dei preti utile a spiegare in parte gli atti di pedofilia commessi da religiosi cattolici, come noi sosteniamo da molto tempo». È quanto scrive, in una nota, il Movimento Internazionale dei Sacerdoti lavoratori sposati, fondato da don Giuseppe Serrone, scrittore, teologo e giornalista free lance. «In una pubblicazione per la sua diocesi – prosegue la nota -, interrogandosi sulle cause degli abusi, emersi a cascata in Germania e in Austria, il cardinale Schoenborn sostiene che le cause vadano ricercate ‘sia nell’educazione dei preti, sia negli strascichi della rivoluzione sessuale della generazione del 1968, sia nel celibato. Su quest’ultimo punto sollecita un ‘cambiamento di visionè da parte della Chiesa cattolica». Secondo l’Associazione, l’intervento dell’arcivescovo di Vienna, potrebbe essere utile a riaprire il dibattito «sul celibato facoltativo nella Chiesa o almeno ad indurre i vescovi a rivolgere la loro attenzione a quanti di noi sarebbero felici di tornare al ministero attivo, soprattutto per dare una mano in luoghi in cui i cristiani hanno più fame della parola di Dio e dei sacramenti».

Recentemente anche il teologo Vito Mancuso affermava l’«insostenibilità del voto di castità. È il principio di realtà che impone alla Chiesa di vivere il nuovo tempo decretando la rottura».

Su posizioni tradizionaliste invece il gesuita Padre James Martin pubblicato sul sito del settimanale gesuita America (Stati Uniti) il 15 dicembre 2017: “Il celibato sacerdotale non è la causa degli abusi sessuali”.

Chiesa spagnola: silenzio sugli abusi

Lo scandalo diffuso in tutto il mondo degli abusi ha provocato in molti paesi una crisi nella Chiesa. Non solo in Cile, Irlanda e Germania gli abusi sessuali sui minori da parte dei chierici lasciano un marchio sull’immagine della Chiesa davanti all’opinione pubblica. In Spagna, uno dei paesi europei maggiormente impregnato di cattolicesimo, finora il problema degli abusi da parte degli ecclesiastici non è un argomento all’ordine del giorno.

Ricerche effettuate dal quotidiano El País ne hanno ora rivelato, a suo modo di dire, la ragione: la Chiesa di Spagna coprirebbe cioè sistematicamente gran parte dei casi di questi abusi sui minori. Lo si può dedurre dal numero molto basso di abusi che giungono all’opinione pubblica.

Meno dello 0,2% il numero dei preti condannati

Negli ultimi trent’anni ci sono state in Spagna soltanto 33 sentenze giudiziarie a carico di sacerdoti che hanno commesso degli abusi. Il fatto che in questi casi si tratti di almeno 80 vittime può significare che la maggior parte dei condannati appartenga ai recidivi. Ciò significa che su circa 18.000 preti in Spagna, meno dello 0,2% sono stati condannati per abusi sui minori. La penalità più bassa è consistita in un risarcimento di 1.200 euro, la più alta nella condanna a 21 anni di carcere. In una mezza dozzina di casi, sono state le stesse vittime degli abusi a segnalare il caso alla Chiesa, ma non avendo ricevuto alcuna risposta, hanno fatto ricorso alla giustizia dello Stato.

Il giornale madrileno El País, ideologicamente vicino al partito socialista, ha chiesto a tutte le 70 diocesi del Paese un chiarimento sul numero effettivo dei casi di abusi. Soltanto 18 di queste hanno risposto. “Il silenzio della Chiesa”, così il giornale ha qualificato il fatto delle mancate risposte. Cinque diocesi hanno affermato di non avere ricevuto alcuna segnalazione di abusi negli ultimi decenni. Quattro hanno risposto di averne ricevuta soltanto una. Una diocesi ha dichiarato di avere avuto una segnalazione falsa. Tre diocesi, tra queste anche l’arcidiocesi di Madrid, si sono rifiutate di indicare il numero preciso.

Come si è mossa la Chiesa spagnola

Sul problema degli abusi, dal 2010 sono state emanate in Spagna, come anche in Germania, delle linee guida da parte della Conferenza episcopale sul modo di gestire questi casi nella Chiesa. Le linee prevedono che «l’autorità ecclesiastica inviti o consigli lei stessa a presentare le segnalazioni alla polizia, al pubblico ministero o al tribunale».

Il giornale spagnolo, tuttavia, critica il fatto che, a sette anni dall’introduzione delle direttive, soltanto tre diocesi abbiano emanato regole più dettagliate al riguardo. Questi regolamenti ritengono “essenziale” che il vescovo competente, in caso di segnalazioni, chieda che intervenga la giurisdizione dello Stato.

Il regolamento corrisponde a una legge statale del 2015, secondo la quale tutti coloro che vengono a conoscenza di possibili abusi dei minori sono tenuti a denunciarli all’autorità giudiziaria statale. Finora una cosa del genere è avvenuta, da parte delle diocesi, soltanto in due casi.

Nel passato recente, in Spagna, ci sono stati solo due casi di abusi resi noti pubblicamente. Tutti e due, tuttavia, sono stati tenuti segreti dalle diocesi; sono state le vittime stesse a farli conoscere, perché scontente del comportamento della Chiesa. In uno di questi due casi, gli avvocati dei preti accusati hanno invocato il Concordato che proibisce alla giustizia spagnola di tradurli a deporre davanti ai tribunali.

Un grande elogio El País lo riserva allo studio sugli abusi effettuato in Germania. Ma un’elaborazione conforme a questo modello, secondo il giornale, non è possibile in Spagna perché gran parte delle diocesi fanno appello al loro diritto di fornire informazioni solo al Vaticano e di non dover rendere conto nemmeno alla Conferenza episcopale.

Ma c’è uno spiraglio. Molte diocesi, tra cui anche Madrid, hanno dichiarato di voler cooperare con la Conferenza episcopale per impedire gli abusi «con tutti i mezzi necessari a questo scopo» (katholisch.de 16 ottobre 2018).

settimananenws

Frate psicologo abusa di una suora in terapia, il Papa conosceva il suo caso

Il Messaggero

Città del Vaticano – #MeToo arriva in Vaticano. Un frate cappuccino siciliano, terapeuta e psicologo piuttosto conosciuto (il Papa lo voleva vescovo ausiliare di Palermo), avrebbe violentato una religiosa durante una delle sedute di psicoterapia che stava seguendo. La suora piuttosto provata psicologicamente ha avuto il coraggio di sporgere denuncia alla Procura di Roma solo dopo qualche tempo per il forte timore di subire reazioni negative da parte della Chiesa, visto che padre Giovanni Salonia, questo il nome del frate terapeuta, gode di protezioni ecclesiastiche e amicizie piuttosto influenti sia in Vaticano che all’interno dell’Ordine dei Cappuccini, e, naturalmente, in Sicilia dove gode della solida amicizia dell’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice. L’abuso sarebbe avvenuto nella Capitale: la suora si sarebbe confidata con diverse persone tra cui alcuni medici.

Il dossier di padre Giovanni Salonia è ben conosciuto a Papa Francesco. L’anno scorso su indicazione di monsignor Lorefice, lo aveva persino inserito nella nomina di vicario generale della diocesi palermitana. Sembrava tutto pronto per la promozione poi, improvvisamente, e senza che sia mai stata fornita dal Vaticano alcuna spiegazione ufficiale, l’investitura di padre Salonia è stata cancellata.

A determinare il cambiamento di rotta sono state – evidentemente – notizie riservate relative al suo passato, non compatibili con la consacrazione arcivescovile. In Vaticano raccontano che qualcuno avrebbe fatto arrivare al pontefice un dossier. Nel frattempo in Sicilia la mancata consacrazione ha sollevato un putiferio e padre Salonia – che non ha mai smesso di fare il terapeuta continuando a fare il consulente alla Scuola Gestalt – ha risposto con un comunicato ufficiale, spiegando di avere fatto un passo indietro lui personalmente per non mettere in difficoltà l’arcivescovo Lorefice. «Avevo accettato in spirito di servizio ecclesiale questo impegnativo e delicato ufficio, a cui, in modo imprevisto e inaspettato, ero stato chiamato. Tale nomina, mentre in tanti aveva suscitato sentimenti di gioia e di speranza, in qualcun altro ha provocato intensi sentimenti negativi, con attacchi nei miei confronti infondati, calunniosi e inconsistenti, ma che potrebbero diventare oggetto di diverse forme di strumentalizzazione, anche di tipo mediatico».

Intanto partiva dalla cittadina di Modica (residenza di Salonia) una raccolta di firme a sostegno del frate per perorare la causa della sua nomina, chiedendo al Papa di ripensarci. Due settimane fa, durante la visita di Bergoglio a Palermo, monsignor Lorefice ha voluto fare incontrare al Papa padre Salonia. Si è trattato di uno scambio di battute, in una saletta riservata all’arcivescovado, poco dopo la messa. La notizia è apparsa sulla stampa siciliana. Ora l’ultimo atto di questa storia che parla della scarsa trasparenza della Chiesa italiana nella gestione degli abusi. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo e si appresta a interrogare Giovanni Salonia, 71 anni, per confrontare le versioni e procedere ad accertare la verità.

NYT: ASIA ARGENTO RISARCÌ GIOVANE CHE LA ACCUSAVA DI MOLESTIE

ansa

ATTIVISTA #METOO MCGOWAN PRENDE DISTANZE. X FACTOR A RISCHIO Asia Argento, paladina del movimento #MeToo contro le molestie sessuali, si sarebbe accordata per un risarcimento di 380mila euro a un giovane attore che la denunciò per averlo aggredito sessualmente quando lui aveva 17 anni. Lo riporta il New York Times. Dall’attrice italiana prende le distanze Rose McGowan, altra attivista #MeToo. E Variety riporta dubbi sulla partecipazione di Asia Argento come giudice di X Factor.

Aliminusa, abusò di una minorenne: don Paolino Marchese condannato a 5 anni in Cassazione

paolino cassazione

Lui ha sempre negato. Ha sempre parlato di una “storia d’amore”. Ma i giudici non gli hanno creduto, ed anche in Cassazione don Paolino Marchese, ora semplice laico, è stato condannato a 5 anni e 6 mesi per violenza sessuale e atti di sessuali con minorenne. La storia arriva da Aliminusa racconta del parroco del borgo madonita che inizia quella che, secondo lui è una relazione d’amore, quando la ragazza ha appena 13 anni e finisce quando la ragazza è da poco diventata maggiorenne. I giudici non credono mai alla versione del prete. I genitori della ragazza avevano chiesto al parroco un maxi-risarcimento per mettere a tacere la vicenda. Una richiesta rifiutata da Marchese. Quindi partì l’inchiesta dei Carabinieri della compagnia di Termini Imerese per presunti abusi sessuali. Secondo il racconto degli inquirenti. la storia comincia quando la ragazzina confidò al prete di voler diventare suora. E iniziò a frequentare assiduamente la parrocchia di Aliminusa. Con la scusa di accompagnare il percorso vocazionale della ragazzina, don Paolino avrebbe approfittato della situazione per intraprendere con la ragazza un “rapporto d’amore” che sarebbe andata avanti per anni, fino a quando venne scoperto dai genitori. Era l’estate del 2014.

La ragazzina si era trasferita a Roma e si era liberata di quello che era diventato un incubo. Era andata in cura anche da una psicologa ed era venuta a contatto con un maresciallo della compagnia dei Carabinieri di Termini, Jessica Burattin. L’ultimo abuso risalirebbe a quando la ragazza aveva 16 anni, perché i giudici hanno escluso che i rapporti avuti dopo il compimento dei 16 anni e terminati dopo il compimento della maggiore età fossero non consenzienti. Al processo di primo grado il parroco parlò di vera storia d’amore. La stessa ragazzina, come fecero emergere i difensori del parroco, nelle sue deposizioni negò sempre di essere stata vittima di violenza, arrivando ad affermare che si sentiva “fidanzata” di don Paolino. Ma nonostante ciò, il Gup Sabina Raimondo condannò il prete a sei anni di reclusione e 200 mila euro di risarcimento. Una sentenza che venne riformata dalla terza sezione della Corte d’Appello di Palermo presieduta da Raimondo Loforti che accolse in parte la linea della difesa e ridusse la pena si sei mesi. Verdetto confermato dalla Cassazione.

madoniapress.it

USA: NUOVO MAXISCANDALO ABUSI IN DIOCESI PENNSYLVANIA

ANSA

ACCUSE A 300 PRETI. IN 70 ANNI MOLESTATI MIGLIAIA DI BAMBINI Centinaia di preti cattolici in Pennsylvania avrebbero molestato migliaia di bambini dagli anni ’40 ad oggi, e alti prelati, incluso l’attuale arcivescovo di Washington Donald William Wuerl, avrebbero sistematicamente coperto gli abusi: lo afferma un rapporto del grand jury diffuso al termine di 18 mesi di indagini guidate dall’attorney general statale Josh Shapiro. Il “reale numero” dei bambini abusati potrebbe ammontare a diverse migliaia – sostiene il grand jury – . I sacerdoti coinvolti sarebbero oltre 300. (ANSA).

La Chiesa e gli abusi

Il 28 luglio, con un comunicato di poche righe (qui), la sala stampa della Santa Sede ha annunciato che papa Francesco ha accettato le dimissioni di Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, dal collegio cardinalizio. Inoltre, il papa ha disposto la sua sospensione a divinis e l’obbligo di residenza in una struttura che gli verrà indicata. Nel mese di giugno l’arcidiocesi di New York aveva comunicato che le accuse di abuso sessuale rivolte contro McCarrick si erano rivelate credibili e sostanziate (qui). McCarrick, che continua ad affermare la propria innocenza, è stato arcivescovo di Washington (2001-2006), di Newark (1986-2001), vescovo di Metuchen (1981-1986) e ausiliare di New York (1977-1981). Nel 2001 era stato creato cardinale da Giovanni Paolo II.

Verso la metà/fine dell’Ottocento succede qualcosa che sconvolgerà gli scenari del secolo successivo. Da un lato il potere politico, per dare una ragione comune a quel costrutto che è la nazione, si inventa la patria – la cui salvaguardia giustifica l’illimitatezza di quel potere. In nome della patria, il governo della nazione diventa «sacerdotale» e dispone il sacrificio del suo popolo in due conflitti mondiali che porteranno l’Europa sull’orlo dell’annichilimento. Il popolo sacrificale celebra la sua remissività a quel potere, resa possibile dall’introiezione dell’esaltazione della patria, diventando carne da macello per la macchina della guerra.

La fine del potere temporale della Chiesa

D’altra parte, il potere temporale della Chiesa si riduce territorialmente al lumicino, diventando praticamente irrilevante. Ma la sua forza non si lascia certo né contenere né diminuire da questa contingenza: essa, semplicemente, trasmigra in quello che rimane del potere della Chiesa: ossia, nella dimensione spirituale. Pochi se ne accorgono, e ancora di meno sono quelli che si rendono conto della perversione di questo passaggio. Il potere supremo della Chiesa si auto-dichiara infallibile, dando giustificazione a ogni delirio di onnipotenza e intangibilità.

potere temporale chiesa

Da più di un secolo, questa è la condizione della Chiesa cattolica. Dentro questa logica istituzionale tutto è giustificabile per proteggere tale assolutismo dell’immunità. E questa macchina, non meno di quella bellica, inizia inesorabilmente a produrre le sue vittime – in ogni forma e in ogni modo. Del tutto irrilevanti nella loro singolarità, esattamente come i cittadini che muoiono al fronte e quelli che soccombono nei bombardamenti delle città.

Quanto accadde all’Europa all’alba della fine della II Guerra mondiale, accade oggi per la Chiesa cattolica – ossia il trovarsi davanti all’abisso dell’auto-annichilimento per mancanza di strutture che sappiano governare la violenza distruttiva del potere. Con una distinzione per la Chiesa: il suo potere è tutto ripiegato all’interno, non ha un riferimento altro su cui possa misurare con consapevolezza la propria implosione; ed essendosi dichiarato assolutamente spirituale ha prodotto un sistema di immunizzazione davanti a qualsiasi forma di evidenza fisica.

La Chiesa cattolica, un mondo virtuale

Si apre così un vortice che risucchia ogni cosa: dal corpo violato della vittima alla patologia del perpetratore, dal mondo fittizio e parallelo che l’immunità permette di costruire alle logiche di sottomissione assoluta al potere come rituale di iniziazione a esso. Una matassa inestricabile che la Chiesa si trova oggi tra le mani, senza sapere bene da dove iniziare per riemergere da questa perversione del potere.

Seguendo una logica sostanzialmente coerente al problema che si vorrebbe risolvere, ripetendo su registri politicamente corretti la strategia di immunizzazione, si è buttato a mare il singolo nel tentativo di salvare l’immagine dell’istituzione. Sulla cosiddetta «tolleranza zero» si può discutere molto, ma essa è destinata a fallire se continua, latentemente, a funzionare seguendo tale logica.

Inoltre, questo ha fatto sorgere l’illusione che la Chiesa come corpo istituzionale non fosse in drammatico bisogno di iniziare lei stessa un percorso penitenziale di guarigione dalla patologia di sé, in primo luogo riscrivendo radicalmente le coordinate del potere e del suo esercizio; e, poi, immaginandosi strutture adeguate e autonome in grado di giudicare sulle perversioni di quello stesso potere.

Se un lato di questa impresa dovrebbe convocare la dimensione giuridica, l’altro deve essere messo in atto da quella teologica. La struttura gerarchica della Chiesa, esito di un lunghissimo processo storico che ha raggiunto il suo apice al tramonto della modernità, è giunta alle soglie del rischio di implosione.

La sua semplice affermazione di principio, e le pratiche che ne prolungano la sua realizzazione virtuale, non fanno altro che accelerare il punto di non ritorno per ogni forma (anche rivisitata a fondo) del suo mantenimento. Detto per inciso, tanto per essere chiari, non è che le procedure democratiche siano automaticamente immuni a qualsiasi forma di violenza inflitta all’umano – abbiamo un secolo di storia che dovrebbe renderci avveduti su questo.

Distribuzione del potere e del giudizio

Davanti alla violenza degli abusi non c’è giustificazione, come non c’è giustificazione per un sistema di potere che si è lasciato colonizzare non solo da dinamiche di copertura, ma addirittura anche da coloro che quelle violenze le hanno perpetrate. Resistendo altezzosamente a ogni voce che metteva in guardia davanti a essi e – come ha affermato papa Francesco nella sua lettera alla Chiesa cilena – occultando perversamente quella delle vittime.

«Il “mai più” alla cultura dell’abuso come anche al sistema dell’occultamento che gli permette di perpetuarsi, richiede di lavorare tutti insieme per una cultura di attenzione che impregni le nostre forme di relazionarci, (…) di vivere l’autorità; (…) il nostro rapporto con il potere e il denaro» (ivi).

Come mi rapporto al potere (che ho nelle mie mani)? Quale istanza vigila su questo potere esercitato quotidianamente nella Chiesa? Chi giudica legittimamente sull’abuso del potere? Rispetto a queste domande, la cui risposta è a mia avviso decisiva per la questione degli abusi nella Chiesa cattolica, essa si trova attualmente in un vicolo cieco (teologico): perché, in fin dei conti, sono tutte in mano al medesimo soggetto istituzionale.

Il travaso della violenza giustificata, insita nella forma temporale del potere, all’interno dello spirituale, compiutosi per necessità a fine Ottocento senza sorveglianza alcuna, rimane il grande impensato di tutta la gestione attuale degli abusi nella Chiesa cattolica. Ha prodotto mentalità diffusa e legittimazione indebita di strategie di accaparramento del potere camuffate da vite ministeriali. Ma ha anche prodotto una sorta di incapacità paralizzante nel far fronte al proprio fallimento, immaginandosi una garanzia di immunità che avrebbe preservato, in ogni caso, qualcosa come un’essenza della Chiesa.

settimananews

GLI ABUSI «Il prete mi ha aggredita durante la confessione»: il #MeToo delle suore nella Chiesa

L’onda lunga del movimento #MeToo arriva a scoperchiare la coltre di silenzio sugli abusi sessuali nei confronti delle suore da parte di preti e vescovi. Casi di volenze sono emersi in Europa, Africa, Sud America e Asia, mostrando che «il problema è globale e pervasivo, anche a causa dello status di seconda classe delle suore nella Chiesa — scrive l’agenzia Associated Press che al fenomeno dedicato una lunga inchiesta — e alla loro sottomissione agli uomini che la guidano».

A Bologna

«Mi ha causato un’enorme ferita, a lungo ho fatto finta che non fosse successo» ha raccontato una suora che è stata aggredita dal religioso che la stava confessando in un’università di Bologna nel 2000. Stringendo in mano il rosario, la donna ha rotto quasi due decenni di silenzio, liberandosi finalmente «di un grande peso», e ha raccontato che mentre era seduta in un’aula di fronte a lui e gli stava raccontando i propri peccati, il prete (che era anche un professore universitario) si alzò e le si avventò addosso. La suora riuscì a divincolarsi ma l’assalto — e un successivo approccio di un altro prete un anno dopo — l’ha portata a smettere di andare a confessarsi con qualsiasi altro prete che non fosse il suo padre spirituale, che vive in un altro Paese. «La confessione dovrebbe essere un luogo di salvezza, libertà e misericordia. Ma a causa di questa esperienza è diventato un luogo di peccato e di abuso di potere» ha detto la suora, che all’epoca aveva riferito quanto è successo ai suoi superiori senza che questi prendessero alcuna contromisura (il prete accusato dalla suora, secondo quanto ricostruisce l’Ap, è morto senza che lei lo sapesse il giorno in cui la donna ha incontrato i giornalisti).

Nel mondo

Le religiose stanno cominciando a denunciare pubblicamente «anche perché per anni i dirigenti della Chiesa non hanno fatto niente — scrive sempre l’Ap — , nonostante importanti studi sul problema in Africa siano stati segnalati al Vaticano negli anni ‘90». Questa settimana sei suore di una piccola congregazione religiosa in Cile sono uscite allo scoperto sulla tv nazionale con le loro storie di abusi da parte di preti e di altre suore e su come i loro superiori non abbiano fatto nulla per fermare tutto questo. Una suora in India ha di recente presentato denuncia formale alla polizia accusando un vescovo di stupro, cosa che sarebbe stata impensabile solo un anno fa. I casi in Africa sono emersi periodicamente; nel 2013, ad esempio, il noto sacerdote Anthony Musaala di Kampala in Uganda ha scritto una lettera aperta che menzionava «sacerdoti romanticamente coinvolti con sorelle religiose». Parole per cui, però, è stato sospeso dalla Chiesa nonostante i giornali ugandesi riportino spesso scandali sessuali che convolgono sacerdoti.

Le denunce

Una delle difficoltà maggiori per le religiose, secondo Karlijn Demasure che fino a poco fa guidava il Centro per la protezione dei bambini della Pontificia Università Gregoriana di Roma, è essere credute: i molestatori «possono sempre dire “l’ha voluto lei” — spiega —. Ed è difficile anche liberarsi dell’idea che sia sempre la donna a sedurre l’uomo e non viceversa». Le molestie sessuali sulle religione sono un problema soprattutto in Africa. In particolare per le novizie, che hanno bisogno di una lettera del parroco per essere accettate nelle congregazioni religiose. «A volte hanno bisogno di “pagare” per averla» dice Demasure. Alcune religiose rimangono incinte, in quel caso «la donna abortisce. Ed è lui a pagare: una suora non ha soldi. Un prete sì», aggiunge.

Il rapporto

Nel 1994 la suora Maura O’Donohue ha scritto un ampio rapporto sul fenomeno per il Vaticano, che copriva 23 Paesi. Riportava il caso di 29 religiose che erano rimaste incinte in un’unica congregazione e spiegava che le suore erano considerate partner sessuali «sicure» dai preti che avevano paura di contrarre l’Hiv. Nel 1998 un altro rapporto scritto da suor Marie McDonald sosteneva che gli stupri di suore africane da parte di preti sono «comuni» e che casi di abusi e molestie si verificavano anche quando le religiose si trasferivano a Roma per studio e avevano bisogno dell’aiuto di seminaristi e preti nello studio. «Favori sessuali sono talvolta la moneta per un simile aiuto» si leggeva nel dossier. I rapporti sugli abusi erano riservati, ma sono stati pubblicati nel 2001 dall’U.S. National Catholic Reporter, un sito di informazione cattolico.

Il potere

Uno degli elementi chiave è la disparità di potere ta coloro che vengono abusate e coloro che abusano. Il Vaticano per ora non ha mai parlato (né ha risposto all’Ap) delle misure adottate per affrontare il problema a livello globale. Un anonimo funzionario della Santa Sede ha spiegato che «spetta ai dirigenti delle Chiese locali sanzionare i sacerdoti che abusano sessualmente delle suore ma che spesso questi crimini restano impuniti». Nell’affrontare le violenze finora la Chiesa si è concentrata soprattutto su quelli che riguardano i bambini, ma ha aggiunto che «anche gli adulti a rischio si meritano la stessa protezione».

I cambiamenti

Nel giugno scorso era già stato il quotidiano francese Le Parisien a evocare un «enorme scandalo», sintetizzando alcuni casi come quello d’una «religiosa stuprata da un altro religioso in un monastero», una «suora vittima dei palpeggiamenti di un prete nel confessionale» e un’altra «aggredita sessualmente da un’altra suora della sua stessa congregazione». Fatti in genere molto vecchi, quindi caduti in prescrizione. Nella «grande maggioranza dei casi, le prede tengono la bocca chiusa. E quando riescono a raccontare il loro calvario, è perché sono uscite dal clero», continuava il giornale. Ma si stima che il fenomeno sia «molto più ampio», spiegava Francois Devaux dell’associazione La Parole Liberee, puntando il dito contro quei «preti che abusano della loro posizione di autorità spirituale per approfittarne sessualmente». Oggi forse qualcosa potrebbe cominciare a cambiare, grazie anche al movimento #MeToo.

corriere.it

Prete accusato di violenze su bimba, l’Arcidiocesi di Lucca: “Vivrà in una sua casa”

Il prete accusato di pedofilia

Lucca, 28 luglio 2017 – Il sacerdote Paolo Glaentzer, accusato di un gravissimo episodio di pedofilia a Firenze, risiede in una abitazione di sua proprietà e non in una casa canonica e non può svolgere il ministero sacro nella Arcidiocesi di Lucca. Poche righe, ma decise, con le quali l’Arcidiocesi di Lucca prende posizione sulla vicenda del prete che ora si trova agli arresti domiciliari nella frazione di Fabbriche di Casabasciana, nel comune di Bagni di Lucca. “Questo prete – si legge nella nota – non risiede in una casa canonica ma in una abitazione di sua proprietà. Inoltre non può svolgere il ministero sacro nella Arcidiocesi di Lucca, anche a seguito dei giusti e immediati provvedimenti sospensivi della Chiesa Fiorentina per il reato di cui è imputato”.

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