La cantautrice Amara autrice di “Che sia benedetta” per Fiorella Mannoia abusata da un prete a 9 anni

La cantautrice Amara rivela il trauma da cui è scaturito il percorso interiore che, grazie all’incontro con una suora francescana, le ha fatto recuperare la fiducia in Dio e l’ha portata a a scrivere canzoni come “Che sia benedetta” per Fiorella Mannoia

Nella stanza in sottofondo si sentono le note di un pianoforte. Amara sta parlando con passione del suo rapporto con la fede, a partire da Che sia benedetta, la canzone scritta da lei con cui Fiorella Mannoia ha sfiorato la vittoria a Sanremo, e da Pace, brano che ha cantato con Paolo Vallesi al Festival e che dà il titolo al suo nuovo, bellissimo, album.

Di improvviso si blocca e quando riprende la voce è flŽebile ma ferma. «C’è una cosa che non ho mai detto a nessuno. Sono cresciuta in una famiglia cattolica. Andavo a Messa, mi confessavo ogni domenica e mi arrabbiavo perché non potevo fare la “chierichetta”. Insomma, ci credevo davvero. Poi un giorno, avevo nove anni, il parroco mi diede un bacio sulla bocca. Ricordo che provai una sensazione bruttissima e scappai via. Da quel momento mi allontanai totalmente dalla Chiesa. Ma continuai a sentire dentro di me una forte tensione spirituale che in seguito mi ha portato ad avvicinarmi al buddhismo».

Poi, un incontro decisivo. «Una decina di anni fa, durante una vacanza, mi sono unita a un gruppo di amici diretto ad Assisi. Lì incontrai suor Michela. Era giovane come me e percepì subito che avevo qualcosa che non andava. Abbiamo trascorso quattro giorni insieme. Cosìho potuto tirar fuori tutta la rabbia che da anni tenevo dentro per essermi sentita tradita. Alla ƒne, mi regalò una fotografia bellissima di un monte con delle ombre in evidenza. E mi disse: “Dio ama anche le tue ombre”».

Il viso di Amara si illumina con un bellissimo sorriso: «Da lì si è riattivato tutto. Ho ripreso a parlare con Dio e ho capito quello che diceva san Francesco: che siamo parte di un tutto, che anche una pianta è mia sorella e che c’è un disegno superiore anche in ciò che ci appare incomprensibile o ingiusto».

Tiriamo un po’ il fiato e torniamo a parlare di Che sia benedetta. C’è un verso che ha colpito un po’ tutti: «Per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta». Un’affermazione che di questi tempi può suonare provocatoria: «Sì, la vita in sé è perfetta: va protetta, scoperta, ascoltata. Cosa c’è di più perfetto di un bambino che nasce o di un fiore che attende la stagione per fruttificare? Dentro questo perfetto foglio bianco siamo noi che creiamo il nostro disegno e può venir fuori uno scarabocchio o un’opera d’arte. Per questo ogni tanto penso che non vedo l’ora di essere vecchia per vedere quello che ho combinato».

Già in passato Amara (il suo vero nome è Erika Mineo) aveva affidato sue canzoni ad altre interpreti come Emma o Elodie: «Ma quando è venuta fuori Che sia benedetta ho capito che rappresentava la fine di un percorso. Era troppo personale e allora ho detto al mio produttore: “Questa canzone la canto io. O, al massimo, Fiorella Mannoia!”». Era solo uno scherzo e invece una sera ho ricevuto una telefonata: “Ciao Amara, sono Fiorella”».

La positività di Che sia benedetta si ritrova anche nelle canzoni del nuovo album della cantautrice toscana: una sensazione che emerge tanto nei testi quanto nelle musiche. In più, un gioiello: la rivisitazione di C’è tempo di Ivano Fossati: «Lui mi ha insegnato che scrivere canzoni comporta una grande responsabilità perché spesso, come è capitato a me, agiscono come medicine sull’anima di chi le ascolta. Per questo presto particolare cura ai testi: non devi mai scrivere qualcosa in cui non credi fino in fondo».

Ad aiutarla nella composizione Amara ha da sempre un compagno molto particolare: suo cugino Salvatore Mineo: «Il destino ha voluto che da bambini le nostre famiglie si trasferissero in due case popolari vicine, alla periferia di Roma. Io avevo tre anni e lui 10, così siamo cresciuti assieme. Salvatore ha sempre scritto canzoni e collaborare è stato naturale. Anche adesso viviamo vicini».

Nel libretto che accompagna il Cd sono contenute bellissime foto che mostrano Amara insieme ad alcuni bambini africani. «Sono stata l’anno scorso in Africa con l’associazione Progetto Etiopia e sono stata conquistata da questi bimbi. Un giorno abbiamo camminato nella natura più selvaggia per due ore. A un certo punto dovevamo attraversare un fiume e i bambini hanno creato una catena umana per aiutarmi. Finché sotto una cascata, dove la natura si esprime nella sua massima potenza, sono scoppiata a piangere».

Nelle foto, lo sguardo che Amara rivolge ai bambini è quello di una madre: «Credo che ogni donna, anche se non è ancora madre, conservi dentro di sé questo istinto. Io spero di diventarlo un giorno, quando arriverà il vero amore».

famiglia cristiana

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Prete arrestato per abusi, i Vescovi in preghiera

Ha fatto rumore la vicenda della condanna definitiva a 5 anni e 3 mesi di reclusione per Jesus Vasquez, dell’Ordine dei Predicatori (Domenicani), membro della Provincia Dominicana de San Juan Bautista del Perù, che ha esercitato il ministero pastorale nell’arcidiocesi di Benevento.

Dopo la condanna definitiva per abusi sessuali, l’ex parroco di San Nicola Manfredi è stato arrestato e trasferito in carcere dagli agenti della Squadra mobile che gli hanno notificato un ordine di carcerazione della Procura generale presso la Corte di appello presso la “Domus sacerdotalis”, dove era “ospitato”.

E in tutta la provincia, in particolare a San Nicola Manfredi, dicesi beneventana, dove padre Jesus ha prestato il suo servizio come parroco, non si parla d’altro, se da un lato c’è chi commenta senza stupore la notizia della condanna definitiva, dall’altro ancora qualcuno stenta a credere che il religioso abbia davvero commesso un crimine cosi atroce.

Tanti sono stati i commenti, le reazioni e lo sdegno, tanto che ieri, l’arcivescovo Metropolita di Benevento, Felice Accrocca è intervenuto sulla vicenda con una nota con la quale ha espresso “vivo dolore e rincrescimento per i fatti accaduti” e manifestato “piena solidarietà alle vittime, alle loro famiglie e a quanti ne soffrono le conseguenze”.

Il Pastore dell’arcidiocesi nel pieno rispetto delle Istituzioni e delle leggi dello Stato italiano ha quindi manifestato “la propria vicinanza a quanti – nelle parrocchie, negli oratori, in tante aggregazioni – lavorano con generosità e disinteressatamente a favore della gioventù, auspicando un rinnovato impegno educativo” ed ha invitato “tutti alla preghiera e alla conversione, soprattutto in questo tempo santo della Quaresima”.

Un messaggio breve ma intenso che è stato apprezzato dai fedeli e dai religiosi sanniti invitati alla preghiera e alla riflessione.

Lo stesso arcivescovo, dopo aver diffuso il messaggio e celebrato la Festa di San Giovanni di Dio, ieri ha lasciato Benevento per rientrare a Mugnano del Cardinale, dove sono riuniti tutti i vescovi campani proprio per un ritiro spirituale e di preghiera in occasione Quaresima.

ottopagine.it

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Abusi su bambini sordomuti. Accusato un sacerdote della diocesi di Civitacastellana

Il prete trasferito nel Viterbese venti anni fa raggiunto dalla troupe di La 7
09/02/2017 – 10:09

CIVITA CASTELLANA – Vive a Civita Castellana uno dei sacerdoti coinvolti nell’inchiesta sui 67 casi di abusi sessuali che ci sarebbero stati fino alla fine degli anni Ottanta all’istituto religioso Provolo di Verona. La troupe di Piazza Pulita l’ha raggiunto nel Viterbese, dove risiede ormai da venti anni dopo aver lasciato il Provolo. La struttura, all’epoca, ospitava bambini sordomuti che sarebbero stati vittime di violenze da parte dei preti.

La vicenda è stata al centro della trasmissione sulla 7 di giovedì scorso. Il giornalista Luca Bertazzoni dopo aver raccolto le testimonianze delle vittime è arrivato “nelle campagne viterbesi. Qui, vent’anni fa – spiega nel corso del servizio-, si è trasferito don ***, uno dei sacerdoti dell’istituto Provolo accusati di aver violentato degli alunni. Don *** è anche presidente della federazione italiana assistenza sacerdoti”. Un finto prete ha incontrato il sacerdote, riprendendo di nascosto l’incontro. Nel video si sente il finto prete confessare di aver avuto rapporti intimi con un bambino. Il sacerdote lo consiglia di contattare una serie di persone che possono aiutarlo: “Tu gli presenti la tua situazione – dichiara il prete mostrando una lista – e gli dici: ‘Guarda, ho avuto questa… chiamala difficoltà; questo incidente. Non lo so, chiamalo come vuoi. Ti conviene buttar fuori tutto perché tutti questi hanno il segreto professionale, eh. Io ti do quelli di cui mi fido e che so, che conosco di più. Non succede niente guarda, ti assicuro. Con queste persone che ti ho dato, non ti succede proprio niente. Questi ti consiglieranno anche, per esempio, eventualmente, altre soluzioni se nella tua diocesi di origine è un problema. Basta una piccola amplificazione sui giornali e… ciao, sei fritto. Questi sanno anche come difenderti dai giornali. Una delle cose a cui facciamo molta, molta attenzione sono proprio i mezzi di comunicazione: non devono entrare in queste situazioni qua”.

Dopo l’incontro con il finto prete, Bertazzoni riesce a parlare con il sacerdote in strada nel centro di Civita Castellana e gli racconta di aver parlato con due vittime che lo accusano degli abusi. Un incontro per strada in cui il sacerdote dichiara davanti alle telecamere: “Io non c’entro niente. Ma voi siete stupidi oppure ci somigliate? Io non c’entro niente. Nel modo più assoluto. Andate a farvi benedire. Ma voi siete malati. Siete malati qua dentro. Sa da quanto tempo sono via dal Provolo? Ma sa da quanto tempo? E sa quanto tempo dopo è venuta fuori questa storia? Non capisco perché voi andate dietro questa cosa qua’. Il giornalista lo incalza, gli dice che ha il video con le vittime che raccontano gli abusi e il sacerdote replica: ‘Poverini (rivolto agli ex allievi dell’istituto). Ma se non sanno neanche chi sono…”. Eppure le vittime non si arrendono. Pur se il reato è ormai prescritto, chiedono giustizia.

viterbonews24.it

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Prete accusato di abusi sessuali: “Non riesce a controllarsi, colpa dei farmaci”

Don Pascal Manca sotto processo per abusi sessuali

“Don Pascal Manca è seminfermo di mente”: lo sostiene una perizia psichiatrica.

L’ex parroco di Mandas e Villamar (Sud Sardegna) è sotto accusa per i presunti abusi sessuali su alcuni ragazzini. Stando alla ricostruzione del pubblico ministero Liliana Ledda, l’uomo di Chiesa avrebbe approfittato sessualmente di cinque ragazzini minorenni che frequentavano le parrocchie dei due paesi del medio campidano. Un adolescente, in particolare, ha raccontato agli inquirenti di essere stato drogato dal prete, il quale gli avrebbe offerto succhi di frutta mischiati a psicofarmaci per poter poi abusare di lui.

Il prete, scrive oggi l’Unione Sarda, soffrirebbe di un “disturbo del controllo degli impulsi” con una “ipersessualità indotta da farmaci” (assunti per curare il Parkinson).

Gli psichiatri incaricati di valutare la capacità di intendere e di volere di Don Pascal Manca hanno depositato ieri l’esito dei loro approfondimenti.

Tuttavia, come scrivono da anni i giornali locali, negli atti dell’inchiesta ci sarebbe la prova che don Pascal Manca metteva le mani addosso ai ragazzini della sua parrocchia anche prima del 2012, quando gli è stato diagnosticato il morbo di Parkinson, un morbo degenerativo che secondo la letteratura medica induce in molti casi, legati anche all’uso di farmaci, una crescita abnorme della libido e apre la strada a comportamenti come quelli che il pm Liliana Ledda contesta al sacerdote.

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Abusi, le scuse del leader anglicano Welby. Non bastano… si dimetta

Un imbarazzato atto di pubblica ammenda quello pubblicato oggi sulla prima pagina del Telegraph dall’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, circa un vecchio scandalo di abusi su bambini di cui è stato scoperto di recente responsabile un suo conoscente legato alla Chiesa d’Inghilterra.

La vicenda – rivelata da un’inchiesta di Channel 4 – riguarda episodi ripetuti di maltrattamenti e percosse contro diversi ragazzi attribuiti a un avvocato che fu al vertice di diverse organizzazioni giovanili ecclesiastiche anglicane e che negli anni ’70 diresse fra l’altro un campo estivo per ragazzi che fra i tutor annoverava anche un giovane Welby.

Il primate della Chiesa anglicana non è accusato di essere stato a conoscenza dei fatti. Ha comunque voluto scusarsi pubblicamente per le «catastrofiche mancanze» della sua Chiesa, che non denunciò alla polizia l’avvocato al momento delle prime denunce delle vittime nel 1982. E che, ammette l’arcivescovo Welby, «in alcune istituzioni» non ha saputo o voluto per anni individuare e fermare l’infiltrazione di sospetti orchi.

vaticaninsider


 Archbishop admits Church ‘failed terribly’ over abuse revelations

The Church of England has tonight apologised unreservedly after a Channel 4 News investigation revealed that a prominent Anglican evangelical and former colleague of the Archbishop of Canterbury is alleged to have severely assaulted boys and young men for decades.

The alleged abuse was carried out by prominent QC and part time judge called John Smyth, who was chairman of the Iwerne Trust, a charity closely linked to the church which ran Christian holiday camps for public school students.

The Church admitted that it had “failed terribly”, after this programme learned that the Trust had discovered the alleged abuse in 1982, but failed to report it to the police.

Winchester College, where some of the young men met Smyth, was made aware of the alleged abuse, but also failed to report it to the police at the time. There is no suggestion that any abuse took place at the College or with the knowledge of its staff.
The Archbishop’s apology comes after a six month investigation by Channel 4 News, in which we tracked down and spoke with many of Smyth’s alleged victims. One man told us that he and other boys were beaten so violently by Smyth that they had to wear nappies to staunch the bleeding.

The statement on behalf of the Archbishop, who was a colleague of Smyth’s at the Iwerne Trust, said: “We recognise that many institutions fail catastrophically, but the Church is meant to hold itself to a far, far higher standard and we have failed terribly. For that the Archbishop apologises unequivocally and unreservedly to all survivors.”

Smyth was a moral crusader who made his name as a barrister representing the Christian campaigner Mary Whitehouse in a landmark prosecution against the Gay News newspaper.

In the Church he was an influential figure as chair of the Iwerne Trust, a group which promoted the bible to young people.
Justin Welby was a dormitory officer at a camp where Smyth was one of the main leaders in the late 1970s. They subsequently exchanged “the occasional card”, Lambeth Palace said last night.

But it was at Winchester College in the late 70s and 80s that Smyth met many teenagers, who likened him to a cult leader.

He cultivated small groups of followers, over whom he developed a form of psychological control. Favoured young men were invited to visit him at his home for Sunday lunch.

Now men in their fifties, they allege Smyth would recite passages of the bible to them, before beating them with a cane in his garden shed.

Mark Stibbe, who went on to be a vicar and is now an author, told us: “It was along the lines of, this is the discipline that God likes, this is what’s going to help you to become holy.”

Richard Gittins, who met Smyth at Magdalene College, Cambridge, told us: “We used to have to put nappies on and at Magdalene we had a formal hall where you’d have grace, and then everybody would sit down together.

And in the process of sitting down, we perfected the ability to sit down really quickly, before your bottom touched the chair, and in the last couple of inches you’d just ease yourselves down; so it didn’t look like you were in any pain.”

Another man, who has given evidence to us anonymously, said he grew so fearful of the beatings that he tried to take his own life in 1981.

The suicide attempt prompted the Iwerne Trust to launch an investigation, and compile a confidential report, seen by Channel 4 News.

It described what it called the “beatings” of 22 young men.

“The scale and severity of the practice was horrific…8 received about 14 thousand strokes: 2 of them having some 8000 strokes over three years,” the document, written in 1982, noted.

Despite the findings of the report, the Iwerne Trust did not inform the police. Instead, a senior figure in the Iwerne Trust wrote to John Smyth, telling him to leave the country. He went on to live in Zimbabwe, and then South Africa.

In its statement, Lambeth Palace said that by 2013 the police had been notified about allegations against Smyth. The Archbishop’s Chaplain showed Mr Welby a letter written by the Bishop of Ely to the Bishop of Cape Town referring to “concerns” expressed by “an alleged survivor”.

The Titus Trust, which absorbed the Iwerne Trust in 2000, said: “It was only in 2014 that the board of The Titus Trust was informed about this matter, after which we submitted a serious incident report to the Charity Commission and provided full disclosure to the police. The allegations are very grave and they should have been reported to the police when they first became known in 1981.”

Winchester College told us:

“Winchester College deeply regrets the terrible ordeals of the victims and pays tribute to their courage in speaking out.

“The College has never sought to conceal these dreadful events. Nothing was held back in 1982 in the school’s enquiries.

“Housemasters were informed, and many parents consulted. The then Headmaster met John Smyth and required him to undertake never again to enter the College or contact its pupils.

“No report was made to the police at the time, not least because, understandably, parents of the victims felt that their sons should be spared further trauma, and these wishes were respected.”

We put our allegations to Mr Smyth on camera, and he said: “I’m not talking about what we did at all”. He called some of the claims nonsense and declined to respond to further requests.

An Ungodly Crime? will be aired on Channel 4 News at 7pm tomorrow and Friday.
in https://www.channel4.com/news/archbishop-admits-church-failed-terribly-over-abuse-revelations

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Vescovo di Savona incontrerà le vittime dei preti pedofili

Lo annuncia la Rete “L’abuso” sul proprio sito: “Stiamo accordando un appuntamento”

Annuncia Francesco Zanardi, portavoce della Rete “L’Abuso”, attraverso il sito istituzionale: “Monsignor Calogero Marino, Vescovo della Diocesi di Savona-Noli, si era detto da subito disponibile ad incontrare le vittime dei preti pedofili savonesi e ieri lo ha ribadito rinnovando la sua disponibilità.

Il primo invito fatto proprio il giorno del suo insediamento a Savona era stato accolto con entusiasmo dalle vittime le quali avevano subito risposto al suo appello, scegliendo tre rappresentanti destinati all’incontro con il nuovo Vescovo, due vittime di don Giraudo, la terza di don Pinetto.

Lunedì la nostra associazione si metterà in contato con gli uffici di Curia per accordare un appuntamento”.

savonanews.it

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Il vescovo Marino: «Pedofilia, non dimentichiamo ma andiamo avanti»

Savona – «Invito i savonesi a intraprendere un percorso di guarigione della memoria. Non rimuovere, ma imparare a guardare avanti».

Risponde così il nuovo vescovo Calogero Marino , invitato a esprimersi sul dramma della pedofilia, che ha sconvolto la diocesi savonese. Ieri mattina, in visita al Campus di Legino, come aveva promesso sin dai primi giorni del suo insediamento, lo scorso 15 gennaio, don Gero (come ama farsi chiamare) ha voluto conoscere l’università savonese confrontandosi con gli studenti, in modo informale, senza sottrarsi alle domande dei ragazzi, nell’aula magna e, poi, in giro per le strutture e le palazzine della cittadella. Il tutto lontano dall’ufficialità: no all’abito talare, nessun accompagnatore. Soltanto lui, con la sua Punto grigia, con cui ha raggiunto, dal vescovado, l’università, in uno stile improntato alla semplicità, molto vicino a quanto predicato e messo in atto da Papa Francesco.

«Dagli incontri che sto avendo in questo primo periodo – ha detto – ho percepito una città, per alcuni versi, ripiegata su se stessa. Persino nei rapporti con Genova, “nemica” di Savona, come si legge nei libri di storia, eppure percepita, ancora oggi, da alcuni anziani, come rivale. Bisogna imparare a guardare avanti: custodire la memoria del passato , ma investire sul futuro».

Infastidito dalla domanda ricorrente, relativa alla pedofilia e ai drammatici casi che si sono verificati nella diocesi savonese, il vescovo Marino ha sottolineato il concetto di “«uarigione della memoria»: affrontare il passato, ma non restarne imprigionati.

Un invito indiretto a voltare pagina, senza ignorare, o rimuovere, ciò che è accaduto. Al punto che il vescovo ha dichiarato la propria disponibilità a incontrare le vittime di pedofilia, aderenti alla Rete l’Abuso, presieduta da Francesco Zanardi. «Sono disponibile a incontrare chiunque me lo chieda», ha chiosato sull’argomento.

Un tema delicato, che monsignor Marino ha utilizzato come punto di partenza per una riflessione sul ruolo educativo degli adulti: i genitori, i docenti, ma anche i sacerdoti.

«I nostri giovani – ha sottolineato – hanno bisogno di essere accompagnati, non invasi. Hanno bisogno di fiducia. Hanno bisogno, ancora, di avere al proprio fianco, adulti capaci di autorevolezza. Fior fiore di psicanalisti ha parlato di una società senza padri: un problema che riguarda anche la nostra chiesa. Si deve educare a giusta distanza. Non troppo vicini, ma nemmeno troppo distanti. Quella degli scout è una buona palestra di umanizzazione e vedo che, a Savona, i gruppi sono molto attivi».

Una città da “annaffiare” ha detto il vescovo con una metafora. «A casa avevo una pianta quasi del tutto secca – ha raccontato -. La davo ormai per morta, ma poi, non so nemmeno il perché, le ho dato un po’ d’acqua. Si è ripresa e ho iniziato, ogni giorno, a innaffiarla. Credo che il meccanismo sia simile a quello che serve anche qui rispetto al rapporto con il passato e con il futuro».

Parole accolte con interesse dai ragazzi, che hanno donato al vescovo la maglia del Campus.

«Gli adulti che non si divertono – ha detto- non sanno fare i genitori, i docenti e nemmeno i preti. Qui vedo tanta passione, tanta cura nelle strutture, di grande bellezza. Ho studiato Legge in via Balbi a Genova, ma qui vedo un ambiente più accogliente e piacevole».

Calogero Marino, accompagnato dal delegato del rettore, Federico Delfino, ha voluto conoscere le dotazioni tecnologiche del Campus, dalla centralina del controllo energetico, alla biblioteca multimediale.

Ha parlato con gli studenti chiedendo a ciascuno di presentarsi informandosi sulle materie di studio, il paese di provenienza. A un giovane libanese ha detto: «Mi piace imparare dai giovani. Mi piacerebbe imparare la tua lingua».

Affrettato nel salutare i ragazzi ai tavoli di studio, si è lasciato scappare, con i docenti, il timore di «far perdere tempo agli altri. È la mia paura costante». Una stretta di mano a tutti e via, sulla sua utilitaria.
ilsecoloXIX

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Termini Imerese, catechista della Chiesa Madre arrestato per abusi su minori

La polizia di Termini Imerese, su ordine del Gip del Tribunale di Palermo Gabriella Natale ha arrestato Benedetto Salemi di 44 anni di Termini Imerese con l’accusa di adescamento di minori, violenza sessuale su minore, detenzione e produzione di materiale pedo-pornografico.

L’uomo contitolare di una cartolibreria nonostante fosse pregiudicato per reati di pedo-pornografia era anni impegnato nel sociale come volontario di associazioni onlus e per un lungo periodo di tempo pure catechista e organizzatore di attività ludico-ricreative per minori nela chiesa Madre di Termini Imerese.

L’inchiesta dalla sezione di Polizia giudiziaria presso la Procura di Termini Imerese ha preso le mosse da un controllo effettuato nei confronti del Salemi, persona conosciuta e poggetto di altre indagini di diverse forze dell’ordine che era stato notato all’esterno di un esercizio pubblico termitano in compagnia di un ragazzino.

I accertamenti hanno subito fatto emergere una situazione di estremo degrado e l’inchiesta è così passata dalla Procura della Repubblica di Termini Imerese, per competenza distrettuale, alla Procura della Repubblica di Palermo. Le indagini hanno consentito di contestare abusi sessuali consumati all’interno dell’abitazione dell’arrestato, luogo in cui l’uomo era solito ricevere minori, offrendo ripetizioni scolastiche gratuite. Secondo la ricostruzione dei fatti, emersa in esito alle attività svolte, l’indagato avrebbe anche ripreso gli abusi sessuali con il suo cellulare. L’uomo si trova attualmente ristretto presso la casa circondariale “Pagliarelli” di Palermo.

lasicilia.it

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La rete degli orrori del prete pedofilo, brutalizzati altri bambini

Per l’ex sacerdote e allenatore di calcio la storia non è ancora finita. Possibile nuovo processo a carico di Giovanni Trotta, 55enne già condannato per pedofilia e violenze nei confronti di minorenni. Ci sarebbero altri 9 presunti casi di abusi sui quali l’uomo dovrà rispondere davanti al giudice in un’aula di tribunale. Appuntamento con l’udienza preliminare il prossimo 7 febbraio al cospetto del gup Roberto Oliveri Del Castillo.

È l’ennesima mazzata per Trotta, già condannato alla pena di 8 anni di reclusione e al pagamento di 64mila euro di multa. L’ex sacerdote ed ex allenatore di una scuola calcio giovanile di Pietramontecorvino, era accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di un 11enne e di produzione, distribuzione, divulgazione, condivisione e pubblicizzazione di materiale pedopornografico ai danni del bambino. I fatti risalgono agli anni 2013 e 2014, commessi a Pietra ma anche a Casalnuovo Monterotaro.

La sentenza era stata emessa al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato in cui i genitori della giovane vittima si erano costituiti parte civile ottenendo dal giudice il risarcimento danni con provvisionale immediatamente esecutiva di 30mila euro. Il gup aveva inoltre condannato Trotta all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, dagli uffici attinenti la tutela dei minori, da qualunque incarico nelle scuole e da ogni ufficio pubblico o privato frequentato da minori.

I FATTI

Abuso su minori, ben sette adescati in chat e cinque finiti letteralmente nella sua rete e convinti, in alcuni casi, a seguirlo in abitazione per avere rapporti. Fatti commessi ai danni di G.A (classe 2002), D.N. (classe 2002), F.A. (classe 2001), C.G. (classe 2001) e T.G. (classe 2002). Con l’accusa di violenza sessuale, adescamento di minori, pornografia minorile e divulgazione di materiale pedopornografico, agenti del compartimento della polizia postale di Bari notificarono in carcere un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del 55enne Giovanni Trotta, ridotto allo stato laicale dal 16 marzo 2012, già detenuto dall’aprile 2015. L’uomo fu arrestato per presunti abusi sessuali commessi nei confronti di un 11enne.

I fatti contestati, commessi a Pietramontecorvino, risalgono al 2014, epoca in cui l’indagato era già stato ridotto allo stato laicale e aveva cominciato a fare l’allenatore di una squadra di calcio. Per Trotta scattò subito l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti dei cinque minori affidati alla sua custodia in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nonché docente di lezioni private. Per lui anche l’accusa di pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico realizzato mediante lo sfruttamento sessuale, “che distribuiva e diffondeva agli stessi ed anche ad altri minori, – spiegò la Procura di Bari – al fine di attrarli a sé e di metterli in competizione tra di loro, per via telematica e mediante l’applicazione WhatsApp del telefono cellulare in suo uso”.

Trotta adescò due 12enni, un ragazzo e una ragazza, attraverso la chat Messenger del loro profilo Facebook. Le vittime erano tutte di sesso maschile tranne la minorenne “utilizzata dall’arrestato – spiegò la Procura – al fine di ottenere materiale pedopornografico da spendere come esca con i bambini di sesso maschile di cui abusava e che si erano dimostrati più restii a recarsi presso la sua abitazione; dimostrando fintamente interesse per i soggetti di sesso femminile, infatti, Trotta riuscì a convincere anche i minori più diffidenti a recarsi presso la sua abitazione ed a perpetrare i suoi turpi crimini contro l’infanzia”.

Il materiale sequestrato a don Giovanni Trotta venne definito “agghiacciante” per i contenuti sia delle foto che delle chat con le piccole vittime. Trotta, che si faceva chiamare “don Gianni” e che nascondeva alle famiglie di non essere più sacerdote, abusava di minori che venivano affidati alla sua custodia. L’uomo, infatti, impartiva lezioni private ed era conosciuto nell’ambiente sportivo quale allenatore di una Società di Calcio per minori che, a novembre 2014, prima della perquisizione domiciliare disposta dalla Procura, lo aveva allontanato per “comportamenti contrari ai principi e ai valori cui la società si ispira”, pur non presentando nessuna denuncia nei suoi confronti.

A quanto ricostruito dagli investigatori anche grazie a computer, telefoni e macchine fotografiche sequestrati durante la perquisizione, “don Gianni” aveva continui dialoghi in chat con i minori di cui poi abusava, tutti incentrati sulla pornografia: alle vittime l’ex sacerdote avrebbe chiesto di inviare foto e a sua volta avrebbe inviato immagini che lo raffiguravano nudo, sul letto. Aveva anche “comprato” il silenzio di un bambino con la promessa che lo avrebbe aiutato a diventare un bravo calciatore oppure un modello.

I VIDEO PEDOPORNOGRAFICI

Poi li costringeva a produrre materiale pedopornografico, che veniva realizzato, con continue sollecitazioni, all’interno della abitazione dell’uomo, su un soppalco, attraverso rappresentazioni di pornografia minorile prodotte mediante lo sfruttamento sessuale dei minori, effettuate con il telefono cellulare, con una fotocamera digitale o prodotte, su sua richiesta, dagli stessi minori. I video venivano distribuiti e divulgati dall’ex sacerdote sia alle stesse vittime, con l’unico scopo di metterle in competizione tra di loro e di insinuare in loro curiosità di natura sessuale, sia ad altri soggetti, tutti minorenni.

LE FOTO SHOCK

Analoghi contenuti avevano le chat con le quali intratteneva costanti dialoghi con i minori di cui poi abusava, nonché con i minori che adescava in rete, con dialoghi tutti dal contenuto pornografico e pedopornografico, avviati nonostante fosse consapevole dell’età delle vittime, cui chiedeva di inviare foto degli organi genitali ed alle quali mandava fotografie che lo raffiguravano nudo, sul letto, con l’organo genitale in erezione.

IL PROVVEDIMENTO DELLA CHIESA

L’arrestato riusciva a carpire la fiducia dei minori e la loro buona fede, oltre che la fiducia dei loro genitori, perché forte del suo ruolo di sacerdote, non avendo mai rivelato di essere stato ridotto allo stato laicale con provvedimento adottato dalla Congregatio Pro Doctrina Fidei Prot. N. 5/200 del 16 marzo 2012 per ragioni connesse alla commissione di delicta contra sextum Decalogi praeceptum cum minoribus con il quale era stato dispensato dallo stato del sacro celibato e dagli oneri sacerdotali, nonché perché conosciuto nell’ambiente sportivo, quale allenatore della ‘Società Calcio Pietramontecorvino’, costituita da minori tutti in età prepuberale e perché si proponeva quale insegnante di doposcuola dei bambini di cui poi abusava.

L’ALLONTANAMENTO DALLA SOCIETÀ DI CALCIO

L’11 novembre 2014 la società calcistica dei Monti Dauni, prima della perquisizione domiciliare disposta il 21 dello stesso mese, lo allontanava per “comportamenti contrari ai principi ed ai valori cui la società si ispira“, senza però sporgere alcuna denuncia.

LA FRAGILITÀ DEI BAMBINI

Tutti i bambini brutalizzati da don Giovanni Trotta hanno riferito di aver riposto nell’uomo grande fiducia, costituendo per loro, in ragione del ruolo e della età, un valido punto di riferimento. L’arrestato ha approfittato invece della loro ingenuità, connessa all’età e della loro fragilità affettiva, in quanto alcuni di loro erano figli di genitori separati o con problematiche familiari ed, in un caso, appena rimasti orfani di padre. Tutte circostanze ben note all’arrestato.

FOTO E CONVERSAZIONI AGGHIACCHIANTI

Il materiale acquisito dal Compartimento Polizia Postale di Bari nel corso della perquisizione disposta dalla Procura della Repubblica di Bari, che ha portato al sequestro di computer, telefoni e macchine fotografiche, è risultato agghiacciante per i suoi contenuti, sia in relazione alle foto prodotte, che ai contenuti delle chat inviate dall’ex religioso.

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Termini, in carcere prete condannato per abusi. Vittima una tredicenne che frequentava la chiesa

Le porte del penitenziario Cavallacci si sono splaancate per don Paolino Marchese, 51 anni, condannato in secodno grado a cinque anni e mezzo. La giovane si è costuituita parte civile

I carabinieri hanno eseguito un ordine di carcerazione per don Paolino Marchese, 51 anni, condannato anche in appello perchè avrebbe abusato di una tredicenne che frequentava la chiesa del paese in provincia. Il parroco è stato portato nel carcere dei Cavallaci a Termini Imerese.

In secondo grado il prete è stato condannato a cinque anni e mezzo, sei in primo grado. La sentenza è della terza sezione della Corte d’appello, che aveva accolto le richieste della Procura generale e solo in minima parte le tesi degli avvocati Vincenzo Lo Re e Massimo Solaro. Nel processo la vittima era parte civile: la rappresentava l’avvocato Jessica Pasquale. Il collegio d’appello presieduto da Raimondo Loforti, a latere Mario Conte, ha ritenuto assorbiti due capi d’imputazione e ha condannato l’imputato per atti sessuali con minorenne. La vittima aveva meno di 14 anni quando cominciarono i rapporti col prete, nel 2008.

meridionenews.it

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