NUOVO MONITO FMI A ITALIA, FORTI RISERVE SU RIFORMA FISCALE

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TRIA, NON SIAMO RISCHIO GLOBALE.DRAGHI,VENTI CONTRARI SU EURO “Forti riserve” sulle riforme fiscali allo studio in Italia sono state espresse agli incontri di primavera del Fmi in corso a Washington, da Poul Thomsen, capo del Dipartimento Europeo del Fmi, che segnala la necessità di un graduale consolidamento di bilancio nel medio termine. Debito e ristrettezze di bilancio preoccupano gli economisti mondiali, ma Tria replica: “L’Italia non è un rischio globale: non c’è bisogno di alcuna rassicurazione, in Italia il rallentamento dell’economia è di pari misura che in Germania”. Draghi esorta ad accelerare le riforme e il consolidamento dei conti pubblici.

Tempo: previsioni delle ore 9 per domani Domenica 14 Aprile 2019

3bmeteo.com comunica le previsioni del tempo sull’Italia per la giornata di domani. Al Nord inizialmente coperto con piogge e nevicate dai 800/1200m sulle Alpi. Fenomeni in esaurimento entro la serata con aperture. Temperature in calo, massime tra 9 e 14. Al Centro e in Sardegna tempo instabile con piogge, temporali e neve sull’Appennino dai 1200/1400m. Migliora dalla sera sulle Tirreniche. Temperature in calo, massime tra 11 e 14. Al Sud tempo instabile con rovesci sparsi, anche a carattere temporalesco nel pomeriggio, ma in attenuazione dalla serata. Temperature stabili, massime tra 14 e 17. (ANSA)

Pasqua e 1 maggio, megaponte per 10 milioni italiani

(ANSA) – TORINO, 13 APR – Per il megaponte di Pasqua, 25 aprile e 1 maggio quasi un quarto degli italiani faranno una vacanza, precisamente il 22%, con una durata media di 4 giorni. Roma, Firenze e Venezia sono le mete preferite ma sono amate anche Palermo, Napoli e Lecce, mentre Matera continua a restare in classifica. A livello europeo buone perfomance di Madrid, seguita da Barcellona, la Francia, Londra e Praga. Nel lungo raggio si distinguono il Mar Rosso e i Caraibi, in particolare Cuba. Lo rileva l’osservatorio di Confturismo con l’Istituto Piepoli.

I dati di questo periodo difficilmente sono confrontabili di anno in anno, dal momento che Pasqua cambia sempre la sua posizione nel calendario. Inoltre il meteo non ancora stabilizzato e la tendenza degli italiani a dipendere dalle previsioni potrebbe provocare cambi dell’ultimo minuto, in meglio o in peggio.

La principale motivazione di viaggio è quella di visitare musei, monumenti o mostre ed è per questo motivo che sono proprio le città d’arte che concentrano il 45% delle preferenze. Quasi un terzo degli italiani che partiranno in questo periodo andranno invece al mare.

COREA NORD: KIM, SÌ A SUMMIT CON TRUMP MA USA CAMBINO

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VUOLE NUOVA OFFERTA SU NUCLEARE PER INTESA ENTRO FINE ANNO Il leader nordcoreano Kim Jong-un è pronto a un terzo summit col presidente Donald Trump purché gli Usa avanzino un’offerta “accettabile” sulla denuclearizzazione per un accordo entro la fine dell’anno. Dopo l’apertura fatta dal tycoon giovedì incontrando il presidente sudcoreano Moon Jae-in alla Casa Bianca, Kim ha detto che non accetterebbe il ripetersi del copione del vertice di Hanoi, quando Trump abbandonò i negoziati senza intesa. “Gli Usa hanno avanzato richieste unilaterali e dovrebbero abbandonare questo approccio”.

RAPPRESAGLIA UE SU USA: VERSO DAZI SU VINI, MARS, CHEWINGUM

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20 MLD DI DOLLARI IN GIOCO, PROSEGUE DISPUTA BOEING-AIRBUS I vini della California ma anche prugne, Mars, Twix ed M&Ms, chewingum, ma anche tabacco, vaniglia, caffè, pesce surgelato, succhi, frutta secca, olio di semi: sono alcuni dei prodotti Usa che sarebbero colpiti dai dazi Ue per rappresaglia nella disputa Boeing-Airbus che da parte Usa minaccia di colpire, fra gli altri, Prosecco e pecorino. Una lista di prodotti di 11 pagine, a cui l’ANSA ha avuto accesso, è stata presentata ai 28. Tra le altre merci, anche biliardi e videogiochi per le sale da gioco, elicotteri, valigie e borse, oltre a diversi prodotti chimici e macchinari agricoli.

Notizie sportive del 13 Aprile 2019 ore 9


FORMULA 1: GP CINA, BOTTAS AVANTI NELL’ULTIMA PROVA

MOTO, FP2 A VINALES. PER JUVENTUS OGGI PARTITA SCUDETTO Valtteri Bottas ha segnato il miglior tempo nell’ultima prova prima del Gran premio della Cina, dove il pilota Alexander Albon è uscito incolume da uno spettacolare incidente. Nel MotoGp delle Americhe Maverick Vinales è finora il migliore. A Ferrara la Juventus oggi affronta la Spal cercando i punti per lo scudetto. Stasera anche anticipi Milan-Lazio e Roma-Udinese. Interrotta per alcuni minuti, ieri sera in Francia, la partita di Ligue 1 tra Digione e Amiens, macchiata da insulti razzisti nei confronti del giocatore Prince Gouano.(ANSA).

Il regista. Michel Ocelot: “Il mio cartone contro la violenza sulle donne”

Michel Ocelot: "Il mio cartone contro la violenza sulle donne"

Avvenire

“Non bisogna essere dolci con le violenze fatte alle donne, non bisogna usare le mezze tinte. Quello che gli uomini fanno alle donne è mostruoso, è quotidiano ed è universale. Ci sono più donne uccise dal partner che dalle guerre”. Il grande animatore francese Michel Ocelot, divenuto celebre con il personaggio di Kirikù che lo ha portato alla vittoria a Cannes, questa volta abbandona la metafora poetica per denunciare in modo forte la condizione delle donne violate nei loro diritti in Dilili a Parigi, da lui disegnato e diretto in uscita nelle sale italiane il 24 aprile. La pellicola viene presentata stasera sera in anteprima a Torino nell’ambito di Cartoons on the bay, festival televisivo e crossmediale dedicato all’infanzia promosso da Rai e organizzato da Rai Com che chiuderà domani con la consegna all’animatore del Premio alla carriera. Il lungometraggio animato intreccia due anime (anche visive), una luminosa e colorata ambientata fra artisti, scrittori e scienziati nella Ville Lumière, simbolo della rinascita della cultura europea e del riscatto sociale delle donne, ed una oscura e oscurantista propugnata una misteriosa setta di uomini, i “maschi maestri”, decisi a sottomettere le medesime rapendole sin da bambine.

Fra questi due mondi si muove la deliziosa e coraggiosa Dilili, un’orfana mulatta nata in Nuova Caledonia, imbarcatasi clandestinamente su un piroscafo per la Francia. Una piccola alla ricerca della sua identità nella Parigi del 1900, ma anche determinata a difendere le altre bambine, indagando a rischio della vita sui misteriosi rapimenti che terrorizzano la città. Ad accompagnarla fra gli splendori di Parigi è Orel, un giovane fattorino, che la porterà a conoscere nientemeno che Picasso, Touluse Lautrec, Matisse, Rousseau, Monet, Renoir, Rodin, Satie, Proust, Eiffel, il futuro re d’Inghilterra Enrico VII. E, poi, soprattutto le donne “rivoluzionarie”: Marie Curie, Sarah Bernardt, Colette… . Aggiunge Ocelot: “Durante la Bélle Epoque le donne cominciarono piano piano a conquistare i loro diritti: abbiamo avuto la prima studentessa universitaria, il primo avvocato, la prima dottoressa. Ma le donne oggi rischiano di tornare indietro”. Per questo il passaggio nel buio delle fogne di Parigi, angoscia ancor di più: i nostri eroi scopriranno che i loschi e viscidi figuri, terrorizzati dalla liberazione intellettuale e sociale delle donne, hanno rapito le bambine perché non frequentino le scuole, ridotte in schiavitù, costrette a camminare a quattro zampe, usate come sgabelli, velate di nero dalla testa ai piedi. Immagini forti che ricordano molto quelle delle studentesse rapite da Boko Haram. “La storia è stata scritta sei anni fa, e subito dopo sono state rapite le liceali nigeriane. Mentre giravamo la Francia è stata attaccata a tradimento, e questo ci ha dato voglia di fare un film ancora più forte e necessario. Uno scontro di civiltà? Io sono preoccupato della situazione delle donne e delle ragazze in Francia. Quando vedo delle donne velate, tutte vestite di nero e addirittura con i guanti, io penso che sia sbagliato. Beninteso, non attacco l’Islam né le altre religioni, ma l’interpretazione che se ne dà”. Il messaggio del film di Ocelot è di speranza: “Le donne vengono maltrattate in tutto il mondo e a farlo sono uomini deboli che si rivalgono su di loro. Le persone che invece fioriscono attraverso la cultura e la civilizzazione non hanno bisogno di uccidere”.

Stati Uniti. Nba, l’addio al basket di Dwyane Wade commuove il web

Ci sono storie così belle che vanno oltre lo sport. E tante sono quelle che ci regala da sempre il basket, specie quello a stelle e strisce. Gli appassionati di tutto il mondo hanno in questi giorni le lacrime agli occhi per il ritiro di due giocatori leggendari dell’Nba, il campionato dei fenomeni statunitensi: Dirk Nowitzki e Dwyane Wade. Il primo, il gigante tedesco che ha dimostrato come si possa essere cecchini da 3 punti anche con 213 centimetri di altezza, chiude a 40 anni e 21 stagioni sempre con la maglia dei Dallas Mavericks: 1 titolo Nba e sesto marcatore di sempre con oltre 31mila punti realizzati per quello che è già considerato il più grande giocatore europeo di tutti i tempi. Altrettanto fantastica la carriera di Wade che smette a 37 anni dopo oltre mille partite Nba e tre anelli con i suoi Miami Heat.

Un fuoriclasse non solo in campo ma anche fuori come testimonia un video toccante (realizzato da Budweiser) in vista della sua ultima partita. Si vede il campione che riceve a sorpresa cinque maglie speciali donategli da persone a cui ha cambiato la vita. Merrilyn Beard-Breland, la donna della Florida che ha visto la sua casa bruciare dieci giorni prima di Natale (“l’incendio èstato il punto più basso della mia vita, tu sei diventato il mio eroe“) è stata aiutata economicamente dal campione. Così come Tamara Johnson, giovane che è riuscita a laurearsi alla Marquette University (il college di Wade), diventando la prima ragazza della sua famiglia a completare gli studi. C’è Andrea Oliver, sorella di Joaquin Oliver, il ragazzino morto nella strage della scuola di Parkland: Wade che era il suo idolo ha voluto omaggiarlo scrivendo il suo nome sulle scarpe usate in partita. E poi c’è Danny Arzu, giovane che ha deciso di dare una sterzata alla sua vita trovando un lavoro onesto e diventando un modello per gli altri proprio dopo aver sentito parlare dal vivo Wade al Miami’s Overtown Youth Center, centro che si occupa dell’aiuto e dello sviluppo dei bambini fino all’età adulta.

L’ultima partita di Dwyane Wade con i suoi Miami Heat ' AP Photo'Kathy Willens

L’ultima partita di Dwyane Wade con i suoi Miami Heat / AP Photo/Kathy Willens

Tutte storie realmente accadute ma è l’ultima quella per cui è più difficile non emozionarsi. È il momento in cui entra in scena mamma Jo-Linda che ricorda a Wade la difficile infanzia, nella quale lo ha cresciuto. Il padre infatti decise di andar via di casa con una nuova compagna quando il piccolo aveva solo quattro mesi. E la madre ferita dalla separazione troverà ingannevole rifugio solo nella droga e nell’alcol, in una periferia di Chicago dove la criminalità è un macigno sul futuro dei più giovani. Nonostante tutto sarà Wade a tirar fuori sua madre dai guai, facendole scoprire anche la fede cristiana.

Quella che Wade ha voluto sottolineare anche sulla sua canottiera scegliendo da sempre il numero 3, in omaggio alla Santissima Trinità. Un uomo che ha sempre spiegato come la sua missione sia quella di restituire a Dio almeno un 10 per cento di quel che abbiamo ricevuto. Dice la madre a Wade nel video: «Io sono più orgogliosa dell’uomo che sei diventato rispetto al giocatore di basket: tu sei più grande della pallacanestro. E “you are bigger than basketball” è l’hashtag con cui il mondo intero sta celebrando via social Dwyane Wade. Standing ovation. Tutti in piedi per un grande uomo, marito, padre e giocatore di basket.

avvenire

World Press Photo. Ecco gli scatti di fotogiornalismo più belli dell’anno

La foto che ha fatto il giro del mondo della bimba honduregna di due anni che piange mentre la mamma viene perquisita al confine tra Messico e Usa ha vinto il prestigioso premio World Press Photo of the Year, il più importante premio di fotogiornalismo.

L’immagine è stata scattata dal fotografo di Getty Images, John Moore lo scorso 12 giugno e ha alimentato le polemiche sulla politica di Trump sulla separazione delle famiglie al confine tra Stati Uniti e Messico.

Il vincitore è stato annunciato ieri sera al World Press Photo Awards Show ad Amsterdam nel corso dell’esclusiva cerimonia di premiazione del concorso nato in Olanda nel 1955.

La foto vincitrice della categoria «Ritratti, singoli»: «Dakar Fashion» di Finbarr O'Reilly. Mostra modelle in posa nel quartiere vecchio della capitale del Senegal, sotto gli sguardi incuriositi dei residenti (Ansa)

La foto vincitrice della categoria «Ritratti, singoli»: «Dakar Fashion» di Finbarr O’Reilly. Mostra modelle in posa nel quartiere vecchio della capitale del Senegal, sotto gli sguardi incuriositi dei residenti (Ansa)

Primo premio nella categoria «Progetti a lungo termine»: «Beckon Us From Home» di Sarah Blesener. Studentesse ridono prima di una gara di canto e marcia in un liceo di Dmitrov in Russia (Ansa)

Primo premio nella categoria «Progetti a lungo termine»: «Beckon Us From Home» di Sarah Blesener. Studentesse ridono prima di una gara di canto e marcia in un liceo di Dmitrov in Russia (Ansa)

Primo premio nella categoria «Ambiente, singole»: «Akashinga, the Brave Ones» di Brent Stirton, Getty Images. Esercitazioni di un'unità anti bracconaggio composta da sole donne nel parco naturale di Phundundu in Zimbabwe (Ansa)

Primo premio nella categoria «Ambiente, singole»: «Akashinga, the Brave Ones» di Brent Stirton, Getty Images. Esercitazioni di un’unità anti bracconaggio composta da sole donne nel parco naturale di Phundundu in Zimbabwe (Ansa)

Una delle immagini di «Syria, No Exit», secondo premio nella sezione «Spot News, storie»: si fa pulizia tra le macerie all'indomani del bombardamento del quartiere di Douma nella Ghouta orientale in Siria, il 22 febbraio 2018 (Ansa)

Una delle immagini di «Syria, No Exit», secondo premio nella sezione «Spot News, storie»: si fa pulizia tra le macerie all’indomani del bombardamento del quartiere di Douma nella Ghouta orientale in Siria, il 22 febbraio 2018 (Ansa)

La foto vincitrice nella sezione «Natura, storie»: «Falcons and the Arab Influence» di Brent Stirton, Getty Images for National Geographic. Mostra l'allevatore Howard Waller con un cappello per la raccolta di sperma del falcone (Ansa)

La foto vincitrice nella sezione «Natura, storie»: «Falcons and the Arab Influence» di Brent Stirton, Getty Images for National Geographic. Mostra l’allevatore Howard Waller con un cappello per la raccolta di sperma del falcone (Ansa)

La foto vincitrice della categoria «Ritratti, storie»: «Land of Ibeji» di Benedicte Kurzen, Noor, e Sanne de Wilde, Noor. Due donne in abito bianco, vestite per andare in chiesa, su un colle vicino a Igbo-Ora in Nigeria (Ansa)

La foto vincitrice della categoria «Ritratti, storie»: «Land of Ibeji» di Benedicte Kurzen, Noor, e Sanne de Wilde, Noor. Due donne in abito bianco, vestite per andare in chiesa, su un colle vicino a Igbo-Ora in Nigeria (Ansa)

Una delle immagini di «Syria, No Exit», secondo premio nella sezione «Spot News - Storie»: bambini curati dopo un attacco con gas nel villaggio di al-Shifunieh, Ghouta orientale in Siria, il 25 febbraio 2018 (Ansa)

Una delle immagini di «Syria, No Exit», secondo premio nella sezione «Spot News – Storie»: bambini curati dopo un attacco con gas nel villaggio di al-Shifunieh, Ghouta orientale in Siria, il 25 febbraio 2018 (Ansa)

È la foto dell'anno, vincitrice dell'edizione 2019 del World Press Photo: «Crying Girl on the Border» di John Moore. Mostra la piccola Yanela Sànchez, originaria dell'Honduras, che si dispera mentre lei e la madre Sandra Sànchez vengono arrestate da agenti della polizia di frontiera statunitense a McAllen, in Texas, il 12 giugno 2018 (Ansa)

È la foto dell’anno, vincitrice dell’edizione 2019 del World Press Photo: «Crying Girl on the Border» di John Moore. Mostra la piccola Yanela Sànchez, originaria dell’Honduras, che si dispera mentre lei e la madre Sandra Sànchez vengono arrestate da agenti della polizia di frontiera statunitense a McAllen, in Texas, il 12 giugno 2018 (Ansa)

Una delle immagini di «Syria, No Exit», secondo premio nella sezione «Spot News, storie»: appena arrivati in ospedale, un bambino conforta il fratello rimasto ferito nei bombardamenti di Douma, Ghouta orientale in Siria, l'8 febbraio 2018 (Ansa)

Una delle immagini di «Syria, No Exit», secondo premio nella sezione «Spot News, storie»: appena arrivati in ospedale, un bambino conforta il fratello rimasto ferito nei bombardamenti di Douma, Ghouta orientale in Siria, l’8 febbraio 2018 (Ansa)

Avvenire

UCCISE E BRUCIÒ EX: APPELLO BIS PER AUMENTARE PENA

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CASSAZIONE ACCOGLIE RICORSO PG ROMA PER ERGASTOLO A PADUANO Non basta la condanna a 30 anni di reclusione per Vincenzo Paduano, l’ex guardia giurata condannata a questa pena dalla Corte di Appello di Roma lo scorso maggio per aver strangolato la sua ex fidanzata Sara Di Pietrantonio, studentessa di 22 anni, e bruciato il suo cadavere. Lo ha stabilito la Cassazione, che ha annullato con rinvio ad un’altra sezione della Corte d’Assise d’Appello di Roma, accogliendo così il ricorso del Pg che ha chiesto di ripristinare la pena dell’ergastolo stabilita in primo grado. Respinto il ricorso di Paduano, che chiedeva le attenuanti generiche.

ANCORA RAZZISMO NEL CALCIO. INTERROTTA DIGIONE-AMIENS

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E’ ACCADUTO IN FRANCIA, INSULTI A PRINCE GOUANO Interrotta per alcuni minuti, ieri sera in Francia, la partita di Ligue 1 tra Digione e Amiens, macchiata da insulti razzisti nei confronti del giocatore Prince Gouano, capitano della squadra ospite ed ex primavera Juventus. I giocatori hanno abbandonato il campo al 33′ st e sono rientrati dopo alcuni minuti; nel frattempo alcuni di loro hanno cercato il dialogo con i tifosi affinché la situazione tornasse alla normalità. In Premier League è allarme discriminazione. Bufera sui tifosi del Chelsea per Salah. L’Arsenal censura un supporter per Koulibaly.

CAOS IN SUDAN, GIA’ 2 CAMBI AL VERTICE. DECINE DI MORTI

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ESERCITO RIFIUTA DI CONSEGNARE BASHIR A TRIBUNALE DELL’AJA E’ caos in Sudan dopo il colpo di Stato militare seguito a mesi di proteste di piazza contro il presidente Omar al-Bashir, da 30 anni al potere. Subito prima del golpe una trentina di persone sarebbero rimaste uccise per sgombrare il sit-in. Bashir è stato arrestato dai militari, che hanno però dichiarato di non volerlo estradare all’Aja, dove è ricercato per il genocidio in Darfur. Il ministro della Difesa e vicepremier Awad Bin Auf che aveva assunto il comando, ieri sera ha annunciato le sue dimissioni. Al suo posto è stato designato un altro generale, Abdel Fattah el Borhan. Ma la piazza invoca un governo civile.

FORMULA 1: GP CINA, BOTTAS AVANTI NELLE SECONDE LIBERE

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MOTO, FP1 A MARQUEZ. PER JUVENTUS OGGI PARTITA SCUDETTO Scambio di posizioni fra Ferrari e Mercedes nelle seconde libere in vista del gp di Cina di F1 in programma domani a Shangai, mentre nel Gp delle Americhe Marc Marquez ha ottenuto il miglior tempo alla fine della prima sessione delle libere. A Ferrara la Juventus oggi affronta la Spal cercando i punti per lo scudetto. Stasera anche anticipi Milan-Lazio e Roma-Udinese.(ANSA).

LIBIA, VERTICE A PALAZZO CHIGI. COLLOQUIO CONTE-MERKEL

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MARCIA A TRIPOLI. PARIGI, NON SAPEVAMO DI ATTACCO HAFTAR Il premier Giuseppe Conte ha istituito a Palazzo Chigi un gabinetto di crisi sulla Libia che sarà attivo fino al termine dell’emergenza, mentre fervono i contatti tra gli staff diplomatici di Usa, Francia e i principali attori internazionali. Il premier ieri ha visto i ministri Moavero e Trenta e ha parlato al telefono con la cancelliera tedesca Merkel. La Francia nega intanto di essere stata avvisata dell’attacco di Haftar: ‘Parliamo con tutti per ottenere un cessate il fuoco’. A Tripoli si è svolta una marcia contro ‘l’invasione’.

NUOVO MONITO FMI A ITALIA, FORTI RISERVE SU RIFORMA FISCALE

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TRIA, NON SIAMO RISCHIO GLOBALE.DRAGHI,VENTI CONTRARI SU EURO “Forti riserve” sulle riforme fiscali allo studio in Italia sono state espresse agli incontri di primavera del Fondo monetario, in corso a Washington, da Poul Thomsen, capo del Dipartimento Europeo del Fmi, che segnala la necessità di un graduale consolidamento di bilancio nel medio termine. Debito e ristrettezze di bilancio preoccupano gli economisti mondiali, ma Tria replica: ‘L’Italia non è un rischio globale: non c’è bisogno di alcuna rassicurazione, in Italia il rallentamento dell’economia è di pari misura che in Germania’. Draghi esorta ad accelerare le riforme strutturali e il consolidamento dei conti pubblici.

Agricoltura: Ismea, 70 mln ai giovani per acquistare terra

E’ stato pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale l’avviso di bando 2019 per il Primo insediamento in agricoltura, lo strumento Ismea che ha l’obiettivo di facilitare l’accesso alla terra da parte dei giovani che intendono diventare imprenditori agricoli. I giovani di età compresa tra i 18 e i 41 anni non compiuti, che si insediano in agricoltura per la prima volta, potranno beneficiare di mutui a tasso agevolato per acquistare un’azienda agricola. Il bando 2019 prevede, con domande entro il 27 maggio, una dotazione finanziaria di 70 milioni di euro suddivisi in 2 lotti, 35 milioni di euro per le iniziative localizzate nelle Regioni del Centro-Nord e 35 milioni di euro per le iniziative nel Sud e nelle Isole. Le agevolazioni sono legate alla presentazione di un Piano di Sviluppo aziendale che dimostri la sostenibilità economica, finanziaria e ambientale dell’intervento in relazione allo sviluppo dell’attività agricola. Negli ultimi tre anni sono stati 224 i giovani che sono diventati imprenditori agricoli grazie all’intervento finanziario di Ismea. (ANSA).

Cinema. Un film emozionante su San Pio da Pietrelcina

I due giovani protagonisti del film “Ci alzeremo all’alba” diretto da padre Jean-Marie Benjamin

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Luca e Sebastiano hanno 12 e 13 anni, sono amici e percorrono in lungo in largo in bicicletta le verdi campagne del Gargano alla ricerca di una verità che li affascina e per loro ancora tutta da scoprire, quella sulla vita di san Pio da Pietrelcina, andando a intervistare i testimoni diretti per farne un libro. Una avventura di crescita umana e spirituale, fra dramma, commedia e inchiesta con i veri protagonisti di allora, per svelare l’attualità di Padre Pio attraverso l’occhio delle nuove generazioni: questa la felice intuizione del regista, compositore, direttore d’orchestra e sacerdote francese Jean-Marie Benjamin, che ha presentato ieri sera, fra applausi e commozione, il film Ci alzeremo all’alba come evento speciale al Festival del Cinema Europeo di Lecce giunto alla sua 20ª edizione. Presente, oltre al regista e al cast composto dai piccoli attori, anche l’arcivescovo di Manfredonia- Vieste-San Giovanni Rotondo monsignor Franco Moscone, il vescovo ausiliare di Roma monsignor Gianpiero Palmieri e l’arcivescovo di Lecce monsignor Michele Seccia, che ha ricordato come anch’egli da bambino, all’età di sei anni, essendo in precaria salute fosse stato portato dalla madre ad essere benedetto da Padre Pio.

Un incontro che lo ha segnato come pure è successo al regista Benjamin, sacerdote dal 1991, la cui vita è stata completamente ribaltata, dall’incontro da ragazzo con il futuro Santo a San Giovanni Rotondo. Benjamin, 72 anni, infatti, dal 1966 a oggi ha registrato 28 dischi, fra pop e musica classica, collaborando con star della musica francese come Dalida e Charles Trenet e componendo musiche per film come La Bibbia di Marcel Carné sino all’Oratorio La creazione degli angeli e l’inno ufficiale dell’Unicef Ode to the child, composto nel 1984 e interpretato anche da Paul Mc-Cartney. «Era il marzo 1968, avevo 20 anni, vivevo a Parigi e durante la presentazione del disco di un cantante famoso di cui avevo curato gli arrangiamenti, sua madre mi mostrò un libro su Padre Pio. Lo lessi e mi ven- ne la curiosità di incontrarlo» ci racconta Benjamin. Dopo un viaggio in treno di 24 ore, la fortuna di incontrare un ragazzo veneziano che, dovendo ripartire, gli cede il suo posto per confessarsi. «Padre Pio era a testa china, mi chiese quando mi ero confessato l’ultima volta – ricorda padre Benjamin ancora emozionato – Io non me lo ricordavo e mi agitai. Fu lui a dirmi la data esatta, e poi alzò gli occhi verso di me che ero sbalordito. Uno sguardo che non dimenticherò mai». Nel 1988, in occasione di un suo concerto a San Giovanni Rotondo per i vent’anni dalla morte di Padre Pio, Benjamin decide all’improvviso di farsi prete.

Lo sguardo dei giovani è al centro anche di Ci alzeremo all’alba, della durata di 96 minuti, girato fra San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis e Pietrelcina. Benjamin ne ha scritto soggetto e sceneggiatura, componendo anche la colonna sonora, e lo ha prodotto attraverso la Aladino Production con la produzione esecutiva di Mediterranea Production e sotto l’alto patronato dell’Opera Padre Pio. Luca (Andrea Solombrino di Lecce) vive a San Giovanni Rotondo, ha 12 anni, è intelligente e determinato. Il film si apre mentre il ragazzino si reca in visita nella chiesetta e museo di Padre Pio: tornato a casa, rivela ai genitori (i bravi Massimiliano Pazzaglia e Antonella Ponziani) il suo progetto di intervistare le persone anziane che hanno conosciuto il santo per scriverne un libro. La famiglia è unita, ed è d’accordo a partire dal padre ricercatore scienziato all’ospedale di Padre Pio, mentre a fare da contraltare comico è la pepata sorellina Miranda di 8 anni (Karola Mazzei, baby star delle fiction Rai). Luca coinvolge nella sua avventura l’amico Sebastiano (Mariano Barnabà, di Taranto). I ragazzini cominciano le loro indagini andando intervistare tre testimoni reali, nei panni di se stessi, che hanno da giovani conosciuto e parlato con Padre Pio: la 92enne Arcangela Perotti, una delle prime infermiere dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza che racconta come assistette alla bilocazione di Padre Pio durante un suo viaggio a Lourdes, mentre padre Mario Villani, fondatore della Biblioteca del Convento di San Matteo, mostra ai ragazzi nei luoghi dove visse il frate. Toccante l’intervista che rilascia ai due giornalisti in erba fra’ Carlo Maria Laborde, padre guardiano del Convento di Santa Maria delle Grazie che ricorda l’assistenza spirituale e le opere di bene, oltre che i miracoli, effettuate da padre Pio ai soldati sia americani sia italiani durante e dopo la guerra.

Luca e Sebastiano intanto vengono ricevuti alla Casa Sollievo della Sofferenza da Giulio Siena, direttore delle comunicazioni esterne dell’ospedale, e intervistati a loro volta in televisione dal direttore di Padre Pio Tv Stefano Campanella. Fino a che un giorno, l’incontro con un misterioso frate darà una svolta alle loro vite. Come quella che ebbe Benjamin, che venne ordinato sacerdote nel 1991, impegnandosi un intenso lavoro per denunciare gli effetti dell’embargo sulla popolazione irachena, primo a denunciare la contaminazione dalle armi all’uranio impoverito in libri e documen-tari, organizzando, nel 2003, l’incontro del Vice primo ministro iracheno Tareq Aziz con Papa Giovanni Paolo II. Nel frattempo realizzava il primo film sul futuro santo, Padre Pio, la notte del profetaandato in onda su Rai 1 nel 1998. «Spero che anche Ci alzeremo all’alba possa andare in onda su qualche importante emittente italiana. Per ora ho solo richieste da Stati Uniti, Francia e altri Paesi… Volevo fare un film laico che fosse una bufera d’aria fresca, secondo tre direttive: la figura di Padre Pio e la sua opera sociale attraverso l’ospedale, la forza dell’amicizia e l’immagine di un Sud bello e gioioso, fatto di persone semplici e oneste contro le tante immagini negative che circolano».

Arte. Leonardo da Vinci: ecco tutte le mostre che festeggiano i 500 anni del genio

"L'umo vitruviano" di Leonardo da VInci, in mostra alle Gallerie dell'Accademia a Venezia

Nel 2019 ricorrono i 500 anni della nascita di Leonardo da Vinci. Sono molte le mostre in Italia che celebrano la sua figura, in grado di fondere arte e scienza. Ecco allora dove sarà possibile ammirare le opere, i disegni e le “invenzioni” di Leonardo nei prossimi mesi.

Milano

A Milano Leonardo ha passato gli anni più importanti della sua vita. La città lo festeggia con un lungo programma chiamato Leonardo 500 e diverse mostre.

Biblioteca Ambrosiana

La biblioteca fondata da Federico Borromeo custodisce il gigantesco Codice Atlantico, la più importante raccolta di scritti e disegni di Leonardo. Fino al 16 giugno alcuni dei fogli più belli sono esposti nella mostra “I segreti del Codice Atlantico”. Ricordiamo che all’Ambrosiana si trova anche il Musico, tra i più belli e ancora enigmatici ritratti di Leonardo.

Castello Sforzesco

Al Castello Sforzesco fervono i lavori di restauro perché le ultime ricerche hanno portato alla luce i resti degli straordinari affreschi della Sala delle Asse, in cui Leonardo dipinse una stanza da pavimento a soffitto come se fosse un luogo naturale. La Sala delle Asse aprirà al pubblico dal 16 maggio per la mostra “Sotto l’ombra del Moro. La Sala delle Asse”, a cura di Francesca Tasso e Michela Palazzo, consentendo di ammirare le eccezionali tracce del disegno preparatorio di mano di Leonardo.

Museo della Scienza e della tecnologia

Il museo, intitolato proprio a Leonardo, ha scelto di celebrare l’anniversario tornando alle sue origini ed esponendo in modo evocativo le due collezioni con cui ha aperto al pubblico il 15 febbraio 1953. “Leonardo da Vinci Parade” (fino al 13 ottobre) mette in scena una ricca selezione degli spettacolari modelli realizzati negli anni ’50 interpretando i disegni di Leonardo e affreschi di pittori lombardi del XVI secolo, concessi in deposito nel 1952 dalla Pinacoteca di Brera, diretta allora da Fernanda Wittgens.

Palazzo Reale

Fino al 14 luglio la principale sede espositiva milanese propone “Il meraviglioso mondo della natura”. Quadri dedicati a flora e fauna sono messi a confronto con animali e reperti del Museo di Storia Naturale. Qui di Leonardo c’è un solo disegno, messo in dialogo con un gatto contenuto nell’Historia plantarum della Biblioteca Casanatense di Roma, tra i capolavori della miniatura tardogotica lombarda (e quindi europea…).

Cenacolo Vinciano

Naturalmente non si può dimenticare che a Milano si trova l’Ultima Cena, l’immagine più celebre e celebrata di Leonardo. Una visita in questo anno leonardesco è un omaggio obbligato…

Torino

Il volto di Leonardo lo conosciamo bene: ce l’ha consegnato lui stesso nel celebre Autoritratto. Il disegno è conservato a Torino è ora esposto fino al 14 luglio nella mostra “Leonardo da Vinci. Disegnare il futuro” nei Musei Reali. Con lui tredici fogli acquistati dal re Carlo Alberto nel 1840 e le pagine del Codice sul volo degli uccelli, ricevuto in dono da Umberto I.

Venezia

Chi non ha mai incontrato l’immagine dell’Uomo vitruviano di Leonardo? Ora lo si può ammirare dal vivo alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, museo che lo custodisce insieme a un importante nucleo di disegni nella mostra “Leonardo da Vinci. L’uomo modello del mondo”. A questi si aggiungono carte in arrivo dal Castello di Windsor, dalla National Gallery di Washington, dal Fitzwilliam Museum di Cambridge e dalla Morgan Library di New York. Dal 17 aprile al 14 luglio.

Roma

Alle Scuderie del Quirinale è allestita la grande mostra “Leonardo – La scienza prima della scienza”. Un percorso storicamente ben calibrato che smonta tanti miti leonardeschi per ricollocare la figura di Leonardo all’interno del suo tempo e insieme esaltando le caratteristiche di unicità e poliedricità della sua figura. Un Leonardo molto più interessante della sua leggenda… Fino al 30 giugno.

Firenze

Palazzo Vecchio

Il Codice Atlantico è così grande e ricco da consentire l’allestimento di diverse mostre. Così è Palazzo Vecchio, dove è possibile visitare fino al 24 giugno “Leonardo e Firenze. Fogli scelti dal Codice Atlantico”. Sono dodici i fogli esposti.

Palazzo Strozzi

Da non perdere la mostra “Verrocchio e Leonardo”: 120 opere tra sculture, dipinti e disegni e sculture gettano luce su un artista sommo che non fu solo maestro di Leonardo e Botticelli ma contribuì in maniera essenziale alla nascita del “maniera moderna”.

Vinci

Nel borgo che ha dato i natali a Leonardo è da anni allestito un Museo Leonardiano, ricco di . Qui a partire dal 15 aprile fino al 15 ottobre sarà possibile visitare “Alle origini del genio” Co-organizzata con gli Uffizi, è incentrata sul legame biografico di Leonardo con la sua terra nel suo percorso di artista e ingegnere. In mostra anche il primo disegno conosciuto da lui realizzato, “Paesaggio 8P” datato 5 agosto 1473.

Prato

Il Museo del tessuto dedica a Leonardo da Vinci una mostra che evidenzia l’interesse, la sensibilità e l’ingegno dell’artista nella messa a punto e nell’invenzione di dispositivi e macchine per una delle attività economiche preponderanti del suo tempo, l’arte tessile: disegni, macchine, studi e testimonianze del tempo.

avvenire

COREA NORD: PARLAMENTO RIELEGGE KIM ‘LEADER SUPREMO’

ansa

A CAPO DELLA COMMISSIONE AFFARI STATALI, LASCIA KIM YONG-NAM Kim Jong-un resta ‘leader supremo’ con la rielezione alla presidenza della commissione sugli Affari statali, il più alto organo decisionale della Corea del Nord. L’Assemblea suprema del popolo, tenuta ieri, ha assegnato nuovi incarichi di vertice nominando Choe Ryong-hae alla presidenza del Presidium al posto di Kim Yong-nam, figura carismatica di 91 anni che ha ricoperto la carica come Capo dello Stato de facto per più di 20 anni. Il premier Pak Pong-ju è stato sostituito da Kim Jae-ryong, funzionario del Partito dei Lavoratori.

PAKISTAN: BOMBA ESPLODE AL MERCATO, ALMENO 16 MORTI

ansa

IN AREA RESIDENZIALE MINORANZA SCIITA DI QUETTA Una bomba è esplosa in un mercato all’aperto di Quetta, nella parte sud occidentale del Pakistan, uccidendo almeno sedici persone. Almeno 30 persone sono rimaste ferite. La polizia ha riferito che l’esplosione si è verificata vicino ad un’area residenziale dove vive la minoranza sciita. Nessun gruppo ha ancora rivendicato l’attentato ma azioni simili sono state in passato attribuite a gruppi estremisti clandestini sunniti. Quetta è la capitale della provincia del Belucistan.

MOSCOVICI, ITALIA FONTE DI INCERTEZZA PER TUTTA L’EUROZONA

ANSA
‘DECISIONI IL 7 MAGGIO SULLA BASE DELLE NOSTRE STIME’ ‘L’Italia sta soffrendo una situazione di stagnazione se non di recessione. E la situazione italiana è fonte di incertezza per tutta l’Eurozona’: lo ha detto il commissario Ue per gli affari economici e monetari, Pierre Moscovici, parlando a margine dei lavori del Fmi. ‘Prenderemo le nostre decisioni sull’Italia sulla base delle nostre stime’, ha aggiunto, ‘La nostra decisone sarà il 7 maggio e dovranno tornare i conti sulla base delle nostre indicazioni’. ‘Servono riforme strutturali vere e credibili e misure per la crescita. E non è questione di essere duri, ma il debito deve calare’.

GLI SPARANO ALLA TESTA IN STRADA A MILANO, 46ENNE GRAVE

ANSA
DUE KILLER SU UNO SCOOTER.SI CERCA NEGLI AMBIENTI DELLA DROGA Un uomo di 46 anni, Enzo Anghinelli, è stato ferito da colpi di arma da fuoco alla testa esplosi questa mattina da due persone a bordo di uno scooter in via Cadore, a Milano. Il ferito, coinvolto in passato in indagini dell’antidroga, era a bordo della propria vettura quando è stato affiancato. Al momento è ricoverato in condizioni gravi al Policlinico, ma sembra non abbia mai perso conoscenza. Chi gli ha sparato voleva uccidere, gli investigatori non hanno dubbi. Eppure pare che solo uno dei 4-5 colpi esplosi lo abbia raggiunto.

ISTAT: NEL 2018 RISALE PROPENSIONE RISPARMIO FAMIGLIE RALLENTA

ANSA

RALLENTA CRESCITA CONSUMI.PROSEGUE RECUPERO POTERE D’ACQUISTO ‘Dopo quattro anni di calo, nel 2018 la propensione al risparmio delle famiglie, la quota di reddito messa da parte, sale all’8,1%’. Lo rileva l’Istat, spiegando che nel 2017 il valore si ferma al 7,8%. Rallenta invece la crescita della spesa per consumi (+1,6% dal +2,7% dell’anno precedente). Sempre nel complesso del 2018 il potere d’acquisto risulta in aumento dello 0,9% su base annua, ‘confermando la tendenza al recupero in atto dal 2014’, spiega l’Istituto di statistica.

Spazio ai preti sposati in Vaticano: la chiesa ha bisogno di una nuova generazione di leader e di un nuovo pensiero per affrontare la crisi più grave del cattolicesimo del nostro tempo

Ratzinger

Processo al Vaticano II. I preti sposati risorsa per la riforma della Chiesa ormai irreversibile. I tradizionalisti alla deriva. “Battaglie interne in vista del nuovo Conclave. Occorre – per il Movimento dei preti sposati – una mobilitazione della base della Chiesa (parroci e fedeli) per esigere dai vertici vaticani un cambiamento della normativa che riammetta i preti sposati nella Chiesa” (ndr).

da huffingtonpost.it

Benedetto XVI ha rotto il proprio silenzio sugli abusi sessuali, e in modo del tutto irrituale. La sera del 10 aprile 2019, a sei settimane dalla conclusione del summit vaticano sugli abusi sessuali convocato da papa Francesco, in una fase critica per la chiesa cattolica alle prese con un scandalo di dimensioni globali ed epocali, il “papa emerito” ha fatto conoscere il proprio pensiero sulla genesi del fenomeno in un lungo saggio (oltre cinquemila parole) inviato ad alcuni mass media cattolici online, che sono da sempre vicini al suo entourage e ostili a papa Francesco.

Il saggio di Benedetto XVI si può dividere in due parti. La seconda parte, quella teologica, è una riflessione sulla natura spirituale della chiesa, che sottolinea le analogie con l’approccio di papa Francesco alla crisi degli abusi sessuali: non può essere risolta soltanto con una mentalità burocratica e giuridica, ma anche e soprattutto come lotta a un male spirituale che si rivela sotto forma di abusi sessuali di minori e nella complicità della chiesa coi colpevoli di questi atti criminali.

In tutto il resto il documento evidenzia importanti differenze rispetto alla visione di chiesa e dell’analisi del fenomeno da parte di papa Francesco. In Ratzinger, l’analisi storico-teologica del post-concilio – cosa è successo nella chiesa cattolica a partire dagli anni sessanta in poi – è concentrata sugli effetti negativi per la chiesa della rivoluzione sessuale in termini di decadenza morale nelle pratiche e del sorgere del relativismo nella teologia morale. Questa è un’analisi a dir poco problematica: pone il concilio Vaticano II all’origine della decadenza morale nella chiesa, in una evidente differenza dal modo in cui papa Francesco parla e ha sempre parlato del concilio. Ma il vero problema è che da parte di Benedetto XVI identificare negli anni sessanta l’inizio del fenomeno degli abusi sessuali è totalmente smentito da tutti gli studi scientifici disponibili in varie lingue e in tutto il mondo. La storia degli abusi sessuali nella chiesa inizia ben prima degli anni sessanta: si ritrova già negli scritti dei Padri della chiesa nei primi secoli, in termini coniati di nuovo e che non si ritrovano nel greco classico; c’è una vasta letteratura storica e giuridica sul fenomeno e sugli strumenti elaborati dalla chiesa per contrastarlo.

Questo saggio da parte di Benedetto XVI offre una caricatura del periodo post-Vaticano II, che fu un periodo estremamente complesso e contraddittorio, non privo di errori e ingenuità da parte dei cattolici presi nel tentativo di immaginare una chiesa più aperta al mondo: ma la pornografizzazione del post-concilio è cosa sorprendente da parte di uno dei teologi più importanti sia del concilio Vaticano II sia del post-concilio. Questa peculiare “tesi Ratzinger”, tuttavia, non è nuova: se ne trovano tracce già nella lettera inviata alla chiesa in Irlanda nel 2010.

Questa analisi rivela anche altri punti problematici. C’è una scarsissima attenzione alle vittime. Si offre un giudizio affrettato e superficiale sulle responsabilità della chiesa istituzionale e del Vaticano tra Giovanni Paolo II e il pontificato di Benedetto XVI. Non c’è nessuna assunzione di responsabilità per i fallimenti (il caso del cardinale Bernard Law rifugiatosi a Roma per sfuggire alla legge americana) e i tragici ritardi (il caso di Marcial Maciel e dei Legionari di Cristo) – una storia in cui Joseph Ratzinger ebbe un ruolo non proprio secondario come prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede. C’è un lato personale in questo saggio di Joseph Ratzinger ma solo come una delle vittime: Ratzinger vittima non degli abusi sessuali, ma degli abusi teologici da parte della teologia liberal (il riferimento, spesso presente negli scritti ratzingeriani, alla “Dichiarazione di Colonia” del 1989). La storia è più complicata. Per esempio, nel febbraio 2012, durante il pontificato di Benedetto e a ridosso della gestione vaticana della crisi degli abusi in Irlanda, si tenne alla Pontificia Università Gregoriana a Roma un convegno sulla crisi degli abusi sessuali: il tutto si svolse nel disinteresse dei media vaticani, che ricevettero ordine di non dare risalto alla notizia, e senza che papa Benedetto intervenisse o apparisse a quel convegno come invece ha fatto papa Francesco due mesi fa.

C’è poi una seconda questione soggiacente alla pubblicazione di questo saggio, che è di metodo e costituzionale. Il testo di Benedetto XVI afferma di avere chiesto il permesso a papa Francesco e al Segretario di Stato, cardinale Parolin, che lo avrebbero concesso al fine di una pubblicazione, in tedesco, in un periodico del clero bavarese. In realtà, il lungo testo era disponibile, e in una buona traduzione in lingua inglese, fin dal pomeriggio del 10 aprile ad alcuni (ma solo alcuni) media cattolici e non-cattolici che negli Stati Uniti fanno parte dell’apparato conservatore e tradizionalista che da sempre fa propaganda contro papa Francesco. Questa cosa dovrà essere prima o poi spiegata: chi lo ha inviato a certi organi di stampa? Perché ad alcuno e non ad altri? Con quale informazione fornita ai dirigenti della comunicazione della Santa Sede? Le spiegazioni infatti non vanno cercate presso i media vaticani, che pare siano stati sorpresi dall’iniziativa, ma da quella specie di corte papale parallela che si è formata attorno al papa emerito – fin da prima diventasse emerito.

La pubblicazione di questo saggio e la sua tesi di fondo sono presto diventate strumento nelle mani di coloro che, specialmente negli USA, da un anno a questa parte stanno tentando con ogni mezzo di liberarsi di papa Francesco, in un modo o nell’altro. In America c’è tentazione di scisma e la narrazione giornalistica sulla crisi degli abusi sessuali è parte integrante del disegno. Benedetto XVI forse non lo sa, ma lo sa benissimo chi ha organizzato questo lancio di stampa con tanto di embargo (prontamente violato). La scelta di privilegiare certi organi di stampa, che si sono distinti nella campagna contro papa Bergoglio dal 2013 in poi, dà l’impressione che Benedetto XVI sia organico a quegli ambienti e dà l’impressione che il papa emerito sia manipolato e manipolabile.

La questione del metodo è importante anche dal punto di vista legale: finora Joseph Ratzinger è stato, come tutti gli uomini di punta del Vaticano durante i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (a partire dai Segretari di Stato, i cardinali Sodano e Bertone), molto riservato circa i casi ancora aperti, e specialmente sul caso del cardinale americano Theodore McCarrick, escluso dal collegio cardinalizio da papa Francesco nel 2018 e spretato due mesi fa dopo un processo canonico. Il silenzio di un papa emerito si può giustificare come facente parte dell’immunità di cui gode l’ex sovrano dello stato vaticano, oppure anche come il tentativo di non interferire con il governo di papa Francesco. Ora Benedetto XVI scrive e pubblica lunghi testi. Nel momento in cui il papa emerito interviene sulla questione abusi sessuali, fa sorgere domande che nessuno finora aveva potuto o voluto rivolgere a chi è stato ai vertici del Vaticano sin dal 1981 come lui.

Problemi legali a parte, il problema più evidente è di natura ecclesiale. La tesi Ratzinger sugli abusi sessuali nella chiesa costituisce una contro-narrazione che va ad alimentare direttamente l’opposizione a papa Francesco e che crea confusione sul che fare in questo momento drammatico, specialmente attorno a una questione: il legame tra abusi sessuali e omosessualità. Nonostante gli studi scientifici sugli abusi abbiano smentito un legame tra orientamento omosessuale e abusi sessuali, Benedetto XVI ripropone questa tesi che si configura come una strada alternativa a quella proposta da papa Francesco e dal summit in Vaticano di due mesi fa, che vede la questione degli abusi come fenomeno di abuso di potere nella chiesa, senza collocarlo all’interno di una tesi sul ruolo chiave della rivoluzione sessuale per i destini del cattolicesimo. Un fatto importante è anche il contesto del 2018-2019: questa operazione mediatica va letta come la prosecuzione dell’operazione Viganò dell’agosto scorso. Benedetto XVI certamente non punta a far dimettere papa Francesco; ma altri, ben collocati nel complesso giornalistico cattolico oltreatlantico dotato di basi a Roma, ci stanno provando, ed è cosa di cui il segretario di Joseph Ratzinger è certamente informato.

La terza questione è di natura costituzionale circa l’ufficio di “papa emerito” nella chiesa cattolica. Dal marzo 2013 ad oggi la coabitazione tra papa ed emerito aveva funzionato senza troppi sussulti. Ora, qualunque cosa diranno papa Francesco e i media vaticani nei prossimi giorni, è chiaro che questo episodio costituisce un vulnus: una ferita al regime dei rapporti tra i due uffici. Il problema non è tra le due persone Francesco e Benedetto, che continueranno a volersi bene come prima, ma tra i due uffici e i loro bracci operativi. Se non altro, questo incidente dimostra che poco conta cambiare il sistema delle comunicazioni vaticane, se continua ad esistere una corte papale parallela che fa tutto per dare l’impressione che ci sia un secondo papa ancora in servizio per quanti sono scontenti del papa regnante.

I papi hanno sempre potuto dimettersi. Pochi lo hanno fatto, nel medioevo, e quasi mai spontaneamente. Benedetto XVI ha innovato il papato dimettendosi in diretta, sei anni fa, e questo è probabile che si ripeta in futuro. Nel mondo dominato dai media digitali e dai social media, quella del papa emerito è un’istituzione che necessita di una regolamentazione che oggi non ha: al momento delle dimissioni, dovrebbe dimettersi assieme al papa anche la sua segreteria, che viene riassegnata; il ruolo di prefetto della casa pontificia va abolito; il papa emerito deve cessare di vestire di bianco; i suoi rapporti coi media non vanno lasciati alla discrezione di segretari che hanno tutto l’interesse a prolungare la vita di un pontificato che è cessato a tutti gli effetti (ma non dal punto di vista mediatico).

Questo saggio pubblicato ieri purtroppo danneggia l’immagine di Benedetto, che nel suo scritto dimostra una visione idiosincratica e limitata della genesi della crisi degli abusi sessuali e dello stato delle conoscenze scientifiche sul problema. Il pontificato di papa Francesco alle prese con la crisi degli abusi risentirà in modo marginale di questa manovra – architettata mediaticamente non da Benedetto XVI, ma da chi gli sta intorno. In un certo senso, questa manovra potrebbe fornire al Vaticano di Francesco degli alibi. Di sicuro dimostra quanto la chiesa abbia bisogno di una nuova generazione di leader e di un nuovo pensiero per affrontare la crisi più grave del cattolicesimo del nostro tempo.

FALLISCE LA MISSIONE DEL PRIMO LANDER PRIVATO SULLA LUNA

ansa

PROBLEMI AL MOTORE DEL BERESHEET, SI RITENTA FRA 2 ANNI Fallisce quella che avrebbe dovuto essere una missione da record: Il lander Beresheet costruito in Israele ha avuto problemi al motore principale e a uno dei sistemi di navigazione inerziale. La manovra di allunaggio era iniziata regolarmente e la sonda aveva scattato anche un selfie, poi un breve blackout e il problema al motore lo ha fatto sbattere sul suolo lunare. Netanyahu promette: si ritenterà comunque fra due anni.

Sport EUROPA LEAGUE F1 e Moto Gp / ARSENAL-NAPOLI FINISCE 2-0, ANCHE UN AUTOGOL

OGGI PROVE LIBERE GP DI CINA E MOTOGP DELLE AMERICHE Finisce 2-0, complice anche un autogol d Koulibaly, la sfida Arsenal-Napoli per i quarti di finale di Europa League. Gli inglesi dominano il primo tempo e Ramsey segna per primo. Si prepara un fine settimana di Formula1 e Moto Gp: prove libere per il Gran premio della Cina e per il Gran premio delle Americhe. (ANSA).

TRIPOLI ASSEDIATA, MIGLIAIA DI SFOLLATI. HAFTAR VOLA A MOSCA

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INTENSIFICATI COMBATTIMENTI. CONTE, ITALIA PREOCCUPATA I combattimenti nelle ultime 24 ore in Libia sono stati “i più pesanti dallo scoppio delle ostilità”, fa sapere il portavoce dell’Onu, Stephane Dujarric, secondo cui l’escalation di violenze a Tripoli e dintorni ha provocato oltre 8.000 sfollati. Le Nazioni Unite “esortano tutte le parti a rispettare gli appelli per una tregua umanitaria in modo da consentire ai civili intrappolati nel fuoco incrociato di spostarsi in luoghi più sicuri”. “L’escalation militare è motivo di preoccupazione per l’Italia”, afferma Giuseppe Conte, mentre Salvini lancia accuse alla Francia.

LIBERATO IMPRENDITORE ITALIANO SEQUESTRATO IN NIGERIA

ansa

SERGIO FAVALLI RAPITO IL 30 MARZO. GIA’ RIENTRATO IN ITALIA E’ rientrato ieri sera a Roma Sergio Favalli, l’imprenditore originario di Cuneo ma da tempo residente in Nigeria sequestrato 13 giorni fa lungo la strada da Abuja e Kaduna. Un rapimento, quello del 62enne sposato con una nigeriana, che è stato tenuto segreto e che si è risolto grazie al lavoro degli 007 dell’Aise, l’intelligence esterna. Favalli è stato sequestrato il 30 marzo scorso: una banda di criminali locali ha bloccato il taxi su cui stava viaggiando per tornare a casa.

STRAGE DI ERBA, AZOUZ MARZOUK CHIEDE REVISIONE SENTENZA

ansa

HA MESSO IN DUBBIO LA COLPEVOLEZZA DI ROSA E OLINDO Azouz Marzouk, tramite il suo legale Luca D’Auria, ha chiesto alla Procura generale di Milano di raccogliere elementi ai fini della revisione della sentenza di condanna all’ergastolo per la strage di Erba in cui morirono tre donne e un bambino, l’11 dicembre del 2006. Per la strage sono stati condannati Olindo Romano e Rosa Bazzi. Azouz, marito di una delle vittime e padre del bambino, ha messo più volte in dubbio la colpevolezza della coppia, prima rea confessa ma che poi aveva ritrattato.

CONTE, NESSUNA PROSPETTIVA DI SPACCATURA TRA LEGA E M5S

ansa

INTERVISTA PREMIER A LES ECHOS, FINITE TENSIONI CON FRANCIA Nonostante le divergenze tra M5S e Lega, il premier Conte ritiene che non ci sia “nessuna prospettiva di spaccatura” tra Lega e M5S, ma solo “diverse sensibilità”. “Il lavoro di mediazione è obbligatorio per consentire una sintesi tra due forze politiche che sostengono la maggioranza di governo” – ha detto – ma “sono sicuro, lo verifico tutti i giorni, che i suoi rappresentanti non hanno alcuna intenzione o interesse ad interrompere questa esperienza”. Riferendosi poi alle recenti incomprensioni con Parigi, assicura che “il momento delle tensioni franco-italiane è finito”.

FMI, ITALIA SIA CREDIBILE. MOSCOVICI, CONTI DEVONO TORNARE

ansa

DECISIONE UE IL 7 MAGGIO. TRIA, SERVONO COPERTURE NOTEVOLI “L’Italia sta soffrendo una situazione di stagnazione se non di recessione. E la situazione italiana è fonte di incertezza per tutta l’Eurozona”: lo ha detto il commissario Ue per gli affari economici e monetari, Pierre Moscovici, parlando a margine dei lavori del Fmi, dopo che la stessa direttrice Lagarde aveva sottolineato la necessità di “rafforzare il sistema delle banche e individuare misure credibili e identificabili”. Il ministro Tria ammette: “Il profilo delineato per l’indebitamento netto richiederà l’individuazione di coperture di notevole entità”. “La nostra decisione sarà il 7 maggio e dovranno tornare i conti sulla base delle nostre indicazioni”, ha detto Moscovici.

MOLOTOV CONTRO POSTE GENOVA, RIVENDICAZIONE ANARCHICA

ansa

ATTACCATE PER “RUOLO DIRETTO IN DEPORTAZIONE MIGRANTI” Firmato “anarchici per la solidarietà internazionalista” il testo che rivendica su un sito d’area l’incendio doloso tramite una bottiglia incendiaria di questa notte ai danni di diversi mezzi di Poste italiane, in via Pastorino a Bolzaneto. “Molti dei nostri sono morti, ma voi non avete potuto distruggere l’anarchia. Le sue radici sono troppo profonde” attacca il lungo comunicato che chiarisce come Poste italiane sia stata “attaccata” per il suo “ruolo diretto e vigliacco nella deportazioni dei migranti”.

RUBY: PG CASSAZIONE, CONFERMARE CONDANNE FEDE E MINETTI

ansa

‘C’ERA PROSTITUZIONE, CONDANNA APPELLO BIS INECCEPIBILE’ Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Pina Casella, ha chiesto la conferma della condanna a 4 anni e 7 mesi di reclusione per l’ex direttore del Tg4 Emilio Fede, e a 2 anni e 10 mesi per l’ex consigliera lombarda Nicole Minetti, così come stabilito dall’appello bis nel processo cosiddetto ‘Ruby bis’. Le accuse sono di favoreggiamento della prostituzione per le serate nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore e del tentativo di induzione, questa ultima accusa riguarda solo Fede. Per il Pg il verdetto ‘bis’ è ‘ineccepibile’. (ANSA).

BOEING: CHINA EASTERN VUOLE INDENNIZZO SU B-737 MAX

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PER MESSA A TERRA SU TIMORI DOPO INCIDENTE ETHIOPIAN China Eastern Airlines, una delle tre principali compagnie aeree cinesi a controllo statale, ha deciso di chiedere indennizzi a Boeing per i danni subiti dalla messa a terra dei B-737 Max per i timori sulla loro sicurezza dopo l’incidente del 10 marzo che ha coinvolto uno stesso modello di Ethiopian Airlines causando 157 vittime. La mossa, la prima del suo genere maturata tra i vettori cinesi, è stata annunciata – secondo i media locali – da alcuni funzionari della compagnia in un incontro tenuto martedì.

LIBIA: 58 MORTI DA INIZIO SCONTRI, OLTRE SEIMILA SFOLLATI

ansa

SALVINI ATTACCA PARIGI. HAFTAR OGGI A MOSCA Salito a 58 morti il bilancio delle vittime degli scontri scoppiato una settimana fa a Tripoli, di cui 6 civili. Lo riferisce l’Organizzazione mondiale della sanità. L’Onu fa sapere che i pesanti scontri a fuoco nell’area di Tripoli hanno causato seimila sfollati. Il vicepremier Salvini attacca Parigi: “Se ci fossero interessi economici dietro al caos in Libia, se la Francia avesse bloccato un’iniziativa europea per portare la Pace, se fosse vero, non starò a guardare. Anche perché le conseguenze le pagherebbero gli italiani”. Il generale Khalifa Haftar farà una visita non ufficiale questo pomeriggio a Mosca per incontrare funzionari di alto livello del Ministero della Difesa russo.

Casa: mantenerla costa 11.300 euro all’anno, Roma la più cara

Le famiglie italiane spendono in media 942 euro al mese per la casa. Vale a dire 11.304 euro all’anno per proprietà e gestione dell’abitazione principale. Un costo che comprende le rate del mutuo, le utenze domestiche (energia elettrica, gas, acqua), le spese condominiali, le manutenzioni e la tassa rifiuti. Ma le cifre differiscono sensibilmente sul territorio: a parità di caratteristiche dell’immobile, al Nord le famiglie pagano mediamente il 20% in più che al Sud e sulle Isole. Mentre a livello di singole città è Roma a guidare la classifica, con 1.219 euro al mese, ossia 14.628 euro annui. È quanto emerge da uno studio condotto da Facile.it e da Mutui.it, basato su dati Istat e Dipartimento delle finanze.

Ai fini dell’elaborazione è stato preso come riferimento un appartamento standard di circa 100 metri quadrati, situato in una zona intermedia del contesto abitativo.

Per il mutuo in particolare una famiglia spende in media 864 euro di mutuo al mese a Roma e 753 euro a Milano. Sul podio anche Firenze (777 euro) e Bologna (770 euro), mentre tra le dieci metropoli esaminate i costi per la proprietà immobiliare più bassi si registrano a Napoli (487 euro) e Palermo (430 euro).

Per le utenze è Torino a guidare la classifica dei costi di forniture domestiche e manutenzioni, con 381 euro al mese, seguita a poca distanza da Bologna e Firenze (358 euro) e da Milano (381 euro). A fare la differenza in questo caso è anche la componente “climatica”. Per quanto riguarda la tassa sui rifiuti mentre a Bologna o a Firenze il costo annuale non supera i 288 o i 240 euro, a Napoli e Cagliari i nuclei familiari sborsano in media 444 euro e 504 euro.

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LIBERATO IN NIGERIA L’IMPRENDITORE ITALIANO FAVALLI

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PROCURA DI ROMA INDAGA PER SEQUESTRO CON FINI DI TERRORISMO L’imprenditore italiano Sergio Favalli, rapito in Nigeria il 30 marzo, è stato liberato. La Procura di Roma lo ascolterà appena rientrerà in Italia. Sulla vicenda, il pm Colaiocco ha aperto un fascicolo d’indagine per sequestro di persona con finalità di terrorismo. L’imprenditore era stato prelevato il 30 marzo mentre andava da Abuja a Kaduna dove risiedeva da anni. (ANSA).

MALORE IN AUTO NEL TRAFFICO RALLENTATO, MUORE 11ENNE A ROMA

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DISAGI PER CIRCUITO FORMULA E, BLOCCATA TUTTA L’AREA SUD Malore mentre è in auto con la madre e la zia che lo portano a scuola, muore un 11enne a Roma. E’ accaduto stamani in Via Cristoforo Colombo dove il traffico era rallentato anche per la preparazione del circuito di Formula E. Le due donne hanno fermato una pattuglia della polizia locale che ha allertato il 118. Le condizioni dell’undicenne però si sono aggravate e all’arrivo dell’ambulanza, giunta in 7 minuti, era già morto. Indagine per omicidio colposo. Il traffico nel quadrante sud da stamani è rallentato per la Formula E all’Eur.

LONDRA, JULIAN ASSANGE ARRESTATO NELL’AMBASCIATA DELL’ECUADOR

ansa
DOPO LA REVOCA DELL’ASILO. ‘C’E’ RICHIESTA ESTRADIZIONE USA’ Il giornalista australiano Julian Assange è stato arrestato a Londra nell’ambasciata dell’Ecuador, dove si trovava da sette anni, dopo che il paese sudamericano gli ha revocato l’asilo che gli aveva concesso. ‘Risponderà alla giustizia del Regno unito’, dice il ministro dell’Interno britannico. Protesta Wikileaks, che accusa la Cia: ‘revoca illegale’. Il presidente dell’Ecuador: ‘Asilo tolto per violazioni convenzione internazionale, ma non sarà estradato dove c’è pena morte’. C’è richiesta di estradizione da parte degli Usa, ha annunciato l’avvocato di Assange. Il giornalista è stato riconosciuto colpevole immediatamente di fronte alla Westminster Magistrates’ Court di Londra di aver violato i termini della cauzione nel 2012 per non essersi presentato allora dal giudice ed essersi invece rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador.

LAGARDE ALL’ITALIA, RAFFORZARE BANCHE

ansa

IL MONDO E’ IN UNA FASE DELICATA, RIFORME SONO ‘IMPERATIVO’ In Italia ‘e’ necessario rafforzare il sistema delle banche e individuare misure credibili e identificabili’: questo il messaggio al nostro Paese della direttrice del Fmi Christine Lagarde durante la conferenza stampa con cui ha aperto i lavori degli Spring Meetings del Fondo. ‘L’economia globale è entrata in una fase delicata. La crescita sta rallentando’, dice Lagarde che ritiene ‘imperativo’ in questo contesto attuare ‘riforme strutturali per rafforzare la produttività e la crescita di medio termine’.

Papa Ratzinger: la Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali. Per i preti sposati colpa in parte del celibato obbligatorio

Il primo papa pedofilo di cui si hanno tracce storiche fu s. Damaso, è vissuto nel IV secolo. Dopo di lui, fino al XVI secolo se ne contano altri 16: l’ultimo dei quali è Giulio III. A metà del XVI secolo, con l’Inquisizione, la Chiesa inizia a insabbiare tutti i crimini di natura “sessuale” compiuti da ecclesiastici.

Molti uomini di Chiesa colpevolizzano la vittima, che viene ritenuta corresponsabile per attenuare la gravità del gesto dell’adulto. Un pensiero in sintonia con quello di molti gerarchi della Chiesa e di semplici ecclesiastici, dal papa emerito in giù passando per papa Francesco che ha chiuso l’ultimo summit in Vaticano sulla pedofilia dando tutta la colpa al diavolo.

Di seguito il testo di Papa Ratzinger tratto dal Corriere della Sera:
Dal 21 al 24 febbraio 2019, su invito di Papa Francesco, si sono riuniti in Vaticano i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo per riflettere insieme sulla crisi della fede e della Chiesa avvertita in tutto il mondo a seguito della diffusione delle sconvolgenti notizie di abusi commessi da chierici su minori. La mole e la gravità delle informazioni su tali episodi hanno profondamente scosso sacerdoti e laici e non pochi di loro hanno determinato la messa in discussione della fede della Chiesa come tale. Si doveva dare un segnale forte e si doveva provare a ripartire per rendere di nuovo credibile la Chiesa come luce delle genti e come forza che aiuta nella lotta contro le potenze distruttrici.

Avendo io stesso operato, al momento del deflagrare pubblico della crisi e durante il suo progressivo sviluppo, in posizione di responsabilità come pastore nella Chiesa, non potevo non chiedermi – pur non avendo più da Emerito alcuna diretta responsabilità – come, a partire da uno sguardo retrospettivo, potessi contribuire a questa ripresa. E così, nel lasso di tempo che va dall’annuncio dell’incontro dei presidenti delle conferenze episcopali al suo vero e proprio inizio, ho messo insieme degli appunti con i quali fornire qualche indicazione che potesse essere di aiuto in questo mo­mento difficile. A seguito di contatti con il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, e con lo stesso Santo Padre, ritengo giusto pubblicare su «Klerusblatt» il testo così concepito.

Il mio lavoro è suddiviso in tre parti. In un primo punto tento molto breve­mente di delineare in generale il contesto sociale della questione, in mancanza del quale il problema risulta incomprensibile. Cerco di mostrare come negli anni ’60 si sia verificato un processo inaudito, di un ordine di grandezza che nella storia è quasi senza precedenti. Si può affermare che nel ventennio 1960-1980 i criteri validi sino a quel momento in tema di sessualità sono venuti meno completamente e ne è risultata un’assenza di norme alla quale nel frattempo ci si è sforzati di rimediare.

In un secondo punto provo ad accennare alle conseguenze di questa si­tuazione nella formazione e nella vita dei sacerdoti.

Infine, in una terza parte, svilupperò alcune prospettive per una giusta ri­ sposta da parte della Chiesa.
I
Il processo iniziato negli anni ’60 e la teologia morale

1. La situazione ebbe inizio con l’introduzione, decretata e sostenuta dallo Stato, dei bambini e della gioventù alla natura della sessualità. In Ger­mania Käte Strobel, la Ministra della salute di allora, fece produrre un film a scopo informativo nel quale veniva rappresentato tutto quello che sino a quel momento non poteva essere mostrato pubblicamente, rap­porti sessuali inclusi. Quello che in un primo tempo era pensato solo per informare i giovani, in seguito, come fosse ovvio, è stato accettato come possibilità generale.

Sortì effetti simili anche la «Sexkoffer» (valigia del sesso) curata dal governo austriaco. Film a sfondo sessuale e pornografici divennero una realtà, sino al punto da essere proiettati anche nei cinema delle stazioni. Ricordo ancora come un giorno, andando per Ratisbona, vidi che attendeva di fronte a un grande cinema una massa di persone come sino ad allora si era vista solo in tempo di guerra quando si sperava in qual­che distribuzione straordinaria. Mi è rimasto anche impresso nella memoria quando il Venerdì Santo del 1970 arrivai in città e vidi tutte le colonnine della pubblicità tappezzate di manifesti pubblicitari che presentavano in grande formato due persone completamente nude abbracciate strettamente.

Tra le libertà che la Rivoluzione del 1968 voleva conquistare c’era anche la completa libertà sessuale, che non tollerava più alcuna norma. La propensione alla violenza che caratterizzò quegli anni è strettamente legata a questo collasso spirituale. In effetti negli aerei non fu più consentita la proiezione di film a sfondo sessuale, giacché nella piccola comu­nità di passeggeri scoppiava la violenza. Poiché anche gli eccessi nel ve­stire provocavano aggressività, i presidi cercarono di introdurre un abbigliamento scolastico che potesse consentire un clima di studio.

Della fisionomia della Rivoluzione del 1968 fa parte anche il fatto che la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente. Quantomeno per i giovani nella Chiesa, ma non solo per loro, questo fu per molti versi un tempo molto difficile. Mi sono sempre chiesto come in questa situazione i giovani potessero andare verso il sacerdozio e accet­tarlo con tutte le sue conseguenze. Il diffuso collasso delle vocazioni sa­cerdotali in quegli anni e l’enorme numero di dimissioni dallo stato cle­ricale furono una conseguenza di tutti questi processi.

2. Indipendentemente da questo sviluppo, nello stesso periodo si è verifica­to un collasso della teologia morale cattolica che ha reso inerme la Chiesa di fronte a quei processi nella società. Cerco di delineare molto brevemente lo svolgimento di questa dinamica. Sino al Vaticano II la teologia morale cattolica veniva largamente fondata giusnaturalistica­mente, mentre la Sacra Scrittura veniva addotta solo come sfondo o a supporto. Nella lotta ingaggiata dal Concilio per una nuova compren­sione della Rivelazione, l’opzione giusnaturalistica venne quasi comple­tamente abbandonata e si esigette una teologia morale completamente fondata sulla Bibbia. Ricordo ancora come la Facoltà dei gesuiti di Francoforte preparò un giovane padre molto dotato (Bruno Schüller) per l’elaborazione di una morale completamente fondata sulla Scrittura. La bella dissertazione di padre Schüller mostra il primo passo dell’elaborazione di una morale fondata sulla Scrittura. Padre Schüller venne poi mandato negli Stati Uniti d’America per proseguire gli studi e tornò con la consapevolezza che non era possibile elaborare sistemati­camente una morale solo a partire dalla Bibbia. Egli tentò successiva­mente di elaborare una teologia morale che procedesse in modo più pragmatico, senza però con ciò riuscire a fornire una risposta alla crisi della morale.

Infine si affermò ampiamente la tesi per cui la morale dovesse essere de­finita solo in base agli scopi dell’agire umano. Il vecchio adagio «il fine giustifica i mezzi» non veniva ribadito in questa forma così rozza, e tut­tavia la concezione che esso esprimeva era divenuta decisiva. Perciò non poteva esserci nemmeno qualcosa di assolutamente buono né tantome­no qualcosa di sempre malvagio, ma solo valutazioni relative. Non c’era più il bene, ma solo ciò che sul momento e a seconda delle circostanze è relativamente meglio.

Sul finire degli anni ’80 e negli anni ’90 la crisi dei fondamenti e della presentazione della morale cattolica raggiunse forme drammatiche. Il 5 gennaio 1989 fu pubblicata la «Dichiarazione di Colonia» firmata da 15 professori di teologia cattolici che si concentrava su diversi punti critici del rapporto fra magistero episcopale e compito della teologia. Questo testo, che inizialmente non andava oltre il livello consueto delle rimo­stranze, crebbe tuttavia molto velocemente sino a trasformarsi in grido di protesta contro il magistero della Chiesa, raccogliendo in modo ben visibile e udibile il potenziale di opposizione che in tutto il mondo anda­va montando contro gli attesi testi magisteriali di Giovanni Paolo II (cfr. D. Mieth, Kölner Erklärung, LThK, VI3,196).

Papa Giovanni Paolo II, che conosceva molto bene la situazione della teologia morale e la seguiva con attenzione, dispose che s’iniziasse a la­vorare a un’enciclica che potesse rimettere a posto queste cose. Fu pubblicata con il titolo Veritatis splendor il 6 agosto 1993 suscitando violente reazioni contrarie da parte dei teologi morali. In precedenza già c’era stato il Catechismo della Chiesa cattolica che aveva sistematica­mente esposto in maniera convincente la morale insegnata dalla Chiesa.

Non posso dimenticare che Franz Böckle – allora fra i principali teologi morali di lingua tedesca, che dopo essere stato nominato professore emerito si era ritirato nella sua patria svizzera -, in vista delle possibili decisioni di Veritatis splendor, dichiarò che se l’Enciclica avesse deciso che ci sono azioni che sempre e in ogni circostanza vanno considerate malvagie, contro questo egli avrebbe alzato la sua voce con tutta la forza che aveva. Il buon Dio gli risparmiò la realizzazione del suo proposito; Böckle morì l’8 luglio 1991. L’Enciclica fu pubblicata il 6 agosto 1993 e in effetti conteneva l’affermazione che ci sono azioni che non possono mai diventare buone. Il Papa era pienamente consapevole del peso di quella decisione in quel momento e, proprio per questa parte del suo scritto, aveva consultato ancora una volta esperti di assoluto livello che di per sé non avevano partecipato alla redazione dell’Enciclica. Non ci poteva e non ci doveva essere alcun dubbio che la morale fondata sul principio del bilanciamento di beni deve rispettare un ultimo limite. Ci sono beni che sono indisponibili. Ci sono valori che non è mai lecito sacrificare in nome di un valore ancora più alto e che stanno al di sopra anche della conservazione della vita fisica. Dio è di più anche della sopravvivenza fisica. Una vita che fosse acquistata a prezzo del rinnegamento di Dio, una vita basata su un’ultima menzogna, è una non-vita. Il martirio è una categoria fondamentale dell’esistenza cristiana. Che esso in fondo, nella teoria sostenuta da Böckle e da molti altri, non sia più moralmente necessario, mostra che qui ne va dell’essenza stessa del cristianesimo.

Nella teologia morale, nel frattempo, era peraltro divenuta pressante un’altra questione: si era ampiamente affermata la tesi che al magistero della Chiesa spetti la competenza ultima e definitiva («infallibilità») solo sulle questioni di fede, mentre le questioni della morale non potrebbero divenire oggetto di decisioni infallibili del magistero ecclesiale. In questa tesi c’è senz’altro qualcosa di giusto che merita di essere ulteriormente discusso e approfondito. E tuttavia c’è un minimum morale che è inscindibilmente connesso con la decisione fondamentale di fede e che deve essere difeso, se non si vuole ridurre la fede a una teoria e si riconosce, al contrario, la pretesa che essa avanza rispetto alla vita concreta. Da tutto ciò emerge come sia messa radicalmente in discussione l’autorità della Chiesa in campo morale. Chi in quest’ambito nega alla Chiesa un’ultima competenza dottrinale, la costringe al silenzio proprio dove è in gioco il confine fra verità e menzogna.

Indipendentemente da tale questione, in ampi settori della teologia mo­rale si sviluppò la tesi che la Chiesa non abbia né possa avere una propria morale. Nell’affermare questo si sottolinea come tutte le affermazioni morali avrebbero degli equivalenti anche nelle altre religioni e che dunque non potrebbe esistere un proprium cristiano. Ma alla questione del proprium di una morale biblica, non si risponde affermando che, per ogni singola frase, si può trovare da qualche parte un’equivalente in al­tre religioni. È invece l’insieme della morale biblica che come tale è nuo­vo e diverso rispetto alle singole parti. La peculiarità dell’insegnamento morale della Sacra Scrittura risiede ultimamente nel suo ancoraggio all’immagine di Dio, nella fede nell’unico Dio che si è mostrato in Gesù Cristo e che ha vissuto come uomo. Il Decalogo è un’applicazione alla vi­ta umana della fede biblica in Dio. Immagine di Dio e morale vanno in­sieme e producono così quello che è specificamente nuovo dell’atteggiamento cristiano verso il mondo e la vita umana. Del resto, sin dall’inizio il cristianesimo è stato descritto con la parola hodòs. La fede è un cammino, un modo di vivere. Nella Chiesa antica, rispetto a una cultura sempre più depravata, fu istituito il catecumenato come spazio di esistenza nel quale quel che era specifico e nuovo del modo di vivere cristiano veniva insegnato e anche salvaguardato rispetto al modo di vivere comune. Penso che anche oggi sia necessario qualcosa di simi­le a comunità catecumenali affinché la vita cristiana possa affermarsi nella sua peculiarità.
II
Prime reazioni ecclesiali
1. Il processo di dissoluzione della concezione cristiana della morale, da lungo tempo preparato e che è in corso, negli anni ’60, come ho cercato di mostrare, ha conosciuto una radicalità come mai c’era stata prima di allora. Questa dissoluzione dell’autorità dottrinale della Chiesa in materia morale doveva necessariamente ripercuotersi anche nei diversi spazi di vita della Chiesa. Nell’ambito dell’incontro dei presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, interessa soprattutto la questione della vita sacerdotale e inoltre quella dei seminari. Riguardo al problema della preparazione al ministero sacerdotale nei seminari, si constata in effetti un ampio collasso della forma vigente sino a quel momento di questa preparazione.
In diversi seminari si formarono club omosessuali che agivano più o meno apertamente e che chiaramente trasformarono il clima nei seminari. In un seminario nella Germania meridionale i candidati al sacerdozio e i candidati all’ufficio laicale di referente pastorale vivevano in­sieme. Durante i pasti comuni, i seminaristi stavano insieme ai referenti pastorali coniugati in parte accompagnati da moglie e figlio e in qualche caso dalle loro fidanzate. Il clima nel seminario non poteva aiutare la formazione sacerdotale. La Santa Sede sapeva di questi problemi, senza esserne informata nel dettaglio. Come primo passo fu disposta una Visita apostolica nei seminari degli Stati Uniti.

Poiché dopo il Concilio Vaticano II erano stati cambiati pure i criteri per la scelta e la nomina dei vescovi, anche il rapporto dei vescovi con i loro seminari era differente. Come criterio per la nomina di nuovi vescovi va­leva ora soprattutto la loro «conciliarità», potendo intendersi natural­mente con questo termine le cose più diverse. In molte parti della Chie­sa, il sentire conciliare venne di fatto inteso come un atteggiamento cri­tico o negativo nei confronti della tradizione vigente fino a quel momen­to, che ora doveva essere sostituita da un nuovo rapporto, radicalmente aperto, con il mondo. Un vescovo, che in precedenza era stato rettore, aveva mostrato ai seminaristi film pornografici, presumibilmente con l’intento di renderli in tal modo capaci di resistere contro un comportamento contrario alla fede. Vi furono singoli vescovi – e non solo negli Stati Uniti d’America – che rifiutarono la tradizione cattolica nel suo complesso mirando nelle loro diocesi a sviluppare una specie di nuova, moderna «cattolicità». Forse vale la pena accennare al fatto che, in non pochi seminari, studenti sorpresi a leggere i miei libri venivano considerati non idonei al sacerdozio. I miei libri venivano nascosti come letteratura dannosa e venivano per così dire letti sottobanco.

La Visita che seguì non portò nuove informazioni, perché evidentemente diverse forze si erano coalizzate al fine di occultare la situazione reale. Venne disposta una seconda Visita che portò assai più informazioni, ma nel complesso non ebbe conseguenze. Ciononostante, a partire dagli anni ’70, la situazione nei seminari in generale si è consolidata. E tutta­via solo sporadicamente si è verificato un rafforzamento delle vocazioni, perché nel complesso la situazione si era sviluppata diversamente.

2. La questione della pedofilia è, per quanto ricordi, divenuta scottante solo nella seconda metà degli anni ’80. Negli Stati Uniti nel frattempo era già cresciuta, divenendo un problema pubblico. Così i vescovi chiesero aiuto a Roma perché il diritto canonico, così come fissato nel Nuovo Co­dice, non appariva sufficiente per adottare le misure necessarie. In un primo momento Roma e i canonisti romani ebbero delle difficoltà con questa richiesta; a loro avviso, per ottenere purificazione e chiarimento sarebbe dovuta bastare la sospensione temporanea dal ministero sacerdotale. Questo non poteva essere accettato dai vescovi americani perché in questo modo i sacerdoti restavano al servizio del vescovo venendo così ritenuti come figure direttamente a lui legate. Un rinnovamento e un approfondimento del diritto penale, intenzionalmente costruito in modo blando nel Nuovo Codice, poté farsi strada solo lentamente.

A questo si aggiunse un problema di fondo che riguardava la concezione del diritto penale. Ormai era considerato «conciliare» solo il così detto «garantismo». Significa che dovevano essere garantiti soprattutto i diritti degli accusati e questo fino al punto da escludere di fatto una condanna. Come contrappeso alla possibilità spesso insufficiente di difendersi da parte di teologi accusati, il loro diritto alla difesa venne talmente esteso nel senso del garantismo che le condanne divennero quasi impossibili.

Mi sia consentito a questo punto un breve excursus. Di fronte all’estensione delle colpe di pedofilia, viene in mente una parola di Gesù che dice: «Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare» (Mc 9,42). Nel suo significato originario questa parola non parla dell’adescamento di bambini a scopo sessuale. Il termine «i piccoli» nel linguaggio di Gesù designa i credenti semplici, che potrebbero essere scossi nella loro fede dalla superbia intellettuale di quelli che si credono intelligenti. Gesù qui allora protegge il bene della fede con una perentoria minaccia di pena per coloro che le recano offesa. Il moderno utilizzo di quelle parole in sé non è sbagliato, ma non deve occultare il loro sen­so originario. In esso, contro ogni garantismo, viene chiaramente in luce che è importante e abbisogna di garanzia non solo il diritto dell’accusato. Sono altrettanto importanti beni preziosi come la fede. Un diritto canonico equilibrato, che corrisponda al messaggio di Gesù nella sua interezza, non deve dunque essere garantista solo a favore dell’accusato, il cui rispetto è un bene protetto dalla legge. Deve proteg­gere anche la fede, che del pari è un bene importante protetto dalla legge. Un diritto canonico costruito nel modo giusto deve dunque contenere una duplice garanzia: protezione giuridica dell’accusato e protezione giuridica del bene che è in gioco. Quando oggi si espone questa concezione in sé chiara, in genere ci si scontra con sordità e indifferenza sulla questione della protezione giuridica della fede. Nella coscienza giuridica comune la fede non sembra più avere il rango di un bene da proteggere. È una situazione preoccupante, sulla quale i pastori della Chiesa devo­no riflettere e considerare seriamente.

Ai brevi accenni sulla situazione della formazione sacerdotale al mo­mento del deflagrare pubblico della crisi, vorrei ora aggiungere alcune indicazioni sull’evoluzione del diritto canonico in questa questione. In sé, per i delitti commessi dai sacerdoti è responsabile la Congregazione per il clero. Poiché tuttavia in essa il garantismo allora dominava am­piamente la situazione, concordammo con papa Giovanni Paolo II sull’opportunità di attribuire la competenza su questi delitti alla Con­gregazione per la Dottrina della Fede, con la titolatura «Delicta maiora contra fidem». Con questa attribuzione diveniva possibile anche la pena massima, vale a dire la riduzione allo stato laicale, che invece non sa­rebbe stata comminabile con altre titolature giuridiche. Non si trattava di un escamotage per poter comminare la pena massima, ma una con­seguenza del peso della fede per la Chiesa. In effetti è importante tener presente che, in simili colpe di chierici, ultimamente viene danneggiata la fede: solo dove la fede non determina più l’agire degli uomini sono possibili tali delitti. La gravità della pena presuppone tuttavia anche una chiara prova del delitto commesso: è il contenuto del garantismo che rimane in vigore. In altri termini: per poter legittimamente comminare la pena massima è necessario un vero processo penale. E tuttavia, in questo modo si chiedeva troppo sia alle diocesi che alla Santa Sede. E così stabilimmo una forma minima di processo penale e lasciammo aperta la possibilità che la stessa Santa Sede avocasse a sé il processo nel caso che la diocesi o la metropolia non fossero in grado di svolgerlo. In ogni caso il processo doveva essere verificato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede per garantire i diritti dell’accusato. Alla fine, però, nella Feria IV (vale a dire la riunione di tutti i membri della Congrega­zione), creammo un’istanza d’appello, per avere anche la possibilità di un ricorso contro il processo. Poiché tutto questo in realtà andava al di là delle forze della Congregazione per la Dottrina della Fede e si verificavano dei ritardi che invece, a motivo della materia, dovevano essere evi­tati, papa Francesco ha intrapreso ulteriori riforme.
III
Alcune prospettive
1. Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo creare un’altra Chiesa affinché le cose possano aggiustarsi? Questo esperimento già è stato fatto ed è già falli­to. Solo l’amore e l’obbedienza a nostro Signore Gesù Cristo possono in­dicarci la via giusta. Proviamo perciò innanzitutto a comprendere in modo nuovo e in profondità cosa il Signore abbia voluto e voglia da noi.

In primo luogo direi che, se volessimo veramente sintetizzare al massi­mo il contenuto della fede fondata nella Bibbia, potremmo dire: il Signo­re ha iniziato con noi una storia d’amore e vuole riassumere in essa l’intera creazione. L’antidoto al male che minaccia noi e il mondo intero ultimamente non può che consistere nel fatto che ci abbandoniamo a questo amore. Questo è il vero antidoto al male. La forza del male nasce dal nostro rifiuto dell’amore a Dio. È redento chi si affida all’amore di Dio. Il nostro non essere redenti poggia sull’incapacità di amare Dio. Imparare ad amare Dio è dunque la strada per la redenzione degli uo­mini.

Se ora proviamo a svolgere un po’ più ampiamente questo contenuto es­senziale della Rivelazione di Dio, potremmo dire: il primo fondamentale dono che la fede ci offre consiste nella certezza che Dio esiste. Un mon­do senza Dio non può essere altro che un mondo senza senso. Infatti, da dove proviene tutto quello che è? In ogni caso sarebbe privo di un fondamento spirituale. In qualche modo ci sarebbe e basta, e sarebbe privo di qualsiasi fine e di qualsiasi senso. Non vi sarebbero più criteri del bene e del male. Dunque avrebbe valore unicamente ciò che è più forte. Il potere diviene allora l’unico principio. La verità non conta, anzi in realtà non esiste. Solo se le cose hanno un fondamento spirituale, so­lo se sono volute e pensate – solo se c’è un Dio creatore che è buono e vuole il bene – anche la vita dell’uomo può avere un senso.

Che Dio ci sia come creatore e misura di tutte le cose, è innanzitutto un’esigenza originaria. Ma un Dio che non si manifestasse affatto, che non si facesse riconoscere, resterebbe un’ipotesi e perciò non potrebbe determinare la forma della nostra vita. Affinché Dio sia realmente Dio nella creazione consapevole, dobbiamo attenderci che egli si manifesti in una qualche forma. Egli lo ha fatto in molti modi, e in modo decisivo nella chiamata che fu rivolta ad Abramo e diede all’uomo quell’orientamento, nella ricerca di Dio, che supera ogni attesa: Dio di­viene creatura egli stesso, parla a noi uomini come uomo.

Così finalmente la frase «Dio è» diviene davvero una lieta novella, pro­prio perché è più che conoscenza, perché genera amore ed è amore. Rendere gli uomini nuovamente consapevoli di questo, rappresenta il primo e fondamentale compito che il Signore ci assegna.

Una società nella quale Dio è assente – una società che non lo conosce più e lo tratta come se non esistesse – è una società che perde il suo cri­terio. Nel nostro tempo è stato coniato il motto della «morte di Dio». Quando in una società Dio muore, essa diviene libera, ci è stato assicurato. In verità, la morte di Dio in una società significa anche la fine della sua libertà, perché muore il senso che offre orientamento. E perché vie­ne meno il criterio che ci indica la direzione insegnandoci a distinguere il bene dal male. La società occidentale è una società nella quale Dio nella sfera pubblica è assente e per la quale non ha più nulla da dire. E per questo è una società nella quale si perde sempre più il criterio e la misura dell’umano. In alcuni punti, allora, a volte diviene improvvisa­mente percepibile che è divenuto addirittura ovvio quel che è male e che distrugge l’uomo. È il caso della pedofilia. Teorizzata ancora non troppo tempo fa come del tutto giusta, essa si è diffusa sempre più. E ora, scossi e scandalizzati, riconosciamo che sui nostri bambini e giovani si commet­tono cose che rischiano di distruggerli. Che questo potesse diffondersi anche nella Chiesa e tra i sacerdoti deve scuoterci e scandalizzarci in misura particolare.

Come ha potuto la pedofilia raggiungere una dimensione del genere? In ultima analisi il motivo sta nell’assenza di Dio. Anche noi cristiani e sacerdoti preferiamo non parlare di Dio, perché è un discorso che non sembra avere utilità pratica. Dopo gli sconvolgimenti della Seconda guerra mondiale, in Germania avevamo adottato la nostra Costituzione dichiarandoci esplicitamente responsabili davanti a Dio come criterio guida. Mezzo secolo dopo non era più possibile, nella Costituzione euro­pea, assumere la responsabilità di fronte a Dio come criterio di misura. Dio viene visto come affare di partito di un piccolo gruppo e non può più essere assunto come criterio di misura della comunità nel suo complesso. In questa decisione si rispecchia la situazione dell’Occidente, nel quale Dio è divenuto fatto privato di una minoranza.

Il primo compito che deve scaturire dagli sconvolgimenti morali del no­stro tempo consiste nell’iniziare di nuovo noi stessi a vivere di Dio, rivol­ti a lui e in obbedienza a lui. Soprattutto dobbiamo noi stessi di nuovo imparare a riconoscere Dio come fondamento della nostra vita e non ac­cantonarlo come fosse una parola vuota qualsiasi. Mi resta impresso il monito che il grande teologo Hans Urs von Balthasar vergò una volta su uno dei suoi biglietti: «Il Dio trino, Padre, Figlio e Spirito Santo: non presupporlo ma anteporlo!». In effetti, anche nella teologia, spesso Dio viene presupposto come fosse un’ovvietà, ma concretamente di lui non ci si occupa. Il tema «Dio» appare così irreale, così lontano dalle cose che ci occupano. E tuttavia cambia tutto se Dio non lo si presuppone, ma lo si antepone. Se non lo si lascia in qualche modo sullo sfondo ma lo si riconosce come centro del nostro pensare, parlare e agire.

2. Dio è divenuto uomo per noi. La creatura uomo gli sta talmente a cuore che egli si è unito a essa entrando concretamente nella storia. Parla con noi, vive con noi, soffre con noi e per noi ha preso su di sé la morte. Di questo certo parliamo diffusamente nella teologia con un linguaggio e con concetti dotti. Ma proprio così nasce il pericolo che ci facciamo si­gnori della fede, invece di lasciarci rinnovare e dominare dalla fede.

Consideriamo questo riflettendo su un punto centrale, la celebrazione della Santa Eucaristia. Il nostro rapporto con l’Eucaristia non può che destare preoccupazione. A ragione il Vaticano II intese mettere di nuovo al centro della vita cristiana e dell’esistenza della Chiesa questo sacra­mento della presenza del corpo e del sangue di Cristo, della presenza della sua persona, della sua passione, morte e risurrezione. In parte questa cosa è realmente avvenuta e per questo vogliamo di cuore ringraziare il Signore.

Ma largamente dominante è un altro atteggiamento: non domina un nuovo profondo rispetto di fronte alla presenza della morte e risurrezio­ne di Cristo, ma un modo di trattare con lui che distrugge la grandezza del mistero. La calante partecipazione alla celebrazione domenicale dell’Eucaristia mostra quanto poco noi cristiani di oggi siamo in grado di valutare la grandezza del dono che consiste nella Sua presenza reale. L’Eucaristia è declassata a gesto cerimoniale quando si considera ovvio che le buone maniere esigano che sia distribuita a tutti gli invitati a ra­gione della loro appartenenza al parentado, in occasione di feste familia­ri o eventi come matrimoni e funerali. L’ovvietà con la quale in alcuni luoghi i presenti, semplicemente perché tali, ricevono il Santissimo Sa­cramento mostra come nella Comunione si veda ormai solo un gesto cerimoniale. Se riflettiamo sul da farsi, è chiaro che non abbiamo bisogno di un’altra Chiesa inventata da noi. Quel che è necessario è invece il rinnovamento della fede nella realtà di Gesù Cristo donata a noi nel Sacramento.

Nei colloqui con le vittime della pedofilia sono divenuto consapevole con sempre maggiore forza di questa necessità. Una giovane ragazza che serviva all’altare come chierichetta mi ha raccontato che il vicario parrocchiale, che era suo superiore visto che lei era chierichetta, introduceva l’abuso sessuale che compiva su di lei con queste parole: «Questo è il mio corpo che è dato per te». È evidente che quella ragazza non può più ascoltare le parole della consacrazione senza provare terribilmente su di sé tutta la sofferenza dell’abuso subìto. Sì, dobbiamo urgentemen­te implorare il perdono del Signore e soprattutto supplicarlo e pregarlo di insegnare a noi tutti a comprendere nuovamente la grandezza della sua passione, del suo sacrificio. E dobbiamo fare di tutto per proteggere dall’abuso il dono della Santa Eucaristia.

3. Ed ecco infine il mistero della Chiesa. Restano impresse nella memoria le parole con cui ormai quasi cento anni fa Romano Guardini esprimeva la gioiosa speranza che allora si affermava in lui e in molti altri: «Un evento di incalcolabile portata è iniziato: La Chiesa si risveglia nelle anime». Con questo intendeva dire che la Chiesa non era più, come prima, semplicemente un apparato che ci si presenta dal di fuori, vissu­ta e percepita come una specie di ufficio, ma che iniziava ad essere sen­tita viva nei cuori stessi: non come qualcosa di esteriore ma che ci toc­cava dal di dentro. Circa mezzo secolo dopo, riflettendo di nuovo su quel processo e guardando a cosa era appena accaduto, fui tentato di capo­volgere la frase: «La Chiesa muore nelle anime». In effetti oggi la Chiesa viene in gran parte vista solo come una specie di apparato politico. Di fatto, di essa si parla solo utilizzando categorie politiche e questo vale persino per dei vescovi che formulano la loro idea sulla Chiesa di domani in larga misura quasi esclusivamente in termini politici. La crisi cau­sata da molti casi di abuso ad opera di sacerdoti spinge a considerare la Chiesa addirittura come qualcosa di malriuscito che dobbiamo decisa­mente prendere in mano noi stessi e formare in modo nuovo. Ma una Chiesa fatta da noi non può rappresentare alcuna speranza.

Gesù stesso ha paragonato la Chiesa a una rete da pesca nella quale stanno pesci buoni e cattivi, essendo Dio stesso colui che alla fine dovrà separare gli uni dagli altri. Accanto c’è la parabola della Chiesa come un campo sul quale cresce il buon grano che Dio stesso ha seminato, ma anche la zizzania che un «nemico» di nascosto ha seminato in mezzo al grano. In effetti, la zizzania nel campo di Dio, la Chiesa, salta all’occhio per la sua quantità e anche i pesci cattivi nella rete mostrano la loro forza. Ma il campo resta comunque campo di Dio e la rete rimane rete da pesca di Dio. E in tutti i tempi c’è e ci saranno non solo la zizzania e i pesci cattivi ma anche la semina di Dio e i pesci buoni. Annunciare in egual misura entrambe con forza non è falsa apologetica, ma un servizio necessario reso alla verità.

In quest’ambito è necessario rimandare a un importante testo della Apocalisse di San Giovanni. Qui il diavolo è chiamato accusatore che accusa i nostri fratelli dinanzi a Dio giorno e notte (Ap 12, 10). In questo modo l’Apocalisse riprende un pensiero che sta al centro del racconto che fa da cornice al libro di Giobbe (Gb 1 e 2, 10; 42, 7-16). Qui si narra che il diavolo tenta di screditare la rettitudine e l’integrità di Giobbe co­me puramente esteriori e superficiali. Si tratta proprio di quello di cui parla l’Apocalisse: il diavolo vuole dimostrare che non ci sono uomini giusti; che tutta la giustizia degli uomini è solo una rappresentazione esteriore. Che se la si potesse saggiare di più, ben presto l’apparenza della giustizia svanirebbe. Il racconto inizia con una disputa fra Dio e il diavolo in cui Dio indicava in Giobbe un vero giusto. Ora sarà dunque lui il banco di prova per stabilire chi ha ragione. «Togligli quanto possie­de – argomenta il diavolo – e vedrai che nulla resterà della sua devozio­ne». Dio gli permette questo tentativo dal quale Giobbe esce in modo po­sitivo. Ma il diavolo continua e dice: «Pelle per pelle; tutto quanto ha, l’uomo è pronto a darlo per la sua vita. Ma stendi un poco la mano e toccalo nell’osso e nella carne e vedrai come ti benedirà in faccia» (Gb 2, 4s). Così Dio concede al diavolo una seconda possibilità. Gli è permesso anche di stendere la mano su Giobbe. Unicamente gli è precluso ucci­derlo. Per i cristiani è chiaro che quel Giobbe che per tutta l’umanità esemplarmente sta di fronte a Dio è Gesù Cristo. Nell’Apocalisse, il dramma dell’uomo è rappresentato in tutta la sua ampiezza. Al Dio creatore si contrappone il diavolo che scredita l’intera creazione e l’intera umanità. Egli si rivolge non solo a Dio ma soprattutto agli uo­mini dicendo: «Ma guardate cosa ha fatto questo Dio. Apparentemente una creazione buona. In realtà nel suo complesso è piena di miseria e di schifo». Il denigrare la creazione in realtà è un denigrare Dio. Il diavolo vuole dimostrare che Dio stesso non è buono e vuole allontanarci da lui.

L’attualità di quel che dice l’Apocalisse è lampante. L’accusa contro Dio oggi si concentra soprattutto nello screditare la sua Chiesa nel suo complesso e così nell’allontanarci da essa. L’idea di una Chiesa migliore creata da noi stessi è in verità una proposta del diavolo con la quale vuole allontanarci dal Dio vivo, servendosi di una logica menzognera nella quale caschiamo sin troppo facilmente. No, anche oggi la Chiesa non consiste solo di pesci cattivi e di zizzania. La Chiesa di Dio c’è an­ che oggi, e proprio anche oggi essa è lo strumento con il quale Dio ci salva. È molto importante contrapporre alle menzogne e alle mezze verità del diavolo tutta la verità: sì, il peccato e il male nella Chiesa sono. Ma anche oggi c’è pure la Chiesa santa che è indistruttibile. Anche oggi ci sono molti uomini che umilmente credono, soffrono e amano e nei quali si mostra a noi il vero Dio, il Dio che ama. Anche oggi Dio ha i suoi testimoni («martyres») nel mondo. Dobbiamo solo essere vigili per vederli e ascoltarli.

Il termine martire è tratto dal diritto processuale. Nel processo contro il diavolo, Gesù Cristo è il primo e autentico testimone di Dio, il primo martire, al quale da allora innumerevoli ne sono seguiti. La Chiesa di oggi è come non mai una Chiesa di martiri e così testimone del Dio vivente. Se con cuore vigile ci guardiamo intorno e siamo in ascolto, ovunque, fra le persone semplici ma anche nelle alte gerarchie della Chiesa, possiamo trovare testimoni che con la loro vita e la loro soffe­renza si impegnano per Dio. È pigrizia del cuore non volere accorgersi di loro. Fra i compiti grandi e fondamentali del nostro annuncio c’è, nel limite delle nostre possibilità, il creare spazi di vita per la fede, e soprat­tutto il trovarli e il riconoscerli.

Vivo in una casa nella quale una piccola comunità di persone scopre di continuo, nella quotidianità, testimoni così del Dio vivo, indicandoli an­ che a me con letizia. Vedere e trovare la Chiesa viva è un compito meraviglioso che rafforza noi stessi e che sempre di nuovo ci fa essere lieti della fede.

Alla fine delle mie riflessioni vorrei ringraziare Papa Francesco per tutto quello che fa per mostrarci di continuo la luce di Dio che anche oggi non è tramontata. Grazie, Santo Padre!

Ratzinger e la pedofilia: «Il collasso spirituale è cominciato nel ’68». Della serie, scherzi della memoria in Vaticano

tratto da left.it

Il primo papa pedofilo di cui si hanno tracce storiche fu s. Damaso, è vissuto nel IV secolo. Dopo di lui, fino al XVI secolo se ne contano altri 16: l’ultimo dei quali è Giulio III. A metà del XVI secolo, con l’Inquisizione, la Chiesa inizia a insabbiare tutti i crimini di natura “sessuale” compiuti da ecclesiastici. Una prassi che prosegue con ‘successo’ ancora oggi, seguendo le stesse efficaci ‘regole’ di segretezza o, all’occorrenza, di mistificazione della realtà attraverso pubbliche dichiarazioni nel caso in cui la segretezza fosse stata in qualche modo violata. In “Chiesa e pedofilia” (L’Asino d’oro edizioni, 2010), avvalendomi del contributo di storici, sociologi, avvocati, magistrati, psichiatri e psicoterapeuti indago sulle radici culturali della pedofilia per cercare di capire come questo crimine orrendo e violentissimo – la pedofilia è l’annullamento della realtà umana del bambino – sia riuscito ad attraversare praticamente indisturbato 25 (venticinque) secoli di storia nelle società “occidentali”. Come se il bambino non esistesse. Già perché ovviamente lo stupro di un bimbo prepubere non è “invenzione” della Chiesa, né i suoi primi teorici vanno ricercati tra i suoi padri fondatori. Diciamo qui in estrema sintesi che Platone ha avuto in questo grandi responsabilità. È nella razionalità “greca”, nel logos occidentale, che si annida l’idea che il bambino non sia un essere umano (perché come la donna non è dotato di pensiero razionale). Quindi in sostanza esso, tavoletta di cera, va plasmato dal maschio adulto affinché diventi uomo: anche attraverso lo stupro. E il violentato a sua volta diventerà violentatore…

Anche per il pensiero religioso cattolico il bambino non ha identità umana, esso è addirittura il diavolo impersonificato. L’identità umana gli viene data nel tempo attraverso i riti del battesimo (che è il primo esorcismo) e della comunione. Anche per l’ecclesiastico, dunque, il bambino prepubere non è un essere umano e gli si può fare qualsiasi cosa. Decine di testimonianze di stupri avvenuti nell’ambito del sacramento della confessione (sono la maggior parte tra quelli di matrice clericale) raccontano che ancora oggi il prete si presenta alla vittima come il suo purificatore (qui ogni commento è lecito, nda).

Sempre in “Chiesa e pedofilia”, per ricostruire la storia cito fonti ufficiali come i rapporti investigativi del governo di Dublino dai quali emerge inequivocabilmente l’endemicità del fenomeno criminale della pedofilia nella Chiesa d’Irlanda: stupri, violenze, abusi, maltrattamenti su decine di migliaia di bambini hanno attraversato tutto il XX secolo nelle parrocchie, scuole, oratori etc. Lo stesso è stato provato negli Stati Uniti da una indagine commissionata dalla Conferenza episcopale Usa. In “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (L’Asino d’oro ed., 2014), riscontro la medesima situazione. Senza soluzione di continuità, dal 1870 in poi, la pedofilia è presente – e come se è presente – anche nel clero cattolico italiano. E gli esempi potrebbero continuare. In“Giustizia divina” (Chiarelettere, 2018) con Emanuela Provera raccontiamo come oggi la Chiesa italiana si è organizzata per nascondere i sacerdoti violentatori, continuando a sottrarli impunemente all’azione penale della magistratura “laica” anche in virtù del Concordato con lo Stato italiano. E già quanto detto fin qui basterebbe per chiedersi come fa Joseph Ratzinger a pensare che la pedofilia prima del 1968 – anche all’interno della Chiesa – non esistesse: «Il collasso spirituale è iniziato nel ’68. Fu teorizzata l’idea che (la pedofilia) fosse giusta». Questa sua affermazione è in bella mostra sulla home page del Corriere della sera in cui si fa riferimento a un lungo articolo che il papa emerito ha scritto per una rivista tedesca e che il quotidiano italiano propone ai suoi lettori in anteprima. Ed è fatta da una persona che notoriamente è un grande estimatore di Platone, e dalla stessa persona che per 34 anni è stata il capo dell’ex Inquisizione – e sappiamo bene quanto Ratzinger dal 1981 al 2005 abbia contribuito da “ministro” della giustizia vaticana a insabbiare di tutto (basti pensare al capo dei legionari di cristo: Maciel Degollado), e dalla stessa persona che nel 2001 ha firmato il De delictis gravioribus, il documento in cui si intima ai vescovi di non denunciare e di riferire tutto alla Santa sede, pena la scomunica, rinnovando così un altro documento, il Crimen sollicitationis del 1962 (cioè un po’ prima del 1968…), e dalla stessa persona che nel 2013 ha definito la pedofilia «un delitto morale». Dando così, il papa emerito – consapevolmente o meno – ragione a Foucault che curiosamente è anche il destinatario del suo strale. A lui, infatti, teorico con Freud del bambino sessuato e seduttore, il papa emerito si riferisce quando scrive che il collasso spirituale, cioè la deriva immorale, è avvenuto nel 1968.

Dietro la definizione ratzingeriana di “delitto morale” c’è infatti l’idea perversa che lo stupro di un adulto su un bambino sia in realtà un atto sessuale tra due persone. Per Ratzinger – come per Bergoglio e decine di ecclesiastici che incautamente lo hanno riferito in pubblico – il bambino è compartecipe se non istigatore: cioè ha una sessualità e dunque un desiderio. Come per Freud e Foucault. Ma la sessualità, per il pensiero religioso cattolico, è tale solo se finalizzata alla procreazione. E dunque per questo, e solo per questo, la Chiesa, Ratzinger, il suo collega papa, considerano la pedofilia un delitto. Si tratta per costoro un atto di lussuria (!), un’offesa a dio, cioè un peccato in violazione del sesto comandamento, commesso sia dal prete che dalla sua vittima. Ha tuttavia ragione Ratzinger che con il “Manifesto per la depenalizzazione della pedofilia” propagato da Foucault e altri pensatori del Sessantotto «fu teorizzata che fosse giusta».

Michel Foucault e a molti altri intellettuali francesi sono stati difensori della cosiddetta “pedofilia dolce”. Secondo l’icona del Sessantotto e padre della presunta “rivoluzione sessuale”, se il bimbo non si rifiuta non c’è violenza. Questo diceva in una tristemente nota intervista del 1977: «Si può fare al legislatore la seguente proposta? Con un bambino consenziente, con un bambino che non si rifiuta, si può avere qualunque tipo di rapporto, senza che la cosa rientri nell’ambito legale?… Il problema riguarda i bambini. Ci sono bambini che a dieci anni si gettano su un adulto – e allora? Ci sono bambini che acconsentono, rapiti. Sarei tentato di dire che, se il bambino non si rifiuta, non c’è alcuna ragione di sanzionare il fatto, qualunque esso sia». Il pensiero di Foucault ha inciso nella formazione di molti intellettuali delle generazioni successive. Tra i più noti c’è Daniel Cohn-Bendit che nel suo libro Le Grand Bazar, scrive: «Mi è successo che qualche bimbo mi aprisse la cerniera dei pantaloni e iniziasse ad accarezzarmi. Io reagivo in modo diverso a seconda delle circostanze. Il loro desiderio mi creava dei problemi. E chiedevo: “Perché giocate con me e non con gli altri?”. Ma quando loro insistevano, io li accarezzavo». Concetti ribaditi durante il programma televisivo “Apostrophes” del 23 aprile 1982. E poi l’11 marzo 2010 in un’intervista al settimanale tedesco “Die Zeit”, uscita nel pieno dello scandalo pedofilia che ha travolto la Chiesa cattolica in Germania, Cohn-Bendit ha commentato al giornale che le norme «repressive» in vigore prima del 1968 avevano provocato «danni», ma ha sottolineato che è necessario saper imporre dei limiti. Per poi concludere: «È giusto riconoscere ai bambini e agli adolescenti la loro forma di sessualità, ma il fatto che gli adulti impongano ai bambini le loro regole sessuali sotto delle apparenze libertarie va contro la stessa emancipazione». Come dire, se il bimbo è consenziente per di più istigatore che male c’è? È difficile comprendere come un minore possa essere complice di una violenza che subisce, salvo non ipotizzare come Sigmund Freud che i bambini siano polimorfi perversi quindi potenziali seduttori di adulti. In ogni caso dalle frasi di Foucault e Cohn-Bendit, intrise di mentalità freudiana, emerge un pensiero finalizzato a colpevolizzare la vittima, che viene ritenuta corresponsabile per attenuare la gravità del gesto dell’adulto. Un pensiero in sintonia con quello di molti gerarchi della Chiesa e di semplici ecclesiastici, dal papa emerito in giù passando per papa Francesco che ha chiuso l’ultimo summit in Vaticano sulla pedofilia dando tutta la colpa al diavolo.

La via per superare le contrapposizioni passa dal Mare Nostrum, bacino di civiltà e culla delle tre religioni monoteiste Un modello di convivenza per l’Europa

da Avvenire

I TEMI DEL DIALOGO «Essere mediterranei» è il tema del Seminario di studio che si tiene venerdì 12 e sabato 13 aprile a Roma nella sede della rivista "La Civiltà Cattolica", in via di Porta Pinciana 1. Con l’intervento di esperti, giornalisti e accademici, l’evento vuole proporre una riflessione sul significato dell’essere cittadini in questa area ricca di storia e ponte di contatto tra culture, civiltà e religioni. Tra gli altri intervengono Luca Geronico e Federica Zoja, rispettivamente capo servizio Esteri e collaboratrice di Avvenire, Marco Impagliazzo e Mario Giro della Comunità di Sant’Egidio, Francesco De Leo di Radio Radicale, Gianni Valente di Fides, Paolo Branca dell’Università Cattolica di Milano, Giorgio Bernardelli di Mondo e Missione. Sabato sera dalle 18 alle 20 si terrà un dibattito aperto al pubblico dal titolo: «Fratelli e cittadini nel mediterraneo - La profezia di Papa Francesco e dell’imam di al-Azhar». Relatori, Antoine Courban, dell’Università Saint Joseph di Beirut, Izzeddin Elzir, imam di Firenze, Anna Foa, dell’Università La Sapienza di Roma. A moderare sarà padre Antonio Spadaro, direttore di «La Civiltà Cattolica». L’Osservatore Romano, Avvenire e Radio Radicale sono media partner.

Il Mediterraneo è una finestra sul quale si affacciano terre di grande ricchezza e diversità, accomunate da traiettorie che si sono incrociate in un mare da tutti riconosciuto come ‘nostro’: Mare Nostrum è il suo antico nome latino. Come ha ricordato papa Francesco visitando la terra di don Tonino Bello, questo mare può essere un «arco di guerra teso », ma è chiamato a essere «un’arca di pace accogliente». Nella geografia culturale a noi più prossima, pensata troppo spesso soltanto in termini continentali e mitteleuropei, occorre con forza ribadire la presenza del Mediterraneo, che è come l’orizzonte: più ci si avvicina e più esso sfugge. È capace di generare valori, simboli, colori, sapori, architetture, linguaggi e sensibilità insospettabilmente simpatetiche e armoniche, pur nella differenza delle storie e nonostante la presenza di non poche conflittualità: dalla Spagna alla Grecia, dal Marocco al Libano, da Malta all’Albania. Pensiamo a quel che in questi giorni sta accadendo in Libia – e le relative relazioni di Italia e Francia col Paese – o in Algeria.

Di tutto questo si parlerà in un Seminario di studio dal titolo «Essere mediterranei » che si terrà nella sede romana della rivista ‘La Civiltà Cattolica’ il 12 e il 13 aprile, e che si concluderà con una conferenza aperta al pubblico. Saranno presenti esperti, giornalisti e accademici, che si occuperanno di tutti e singoli i Paesi rivieraschi. Si discuterà di che cosa significa essere cittadini di questo storico e mitico bacino di civiltà. E questo anche considerando il prossimo ‘Incontro di riflessione e di spiritualità per la pace nel Mediterraneo’, organizzato dai vescovi italiani, che si svolgerà a Bari nel febbraio 2020 e che coinvolgerà i pastori dell’area. L’evento fondamentale che ha mosso la rivista dei gesuiti a pensare questo Seminario è la firma congiunta da parte di papa Francesco e dell’imam di al-Azhar, lo sceicco Ahmad al-Tayyeb, del Documento sulla «fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune» il 4 febbraio 2019. Dunque, ecco la domanda: quali prospettive si pongono e quali forze problematiche si oppongono alla «fratellanza » nel Mediterraneo?

Durante il recente viaggio di Francesco in Marocco, Mohammed VI ha affermato: «Sul piano storico, questo nostro incontro riunisce apertura e fertilizzazione reciproca ed è simbolo di equilibrio. Volutamente ci incontriamo qui tra Mediterraneo e Atlantico e a poca distanza tra Marocco e Siviglia, perché questo sia un punto di scambio e di comunicazione spirituale e culturale tra l’Africa e l’Europa». Un elemento fondamentale del nostro discorso è la consapevolezza ben espressa dallo scrittore Maurizio Maggiani: «C’è un’altra cosa, che contraddistingue e che identifica il Mediterraneo, qualcosa che si trova ovunque nel Mediterraneo oltre all’acciuga, al pane, all’olio e al vino: è Dio», il Dio dei popoli del Mediterraneo, il Dio di Abramo e degli ebrei, dei musulmani e dei cristiani. Attorno a questo mare si sono sviluppate le tre religioni monoteistiche.

Le religioni certamente non possono né devono sostituire la politica. È altrettanto vero però, come sappiamo, che le re- ligioni sono risultate utilissime a chi intendeva usarle contro altri, a scopi imperiali, egemonici o coloniali, per dividere e non per unire. Oggi il ‘Documento sulla fratellanza’ ha il grande merito di confermare il significato spirituale delle religioni, negando definitivamente quelli strumentali da ‘religione civile’ legati ai fondamentalismi. Lo spazio della conferenza pubblica di ‘Civiltà Cattolica’, successivo al Seminario, sarà affidato a una voce ortodossa, una islamica e una ebraica. Impossibile infatti – la storia oltre che la geografia ce lo impedisce –, parlare di Mediterraneo senza coinvolgere la riflessione e la spiritualità propria delle tre grandi religioni abramitiche e pure, tra i cristiani, senza accomunare nella riflessione Roma e Costantinopoli.

Il riconoscimento della fratellanza cambia la prospettiva, e ha portato direttamente a riflettere sul significato della «cittadinanza»: tutti siamo fratelli e quindi tutti siamo cittadini con eguali diritti e doveri, all’ombra dei quali tutti godono della giustizia, hanno scritto Francesco e al-Tayyeb. Deve sparire, dunque, l’idea di «minoranza», che porta con sé le metastasi del tribalismo e dell’ostilità che vede nel volto dell’altro la maschera del nemico. La cittadinanza comune, criterio fondante del vivere insieme, indica – e in particolare ai Paesi del Mediterraneo orientale – una via per uscire dalle secche delle contrapposte visioni.

Si prosegue così un cammino che ha già impegnato anche la Chiesa cattolica in due Sinodi: il Sinodo straordinario per il Libano (1995) e il Sinodo per il Medio Oriente (2010). Questo cammi- no richiede il gusto della profezia perché non è mai lo specchio esatto, la certificazione del presente: richiede una disponibilità che non è da dare sempre per scontata né da parte dei leader politici né da parte di quelli religiosi. Che fare allora? «dobbiamo dare prova di idealismo e di pragmatismo, dobbiamo essere realisti esemplari», ha auspicato il re del Marocco. E questo soprattutto perché, ha specificato il Papa, abbiamo «una grande storia da costruire». Tuttavia il cammino, se condiviso e difeso, può dare molti frutti. Anche per l’Europa, dove non pochi dei suoi abitanti fanno fatica a riconoscersi fratelli e concittadini. In Europa il tema del passaggio da abitanti a cittadini è davvero un punto cruciale per il domani. Ma questo passaggio è un processo, e i processi – ha detto Francesco sul volo di ritorno da Abu Dhabi – «devono maturare, come i fiori, come la frutta».

MPS, CAUSA CONTRO I VERTICI. MORELLI, NOI IMPECCABILI

ansa

OGGI L’ASSEMBLEA, AL VOTO AZIONI DI RESPONSABILITA’ A Siena oggi l’assemblea del Monte dei Paschi, la prima in cui a votare ci sarà il nuovo governo Gialloverde. La Bluebell di Giuseppe Bivona presenterà due azioni di responsabilità, una delle quali rivolta contro l’ad Marco Morelli, accusato assieme alla presidente Stefania Bariatti e ai consiglieri Cappello, Kostoris e Turicchi, di non aver accantonato adeguatamente i rischi legali, falsando la rappresentazione del bilancio. “Sono sicuro – ha detto Morelli alla vigilia – di aver adottato un comportamento impeccabile”.

LIBIA: GUTERRES, PREOCCUPATO PER VITE MIGRANTI E RIFUGIATI

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MOGHERINI PARLA CON AL SERRAJ, ‘PUO’ CONTARE SULLA UE’ “Sono molto preoccupato non solo per le vite dei libici, ma anche per i migranti e i rifugiati coinvolti nelle violenze. E’ una ragione in più per ritenere che c’è l’assoluto bisogno di fermare questi combattimenti”: lo ha detto il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, al termine delle consultazioni a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza sulla Libia, aggiungendo che “c’è ancora tempo per il cessate il fuoco e per evitare il peggio”. Intanto l’Alto rappresentante dell’Ue Federica Mogherini ha parlato con Al Serraj ribadendo che la Libia può contare sull’unità dell’Ue per il sostegno di un immediato stop ai combattimenti”.

CHAMPIONS: CR7 ILLUDE LA JUVENTUS, NERES TIENE VIVO L’AJAX

ansa

DISORDINI PRE-PARTITA AD AMSTERDAM. FERMATI TIFOSI BIANCONERI Ajax-Juventus finisce l’1-1 lasciando aperta a entrambi la porta della Champions. Brilla Ronaldo al rientro, ma anche Neres e compagni. Disordini ad Amsterdam prima della partita, con decine di tifosi bianconeri fermati con coltelli e bastoni. Barcellona batte intanto Manchester United 1-0. Stasera il Napoli sfida l’Arsenal per l’andata dei quarti di Europa League. (ANSA).

GOVERNATORE PUGLIA INDAGATO PER CAMPAGNA PRIMARIE PD 2017

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EMILIANO DENUNCIA VIOLAZIONE SEGRETO ISTRUTTORIO Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, è indagato con il suo capo di gabinetto e tre imprenditori dalla Procura di Bari per una vicenda che riguarda una fattura da 65.000 euro pagata da due imprenditori baresi ad una agenzia di comunicazione che ha curato la sua campagna elettorale per le primarie del Pd del 2017. I reati contestati a vario titolo sono induzione indebita a dare o promettere utilità, abuso di ufficio e false fatture. Prima che i finanzieri si presentassero alla Regione, Emiliano ha denunciato in Procura una violazione del segreto istruttorio.

STOP A COMMISSARIO SANITÀ CAMPANIA, GRILLO CONTRO LEGA

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‘INCOMPRENSIBILE’, PER GARAVAGLIA CONTI SONO IN ORDINE Cinquestelle e Lega in tensione sulla sanità della Campania: dopo la mancata decisione sul commissario in consiglio dei ministri, sarà oggi lo stesso governatore Vincenzo De Luca, attuale commissario alla Sanità, a presentare al tavolo di verifica del piano di rientro, in programma al Mef, un faldone con gli interventi in atto. Cifre con le quali la Campania chiederà di evitare la nomina del commissario. Una scelta sostenuta dal vice ministro leghista dell’Economia Massimo Garavaglia, e osteggiata invece dalla ministra della Salute, la Cinquestelle Giulia Grillo.

UNICREDIT RISCHIA MULTA UE PER VIOLAZIONI ANTITRUST

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SANZIONE CON POTENZIALE MASSIMO 10% DEL FATTURATO Unicredit potrebbe dover pagare una multa per una presunta violazione della normativa antitrust in relazione a titoli di stato europei nell’ambito di una investigazione della Commissione europea su un periodo tra 2007 e 2012. Lo spiega una nota della società. E spiega che se la Commissione dovesse concludere che vi è sufficiente evidenza di una violazione della normativa, “potrà adottare una decisione che proibisca la condotta in esame e che imponga” ad Unicredit “il pagamento di una sanzione per un ammontare massimo del 10% del fatturato annuo mondiale della società”. Nell’indagine Ue sono coinvolte otto banche europee.

COREA SUD: CORTE COSTITUZIONALE BOCCIA BANDO DELL’ABORTO

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DECISIONE STORICA, ‘VIOLA DIRITTO DONNE DI LIBERA SCELTA’ La Corte costituzionale sudcoreana, con una decisione storica che prende atto dei cambiamenti in atto nella società, ha bocciato il bando dell’aborto, giudicato “incompatibile” con lo spirito della Carta fondamentale. A tal proposito, la Corte ha sollecitato un allentamento e un riordino normativo, accogliendo la tesi che l’attuale legge “viola il diritto delle donne di una libertà di scelta”.(ANSA).

BARCA DI MIGRANTI ALLA DERIVA, RIPORTATI IN LIBIA

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SALVINI, BENE COSI’. ALARM PHONE, UNA VERGOGNA Sono stati recuperati dalla Guardia costiera libica e riportati indietro 20 migranti che avevano lanciato l’allarme attraverso il numero di emergenza di Alarm Phone. Ne ha dato notizia il ministro dell’Interno Matteo Salvini, esprimendo la sua soddisfazione. Opposto il giudizio di Alarm Phone: “La cosiddetta Guardia costiera libica ha intercettato la barca. Le 20 persone saranno riportate in una zona di guerra da una milizia finanziata dall’Ue. É una vergogna”.

BIMBO UCCISO NEL NAPOLETANO, ARRESTATA ANCHE LA MADRE

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PATRIGNO GIÀ IN CARCERE PER UN EPISODIO AVVENUTO A GENNAIO Arrestata dalla polizia la madre del piccolo di 8 anni ucciso a botte a Cardito (Napoli) dal patrigno Tony Essobti Badre – tuttora in carcere – nello scorso mese di gennaio. Al pestaggio, che aveva coinvolto anche la sorellina della vittima, rimasta ferita, aveva assistito anche la donna, che si era difesa dicendo di essere sotto shock durante il fatto, e di non essere riuscita a fare nulla. Eseguita un’ulteriore ordinanza a carico di Badre per il tentato omicidio della sorella del bimbo.