Chiesa affronti con coraggio il futuro: largo ai preti sposati

Le parrocchie chiuse sono un peccato mortale pastorale; Papa Francesco esclama: “che pena le chiese (e le parrocchie, ndr) chiuse”; e il Santo curato d’Ars ha detto: “lasciate per vent’anni una parrocchia senza prete e vi si adoreranno le bestie”.

Il Movimento internazionale dei Sacerdoti Lavoratori Sposati, fondato nel 2013 da don Giuseppe Serrone, diffonde un testo di don Cionchi della diocesi di Senigallia (fonte: senigallianotizie.it). Reintrodurre nella Chiesa i preti sposati, accanto ad altre sperimentazioni potrebbe evitare la chiusura di molti luoghi di cultu necessari alla cura pastorale dei fedeli.

C’è anche la speranza che in un futuro, speriamo prossimo, si sblocchi anche l’ordinazione sacerdotale di ”viri probati” sposati e non. Anche questa pratica è sul tavolo del Papa. Ne abbiamo tanti in Diocesi. Certo hanno bisogno di Corsi specifici, come c’erano una volta i Corsi per le vocazioni adulte lavoratori, il discernimento del Vescovo, ma non possiamo chiudere le parrocchie con l’idolatria e il blocco della non-ordinazione di vocazioni adulte di sposati e non. D’altronde, gli Apostoli erano quasi tutti sposati. Perché non avere il coraggio di affrontare il futuro, almeno con “sperimentazioni” e proposte finalizzate proprio alla cura pastorale, perché – come ripete spesso Papa Francesco – “salus animarum suprema lex”?

da Don Giuseppe Cionchi

La denuncia al Papa: «La Curia di Napoli ha coperto gli abusi del prete pedofilo»

L’esposto di una vittima al Pontefice: «Dall’arcivescovo Sepe gravi negligenze»

La Curia di Napoli ha coperto il caso di un prete pedofilo e il cardinale Crescenzio Sepe ha compiuto «gravi negligenze». È quanto si sostiene in un esposto inviato lo scorso ottobre al Papa e al cardinale Marc Ouelle, il prefetto della Congregazione per i vescovi, da un uomo che da bambino fu vittima di abusi sessuali da parte di un sacerdote. A raccontarlo è oggi Repubblica in un articolo a firma di Elena Affinito e Giorgio Ragnoli.

VITTIME DEGLI ABUSI SESSUALI DI UN PRETE PEDOFILO, LA STORIA

La storia comincia in un sobborgo di Napoli nel 1989, quando un 13enne, oggi sposato con moglie e figli, viene abusato dal suo insegnante di religione. A molti anni di distanza, nel 2010, dopo un malore, l’uomo è costretto a cominciare una terapia con uno psichiatra. I test psichiatrici confermano il suo vissuto di abusi sessuali. Lui decide allora di appellarsi alla giustizia canonica. Chiede un incontro con il cardinale Sepe, ma non ottiene risposta. Dopo un anno, nel 2011, incontra il vescovo ausiliare, senza tuttavia ottenere l’apertura di un procedimento. Dopo quattro anni di battaglie, nel 2014, scrive a Papa Francesco. Che promette di occuparsi del caso. Alcuni mesi dopo la curia di Napoli apre un’indagine. L’uomo viene convocato per una deposizione, ma non si vedono sviluppi. A luglio 2015 invia una mail nella quale minaccia di spararsi con l’arma di ordinanza (lui è una guardia giurata) davanti alla Curia se non otterrà notizie della sua denuncia. Viene segnalato all’autorità giudiziaria. Perde il porto d’armi. A maggio 2016 decide di sottoporsi ad una visita psichiatrica presso un perito nominato dalla diocesi. Infine, arriva la denuncia al Pontefice. Si legge su Repubblica:

«Con la presente lettera intendo denunciare il cardinale Crescenzio Sepe, per grave negligenza nell’esercizio del proprio ufficio». Inizia così l’esposto di Diego Esposito (il nome è di fantasia), inviato al Papa e al prefetto della Congregazione per i vescovi, cardinale Marc Ouellet, lo scorso 11 ottobre. Si tratta della prima denuncia che si appella alla lettera apostolica motu proprio “Come una madre amorevole”, scritta dal Pontefice e diventata legge canonica il 5 settembre 2016, che stabilisce la rimozione dei vescovi colpevoli di grave negligenza nella gestione dei casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Per mesi una commissione di giuristi nominati da Bergoglio si è riunita in segreto per studiare i termini della nuova norma. L’intenzione era quella di rendere più trasparente la gestione dei casi, limitando il potere dei vescovi e permettendo alle vittime, nel caso di colpevolezza delle diocesi, di ottenere il giusto risarcimento.

(Foto:  ANSA / CLAUDIO PERI)

in giornalettismo.com

Papa Francesco all’Angelus: “Egoismo e maldicenze fanno male alla Chiesa”

“La missione dei cristiani nella società è quella di dare sapore alla vita con la fede e l’amore che Cristo ci ha donato, e nello stesso tempo di tenere lontani i germi inquinanti dell’egoismo, dell’invidia, della maldicenza, e così via”.

Lo ha ricordato Papa Francesco all’Angelus. “Questi germi – ha spiegato – rovinano il tessuto delle nostre comunità, che devono invece risplendere come luoghi di accoglienza, di solidarietà e di riconciliazione”. “Per adempiere a questa missione, bisogna – ha scandito il Papa – che noi stessi per primi siamo liberati dalla degenerazione corruttrice degli influssi mondani, contrari a Cristo e al Vangelo; e questa purificazione non finisce mai, va fatta continuamente, va fatta tutti i giorni”. “Quanto ha bisogno il mondo della luce del Vangelo che dobbiamo portare con le nostre opere buone”, ha poi aggiunto Francesco commentando la pagina evangelica del discorso della Montagna. “Ognuno di noi – ha ricordato Francesco – chiamato ad essere luce e sale nel proprio ambiente di vita quotidiana, perseverando nel compito di rigenerare la realtà umana nello spirito del Vangelo e nella prospettiva del regno di Dio”. “Ci sia sempre di aiuto – ha pregato ad alta voce il Pontefice – la protezione di Maria Santissima, prima discepola di Gesù e modello dei credenti che vivono ogni giorno nella storia la loro vocazione e missione”. Un Angelus forte quello di Papa Francesco che arriva il giorno dopo i manifesti apparsi a Roma che puntavano il dito proprio contro il Pontefice.

Il Giornale

 

A Roma rimossi manifesti di contestazione contro papa Francesco. Vaticano: ‘Serenità e distacco’

Sono stati rimossi oltre 200 manifesti affissi sui muri di tutta Roma per contestare il Papa e il suo operato. La foto ritraeva Bergoglio a tutto campo e in basso la scritta: ‘A France’, hai commissariato Congregazioni, rimosso sacerdoti, decapitato l’Ordine di Malta e i Francescani dell’Immacolata, ignorato Cardinali… ma n’do sta la tua misericordia?’. Il poster, anonimo, sembra essere riconducibile agli ambienti conservatori contrari alle scelte del Papa. Francesco, informato dai suoi collaboratori della comparsa dei manifesti abusivi che lo attaccano, ha reagito, secondo quanto apprende l’ANSA, con “serenità e distacco”.

Le decine di manifesti anonimi erano stati anche coperti dalla scritta “Affissione abusiva”. I poster anti-Bergoglio sono stati affissi in vari quartieri della Capitale, soprattutto nelle zone centrali.

ansa

Don Contin a Pomeriggio5 nuove rivelazioni: jaguar viaggi in Croazia e vita da nababbo

Nella trasmissione televisiva di Barbara D’Urso emergono nuovi particolari sulla vicenda di don Contin.

Il prelato era solito spostarsi a bordo di una jaguar una vettura che può costare da 42000 a 100000 euro, con quell’auto raggiungeva luoghi per scambisti e un agriturismo a Grisignano dove si tenevano giochi erotici di gruppo.

La donna che lo ha denunciato ha detto che con lui aveva visitato vari resort esclusivi spingendosi fino in Croazia

 

Preti sposati: la visita di Bergoglio a casa non basta. Serve cambio della legge Chiesa e la possibilità di tornare in servizio attivo come sacerdoti

“Non siamo laici”. I preti sposati con regolare percorso sono ancora sacerdoti. Il commento di don Serrone dopo la visita di Papa Francesco ad alcune famiglie di preti sposati a Roma

Un tempo, con malcelato disprezzo, li chiamavano gli «spretati». Ma ormai da qualche decennio le cose non stanno più così, di norma la Chiesa concede senza troppi traumi la dispensa dagli obblighi del celibato che non è affatto un «passaggio allo stato laicale» (come spesso viene erroneamente indicato si media, v. articolo di Vecchi in Corriere della Sera da qui)  ai sacerdoti che scoprono di essersi innamorati ma non per questo vogliono tradire la promessa di celibato e fare le cose di nascosto: e così fanno richiesta, appunto, della dispensa dagli obblighi del celibato per mettere su famiglia. Nel pomeriggio di venerdì Francesco è andato a trovare sette di questi ex sacerdoti che vivono con le loro famiglie in una casa a Ponte di Nona, nella periferia est di Roma. Perché i tempi sono cambiati ma le cose non sempre sono facili: «Il Santo Padre ha inteso offrire un segno di vicinanza e di affetto a questi giovani che hanno compiuto una scelta spesso non condivisa dai loro confratelli sacerdoti e dai familiari».

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La sorpresa dei musei ecclesiastici

Nell’anno giubilare della Misericordia, ci siamo chiesti in che modo i nostri musei avrebbero potuto lanciare un segnale forte e chiaro di adesione all’iniziativa di papa Francesco. Ne abbiamo discusso a Palermo un anno fa, in una calda serata novembrina, tra coordinatori e membri del Consiglio direttivo di Amei riuniti in margine al nostro X convegno. In una sorta di improvvisato brainstorming, è venuta fuori l’idea dello scambio e lo slogan «Se scambio, cambio» che connota la quarta edizione delle Giornate dei Musei Ecclesiastici italiani, oggi e domani. Scambiare per cambiare non è solo un gioco di parole, può essere qualcosa di più. Scambiare significa stabilire una relazione: offro qualcosa che mi appartiene dichiarando la mia disponibilità a barattarlo con ciò che qualcun altro possiede.

È necessario trovare un punto di incontro perché lo scambio sia di reciproca soddisfazione, soprattutto quando a praticarlo sono soggetti che non si conoscono ma che, comunque, sono disponibili a mettersi in gioco, con fiducia. Il fatto stesso di accettare lo scambio costringe a porsi in relazione, in ascolto, in dialogo. E non è poco, perché si tratta di innescare un processo che produce cambiamento. I nostri musei hanno estremo bisogno di aprire le proprie porte per far entrare chi non li conosce o chi, in base ad un assurdo pregiudizio, li evita; allo stesso tempo, hanno bisogno di uscire dalle proprie porte per dialogare con altre realtà, ecclesiastiche ma non solo, sperimentando nuove forme di interazione.

Ma è soprattutto la nostra società, sempre più chiusa nelle proprie paure e indisponibile a confrontarsi con l’altro, che ha estremo bisogno di aprirsi, di accettare il cambiamento, ricalibrando il proprio sguardo, il proprio modo di porsi di fronte a un mondo che cambia velocemente. Così è stato lanciato un input ai musei che aderiscono ad Amei perché formulassero la loro ipotesi di scambio, diversa a seconda del contesto e delle singole disponibilità. Si è trattato di utilizzare la fantasia che, come scrive Bruno Munari, «è libera di pensare qualunque cosa, anche la più assurda, incredibile, impossibile», l’immaginazione, che «rende visibile ciò che la fantasia, l’invenzione e la creatività pensano » e il coraggio di sperimentare.

Gli scambi sono stati effettuati con altri musei ecclesiastici, ma anche con il Muse – Museo delle Scienze di Trento, con il Museo delle Culture nel Mondo di Genova, con il Museo di Cultura Ebraica di Pitigliano, con il Museo del Precinema di Padova, con il Museo Tattile di Catania, con l’Orto botanico delle Alpi Apuane, con il Museo del Costume e del Tessuto di Spoleto, per citarne solo alcuni. Si scambiano opere, direttori, laboratori, pubblici, letture, musiche, mostre, cibi, racconti, ricordi, tradizioni, giochi. Persino un mazzo di fiori.

A Palermo si scambiano reliquie: la Casa Museo Puglisi offre all’ordine dei Domenicani la cotta e la stola del Beato Giuseppe Puglisi in cambio delle reliquie di San Domenico di Guzman, custodite in un ostensorio del Settecento. Il Diocesano di Trento propone al Muse il dipinto di Tullio Garbari raffigurante che il Museo delle Scienze ha esposto nella sezione dedicata all’evoluzione; in cambio riceve un airone cinerino, uccello denso di simbologie cristologiche, utilizzato da Annamaria Gelmi per creareLeukos, un’installazione artistica che dialoga con un Flügelaltar (altare con le ali) del XVI secolo.

Il Museo Diocesano di Genova scambia una pianeta seicentesca, realizzata con un tessuto che evoca la produzione turca, con un flauto obliquo proveniente da Ney ( Turchia) del Museo delle Culture nel Mondo. Il Museo e Galleria San Fedele di Milano, nell’ambito della mostra Maria Lai. Sul filo del mistero, propone uno “scambio” tra passato e presente: le opere di una delle interpreti più intense della ricerca estetica contemporanea vengono messe in dialogo con gli antifonari settecenteschi dove, come su fili sottili, si inseguono le note dei tetragrammi. Kronos, il museo della cattedrale di Piacenza, propone uno scambio nel nome di Francesco con il Museo della Collegiata di Castell’Arquato e la Pinacoteca del Seminario di Bedonia. Altri musei propongono scambi di sguardi: quelli di chi vive in Italia ma proviene da altri paesi, altre culture, altre fedi. Sguardi inediti sulle opere esposte che contribuiscono a cambiare prospettiva sul patrimonio che custodiamo.

Il Museo diocesano “Mons. Aurelio Sorrentino” di Reggio Calabria, oltre allo scambio tra la cittadinanza e gli ospiti di alcune Case accoglienza migranti della città, propone la mostra fotografica Anime salve, di Marco Costantino, un reportage sullo sbarco di profughi sulle coste calabre. Una forma di scambio che tutti i musei condivideranno consiste in un’offerta alimentare: l’invito rivolto ai visitatori è quello di portare un pacco di pasta, una scatola di biscotti, un kg di zucchero o altro in cambio dell’ingresso gratuito o di un piccolo dono. I prodotti alimentari raccolti verranno destinati a un’organizzazione certificata (Caritas o altro) che si occuperà di destinarli.

avvenire

Vaticano, scoppia un altro scandalo dipendente accusato di pedofilia

Città del Vaticano. I guai non finiscono mai. Ancora una volta Papa Francesco si trova a fronteggiare un caso parecchio imbarazzante. Un’altra grana da risolvere, un altro dispiacere. Stavolta a dare grattacapi è un dipendente che ogni tanto si intravedeva a Santa Marta, anche se era impiegato in un altro settore. In questi giorni è stato allontanato dal Vaticano con accuse pesanti: adescamento di minorenni via chat, materiale pedo pornografico. Il ragazzo, un laico di cui non sono note le generalità – è stato denunciato alla autorità giudiziaria vaticana in attesa che si completino le opportune verifiche per poi procedere la vicenda in tribunale. Tutto è nato a causa di alcuni filmati che giravano in rete e che sono stati intercettati dai gendarmi. Papa Francesco, saputo dell’accaduto, c’è rimasto male. Sbalordito e addolorato.

Conosceva questo giovane, come del resto conosce tutti coloro che vanno e vengono dal pensionato, una specie di hotel in cui risiedono anche monsignori e vescovi, e dove il ritmo quotidiano è quello di un qualsiasi albergo. Per Bergoglio è stato un brutto colpo. Ora il delicato caso è al vaglio della magistratura e della gendarmeria che sta svolgendo indagini a tempo di record, intanto al ragazzo residente in Italia – è stato interdetto l’ingresso nello stato vaticano. Non può accedervi in alcun modo. Al di là del Tevere nessuno vuole parlare apertamente di questa brutta storia ma le voci fanno presto a girare in un ambiente in cui tutti si conoscono. La storia scabrosa è venuta così a galla, ricca di particolari negativi e tante domande. Si dice che la minorenne che stava per cadere nella trappola di questo impiegato avesse appena 13 anni, una adolescente. Insistenze, ammiccamenti, promesse, immagini pornografiche. Insomma una brutta storia. Si tratta dell’ennesimo caso che lambisce l’ambiente in cui vive il pontefice e che per sua natura – dovrebbe essere forse più protetto e attrezzato ad allontanare potenziali scandali o anche solo cattivi esempi. Santa Marta si trova al centro dell’attenzione mediatica e questo caso è solo l’ultimo di una serie di incidenti incresciosi che sono gravitati in quell’area, a cominciare dal caso imbarazzante di monsignor Ricca, l’aiutante di Francesco sul quale giravano dossier sulla sua presunta omosessualità. Il Papa lo ha prima difeso ma poi lo ha allontanato, promuovendolo. Poi c’è stato il caso di monsignor Scarano, un altro prelato molto chiacchierato che si era visto anche pranzare qualche volta a Santa Marta e che ora è in galera a seguito di una inchiesta di riciclaggio.

La lista degli incidenti include anche Francesca Chaouqui, la pr (condannata dai magistrati vaticani) che durante il suo servizio alla Cosea cercò di introdurre a Santa Marta persino i genitori del premier Renzi. Il Papa una volta disse che la sua assunzione fu un errore. Ma tant’è. Poi la morte terribile della giovane centralinista, Miriam. Fu stroncata da un malore e ritrovata a casa sua in stato di avanzata decomposizione dopo giorni e giorni, senza che nessuno avesse mai sentito il bisogno di chiamarla per sapere come stava, anche se molti sapevano che era incinta. Infine il caso di Vallejo Balda, un altro monsignore che pranzava sempre al pensionato e che, in seguito, è stato processato e giudicato colpevole di avere passato all’esterno documenti importanti. Insomma, secondo alcuni cardinali, la scelta legittima e condivisibile di Papa Francesco di non volere abitare nell’appartamento pontificio ma a Santa Marta, forse alla lunga non si sta rivelando una buona mossa.

Il Mattino