Piano scuola Giannini: addio supplenze, premiato il merito

Roma, 27 ago. – Il ministro Stefania Giannini ha disegnato i punti qualificanti del nuovo corso della scuola che intende aprire: “Chi fa di piu’ prende piu’ soldi” ha annunciato. Uno stipendio per gli insegnanti agganciato, in qualche modo, al merito e alla carriera. Verranno abolite le supplenze “che fanno male a chi le fa e a chi le riceve”, come spiegato ancora dal ministro, e data piu’ autonomia agli istituti.

La risposta dei sindacati: primo giorno di scuola con sciopero. L’Unicobas, secondo cui e’ “inaccettabile” il progetto di riforma della scuola targato Giannini-Renzi, conferma lo sciopero annunciato per mercoledi’ 17 settembre, primo giorno in cui saranno aperte tutte le scuole del paese, con manifestazione dalla mattina sotto il ministero dell’Istruzione. “La Giannini, utilizzando il palco a lei piu’ congeniale (quello di CL, ovvero dei padrini delle scuole private) anticipa la sua ‘riforma’”, sottolinea Stefano d’Errico, segretario nazionale Unicobas, “‘merito’ ed eliminazione delle supplenze (perche’ farebbero ‘a chi le fa e a chi le riceve’). In buona sostanza, operazioni discrezionali invece degli automatismi d’anzianita’ ed eliminazione dei precari”.

Un impegno concreto, con risorse certe nella legge di Stabilita’ e il rinnovo del contratto di lavoro degli insegnanti, scaduto da ormai 5 anni. Senza di questo “si parla del nulla”. E’ la posizione delle principali sigle sindacali della scuola in merito alla “rivoluzione” per la scuola alla quale sta lavorando il governo. Contattati dall’Agi, i segretari generali di Flc Cgil, Mimmo Pantaleo, della Cisl Scuola, Francesco Scrima, e della Uil Scuola, Massimo Di Menna,mostrano chiarezza e determinazione: “Il governo faccia la sua proposta, poi sediamoci intorno a un tavolo e confrontiamoci.
Ma la nostra prima richiesta e’ il rinnovo del contratto”, dice con fermezza Scrima. “Dato che il contratto degli insegnanti e’ scaduto da 5 anni – gli fa eco Di Menna – che le retribuzioni sono al palo e che stanno agli ultimi posti nel raffronto con gli altri paesi europei, piuttosto che organizzare confronti, si mettano risorse nella legge di Stabilita’: questo e’ un elemento concreto sulla base del quale, poi, possiamo avviare un negoziato vero. Ma, ripeto, se non ci saranno risorse nella legge di Stabilita’ parliamo del nulla”. “Se le anticipazioni apparse sugli organi di stampa fossero vere – spiega invece Pantaleo – noi non siamo per niente tranquilli perche’ in pratica verrebbe riproposto il modello Gelmini. Aspettiamo pero’ un testo perche’ questa ministra dice tutto e il contrario di tutto, buttando frasi li’, forse cercando piu’ un effetto mediatico che altro. Per noi il primo punto e’ il contratto e la certezza delle risorse per la scuola”. Entrando piu’ in particolare nella questione delle supplenze, che il ministro Giannini ha annunciato di voler rivedere profondamente, “non si tratta della loro eliminazione tout court, ma di un modo diverso di programmarle”, sostiene Di Menna aggiungendo che “in via di principio, prevedere l’organico funzionale di reti di scuole non solo e’ condivisibile ma e’ una richiesta che abbiamo fatto da tempo come sindacato. E’ una cosa – evidenzia il sindacalista – che tra l’altro e’ gia’ prevista in un decreto legislativo del governo Monti, sul quale pero’ manca l’ok del ministero dell’Economia. Basta quindi risolvere questo problema e dare piena attuazione a quel decreto, che giace nei cassetti del dicastero di Viale Trastevere”.
“Bisogna capire cosa intende Giannini per organico funzionale di rete”, sottolinea ancora Pantaleo, ribadendo che “per noi occorre superare la distinzione tra organico di diritto e organico di fatto, stabilizzando chi e’ precario e quindi creando un organico stabile”. “Aspettiamo cosa verra’ fuori dal Cdm del 29 agosto – dice Scrima – perche’ non sappiamo ancora se si tratta di interventi di natura ordinamentale o sui programmi scolastici o sulla professionalita’ del personale docente. Certamente, la rivendicazione dell’organico funzionale il sindacato la fa da anni. Le supplenze sarebbero comunque biennali o triennali e in seguito si porrebbe sempre il problema della stabilizzazione di questi insegnanti”. Per quanto riguarda poi l’ingresso di privati nella scuola, secondo Di Menna “il problema e’ trovarli questi privati perche’ al momento non ci risulta che ce ne siano pronti a fare una corsa per investire in questo settore”.
E sull’eventuale detassazione delle iscrizioni negli istituti privati la Flc Cgil e’ sul piede di guerra: “noi siamo assolutamente contrari – avverte Pantaleo – e siamo pronti a dare battaglia perche’ sarebbe togliere risorse alla scuola pubblica a favore della scuola privata”. La strada sembra quindi tutta in salita. (AGI) .

MATURITA': UNGARETTI, ANNI '70 E FRASE ANDY WARHOL

Leggiamo con sconcerto la vicenda dell’insegnante di Trento che -sospettata di lesbismo- sarebbe stata convocata dalla Madre Superiora della scuola

di Antonia Sani – italialaica.it

Leggiamo con sconcerto la vicenda dell’insegnante di Trento che -sospettata di lesbismo- sarebbe stata convocata dalla Madre Superiora della scuola cattolica paritaria dove svolge il suo servizio, per un colloquio personale.

A quanto sembra, la suora l’avrebbe invitata a curare il suo “problema” con un “percorso riabilitativo”. Il rifiuto dell’insegnante avrebbe potuto comportare il non rinnovo del contratto.

Queste notizie di cronaca hanno già sollevato scandalo e proteste, e attestati di solidarietà alla docente.

Tuttavia vi sono aspetti di estrema gravità che meritano di essere stigmatizzati, per non lasciarli affondare in un’opinione pubblica su questi temi sempre incline al conformismo.

(Ne è palese dimostrazione quanto accaduto nel corso di quest’anno scolastico in istituti non privati bensì statali con le sanguigne contestazioni a programmi relativi all’introduzione di elementi di educazione di genere, sia nelle classi, che nella formazione di docenti delle Scuole dell’Infanzia)….

Colpisce sinistramente la proposta della Madre Superiora di un percorso riabilitativo, come se si trattasse di una “devianza” dovuta a malattia (abbiamo sentito questa tesi dai banchi del Parlamento per bocca dell’on. Binetti).

Che questa tesi alberghi ancora oggi in una scuola cattolica è testimonianza evidente della natura di “progetti educativi” sulla cui autonomia le scuole private hanno sì piena competenza, ma entro quali limiti?

L’art.33 recita “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione…..” . Il confine è sfumato, ma un confine non può non esserci.

Questo confine sono i principi costituzionali.

L’Art.3 è un confine che non può essere ignorato. Il rispetto per la persona, per le scelte identitarie, gli orientamenti sessuali sono conquiste che hanno i questi ultimi anni portato a riconoscimenti ufficiali resi possibili sulla base dell’Art.3 e di altre Carte relative ai Diritti Umani.

Può il “progetto educativo” di una scuola privata, sia pure di tendenza, non riconoscerli?

Si dirà: i genitori che iscrivono i figli alle scuole cattoliche non accettano insegnanti omosessuali. Questa è la forza di queste scuole: la ricerca di compiacere una clientela arroccata su posizioni che non corrispondono nemmeno più a tanta parte del mondo cattolico.

Ma fino a quali estremi può spingersi un “progetto educativo”, sia pure legittimamente “di tendenza”?

Certamente non dovrebbero essere erogati contributi pubblici, come recita l’art.33; questa è una prova in più dell’incostituzionalità della legge 62/2000 che iscrive scuole statali e private paritarie in un unico sistema scolastico nazionale.

Una riflessione però sulla libertà dei progetti educativi, credo vada fatta. Siamo una Repubblica democratica fondata sui principi costituzionali.

I titoli di studio delle scuole private devono ottenere il riconoscimento dello Stato.

Possono questi principi essere smentiti nel progetto di una scuola privata, paritaria o no?

Se la vicenda corrisponde a quanto abbiamo appreso dalle cronache, credo che l’insegnante in questione non dovrebbe lasciar perdere.
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MATURITA': UNGARETTI, ANNI '70 E FRASE ANDY WARHOL

negli ultimi 3 anni sono stati tagliati circa 80 mila posti di lavoro per docenti

Possesso del dottorato di ricerca nelle materie individuate dalla nota di Luigi Fiorentino, capo di gabinetto del ministro Profumo (Nuovi media, E-Government, Open Data, Social Innovation); e non aver compiuto 40 anni di età. Questi i prerequisiti per presentare entro il 15 gennaio la domanda corredata dal curriculum vitae per partecipare alla selezione dei collaboratori del ministro dell’Istruzione. In un criterio di apprezzabile trasparenza, gli incarichi – si legge nella nota – vengono conferiti “per la prima volta previo avviso pubblico e conseguente valutazione comparativa dei curricula, sia per garantire la piena applicazione del principio di trasparenza sia per assicurare l’elevata e qualificata professionalità dei soggetti cui verrà conferito l’incarico, selezionati nell’ambito di un’ampia rosa di candidature“. Non manca nulla: decorrenza dei 6 incarichi e trattamento economico.

Dopo quello di Matteo Renzi – che è giovane, ma talmente giovane che sulla sua patente ha la foto dell’ecografia (grazie Crozza!) – ecco la dilagante ondata di giovanilismo a rischio di demagogia di Francesco Profumo. Sa il ministro che a 40 anni oggi, grazie alle politiche di “flessibilizzazione” delle condizioni di lavoro, nel campo della ricerca si è appena svezzati, così come in quello dell’insegnamento scolastico, dove l’età media del personale è di 47 anni?

Non mi si fraintenda: sono felice che qualcuno si preoccupi delle sorti dei giovani in questo Paese. Ma l’iniziativa mi sembra fare il paio con l’annuncio di qualche giorno fa, relativo al futuribile, tutto da costruire e già contestato maxi concorso, il cui scopo introdurre una leva di insegnanti giovani, ciò di cui la scuola ha bisogno.

L’annuncio è stato fatto senza considerare il fatto che negli ultimi 3 anni sono stati tagliati circa 80 mila posti di lavoro per docenti. E in contraddizione almeno aritmetica – se non politica – con il fatto che l’unica certezza attuale giuridica è la messa in atto di un processo di invecchiamento del personale, in virtù dell’innalzamento dell’età pensionabile.

Forse, prima di improvvisare esternazioni entusiastiche ed entusiasmanti e di innescare aspettative frustranti, sarebbe stato opportuno avere – e poter fornire, proprio in nome della evocata necessità di trasparenza – un quadro concreto dei posti davvero disponibili. E, soprattutto, annunciare anche la volontà di mettere i “precari”, che attendono da anni l’opportunità di stabilizzare la propria condizione e che sono invecchiati contribuendo a far funzionare il sistema scolastico, nelle condizioni di emanciparsi da una condizione che non è solo lavorativa, ma esistenziale.
ilfattoquotidiano

Credevamo che le favole della Gelmini si fermassero all’affermazione che la sua riforma della scuola è “epocale”

Speravamo che le “fole” fossero terminate con le dichiarazioni del ministro-avvocato a Porta a porta, quando forte di una solida preparazione giuridica, spiegò che la competenza sul caso Ruby era dei magistrati di Monza e non di Milano. Invece no, è arrivato in libreria “Quando diventerai grande”, raccolta di fiabe dedicate a sua figlia Emma (Mondadori). Trentatré storie, raccolte tra le più popolari d’Italia, ognuna con un insegnamento e una morale. Protagonisti draghi, mugnai, principesse. Perfino Nerone, alle prese con una coraggiosa filatrice che si permette di fargli presente che non è proprio un illuminato imperatore. Lui, invece che darle fuoco, la premia. La storia si conclude con una pseudo citazione di Rino Gaetano (scusa Rino): “Non è più il tempo in cui Berta filava”. Favoletta con intenzioni femministe: una fanciulla, di nome Caterina viene impalmata da un re a condizione che non s’intrometta mai negli affari di governo. Lei “accetta felice” ma poi con un’astuzia gli fa capire che proprio scema non è e si fa promettere dallo sposo “di non prendere mai decisioni senza prima consultare la moglie”. E noi che pensavamo che l’autonomia intellettuale fosse già una conquista acquisita dalle donne. Non si finisce mai di imparare (specie dal ministro dell’istruzione).

C’è poi una fiaba dove una bimba ingorda si pappa una padella di ciambelle che doveva consegnare allo zio Lupo insieme a una bottiglia di vino. La fanciullina fa una brutta fine perché il famelico parente fa di lei un sol boccone. “La bambina finisce male perché imbroglia per la troppa golosità” spiega la Gelmini in nota. Insomma ragazzi, occhio a rubare la marmellata e a imbrogliare, che poi son dolori. Potete al massimo evadere un po’ le tasse, corrompere qualche giudice, taroccare i bilanci o falsificare qualche firma nelle liste elettorali. In quel caso vi danno un bel posto al Governo o al consiglio regionale.

Sara Giudice (nella foto), la ex pidiellina che ha raccolto 12 mila firme per chiedere le dimissioni dal Consiglio regionale di Nicole Minetti, (l’igienista dentale che legifera per i cittadini della Lombardia) ha raccontato ieri un’altra bella favoletta, che ha per protagonista mamma Mariastella. Spiega la Giudice (sarà per il cognome che non è simpatica agli amici del premier?) di aver ricevuto una telefonata della Gelmini che la pregava di non intervenire ad Annozero: “in questo momento la situazione del Presidente è delicata, la presenza da Santoro sarebbe poco opportuna”. Non solo. Ecco cosa ha detto la Giudice in un’intervista al Fatto: “Sono stata avvicinata da alcuni dirigenti del Pdl, che so per certo essere persone di fiducia di Mariastella Gelmini. Mi hanno proposto un caffè con Nicole Minetti in favore di telecamera, una specie di “carrambata” per chiudere l’incidente. E per essere convincenti, conoscendo la mia condizione di precaria, mi hanno fatto capire che se avessi accettato ci sarebbe stato un lavoro alla Mondadori per me”.

Questa è la trantaquattresima favola, la più istruttiva: quella della precaria che si può guadagnare un posto sicuro. Titolo: “Nel Paese dove tutto è in vendita”.

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