I malati di Sla sull’Ice bucket challenge: «Basta “secchiate”, vogliamo i diritti»

di Evaristo Sparvieri

REGGIO EMILIA. «Io, mia moglie Donatella e tutti noi del comitato 16 Novembre lottiamo da anni per veder riconosciuti i nostri diritti, ricevendo continue secchiate in faccia, con promesse che non vengono mai rispettate. Questi sono solo giochi mediatici». Parla in maniera pacata ma decisa, affidando alle sue parole anche le impressioni di sua moglie Donatella Chiossi, da circa dieci anni affetta da Sla. E di fronte al fenomeno mondiale dell’Ice Bucket Challenge, la “secchiata gelata” di solidarietà che sta dilagando sul web – alla cui popolarità mondiale non sembra tuttavia corrispondere in Italia un equivalente successo nelle donazioni – mostra una giusta dose di scetticismo, preferendo che all’attenzione mediatica riservata a video poco più che goliardici si sostituisca un intervento definitivo delle istituzioni. Perché per Stefano Daolio e sua moglie, Donatella Chiossi, troppe sono state le promesse non mantenute. Da parte di tutti i governi che si sono succeduti. La richiesta? In fondo è stata sempre una sola: essere trattati con la giusta dignità nella difficile lotta contro questa terribile malattia.

SOLO UN’INVENZIONE MEDIATICA. «Penso che la “doccia gelata” sia solo un’invenzione mediatica che fa il gioco dell’attenzione momentanea di un problema che riguarda migliaia di persone in tutta Italia – afferma Daolio – si tratta di persone che, invece, sono sostanzialmente dimenticate. Io e Donatella lottiamo ricevendo continue secchiate gelide in faccia: si sono già succeduti tre governi e riceviamo solo parole vane. Le secchiate dovremmo gettarle a quei politici che non hanno dignità nel rispettare le promesse». Più volte Daolio, insieme a sua moglie Donatella e agli altri esponenti del comitato, sono scesi in piazza, a Roma, davanti ai palazzi delle istituzioni, in presidio, con la speranza di essere ascoltati. «L’ultima manifestazione a fine maggio – aggiunge Daolio – davanti al ministero dell’Economia. Lo abbiamo scelto come luogo simbolo in cui si prendono decisioni. E siamo ancora in attesa che vengano mantenute le promesse fatte a fine maggio: ci avevano detto che ci sarebbe stato un tavolo di trattativa entro quaranta giorni. Basta farsi due conti per rendersi conto quanto ci ascoltano».

C’E’ BISOGNO DI RISORSE. In sintesi, dal comitato chiedono al Governo di investire le risorse attualmente destinate all’assistenza per i malati di Sla destinandole direttamente ai singoli malati, in modo che possano decidere in piena autonomia come affrontare la propria malattia: «Il costo di un malato messo in istituto è elevatissimo – spiega Daolio – quello di un malato che invece decide, come farebbe il 90% dei malati, di stare a casa assistito da chi desidera, sarebbe infinitamente inferiore. È questa la nostra proposta, va verso il risparmio e una migliore allocazione di risorse pubbliche. Ogni volta ci dicono che va bene. Poi siamo ancora qui ad aspettare. Ma come tutti i malati di Sla che abbiano sviluppato tutte le fasi, c’è bisogno di assistenza 24 ore su 24, con complessità di assistenza e costi allucinati». Nel fenomeno mediatico delle secchiate, fra vip e personaggi comuni, anche il premier Matteo Renzi. «Avrebbe fatto bene a darsi anche il secchio in testa – commenta Daolio – non serve a niente chiedere soldi generici con queste iniziative: a chi vanno? Come lo si impiega questo denaro? Ogni volta sembra di tornare all’inizio delle questioni: non si possono affrontare tragicità e drammaticità con un attitudine priva di ogni riflessione e di ogni conoscenza. Lascia veramente con l’amaro in bocca».

Gazzetta di Reggio

migliorsalute

Una speranza per Ebola, a settembre via al test del vaccino

Inizieranno il prossimo mese i primi test per un vaccino contro il virus di Ebola, che sta mietendo quasi mille vittime in Africa occidentale, ed il ‘farmaco’ potrebbe gia’ essere pronto nel 2015. Il tutto senza ricorrere al siero segreto sviluppato negli Usa, ‘Zmapp’, usato sui primi due americani contagiati. Lo ha annunciato il capo della divisione vaccini dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (Oms), Jean-Marie Okwo Bele, specificando che la ricerca sara’ effettuata dal colosso farmaceutico britannico GlaxoSmithKline.
Nel tentativo di arginare l’epidemia di Ebola, il governo della Guinea ha annunciato la chiusura delle frontiere con Sierra Leone e Liberia, insieme alla Nigeria gli altri Stati dell’Africa occidentale minacciati dal morbo.

Il ministro della Sanita’ guinenano, Remy Lamath, ha precisato che si tratta comunque di un provvedimento a carattere “provvisorio”, adottato dopo consultazioni con i due Paesi interessati. Anche le autorita’ liberiane avevano del resto deciso di chiudere i confini gia’ alla fine di luglio. Il Governo nigeriano ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per il virus Ebola. La decisione del Presidente, Goodluck Jonathan, e’ stata annunciata ieri sera e prevede anche uno stanziamento di 9 milioni di euro. Le scuole resteranno chiuse e ci sono limitazioni per gli ingressi nel Paese. I morti nigeriani restano, per ora, due. Vengono pero’ monitorati i sintomi di 139 malati. (AGI)

Ebola, dichiarata l’emergenza sanitaria internazionale. Ecco cosa cambia in Italia

Dall’allarmismo anti-migranti di Salvini alle raccomandazioni (serie) di scienziati e politici

Secondo l’Emergency Committee istituito dell’Organizzazione mondiale della sanità, l’epidemia di Ebola in corso in Africa occidentale è una «emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (Uspp)». Uno status che comporta misure aggiuntive di contenimento e che fino ad ora era stato decretato solo per la pandemia di influenza “suina” H1N1, e poche settimane fa per la polio.

Il Comitato di emergenza dell’Oms ha detto che «l’epidemia di Ebola in Africa Occidentale costituisce un “evento straordinario”, e un rischio di salute pubblica per gli altri Stati le possibili conseguenze di un’ulteriore diffusione internazionale espansione sono particolarmente gravi, guardando alla virulenza del virus, ai modelli di trasmissione ad alta intensità nelle comunità e nella struttura sanitaria, ed ai sistemi sanitari deboli che attualmente riguardano la maggior parte dei Paesi a rischio. Le possibili conseguenze di un’ulteriore diffusione internazionale sono particolarmente gravi, e una risposta internazionale coordinata è ritenuta essenziale per fermare e invertire la diffusione internazionale di Ebola. E’ parere unanime del comitato che siano soddisfatti i criteri per dichiararla emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale: «Sono state soddisfatte le condizioni per una emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (Usppi)»

Alla luce della delle dichiarazioni dei rappresentanti di Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone che hanno partecipato in videoconferenza alla riunione di Ginevra, il ioni del comitato, l’Emergency Committee ha fatto notare le diverse sfide alle quali sono di fronte i Paesi colpiti: «I loro sistemi sanitari sono fragili con deficit significativi in ​​termini di risorse umane, finanziarie e materiali, con conseguente compromissione della capacità di costruire una risposta a Ebola con un controllo adeguato dei focolai; L’inesperienza nel trattare i focolai di Ebola; le percezioni errate della malattia, compreso come la malattia si trasmette, sono comuni e continueranno à ad essere una grande sfida in alcune comunità; L’elevata mobilità delle popolazioni ed i diversi casi di circolazione transfrontaliera dei viaggiatori con infezione; Diverse generazioni di trasmissione si sono verificati nelle tre capitali di Conakry (Guinea); Monrovia (Liberia) e Freetown (Sierra Leone); Un elevato numero di infezioni sono state identificati tra gli operatori sanitari, mettendo in evidenza inadeguate pratiche di controllo delle infezioni in molte strutture».

L’Emergency Committee dell’Oms invita i Capi di Stato, i ministri della salute e i leader politici ad assumersi in prima persona la responsabilità di dichiarare lo Stato di emergenza e di informare la popolazione di quello che sta accadendo e di come affrontarlo impedendo la diffusione di Ebola. Gli Stati confinanti dovrebbero controllare le frontiere e segnalare immediatamente possibili casi, isolando subito eventuali focolai.

Per quanto riguarda gli altri Stati, il Comitato di emergenza dell’Oms dice che «non ci dovrebbe essere alcun divieto generale di viaggi o commercio internazionali; dovrebbero essere attuate le limitazioni descritte in queste raccomandazioni per quanto riguarda i viaggi e i contatti in caso di virus Ebola. Gli Stati membri dovrebbero fornire ai viaggiatori nelle zone colpite da e a rischio informazioni pertinenti sui rischi, le misure per ridurre al minimo tali rischi e la consulenza per la gestione di una potenziale esposizione. Tutti insieme dobbiamo essere preparati a individuare, indagare e gestire i casi di Ebola; questo dovrebbe includere l’accesso sicuro a un laboratorio diagnostico qualificato per l’Ebola e, nel caso, la capacità di gestire i viaggiatori provenienti da zone infette note per Ebola che arrivano negli aeroporti internazionali o ad importanti valichi terrestri con una inspiegabile malattia febbrile. All’opinione pubblica in generale dovrebbero essere fornite informazioni accurate e pertinenti sul focolaio e le misure per ridurre il rischio di esposizione ad Ebola. Gli Stati membri dovrebbero essere preparati per facilitare l’evacuazione e il rimpatrio dei cittadini (ad esempio, operatori sanitari) che sono state esposte al virus Ebola».

L’esatto contrario di quanto scritto sulla sua pagina Facebook dal segretario della Lega Nord Matteo Salvini: «Malato di Ebola arriva in Spagna, è il primo caso in Europa. Ma Renzi e Alfano continuano col suicidio del Mare Nostrum. Perché secondo voi?». Un post allarmistico che, senza dirlo ma facendolo capire, mette in relazione Ebola con l’arrivo dei migranti sulle nostre coste, con la tesi sottesa che “i clandestini” portano le malattie e quindi anche Ebola. Quello che il capo dei leghisti si dimentica di dire è che il malato che sarebbe arrivato sulle coste spagnole, attraversando il Mediterraneo clandestinamente, è in realtà un missionario spagnolo di 75 anni, che ha contratto il virus in Liberia e che è stato rimpatriato volontariamente dalla Spagna a bordo di un aereo militare.

Siamo mille miglia lontani dalla serietà con la quale bisognerebbe affrontare la tragedia del l’attuale epidemia di Ebola, che la direttrice dell’Oms, Margaret Chan, ha definito «la peggiore che si sia avuta in almeno 40 anni. Ci sono le condizioni per dichiarare l’epidemia un’emergenza di salute pubblica internazionale. Uno sforzo coordinato a livello internazionale è indispensabile per fermare la diffusione del virus»

Keiji Fukuda, vicedirettore dell’Oms per la sicurezza della salute, ha sottolineato che «ebola non è una malattia misteriosa, si può fermare. Abbiamo preparato raccomandazioni sia per gli Stati affetti che per quelli che ancora non lo sono. La prima è che tutti i Paesi in cui c’è trasmissione del virus dichiarino lo stato di emergenza nazionale».

Ebola sta seminando il panico anche negli Usa, dove il direttore del Center for Disease Control and Prevention (Cdc), Tom Frieden, non reagisce certo alla Salvini. Durante un’audizione al Congresso, ha annunciato: «Per questa epidemia ho attivato il centro operativo di emergenza del Cdc a livello uno. Si tratta del nostro più alto livello di risposta. Questo non significa che c’è un rischio più elevato per gli americani, questo significa che dispieghiamo degli sforzi importanti per fare tutto quel che è in nostro potere per fermare l’epidemia». Anche per Frieden si tratta di «una crisi senza precedenti. Se la tendenza si mantiene, entro qualche settimana avremo più casi riportati di questa epidemia che in tutte le epidemie di Ebola precedenti messe insieme. Nel mondo interconnesso di oggi, il miglior modo di proteggere tutto il mondo è fermare l’epidemia alla fonte».

Anche il ministro della Salute italiano, Beatrice Lorenzin, ha ribadito quanto continuano a dire medici e virologi: «Non c’è alcun pericolo in relazione al virus Ebola e non ci devono essere forme di psicosi, bensì forme di allerta che tutti i Paesi hanno attivato e l’Italia per prima, a partire da posti come aeroporti e luoghi di fruizione turistica».
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Lebbra, un caso a Treviso

Il caso di lebbra riscontrato ad un bengalese nel trevigiano è, ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia, “sotto controllo e non c’è nessun allarme, ma l’ attenzione sanitaria resta al massimo anche sul fronte di mare nostrum”. Zaia, in una conferenza stampa all’ospedale di Treviso dove è stato riscontrato il caso, ha ribadito che “la situazione è totalmente sotto controllo e lo è anche grazie all’attenzione e alla velocità diagnostica dei medici di questo nosocomio, che hanno rinvenuto questa patologia in un paziente ricoverato per tutt’altri problemi. Questo approccio, per il quale ringrazio l’ ospedale ed i suoi sanitari, – ha aggiunto – è di per sé stesso garanzia di sicurezza e attenzione”. Il paziente è un bengalese di 37 anni, che era stato inizialmente ricoverato per problemi cardiaci.

“Questo tipo di patologia – hanno spiegato i sanitari – è a basso tasso di infettività e si trasmette solo con contatto diretto prolungato. Le terapie sul paziente stanno dando i risultati attesi e la profilassi sui contatti familiari è stata avviata”. “Ciò nonostante – ha detto Zaia – dobbiamo prendere realisticamente atto della possibilità, non escludibile a priori, che alcune malattie da tempo debellate possano riprendere vigore anche da noi e la salvaguardia della salute dei cittadini Veneti è un mio obbligo costituzionale. Per questo l’attenzione dell’intero sistema sanitario veneto rimane al massimo, sia sul piano della prevenzione che su quello della profilassi dove e quando necessaria”.

Usl Treviso: no problemi contagio – Le autorità sanitarie dell’azienda sanitaria locale Usl 9 di Treviso hanno tranquillizzato oggi l’opinione pubblica, nel corso di un incontro con la stampa ed alla presenza del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, in merito a possibili rischi di contagio dopo il caso di lebbra riscontrato ieri su un cittadino del Bangladesh. Secondo i medici, infatti, l’unica precauzione necessaria assunta è stata quella di ricoverare il paziente in una camera singola, in uno stato di isolamento precauzionale, e di controllare le cinque persone conviventi nella stessa abitazione a Quinto di Treviso (Treviso). La lebbra, è stato spiegato, è veicolata da un batterio “simile a quello della Tbc ma più lento” che viene “distrutto dai globuli bianchi quasi sempre”. L’incubazione è di sei-otto anni e dunque l’origine della patologia riscontrata nel paziente è ricondotta con tutta probabilità ad un contagio nel paese natale, dal quale è partito otto anni fa. Rispondendo ad una domanda sull’eventualità di un contagio da Ebola in Italia, i vertici della sanità trevigiana hanno escluso qualsiasi rischio dato che, hanno spiegato, il fenomeno “è concentrato in un’area rurale di una zona dell’Africa” e che il decorso letale “è molto rapido e dunque incompatibile con la lunghezza di un viaggio per raggiungere l’Europa di una persona contagiata”.

SCHEDA, COS’È E COME SI TRASMETTE LA LEBBRA – La lebbra, o morbo di Hansen, è causata dal Mycobacterium leprae, un batterio che cresce lentamente, con un periodo di incubazione che varia dai 5 ai 20 anni. Si trasmette, spiega l’Oms, via saliva e muco nasale di pazienti con la malattia in fase molto avanzata, ma non è considerata molto infettiva. I sintomi principali sono a carico della pelle, dei nervi periferici, della mucosa del tratto respiratorio superiore e degli occhi. Se non trattata la lebbra può portare a danni ai nervi, che comportano debolezza muscolare e atrofia con disabilità permanente. Il trattamento della lebbra dura 6-12 mesi, con una terapia a base di diversi farmaci, che hanno pochi effetti collaterali e non danno resistenza.

Nel 2011,ultimo anno per cui sono disponibili statistiche, ci sono stati circa 220mila casi di lebbra nel mondo, in prevalenza concentrati nel sud est asiatico (160mila), ma anche in Africa, America, Mediterraneo orientale e Pacifico occidentale. In totale hanno segnalato casi 105 paesi del mondo. ‘’In Europa – spiegano gli esperti dell’Oms – negli ultimi anni non sono stati segnalati casi, ma sporadicamente qualche stato ancora ne registra’’. La percentuale di bambini sul totale varia notevolmente da nazione a nazione, e può passare dal 2,3% della Cina al quasi 40 della maggior parte dei paesi africani.

 

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L’ebola sbarca in Europa. Dopo gli Stati Uniti anche la Spagna ha rimpatriato un cittadino colpito dal virus

Sarebbe così il primo caso di un malato che mette piede nel Vecchio Continente. Mentre l’Organizzazione Mondiale della sanità (Oms) ha convocato una riunione d’emergenza per prendere, nel giro di un paio di giorni, le misure da prendere per far fronte a un’epidemia che non riescono più a contenere, il virus ha contagiato già 1.711 persone. Di queste 932 sono morte. Soltanto dal 2 al 4 agosto, in Guinea Conakry, Liberia, Sierra Leona e Nigeria, ci sono stati 108 casi nuovi e 45 decessi. E questa mattina è stato registrato anche il primo decesso in Arabia Saudita: di rientro dalla Sierra Leone, è stato stroncato da un arresto cardiaco con sintomi riconducibili al virus.

Il governo spagnolo ha inviato un aereo dell’aeronautica in Liberia per rimpatriare Miguel Pajares, un anziano missionario spagnolo contagiato dal virus. Si tratta del primo paziente positivo al micidiale virus che tocca il suolo europeo. Le autorità spagnole hanno comunque tenuto a precisare che il rischio di contagio è “molto basso”. Raggiunto telefonicamente dall’emittente spagnola ABC il sacerdote si è detto molto felice del rimpatrio: “Mi solleva il morale, è fantastico, vale la pena di lottare”. Da venerdì il missionario, in Liberia da cinquant’anni, si trovava in isolamento all’ospedale San Giuseppe di Monrovia, dove lavora da sette anni insieme ad altre cinque persone dell’ordine religioso di San Giovanni di Dio. È stato proprio l’ordine religioso a sollecitare il rimpatrio del sacerdote. Il nosocomio è stato chiuso dopo la morte del direttore Patrick Nshamdzea che il religioso spagnolo aveva accudito. L’ordine religioso ha reso noto che sono risultate positive al virus anche due sorelle missionarie dell’Immacolata Concezione, Chantal Pascaline Mutwamene (congolese) e Paciencia Melgar (guineiana). “La situazione è molto grave in Liberia: molti stanno morendo, le persone non sono ben curate – ha detto Melgar all’emittente TVE spagnola – non c’è una forte struttura sanitaria in grado di farvi fronte a questa emergenza, non ci sono abbastanza mezzi e la maggior parte delle vittime nuore di abbandono”.

Il Giornale

Ebola: allarme Oms, “ha ucciso 932 persone, 1711 i contagiati”

L’epidemia di ebola in Africa occidentale ha contagiato gia’ 1.711 persone, delle quali 932 sono morte. Questo l’ultimo conteggio effettuato dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’.
Dal 2 al 4 agosto, nei quattro Paesi interessati dall’epidemia -Guinea Conakry, Liberia, Sierra Leona e Nigeria- ci sono stati 108 casi nuovi e 45 decessi.

Intanto il ministro della Salute italiano, Beatrice Lorenzin, ribadisce che “non c’e’ alcun rischio di contagio Ebola in Italia”. Durante il question time alla Camera, il ministro ha sottolineato che “l’Italia si e’ allertata da mesi, siamo stati tra i primi”, ha detto. “Abbiamo allertato aeroporti, compagnie aeree, personale navigante, porti che da mesi fanno controlli sui passeggeri. Sui rifugiati, dal 21 giugno iniziato a mare una serie di controlli, e predisposto sistemi per fare quarantena a bordo. Ritengo di tranquillizzare la popolazione italiana e ringrazio gli operatori della marina e del servizio sanitario nazionale per il lavoro instancabile che stanno effettuando da mesi”.

Dagli specialisti dell’Ebola del Regno Unito arriva un appello affinche’ il siero “miracoloso”, usato con i due americani rimpatriati lo scorso fine settimana, “venga dato a tutti nell’Africa occidentale”. I due missionari ora in isolamento ad Atlanta, Kent Brantly e Nancy Writebol, sono infatti stati trattati con un ritrovato medico che avrebbe dato buoni risultati gia’ a poche ore dalla somministrazione. Ora i tre specialisti, Peter Piot, che scopri’ il temibile virus nel 1976, David Heymann, direttore del Chatham House Centre on Global Health Security, e Jeremy Trust del Wellcome Trust dicono che “ai governi africani dovrebbe essere consentito di prendere decisioni informate sull’usare o meno questi prodotti sperimentali”, riporta l’Independent. Per questo, ora, i tre scienziati chiedono all’Organizzazione mondiale della sanita’ di attivarsi per fornire all’Africa occidentale nuove medicine attualmente in fase di sperimentazione, anche considerando il propagarsi dell’epidemia, che ha finora causato piu’ di 900 vittime, con una mortalita’ che puo’ essere anche del 90% ma che in queste ultime settimane si e’ attestata attorno al 60%.
Anche da Liberia, Sierra Leone, Guinea e Nigeria, intanto, scrive ancora l’Independent, iniziano ad arrivare appelli alla liberalizzazione di queste sostanze.

agi

Ebola: Lorenzin, no a psicosi, siamo tranquilli

Sulla diffusione del virus ebola in Italia non c’e’ alcun allarme. “Siamo tranquilli e non e’ il caso che si diffonda alcuna forma di psicosi”. A rassicurare i cittadini e’ stato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a margine della presentazione del nuovo Patto per la salute 2014-2016, organizzato da Nuovo centro destra oggi pomeriggio a Roma. Il ministro ha tenuto a precisare che istituzioni sanitarie e Forze dell’Ordine hanno “attivato sistemi di allerta in porti e aeroporti in tutti i Paesi occidentali e l’Italia e’ stata tra i primi. E’ importante inoltre che gli italiani sappiano che a bordo delle navi che soccorrono i barconi dei migranti ci sono medici che effettuano un primo screening. Quindi – ha aggiunto – ammesso che qualcuno infettato dal virus riesca ad affrontare il viaggio e a raggiungere le coste italiane, verrebbe individuato immediatamente prima dello sbarco”. Il ministro ha infine ricordato che “il contagio del virus avviene attraverso i fluidi corporei e dunque, in un Paese come il nostro dove vengono rispettate tutte le fondamentali norme igienico-sanitarie – ha concluso – e’ estremamente difficile che il virus si diffonda.

agi