I malati di Sla sull’Ice bucket challenge: «Basta “secchiate”, vogliamo i diritti»

di Evaristo Sparvieri

REGGIO EMILIA. «Io, mia moglie Donatella e tutti noi del comitato 16 Novembre lottiamo da anni per veder riconosciuti i nostri diritti, ricevendo continue secchiate in faccia, con promesse che non vengono mai rispettate. Questi sono solo giochi mediatici». Parla in maniera pacata ma decisa, affidando alle sue parole anche le impressioni di sua moglie Donatella Chiossi, da circa dieci anni affetta da Sla. E di fronte al fenomeno mondiale dell’Ice Bucket Challenge, la “secchiata gelata” di solidarietà che sta dilagando sul web – alla cui popolarità mondiale non sembra tuttavia corrispondere in Italia un equivalente successo nelle donazioni – mostra una giusta dose di scetticismo, preferendo che all’attenzione mediatica riservata a video poco più che goliardici si sostituisca un intervento definitivo delle istituzioni. Perché per Stefano Daolio e sua moglie, Donatella Chiossi, troppe sono state le promesse non mantenute. Da parte di tutti i governi che si sono succeduti. La richiesta? In fondo è stata sempre una sola: essere trattati con la giusta dignità nella difficile lotta contro questa terribile malattia.

SOLO UN’INVENZIONE MEDIATICA. «Penso che la “doccia gelata” sia solo un’invenzione mediatica che fa il gioco dell’attenzione momentanea di un problema che riguarda migliaia di persone in tutta Italia – afferma Daolio – si tratta di persone che, invece, sono sostanzialmente dimenticate. Io e Donatella lottiamo ricevendo continue secchiate gelide in faccia: si sono già succeduti tre governi e riceviamo solo parole vane. Le secchiate dovremmo gettarle a quei politici che non hanno dignità nel rispettare le promesse». Più volte Daolio, insieme a sua moglie Donatella e agli altri esponenti del comitato, sono scesi in piazza, a Roma, davanti ai palazzi delle istituzioni, in presidio, con la speranza di essere ascoltati. «L’ultima manifestazione a fine maggio – aggiunge Daolio – davanti al ministero dell’Economia. Lo abbiamo scelto come luogo simbolo in cui si prendono decisioni. E siamo ancora in attesa che vengano mantenute le promesse fatte a fine maggio: ci avevano detto che ci sarebbe stato un tavolo di trattativa entro quaranta giorni. Basta farsi due conti per rendersi conto quanto ci ascoltano».

C’E’ BISOGNO DI RISORSE. In sintesi, dal comitato chiedono al Governo di investire le risorse attualmente destinate all’assistenza per i malati di Sla destinandole direttamente ai singoli malati, in modo che possano decidere in piena autonomia come affrontare la propria malattia: «Il costo di un malato messo in istituto è elevatissimo – spiega Daolio – quello di un malato che invece decide, come farebbe il 90% dei malati, di stare a casa assistito da chi desidera, sarebbe infinitamente inferiore. È questa la nostra proposta, va verso il risparmio e una migliore allocazione di risorse pubbliche. Ogni volta ci dicono che va bene. Poi siamo ancora qui ad aspettare. Ma come tutti i malati di Sla che abbiano sviluppato tutte le fasi, c’è bisogno di assistenza 24 ore su 24, con complessità di assistenza e costi allucinati». Nel fenomeno mediatico delle secchiate, fra vip e personaggi comuni, anche il premier Matteo Renzi. «Avrebbe fatto bene a darsi anche il secchio in testa – commenta Daolio – non serve a niente chiedere soldi generici con queste iniziative: a chi vanno? Come lo si impiega questo denaro? Ogni volta sembra di tornare all’inizio delle questioni: non si possono affrontare tragicità e drammaticità con un attitudine priva di ogni riflessione e di ogni conoscenza. Lascia veramente con l’amaro in bocca».

Gazzetta di Reggio

migliorsalute

Via tossina frutta senza alcol, scoperta

Parte da Sassari una scoperta che viene incontro anche alla dieta islamica. Un gruppo di microbiologi dell’Università sarda ha elaborato un rimedio per eliminare la ocratossina A, una micotossina della frutta, senza produrre alcol: è una novità di rilievo internazionale. La scoperta sarà infatti capace di soddisfare la dieta “halal” che, in base alle leggi islamiche, vieta il consumo di alcol. Le micotossine, generate da funghi, possono provocare gravi danni al sistema renale.

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Ebola, muore il prete spagnolo. L’Oms: sì al siero sperimentale

enrico caporale

Mentre le vittime di Ebola superano quota mille (1013, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della Sanità) e gli esperti della stessa Oms danno il via libera all’uso di farmaci sperimentali per contenere l’epidemia in Africa occidentale, Miguel Pajares, il missionario spagnolo a cui due giorni fa è stato somministrato l’unico farmaco sperimentale in circolazione (Zmapp), muore all’ospedale Carlos III di Madrid (il decesso è stato comunicato ieri alle 9.28 di mattina). Pajares era stato il terzo contagiato (su 1848) a ricevere Zmapp, dopo gli ottimi risultati che il siero aveva dato sugli altri due missionari, gli americani Kent Brantly e Nancy Writebol (tutti e tre avevano contratto il virus in Liberia). Probabilmente, fanno sapere gli esperti, per Pajares ha inciso l’età (75 anni contro i 33 e i 59 rispettivamente di Brantly e Writebol) e il fatto che il farmaco gli è stato somministrato tardi (il limite massimo sarebbero 48 ore dall’insorgere dei primi sintomi, ndr).

 

Ciononostante, la prima vittima europea di Ebola riaccende il dibattito sulla necessità o meno di utilizzare farmaci sperimentali. L’agenzia per la sanità pubblica canadese donerà un vaccino sperimentale. Le autorità canadesi – riporta il Globe and Mail – stanno trattando con i partner internazionali per definire l’esatto numero di dosi. Il Canada ne avrebbe 1.500, che non sono ancora state testate sulle persone e, secondo indiscrezioni, sarebbe pronto a inviarne all’estero 800-1.000 dosi.

 

Ieri, dopo le pressioni dei Paesi africani contagiati dal virus (Guinea, Sierra Leone, Liberia e Nigeria), l’Oms ha comunicato che, «considerate le particolari circostanze di questa epidemia, il panel di esperti riunito lunedì a Ginevra ha raggiunto il convincimento unanime che sia etico offrire profilassi non testate, e di cui pertanto non si conoscono ancora né la reale efficacia, né gli eventuali effetti collaterali». Tuttavia, ha aggiunto l’organizzazione, ai pazienti va garantita «libertà di scelta, riservatezza e salvaguardia della dignità». La somministrazione del farmaco, inoltre, deve avvenire sotto «consenso informato». Se ricorrono tutte queste condizioni, allora per l’Oms diventa «un dovere morale» valutare prodotti sperimentali. E così la piccola società di biotecnologie Usa (con sede a San Diego) che ha sviluppato Zmapp ha fatto sapere di aver spedito in Africa tutte le dosi disponibili. «Il farmaco è stato fornito gratuitamente – ha voluto sottolineare -. Dopo aver soddisfatto le richieste ricevute nel fine settimana, le scorte sono esaurite» (trattandosi di un farmaco sperimentale, non viene prodotto su scala industriale, ndr ).

 

Ma c’è anche chi, come il farmacologo Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, non nasconde le proprie perplessità di fronte all’utilizzo di Zmapp. «La sperimentazione di un farmaco – dice – è sempre necessaria. Anzi, è imprescindibile. I rischi potrebbero superare i benefici».

L’allarme Ebola, intanto, continua a crescere. Ieri, dopo un caso sospetto segnalato a Istanbul, il direttore generale dell’Oms, Margaret Chan, ha detto che «ogni città con un aeroporto internazionale è a rischio».

La Stampa 13/08/2014 ore 6,31

Una speranza per Ebola, a settembre via al test del vaccino

Inizieranno il prossimo mese i primi test per un vaccino contro il virus di Ebola, che sta mietendo quasi mille vittime in Africa occidentale, ed il ‘farmaco’ potrebbe gia’ essere pronto nel 2015. Il tutto senza ricorrere al siero segreto sviluppato negli Usa, ‘Zmapp’, usato sui primi due americani contagiati. Lo ha annunciato il capo della divisione vaccini dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (Oms), Jean-Marie Okwo Bele, specificando che la ricerca sara’ effettuata dal colosso farmaceutico britannico GlaxoSmithKline.
Nel tentativo di arginare l’epidemia di Ebola, il governo della Guinea ha annunciato la chiusura delle frontiere con Sierra Leone e Liberia, insieme alla Nigeria gli altri Stati dell’Africa occidentale minacciati dal morbo.

Il ministro della Sanita’ guinenano, Remy Lamath, ha precisato che si tratta comunque di un provvedimento a carattere “provvisorio”, adottato dopo consultazioni con i due Paesi interessati. Anche le autorita’ liberiane avevano del resto deciso di chiudere i confini gia’ alla fine di luglio. Il Governo nigeriano ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per il virus Ebola. La decisione del Presidente, Goodluck Jonathan, e’ stata annunciata ieri sera e prevede anche uno stanziamento di 9 milioni di euro. Le scuole resteranno chiuse e ci sono limitazioni per gli ingressi nel Paese. I morti nigeriani restano, per ora, due. Vengono pero’ monitorati i sintomi di 139 malati. (AGI)

Ebola, dichiarata l’emergenza sanitaria internazionale. Ecco cosa cambia in Italia

Dall’allarmismo anti-migranti di Salvini alle raccomandazioni (serie) di scienziati e politici

Secondo l’Emergency Committee istituito dell’Organizzazione mondiale della sanità, l’epidemia di Ebola in corso in Africa occidentale è una «emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (Uspp)». Uno status che comporta misure aggiuntive di contenimento e che fino ad ora era stato decretato solo per la pandemia di influenza “suina” H1N1, e poche settimane fa per la polio.

Il Comitato di emergenza dell’Oms ha detto che «l’epidemia di Ebola in Africa Occidentale costituisce un “evento straordinario”, e un rischio di salute pubblica per gli altri Stati le possibili conseguenze di un’ulteriore diffusione internazionale espansione sono particolarmente gravi, guardando alla virulenza del virus, ai modelli di trasmissione ad alta intensità nelle comunità e nella struttura sanitaria, ed ai sistemi sanitari deboli che attualmente riguardano la maggior parte dei Paesi a rischio. Le possibili conseguenze di un’ulteriore diffusione internazionale sono particolarmente gravi, e una risposta internazionale coordinata è ritenuta essenziale per fermare e invertire la diffusione internazionale di Ebola. E’ parere unanime del comitato che siano soddisfatti i criteri per dichiararla emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale: «Sono state soddisfatte le condizioni per una emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (Usppi)»

Alla luce della delle dichiarazioni dei rappresentanti di Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone che hanno partecipato in videoconferenza alla riunione di Ginevra, il ioni del comitato, l’Emergency Committee ha fatto notare le diverse sfide alle quali sono di fronte i Paesi colpiti: «I loro sistemi sanitari sono fragili con deficit significativi in ​​termini di risorse umane, finanziarie e materiali, con conseguente compromissione della capacità di costruire una risposta a Ebola con un controllo adeguato dei focolai; L’inesperienza nel trattare i focolai di Ebola; le percezioni errate della malattia, compreso come la malattia si trasmette, sono comuni e continueranno à ad essere una grande sfida in alcune comunità; L’elevata mobilità delle popolazioni ed i diversi casi di circolazione transfrontaliera dei viaggiatori con infezione; Diverse generazioni di trasmissione si sono verificati nelle tre capitali di Conakry (Guinea); Monrovia (Liberia) e Freetown (Sierra Leone); Un elevato numero di infezioni sono state identificati tra gli operatori sanitari, mettendo in evidenza inadeguate pratiche di controllo delle infezioni in molte strutture».

L’Emergency Committee dell’Oms invita i Capi di Stato, i ministri della salute e i leader politici ad assumersi in prima persona la responsabilità di dichiarare lo Stato di emergenza e di informare la popolazione di quello che sta accadendo e di come affrontarlo impedendo la diffusione di Ebola. Gli Stati confinanti dovrebbero controllare le frontiere e segnalare immediatamente possibili casi, isolando subito eventuali focolai.

Per quanto riguarda gli altri Stati, il Comitato di emergenza dell’Oms dice che «non ci dovrebbe essere alcun divieto generale di viaggi o commercio internazionali; dovrebbero essere attuate le limitazioni descritte in queste raccomandazioni per quanto riguarda i viaggi e i contatti in caso di virus Ebola. Gli Stati membri dovrebbero fornire ai viaggiatori nelle zone colpite da e a rischio informazioni pertinenti sui rischi, le misure per ridurre al minimo tali rischi e la consulenza per la gestione di una potenziale esposizione. Tutti insieme dobbiamo essere preparati a individuare, indagare e gestire i casi di Ebola; questo dovrebbe includere l’accesso sicuro a un laboratorio diagnostico qualificato per l’Ebola e, nel caso, la capacità di gestire i viaggiatori provenienti da zone infette note per Ebola che arrivano negli aeroporti internazionali o ad importanti valichi terrestri con una inspiegabile malattia febbrile. All’opinione pubblica in generale dovrebbero essere fornite informazioni accurate e pertinenti sul focolaio e le misure per ridurre il rischio di esposizione ad Ebola. Gli Stati membri dovrebbero essere preparati per facilitare l’evacuazione e il rimpatrio dei cittadini (ad esempio, operatori sanitari) che sono state esposte al virus Ebola».

L’esatto contrario di quanto scritto sulla sua pagina Facebook dal segretario della Lega Nord Matteo Salvini: «Malato di Ebola arriva in Spagna, è il primo caso in Europa. Ma Renzi e Alfano continuano col suicidio del Mare Nostrum. Perché secondo voi?». Un post allarmistico che, senza dirlo ma facendolo capire, mette in relazione Ebola con l’arrivo dei migranti sulle nostre coste, con la tesi sottesa che “i clandestini” portano le malattie e quindi anche Ebola. Quello che il capo dei leghisti si dimentica di dire è che il malato che sarebbe arrivato sulle coste spagnole, attraversando il Mediterraneo clandestinamente, è in realtà un missionario spagnolo di 75 anni, che ha contratto il virus in Liberia e che è stato rimpatriato volontariamente dalla Spagna a bordo di un aereo militare.

Siamo mille miglia lontani dalla serietà con la quale bisognerebbe affrontare la tragedia del l’attuale epidemia di Ebola, che la direttrice dell’Oms, Margaret Chan, ha definito «la peggiore che si sia avuta in almeno 40 anni. Ci sono le condizioni per dichiarare l’epidemia un’emergenza di salute pubblica internazionale. Uno sforzo coordinato a livello internazionale è indispensabile per fermare la diffusione del virus»

Keiji Fukuda, vicedirettore dell’Oms per la sicurezza della salute, ha sottolineato che «ebola non è una malattia misteriosa, si può fermare. Abbiamo preparato raccomandazioni sia per gli Stati affetti che per quelli che ancora non lo sono. La prima è che tutti i Paesi in cui c’è trasmissione del virus dichiarino lo stato di emergenza nazionale».

Ebola sta seminando il panico anche negli Usa, dove il direttore del Center for Disease Control and Prevention (Cdc), Tom Frieden, non reagisce certo alla Salvini. Durante un’audizione al Congresso, ha annunciato: «Per questa epidemia ho attivato il centro operativo di emergenza del Cdc a livello uno. Si tratta del nostro più alto livello di risposta. Questo non significa che c’è un rischio più elevato per gli americani, questo significa che dispieghiamo degli sforzi importanti per fare tutto quel che è in nostro potere per fermare l’epidemia». Anche per Frieden si tratta di «una crisi senza precedenti. Se la tendenza si mantiene, entro qualche settimana avremo più casi riportati di questa epidemia che in tutte le epidemie di Ebola precedenti messe insieme. Nel mondo interconnesso di oggi, il miglior modo di proteggere tutto il mondo è fermare l’epidemia alla fonte».

Anche il ministro della Salute italiano, Beatrice Lorenzin, ha ribadito quanto continuano a dire medici e virologi: «Non c’è alcun pericolo in relazione al virus Ebola e non ci devono essere forme di psicosi, bensì forme di allerta che tutti i Paesi hanno attivato e l’Italia per prima, a partire da posti come aeroporti e luoghi di fruizione turistica».
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Lebbra, un caso a Treviso

Il caso di lebbra riscontrato ad un bengalese nel trevigiano è, ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia, “sotto controllo e non c’è nessun allarme, ma l’ attenzione sanitaria resta al massimo anche sul fronte di mare nostrum”. Zaia, in una conferenza stampa all’ospedale di Treviso dove è stato riscontrato il caso, ha ribadito che “la situazione è totalmente sotto controllo e lo è anche grazie all’attenzione e alla velocità diagnostica dei medici di questo nosocomio, che hanno rinvenuto questa patologia in un paziente ricoverato per tutt’altri problemi. Questo approccio, per il quale ringrazio l’ ospedale ed i suoi sanitari, – ha aggiunto – è di per sé stesso garanzia di sicurezza e attenzione”. Il paziente è un bengalese di 37 anni, che era stato inizialmente ricoverato per problemi cardiaci.

“Questo tipo di patologia – hanno spiegato i sanitari – è a basso tasso di infettività e si trasmette solo con contatto diretto prolungato. Le terapie sul paziente stanno dando i risultati attesi e la profilassi sui contatti familiari è stata avviata”. “Ciò nonostante – ha detto Zaia – dobbiamo prendere realisticamente atto della possibilità, non escludibile a priori, che alcune malattie da tempo debellate possano riprendere vigore anche da noi e la salvaguardia della salute dei cittadini Veneti è un mio obbligo costituzionale. Per questo l’attenzione dell’intero sistema sanitario veneto rimane al massimo, sia sul piano della prevenzione che su quello della profilassi dove e quando necessaria”.

Usl Treviso: no problemi contagio – Le autorità sanitarie dell’azienda sanitaria locale Usl 9 di Treviso hanno tranquillizzato oggi l’opinione pubblica, nel corso di un incontro con la stampa ed alla presenza del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, in merito a possibili rischi di contagio dopo il caso di lebbra riscontrato ieri su un cittadino del Bangladesh. Secondo i medici, infatti, l’unica precauzione necessaria assunta è stata quella di ricoverare il paziente in una camera singola, in uno stato di isolamento precauzionale, e di controllare le cinque persone conviventi nella stessa abitazione a Quinto di Treviso (Treviso). La lebbra, è stato spiegato, è veicolata da un batterio “simile a quello della Tbc ma più lento” che viene “distrutto dai globuli bianchi quasi sempre”. L’incubazione è di sei-otto anni e dunque l’origine della patologia riscontrata nel paziente è ricondotta con tutta probabilità ad un contagio nel paese natale, dal quale è partito otto anni fa. Rispondendo ad una domanda sull’eventualità di un contagio da Ebola in Italia, i vertici della sanità trevigiana hanno escluso qualsiasi rischio dato che, hanno spiegato, il fenomeno “è concentrato in un’area rurale di una zona dell’Africa” e che il decorso letale “è molto rapido e dunque incompatibile con la lunghezza di un viaggio per raggiungere l’Europa di una persona contagiata”.

SCHEDA, COS’È E COME SI TRASMETTE LA LEBBRA – La lebbra, o morbo di Hansen, è causata dal Mycobacterium leprae, un batterio che cresce lentamente, con un periodo di incubazione che varia dai 5 ai 20 anni. Si trasmette, spiega l’Oms, via saliva e muco nasale di pazienti con la malattia in fase molto avanzata, ma non è considerata molto infettiva. I sintomi principali sono a carico della pelle, dei nervi periferici, della mucosa del tratto respiratorio superiore e degli occhi. Se non trattata la lebbra può portare a danni ai nervi, che comportano debolezza muscolare e atrofia con disabilità permanente. Il trattamento della lebbra dura 6-12 mesi, con una terapia a base di diversi farmaci, che hanno pochi effetti collaterali e non danno resistenza.

Nel 2011,ultimo anno per cui sono disponibili statistiche, ci sono stati circa 220mila casi di lebbra nel mondo, in prevalenza concentrati nel sud est asiatico (160mila), ma anche in Africa, America, Mediterraneo orientale e Pacifico occidentale. In totale hanno segnalato casi 105 paesi del mondo. ‘’In Europa – spiegano gli esperti dell’Oms – negli ultimi anni non sono stati segnalati casi, ma sporadicamente qualche stato ancora ne registra’’. La percentuale di bambini sul totale varia notevolmente da nazione a nazione, e può passare dal 2,3% della Cina al quasi 40 della maggior parte dei paesi africani.

 

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Ebola, Oms: è emergenza internazionale L’annuncio in conferenza stampa a Ginevra e con un tweet

L’epidemia di Ebola in corso in Africa occidentale è una “emergenza di salute pubblica di livello internazionale”. Lo ha deciso il comitato di emergenza istituito dall’Oms, che ha dato l’annuncio durante una conferenza stampa a Ginevra. Lo status prevede misure aggiuntive di contenimento. L’epidemia, ha aggiunto Chan, è ”la peggiore che si sia avuta in almeno 40 anni”. ”Ci sono le condizioni per dichiarare l’epidemia un’emergenza di salute pubblica internazionale – ha spiegato il segretario generale dell’Oms -. Uno sforzo coordinato a livello internazionale è indispensabile per fermare la diffusione del virus”.

Ebola ”non è una malattia misteriosa, si può fermare”. Lo ha affermato Keiji Fukuda, vicesegretario dell’Oms, durante la conferenza stampa del Comitato di emergenza istituito per far fronte all’epidemia in corso. ”Abbiamo preparato raccomandazioni sia per gli stati affetti che per quelli che ancora non lo sono – ha spiegato -. La prima è che tutti i paesi in cui c’è trasmissione del virus dichiarino lo stato di emergenza nazionale”.

Il tweet dell’Organizzazione mondiale della sanità

 

In passato lo status era stato utilizzato solo per la pandemia di influenza H1N1, la cosiddetta ‘suina’, e poche settimane fa per la polio. ”L’epidemia di Ebola in Africa Occidentale costituisce un ‘evento straordinario’, e un rischio di salute pubblica per gli altri Stati – hanno spiegato gli esperti del comitato, che si è riunito per due giorni – le possibili conseguenze di un’ulteriore espansione sono particolarmente serie e una risposta internazionale è necessaria. E’ parere unanime del comitato che siano soddisfatti i criteri per dichiararla emergenza internazionale di salute pubblica”.

In Italia il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha ribadito che “non c’è alcun pericolo in relazione al virus Ebola e non ci devono essere forme di psicosi, bensì forme di allerta che tutti i paesi hanno attivato e l’Italia per prima, a partire da posti, aeroporti e luoghi di fruizione turistica”. Chi invece ha portato ‘volontariamente’ il virus sul proprio territorio è la Emory University di Atlanta, che dopo aver accolto il medico volontario Kent Brantly, che si è infettato in Liberia, ha ricoverato nei giorni scorsi anche l’infermiera Nancy Writebol. Entrambi sono stati curati con un siero sperimentale, mai testato prima sull’uomo, che sembra dare buoni risultati. La corsa alle cure riguarda anche l’Italia, con un farmaco allo studio da parte del gruppo di Giorgio Palù, presidente della Società Europea di Virologia, a Padova.

”La nostra molecola agisce bloccando l’entrata del virus nelle cellule – spiega Palù – sfruttando gli endosomi, delle piccole vescicole cellulari. Siamo ancora alle fasi preliminari della ricerca, con gli studi in vitro e su modelli animali”. In aiuto dei paesi che stanno affrontando l’epidemia arriverà anche la Banca Mondiale, che ha annunciato lo stanziamento di 200 milioni di dollari. La gara di solidarietà ha ‘contagiato anche l’Italia, con la Farnesina che ha stanziato 200mila euro per la Guinea, e altri paesi come la Germania, che invece donerà un milione di euro.

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L’ebola sbarca in Europa. Dopo gli Stati Uniti anche la Spagna ha rimpatriato un cittadino colpito dal virus

Sarebbe così il primo caso di un malato che mette piede nel Vecchio Continente. Mentre l’Organizzazione Mondiale della sanità (Oms) ha convocato una riunione d’emergenza per prendere, nel giro di un paio di giorni, le misure da prendere per far fronte a un’epidemia che non riescono più a contenere, il virus ha contagiato già 1.711 persone. Di queste 932 sono morte. Soltanto dal 2 al 4 agosto, in Guinea Conakry, Liberia, Sierra Leona e Nigeria, ci sono stati 108 casi nuovi e 45 decessi. E questa mattina è stato registrato anche il primo decesso in Arabia Saudita: di rientro dalla Sierra Leone, è stato stroncato da un arresto cardiaco con sintomi riconducibili al virus.

Il governo spagnolo ha inviato un aereo dell’aeronautica in Liberia per rimpatriare Miguel Pajares, un anziano missionario spagnolo contagiato dal virus. Si tratta del primo paziente positivo al micidiale virus che tocca il suolo europeo. Le autorità spagnole hanno comunque tenuto a precisare che il rischio di contagio è “molto basso”. Raggiunto telefonicamente dall’emittente spagnola ABC il sacerdote si è detto molto felice del rimpatrio: “Mi solleva il morale, è fantastico, vale la pena di lottare”. Da venerdì il missionario, in Liberia da cinquant’anni, si trovava in isolamento all’ospedale San Giuseppe di Monrovia, dove lavora da sette anni insieme ad altre cinque persone dell’ordine religioso di San Giovanni di Dio. È stato proprio l’ordine religioso a sollecitare il rimpatrio del sacerdote. Il nosocomio è stato chiuso dopo la morte del direttore Patrick Nshamdzea che il religioso spagnolo aveva accudito. L’ordine religioso ha reso noto che sono risultate positive al virus anche due sorelle missionarie dell’Immacolata Concezione, Chantal Pascaline Mutwamene (congolese) e Paciencia Melgar (guineiana). “La situazione è molto grave in Liberia: molti stanno morendo, le persone non sono ben curate – ha detto Melgar all’emittente TVE spagnola – non c’è una forte struttura sanitaria in grado di farvi fronte a questa emergenza, non ci sono abbastanza mezzi e la maggior parte delle vittime nuore di abbandono”.

Il Giornale

Ebola: allarme Oms, “ha ucciso 932 persone, 1711 i contagiati”

L’epidemia di ebola in Africa occidentale ha contagiato gia’ 1.711 persone, delle quali 932 sono morte. Questo l’ultimo conteggio effettuato dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’.
Dal 2 al 4 agosto, nei quattro Paesi interessati dall’epidemia -Guinea Conakry, Liberia, Sierra Leona e Nigeria- ci sono stati 108 casi nuovi e 45 decessi.

Intanto il ministro della Salute italiano, Beatrice Lorenzin, ribadisce che “non c’e’ alcun rischio di contagio Ebola in Italia”. Durante il question time alla Camera, il ministro ha sottolineato che “l’Italia si e’ allertata da mesi, siamo stati tra i primi”, ha detto. “Abbiamo allertato aeroporti, compagnie aeree, personale navigante, porti che da mesi fanno controlli sui passeggeri. Sui rifugiati, dal 21 giugno iniziato a mare una serie di controlli, e predisposto sistemi per fare quarantena a bordo. Ritengo di tranquillizzare la popolazione italiana e ringrazio gli operatori della marina e del servizio sanitario nazionale per il lavoro instancabile che stanno effettuando da mesi”.

Dagli specialisti dell’Ebola del Regno Unito arriva un appello affinche’ il siero “miracoloso”, usato con i due americani rimpatriati lo scorso fine settimana, “venga dato a tutti nell’Africa occidentale”. I due missionari ora in isolamento ad Atlanta, Kent Brantly e Nancy Writebol, sono infatti stati trattati con un ritrovato medico che avrebbe dato buoni risultati gia’ a poche ore dalla somministrazione. Ora i tre specialisti, Peter Piot, che scopri’ il temibile virus nel 1976, David Heymann, direttore del Chatham House Centre on Global Health Security, e Jeremy Trust del Wellcome Trust dicono che “ai governi africani dovrebbe essere consentito di prendere decisioni informate sull’usare o meno questi prodotti sperimentali”, riporta l’Independent. Per questo, ora, i tre scienziati chiedono all’Organizzazione mondiale della sanita’ di attivarsi per fornire all’Africa occidentale nuove medicine attualmente in fase di sperimentazione, anche considerando il propagarsi dell’epidemia, che ha finora causato piu’ di 900 vittime, con una mortalita’ che puo’ essere anche del 90% ma che in queste ultime settimane si e’ attestata attorno al 60%.
Anche da Liberia, Sierra Leone, Guinea e Nigeria, intanto, scrive ancora l’Independent, iniziano ad arrivare appelli alla liberalizzazione di queste sostanze.

agi

Ebola: Lorenzin, no a psicosi, siamo tranquilli

Sulla diffusione del virus ebola in Italia non c’e’ alcun allarme. “Siamo tranquilli e non e’ il caso che si diffonda alcuna forma di psicosi”. A rassicurare i cittadini e’ stato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a margine della presentazione del nuovo Patto per la salute 2014-2016, organizzato da Nuovo centro destra oggi pomeriggio a Roma. Il ministro ha tenuto a precisare che istituzioni sanitarie e Forze dell’Ordine hanno “attivato sistemi di allerta in porti e aeroporti in tutti i Paesi occidentali e l’Italia e’ stata tra i primi. E’ importante inoltre che gli italiani sappiano che a bordo delle navi che soccorrono i barconi dei migranti ci sono medici che effettuano un primo screening. Quindi – ha aggiunto – ammesso che qualcuno infettato dal virus riesca ad affrontare il viaggio e a raggiungere le coste italiane, verrebbe individuato immediatamente prima dello sbarco”. Il ministro ha infine ricordato che “il contagio del virus avviene attraverso i fluidi corporei e dunque, in un Paese come il nostro dove vengono rispettate tutte le fondamentali norme igienico-sanitarie – ha concluso – e’ estremamente difficile che il virus si diffonda.

agi

 

Ebola, Oms: “Oltre 700 vittime in Africa in 6 mesi”. Il ministero: “Rischio remoto in Italia”

L’epidemia del virus Ebola in Africa continua a far paura. Secondo l’ultimo bilancio dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) sono oltre 1.300 i contagi (1.323) e 729 le vittime accertate al 27 luglio, 57 delle quali concentrate nel periodo tra il 23 e il 27 luglio. Nello stesso periodo “sono stati complessivamente 122 i nuovi casi (confermati, probabili e sospetti) e 57 i decessi notificati in Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone“.

E proprio la Sierra Leone, uno degli Stati più colpiti, ha dichiarato l’emergenza sanitaria pubblica, si legge sulla Bbc news online. E procederà a mettere in quarantena gli epicentri della malattia.

Il rischio Ebola in Italia è “remoto” , ribadisce il ministero della Salute in una nota, ricordando che l’Oms non raccomanda restrizioni di viaggi e movimenti di persone, mezzi di trasporto e merci. E che “l’Italia già da tempo ha rafforzato in via cautelativa le misure di sorveglianza nei punti di ingresso internazionali“. Si sottolinea inoltre che “il nostro Paese è attrezzato per valutare e individuare ogni eventuale rischio di importazione della malattia e contenerne la diffusione”.

“Per ciò che concerne gli aeromobili è stata richiamata la necessità della immediata segnalazione di casi sospetti a bordo per consentire il dirottamento dell’aereo su uno degli aeroporti sanitari italiani designati ai sensi del Regolamento Sanitario Internazionale 2005”, precisa il ministero. “Pur in presenza di un rischio remoto di importazione dell’infezione, va in proposito ricordato che l’Italia, a differenza di altri Paesi Europei, non ha collegamenti aerei diretti con i Paesi affetti e che altri Paesi europei stanno implementando misure di sorveglianza negli aeroporti”.

In ogni caso, ricorda il ministero, “il rischio di infezione per i turisti, i viaggiatori in genere e i residenti nelle zone colpite” dal virus Ebola “è considerato molto basso se si seguono alcune precauzioni elementari quali, ad esempio, evitare il contatto con malati o i loro fluidi corporei ed evitare il contatto con i corpi o fluidi corporei di pazienti deceduti“. E sempre in caso di viaggi in Africa Sub-sahariana, bisogna “evitare contatti stretti con animali selvatici vivi o morti, evitare di consumare carne di animali selvatici, lavare e sbucciare frutta e verdura prima del consumo, lavarsi frequentemente le mani”, ricorda sempre il ministero guidato da Beatrice Lorenzin.

Riguardo poi alle condizioni degli immigrati irregolari provenienti dalle coste africane via mare, “la durata di questi viaggi – scrive il ministero della Salute – fa sì che persone che si fossero eventualmente imbarcate mentre la malattia era in incubazione, manifesterebbero i sintomi durante la navigazione e sarebbero, a prescindere dalla provenienza, valutate per lo stato sanitario prima dello sbarco, come sta avvenendo attraverso l’operazione Mare Nostrum”.

adnkronos

Virus Ebola, fonte Ue: non si può escludere che arrivi in Europa

(TMNews) – L’Unione Europea è attrezzata per diagnosticare e curare i pazienti contagiati dal virus dell’ebola, ma la probabilità che l’epidemia che ha colpito l’Africa occidentale arrivi negli stati membri è “minima”. Lo ha assicurato una fonte di Bruxelles.

“Non si può escludere la possibilità che arrivi in Europa, ma l’Ue ha i mezzi per diagnosticare e contenere l’epidemia rapidamente”, ha affermato questa fonte a Bruxelles. “Un caso sospetto è stato segnalato a Valencia, in Spagna. In realtà si è rivelato negativo, ma il sistema ha funzionato. Il paziente è stato isolato e il laboratorio ha fornito rapidamente i risultati”, ha spiegato.

L’Ue si è dotata di una rete di allerta e tutti gli stati hanno infrastutture specializzate per curare queste patologie. “Il problema”, ha confidato un esperto, “è che nessuno sa quanto durerà questa epidemia”, che dopo essere scoppiata in Guinea si è diffusa in Liberia e in Sierra Leone, Paesi limitrofi dove sono stati accertati 1.201 casi, 672 dei quali mortali, secondo l’ultimo bilancio diffuso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).

A fronte del propagarsi dell’epidemia della febbre emorragica in Africa occidentale, la Commissione europea ha stanziato oggi altri due milioni di euro di aiuti oltre agli 1,9 milioni già destinati. I fondi allocati saranno distribuiti tramite l’Organizzazione Mondiale della sanità, Medici senza frontiere, la Croce Rossa e la Mezzaluna rossa.

Oggi il direttore delle operazioni di Medici senza frontiere, Bart Janssens, in un’intervista rilasciata a Libre Belgique ha lanciato nuovamente l’allarme. L’epidemia di Ebola in Africa occidentale – ha detto – si sta aggravando e rischia di estendersi ad altri Paesi. E’ il monito lanciato . “Questa epidemia è senza precedenti, assolutamente fuori controllo e la situazione non fa che peggiorare, per cui si sta nuovamente estendendo, soprattutto in Liberia e Sierra Leone, con focolai molto importanti”, ha detto.

“Se la situazione non migliora abbastanza rapidamente, c’è il rischio reale di vedere nuovi Paesi colpiti – ha ammonito – non si può escludere, ma è difficile da prevedere, perché non abbiamo mai visto una tale epidemia”.

E’ di almeno 1.201 casi accertati e 672 decessi il bilancio globale delle vittime dell’epidemia di Ebola scoppiata all’inizio dell’anno in Guinea e poi estesasi Liberia e Sierra Leone.

31 Luglio 2014 ore 07.01

 

Tumori: nuovo metodo valuta tossicità sostanze chimiche

E’ possibile predire il rischio a lungo termine di sviluppare il cancro dopo un’esposizione chimica, misurando gli effetti a breve termine della stessa esposizione. Almeno questo e’ quanto emerso da uno studio della Boston University School of Medicine (BUSM), della Boston University School of Public Health, del BU Bioinformatics Program e del National Toxicology Program del National Institute of Environmental Health (Usa). I risultati, pubblicati sulla rivista Plos One, permetteranno di sviluppare test piu’ semplici e meno costosi per lo screening di sostanze chimiche capaci di predire il loro potenziale rischio di provocare il cancro. Nonostante una diminuzione complessiva dell’incidenza e della mortalita’ per cancro, si stima che circa il 40 per cento degli americani riceveranno una diagnosi di tumore nella loro vita e circa il 20 per cento morira’ a causa di questa malattia. Attualmente meno del 2 per cento delle sostanze chimiche presenti sul mercato sono state testate per la loro capacita’ di indurre il cancro. Utilizzando un modello sperimentale, i ricercatori hanno misurato gli effetti sui tessuti sani dopo pochi giorni di esposizione a una data sostanza e, in particolare, hanno valutato gli effetti sulla risposta dell’espressione genica nel fegato. “Confrontando le risposte ai cancerogeni e non cancerogeni chimici, siamo stati in grado di estrarre una ‘firma’ e un modello predittivo associato alla capacita’ di discriminare con elevata precisione tra i due” hanno spiegato i ricercatori. “Questo lavoro – ha continuato – ha confermato che e’ possibile predire il rischio cancro a lungo termine, misurando gli effetti a breve termine.
Come risultato della nostra scoperta ci aspettiamo che lo screening accurato per valutare il potenziale cancerogeno delle oltre 80.000 sostanze chimiche attualmente in commercio presto sara’ una realta’”. .

agi

Aids: la meta’ non sa d’averlo, ogni anno 2,3 milioni di nuove infezioni

(AGI) – Roma, 27 lug. – Si e’ conclusa la conferenza internazionale sull’Aids tenutasi nell’ultima settimana a Melbourne e uno dei risultati e’ chiaro e non lascia spazio a dubbi: il futuro della lotta all’Aids passa per l’emersione di quel 50% di persone infettate dal virus che non ne sono a conoscenza. Come ha spiegato Stefano Vella ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanita’, “l’obiettivo dichiarato e’ mettere sotto controllo l’epidemia entro il 2030”. Vella, uno degli estensori delle linee guida Organizzazione Mondiale della Sanita’ sulla malattia, ha pero’ sottolineato che “per riuscirci, bisogna tirare fuori il sommerso, quei milioni di persone che non sanno di avere il virus, e trattare tutti. E’ un enorme problema di costi, di carenza di strutture, ma proprio i risultati ottenuti finora dall’alleanza di scienza, politica e societa’ civile che combatte l’Aids, unica nel panorama mondiale, fanno ben sperare”. Durante i lavori della conferenza e’ emerso che vi sono 35 milioni di sieropositivi, di cui un numero prossimo alla meta’ (compresi 3,3 milioni di bambini) inconsapevoli. Ogni anno le nuove infezioni sono 2,3 milioni. Una battaglia importante, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che sposta il fulcro della lotta a tale patologia verso la ricerca di una maggiore informazione e consapevolezza, mentre ancora si tarda ad ottenere una cura definitiva nonostante i molteplici e annosi sforzi della comunita’ scientifica internazionale in tal senso.
(AGI) .