Puntata Mattino Cinque del 14 Settembre 2016 II Parte dedicata ai preti sposati

La II  parte della mattinata della trasmissione Mediaset è stata dedicata, a partire da alcuni recenti fatti di cronaca di sacerdoti, alla questione dei preti sposati con l’intervento registrato del nostro fondatore e della moglie la signora Albana Ruci che ha testimoniato con coraggio la scelta del matrimonio. Equilibrata la gestione delle tematiche del giornalista conduttore. In studio tesi aberranti della politica Binetti che ha giustificato gli abitanti del paese che hanno compiuto un episodio di violenza, tirando delle pietre alla moglie del nostro fondatore!. Integraliste e tradizionaliste le tesi degli ospiti Adinolfi e Maria Teresa Ruta. Sorprendente il tradizionalismo e le tesi di un ex frate (Cionfoli) che ha danneggiato la giusta causa dei preti sposati! Ottimi interventi sulla questione dei preparati giornalisti Cecchi Paone e Abate.

>> (video link in basso)

http://www.video.mediaset.it/video/mattino_5/full/mercoledi-14-settembre_644763.html

Preti, doppi incarichi nelle parrocchie. Per risolvere la crisi si offrono i preti sposati

L’articolo nel post in basso ha spinto il Movimento dei sacerdoti lavoratori sposati a rilanciare l’appello a essere riaccolti nella chiesa per scongiurare la il passaggio dei preti sposati verso altre chiese cristiane che ammettono i preti sposati nel ministero (ndr)

«In Alto Adige – dice don Michele Tomasi, da settembre vicario episcopale col ruolo di referente personale per i sacerdoti e diaconi – ci sono 300 sacerdoti più un certo numero di appartenenti agli ordini religiosi; ma dei 300 sacerdoti più della metà ha oltre 75 anni. Purtroppo siamo pochi e dobbiamo darci una mano, sperando che prima o poi i giovani tornino ad apprezzare la bellezza di fare il sacerdote. Attualmente al Seminario Maggiiore di Bressanone abbiano due seminaristi di lingua tedesca e uno sloveno, ma probabilmente il prossimo anno non ci sarà alcuna ordinazione».
Questi numeri, uniti al progressivo invecchiamento dei sacerdoti, spiegano perché sia sempre più difficile per la Curia far quadrare i conti. Lo si fa nell’unico modo possibile, ovvero affidando allo stesso sacerdote più parrocchie e chiedendo a chi è ormai in età di pensione (dai 75 anni su) di continuare a collaborare.
Ecco dunque che dal primo settembre don Erminio Baldo, per tutti “Jimmy”, da tanti anni parroco di Tre Santi, diventa parroco anche della Sacra Famiglia. Ma potrà contare sull’aiuto, per una parte dell’attività pastorale, di don Massimiliano De Franceschi, nuovo cooperatore di Regina Pacis e della Visitazione, e Andrea Bona parroco della Visitazione e di Regina Pacis.
Si ritira dal servizio pastorale, ma come dice lui stesso “non va in pensione”, don Piergiorgio Zocchio. 81 anni, collaboratore nell’ultimo anno nella parrocchia di Brunico, dopo che per 4 anni è stato collaboratore a Sinigo e per 22 parroco a Don Bosco. «La mia residenza – spiega – è nella parrocchia di San Pio X e quando c’è bisogno sono sempre disponibile, visto che di vocazioni a livello europeo ce ne sono sempre meno. Quando sono stato ordinato io, a Trento nel 1960, eravamo in 24. Vuol sapere se, un’eventuale apertura al matrimonio dei sacerdoti aumenterebbe

le vocazioni? A mio avviso no e la conferma l’ho avuta anche di recente in occasione di un incontro con un pastore evangelico: anche loro fanno i conti col calo delle vocazioni. Non solo: ha spiegato come non sia facile conciliare famiglia e impegnato pastorale».

Alto Adige

Preti sposati. Radio Vaticana: “La Chiesa non ha mai legato sacerdozio e celibato sul piano dogmatico”

“La Chiesa non ha mai legato sacerdozio e celibato sul piano dogmatico”, ma ha riconosciuto il valore profondo di questo legame. Lo ha detto il prefetto della Congregazione dei Vescovi, il cardinale Marc Ouellet, durante il convegno “Il celibato sacerdotale, un cammino di libertà”, in corso all’università Gregoriana di Roma.

Potrebbe scattare presto l’ora dei preti sposati? Se lo chiede l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati commentando le notizie che arrivano da Roma: in città presso l’Università Gregoriana dei Gesuiti si sta tenendo un convegno per ribadire la dottrina classica tradizionalista sul celibato dei preti e del no ai preti sposati.

Il Convegno si è aperto Giovedì, 4 febbraio con il Saluto introduttivo: Rev. P. François-Xavier Dumortier, SJ. Presentazione del Convegno: Rev. Mons. Tony Anatrella. Conferenza: Celibato e legame nuziale di Cristo alla Chiesa Sua Em. Rev.ma il Card. Marc Ouellet.

Oggi Venerdì, 5 febbraio c’è stata la relazione “Per il Regno”. Il dono del celibato nel Nuovo Testamento delle Dott.ssa Rosalba Manes. A seguire
L’appello alla tradizione nella difesa del celibato sacerdotale: il contributo di Johann Adam Möhler al dibattito (Rev. P. Joseph Carola, SJ)

Sabato, 6 febbraio il convegno si concluderà con Lettura dell’Enciclica “Sacerdotalis Coelibatus” del Beato Paolo VI (Sua Ecc. Rev.ma Mons. Joël Mercier).

L’intervento su Il prete ordinato “in persona Christi”
di Sua Em. Rev.ma il Card. Pietro Parolin è molto atteso per Sabato. Parolin, segretario di Stato Vaticano aveva riaperto la discussione sui preti sposati. Il celibato sacerdotale «non è un dogma della Chiesa e se ne può discutere perché è una tradizione ecclesiastica».

L’arcivescovo Pietro Parolin ha risposto così a una domanda del quotidiano venezuelano «El Universal» e la sua «apertura» è rimbalzata immediatamente in Curia. Il dato della non intangibilità della legge canonica sul celibato, sostenuto dalla maggior parte dei teologi, era stato pubblicamente contestato alcuni mesi fa dal cardinale Mauro Piacenza, prefetto del clero, mentre il suo predecessore, Claudio Hummes aveva preso la posizione contraria.
«Si può parlare, riflettere e approfondire questi temi che non sono definizioni di fede – aveva aggiunto Parolin – e pensare in qualche modifica ma sempre al servizio dell’unità e tutto secondo la volontà di Dio… Dio parla in molti modi. Dobbiamo fare attenzione a questa voce che ci orienta sulle cause e sulle soluzioni, per esempio la scarsità di clero. Quindi bisogna tenere presenti, nel momento di prendere delle decisioni, questi criteri (la volontà di Dio, la storia della Chiesa) così come l’apertura ai segni dei tempi».

Le parole del nuovo segretario di Stato vaticano avevano ovviamente diviso in due il mondo cattolico e innescato un acceso confronto sulla necessità o l’inopportunità del matrimonio per i sacerdoti. I sostenitori del superamento del celibato sacerdotale sostengono che le nozze dei preti consentirebbero ai pastori di essere maggiormente vicini alla loro gente e al passo con la vita moderna, ma anche di risolvere il problema della scarsità di vocazioni. «Un sondaggio Galup ha dimostrato che la maggioranza dei cattolici è favorevole al matrimonio dei sacerdoti» ha dichiarato Christine Schenk, una delle promotrici di Future Chrurch, organizzazione no profit nata nel 1990 a Cleveland, in Ohio, che sostiene varie cause interne alla Chiesa romana cattolica, tra le quali anche la fine del celibato sacerdotale.

Per l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati, fondata nel 2003 da don Giuseppe Serrone, che commenta la questione nei giorni del convegno sul celibato alla Gregoriana di Roma, le gerarchie vaticane sono in fase di immobilismo sulla questione della riammissione al ministero dei preti sposati. E Papa Francesco non si schiera e di fatto sostiene i tradizionalisti.

Disoccupati pure i preti Nei Grigioni alcuni don cercano un lavoro

La disoccupazione può toccare tutti. Uomini e donne. Artigiani, operai, impiegati e agricoltori. Laureati e non. E pure i preti. Le vocazioni sono in crisi, ma questo non impedisce che alcuni don non abbiano un lavoro. Succede nella diocesi di Coira dove alcuni preti-disoccupati hanno deciso di rompere il silenzio attorno alla loro situazione per denunciare l’indifferenza della Curia.

“Sicuramente i vicari generali non sono sempre all’altezza della situazione. Dimostrarci un po’ più di umanità e meno disprezzo non guasterebbe” sottolinea ai microfoni RSI Andreas Falow, prete ultracinquantenne, nato e cresciuto in Germania. È stato parroco in diverse località a Zurigo e nei Grigioni. Ora, però, non ha più lavoro e percepisce l’indennità di disoccupazione. Nella Diocesi di Coira non è l’unico. Un suo collega parla chiedendo l’anonimato.

E il vescovo cosa dice? La Curia, tramite il suo portavoce, risponde per iscritto. “Per motivi di correttezza il vescovo deve segnalare al Comune parrocchiale se ci sono stati (ripetutamente e in più parrocchie) dei gravi problemi con un prete – rileva il testo -. La protezione dei dati personali non permette però alla Diocesi di commentare nei media casi concreti”.

Diem/TG/RG

Papa e Giubileo: “Il Messaggero” rilancia delusione dei sacerdoti sposati su lefebvriani

lapresse - valeria braghieri - Pope Francis

 

 

 

 

 

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Giubileo, delusione dall’associazione Preti Sposati: «Papa Bergoglio preferisce i lefebvriani a noi»

CITTA’ DEL VATICANO – Le decisioni del Papa sul Giubileo hanno lasciato l’amaro in bocca all’associazione dei sacerdoti sposati, fondata nel 2003 da Giuseppe Serrone, un ex sacerdote.

“Siamo delusi”. Il rammarico riguarda l’annuncio del Papa per il Giubileo ad aprire le porte ai lefebvriani e non avere speso nemmeno una parola per lasciare uno spiraglio a loro, i preti sposati. Un passaggio, dicono, che segna, ancora una volta, l’esclusione di coloro che, in Italia e nel mondo, hanno lasciato l’abito sacerdotale per formarsi una famiglia. Da tempo sono decine di migliaia coloro che bussano alle porte di San Pietro chiedendo di essere riammessi al ministero, di essere utilizzati in parrocchia, anche se hanno moglie e prole a carico. Ma da questo orecchio Papa Bergoglio sembra non sentirci proprio. Immediata la reazione negativa dell’associazione che si sente esclusa e messa da parte. “Bergoglio si china alla volontà dei tradizionalisti e affossa il Concilio Vaticano II. Ancora chiusure e immobilismo dai pronunciamenti papali sui preti sposati e sul rinnovamento della Chiesa e della teologia in chiave biblica”. Ai lefebvriani è stata riconosciuta la validità dell’assoluzione mentre ai sacerdoti sposati niente, anche se hanno un regolare percorso di dimissioni, dispensa dagli impegni del celibato e matrimonio religioso. In pratica i preti sposati sono ancora dentro la Chiesa e sono una grande risorsa.

I sacerdoti sposati ricordano la situazione dei lefebvriani, scomunicati. Tempo fa il vescovo di Losanna-Ginevra-Friburgo, Charles Morerod, domenicano, già rettore dell’Angelicum e segretario della Commissione teologica internazionale nonché membro della delegazione della Congregazione per la dottrina della fede nei dialoghi con la Fraternità San Pio X, nel 2013 ha emanato un documento in cui ricorda che i sacerdoti della Fraternità di san Pio X sono impediti dal celebrare i sacramenti. In pratica sospesi a divinis.

“Per queste ragioni – scrive mons. Morerod – è vietato ai preti della Fraternità sacerdotale San Pio X l’uso delle chiese e delle cappelle cattoliche per qualsiasi servizio sacerdotale e in particolare per l’amministrazione dei sacramenti”.

Molti sacerdoti sposati invece pur non essendo “sospesi a divinis” (la dispensa dagli obblighi del celibato e il matrimonio religioso non fanno scattare la sospensione se effettuate all’interno di un regolare percorso canonico) non sono nemmeno stati presi in considerazione in vista del Giubileo. “Ci sentiamo profondamente delusi dalle scelte di Papa Francesco e auspichiamo al più presto anche per noi sacerdoti sposati una riammissione nel ministero pastorale attivo alla stregua dei sacerdoti anglicani sposati accolti come sacerdoti cattolici romani con moglie e figli”.

di Franca Giansoldati
Il Messaggero
Mercoledì 2 Settembre 2015, 19:19 – Ultimo aggiornamento: 20:46
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Il vescovo tedesco delle spese pazze a marzo arriva in Vaticano. I sacerdoti sposati invece ancora discriminati

Franz-Peter Tebartz-van Elst, è accusato di aver sperperato il denaro della diocesi di Limburg: 31 milioni per ristrutturare il palazzo dove aveva la sua residenza.

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati (http://sacerdotisposati.altervista.org)  si dichiara amareggiata e delusa per la decisione vaticana e rammaricata perché Papa Francesco ancora non mette mano alla riforma che riaccolga nel ministero i sacerdoti sposati.

Sta per arrivare in Vaticano, il prossimo mese di marzo, l’ex vescovo «spendaccione» di Limburg. È stato assegnato al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Più specificamente Franz-Peter Tebartz-van Elst, cinquantacinquenne, sarà il delegato per la catechesi. Una posizione, che fin qui, nel dicastero che è presieduto dall’arcivescovo Rino Fisichella, non c’era e che è stata decisa per lui da Papa Francesco. «Van Elst si aggiungerà al segretario e al sottosegretario e dovrà tenere i contatti con le conferenze episcopali dei vari Paesi, e predisporre i catechismi, senza per questo apporre la sua firma sui testi», spiega Fisichella.

Il «caso di Limburg» era scoppiato nel 2013. Tebartz-van Elst è stato accusato di avere uno «stile autoritario» e soprattutto di aver sperperato il denaro della diocesi. Il costo della ristrutturazione dello storico palazzo del centro diocesano, vicino al Duomo, nel piccolo centro del circondario rurale di Limburg-Weilburg, nella Germania centrale, dove c’è anche la residenza dell’arcivescovo, secondo i giornali tedeschi sarebbe lievitato da 5,5 milioni preventivati all’inizio fino a 31 milioni (compresi 15 mila euro per una vasca idromassaggio).

Ad ottobre del 2013 era stato ricevuto dal Papa. E subito dopo sospeso. Al termine dell’inchiesta condotta sul caso, nel marzo 2014, ha rassegnato le dimissioni. Era stato anche criticato per aver mentito sotto giuramento riguardo ad un biglietto aereo di prima classe acquistato per recarsi in India a visitare le baraccopoli. Il vescovo aveva evitato di essere processato per false dichiarazioni patteggiando una pena pecuniaria di 20 mila euro.

Corriere della Sera

Melchisedech, archetipo del sacerdote e del promotore di pace

Mi ha sempre affascinato la figura di Melchisedech, misterioso Re di Salem e sacerdote del Dio Altissimo (Genesi, 14, 18-20) che accoglie Abramo vittorioso dopo la battaglia, offre un sacrificio di pane e vino, e riceve da Abramo la decima di tutto. Me ne parlava, nei primi anni Sessanta, Raimundo Paniker, grande teologo e studioso di religioni comparate (1918-2010), allora nell’ortodossia cattolica, che in seguito preferì chiamarsi Raimon Panikkar e resta figura di riferimento, ancorché discutibile e discussa.
Con qualche sospetto mi sono accostato al saggio di Nuccio D’Anna Melkitsedek (Edizioni Il leone verde, pp. 160, euro 16), temendo un’interpretazione gnostica del misterioso personaggio, e invece ho trovato un’autorevole conferma a quanto la tradizione cattolica sostiene.
Melchisedech (preferisco attenermi alla grafia della neovulgata, anziché a quella complicata e forse più scientifica di D’Anna), compare in tre fondamentali passi biblici: il già ricordato Genesi 14, 18-20, nel Salmo 90,4 e nella Lettera agli Ebrei (cap. 5-6-7). Nei due versetti del Genesi, Melchisedech è chiamato “Re di Salem” e “Sacerdote del Dio Altissimo”, e D’Anna spiega, in accordo con i più attendibili esegeti, che Salem non è un nome di luogo, per cui Re di Salem significa Re di Pace, come del resto confermerà la Lettera agli Ebrei. E che cosa significa “Sacerdote dell’Altissimo”? Come mi spiegava Paniker, Mechisedech è sacerdote del “Testamento cosmico”, cioè della rivelazione primordiale che Dio aveva fatto all’umanità prima della dispersione dei popoli, e dunque prima dell’elezione in Abramo del popolo ebraico. Per questo Abramo lo riconosce superiore a sé e gli paga le decime, e la benedizione che egli riceve, è un’investitura che lo consacra simultaneamente Re e Sacerdote.
Lo si vedrà nel Salmo 90, dove Davide, con simbologia messianica, riceve investitura regale («i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi») e sacerdotale «secondo l’ordine di Melchisedech». Il re Davide, della tribù di Giuda, manteneva infatti funzioni sacerdotali proprie e basilari benché il sacerdozio venisse legittimamente esercitato dalla tribù di Levi. E la Lettera agli Ebrei, spiegando il Sommo sacerdozio di Cristo (che, attraverso Maria, è della tribù di Giuda) lo proclamerà «secondo l’ordine di Melchisedech», cioè ricollegandolo alla rivelazione primordiale e sancendo la discontinuità col sacerdozio levitico.
È tale l’importanza di Melchisedech che il suo sacrificio di pane e vino, di evidente anticipazione eucaristica, è ricordato nel canone della Messa, accanto ai sacrifici di Abele e di Abramo. Dopo la Consacrazione, infatti, il sacerdote recita: «Volgi sulla nostra offerta il tuo sguardo sereno e benigno, come hai voluto accettare i doni di Abele, il giusto, il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede, e l’oblazione pura e santa di Melchisedech, tuo sommo sacerdote».
Abramo, con l’investitura di Melchisedech, diventa Re di Pace, ma anche di Giustizia, che egli esercita da subito con clemenza. Infatti, restituisce ai re sconfitti (che non erano solo barbari capi cananei ma, simbolicamente, potenze del Maligno) i prigionieri e i beni confiscati, ristabilendo così l’ordine archetipo che la violenza aveva perturbato.
Con piccola concessione alla numerologia, D’Anna spiega il simbolismo del numero dei guerrieri con cui Abramo ottenne la vittoria: solo 318 armigeri e, secondo Clemente Alessandrino, 318 corrisponde al nome di Gesù: 18 viene dalla Iota che vale 10, più la Eta che vale 8, a cui si aggiunge il Tau della Croce, pari a 300. E forse non è un caso che i partecipanti al Concilio di Nicea, che nel 325 consolidò le basi dottrinali della Chiesa, fossero proprio 318.
Nuccio D’Anna, con sobria erudizione e impressionante bibliografia, apporta utili approfondimenti che non possono trovare posto in questa rubrica. E mi fa piacere che l’autore, pur consapevole che i moderni esegeti non attribuiscono a san Paolo la Lettera agli Ebrei, la consideri comunque di impronta paolina, come si era ritenuto fino al XVI secolo. In ogni caso, la Lettera agli Ebrei è nel canone cattolico, e, fra gli scritti neotestamentari, è forse quello teologicamente più originale e più ricco.
avvenire.it
sacerdote

Preti sposati proposta risolutiva per la crisi e la mancanza di sacerdoti nel mondo

230 preti cattolici in Usa chiederanno ai Vescovi preti sposati
Alcuni membri dell’associazione dei preti Usa che ha richiesto preti sposati con Papa Francesco

“La Chiesa cattolica romana ha un problema che potrebbe essere risolto definitivamente reintroducendo nel ministero pastorale i sacerdoti sposati che si sono dimessi, con dispensa e matrimonio religioso, che hanno un regolare percorso canonico e sono una risorsa della Chiesa”. Lo ha affermato la redazione dell’associazione sacerdoti lavoratori sposati (http://sacerdotisposati.altervista.org)

Entro il 2019 la metà dei sacerdoti attivi negli Stati Uniti andrà in pensione, e non ci sono sufficienti sacerdoti che saranno ordinati in quel periodo per sostituirli.

L’Associazione dei preti cattolici degli Stati Uniti si è riunita per l’Assemblea nazionale 2014 a St. Louis, Missouri, dal 23 giugno al 26 e ha affrontato questo problema crescente proponendo  di  ordinare uomini sposati.

 Il Rev. Eckart ha spiegato che questa risoluzione con le proposte per i preti sposati  saranno poi trasmessi ai vescovi.

“E ‘ un modo di dire, ‘Si prega di fare la richiesta al Papa di ordinare uomini sposati,’ ” ha detto. “I vescovi possono votare per fare la richiesta e poi ottenere il permesso da Roma per farlo.

Tali argomenti sono in risposta a Papa Francesco, che ha recentemente  indicato che l’ordinazione di uomini sposati sarebbe considerata se  la richiesta fosse presentata dai vescovi.

L’Associazione dei preti cattolici americani formata nel mese di agosto 2011, quando 27 sacerdoti si sono incontrati a Chicago ed è cresciuta in adesioni e ha ragginto circa 1.000 soci.

Uno dei membri dell’Associazione  è il reverendo Steve Blum, parroco a San Carlo Borromeo  in Spencerville.

Blum ha detto che è sicuramente per l’idea di ordinare uomini sposati. “Abbiamo bisogno di più personale,” ha detto. “Ovunque li possiamo ottenere, dovremmo accettarli.”

Il reverendo Bob Bonnot, che è il pastore capo a Struthers, Ohio, è stato recentemente eletto presidente dell’Associazione dei Sacerdoti cattolici degli Stati Uniti ha detto che ci sono due ragioni per ordinare uomini sposati.

“La prima ragione è per mettere  l’Eucaristia e i sacramenti a disposizione di tutte le persone”, ha detto Bonnot. “Ci sono meno sacerdoti oggi, e questo fatto li rende meno disponibili per le persone. Il secondo motivo è perché ci sono meno sacerdoti, impegnatissimi e stanchi a fornire i servizi religiosi”.

Secondo Eckart, i parrocchiani sono aperti verso la proposta di ordinare uomini sposati. “Se fai un sondaggio attraverso Google oltre il 50 per cento dei cattolici sarebbe favorevole ad accettare il clero sposato.”

Blum ha detto che molto probabilmente uno dei primi prossimi compiti  della Chiesa Cattolica Romana sarà cercare preti sposati all’interno delle loro chiese.

segnalazione web a cura della redazione Associazione Sacerdoti Lavoratori Sposati

in caso di pubblicazione citare la fonte http://sacerdotisposati.altervista.org e segnalare con mail a sacerdotisposati@alice.it

Inps: Fondo clero in perenne attesa di armonizzazione

Fondo-cleroLe riforme della previdenza intervenute nel corso degli ultimi decenni hanno avviato, in particolare, una “armonizzazione” dei regimi pensionistici che presentano requisiti diversi da quelli dell’assicurazione generale dell’Inps.

Gli ultimi provvedimenti in materia (circ. Inps 86/2014) hanno interessato diverse categorie lavorative, dai marittimi agli sportivi, dagli spedizionieri doganali ai lavoratori dello spettacolo, imponendo un percorso graduale di avvicinamento al regime generale. Nelle previsioni delle diverse riforme è sempre mancata una armonizzazione del Fondo pensionistico per il clero. Tuttavia, la previdenza dei sacerdoti e degli altri ministri di culto (cinque nuove confessioni religiose sono state recentemente accolte dalla previdenza sociale) non teme le armonizzazioni al contrario delle altre forme pensionistiche. Il Fondo presenta infatti un impianto normativo tanto scadente che qualsiasi forma di armonizzazione non potrebbe che migliorarlo. In sostanza i ministri di culto otterrebbero regole che da sempre sono patrimonio indiscusso delle altre categorie lavorative.
Si tratta, in altri termini, di un livellamento esclusivamente in positivo, che senza necessità di riforme lo stesso Inps avrebbe potuto introdurre direttamente, così come previsto nella legge 903/1974 che regola il Fondo: «Si applicano al Fondo, ai contributi e alle prestazioni ivi previste, i benefici e i privilegi stabiliti dalle leggi che regolano l’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti (art. 27)».
La norma di rinvio all’assicurazione generale già consente di riconoscere ai ministri di culto, ad esempio, ricongiunzioni, riscatti o altre particolari contribuzioni, che non comportano nuovi oneri di finanza pubblica, essendo totalmente a carico dei richiedenti, e che incrementerebbero in pari tempo le entrate contributive. Ma l’Inps percorre altre strade, malgrado precisi interventi della magistratura, mentre gli interessati subiscono nel frattempo oggettive disparità di trattamento.
68 anni. Per la solidità del Fondo, gli iscritti hanno aderito alla elevazione dell’età pensionabile da 65 a 68 anni sin dall’anno 2003. La stessa età è da poco in vigore solo in alcune Casse professionali per propria scelta statutaria. I lavoratori agganciati all’Inps raggiungeranno invece questa età non prima del 2039, per effetto degli aumenti periodici di tre mesi per maggiore speranza di vita. Sebbene i 68 anni già in vigore per il clero precorrano i futuri aumenti per i lavoratori fino a questo traguardo, l’Inps, con una strana interpretazione, ha elevato l’età pensionabile per i sacerdoti a 68 anni e 3 mesi di età.