Preti sposati e celibato opzionale a partire dall’Amazzonia. Le proposte dei Comboniani del Brasile

Sono i nuovi cammini per la Chiesa da anni suggeriti dal Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati, fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone.

Bioma
Più di 40 milioni di persone vivono in Amazzonia; 3 milioni sono indigeni, appartenenti a 390 popoli, con 240 idiomi. L’Amazzonia conserva il 34% delle foreste primarie del pianeta ed il 20% di tutta l’acqua dolce non congelata. Il sinodo ha ascoltato le comunità in molti modi: sono state realizzate 57 grandi assemblee, 13 forum nazionali, 17 forum tematici e 179 circoli di dibattito locali.

Assemblea finale dei vescovi
Il sinodo si realizzerà in Vaticano dal 6 al 27 ottobre e riunirà tutti i 103 vescovi delle diocesi amazzoniche di Brasile, Bolivia, Perú, Equador, Colombia, Venezuela, Guyana, Guyana francese, Suriname. Parteciperanno rappresentanti dei popoli indigeni e altri invitati. È un evento della Chiesa universale, con vescovi di altri biomi, nel tentativo di pensare la Chiesa a servizio di territori e sistemi ambientali transnazionali, in difesa della vita e di Madre Terra.

Di seguito le proposte tratte da nigrizia.it:
«È ora di superare il clericalismo, uscire dai templi, verso le periferie esistenziali. Occorre una Chiesa ministeriale e profetica, inserita nella vita della gente, rispettando la diversità culturale e religiosa, la storia ed il modo di vita dei popoli amazzonici».

Il sinodo per l’Amazzonia, cominciato da più di un anno, sta risvegliando la speranza della gente, dalle comunità più isolate lungo i fiumi fino alle periferie delle grandi città di questo bioma. Sentirsi ascoltati, recuperare protagonismo, potersi esprimere sulla Chiesa e sulle urgenze dell’Amazzonia, sedersi in circolo per discernere insieme, donne, uomini, preti, religiose, vescovi: sono tratti vivi della spiritualità e pratica sinodale che stiamo sperimentando in molteplici contesti dei 9 paesi della Panamazzonia.

Indipendentemente dai risultati dell’assemblea finale dei vescovi, prevista in ottobre, può attecchire nella Chiesa amazzonica questo spirito di ascolto e partecipazione, intensamente desiderato da papa Francesco, primo passo perché l’incarnazione sia la principale metodologia missionaria.

«Voi, popoli originari, non siete mai stati tanto minacciati nei vostri territori. L’Amazzonia è una terra disputata. (…). Noi, che non abitiamo in queste terre, abbiamo bisogno della vostra sapienza e delle vostre conoscenze per poter entrare, senza distruggerlo, nel tesoro custodito da questa regione, facendo risuonare le parole del Signore a Mosè: “Togliti i sandali, perché questa è una terra sacra”». Con queste parole papa Francesco ha aperto il sinodo a Puerto Maldonado (Perú). In risposta, gli indigeni chiedono che la Chiesa assuma «una veemente difesa dei loro popoli», riconoscendo gli errori del passato e smontando ogni eredità coloniale.

Anche la formazione offerta a seminaristi, missionari e laici deve riscattare gli elementi chiave delle culture locali, superando l’omogeneità di un modello religioso univoco. I popoli indigeni insistono nel dialogo interreligioso, in sintonia con il papa: «Ogni cultura e cosmovisione che riceve il vangelo arricchisce la Chiesa, con la visione di un nuovo lato del volto di Cristo».

Il sinodo vuole riconoscere e valorizzare il protagonismo delle donne nella Chiesa amazzonica, identificando nuovi ministeri a servizio della Chiesa e della vita. Le comunità cristiane amazzoniche si sentono spesso isolate e abbandonate. Non possono celebrare l’eucaristia, se non nelle rare volte in cui un sacerdote le raggiunge.

Perciò hanno proposto, con rispetto e chiarezza, la possibilità di ordinare sacerdoti uomini sposati, riconosciuti come punto di riferimento spirituale dalla comunità locale. Allo stesso modo, in considerazione delle culture locali, hanno suggerito il celibato opzionale per i ministri ordinati. Il ministero delle donne diacono è una possibilità importante per la Chiesa amazzonica e una proposta che il Vaticano sta analizzando fin dal 2016.

Un’altra grande sfida del sinodo è ripensare la Chiesa e la vita nelle grandi città amazzoniche: cresce l’esodo dalla foresta verso i centri urbani, frutto dell’espulsione delle comunità che non hanno così modo di sviluppare il loro modo di vita.

Sono i nuovi cammini per la Chiesa e l’ecologia integrale in Amazzonia: percorriamoli!

I preti sposati ad imitazione di Cristo cercano di vivere una vita pienamente umana. Siani riaccolti nella Chiesa

Appello al cambiamento della normativa della Chiesa per consentire ai preti sposati di essere riaccolti nel servizio pastorale in favore del popolo di Dio.
Roma, 01/05/2019 (informazione.it – comunicati stampa) I preti sposati pronti a rientrare in servizio come grande risorsa per la riforma della Chiesa in chiave evangelica e di servizio ai fedeli.

Ricordando Bonhoeffer (morto il 9 aprile 1945) che ha parlato di un Cristianesimo non religioso, che dalle realtà ultime è ridisceso alle penultime: “La Chiesa non sta lí dove vengono meno le capacità umane, ai limiti, ma sta al centro del villaggio“. Sulla Terra. Perché Cristo ha vissuto una vita pienamente umana, con tutte le gioie e i dolori che essa comporta. Accettandola per quella che è, senza vie di fughe.

Una petizione al Papa per il prete innamorato… Papa Francesco non ha concretizzato nulla… La solidarietà dei preti sposati

Vista dall'alto del comune di Brigels

A Brigels è stata lanciata una petizione per chiedere a Papa Francesco di abrogare l’obbligo del celibato dei preti. Gli abitanti del villaggio vorrebbero trattenere il loro parroco, che ha lasciato l’abito talare pochi mesi fa per potere vivere appieno la sua relazione d’amore.

Finora la petizione ha raccolto circa 3’700 firme. Molte per un comune che conta 1’300 abitanti. Il parroco, don Marcel, 35 anni, era molto apprezzato dalla comunità, soprattutto dai giovani.

La scelta di lasciare l’abito talare risale a qualche mese fa. In luglio, durante una messa, il parroco ha suscitato la sorpresa tra i fedeli, annunciando le sue dimissioni e motivandole con il desiderio di non più vivere in segretezza la sua relazione d’amore.

Dopo una prima fase di sconcerto, i parrocchiani hanno deciso di reagire, lanciando appunto una petizione indirizzata al Pontefice.

Malgrado qualche segnale di apertura lanciato in un’intervista al quotidiano La Repubblica nel 2014, Papa Francesco però non ha concretizzato nulla, osserva Christian Cebulj, rettore della Scuola superiore di teologia di Coira.

In Svizzera alcuni alti prelati in passato si sono detti favorevoli al matrimonio dei preti. Ad esempio, nel 2010 l’ex presidente della Conferenza episcopale svizzera Norbert Brunner si era espresso in tal senso. Lo scorso giugno, poco prima della visita del Pontefice a Ginevra, il vescovo di Basilea Felix Gmür aveva da parte sua affermato la necessità di avere un dibattito sull’obbligatorietà del celibato.

Il fenomeno è impossibile da quantificare. Un’associazione creata nel 1987 allo scopo di venire in aiuto alle donne che hanno relazioni con un prete – l’associazione Zöfra– ha indicato al giornale Le Temps di avere accompagnato in questi anni circa 500 persone. “È solo la punta dell’iceberg”, sottolineava Beatrice Bucher, membro del comitato.

tvsvizzera.it/mar con RSI (TG del 12.11.2018)

Vescovo incontra preti sposati. La Cei incarichi un Vescovo che li segua

Il 18 novembre scorso a Roma mons. D’Ercole Vescovo di Ascoli Piceno ha condiviso una mezza giornata con alcuni preti sposati

Il  Vescovo D’Ercole   ha assicurato di non essere il solo vescovo sensibile al tema della riforma del sacerdozio e della riammissione al ministero dei preti sposati con le loro famiglie.

Gruppi di preti sposati avevano inviato lettera al card. Con la disponibilità a dialogare con i Pastori.

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Lavoratori Sposati, fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone, ha auspicato venga scelto dalla Conferenza Episcopale Italiana  un vescovo incaricato per seguire i preti sposati .
La piccola realtà dei preti sposati del Movimento raggiunge  i preti che si sono dimessi e hanno formato una famiglia , tenendo un elenco e supportando questi sacerdoti

Dal 2003 ha il sito http://nuovisacerdoti.altervista.org  e il blog http://sacerdotisposati.altervista.org con una redazione web che pubblica notizie ed articoli aggiornate giornalmente

La redazione affianca anche un gruppo facebook (http://www.facebook.com/sacerdoti.sposati ) e un account twitter (@sacspo http://twitter.com/sacspo )che si integrano con il blog e il sito.

Preti: Anzitutto c’è la questione sessualità, con l’idea che, a causa del celibato, il prete non conosca le gioie della vita di coppia. Spazio ai preti sposati

Un’immagine plurale, sorprendentemente stabile e positiva: è quella del prete in Francia. Un’inchiesta promossa dal quotidiano cattolico La Croix (3-5 giugno) su un campione di 2.000 persone fra aprile e maggio sembra raccontare una storia diversa non solo rispetto alle sfide e difficoltà dei diretti interessati e delle comunità ecclesiali, ma soprattutto alla scialba e marginale fotografia che i media consegnano. Come se, al di là di ciò che i media raccontano e che le comunità cristiane e i preti avvertono, vi sia un giudizio complessivo di maggiore continuità e poco permeabile alle variazioni immediate.

Il sacerdote è un uomo disponibile (76%), affidabile (68%), aperto (65%), moralizzatore (65%), di riferimento (51%). È autoritario solo per il 32%. I preti sono utili per la trasmissione dei valori (62%), per la ricerca di senso (59%), per la coesione sociale (88%). Lontani dalla realtà li ritiene il 56% degli intervistati. In forte contrazione numerica – fra il 2005 e il 2015 sono scesi da 16.075 a 11.908, e di questi ultimi solo 5.800 sono in età attiva – fortemente provati dalle denuncie di abusi e da condanne clamorose negli ultimi tre anni, travolti da un processo secolarizzante che ne ha svuotato il ruolo pubblico, i preti godono di un giudizio che conosce differenze contenute nell’arco degli ultimi 25 anni.

Francia: sorpresa e incertezza

Sono considerati uomini di ascolto (83%), allo stesso livello dell’inizio degli anni ’90, figure prossime al vissuto degli altri (in crescita dal 67% al 71%), testimoni di Dio (dal 53% al 52%), persone felici e realizzate (dal 39% al 50%). In calo significativo la qualifica di «uomo necessario alla società» (dal 71% al 56%). Sobri e non casualmente critici i commenti di alcuni preti. «Quando leggo che il 50% dei francesi giudicano il prete un uomo felice e realizzato, trovo che sia davvero poco… Significa che una persona su due che mi incrocia lungo la strada mi giudica un frustrato». «Se i francesi ci trovano disponibili all’ascolto, tanto meglio, ma personalmente credo che noi preti manchiamo spesso di prossimità con la gente. Sarebbe necessario avere più tempo e territori meno estesi, in particolare nelle campagne».

Gli stessi indicatori hanno risultati diversi e talora divergenti quando applicati ai frequentanti e ai non frequentanti (ma che si considerano cattolici). I preti sono considerati disponibili rispettivamente per il 91 e l’81%, affidabili (98 e 79%), aperti (89 e 76%), moralizzanti (53 e 65%), di riferimento (90 e 60%). Sono autoritari? Sì per il 22% dei frequentanti e 30 per i non frequentanti. Utili per la trasmissione dei valori (98 e 75%), per la ricerca di senso (94 e 69%), per la coesione sociale (90 e 66%). Lontani dalla realtà li considera il 29 e 50%.

I frequentanti sono molto più ottimisti e positivi nei loro giudizi e meno severi nelle indicazioni critiche (moralizzatori e lontani dalla realtà). I non frequentanti hanno un livello di valutazione più alto rispetto ai francesi comuni, ma non significativamente distanti all’opinione più diffusa, in particolare sulle note più critiche.

Italia: il pericolo accidia

La dolorosa vicenda delle denunce e delle condanne per gli abusi sessuali da parte di alcuni preti ne minaccia l’immagine per il 65% dei francesi, per il 42% dei praticanti e per il 79% dei non praticanti. Un anziano sacerdote commenta così i risultati sulla domanda relativa alla lontananza dalla realtà: «Da quali realtà? Anzitutto c’è la questione sessualità, con l’idea che, a causa del celibato, il prete non conosca le gioie della vita di coppia, ma anche le difficoltà relative alla gestione familiare. Per la nostra vita noi siamo a margine di alcune esperienze comuni nella nostra società come la disoccupazione, il rischio di perdere la casa o l’incertezza sulla cura della propria vecchiaia.

Altro elemento, l’uso del tempo: molti francesi hanno l’impressione che i preti non fanno gran che perché riducono la loro attività alla celebrazione della messa e dei sacramenti».

Per alcuni commentatori l’immagine complessiva è sfuocata, perché soffre di una sostanziale rimozione dal dibattito pubblico. «I preti sono poco visibili nel lavoro di trasformazione sociale. Non “serviamo” più a niente» (J. Rouet). Appartiene al passato e i suoi effetti si prolungano senza un reale riscontro vitale. Infatti, se il 76% dei francesi hanno avuto uno o più contatti con un prete, i giovani scendono al 51%. «Ma il fatto che il 51 % dei giovani fra 18 e 24 anni abbiano avuto un contatto con un preti non è cosa da poco – commenta suor N. Becquard. Soprattutto quando si sa che solo un terzo di questa fascia di età si dice cattolica. Ciò significa che la Chiesa, attraverso i suoi preti, ha ancora un contatto con la metà di una generazione».

Il prete ha ancora uno spazio significativo di attesa anche da parte dei giovani, anche se la percezione diffusa è assai meno attrezzata a capire i suoi problemi, la difficile gestione delle parrocchie e i nuovi ambiti di impegno (come l’insegnamento o la cura degli scout o l’evangelizzazione di strada).

Difficile operare una semplice trasposizione con la situazione italiana dove la dimensione popolare della Chiesa è ancora vitale e le figure ministeriali assai più visibili che nel paese d’Oltralpe. Ma è significativo che un vescovo come F.G. Brambilla (Novara) indichi nell’accidia il pericolo più grave per i preti e i pastori. «Il pericolo incombente è quello dell’accidia pastorale. Essa fa capolino nel vissuto di tanti pastori, vescovi e preti, ma anche di molti collaboratori laici, uomini e donne. È una sorta di torpore, di rassegnazione che attraversa stancamente le parole e i gesti, che si trascina senza smalto osservando la perdita di incidenza delle comunità cristiane nel tessuto umano. La marginalità del cristianesimo sembra narcotizzare la coscienza, prima che l’annuncio e la cura delle persone» (Liber pastoralis, Queriniana, Brescia 2017, pp. 8-9).

settimananews.it

Rinuncia del Patriarca Laham sosteneva i preti sposati

Retroscena – tra luci e ombre – della rinuncia del Patriarca Laham. Una vicenda emblematica del malessere «interno» che attraversa tante comunità cristiane mediorientali. I possibili candidati alla successione, e le emergenze – spirituali e pastorali – che dovranno affrontare

Patriarca Laham, in diversi casi, ha fornito anche sostegno a sacerdoti che emigravano. Soprattutto – con ragioni condivisibili – se si trattava di preti sposati, che espatriavano per sottrarre alle violenze la propria famiglia ed evitare ai propri figli l’arruolamento obbligatorio nell’esercito.

Papa Francesco ha fatto diffondere sabato 6 maggio dalla Sala Stampa Vaticana la lettera in cui avverte Gregorio III di accettare la rinuncia all’incarico patriarcale, sottopostagli dal Patriarca in occasione di una recente udienza, e presenta la sua decisione come opportuna e necessaria «per il bene della Chiesa greco-melchita». Nella lettera papale si rimarca intenzionalmente che la rinuncia del Patriarca 85enne è avvenuta «volontariamente», e non mancano i ringraziamenti di rito a Gregoire, «zelante servitore del Popolo di Dio», anche per «aver attirato l’attenzione della comunità internazionale sul dramma vissuto dalla Siria».

In realtà, le dimissioni del Patriarca sono l’esito dello scontro sviluppatosi negli ultimi anni tra il Patriarca e una maggioranza sempre più larga dei vescovi melchiti.

tratto da La Stampa

Caso don Contin «Celibato dei preti vincolo da rivedere»

Rivedere il vincolo del celibato per i sacerdoti: lo chiede il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Lavoratori Sposati, fondato da don Giuseppe Serrone, facendo riferimento anche ai recenti…

Rivedere il vincolo del celibato per i sacerdoti: lo chiede il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Lavoratori Sposati, fondato da don Giuseppe Serrone, facendo riferimento anche ai recenti scandali nella diocesi di Padova.

«Qualcuno osserva o lascia intendere che se non vigesse il vincolo del celibato, forse certe vicende che si consumano fra le mura delle canoniche ci verrebbero risparmiate», riporta una nota del Movimento.

Per l’associazione è «il momento del cambio della normativa della Chiesa Cattolica Romana per riammettere in servizio i preti sposati». Don Serrone sottolinea che «in gioco non la questione del celibato soltanto. Le problematiche si inquadrano intorno alla nuova identità dei preti».

fonte >>> Il Mattino di Padova

sacerdote

Programma RadioUno “L’ora di religione” affronta tema abbandoni preti e suore. Tabù i preti sposati e le suore sposate

Un nuovo titolo, “L’ora di religione”, per una rubrica anch’essa nuova ma incapace di offrire uno sguardo a 360 gradi sul tema della crisi delle religiose e dei frati. L’intenzione di RadioUno  è fallita in questo caso nella puntata del 5 Febbraio 2016 con in studio una suora e Francesco Grana vaticanista.

Per il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Lavoratori Sposati fondato da don Serrone, è stato eluso volutamente il tema della questione del celibato obbligatorio per i frati, i preti e le suore che spesso sta dietro gli abbandoni della vita ecclesiale e religiosa.

Mancava in trasmissione la voce di un prete o di una suora con famiglia

preti sposati

Papa Francesco dice no a divisioni e contrasti. Dia lui esempio e riaccolga i preti sposati

Temi di grande ed attuale interesse per l’intera Comunità Ecclesiale saranno dibattuti a Roma in un prossimo convegno nel mese di Marzo 2017:
– Donna e prete: un amore irrisolto;
– la riscoperta della bellezza e della santità del matrimonio e della famiglia nella Chiesa di papa Francesco;
– la situazione attuale dei presbiteri che hanno lasciato il ministero;
– la crisi del presbitero innamorato, ancora nel ministero;
– la crisi della donna che ama un prete;
– per un presbiterato “a due polmoni”: preti celibi e preti sposati.

“Se nelle nostre comunità ci fossero più poveri in spirito, ci sarebbero meno divisioni, contrasti e polemiche!”. Lo ha affermato Papa Francesco nella meditazione con la quale ha introdotto la preghiera mariana dell’Angelus recitata, come di consueto, con i numerosi fedeli presenti in piazza San Pietro Domenica 29 Gennaio 2017.

Per anni i preti sposati hanno cercato e cercano ancora oggi, un dialogo con i propri Pastori (Papa e Vescovi diocesani).

All’interno del Vaticano, ci sono dei “gruppi conservatori che pretendono un ritorno al modello di Chiesa del passato, concepita come una fortezza chiusa piuttosto che come “un ospedale da campo con le porte aperte per accogliere qualsiasi persona che bussi”.

Una gradita sorpresa è stata la visita di Papa Francesco ai preti sposati in una casa a Roma alla fine del Giubileo: è stato un gesto esemplare significativo per tutti i vescovi diocesani che nelle varie parrocchie della loro Diocesi hanno preti che hanno lasciato il ministero e contratto matrimonio, perché i preti sposati non sono un problema o una vergogna da nascondere, ma un dono ed una opportunità da valorizzare.

Dopo quella visita il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Lavoratori sposati chiede ora al Papa un ulteriore passo in avanti con la riammissione al ministero dei preti sposati.