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Preti, doppi incarichi nelle parrocchie. Per risolvere la crisi si offrono i preti sposati

L’articolo nel post in basso ha spinto il Movimento dei sacerdoti lavoratori sposati a rilanciare l’appello a essere riaccolti nella chiesa per scongiurare la il passaggio dei preti sposati verso altre chiese cristiane che ammettono i preti sposati nel ministero (ndr)

«In Alto Adige – dice don Michele Tomasi, da settembre vicario episcopale col ruolo di referente personale per i sacerdoti e diaconi – ci sono 300 sacerdoti più un certo numero di appartenenti agli ordini religiosi; ma dei 300 sacerdoti più della metà ha oltre 75 anni. Purtroppo siamo pochi e dobbiamo darci una mano, sperando che prima o poi i giovani tornino ad apprezzare la bellezza di fare il sacerdote. Attualmente al Seminario Maggiiore di Bressanone abbiano due seminaristi di lingua tedesca e uno sloveno, ma probabilmente il prossimo anno non ci sarà alcuna ordinazione».
Questi numeri, uniti al progressivo invecchiamento dei sacerdoti, spiegano perché sia sempre più difficile per la Curia far quadrare i conti. Lo si fa nell’unico modo possibile, ovvero affidando allo stesso sacerdote più parrocchie e chiedendo a chi è ormai in età di pensione (dai 75 anni su) di continuare a collaborare.
Ecco dunque che dal primo settembre don Erminio Baldo, per tutti “Jimmy”, da tanti anni parroco di Tre Santi, diventa parroco anche della Sacra Famiglia. Ma potrà contare sull’aiuto, per una parte dell’attività pastorale, di don Massimiliano De Franceschi, nuovo cooperatore di Regina Pacis e della Visitazione, e Andrea Bona parroco della Visitazione e di Regina Pacis.
Si ritira dal servizio pastorale, ma come dice lui stesso “non va in pensione”, don Piergiorgio Zocchio. 81 anni, collaboratore nell’ultimo anno nella parrocchia di Brunico, dopo che per 4 anni è stato collaboratore a Sinigo e per 22 parroco a Don Bosco. «La mia residenza – spiega – è nella parrocchia di San Pio X e quando c’è bisogno sono sempre disponibile, visto che di vocazioni a livello europeo ce ne sono sempre meno. Quando sono stato ordinato io, a Trento nel 1960, eravamo in 24. Vuol sapere se, un’eventuale apertura al matrimonio dei sacerdoti aumenterebbe

le vocazioni? A mio avviso no e la conferma l’ho avuta anche di recente in occasione di un incontro con un pastore evangelico: anche loro fanno i conti col calo delle vocazioni. Non solo: ha spiegato come non sia facile conciliare famiglia e impegnato pastorale».

Alto Adige

Preti sposati. Radio Vaticana: “La Chiesa non ha mai legato sacerdozio e celibato sul piano dogmatico”

“La Chiesa non ha mai legato sacerdozio e celibato sul piano dogmatico”, ma ha riconosciuto il valore profondo di questo legame. Lo ha detto il prefetto della Congregazione dei Vescovi, il cardinale Marc Ouellet, durante il convegno “Il celibato sacerdotale, un cammino di libertà”, in corso all’università Gregoriana di Roma.

Potrebbe scattare presto l’ora dei preti sposati? Se lo chiede l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati commentando le notizie che arrivano da Roma: in città presso l’Università Gregoriana dei Gesuiti si sta tenendo un convegno per ribadire la dottrina classica tradizionalista sul celibato dei preti e del no ai preti sposati.

Il Convegno si è aperto Giovedì, 4 febbraio con il Saluto introduttivo: Rev. P. François-Xavier Dumortier, SJ. Presentazione del Convegno: Rev. Mons. Tony Anatrella. Conferenza: Celibato e legame nuziale di Cristo alla Chiesa Sua Em. Rev.ma il Card. Marc Ouellet.

Oggi Venerdì, 5 febbraio c’è stata la relazione “Per il Regno”. Il dono del celibato nel Nuovo Testamento delle Dott.ssa Rosalba Manes. A seguire
L’appello alla tradizione nella difesa del celibato sacerdotale: il contributo di Johann Adam Möhler al dibattito (Rev. P. Joseph Carola, SJ)

Sabato, 6 febbraio il convegno si concluderà con Lettura dell’Enciclica “Sacerdotalis Coelibatus” del Beato Paolo VI (Sua Ecc. Rev.ma Mons. Joël Mercier).

L’intervento su Il prete ordinato “in persona Christi”
di Sua Em. Rev.ma il Card. Pietro Parolin è molto atteso per Sabato. Parolin, segretario di Stato Vaticano aveva riaperto la discussione sui preti sposati. Il celibato sacerdotale «non è un dogma della Chiesa e se ne può discutere perché è una tradizione ecclesiastica».

L’arcivescovo Pietro Parolin ha risposto così a una domanda del quotidiano venezuelano «El Universal» e la sua «apertura» è rimbalzata immediatamente in Curia. Il dato della non intangibilità della legge canonica sul celibato, sostenuto dalla maggior parte dei teologi, era stato pubblicamente contestato alcuni mesi fa dal cardinale Mauro Piacenza, prefetto del clero, mentre il suo predecessore, Claudio Hummes aveva preso la posizione contraria.
«Si può parlare, riflettere e approfondire questi temi che non sono definizioni di fede – aveva aggiunto Parolin – e pensare in qualche modifica ma sempre al servizio dell’unità e tutto secondo la volontà di Dio… Dio parla in molti modi. Dobbiamo fare attenzione a questa voce che ci orienta sulle cause e sulle soluzioni, per esempio la scarsità di clero. Quindi bisogna tenere presenti, nel momento di prendere delle decisioni, questi criteri (la volontà di Dio, la storia della Chiesa) così come l’apertura ai segni dei tempi».

Le parole del nuovo segretario di Stato vaticano avevano ovviamente diviso in due il mondo cattolico e innescato un acceso confronto sulla necessità o l’inopportunità del matrimonio per i sacerdoti. I sostenitori del superamento del celibato sacerdotale sostengono che le nozze dei preti consentirebbero ai pastori di essere maggiormente vicini alla loro gente e al passo con la vita moderna, ma anche di risolvere il problema della scarsità di vocazioni. «Un sondaggio Galup ha dimostrato che la maggioranza dei cattolici è favorevole al matrimonio dei sacerdoti» ha dichiarato Christine Schenk, una delle promotrici di Future Chrurch, organizzazione no profit nata nel 1990 a Cleveland, in Ohio, che sostiene varie cause interne alla Chiesa romana cattolica, tra le quali anche la fine del celibato sacerdotale.

Per l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati, fondata nel 2003 da don Giuseppe Serrone, che commenta la questione nei giorni del convegno sul celibato alla Gregoriana di Roma, le gerarchie vaticane sono in fase di immobilismo sulla questione della riammissione al ministero dei preti sposati. E Papa Francesco non si schiera e di fatto sostiene i tradizionalisti.

Disoccupati pure i preti Nei Grigioni alcuni don cercano un lavoro

La disoccupazione può toccare tutti. Uomini e donne. Artigiani, operai, impiegati e agricoltori. Laureati e non. E pure i preti. Le vocazioni sono in crisi, ma questo non impedisce che alcuni don non abbiano un lavoro. Succede nella diocesi di Coira dove alcuni preti-disoccupati hanno deciso di rompere il silenzio attorno alla loro situazione per denunciare l’indifferenza della Curia.

“Sicuramente i vicari generali non sono sempre all’altezza della situazione. Dimostrarci un po’ più di umanità e meno disprezzo non guasterebbe” sottolinea ai microfoni RSI Andreas Falow, prete ultracinquantenne, nato e cresciuto in Germania. È stato parroco in diverse località a Zurigo e nei Grigioni. Ora, però, non ha più lavoro e percepisce l’indennità di disoccupazione. Nella Diocesi di Coira non è l’unico. Un suo collega parla chiedendo l’anonimato.

E il vescovo cosa dice? La Curia, tramite il suo portavoce, risponde per iscritto. “Per motivi di correttezza il vescovo deve segnalare al Comune parrocchiale se ci sono stati (ripetutamente e in più parrocchie) dei gravi problemi con un prete – rileva il testo -. La protezione dei dati personali non permette però alla Diocesi di commentare nei media casi concreti”.

Diem/TG/RG

Papa e Giubileo: “Il Messaggero” rilancia delusione dei sacerdoti sposati su lefebvriani

lapresse - valeria braghieri - Pope Francis

 

 

 

 

 

>>> articolo originale

Giubileo, delusione dall’associazione Preti Sposati: «Papa Bergoglio preferisce i lefebvriani a noi»

CITTA’ DEL VATICANO – Le decisioni del Papa sul Giubileo hanno lasciato l’amaro in bocca all’associazione dei sacerdoti sposati, fondata nel 2003 da Giuseppe Serrone, un ex sacerdote.

“Siamo delusi”. Il rammarico riguarda l’annuncio del Papa per il Giubileo ad aprire le porte ai lefebvriani e non avere speso nemmeno una parola per lasciare uno spiraglio a loro, i preti sposati. Un passaggio, dicono, che segna, ancora una volta, l’esclusione di coloro che, in Italia e nel mondo, hanno lasciato l’abito sacerdotale per formarsi una famiglia. Da tempo sono decine di migliaia coloro che bussano alle porte di San Pietro chiedendo di essere riammessi al ministero, di essere utilizzati in parrocchia, anche se hanno moglie e prole a carico. Ma da questo orecchio Papa Bergoglio sembra non sentirci proprio. Immediata la reazione negativa dell’associazione che si sente esclusa e messa da parte. “Bergoglio si china alla volontà dei tradizionalisti e affossa il Concilio Vaticano II. Ancora chiusure e immobilismo dai pronunciamenti papali sui preti sposati e sul rinnovamento della Chiesa e della teologia in chiave biblica”. Ai lefebvriani è stata riconosciuta la validità dell’assoluzione mentre ai sacerdoti sposati niente, anche se hanno un regolare percorso di dimissioni, dispensa dagli impegni del celibato e matrimonio religioso. In pratica i preti sposati sono ancora dentro la Chiesa e sono una grande risorsa.

I sacerdoti sposati ricordano la situazione dei lefebvriani, scomunicati. Tempo fa il vescovo di Losanna-Ginevra-Friburgo, Charles Morerod, domenicano, già rettore dell’Angelicum e segretario della Commissione teologica internazionale nonché membro della delegazione della Congregazione per la dottrina della fede nei dialoghi con la Fraternità San Pio X, nel 2013 ha emanato un documento in cui ricorda che i sacerdoti della Fraternità di san Pio X sono impediti dal celebrare i sacramenti. In pratica sospesi a divinis.

“Per queste ragioni – scrive mons. Morerod – è vietato ai preti della Fraternità sacerdotale San Pio X l’uso delle chiese e delle cappelle cattoliche per qualsiasi servizio sacerdotale e in particolare per l’amministrazione dei sacramenti”.

Molti sacerdoti sposati invece pur non essendo “sospesi a divinis” (la dispensa dagli obblighi del celibato e il matrimonio religioso non fanno scattare la sospensione se effettuate all’interno di un regolare percorso canonico) non sono nemmeno stati presi in considerazione in vista del Giubileo. “Ci sentiamo profondamente delusi dalle scelte di Papa Francesco e auspichiamo al più presto anche per noi sacerdoti sposati una riammissione nel ministero pastorale attivo alla stregua dei sacerdoti anglicani sposati accolti come sacerdoti cattolici romani con moglie e figli”.

di Franca Giansoldati
Il Messaggero
Mercoledì 2 Settembre 2015, 19:19 – Ultimo aggiornamento: 20:46
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il vescovo tedesco delle spese pazze a marzo arriva in Vaticano. I sacerdoti sposati invece ancora discriminati

Franz-Peter Tebartz-van Elst, è accusato di aver sperperato il denaro della diocesi di Limburg: 31 milioni per ristrutturare il palazzo dove aveva la sua residenza.

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati (http://sacerdotisposati.altervista.org)  si dichiara amareggiata e delusa per la decisione vaticana e rammaricata perché Papa Francesco ancora non mette mano alla riforma che riaccolga nel ministero i sacerdoti sposati.

Sta per arrivare in Vaticano, il prossimo mese di marzo, l’ex vescovo «spendaccione» di Limburg. È stato assegnato al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Più specificamente Franz-Peter Tebartz-van Elst, cinquantacinquenne, sarà il delegato per la catechesi. Una posizione, che fin qui, nel dicastero che è presieduto dall’arcivescovo Rino Fisichella, non c’era e che è stata decisa per lui da Papa Francesco. «Van Elst si aggiungerà al segretario e al sottosegretario e dovrà tenere i contatti con le conferenze episcopali dei vari Paesi, e predisporre i catechismi, senza per questo apporre la sua firma sui testi», spiega Fisichella.

Il «caso di Limburg» era scoppiato nel 2013. Tebartz-van Elst è stato accusato di avere uno «stile autoritario» e soprattutto di aver sperperato il denaro della diocesi. Il costo della ristrutturazione dello storico palazzo del centro diocesano, vicino al Duomo, nel piccolo centro del circondario rurale di Limburg-Weilburg, nella Germania centrale, dove c’è anche la residenza dell’arcivescovo, secondo i giornali tedeschi sarebbe lievitato da 5,5 milioni preventivati all’inizio fino a 31 milioni (compresi 15 mila euro per una vasca idromassaggio).

Ad ottobre del 2013 era stato ricevuto dal Papa. E subito dopo sospeso. Al termine dell’inchiesta condotta sul caso, nel marzo 2014, ha rassegnato le dimissioni. Era stato anche criticato per aver mentito sotto giuramento riguardo ad un biglietto aereo di prima classe acquistato per recarsi in India a visitare le baraccopoli. Il vescovo aveva evitato di essere processato per false dichiarazioni patteggiando una pena pecuniaria di 20 mila euro.

Corriere della Sera

Melchisedech, archetipo del sacerdote e del promotore di pace

Mi ha sempre affascinato la figura di Melchisedech, misterioso Re di Salem e sacerdote del Dio Altissimo (Genesi, 14, 18-20) che accoglie Abramo vittorioso dopo la battaglia, offre un sacrificio di pane e vino, e riceve da Abramo la decima di tutto. Me ne parlava, nei primi anni Sessanta, Raimundo Paniker, grande teologo e studioso di religioni comparate (1918-2010), allora nell’ortodossia cattolica, che in seguito preferì chiamarsi Raimon Panikkar e resta figura di riferimento, ancorché discutibile e discussa.
Con qualche sospetto mi sono accostato al saggio di Nuccio D’Anna Melkitsedek (Edizioni Il leone verde, pp. 160, euro 16), temendo un’interpretazione gnostica del misterioso personaggio, e invece ho trovato un’autorevole conferma a quanto la tradizione cattolica sostiene.
Melchisedech (preferisco attenermi alla grafia della neovulgata, anziché a quella complicata e forse più scientifica di D’Anna), compare in tre fondamentali passi biblici: il già ricordato Genesi 14, 18-20, nel Salmo 90,4 e nella Lettera agli Ebrei (cap. 5-6-7). Nei due versetti del Genesi, Melchisedech è chiamato “Re di Salem” e “Sacerdote del Dio Altissimo”, e D’Anna spiega, in accordo con i più attendibili esegeti, che Salem non è un nome di luogo, per cui Re di Salem significa Re di Pace, come del resto confermerà la Lettera agli Ebrei. E che cosa significa “Sacerdote dell’Altissimo”? Come mi spiegava Paniker, Mechisedech è sacerdote del “Testamento cosmico”, cioè della rivelazione primordiale che Dio aveva fatto all’umanità prima della dispersione dei popoli, e dunque prima dell’elezione in Abramo del popolo ebraico. Per questo Abramo lo riconosce superiore a sé e gli paga le decime, e la benedizione che egli riceve, è un’investitura che lo consacra simultaneamente Re e Sacerdote.
Lo si vedrà nel Salmo 90, dove Davide, con simbologia messianica, riceve investitura regale («i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi») e sacerdotale «secondo l’ordine di Melchisedech». Il re Davide, della tribù di Giuda, manteneva infatti funzioni sacerdotali proprie e basilari benché il sacerdozio venisse legittimamente esercitato dalla tribù di Levi. E la Lettera agli Ebrei, spiegando il Sommo sacerdozio di Cristo (che, attraverso Maria, è della tribù di Giuda) lo proclamerà «secondo l’ordine di Melchisedech», cioè ricollegandolo alla rivelazione primordiale e sancendo la discontinuità col sacerdozio levitico.
È tale l’importanza di Melchisedech che il suo sacrificio di pane e vino, di evidente anticipazione eucaristica, è ricordato nel canone della Messa, accanto ai sacrifici di Abele e di Abramo. Dopo la Consacrazione, infatti, il sacerdote recita: «Volgi sulla nostra offerta il tuo sguardo sereno e benigno, come hai voluto accettare i doni di Abele, il giusto, il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede, e l’oblazione pura e santa di Melchisedech, tuo sommo sacerdote».
Abramo, con l’investitura di Melchisedech, diventa Re di Pace, ma anche di Giustizia, che egli esercita da subito con clemenza. Infatti, restituisce ai re sconfitti (che non erano solo barbari capi cananei ma, simbolicamente, potenze del Maligno) i prigionieri e i beni confiscati, ristabilendo così l’ordine archetipo che la violenza aveva perturbato.
Con piccola concessione alla numerologia, D’Anna spiega il simbolismo del numero dei guerrieri con cui Abramo ottenne la vittoria: solo 318 armigeri e, secondo Clemente Alessandrino, 318 corrisponde al nome di Gesù: 18 viene dalla Iota che vale 10, più la Eta che vale 8, a cui si aggiunge il Tau della Croce, pari a 300. E forse non è un caso che i partecipanti al Concilio di Nicea, che nel 325 consolidò le basi dottrinali della Chiesa, fossero proprio 318.
Nuccio D’Anna, con sobria erudizione e impressionante bibliografia, apporta utili approfondimenti che non possono trovare posto in questa rubrica. E mi fa piacere che l’autore, pur consapevole che i moderni esegeti non attribuiscono a san Paolo la Lettera agli Ebrei, la consideri comunque di impronta paolina, come si era ritenuto fino al XVI secolo. In ogni caso, la Lettera agli Ebrei è nel canone cattolico, e, fra gli scritti neotestamentari, è forse quello teologicamente più originale e più ricco.
avvenire.it
sacerdote

Preti sposati passare dalle parole ai fatti, senza di loro non c’è riforma nella Chiesa, appello a Papa Francesco

Credo sia giunta l’ora di passare dalle parole ai fatti, dalle dichiarazioni propagandistiche al cambiamento normativo. È ora di dare scacco matto al celibato obbligatorio e dichiarare il celibato opzionale. Altrimenti, quanti sono scettici rispetto all’intenzione di Francesco di riformare la Chiesa avranno un argomento in più per continuare ad esserlo.

Conviene ricordare che nel cristianesimo, almeno nel cristianesimo di Gesù di Nazareth, l’incompatibilità non è fra amore di Dio e sessualità, fra amore divino e amore umano. In assoluto. L’opposizione è fra l’amore verso Dio e l’amore verso il denaro, in accordo con la massima evangelica «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza» (Mt 6,24). Se si ama il denaro, Dio è di troppo.

Bisognerebbe leggere Eduardo Galeano [giornalista, scrittore e saggista uruguayano] per de-demonizzare il corpo, perderne la paura e riconoscerlo nella sua vera dimensione piacevole e festiva: «La Chiesa dice: il corpo è una colpa. La scienza dice: il corpo è una macchina. La pubblicità dice: il corpo è un affare. Il corpo dice: io sono una festa». È una riflessione in più per opporsi a norme che impongono comportamenti repressivi che rendono (più) infelici le persone.

Le tesi sono state pubblicate in adista (segni Nuovi n 28 del 26 Luglio 2014)

tratte da informazione.it

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Preti sposati e celibato: «non è un dogma della Chiesa e si può discutere perché è una tradizione ecclesiastica»

In termini simili a Papa Francesco favorevole alla soppressione dell’anacronistica legge sul celibato  si è espresso mons. Pietro Parolin, pochi giorni dopo essere stato nominato da Francesco segretario di Stato del Vaticano, in dichiarazioni rilasciate l’8 settembre 2013 al quotidiano El Universal del Venezuela, Paese di cui era nunzio: il celibato obbligatorio – ha detto – «non è un dogma della Chiesa e si può discutere perché è una tradizione ecclesiastica». Tali pronunciamenti non suppongono alcuna novità, coincidono con affermazioni note e condivise tanto dai difensori come dai detrattori di questa tradizione ecclesiastica.

tratto da informazione.it – comunicato stampa

preti.sposati.celibato

Preti sposati: Papa Francesco favorevole alla soppressione dell’anacronistica legge del celibato

preti.famigliaOggi c’è un clima generalizzato, dentro e fuori il cattolicesimo, favorevole alla soppressione dell’anacronistica legge del celibato. Ventisei donne innamorate di preti hanno scritto al papa chiedendogli di derogare da essa per la «devastante sofferenza» che «lacera l’anima» loro e dei loro compagni sacerdoti. Nel volo di ritorno a Roma, dopo la sua visita in Giordania, Palestina e Israele, papa Francesco ha affermato che il celibato «è un dono per la Chiesa» e che di esso ha «grande stima», ma che, «non essendo un dogma di fede, la porta resta sempre aperta».
tratto da comunicato stampa – informazione.it

Sms a sacerdote… Tutta la vicenda sembra uno scherzo davvero pesante

La strana notizia arriva direttamente dalla Polonia, dove un prete cattolico, apparentemente, sostiene che il diavolo non cesserà di mettere in atto le sue stregonerie. Questo è quanto dichiara al Times australiano. Padre Marian Rajchel, da Jaroslaw, Polonia, sostiene che ha tentato di eseguire un esorcismo su una giovane adolescente ma le cose sono andate male, quindi, ora Lucifero non smetterà più di inviargli sms.

Il sacerdote afferma che in uno dei messaggi, inviati dal cellulare della ragazza apparentemente posseduta, il diavolo gli disse di rinunciare a salvarla, perché tanto non ci sarebbe riuscito. “Lei non uscirà da questo inferno. È mia. Chiunque pregherà per lei morirà”. Questo sarebbe il messaggio in questione inviato da Satana. “Stai zitto predicatore!”, Satana avrebbe poi digitato furiosamente, “non riuscirai a salvarti. Idiota. Sei solo un vecchio e patetico predicatore”.

Quando il prete ha replicato a queste parole, a quanto pare il diavolo è andato su tutte le furie, secondo quanto riferito dal News AU. Il sacerdote ha, inoltre, riferito al The Daily Mail di essere molto preoccupato per questa vicenda. “Ovviamente la ragazza è stata realmente posseduta da Satana ed ha bisogno di ulteriore aiuto da parte mia”, ha detto Padre Marian.

Qui di seguito alcuni dei numerosi messaggi che il prete avrebbe ricevuto:

  • “Fa molto caldo qui sotto o lo sento solo io? Ahahhahaha no no fa davvero caldo qui”

  • “Qual è il tuo gruppo musicale preferito? A me piacciono gli Hanson ed i Motorhead”

  • “Hai parlato con Gesù ultimamente? È ancora arrabbiato con me?”

  • “Dai amico rispondimi, sto solo cercando di farmi dei nuovi amici”.

Per ora, l’indagine su questa strana vicenda ha portato alla luce una pagina Facebook dedicata a Satana dai contenuti molto forti e con una serie di foto davvero di pessimo gusto. Tutta la vicenda sembra uno scherzo davvero pesante, realizzato da persone che hanno preso di mira il povero prete e che si divertono a spaventarlo a morte. Una cosa, però, bisogna dirla: se è vero che Dio opera in modi misteriosi e sconosciuti, Satana ha scelto una via davvero comoda e per persone molto pigre!

blastingnews.com

Preti sposati: “Il Foglio” chiama Cardinale storico per attaccare Papa Francesco

Prete vaticanista Filippo Di Giacomo si erge a censore dichiarazioni nuovo Segretario di Stato

Il giornalista Filippo Di Giacomo fa una lettura “censurante” delle dichiarazioni di Mons. Parolin, che recentemente aveva effettuato alcuni rilievi, aperti teologicamente, sulla questione del celibato per i sacerdoti. L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati auspica che Papa Francesco possa decidere della riammissione dei sacerdoti sposati nel ministero alla stessa stregua dei sacerdoti anglicani accolti nella chiesa cattolica (ndr).

Di seguito l’articolo:

di Filippo Di Giacomo

Città del Vaticano, 13 set. (LaPresse) – Il ‘colpo di scena’ di questi giorni, attribuito al futuro segretario di stato vaticano Pietro Parolin, risale in realtà al 1179, ai tempi del terzo Concilio Lateranense. Era stata infatti quell’antica assise della Chiesa cattolica a stabilire che il celibato ecclesiastico non è di natura divina, ma solo canonica: esso appartiene cioè solo alla disciplina della Chiesa Latina che può dunque scegliere se regolarlo in un modo oppure in un altro. Chiesa Latina la quale, contestualmente, decideva di non ammettere all’ordinazione degli “ordini maggiori”, cioè al diaconato e al presbiterato, gli uomini sposati. Il Concilio Lateranense terzo, in sintesi, lasciava intatta la cosiddetta “disciplina apostolica”, quella statuita per la Chiesa indivisa dai sette primi concili ecumenici (gli unici poi riconosciuti anche dalla Chiesa Ortodossa), che conferisce l’ordinazione presbiterale anche agli uomini sposati (se giungono all’ordinazione sacerdotale celibi, neanche i preti ortodossi possono più sposarsi dopo l’ordinazione, neanche se restano vedovi), scegliendo però di ordinare per la Chiesa latina solo i celibi.

Nonostante dunque la questione sia ‘vecchia’, dopo quasi dieci secoli, neanche gli esperti della comunicazione ‘di area’, e cioè quelli notoriamente orientati o dall’appartenenza ad un’organizzazione cattolica oppure a un movimento ecclesiale, riescono a districarsi in un problema invece assai semplice. Il quale non consiste solo non nel sapere se e quando i preti cattolici potranno sposarsi, ma consiste invece nel comprendere come e quando il cattolicesimo comincerà di nuovo ad ordinare uomini sposati. In realtà, la Chiesa Cattolica si definisce come una “comunione” di molte tradizione ecclesiali: che chiama “riti”. Fino a un lustro fa, solo i due riti della Chiesa Latina (la romana e l’ambrosiana) ammettevano unicamente chierici celibi. Adesso, anche se non è stato ancora pienamente ufficializzato, con Benedetto XVI i riti latini sono diventati tre, essendosi aggiunto quello “secondo le tradizioni e la disciplina” della Chiesa Anglicana. Sono circa 5000 infatti gli ex pastori anglicani che, anche se sposati, sono stati ordinati sacerdoti cattolici e attualmente svolgono un molto apprezzato ministero pastorale in ambito anglosassone, soprattutto nel Nord America e in Australia. Si tratta dei cosiddetti “sacerdoti uxorati (con moglie) di rito latino”: seguono le tradizioni liturgiche e disciplinari dei preti del rito romano e ambrosiano. E quindi, per immetterli nel tessuto della propria “comunione”, la Chiesa Cattolica non ha avuto alcun bisogno di “appoggiarli” sulla disciplina delle Chiesa cattoliche Orientali (sono 13) che, da sempre, hanno riservato il celibato ai soli monaci e ai vescovi, mentre i sacerdoti possono essere sposati.

Proprio per questo in Vaticano, in questi giorni, nessuno si sta chiedendo quale sia il tasso di “progressivismo” che il futuro segretario di Stato porterà nelle stanze del potere di Oltretevere, visto che la ‘novità’ attribuita alla sua dichiarazione è dunque, in realtà, “pari allo zero”. Qualche preoccupazione, invece, negli stessi ambienti vaticani viene avanzata per una certa ansia di sensazionalismo che, da parte di alcuni operatori della comunicazione religiosa, si sta tentando di creare intorno alla figura di monsignor Parolin mentre egli è ancora in carica nella sua sede di Caracas come Nunzio in Venezuela. Qualcosa che pare richiamare quanto aveva scritto proprio qualche giorno fa il vaticanista del ‘Corriere della Sera’, Massimo Franco, ricordando che le faide clericali degli ultimi anni sono state dirette da “una sala stampa parallela” che certamente non è alloggiata dentro le sacre mura. E proprio in Vaticano, adesso molti sperano che l’arcivescovo Parolin sappia schivarla.

Preti sposati: associazione dei sacerdoti lavoratori sposati ha rilanciato la campagna per far discutere nella Chiesa Cattolica romana il tema del celibato

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati ha rilanciato la campagna  per far discutere nella Chiesa Cattolica romana il tema del celibato per i preti e la possibilità di renderlo facoltativo o addirittura di abrogarlo…

Nei giorni scorsi una anziana donna argentina Clelia Luro, moglie di un vescovo, ora defunto,  Jeronimo Podestà di Avellaneda, ha rivelato di essere amica con Papa Francesco,  e di averlo chiamato al telefono  ogni Domenica, quando era cardinale in Argentina.

Luro è convinta che il  celibato sacerdotale diventerà facoltativo.

Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e altri Papi prima di loro proibirono  qualsiasi discussione aperta per  cambiare la regola del celibato, e Papa Francesco non ha menzionato l’argomento da quando è diventato Vescovo di Roma e capo della Chiesa Cattolica.

Il Rev. Robert Gahl, un teologo morale dell’Opus Dei dellla Pontificia Università della Santa Croce ha detto che non vede assolutamente il tema del celibato dei preti all’ordine del giorno di Papa Francesco.

Ma, come cardinale, Jorge Mario Bergoglio, ha fatto riferimento alla questione del celibato in modo indiretto tanto da indurre molti commentatori a  sostenere che presto potrebbe arrivare per i cattolici romani un cambiamento sulla questione del celibato dei preti.

In un libro, pubblicato lo scorso anno, Bergoglio ha detto: “Per il momento io sono a favore al mantenimento celibato, con i suoi pro e contro, perché ci sono stati 10 secoli di buone esperienze, piuttosto che fallimenti.” Ma egli ha anche osservato che “si tratta di una questione di disciplina, non di fede. Potrebbe cambiare “, e ha detto che le chiese di rito orientale, che adottano il celibato dei preti opzionale, hanno buoni sacerdoti.

Il reverendo Thomas Reese, un analista del Vaticano alla Georgetown University, ha detto che un primo passo potrebbe essere per Francesco per segnalare semplicemente la sua approvazione per discutere la questione.

I Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano  affermato  che certi temi, come quelli relativi alla questione del celibato erano  fuori dai tavoli. Vescovo e teologi che ne hanno discusso pubblicamente si sono trovati poi in qualche guaio.

Nel Canone 277 del codice di Diritto Canonico del Vaticano si legge: “I chierici sono tenuti ad osservare la continenza perfetta e perpetua per il bene del regno dei cieli e sono pertanto tenuti al celibato. Il celibato è un dono particolare di Dio mediante il quale i ministri sacri possono aderire più facilmente a Cristo con cuore indiviso, e possono dedicarsi più liberamente al servizio di Dio e del prossimo “.

Eppure, il celibato non è dogma – una legge di origine divina – ma una tradizione della Chiesa cattolica romana. Il dogma non può cambiare, ma le tradizioni possono cambiare.

“Siamo molto entusiasti e fiduciosi che Francesco potrebbe invertire questo provvedimento canonico”, ha detto Guillermo Schefer, un ex sacerdote che insieme a sua moglie, Natalia Bertoldi, sono rappresentanti dei sacerdoti sposati in America Latina. “E ‘importante che i sacerdoti possono anche optare per una vita di matrimonio e famiglia. Sarebbe un modo per aiutarli ad integrarsi di più con le persone “.

Nella Chiesa cattolica orientale, seminaristi che sono già sposati possono essere ordinati in seguito come sacerdoti. Ad alcuni sacerdoti anglicani sposati inoltre è stato permesso di convertirsi al cattolicesimo romano, e alcuni vedovi con le famiglie sono diventati sacerdoti in seguito.

segnalazione web e traduzione a cura di redazione sacerdoti lavoratori sposati

sacerdotisposati@alice.it

I Sacerdoti Sposati con regolare percorso canonico continuano ad essere sacerdoti per sempre della Chiesa cattolica

Un sacerdote può smettere di esserlo?

Ci sono sacerdoti che per varie ragioni si secolarizzano, si sposano, abbandonano il ministero. Smettono quindi di essere sacerdoti?

1. Bisogna indubbiamente iniziare dalla nozione di “sacerdote”, partendo dal sacerdozio di Cristo e continuando con la nozione di sacerdozio ministeriale, distinguendolo dal sacerdozio comune dei fedeli.

Forse non c’è miglior modo per spiegarlo che rifarsi alla Lettera agli Ebrei. È vero che guardando alla storia delle religioni si può trovare il concetto di “sacerdote” anche in altre fedi: è la persona che agisce “professionalmente” come intermediario tra la comunità che rappresenta e le sue rispettive divinità; per questo è equivalente dire sacerdote o dire pontefice. Il sacerdote è il ponte di comunicazione tra la divinità e il popolo, ma non ritengo necessario approfondire ulteriormente in questa sede e in questo momento questa nozione generica di sacerdozio.

Arrivando alla prima epoca del cristianesimo, con i primi cristiani che provenivano dall’ebraismo, sorge la necessità di chiarire a quei cristiani la vera nozione, la nozione cristiana del sacerdozio. 
Quegli ebrei convertiti al cristianesimo sentivano la mancanza della grandiosità del tempio e dei suoi sacrifici, degli incensi sull’altare e delle vittime sgozzate, delle funzioni esteriori dei leviti (i discendenti di Levi, incaricati del tempio).

L’autore della Lettera agli Ebrei vuole convincere quei neofiti cristiani provenienti dall’ebraismo che ormai – dalla Morte e Resurrezione di Cristo – non è necessario quel culto grandioso e spettacolare del tempio di Gerusalemme, né sono necessari il tempio o l’altare o quegli animali che venivano offerti come vittime, e quindi non sono nemmeno necessari “altri sacerdoti” che si succedano gli uni agli altri di generazione in generazione: Cristo è il tempio, l’altare, la vittima e il sacerdote. Egli è l’UNICO tempio, perché Egli è il “luogo” in cui Dio e l’uomo si sono incontrati per sempre; l’UNICO altare è la sua CROCE redentrice; l’UNICA ostia e vittima: il corpo che si dona e il sangue che si versa; l’UNICO sacerdote per sempre perché Cristo Risorto “non muore più”. È imprescindibile una lettura pensata, riflessiva della Lettera agli Ebrei per entrare in questa verità cristiana: il sacerdozio unico di Cristo (cfr. Gv 4,21 e Ap 21,22)
.

Questa realtà di Cristo SANTUARIO, Cristo SACERDOTE, Cristo VITTIMA la viviamo partendo dalla fede, mentre siamo pellegrini sulla terra, la viviamo partendo dalla fede nella speranza. Siamo nella fase del “GIÀ E NON ANCORA”. E visto che viviamo sulla terra (fino a quando arriverà la fine dei tempi e allora la fede non esisterà perché vedremo Dio “faccia a faccia” per com’è), per quel tempo del “NON ANCORA” che è il tempo della Chiesa abbiamo bisogno di aiuti alla nostra caduca fragilità. Sono i sacramenti, tutti e ciascuno in quanto segno e presenza viva del Signore Gesù.

E in questa dinamica del “non ancora” rientra anche il sacerdozio ministeriale.

Come dice San Pietro, i cristiani sono “la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato” (1 Pietro 2,9 e Esodo 19,5). Ciò vuol dire che tutti i battezzati formano un sacerdozio che ha accesso a Dio, e per questo la loro funzione – come quella di Cristo – è annunciare i prodigi di Dio, il grande prodigio che è la Redenzione mediante l’amore di Dio manifestato in Cristo morto, sepolto e risorto. Per questo, quando Gesù è morto “il velo del tempio si è squarciato” (Mt 27, 51); quando il costato di Cristo viene aperto (Gv 19, 34), Egli diventa Sacerdote per sempre secondo il rito di Melchisedek (Eb 8, 17) e mediante Cristo-Santificatore i santificati con il suo sangue hanno già accesso al Padre (Eb 9 e 10).

Per questa stessa ragione, mentre dura questa fase terrena del “non ancora”, per questa nostra fragilità umana abbiamo bisogno di “visualizzare” quel fatto unico e irripetibile che riguarda Gesù (Eb 9, 24-26), Sacerdote che allo stesso tempo si offre come vittima: “Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10, 6-7).

2. A partire da queste tre idee o nozioni (sacerdozio di Cristo, sacerdozio ministeriale e sacerdozio comune) si può raggiungere un’altra idea: il “carattere” sacramentale, e in concreto il carattere che imprime il sacramento dell’ordine.

A quanti viene affidata “ministerialmente” questa “ripetizione” dell’UNICO SACRIFICIO, l’incarico viene consegnato mediante l’imposizione della mani nel sacramento dell’ordine sacerdotale, che fa sì che colui che lo riceve si configuri con Cristo-Capo del Corpo dei “santificati”. Per questo il sacerdozio ministeriale, configurando il “ministro ordinato” con Cristo sacerdote per sempre, fa sì che quel sacerdote che riceve il sacerdozio lo riceva per sempre: per sempre resta marcato e sigillato, in aeternum secondo il rito di Melchisedek, come dice Cristo stesso nella Lettera agli Ebrei.


3. Torniamo allora alla domanda iniziale: un sacerdote può smettere di esserlo?

La risposta è la conclusione di tutto ciò che è stato detto finora: un sacerdote non smette mai di esserlo, un sacerdote validamente ordinato non perderà mai il suo “carattere” sacerdotale, il suo sacerdozio è per sempre.


E allora i sacerdoti che abbandonano? La risposta è chiara: continuano ad essere sacerdoti, ma la Chiesa che ha imposto loro degli obblighi per esercitare il sacerdozio può dispensarli da quegli obblighi se il sacerdote lo richiede perché gli risulta impossibile o oltremodo difficile rispettarli (la recita del breviario, il celibato, il servizio in una parrocchia); allo stesso tempo in cui viene concessa la dispensa, vengono esortati a che da quel momento in poi “non esercitino il sacerdozio”.

Questa dispensa dai doveri, e il conseguente non esercizio del ministero sacerdotale (non ascoltare confessioni – tranne in pericolo di morte –, non celebrare l’Eucaristia, non svolgere incarichi pastorali alla guida di una comunità di credenti…), viene concessa mediante un iter minuziosamente regolamentato, e su richiesta espressa al Santo Padre e per concessione totalmente “di grazia” da parte del papa; ciò vuol dire che si richiede una dispensa che può essere concessa o meno, ma non si “reclama un diritto” da parte del richiedente.

Non bisogna tuttavia concludere con questa affermazione finale, che può sembrare dura. La Chiesa è sempre Madre, e prima di concedere questa dispensa ciò che desidera è che il richiedente rifletta seriamente sulla grandezza del dono che Dio gli ha fatto dandogli questa configurazione con Cristo, così marcata e sigillata da consistere nel fatto che un povero uomo, indegno come qualsiasi altro, possa dire con le labbra e con il cuore dello stesso Cristo: Ti perdono i peccati; questo è il mio corpo; questo è il mio sangue.

Rendiamo grazie a Dio per il dono del sacerdozio alla sua Chiesa; per questo abbiamo l’Eucaristia; per questo abbiamo il perdono dei peccati; per questo abbiamo il Pane della Parola.

aleteia.org

segnalazione a cura di

sacerdotisposati@alice.it

http://nuovisacerdoti.altervista.org

Sacerdoti sposati si offrono per la diocesi di Oristano che ha sempre meno sacerdoti giovani

La redazione dei sacerdoti lavoratori sposati ha commentato la notizia apparsa sul quotidiano online “Unione Sarda” sull’età media dei sacerdoti nella diocesi di Oristano: “siamo pronti a rientrare in servizio attivo nelle parrochhie seil Vescovo Mons. Ignazio Sanna ci rivolgesse un invito in tal senso”. Attraverso le pagine del blog lanciamo un appello a tutti i vescovi residenziali italiani: “Riaccogliete in servizio i sacerdoti sposati sono una ricchezza”. Il direttore e fondatore dell’Associazione don Giuseppe Serrone in passato collaborò con la segreteria della Conferenza Episcopale Europea sensibilizzando con vari interventi sui media i vescovi italiani sulle tematiche dei sacerdoti sposati, delle donne dei preti e dei diritti civili e religiosi (ndr)

monsignaziosanna

S. E. Mons. Ignazio Sanna

In basso l’articolo tratto da unionesarda.it

L’età media degli oltre cento sacerdoti dell’Arcidiocesi di Oristano viaggia sui 67 anni. Potrebbe scendere di qualche anno se non si contassero i quasi 106 anni di don Francesco Noli, che risulta essere il sacerdote più vecchio d’Italia, ma la sostanza non cambierebbe di molto.

Lo ha ammesso l’arcivescovo Ignazio Sanna tirando le conclusioni della visita pastorale che nel corso di tre anni lo ha portato in tutte le 85 parrocchie della Diocesi. E la sostanza – ha spiegato – è che già nei prossimi anni, aumenterà il numero dei parroci che dovranno occuparsi di più parrocchie, come adesso già fanno una decina di loro. Mons. Sanna non vede comunque questo fenomeno come necessariamente negativo. Anche perché la dimensione media delle parrocchie è molto piccola. Nessuna supera i 5 mila abitanti, tante non arrivano neanche a mille e molte si fermano sotto la soglia dei 500 abitanti. Quello dell’età avanzata peraltro è un fenomeno che non riguarda solo i parroci ma anche i loro parrocchiani, come dimostra una recente indagine voluta dallo stesso arcivescovo. Se la percentuale dei residenti che si dichiarano cattolici tocca quota il 90%, quelle dei praticanti, di chi va a messa tutte le domeniche, di chi si confessa almeno una volta al mese, di chi accetta e condivide tutti i dettami della Chiesa sono molto più basse e lo sono ancora di più se si prendono in considerazione le fasce di età più giovani. Riconoscere la realtà, per monsignor Sanna, non significa però rassegnarsi. Per cambiarla in meglio si può cominciare affrontandola con ottimismo, ha detto pensando prima di tutto ai propri sacerdoti, ma è necessario anche per esempio ripensare i tempi e i modi della Catechesi, che non può più essere finalizzata quasi esclusivamente al ricevimento dei sacramenti e che non si vede perché debba continuare a seguire i ritmi dell’anno scolastico civile fermandosi per una intera stagione.

Sacerdoti e laici chiedono riforme: protesta in Chiesa

Un vento di contestazione soffia sulla Chiesa cattolica in Europa. Dall’Austria al Belgio, si va allargando la schiera di sacerdoti e laici che chiedono a Roma riforme sostanziali, per consentire la sopravvivenza di comunità ormai prive di pastori a causa del calo delle vocazioni e dell’invecchiamento dei preti.
Mentre in Austria l’appello alla disobbedienza continua a raccogliere adesioni, in Belgio alcuni preti e laici fiamminghi hanno sottoscritto un documento, I credenti si fanno sentire, nel quale si chiede che in assenza dei preti i laici possano guidare le parrocchie, distribuire la comunione e predicare, che si pensi seriamente di ammettere al ministero sacerdotale uomini sposati e donne e che i divorziati risposati possano accostarsi alla comunione.
I promotori tengono a sottolineare di non sentirsi contestatori, ma credenti a pieno titolo, che vogliono rivitalizzare le comunità in presenza di un immobilismo romano che non vuole prendere atto della realtà.
La Chiesa belga, sconvolta dallo scandalo degli abusi sessuali, è ormai in stato comatoso. Il quadro delineato dai promotori del manifesto è sconfortante: «Parrocchie senza prete, eucaristia a ore assurde, liturgie senza comunione: ciò non deve accadere». «Che cosa ritarda la necessaria riforma della Chiesa? Noi, credenti fiamminghi, chiediamo ai nostri vescovi di superare lo stallo in cui siamo bloccati. Abbiamo bisogno della parola di Dio!».
Intanto in Austria il parroco di Probstdorf Helmut Sculler, già vicario generale dell’arcidiocesi di Vienna e principale rappresentante della Pfarrer Initiative che nei mesi scorsi ha invitato alla disobbedienza nei confronti di Roma, annuncia una nuova offensiva per i primi mesi del 2012. «Chiediamo anche una discussione tra il popolo della Chiesa e i vescovi, i quali non possono comportarsi come se fossero chiamati solo ad applicare ordini. I nostri vescovi non sfruttano fino in fondo le loro possibilità».
Secondo un sondaggio, l’ottanta per cento dei preti in Austria chiede la fine del celibato obbligatorio. Non perché si pensi che soltanto in questo modo si possa risolvere il problema della mancanza di vocazioni, ma per «portare maggiore esperienza nella vita pastorale» senza nulla togliere a chi vuole scegliere la via celibataria.
La Pfarrer Initiative, che ha ricevuto di recente il premio della Fondazione svizzera Herbert Haag per la libertà nella Chiesa, ha stabilito inoltre un contatto con l’Acp, l’Association of catholic priests fondata a Dublino con lo scopo di sottoporre a verifica la dottrina della Chiesa sulla sessualità, nuovi modi di scegliere i vescovi e la possibilità di conferire l’ordinazione a uomini sposati e a donne. Negli ultimi trent’anni, sostengono i membri dell’Acp, la Chiesa istituzionale in Irlanda si è ritirata in un ghetto per difendere strutture superate.
Di recente le inquietudini della Chiesa austriaca sono emerse anche da una ricerca di due teologi, Paul Zulehner e Petra Steinmair-Poesel, che su incarico della rivista Welt der Frau, Mondo delle donne, hanno dimostrato come larga parte delle donne cattoliche si senta trattata ingiustamente dalla Chiesa. Pur essendo in maggioranza nel lavoro svolto in parrocchie e comunità, difficilmente occupano posti di responsabilità e raramente hanno la possibilità dei decidere. Dalla ricerca risulta poi che dalla Chiesa si stanno allontanando sempre di più le donne istruite.
Aldo Maria Valli – europaquotidiano