Prete vaticanista Filippo Di Giacomo si erge a censore dichiarazioni nuovo Segretario di Stato

Il giornalista Filippo Di Giacomo fa una lettura “censurante” delle dichiarazioni di Mons. Parolin, che recentemente aveva effettuato alcuni rilievi, aperti teologicamente, sulla questione del celibato per i sacerdoti. L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati auspica che Papa Francesco possa decidere della riammissione dei sacerdoti sposati nel ministero alla stessa stregua dei sacerdoti anglicani accolti nella chiesa cattolica (ndr).

Di seguito l’articolo:

di Filippo Di Giacomo

Città del Vaticano, 13 set. (LaPresse) – Il ‘colpo di scena’ di questi giorni, attribuito al futuro segretario di stato vaticano Pietro Parolin, risale in realtà al 1179, ai tempi del terzo Concilio Lateranense. Era stata infatti quell’antica assise della Chiesa cattolica a stabilire che il celibato ecclesiastico non è di natura divina, ma solo canonica: esso appartiene cioè solo alla disciplina della Chiesa Latina che può dunque scegliere se regolarlo in un modo oppure in un altro. Chiesa Latina la quale, contestualmente, decideva di non ammettere all’ordinazione degli “ordini maggiori”, cioè al diaconato e al presbiterato, gli uomini sposati. Il Concilio Lateranense terzo, in sintesi, lasciava intatta la cosiddetta “disciplina apostolica”, quella statuita per la Chiesa indivisa dai sette primi concili ecumenici (gli unici poi riconosciuti anche dalla Chiesa Ortodossa), che conferisce l’ordinazione presbiterale anche agli uomini sposati (se giungono all’ordinazione sacerdotale celibi, neanche i preti ortodossi possono più sposarsi dopo l’ordinazione, neanche se restano vedovi), scegliendo però di ordinare per la Chiesa latina solo i celibi.

Nonostante dunque la questione sia ‘vecchia’, dopo quasi dieci secoli, neanche gli esperti della comunicazione ‘di area’, e cioè quelli notoriamente orientati o dall’appartenenza ad un’organizzazione cattolica oppure a un movimento ecclesiale, riescono a districarsi in un problema invece assai semplice. Il quale non consiste solo non nel sapere se e quando i preti cattolici potranno sposarsi, ma consiste invece nel comprendere come e quando il cattolicesimo comincerà di nuovo ad ordinare uomini sposati. In realtà, la Chiesa Cattolica si definisce come una “comunione” di molte tradizione ecclesiali: che chiama “riti”. Fino a un lustro fa, solo i due riti della Chiesa Latina (la romana e l’ambrosiana) ammettevano unicamente chierici celibi. Adesso, anche se non è stato ancora pienamente ufficializzato, con Benedetto XVI i riti latini sono diventati tre, essendosi aggiunto quello “secondo le tradizioni e la disciplina” della Chiesa Anglicana. Sono circa 5000 infatti gli ex pastori anglicani che, anche se sposati, sono stati ordinati sacerdoti cattolici e attualmente svolgono un molto apprezzato ministero pastorale in ambito anglosassone, soprattutto nel Nord America e in Australia. Si tratta dei cosiddetti “sacerdoti uxorati (con moglie) di rito latino”: seguono le tradizioni liturgiche e disciplinari dei preti del rito romano e ambrosiano. E quindi, per immetterli nel tessuto della propria “comunione”, la Chiesa Cattolica non ha avuto alcun bisogno di “appoggiarli” sulla disciplina delle Chiesa cattoliche Orientali (sono 13) che, da sempre, hanno riservato il celibato ai soli monaci e ai vescovi, mentre i sacerdoti possono essere sposati.

Proprio per questo in Vaticano, in questi giorni, nessuno si sta chiedendo quale sia il tasso di “progressivismo” che il futuro segretario di Stato porterà nelle stanze del potere di Oltretevere, visto che la ‘novità’ attribuita alla sua dichiarazione è dunque, in realtà, “pari allo zero”. Qualche preoccupazione, invece, negli stessi ambienti vaticani viene avanzata per una certa ansia di sensazionalismo che, da parte di alcuni operatori della comunicazione religiosa, si sta tentando di creare intorno alla figura di monsignor Parolin mentre egli è ancora in carica nella sua sede di Caracas come Nunzio in Venezuela. Qualcosa che pare richiamare quanto aveva scritto proprio qualche giorno fa il vaticanista del ‘Corriere della Sera’, Massimo Franco, ricordando che le faide clericali degli ultimi anni sono state dirette da “una sala stampa parallela” che certamente non è alloggiata dentro le sacre mura. E proprio in Vaticano, adesso molti sperano che l’arcivescovo Parolin sappia schivarla.

In alcuni pilastri dogmatici ci sono teologie che nulla hanno a che vedere con la Bibbia e che non raggiungono più gli uomini

LETTERA APERTA A MONS. ANGELO  SCOLA, ARCIVESCOVO DI MILANO.

Ho presenziato anch’io come tanti al Suo incontro promosso qui a Varese, in quello che probabilmente è una sorta di consuetudine che i vescovi fanno per incontrare e conoscere per la prima volta la propria comunità pastorale. Tutto è stato preparato alla perfezione: palazzetto gremito sino all’inverosimile, tanti preti, tanta gente, tutti molto obbedienti, molto ossequiosi, nessuna contestazione o manifestazione di dissenso. Ad uno spettatore disattento potrebbe sembrare tutto perfetto, altro che chiesa in crisi, chiesa solida, partecipata, ricca di tanti fedeli tutti uniti a celebrare l’arrivo del nuovo arcivescovo.
Ma poi per uno sguardo più attento si sono visti tanti preti quasi tutti in età di pensionamento, sugli interventi troppo confezionati mi preoccuperei un po’. Quando Gesù Cristo entrava nelle sinagoghe erano in molti a contestarlo: se manca la contestazione il rischio è quello di andare in giro a predicare un Vangelo che non è Vangelo, piace a tutti, accontenta tutti, non disturba nessuno ne ricchi ne poveri, ne potenti ne emarginati. O forse i poveri e gli emarginati, che sono la maggioranza nella società, sono oggi la minoranza nella chiesa o forse in chiesa non ci vanno più.
Poi uno partecipa a questo eventi dopo aver letto l’ultimo libro di HANS KUNG “SALVIAMO LA CHIESA” e si chiede: ma chi ha ragione in questo contesto. La chiesa ufficiale che sembra chiusa nei confronti della realtà o forse questo grande teologo che nel suo amore totale (altro che dissenso) nei confronti della Chiesa dichiara: “Questo è un libro che avrei preferito non scrivere, ma non ho potuto tirami indietro di fronte allo spettacolo della mia Chiesa che si condanna a morte; che negli ultimi tre decenni ha affossato gli impulsi promettenti del Concilio Vaticano II e che ha abbracciato di nuovo una visone retrograda della società e del proprio ruolo: per esempio l’appello costante alla tradizione che non è richiamo alla purezza, ma è un tentativo di mantenere un papato autocratico e medioevale che ha irrigidito la struttura ecclesiastica e la dottrina morale; dalla controriforma alla condanna della scienza, dalla negazione dell’evoluzionismo alla visione ristretta della sessualità. Di fronte a questi problemi Roma ha scelto di rimanere cieca e sorda di fronte ai suoi  fedeli, perdendo la presa sulla realtà. Non ha saputo riconoscere le questioni che tormentano i sui ministri, prima di tutto l’obbligo del celibato, causa principale del calo delle vocazione che produce la crisi nella cura pastorale, tamponata dalla costituzione delle Unità Pastorali, che non permette alle donne di accedere al ministero pastorale ecc. ecc. “ ?
A queste osservazioni qualcuno dovrebbe dare una risposta, far finta di nulla è incomprensibile. Poi ieri a rincarare al dose è intervenuta la televisione della svizzera italiana che nella puntata dell’8 dicembre di FALO’ ha trattato la questione dei preti sposati con il servizio “Donne toccate dai preti”, rubrica che può essere rivista tramite internet, che spero Ella abbia avuto l’occasione di seguire. Questi i dati: in Svizzera sono 500 i preti che negli ultimi anni, hanno dovuto abbandonare la Chiesa per regolarizzare la loro relazione sentimentale contro quella pratica che fa preferire la clandestinità a chi ha il coraggio di vivere l’amore verso una donna alla luce del sole (nel mondo sono 100.000). Dove si privilegia una doppia morale che consente ai preti di non riconoscere ufficialmente i propri figli, con preti che formati per essere isolati rispetto alla società e che li fa credere o illudere di essere soggetti superiori agli altri in virtù del celibato, che non comprende che il celibato obbligatorio è cosa disumana, con preti costretti ad aspettare di andare in pensione per poter regolarizzare la loro unione. O persone che quando lasciano la Chiesa dopo decenni di servizio gratuito si ritrovano sole, senza lavoro, senza una casa, senza uno stipendio. E’ questo è l’amore che Dio concede ai propri servitori ???
Ma Hans Kung non è più solo in questa missione. In tutto il mondo, ma non in Italia purtroppo, ci sono segnali di rinnovamento: In Austria ci sono 300 preti e 5 organizzazioni ecclesiali che hanno lanciato un appello alla disobbedienza: Chiedono al Vaticano la fine del celibato obbligatorio, la possibilità per le donne ad essere ordinate sacerdoti e l’ammissione delle persone divorziate al sacramento della eucaristia.
Poi nel servizio di Falò c’è stato anche una rappresentazione di una minoranza cattolica, la chiesa maronita cattolica, dove i preti possono essere sposati, vivere felicemente e conciliare il loro amore con Dio e con la loro donna e i propri figli, chiesa che ovviamente si tiene nascosta e non si vuole far conoscere.
Hans Kung chiude il suo libro con questa frase: “Dietro la Sacra Romana Chiesa si nasconde un imponente apparato e un potere finanziario che opera a livello mondiale. In alcuni pilastri dogmatici ci sono teologie che nulla hanno a che vedere con la Bibbia e che non raggiungono più gli uomini”  Nel terzo millennio forse c’è ancora chi si illude o spera che la Chiesa possa abbandonare questa alleanza con il potere finanziario per amare il suo popolo, con lo stesso amore puro e sincero con cui un uomo ama la sua donna, e in questo amore anche la chiesa possa ritornare ad amare i poveri gli emarginati, i diseredati, gli stranieri, gli extra comunitari, gli immigrati con o senza permesso di soggiorno, in una parola che ritorni alla sua missione originaria, annunciare a tutti il Vangelo di salvezza, la buona novella che ha promesso a tutti di liberarci dal peccato e di vincere con la sua resurrezione anche la morte, avendo il coraggio di rinnovarsi. Spero sinceramente di ricevere una Sua gentile risposta. Con i più cordiali saluti e sperando sempre nelle sue preghiere.
EMILIO VANONI 
– lettera inviata per mail alla redazione