Papa: buddisti, in Corea favorirà dialogo

(ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 11 AGO – “È un grande privilegio dare il benvenuto a Papa Francesco. Noi buddisti crediamo che la visita di Sua Santità renderà il dialogo più significativo e contribuirà a creare un clima più tranquillo in questa penisola ancora divisa”. È quanto scrive il monaco buddista Jaseung, presidente dell’Ordine Jogye. “Attraverso la sua presenza, ci auguriamo che i cittadini coreani impareranno a dimostrare amore e compassione nei confronti dei loro vicini”, sottolinea il monaco buddista.

Tendenze: una religione su misura

di Fabrizio Cerami – italiani.net

Tra le tante novità che ci riserva il futuro, non ci sono solamente conquiste spaziali, inquinamento, teletrasporto e globalizzazione, ma anche una nuova realtà virtuale dello spirito o della trascendenza, ma non chiamatela assolutamente religione, dove tutti finalmente saranno uniti in un sola credenza fatta a propria immagine e somiglianza.
Parliamo del Sbnr, un acronimo americano che sta per “Spiritual But Not Religious”, una realtà che non rinuncia agli aspetti spirituali della vita, ma credono che questa esigenza si possa vivere anche senza gli ormai inutili e vecchi riti, liturgie, sermoni, preghiere, templi e sacerdoti, insomma se è vero che “Lo Spirito soffia dove vuole” (Giovanni 3,5-8) dice il Vangelo, possiamo trovare Dio, affermano gli Sbnr, in un tuono, nel mare, ma anche nell’abbaiare di un cane o nel volo di un insetto e così via, tutto in un eterno cangiamento, perché non c’è nulla di fisso, di immutabile.

La religione e Dio si creano e si ricreano nella nostra mente, nella nostra libera fantasia e, dunque, l’unico male assoluto riconosciuto consiste nell’insinuare che esista qualcosa proprio di assoluto, peggio di eterno, per questo la via spirituale senza religione funziona a meraviglia.
Ognuno può costruirsi la propria religione in piena libertà.
Una spiritualità, se così possiamo definirla, che distrugge o almeno contiene la banalità del materialismo consumista, e non costringe a interminabili duelli dialettici per affermare una o l’altra teologia, tutti liberi di dire la loro, distruggendo di fatto anche lo stesso ateismo che diventa a sua volta un credo obsoleto ed inutile.
La Pew Research Center, in merito alle tendenze religiose degli americani, afferma che gli Sbnr sono già il 7 % della popolazione, superando gli atei dichiarati ed anche ebrei, musulmani e protestanti con un trend in continua crescita, sostituendosi di fatto alle religioni ufficiali, lasciando ciascun individuo con le proprie convinzioni tagliate come un abito su misura, stretto nel confine del proprio io.
Come sembrano lontani gli anni in cui, per uscire dal conformismo, migliaia di giovani occidentali partivano negli anni ’60 e ’70 verso l’Oriente, alla ricerca di una nuova identità spirituale, imbattendosi nel santone di turno.
Oggi tutto questo è superato. L’autentica religione è quella che possiamo liberamene creare ogni giorno cambiandola, se necessario, quando ci fa più comodo.
Così, seguendo il ragionamento degli spirituali senza religione, esistono più verità, anzi tante quanti sono gli individui e le innumerevoli realtà oggettive del creato, negando che possa esistere una verità sola. Addio, così, a millenni di filosofia per tornare ad una forma di pan-animismo, ma, per carità, senza religione.

religioni

Le religioni del mondo sono chiamate oggi ad apprendere le une dalle altre

Che il dialogo interreligioso sia indispensabile ed urgente, sono gli stessi fatti a dimostrarlo. Ma certo non si può dire che sia un’impresa facile ed esente da rischi, come riconosce proprio uno dei massimi rappresentanti della Teologia del pluralismo religioso, il teologo statunitense Paul Knitter, docente dello Union Theological Seminary di New York, invitato dalla Pontificia Università Saveriana di Bogotà, alla fine dello scorso agosto, a illustrare il tema della necessità del dialogo e delle opportunità che esso offre ai cristiani. Dopo aver sottolineato, nella sua conferenza introduttiva (di cui Adista ha riportato ampi stralci nel n. 98/11), come qualunque scelta religiosa possa avvenire oggi solo «in maniera interreligiosa» – riconoscendo «che le religioni del mondo sono chiamate oggi ad apprendere le une dalle altre, a mettersi reciprocamente in discussione e a cooperare mutuamente» – e dopo aver mostrato come il dialogo rappresenti «un nuovo modo di essere Chiesa» e anche «un nuovo modo di fare teologia», il teologo statunitense ha affrontato, nel successivo «laboratorio in tre sessioni», il tema di quella che si presenta come la sfida più seria per le Chiese cristiane: quella di coniugare la fedeltà totale al Vangelo di Gesù e l’apertura genuina «a ciò che Dio possa tentare di dirci attraverso altre religioni». Una sfida di cui Knitter non nasconde affatto i rischi: «Non sarà come chiedere a una persona sposata di mantenere la fedeltà di coppia e allo stesso tempo di essere aperta ad altre potenziali relazioni?». L’apertura verso altre religioni non potrebbe, insomma, condurre i cristiani «a perdere la propria lealtà nei confronti di Cristo e del Vangelo»? Eppure, malgrado complessità e pericoli, il dialogo interreligioso resta, a giudizio di Knitter, «un imperativo etico»: «Un dialogo autentico, che dà vita e costruisce giustizia tra le religioni (e tra le nazioni), è – scrive il teologo – una forma di summum bonum etico, un “bene maggiore” che deve essere perseguito». E per quanto sia vero che ai cristiani facciano ancora difetto gli strumenti teologici adeguati per realizzare l’equilibrio tra fedeltà e apertura in un vero dialogo religioso, è altrettanto vero che essi «non soltanto possono essere pluralisti, ma devono esserlo». E uno degli strumenti più promettenti per raggiungere quell’equilibrio, sviluppando una comprensione di Gesù Cristo «come vero ma non necessariamente unico Salvatore», viene, secondo Knitter, da «quella che è stata chiamata “teologia pneumatologica delle religioni”»: «una teologia dello Spirito che opera in altre religioni in un modo genuinamente distinto dall’attività del Verbo Incarnato nel cristianesimo». Pertanto, «per essere fedeli al Vangelo, alla testimonianza del Nuovo Testamento, alle implicazioni della nostra fede cristiana in un Dio che è trinitario, noi cristiani abbiamo una sfida e una missione duali: essere impegnati con Gesù particolare ed essere aperti allo Spirito universale». È per questo, conclude il teologo statunitense, che la definizione di Gesù data dal teologo metodista  John Cobb «ha influito su di me in modo tanto potente, intellettualmente come teologo e spiritualmente come credente cristiano: Gesù è il cammino aperto ad altri cammini. Quando Gesù disse “Io sono la via… Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14, 5-7), credo che volesse dire questo».
Claudia Fanti  – adista documenti 4 2012

Il Cristo sconosciuto dell’induismo. Verso una cristofania ecumenica

 
Quando nel 1954, sacerdote cattolico, mi recai per la prima volta in India, la terra di mio padre, vidi che il grande problema, anche mio, era quello del rapporto tra “induismo e cristianesimo”: questo fu il primo titolo del libro che aveva come sottotitolo “Il Cristo sconosciuto dell’induismo”. Ricordo che fu il mio grande amico Bede Griffiths a suggerirmi di invertire il titolo con il sottotitolo e gliene sono sempre stato grato. Desidero sottolineare inoltre che il tema del libro ha costituito da sempre il problema centrale della mia vita, come mostrano le diverse date delle varie introduzioni alle differenti edizioni. Ribadisco che l’aggettivo “sconosciuto” riferito a Cristo vale anche per il cristianesimo storico. Ho suggerito ripetutamente che l’incontro delle religioni, indispensabile oggigiorno, implica una mutazione nella stessa autocomprensione delle religioni e in questo caso dello stesso cristianesimo. Dopo essere stato storicamente ancorato per quasi due millenni alle tradizioni monoteistiche originate da Abramo, il cristianesimo deve meditare sulla “kenosis” di Cristo e avere il coraggio, come nel primo Concilio di Gerusalemme, di svincolarsi dalla tradizione ebraica (il cui simbolo era la circoncisione) e dalle tradizioni romane senza rompere con esse, lasciandosi fecondare dalle altre tradizioni dell’umanità. 
 
Raimon Panikkar

Religioni: il cristianesimo è la più diffusa al mondo

Il cristianesimo continua a essere la religione più diffusa nel mondo. Circa un terzo della popolazione della Terra, 2,18 miliardi di persone, è infatti classificato come «cristiano» in una ricerca del The Pew Forum, autorevole centro americano di ricerche. Alla stessa data, i musulmani erano circa 1,6 miliardi e rappresentavano il 23,4% della popolazione mondiale.

Dallo studio – ripreso dall’agenzia missionaria AsiaNews, citata dalla Radio Vaticana – emerge che i cattolici sono il 50,1% dei cristiani, i protestanti il 37%, gli ortodossi il 12% e il resto i seguaci di varie denominazioni.

Globalmente, i cristiani rappresentano all’incirca la stessa percentuale di popolazione di cento anni fa. Nell’ultimo secolo, infatti, il loro numero è quasi quadruplicato, passando da 600 milioni a più di due miliardi. Ma nello stesso periodo di tempo, la popolazione mondiale è passato da un 1,8 a 6,9 miliardi, Come risultato, la percentuale dei cristiani è rimasta quasi invariata: era il 35% della popolazione mondiale, ora è il 32%.

vaticaninsider