Puntata Mattino Cinque del 14 Settembre 2016 II Parte dedicata ai preti sposati

La II  parte della mattinata della trasmissione Mediaset è stata dedicata, a partire da alcuni recenti fatti di cronaca di sacerdoti, alla questione dei preti sposati con l’intervento registrato del nostro fondatore e della moglie la signora Albana Ruci che ha testimoniato con coraggio la scelta del matrimonio. Equilibrata la gestione delle tematiche del giornalista conduttore. In studio tesi aberranti della politica Binetti che ha giustificato gli abitanti del paese che hanno compiuto un episodio di violenza, tirando delle pietre alla moglie del nostro fondatore!. Integraliste e tradizionaliste le tesi degli ospiti Adinolfi e Maria Teresa Ruta. Sorprendente il tradizionalismo e le tesi di un ex frate (Cionfoli) che ha danneggiato la giusta causa dei preti sposati! Ottimi interventi sulla questione dei preparati giornalisti Cecchi Paone e Abate.

>> (video link in basso)

http://www.video.mediaset.it/video/mattino_5/full/mercoledi-14-settembre_644763.html

Psichiatra di parte a convegno vaticano su no a preti sposati

Si riaccende il dibattito sul celibato sacerdotale e sui preti sposati, di fronte a nuovi e recentissimi casi di abusi sessuali di preti su minori. “Tutta colpa dell’obbligo del celibato, disciplina disumana che non ha ragion essere”.
A Roma, in vista del 50° anniversario dell’enciclica “Sacerdotalis Caelibatus” del beato Paolo VI, che ricorrerà nel 2017, la Pontificia Università Gregoriana ha promosso e ospitato dal 4 al 6 febbraio il convegno internazionale “Il celibato sacerdotale. Un cammino di libertà” al quale hanno partecipato diversi esperti, tra cui monsignor Tony Anatrella, psichiatra e psicanalista, sacerdote della diocesi di Parigi e docente al Collège des Bernardins, e due cardinali: Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, che ha svolto il 4 febbraio l’intervento di apertura, e Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, che ha concluso l’incontro.

In particolare Anatrella ha affermato: “No, il celibato non è, di per sé, causa di alcuno squilibrio. Quando queste condizioni si manifestano, si tratta di stati preesistenti all’ordinazione sacerdotale”.

È possibile invece che il celibato sia stato «uno dei fattori all’origine di alcuni degli episodi di abuso sui minori» da parte di sacerdoti. Il timore per la reputazione dell’istituzione ha inoltre indotto la Chiesa a coprire e nascondere le storie di violenze, c’è quindi qualcosa di vero quando si ipotizza un insabbiamento sistematico da parte delle autorità ecclesiastiche, anche se i vescovi non avevano coscienza della vastità del problema. E tuttavia molte vite sono state rovinate, ci sono stati troppi sucidi, per questo la Chiesa chiede scusa per ognuno di questi fatti.

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati, fondata nel 2003 da don Giuseppe Serrone, si dissocia dalle affermazione di parte dello psichiatra Anatrella.

La violazione sessuale di un bambino o di un adolescente da parte di un sacerdote è, nei fatti, un incesto. È un tradimento della relazione perpetrato da colui che è il padre della famiglia spirituale del bambino: un uomo del quale il ragazzino ha imparato, fin dalla nascita, a fidarsi più di chiunque altro, solo secondo a Dio [M. Benkert, T. Doyle, Clericalism, Religious Duress and its Psychological Impact on Victims of Clergy Sexual Abuse. In: «Pastoral Psychology», 58 (2009)].

Il celibato obbligatorio nella Chiesa non è un dogma, ma una norma. Infatti, si possono ordinare preti sposati provenienti dalla Chiesa anglicana o in quella cattolica di rito orientale. L’autorità è rappresentata da maschi celibi che parlano di sesso e famiglia, ma si devono comportare contro natura e non avere mogli, figli, né provare amore per una donna. È importante sottolineare che ogni singolo documento della Chiesa su questioni legate alla sessualità umana è stato scritto da uomini celibi. Perciò, nello scrivere o parlare di sessualità, i preti cattolici devono essere osservatori incorporei. Vivendo in mezzo a persone immerse in relazioni affettive, che sono sposate o convivono, i sacerdoti guardano ciò che gli altri fanno, reprimendo gli impulsi biologici del loro corpo e della loro mente. Come osservatori incorporei – occhi senza viso – i preti valutano ciò che nelle relazioni sociali è buono o malvagio senza averne la minima esperienza, senza conoscere ciò che stanno giudicando. Non possono capire come la sessualità, il matrimonio o l’avere dei figli aumenti positivamente le relazioni umane e il vivere quotidiano.

Già nel Medioevo, alcuni chierici eruditi, come Pier Damiani, si erano resi conto che negare una moglie ad un sacerdote o impedirgli di vivere la pienezza della vita famigliare portavano al concubinato, alla sodomia, ad abusi su ragazzini e relazioni incestuose [I. Zavattero: Il Liber Gomorrhianus di Pier Damiani. In: «Rivista di Sessuologia», 22 (1998)].

Pedofilia ed efebofilia sono disturbi della condotta sessuale di un individuo, che gli provocano fissazioni erotiche su bambini in età prepuberale, solitamente accompagnate da disfunzioni psicologiche ed emotive piuttosto gravi. I pedofili hanno spesso atteggiamenti asociali o antisociali, una struttura comportamentale ossessiva e un grave deficit di autostima [V. Andreoli: La pedofilia come malattia. In: G. Chinnici (a cura di), Sulle tracce della pedofilia. Aspetti psicologici, criminologici, etici e giuridici, Palermo 2004.]. Su questo concorda il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders curato dall’American Psychiatric Association.

Dagli studi clinici effettuati, ai preti pedofili sotto trattamento psicoterapeutico è stato diagnosticato uno sviluppo psicosessuale interrotto in età postpuberale e disturbi narcisistici. Tale vulnerabilità della condotta porta a manie di grandezza compensatorie. Il narcisismo clericale, secondo gli studi di Gerald Kohansky e Murray Cohen, nasce dall’autoselezione di uomini che sono stati spinti al sacerdozio dal desiderio di contrastare o neutralizzare sentimenti di inadeguatezza, impotenza e inferiorità tramite un ruolo che permette loro di sentirsi superiori, speciali, ammirati e quasi onnipotenti. Nei seminari si è sempre esaltata la verginità e l’astinenza totale. Si è svalutata l’intimità del matrimonio e la sessualità è stata condannata come peccato. Da questi luoghi di formazione non potevano che uscire candidati alla cura dei fedeli incapaci di affrontare la realtà proprio perché erano loro stessi ad essere fuori dalla realtà che volevano affrontare [G.E. Kohansky, M. Cohen: Priests who sexualize male minors: psychodynamic, characterological, and clerical cultural situations. In: Predatory Priests, Silenced Victims (a cura di M.G. Frawley-O’Dea, V. Goldner), Hillsdale 2007.].

Secondo Thomas Plante, professore di Psicologia presso la Santa Clara University e di Psichiatria e Scienze del Comportamento alla Scuola di Medicina dell’Università di Stanford, e lo stesso Sipe, i preti nord-americani che hanno avuto esperienze sessuali con minori sono circa il 6%. Il 2% può essere considerato pedofilo, il 4% efebofilo [T. Plante (a cura di), Sins Against the Innocents, Westport 2004.]. Visto che ci sono circa 46.000 preti attivi negli Stati Uniti, Sipe ha suggerito che circa 2.700 sacerdoti avrebbero abusato sessualmente di bambini e adolescenti. Plante, inoltre, ha aggiunto a questa stima i circa 15.000 preti in pensione e altri religiosi, come frati e diaconi, che hanno portato il numero ad oscillare vicino al 3.600. Questi dati sono stati stabiliti in una conferenza accademica all’Università di Santa Clara nel 1999, anni prima, quindi, dello scandalo dei preti pedofili del 2002 [T. Plante, Forvige me Father for I have sinned, Westport 1999.]. Perciò, il numero è stato decisamente sottostimato.

Negli ultimi anni, Sipe ha riconsiderato i dati a disposizione, dopo i numerosi articoli della stampa di tutto il mondo, calcolando che per alcune diocesi americane come Boston, Tucson e Los Angeles, la percentuale di preti pedofili oscilla tra il 10 e il 20% [A.W.R. Sipe, Mother Church and the Rape of Her Children. In: T. Plante et al. (a cura di), Sexual Abuse, cit.]. Quindi, anche se tenessimo a mente il primo rapporto scientifico in merito, quello uscito nel 1999 con la percentuale al 6%, il numero di sacerdoti coinvolti in abusi sessuali su minori è di almeno due volte superiore alla media rilevata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per la quale nella popolazione generale la pedofilia si attesta tra 3 e il 4% della popolazione [Cloud: Pedophilia. In: «Time», 13 gennaio 2003 (speciale sugli abusi clericali negli USA con intervista a John Bradford, direttore del Dipartimento di Psichiatria Clinica dell’Università di Ottawa).]. I numeri parlano da sé [P.J. McDevitt, Sexual and Intimacy Health of Roman Catholic Priests. In: «Journal of Prevention & Intervention in the Community», 40 (2012).].

Preti sposati. Radio Vaticana: “La Chiesa non ha mai legato sacerdozio e celibato sul piano dogmatico”

“La Chiesa non ha mai legato sacerdozio e celibato sul piano dogmatico”, ma ha riconosciuto il valore profondo di questo legame. Lo ha detto il prefetto della Congregazione dei Vescovi, il cardinale Marc Ouellet, durante il convegno “Il celibato sacerdotale, un cammino di libertà”, in corso all’università Gregoriana di Roma.

Potrebbe scattare presto l’ora dei preti sposati? Se lo chiede l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati commentando le notizie che arrivano da Roma: in città presso l’Università Gregoriana dei Gesuiti si sta tenendo un convegno per ribadire la dottrina classica tradizionalista sul celibato dei preti e del no ai preti sposati.

Il Convegno si è aperto Giovedì, 4 febbraio con il Saluto introduttivo: Rev. P. François-Xavier Dumortier, SJ. Presentazione del Convegno: Rev. Mons. Tony Anatrella. Conferenza: Celibato e legame nuziale di Cristo alla Chiesa Sua Em. Rev.ma il Card. Marc Ouellet.

Oggi Venerdì, 5 febbraio c’è stata la relazione “Per il Regno”. Il dono del celibato nel Nuovo Testamento delle Dott.ssa Rosalba Manes. A seguire
L’appello alla tradizione nella difesa del celibato sacerdotale: il contributo di Johann Adam Möhler al dibattito (Rev. P. Joseph Carola, SJ)

Sabato, 6 febbraio il convegno si concluderà con Lettura dell’Enciclica “Sacerdotalis Coelibatus” del Beato Paolo VI (Sua Ecc. Rev.ma Mons. Joël Mercier).

L’intervento su Il prete ordinato “in persona Christi”
di Sua Em. Rev.ma il Card. Pietro Parolin è molto atteso per Sabato. Parolin, segretario di Stato Vaticano aveva riaperto la discussione sui preti sposati. Il celibato sacerdotale «non è un dogma della Chiesa e se ne può discutere perché è una tradizione ecclesiastica».

L’arcivescovo Pietro Parolin ha risposto così a una domanda del quotidiano venezuelano «El Universal» e la sua «apertura» è rimbalzata immediatamente in Curia. Il dato della non intangibilità della legge canonica sul celibato, sostenuto dalla maggior parte dei teologi, era stato pubblicamente contestato alcuni mesi fa dal cardinale Mauro Piacenza, prefetto del clero, mentre il suo predecessore, Claudio Hummes aveva preso la posizione contraria.
«Si può parlare, riflettere e approfondire questi temi che non sono definizioni di fede – aveva aggiunto Parolin – e pensare in qualche modifica ma sempre al servizio dell’unità e tutto secondo la volontà di Dio… Dio parla in molti modi. Dobbiamo fare attenzione a questa voce che ci orienta sulle cause e sulle soluzioni, per esempio la scarsità di clero. Quindi bisogna tenere presenti, nel momento di prendere delle decisioni, questi criteri (la volontà di Dio, la storia della Chiesa) così come l’apertura ai segni dei tempi».

Le parole del nuovo segretario di Stato vaticano avevano ovviamente diviso in due il mondo cattolico e innescato un acceso confronto sulla necessità o l’inopportunità del matrimonio per i sacerdoti. I sostenitori del superamento del celibato sacerdotale sostengono che le nozze dei preti consentirebbero ai pastori di essere maggiormente vicini alla loro gente e al passo con la vita moderna, ma anche di risolvere il problema della scarsità di vocazioni. «Un sondaggio Galup ha dimostrato che la maggioranza dei cattolici è favorevole al matrimonio dei sacerdoti» ha dichiarato Christine Schenk, una delle promotrici di Future Chrurch, organizzazione no profit nata nel 1990 a Cleveland, in Ohio, che sostiene varie cause interne alla Chiesa romana cattolica, tra le quali anche la fine del celibato sacerdotale.

Per l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati, fondata nel 2003 da don Giuseppe Serrone, che commenta la questione nei giorni del convegno sul celibato alla Gregoriana di Roma, le gerarchie vaticane sono in fase di immobilismo sulla questione della riammissione al ministero dei preti sposati. E Papa Francesco non si schiera e di fatto sostiene i tradizionalisti.

Disoccupati pure i preti Nei Grigioni alcuni don cercano un lavoro

La disoccupazione può toccare tutti. Uomini e donne. Artigiani, operai, impiegati e agricoltori. Laureati e non. E pure i preti. Le vocazioni sono in crisi, ma questo non impedisce che alcuni don non abbiano un lavoro. Succede nella diocesi di Coira dove alcuni preti-disoccupati hanno deciso di rompere il silenzio attorno alla loro situazione per denunciare l’indifferenza della Curia.

“Sicuramente i vicari generali non sono sempre all’altezza della situazione. Dimostrarci un po’ più di umanità e meno disprezzo non guasterebbe” sottolinea ai microfoni RSI Andreas Falow, prete ultracinquantenne, nato e cresciuto in Germania. È stato parroco in diverse località a Zurigo e nei Grigioni. Ora, però, non ha più lavoro e percepisce l’indennità di disoccupazione. Nella Diocesi di Coira non è l’unico. Un suo collega parla chiedendo l’anonimato.

E il vescovo cosa dice? La Curia, tramite il suo portavoce, risponde per iscritto. “Per motivi di correttezza il vescovo deve segnalare al Comune parrocchiale se ci sono stati (ripetutamente e in più parrocchie) dei gravi problemi con un prete – rileva il testo -. La protezione dei dati personali non permette però alla Diocesi di commentare nei media casi concreti”.

Diem/TG/RG

Il vescovo tedesco delle spese pazze a marzo arriva in Vaticano. I sacerdoti sposati invece ancora discriminati

Franz-Peter Tebartz-van Elst, è accusato di aver sperperato il denaro della diocesi di Limburg: 31 milioni per ristrutturare il palazzo dove aveva la sua residenza.

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati (http://sacerdotisposati.altervista.org)  si dichiara amareggiata e delusa per la decisione vaticana e rammaricata perché Papa Francesco ancora non mette mano alla riforma che riaccolga nel ministero i sacerdoti sposati.

Sta per arrivare in Vaticano, il prossimo mese di marzo, l’ex vescovo «spendaccione» di Limburg. È stato assegnato al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Più specificamente Franz-Peter Tebartz-van Elst, cinquantacinquenne, sarà il delegato per la catechesi. Una posizione, che fin qui, nel dicastero che è presieduto dall’arcivescovo Rino Fisichella, non c’era e che è stata decisa per lui da Papa Francesco. «Van Elst si aggiungerà al segretario e al sottosegretario e dovrà tenere i contatti con le conferenze episcopali dei vari Paesi, e predisporre i catechismi, senza per questo apporre la sua firma sui testi», spiega Fisichella.

Il «caso di Limburg» era scoppiato nel 2013. Tebartz-van Elst è stato accusato di avere uno «stile autoritario» e soprattutto di aver sperperato il denaro della diocesi. Il costo della ristrutturazione dello storico palazzo del centro diocesano, vicino al Duomo, nel piccolo centro del circondario rurale di Limburg-Weilburg, nella Germania centrale, dove c’è anche la residenza dell’arcivescovo, secondo i giornali tedeschi sarebbe lievitato da 5,5 milioni preventivati all’inizio fino a 31 milioni (compresi 15 mila euro per una vasca idromassaggio).

Ad ottobre del 2013 era stato ricevuto dal Papa. E subito dopo sospeso. Al termine dell’inchiesta condotta sul caso, nel marzo 2014, ha rassegnato le dimissioni. Era stato anche criticato per aver mentito sotto giuramento riguardo ad un biglietto aereo di prima classe acquistato per recarsi in India a visitare le baraccopoli. Il vescovo aveva evitato di essere processato per false dichiarazioni patteggiando una pena pecuniaria di 20 mila euro.

Corriere della Sera

“I preti pedofili come dei camionisti che molestano autostoppiste”. A sostenere l’inedito e sconcertante paragone è il cardinale australiano George Pell, membro del consiglio dei cardinali

“I preti pedofili come dei camionisti che molestano autostoppiste”. A sostenere l’inedito e sconcertante paragone è il cardinale australiano George Pell, membro del consiglio dei cardinali, il cosiddetto C9, di Papa Francesco e prefetto della Segreteria per l’economica istituita daBergoglio (leggi). L’affermazione del “ranger australiano”, come lo ha soprannominato il Papa in persona, è stata pronunciata davanti alla commissione nazionale d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali sui minori che ha interrogato il porporato sul suo ruolo quando era arcivescovo di Melbourne, dal 1996 al 2001 prima di passare alla guida della diocesi di Sydney, e ha introdotto lo schema di risarcimenti alle vittime di preti pedofili denominato “Melbourne Response”. Per sostenere che la colpevolezza legale dei preti pedofili non può essere imputata ai leader della Chiesa cattolica, Pell è ricorso all’analogia dei camionisti dichiarando che “non sarebbe appropriato che i dirigenti di quella compagnia fossero considerati responsabili”. Ma il suo è un linguaggio totalmente opposto a quello utilizzato da Papa Francesco che, il 7 luglio 2014, ha voluto celebrare la sua consueta messa mattutina a Casa Santa Marta con alcune vittime di abusi ascoltando singolarmente le loro storie e chiedendo loro “perdono anche per i peccati di omissione da parte dei capi della Chiesa che non hanno risposto in maniera adeguata alle denunce di abuso” (leggi).

Pur accettando che la Chiesa ha degli obblighi morali verso le vittime, il porporato ha sostenuto che quando si tratta diresponsabilità legale, le azioni dei suoi sacerdoti non sono necessariamente colpa della Chiesa. L’analogia dei preti pedofili con i camionisti ha lasciato i presenti “a bocca aperta per lo shock”, ha raccontato a caldoNicky Davis appartenente alla Rete dei sopravvissuti agli abusi dei preti. “Ci siamo letteralmente detti fra noi: ha veramente detto così? Dimostra di non avere alcun concetto di quello che è un comportamento appropriato o inappropriato, e cosa sia appropriato dire ai sopravvissuti. Dimostra di preoccuparsi solo di proteggere sé stesso e di cercare scuse per comportamenti imperdonabili”. Secondo Cathy Kezelman dell’associazione Adulti sopravvissuti ad abusi l’analogia “oltraggiosa” e “scioccante” può causare molto danno. “Le vittime sono già ripetutamente traumatizzate. Sentire che le loro esperienze sono di nuovo negate è come girare il coltello nella piaga”. Protesta anche l’Associazione dei 170mila autisti di Camion Australia. “Hanno famiglie e figli. L’analogia è unprofondo insulto a ciascuno di loro”, ha affermato la presidente Noelene Watson.

Le vittime delle violenze dei preti pedofili che hanno testimoniato davanti alla commissione si sono dette tradite dal “Melbourne Response” dell’allora arcivescovo Pell che imponeva un tetto ai risarcimenti di 50mila dollari australiani (35mila euro), mentre chi ha avviato azioni legali ha ricevuto in media in risarcimento 293mila dollari (pari a 205mila euro). Su questo punto il porporato ha osservato che prima del 1996, ovvero prima dell’introduzione del “Melbourne Response”, non erano affatto previsti risarcimenti alle vittime degli abusi. “Molte delle persone assistite da noi – ha affermato Pell – avrebbero ricevuto poco o niente se si fossero rivolte ai tribunali”. Il cardinale ha tuttavia sostenuto che la Chiesa dovrebbe ora rinunciare alle procedure interne di indagine e di risarcimento e creare un’entità indipendente che risponda ad azioni legali a suo carico.

È innegabile, invece, la linea della “tolleranza zero” sulla pedofilia, definita dal Papa come le “messe nere” (leggi), applicata da Bergoglio fin dall’inizio della sua elezione al pontificato. Dall’istituzione di una Pontificia commissione per la tutela dei minori coordinata dal cardinale cappuccino Sean Patrick O’Malley e nella quale c’è anche una vittima, l’irlandese Marie Collins (leggi), ai procedimenti contro vescovi che si sono macchiati di pedofilia. Attualmente, come rivelato dallo stesso Francesco, sono tre i presuli sotto processo e uno, l’ex nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana Jozef Wesolowski, è già stato condannato severamente in primo grado (leggi). Del resto la posizione del Papa è chiara ed è stata ribadita con fermezza numerose volte: “Dio è irrevocabilmente e senza mezzi termini dalla parte delle vittime degli abusi” (leggi).

Il Fatto Quotidiano

preti.pedofili

Stanley Tucci prete pedofilo in Spotlight

Era da tempo che circolava lo script di Josh Singer tratto dalla celebre indagine del quotidiano Boston Globe che scoperchiò decenni di insabbiamenti da parte dei vertici della Chiesa Cattolica nordamericana su centinaia di casi di abusi sessuali contro i minori avvenuti nell’arcidiocesi di Boston.

Adesso finalmente sta per partire il film, con una produzione, naturalmente indipendente visto che le major preferiscono evitare i soggetti scabrosi soprattutto quando c’è di mezzo un’istituzione come la Chiesa Cattolica, ma di grande respiro visto che gli interpreti che hanno già firmto i contratti sono Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber, Aaron Eckart e Stanley Tucci, per la feria di Tom McCarthy.

Il film ricostruirà la coraggiosa indagine dei due giornalisti del Boston Globe che nel 2002 e per più di un anno, dopo aver ricevuto delle prime informazioni in proposito, continuarono a scavare sui presunti abusi sessuali a danno di minori commessi da vari esponenti della Chiesa Cattolica della regione, sempre negati dalla Chiesa. Mark Ruffalo e Rachel McAdams interpreteranno i ruoli dei due reporter Michael Rezendes e Sacha Pfeiffer, mentre Liev Schreiber sarà l’editor Marty Baron, Michael Keaton sarà Walter Robinson, membro dello Spotlight Team. Infine toccherà a Stanley Tucci interpretare il ruolo più scomodo e controverso, ovvero quello di uno dei preti  incriminati.

L’indagine del Boston Globe, premiata nel 2003 con il Pulitzer, provocò un vero e proprio terremoto mediatico nei confronti della Chiesa locale, che costrinse alle dimissioni il Cardinale Bernard Law, Arcivescovo di Boston. In seguito all’indagine del Boston Globe moltissime altre vittime di abusi vennero allo scoperto, scoprendo non solo una vastità e gravità inimmaginabile del fenomeno, ma anche una incredibile rete di coperture e protezioni da parte della Chiesa.

Scritto da Piero Cinelli
fonte: http://www.primissima.it/cinema_news/scheda/stanley_tucci_prete_pedofilo_in_spotlight/

Preti sposati proposta risolutiva per la crisi e la mancanza di sacerdoti nel mondo

230 preti cattolici in Usa chiederanno ai Vescovi preti sposati
Alcuni membri dell’associazione dei preti Usa che ha richiesto preti sposati con Papa Francesco

“La Chiesa cattolica romana ha un problema che potrebbe essere risolto definitivamente reintroducendo nel ministero pastorale i sacerdoti sposati che si sono dimessi, con dispensa e matrimonio religioso, che hanno un regolare percorso canonico e sono una risorsa della Chiesa”. Lo ha affermato la redazione dell’associazione sacerdoti lavoratori sposati (http://sacerdotisposati.altervista.org)

Entro il 2019 la metà dei sacerdoti attivi negli Stati Uniti andrà in pensione, e non ci sono sufficienti sacerdoti che saranno ordinati in quel periodo per sostituirli.

L’Associazione dei preti cattolici degli Stati Uniti si è riunita per l’Assemblea nazionale 2014 a St. Louis, Missouri, dal 23 giugno al 26 e ha affrontato questo problema crescente proponendo  di  ordinare uomini sposati.

 Il Rev. Eckart ha spiegato che questa risoluzione con le proposte per i preti sposati  saranno poi trasmessi ai vescovi.

“E ‘ un modo di dire, ‘Si prega di fare la richiesta al Papa di ordinare uomini sposati,’ ” ha detto. “I vescovi possono votare per fare la richiesta e poi ottenere il permesso da Roma per farlo.

Tali argomenti sono in risposta a Papa Francesco, che ha recentemente  indicato che l’ordinazione di uomini sposati sarebbe considerata se  la richiesta fosse presentata dai vescovi.

L’Associazione dei preti cattolici americani formata nel mese di agosto 2011, quando 27 sacerdoti si sono incontrati a Chicago ed è cresciuta in adesioni e ha ragginto circa 1.000 soci.

Uno dei membri dell’Associazione  è il reverendo Steve Blum, parroco a San Carlo Borromeo  in Spencerville.

Blum ha detto che è sicuramente per l’idea di ordinare uomini sposati. “Abbiamo bisogno di più personale,” ha detto. “Ovunque li possiamo ottenere, dovremmo accettarli.”

Il reverendo Bob Bonnot, che è il pastore capo a Struthers, Ohio, è stato recentemente eletto presidente dell’Associazione dei Sacerdoti cattolici degli Stati Uniti ha detto che ci sono due ragioni per ordinare uomini sposati.

“La prima ragione è per mettere  l’Eucaristia e i sacramenti a disposizione di tutte le persone”, ha detto Bonnot. “Ci sono meno sacerdoti oggi, e questo fatto li rende meno disponibili per le persone. Il secondo motivo è perché ci sono meno sacerdoti, impegnatissimi e stanchi a fornire i servizi religiosi”.

Secondo Eckart, i parrocchiani sono aperti verso la proposta di ordinare uomini sposati. “Se fai un sondaggio attraverso Google oltre il 50 per cento dei cattolici sarebbe favorevole ad accettare il clero sposato.”

Blum ha detto che molto probabilmente uno dei primi prossimi compiti  della Chiesa Cattolica Romana sarà cercare preti sposati all’interno delle loro chiese.

segnalazione web a cura della redazione Associazione Sacerdoti Lavoratori Sposati

in caso di pubblicazione citare la fonte http://sacerdotisposati.altervista.org e segnalare con mail a sacerdotisposati@alice.it

Preti e matrimonio

Queste sono le mie giornate: finalmente maggio, pollini e fiori e tutte le zicarole in giro! Ho sentito così che 26 donne hanno scritto al Papa dichiarandosi legate sentimentalmente ad altrettanti preti con un rapporto stabile ed importante.

Delle mogli clandestine, insomma. Chissà, forse hanno anche dei figli… e come faranno?

Alla sera il loro compagno sgattaiola fuori della canonica in abiti improbabili e le raggiunge nella loro casetta… E i vicini penseranno che il marito della signora sia un commesso viaggiatore che sta fuori tutto il giorno e quando torna è stanco, perciò non lo si vede in giro… perché, capite, un prete è uomo pubblico, conosciuto da molti, quindi facilmente riconoscibile.

Una vita d’inferno. Infatti le signore scrivono di soffrire molto per la clandestinità della vita e la negazione della loro importante esperienza di innamoramento e d’amore. Ma una volta ho sentito pure un prete, uno che non aveva osato fare il passo di addio al celibato, che piangeva dicendo: “se lei fosse la mia amante, so che la mia chiesa non direbbe niente, ma sono io che non voglio farle questo”. Un conflitto tremendo, una sofferenza profonda. Come se fosse tirato fra due donne, la chiesa madre e l’altra. E come se lui fosse impossibilitato a spostare l’affetto dal primo oggetto come, maturamente, dovrebbero fare quelli che si sposano, lasciando l’immagine del genitore ed essere liberi.

Penso che il celibato, pur con tutte le mistificazioni di cui sentiamo dire, sia mantenuto dalla chiesa per garantire la dipendenza dei suoi ministri. Non perché il sacerdote con una sua famiglia sarebbe distolto dall’impegno del suo ufficio, come scriveva Giovanni Paolo Ii. Di preti distolti ancorché celibi se ne sono visti!

Ma se si mantiene la dipendenza dalle immagini infantili si è asserviti per sempre.

in http://www.weband.it

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