Papa Francesco darà seguito alla richiesta di preti sposati: lo afferma l’amico teologo di Bergoglio Carlos M. Galli

La Chiesa cattolica corre il rischio di un “possibile scisma” a causa dell’opposizione dei settori più conservatori ai cambiamenti promossi da Papa Francesco, lo afferma il professore della Pontificia Università Cattolica dell’Argentina Carlos M. Galli, amico e teologo di capo del pontefice.

Galli ha partecipato al congresso internazionale organizzato a Barcellona per analizzare i contributi del Papa alla teologia e alla pastorale della Chiesa.

In un’intervista con Efe, questo teologo di Buenos Aires, vicino al papa e membro della Commissione teologica internazionale, riconosce che il “possibile scisma” è dovuto all’opposizione, soprattutto da parte dei settori conservatori europei e nordamericani.

La celebrazione dello scorso ottobre a Roma del sinodo per l’Amazzonia è stata la svolta che “ha accentuato” il rifiuto dei settori più tradizionali della Chiesa cattolica alle politiche del Papa, con le quali il teologo mantiene una stretta amicizia di oltre 40 anni.

Il sinodo “è stato fatto per analizzare e compensare la terribile realtà ambientale e religiosa vissuta in Amazzonia”, dove vivono più di 30 milioni di persone alle quali la Chiesa cattolica “deve anche partecipare”, afferma.

L’Amazzonia “è il grande cuore pulsante della terra e sta subendo una grande devastazione ecologica” e chiede che la Chiesa “sia sua alleata”, afferma Galli, che spiega che con questo sinodo il Papa “intendeva ascoltare e mettere al centro di la Chiesa alla periferia “.

Il sinodo aveva detrattori all’interno della Chiesa, specialmente nei settori più conservatori, che ritenevano che la presenza del grande simbolo degli indios amazzonici nell’assemblea sinodale fosse una “clamorosa profanazione”, al punto da proporre di ritornare per consacrare la Basilica. A questo proposito, il teologo argentino afferma che il Papa ritiene che “la missione della Chiesa è di essere con tutti, anche con i più dimenticati”.

Dal sinodo è emanato un documento finale di 120 punti e uno dei più controversi è il percorso che si apre a “uomini sposati di comprovata virtù che hanno esercitato il diaconato per un certo tempo, possono essere ordinati sacerdoti”, ricorda Galli.

Il Papa “darà seguito a questa richiesta di poter dare la comunione e assistere alle numerose e disperse comunità cristiane dell’Amazzonia”, riconosce.
I primi quattro secoli nella Chiesa furono vissuti senza la legge del celibato. Il papa “non è preoccupato per l’opposizione se è franco e va dritto avanti, ciò che lo disturba è il tradimento e l’ipocrisia”, sottolinea Galli.

Inoltre, il professore di teologia spiega che, da qualche tempo, i potenti settori economici e politici dell’Europa e del Nord America “stanno dimostrando una forte opposizione al Papa, perché sono disturbati dalla loro dichiarazione pubblica su questioni come l’accoglienza degli immigrati, la povertà e il dialogo per la pace “.

“Ciò che il Papa sostiene è la cura del creato, della casa comune e del popolo di Dio” e per questo “, è convinto che i cambiamenti debbano essere sollevati nella Chiesa e avvicinarli al popolo”, afferma il professore .

fonte: https://www.valoresreligiosos.com.ar

Libro sui preti sposati. 16 tesi sul matrimonio dei preti

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Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati rilancia la recensione di un nuovo libro edito da Donzelli editore Roma: di Hubert Wolf “Contro il celibato 16 tesi sul matrimonio dei preti”.

«Frugare nella vita sessuale degli angeli con collarino e abito talare fa sicuramente notizia, non solo sulla stampa scandalistica. La Chiesa cattolica preferirebbe sottacere il problema, ma la realtà è che migliaia di preti nel mondo hanno rinunciato al loro ufficio per via del celibato obbligatorio. Si possono indicare soprattutto tre ragioni per cui oggi appare necessario discuterne: affrontare il problema degli scandali degli abusi sessuali, arginare la dilagante carenza di preti e attenuare la crisi strutturale e di sistema della Chiesa cattolica».

La regola del celibato, che impone ai sacerdoti cattolici l’astensione dal matrimonio, viene ancora oggi propugnata come pilastro della Chiesa, nonostante gli scandali e le polemiche, sempre più frequenti, legati alle accuse di abusi sessuali commessi da preti. Hubert Wolf – teologo e storico della Chiesa, uno dei massimi esperti di Archivi vaticani – mostra come le origini del celibato non siano affatto così remote e come oggi i preti sposati siano già una realtà. L’autore analizza i diversi argomenti a giustificazione del celibato, strutturati in 16 limpide tesi, e individua ragionevoli motivi a favore della sua abolizione definitiva. L’esposizione lineare, che attraversa in profondità la storia della Chiesa, ha l’effetto di un monito forte, di un incoraggiamento a procedere sulla via dell’abolizione di questo istituto, che dovrebbe trovare ascolto anche in Vaticano, soprattutto in vista del Sinodo dei vescovi che si terrà a ottobre 2019, dedicato all’Amazzonia e alle questioni spinose della drammatica crisi vocazionale. Non ci sono abbastanza preti, in particolare in un territorio così vasto come quello sudamericano, per cui si rende problematica la stessa celebrazione dell’eucaristia, quello sì pilastro irrinunciabile della Chiesa cattolica. Il celibato dei preti, nato in origine dal culto della purezza sacerdotale, ha salvaguardato la Chiesa da pretese ereditarie di figli legittimi e ne ha tracciato successivamente la linea di demarcazione rispetto ai protestanti. Ancora negli anni di Giovanni Paolo II il celibato, mediante il riferimento a Gesù, ha subìto una trasfigurazione in senso spirituale. Il numero crescente dei casi di abuso venuti alla luce dovrebbe tuttavia indurre a chiedersi se il celibato sacerdotale giovi davvero al futuro della Chiesa. Hubert Wolf si pone questa domanda per il bene della stessa Chiesa e mette il controverso istituto di fronte al rigoroso banco di prova della storia. Ci spiega come si giunse al celibato, come mai le argomentazioni passate non attraggano più e quali buone ragioni oggi vi si oppongano: le deroghe al celibato hanno dato buoni risultati, la carenza di preti potrebbe essere superata e il pericolo di abusi arginato. In un punto Wolf dà tuttavia ragione ai fautori del celibato: in forza della sua abolizione il sistema clericale, con la sua scarsa considerazione dei «laici» e delle donne, dovrebbe essere rivisto nella sua globalità. E questo sarebbe indubbiamente un bene.

L’autore

Hubert Wolf è professore ordinario di Storia della Chiesa all’Università di Münster ed è uno dei massimi conoscitori degli Archivi vaticani. È stato insignito del Premio Leibniz della Deutsche Forschungsgemeinschaft, del Communicator-Preis e del Gutenberg-Preis. Di Wolf la Donzelli editore ha pubblicato Storia dell’Indice. Il Vaticano e i libri proibiti (2006) e Il papa e il diavolo. Il Vaticano e il Terzo Reich (2008, finalista al Premio Acqui Storia). In Italia è uscito anche il suo Il vizio e la grazia. Lo scandalo delle monache di Sant’Ambrogio (Mondadori, 2015).

Se anche il Direttore di Vocatio (associazione storica di preti sposati) è contro i preti sposati siamo alla fine di un corso

Alessandro Manfridi Insegnante di religione nelle Scuole Superiori dal 1988. Mediatore familiare Aimef dal 2011. Tutore volontario per minori stranieri non accompagnati  e Direttore dell’Associazione Vocatio (preti sposati). Ieri ha pubblicato un articolo su Papa Francesco e la conferma della norma del celibato (in >>> Gli Stati Generali). L’articolista si pone domande ma da risposte unilaterali, neutre, e non si schiera.

Peccato che l’autore si il Direttore dell’Associazione Vocatio. In passato avevano segnalato Vocatio come Associazione che da anni non è per i “preti sposati” e non li rappresenta. Ora arriva la conferma con il testo del Direttore Alessandro Manfridi!

Preti sposati da riammettere nella Chiesa: “Bene per tesi card. Schönborn, ma non basta”

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti sposati suggerisce a margine del Sinodo Amazzonico recentemente conclusosi a Roma di riaccogliere nel ministero e alla celebrazione della S. Messa i preti sposati.

da Adista

Sull’ordinazione sacerdotale di uomini sposati di provata fede e dignità – i viri probati – il card. Schönborn è convinto che «il Papa non prenderà decisioni affrettate», perché è «un argomento giustamente controverso», per «motivi di tradizione, convenienza e praticità». «Invece, il Sinodo si è orientato verso un incoraggiamento del diaconato permanente, che in America Latina e in Amazzonia non è ben sviluppato, sebbene sia un’apertura che il Concilio Vaticano II ha reso possibile».

«Nella Chiesa – spiega – ci sono già uomini di provata fede sposati, con famiglia e vita lavorativa e che sono stati ordinati al diaconato. Abbiamo 50 anni di esperienza nel settore: perché in America Latina è così scarsa? Per non parlare del fatto che, se ordinati al sacerdozio, questi uomini sposati devono prima passare attraverso il diaconato, come ho ricordato nel mio discorso al Sinodo». «Lo sviluppo del diaconato consentirebbe quindi di vedere, studiando la situazione, se l’uno o l’altro possa effettivamente essere chiamato all’Ordine. Questo momento di riflessione – afferma il cardinale – è importante anche per ragioni pratiche: questi sacerdoti viri probati dovrebbero, come i diaconi viri probati, fare volontariato. Infatti, nelle chiese povere come quelle dell’Amazzonia, la Chiesa non può fornire uno stipendio adeguato alla vita di un padre di famiglia».

Il sacerdozio, dice Schönborn, non è una vocazione solo «personale»: «questa dimensione personale esiste, ma non dobbiamo dimenticare la chiamata della Chiesa e della comunità». «Con i diaconi permanenti, i diaconi viri probati, la Chiesa avrebbe un laboratorio, mentre la comunità potrebbe chiedere al vescovo: “Abbiamo bisogno di un anziano. Un tale diacono andrebbe bene, vorremmo fosse dato a noi come sacerdote ”. Sarebbe un approccio diverso da quello di una prima vocazione personale».

Sinodo Amazzonia su riammissione preti sposati occorre una conversione pastorale della nuova Chiesa

Documento pubblicato il 31.10.2019 nel sito del MOCEOP (Movimento per il Celibato Opzionale – www.moceop.net). Traduzione dallo spagnolo a cura di Lorenzo Tommaselli

fonte: Adista

Da parte del MOCEOP (Movimento per il Celibato Opzionale) celebriamo con grande soddisfazione le conclusioni del Documento finale del Sinodo dell’Amazzonia tenutosi recentemente a Roma.

Un evento storico senza dubbio. L’Amazzonia appartiene a nove diversi paesi, nei quali vivono più di 33 milioni di persone e con un’estensione di 8 milioni di km quadrati. La novità e la ricchezza del documento finale ci sembrano molto positive, con una visione, un linguaggio e uno stile totalmente nuovi negli scritti ecclesiali e vaticani. È un invito alla conversione integrale, ecologica, sociale, pastorale e sinodale con proposte molto specifiche in ciascuna delle sue sezioni.

È molto importante che il documento raccolga il clamore della terra ferita e il grido dei poveri con proposte coraggiose, come nessuna nazione, politici, governi o istituzioni internazionali siano stati in grado di esporle in modo così aperto e chiaro. Si denunciano la privatizzazione delle risorse naturali, la deforestazione (17%), il cambiamento climatico, il narcotraffico, l’alcolismo, la tratta, la criminalizzazione dei leader, i gruppi armati illegali, l’estrattivismo, i latifondi, … e si propongono nuove modalità di sviluppo sostenibili che puntano, in linea con la «Laudato si’», ad un’ecologia integrale come unica via per salvare la Regione dall’estrattivismo predatorio che devasta tutto.

Si insiste sulla necessità di inculturarsi con le popolazioni indigene e imparare da loro, denunciando anche gli attacchi contro di loro e contro i progetti di sviluppo predatorio e la criminalizzazione dei movimenti sociali. La Chiesa promuoverà campagne per la cessione di aziende che minacciano i diritti umani, sociali ed ecologici.

Nella conversione pastorale della Chiesa si può dire che pone un rinnovamento, una nuova Chiesa, molto diversa da quella attuale. Ci rallegra constatare che si parla di una chiesa sinodale con un’alta partecipazione di tutti, anche del laicato e soprattutto delle donne: “la presenza e il tempo della donna”, dice. Viene proposto il diaconato femminile e Francesco ha già detto che riunirà di nuovo la Commissione, da lui creata nel 2016, rinnovandola con nuovi membri. Qui pensiamo che il Sinodo si mantenga basso, perché la donna nella Chiesa deve avere gli stessi diritti degli uomini ed essere in grado di svolgere le loro stesse responsabilità ecclesiali.

Si vuole una chiesa inculturata nella sua teologia, nella sua liturgia, nella sua struttura. Una chiesa con una ministerialità nuova e indigena: ministeri di uomini stabilmente sposati, nominati dalle stesse comunità. Si parla della creazione di “ministeri speciali per la cura della casa comune, del territorio e delle acque”, del decentramento dei ministeri facendoli talvolta ruotare, ecc …

Insomma, molta ricchezza, molta novità, molta fede nuova, di una nuova chiesa desiderosa di rendere il mondo amazzonico un po’ più umano sfruttando “tutto il suo potenziale umanizzante e liberante”.

Si insiste molto sul dialogo ecumenico e interreligioso e sull’approccio alle religioni indigene. Mai più un’evangelizzazione in stile coloniale o con proselitismo…

La Chiesa deve eliminare il clericalismo e le imposizioni arbitrarie. Si deve rafforzare il ruolo dei laici. È necessario cambiare la formazione dei preti, che siano vicini al Vangelo, che ascoltino le persone, le guariscano, le confortino …

Riteniamo che questi cambiamenti siano necessari anche in molti altri luoghi del mondo, non solo in Amazzonia, perché il celibato deve essere facoltativo, come chiediamo già da molti anni. In questo senso, il Sinodo è arrivato a darci ragione: non è necessario essere celibi per poter essere preti.

Siamo consapevoli della portata di questo progetto e delle difficoltà che comporta, soprattutto avendo davanti tutta una parte conservatrice e di scarsa prospettiva che esiste nella struttura vaticana ed ecclesiale, che condizionerà la decisione finale di Francesco. Speriamo e ci auguriamo che il papa non indietreggi e ratifichi tutto ciò che è stato concordato e votato, perché, nonostante tutto, crediamo che si apra una grande speranza e che sosteniamo con tutte le nostre forze questo grande progetto di chiesa nuova, che, sebbene non sia perfetto, sosteniamo affinché si possa realizzare e ci auguriamo che abbia avuto un effetto di contagio per la chiesa universale.

Vaticano ancora non accettati i preti sposati cattolici romani 10 anni della Costituzione Apostolica “Anglicanorum coetibus”

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati chiede al Papa la riammissione per i preti sposati nella chiesa applicando loro le stesse prerogative concesse ai sacerdti anglicani ammessi nella Chiesa Cattolica Romana con mogli e figli

(a cura Redazione “Il sismografo”)

Domani 4 novembre si compiono 10 anni dell’importante Costituzione Apostolica di Benedetto XVI “Anglicanorum coetibus” che consentì con la potestà del Pontefice “gli Ordinariati Personali per Anglicani che entrano nella piena comunione con la Chiesa Cattolica” e che – dice il documento – devono essere “eretti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede all’interno dei confini territoriali di una determinata Conferenza Episcopale, dopo aver consultato la Conferenza stessa.” 
La Costituzione dice anche: “L’unica Chiesa di Cristo infatti, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica, “sussiste nella Chiesa Cattolica governata dal successore di Pietro, e dai Vescovi in comunione con lui, ancorché al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità, che, quali doni propri della Chiesa di Cristo, spingono verso l’unità cattolica” [11]. Alla luce di tali principi ecclesiologici, con questa Costituzione Apostolica si provvede ad una normativa generale che regoli l’istituzione e la vita di Ordinariati Personali per quei fedeli anglicani che desiderano entrare corporativamente in piena comunione con la Chiesa Cattolica. Tale normativa è integrata da Norme Complementari emanate dalla Sede Apostolica.”
Documento completo
Attualmente gli Ordinariati sono:
1) Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham (Inghilterra, Galles e Scozia); (1)
2) Ordinariato personale della Cattedra di San Pietro (Stati Uniti e Canada); (2)
3) Ordinariato personale di Nostra Signora della Croce del Sud (Australia e Giappone). (3)

Confusione a “Dritto e Rovescio” di Rete4. La storia di don Serrone trasparente e prevista dalla Chiesa. I preti sposati regolarmente sono dentro la Chiesa

Il Sig. Mario Adinolfi, nella trasmissione “Dritto e Rovescio” ha operato una profonda confusione associando i preti sposati con regolare percorso previsto dal diritto canonico della Chiesa, a preti gay e gigolò. A partire dal caso di Giuseppe Serrone (accusato ingiustamente da Adinolfi di essere ambiguo), prete sposato con dimissioni richieste al Vescovo, dispensa dagli obblighi del celibato e matrimonio religioso.

Commenta don Serrone: “Anch’io con mia moglie eravamo stati invitati in trasmissione per lanciare un appello al Papa e ai vertici delle Conferenze Episcopali per la riammissione dei preti sposati. In trasmissione abbiamo scoperto della presenza di Adinolfi e Cruciani ai quali il conduttore del programma ha chiesto di fare il punto sulla questione dei preti sposati. Una causa alla quale ho dedicato tutta la mia vita. Per questo motivo Giovedì 31 Ottobre 2019 ho accettato di partecipare con mia moglie alla trasmissione di Rete 4. Nel corso della puntata Adinolfi e Cruciani hanno messo in dubbio senza nessuna verifica preventiva la mia dispensa dagli obblighi del celibato (concessa da Papa Giovanni Paolo II con lettera della Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti Prot. N. 43/02/S) e il mio matrimonio religioso (lettera della Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti Prot. N. 1011/03/M) del 6 Febbraio del 2002 con Albana Ruci. I preti sposati come me sono dentro la Chiesa. Hanno un percorso previsto dalla Chiesa e recentemente sono stati proposti ai Vescovi Diocesani dalla Congregazione del Clero, nel nuovo documento di dispensa, per essere reinseriti nel ministero sacerdotale”.

Di seguito il post di Adinolfi pubblicato sulla sua pagina facebook:

“Ieri sera ho avuto l’opportunità da Del Debbio di difendere la Chiesa da un attacco brutale operato da un caravanserraglio di preti sposati, preti gay, gigolò che vanno con preti e poi li denunciano, robe così. Non ho tirato dietro la gamba (è una scelta di vita) e a Cruciani che pretendeva l’adeguamento della Chiesa alle regole del mondo ho potuto spiegare che il progetto salvifico di Cristo richiede a noi che siamo Chiesa di non parlare secondo i diktat del mondo. Ho potuto anche ringraziare i 115mila sacerdoti, religiosi, religiose che in Italia sono ossatura stessa della nazione e ultimo rifugio per chi perde la speranza, che poi vedono rappresentati in tv i preti solo come pedofili, sposati o gay. Alla stragrande maggioranza che compie con discrezione e amore la propria quotidiana missione a servizio esclusivo di Dio e della comunità spero sia arrivato il mio grazie”.

Sui preti sposati rilevante la ricchezza e la profondità dei contenuti che hanno animato il dibattito all’interno del Sinodo dei vescovi per la Regione panamazzonica (6-27 ottobre 2019) 

Il paragrafo del Documento finale più ripreso è il n. 111, in cui si propone l’ordinazione sacerdotale di «uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile, per sostenere la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della Parola e la celebrazione dei sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica».

Non ci sono preti di serie A (i celibi) e preti di serie B (cioè quei preti sposati che vivono in uno stato coniugale). Entrambi se hanno un’ordinazione valida sono chiamati alla stessa missione nella Chiesa.

Pur non sapendo ancora come papa Francesco risponderà a tale richiesta dei padri sinodali – la decisione spetta ora al romano pontefice –, il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone sottolinea che la questione dei preti sposati non è solo legata alla fine del celibato obbligatorio per la Chiesa di rito latino: “non sono questioni collegate. Non ci interessa la cancellazione del celibato obbligatorio che può essere un grande valore; la nostra richiesta al Papa Francesco e ai vescovi e quella di riammetterci al ministero e alla Celebrazione della S. Messa”.

Emerge un problema di fondo: si può parlare di sacerdozio di uomini sposati (in termine tecnico «uxorato») senza mettere in discussione le motivazioni teologiche, spirituali e pastorali che sostengono in maniera «ufficiale» il celibato obbligatorio dei preti? Lo si può fare, certo, ma a una condizione: quella di interpretare la dicotomia tra sacerdozio celibatario e sacerdozio uxorato nei termini di un rapporto tra norma ed eccezione.

Il sacerdozio celibatario sarebbe la norma, mentre quello di uomini sposati un’eccezione dovuta a contingenze culturali o storiche. Si tratta di uno schema non nuovo per la Chiesa cattolica. Il clero sposato è presente in diverse Chiese cattoliche di rito orientale. È riconosciuto pure nel Codice dei canoni delle Chiese orientali (1990), non prima di aver sottolineato il valore del celibato: «Il celibato dei chierici, scelto per il Regno dei cieli e tanto conveniente per il sacerdozio, dev’essere tenuto ovunque in grandissima stima, secondo la tradizione della Chiesa universale; così pure dev’essere tenuto in onore lo stato dei chierici uniti in matrimonio, sancito attraverso i secoli dalla prassi della Chiesa primitiva e delle Chiese orientali» (can. 373).

Nella Chiesa di rito latino invece già dai tempi di papa Pio XII i pontefici hanno dispensato dall’obbligo celibatario nell’accordare l’ordinazione presbiterale a ex pastori di tradizione luterana o di tradizione anglicana, come prevede peraltro anche la costituzione apostolica Anglicanorum coetibus (2009) di Benedetto XVI.

Sotto il profilo canonistico, la novità sarebbe semmai rappresentata dall’istituzione di unaChiesa «sui iuris», cioè con un suo diritto particolare, all’interno del rito latino. Infatti le diversità esclusivamente liturgiche che connaturano i riti latini (ad esempio il rito romano, il rito ambrosiano, il rito mozarabico…) non permettono di considerare «sui iuris»queste Chiese particolari. Ma nel caso della Chiesa «amazzonica» la diversità con gli altri riti latini potrebbe essere di natura ordinamentale, ovvero disciplinare, e non solo liturgica, tanto da dover pensare a un corpo normativo proprio, sebbene particolare.

Si consideri, inoltre, che il Documento finale del Sinodo non parla neanche di viri probati – come pure ci aveva abituato il card. Martini – bensì propone di conferire l’ordinazione sacerdotale ai diaconi permanenti. Senza avere riguardo, in questo caso, per la specificità della vocazione alla stabilità nel grado diaconale rispetto alla vocazione al ministero presbiterale. In altre parole, viene prospettata come regola per la regione amazzonica ciò che il Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi permanenti(1998) considera come una «una rarissima eccezione, possibile soltanto quando speciali e gravi ragioni lo suggeriscono» (n. 5).

Un approccio universale al tema

Tutto ciò porta a dire che il passaggio davvero «rivoluzionario» – se così si può dire – – del n. 111 del Documento finale è l’ultimo breve periodo: «A questo proposito, alcuni si sono espressi a favore di un approccio universale all’argomento».

«Alcuni» padri sinodali chiedono, quindi, un approccio universale al tema. Ma è evidente che un approccio universale presuppone innanzitutto di cambiare … approccio. Fin quando il sacerdozio uxorato sarà interpretato nella Chiesa cattolica come un’eccezione dinnanzi alla regola del sacerdozio celibatario non ci sarà spazio per una riflessione che sia veramente «universale». Una simile lettura finirà sempre per dividere, come avviene oggi, i preti di serie A dai preti di serie B, cioè da quei pochi preti che vivono in uno stato coniugale.

Quel che serve è, invece, un’ampia riflessione teologica, etica e giuridica sul senso e sul significato dei ministeri nella comunità ecclesiale. Una riflessione, in altre parole, che sia in grado di coniugare la fedeltà al messaggio evangelico con la necessità di elaborare nuove categorie, e che non affronti i nodi che vengono al pettine come compartimenti stagni (del tipo: prima si pensa all’ordinazione degli uomini sposati, poi all’accesso delle donne ai ministeri istituiti e al diaconato, e via dicendo).

È necessario, al contrario, un discorso organico sui ministeri ecclesiali, da portare avanti con serenità e libertà, con parresia. Ma forse per tutto questo un Sinodo sull’Amazzonia non può (per fortuna) bastare.

 Il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati concorda con  Luigi Mariano Guzzo (è suo l’articolo pubblicato su http://www.ilregno.it/moralia  da cui è tratto parte del testo del comunicato stampa. Guzzo è canonista, collabora con la cattedra di Diritto ecclesiastico e diritto canonico, e insegna Beni ecclesiastici e beni culturali presso l’Università Magna Grecia di Catanzaro. 

Preti sposati e altri temi a “Dritto e Rovescio”. Attaccata la possibile riforma di Papa Francesco. Don Serrone è un prete sposato: “Non sono stato ridotto allo stato laicale”

Adinolfi definisce, calunniandolo, don Giuseppe Serrone “ambiguo”, diffamandolo, attribuendogli l’etichetta di traditore e prete dalla doppia vita. Trasparente e lineare è invece la vicenda di don Serrone, dimessosi nel 2001 e successivamente sposato con matrimonio religioso e dispensa dagli obblighi del celibato concessa da Papa Giovanni Paolo II

Roma, 01/11/2019 (informazione.it – comunicati stampa – varie)

Commenta don Serrone: “Anch’io con mia moglie eravamo stati invitati in trasmissione per lanciare un appello al Papa e ai vertici delle Conferenze Episcopali per la riammissione dei preti sposati. In trasmissione abbiamo scoperto della presenza di Adinolfi e cruciani ai quali il conduttore del programma ha chiesto di fare il punto sulla questione dei preti sposati. Una causa alla quale ho dedicato tutta la mia vita. Per questo motivo Giovedì 31 Ottobre 2019 ho accettato di partecipare con mia moglie alla trasmissione di Rete 4. Nel corso della puntata Adinolfi e Cruciani hanno messo in dubbio senza nessuna verifica preventiva la mia dispensa dagli obblighi del celibato (concessa da Papa Giovanni Paolo II con lettera della Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti Prot. N. 43/02/S) e il mio matrimonio religioso (lettera della Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti Prot. N. 1011/03/M) del 6 Febbraio del 2002 con Albana Ruci”. 

La mia replica a inizio trasmissione al conduttore sull’uso del termine “ex Sacerdote” per presentarmi, non era sull’esattezza della definizione, ma sull’uso improprio applicato al mio caso. Non ho avuto nessuna riduzione allo stato laicale per abbandono della vita ecclesiale. Ho avuto la dispensa dagli obblighi del celibato dopo le mie dimissioni e successivamente ho regolarizzato la mia posizione con il matrimonio religioso”.

In Tv su Rete 4 a “Dritto e Rovescio” Adinolfi e Cruciani impreparati sui preti sposati a partire dalla storia di don Giuseppe Serrone e Albana Ruci.

Adinolfi e Cruciani “impreparati sui preti sposati e sul loro percorso nella Chiesa Cattolica Romana previsto dal Diritto Canonico e sulla storia d’amore di don Giuseppe Serrone e Albana Ruci. Li corregge anche un sacerdote e teologo della Chiesa Cattolica, incardinato nella diocesi di S. Marino, ARIEL STEFANO LEVI DI GUALDO (non conosciuto da don Giuseppe Serrone, che in studio non è intervenuto sui sacerdoti omosessuali sposati).

In studio anche don Patrizio Coppola che afferma di condividere alcune tesi tradizionaliste di Adinolfi. ma invita la Chiesa ad accogliere i preti sposati e ad aprire ai preti sposati per arginare la piaga della pedofilia nella Chiesa cattolica in parte legata la celibato imposto.

Preti sposati e rinnovamento Chiesa dopo Sinodo. Dall’Albania (Valona) la storia di amore di una giovane alla ricerca di lavoro ieri Giovedì 31 Ottobre doveva essere trattata su Rete 4 di Mediaset. Albana Ruci e don Giusppe Serrone la coppia da anni impegnata per la riammissione nel ministero dei preti sposati era stata invitato nella trasmissione  di Paolo Del Debbio, per testimoniare il loro caso di trasparenza e amore a pochi giorni dalla fine del Sinodo Amazzonico che aveva riaperto il dibattito nella Chiesa e nella società civile sul tema dei preti sposati, in attesa del documento post-sinodale di Papa Francesco

Per l’attualità, dalle 21.24 di ieri Giovedì 31 Ottobre 2019 su Rete 4 Paolo Del Debbio ha condotto Diritto e rovescio, approfondimento politico e di attualità.

Protagonisti saranno le persone comuni, che potranno raccontare le difficoltà incontrate nella vita quotidiana. Tra le storie i temi in trasmissione si parlerà dei preti sposati e del dibattito nella Chiesa dopo il Sinodo dell’Amazzonia.

In primo piano, secondo l’invito in trasmissione , doveva essere trattata la storia di Albana Ruci, giovane di Valona (Albania) e il suo matrimonio d’amore con un sacerdote, Giuseppe Serrone: “a trionfare è sempre l’amore… tanta sofferenza dopo l’arrivo in italia dall’Albania per la ricerca di lavoro, tanta sofferenza… oggi la goccia di lacrima si è trasformata in una goccia di rugiada… tra speranze e attese per la riammissione nella Chiesa del marito al ministero pastorale insieme a tanti preti sposati che lo desiderassero dopo il cambio della legge canonica che Papa Francesco potrebbe operare presto.

Don Giuseppe Serrone, perà in trasmissione ha dovuto correggere le tesi teologiche e le informazioni sui preti sposati pronunciate dal tradizionalista Mario Adinolfi. Inoltre don Serrone è stato stuzzicato più volte dal giornalista Giuseppe Cruciani: “Peccato che Cruciani abbia usato anche per don Giuseppe e la sua storia d’amore lo stile gionalistico  caratterizzato da elementi satirici e controversi oltre che irriverenti, inadatto ad affrontare un caso di cronaca e di amore, quello di Albana Ruci e Giuseppe Serrone che già in passato era stato oggetto di diffamazioni e calunnie”.

La trasmissione ha tralasciato la messa in onda di un’intervista realizzata dalla giornalista Borgia che poteva chiarire in diretta le insinuazioni e i rilievi errati di Adinolfi e Cruciani sui preti sposati e sulla storia d’amore fra Giuseppe e Albana.

In studio è intervenuto anche un teologo della Chiesa Cattolica per ribadire gli errori teologici sui preti sposati di Cruciani e Adinolfi.

Il video di Diritto e Rovescio su d. Giuseppe Serrone del 31 Ottobre 2019:https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/drittoerovescio/lamore-in-tonaca_F309976501008C17

Altre Informazioni: 
– video Mattino Cinque con intervista a Giuseppe Serrone e Albna Ruci del 29 Ottobre 2019 https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/mattinocinque/apertura-dalla-chiesa-ai-sacerdoti-sposati_F309938801037C06 


– Appello a Papa Francesco e ai Vescovi per essere riammessi nella Chiesa https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/pomeriggiocinque/la-cabinarossa-di-albana-ruci-e-giuseppe-serrone_FD00000000105348