Un bambino su 8 e 1 bambina su 5 vittime di abusi sessuali. L’ultimo cardinale a finire nel mirino è prefetto agli Affari economici del Vaticano

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La violenza non conosce nome. Né volto, né abito, non conosce luce, solo un animo nero. E di anime ‘nere’ ce ne sono tante. Secondo un recente rapporto dell’Unione Europea sul maltrattamento e le violenze sui minori, un bambino su otto e una bambina su cinque sarebbero vittime di abusi sessuali durante l’infanzia. Nell’80% dei casi le violenze avvengono all’interno delle mura domestiche. Proprio così, i principali orchi sono mascherati da padri, madri, zii, nonni e fratelli. Una vera e propria emergenza, come sottolinea OFCS REPORT, aggravata dal crescente numero di siti web pedopornografici. Dal 2003 a oggi, infatti, sono stati denunciati 125.000 siti pedopornografici, di cui solo 9.800 nel 2015. Un orrore diffuso che non conosce confini. Le anime ‘nere’ vagano e sono ovunque. Solo una settimana fa la polizia scozzese ha sgominato una rete di pedofili che usava internet sia per adescare le vittime che per diffondere materiale pornografico. “In almeno tre casi abbiamo visto delinquenti che avevano in memoria nei loro computer più di 10 milioni di immagini di bambini”, ha dichiarato l’ispettore Andy Williams che ha seguito da vicino l’indagine.
Eppure, qualora pensassimo che anima ‘nera’ non ha abito né volto in qualunque caso ci sbaglieremmo. Purtroppo esistono anche anime ‘nere’ sotto abiti neri, rivestite dello stesso colore, o meglio ‘oscurità’. E di abiti neri, ma ‘neri’ davvero, ce ne sono troppi. Per la delusione e lo sconforto di tanti fedeli, ormai sono innumerevoli gli scandali all’interno della chiesa cattolica. Un esempio – oltre il palesemente divino significato attribuito al vocabolo esclusivamente nelle vesti ecclesiastiche – proviene dall’Irlanda. Ultimo a farne le spese monsignor Martin Drennan, vescovo di Galway e Kilmacduagh, il cui nome compariva nei rapporti governativi sulla pedofilia che hanno spinto Benedetto XVI ad avviare indagini interne e a rivoluzionare la Chiesa irlandese. Nonostante le resistenze, Papa Francesco è riuscito a costringere Drennan alle dimissioni per chiudere una ferita aperta nel 2010. Una faccenda, però, tutt’altro che chiusa, come rimarca OFCS REPORT: “Secondo i media australiani, l’ultimo a finire nel mirino della giustizia per presunti abusi su minori è il cardinale George Pell, prefetto agli Affari economici del Vaticano. Secondo l’emittente Abc i casi risalirebbero agli anni ’70 quando Pell era parroco nella città di Ballarat. A denunciare le molestie sarebbero stati due quarantenni per fatti avvenuti tra il 1978 e il 1979. Il cardinale, ascoltato per quattro volte dai magistrati australiani, ha definito le notizie “totalmente false”. Una piaga contro cui Papa Francesco ha preso una posizione dura. Il pontefice ha varato, infatti, una legge ‘motu proprio’ contro i vescovi negligenti, che prevede la rimozione dall’ufficio di quanti non denunciano o coprono casi di pedofilia all’interno delle diocesi”.
Dall’America all’Europa le anime nere rivestite di abiti dallo stesso non-colore si accalcano nella quotidianità di anime innocenti. Certamente questi orchi mascherati da ‘sant’uomo’ non mancano all’appello in Italia. “I numeri non sono diversi da quelli degli altri paesi europei, ma è difficile fornire cifre precise vista la mancanza di una banca dati nazionale che pure è prevista dalla legge 36 del 2006. I governi – conclude in una nota OFCS REPORT – spesso ignorano il problema, e i molestatori, una volta condannati, finiscono in breve tempo liberi e senza supporto psicologico, condizione che favorisce la recidività”. Un bel cane che si morde la coda, dunque. O forse è meglio non citare gli animali, il paragone non sarebbe ‘virtuoso’.

ogginotizie.it

Grosseto, sacerdote a giudizio per molestie sessuali su minori

Un sacerdote di Grosseto è stato rinviato a giudizio con l’accusa di molestie sessuali su tre adolescenti. Lo ha deciso il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Grosseto Valeria Montesarchio. I difensori avevano chiesto il proscioglimento. Sarebbero tre le ragazzine che hanno raccontato di avere subito attenzioni «troppo intime» da parte del religioso, nella primavera del 2010. La perizia chiesta dal giudice per le indagini preliminari avrebbe appurato l’attendibilità dei tre racconti. Durante le indagini, coordinate dai carabinieri della Procura di Grosseto, fu sequestrato il pc del parroco e fu perquisita anche la sua abitazione. Il prete è stato allontanato dalla parrocchia all’inizio delle indagini. Il processo inizierà il 23 novembre.

Il Messaggero

Psichiatra di parte a convegno vaticano su no a preti sposati

Si riaccende il dibattito sul celibato sacerdotale e sui preti sposati, di fronte a nuovi e recentissimi casi di abusi sessuali di preti su minori. “Tutta colpa dell’obbligo del celibato, disciplina disumana che non ha ragion essere”.
A Roma, in vista del 50° anniversario dell’enciclica “Sacerdotalis Caelibatus” del beato Paolo VI, che ricorrerà nel 2017, la Pontificia Università Gregoriana ha promosso e ospitato dal 4 al 6 febbraio il convegno internazionale “Il celibato sacerdotale. Un cammino di libertà” al quale hanno partecipato diversi esperti, tra cui monsignor Tony Anatrella, psichiatra e psicanalista, sacerdote della diocesi di Parigi e docente al Collège des Bernardins, e due cardinali: Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, che ha svolto il 4 febbraio l’intervento di apertura, e Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, che ha concluso l’incontro.

In particolare Anatrella ha affermato: “No, il celibato non è, di per sé, causa di alcuno squilibrio. Quando queste condizioni si manifestano, si tratta di stati preesistenti all’ordinazione sacerdotale”.

È possibile invece che il celibato sia stato «uno dei fattori all’origine di alcuni degli episodi di abuso sui minori» da parte di sacerdoti. Il timore per la reputazione dell’istituzione ha inoltre indotto la Chiesa a coprire e nascondere le storie di violenze, c’è quindi qualcosa di vero quando si ipotizza un insabbiamento sistematico da parte delle autorità ecclesiastiche, anche se i vescovi non avevano coscienza della vastità del problema. E tuttavia molte vite sono state rovinate, ci sono stati troppi sucidi, per questo la Chiesa chiede scusa per ognuno di questi fatti.

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati, fondata nel 2003 da don Giuseppe Serrone, si dissocia dalle affermazione di parte dello psichiatra Anatrella.

La violazione sessuale di un bambino o di un adolescente da parte di un sacerdote è, nei fatti, un incesto. È un tradimento della relazione perpetrato da colui che è il padre della famiglia spirituale del bambino: un uomo del quale il ragazzino ha imparato, fin dalla nascita, a fidarsi più di chiunque altro, solo secondo a Dio [M. Benkert, T. Doyle, Clericalism, Religious Duress and its Psychological Impact on Victims of Clergy Sexual Abuse. In: «Pastoral Psychology», 58 (2009)].

Il celibato obbligatorio nella Chiesa non è un dogma, ma una norma. Infatti, si possono ordinare preti sposati provenienti dalla Chiesa anglicana o in quella cattolica di rito orientale. L’autorità è rappresentata da maschi celibi che parlano di sesso e famiglia, ma si devono comportare contro natura e non avere mogli, figli, né provare amore per una donna. È importante sottolineare che ogni singolo documento della Chiesa su questioni legate alla sessualità umana è stato scritto da uomini celibi. Perciò, nello scrivere o parlare di sessualità, i preti cattolici devono essere osservatori incorporei. Vivendo in mezzo a persone immerse in relazioni affettive, che sono sposate o convivono, i sacerdoti guardano ciò che gli altri fanno, reprimendo gli impulsi biologici del loro corpo e della loro mente. Come osservatori incorporei – occhi senza viso – i preti valutano ciò che nelle relazioni sociali è buono o malvagio senza averne la minima esperienza, senza conoscere ciò che stanno giudicando. Non possono capire come la sessualità, il matrimonio o l’avere dei figli aumenti positivamente le relazioni umane e il vivere quotidiano.

Già nel Medioevo, alcuni chierici eruditi, come Pier Damiani, si erano resi conto che negare una moglie ad un sacerdote o impedirgli di vivere la pienezza della vita famigliare portavano al concubinato, alla sodomia, ad abusi su ragazzini e relazioni incestuose [I. Zavattero: Il Liber Gomorrhianus di Pier Damiani. In: «Rivista di Sessuologia», 22 (1998)].

Pedofilia ed efebofilia sono disturbi della condotta sessuale di un individuo, che gli provocano fissazioni erotiche su bambini in età prepuberale, solitamente accompagnate da disfunzioni psicologiche ed emotive piuttosto gravi. I pedofili hanno spesso atteggiamenti asociali o antisociali, una struttura comportamentale ossessiva e un grave deficit di autostima [V. Andreoli: La pedofilia come malattia. In: G. Chinnici (a cura di), Sulle tracce della pedofilia. Aspetti psicologici, criminologici, etici e giuridici, Palermo 2004.]. Su questo concorda il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders curato dall’American Psychiatric Association.

Dagli studi clinici effettuati, ai preti pedofili sotto trattamento psicoterapeutico è stato diagnosticato uno sviluppo psicosessuale interrotto in età postpuberale e disturbi narcisistici. Tale vulnerabilità della condotta porta a manie di grandezza compensatorie. Il narcisismo clericale, secondo gli studi di Gerald Kohansky e Murray Cohen, nasce dall’autoselezione di uomini che sono stati spinti al sacerdozio dal desiderio di contrastare o neutralizzare sentimenti di inadeguatezza, impotenza e inferiorità tramite un ruolo che permette loro di sentirsi superiori, speciali, ammirati e quasi onnipotenti. Nei seminari si è sempre esaltata la verginità e l’astinenza totale. Si è svalutata l’intimità del matrimonio e la sessualità è stata condannata come peccato. Da questi luoghi di formazione non potevano che uscire candidati alla cura dei fedeli incapaci di affrontare la realtà proprio perché erano loro stessi ad essere fuori dalla realtà che volevano affrontare [G.E. Kohansky, M. Cohen: Priests who sexualize male minors: psychodynamic, characterological, and clerical cultural situations. In: Predatory Priests, Silenced Victims (a cura di M.G. Frawley-O’Dea, V. Goldner), Hillsdale 2007.].

Secondo Thomas Plante, professore di Psicologia presso la Santa Clara University e di Psichiatria e Scienze del Comportamento alla Scuola di Medicina dell’Università di Stanford, e lo stesso Sipe, i preti nord-americani che hanno avuto esperienze sessuali con minori sono circa il 6%. Il 2% può essere considerato pedofilo, il 4% efebofilo [T. Plante (a cura di), Sins Against the Innocents, Westport 2004.]. Visto che ci sono circa 46.000 preti attivi negli Stati Uniti, Sipe ha suggerito che circa 2.700 sacerdoti avrebbero abusato sessualmente di bambini e adolescenti. Plante, inoltre, ha aggiunto a questa stima i circa 15.000 preti in pensione e altri religiosi, come frati e diaconi, che hanno portato il numero ad oscillare vicino al 3.600. Questi dati sono stati stabiliti in una conferenza accademica all’Università di Santa Clara nel 1999, anni prima, quindi, dello scandalo dei preti pedofili del 2002 [T. Plante, Forvige me Father for I have sinned, Westport 1999.]. Perciò, il numero è stato decisamente sottostimato.

Negli ultimi anni, Sipe ha riconsiderato i dati a disposizione, dopo i numerosi articoli della stampa di tutto il mondo, calcolando che per alcune diocesi americane come Boston, Tucson e Los Angeles, la percentuale di preti pedofili oscilla tra il 10 e il 20% [A.W.R. Sipe, Mother Church and the Rape of Her Children. In: T. Plante et al. (a cura di), Sexual Abuse, cit.]. Quindi, anche se tenessimo a mente il primo rapporto scientifico in merito, quello uscito nel 1999 con la percentuale al 6%, il numero di sacerdoti coinvolti in abusi sessuali su minori è di almeno due volte superiore alla media rilevata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per la quale nella popolazione generale la pedofilia si attesta tra 3 e il 4% della popolazione [Cloud: Pedophilia. In: «Time», 13 gennaio 2003 (speciale sugli abusi clericali negli USA con intervista a John Bradford, direttore del Dipartimento di Psichiatria Clinica dell’Università di Ottawa).]. I numeri parlano da sé [P.J. McDevitt, Sexual and Intimacy Health of Roman Catholic Priests. In: «Journal of Prevention & Intervention in the Community», 40 (2012).].

“I preti pedofili come dei camionisti che molestano autostoppiste”. A sostenere l’inedito e sconcertante paragone è il cardinale australiano George Pell, membro del consiglio dei cardinali

“I preti pedofili come dei camionisti che molestano autostoppiste”. A sostenere l’inedito e sconcertante paragone è il cardinale australiano George Pell, membro del consiglio dei cardinali, il cosiddetto C9, di Papa Francesco e prefetto della Segreteria per l’economica istituita daBergoglio (leggi). L’affermazione del “ranger australiano”, come lo ha soprannominato il Papa in persona, è stata pronunciata davanti alla commissione nazionale d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali sui minori che ha interrogato il porporato sul suo ruolo quando era arcivescovo di Melbourne, dal 1996 al 2001 prima di passare alla guida della diocesi di Sydney, e ha introdotto lo schema di risarcimenti alle vittime di preti pedofili denominato “Melbourne Response”. Per sostenere che la colpevolezza legale dei preti pedofili non può essere imputata ai leader della Chiesa cattolica, Pell è ricorso all’analogia dei camionisti dichiarando che “non sarebbe appropriato che i dirigenti di quella compagnia fossero considerati responsabili”. Ma il suo è un linguaggio totalmente opposto a quello utilizzato da Papa Francesco che, il 7 luglio 2014, ha voluto celebrare la sua consueta messa mattutina a Casa Santa Marta con alcune vittime di abusi ascoltando singolarmente le loro storie e chiedendo loro “perdono anche per i peccati di omissione da parte dei capi della Chiesa che non hanno risposto in maniera adeguata alle denunce di abuso” (leggi).

Pur accettando che la Chiesa ha degli obblighi morali verso le vittime, il porporato ha sostenuto che quando si tratta diresponsabilità legale, le azioni dei suoi sacerdoti non sono necessariamente colpa della Chiesa. L’analogia dei preti pedofili con i camionisti ha lasciato i presenti “a bocca aperta per lo shock”, ha raccontato a caldoNicky Davis appartenente alla Rete dei sopravvissuti agli abusi dei preti. “Ci siamo letteralmente detti fra noi: ha veramente detto così? Dimostra di non avere alcun concetto di quello che è un comportamento appropriato o inappropriato, e cosa sia appropriato dire ai sopravvissuti. Dimostra di preoccuparsi solo di proteggere sé stesso e di cercare scuse per comportamenti imperdonabili”. Secondo Cathy Kezelman dell’associazione Adulti sopravvissuti ad abusi l’analogia “oltraggiosa” e “scioccante” può causare molto danno. “Le vittime sono già ripetutamente traumatizzate. Sentire che le loro esperienze sono di nuovo negate è come girare il coltello nella piaga”. Protesta anche l’Associazione dei 170mila autisti di Camion Australia. “Hanno famiglie e figli. L’analogia è unprofondo insulto a ciascuno di loro”, ha affermato la presidente Noelene Watson.

Le vittime delle violenze dei preti pedofili che hanno testimoniato davanti alla commissione si sono dette tradite dal “Melbourne Response” dell’allora arcivescovo Pell che imponeva un tetto ai risarcimenti di 50mila dollari australiani (35mila euro), mentre chi ha avviato azioni legali ha ricevuto in media in risarcimento 293mila dollari (pari a 205mila euro). Su questo punto il porporato ha osservato che prima del 1996, ovvero prima dell’introduzione del “Melbourne Response”, non erano affatto previsti risarcimenti alle vittime degli abusi. “Molte delle persone assistite da noi – ha affermato Pell – avrebbero ricevuto poco o niente se si fossero rivolte ai tribunali”. Il cardinale ha tuttavia sostenuto che la Chiesa dovrebbe ora rinunciare alle procedure interne di indagine e di risarcimento e creare un’entità indipendente che risponda ad azioni legali a suo carico.

È innegabile, invece, la linea della “tolleranza zero” sulla pedofilia, definita dal Papa come le “messe nere” (leggi), applicata da Bergoglio fin dall’inizio della sua elezione al pontificato. Dall’istituzione di una Pontificia commissione per la tutela dei minori coordinata dal cardinale cappuccino Sean Patrick O’Malley e nella quale c’è anche una vittima, l’irlandese Marie Collins (leggi), ai procedimenti contro vescovi che si sono macchiati di pedofilia. Attualmente, come rivelato dallo stesso Francesco, sono tre i presuli sotto processo e uno, l’ex nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana Jozef Wesolowski, è già stato condannato severamente in primo grado (leggi). Del resto la posizione del Papa è chiara ed è stata ribadita con fermezza numerose volte: “Dio è irrevocabilmente e senza mezzi termini dalla parte delle vittime degli abusi” (leggi).

Il Fatto Quotidiano

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Il cardinale Pell nella bufera: “I preti pedofili? Come i camionisti con le autostoppiste”

 

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Redazione– “I preti pedofili?Sono come i camionisti che molestano autostoppiste”.

A compiere lo sconcertante paragone è niente meno che il cardinale australiano George Pell,membro del cosiddetto C9, l’organo costituito da Papa Francesco che raduna i cardinali. L’uomo, di fronte alla commissione alla commissione nazionale d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali sui minori, è ricorso al confronto per spiegare come la colpevolezza dei preti pedofili non possa essere imputata ai leader della Chiesa Cattolica. Esattamente come “non sarebbe appropriato che i dirigenti di quella compagnia fossero considerati responsabili”.

Si può trattare anche di una tesi condivisibile, ma è stato il suo linguaggio a scatenare una vera e propria protesta: l’analogia dei preti pedofili con i camionisti ha infatti lasciato i presenti, secondo quanto racconta Nicky Davis della Rete dei sopravvissuti agli abusi dei preti, “a bocca aperta per lo shock”. “Ci siamo letteralmente detti fra noi: ha veramente detto così? Dimostra di non avere alcun concetto di quello che è un comportamento appropriato o inappropriato, e cosa sia appropriato dire ai sopravvissuti. Dimostra di preoccuparsi solo di proteggere sé stesso e di cercare scuse per comportamenti imperdonabili”.

Sconcerto è stato espresso anche da ll’associazione Adulti sopravvissuti ad abusi, secondo cui il paragone “oltraggioso” e “scioccante” potrebbe rivelarsi particolarmente negativo per le vittime. “Sono già ripetutamente traumatizzate”, hanno ricordato. “Sentire che le loro esperienze sono di nuovo negate è come girare il coltello nella piaga”.

Ma tra coloro che hanno protestato contro le parole di Pell vi è anche l‘Associazione dei 170mila autisti di Camion Australia. “Hanno famiglie e figli”, ha spiegato la presidente Noelene Watson. “L’analogia è un profondo insulto a ciascuno di loro”.

 articolotre.com

Stanley Tucci prete pedofilo in Spotlight

Era da tempo che circolava lo script di Josh Singer tratto dalla celebre indagine del quotidiano Boston Globe che scoperchiò decenni di insabbiamenti da parte dei vertici della Chiesa Cattolica nordamericana su centinaia di casi di abusi sessuali contro i minori avvenuti nell’arcidiocesi di Boston.

Adesso finalmente sta per partire il film, con una produzione, naturalmente indipendente visto che le major preferiscono evitare i soggetti scabrosi soprattutto quando c’è di mezzo un’istituzione come la Chiesa Cattolica, ma di grande respiro visto che gli interpreti che hanno già firmto i contratti sono Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber, Aaron Eckart e Stanley Tucci, per la feria di Tom McCarthy.

Il film ricostruirà la coraggiosa indagine dei due giornalisti del Boston Globe che nel 2002 e per più di un anno, dopo aver ricevuto delle prime informazioni in proposito, continuarono a scavare sui presunti abusi sessuali a danno di minori commessi da vari esponenti della Chiesa Cattolica della regione, sempre negati dalla Chiesa. Mark Ruffalo e Rachel McAdams interpreteranno i ruoli dei due reporter Michael Rezendes e Sacha Pfeiffer, mentre Liev Schreiber sarà l’editor Marty Baron, Michael Keaton sarà Walter Robinson, membro dello Spotlight Team. Infine toccherà a Stanley Tucci interpretare il ruolo più scomodo e controverso, ovvero quello di uno dei preti  incriminati.

L’indagine del Boston Globe, premiata nel 2003 con il Pulitzer, provocò un vero e proprio terremoto mediatico nei confronti della Chiesa locale, che costrinse alle dimissioni il Cardinale Bernard Law, Arcivescovo di Boston. In seguito all’indagine del Boston Globe moltissime altre vittime di abusi vennero allo scoperto, scoprendo non solo una vastità e gravità inimmaginabile del fenomeno, ma anche una incredibile rete di coperture e protezioni da parte della Chiesa.

Scritto da Piero Cinelli
fonte: http://www.primissima.it/cinema_news/scheda/stanley_tucci_prete_pedofilo_in_spotlight/

Chiesa/ Card. Karl Lehmann: preti sposati possibili in futuro

Città del Vaticano, 18 set. (TMNews) – Preti sposati, perché no? Il cardinale tedesco Karl Lehmann ha detto di potersi immaginare questa novità nella Chiesa cattolica romana.

In un’intervista realizzata un paio di mesi fa ma pubblicata solo oggi dalla rivista regionale ‘Mainz’, il porporato ha detto di potersi immaginare che alcuni diaconi sposati tra alcuni anni “ricevano l’ordinaziona sacerdotale”. Il celibato obbligatorio, ha detto Lehmann, ex presidente della conferenza episcopale tedesca e a lungo capofila dei cattolici progressisti tedeschi, è divenuto più difficile “anche perché viene sempre meno capita e manca il riconoscimento dall’esterno” della società. Lehmann, 77 anni, ha partecipato al Conclave che ha eletto Papa Bergoglio.

Pedofilia: domani a Genova via al processo per don Seppia

Si apre domani a Genova, di fronte al gup Roberta Bossi, il processo in abbreviato a don Riccardo Seppia, arrestato nel maggio scorso per avere offerto droga e chiesto prestazioni sessuali a un ragazzo minorenne e avere molestato sessualmente un chierichetto. L’ex sacerdote della parrocchia dello Spirito Santo di Sestri Ponente, risponde di tentata violenza sessuale pluriaggravata per i palpeggiamenti al chierichetto, plrurime offerte di cocaina, anche a minori, offerta di cocaina al complice e amico Emanuele Alfano, tentata induzione alla prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico. Don Seppia e’ difeso dall’avvocato Paolo Bonanni. L’ex seminarista e sodale di don Seppia, Emanuele Alfano, fu arrestato un mese dopo il sacerdote. Ha scelto il rito ordinario. Quattro i capi di imputazione di cui risponde: induzione alla prostituzione minorile; favoreggiamento della prostituzione minorile; prostituzione minorile; detenzione di materiale pedopornografico .
repubblica.it (13 February 2012)

Causa sugli abusi negli Stati Uniti: ritirata denuncia contro Vaticano

Si è conclusa nel silenzio dei mass media una dolorosa vicenda di abusi che avrebbe voluto coinvolgere il Papa e la Santa Sede. Venerdì scorso, l’avvocato Jeff Anderson ha depositato presso la Corte distrettuale del Wisconsin una notifica di archiviazione relativa all’azione legale denominata “John Doe 16 v. Holy See”. Si tratta del caso di un ragazzo disabile abusato da un sacerdote in una scuola per bambini sordomuti di Milwaukee. Secondo le leggi statunitensi vigenti, la presentazione di tale notifica comporta l’archiviazione immediata della causa, senza che sia necessaria una sentenza in merito emanata dalla Corte.

La causa, denunciando la copertura degli abusi, era intenzionata ad affermare la diretta responsabilità della Santa Sede sugli oltre 400mila sacerdoti sparsi nel mondo, quando questa, è noto – sottolinea in una dichiarazione l’avvocato della Santa Sede Jeffrey Leena – spetta ai rispettivi vescovi o superiori religiosi. Leena ricorda come Anderson abbia “orchestrato per la stampa un evento dai toni drammatici e ricco di ‘colpi di scena’ che mirava a provocare nei mass media un’attenzione smodata e frenetica per la questione”. Si ricorda l’enfatico annuncio di informazioni che avrebbero dimostrato l’esistenza di un’“azione congiunta a livello mondiale” collegata ad abusi sessuali e diretta dalla Santa Sede. “Su una teoria tanto datata quanto smentita – afferma Leena – è stata creata appositamente per i mass media una sequenza di eventi che ha trasformato un fatto gravissimo – la violenza sessuale perpetrata ai danni di un minore – in uno strumento di affermazioni mendaci circa presunte responsabilità della Santa Sede”.

Leena sottolinea anche l’impegno della Chiesa nel contrasto degli abusi ricordando che “è stato il diritto canonico e non quello civile innanzitutto, a istituire per primo l’obbligo di denuncia” per queste vicende. Una causa come questa – prosegue l’avvocato Leena – “intentata contro la Santa Sede e tenuta insieme solo da una rete mendace di accuse infondate di complotti internazionali, in verità non è altro che una strumentalizzazione del sistema giudiziario ed uno spreco di risorse”.

“Quello che non dobbiamo dimenticare – afferma ancora l’avvocato della Santa Sede – è il fatto che molti anni fa John Doe 16, un ragazzo solo e afflitto da disabilità, è stato oggetto di terribili abusi. Come Papa Benedetto XVI ha ripetutamente affermato, ogni abuso – sia esso perpetrato in istituzioni pubbliche o private, da qualunque persona, di qualunque credo o affiliazione religiosa – è un peccato e un crimine”.

“È triste constatare – conclude Leena – come nelle mani di un avvocato troppo incline alle conferenze stampa e un altro che trascorre il proprio tempo a scrivere su Internet una rubrica faziosa con cui tenta di far passare per eroi se stesso e i suoi colleghi, la vera tragica situazione e la sofferenza di John Doe 16 siano diventate uno strumento di pubblico inganno”.

radiovaticana.org

«Tacque sui preti pedofili»: Accuse al vescovo Lafranconi

Cremona I fatti, ora prescritti, sarebbero accaduti quando era a Savona

Comasco Nato nel 1940 a Mandello (Co), ordinato sacerdote nel ‘ 64, vescovo di Savona-Noli dal 1991, monsignor Dante Lafranconi guida la Diocesi di Cremona dal 2001. Nel febbraio 2011 (sopra) sostenne la creazione di centri d’ ascolto e sostegno per i gay. E, in un’ intervista, non si disse contrario ai preti sposati e con figli

La Curia: non c’ è niente di vero, lui è tranquillo

CREMONA – Ha suscitato clamore in città la notizia, rimbalzata dalla Liguria, che il vescovo Dante Lafranconi è stato indagato dalla Procura di Savona perché avrebbe taciuto e omesso di segnalare ai suoi superiori casi di pedofilia da parte di due sacerdoti savonesi, successivamente condannati. Gli episodi risalgono agli anni Novanta, quando monsignor Lafranconi, ora a Cremona, reggeva la diocesi di Savona-Noli. È la prima volta che viene rivelato il nome dell’ alto prelato. La magistratura savonese, vista la delicatezza dell’ argomento, era riuscita a mantenere il riserbo più assoluto durante le indagini, avviate in seguito alle denunce di una delle vittime dei preti pedofili savonesi, Francesco Zanardi, che ha fondato il movimento «Democrazia Atea» il cui obbiettivo è quello di smascherare la pedofilia nell’ ambito della Chiesa. Dopo un’ inchiesta approfondita e il rinvio a giudizio, il tribunale aveva condannato Don Giorgio Barbacini a tre anni per pedofilia, mentre l’ altro prete savonese, don Nello Giraudo, aveva patteggiato un anno per abusi sessuali. Le indagini però sono proseguite, e un blitz della Mobile in Curia a Savona, tra fine 2010 e inizio 2011, su incarico della Procura, aveva fatto ritrovare nella cassaforte del palazzo vescovile un intero fascicolo personale di don Giraudo, risalente agli anni Novanta, quando era vescovo Monsignor Lafranconi. Una prova acquisita per capire cosa fosse successo. Poi l’ inversione di marcia: trattandosi di episodi che risalgono a vent’ anni fa, ora il procuratore della Repubblica Francantonio Granero e il sostituto Giovanni Battista Ferro hanno avanzato al gip richiesta di archiviazione per prescrizione degli eventuali reati commessi dal vescovo. Nato a Mandello del Lario in provincia di Lecco nel 1940, Lafranconi è stato ordinato sacerdote nel 1964. È stato eletto vescovo nel 1991 e la sua prima diocesi è stata proprio quella di Savona-Noli, dove è rimasto per una decina di anni. L’ 8 settembre 2001 gli è stata assegnata la diocesi di Cremona. È anche vicepresidente della Conferenza episcopale lombarda e membro della Commissione episcopale per la dottrina della fede. Sorpresa, stupore, sconcerto, ma soprattutto grande amarezza ha suscitato la bufera che si è abbattuta sulla figura del vescovo cremonese. In Curia nessuno ha voglia di parlare. Dalla sua segreteria fanno sapere che «niente di tutto ciò che si scrive e dice è vero, il Vescovo è molto tranquillo e sereno». Persona riservata, quasi schiva, monsignor Dante Lafranconi da molti preti cremonesi è definito «un sant’ uomo che prega e basta» e della vicenda si dice soltanto «che sono accuse che si trascinano da dieci anni, per di più infondate».

Galli Silvia

Pagina 12
(11 febbraio 2012) – Corriere della Sera

Pedofilia, prete shock: «280 abusi su minori»

Una confessione che ha fatto tremare tutto il mondo cattolico arrivata proprio dal Paese del Sommo Padre. Un prete cattolico tedesco di 46 anni, imputato presso la corte di Braunschweig, in Bassa Sassonia, ha confessato di avere abusato di tre bambini per 280 volte nell’arco di otto anni, sperando in una sentenza più clemente.
LE VITTIME SI PREPARAVANO ALLA PRIMA COMUNIONE. Andrea L., questo il nome dell’uomo, ha raccontato alla corte che le violenze sui minori, di età compresa tra i nove e i quindici anni, si sono ripetute a partire dal 2004. Le tre vittime, due fratelli e un altro bambino che si preparavano alla prima comunione, sono state vittime di abusi  in numerose occasioni, compresi alcuni viaggi che il sacerdote aveva organizzato al parco di divertimenti di Disneyland, vicino Parigi, a Salisburgo e in Egitto.
ABUSI PRIMA DELLA MESSA. Ma la maggior parte dei folli gesti sarebbero avvenute nella parrocchia dei Santi di Salzgitter-Lebenstedt, a volte perfino prima della messa, che il prete cattolico era impegnato a celebrare e dove, in alcune occasioni, le giovani vittime avevano trascorso la notte. «La cosa peggiore è che ha sfruttato la loro fiducia», ha attaccato in aula Klaus Ziehe, capo-procuratore di Braunschweig, come riportato dal quotidiano Sueddeutsche Zeitung.
NON SI ERA ACCORTO DEL MALESSERE DEI BAMBINI. Scioccante la difesa del prete-pedofilo, che ha risposto di non essersi reso conto di aver recato danni ai bambini. «Non ho avuto l’impressione che non volessero», ha aggiunto, prima di tacere di fronte alla domanda del procuratore sul perchè un bambino di nove anni avrebbe dovuto avere interesse ad atti sessuali.
IL VISO NASCOSTO PER LA VERGOGNA. Tra il pubblico presente al dibattito, alcuni parrocchiani, che hanno reagito con sdegno alla lettura delle accuse contro il religioso, molto ben voluto dalla comunità prima della scoperta gli abusi. Andreas L., che si trova agli arresti domiciliari dalla scorsa estate, ha preferito tenere nascosto il viso in aula, utilizzando una cartellina.
UNA PENA MASSIMA DI SEI ANNI E MEZZO. Per ottenere la piena confessione dei reati commessi, dopo alcune parziali ammissioni, la procura di Braunschweig gli ha assicurato che la pena prevista non è superiore ai sei anni e mezzo di carcere. Dopo gli scandali pedofilia degli anni passati, il caso del sacerdote-pedofilo potrebbe assestare un altro colpo alla fiducia dei fedeli. Secondo uno studio recente, 180 mila cattolici tedeschi hanno lasciato la chiesa nel 2010, il 40% in più rispetto all’anno precedente.
lettera43.it 

Il prete che stuprava i bimbi a Disneyland

Ha ammesso di avere abusato di quei tre bambini per 280 volte nell’arco di otto anni. Un prete cattolico tedesco di 46 anni imputato presso la corte di Braunschweig, in Bassa Sassonia, ha confessato sperando in una sentenza più clemente.
VACANZE PERICOLOSE – AndreaS L., questo il nome dell’uomo, ha raccontato alla corte che le violenze sui minori, di età compresa tra i nove e i quindici anni, si sono ripetute a partire dal 2004. Le tre vittime, due fratelli e un altro bambino che si preparavano alla prima comunione, sono state abusate in numerose occasioni. Compresi alcuni viaggi che il prete aveva organizzato al parco di divertimenti di Disneyland, vicino Parigi, a Salisburgo e in Egitto. Ma la maggior parte delle violenze sarebbero avvenute nella parrocchia dei Santi di Salzgitter-Lebenstedt – anche immediatamente prima della messa -, dove il prete cattolico era impegnato e dove, in alcune occasioni, le giovani vittime avevano trascorso la notte.
L’INDIGNAZIONE – “La cosa peggiore è che ha sfruttato la loro fiducia”, ha attaccato in aula Klaus Ziehe, capo-procuratore di Braunschweig, secondo quanto riportato dal quotidiano Sueddeutsche Zeitung. L’imputato ha risposto di non essersi reso conto di aver recato danni ai bambini. “Non ho avuto l’impressione che non volesse”, ha aggiunto prima di tacere di fronte alla domanda del procuratore sul perchè un bambino di nove anni avrebbe dovuto avere interesse ad atti sessuali. Tra il pubblico presente al dibattimento alcuni parrocchiani, che hanno reagito con sdegno alla lettura delle accuse contro il religioso, molto ben voluto dalla comunità prima che si scoprissero gli abusi.
L’ALLONTANAMENTO DALLA CHIESA – Andreas L., che si trova agli arresti domiciliari dalla scorsa estate, in aula ha preferito tenere nascosto il viso dietro una cartellina. Per ottenere la piena confessione dei reati commessi, dopo alcune parziali ammissioni, la procura di Braunschweig gli ha assicurato che la pena non sarà superiore ai sei anni e mezzo di carcere. Dopo gli scandali pedofilia degli anni passati, il caso di Andreas L. potrebbe assestare un altro colpo alla fiducia dei fedeli. Secondo uno studio recente 180mila cattolici tedeschi hanno lasciato la chiesa nel 2010, il 40% in piu’ rispetto all’anno precedente. (ANSA)

Canada, condannato ex vescovo per pedo-pornografia

Condannato a 15 mesi Raymond Lahey, ex vescovo cattolico della diocesi di Antigonish in Canada. Si era dimesso dal suo incarico nel 2009, dopo che nel suo pc erano stati scoperti centinaia di immagini e video pedopornografici, tra cui diversi a sfondo bondage e ‘religioso’. La scoperta, durante un controllo nel suo pc portatile all’aeroporto di Ottawa. Il prelato, che ha 71 anni, ha ammesso il reato nel maggio del 2011, parlando di una vera e propria “dipendenza” da porno-pedofilia. Ha già passato otto mesi in cella prima della sentenza e per questo non sarà carcerato di nuovo, ma gli sono state imposte restrizioni, come il non poter avere più contatti coi bambini. Lahey ha chiesto al Vaticano di essere ridotto allo stato laicale ma, scrive l’AFP, il Vaticano non è ancora pronunciato.

Ma il religioso viene accusato anche di abusi sessuali. Un uomo, Roger Touchette, denuncia di essere stato violentato all’età di 11 anni in una macchina parcheggiata nei dintorni dalla cattedrale di Notre Dame. Anche altre persone, ospiti in un orfanotrofio negli anni Ottanta, sostengono di aver subito abusi da Lahey quando questi era ancora prete, ma lui respinge le accuse. L’orfanotrofio in questione è stato chiuso nel 1990, dopo che erano stati scoperti casi di violenze sistematiche. Poco prima del suo arresto, l’allora vescovo aveva proclamato in tv che la diocesi avrebbe risarcito le vittime di abusi sessuali da parte del clero.
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Slovenia, condannata arcidiocesi per prete pedofilo

Ancora guai per la diocesi di Maribor in Slovenia. Già indebitata per 800 milioni di euro a causa di una serie di spericolati investimenti. Oltre ai problemi finanziari, si aggiunge lo scandalo degli abusi sessuali commessi da sacerdoti.
Il tribunale del distretto di Maribor, scrive The Slovenia Times, ha confermato la condanna per l’arcidiocesi di Maribor, la diocesi di Celje e la parrocchia della cittadina di Artiče. Dovranno pagare 50.000 euro ad una donna, ora quasi trentenne, che all’età di 7 anni aveva subito abusi sessuali da parte di un sacerdote, Karl Jošt. Il religioso, chiamato in causa nel 2006, è morto l’anno dopo ed è sospettato di 16 casi di abusi sessuali su minori. Il caso è presentato come un precedente in Slovenia e la Chiesa locale ha intenzione di ricorrere in appello.
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Olanda, si chiude l’indagine sui preti pedofili “Le vittime degli abusi sono decine di migliaia”

In più di cinquant’anni, “decine di migliaia di bambini e ragazzi hanno subito abusi sessuali da parte di preti pedofili”. E’ la conclusione della Commissione d’inchiesta indipendente incaricata di far luce sullo scandalo pedofilia nella Chiesa cattolica. La Commissione, sulla base di 1.795 segnalazioni, è riuscita a individuare i nomi di “800 persone, di cui almeno 105 sono ancora in vita”. Dopo numerose segnalazioni, anche grazie alla stampa olandese, la conferenza episcopale e quella delle istituzioni religiose olandesi hanno annunciato il 9 marzo 2010 l’apertura di una inchiesta “ampia, esterna e indipendente” sugli abusi, composta da sei persone, tra cui l’ex ministro Wim Deetman, un giudice, alcuni professori universitari e una psicologa. Secondo i sei membri, gli abusi commessi da sacerdoti e laici (che lavoravano per i vescovi) comprendono anche stupri e sono stati “sistematicamente coperti” dalla Chiesa, preoccupata di non destare scandali e responsabile di “inadeguti controlli e inadeguate azioni”.

Lo scandalo dei preti in Olanda, si somma a quello che ha toccato l’Irlanda: un altro rapporto, il Cloyne report, faceva luce sugli atti di pedofilia commessi dai sacerdoti della diocesi irlandese e la sottovalutazione del fenomeno da parte delle autorità ecclesiastiche locali. I vescovi olandesi si sono detti “sconvolti dagli abusi e dalle pratiche dettagliate nel rapporto”. “Questi episodi ci riempiono di vergogna e dolore”, ha fatto sapere la Conferenza episcopale, offrendo “sincere scuse” alle vittime. I religiosi puntano il dito anche contro “le autorità della Chiesa che non hanno agito correttamente e non hanno dato priorità agli interessi e alla cura delle vittime. Molto può essere fatto per aiutare le vittime – aggiungono – e noi vogliamo contribuirvi personalmente”, adottando misure “per portare loro aiuto”, parlando con loro e sostenendo così l’assistenza professionale. I vescovi annunciano che adotteranno ogni misura possibile, sia per il diritto canonico che per la legge civile, anche solo in casi di “sospetto” di abusi. “Gli inquirenti pubblici – avvertono – saranno informati in accordo con la legge olandese quando si sia in presenza di qualsiasi sospetto di un reato punibile”.

“E’ un numero assolutamente enorme”, ha rilevato il presidente della Commissione Deetman, aggiungendo che eventuali incriminazioni sono di competenza degli inquirenti. La Commissione stima che i minori che hanno subito violenze sessuali siano tra i 10mila e i 20mila; decine di migliaia, le vittime di comportamenti inappropriati di natura sessuale. Crimini consumati all’interno di istituzioni cattoliche che dovevano prendersi cura dei minori come convitti, seminari ma anche orfanatrofi. “L’affermazione che la gente non sapesse e che gli amministratori non sapessero è insostenibile”, dice Deetman. Il problema degli abusi sessuali era all’ordine del giorno dei vertici episcopali “fin dagli anni ’40 – ha aggiunto – La Chiesa cattolica olandese sapeva cosa stava succendendo e cercò di risolvere il problema” ma non furono mai prese decisioni efficaci.

La Commissione ha però voluto precisare che gli abusi compiuti all’interno della Chiesa cattolica olandese non sono népiù né meno di quelli avvenuti in altri contesti gestiti da differenti organizzazioni. “Gli abusi sessuali sui minori sono un fenomeno diffuso nella società olandese”, hanno detto gli esperti. Il quadro tracciato dai sei membri del panel d’indagine sembra profilare uno scenario ancor più grave dello scandalo pedofilia della Chiesa irlandese.
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Vaticano, promosso l’ex arcivescovo di Boston che coprì preti pedofili

Sgomento e non solo per la decisione presa dalla Santa Sede. Il Fatto Quotidiano denuncia infatti il caso dell’ex arcivescovo di Boston, Bernard Francis Law, che aveva in passato coperto i preti della sua diocesi, accusati di aver abusato sessualmente di alcuni minorenni approfittando della tunica indossata.

In ottantanove erano stati indagati, mentre in cinquantacinque erano stati poi costretti ad abbandonare i loro incarichi. Alcune delle diocesi statunitensi coinvolte, quali quelle di Portland e Tucson, hanno poi dichiarato bancarotta in seguito alle diverse richieste di risarcimento presentate dalle vittime degli abusi coperti dall’arcivescovo oggi chiamato a rappresentare la Santa Sede alle celebrazioni di Santa Lucia a Siracusa in Sicilia.

Bernard Francis Law all’epoca dei fatti, aveva presentato le sue dimissioni, rifiutate però in un primo momento dall’allora pontefice Papa Giovanni Paolo II. Subito richiamato presso il Vaticano in Roma, l’ex arcivescovo ha in questi ultimi anni ricoperto la carica di membro del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Ma Law fa anche parte della Congregazione per il Clero, della Congregazione per i Vescovi, della Congrgazione per le Chiese Orientali e di quella per l’Educazione Cattolica. La Santa Sede ha inoltre ritenuto opportuno eleggere l’ex arcivescovo di Boston, arciprete della Papale Basilica Liberiana di Santa Maria Maggiore.

Dura la reazione di Fabio Granata, vice coordinatore nazionale del partito guidato da Gianfranco Fini, Futuro e Libertà: “La pedofilia e i silenzi di parte della Chiesa sul tema hanno indignato l’opinione pubblica mondiale. Per questo ritengo un errore l’invito al cardinale Law, per i festeggiamenti della Patrona di Siracusa. Un’ombra nei festeggiamenti di Santa Lucia, simbolo di luce”.

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