Puntata Mattino Cinque del 14 Settembre 2016 II Parte dedicata ai preti sposati

La II  parte della mattinata della trasmissione Mediaset è stata dedicata, a partire da alcuni recenti fatti di cronaca di sacerdoti, alla questione dei preti sposati con l’intervento registrato del nostro fondatore e della moglie la signora Albana Ruci che ha testimoniato con coraggio la scelta del matrimonio. Equilibrata la gestione delle tematiche del giornalista conduttore. In studio tesi aberranti della politica Binetti che ha giustificato gli abitanti del paese che hanno compiuto un episodio di violenza, tirando delle pietre alla moglie del nostro fondatore!. Integraliste e tradizionaliste le tesi degli ospiti Adinolfi e Maria Teresa Ruta. Sorprendente il tradizionalismo e le tesi di un ex frate (Cionfoli) che ha danneggiato la giusta causa dei preti sposati! Ottimi interventi sulla questione dei preparati giornalisti Cecchi Paone e Abate.

>> (video link in basso)

http://www.video.mediaset.it/video/mattino_5/full/mercoledi-14-settembre_644763.html

Preti sposati. Radio Vaticana: “La Chiesa non ha mai legato sacerdozio e celibato sul piano dogmatico”

“La Chiesa non ha mai legato sacerdozio e celibato sul piano dogmatico”, ma ha riconosciuto il valore profondo di questo legame. Lo ha detto il prefetto della Congregazione dei Vescovi, il cardinale Marc Ouellet, durante il convegno “Il celibato sacerdotale, un cammino di libertà”, in corso all’università Gregoriana di Roma.

Potrebbe scattare presto l’ora dei preti sposati? Se lo chiede l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati commentando le notizie che arrivano da Roma: in città presso l’Università Gregoriana dei Gesuiti si sta tenendo un convegno per ribadire la dottrina classica tradizionalista sul celibato dei preti e del no ai preti sposati.

Il Convegno si è aperto Giovedì, 4 febbraio con il Saluto introduttivo: Rev. P. François-Xavier Dumortier, SJ. Presentazione del Convegno: Rev. Mons. Tony Anatrella. Conferenza: Celibato e legame nuziale di Cristo alla Chiesa Sua Em. Rev.ma il Card. Marc Ouellet.

Oggi Venerdì, 5 febbraio c’è stata la relazione “Per il Regno”. Il dono del celibato nel Nuovo Testamento delle Dott.ssa Rosalba Manes. A seguire
L’appello alla tradizione nella difesa del celibato sacerdotale: il contributo di Johann Adam Möhler al dibattito (Rev. P. Joseph Carola, SJ)

Sabato, 6 febbraio il convegno si concluderà con Lettura dell’Enciclica “Sacerdotalis Coelibatus” del Beato Paolo VI (Sua Ecc. Rev.ma Mons. Joël Mercier).

L’intervento su Il prete ordinato “in persona Christi”
di Sua Em. Rev.ma il Card. Pietro Parolin è molto atteso per Sabato. Parolin, segretario di Stato Vaticano aveva riaperto la discussione sui preti sposati. Il celibato sacerdotale «non è un dogma della Chiesa e se ne può discutere perché è una tradizione ecclesiastica».

L’arcivescovo Pietro Parolin ha risposto così a una domanda del quotidiano venezuelano «El Universal» e la sua «apertura» è rimbalzata immediatamente in Curia. Il dato della non intangibilità della legge canonica sul celibato, sostenuto dalla maggior parte dei teologi, era stato pubblicamente contestato alcuni mesi fa dal cardinale Mauro Piacenza, prefetto del clero, mentre il suo predecessore, Claudio Hummes aveva preso la posizione contraria.
«Si può parlare, riflettere e approfondire questi temi che non sono definizioni di fede – aveva aggiunto Parolin – e pensare in qualche modifica ma sempre al servizio dell’unità e tutto secondo la volontà di Dio… Dio parla in molti modi. Dobbiamo fare attenzione a questa voce che ci orienta sulle cause e sulle soluzioni, per esempio la scarsità di clero. Quindi bisogna tenere presenti, nel momento di prendere delle decisioni, questi criteri (la volontà di Dio, la storia della Chiesa) così come l’apertura ai segni dei tempi».

Le parole del nuovo segretario di Stato vaticano avevano ovviamente diviso in due il mondo cattolico e innescato un acceso confronto sulla necessità o l’inopportunità del matrimonio per i sacerdoti. I sostenitori del superamento del celibato sacerdotale sostengono che le nozze dei preti consentirebbero ai pastori di essere maggiormente vicini alla loro gente e al passo con la vita moderna, ma anche di risolvere il problema della scarsità di vocazioni. «Un sondaggio Galup ha dimostrato che la maggioranza dei cattolici è favorevole al matrimonio dei sacerdoti» ha dichiarato Christine Schenk, una delle promotrici di Future Chrurch, organizzazione no profit nata nel 1990 a Cleveland, in Ohio, che sostiene varie cause interne alla Chiesa romana cattolica, tra le quali anche la fine del celibato sacerdotale.

Per l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati, fondata nel 2003 da don Giuseppe Serrone, che commenta la questione nei giorni del convegno sul celibato alla Gregoriana di Roma, le gerarchie vaticane sono in fase di immobilismo sulla questione della riammissione al ministero dei preti sposati. E Papa Francesco non si schiera e di fatto sostiene i tradizionalisti.

Il vescovo tedesco delle spese pazze a marzo arriva in Vaticano. I sacerdoti sposati invece ancora discriminati

Franz-Peter Tebartz-van Elst, è accusato di aver sperperato il denaro della diocesi di Limburg: 31 milioni per ristrutturare il palazzo dove aveva la sua residenza.

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati (http://sacerdotisposati.altervista.org)  si dichiara amareggiata e delusa per la decisione vaticana e rammaricata perché Papa Francesco ancora non mette mano alla riforma che riaccolga nel ministero i sacerdoti sposati.

Sta per arrivare in Vaticano, il prossimo mese di marzo, l’ex vescovo «spendaccione» di Limburg. È stato assegnato al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Più specificamente Franz-Peter Tebartz-van Elst, cinquantacinquenne, sarà il delegato per la catechesi. Una posizione, che fin qui, nel dicastero che è presieduto dall’arcivescovo Rino Fisichella, non c’era e che è stata decisa per lui da Papa Francesco. «Van Elst si aggiungerà al segretario e al sottosegretario e dovrà tenere i contatti con le conferenze episcopali dei vari Paesi, e predisporre i catechismi, senza per questo apporre la sua firma sui testi», spiega Fisichella.

Il «caso di Limburg» era scoppiato nel 2013. Tebartz-van Elst è stato accusato di avere uno «stile autoritario» e soprattutto di aver sperperato il denaro della diocesi. Il costo della ristrutturazione dello storico palazzo del centro diocesano, vicino al Duomo, nel piccolo centro del circondario rurale di Limburg-Weilburg, nella Germania centrale, dove c’è anche la residenza dell’arcivescovo, secondo i giornali tedeschi sarebbe lievitato da 5,5 milioni preventivati all’inizio fino a 31 milioni (compresi 15 mila euro per una vasca idromassaggio).

Ad ottobre del 2013 era stato ricevuto dal Papa. E subito dopo sospeso. Al termine dell’inchiesta condotta sul caso, nel marzo 2014, ha rassegnato le dimissioni. Era stato anche criticato per aver mentito sotto giuramento riguardo ad un biglietto aereo di prima classe acquistato per recarsi in India a visitare le baraccopoli. Il vescovo aveva evitato di essere processato per false dichiarazioni patteggiando una pena pecuniaria di 20 mila euro.

Corriere della Sera

Stanley Tucci prete pedofilo in Spotlight

Era da tempo che circolava lo script di Josh Singer tratto dalla celebre indagine del quotidiano Boston Globe che scoperchiò decenni di insabbiamenti da parte dei vertici della Chiesa Cattolica nordamericana su centinaia di casi di abusi sessuali contro i minori avvenuti nell’arcidiocesi di Boston.

Adesso finalmente sta per partire il film, con una produzione, naturalmente indipendente visto che le major preferiscono evitare i soggetti scabrosi soprattutto quando c’è di mezzo un’istituzione come la Chiesa Cattolica, ma di grande respiro visto che gli interpreti che hanno già firmto i contratti sono Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber, Aaron Eckart e Stanley Tucci, per la feria di Tom McCarthy.

Il film ricostruirà la coraggiosa indagine dei due giornalisti del Boston Globe che nel 2002 e per più di un anno, dopo aver ricevuto delle prime informazioni in proposito, continuarono a scavare sui presunti abusi sessuali a danno di minori commessi da vari esponenti della Chiesa Cattolica della regione, sempre negati dalla Chiesa. Mark Ruffalo e Rachel McAdams interpreteranno i ruoli dei due reporter Michael Rezendes e Sacha Pfeiffer, mentre Liev Schreiber sarà l’editor Marty Baron, Michael Keaton sarà Walter Robinson, membro dello Spotlight Team. Infine toccherà a Stanley Tucci interpretare il ruolo più scomodo e controverso, ovvero quello di uno dei preti  incriminati.

L’indagine del Boston Globe, premiata nel 2003 con il Pulitzer, provocò un vero e proprio terremoto mediatico nei confronti della Chiesa locale, che costrinse alle dimissioni il Cardinale Bernard Law, Arcivescovo di Boston. In seguito all’indagine del Boston Globe moltissime altre vittime di abusi vennero allo scoperto, scoprendo non solo una vastità e gravità inimmaginabile del fenomeno, ma anche una incredibile rete di coperture e protezioni da parte della Chiesa.

Scritto da Piero Cinelli
fonte: http://www.primissima.it/cinema_news/scheda/stanley_tucci_prete_pedofilo_in_spotlight/

Preti sposati proposta risolutiva per la crisi e la mancanza di sacerdoti nel mondo

230 preti cattolici in Usa chiederanno ai Vescovi preti sposati
Alcuni membri dell’associazione dei preti Usa che ha richiesto preti sposati con Papa Francesco

“La Chiesa cattolica romana ha un problema che potrebbe essere risolto definitivamente reintroducendo nel ministero pastorale i sacerdoti sposati che si sono dimessi, con dispensa e matrimonio religioso, che hanno un regolare percorso canonico e sono una risorsa della Chiesa”. Lo ha affermato la redazione dell’associazione sacerdoti lavoratori sposati (http://sacerdotisposati.altervista.org)

Entro il 2019 la metà dei sacerdoti attivi negli Stati Uniti andrà in pensione, e non ci sono sufficienti sacerdoti che saranno ordinati in quel periodo per sostituirli.

L’Associazione dei preti cattolici degli Stati Uniti si è riunita per l’Assemblea nazionale 2014 a St. Louis, Missouri, dal 23 giugno al 26 e ha affrontato questo problema crescente proponendo  di  ordinare uomini sposati.

 Il Rev. Eckart ha spiegato che questa risoluzione con le proposte per i preti sposati  saranno poi trasmessi ai vescovi.

“E ‘ un modo di dire, ‘Si prega di fare la richiesta al Papa di ordinare uomini sposati,’ ” ha detto. “I vescovi possono votare per fare la richiesta e poi ottenere il permesso da Roma per farlo.

Tali argomenti sono in risposta a Papa Francesco, che ha recentemente  indicato che l’ordinazione di uomini sposati sarebbe considerata se  la richiesta fosse presentata dai vescovi.

L’Associazione dei preti cattolici americani formata nel mese di agosto 2011, quando 27 sacerdoti si sono incontrati a Chicago ed è cresciuta in adesioni e ha ragginto circa 1.000 soci.

Uno dei membri dell’Associazione  è il reverendo Steve Blum, parroco a San Carlo Borromeo  in Spencerville.

Blum ha detto che è sicuramente per l’idea di ordinare uomini sposati. “Abbiamo bisogno di più personale,” ha detto. “Ovunque li possiamo ottenere, dovremmo accettarli.”

Il reverendo Bob Bonnot, che è il pastore capo a Struthers, Ohio, è stato recentemente eletto presidente dell’Associazione dei Sacerdoti cattolici degli Stati Uniti ha detto che ci sono due ragioni per ordinare uomini sposati.

“La prima ragione è per mettere  l’Eucaristia e i sacramenti a disposizione di tutte le persone”, ha detto Bonnot. “Ci sono meno sacerdoti oggi, e questo fatto li rende meno disponibili per le persone. Il secondo motivo è perché ci sono meno sacerdoti, impegnatissimi e stanchi a fornire i servizi religiosi”.

Secondo Eckart, i parrocchiani sono aperti verso la proposta di ordinare uomini sposati. “Se fai un sondaggio attraverso Google oltre il 50 per cento dei cattolici sarebbe favorevole ad accettare il clero sposato.”

Blum ha detto che molto probabilmente uno dei primi prossimi compiti  della Chiesa Cattolica Romana sarà cercare preti sposati all’interno delle loro chiese.

segnalazione web a cura della redazione Associazione Sacerdoti Lavoratori Sposati

in caso di pubblicazione citare la fonte http://sacerdotisposati.altervista.org e segnalare con mail a sacerdotisposati@alice.it

Preti e matrimonio

Queste sono le mie giornate: finalmente maggio, pollini e fiori e tutte le zicarole in giro! Ho sentito così che 26 donne hanno scritto al Papa dichiarandosi legate sentimentalmente ad altrettanti preti con un rapporto stabile ed importante.

Delle mogli clandestine, insomma. Chissà, forse hanno anche dei figli… e come faranno?

Alla sera il loro compagno sgattaiola fuori della canonica in abiti improbabili e le raggiunge nella loro casetta… E i vicini penseranno che il marito della signora sia un commesso viaggiatore che sta fuori tutto il giorno e quando torna è stanco, perciò non lo si vede in giro… perché, capite, un prete è uomo pubblico, conosciuto da molti, quindi facilmente riconoscibile.

Una vita d’inferno. Infatti le signore scrivono di soffrire molto per la clandestinità della vita e la negazione della loro importante esperienza di innamoramento e d’amore. Ma una volta ho sentito pure un prete, uno che non aveva osato fare il passo di addio al celibato, che piangeva dicendo: “se lei fosse la mia amante, so che la mia chiesa non direbbe niente, ma sono io che non voglio farle questo”. Un conflitto tremendo, una sofferenza profonda. Come se fosse tirato fra due donne, la chiesa madre e l’altra. E come se lui fosse impossibilitato a spostare l’affetto dal primo oggetto come, maturamente, dovrebbero fare quelli che si sposano, lasciando l’immagine del genitore ed essere liberi.

Penso che il celibato, pur con tutte le mistificazioni di cui sentiamo dire, sia mantenuto dalla chiesa per garantire la dipendenza dei suoi ministri. Non perché il sacerdote con una sua famiglia sarebbe distolto dall’impegno del suo ufficio, come scriveva Giovanni Paolo Ii. Di preti distolti ancorché celibi se ne sono visti!

Ma se si mantiene la dipendenza dalle immagini infantili si è asserviti per sempre.

in http://www.weband.it

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Preti sposati passare dalle parole ai fatti, senza di loro non c’è riforma nella Chiesa, appello a Papa Francesco

Credo sia giunta l’ora di passare dalle parole ai fatti, dalle dichiarazioni propagandistiche al cambiamento normativo. È ora di dare scacco matto al celibato obbligatorio e dichiarare il celibato opzionale. Altrimenti, quanti sono scettici rispetto all’intenzione di Francesco di riformare la Chiesa avranno un argomento in più per continuare ad esserlo.

Conviene ricordare che nel cristianesimo, almeno nel cristianesimo di Gesù di Nazareth, l’incompatibilità non è fra amore di Dio e sessualità, fra amore divino e amore umano. In assoluto. L’opposizione è fra l’amore verso Dio e l’amore verso il denaro, in accordo con la massima evangelica «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza» (Mt 6,24). Se si ama il denaro, Dio è di troppo.

Bisognerebbe leggere Eduardo Galeano [giornalista, scrittore e saggista uruguayano] per de-demonizzare il corpo, perderne la paura e riconoscerlo nella sua vera dimensione piacevole e festiva: «La Chiesa dice: il corpo è una colpa. La scienza dice: il corpo è una macchina. La pubblicità dice: il corpo è un affare. Il corpo dice: io sono una festa». È una riflessione in più per opporsi a norme che impongono comportamenti repressivi che rendono (più) infelici le persone.

Le tesi sono state pubblicate in adista (segni Nuovi n 28 del 26 Luglio 2014)

tratte da informazione.it

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Preti sposati e celibato: «non è un dogma della Chiesa e si può discutere perché è una tradizione ecclesiastica»

In termini simili a Papa Francesco favorevole alla soppressione dell’anacronistica legge sul celibato  si è espresso mons. Pietro Parolin, pochi giorni dopo essere stato nominato da Francesco segretario di Stato del Vaticano, in dichiarazioni rilasciate l’8 settembre 2013 al quotidiano El Universal del Venezuela, Paese di cui era nunzio: il celibato obbligatorio – ha detto – «non è un dogma della Chiesa e si può discutere perché è una tradizione ecclesiastica». Tali pronunciamenti non suppongono alcuna novità, coincidono con affermazioni note e condivise tanto dai difensori come dai detrattori di questa tradizione ecclesiastica.

tratto da informazione.it – comunicato stampa

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Preti sposati: “Il Foglio” chiama Cardinale storico per attaccare Papa Francesco

Diocesi Novara: Arrestato Sacerdote

NOVARA – La Diocesi di Novara, in una nota, rende noto che Don Stefano Maria Cavalletti, parroco di Carciano di Stresa, è stato arrestato.

fonte: obiettivonews.it

Il prete mancava dalla parrocchia da domenica scorsa, quando non ha celebrato Messa. Un anno fa era già stato condannato in primo grado per truffa dal tribunale di Verbania per una vicenda legata ad una eredità. L’inchiesta che ha portato al suo arresto, secondo quanto appreso, è coordinata dalla procura di Milano. La diocesi di Novara, si legge ancora nel comunicato, affida don Stefano “nella preghiera al Signore e attende che si faccia chiarezza sull’accaduto”.

Preti sposati: associazione dei sacerdoti lavoratori sposati ha rilanciato la campagna per far discutere nella Chiesa Cattolica romana il tema del celibato

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati ha rilanciato la campagna  per far discutere nella Chiesa Cattolica romana il tema del celibato per i preti e la possibilità di renderlo facoltativo o addirittura di abrogarlo…

Nei giorni scorsi una anziana donna argentina Clelia Luro, moglie di un vescovo, ora defunto,  Jeronimo Podestà di Avellaneda, ha rivelato di essere amica con Papa Francesco,  e di averlo chiamato al telefono  ogni Domenica, quando era cardinale in Argentina.

Luro è convinta che il  celibato sacerdotale diventerà facoltativo.

Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e altri Papi prima di loro proibirono  qualsiasi discussione aperta per  cambiare la regola del celibato, e Papa Francesco non ha menzionato l’argomento da quando è diventato Vescovo di Roma e capo della Chiesa Cattolica.

Il Rev. Robert Gahl, un teologo morale dell’Opus Dei dellla Pontificia Università della Santa Croce ha detto che non vede assolutamente il tema del celibato dei preti all’ordine del giorno di Papa Francesco.

Ma, come cardinale, Jorge Mario Bergoglio, ha fatto riferimento alla questione del celibato in modo indiretto tanto da indurre molti commentatori a  sostenere che presto potrebbe arrivare per i cattolici romani un cambiamento sulla questione del celibato dei preti.

In un libro, pubblicato lo scorso anno, Bergoglio ha detto: “Per il momento io sono a favore al mantenimento celibato, con i suoi pro e contro, perché ci sono stati 10 secoli di buone esperienze, piuttosto che fallimenti.” Ma egli ha anche osservato che “si tratta di una questione di disciplina, non di fede. Potrebbe cambiare “, e ha detto che le chiese di rito orientale, che adottano il celibato dei preti opzionale, hanno buoni sacerdoti.

Il reverendo Thomas Reese, un analista del Vaticano alla Georgetown University, ha detto che un primo passo potrebbe essere per Francesco per segnalare semplicemente la sua approvazione per discutere la questione.

I Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano  affermato  che certi temi, come quelli relativi alla questione del celibato erano  fuori dai tavoli. Vescovo e teologi che ne hanno discusso pubblicamente si sono trovati poi in qualche guaio.

Nel Canone 277 del codice di Diritto Canonico del Vaticano si legge: “I chierici sono tenuti ad osservare la continenza perfetta e perpetua per il bene del regno dei cieli e sono pertanto tenuti al celibato. Il celibato è un dono particolare di Dio mediante il quale i ministri sacri possono aderire più facilmente a Cristo con cuore indiviso, e possono dedicarsi più liberamente al servizio di Dio e del prossimo “.

Eppure, il celibato non è dogma – una legge di origine divina – ma una tradizione della Chiesa cattolica romana. Il dogma non può cambiare, ma le tradizioni possono cambiare.

“Siamo molto entusiasti e fiduciosi che Francesco potrebbe invertire questo provvedimento canonico”, ha detto Guillermo Schefer, un ex sacerdote che insieme a sua moglie, Natalia Bertoldi, sono rappresentanti dei sacerdoti sposati in America Latina. “E ‘importante che i sacerdoti possono anche optare per una vita di matrimonio e famiglia. Sarebbe un modo per aiutarli ad integrarsi di più con le persone “.

Nella Chiesa cattolica orientale, seminaristi che sono già sposati possono essere ordinati in seguito come sacerdoti. Ad alcuni sacerdoti anglicani sposati inoltre è stato permesso di convertirsi al cattolicesimo romano, e alcuni vedovi con le famiglie sono diventati sacerdoti in seguito.

segnalazione web e traduzione a cura di redazione sacerdoti lavoratori sposati

sacerdotisposati@alice.it

I Sacerdoti Sposati con regolare percorso canonico continuano ad essere sacerdoti per sempre della Chiesa cattolica

Un sacerdote può smettere di esserlo?

Ci sono sacerdoti che per varie ragioni si secolarizzano, si sposano, abbandonano il ministero. Smettono quindi di essere sacerdoti?

1. Bisogna indubbiamente iniziare dalla nozione di “sacerdote”, partendo dal sacerdozio di Cristo e continuando con la nozione di sacerdozio ministeriale, distinguendolo dal sacerdozio comune dei fedeli.

Forse non c’è miglior modo per spiegarlo che rifarsi alla Lettera agli Ebrei. È vero che guardando alla storia delle religioni si può trovare il concetto di “sacerdote” anche in altre fedi: è la persona che agisce “professionalmente” come intermediario tra la comunità che rappresenta e le sue rispettive divinità; per questo è equivalente dire sacerdote o dire pontefice. Il sacerdote è il ponte di comunicazione tra la divinità e il popolo, ma non ritengo necessario approfondire ulteriormente in questa sede e in questo momento questa nozione generica di sacerdozio.

Arrivando alla prima epoca del cristianesimo, con i primi cristiani che provenivano dall’ebraismo, sorge la necessità di chiarire a quei cristiani la vera nozione, la nozione cristiana del sacerdozio. 
Quegli ebrei convertiti al cristianesimo sentivano la mancanza della grandiosità del tempio e dei suoi sacrifici, degli incensi sull’altare e delle vittime sgozzate, delle funzioni esteriori dei leviti (i discendenti di Levi, incaricati del tempio).

L’autore della Lettera agli Ebrei vuole convincere quei neofiti cristiani provenienti dall’ebraismo che ormai – dalla Morte e Resurrezione di Cristo – non è necessario quel culto grandioso e spettacolare del tempio di Gerusalemme, né sono necessari il tempio o l’altare o quegli animali che venivano offerti come vittime, e quindi non sono nemmeno necessari “altri sacerdoti” che si succedano gli uni agli altri di generazione in generazione: Cristo è il tempio, l’altare, la vittima e il sacerdote. Egli è l’UNICO tempio, perché Egli è il “luogo” in cui Dio e l’uomo si sono incontrati per sempre; l’UNICO altare è la sua CROCE redentrice; l’UNICA ostia e vittima: il corpo che si dona e il sangue che si versa; l’UNICO sacerdote per sempre perché Cristo Risorto “non muore più”. È imprescindibile una lettura pensata, riflessiva della Lettera agli Ebrei per entrare in questa verità cristiana: il sacerdozio unico di Cristo (cfr. Gv 4,21 e Ap 21,22)
.

Questa realtà di Cristo SANTUARIO, Cristo SACERDOTE, Cristo VITTIMA la viviamo partendo dalla fede, mentre siamo pellegrini sulla terra, la viviamo partendo dalla fede nella speranza. Siamo nella fase del “GIÀ E NON ANCORA”. E visto che viviamo sulla terra (fino a quando arriverà la fine dei tempi e allora la fede non esisterà perché vedremo Dio “faccia a faccia” per com’è), per quel tempo del “NON ANCORA” che è il tempo della Chiesa abbiamo bisogno di aiuti alla nostra caduca fragilità. Sono i sacramenti, tutti e ciascuno in quanto segno e presenza viva del Signore Gesù.

E in questa dinamica del “non ancora” rientra anche il sacerdozio ministeriale.

Come dice San Pietro, i cristiani sono “la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato” (1 Pietro 2,9 e Esodo 19,5). Ciò vuol dire che tutti i battezzati formano un sacerdozio che ha accesso a Dio, e per questo la loro funzione – come quella di Cristo – è annunciare i prodigi di Dio, il grande prodigio che è la Redenzione mediante l’amore di Dio manifestato in Cristo morto, sepolto e risorto. Per questo, quando Gesù è morto “il velo del tempio si è squarciato” (Mt 27, 51); quando il costato di Cristo viene aperto (Gv 19, 34), Egli diventa Sacerdote per sempre secondo il rito di Melchisedek (Eb 8, 17) e mediante Cristo-Santificatore i santificati con il suo sangue hanno già accesso al Padre (Eb 9 e 10).

Per questa stessa ragione, mentre dura questa fase terrena del “non ancora”, per questa nostra fragilità umana abbiamo bisogno di “visualizzare” quel fatto unico e irripetibile che riguarda Gesù (Eb 9, 24-26), Sacerdote che allo stesso tempo si offre come vittima: “Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10, 6-7).

2. A partire da queste tre idee o nozioni (sacerdozio di Cristo, sacerdozio ministeriale e sacerdozio comune) si può raggiungere un’altra idea: il “carattere” sacramentale, e in concreto il carattere che imprime il sacramento dell’ordine.

A quanti viene affidata “ministerialmente” questa “ripetizione” dell’UNICO SACRIFICIO, l’incarico viene consegnato mediante l’imposizione della mani nel sacramento dell’ordine sacerdotale, che fa sì che colui che lo riceve si configuri con Cristo-Capo del Corpo dei “santificati”. Per questo il sacerdozio ministeriale, configurando il “ministro ordinato” con Cristo sacerdote per sempre, fa sì che quel sacerdote che riceve il sacerdozio lo riceva per sempre: per sempre resta marcato e sigillato, in aeternum secondo il rito di Melchisedek, come dice Cristo stesso nella Lettera agli Ebrei.


3. Torniamo allora alla domanda iniziale: un sacerdote può smettere di esserlo?

La risposta è la conclusione di tutto ciò che è stato detto finora: un sacerdote non smette mai di esserlo, un sacerdote validamente ordinato non perderà mai il suo “carattere” sacerdotale, il suo sacerdozio è per sempre.


E allora i sacerdoti che abbandonano? La risposta è chiara: continuano ad essere sacerdoti, ma la Chiesa che ha imposto loro degli obblighi per esercitare il sacerdozio può dispensarli da quegli obblighi se il sacerdote lo richiede perché gli risulta impossibile o oltremodo difficile rispettarli (la recita del breviario, il celibato, il servizio in una parrocchia); allo stesso tempo in cui viene concessa la dispensa, vengono esortati a che da quel momento in poi “non esercitino il sacerdozio”.

Questa dispensa dai doveri, e il conseguente non esercizio del ministero sacerdotale (non ascoltare confessioni – tranne in pericolo di morte –, non celebrare l’Eucaristia, non svolgere incarichi pastorali alla guida di una comunità di credenti…), viene concessa mediante un iter minuziosamente regolamentato, e su richiesta espressa al Santo Padre e per concessione totalmente “di grazia” da parte del papa; ciò vuol dire che si richiede una dispensa che può essere concessa o meno, ma non si “reclama un diritto” da parte del richiedente.

Non bisogna tuttavia concludere con questa affermazione finale, che può sembrare dura. La Chiesa è sempre Madre, e prima di concedere questa dispensa ciò che desidera è che il richiedente rifletta seriamente sulla grandezza del dono che Dio gli ha fatto dandogli questa configurazione con Cristo, così marcata e sigillata da consistere nel fatto che un povero uomo, indegno come qualsiasi altro, possa dire con le labbra e con il cuore dello stesso Cristo: Ti perdono i peccati; questo è il mio corpo; questo è il mio sangue.

Rendiamo grazie a Dio per il dono del sacerdozio alla sua Chiesa; per questo abbiamo l’Eucaristia; per questo abbiamo il perdono dei peccati; per questo abbiamo il Pane della Parola.

aleteia.org

segnalazione a cura di

sacerdotisposati@alice.it

http://nuovisacerdoti.altervista.org

Papa Francesco commissaria la diocesi dei preti sposati… riaccolga i preti sposati latini nel ministero

Francesco ha nominato l’arcivescovo di Palermo amministratore apostolico di Piana degli Albanesi diocesi siciliana di rito orientale

GIACOMO GALEAZZI – vaticainsider
CITTA’ DEL VATICANO

In Italia esiste da secoli un clero cattolico sposato, italiano, con tutti i crismi della legittimità. È quello delle diocesi di rito greco albanese, in Calabria, Basilicata e Sicilia. Oggi papa Francesco ha commissariato la diocesi siciliana di rito orientale di Piana degli Albanesi, nominando amministratore apostolico l’arcivescovo della vicina città di Palermo, cardinale Paolo Romeo.

In Italia sono tre le realtà di rito orientale erette canonicamente: oltre alla diocesi di Piana degli Albanesi in Sicilia c’è quella di Lungro in Calabria e infine l’abbazia di Grottaferrata vicino a Roma. Un progetto prevede la costituzione di un’unica Eparchia Orientale (sul modello di quelle costituite recentemente da Benedetto XVI per la Gran Bretagna e la Francia) che possa provvedere all’assistenza religiosa dei tanti cristiani di rito orientale immigrati soprattutto da Ucraina e Romania e che vivono in altre città italiane, privi spesso della possibilità di mantenere le proprie tradizioni.

I preti cattolici di rito latino sono obbligati a essere celibi, quelli d´oriente, pur cattolici anch´essi, sono per la gran parte sposati per tradizione antichissima. La Cei, in particolare, ha sconsigliato ai vescovi orientali dei due Paesi di inviare sacerdoti sposati al seguito degli immigrati per consentire la celebrazione regolare delle liturgie in tutte le località dove risiedono. “Non è stato il Vaticano ad aver chiesto alla Cei di non far venire i preti sposati dall’Europa Orientale- osservano in Curia-.Malgrado il parere contrario del prefetto del Clero, Piacenza, Benedetto XVI ha istituito le eparchie nel Regno Unito e in Francia, oltre agli ordinariati”.

 Il tema è il celibato. Francesco è vicino agli orientali. In Ucraina preti con mogli e figli andarono nei lager e sono considerati eroi del XX secolo . Ma finché gli uni e gli altri se ne stanno nei rispettivi paesi d´origine, questo va bene a tutti. Appena i preti orientali sposati emigrano e si mescolano ai celibi, c’e’ chi entra in allarme. Così dal Vaticano qualcuno  (l’asse Piacenza-Bagnasco) ha chiesto agli episcopati d´occidente di alzare uno sbarramento e la Cei l´ha subito fatto, al pari di altri episcopati europei. A Piana degli Albanesi il vescovo Sotir Rerrara ha compiuto 75 anni lo scorso 5 dicembre e per questo le sue dimissioni sono state accettate per ragioni di età. In realtà, però, a causa della difficoltà incontrata dal presule nell’armonizzare la convivenza sullo stesso territorio di sacerdoti di rito latino celibi e sacerdoti orientali uxorati, dal 2009 la diocesi era governata da un delegato pontificio nella persona dell’arcivescovo di Foggia, Francesco Pio Tamburrino.

Molti fedeli delle diocesi con clero “uxorato” sono eredi delle popolazioni albanesi che nella seconda metà del XIV secolo, incalzate dai turchi, emigrarono in Calabria e Sicilia, dove hanno cercato di mantenere vive le proprie tradizioni all’interno delle diocesi di rito latino fino a quando, nel 1919, la Santa Sede ha concesso l’istituzione della eparchia di Lungro, concedendo quindici anni dopo l’altra diocesi in Sicilia. La lunga attesa per vedere riconosciuti i propri diritti di appartenenti al rito bizantino ha lasciato cicatrici nelle comunità italo-albanesi oltre al turbamento per il fatto che sia l’amministratore apostolico Nunnari che il delegato Tamburrino sono vescovi di rito latino. L’eparca di Lungro Ercole Lupinacci aveva compiuto 75 anni nel novembre 2008 e per due anni si è tentato inutilmente di individuare un successore, impresa rivelatasi difficile per l’esistenza di fazioni contrapposte nel clero locale, con conseguenti veti reciproci che si aggiungono alla difficoltà di scegliere in una rosa ristretta di candidati perché il diritto canonico esclude dall’episcopato i preti sposati.

Le realtà cattoliche di rito bizantino in Italia sono state tutte commissariate dalla Santa Sede: al loro interno, i sacerdoti hanno una compagna, come permesso dal diritto canonico orientale. Attualmente restano “commissariate” dalla Santa Sede, due delle tre realtà cattoliche di rito bizantino nel nostro Paese, che hanno nelle loro file preti sposati, come previsto dal diritto canonico orientale. L’eparchia di Lungro, in Calabria, era stata affidata a un amministratore apostolico, l’arcivescovo di Cosenza Salvatore Nunnari. Da luglio scorso l’eparchia italo-albanese di Lungro ha un nuovo vescovo eparchiale, successore di Lupinacci, nella persona di monsignor Donato Oliverio.

L’eparchia di Piana degli Albanesi ha un delegato apostolico, monsignor Francesco Pio Tamburrino, arcivescovo di Foggia (sostituito ora dal cardinale Romeo) dal quale dipende anche il monastero basiliano di Grottaferrata.

Sacerdote a processo per abusi sessuali Avrebbe approfittato di un marocchino

Abusi e molestie tentate e consumate tra le mura sacre della parrocchia. Sono queste le gravi accuse da cui dovrà difendersi un sacerdote, 35enne originario di Alliste e, da più di un anno alla guida di una parrocchia di Nardò. Il parroco è stato rinviato a giudizio al termine dell’udienza preliminare che si è tenuta dinanzi al gup del Tribunale di Lecce Nicola Lariccia.

LA VITTIMA – Ad accusare il giovane sacerdote un giovane marocchino di 26 anni. La presunta vittima ha denunciato di aver subito gli abusi nella parrocchia. Lì dove il 26enne si sarebbe recato per chiedere aiuto, vista la situazione di grave indigenza nella quale si trovava una volta arrivato, da clandestino, nel Salento. E proprio quel parroco nel quale avrebbe visto il suo aiuto, si sarebbe invece trasformato nel suo aguzzino. E’ questo che il 26enne di nazionalità marocchina ha riferito agli inquirenti, quando ha denunciato gli abusi sessuali ai suoi danni da parte del parroco 35enne. I fatti contestati sarebbero avvenuti lo scorso 15 ottobre. In particolare il ragazzo di origini marocchine sarebbe stato avvicinato dal sacerdote mentre era intento a vestirsi e avrebbe subito diversi e sempre più vigorosi tentativi di approccio sessuale. Nella denuncia la presunta vittima avrebbe fatto riferimento a fatti e luoghi ben circostanziati. Il processo nei confronti del sacerdote si aprirà il prossimo 28 marzo.

IL VESCOVO – Il vescovo di Nardò-Gallipoli, monsignor Domenico Caliandro, ha accolto le dimissioni del parroco della chiesa di Nardò. In una nota il vescovo esprime «sconcerto e profondo dolore per la notizia del rinvio a giudizio». «La vicenda che tanto clamore ha destato negli organi di stampa – afferma – rappresenta una grave prova per il parroco, colpito e offeso nella sua dignità personale e onorabilità sacerdotale dalle accuse, così infamanti e ancora tutte da provare». La Curia esprime quindi solidarietà alla comunità parrocchiale e esprime piena fiducia nella magistratura «e auspica che la vicenda giudiziaria possa concludersi nel più breve tempo possibile, dimostrando la totale estraneità ai fatti e tutelando l’onorabilità del sacerdote chiamato in giudizio. Alla Curia Vescovile, infatti – è detto ancora – non è mai pervenuta alcuna segnalazione o denuncia da parte di fedeli circa eventuali comportamenti disdicevoli o immorali di don Quintino. Al contrario si ricorda che il suddetto sacerdote è stato sempre conosciuto come presbitero esemplare, generoso nell’impegno pastorale e vicino ai bisognosi».

Andrea Morrone – corriere.it

Cagliari: sacerdote processato per molestie a bimba di 10 anni

Davanti ai giudici del Tribunale di Cagliari è cominciato il processo all’ex parroco di un paese sardo, R. M., di 70 anni, accusato di violenza sessuale nei confronti di una bimba di 10 anni. Davanti al collegio della seconda sezione penale dei Tribunale la vittima delle presunta violenza ha rinnovato le accuse nei confronti del prelato messo in pensione dalla Curia dopo lo scoppio del caso.
Sentita a porte chiuse, la bimba che ora ha 12 anni, ha risposto alle domande del pubblico ministero Guido Pani e del difensore del sacerdote, Sebastiano Cheri. Secondo l’accusa, due anni fa il parroco avrebbe palpeggiato la bambina di 10 anni nei pressi della canonica, cercando anche di baciarla senza riuscirci. L’ex parroco non era presente in aula. Dopo la deposizione della presunta vittima, il presidente Massimo Poddighe ha aggiornato l’udienza al 23 febbraio prossimo.
blizquotidiano.it

Anziano prete truffato. Una vicenda da chiarire

Vicenda piuttosto intricata quella che coinvolge, come presunta vittima di raggiro, don Amadio Caobelli, ex parroco di Valdonega, zona residenziale di Verona. L’anziano sacerdote sarebbe stato indotto da 3 bosniaci ed un italiano a versare denaro (circa 200milaeuro in più tranche) che, secondo gli accertamenti degli investigatori, doveva servire a far ottenere la scarcerazione di un’altra persona, in Bosnia.
Per raccogliere i soldi, il prete avrebbe chiesto prestiti anche ad un parrocchiano che, insospettito, s’era rivolto alla Curia. Da qui, la segnalazione alla questura e l’inchiesta penale, con 3 uomini e una donna chiamati in tribunale per l’ipotesi di reato di truffa. L’udienza preliminare è stata rinviata per consentire al pubblico ministero di riformulare il capo d’imputazione da cui gli indagati dovranno difendersi…la “presunta” vittima del “presunto”raggiro, ovvero l’ex parroco di Valdonega, per ora ha scelto di non costituirsi parte civile
tratto da TGVerona.it

Twittomelie, la predica sbarca su Twitter

Vi è mai capitato di assistere in chiesa ad un lungo, interminabile e noiosissimo sermone? Il cardinale Gianfranco Ravasi, ministro vaticano della cultura, lancia la soluzione: le omelie via Twitter, o Twittomelie. La sfida è quella di condensare il messaggio della predica in appena 140 caratteri.

Il cardinal Ravasi è un veterano di Internet e dei social network (ha recentemente promosso un incontro internazionale dei blogger cattolici in Vaticano), ma l’idea originale viene però dalla Francia, dal vescovo Hervé Giraud, che per primo ha avuto l’intuizione di scrivere su Twitter le sue omelie.

Certo, le possibilità di approfondimento sono limitate, ma non così il pubblico: il sito di microblogging più famoso del mondo consente infatti di raggiungere milioni di persone, molte delle quali giovani e magari non frequentatori delle parrocchie.

Questa novità si inserisce in un più generale problema sulla comunicazione della Chiesa, già sollevata dello stesso Ravasi in una conferenza stampa organizzata dal Centro di San Luigi dei Francesi a Roma, in cui dichiarò che le omelie moderne ‘rischiano di diventare parole insignificanti’.

Un prete di Verona, don Mario Masina, ha raccolto l’indicazione pubblicando (proprio online) un manuale della buona omelia: ‘Il buon senso suggerisce che in condizione di normale assemblea domenicale, non si debba andare oltre i dieci minuti. Se meno, meglio ancora.’ E ora che le omelie sono su Twitter, meno di così…

«La musica è un dono di Dio». Intervista al “prete con la chitarra”

Don Emilio Rocchi, meglio conosciuto come “il prete con la chitarra”, è giunto da pochi giorni a Grottaferrata per ricoprire un importante ruolo all’interno del movimento dei Focolari. Ma prima di interessarsi ai focolarini di tutto il mondo, don Emilio, ha dovuto salutare i suoi amati fedeli e la chiesa di San Domenico a Fermo dove è stato parroco conquistando soprattutto l’affetto dei più giovani.

Per quale motivo è tanto amato dai giovani? In che modo li aiuta?

La musica mi ha legato ai giovani. Insieme abbiamo scritto delle canzoni, mi hanno anche regalato un cd con tutti i brani che ho cantato. Ma la musica non è il solo mezzo per “parlare” ai giovani, bisogna rivolgersi a loro con un atteggiamento di parità, bisogna conquistare e meritare la fiducia stando al loro fianco, senza giudicare e condannare, dedicando loro del tempo in modo disinteressato lasciando la libertà di cui hanno bisogno.

Il movimento dei Focolari ha come obiettivo l’unità, è possibile raggiungerla in un momento come questo in cui tutti i punti di riferimento vengono meno?

Spero per molte persone che si possano creare degli ambienti in cui c’è qualcuno che sia disposto a “spostare” tutto per loro! Si deve ricostruire un ordine di principi nel quale le persone devono essere messe al primo posto. Un altro valore fondamentale è il rapporto con la natura, la cordata in montagna rappresenta la metafora della vita, siamo tutti uniti dallo stesso filo e condividiamo la bellezza e la sofferenza, se uno cade ci sono gli altri a tirarlo su, solo dopo aver condiviso possiamo trovare Dio. Infine è importante potersi affidare ad un prete che non deve essere un “mestierante” ma un uomo che riesce a “parlare” al cuore dei suoi “fratelli”.

Lei si è mai sentito perso?

Sì, quando il mio parroco decise di togliersi la vita, tutti i miei punti di riferimento sono crollati. Ciò che però ho compreso è che possiamo trarre insegnamento anche dalle situazioni più negative, a tutt’oggi quella vicenda ispira in positivo il mio comportamento, il mio parroco era una persona solitaria che non riusciva ad aprirsi con nessuno. Per questo ribadisco l’importanza di creare rapporti sinceri.

La chiamano il “prete con la chitarra”: quando nasce questa passione? Dio è anche nella musica?

La mia passione per la musica è iniziata con il canto, già a 5 anni mio zio mi portava nelle piazze a cantare pezzi di Paul Anka, a 17 anni ho cominciato a suonare il pianoforte e successivamente ho pensato di passare alla chitarra. Spesso la musica è considerata un pericolo per un prete, personalmente non ho mai ambito ai “palcoscenici”, e penso che la musica sia un altro strumento per comunicare qualcosa di profondo. La musica è un dono di Dio e un artista non è altro che un suo tramite, attraverso di essa ci si sblocca ed è un ottimo strumento per l’evangelizzazione dei giovani.

Spesso i giovani non riescono a coltivare le loro passioni, quali sono i suoi consigli?

Credo che la crisi che viviamo oggi possa essere considerata un’opportunità, in una situazione dove tutto è difficile, si è spinti a ricercare ciò per cui siamo nati veramente. Spesso le persone conducono una vita e ne sognano tutt’altra, ognuno di noi è nato per uno scopo ben preciso e nessuno è qui per caso! Bisogna cercare e inseguire il proprio talento ritrovando la gioia di vivere e avendo uno spirito fraterno qualora sia possibile, anche economicamente parlando, e anche se considerati “adulti” aiutare i ragazzi a coltivare le proprie ambizioni.

(intervista di Marzia Mancini, su “Il Corriere tuscolano”)

Dopo l’indagine sulla pedofilia nel clero i vescovi dovrebbero dimettersi per ristabilire la fiducia nella chiesa

Olanda: “ex vescovo di Rotterdam forniva supporto organizzativo a club pedofilo”
Lo scandalo pedofilia si abbatte anche sulla Chiesa olandese. Si sospetta ora che Philippe Bär, a capo della diocesi di Rotterdam dal 1983 al 1993, abbia fornito in maniera concreta supporto organizzativo ad un gruppo di pedofili di cui faceva parte. Secondo le ricerche di una commissione indipendente sugli abusi sessuali di cui vittime erano minori, sarebbe stato molestato un bambino su cinque entrato in contatto con istituzioni ecclesiastiche. Una percentuale altissima e preoccupante. Si parla di decine di migliaia di bambini vittime di abusi sessuali tra il 1945 e il 2000 in Olanda. Già padre Herman Spronck, a capo dei salesiani olandesi, aveva affermato di non voler “condannare a priori” le relazioni tra adulti e bambini, dopo che era emerso il caso di un confratello, tale padre ‘van B.’, ai vertici di un’associazione pro-pedofilia.

Qualche giorno fa il primo ministro olandese Maxime Verhagen, democristiano cattolico, ha dichiarato che dopo l’indagine sulla pedofilia nel clero i vescovi dovrebbero dimettersi per ristabilire la fiducia nella chiesa cattolica in Olanda.

Luciano Vanciu – uaar.it

Per il prete giovane la messa non è finita

di Vera Fisogni
scheda libro>>>
Coinvolge, fin dalle prime righe, ed è difficile sospendere la lettura. È una bella sorpresa letteraria il primo romanzo del comasco Silvio Bernasconi, “Il prete giovane”. L’autore va dritto alla complessità della vita dalla prospettiva di uno speciale rapporto generazionale: quello tra un sacerdote a fine “carriera” e un vicario alla prima esperienza pastorale, seguiti nei dieci anni della loro collaborazione.
Siamo in un’epoca non così lontana, forse gli anni Settanta-Ottanta, il contesto è quello del lago. Di Como? L’autore guarda certamente al Lario (alcuni riferimenti farebbero pensare a Cernobbio), ma senza fornire dettagli toponomastici, facendone piuttosto emergere i tratti metaforici. In quelle acque avviene il primo contatto diretto con la morte da parte del prete giovane davanti al suicidio di una madre di famiglia.
Le robuste corde a cui sono assicurate le barche consentono invece al parroco un’acuta lezione sull’anima umana e la possibilità di recupero («non conta lo stato dell’acqua, ciò che conta è che le funi siano sane e non marce… Se l’anello si stacca dal muro o la fune si sfilaccia, la barca rischia di perdersi definitivamente»). L’incontro tra l’anziano e il vicario ragazzino si rivela da subito uno scontro. Quanto il primo appare antico nello stile pastorale, bizzarro e trasandato, tanto il secondo brilla per curiosità intellettuale, spendendosi specialmente per i giovani e non deroga all’esercizio della critica. Bernasconi ne tratteggia con maestrìa il reciproco cambiamento. L’anziano prete lascia affiorare dai caratteri bozzettistici un talento a leggere nell’animo umano («Ti sentivi a disagio camminando in un ambiente così, accanto ad un vecchio con la tonaca da prete e con due ciabatte comode da passeggio?») e una sincera autoanalisi. «Noi preti», dice, «a volte penso che assomigliamo in tutto agli uomini sposati… ciò che ci preme veramente è che le persone accanto siano a servizio», per poi concludere: «diamo lezioni agli altri e siamo i primi analfabeti dell’amore». L’evoluzione del giovane, la sua maturazione sacerdotale, con il riconoscimento dei propri limiti (la stanchezza nel confessionale), si misura con la routine pastorale del luogo. Si sorride quando, nel mese mariano di maggio, il vicario ha la sensazione che le prediche del vecchio prete contengano frecciate verso di lui. O quando il cane del collega arriva sul pulpito, lasciando senza parole il monsignore di passaggio, ma consegnando una lezione di vita («ha insegnato più cose lui di quello che il predicatore ha detto in tre prediche»).
Da ricordare anche l’evoluzione della sorella del parroco, che da serva ritrova la propria identità di donna, compreso il piacere di vedersi ringiovanire grazie a una permanente, oltre a far affiorare una delicata sensibilità di amica verso il prete giovane. Anche l’altro cameo femminile del libro, non ha nulla a che spartire con i bozzetti macchiettistici delle “beghine”, così presenti nella narrazione lacustre, dai best seller di Andrea Vitali ai libri di Giuseppe Guin.
La scrittura controllata di Bernasconi, non indulge in dialettismi. Richiama, piuttosto, lo stile asciutto di Gabriella Baracchi, dove persino le cose riescono a comunicare sentimenti.
Quanto alle figure dei preti, il pensiero – specie per quello più anziano – corre al protagonista di “Casa d’altri” (Einaudi) di Silvio d’Arzo (1920-1952). Ma c’è in Bernasconi qualcosa di più, la capacità di guardare con spietatezza critica e insieme una certa indulgenza, ai propri personaggi. Bene ha fatto, infine, l’autore, a non precisare in copertina di essere – egli stesso – sacerdote (a Gemonio, Varese). Sarebbe stato fuorviante, a fronte di un narratore di razza, non soltanto “locale”, dal quale aspettiamo nuove prove di scrittura.

laprovinciadicomo