Barche e vacanze esotiche anche a Formigoni: 3-4 ristoranti per sera con una spesa di 11 mila-20 mila euro giornalieri

(AGI) – “L’immobiliare Mais ha pagato varie volte noleggi di barche e vacanze esotiche allo stesso Ponzoni e al suo capo Formigoni“. Lo scrive, in una missiva riportata nell’ordinanza di custodia cautelare a carico del consigliere lombardo Massimo Ponzoni, un suo ex collaboratore, Franco Pennati. Lo stesso Pennati indica che alcune societa’ con le quali il consigliere regionale, Massimo Ponzoni, era ‘in affari’ avrebbero “comprato voti” nell’ambito della campagna elettorale sostenuta dal consigliere regionale del Pdl, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Monza nell’ambito dell’indagine sul fallimento della societa’ Pellicano. “Partiamo dalla campagna elettorale – si legge nella lettera – la spesa totale e’ stata di circa un milione 600 mila euro. Il denaro e’ arrivato in minima parte da qualche sovvenzione, per il resto sono state utilizzate varie societa’ che hanno pagato prestazioni o forniture o elevato ingenti somme importanti per comprare voti e pagare ristoranti (solo l’ultimo mese della campagna, una media di 3-4 ristoranti per sera con una spesa di 11 mila-20 mila euro giornalieri“.
  Queste societa’, Pennati, ne indica sei, “hanno in carico varie fatture di spese proprie della campagna elettorale”. E una di loro “ha anche assunto per un anno una ragazza appartenente a Comunione e Liberazione in cambio di voti del movimento in Brianza”.

“Buon Natale camerata”: gli auguri nostalgici di Giorgetti, assessore veneto del Pdl

Il responsabile dei Lavori pubblici nella giunta Zaia pubblica su Facebook un video con balilla, camicie nere e canzoncina in tema. Uno “scivolone” che potrebbe nascondere un tentativo di riposizionamento nel partito del dopo Berlusconi

“Buon Natale Camerata”. È questo il titolo del’ardita canzone scelta dall’assessore regionale veneto Massimo Giorgetti (Pdl) per augurare buone feste ad amici e sostenitori tramite il proprio profilo Facebook. Un vecchio motivetto ripescato dalla tradizione e riproposto in versione digitale per la gioia dei nostalgici che non vogliono rinunciare alla tecnologia. Il testo, che non brilla per originalità, è un potpourri della più pomposa retorica fascista, passa da “con la tua camicia nera puoi ancor dire verità” e “la fiamma tricolore vincerà”, fino a “fai rinascere gli eroi”, il tutto montato in un video che a una melodia sdolcinata accompagna immagini di repertorio, con cartoline d’epoca, befane fasciste e balilla in festa. Insomma un inedito ventennio in salsa natalizia.

Il video è stato postato dall’assessore regionale il giorno di Santo Stefano, accompagnato da un commento d’augurio che fa il paio con il testo della canzone: “Ancora buon natale a tutti… In particolare agli amici di tante battaglie che , anche se i tempi sono cambiati, hanno saputo mantenere il filo che ci ha sempre tenuto … Grazie camerati”. E giù una sfilza di “mi piace” (se ne contano 109) e di commenti compiaciuti.

Un gesto apprezzato anche se suonato strano agli ambienti della destra sociale scaligera, da dove ricordano come Giorgetti negli ultimi anni avesse preso le distanze dai temi cari all’ultradestra, dopo un passato di tutto rispetto, con una militanza missina di lungo corso (iscritto al Fronte della gioventù dal 75, è stato segretario provinciale Msi dal 91 al 93).

Non mancano le polemiche da parte di chi ha trovato oltraggioso l’intervento di Giorgetti, politico democraticamente eletto e lautamente ricompensato, che si è abbandonato in maniera così palese ad una nostalgia provocatoria: “Non avete più vent’anni signori – si legge in un commento postato on line -. Non si possono avere dei governanti seri? Dovete crescere e farci crescere, non farci rimpiangere la democrazia cristiana”. E via con critiche e opinioni dello stesso tenore.

Difficile pensare che possa essersi trattato di uno scivolone estemporaneo. Giorgetti non è certo un politico di primo pelo. Eletto per la prima volta nel consiglio regionale veneto nel 1995, ha ricoperto la carica di assessore alle politiche per l’ambiente, poi di nuovo eletto nel 2000 è stato nominato assessore ai lavori pubblici e alla sicurezza, incarico che gli è stato confermato anche nel 2005 e nel 2010, nella giunta guidata dal leghista Luca Zaia. Viene da domandarsi se nel Pdl veneto del dopo Berlusconi sia in corso qualche manovra di riposizionamento, anche e soprattutto in vista degli appuntamenti elettorali della prossima primavera che, guarda caso, vivranno una delle partite più nervose proprio a Verona, dove gli elettori saranno chiamati a scegliere se riconfermare la fiducia al leghista Flavio Tosi.

E il dubbio che dietro agli auguri fascisti ci sia una manovra politica aumentano alla luce delle recenti dimissioni di Massimo Giorgetti dalla carica di coordinatore cittadino del Pdl di Verona. Dimissioni arrivate per la “cessazione, ormai insanabile, del rapporto fiduciario con una parte dei rappresentanti del Pdl all’interno dell’amministrazione comunale”, come ha spiegato all’inizio di dicembre lo stesso Giorgetti.

Ed è sempre lui a chiarire la propria posizione in merito al presunto contrasto con il sindaco Flavio Tosi (che ancora non ha sciolto le riserve sulle alleanze per le amministrative), bollando le voci come: “infondate e pretestuose”, salvo poi spiegare il concetto di lealtà: “è il diritto e dovere di evidenziare ciò che non si condivide al fine di migliorare l’azione politica e amministrativa. Lealtà dovuta agli alleati che non può essere confusa con sudditanza”.

Sulla partita veronese sono insomma in corso grandi manovre anche all’interno del Pdl, che andrà a congresso il 5 febbraio. Per quell’appuntamento, oltre al nome di Massimo Giorgetti (sostenuto dal fratello Alberto, coordinatore regionale) ci sono anche quelli di Davide Bendinelli e Vito Giacino da tenere in considerazione, ciascuno con le rispettive aree di influenza, con i rispettivi mondi di riferimento a cui strizzare l’occhio, magari con una canzoncina a tema.
ilfattoquotidiano

Berlusconi prepara le sue non dimissioni

“Molto del risultato che si è ottenuto alle elezioni amministrative è dipeso dalla scelta dei candidati.”

“Sbagliato caricare di significato politico il voto sui Comuni.”

Entrambi i virgolettati sono di Silvio Berlusconi. L’uomo non è nuovo a contraddire se stesso, dunque le frasi non mi sorprendono minimamente. Il punto è un altro: il premier parla al passato. Ma le elezioni sono domenica e lunedì.

La teoria del pareggio di Denis Verdini sarebbe teoricamente a portata di mano, basterebbe vincere in un comune tra Milano e Napoli per poter ribaltare la frittata agli occhi di alleati, oppositori ed elettori. Se si perde a Milano e si vince a Napoli, si è perso un Comune ma se n’è conquistato un altro (con buona pace di chi dice che il valore politico di Milano è superiore, per Berlusconi così non sarebbe). Se invece si vince Milano e si perde Napoli, sostanzialmente si è mantenuta la situazione di cinque anni fa e già nelle mie orecchie giungono allucinazioni tipo “Obama ha perso le elezioni di medio termine, io no”.

Berlusconi ha rimontato l’impossibile, ha visto cose che noi umani non abbiamo neanche immaginato, ha negato la crisi, si è rimangiato sue frasi 24 ore dopo averle dette (o meglio, dopo averle “fatte trapelare”. Così è più facile smentirle).

Ma soprattutto ha sempre condotto la sua vita politica guardando avanti, ossessivamente, talvolta ignorando i disastri che gli succedevano tra i piedi. E questo gli ha poi garantito sette vite. In politica vince chi ha un sogno, anche se è di seconda mano, anche se è irrealizzabile, anche se si basa su mancate promesse. E Berlusconi ha saputo raccontare una storia, la sua storia, una storia italiana, che può piacere o meno, convincere o meno, ma che è stata in grado di creare immaginari collettivi a basso costo.

Per tutte queste ragioni, i verbi al passato del premier sorprendono. Ma a mio avviso, quelle perifrasi sono un avvertimento e rappresentano, al contrario, l’apertura a nuovi scenari del prossimo futuro. Proviamo a fare un esercizio interpretativo, in particolare sulla prima frase, che a me sembra una sentenza di condanna e non certo a se stesso.

Dire che la scelta dei candidati è sbagliata lascia presupporre che non sia stata sua. Il che è verosimile, pur non essendo vero: ci sta che le battaglie per le amministrative siano state messe a punto dai coordinatori del Pdl e dai dirigenti della Lega e non dal presidente del Consiglio, che ha ben altro a cui pensare. Dunque, se a Milano e Napoli si perde la colpa è dei candidati deboli (che tra l’altro sono ancora in corsa ed evidentemente sono dati per spacciati dai sondaggi) e soprattutto di chi li ha scelti.

Berlusconi sta informando i suoi che se da martedì a capo del Pdl ci fosse qualcun’altro, le motivazioni non sarebbero certo legate alla necessità di accontentare il crescente malcontento di Claudio Scajola, le ambizioni di Angelino Alfano, i colpi di tosse di Franco Frattini e Maria Stella Gelmini, i quali mettono a durissima prova la tenuta del Governo, ma piuttosto perché i dirigenti nazionali (e non Berlusconi, che, anzi, è stato vittima di quelle scelte) hanno perso le elezioni. Se poi si perde male, si può sempre provare l’ennesimo colpo di teatro, un nuovo predellino, addio al Pdl, al brand che non lava più bianco, e via con qualche nuova formula che possa essere legata a qualche sogno d’accatto. Letizia Moratti, a denti stretti, ha lasciato intendere che andrà proprio così.

Per tutte queste ragioni, ovviamente, bisogna annullare il referendum nazionale (oramai sono maestri) che Berlusconi ha convocato sulla sua persona, perché hanno sbagliato gli altri, e se il premier avesse potuto governare il processo, tutto questo non sarebbe successo.

Ve lo ricordate il 2006? Con la frase sull’Ici durante il confronto Tv spostò 3 punti percentuali. Più o meno quelli che ha spostato la Moratti (verso Pisapia) pochi giorni fa, sempre durante un confronto. Insomma, questi politicanti sono un disastro, io no, quasi quasi li licenzio.

Dire queste frasi a 4 giorni dalle elezioni vuol dire mandare l’avviso di sfratto a tutti. Vuol dire mettersi di nuovo davanti al resto del gruppo. A obbligare i nuovi wannabe del Pdl a schierarsi con lui o contro di lui. A portare la Lega a decidere se prendersi un pezzo molto significativo delle colpe e proseguire con l’esperienza di Governo (perdendo un sacco di voti) o a scaricarlo definitivamente, assumendosi la responsabilità della caduta del Governo e del blocco del Federalismo. Un harakiri strepitoso, condito poi da una conseguente attivazione della macchina del fango in direzione di Via Bellerio in una catarsi teatrale sublime.

Insomma, Berlusconi non solo non si dimetterà, ma sta perdendo e ha comunque la forza di rilanciare. In quei verbi al passato c’è tanto, tanto futuro.
 
ilfattoquotidiano 26 maggio 2011