Papa e Giubileo: “Il Messaggero” rilancia delusione dei sacerdoti sposati su lefebvriani

lapresse - valeria braghieri - Pope Francis

 

 

 

 

 

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Giubileo, delusione dall’associazione Preti Sposati: «Papa Bergoglio preferisce i lefebvriani a noi»

CITTA’ DEL VATICANO – Le decisioni del Papa sul Giubileo hanno lasciato l’amaro in bocca all’associazione dei sacerdoti sposati, fondata nel 2003 da Giuseppe Serrone, un ex sacerdote.

“Siamo delusi”. Il rammarico riguarda l’annuncio del Papa per il Giubileo ad aprire le porte ai lefebvriani e non avere speso nemmeno una parola per lasciare uno spiraglio a loro, i preti sposati. Un passaggio, dicono, che segna, ancora una volta, l’esclusione di coloro che, in Italia e nel mondo, hanno lasciato l’abito sacerdotale per formarsi una famiglia. Da tempo sono decine di migliaia coloro che bussano alle porte di San Pietro chiedendo di essere riammessi al ministero, di essere utilizzati in parrocchia, anche se hanno moglie e prole a carico. Ma da questo orecchio Papa Bergoglio sembra non sentirci proprio. Immediata la reazione negativa dell’associazione che si sente esclusa e messa da parte. “Bergoglio si china alla volontà dei tradizionalisti e affossa il Concilio Vaticano II. Ancora chiusure e immobilismo dai pronunciamenti papali sui preti sposati e sul rinnovamento della Chiesa e della teologia in chiave biblica”. Ai lefebvriani è stata riconosciuta la validità dell’assoluzione mentre ai sacerdoti sposati niente, anche se hanno un regolare percorso di dimissioni, dispensa dagli impegni del celibato e matrimonio religioso. In pratica i preti sposati sono ancora dentro la Chiesa e sono una grande risorsa.

I sacerdoti sposati ricordano la situazione dei lefebvriani, scomunicati. Tempo fa il vescovo di Losanna-Ginevra-Friburgo, Charles Morerod, domenicano, già rettore dell’Angelicum e segretario della Commissione teologica internazionale nonché membro della delegazione della Congregazione per la dottrina della fede nei dialoghi con la Fraternità San Pio X, nel 2013 ha emanato un documento in cui ricorda che i sacerdoti della Fraternità di san Pio X sono impediti dal celebrare i sacramenti. In pratica sospesi a divinis.

“Per queste ragioni – scrive mons. Morerod – è vietato ai preti della Fraternità sacerdotale San Pio X l’uso delle chiese e delle cappelle cattoliche per qualsiasi servizio sacerdotale e in particolare per l’amministrazione dei sacramenti”.

Molti sacerdoti sposati invece pur non essendo “sospesi a divinis” (la dispensa dagli obblighi del celibato e il matrimonio religioso non fanno scattare la sospensione se effettuate all’interno di un regolare percorso canonico) non sono nemmeno stati presi in considerazione in vista del Giubileo. “Ci sentiamo profondamente delusi dalle scelte di Papa Francesco e auspichiamo al più presto anche per noi sacerdoti sposati una riammissione nel ministero pastorale attivo alla stregua dei sacerdoti anglicani sposati accolti come sacerdoti cattolici romani con moglie e figli”.

di Franca Giansoldati
Il Messaggero
Mercoledì 2 Settembre 2015, 19:19 – Ultimo aggiornamento: 20:46
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Editorialista de “Il Foglio” ridicolizza Papa Francesco

Andrea Marcenaro de “Il Foglio” senza vergogna offende e ridicolizza Papa Francesco… (ndr)

Ecco il testo:

Che accidenti ne so io se Eugenio Scalfari abbia riferito esattamente le parole di Ciccio I°, se si sia trattato di un’intervista vera e propria oppure no, o se si possa parlare di intervista “nel senso abituale del termine”. Certo. Risulta difficile comprendere come possa, padre Lombardi, sostenere che l’articolo su Repubblica riporti correttamente “il senso e lo spirito del colloquio tra il Santo Padre e Scalfari”, affermando nel contempo che due delle principali affermazioni siano false. Come dire che la palla era rotonda, peccato fosse ovale. Mah! A parte questo, un patimento esiste. Per la seconda volta, Ciccio parla e poi smentisce. Per la seconda volta, non era obbligatorio essere credenti per provare imbarazzo di fronte a incertezze come quella sui cardinali pedofili. Imbarazzo, quanto a me, che è stato tale da avermi prodotto un eczema sulla parte destra del viso. Perché su certe cose, a dirla con Massimo Recalcati, mica tutti, ma c’è anche chi reagisce sodomizzando.

© FOGLIO QUOTIDIANO

fonte: http://www.ilfoglio.it/articoli/vr/119140/rubriche/.htm

Preti sposati: “Il Foglio” chiama Cardinale storico per attaccare Papa Francesco

Marito e prete sposato in servizio attivo con la dispensa di Papa Francesco

«L’Arcidiocesi per i militari cattolici Usa ha in servizio prete sposato con il permesso di papa Francesco». È quanto riferisce l’associazione dei preti sposati, con riferimento a un prete in servizio nell’ordinariato militare degli Stati Uniti, che provenendo dall’anglicanesimo ha potuto diventare prete cattolico senza abbracciare il celibato.

Si tratta di padre Jerry Sherbourne ordinato sacerdote cattolico da monsignor Timothy Broglio, vescovo responsabile della diocesi dei militari cattolici negli Usa. Padre Sherbourne, un cappellano in servizio attivo presso l’Us Army, prima sacerdote anglicano, è stato ordinato sacerdote cattolico domenica 8 dicembre 2013 nella basilica del santuario nazionale dell’Immacolata Concezione, a Washington, e incardinato nell’ordinariato personale della «Cattedra di San Pietro», una speciale giurisdizione della Chiesa istituita da papa Benedetto XVI per quei fedeli anglicani entrati in piena comunione con la Chiesa cattolica, pur mantenendo gli elementi distintivi della confessione di provenienza.

Padre Sherbourne ha svolto un programma di formazione biennale approvato dalla congregazione per la dottrina della Fede. Sposato da sei anni, ha ricevuto una dispensa da papa Francesco per essere prete senza abbracciare il celibato. Il sacerdote e la moglie Heather vivono con la loro famiglia nel nord Alabama. Originario del Massachusetts, padre Sherbourne, era diventato sacerdote anglicano nel 2000 e cappellano dell’esercito americano nel 2005. L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati ha invitato ancora papa Francesco in questo nuovo anno 2014 «ad estendere ai sacerdoti sposati cattolici romani che lo desiderassero le stesse prerogative concesse ai sacerdoti sposati anglicani, consentendo loro di ritornare a lavorare nel ministero sacerdotale in servizio alle parrocchie delle diocesi».

fonte: http://www.ilmattino.it/PRIMOPIANO/VATICANO/papa-francesco-celibato-dispensa-esercito-americano/notizie/424116.shtml

Se le regole riguardanti il celibato venissero ammorbidite, sarebbero molte di più le persone che si orientano all’ordinazione

È anomalo che i preti anglicani che si convertono alla Chiesa cattolica siano ordinati anche se sposati, mentre non possono farlo gli uomini sposati cattolici. Lo sottolineano, in una lettera-appello a papa Francesco, 21 deputati cattolici inglesi capitanati da Rob Flello e Lord Alton di Liverpool, chiedendogli di riconsiderare la possibilità di permettere ai vescovi di ordinare al sacerdozio i viri probati. I 21 parlamentari, appartenenti a diversi partiti, scrivono che «se le regole riguardanti il celibato venissero ammorbidite, sarebbero molte di più le persone che si orientano all’ordinazione, portando così grande vantaggio al sacerdozio».
La posizione sul tema assunta da Bergoglio, tuttavia, non fa presumere grandi cambiamenti. In un’intervista del 2012 contenuta nel libro Sobre el Cielo y la Tierra, affermava: «Per il momento sono a favore del mantenimento del celibato, con tutti i suoi pro e contro, perché abbiamo dieci secoli di esperienze positive più che di fallimenti».
«Negli ultimi anni – così si legge nella lettera dei 21 parlamentari inglesi – siamo stati rattristati dalla perdita di troppi bravi preti»; «riconosciamo che la Chiesa opera seriamente per la nuova evangelizzazione e per l’esigenza di rinnovare la fede cristiana nelle nostre società secolari. Poiché una delle nostre priorità dev’essere quella di garantire che le parrocchie abbiano preti che amministrino i sacramenti, crediamo che permettere la presenza di preti sposati sia auspicabile e imperativo».
«Apra i file sulla pedofilia in Argentina»
In queste prime settimane di pontificato, quello dei 21 parlamentari inglesi non è il primo appello rivolto al papa. Un gruppo di attivisti cattolici con base negli Stati Uniti, Bishop Accountability, che monitora gli abusi commessi dal clero, ha giudicato lenta l’azione di Bergoglio nel guidare la Chiesa argentina ad agire efficacemente contro tali abusi e lo ha sollecitato a chiedere perdono per la protezione della Chiesa nei confronti di due preti condannati per pedofilia, p. Julio Cesar Grassi, leader della fondazione Felices los Ninos, riconosciuto colpevole nel 2008, e p. Napoleon Sasso, condannato per aver abusato di 25 bambine di età compresa tra i 3 e i 16 anni presso una mensa per poveri nelle periferie di Buenos Aires, dove fu trasferito dopo essere già stato accusato di pedofilia nella provincia di San Juan. Grassi è a piede libero, grazie al processo d’appello: Secondo l’avvocato delle vittime, Ernesto Moreau (Associated Press, 19/3) Bergoglio non ha rimosso i sacerdoti e non ha voluto incontrare le vittime, sovvenzionando, anzi, con le finanze della Chiesa un rapporto in difesa di Grassi, che ha esplicitamente ringraziato Bergoglio per «non averlo mai abbandonato». Quanto a Sasso, questi ricevette l’incarico presso la mensa per poveri proprio mentre Bergoglio era presidente della Conferenza episcopale, e dopo le accuse riuscì a restare nascosto per un anno in strutture ecclesiastiche all’interno della stessa diocesi in cui si erano verificati gli abusi.
«Saremmo preoccupati se Bergoglio si fosse comportato in questo modo negli anni ’60 o ’70, sarebbe triste», ha detto all’Associated Press Anne Doyle, co-direttrice di Bishop Accountability. «Ma il fatto che si sia comportato così cinque anni fa, quando altri vescovi in altri Paesi incontravano le vittime e applicavano normative di tolleranza zero, lo pone più indietro rispetto alla sua controparte statunitense, questo è certo».
Bergoglio, che secondo Moreau è stato «l’uomo più potente della Chiesa argentina dall’inizio di questo secolo», dimostrerebbe che la Chiesa «non ha mai fatto nulla per rimuovere queste persone dal loro incarico né per alleviare la sofferenza delle vittime». Il papa dovrebbe dunque sforzarsi di mandare un messaggio forte e planetario di tolleranza zero nei confronti degli abusi sessuali: in primo luogo, ha affermato Anne Doyle, chiedendo all’arcidiocesi di Buenos Aires di rendere accessibili tutti i dossier relativi ai due preti coinvolti ma anche di tutti coloro che sono stati oggetto di «accuse credibili», dando un fermo appoggio all’obbligo, da parte dei funzionari ecclesiali, di denuncia alle autorità dei casi sospetti e riconoscendo la propria responsabilità nella mala gestione dei casi di Grassi e Sasso, accettando finalmente di incontrare le loro vittime e di chiedere perdono. I poveri di cui ha parlato Bergoglio nei primi giorni del suo pontificato «sono le vittime di questi due preti», ha detto Doyle. «Sono loro i più indifesi tra i poveri. Speriamo che per Francesco sarà una priorità, che tenderà le braccia alle vittime e correggerà l’atroce indifferenza mostrata ai tempi in cui era arcivescovo».
Adesso, Francesco sarà responsabile del lavoro della Congregazione per la Dottrina della Fede, che lo scorso anno ha imposto alle Conferenze episcopali di tutto il mondo di elaborare entro un anno linee guida per il monitoraggio, la gestione, la denuncia e la rimozione del clero responsabile di abusi. Le sue più recenti dichiarazioni in materia sembrano incoraggianti: «Quando ciò accade – affermò l’anno scorso Bergoglio nel libro Sobre el Cielo y la Tierra – non bisogna chiudere un occhio. Non si può essere in una posizione di potere e distruggere la vita di un’altra persona».

(ludovica eugenio – adista)

I Sacerdoti Sposati con regolare percorso canonico continuano ad essere sacerdoti per sempre della Chiesa cattolica

Un sacerdote può smettere di esserlo?

Ci sono sacerdoti che per varie ragioni si secolarizzano, si sposano, abbandonano il ministero. Smettono quindi di essere sacerdoti?

1. Bisogna indubbiamente iniziare dalla nozione di “sacerdote”, partendo dal sacerdozio di Cristo e continuando con la nozione di sacerdozio ministeriale, distinguendolo dal sacerdozio comune dei fedeli.

Forse non c’è miglior modo per spiegarlo che rifarsi alla Lettera agli Ebrei. È vero che guardando alla storia delle religioni si può trovare il concetto di “sacerdote” anche in altre fedi: è la persona che agisce “professionalmente” come intermediario tra la comunità che rappresenta e le sue rispettive divinità; per questo è equivalente dire sacerdote o dire pontefice. Il sacerdote è il ponte di comunicazione tra la divinità e il popolo, ma non ritengo necessario approfondire ulteriormente in questa sede e in questo momento questa nozione generica di sacerdozio.

Arrivando alla prima epoca del cristianesimo, con i primi cristiani che provenivano dall’ebraismo, sorge la necessità di chiarire a quei cristiani la vera nozione, la nozione cristiana del sacerdozio. 
Quegli ebrei convertiti al cristianesimo sentivano la mancanza della grandiosità del tempio e dei suoi sacrifici, degli incensi sull’altare e delle vittime sgozzate, delle funzioni esteriori dei leviti (i discendenti di Levi, incaricati del tempio).

L’autore della Lettera agli Ebrei vuole convincere quei neofiti cristiani provenienti dall’ebraismo che ormai – dalla Morte e Resurrezione di Cristo – non è necessario quel culto grandioso e spettacolare del tempio di Gerusalemme, né sono necessari il tempio o l’altare o quegli animali che venivano offerti come vittime, e quindi non sono nemmeno necessari “altri sacerdoti” che si succedano gli uni agli altri di generazione in generazione: Cristo è il tempio, l’altare, la vittima e il sacerdote. Egli è l’UNICO tempio, perché Egli è il “luogo” in cui Dio e l’uomo si sono incontrati per sempre; l’UNICO altare è la sua CROCE redentrice; l’UNICA ostia e vittima: il corpo che si dona e il sangue che si versa; l’UNICO sacerdote per sempre perché Cristo Risorto “non muore più”. È imprescindibile una lettura pensata, riflessiva della Lettera agli Ebrei per entrare in questa verità cristiana: il sacerdozio unico di Cristo (cfr. Gv 4,21 e Ap 21,22)
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Questa realtà di Cristo SANTUARIO, Cristo SACERDOTE, Cristo VITTIMA la viviamo partendo dalla fede, mentre siamo pellegrini sulla terra, la viviamo partendo dalla fede nella speranza. Siamo nella fase del “GIÀ E NON ANCORA”. E visto che viviamo sulla terra (fino a quando arriverà la fine dei tempi e allora la fede non esisterà perché vedremo Dio “faccia a faccia” per com’è), per quel tempo del “NON ANCORA” che è il tempo della Chiesa abbiamo bisogno di aiuti alla nostra caduca fragilità. Sono i sacramenti, tutti e ciascuno in quanto segno e presenza viva del Signore Gesù.

E in questa dinamica del “non ancora” rientra anche il sacerdozio ministeriale.

Come dice San Pietro, i cristiani sono “la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato” (1 Pietro 2,9 e Esodo 19,5). Ciò vuol dire che tutti i battezzati formano un sacerdozio che ha accesso a Dio, e per questo la loro funzione – come quella di Cristo – è annunciare i prodigi di Dio, il grande prodigio che è la Redenzione mediante l’amore di Dio manifestato in Cristo morto, sepolto e risorto. Per questo, quando Gesù è morto “il velo del tempio si è squarciato” (Mt 27, 51); quando il costato di Cristo viene aperto (Gv 19, 34), Egli diventa Sacerdote per sempre secondo il rito di Melchisedek (Eb 8, 17) e mediante Cristo-Santificatore i santificati con il suo sangue hanno già accesso al Padre (Eb 9 e 10).

Per questa stessa ragione, mentre dura questa fase terrena del “non ancora”, per questa nostra fragilità umana abbiamo bisogno di “visualizzare” quel fatto unico e irripetibile che riguarda Gesù (Eb 9, 24-26), Sacerdote che allo stesso tempo si offre come vittima: “Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10, 6-7).

2. A partire da queste tre idee o nozioni (sacerdozio di Cristo, sacerdozio ministeriale e sacerdozio comune) si può raggiungere un’altra idea: il “carattere” sacramentale, e in concreto il carattere che imprime il sacramento dell’ordine.

A quanti viene affidata “ministerialmente” questa “ripetizione” dell’UNICO SACRIFICIO, l’incarico viene consegnato mediante l’imposizione della mani nel sacramento dell’ordine sacerdotale, che fa sì che colui che lo riceve si configuri con Cristo-Capo del Corpo dei “santificati”. Per questo il sacerdozio ministeriale, configurando il “ministro ordinato” con Cristo sacerdote per sempre, fa sì che quel sacerdote che riceve il sacerdozio lo riceva per sempre: per sempre resta marcato e sigillato, in aeternum secondo il rito di Melchisedek, come dice Cristo stesso nella Lettera agli Ebrei.


3. Torniamo allora alla domanda iniziale: un sacerdote può smettere di esserlo?

La risposta è la conclusione di tutto ciò che è stato detto finora: un sacerdote non smette mai di esserlo, un sacerdote validamente ordinato non perderà mai il suo “carattere” sacerdotale, il suo sacerdozio è per sempre.


E allora i sacerdoti che abbandonano? La risposta è chiara: continuano ad essere sacerdoti, ma la Chiesa che ha imposto loro degli obblighi per esercitare il sacerdozio può dispensarli da quegli obblighi se il sacerdote lo richiede perché gli risulta impossibile o oltremodo difficile rispettarli (la recita del breviario, il celibato, il servizio in una parrocchia); allo stesso tempo in cui viene concessa la dispensa, vengono esortati a che da quel momento in poi “non esercitino il sacerdozio”.

Questa dispensa dai doveri, e il conseguente non esercizio del ministero sacerdotale (non ascoltare confessioni – tranne in pericolo di morte –, non celebrare l’Eucaristia, non svolgere incarichi pastorali alla guida di una comunità di credenti…), viene concessa mediante un iter minuziosamente regolamentato, e su richiesta espressa al Santo Padre e per concessione totalmente “di grazia” da parte del papa; ciò vuol dire che si richiede una dispensa che può essere concessa o meno, ma non si “reclama un diritto” da parte del richiedente.

Non bisogna tuttavia concludere con questa affermazione finale, che può sembrare dura. La Chiesa è sempre Madre, e prima di concedere questa dispensa ciò che desidera è che il richiedente rifletta seriamente sulla grandezza del dono che Dio gli ha fatto dandogli questa configurazione con Cristo, così marcata e sigillata da consistere nel fatto che un povero uomo, indegno come qualsiasi altro, possa dire con le labbra e con il cuore dello stesso Cristo: Ti perdono i peccati; questo è il mio corpo; questo è il mio sangue.

Rendiamo grazie a Dio per il dono del sacerdozio alla sua Chiesa; per questo abbiamo l’Eucaristia; per questo abbiamo il perdono dei peccati; per questo abbiamo il Pane della Parola.

aleteia.org

segnalazione a cura di

sacerdotisposati@alice.it

http://nuovisacerdoti.altervista.org

Il celibato dei preti, un’altra sfida all’orizzonte per Papa Francesco

Clelia Luro combattuto più della metà dei suoi 87 anni contro il celibato imposto dalla Chiesa cattolica ai suoi sacerdoti. Oggi, seduta in una sedia a rotelle,  ha la la speranza che il suo amico Papa Francesco ponga fine ad un obbligo  “che il mondo non capisce.”

Questa donna ha sposato un vescovo che non ha abbandonato il ministero  ha motivo di avere speranza: mantiene una amicizia da più di un decennio con Jorge Bergoglio , che ha chiamato religiosamente ogni Domenica fino alla sua partenza per Roma per il conclave che lo ha scelto come Papa.

Nelle lunghe conversazioni che ha tenuto sul tema con il Papa,  oggi crede che Francesco risolverà la crisi globale della mancanza di sacerdoti  autorizzando per loro  la celebrazione del matrimonio e la formazione di una  famiglia.

Decine di migliaia di sacerdoti hanno lasciato la Chiesa cattolica per sposarsi. Molti altri, soprattutto in Africa e in America Latina, hanno continuato il loro ministero, pur intrattenendo  rapporti con le donne e persino diventando genitori.

“Prossimamente probabilmente sarà scelto  il celibato opzionale … Sono sicura che Papa Francesco lo attuerà” ha affermato Luro  in un’intervista con l’Associated Press nella sua casa di Buenos Aires, dopo aver inviato una lettera aperta al papa in cui ha dichiarato” abbiamo una grande speranza di rinnovamento per la nostra chiesa”.

Con Bergoglio “Abbiamo discusso molto sul tema del celibato … Oggi il mondo non capisce che i preti non possono sposarsi “, ha detto Luro mentre  con la mano accarezzava una croce scolpita in argento che apparteneva al marito Girolamo Podestà, il primo vescovo cattolico che contraddiceva la legge del celibato e che sposò senza abbandonare il sacerdozio. “Oggi la donna non è più considerato un pericolo per l’uomo.”

Traduzione e adattamento a cura della Redazione

© Associazione Sacerdoti Lavoratori Sposati

sacerdotisposati@alice.it

Fonte AP Argentina

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati è da anni impegnata per il celibato facoltativo nella Chiesa e per la riammissione nel ministero dei sacerdoti sposati (ndr)