Musica Pop. Diodato: «Serve musica per svegliare l’Italia»

da Avvenire

Il cantautore Diodato

Il cantautore Diodato

«Anche la canzone può mostrare una visione alternativa del futuro. Per questo “Musica contro le mafie” è una manifestazione importante e sono onorato di essere premiato». Antonio Diodato, più conosciuto come Diodato, uno dei cantautori più intensi e raffinati del panorama italiano, sabato prossimo riceverà al Teatro Morelli di Cosenza, al pari della sua fidanzata Levante e degli Ex Otago, il premio conferito dall’Associazione Musica contro le mafie, parte della rete di Libera, di cui è presidente onorario don Luigi Ciotti. E canterà sullo stesso palco in cui si sfideranno i dieci finalisti del Premio Musica contro le mafie, selezionati fra tremila candidature in tutta Italia.

Diodato, è un cantautore sui generis, capace di tenere insieme Luigi Tenco e i Radiohead, formatosi in Svezia con la musica elettronica per esordire nel 2013 con l’album E forse sono pazzo, per farsi notare nel 2014 fra le Nuove proposte del Festival di Sanremo con l’originale Babilonia. Nel 2017 con Carosello Records pubblica l’album Cosa siamo diventati e conquista pubblico e critica allo scorso Sanremo, piazzandosi ottavo con il brano Adessointerpretato in coppia con l’amico Roy Paci. Con lui e l’attore Michele Riondino, cinque anni fa Diodato ha fondato nella sua Taranto il concertone “alternativo” del Primo Maggio.

Diodato, lei a Cosenza quale contributo darà in musica per la legalità?

«Eseguirò alcuni brani chitarra e voce in cui tocco il sociale. Io ho sempre scritto cercando di fotografare ciò che succede in una vita. Anche nelle difficoltà si può cantare il sociale. Nel pensare a delle storie finite, minate dalle difficolta tutti i giorni, dai luoghi in cui vivi, dalla perdita del lavoro. In più, sia Levante sia io siamo fra i cento artisti che hanno dato la loro testimonianza nel libro promosso dall’associazione Musica contro le mafie Change your step. 100 artisti, le parole del cambiamento (Rubettino Editore, a cura di Gennaro De Rosa, ndr) che uscirà a gennaio.»

Anche nel brano dell’ultimo Sanremo si invitava a vivere pienamente la vita e ad accorgersi degli altri…

«Una canzone dedicata al Meridione, alla paralisi come stato mentale che io da “terrone” posso permettermi di scrivere. In molte città del sud si percepisce l’idea che sia meglio stare fermi che muoversi altrimenti ti succede qualcosa di spiacevole. Meglio stare zitti, passare inosservati, non alzare i polveroni. In generale penso all’Italia, un paese che non cambia mai, che ha bisogno di aggrapparsi alle sue paure, altrimenti rischia di fare passi in avanti inevitabili legati all’evoluzione globale che esiste. Noi abbiamo questo freno sempre tirato.»

Stiamo anche attraversando un momento politico particolare…

«Chi alimenta certi fuochi è sempre colui che raggiunge maggiore attenzione nel nostro Paese, mentre esiste una parte più progressista e attenta. Sono arrivato quasi a rimpiangere i politici di una volta, quella studiata attenzione al linguaggio, perché si sentiva il peso della responsabilità. Oggi la sensazione è che non ci sia più senso responsabilità, che si possa dire qualunque cosa con termini sbagliati. Invece bisogna tener conto anche delle minoranze, di chi arriva in questo Paese per tanti motivi, di chi non la pensa come te. Come è posma sibile questa superficialità?»

Per questo lei e i suoi colleghi avete creato l’“altro” Primo Maggio, che porta in primo piano anche i problemi di Taranto?

«Quando cinque anni fa abbiamo organizzato il concerto del Primo Maggio a Taranto, siamo stati considerati degli “illegali”. Eravamo lì senza i sindacati e senza alcun appoggio politico e istituzionale. Però quanto è stata importante questa manifestazione. Queste manifestazioni, come questa di Cosenza, vanno contro un silenzio che diventa la regola. Si cerca di mettere in pratica un futuro alternativo, hai la sensazione di dare voce alla lotta interiore di persone che vivono in situazioni molto difficili in cui devi fare l’eroe per poter vivere nella giustizi morale e sociale. Difendiamo la libertà di poter agire nella giustizia, cerchiamo di tracciare un sentiero. La musica aiuta tanto, ma poi bisogna intervenire con le istituzioni.»

Lo farete anche quest’anno?

«Certo, lo faremo finché ci sarà bisogno di denunciare. Intanto abbiamo fatto scoprire una città bellissima, rivitalizzandola dal punto di vista turistico. E la città scopriva se stessa in un’altra visione, non solo quella della città legata all’industria che uccide. Nessuno dovrebbe morire per lavorare: nel nostro concerto si tocca l’argomento della criminalità, che può essere considerata mafia come stato mentale. Mentre Taranto ha tante potenzialità.»

Anche la sua fidanzata Levante, premiata anche lei a Cosenza, condivide il suo impegno?

«Io e lei viviamo in maniera molto intima e personale una visione della musica molto simile, ma in modo totalmente indipendente. Lei è una donna molto attenta a certi argomenti. Il coraggio è donna, molte sono le autrici brave in questo momento. I grandi cambiamenti sociali sono mossi da coloro che sono più forti, e sono più forti le donne.»

Da artista indipendente al successo a Sanremo: che anno è stato per lei questo 2018?

«Un anno bellissimo, perché io credo di essere un maratoneta. Ultimamente mi guardo in giro e vedo tanti centometristi. Io appartengo più alla filosofia del passo dopo passo, mettendo molta cura nelle cose che faccio. Mi sono alleggerito tanto, ho imparato tanto dalla musica del passato che non era superficialità, ma aveva una leggerezza data da una grande poesia che io non riesco ancora a raggiungere. Ora sono all’interno di un percorso, mi interessa il viaggio, incontrare le persone, incontrare il pubblico, scrivere musica che mi somiglia e non fare cose che non mi renderebbero felice. A breve uscirò con un altro brano e cercherò di racchiudere tutto in un album per la primavera per tornare in tour.»

A proposito di concerti, cosa ne pensa della polemica sul trap, dopo il dramma del concerto di Sfera Ebbasta ad Ancona?

«Sono cose molto delicate, si rischia urtare la sensibilità di tante persone che stanno soffrendo. Però è un errore considerare il trap solo una musica da ragazzini. Questi musicisti stanno fotografando qualcosa, anche cose agghiaccianti. Alcune canzoni trap fotografano un vuoto, ma quel vuoto c’è. Oppure c’è chi lancia un messaggio fortissimo come Cara Italia di Ghali: è la prima volta che si racconta la nuova Italia dei figli degli immigrati. Siamo cittadini del mondo, i confini li hanno inventati i politici.»

X FACTOR, ANASTASIO VINCE LA DODICESIMA EDIZIONE

A MILANO SHOW CON MUSE, MENGONI, THEGIORNALISTI E GHALI Il rapper campano Anastasio ha vinto la dodicesima edizione di X Factor Italia, dominando la finale a quattro al palco del Mediolanum Forum. Ospiti Naomi, Luna e i Bowland, anche i super ospiti Muse, Marco Mengoni, Thegiornalisti e Ghali. Le squadre dei 4 giudici si erano presentate con un concorrente a testa.

ansa

La creatività di Pekiel riletta dai Sixteen

dischi.sacraBartlomiej Pekiel (1633-1670) è passato alla storia per essere diventato il primo compositore non italiano nominato Maestro della Cappella Reale di Polonia. Grazie anche alla presenza di illustri artisti come Marenzio, Anerio e Merula, nelle principali istituzioni musicali del Paese, il “Made in Italy” esercitava un’influenza determinante, al punto che tra Varsavia e Cracovia nel XVII secolo erano impiegati oltre cento musicisti provenienti dalla nostra penisola.

Sotto la guida di Eamonn Dougan, delle 29 opere di Pekiel a oggi sopravvissute il gruppo The Sixteen ha scelto una quindicina tra mottetti e pagine estratte da lavori liturgici (come la Missa à 14 e la Missa concertata “La Lombardesca”) che brillano per varietà e fantasia creativa. Passare da un brano all’altro del disco significa infatti cambiare di continuo registri spazio-temporali e stilistico-formali: dall’antico idioma polifonico di scuola palestriniana (Ave Maria) alla “moderna” pratica concertata d’impronta monteverdiana (Dulcis amor Jesu) fino alle atmosfere quasi melodrammatiche del “sacro dialogo” alla Carissimi (Audite mortales).
Il tutto legato dal sigillo interpretativo unitario apposto dall’ensemble vocale inglese dei Sixteen che, come affermano i loro più convinti sostenitori, riuscirebbero a trasformare in pura arte anche la semplice lettura dell’elenco telefonico.

The Sixteen / E. Dougan
Pekiel
Messe e Mottetti
Coro. Euro 17,00

avvenire.it

Salta il Roccella Jazz Festival 2014

Il tanto atteso Roccella Jazz International Festival 2014 che avrebbe fatto vibrare i cuori degli amanti del jazz, giunto alla sua 34’ edizione, viene rinviato a data da destinarsi “per gravi problemi economici causati da ritardi nei pagamenti da parte dei vari Enti Patrocinatori”, si legge nella lettera di disdetta inviata agli artisti ospiti. Sarebbe dovuto partire domani (lunedì 11 Agosto) accompagnando l’estate calabrese fino a sabato 23 Agosto. I direttori artistici Vincenzo Staiano e Paola Pinchiera, con il programma Rumori Mediterranei, erano riusciti a raggiungere la prestigiosa rivista jazz Down Beat che porterà ancora più notorietà al già celebre festival.

La manifestazione calabrese, che nelle passate edizioni ha ospitato personaggi del calibro di Ornette Coleman, Cecil Taylor, Jan Garbarek, Chick Corea, Bill Frisell, Michael Brecker, Steve Lacy, Lester Bowie, quest’anno ha organizzato 37 concerti suddivisi per i 13 giorni previsti da cartellone.

Nella meravigliosa cornice di Roccella Jonica ed esteso a tutta la Provincia di Reggio Calabria, il festival prevedeva un ricco calendario: il giorno 11 il sipario si sarebbe dovuto aprire per Hamid Drake in una esibizione con Paolo Angeli e Enrico Rava uno dei nomi più autorevoli del Jazz italiano con il suo New 4et. Mercoledì 13 erano previsti Simone Graziano e David Binney, Lewis Porter, Furio di Castri e Fabrizio Sferra con il loro Italian Encounter e ancora Emanuele Parrini con il suo violino.

Il Festival che riunisce tanti appassionati compositori e maestri del genere jazz, non avrebbe nemmeno trascurato di coinvolgere i nomi più prestigiosi provenienti da tutto il globo: il sassofonista e compositore David Murray, il bassista inglese David Holland che ha lavorato a fianco di Miles Davis, il ceco Miroslav Vitous con il suo contrabbasso accompagnato dalla chitarra di John Abercrombie, Chico Freeman con le avanguardiste melodie del suo sax e tra gli altrettanti nomi illustri sarebbe dovuta essere presente, per nell’unica data italiana del 23 Agosto, la Sun Ra Arkestra.

Per non parlare delle giovani promesse del Jazz italiano e internazionale che si sarebbero dovute esibire sul palco del Festival: giorno 12 Giovanni Guidi e Gianluca Petrella, il 14 Luca Aquino, Ciccio Merolla il 16, il 17 Gerry Lopez e il 22 Agosto, colei che è definita la più promettente interprete del jazz, Sofia Rei con il suo trio.

Data l’ormai consolidata fama della manifestazione e visto il programma tutto mediterraneo non avevano trascurato le commistioni culturali nemmeno quest’anno, dopo Turchia e Israele, la scelta del tema del festival è ricaduta sulla cultura spagnola con El Yaz Y Paco. Dopo un omaggio al grande Paco De Lucia, sarebbe dovuto toccare al MBM trio di Baldo Martinez al Basso, Antonio Bravo alla chitarra e Lucia Martinez alla batteria il 12, Perico Sambeat avrebbe fatto la sua comparsa il 14, Agustì Fernandez il 19 e Josè Luis Gutierres il 23.

Che non si dica che il Roccella Jazz Festival dimentica il passato e le sue origini, per questa edizione erano state organizzate infatti numerose dediche ai più grandi compositori e musicisti di tutti i tempi, oltre a quella già citata a Paco De Lucia, è stata composta La Follia secondo Trovesi affidata dalla direzione artistica a Gianluigi Trovesi per celebrare il venticinquesimo anniversario di uno dei capolavori della musica jazz, Folia-The Roccella Variations composta nel 1989 da George Russell per il festival. A chiudere la manifestazione ci sarebbe stato l’omaggio della Sun Ra Arkestra, sotto la direzione del neo-novantenne Marshall Allen, per il proprio fondatore Sun Ra, scomparso nel 1993, celebrandone il centesimo anniversario della sua nascita.

Per posizione geografica questa costa calabrese è da sempre oggetto di sbarchi clandestini  provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa, terza meta in Italia più colpita dal fenomeno, verso il Porto delle Grazie di Roccella Jonica e in questa edizione si voleva far riflettere anche sul tema dell’immigrazione. Pensando di sensibilizzare l’opinione pubblica con mostre fotografiche e video proiezioni, oltre che con alcuni concerti, come quello della Provisional Emigrè Orchestra, neo-orchestra formata da immigrati, che il 19 agosto si sarebbe esibita accompagnata da Raul Colosimo.

L’impegno della direzione artistica, ora rivolto all’ottenimento dei fondi necessari, aveva in  programma anche un ampio ciclo di seminari e masterclass, tenuti da prestigiosi musicisti-docenti ospiti al Festival, corsi di fotografia, vari happening musicali  e tante altre iniziative. Si attende ora di scoprire quali saranno le nuove date.

di Francesca Colica – Futuro Europa

Michael Jackson doveva cantare per il Papa

”Michael Jackson doveva cantare per il Papa. Ci fu una lunga trattativa tra il Vaticano e la manager del re del pop”. Lo rivela il settimanale “Oggi”, mercoledì in edicola, che riporta la testimonianza di Wanda Ruberti, fondatrice dell’associazione Victor, ”con molte amicizie oltretevere”, scrive il settimanale.
Il progetto però, secondo quanto riportato dal settimanale, fu prima sospeso per le note accuse di pedofilia e poi, dopo l’assoluzione di Jackson, perché non piaceva all’entourage della star. Ma le trattative sono continuate fino alla morte di Jackson. Wanda Ruberti, secondo il settimanale, avrebbe voluto organizzare un concerto benefico di Jackson nell’Aula Paolo VI in Vaticano. L’aula venne effettivamente concessa per l’interessamento dal cardinale Pio Laghi, morto circa un anno fa.

blizquotidiano

Sinéad O’Connor, Take Me To Church (video)

«Portami in chiesa/ ho fatto tante cose che feriscono», canta Sinéad O’Connor in Take Me To Church, apripista del nuovo album in uscita il 26 agosto.

No, non c’è nessun errore: è la stessa O’Connor che nel ’92 strappò la foto dell’allora Papa Wojtyła (gesto choc per cui chiese scusa cinque anni dopo), la «riot girl» irlandese dalla testa rasata. Colei che piangeva lacrime vere nel videoclip della malinconica Nothing Compares To You (1990, composta da Prince negli anni Ottanta per The Family e reinterpretata poi dalla cantante irlandese).

È la stessa Sinéad che all’inizio degli anni Novanta viene ordinata prete, con il nome di Madre Bernadette Mary, annuncia il ritiro dalle scene ma continua ad esibirsi affermando la sua missione, «salvare Dio dalla religione».

Ancora, è la Sinéad che si sposa a Las Vegas e divorzia diciotto giorni dopo; Sinead che si dichiara affetta da un disturbo bipolare e che si congratula con Ratzinger per le sue dimissioni.

Più di recente, è la Sinéad che ammonisce Miley Cyrus per i suoi eccessi osé e che poi riappare con un look da vamp proprio per le foto promozionali dell’ultimo disco, I’m not Bossy, I’m the Boss (cambiato all’ultimo momento rispetto al titolo The Vishnu Room), il cui primo estratto è stato proprio il singolo Take Me To The Church di cui sopra.

Sinéad O’Connor: da riot girl a Madre Bernadette Mary, fino a «moralizzatrice discografica»?
In esclusiva su Vanityfair.it e CNLive, ecco (sotto) il videoclip ufficiale di Take me To Church; a destra, la gallery con tutte le evoluzioni della cantante  tratto da http://www.vanityfair.it/show/musica/14/08/04/sinead-o-connor-take-me-to-church-anteprima-video>>

La creatività di Pekiel riletta dai Sixteen

Bartlomiej Pekiel (1633-1670) è passato alla storia per essere diventato il primo compositore non italiano nominato Maestro della Cappella Reale di Polonia. Grazie anche alla presenza di illustri artisti come Marenzio, Anerio e Merula, nelle principali istituzioni musicali del Paese, il “Made in Italy” esercitava un’influenza determinante, al punto che tra Varsavia e Cracovia nel XVII secolo erano impiegati oltre cento musicisti provenienti dalla nostra penisola.

Sotto la guida di Eamonn Dougan, delle 29 opere di Pekiel a oggi sopravvissute il gruppo The Sixteen ha scelto una quindicina tra mottetti e pagine estratte da lavori liturgici (come la Missa à 14 e la Missa concertata “La Lombardesca”) che brillano per varietà e fantasia creativa. Passare da un brano all’altro del disco significa infatti cambiare di continuo registri spazio-temporali e stilistico-formali: dall’antico idioma polifonico di scuola palestriniana (Ave Maria) alla “moderna” pratica concertata d’impronta monteverdiana (Dulcis amor Jesu) fino alle atmosfere quasi melodrammatiche del “sacro dialogo” alla Carissimi (Audite mortales).
Il tutto legato dal sigillo interpretativo unitario apposto dall’ensemble vocale inglese dei Sixteen che, come affermano i loro più convinti sostenitori, riuscirebbero a trasformare in pura arte anche la semplice lettura dell’elenco telefonico.

The Sixteen / E. Dougan
Pekiel
Messe e Mottetti
Coro. Euro 17,00

© riproduzione riservata

dischi.sacra

Suor Cristina. Sul rapporto spiritualità e musica, la letteratura agiografica è ricca di suggestioni

suor-cristina-the-voice-of-italy-mondoreality.it

Verrebbe da dire solennemente extra omnes, quel fuori tutti (in questo caso i media) prima del conclave . La vincitrice del team J-Ax, Suor Cristina Scuccia, non canta ma è in ritiro. Cosa c’è di strano? In fondo l’aveva detto a più riprese: «sono una suora e tale resterò». E chi avesse pensato di trasformarla in fenomeno di marketing musicale internazionale ora rosica dai nervi, perché la suora non si vede da tempo, ha rinnovato i voti giorni fa e latita dentro le mura del suo convento.  Il cortocircuito che in tanti non si aspettavano è clamoroso, considerato che la Scuccia è persino missing per la sua casa discografica, niente meno che la Universal Music, la major che – a seguito della vittoria al talent The Voice of italy 2 – l’avrebbe scritturata per un album e l’aspetta  da tempo. Ma per ora la suora dalla voce roboante, cliccatissima sul web e attenzionata persino da Alicia Keys e Whoopi Golberg, desidera “riposare” e dedicarsi alla sua missione. A questo punto viene da chiedersi perché mai abbia partecipato ad un talent show, detto con rispetto e altrettanta franchezza.

BASTAVA DISCERNERE – Abbiamo assistito al solito fenomeno mediatico fine a se stesso, senza un approdo. Se la posta in gioco era scegliere fra il palco o l’oratorio, allora la nostra straordinaria suora pop poteva risparmiarsi settimane di telecamere accese, di spasmodiche attese della “chiamata” di Papa Francesco il quale – saggiamente –  si adopera per telefonate molto più importanti e più cariche di significato. E avrebbe potuto cantare pregando in totale serenità di spirito. Il nesso poi di causa effetto – in televisione – è inscindibile: se vai davanti alle telecamere esse ti seguono inesorabili, poiché se offri il primo biscottino al cane poi non ci si può meravigliare se arriva il branco a mangiarti tutta la confezione.

In questo senso la suora ha superficialmente esercitato la sempre valida virtù della dia-crisis, quel discernimento sapienziale  esaltato sopratutto negli scritti ignaziani e di biblica memoria – che impone alla persona di ponderare una scelta per poi prendersi le responsabilità delle proprie azioni. Detto questo, l’ingenuità della religiosa  sta tutta qui, cioè nel non saper coniugare l’esigenza di una missione col mezzo utilizzato, la televisione,  e che amplifica in modo esponenziale le intenzioni.

MUSICA E SPIRITUALITÀ’ – Sul rapporto spiritualità e musica, la letteratura agiografica è ricca di suggestioni. Da Francesco d’Assisi che predicava in volgare e cantava  per le strade ,fino a Filippo Neri che inventò l’oratorio musicale, il racconto corale e strumentale di pagine bibliche poi ripreso da genialità come Bach o Lorenzo Perosi. Esempi di un registro che a suo tempo era molto pop e virale fra la gente.  In tempi contemporanei e più mainstream riscuote molto seguito, ad esempio,  il trio The priest, i sacerdoti irlandesi che con voce tenorile vanno in giro per il mondo senza tanto scomporsi sulla loro identità religiosa.  Suor Cristina potrebbe entrare nell’albo dei musicisti religiosi? Non lo sappiamo, nonostante i tanti clic su youtube per ora la religiosa è in totale switch off.  E’ vero che il silenzio è d’oro, ma non ditelo alla Universal Music, mi raccomando!

Giuseppe Trapani

wakupnews.eu

Jovanotti lavora, top secret pure per me

“Sto scrivendo canzoni nel mio piccolo studio in casa qui a Cortona poi se tutto va bene faremo le prove al Girifalco. Spero che il mio lavoro sia pronto a novembre ma per ora è top secret anche per me…”: parola di Jovanotti. Il musicista ha partecipato oggi a Cortona all’inaugurazione del Mix Festival 2014: eventi che spaziano dalla musica classica al rock, dal teatro alla letteratura in calendario da oggi al 3 agosto nella città etrusca.

ansa