Cgia, 8.500 posti vacanti, introvabili esperti informatici

(AGI) – Roma, 6 set. – Analisti e progettisti di software, tecnici programmatori, ingegneri energetici/meccanici, tecnici della sicurezza sul lavoro ed esperti in applicazioni informatiche: sono queste le figure professionali piu’ difficili da reperire sul mercato del lavoro. Insieme a attrezzisti di macchine utensili, infermieri, ostetriche, professionisti della riabilitazione, acconciatori, installatori e riparatori di apparati elettrici ed elettromeccanici, daranno luogo a oltre 29.000 nuovi posti di lavoro. Di questi, quasi 8.500 rischiano di non essere coperti perche’ non reperibili sul mercato del lavoro. E’ quanto rivela l’Ufficio studi della CGIA, che ha analizzato i dati emersi dalla periodica indagine effettuata dall’Unioncamere-Ministero del Lavoro su un campione qualificato di imprenditori italiani. Negli ultimi sei anni i “lavoratori introvabili” sono pressoche’ dimezzati: nel 2009 i posti vacanti erano circa 17.600. L’elaborazione della Cgia considera le professioni per cui le aziende prevedono l’assunzione di almeno 1.000 figure (e’ stato esaminato l’83% di tutte le assunzioni previste nel 2014 e l’86% di quelle del 2009); si tratta delle previsioni di assunzione non stagionali.
  Dall’inizio della crisi – fa notare la Cgia – molte cose sono cambiate: se nel 2009 non si trovava oltre la meta’ degli infermieri/ostetriche, dei falegnami e degli acconciatori, nel 2014 la ‘top ten’ e’ cambiata e le professionalita’ piu’ difficili da trovare risultano in primo luogo gli analisti e i progettisti di software (37,7%), poi i programmatori (31,2%), quindi gli ingegneri energetici e meccanici (28,1%), i tecnici della sicurezza sul lavoro (27,7%) ed i tecnici esperti in applicazioni informatiche (27,4%), tutte figure con una elevata specializzazione e competenza. Dopo sei anni di crisi infermieri ed ostetriche, acconciatori e attrezzisti di macchine utensili continuano ad avere un futuro, ma ridimensionato in termini assoluti. Inoltre, se nel 2009 la platea dei “lavoratori introvabili” era costituita prevalentemente da attivita’ artigianali ad elevata abilita’ manuale, oggi, invece, gli “introvabili” sono legati a settori ad alta specializzazione tecnica, in particolare nell’informatica. – “Le cause del disallineamento tra domanda e offerta di lavoro – segnala Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA – sono molteplici. Nonostante il perdurare della crisi, molte aziende continuano a denunciare che nei settori tecnologici ad alta specializzazione le competenze dei candidati sono insufficienti. Sicuramente cio’ e’ vero: spesso la preparazione di molti giovani e’ ben al di sotto delle richieste avanzate dalle imprese. Tuttavia molte aziende scontano ancora adesso metodi di ricerca del personale del tutto inadeguati, basati sui cosiddetti canali informali, come il passaparola o le conoscenze personali che non consentono di effettuare una selezione efficace. Inoltre, non va trascurato nemmeno il fenomeno della disoccupazione d’attesa: nei settori dove e’ richiesta una elevata specializzazione, le condizioni offerte dagli imprenditori, come la stabilita’ del posto di lavoro, la retribuzione e le prospettive di carriera non sempre corrispondono alle aspettative dei candidati. Se questi sono di valore, preferiscono rinunciare, in attesa di proposte piu’ interessanti”. (AGI) .

 

lavoro

Idee. Wikieconomia, una rete contro la crisi

Wikieconomia

Un giorno gli italiani hanno acceso il televisore e con l’alluvione di Olbia hanno scoperto i rischi dell’insostenibilità ambientale. Un altro con il rogo di Prato quelli dell’insostenibilità sociale. L’urgenza dei tempi che stiamo vivendo è tale che ci inchioda a scrivere sempre lo stesso libro. Che ruota attorno a quella leva che Archimede cercava per sollevare il mondo, al tema per il quale voglio essere ricordato con un epitaffio sulla mia lapide dove si dica che ho lavorato e lottato per il «voto col portafoglio».

Ovvero il potere enorme che abbiamo (ma che utilizziamo ancora solo in piccolissima parte) di influenzare il mercato premiando le imprese che sono all’avanguardia nella sostenibilità sociale e ambientale. Potere che dovremmo usare per il nostro bene (con autointeresse lungimirante) per evitare che sul mercato prevalgano scelte ambientali e sociali dissennate che ricadono sui nostri simili e alla fine, come un boomerang, anche su noi stessi.

Viviamo una fase del tutto particolare della vita economica del nostro pianeta. La globalizzazione è un po’ come l’epopea della frontiera nel Far West. Dove prima sono arrivati gli «spiriti animali» che  colonizzarono il nuovo mondo lungo la via del telegrafo.

Solo successivamente nella storia della frontiera americana sono arrivate le regole e le leggi. Così oggi le grandi imprese multinazionali sfruttano al meglio la possibilità di muoversi su scala globale lungo la via della rete delocalizzando la produzione dove conviene di più (e costa meno in termini di lavoro, ambiente e tasse). E colossi finanziari troppo grandi per fallire, troppo complessi per essere regolati, la fanno da padrone in una finanza ipertrofica come «battelli ebbri» di baudelairiana memoria che hanno rotto gli argini e i freni di regolatori deboli o collusi. Dandosi il nome di banca, ma operando in realtà da gigantesche bische dove prevale il trading ad alta frequenza e l’uso di derivati per finalità puramente speculativa.

Nella globalizzazione stiamo dunque vivendo una delicata transizione nella quale le regole e le istituzioni globali non sono arrivate; il sonno dei regolatori produce dei mostri e il conflitto tra imprese globali e regole nazionali genera sviluppo economico ma anche insostenibilità ambientale, livelli di povertà inaccettabili, crisi finanziarie, diseguaglianze imponenti e il gigantesco dilemma di una ricchezza senza nazioni e di nazioni senza ricchezza.

Ma nulla si decide solo sulle nostre teste senza che noi possiamo intervenire per cambiarlo. Abbiamo in tasca le chiavi delle nostre catene e non ce ne siamo ancora accorti. Esiste un paradigma alternativo (copernicano) da sostituire a quello ormai obsoleto che ha fatto il suo tempo (tolemaico) e che non è più in grado di farci progredire dal punto in cui siamo arrivati.

E che è decisamente meno efficiente sia in termini di fertilità economica che di capacità di creare le condizioni per la pienezza e la felicità della nostra vita.

Ognuno nasce con un talento specifico nella vita e la sua fioritura dipende dalla capacità di trovarlo, coltivarlo e valorizzarlo. L’economista è un entomologo o un dottore? Più la seconda dal mio punto di vista, anche se per curare i pazienti la conoscenza scrupolosa e accurata dell’anatomia è fondamentale e quindi il momento dell’osservazione e dello studio del funzionamento dei meccanismi socioeconomici è fondamentale.

E il dottore sociale sa che la sfida più stimolante e appassionante è quella di risolvere i problemi degli ultimi e contribuire al bene comune e alla fioritura e soddisfazione di vita collettiva. In fondo chiedere a un economista perché mai dovrebbe occuparsi di povertà è come domandare a un medico perché si appassiona alla cura di malattie gravi invece di occuparsi solo di eliminare le rughe dal volto di qualche capricciosa star del cinema che non vuole invecchiare. Per un economista/dottore sociale non c’è nulla di meglio che cercare di fare da ponte tra le due sponde spesso troppo lontane degli operatori competenti ma poco sensibili e dei testimoni sensibili ma dotati di scarse competenze. Dare competenze ai sensibili e sensibilità ai competenti è il lavoro prezioso da fare in questa terra di mezzo nella quale lo sforzo della divulgazione assume importanza fondamentale.

La fiducia nel futuro (e non i vari capitali fisici, umani e sociali) è la molla più profonda che ci spinge a intraprendere la faticosa strada di un investimento per creare un’azienda, che ci induce a impegnare il nostro capitale in un’attività produttiva e a creare una famiglia. In questo ambito il compito di un economista civile che vuole alimentare speranza è triplice: indicare l’orizzonte verso cui tendere (additando il «non ancora»), tracciare nuovi sentieri dal punto in cui ci troviamo per evitare il rischio paralizzante che nessuna strada porti ad esso (costruendo il «già»), abitare i luoghi dove il «già» sta prendendo forma vivendo a fianco e interagendo con chi è operativo in una crescita mutualmente stimolante.

Rispetto ai libri scritti in precedenza, quest’ultimo si arricchisce anche di un fattore chiave: il lavoro iniziato qualche anno fa sui social network. È per questo che ho deciso di chiamarlo Wikieconomia. Scrivere un libro è come partecipare a una maratona fatta di tanti scatti separati, uniti poi assieme. E i social network stimolano a esprimerci su durate corte o cortissime (i 140 caratteri di Twitter) che aumentano la nostra capacità di sintesi e rinforzano la nostra abilità a esporre pensieri brucianti in poco spazio. Allo stesso tempo essi (quando vengono usati bene e non diventano solo sfogatoi moltiplicatori di rabbia ed emozioni di breve periodo) sono luoghi nei quali si costruisce dal basso, assieme, sapere collettivo, in scambi che annullano i limiti spazio-temporali tra persone lontanissime che partecipano allo stesso dibattito virtuale.

Un po’ come un gigantesco speaker’s corner globale dove la rete sostituisce Hide Park e tutti possono simultaneamente parlare e ascoltare senza vincoli spazio-temporali.

Il primo problema di cui oggi un economista anche solo liberale dovrebbe occuparsi è come può la maggioranza debole e dispersa contrastare e arginare il potere di lobby concentrate e aggressive. Una novità importante da questo punto di vista è proprio la rete, che offre tecnologie e modalità di aggregazione un tempo impensate, aiutando l’interesse della maggioranza a prendere forma e consapevolezza, a condensarsi e rinforzarsi.

Così come Wikipedia è l’esempio lampante di come la rete ha stimolato l’estrazione di operosità dagli immensi giacimenti di gratuità umana, con una comunità di volontari che ha edificato la piramide di un’enciclopedia online, così la wikieconomia potrebbe essere la grande opera del futuro, la costruzione di un’economia al servizio del bene comune e dell’interesse di tutti.

avvenire.it

Consumatori contro le lucciole nel calcolo Pil

 

 

 “Rimaniamo interdetti di fronte al fatto che l’Eurostat abbia deciso, e che noi eseguiremo, di annoverare attività criminali come la prostituzione, il traffico di stupefacenti e il contrabbando tra le attività che contribuiscono al calcolo del Pil”: è la posizione delle associazioni Federconsumatori e Adusbef. “Una trovata di cattivo gusto – dicono – che eleva le attività illegali in mano, il più delle volte alle mafie, al rango di produttrici di ricchezza nazionale”. “Oltre che dal punto di vista statistico, l’errore appare intollerabile soprattutto dal punto di vista etico”, sottolineano i presidenti delle due associazioni di consumatori, Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti: “Per pura curiosità ci piacerebbe tra l’altro sapere come calcolerebbero il giro di affari di tali attività. In ogni caso, sfruttamento e commercio illegale rimangono sempre attività intollerabili e da condannare, indipendentemente dal loro volume di affari. Non possono magicamente assumere sfumature positive solo se fa comodo annoverarle nella computazione del prodotto interno lordo. Facciamo appello ai parlamentari europei e al Governo italiano affinché si intervenga con determinazione per contrastare ed eliminare questa pessima decisione”.

Sul fronte opposto la posizione del Codacons, che invece “promuove a pieni voti l’inserimento di voci come droga, prostituzione e contrabbando nel calcolo del prodotto interno lordo. Si tratta – sostiene l’associazione – di una misura giusta da tempo richiesta dall’Europa e dalla comunità internazionale. Finalmente grazie a questa novità il dato relativo al Pil sarà pienamente attinente alla realtà dell’economia italiana, e sarà superata quella ritrosia ipocrita di chi finge che voci come droga e prostituzione non esistano nel nostro paese”. Per il presidente del Codacons Carlo Rienzi, “chi critica tale provvedimento ha una concezione dell’Italia da paleolitico antico, e vorrebbe far rimanere indietro il nostro paese rispetto al resto del mondo. Contestare l’ingresso di droga prostituzione e contrabbando nel Pil vuol dire avere una idea bigotta e di estrema destra dell’economia e dei conti economici che, al contrario, oltre tali voci dovrebbero tener conto di tutta la ricchezza prodotta ed evasa al fisco”.

 

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Economia tedesca arretra per la prima volta dal 2012

Berlino

Il Pil tedesco arretra dello 0,2% nel secondo trimestre 2014 rispetto al trimestre precedente. Il dato è peggiore delle attese che indicavano una possibile flessione del -0,1%. La crescita del primo trimestre rispetto all’ultimo del 2013 è stata rivista dal +0,8 al +0,7%. Con il dato del secondo trimestre diffuso oggi dall’istituto di statistica tedesco l’economia in Germania arretra per la prima volta dal 2012.

Borse europee e futures Usa in rosso, a parte Londra (+0,1%), prima del ponte di Ferragosto dopo l’inatteso calo del Pil tedesco. Ne fa le spese soprattutto Milano (Ftse Mib -0,81%), più caute invece Francoforte (-0,26%), Parigi (-0,35%) e Madrid (-0,42%). Segno meno per Rio Tinto (-1,81%), Glencore (-1,4%) Bbva (-1,18%) e Lvmh (-1,13%). Giù Fiat (-1%), bene Renault (+0,9%) e Banco Comercial Portugues (+2,3%). In calo Unicredit (-1,58%), Intesa (-1,2%), Deutsche Bank (-1,15%) e Bnp (-1%).

Milano in rosso (-0,8%) con Pil Germania – Si conferma quasi completamente in rosso Piazza Affari nella prima mezz’ora di scambi, con il Ftse Mib in calo dello 0,8% a 19.380 punti e solo due titoli in territorio positivo: Buzzi (+1,58%) e Moncler (+1,33%). In coda si trovano Telecom (-1,58%), Tod’s (-1,31%), Wdf (-1,28%) e Luxottica (-0,92%), mentre sono poco variate Mps (-0,1%), Banco Popolare (-0,35%), Finmeccanica (-0,45%), Enel (-0,1%) e Autogrill (-0,05%). Caute Fiat (-0,56%) e Bper (-0,34%), giù Unicredit (-1,23%).

Francia, Sapin: atteso +0,5% 2014, allentare vincoli Ue – Il Ministro delle Finanze francese Michel Sapin stima che in Francia la crescita si fermerà nel 2014 ad un +0,5% del Pil, la metà dell’obiettivo precedentemente stimato al +1%. Lo ha detto a Le Monde sollecitando risposte dall’Europa, dal rafforzamento dell’azione della Bce ad un adattamento delle regole di budget alla situazione economica, quindi maggiore flessibilità rispetto ai vincoli che gravano sui conti pubblici.

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Pioggia di soldi in arrivo: sceicchi innamorati della Sicilia

Pioggia di soldi in arrivo: <br /> sceicchi innamorati della Sicilia

Sherazade, Aladino, i quaranta ladroni. Ma adesso non è più tempo delle favole. Qualcosa è cambiato, non si tratta di miraggi nel deserto e di favole. Gli sceicchi si sono innamorati della Sicilia. Centoquarantamilioni per rilanciare la Perla Jonica, e farne un gioiello della catena Hilton. Un progetto imponente – il complesso dovrà diventare il più grande “sistema” convegnistico-alberghiero del Mediterraneo, col nome di Hotel Hilton Capo Mulini – che darà lavoro a 400 dipendenti.

Ma è solo l’ultimo indizio di una lunga serie. Gli emissari più illustri del Qatar hanno incontrato governanti e amministratori locali e accennato accordi per altri importanti investimenti. In Sicilia non si discute soltanto, ma si spende e si investe. Se n’è parlato tanto: la Fiat di Termini Imerese, Mazara del Vallo, il Palermo calcio (fra Zamparini e gli sceicchi,  sia il pallone quanto gli affari, acquisti incrociati nel settore della distribuzione).

Una settimana fa l’ambasciatore italiano in Qatar è stato in Sicilia in vista della imminente apertura a Doha del più grande centro commerciale della Penisola Arabica: programmata la partecipazione dello Sceicco del Qatar, Al Emadi, a Blue Sea Land 2014, l’Expo dei Distretti Agroalimentari del Mediterraneo, Africa e Medioriente allargato che si svolgerà, dal 9 al 12 ottobre, a Palermo, Gibellina, Marsala e Mazara del Vallo. Senza contare l’accordo sottoscritto nelle scorse settimane dall’assessore regionale alle Attività produttive della Sicilia Linda Vancheri tra il Distretto produttivo Meccatronica e lo sceicco El Maidoor, presidente della Society of Engineer degli Emirati Arabi e presidente della Health Society di Dubai, che stabilisce un ponte nel settore tecnologico ma anche quello della salute, in modo particolare tutta la filiera delle biotecnologie, e quello dell’agrindustria.

E poi lo sceicco Al Amadi, che in un recente tour in Sicilia, ha incontrato il presidente della Regione, Rosario Crocetta ed altri rappresentanti delle istituzioni per proporre nel suo grande centro commerciale una presenza delle eccellenze sicilianeLa Sicilia è entrata nel mirino del Qatar, si sono chiusi accordi con imprese siciliane interessate alla esportazione dei loro prodotti in Medio Oriente.

A due miliardi di euro (tra centro storico e porto)  dovrebbero ammontare gli investimenti a Palermo, almeno nelle intenzioni originarie di Zamil al Zamil, sceicco del Bahrain. In questo contesto  la promessa, fatta dal sindaco Orlando, di promuovere la realizzazione di una grande moschea nel capoluogo siciliano. Dietro questa vivacità diplomatica e commerciale degli Emirati – e del Qatar soprattutto – c’è un progetto politico globale: consolidare una rete finanziaria e commerciale che permetta di essere presente nelle vicende politiche mediorientali.

fonte http://www.siciliainformazioni.com/110311/pioggia-soldi-in-arrivo-sceicchi-innamorati-sicilia

Moody’s pessimista sull’Italia Pil scendera’ nel 2014 a -0,1%

(AGI) – Roma, 11 ago. – “I recenti dati sul pil italiano hanno rivelato che l’economia del paese si e’ contratta dello 0,2% nel secondo trimestre di quest’anno rispetto al trimestre precedente. Alla luce di questi nuovi dati, ora prevediamo che l’economia italiana si contrarra’ dello 0,1% nel 2014, contro la precedente previsione di 0,5% di crescita. Tutto cio’ rende la riduzione del deficit e del debito piu’ difficile e comportera’ l’attuazione di misure economiche strutturali politicamente piu’ impegnative”. Lo afferma al quotidiano online Affaritaliani.it Sarah Carlson, vice president-senior credit officer di Moody’s Investors Service.

“Il governo italiano – prosegue la Carlson – ipotizza un deficit del 2,6% rispetto al pil nel 2014 e il suo programma di stabilita’ prevede un disavanzo dell’1,8% nel 2015. Pensiamo che l’Italia manchera’ entrambi questi obiettivi (che attualmente prevedono un deficit 2,7% rispetto al pil in entrambi gli anni, con un significativo rischio di ulteriori revisioni al rialzo), e che l’onere del debito raggiungera’ il picco del 136,4% del pil nel 2014 per poi scendere al 135,8% nell’anno successivo”. “La recessione in Italia – conclude – avra’ effetti negativi sulla politica fiscale e sul clima politico generale, sia a livello nazionale che europeo”. (AGI)

Pil secondo trimestre -0,2% L’Italia è in recessione

L’Italia è in recessione tecnica. Il Pil nel secondo trimestre 2014 risulta ancora negativo, scendendo dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, quando aveva segnato un calo dello 0,1%. Su base annua, invece, scende dello 0,3%. Lo rileva l’Istat nella stima preliminare.

La variazione acquisita del Pil per il 2014 è negativa, pari al -0,3%. Lo rende noto l’Istat, in base alle stime preliminari sul Pil. Si tratta del dato che si otterrebbe in presenza di variazioni congiunturali nulle per i restanti trimestri dell’anno

La produzione industriale a giugno torna a salire, in rialzo dello 0,9% rispetto a maggio, quando era risultata in netto calo. Lo rileva l’Istat. Si tratta dell’aumento mensile più forte da gennaio. Il dato è positivo anche su base annua, in crescita dello 0,4%. L’incremento congiunturale era atteso, ma supera le previsioni di gran parte degli analisti, che si attestavano tra +0,7% e +0,8%. L’Istat parla di “un dato positivo” e “di rimbalzo” a confronto con maggio, che, come “sembrano confermare i dati”, spiega, è stato negativamente influenzato dal ponte di venerdì 2 maggio, innescato dalla festività del primo, seguita dal weekend.

Produzione secondo trimestre -0,4%
Nella media del secondo trimestre la produzione industriale risulta in diminuzione dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, quando aveva segnato un aumento dello 0,1% (dato rivisto al rialzo, era -0,1%). Lo rileva l’Istat. Il dato tendenziale sul secondo trimestre segna, fa sapere sempre l’Istat, una crescita zero. Nella media del primo semestre dell’anno, invece, la produzione industriale risulta in rialzo dello 0,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, stando ai dati corretti per gli effetti di calendario. Guardando all’indice grezzo si evidenzia però un ribasso dello 0,9%.

Produzione per beni consumo a top da un anno
La produzione industriale nel settore dei beni di consumo a giugno registra un rialzo del 2,5% su base mensile. Lo rileva l’Istat. Si tratta del dato migliore da oltre un anno, ovvero da maggio del 2013

ansa 6 agosto 2014 ore 11,19

Confcommercio, consumi al palo L’effetto bonus e’ “invisibile”

Crescita lenta dei consumi a giugno secondo Confcommercio: l’aumento tendenziale e’ stato dello 0,4%, corrispondente a un +0,1% rispetto al mese di maggio.
Secondo l’associazione dei commercianti l’effetto bonus “e’ quasi invisibile”.
“E’ troppo poco rispetto alle attese – aggiunge Confcommercio – sono segnali positivi ma straordinariamente deboli e insufficienti per affermare che la domanda delle famiglie sia giunta ad un incoraggiante punto di svolta”.
Secondo Confcommercio, “allo stato attuale si conferma il permanere di un quadro economico privo di una precisa direzione di marcia, situazione che dopo un lungo ed eccezionale periodo recessivo non puo’ non preoccupare molto”.
Secondo l’indicatore consumi di Confcommercio per il mese di giugno, “la cautela nell’interpretare i dati deriva anche dal peggioramento registrato a luglio proprio dal clima di fiducia delle famiglie, il secondo consecutivo, sintomo del permanere di uno stato di disagio caratterizzato dalla dominanza dell’incertezza per il futuro rispetto agli effetti reali di un maggior reddito disponibile”. Nel dettaglio l’indicatore dei consumi di Confcommercio registra una crescita dell’1% della domanda di servizi, mentre la spesa per i beni ha registrato una variazione nulla rimanendo sugli stessi livelli dell’anno scorso. A giugno, variazioni positive rispetto a giugno del 2013 si rilevano per la spesa reale in beni e servizi per le comunicazioni (+3,8%) grazie soprattutto all’acquisto di beni, per i beni e servizi ricreativi (+1,3%) e per gli alberghi, pasti e consumazioni fuori casa (+1,1%) settore su cui influisce l’incremento della spesa per gli alberghi. Secondo Confcommercio invece una crescita piu’ contenuta si e’ registrata per i beni e servizi per la persona (+0,8%) e per gli alimentari, bevande e tabacchi (+0,5%). Una riduzione particolarmente significativa, infine, ha interessato i beni e servizi per la mobilita’ (-1,1%). Riduzione dei consumi si sono registrate anche per l’abbigliamento e le calzature (-1,1%) e per i beni e servizi per la casa (-0,8%).
(AGI) .

«In Italia sanatorie, scudi, condoni, sono pane quotidiano. Siamo un paese a forte matrice cattolica, abituato a fare peccato e ad avere l’assoluzione»

«In Italia sanatorie, scudi, condoni, sono pane quotidiano. Siamo un paese a forte matrice cattolica, abituato a fare peccato e ad avere l’assoluzione», ha detto il direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, intervenendo a un convegno organizzato a Roma da Conf commercio.

Chi evade si aspetta l’assoluzione
Difficile tagliare i fili e ricostruire il rapporto con il fisco in una forma nuova. «Siamo un paese – ha sottolineato Rossella Orlandi – dove chi evade poi si aspetta l’assoluzione. La matrice cattolica di questo paese poi spinge chi evade a credere che poi arriverà uno scudo o un condono». Il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha sottolineato che «se il cittadino che evade è convinto che la sanzione non arriverà difficilmente si abituerà a rispettare le leggi».

Le frodi sono la nostra priorità
Le frodi, ha detto Orlandi, hanno raggiunto una «diffusione incredibile» e «il contrasto forte alle frodi» è una delle priorità su cui si muoverà l’Agenzia delle entrate, sottolineando che nella lotta all’evasione non sarà comunque abbandonata nessuna attività. Da un lato l’Agenzia continuerà il percorso di «dialogo, confronto e semplificazione» fiscale per i cittadini, dall’altro si concentrerà sul «contrasto dell’evasione fiscale che ha dimensioni preoccupanti e ha tre controeffetti negativi: inquina il mercato, facendo fuori le aziende sane, impedisce una distribuzione equa delle risorse, perché la tassazione pesa sulla parte onesta, ed è strettamente connessa alla corruzione, perché senza fondi neri, che si creano con l’evasione, la corruzione non sarebbe possibile».

Per le imprese virtuose rimborsi Iva più veloci
Su controlli e rimborsi si terrà conto dei «comportamenti delle imprese», ha detto il direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi. Le imprese «virtuose», che hanno sempre pagato, ha spiegato la Orlandi, «avranno rimborsi in tempi brevi», mentre per quelle «con precedenti di frodi ci saranno controlli più ampi».

Ho perso un pomeriggio per capire l’Imu di casa mia
C’è la necessità di semplificare l’approccio al fisco da parte dei cittadini. «Io che sono una esperta di fisco – ha raccontato Orlando – ho perso un pomeriggio per cercare di capire che cavolo dovevo fare con l’Imu di casa mia». Per il neo direttore dell’Agenzia delle Entrate c’è la necessità di semplificare l’approccio al fisco da parte dei cittadini: «è necessario facilitare l’approccio, la semplificazione è una delle nostre priorità». E ha definito una rivoluzione nel rapporto del fisco con i cittadini la dichiarazione precompilata.

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