Dibattito preti sposati

pubblichiamo il testo di un intervento di Milena Privitera tratto dal sito blogtaormina.it (ndr)

Le “donne dei preti” sono un piccolo esercito di donne che devono vivere nascoste, che devono vivere il loro amore sottobanco, che devono confrontarsi quotidianamente con Dio in persona. Ventisei di loro, mesi fa, hanno rotto il silenzio e hanno scritto a papa Francesco una lettera accorata.

«Come tu ben sai – si legge nella missiva – sono state usate tantissime parole da chi si pone a favore del celibato opzionale, ma forse ben poco si conosce della devastante sofferenza a cui è soggetta una donna che vive con un prete la forte esperienza dell’innamoramento. Vogliamo, con umiltà, porre ai tuoi piedi la nostra sofferenza affinché qualcosa possa cambiare non solo per noi, ma per il bene di tutta la Chiesa».  «Noi amiamo questi uomini, loro amano noi – scrivono le 26 donne – e il più delle volte non si riesce pur con tutta la volontà possibile, a recidere un legame così solido e bello, che porta con sé purtroppo tutto il dolore del “non pienamente vissuto”. Una continua altalena di “tira e molla” che dilaniano l’anima. Quando, straziati da tanto dolore, si decide per un allontanamento definitivo, le conseguenze non sono meno devastanti e spesso resta una cicatrice a vita per entrambi. Le alternative sono l’abbandono del sacerdozio o la persistenza a vita di una relazione segreta».  «Nel primo caso la forte situazione con cui la coppia deve scontrarsi è vissuta con grandissima sofferenza da parte di entrambi: anche noi donne desideriamo che la vocazione sacerdotale dei nostri compagni possa essere vissuta pienamente, che possano restare al servizio della comunità, a svolgere la missione che per tanti anni hanno svolto con passione e dedizione, rinvigoriti adesso ancor di più dalla forza vitale dell’amore che hanno scoperto insieme a noi, che vogliamo sostenerli e affiancarli nel loro mandato».  «Nel secondo caso, ovvero nel mantenimento di una relazione segreta – si legge ancora nella lettera – si prospetta una vita nel continuo nascondimento, con la frustrazione di un amore non completo che non può sperare in un figlio, che non può esistere alla luce del sole. Può sembrare una situazione ipocrita, restare celibi avendo una donna accanto nel silenzio, ma purtroppo non di rado ci si vede costretti a questa dolorosa scelta per l’impossibilità di recidere un amore così forte che si è radicato comunque nel Signore».

Le 26 donne concludono la lettera chiedendo al Papa di essere da lui convocate per raccontare le loro storie e aiutare la Chiesa verso una possibile strada da intraprendere con prudenza e giudizio. La lettera a distanza di mesi non ha ancora ottenuto risultati. Papa Bergoglio non si è espresso in favore della cancellazione della tradizione latina del celibato anzi nel dialogo interreligioso con il rabbino Abraham Skorka ha detto: «È un tema che è discusso nel cattolicesimo occidentale, su sollecitazione di alcune organizzazioni. Per ora si tiene ferma la disciplina del celibato. C’è chi dice, con un certo pragmatismo, che stiamo perdendo manodopera. Se, per ipotesi, il cattolicesimo occidentale dovesse rivedere il tema del celibato, credo che lo farebbe per ragioni culturali (come in Oriente), non tanto come opzione universale». Nel frattempo i sacerdoti che abbandonano il sacerdozio per amore di una donna aumentano così come “le calunnie” nei bei borghi italiani sui loro preti concubini. In effetti, la Bibbia non parla di celibato dei sacerdoti e fino al Concilio di Trento era piuttosto comune che i sacerdoti e le alte cariche della Chiesa avessero moglie e figli.

La norma del celibato per tutti gli ecclesiastici è stata messa in atto solo dopo il Concilio. Norma mai presa in considerazione tra gli anglicani, i luterani, i protestanti che scelgono liberamente se sposarsi o rimanere celibi. D’altronde Pietro il fondatore della Chiesa, come gli altri Apostoli scelti da Gesù non erano mica celibi anzi, dalla tradizione, pare che solo Giovanni lo fosse.presbitero.uxorato

Donna e Cristianesimo? Gran tema purché il filosofo non scriva coi piedi

donna«Donna e Cristianesimo: ai piedi dell’uomo»: titolo di Micromega per Carlo Augusto Viano, «filosofo». In tema su «Donne e Politica» (1978, n. 3), rivista dell’Udi ai tempi di Berlinguer, trattai ampiamente su «Donna e Messaggio Cristiano»: tutt’altra tesi! Ora infatti Viano offre pagine sbalorditive per superficiale frettolosità, una vibrante enciclopedia dell’anti per partito preso: dalla prima all’ultima riga. Già nel 1996 un suo “pamphlet” dal titolo «Laici in ginocchio» accusava «la debolezza del mondo laico davanti all’aggressività del tradizionalismo cattolico» (Cfr. Catalogo dei viventi, Marsilio, 2008, p. 1758). Qui insiste e raddoppia: unico registro ostile e sospetto esteso fino a Francesco, per Viano uno che promette e non mantiene. Del resto in tema proprio non potrebbe, giacché sintesi perfetta sarebbe la seconda parte del titolo: «…ai piedi dell’uomo». E conclusione esplicita. Così da sempre e per sempre nel Cristianesimo e nella Chiesa: «donne libere nell’accettazione del loro posto accanto, un po’ sotto, agli uomini, come Maria accoccolata ai piedi di Gesù nella casa di Lazzaro». Vorresti ragionare, ma devi chiudere: nel complesso un saggio scritto – sì! – proprio coi «piedi»!

a cura di Gianni Gennari – avvenire.it

Donne e famiglie: tra sorrisi, lacrime e abbracci forti e veri

«La battaglia per il sorriso delle donne di Istanbul» (Repubblica, 31/7, p. 19): in Turchia il candidato alla presidenza «ha chiesto alle donne di non ridere forte in pubblico per proteggere i valori morali». Lunga la battaglia delle donne in certi Paesi, per tante ragioni!
Ieri però non ridi neppure quando sul Fatto (p. 18: «Così lo Stato “tutela” la famiglia») e su Libero (pp. 2 e 3: «Vedova con 5 figli. Per il fisco non è una famiglia») leggi della vicenda insieme tragica ed eroica di Monica Cornara, vedova, 5 figli, vessata dalle leggi fiscali. Avvenire ha parlato in passato (5/6/2013, p. 11) della sua “avventura” allora già esemplare, ma così ancora una volta ti rendi conto che anche da noi si realizzano certe crudeltà in astratto impossibili, e persino col timbro esplicito dell’ufficialità. Altro che sorridere! Lei, Monica, non piange: al dolore abbondante del passato «da credente (ha) dato un senso» e continua a spendersi per gli altri: vorresti abbracciarla, e per caso (Resto del Carlino, 3/8, p. 21) leggi che sabato Papa Francesco ha dato un «abbraccio forte e vero» a uno studente presente alla sua Messa. Vale, a nome di tutti, anche per Monica e famiglia!

a cura di Gianni Gennari – avvenire

altramoda

La chiesa copta vieta trucco e pantaloni alle donne

Vietato indossare i pantaloni o truccarsi se si vuole entrare in chiesa. È questo il divieto imposto alle donne in Egitto dall’arcivescovo copto dei governatorati di Damietta e Kafr el-Sheikh nel nord del Paese. Immediata è stata la reazione delle fedeli, che si sono riunite per una manifestazione di protesta davanti alla cattedrale di Abbasiya al Cairo dove il Papa copto Tawadros II stava celebrando una funzione.

É proprio a lui, perché intervenga a porre fine a questo divieto, che si sono rivolte le donne. Il sito di al-Ahram online, intanto, ricostruisce la disposizione dell’arcivescovo dei governatorati di Damietta e Kafr el-Sheikh, che il mese scorso ha ordinato a «tutte le signore e ragazze di età superiore agli undici anni di evitare di indossare pantaloni, camicette o di essere truccate durante il sacramento della Sacra comunione nella Divina liturgia. Devono indossare abiti modesti». Il religioso non è nuovo a questi provvedimenti e già nel 2012, ricorda il sito di notizie, aveva invitato le donne cristiane a vestirsi con modestia. «Alcune donne cristiane non saranno d’accordo con me, ma la Vergine Maria, Santa Demiana e le suore indossano abiti modesti», disse allora.

Preti e matrimonio

Queste sono le mie giornate: finalmente maggio, pollini e fiori e tutte le zicarole in giro! Ho sentito così che 26 donne hanno scritto al Papa dichiarandosi legate sentimentalmente ad altrettanti preti con un rapporto stabile ed importante.

Delle mogli clandestine, insomma. Chissà, forse hanno anche dei figli… e come faranno?

Alla sera il loro compagno sgattaiola fuori della canonica in abiti improbabili e le raggiunge nella loro casetta… E i vicini penseranno che il marito della signora sia un commesso viaggiatore che sta fuori tutto il giorno e quando torna è stanco, perciò non lo si vede in giro… perché, capite, un prete è uomo pubblico, conosciuto da molti, quindi facilmente riconoscibile.

Una vita d’inferno. Infatti le signore scrivono di soffrire molto per la clandestinità della vita e la negazione della loro importante esperienza di innamoramento e d’amore. Ma una volta ho sentito pure un prete, uno che non aveva osato fare il passo di addio al celibato, che piangeva dicendo: “se lei fosse la mia amante, so che la mia chiesa non direbbe niente, ma sono io che non voglio farle questo”. Un conflitto tremendo, una sofferenza profonda. Come se fosse tirato fra due donne, la chiesa madre e l’altra. E come se lui fosse impossibilitato a spostare l’affetto dal primo oggetto come, maturamente, dovrebbero fare quelli che si sposano, lasciando l’immagine del genitore ed essere liberi.

Penso che il celibato, pur con tutte le mistificazioni di cui sentiamo dire, sia mantenuto dalla chiesa per garantire la dipendenza dei suoi ministri. Non perché il sacerdote con una sua famiglia sarebbe distolto dall’impegno del suo ufficio, come scriveva Giovanni Paolo Ii. Di preti distolti ancorché celibi se ne sono visti!

Ma se si mantiene la dipendenza dalle immagini infantili si è asserviti per sempre.

in http://www.weband.it

preti_e_matrimonio

Postfemminismo: la donna e Dio hanno davvero un loro bel «segreto»

donnaIeri su Repubblica pp. 38-39: «Postfemminismo. Quello che le donne chiedono ancora». Tra passato, presente e futuro voci di donne sul loro rapporto con sé e con gli uomini, echi di millenni e controversie recenti negli articoli di Simonetta Fiori, Michela Murgia e Lucetta Scaraffia: tante cose anche problematiche e pessimiste come «Per gli errori del passato scomparirà la maternità», titolo che esaspera il pensiero dell’autrice. Leggi e pensi a tanta vita del mondo e della Chiesa in negativo e in positivo, e anche della tua vita. Stupisce però una citazione di Luisa Muraro, filosofa, «fondatrice del pensiero della differenza»: «La donna e Dio hanno un segreto del quale Adamo raffigurato dormiente non verrà mai a capo». È vero: Adamo (Gen. 1, 21) mentre Dio crea Eva (radice della vita) dorme, ma il sonno è lo spazio dei sogni. Un pensiero che pare nuovo e, invece, è antichissimo: Adamo dormendo sogna, e appena sveglio esulta, riconoscendo il suo sogno avverato: «Questa è veramente osso delle mie ossa, carne della mia carne!». Con quel che segue, in cui la volontà di Dio esalta questa realtà: non più buona come tutto il resto del creato, ma finalmente «molto buona»! È proprio vero: la donna e Dio hanno un bel segreto…

di Gianni Gennari – avvenire.it

 

Preti sposati passare dalle parole ai fatti, senza di loro non c’è riforma nella Chiesa, appello a Papa Francesco

Credo sia giunta l’ora di passare dalle parole ai fatti, dalle dichiarazioni propagandistiche al cambiamento normativo. È ora di dare scacco matto al celibato obbligatorio e dichiarare il celibato opzionale. Altrimenti, quanti sono scettici rispetto all’intenzione di Francesco di riformare la Chiesa avranno un argomento in più per continuare ad esserlo.

Conviene ricordare che nel cristianesimo, almeno nel cristianesimo di Gesù di Nazareth, l’incompatibilità non è fra amore di Dio e sessualità, fra amore divino e amore umano. In assoluto. L’opposizione è fra l’amore verso Dio e l’amore verso il denaro, in accordo con la massima evangelica «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza» (Mt 6,24). Se si ama il denaro, Dio è di troppo.

Bisognerebbe leggere Eduardo Galeano [giornalista, scrittore e saggista uruguayano] per de-demonizzare il corpo, perderne la paura e riconoscerlo nella sua vera dimensione piacevole e festiva: «La Chiesa dice: il corpo è una colpa. La scienza dice: il corpo è una macchina. La pubblicità dice: il corpo è un affare. Il corpo dice: io sono una festa». È una riflessione in più per opporsi a norme che impongono comportamenti repressivi che rendono (più) infelici le persone.

Le tesi sono state pubblicate in adista (segni Nuovi n 28 del 26 Luglio 2014)

tratte da informazione.it

media.preti.sposati

Violenza domestica, ogni giorno in Europa uccise 12 donne

Milano (TMNews) – Ogni giorno 12 donne muoiono uccise a causa di violenze domestiche nei 47 Paesi del Consiglio d’Europa e nei 28 dell’Unione europea. Una strage silenziosa e vicina che emerge drammaticamente dal rapporto diffuso dal Consiglio d’Europa.Dati che raccontano di una violenza diffusa e che colpisce moltissime donne in modi diversi: il 45% ha subito molestie sessuali, una su cinque violenza fisica e il 18% è stato vittima di stalking. Solo in Italia nel 2013 134 donne sono state uccise dal proprio partner, in media una ogni 65 ore.Non solo, l’Italia scarseggia anche nel supporto alle vittime di violenza: in particolare secondo il Consiglio d’Europa soffre di una mancanza cronica di posti letto nei rifugi per donne maltrattate.

abusi