‘SILVIA ROMANO È VIVA’, TAGLIA SULLA TESTA DEI TRE RAPITORI

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LA POLIZIA KENIANA: ‘LA VOLONTARIA ITALIANA È NELLA FORESTA’ La polizia del Kenya non ha dubbi: Silvia Romano, la giovane volontaria italiana rapita nei giorni scorsi nel paese africano, è viva. ‘Si trova nella foresta, in mano a tre degli assalitori. Gli altri cinque sono scappati. Di lei abbiamo la localizzazione e le impronte’, dice a Repubblica Noah Mwivanda, comandante regionale della polizia. Offerta una ricompensa a chiunque fornirà informazioni che portino all’arresto dei tre.

DA’ FUOCO A CASA MOGLIE PER VENDETTA, MA MUORE FIGLIO 11ENNE

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MADRE SPARISCE CON FIGLIA NEONATA AFFIDATA AI SERVIZI SOCIALI Nel Mantovano un 52enne ha dato fuoco alla casa dove viveva la moglie che voleva lasciarlo, facendo morire però soffocato dal fumo il loro figlio di 11 anni: l’uomo è stato arrestato. A Firenze una 30enne di origine romena è sparita portando via dall’ospedale la figlia di due mesi che era stata affidata ai servizi sociali.

Don Contin a Pomeriggio5 nuove rivelazioni: jaguar viaggi in Croazia e vita da nababbo

Nella trasmissione televisiva di Barbara D’Urso emergono nuovi particolari sulla vicenda di don Contin.

Il prelato era solito spostarsi a bordo di una jaguar una vettura che può costare da 42000 a 100000 euro, con quell’auto raggiungeva luoghi per scambisti e un agriturismo a Grisignano dove si tenevano giochi erotici di gruppo.

La donna che lo ha denunciato ha detto che con lui aveva visitato vari resort esclusivi spingendosi fino in Croazia

 

Indagato vescovo Sanremo, malversazione

Anche il vescovo di Sanremo – Ventimiglia Antonio Suetta risulterebbe indagato nell’indagine avviata dalla Guardia di finanza di Savona sulle cooperative sociali guidate dalla coop ‘Il Cammino’ per un finanziamento da 2 milioni di euro erogato dal Mibact per il restauro di palazzo Curlo-Spinola di Taggia (Imperia). Antonio Suetta ha ribadito “l’assoluta trasparenza e correttezza del proprio comportamento e la piena disponibilità a darne ampia prova. Consapevole di non aver compiuto alcun illecito”, il vescovo ha sottolineato “la propria estraneità alle accuse e la fiducia nell’operato della magistratura”

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Morire di parto, ispezioni negli ospedali

Dopo le tragedie, arrivano gli ispettori del Ministero della Salute. Una notizia inevitabile e attesa, visto il ripetersi nel giro di pochi giorni di morti in alcuni reparti di ginecologia e ostetricia del Nord Italia, dapprima a Torino, poi a Bassano del Grappa e San Bonifacio-Verona (ma di altri drammi analoghi è affiorata la notizia). Ultimo in ordine di tempo l’episodio di Brescia, dove agli Spedali Civili è morta Giovanna Lazzari, 30 anni, commessa in un negozio di abbigliamento, incinta di otto mesi, alla terza gravidanza.

La donna si era presentata al pronto soccorso mercoledì sera con febbre alta e gastroenterite, ma dopo una notte in osservazione il quadro era peggiorato tanto da indurre i medici a decidere un cesareo d’urgenza che però aveva certificato solo la morte della bambina nel grembo materno. A quel punto anche la situazione della mamma era precipitata, con la morte sopraggiunta alle 13. Giovanna lascia il marito Roberto e i due figli, di quattro anni e un anno e mezzo.

La Procura ha aperto un’indagine disponendo l’autopsia sui corpi della donna e della piccola. La direzione degli Spedali Civili ha fatto sapere che «la paziente è stata gestita nel miglior modo possibile, i medici hanno fatto tutto quello che poteva essere fatto. Nei prossimi giorni faremo una valutazione attenta di tutti i passaggi effettuati, dall’arrivo al pronto soccorso della paziente fino alle gravissime complicazioni che hanno portato al decesso».

Una verifica imposta anche dall’arrivo dell’ispezione ministeriale disposta – qui come negli altri ospedali teatro di altre morti improvvise e inspiegabili di madri e di figli – dal ministro della Salute. «La task force composta dai Dirigenti del Ministero e dell’Agenas, dai Carabinieri del Nas, dal rappresentante delle Regioni – si legge in una nota del Ministero – dovrà accertare se a determinare i decessi abbiano contribuito difetti organizzativi e se siano state rispettate tutte le procedure previste a garanzia della qualità e sicurezza delle cure. I risultati delle ispezioni verranno resi noti nei prossimi giorni e, indipendentemente da eventuali responsabilità dirette, saranno oggetto di approfondimenti e di ulteriori iniziative da parte del ministro».

Beatrice Lorenzin segue con grande attenzione il succedersi di drammi della maternità, e adesso vuole vederci chiaro. Con la documentazione completa che sarà raccolta dagli ispettori (cartella clinica, turni di lavoro del personale, logistica) il ministro vuole capire come sia possibile che nel giro di pochi giorni in alcuni dei centri ospedalieri più attrezzati del Paese ai vertici della sicurezza in gravidanza e alla nascita abbia potuto verificarsi un’impressionante sequenza di tragedie.

Si vuole capire, tanto per cominciare, se un ruolo possano averlo giocato le ferie per le festività di queste settimane, sia tra i sanitari degli ospedali sia tra i ginecologi che seguono direttamente le donne in attesa, o se vi sia stata una sottovalutazione di caratteristiche significative (come l’eventuale obesità) delle donne coinvolte. Un’istantanea che nel caso del Sant’Anna di Torino, ad esempio, ha già permesso di chiarire che si è trattato di una patologia rara quanto letale e non di un episodio di malasanità.

Sullo sfondo, c’è però anche la volontà del ministro di rivedere le linee guida ginecologiche che guidano l’operatività nei reparti di ginecologia e ostetricia, ormai troppo datate per poter essere efficaci in una situazione profondamente mutata, con la prima gravidanza che arriva sempre più tardi. Per ottenere questo risultato è però necessario il lavoro congiunto di Ministero, società scientifiche e Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari), che Beatrice Lorenzin intende coordinare al più presto.

Il deciso intervento ministeriale si inserisce nel confronto in corso da tempo in vista della ipotizzata riduzione dei punti nascita nel nostro Paese, con la chiusura più volte annunciata di quelli che non arrivano alla soglia di 500 parti ogni anno. A favore di questa ipotesi c’è un ovvio argomento di risparmi su strutture e personale, al quale i critici (e le comunità interessate, di solito quelle più geograficamente periferiche) oppongono anzitutto ragioni di sicurezza: come può garantire l’integrità di madri e figli una rete di ospedali ridotta ai soli grandi centri, non sempre agevolmente raggiungibili?

Ma a sconsigliare la chiusura indiscriminata dei punti nascita “minori” c’è anche la necessità di assicurare proprio quel presidio territoriale che sinora ha garantito all’Italia di occupare il vertice delle classifiche mondiali di sicurezza (terzo posto per il minor numero di neonati morti, addirittura il primo per i dati sulle mamme decedute al parto). Le notizie di questi giorni inducono a una riflessione molto attenta, proprio mentre il nostro Paese registra una nuova contrazione delle nascite complessive (502.596 nel 2014, 12 in meno dell’anno precedente).

In questo quadro suonano ancora più significative le parole con le quali il presidente della Repubblica ha voluto chiudere il suo messaggio di fine anno agli italiani: «Un augurio speciale – aveva detto Mattarella – a tutti i bambini nati nel 2015: hanno portato gioia nelle loro famiglie e recano speranza per il futuro della nostra Italia».

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Avvenire

Burundi, sono tre le suore missionarie italiane uccise

Tre missionarie saveriane italiane – e non due come inizialmente appreso – sono state uccise nelle scorse ore nel loro convento, nella località di Kamenge, in quello che appare essere stato un tentativo di rapina, forse di un balordo, finito nel sangue.

Sono morte in Burundi, nel cuore di quell’Africa a cui avevano dedicato la vita da missionarie per aiutare gli ultimi nel nome del Vangelo. Tre missionarie saveriane italiane – e non due come inizialmente appreso – sono state uccise nelle scorse ore nel loro convento, nella località di Kamenge, in quello che appare essere stato un tentativo di rapina, forse di un balordo, finito nel sangue. Sono suor Luci Pulici, suor Olga Raschietti e suor Bernardetta Boggian. A riferirlo alla agenzia missionaria Misna – come si legge sul suo sito Internet – è padre Mario Pulcini, superiore dei missionari saveriani in Burundi che definisce la morte delle tre religiose “un episodio del tutto inaspettato, un enorme dolore…”. Le prime due suore Olga Raschietti e Lucia Pulici – si legge ancora – sono state ritrovate ieri nel pomeriggio, la terza, la scorsa notte.

A diffondere per prima la notizia é stata la Diocesi di Parma, Diocesi di appartenenza delle religiose, attraverso il suo sito internet. “Ancora oscure”, si legge sul sito, le circostanze esatte e la dinamica dell’accaduto. Anche se, in base alle prime informazioni raccolte dalle fonti ecclesiastiche, “sembra che il duplice omicidio sia il tragico esito di una rapina da parte di una persona squilibrata”.

Suor Luci Pulici e  suor Olga Raschietti sarebbero state sgozzate, ha detto un alto funzionario della polizia locale che ha voluto conservare l’anonimato. Il sindaco di Kamenge, Damien Baseka, la località dove si trova il convento delle saveriane, ha da parte sua dichiarato che le due suore sono state uccise “selvaggiamente”.

Immediata poi la conferma della Farnesina, accompagna da un messaggio di cordoglio del ministro Federica Mogherini, futuro alto rappresentante dell’Ue per la politica estera. Mentre il vescovo di Parma, monsignor Enrico Solmi, ha affiancato alle condoglianze un invito alla preghiera. “A nome di tutta la Chiesa di Parma – si legge ancora sul sito ufficiale della Diocesi della città emiliana – il vescovo Enrico Solmi ha espresso la vicinanza e il cordoglio alla Congregazione delle Missionarie Saveriane e ai familiari delle due sorelle affidandole, nella preghiera, al Signore della Vita”.

Invitando “i cristiani di Parma alla preghiera”, monsignor Solmi ha poi rivolto agli uomini e alle donne di buona volontà un appello “al raccoglimento e all’omaggio verso persone umili, forti, che erano votate al bene di tutti”. Quanto alla Farnesina, il ministro Mogherini, in una nota diffusa in nottata, ha sottolineato che “l’uccisione di suor Lucia Pulici e suor Olga Raschietti nel loro convento di Kamenge è un grande dolore”. “A nome mio e del governo – ha aggiunto – vorrei porgere le più sentite condoglianze alle famiglie e all’ordine delle Missionarie di Maria Saveriane”. “Ancora una volta – ha osservato il ministro degli Esteri italiano – assistiamo al sacrificio di chi, con dedizione totale, ha passato la propria vita ad alleviare le troppe sofferenze che ancora esistono nel continente africano”. Un sacrificio sul quale il governo s’impegna ora a chiedere chiarezza da parte del Burundi: paese al centro di molti dei conflitti che negli ultimi decenni hanno insanguinato in particolare la regione dell’Africa dei grandi laghi, a cominciare dal vicino Ruanda. “Attendiamo ora che le autorità del Burundi chiariscano quanto accaduto”, ha scritto ancora Federica Mogherini, concludendo: “Ci adopereremo per riportare in Italia quanto prima le salme delle due religiose”.

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L’annuncio choc del prete: “Lascio”

San Benedetto (Bologna), 26 agosto 2014 – Una decisione difficile, maturata dopo una lunga riflessione e annunciata pubblicamente ai fedeli al termine della consueta messa domenicale. Don Flavio Masotti, 37anni, parroco delle chiese di Pian del Voglio, Montefredente, Sant’Andrea e Qualto, nel comune di San Benedetto Val di Sambro, ha lasciato per sempre l’abito sacerdotale. E’ stata una vera e propria notizia choc che ha sconvolto un’intera comunità. Da tempo in paese serpeggiavano delle voci sulla questione, alle quali nessuno però aveva mai voluto credere. E invece domenica è giunta l’inaspettata doccia fredda.

Durante le funzioni celebrate nelle quattro parrocchie gremite, tra applausi e momenti di commozione, don Flavio, amato e stimato da tutti i parrocchiani per la sua grande serietà e disponibilità, ha annunciato quello che nessuno si aspettava. Lascia la sua gente, la sua chiesa e soprattutto lascia la tonaca dopo quattro anni di vicariato nella zona Setta, Savena e Sambro.

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Cl Papa Francesco non deve aver dimenticato proprio nulla

«NON PERDERE il contatto con la realtà», perché, «in presenza di una cultura dominante, che mette al primo posto l’apparenza, ciò che è superficiale e provvisorio, la sfida è scegliere e amare la realtà»; «tenere sempre lo sguardo fisso sull’essenziale. I problemi più gravi, infatti, sorgono quando il messaggio cristiano viene identificato con aspetti secondari che non esprimono il cuore dell’annuncio». Sono i due richiami che Papa Francescoindirizza, in un messaggio di saluto, ai partecipanti al Meeting di Comunione e liberazione, al via da oggi a Rimini. Anche quest’anno, come per la passata edizione, a dispetto di quanto fatto in alcune circostanze dal suo predecessore, Bergoglio non ha scritto personalmente il testo, ma ha voluto che a firmarlo fosse il segretario di Stato.

RINGRAZIATI gli organizzatori per aver scelto come tema del Meeting Verso le periferie del mondo e dell’esistenza, titolo evocativo del cuore pulsante dell’Evangelii gaudium, e, più in generale, dell’intero pontificato di Francesco, il Papa pone ancora una volta l’accento sulla Chiesa ‘in uscita’, «l’unica possibile secondo il Vangelo». Il suo è un rinnovato sprono a «decentrarsi» in perfetto stile gesuitico, ad «andare verso le periferie» senza paura. Questo anche e sorprattutto in un tempo come il nostro  in cui gli uomini e le donne «corrono il grande rischio di vivere una tristezza individualista»  e in cui «prevalgono stili di vita che inducono a porre la propria speranza in sicurezze economiche, nel potere o nel successo puramente terreno». «Anche i cristiani corrono questo rischio», puntualizza Bergoglio, con un pizzico di amarezza.

PER IL PAPA permane l’esigenza di collaborare, «anche con il Meeting per l’amicizia tra i popoli», a quel ritorno all’essenziale che è il Vangelo di Gesù Cristo. Quella Buona novella che i cristiani hanno il dovere di annunciare «senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile». Il tutto con la ferma convinzione che – è la sottolineatura di Francesco rivolta a chi come il popolo del Gius è stato a lungo accusato di propaganda – «la Chiesa non cresce per proselitismo, ma ‘per attrazione’».

DALLA BUFERA sulle vacanze di lusso di Roberto Formigoni, per quasi trent’anni braccio politico di Cl, passando per l’inchiesta della Procura di Rimini sulla Fondazione, che organizza il Meeting, per truffa aggravata ai danni della Regione Emilia Romagna, fino alla condanna canonica a una vita di preghiera e riservatezza per don Mauro Inzoli, ‘il prete in Mercedes’, storico presidente del Banco Alimentare, coinvolto in una storiaccia di abusi su minori, negli ultimi anni non sono mancati gli scandali riguardanti protagonisti della scena ciellina. Francesco non deve aver dimenticato proprio nulla. I suoi richiami all’essenzialità, al rifiuto dell’apparenza tutto sembrano tranne che casuali.

Giovanni Panettiere – quotidiano.net

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“Ha una relazione con una donna”: sostituito il parroco di Taormina

TAORMINA. L’arcivescovo di Messina Calogero La Piana ha deciso di sostituire il parroco di Taormina, Salvatore Sinitò che, secondo quanto riportato in alcune lettere indirizzate alla Curia, avrebbe una relazione con una donna.

Il parroco, che sarebbe coinvolto anche in alcune attività imprenditoriali, ha smentito la presunta relazione parlando di «falsità» e nei giorni scorsi i fedeli hanno organizzato una fiaccolata per difenderlo dalle accuse. Ma l’arcivescovo è stato irremovibile e il nuovo parroco si insedierà a settembre.

Giornale di Sicilia

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Don Salvatore Sinitò