‘SILVIA ROMANO È VIVA’, TAGLIA SULLA TESTA DEI TRE RAPITORI

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LA POLIZIA KENIANA: ‘LA VOLONTARIA ITALIANA È NELLA FORESTA’ La polizia del Kenya non ha dubbi: Silvia Romano, la giovane volontaria italiana rapita nei giorni scorsi nel paese africano, è viva. ‘Si trova nella foresta, in mano a tre degli assalitori. Gli altri cinque sono scappati. Di lei abbiamo la localizzazione e le impronte’, dice a Repubblica Noah Mwivanda, comandante regionale della polizia. Offerta una ricompensa a chiunque fornirà informazioni che portino all’arresto dei tre.

DA’ FUOCO A CASA MOGLIE PER VENDETTA, MA MUORE FIGLIO 11ENNE

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MADRE SPARISCE CON FIGLIA NEONATA AFFIDATA AI SERVIZI SOCIALI Nel Mantovano un 52enne ha dato fuoco alla casa dove viveva la moglie che voleva lasciarlo, facendo morire però soffocato dal fumo il loro figlio di 11 anni: l’uomo è stato arrestato. A Firenze una 30enne di origine romena è sparita portando via dall’ospedale la figlia di due mesi che era stata affidata ai servizi sociali.

Don Contin a Pomeriggio5 nuove rivelazioni: jaguar viaggi in Croazia e vita da nababbo

Nella trasmissione televisiva di Barbara D’Urso emergono nuovi particolari sulla vicenda di don Contin.

Il prelato era solito spostarsi a bordo di una jaguar una vettura che può costare da 42000 a 100000 euro, con quell’auto raggiungeva luoghi per scambisti e un agriturismo a Grisignano dove si tenevano giochi erotici di gruppo.

La donna che lo ha denunciato ha detto che con lui aveva visitato vari resort esclusivi spingendosi fino in Croazia

 

Indagato vescovo Sanremo, malversazione

Anche il vescovo di Sanremo – Ventimiglia Antonio Suetta risulterebbe indagato nell’indagine avviata dalla Guardia di finanza di Savona sulle cooperative sociali guidate dalla coop ‘Il Cammino’ per un finanziamento da 2 milioni di euro erogato dal Mibact per il restauro di palazzo Curlo-Spinola di Taggia (Imperia). Antonio Suetta ha ribadito “l’assoluta trasparenza e correttezza del proprio comportamento e la piena disponibilità a darne ampia prova. Consapevole di non aver compiuto alcun illecito”, il vescovo ha sottolineato “la propria estraneità alle accuse e la fiducia nell’operato della magistratura”

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Morire di parto, ispezioni negli ospedali

Dopo le tragedie, arrivano gli ispettori del Ministero della Salute. Una notizia inevitabile e attesa, visto il ripetersi nel giro di pochi giorni di morti in alcuni reparti di ginecologia e ostetricia del Nord Italia, dapprima a Torino, poi a Bassano del Grappa e San Bonifacio-Verona (ma di altri drammi analoghi è affiorata la notizia). Ultimo in ordine di tempo l’episodio di Brescia, dove agli Spedali Civili è morta Giovanna Lazzari, 30 anni, commessa in un negozio di abbigliamento, incinta di otto mesi, alla terza gravidanza.

La donna si era presentata al pronto soccorso mercoledì sera con febbre alta e gastroenterite, ma dopo una notte in osservazione il quadro era peggiorato tanto da indurre i medici a decidere un cesareo d’urgenza che però aveva certificato solo la morte della bambina nel grembo materno. A quel punto anche la situazione della mamma era precipitata, con la morte sopraggiunta alle 13. Giovanna lascia il marito Roberto e i due figli, di quattro anni e un anno e mezzo.

La Procura ha aperto un’indagine disponendo l’autopsia sui corpi della donna e della piccola. La direzione degli Spedali Civili ha fatto sapere che «la paziente è stata gestita nel miglior modo possibile, i medici hanno fatto tutto quello che poteva essere fatto. Nei prossimi giorni faremo una valutazione attenta di tutti i passaggi effettuati, dall’arrivo al pronto soccorso della paziente fino alle gravissime complicazioni che hanno portato al decesso».

Una verifica imposta anche dall’arrivo dell’ispezione ministeriale disposta – qui come negli altri ospedali teatro di altre morti improvvise e inspiegabili di madri e di figli – dal ministro della Salute. «La task force composta dai Dirigenti del Ministero e dell’Agenas, dai Carabinieri del Nas, dal rappresentante delle Regioni – si legge in una nota del Ministero – dovrà accertare se a determinare i decessi abbiano contribuito difetti organizzativi e se siano state rispettate tutte le procedure previste a garanzia della qualità e sicurezza delle cure. I risultati delle ispezioni verranno resi noti nei prossimi giorni e, indipendentemente da eventuali responsabilità dirette, saranno oggetto di approfondimenti e di ulteriori iniziative da parte del ministro».

Beatrice Lorenzin segue con grande attenzione il succedersi di drammi della maternità, e adesso vuole vederci chiaro. Con la documentazione completa che sarà raccolta dagli ispettori (cartella clinica, turni di lavoro del personale, logistica) il ministro vuole capire come sia possibile che nel giro di pochi giorni in alcuni dei centri ospedalieri più attrezzati del Paese ai vertici della sicurezza in gravidanza e alla nascita abbia potuto verificarsi un’impressionante sequenza di tragedie.

Si vuole capire, tanto per cominciare, se un ruolo possano averlo giocato le ferie per le festività di queste settimane, sia tra i sanitari degli ospedali sia tra i ginecologi che seguono direttamente le donne in attesa, o se vi sia stata una sottovalutazione di caratteristiche significative (come l’eventuale obesità) delle donne coinvolte. Un’istantanea che nel caso del Sant’Anna di Torino, ad esempio, ha già permesso di chiarire che si è trattato di una patologia rara quanto letale e non di un episodio di malasanità.

Sullo sfondo, c’è però anche la volontà del ministro di rivedere le linee guida ginecologiche che guidano l’operatività nei reparti di ginecologia e ostetricia, ormai troppo datate per poter essere efficaci in una situazione profondamente mutata, con la prima gravidanza che arriva sempre più tardi. Per ottenere questo risultato è però necessario il lavoro congiunto di Ministero, società scientifiche e Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari), che Beatrice Lorenzin intende coordinare al più presto.

Il deciso intervento ministeriale si inserisce nel confronto in corso da tempo in vista della ipotizzata riduzione dei punti nascita nel nostro Paese, con la chiusura più volte annunciata di quelli che non arrivano alla soglia di 500 parti ogni anno. A favore di questa ipotesi c’è un ovvio argomento di risparmi su strutture e personale, al quale i critici (e le comunità interessate, di solito quelle più geograficamente periferiche) oppongono anzitutto ragioni di sicurezza: come può garantire l’integrità di madri e figli una rete di ospedali ridotta ai soli grandi centri, non sempre agevolmente raggiungibili?

Ma a sconsigliare la chiusura indiscriminata dei punti nascita “minori” c’è anche la necessità di assicurare proprio quel presidio territoriale che sinora ha garantito all’Italia di occupare il vertice delle classifiche mondiali di sicurezza (terzo posto per il minor numero di neonati morti, addirittura il primo per i dati sulle mamme decedute al parto). Le notizie di questi giorni inducono a una riflessione molto attenta, proprio mentre il nostro Paese registra una nuova contrazione delle nascite complessive (502.596 nel 2014, 12 in meno dell’anno precedente).

In questo quadro suonano ancora più significative le parole con le quali il presidente della Repubblica ha voluto chiudere il suo messaggio di fine anno agli italiani: «Un augurio speciale – aveva detto Mattarella – a tutti i bambini nati nel 2015: hanno portato gioia nelle loro famiglie e recano speranza per il futuro della nostra Italia».

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Avvenire

Burundi, sono tre le suore missionarie italiane uccise

Tre missionarie saveriane italiane – e non due come inizialmente appreso – sono state uccise nelle scorse ore nel loro convento, nella località di Kamenge, in quello che appare essere stato un tentativo di rapina, forse di un balordo, finito nel sangue.

Sono morte in Burundi, nel cuore di quell’Africa a cui avevano dedicato la vita da missionarie per aiutare gli ultimi nel nome del Vangelo. Tre missionarie saveriane italiane – e non due come inizialmente appreso – sono state uccise nelle scorse ore nel loro convento, nella località di Kamenge, in quello che appare essere stato un tentativo di rapina, forse di un balordo, finito nel sangue. Sono suor Luci Pulici, suor Olga Raschietti e suor Bernardetta Boggian. A riferirlo alla agenzia missionaria Misna – come si legge sul suo sito Internet – è padre Mario Pulcini, superiore dei missionari saveriani in Burundi che definisce la morte delle tre religiose “un episodio del tutto inaspettato, un enorme dolore…”. Le prime due suore Olga Raschietti e Lucia Pulici – si legge ancora – sono state ritrovate ieri nel pomeriggio, la terza, la scorsa notte.

A diffondere per prima la notizia é stata la Diocesi di Parma, Diocesi di appartenenza delle religiose, attraverso il suo sito internet. “Ancora oscure”, si legge sul sito, le circostanze esatte e la dinamica dell’accaduto. Anche se, in base alle prime informazioni raccolte dalle fonti ecclesiastiche, “sembra che il duplice omicidio sia il tragico esito di una rapina da parte di una persona squilibrata”.

Suor Luci Pulici e  suor Olga Raschietti sarebbero state sgozzate, ha detto un alto funzionario della polizia locale che ha voluto conservare l’anonimato. Il sindaco di Kamenge, Damien Baseka, la località dove si trova il convento delle saveriane, ha da parte sua dichiarato che le due suore sono state uccise “selvaggiamente”.

Immediata poi la conferma della Farnesina, accompagna da un messaggio di cordoglio del ministro Federica Mogherini, futuro alto rappresentante dell’Ue per la politica estera. Mentre il vescovo di Parma, monsignor Enrico Solmi, ha affiancato alle condoglianze un invito alla preghiera. “A nome di tutta la Chiesa di Parma – si legge ancora sul sito ufficiale della Diocesi della città emiliana – il vescovo Enrico Solmi ha espresso la vicinanza e il cordoglio alla Congregazione delle Missionarie Saveriane e ai familiari delle due sorelle affidandole, nella preghiera, al Signore della Vita”.

Invitando “i cristiani di Parma alla preghiera”, monsignor Solmi ha poi rivolto agli uomini e alle donne di buona volontà un appello “al raccoglimento e all’omaggio verso persone umili, forti, che erano votate al bene di tutti”. Quanto alla Farnesina, il ministro Mogherini, in una nota diffusa in nottata, ha sottolineato che “l’uccisione di suor Lucia Pulici e suor Olga Raschietti nel loro convento di Kamenge è un grande dolore”. “A nome mio e del governo – ha aggiunto – vorrei porgere le più sentite condoglianze alle famiglie e all’ordine delle Missionarie di Maria Saveriane”. “Ancora una volta – ha osservato il ministro degli Esteri italiano – assistiamo al sacrificio di chi, con dedizione totale, ha passato la propria vita ad alleviare le troppe sofferenze che ancora esistono nel continente africano”. Un sacrificio sul quale il governo s’impegna ora a chiedere chiarezza da parte del Burundi: paese al centro di molti dei conflitti che negli ultimi decenni hanno insanguinato in particolare la regione dell’Africa dei grandi laghi, a cominciare dal vicino Ruanda. “Attendiamo ora che le autorità del Burundi chiariscano quanto accaduto”, ha scritto ancora Federica Mogherini, concludendo: “Ci adopereremo per riportare in Italia quanto prima le salme delle due religiose”.

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L’annuncio choc del prete: “Lascio”

San Benedetto (Bologna), 26 agosto 2014 – Una decisione difficile, maturata dopo una lunga riflessione e annunciata pubblicamente ai fedeli al termine della consueta messa domenicale. Don Flavio Masotti, 37anni, parroco delle chiese di Pian del Voglio, Montefredente, Sant’Andrea e Qualto, nel comune di San Benedetto Val di Sambro, ha lasciato per sempre l’abito sacerdotale. E’ stata una vera e propria notizia choc che ha sconvolto un’intera comunità. Da tempo in paese serpeggiavano delle voci sulla questione, alle quali nessuno però aveva mai voluto credere. E invece domenica è giunta l’inaspettata doccia fredda.

Durante le funzioni celebrate nelle quattro parrocchie gremite, tra applausi e momenti di commozione, don Flavio, amato e stimato da tutti i parrocchiani per la sua grande serietà e disponibilità, ha annunciato quello che nessuno si aspettava. Lascia la sua gente, la sua chiesa e soprattutto lascia la tonaca dopo quattro anni di vicariato nella zona Setta, Savena e Sambro.

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Cl Papa Francesco non deve aver dimenticato proprio nulla

«NON PERDERE il contatto con la realtà», perché, «in presenza di una cultura dominante, che mette al primo posto l’apparenza, ciò che è superficiale e provvisorio, la sfida è scegliere e amare la realtà»; «tenere sempre lo sguardo fisso sull’essenziale. I problemi più gravi, infatti, sorgono quando il messaggio cristiano viene identificato con aspetti secondari che non esprimono il cuore dell’annuncio». Sono i due richiami che Papa Francescoindirizza, in un messaggio di saluto, ai partecipanti al Meeting di Comunione e liberazione, al via da oggi a Rimini. Anche quest’anno, come per la passata edizione, a dispetto di quanto fatto in alcune circostanze dal suo predecessore, Bergoglio non ha scritto personalmente il testo, ma ha voluto che a firmarlo fosse il segretario di Stato.

RINGRAZIATI gli organizzatori per aver scelto come tema del Meeting Verso le periferie del mondo e dell’esistenza, titolo evocativo del cuore pulsante dell’Evangelii gaudium, e, più in generale, dell’intero pontificato di Francesco, il Papa pone ancora una volta l’accento sulla Chiesa ‘in uscita’, «l’unica possibile secondo il Vangelo». Il suo è un rinnovato sprono a «decentrarsi» in perfetto stile gesuitico, ad «andare verso le periferie» senza paura. Questo anche e sorprattutto in un tempo come il nostro  in cui gli uomini e le donne «corrono il grande rischio di vivere una tristezza individualista»  e in cui «prevalgono stili di vita che inducono a porre la propria speranza in sicurezze economiche, nel potere o nel successo puramente terreno». «Anche i cristiani corrono questo rischio», puntualizza Bergoglio, con un pizzico di amarezza.

PER IL PAPA permane l’esigenza di collaborare, «anche con il Meeting per l’amicizia tra i popoli», a quel ritorno all’essenziale che è il Vangelo di Gesù Cristo. Quella Buona novella che i cristiani hanno il dovere di annunciare «senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile». Il tutto con la ferma convinzione che – è la sottolineatura di Francesco rivolta a chi come il popolo del Gius è stato a lungo accusato di propaganda – «la Chiesa non cresce per proselitismo, ma ‘per attrazione’».

DALLA BUFERA sulle vacanze di lusso di Roberto Formigoni, per quasi trent’anni braccio politico di Cl, passando per l’inchiesta della Procura di Rimini sulla Fondazione, che organizza il Meeting, per truffa aggravata ai danni della Regione Emilia Romagna, fino alla condanna canonica a una vita di preghiera e riservatezza per don Mauro Inzoli, ‘il prete in Mercedes’, storico presidente del Banco Alimentare, coinvolto in una storiaccia di abusi su minori, negli ultimi anni non sono mancati gli scandali riguardanti protagonisti della scena ciellina. Francesco non deve aver dimenticato proprio nulla. I suoi richiami all’essenzialità, al rifiuto dell’apparenza tutto sembrano tranne che casuali.

Giovanni Panettiere – quotidiano.net

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“Ha una relazione con una donna”: sostituito il parroco di Taormina

TAORMINA. L’arcivescovo di Messina Calogero La Piana ha deciso di sostituire il parroco di Taormina, Salvatore Sinitò che, secondo quanto riportato in alcune lettere indirizzate alla Curia, avrebbe una relazione con una donna.

Il parroco, che sarebbe coinvolto anche in alcune attività imprenditoriali, ha smentito la presunta relazione parlando di «falsità» e nei giorni scorsi i fedeli hanno organizzato una fiaccolata per difenderlo dalle accuse. Ma l’arcivescovo è stato irremovibile e il nuovo parroco si insedierà a settembre.

Giornale di Sicilia

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Don Salvatore Sinitò

“Il parroco di Taormina ha una relazione con una donna”. Il vescovo lo sostituisce

L’arcivescovo di Messina Calogero La Piana ha deciso di sostituire il parroco di Taormina, Salvatore Sinitò che, secondo quanto riportato in alcune lettere indirizzate alla curia, avrebbe una relazione con una donna.
Il parroco, che sarebbe coinvolto anche in alcune

 attività imprenditoriali, ha smentito la presunta relazione parlando di “falsità” e nei giorni scorsi i fedeli hanno organizzato una fiaccolata per difenderlo dalle accuse. Ma l’arcivescovo è stato irremovibile e il nuovo parroco si insedierà a settembre.

palermo.repubblica.it

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Il Vescovo Seccia scomunica il falso vescovo che sposa i gay

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Teramo, 21 agosto 2014 – Gianni Di Marco ha avuto il suo quarto d’ora di notorietà a gennaio di quest’anno quando,spacciandosi per un prete,ha inscenato un falso matrimonio gay a Pineto. Recentemente, il 15 giugno, si è anche autoproclamato vescovo nella cappella privata dell’Annunziata a Villa Butteri (TE). Gianni Di Marco, barista nella vita reale, non essendo stato ammesso in seminario ha fondato una fantomatica chiesa cattolica ecumenica per Abruzzo, Marche e Molise.

Di Marco è anche  presidente del circolo Arcigay di Pescara.

A questo punto il Vescovo della diocesi Teramo Atri, Monsignor Michele Seccia ha deciso di fare chiarezza inviando una lettera ai fedeli che è stata letta dal pulpito durante la messa di domenica scorsa, 17 agosto. a p

Riportiamo, di seguito, il comunicato della Curia teramana :

Il vescovo di Teramo-Atri, Mons. Michele Seccia, facendo seguito ad un precedente comunicato (19 marzo 2014), ha indirizzato una ulteriore Notificazione chiarificatrice, che ha per oggetto la questione riguardante la presenza nella Diocesi della cosiddetta “Chiesa Cattolica Ecumenica”.

Il Vescovo Michele fa presente ai suoi fedeli che “sono stati segnalati due gravi abusi nel territorio della Diocesi”, commessi nelle seguenti circostanze:

  1. La celebrazione della domenica delle Palme, (13 aprile 2014) nella cappella privata dell’Annunziata in localitàVilla Butteri di Teramo, con una liturgia simile alla Messa cattolica, pur non essendo l’officiante lecitamente e validamente ordinato nella Chiesa Cattolica né incardinato nella nostra o in altre Diocesi.

  2. La celebrazione di una sedicente ordinazione episcopale in data 15 giugno 2014, sempre in in una cappella privata in Villa Butteri di Teramo

“Tali eventi – denuncia il Vescovo Seccia – hanno determinato tra i fedeli stupore e disorientamento anche per l’uso di vesti e riti liturgici del tutto simili a quelli della Chiesa Cattolica Romana”..

Ecco perché il Vescovo ha ritenuto di dover precisare che:

  • L’organizzazione denominata “Chiesa Cattolica Ecumenica” non ha alcun legame con la Chiesa Cattolica Romana.

  • Le ordinazioni conferite sono invalide e illecite, in particolare l’ordinazione episcopale conferita senza mandato pontificio, a norma del can. 1382 del Codice di Diritto Canonico.

  • I sacramenti celebrati da ministri non lecitamente e validamente ordinati non hanno alcun valore e coloro che attentano alla celebrazione degli stessi incorrono nella scomunica latae sententiae a norma del can. 1378 del Codice di Diritto Canonico.

Per tali ragioni i fedeli della Diocesi di Terani-.Atri sono esortati a “tenere in debita osservazione tale notifica ed avere presente che coloro che dovessero partecipare ad una qualsiasi liturgia tenuta da organizzazioni come la suddetta “Chiesa Cattolica Ecumenica”, si pongono di fatrto su un’altra strada che esclude la comunione con la Chiesa Cattolica Romana e con la Fede apostolica.

Mons. Seccia sollecita, inoltre, i fedeli a vigilare ed esorta in particolare i Ministri ordinati ad informare con chiarezza e tempestività i fedeli stessi. Pertanto, dispone che la sua Notificazione “sia letta in chiesa ed affissa in modo ben visibile nelle chiese parrocchiali e nelle Rettorie della Diocesi”.

Ci si augura che la doverosa presa di posizione del Pastore della Chiesa Locale contribuisca a rendere i fedeli informati e consapevoli e che possa porre fine agli abusi denunciati.

http://www.ilcorrieredabruzzo.it/teramo/36010-il-vescovo-seccia-scomunica-il-falso-vescovo-che-sposa-i-gay.html

Tenta rapire bimba, passanti lo bloccano

(ANSA) – ROMA, 21 AGO – Un italiano di 49 anni, forse affetto da problemi psichici, ha tentato di rapire una bimba di 2 anni oggi a Roma. La piccola camminava tenendo la mano alla nonna, cittadina moldava, nei pressi di Villa Lazzaroni al quartiere Appio quando l’uomo ha spintonato la donna e preso alle spalle la bimba. Ma alcuni passanti lo hanno bloccato, facendogli rischiare un linciaggio. “Volevo salvare la bambina”, ha detto agli agenti l’uomo, che non ha precedenti, dopo l’arresto.

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Calderoli uccide serpente e pubblica foto su Facebook. “Colpa della macumba del padre della Kyenge”, insorgono animalisti

Il senatore Roberto Calderoli uccide un serpente nella cucina della sua casa di Mozzo (BG) e pubblica la foto con la preda su Facebook. “Non sono mai stato superstizioso – scrive il vicepresidente del Senato – ma dopo la “makunba” (scritto proprio così, ndr) che mi ha fatto il papà della Kyenge mi e’ capitato di tutto e di più”. E a corredo del post, il senatore leghista si fa ritrarre con il serpente ucciso.

Centinaia i commenti, in buona parte di condanna del gesto. Il serpente – secondo quanto si legge nei commenti alla notizia – è un biacco, specie rigorosamente protetta e non pericolosa ma che diventa molto aggressiva se si sente minacciata e che si difende sferrando morsi non pericolosi. Il serpente, infatti, è totalmente sprovvisto di veleno. Incurante del divieto, Calderoli ha afferrato un badile e schiacciato la testa del rettile. “Quello che potete vedere – scrive ancora Calderoli – è il serpente che ho catturato questa mattina nella cucina di casa mia. A voi sembra normale che un serpente di 2 metri sia nella cucina di una casa di Mozzo?”. Il serpente della specie biacco è diffusissimo al Nord Italia.

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L’addio a Novara a fra Roberto, padre superiore del convento di San Nazzaro della Costa

ROBERTO LODIGIANI
NOVARA

È morto a 54 annifra Roberto Zappa, il padre superiore del convento dei frati cappuccini di San Nazzaro della Costa a Novara. Originario della località milanese di Bussero, fra Roberto è mancato nella notte di sabato nell’abitazione brianzola dei parenti in cui viveva da quando gli era stata diagnosticata una grave malattia che lo ha progressivamente debilitato. Il funerale è stato celebrato nel primo pomeriggio di lunedì nella chiesa del convento novarese. Il feretro è stato poi tumulato nella tomba dei frati cappuccini all’interno del cimitero urbano di Novara.

 

Fra Roberto nel tempo libero aveva l’hobby di scrivere testi teatrali. L’ultima sua creazione gli era stata ispirata dall’elezione di Papa Francesco, nel marzo del 2013. In occasione dell’«Effe festival», nell’ottobre scorso era stato proposto al pubblico nel convento di Novara il suo recital tra storia e attualità «Francesco e il Papa» messo in scena dalla Compagnia teatrale Gifra di Vigevano e in seguito bissato nella chiesa parrocchiale di Massino Visconti.

 

A Novara ricordano fra Roberto con commozione anche i fedeli del Sacro Cuore di viale Roma dove fu parroco per tre anni quando ancora la chiesa e le strutture oratoriali di via Scavini erano affidate ai frati.

A Domodossola era invece legato alla comunità dei frati della Cappuccina, che più volte aveva visitato in particolare nel periodo in cui era ministro provinciale.

lastampa.it

 

Ricattava un prete, arrestata coppia di estorsori

La donna, di origini serbe, aveva chiesto aiuto affermando di avere un tumore al seno

di Corrado Barbacini  – Il Piccolo

Prende la mano di un sacerdote e la pone sul suo seno affermando di essere affetta da un cancro. Ma quella che inizialmente doveva essere una benedizione in realtà è stato un sistema per estorcere denaro al prete. In manette sono finiti Liliana Stojanovic, 35 anni e Svetozar Jovanovic, 39 anni, entrambi abitanti a Trieste. Sono stati raggiunti da un provvedimento di fermo disposto dal sostituto Angela Sforza della Procura di Ravenna.
L’episodio infatti è avvenuto nella città romagnola: vittima un anziano parroco. Il fermo è stato convalidato dal gip Raffaele Morvay che ha disposto i domiciliari nell’abitazione di via dell’Istria. I due presunti estorsori sono stati assistiti dall’avvocato Sergio Mameli.
Tutto è cominciato lo scorso aprile quando il parroco, che ha 80 anni, è stato contattato da una donna di origine serba che gli ha chiesto sostegno economico dicendo di essere in grave difficoltà. In particolare gli ha domandato un prestito di tremila euro. Ed è stato in quella circostanza che la donna si è scoperta improvvisamente il seno affermando di essere affetta da un tumore. Dopo una settimana la donna (che aveva ricevuto il denaro) si è rivolta nuovamente al sacerdote domandando altri quattromila euro e minacciandolo, in caso di rifiuto, di riferire alla stampa che lui l’aveva molestata sessualmente. Il sacerdote, spaventato e intimorito dalla minaccia, ha nuovamente ceduto consegnando alla donna altre banconote per la somma richiesta. A questa richiesta ne sono seguite altre, accompagnate da minacce anche da parte di un uomo, che si era presentato affermando di essere il marito della finta malata di cancro.
Non solo. Il religioso ha ricevuto anche svariati messaggi sms in cui gli sono stati chiesti altri soldi. Soldi che lui ha versato effettuando diversi bonifici tramite Western Union e PostePay. In totale ha perso oltre 5mila euro.
Alla fine il sacerdote si è rivolto ai carabinieri e ha sporto denuncia. Con un certo e comprensibile imbarazzo ha raccontato quello che gli era accaduto. Le indagini in breve hanno consentito di identificare la coppia. Che è stata raggiunta dalle forze dell’ordine una volta arrivata in città. Il pm di Ravenna ha disposto il fermo, che è stato eseguito. I due sono stati accompagnati nell’abitazione di un parente in via dell’Istria.news-3

“Vicini al suo compagno” e il prete benedice la coppia gay

Il gesto durante le esequie di un architetto genovese morto di infarto. Il sacerdote: “La Chiesa deve riconoscere tutti i legami affettivi”

di MARCO PREVE – GENOVA.REPUBBLICA.IT

In una parrocchia in cui si celebra il funerale di un uomo morto tragicamente il prete pronuncia parole semplici, ma che non passano inosservate: “Preghiamo anche per Emanuele, compagno di Francesco”. Una sola frase, ma è quella con cui, in una chiesa, viene riconosciuto agli omosessuali il diritto al conforto e alla consolazione della fede. Un episodio importante in un paese in cui i gay, dallo Stato laico, non ottengono ancora gli stessi diritti degli eterosessuali.

Un infarto, la fine improvvisa e tragica di un’unione ventennale, un funerale, l’affetto degli amici. Momenti dedicati al dolore, al raccoglimento, quasi sempre privati. Ma Emanuele Ricci, 43 enne professore di inglese in un liceo di Genova, ha deciso di dare al suo lutto una valenza pubblica. Perché Emanuele e Francesco Metrano, un architetto di 54 anni morto all’improvviso pochi giorni fa mentre era in visita alla sorella in Toscana, erano dal 1994 una coppia a tutti gli effetti.

Ma essendo omosessuali Emanuele pensava che antichi e nuovi pregiudizi si sarebbero trasformati in imbarazzati silenzi al momento clou delle condoglianze. Invece. “Invece è accaduta una cosa inaspettata  –  racconta  –  a cominciare dai miei studenti che hanno dimostrato di essere una generazione che si è disfatta dei vecchi preconcetti. E poi c’è stato quel breve ma importantissimo momento in una giornata tanto terribile”.

È successo a Porto Santo Stefano, paese di cui era originario Francesco, nell’omonima parrocchia della località all’Argentario. “Il parroco  –  continua Emanuele  –  don Sandro, che mi conosce bene perché da Genova in estate andavamo sempre a trascorrere qualche giorno dai parenti di Francesco, ha citato anche me assieme ai famigliari all’inizio della cerimonia. Sentire pronunciare il mio nome è stato ottenere un riconoscimento non personale, ma per entrambi, per la storia mia e di Francesco”.

Don Sandro Lusini, docente di teologia e parroco dell’Argentario, non ha difficoltà a spiegare: “Non è stato un gesto deciso per compiacere una persona ma del tutto naturale. Ho voluto accomunare ai famigliari di Francesco anche Emanuele, che è stato il suo compagno e amico da una vita. Conosco entrambi da tempo, si preparavano a partire per una vacanza nei paesi baschi e gli avevo anche chiesto di fermarsi a Lourdes per me, per una preghiera”. Si potrebbe pensare che questa apertura sia il frutto del vento che soffia da Roma, dopo l’avvento di papa Francesco. “Anche se è vero che il nuovo Papa sta mandando segnali forti, per quanto riguarda il sottoscritto non è affatto così  –  risponde il sacerdote toscano  –  . Anche in passato, rispetto a certi temi, ho avuto lo stesso atteggiamento che ho tenuto in occasione del funerale di Francesco. Credo che, a prescindere da qualsiasi categoria, i legami affettivi vadano riconosciuti. Per questo ho citato Emanuele in chiesa”.

Paradossalmente, è la Chiesa che sembra essere più sensibile a certi temi rispetto allo Stato laico. “Non credo  –  dice il professore che a Genova insegna al liceo scientifico Primo Levi  –  che tutta la Chiesa abbia lo spirito di quel parroco, ma è un dato di fatto che la morte di Francesco è stata dolorosa anche per alcune cose accadute dopo, che mi hanno fatto scoprire di essere un cittadino diverso per il mio paese. Episodi banali come non avere il diritto di chiudere le utenze di un appartamento che Francesco possedeva nel centro storico. Ci sono poi situazioni spiacevoli di cui parlo con difficoltà perché potrebbero essere equivocate. Io ho un mio stipendio, non ho bisogno di soldi, ma Francesco aveva versato con sacrificio 25 anni di contributi alla cassa di previdenza degli architetti che ora andranno persi. Se fossimo stati una coppia etero avrei avuto diritto a una reversibilità e avrei così potuto, ad esempio, aiutare i suoi nipoti. In situazioni diverse dalla mia è un’ingiustizia che può rendere drammatica la vita di una persona”.

Il desiderio di raccontare questo momento privato è venuto ad Emanuele soprattutto di fronte all’affetto e alla solidarietà dimostrata dai suoi studenti, attuali ed ex. “Il giorno dopo la morte di Francesco  –  forse per sfogarmi, dopo aver parlato con due care amiche, Anna e Maria, ho scritto un breve post su Facebook. Da quel momento sono arrivate decine di commenti, e poi messaggi privati e ancora sms e lettere tradizionali. A scuola non ho mai parlato della mia vita privata ma neppure ho mai nascosto la mia omosessualità con i colleghi più amici. Semplicemente ho fatto come tutti gli insegnanti, a prescindere dalle loro tendenze e gusti. Per questo forse non mi aspettavo, sbagliando, questa risposta dai ragazzi. Ho ricevuto anche un bellissimo post da un ex allievo con idee di destra, con lui in classe avevamo anche avuto discussioni accese. Ma di fronte al mio dolore non ha avuto nessun problema a riconoscere che l’amore non ha percorsi prestabiliti “.

Violenza sessuale, chiesto il risarcimento all’ex parroco di Trasacco

Trasacco – Si è tenuta la causa di risarcimento per danni morali e civili nell’ambito del processo che vede vede coinvolto Don Duilio, ex parroco di Trasacco, accusato di violenza sessuale nei confronti di due ragazze. Al sacerdote, che nel novembre del 2010 aveva patteggiato un anno e 40 giorni di reclusione, è stata avanzata una richiesta risarcitoria di 50 mila euro.

Come riportato dal quotidiano Il Messaggero, il giudice dopo aver ascoltato alcuni testimoni si è riservato la decisione che dovrebbe arrivare a settembre, in occasione della riapertura dell’attività giudiziaria. I fatti risalgono al 2004 quando Don Duilio, giunto nel borgo fucense, fu accusato di aver costretto due giovani del posto a subire le sue proposte nella canonica della Chiesa. Le successive indagini permisero di accertare la fondatezza delle accuse ed il prete, dopo il rinvio a giudizio, optò per il patteggiamento pur dichiarandosi innocente. La difesa, infatti, fa notare che gli atti sono stati notificati quando l’uomo non era più a Trasacco da diverso tempo e che di fatto si è trattato di un processo senza controparte.

Sacerdote scomodo, Don Duilio è inoltre finito sulla cronaca nazionale per la sua decisione di celebrare messa in una sala giochi e cercare di rompere l’apatia degli adoloscenti che disertavano la Chiesa.

Foto di Antonio Oddi – terremarsicane.it

Colpo del secolo nella chiesa di San Vincenzo di Modena, portato via un Guercino

Modena, 13 agosto 2014 – Forse si sono nascosti all’interno del pulpito. Forse sono entrati la notte. La certezza è che hanno fatto il colpo del secolo; sono riusciti a portarsi via una tela del Guercino di valore inestimabile. La tela, Madonna con i santi Giovanni evangelista e Gregorio taumaturgo, olio su tela 293×184,5 centimetri, era custodita nella chiesa di San Vincenzo, in corso Canalgrande, a pochi passi dal tribunale.

Ad accogersi del furto, stamattina, è stato il parroco, don Gianni Gherardi, che, a bordo di un taxi, stava passando d’innannzi all’edificio religioso. La polizia sta ora indagando per ricostruire le possibili mosse dei ladri professionisti, che hanno messo a segno il clamoroso furto.

ilrestodelcarlino.it

Don Gelmini: riserbo su presenza politici domani ai funerali

(AGI) – Amelia (Terni), 13 ago. – C’e’ riserbo sui nomi dei politici italiani e di altre figure note che domani prenderanno parte ai funerali di Don Pierino Gelmini, fissati per le 10:30 nella chiesa della Comunita’ Incontro nella struttura di Molino Silla, a qualche chilometro da Amelia. Dalla segreteria della comunita’ si limitano a dire che “sono arrivate tantissime telefonate di uomini politici, da parte di tutti quelli che lo conoscevano e che hanno sostenuto e creduto nella sua opera, ma non sappiamo se e quanti parteciperanno ai funerali”. Oggi pomeriggio comunque e’ prevista la visita di Maurizio Gasparri, da sempre convinto sostenitore di Don Pierino. Incertezza sulla partecipazione di Silvio Berlusconi, forse il principale sostenitore di Don Gelmini: una incertezza legata alla situazione che dal punto di vista degli obblighi cui il leader di Forza Italia e’ tenuto nell’ambito della sua posizione giudiziaria. Tra le telefonate di cordoglio anche quella di Pier Ferdinando Casini.

sacerdote

Terremoto: sciame sismico in Adriatico fra Marche e Abruzzo

(AGI) – Teramo, 13 ago. – Quattro scosse di terremoto di magnitudo 3.4 registrato alle ore 2,04, di 2.9 alle 2,12, di 2.4 alle 2,25 e di 2.1 alle 3,49 sono state registrate dall’Ingv al largo della costa adriatica fra Marche e Abruzzo.
Lo sciame sismico e’ avvenuto al largo della costa ascolana. La scossa di magnitudo 3.4 e’ stata localizzata a una profondita’ di 28,9 km, mentre la seconda piu’ violenta a 33.6 km. La terza e quarta, rispettivamente a 19 e 38,7 km. Non si registrano danni. (AGI) .

Perchè don Sinitò lascia Taormina? E il caso diventa nazionale…

Anche i maggiori quotidiani nazionali affrontano il caso di Don Salvatore Sinitò, 60 anni, che ha ricevuto il 29 luglio una lettera dall’Arcivescovo di Messina mons. La Piana che lo ha esautorato dal suo incarico di numero uno dell’Arcipretura di Taormina a partire dal 18 agosto.

La cittadina jonica si è logicamente divisa tra favorevoli e contrari al cambio: c’è chi sostiene che ha fatto molto per la comunità religiosa e non, ridando lustro e organizzazione alle parrocchie e c’è chi, invece, lo accusa di una gestione eccessivamente manageriale del suo ruolo e di intrattenere un rapporto continuativo con una donna molto più giovane di lui.

Insomma, gossip e verità si intrecciano e il caso-Sinitò infiamma le discussioni in città.

voismagazine.it

Scossa terremoto 3.7 in provincia Matera

Una scossa di magnitudo 3.7 è stata registrata alle ore 22.15 nel Materano, con epicentro tra Craco e Ferrandina. Diverse persone hanno telefonato ai Vigili del Fuoco per avere conferma della scossa, ma finora non risultano danni a cose e persone. Nella stessa zona, nel corso della giornata sono state registrate altre cinque scosse di magnitudo superiore a 2.0, la più forte alle 20.52, di magnitudo 2.8

ansa 13/08/2014 ore 07,05

Un incontro di riflessione sulla persecuzione delle minoranze religiose

ansa

Un incontro di riflessione sulla persecuzione delle minoranze religiose del Nord dell’Iraq è stato organizzato il 14 agosto nel Nuovo Grande Museo del Duomo dalla Scuola della Cattedrale di Milano, con il supporto organizzativo e logistico della Veneranda Fabbrica del Duomo, e dal Tribunale Rabbinico del Centro Nord Italia. Come testimone oculare della situazione interverrà don Georges Jahola, nato a Qaraqosh (Niniveh), prete della diocesi di Mosul (Chiesa Siro-Cattolica).

13/08/2014 ore 6,50

E’ morto Don Gelmini

don Gelmini
Don Gelmini

PERUGIA. E’ morto ieri sera don Pierino Gelmini, fondatore della Comunità Incontro di Amelia. Il prete, da tempo sofferente, si è spento nelle sue stanze di Molino Silla di Amelia “assistito fino all’ultimo dai ragazzi che lui ha assistito per una vita”: ha detto Gianpaolo Nicolasi, uno dei suoi più stretti collaboratori. Don Gelmini, infatti, è stato da sempre impegnato nel recupero dei tossicodipendenti e la sua comunità ha sedi in tutto il mondo.

Tutto cominciò nel 1963 da un incontro casuale con Alfredo, un tossicodipendente a Roma: da qui don Pierino Gelmini ha dato vita ad una comunità con centri sparsi in tutta Italia e in diversi Paesi del mondo.

“Zi prete, dammi una mano, non voglio soldi ma sto male” gli disse Alfredo in piazza Navona. Don Gelmini lo portò quindi a casa sua cominciando la sua attività di assistenza e recupero ai tossicodipendenti poi concretizzata dalla Comunità Incontro.

Don Gelmini, 89 anni, oltre ad essere sacerdote della Chiesa Cattolica era vescovo di quella Greco-Melichita. Nel settembre del 1979 si trasferì a Molino Silla di Amelia. Una vecchia struttura diroccata all’epoca chiamata la Valle delle streghe. Con il passare degli anni don Gelmini l’ha trasformata in quella che è nota ora come Valle della speranza.

“Io ho un sogno – amava ripetere don Gelmini – quello di far diventare questo posto accogliente e non un ghetto. Un posto per far stare bene i ragazzi”.

La casa madre della Comunità Incontro è quindi diventata un moderno centro di accoglienza, dotato anche di strutture di assistenza sanitaria all’avanguardia. Nel 2008 don Gelmini è stato coinvolto in un’inchiesta della procura di Terni per presunte molestie sessuali nei confronti di una decina di allora ospiti della struttura. Accuse che don Gelmini ha sempre respinto in maniera decisa rivendicando la correttezza del suo operato. Circa un anno dopo l’inizio dell’indagine don Gelmini ha chiesto ed ottenuto di essere ridotto allo stato laicale. Il processo in corso davanti al tribunale di Terni è da tempo sospeso proprio per le precarie condizioni di salute di don Gelmini.

“Non è in grado di partecipare coscientemente” al processo a suo carico stabilì la perizia disposta dal tribunale di Terni. La Comunità Incontro ha attualmente un centinaio di centri in Italia e una decina all’estero. Un migliaio di ragazzi ogni anno escono dalla struttura di recupero e si stima che siano almeno 300 mila quelli passati per la Comunità Incontro.

americaoggi.info

“Il parroco ha l’amante” L’arcivescovo di Messina lo rimuove

Don Salvatore Sinitò, 60 anni,  parroco dell’arcipretura di Taormina, dal 18 agosto dovrà lasciare il suo incarico perchè avrebbe un’amante.

TAORMINA – Don Salvatore Sinitò, 60 anni, parroco dell’arcipretura di Taormina, dal 18 agosto non sarà alla guida dalla sua chiesa. L’Arcivescovo di Messina Calogero La Piana, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, con una lettera del 29 luglio scorso lo ha rimosso dal suo incarico per le voci che negli ultimi giorni sono circolate nella cittadina dello Ionio.

L’arciprete infatti, secondo il tam tam generale, avrebbe una giovane amante. La notizia sarebbe dunque giunta al Monsignor La Piana che, sempre secondo il Corriere, avrebbe rivelato ad un suo collaboratore “Purtroppo deve andarsene, è una faccenda grave”.

livesicilia.it

Scoppio in appartamento, due morti

(ANSA) – TORINO, 12 AGO – Due persone sono morte nell’esplosione di un appartamento avvenuta a Rivarolo Canavese, nel Torinese. Una delle vittime era stata trovata ustionata in modo gravissimo nell’abitazione, l’altra sarebbe morta invece per un malore conseguente all’esplosione. Ancora da accertare le cause dello scoppio, da cui è divampato un incendio che i vigili del fuoco stanno spegnendo.

 

Chi ha strangolato il prete di 92 anni nel pensionato dei preti?

TRIESTE – Sembrava caduto dal letto don Pino, con il braccio sinistro allungato fino a sotto la rete del materasso quando una volontaria che doveva accompagnarlo a messa lo trovò morto nella sua camera alle 7 e 23 di quel venerdì 25 aprile.

Don Giuseppe Rocco, 92 anni, 40 passati nella sua Chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù, a Trieste sembrava caduto dal letto e “morto in pace” come dicevano i fedeli tra loro.

Ma adesso l’autopsia ha ribaltato tutto: don Pino è stato strangolato. D’altronde già all’obitorio due medici avevano avanzato qualche dubbio quando arrivò il suo cadavere: “C’è qualcosa che non quadra. Ci sono dei segni sul collo”.

Ma chi poteva mai strangolare un prete di 92 anni amato dai suoi fedeli? “Questa notizia ha lasciato tutti noi sgomenti e sconvolti” ha detto il vescovo, monsignor Giampaolo Crepaldi: “Quasi subito dopo la scomparsa del caro sacerdote, fui discretamente avvertito dagli investigatori che c’era la necessità di fare qualche indagine. Assicurai loro la mia più totale collaborazione e fiducia”.

E oggi, dice ancora monsignor Crepaldi, “di fronte agli sviluppi sconcertanti delle indagini, continuo ad assicurare agli investigatori e alla magistratura la stessa collaborazione e fiducia che espressi e fornii all’inizio, esortandoli a un pieno accertamento della verità dei fatti e della responsabilità implicata”.

blizquotidiano.it

Vescovo sconvolto: «Ora si accertino i fatti»

«La notizia riguardante la tragica morte del nostro amatissimo e stimatissimo monsignor Giuseppe Rocco, ha lasciato tutti noi sgomenti e sconvolti». Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste, ha voluto ieri inviare un messaggio alla Diocesi, manifestando lo sgomento proprio e dell’intera comunità religiosa davanti alla terribile vicenda su cui la Procura di Trieste ha aperto un fascicolo per omicidio a carico di ignoti. «Quasi subito dopo la morte del caro sacerdote – fa sapere Crepaldi proseguendo nel suo messaggio – fui discretamente avvertito dagli investigatori che c’era la necessità di fare qualche indagine. Assicurai loro collaborazione e fiducia». Proprio come fa nuovamente adesso: «Oggi – afferma il vescovo -, di fronte agli sviluppi sconcertanti delle indagini, sono ad assicurare agli investigatori e alla magistratura la stessa collaborazione e fiducia, esortandoli ad un pieno accertamento della verità dei fatti e delle responsabilità implicate. A tutti voi – continua Crepaldi indirizzando le proprie parole ai fedeli -, cari fratelli e sorelle che condividete con me questo momento dolorosissimo, rivolgo l’invito alla preghiera al Signore e a un’attenta riflessione sul male e sulla sua insondabile profondità. Anche questa dura prova sia occasione di purificazione e di una rinnovata professione di fede. Nel ricordo affettuoso di monsignor Rocco – conclude Crepaldi -, tutti benedico e tutti affido alla materna protezione di Maria».

Il vicario episcopale per il laicato e la cultura della Diocesi triestina, monsignor Ettore Malnati, ricorda così don Giuseppe Rocco: «Era stato mio professore di teologia dogmatica prima che io andassi a Roma. Poi eravamo sempre stati molto vicini. Ricordo ad esempio quando venne costruita la nuova chiesa di Santa Teresa del Bambino Gesù e io ero segretario del vescovo Antonio Santin (che consacrò nel 1973 l’edificio di culto appena ultimato in via Manzoni, ndr): don Rocco teneva tantissimo alla sua parrocchia». Parrocchia che aveva guidato per quarantaquattro anni, sino al 2003. Ne era poi stato nominato parroco emerito, a ulteriore testimonianza di questo indissolubile legame in primis con la comunità che la frequentava e alla quale il sacerdote aveva sempre dedicato la massima attenzione. Proprio nella chiesa di via Manzoni, lo scorso 17 maggio, era stato celebrato il funerale di monsignor Rocco: a ventitre giorni di distanza dal ritrovamento del suo corpo senza vita nell’appartamento della Casa del clero. In quelle tre settimane, infatti, erano stati completati gli accertamenti tecnico-legali che hanno poi portato all’apertura delle indagini da parte della Procura di Trieste.

«Siamo sempre stati molto amici – osserva ancora don Ettore Malnati a proposito di don Rocco -. A lui interessava il discorso della nuova teologia in rapporto a Dio e alla Grazia». Il delegato della Diocesi triestina per il laicato e la cultura aveva incontrato per l’ultima volta Giuseppe Rocco «due settimane prima della sua morte – racconta Malnati – per una conferenza nell’ambito dello Studium Fidei. Era un ottimo prete, di grande qualità, integerrimo e schivo. Un uomo molto intelligente e legato alla sua parrocchia». Sull’inchiesta in corso, don Ettore sottolinea la sua «piena fiducia nel lavoro della magistratura. Chi è colpevole di quanto accaduto, si prenderà le sue responsabilità».(m.u.)

Il Piccolo

Libano: militare italiano trovato morto nella base Unifil

stampa.esteraUn sottufficiale dell’Esercito italiano e’ stato trovato privo di vita all’alba di oggi a Shama, nel Libano del sud, all’interno della base militare che ospita il contingente italiano dei caschi blu dell’Onu. Il militare, originario di Palmanova (Udine), prestava servizio in patria presso il battaglione logistico “Ariete” di Maniago (Pordenone). Era in Libano dallo scorso mese di maggio e lavorava presso il Combat Service Support Battalion. Sono in corso gli accertamenti da parte delle autorita’ preposte per stabilire la causa del decesso. I familiari sono stati avvisati. (AGI) .

A Messa l’elogio agli ebrei di Paolo e in pagina brutta gara al peggio

Domenica in ogni Messa l’appassionato elogio di Paolo per i suoi fratelli Ebrei (Rom. 9, 1-5). Domenica sui giornali (per esempio “Il Fatto”, p. 13 intera) il ritorno dell’antisemitismo e su “Repubblica” (p. 1 e 17) la lista dell’odio antiebraico anche a Roma. Domenica, ancora “Il Fatto” (p. 16), indegna parodia sulla «partecipazione» del Papa e della Chiesa al dramma di centinaia di migliaia, donne e bambini soprattutto, minacciati dagli assassini del truce “califfato” riemerso in Iraq dalle ombre della storia. Ancora domenica in rete 369ª (!) puntata della rubrica del «vescovo lefebvriano» Williamson, scismatico e tristemente noto da anni. Un distillato di puro antisemitismo “religioso” per il quale oggi veri «israeliti», popolo eletto, sono i cattolici che si oppongono al Concilio e a Papa Francesco. Solo loro amano Dio, veri discendenti di Abele, Abramo e Mosè, mentre «israeliani» ed ebrei di oggi sono «quelli che si ribellano (a Dio), vera linea giudaico-massonica (che) parte dal maledetto Caino» e fino a oggi «lotta contro la Chiesa cattolica». Ecco: “bassezze” e “follie”! In anticipo: sabato sul “Foglio” (p. 1) la rubrica «Andrea’s Version» insulta direttamente Francesco e Chiesa cattolica tutta! Bella gara al peggio…

a cura di Gianni Gennari – avvenire.it

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