Venezia, Leone d’Oro a ‘A pidgeon sat..’. Rohwacher miglior attrice

(AGI) – Venezia, 6 set. – Il Leone d’Oro della 71esima Mostra internazionale di arte cinematografica e’ andato al film dello svedese Roy Andersson ‘En Duva satt pa en gren och fundeade pa tillvaron’, ovvero “A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence”. A deciderlo la giuria presieduta da Alexandre Desplat e composta da Loan Chen, Philip Groening, Jessica Hausner, Jhumpa Lahiri, Sandy Powell, Tim Roth, Elia Suleiman e Carlo Verdone.

Coppa Volpi a Alba Rohwacher per film Costanzo

Hungry Hearts di Saverio Costanzo, uno dei tre film italiani in concorso alla 71esima Mostra del Cinema Venezia, ha realizzato una ‘doppietta’ di premi, vincendo la Coppia Volpi sia per la miglior interpretazione maschile che per quella femminile: i due premi sono andati rispettivamente ad Adam Driver e all’italiana Alba Rohrwacher.

A Koncalovskij il Leone d’Argento

Il Leone d’argento per la miglior regia e’ andato a Belye nochi pochtalona Alekseya Tryapitsyna (The postman’s white nights) di Andrej Koncalovskij, che aveva gia’ vinto il ‘Green Drop Award 2014′, il premio che assegnato al film che meglio interpreta la sostenibilita’ tra quelli in gara. Il gran premio della giuria, invece, e’ andato a ‘The look of silence’ di Joshua Oppenheimer, che non era presente in sala ma ha mandato un video messaggio.

Belluscone vince premio speciale Orizzonti

“Belluscone. Una storia siciliana” di Franco Maresco ha vinto il premio speciale della Giuria nella categoria Orizzonti.
L’annuncio e’ appena stato fatto a Venezia, nella Sala Grande, dove si sta tenendo la cerimonia conclusiva della 71esima Mostra del Cinema di Venezia. Nei giorni scorsi il film era stato al centro di alcune polemiche.

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Giovanni XXIII: quell’incontro mancato tra Pasolini e il Papa

“Il Vangelo secondo Matteo” nacque dall’amicizia di Pier Paolo Pasolini con don Giovanni Rossi, fondatore dell’associazione Pro Civitate Christiana e, paradossalmente, anche da un mancato incontro con Giovanni XXIII. Lo racconta il cardinale Loris Francesco Capovilla – gia’ segretario particolare di Papa Roncalli – in una videointervista realizzata da monsignor Dario Edoardo Vigano’, direttore del Centro Televisivo Vaticano, che sara’ proiettata domani nel corso di un convegno dedicato al cinquantesimo anniversario del capolavoro dell’artista di Casarsa dalla Mostra internazionale del Cinema di Venezia. Lo riferisce l’Osservatore Romano. Pasolini ebbe cosi’ grande stima per Giovanni XXIII da dedicare il film alla sua memoria, ma il 4 ottobre del 1962 preferi’ non incontrarlo. Quel giorno era ad Assisi, ospite proprio della Cittadella, in occasione di un dibattito sul cinema. Avrebbe dovuto parlare della sceneggiatura e delle riprese del suo “Accattone”, ma nel pomeriggio si diffuse la voce che Roncalli, in visita a Loreto, aveva deciso a sorpresa di concludere la giornata ad Assisi.
  Subito le strade della citta’ si riempirono di folla e il convegno venne sospeso per permettere a tutti di rendere omaggio al Papa. Don Rossi e gli altri sacerdoti chiesero a Pasolini se volesse unirsi a loro, ma lui declino’ l’invito e passo’ il pomeriggio nella camera offertagli dall’associazione umbra, leggendo il primo libro che gli capito’ sotto mano, il Vangelo secondo Matteo. In ogni stanza della Cittadella c’era un’edizione dei Vangeli che inizia proprio con il testo di Levi, l’esattore delle tasse diventato seguace di Gesu’. Don Giovanni Rossi e gli altri sacerdoti tornarono a tarda sera.
  “Pier Paolo, spero che ti faccia piacere saperlo, quando il Papa ci ha dato la sua benedizione abbiamo pensato a te”, disse all’amico don Rossi al suo rientro in sede, dopo cena. “Grazie.
  In realta’ oggi anch’io ho pensato a voi – rispose Pasolini – faro’ un film sul Vangelo di Matteo. L’ho deciso dopo aver letto, sdraiato sulla branda, il libretto che ho trovato sul comodino. Pero’ dovete aiutarmi, io non sono un credente. E sono anche marxista”, ” rispose il poeta di Casarsa. Non si trattava di una frase di circostanza ma di una richiesta sincera, spiega il cardinale Capovilla nella videointervista.
  “Pasolini disse a don Andrea Carraro ‘non voglio fare nulla che possa offendere la vostra fede’ e per questo ando’ in Terra Santa. Accetto’ tutte le osservazioni e i consigli dei biblisti che aveva consultato”. (AGI) .

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Venezia 2014. Il mio Dio, nove registi lo raccontano

film.cinema

Come in un arcobaleno di fedi, mettendosi dinanzi al proprio Dio, nove registi sono stati chiamati a parlare di Lui. A raccontarlo a modo loro, in totale autonomia. Senza preconcetti, senza paura.  Words with Gods(Dialoghi con Dio), che sarà presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, è un progetto nato da un’idea dello scrittore e regista messicano Guillermo Arriaga (che firma anche l’episodio conclusivo dedicato all’ateismo) e dal coraggio di due giovani produttori indipendenti, Alex García e Lucas Akoskin. «Qualche anno fa – racconta quest’ultimo – Guillermo mi ha raggiunto facendomi leggere una breve storia che già adombrava questi temi. Uno stimolo, anche perché volevamo affrontare proprio soggetti che era meglio evitare. La religione era uno di questi. Abbiamo deciso subito di produrre un film sulle diverse fedi e credenze religiose». 

Come sono stati scelti i nove registi?
«Con molta attenzione. Per la delicatezza del soggetto avevamo bisogno di punti di vista molto onesti, di registi che fossero già sensibili a questo tema. Per interpretare la spiritualità aborigena, ad esempio, era necessario avere un regista aborigeno e abbiamo trovato Warwick Thornton, cui è stato affidato il primo episodio, che si svolge nel deserto australiano e ha come protagonista una donna che sta per partorire. Abbiamo anche cercato registi che provenissero da una diversa area geografica e culturale». 

I registi interpellati hanno posto qualche condizione?
«Tutti e nove sono onestamente legati al loro lavoro e ogni episodio li rappresenta bene. Noi ci siamo limitati a dar loro un budget e delle linee guida, loro hanno poi lavorato in totale libertà e senza mai incontrarsi. Hanno deciso di partecipare non per denaro, ma per un sincero coinvolgimento. Girare è stato molto complesso anche perché ogni episodio si svolge in un luogo diverso della terra, per esempio quello di Mira Nair a Mumbay, di Hideo Nakata in Giappone nei luoghi dello tsunami del 2011, di Amos Gitai in Israele». 

In un periodo storico segnato tragicamente da divisioni e intolleranze religiose, questo progetto va ritenuto anche una sfida?
«Non lo inquadrerei come una sfida, eccetto che per l’in-
tolleranza. Il film è piuttosto un invito a considerare il valore di esperienze religiose universali diverse e a condividere, attraverso il potere di storie bellissime e dei personaggi che vi sono coinvolti, la nostra umanità. Direi che addirittura invita a mettere in moto in ogni spettatore messo a confronto con queste ‘diversità radicali’, una forma di pacifica e sincera accettazione, così da creare una riflessione collettiva e un dialogo rispettoso. Per questo contatteremo i rappresentanti delle religioni e delle culture mondiali perché ci aiutino a presentare il film in contesti che aiutino il dialogo». 

È convinto che sia anche uno stimolo per sviluppare una discussione sul pluralismo religioso?
«Words with Gods contiene nove diverse fedi basate su esperienze personali e raccolte in un unico lavoro di cinema. Il film stesso è un’armoniosa coesistenza. In un periodo in cui l’intolleranza produce gesti di disumana violenza, cosa può fare un piccolo film? Può riempire quella fessura tra apatia e comprensione, mettendo una vicina all’altra persone diverse per condividere una bella esperienza. Lo consideriamo una goccia che, nella marea delle guerre, delle tragedie e delle follie umane, rinforza il fiume della pace». 

Affidare l’episodio dedicato al cattolicesimo a un regista visionario come Àlex de la Iglesia non la ritiene una scelta volutamente provocatoria?
«Alex ha studiato filosofia alla prestigiosa Università cattolica di Deusto in Spagna. Ha un forte retroterra culturale cattolico, nel suo episodio ha utilizzato una struttura narrativa dal forte sapore ironico, quasi da commedia, per toccare questioni importanti come la fede e il perdono. Ha spiegato che avrebbe voluto parlare non del mistero, non dei riti, ma di ciò che lui ammira maggiormente nel cattolicesimo: l’atto di perdonare. Certo sorprenderà non poco come lo racconta». 

L’islam è al centro di grandi contrasti al suo interno e di spaventosi atti di violenza: l’episodio girato da Ghobadi che cosa dice al mondo musulmano?
«Ciò che amo del segmento di Bahaman Ghobadi, regista iraniano di etnia curda che a motivo della censura si è autoesiliato dal suo paese, è l’accessibilità immediata della storia e il ruolo che in essa ha un bambino saggio che cerca di aiutare gli adulti a dare un senso al mondo. La storia rende onore all’islam e contemporaneamente esplora lo sforzo umano teso a condurre una vita moralmente integra, difendendo il valore delle antiche saggezze».

avvenire.it

La commozione di Citran di fronte a “Il prete bello”

cinema

di Valentina Barbieri

E’ entrato commosso al Mignon ieri sera. Con il tipico nodo alla gola di chi trattiene a stento l’emozione e deve fare i conti con il ricordo di quello è stato e di chi se n’è andato. Disgraziatamente, troppo presto. E’ stato così per Roberto Citran con il suo amico-maestro Carlo Mazzacurati, scomparso lo scorso gennaio a soli 58 anni. L’attore padovano è arrivato ieri in città per introdurre alle 18.30 il «primo film che lo ha visto quasi protagonista», cioè “Il prete bello” del 1989 di Mazzacurati con Adriana Asti e Marco Messeri. «Un giorno Carlo- ha ricordato Citran- mi mise in mano il romanzo omonimo di Goffredo Parise e mi annunciò che avrei interpretato Don Gastone. Cercai allora un modello e lo trovai in un frate che incontrai da bambino. Era un gigante, tra leggerezza e ingenuità. Tirava tanto forte al biliardo che le palle rimbalzavano sempre contro la parete. Decisi che doveva essere lui il mio Gastone». Citran non chiama mai per cognome il suo Carlo. Entrambi padovani, si conoscevano da quando avevano quindici anni e frequentavano lo stesso cineclub. « Sognavamo il grande cinema insieme e chissà per quale beffa del destino siamo arrivati a farlo». Mazzacurati ha voluto Citran in tantissime sue pellicole da “Notte italiana” all’ultima opera del 2014 “La sedia della felicità” : lo arruolava accanto a sé, anche solo come comparsa, per sentirselo vicino, come confidente della sua ricerca cinematografica. «Carlo- ha continuato Citran- instaurava con i propri attori veri rapporti di amicizia. Aveva cura di ogni parte attoriale, anche la minima. Registrava ogni dettaglio, si confrontava senza esitazione». Citran e Mazzacurati hanno condiviso l’amore per la loro regione d’origine, il Veneto. Hanno dato insieme voce a luoghi e a storie venete. «Interpretando Don Gastone in “Il prete bello”- ha ribadito l’attore padovano- ho potuto scavare nella mia infanzia. Il Veneto del 1939 non era poi così cambiato da quello che ho vissuto io. Grazie a Carlo, ho potuto indagare nel mio retroterra, in quello che sono». Roberto Citran si è infine ricordato di essere capitato a Mantova nel 1975, di aver cantato delle canzoni di lotta «non mi ricordo in quale piazza» e di aver incontrato un partigiano che quel giorno gli offrì il pranzo. E’ uscito così dal Mignon, dopo un ulteriore sguardo commosso alle foto di Mazzacurati all’ingresso e dopo aver firmato sulla parete degli ospiti.

Novità: sabato arriverà in città la 24enne Laura Halilovic, autrice del film in concorso “Io rom romantica” in programma alle 21 al Mignon.

Gazzetta di Mantova

Cinema, addio a Lauren Bacall. Nuovo grande lutto a Hollywood

 

L’attrice americana Lauren Bacall, diva degli anni ’40 che fu moglie di Humhrey Bogart, e’ morta all’eta’ di 89 anni. Per Hollywood e’ il secondo giorno di lutto dopo il suicidio di Robin Williams.
“Con grande dolore e non grande gratitudine per la sua vita straordinaria, confermiamo il decesso di Lauren Bacall”, ha comunicato la famiglia Bogart su Twitter account. Lauren e Humphrey si sposarono nel 1945 e rimasero insieme fino alla morte di lui. Ebbero due figli. Nata a New York il 16 settembre del 1924, vero nome Betty Joan Perske, Lauren Bacall comincio’ la sua carriera sulle scene di Broadway e poso’ per rivista Harper’s Bazaar: le foto furono notate dalla moglie del regista Howard Hawk, che cosi’ la chiamo’ per un provino e la recluto’. Aveva 19 anni quando debutto’ sul grande schermo, in “Avere e non avere” diretto appunto da Hawk nel 1944. Solo nel 1990, dopo una lunga carriera, giunse la prima nomination all’Oscar, come miglior attrice non protagonista per il ruolo della madre dominatrice di Barbra Streisand in “The Mirror Has Two Faces”. Vinse poi il Golden Globe e vari premi, tra i quali il Tony e solo nel 2009 l’Academy le conferi’ l’Oscar, alla carriera. (AGI) .

L’onda della crisi alla Mostra del Cinema. Due film sul tema

L’onda lunga della crisi dei subprime, madre dell’ultima crisi immobiliare Usa piovuta poi su tutto l’Occidente, non tende a spegnersi se è vero che alla 71/ma edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ci sono ben due film che ne parlano. Ed esattamente 99 HOMES di Ramin Baharani, film Usa in concorso ufficiale, e LINE OF CREDIT, sezione Orizzonti, della regista georgiana Salomé Alexi.
99 HOMES di Ramin Bahrani, sceneggiatore e regista di origini iraniane con Andrew Garfield, Michael Shannon, Laura Dern, Noah Lomax racconta di un uomo che scende a compromessi sempre più forti pur di salvare la sua famiglia e la sua dignità, una cosa pagata a caro prezzo perché dovrà fare i conti con un futuro segnato dai rimorsi. Siamo a Orlando, Florida e l’uomo è Dennis (Garfield) padre di famiglia sfrattato dalla sua casa da Mike, agente immobiliare che lavora per le banche, uomo affamato di potere che gira con tanto di pistola. Dennis, per la situazione in cui si trova, finisce alla fine di accettare di lavorare per Mike trovandosi dentro il mondo della corruzione dell’industria immobiliare. Nel momento in cui i suoi problemi finanziari iniziano a sanarsi, la sua coscienza è ormai gravemente danneggiata e i rimorsi lo perseguitano. Bahrani, con il suo film d’esordio, Man Push Cart nel 2005 era già approdato al Lido alle Giornate degli Autori e, anche, al Sundance Film Festival. Nel 2008 era tornato a Venezia, in Orizzonti, con ‘Goodbye Solo’, vincitore del premio FIPRESCI. Il corto Plastic Bag ha aperto poi Corto Cortissimo a Venezia nel 2009. Anche il suo quarto film, infine, At Any Price (2012), aveva partecipato in concorso a Venezia.
LINE OF CREDIT di Salome Alexi (Orizzonti) racconta invece una storia come tante. Quella di una tra le 172.300 famiglie che hanno perso la loro casa a causa dei mutui richiesti tra il 2009 e il 2013. Nino è una donna di circa quarant’anni con un passato di vita agiata nell’Unione Sovietica, ma che ora nella moderna Georgia si deve arrangiare. Così, costretta, la donna ottiene prestito con alti interessi e, a poco a poco, si trova immersa nei debiti. E questo fino ad essere strangolata dagli interessi sempre più alti.
Per Salomé Alexi, nata nel 1966 in Tbilisi, Kreditis limiti (questo il titolo originale) è il primo lungometraggio che realizza. Fino a oggi per lei solo cortometraggi come One Night, Black Sea, Should we go to the sea? e Felicità che ottiene una Menzione Speciale nel 2009 nella sezione Corto Cortissimo proprio alla Mostra del Cinema di Venezia.

ansa

 

Stanley Tucci prete pedofilo in Spotlight

Era da tempo che circolava lo script di Josh Singer tratto dalla celebre indagine del quotidiano Boston Globe che scoperchiò decenni di insabbiamenti da parte dei vertici della Chiesa Cattolica nordamericana su centinaia di casi di abusi sessuali contro i minori avvenuti nell’arcidiocesi di Boston.

Adesso finalmente sta per partire il film, con una produzione, naturalmente indipendente visto che le major preferiscono evitare i soggetti scabrosi soprattutto quando c’è di mezzo un’istituzione come la Chiesa Cattolica, ma di grande respiro visto che gli interpreti che hanno già firmto i contratti sono Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber, Aaron Eckart e Stanley Tucci, per la feria di Tom McCarthy.

Il film ricostruirà la coraggiosa indagine dei due giornalisti del Boston Globe che nel 2002 e per più di un anno, dopo aver ricevuto delle prime informazioni in proposito, continuarono a scavare sui presunti abusi sessuali a danno di minori commessi da vari esponenti della Chiesa Cattolica della regione, sempre negati dalla Chiesa. Mark Ruffalo e Rachel McAdams interpreteranno i ruoli dei due reporter Michael Rezendes e Sacha Pfeiffer, mentre Liev Schreiber sarà l’editor Marty Baron, Michael Keaton sarà Walter Robinson, membro dello Spotlight Team. Infine toccherà a Stanley Tucci interpretare il ruolo più scomodo e controverso, ovvero quello di uno dei preti  incriminati.

L’indagine del Boston Globe, premiata nel 2003 con il Pulitzer, provocò un vero e proprio terremoto mediatico nei confronti della Chiesa locale, che costrinse alle dimissioni il Cardinale Bernard Law, Arcivescovo di Boston. In seguito all’indagine del Boston Globe moltissime altre vittime di abusi vennero allo scoperto, scoprendo non solo una vastità e gravità inimmaginabile del fenomeno, ma anche una incredibile rete di coperture e protezioni da parte della Chiesa.

Scritto da Piero Cinelli
fonte: http://www.primissima.it/cinema_news/scheda/stanley_tucci_prete_pedofilo_in_spotlight/

La lista di Bergoglio, Claudia Mori: “La Rai ha congelato la mia fiction su Papa Francesco”

La produttrice lamenta stranezze nell’atteggiamento della tv pubblica

 di Massimo Galanto – tvblog.it

In veste di produttrice Claudia Mori oggi in un’intervista concessa a Il Fatto Quotidiano lamenta una specie di ostracismo da parte della Rai. La questione specifica riguarda una fiction su Papa Francesco. La moglie di Adriano Celentano ha acquistato i diritti del libro di Nello Scavo (nel video di apertura la sua intervista), La lista di Bergoglio, che racconta i salvataggi di preti e laici messi in atto dall’attuale pontefice negli anni dei desaparecidos, perché intende trasformarlo in fiction. Anzi, più precisamente, in un film e in una fiction (per questo motivo sarebbero in corso contatti con una produzione straniera); al soggetto ha lavorato Umberto Contarello, sceneggiatore de La Grande Bellezza, mentre la regista sarà Liliana Cavani.

Pur premettendo di essere consapevole che “non ho mai pensato né preteso” che la Rai sia tenuta ad accettare tutte le sue proposte, la Mori ha fatto notare:

Negli ultimi anni si è spesso verificata una situazione strana: prima un grande interesse della Rai verso i miei progetti e poi una sorta di eccesso di difficoltà che porta al blocco delle mie produzioni.

La Mori ad oggi non si spiega l’atteggiamento attendista della tv pubblica, che non coglie l’occasione di raccontare per “primi” il Papa al cinema e/o in televisione. Le ipotizzabili pressioni dal Vaticano non esistono a quanto pare:

Non mi risulta che il Vaticano tema questa fiction: io sono stata intervistata da Radio Vaticana e Liliana Cavani dall’Osservatorio Romano e Avvenire.

In passato molte fiction prodotte dalla Mori hanno trovato ospitalità (con successo di pubblico), da Caruso a De Gasperi, passando per i quattro tv movie Mai per amore (con ascolti non esaltanti) e per C’era una volta la città dei matti:

Da Caruso in poi non ho più lavorato con la Rai, nonostante i progetti che ho presentato inizialmente fossero stati accolti positivamente.

Pur nell’intento di non fare sterile polemica e ribadendo la volontà di essere “collaborativa” con la Rai e non nemica, l’ex giudice di X Factor (quando andava in onda sulla tv pubblica) ha ammesso:

È possibile che io e Adriano paghiamo il fatto di essere persone veramente libere e quindi non allineate. Questo può incidere: non sto parlando del direttore di Rai Fiction, ma in generale.

La Mori ha svelato inoltre che in tempi recenti “non sono mancati i momenti di tensione e siamo stati a un passo dal fare saltare la produzione di San Francesco” (che invece andrà in onda il prossimo inverno). Quindi ha elencato le sue produzioni, proposte alla Rai, che sono in attesa di essere sbloccate: ‘Storia dei Papi’, ossia quaranta docu-drama da 60′ e almeno due fiction da 120, una miniserie sul gioco d’azzardo “pronta da circa due anni”, ‘Portava la minigonna’ e ‘Non possiamo chiamarlo amore’, sul tema della violenza alle donne e la fiction su Giorgio Gaber, dove però è stato colto da Rai Fiction la mancanza di “tirante drammaturgico”.

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Cinema: Selena Gomez prende zero dai critici

E’ lapidario il giudizio dei critici Usa sulla commedia con Selena Gomez ‘Comportamenti molto… cattivi’ di Tim Garrick, uscita il 1 agosto negli Stati Uniti e nelle sale italiane dal 4 settembre distribuita da Adler. Il film, che comprende anche un passaggio-cameo di Justin Bieber in tuta arancione da carcerato (le riprese sono di due anni fa, molto prima dei reali guai giudiziari del cantante, ex fidanzato della Gomez ndr) ha ricevuto infatti sull’aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes un sonante 0% nella percentuale ricavata facendo una media delle critiche pubblicate.

La commedia ha per protagonista il 16enne Rick (Nat Wolff), pronto a tutto per conquistare la ragazza per cui ha perso la testa Nina (Selena Gomez). Per Rick, però, l’impresa è ardua viste le numerose disavventure in cui finisce, tra cui ritrovarsi al centro delle attenzioni morbose di Pamela (Elizabeth Shue), madre del suo migliore amico. Fra gli 11 critici citati che non si sono divertiti c’è Stephen Dalton di Hollywood Reporter: “A parte qualche battuta di corposo linguaggio grossolano, Gomez interpreta l’innocente in questa farsa paradossale che è piena di vivace volgarità, ma pericolosamente a corto di umorismo, fascino e logica narrativa”. Mentre per Travis Hopson dell’Examiner ‘Comportamenti molto… cattivi’ è “la peggiore commedia dell’anno”.

Un film “così inutile che nemmeno i fans di Selena Gomez ne conoscono l’esistenza ed anche se ne fossero al corrente, probabilmente non avrebbero niente di gentile da dire a proposito”. C’è da dire che nel tabellino di valutazioni su Rotten Tomatoes per i film con Selena Gomez non mancano altri titoli ‘rotten’ (‘marci’, terminologia del sito per indicare una prevalenza di critiche negative), ma ce ne sono anche vari ‘fresh’ (‘freschi’, cioè promossi dai critici): da Spring Breakers di Harmony Korine (65% di critiche positive) al dramma uscito quest’anno Rudderless di William Macy (84% di recensioni positive).

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