Meglio la trasparenza dei preti sposati che i figli nascosti dei preti… Il Sinodo Amazzonico valuti problemi e riammetta i preti sposati

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Sposati invita il Papa e i Vescovi partecipanti al Sinodo sull’Amazzonia a prendere in esame la situazione reale della Chiesa e a cambiare la normativa canonica per riaccogliere i preti sposati. La notizia sui figli dei preti nascosti rilanciata da Business Insider Italia.

Gerald Erebon è nato 30 anni fa Archer’s Post, un villaggio del profondo Kenya e da sempre ha un grosso problema: non assomiglia per niente all’uomo che per anni gli è stato raccontato essere suo padre. Ha infatti pelle chiara, capelli ondulati, lineamenti sottili. Differenze che l’hanno costretto a una vita da reietto, da “figlio di un bianco”, come lo chiamavano compagni di scuola e parenti.

Non era infatti un mistero per nessuno che il suo vero padre fosse un prete italiano allora 50enne, appartenente all’ordine dei Missionari della Consolata, giunto ad Archer’s Post per diffondere la fede tra le tribù semi-nomadi della Rift Valley una trentina di anni prima. Ma il missionario oltre alla parola di Dio ha anche diffuso il (suo) seme, abusando, secondo le accuse presentate anche all’Interpol, di una ragazzina di 15 anni che lavorava nella missione. E quando questa rimaseincinta, intervennero le gerarchie ecclesiastiche, che trasferirono il missionario in un’altra parrocchia del Kenyae trovarono un uomo – l’allora autista e catechista della chiesa –  che accettò di sposare la ragazzina, dando il proprio nome al neonato. In cambio, avrebbe avuto un lavoro sicuro per la chiesa e aiuti economici.

Il 30enne Gerald Erebon. Foto da www.gofundme.com

Anni dopo, alla morte della madre, Erebon ha avuto certezza della verità. Ha cercato quel missionario oggi 83enne e ha tentato inutilmente di creare un rapporto con lui. Il missionario ha respinto ogni contatto, e, con l’appoggio del clero keniota, ha rifiutato il test del Dna. Oggi il prete è sotto inchiesta da parte della Congregazione per il clero ed è stato segnalato, come detto, dell’Interpol.

La vicenda di Erebon – venuta alla luce grazie allo psicoterapeuta Vincent Doyle, il figlio di un prete irlandese che nel 2014 ha fondato l’associazione Coping Internationalper tutelare i diritti dei bambini figli dei sacerdoti – è solo una delle tante storie che spiegano come per decenni la Chiesa cattolica abbia affrontato i casi di sacerdoti accusati di aver abusato giovanissime donne dei Paesi in via di sviluppo e che abbiano poi generato dei bambini in seguito a quelle violenze.

Storie che solo oggi stanno emergendo ma con difficoltà, visto che in Africa lo scandalo degli abusi sessuali della Chiesa è stato appena sfiorato. Il continente infatti è rimasto indietro rispetto agli Stati Uniti, all’Europa e all’Australia nell’affrontare il problema dei sacerdoti pedofili, perché lì le priorità della chiesa si sono concentrate sulla lotta alla povertà. Per Augusta Muthigani, responsabile dell’istruzione religiosa della Conferenza episcopale keniota, per anni è stata in vigore “una cultura del silenzio e del compromesso” che ha permesso abusi di ogni tipo nella società africana.

Ma in Africa oltre al tema dell’abuso sessuale, c’è un problema in più: i figli non riconosciuti dei sacerdoti,evidentissimi frutti del peccato, visto che spesso hanno la pelle chiara, come Erebon. Persone destinate a una vita da reietti sociali, sebbene spesso le autorità ecclesiastiche abbiano previsto aiuti economici alle loro famiglie. In pratica ne hanno pagato il silenzio.

Secondo il reverendo Stephane Joulain, uno dei massimi esperti nella prevenzione dell’abuso del clero in Africa, la maggior parte dei casi di abusi sessuali su minori nel continente africano coinvolgono sacerdoti stranieri. Ma per Joulain esiste anche un significativo problema da parte dei sacerdoti africani che generano figli a causa delle norme culturali: “Diventi uomo solo quando hai avuto figli”, ha spiegato. “Molti sacerdoti soccomberebbero a questapressione da parte della famiglia o della tribù. Altri”, ha aggiunto, “razionalizzano il loro comportamento dicendo che il celibato è una tradizione “occidentale”, importata, che non ha posto in Africa, dove le ragazze sono spesso considerate adulte quando raggiungono la pubertà, indipendentemente dalla legge”.

Verità scomode che, declinate sul versante dell’America Latina, in questi giorni stanno infiammando il Sinodo sull’Amazzonia, in corso a Roma. Nell’assise romana si stanno confrontando senza esclusione di colpi l’ala progressista della chiesa, guidata da papa Francesco e quella oltranzista e conservatrice, che si riconosce nel prefetto emerito dell’ex Sant’Uffizio, il Cardinale Gerhard Müller, sul tema del celibato dei sacerdoti.

La fazione bergogliana ha infatti apertamente messo in discussione il voto di castità, ricordando come non questo non sia un dogma, proponendo che “uomini sposati, anziani e di provata fede” – i cosiddetti viri probati – possano essere ordinati sacerdoti. Dovrebbero essere la risposta alla scarsità di sacerdoti che si regista in alcune terre lontane, dove “gli indigeni non concepiscono il celibato”, come l’Amazzonia. Oppure l’Africa.

Chiesa affronti con coraggio il futuro: largo ai preti sposati

Le parrocchie chiuse sono un peccato mortale pastorale; Papa Francesco esclama: “che pena le chiese (e le parrocchie, ndr) chiuse”; e il Santo curato d’Ars ha detto: “lasciate per vent’anni una parrocchia senza prete e vi si adoreranno le bestie”.

Il Movimento internazionale dei Sacerdoti Lavoratori Sposati, fondato nel 2013 da don Giuseppe Serrone, diffonde un testo di don Cionchi della diocesi di Senigallia (fonte: senigallianotizie.it). Reintrodurre nella Chiesa i preti sposati, accanto ad altre sperimentazioni potrebbe evitare la chiusura di molti luoghi di cultu necessari alla cura pastorale dei fedeli.

C’è anche la speranza che in un futuro, speriamo prossimo, si sblocchi anche l’ordinazione sacerdotale di ”viri probati” sposati e non. Anche questa pratica è sul tavolo del Papa. Ne abbiamo tanti in Diocesi. Certo hanno bisogno di Corsi specifici, come c’erano una volta i Corsi per le vocazioni adulte lavoratori, il discernimento del Vescovo, ma non possiamo chiudere le parrocchie con l’idolatria e il blocco della non-ordinazione di vocazioni adulte di sposati e non. D’altronde, gli Apostoli erano quasi tutti sposati. Perché non avere il coraggio di affrontare il futuro, almeno con “sperimentazioni” e proposte finalizzate proprio alla cura pastorale, perché – come ripete spesso Papa Francesco – “salus animarum suprema lex”?

da Don Giuseppe Cionchi

La denuncia al Papa: «La Curia di Napoli ha coperto gli abusi del prete pedofilo»

L’esposto di una vittima al Pontefice: «Dall’arcivescovo Sepe gravi negligenze»

La Curia di Napoli ha coperto il caso di un prete pedofilo e il cardinale Crescenzio Sepe ha compiuto «gravi negligenze». È quanto si sostiene in un esposto inviato lo scorso ottobre al Papa e al cardinale Marc Ouelle, il prefetto della Congregazione per i vescovi, da un uomo che da bambino fu vittima di abusi sessuali da parte di un sacerdote. A raccontarlo è oggi Repubblica in un articolo a firma di Elena Affinito e Giorgio Ragnoli.

VITTIME DEGLI ABUSI SESSUALI DI UN PRETE PEDOFILO, LA STORIA

La storia comincia in un sobborgo di Napoli nel 1989, quando un 13enne, oggi sposato con moglie e figli, viene abusato dal suo insegnante di religione. A molti anni di distanza, nel 2010, dopo un malore, l’uomo è costretto a cominciare una terapia con uno psichiatra. I test psichiatrici confermano il suo vissuto di abusi sessuali. Lui decide allora di appellarsi alla giustizia canonica. Chiede un incontro con il cardinale Sepe, ma non ottiene risposta. Dopo un anno, nel 2011, incontra il vescovo ausiliare, senza tuttavia ottenere l’apertura di un procedimento. Dopo quattro anni di battaglie, nel 2014, scrive a Papa Francesco. Che promette di occuparsi del caso. Alcuni mesi dopo la curia di Napoli apre un’indagine. L’uomo viene convocato per una deposizione, ma non si vedono sviluppi. A luglio 2015 invia una mail nella quale minaccia di spararsi con l’arma di ordinanza (lui è una guardia giurata) davanti alla Curia se non otterrà notizie della sua denuncia. Viene segnalato all’autorità giudiziaria. Perde il porto d’armi. A maggio 2016 decide di sottoporsi ad una visita psichiatrica presso un perito nominato dalla diocesi. Infine, arriva la denuncia al Pontefice. Si legge su Repubblica:

«Con la presente lettera intendo denunciare il cardinale Crescenzio Sepe, per grave negligenza nell’esercizio del proprio ufficio». Inizia così l’esposto di Diego Esposito (il nome è di fantasia), inviato al Papa e al prefetto della Congregazione per i vescovi, cardinale Marc Ouellet, lo scorso 11 ottobre. Si tratta della prima denuncia che si appella alla lettera apostolica motu proprio “Come una madre amorevole”, scritta dal Pontefice e diventata legge canonica il 5 settembre 2016, che stabilisce la rimozione dei vescovi colpevoli di grave negligenza nella gestione dei casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Per mesi una commissione di giuristi nominati da Bergoglio si è riunita in segreto per studiare i termini della nuova norma. L’intenzione era quella di rendere più trasparente la gestione dei casi, limitando il potere dei vescovi e permettendo alle vittime, nel caso di colpevolezza delle diocesi, di ottenere il giusto risarcimento.

(Foto:  ANSA / CLAUDIO PERI)

in giornalettismo.com

Papa Francesco all’Angelus: “Egoismo e maldicenze fanno male alla Chiesa”

“La missione dei cristiani nella società è quella di dare sapore alla vita con la fede e l’amore che Cristo ci ha donato, e nello stesso tempo di tenere lontani i germi inquinanti dell’egoismo, dell’invidia, della maldicenza, e così via”.

Lo ha ricordato Papa Francesco all’Angelus. “Questi germi – ha spiegato – rovinano il tessuto delle nostre comunità, che devono invece risplendere come luoghi di accoglienza, di solidarietà e di riconciliazione”. “Per adempiere a questa missione, bisogna – ha scandito il Papa – che noi stessi per primi siamo liberati dalla degenerazione corruttrice degli influssi mondani, contrari a Cristo e al Vangelo; e questa purificazione non finisce mai, va fatta continuamente, va fatta tutti i giorni”. “Quanto ha bisogno il mondo della luce del Vangelo che dobbiamo portare con le nostre opere buone”, ha poi aggiunto Francesco commentando la pagina evangelica del discorso della Montagna. “Ognuno di noi – ha ricordato Francesco – chiamato ad essere luce e sale nel proprio ambiente di vita quotidiana, perseverando nel compito di rigenerare la realtà umana nello spirito del Vangelo e nella prospettiva del regno di Dio”. “Ci sia sempre di aiuto – ha pregato ad alta voce il Pontefice – la protezione di Maria Santissima, prima discepola di Gesù e modello dei credenti che vivono ogni giorno nella storia la loro vocazione e missione”. Un Angelus forte quello di Papa Francesco che arriva il giorno dopo i manifesti apparsi a Roma che puntavano il dito proprio contro il Pontefice.

Il Giornale

 

Don Contin a Pomeriggio5 nuove rivelazioni: jaguar viaggi in Croazia e vita da nababbo

Nella trasmissione televisiva di Barbara D’Urso emergono nuovi particolari sulla vicenda di don Contin.

Il prelato era solito spostarsi a bordo di una jaguar una vettura che può costare da 42000 a 100000 euro, con quell’auto raggiungeva luoghi per scambisti e un agriturismo a Grisignano dove si tenevano giochi erotici di gruppo.

La donna che lo ha denunciato ha detto che con lui aveva visitato vari resort esclusivi spingendosi fino in Croazia

 

Preti sposati: la visita di Bergoglio a casa non basta. Serve cambio della legge Chiesa e la possibilità di tornare in servizio attivo come sacerdoti

“Non siamo laici”. I preti sposati con regolare percorso sono ancora sacerdoti. Il commento di don Serrone dopo la visita di Papa Francesco ad alcune famiglie di preti sposati a Roma

Un tempo, con malcelato disprezzo, li chiamavano gli «spretati». Ma ormai da qualche decennio le cose non stanno più così, di norma la Chiesa concede senza troppi traumi la dispensa dagli obblighi del celibato che non è affatto un «passaggio allo stato laicale» (come spesso viene erroneamente indicato si media, v. articolo di Vecchi in Corriere della Sera da qui)  ai sacerdoti che scoprono di essersi innamorati ma non per questo vogliono tradire la promessa di celibato e fare le cose di nascosto: e così fanno richiesta, appunto, della dispensa dagli obblighi del celibato per mettere su famiglia. Nel pomeriggio di venerdì Francesco è andato a trovare sette di questi ex sacerdoti che vivono con le loro famiglie in una casa a Ponte di Nona, nella periferia est di Roma. Perché i tempi sono cambiati ma le cose non sempre sono facili: «Il Santo Padre ha inteso offrire un segno di vicinanza e di affetto a questi giovani che hanno compiuto una scelta spesso non condivisa dai loro confratelli sacerdoti e dai familiari».

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La sorpresa dei musei ecclesiastici

Nell’anno giubilare della Misericordia, ci siamo chiesti in che modo i nostri musei avrebbero potuto lanciare un segnale forte e chiaro di adesione all’iniziativa di papa Francesco. Ne abbiamo discusso a Palermo un anno fa, in una calda serata novembrina, tra coordinatori e membri del Consiglio direttivo di Amei riuniti in margine al nostro X convegno. In una sorta di improvvisato brainstorming, è venuta fuori l’idea dello scambio e lo slogan «Se scambio, cambio» che connota la quarta edizione delle Giornate dei Musei Ecclesiastici italiani, oggi e domani. Scambiare per cambiare non è solo un gioco di parole, può essere qualcosa di più. Scambiare significa stabilire una relazione: offro qualcosa che mi appartiene dichiarando la mia disponibilità a barattarlo con ciò che qualcun altro possiede.

È necessario trovare un punto di incontro perché lo scambio sia di reciproca soddisfazione, soprattutto quando a praticarlo sono soggetti che non si conoscono ma che, comunque, sono disponibili a mettersi in gioco, con fiducia. Il fatto stesso di accettare lo scambio costringe a porsi in relazione, in ascolto, in dialogo. E non è poco, perché si tratta di innescare un processo che produce cambiamento. I nostri musei hanno estremo bisogno di aprire le proprie porte per far entrare chi non li conosce o chi, in base ad un assurdo pregiudizio, li evita; allo stesso tempo, hanno bisogno di uscire dalle proprie porte per dialogare con altre realtà, ecclesiastiche ma non solo, sperimentando nuove forme di interazione.

Ma è soprattutto la nostra società, sempre più chiusa nelle proprie paure e indisponibile a confrontarsi con l’altro, che ha estremo bisogno di aprirsi, di accettare il cambiamento, ricalibrando il proprio sguardo, il proprio modo di porsi di fronte a un mondo che cambia velocemente. Così è stato lanciato un input ai musei che aderiscono ad Amei perché formulassero la loro ipotesi di scambio, diversa a seconda del contesto e delle singole disponibilità. Si è trattato di utilizzare la fantasia che, come scrive Bruno Munari, «è libera di pensare qualunque cosa, anche la più assurda, incredibile, impossibile», l’immaginazione, che «rende visibile ciò che la fantasia, l’invenzione e la creatività pensano » e il coraggio di sperimentare.

Gli scambi sono stati effettuati con altri musei ecclesiastici, ma anche con il Muse – Museo delle Scienze di Trento, con il Museo delle Culture nel Mondo di Genova, con il Museo di Cultura Ebraica di Pitigliano, con il Museo del Precinema di Padova, con il Museo Tattile di Catania, con l’Orto botanico delle Alpi Apuane, con il Museo del Costume e del Tessuto di Spoleto, per citarne solo alcuni. Si scambiano opere, direttori, laboratori, pubblici, letture, musiche, mostre, cibi, racconti, ricordi, tradizioni, giochi. Persino un mazzo di fiori.

A Palermo si scambiano reliquie: la Casa Museo Puglisi offre all’ordine dei Domenicani la cotta e la stola del Beato Giuseppe Puglisi in cambio delle reliquie di San Domenico di Guzman, custodite in un ostensorio del Settecento. Il Diocesano di Trento propone al Muse il dipinto di Tullio Garbari raffigurante che il Museo delle Scienze ha esposto nella sezione dedicata all’evoluzione; in cambio riceve un airone cinerino, uccello denso di simbologie cristologiche, utilizzato da Annamaria Gelmi per creareLeukos, un’installazione artistica che dialoga con un Flügelaltar (altare con le ali) del XVI secolo.

Il Museo Diocesano di Genova scambia una pianeta seicentesca, realizzata con un tessuto che evoca la produzione turca, con un flauto obliquo proveniente da Ney ( Turchia) del Museo delle Culture nel Mondo. Il Museo e Galleria San Fedele di Milano, nell’ambito della mostra Maria Lai. Sul filo del mistero, propone uno “scambio” tra passato e presente: le opere di una delle interpreti più intense della ricerca estetica contemporanea vengono messe in dialogo con gli antifonari settecenteschi dove, come su fili sottili, si inseguono le note dei tetragrammi. Kronos, il museo della cattedrale di Piacenza, propone uno scambio nel nome di Francesco con il Museo della Collegiata di Castell’Arquato e la Pinacoteca del Seminario di Bedonia. Altri musei propongono scambi di sguardi: quelli di chi vive in Italia ma proviene da altri paesi, altre culture, altre fedi. Sguardi inediti sulle opere esposte che contribuiscono a cambiare prospettiva sul patrimonio che custodiamo.

Il Museo diocesano “Mons. Aurelio Sorrentino” di Reggio Calabria, oltre allo scambio tra la cittadinanza e gli ospiti di alcune Case accoglienza migranti della città, propone la mostra fotografica Anime salve, di Marco Costantino, un reportage sullo sbarco di profughi sulle coste calabre. Una forma di scambio che tutti i musei condivideranno consiste in un’offerta alimentare: l’invito rivolto ai visitatori è quello di portare un pacco di pasta, una scatola di biscotti, un kg di zucchero o altro in cambio dell’ingresso gratuito o di un piccolo dono. I prodotti alimentari raccolti verranno destinati a un’organizzazione certificata (Caritas o altro) che si occuperà di destinarli.

avvenire

Ecco le nuove chiese più belle del mondo

È Rafael Moneo, Pritzker Prize nel 1996, il vincitore della VI edizione del Premio internazionale di architettura sacra “Frate Sole”, fondato da padre Costantino Ruggeri. Moneo segue Tadao Ando, Álvaro Siza, Richard Meier, John Pawson e Cristián Undurraga. Il celebre architetto spagnolo, classe 1937, è stato premiato all’unanimità dalla giuria per la sua Iglesia de Iesu, realizzata tra il 2007 e il 2011 a San Sebastián. L’architettura, che lo stesso Moneo definisce come “generosa negli spazi e molto modesta nei materiali” si contraddistingue (tanto esternamente che internamente) per il bianco delle pareti, elemento che richiama il colore dominante dei fiori del vicino parco e soprattutto le importanti costruzioni razionaliste presenti a San Sebastián.
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La chiesa ha una pianta a croce, ricavata all’interno di un quadrilatero più grande, ma resa asimmetrica per “riflettere le tensioni del mondo di oggi”. ed è evidenziata dall’illuminazione naturale zenitale. Negli spazi che completano la figura trovano posto a sinistra la sacrestia e il battistero, e, a destra, la cappella del Santissimo Sacramento e quella della Riconciliazione.
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Al secondo posto si è classificata la nuova chiesa della parrocchia di Ka Don, a Don Duong, in Vietnam, realizzata nel 2014 dagli architetti Thu Huong Thi Vu e Tuan Dung Nguyen con materiali semplici come legno e ferro che valorizzano il rapporto con la natura e la trasparenza tra spazio interno e ambiente esterno. La chiesa ricorda la struttura tradizionale delle abitazioni della popolazione che vive lungo la sponda meridionale del fiume Da Nhim.
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Terza classificata è la chiesa parrocchiale della Santa Trinità a Lipsia, dello studio tedesco di architettura Schulz und Schulz. È la più grande chiesa cattolica costruita nella ex Germania Est dopo la caduta del muro. Sorge sul sito di un precedente luogo di culto, distrutto dalle bombe della Seconda guerra mondiale, davanti al Municipio Nuovo, nel centro cittadino. Gli architetti hanno lavorato sul rapporto con la storia e il luogo, scegliendo un materiale come il porfido, pietra porosa ma durissima, con cui sono costruiti i monumenti più significativi della città.
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Il complesso edilizio ha una pianta triangolare. Nella parte orientale si trova la chiesa, che a sud si connette a una cappella feriale e alla sacrestia. Nella parte occidentale al piano terra c’è una grande sala della comunità. Al piano superiore gli appartamenti per i sacerdoti appartamenti e per gli ospiti. Il campanile raggiunge l’altezza di 50 metri.
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La giuria ha scelto poi di conferire due menzioni speciali alla cappella di San Giovanni Battista, realizzata con pietra e legno nel quartiere berlinese di Johannisthal dallo studio tedesco di architettura Brückner & Brückner, e alla cappella di San Juan Bautista dell’architetto spagnolo Alejandro Beautell, a Tenerife.

Rafael Moneo e gli altri quattro finalisti saranno premiati durante la cerimonia che avverrà a Pavia il prossimo 4 ottobre, in occasione della festività di san Francesco d’Assisi.

avvenire

Preti sposati. Radio Vaticana: “La Chiesa non ha mai legato sacerdozio e celibato sul piano dogmatico”

“La Chiesa non ha mai legato sacerdozio e celibato sul piano dogmatico”, ma ha riconosciuto il valore profondo di questo legame. Lo ha detto il prefetto della Congregazione dei Vescovi, il cardinale Marc Ouellet, durante il convegno “Il celibato sacerdotale, un cammino di libertà”, in corso all’università Gregoriana di Roma.

Potrebbe scattare presto l’ora dei preti sposati? Se lo chiede l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati commentando le notizie che arrivano da Roma: in città presso l’Università Gregoriana dei Gesuiti si sta tenendo un convegno per ribadire la dottrina classica tradizionalista sul celibato dei preti e del no ai preti sposati.

Il Convegno si è aperto Giovedì, 4 febbraio con il Saluto introduttivo: Rev. P. François-Xavier Dumortier, SJ. Presentazione del Convegno: Rev. Mons. Tony Anatrella. Conferenza: Celibato e legame nuziale di Cristo alla Chiesa Sua Em. Rev.ma il Card. Marc Ouellet.

Oggi Venerdì, 5 febbraio c’è stata la relazione “Per il Regno”. Il dono del celibato nel Nuovo Testamento delle Dott.ssa Rosalba Manes. A seguire
L’appello alla tradizione nella difesa del celibato sacerdotale: il contributo di Johann Adam Möhler al dibattito (Rev. P. Joseph Carola, SJ)

Sabato, 6 febbraio il convegno si concluderà con Lettura dell’Enciclica “Sacerdotalis Coelibatus” del Beato Paolo VI (Sua Ecc. Rev.ma Mons. Joël Mercier).

L’intervento su Il prete ordinato “in persona Christi”
di Sua Em. Rev.ma il Card. Pietro Parolin è molto atteso per Sabato. Parolin, segretario di Stato Vaticano aveva riaperto la discussione sui preti sposati. Il celibato sacerdotale «non è un dogma della Chiesa e se ne può discutere perché è una tradizione ecclesiastica».

L’arcivescovo Pietro Parolin ha risposto così a una domanda del quotidiano venezuelano «El Universal» e la sua «apertura» è rimbalzata immediatamente in Curia. Il dato della non intangibilità della legge canonica sul celibato, sostenuto dalla maggior parte dei teologi, era stato pubblicamente contestato alcuni mesi fa dal cardinale Mauro Piacenza, prefetto del clero, mentre il suo predecessore, Claudio Hummes aveva preso la posizione contraria.
«Si può parlare, riflettere e approfondire questi temi che non sono definizioni di fede – aveva aggiunto Parolin – e pensare in qualche modifica ma sempre al servizio dell’unità e tutto secondo la volontà di Dio… Dio parla in molti modi. Dobbiamo fare attenzione a questa voce che ci orienta sulle cause e sulle soluzioni, per esempio la scarsità di clero. Quindi bisogna tenere presenti, nel momento di prendere delle decisioni, questi criteri (la volontà di Dio, la storia della Chiesa) così come l’apertura ai segni dei tempi».

Le parole del nuovo segretario di Stato vaticano avevano ovviamente diviso in due il mondo cattolico e innescato un acceso confronto sulla necessità o l’inopportunità del matrimonio per i sacerdoti. I sostenitori del superamento del celibato sacerdotale sostengono che le nozze dei preti consentirebbero ai pastori di essere maggiormente vicini alla loro gente e al passo con la vita moderna, ma anche di risolvere il problema della scarsità di vocazioni. «Un sondaggio Galup ha dimostrato che la maggioranza dei cattolici è favorevole al matrimonio dei sacerdoti» ha dichiarato Christine Schenk, una delle promotrici di Future Chrurch, organizzazione no profit nata nel 1990 a Cleveland, in Ohio, che sostiene varie cause interne alla Chiesa romana cattolica, tra le quali anche la fine del celibato sacerdotale.

Per l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati, fondata nel 2003 da don Giuseppe Serrone, che commenta la questione nei giorni del convegno sul celibato alla Gregoriana di Roma, le gerarchie vaticane sono in fase di immobilismo sulla questione della riammissione al ministero dei preti sposati. E Papa Francesco non si schiera e di fatto sostiene i tradizionalisti.