Chiesa affronti con coraggio il futuro: largo ai preti sposati

Le parrocchie chiuse sono un peccato mortale pastorale; Papa Francesco esclama: “che pena le chiese (e le parrocchie, ndr) chiuse”; e il Santo curato d’Ars ha detto: “lasciate per vent’anni una parrocchia senza prete e vi si adoreranno le bestie”.

Il Movimento internazionale dei Sacerdoti Lavoratori Sposati, fondato nel 2013 da don Giuseppe Serrone, diffonde un testo di don Cionchi della diocesi di Senigallia (fonte: senigallianotizie.it). Reintrodurre nella Chiesa i preti sposati, accanto ad altre sperimentazioni potrebbe evitare la chiusura di molti luoghi di cultu necessari alla cura pastorale dei fedeli.

C’è anche la speranza che in un futuro, speriamo prossimo, si sblocchi anche l’ordinazione sacerdotale di ”viri probati” sposati e non. Anche questa pratica è sul tavolo del Papa. Ne abbiamo tanti in Diocesi. Certo hanno bisogno di Corsi specifici, come c’erano una volta i Corsi per le vocazioni adulte lavoratori, il discernimento del Vescovo, ma non possiamo chiudere le parrocchie con l’idolatria e il blocco della non-ordinazione di vocazioni adulte di sposati e non. D’altronde, gli Apostoli erano quasi tutti sposati. Perché non avere il coraggio di affrontare il futuro, almeno con “sperimentazioni” e proposte finalizzate proprio alla cura pastorale, perché – come ripete spesso Papa Francesco – “salus animarum suprema lex”?

da Don Giuseppe Cionchi

La denuncia al Papa: «La Curia di Napoli ha coperto gli abusi del prete pedofilo»

L’esposto di una vittima al Pontefice: «Dall’arcivescovo Sepe gravi negligenze»

La Curia di Napoli ha coperto il caso di un prete pedofilo e il cardinale Crescenzio Sepe ha compiuto «gravi negligenze». È quanto si sostiene in un esposto inviato lo scorso ottobre al Papa e al cardinale Marc Ouelle, il prefetto della Congregazione per i vescovi, da un uomo che da bambino fu vittima di abusi sessuali da parte di un sacerdote. A raccontarlo è oggi Repubblica in un articolo a firma di Elena Affinito e Giorgio Ragnoli.

VITTIME DEGLI ABUSI SESSUALI DI UN PRETE PEDOFILO, LA STORIA

La storia comincia in un sobborgo di Napoli nel 1989, quando un 13enne, oggi sposato con moglie e figli, viene abusato dal suo insegnante di religione. A molti anni di distanza, nel 2010, dopo un malore, l’uomo è costretto a cominciare una terapia con uno psichiatra. I test psichiatrici confermano il suo vissuto di abusi sessuali. Lui decide allora di appellarsi alla giustizia canonica. Chiede un incontro con il cardinale Sepe, ma non ottiene risposta. Dopo un anno, nel 2011, incontra il vescovo ausiliare, senza tuttavia ottenere l’apertura di un procedimento. Dopo quattro anni di battaglie, nel 2014, scrive a Papa Francesco. Che promette di occuparsi del caso. Alcuni mesi dopo la curia di Napoli apre un’indagine. L’uomo viene convocato per una deposizione, ma non si vedono sviluppi. A luglio 2015 invia una mail nella quale minaccia di spararsi con l’arma di ordinanza (lui è una guardia giurata) davanti alla Curia se non otterrà notizie della sua denuncia. Viene segnalato all’autorità giudiziaria. Perde il porto d’armi. A maggio 2016 decide di sottoporsi ad una visita psichiatrica presso un perito nominato dalla diocesi. Infine, arriva la denuncia al Pontefice. Si legge su Repubblica:

«Con la presente lettera intendo denunciare il cardinale Crescenzio Sepe, per grave negligenza nell’esercizio del proprio ufficio». Inizia così l’esposto di Diego Esposito (il nome è di fantasia), inviato al Papa e al prefetto della Congregazione per i vescovi, cardinale Marc Ouellet, lo scorso 11 ottobre. Si tratta della prima denuncia che si appella alla lettera apostolica motu proprio “Come una madre amorevole”, scritta dal Pontefice e diventata legge canonica il 5 settembre 2016, che stabilisce la rimozione dei vescovi colpevoli di grave negligenza nella gestione dei casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Per mesi una commissione di giuristi nominati da Bergoglio si è riunita in segreto per studiare i termini della nuova norma. L’intenzione era quella di rendere più trasparente la gestione dei casi, limitando il potere dei vescovi e permettendo alle vittime, nel caso di colpevolezza delle diocesi, di ottenere il giusto risarcimento.

(Foto:  ANSA / CLAUDIO PERI)

in giornalettismo.com

Papa Francesco all’Angelus: “Egoismo e maldicenze fanno male alla Chiesa”

“La missione dei cristiani nella società è quella di dare sapore alla vita con la fede e l’amore che Cristo ci ha donato, e nello stesso tempo di tenere lontani i germi inquinanti dell’egoismo, dell’invidia, della maldicenza, e così via”.

Lo ha ricordato Papa Francesco all’Angelus. “Questi germi – ha spiegato – rovinano il tessuto delle nostre comunità, che devono invece risplendere come luoghi di accoglienza, di solidarietà e di riconciliazione”. “Per adempiere a questa missione, bisogna – ha scandito il Papa – che noi stessi per primi siamo liberati dalla degenerazione corruttrice degli influssi mondani, contrari a Cristo e al Vangelo; e questa purificazione non finisce mai, va fatta continuamente, va fatta tutti i giorni”. “Quanto ha bisogno il mondo della luce del Vangelo che dobbiamo portare con le nostre opere buone”, ha poi aggiunto Francesco commentando la pagina evangelica del discorso della Montagna. “Ognuno di noi – ha ricordato Francesco – chiamato ad essere luce e sale nel proprio ambiente di vita quotidiana, perseverando nel compito di rigenerare la realtà umana nello spirito del Vangelo e nella prospettiva del regno di Dio”. “Ci sia sempre di aiuto – ha pregato ad alta voce il Pontefice – la protezione di Maria Santissima, prima discepola di Gesù e modello dei credenti che vivono ogni giorno nella storia la loro vocazione e missione”. Un Angelus forte quello di Papa Francesco che arriva il giorno dopo i manifesti apparsi a Roma che puntavano il dito proprio contro il Pontefice.

Il Giornale

 

Don Contin a Pomeriggio5 nuove rivelazioni: jaguar viaggi in Croazia e vita da nababbo

Nella trasmissione televisiva di Barbara D’Urso emergono nuovi particolari sulla vicenda di don Contin.

Il prelato era solito spostarsi a bordo di una jaguar una vettura che può costare da 42000 a 100000 euro, con quell’auto raggiungeva luoghi per scambisti e un agriturismo a Grisignano dove si tenevano giochi erotici di gruppo.

La donna che lo ha denunciato ha detto che con lui aveva visitato vari resort esclusivi spingendosi fino in Croazia

 

Preti sposati: la visita di Bergoglio a casa non basta. Serve cambio della legge Chiesa e la possibilità di tornare in servizio attivo come sacerdoti

“Non siamo laici”. I preti sposati con regolare percorso sono ancora sacerdoti. Il commento di don Serrone dopo la visita di Papa Francesco ad alcune famiglie di preti sposati a Roma

Un tempo, con malcelato disprezzo, li chiamavano gli «spretati». Ma ormai da qualche decennio le cose non stanno più così, di norma la Chiesa concede senza troppi traumi la dispensa dagli obblighi del celibato che non è affatto un «passaggio allo stato laicale» (come spesso viene erroneamente indicato si media, v. articolo di Vecchi in Corriere della Sera da qui)  ai sacerdoti che scoprono di essersi innamorati ma non per questo vogliono tradire la promessa di celibato e fare le cose di nascosto: e così fanno richiesta, appunto, della dispensa dagli obblighi del celibato per mettere su famiglia. Nel pomeriggio di venerdì Francesco è andato a trovare sette di questi ex sacerdoti che vivono con le loro famiglie in una casa a Ponte di Nona, nella periferia est di Roma. Perché i tempi sono cambiati ma le cose non sempre sono facili: «Il Santo Padre ha inteso offrire un segno di vicinanza e di affetto a questi giovani che hanno compiuto una scelta spesso non condivisa dai loro confratelli sacerdoti e dai familiari».

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La sorpresa dei musei ecclesiastici

Nell’anno giubilare della Misericordia, ci siamo chiesti in che modo i nostri musei avrebbero potuto lanciare un segnale forte e chiaro di adesione all’iniziativa di papa Francesco. Ne abbiamo discusso a Palermo un anno fa, in una calda serata novembrina, tra coordinatori e membri del Consiglio direttivo di Amei riuniti in margine al nostro X convegno. In una sorta di improvvisato brainstorming, è venuta fuori l’idea dello scambio e lo slogan «Se scambio, cambio» che connota la quarta edizione delle Giornate dei Musei Ecclesiastici italiani, oggi e domani. Scambiare per cambiare non è solo un gioco di parole, può essere qualcosa di più. Scambiare significa stabilire una relazione: offro qualcosa che mi appartiene dichiarando la mia disponibilità a barattarlo con ciò che qualcun altro possiede.

È necessario trovare un punto di incontro perché lo scambio sia di reciproca soddisfazione, soprattutto quando a praticarlo sono soggetti che non si conoscono ma che, comunque, sono disponibili a mettersi in gioco, con fiducia. Il fatto stesso di accettare lo scambio costringe a porsi in relazione, in ascolto, in dialogo. E non è poco, perché si tratta di innescare un processo che produce cambiamento. I nostri musei hanno estremo bisogno di aprire le proprie porte per far entrare chi non li conosce o chi, in base ad un assurdo pregiudizio, li evita; allo stesso tempo, hanno bisogno di uscire dalle proprie porte per dialogare con altre realtà, ecclesiastiche ma non solo, sperimentando nuove forme di interazione.

Ma è soprattutto la nostra società, sempre più chiusa nelle proprie paure e indisponibile a confrontarsi con l’altro, che ha estremo bisogno di aprirsi, di accettare il cambiamento, ricalibrando il proprio sguardo, il proprio modo di porsi di fronte a un mondo che cambia velocemente. Così è stato lanciato un input ai musei che aderiscono ad Amei perché formulassero la loro ipotesi di scambio, diversa a seconda del contesto e delle singole disponibilità. Si è trattato di utilizzare la fantasia che, come scrive Bruno Munari, «è libera di pensare qualunque cosa, anche la più assurda, incredibile, impossibile», l’immaginazione, che «rende visibile ciò che la fantasia, l’invenzione e la creatività pensano » e il coraggio di sperimentare.

Gli scambi sono stati effettuati con altri musei ecclesiastici, ma anche con il Muse – Museo delle Scienze di Trento, con il Museo delle Culture nel Mondo di Genova, con il Museo di Cultura Ebraica di Pitigliano, con il Museo del Precinema di Padova, con il Museo Tattile di Catania, con l’Orto botanico delle Alpi Apuane, con il Museo del Costume e del Tessuto di Spoleto, per citarne solo alcuni. Si scambiano opere, direttori, laboratori, pubblici, letture, musiche, mostre, cibi, racconti, ricordi, tradizioni, giochi. Persino un mazzo di fiori.

A Palermo si scambiano reliquie: la Casa Museo Puglisi offre all’ordine dei Domenicani la cotta e la stola del Beato Giuseppe Puglisi in cambio delle reliquie di San Domenico di Guzman, custodite in un ostensorio del Settecento. Il Diocesano di Trento propone al Muse il dipinto di Tullio Garbari raffigurante che il Museo delle Scienze ha esposto nella sezione dedicata all’evoluzione; in cambio riceve un airone cinerino, uccello denso di simbologie cristologiche, utilizzato da Annamaria Gelmi per creareLeukos, un’installazione artistica che dialoga con un Flügelaltar (altare con le ali) del XVI secolo.

Il Museo Diocesano di Genova scambia una pianeta seicentesca, realizzata con un tessuto che evoca la produzione turca, con un flauto obliquo proveniente da Ney ( Turchia) del Museo delle Culture nel Mondo. Il Museo e Galleria San Fedele di Milano, nell’ambito della mostra Maria Lai. Sul filo del mistero, propone uno “scambio” tra passato e presente: le opere di una delle interpreti più intense della ricerca estetica contemporanea vengono messe in dialogo con gli antifonari settecenteschi dove, come su fili sottili, si inseguono le note dei tetragrammi. Kronos, il museo della cattedrale di Piacenza, propone uno scambio nel nome di Francesco con il Museo della Collegiata di Castell’Arquato e la Pinacoteca del Seminario di Bedonia. Altri musei propongono scambi di sguardi: quelli di chi vive in Italia ma proviene da altri paesi, altre culture, altre fedi. Sguardi inediti sulle opere esposte che contribuiscono a cambiare prospettiva sul patrimonio che custodiamo.

Il Museo diocesano “Mons. Aurelio Sorrentino” di Reggio Calabria, oltre allo scambio tra la cittadinanza e gli ospiti di alcune Case accoglienza migranti della città, propone la mostra fotografica Anime salve, di Marco Costantino, un reportage sullo sbarco di profughi sulle coste calabre. Una forma di scambio che tutti i musei condivideranno consiste in un’offerta alimentare: l’invito rivolto ai visitatori è quello di portare un pacco di pasta, una scatola di biscotti, un kg di zucchero o altro in cambio dell’ingresso gratuito o di un piccolo dono. I prodotti alimentari raccolti verranno destinati a un’organizzazione certificata (Caritas o altro) che si occuperà di destinarli.

avvenire

Ecco le nuove chiese più belle del mondo

È Rafael Moneo, Pritzker Prize nel 1996, il vincitore della VI edizione del Premio internazionale di architettura sacra “Frate Sole”, fondato da padre Costantino Ruggeri. Moneo segue Tadao Ando, Álvaro Siza, Richard Meier, John Pawson e Cristián Undurraga. Il celebre architetto spagnolo, classe 1937, è stato premiato all’unanimità dalla giuria per la sua Iglesia de Iesu, realizzata tra il 2007 e il 2011 a San Sebastián. L’architettura, che lo stesso Moneo definisce come “generosa negli spazi e molto modesta nei materiali” si contraddistingue (tanto esternamente che internamente) per il bianco delle pareti, elemento che richiama il colore dominante dei fiori del vicino parco e soprattutto le importanti costruzioni razionaliste presenti a San Sebastián.
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La chiesa ha una pianta a croce, ricavata all’interno di un quadrilatero più grande, ma resa asimmetrica per “riflettere le tensioni del mondo di oggi”. ed è evidenziata dall’illuminazione naturale zenitale. Negli spazi che completano la figura trovano posto a sinistra la sacrestia e il battistero, e, a destra, la cappella del Santissimo Sacramento e quella della Riconciliazione.
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Al secondo posto si è classificata la nuova chiesa della parrocchia di Ka Don, a Don Duong, in Vietnam, realizzata nel 2014 dagli architetti Thu Huong Thi Vu e Tuan Dung Nguyen con materiali semplici come legno e ferro che valorizzano il rapporto con la natura e la trasparenza tra spazio interno e ambiente esterno. La chiesa ricorda la struttura tradizionale delle abitazioni della popolazione che vive lungo la sponda meridionale del fiume Da Nhim.
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Terza classificata è la chiesa parrocchiale della Santa Trinità a Lipsia, dello studio tedesco di architettura Schulz und Schulz. È la più grande chiesa cattolica costruita nella ex Germania Est dopo la caduta del muro. Sorge sul sito di un precedente luogo di culto, distrutto dalle bombe della Seconda guerra mondiale, davanti al Municipio Nuovo, nel centro cittadino. Gli architetti hanno lavorato sul rapporto con la storia e il luogo, scegliendo un materiale come il porfido, pietra porosa ma durissima, con cui sono costruiti i monumenti più significativi della città.
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Il complesso edilizio ha una pianta triangolare. Nella parte orientale si trova la chiesa, che a sud si connette a una cappella feriale e alla sacrestia. Nella parte occidentale al piano terra c’è una grande sala della comunità. Al piano superiore gli appartamenti per i sacerdoti appartamenti e per gli ospiti. Il campanile raggiunge l’altezza di 50 metri.
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La giuria ha scelto poi di conferire due menzioni speciali alla cappella di San Giovanni Battista, realizzata con pietra e legno nel quartiere berlinese di Johannisthal dallo studio tedesco di architettura Brückner & Brückner, e alla cappella di San Juan Bautista dell’architetto spagnolo Alejandro Beautell, a Tenerife.

Rafael Moneo e gli altri quattro finalisti saranno premiati durante la cerimonia che avverrà a Pavia il prossimo 4 ottobre, in occasione della festività di san Francesco d’Assisi.

avvenire

Preti sposati. Radio Vaticana: “La Chiesa non ha mai legato sacerdozio e celibato sul piano dogmatico”

“La Chiesa non ha mai legato sacerdozio e celibato sul piano dogmatico”, ma ha riconosciuto il valore profondo di questo legame. Lo ha detto il prefetto della Congregazione dei Vescovi, il cardinale Marc Ouellet, durante il convegno “Il celibato sacerdotale, un cammino di libertà”, in corso all’università Gregoriana di Roma.

Potrebbe scattare presto l’ora dei preti sposati? Se lo chiede l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati commentando le notizie che arrivano da Roma: in città presso l’Università Gregoriana dei Gesuiti si sta tenendo un convegno per ribadire la dottrina classica tradizionalista sul celibato dei preti e del no ai preti sposati.

Il Convegno si è aperto Giovedì, 4 febbraio con il Saluto introduttivo: Rev. P. François-Xavier Dumortier, SJ. Presentazione del Convegno: Rev. Mons. Tony Anatrella. Conferenza: Celibato e legame nuziale di Cristo alla Chiesa Sua Em. Rev.ma il Card. Marc Ouellet.

Oggi Venerdì, 5 febbraio c’è stata la relazione “Per il Regno”. Il dono del celibato nel Nuovo Testamento delle Dott.ssa Rosalba Manes. A seguire
L’appello alla tradizione nella difesa del celibato sacerdotale: il contributo di Johann Adam Möhler al dibattito (Rev. P. Joseph Carola, SJ)

Sabato, 6 febbraio il convegno si concluderà con Lettura dell’Enciclica “Sacerdotalis Coelibatus” del Beato Paolo VI (Sua Ecc. Rev.ma Mons. Joël Mercier).

L’intervento su Il prete ordinato “in persona Christi”
di Sua Em. Rev.ma il Card. Pietro Parolin è molto atteso per Sabato. Parolin, segretario di Stato Vaticano aveva riaperto la discussione sui preti sposati. Il celibato sacerdotale «non è un dogma della Chiesa e se ne può discutere perché è una tradizione ecclesiastica».

L’arcivescovo Pietro Parolin ha risposto così a una domanda del quotidiano venezuelano «El Universal» e la sua «apertura» è rimbalzata immediatamente in Curia. Il dato della non intangibilità della legge canonica sul celibato, sostenuto dalla maggior parte dei teologi, era stato pubblicamente contestato alcuni mesi fa dal cardinale Mauro Piacenza, prefetto del clero, mentre il suo predecessore, Claudio Hummes aveva preso la posizione contraria.
«Si può parlare, riflettere e approfondire questi temi che non sono definizioni di fede – aveva aggiunto Parolin – e pensare in qualche modifica ma sempre al servizio dell’unità e tutto secondo la volontà di Dio… Dio parla in molti modi. Dobbiamo fare attenzione a questa voce che ci orienta sulle cause e sulle soluzioni, per esempio la scarsità di clero. Quindi bisogna tenere presenti, nel momento di prendere delle decisioni, questi criteri (la volontà di Dio, la storia della Chiesa) così come l’apertura ai segni dei tempi».

Le parole del nuovo segretario di Stato vaticano avevano ovviamente diviso in due il mondo cattolico e innescato un acceso confronto sulla necessità o l’inopportunità del matrimonio per i sacerdoti. I sostenitori del superamento del celibato sacerdotale sostengono che le nozze dei preti consentirebbero ai pastori di essere maggiormente vicini alla loro gente e al passo con la vita moderna, ma anche di risolvere il problema della scarsità di vocazioni. «Un sondaggio Galup ha dimostrato che la maggioranza dei cattolici è favorevole al matrimonio dei sacerdoti» ha dichiarato Christine Schenk, una delle promotrici di Future Chrurch, organizzazione no profit nata nel 1990 a Cleveland, in Ohio, che sostiene varie cause interne alla Chiesa romana cattolica, tra le quali anche la fine del celibato sacerdotale.

Per l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati, fondata nel 2003 da don Giuseppe Serrone, che commenta la questione nei giorni del convegno sul celibato alla Gregoriana di Roma, le gerarchie vaticane sono in fase di immobilismo sulla questione della riammissione al ministero dei preti sposati. E Papa Francesco non si schiera e di fatto sostiene i tradizionalisti.

Il Parroco rinuncia. I devoti: «Da domenica ci facciamo la messa da soli». Si offrono i preti sposati

L’articolo (riportato in basso) suscita la reazione dell’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati: “Se Papa Francesco e il Vescovo o i fedeli ci invitassero potremmo metterci al servizio, con un nostro prete sposato, della parrocchia priva di sacerdoti”. (ndr)

La Spezia – Troppe parrocchie da seguire per don Paolo, che da Beverino doveva avventurarsi pure per i tornanti che portano a Comuneglia e Codivara.

E così, suo malgrado, il sacerdote ha dovuto fare delle scelte: tagliare le funzioni religiose nelle due frazioni del comune di Varese Ligure.

Ma la comunità deli due borghi, almeno centocinquanta abitanti e «da sempre particolarmente unita», come sottolinea anche il sindaco di Varese, Giancarlo Lucchetti, s’è come sempre rimboccata le maniche.

«Da domenica ci facciamo la messa da soli – dice Paola Ghiggeri, anima del paese e gerente del bar-alimentari del luogo – Faremo delle letture, a turno e dei gruppi di preghiera». A “dire messa”, almeno per il battesimodella funzione fai da te, è stato incaricato il diacono Amedeo Cerisola.

Emozioni particolari? «No, no, e poi non sono tipo da finire sul giornale», dice sorridendo.

Ma poi gli amici del bar lo sostengono, ed emerge così la volontà della comunità di non perdere anche la chiesa, dopo le mille difficoltà affrontate ogni mattina per percorrere chilometri di strade dissestate. Un luogo di fede, un punto di incontro per tutti. Anche per questo la comunità è sempre stata legata ai suoi sacerdoti, che pure hanno rischiato per andare a dire messa a Comuneglia. Come accadde a don Franco, nel 2012, finito fuori strada per una lastra di ghiaccio sul dissestato manto stradale.

O come quando gli stessi abitanti si sono rimboccati le maniche e hanno messo bitume per tappare le buche e permettere il passaggio della processione, in occasione della festa dellaMadonna del Carmine. Mancava giusto di dirsi la messa da soli. Domenica accadrà pure questo.

ilsecoloXIX.it

Padre Pio a Roma: idolatria e superstizione

L’amico prete e scrittore Mauro Leonardi ha voglia di scrivere e ripetere prima su L’Huffington Post del 4 gennaio, poi durante la trasmissione“Siamo noi” del 3 gennaio su Tv2000, che la salma di Padre Pio non è adorata come Dio, ma venerata. La differenza sta nella sua mente e nella mente dei teologi, non nella mente di moltissimi fedeli. Nella mente di tanti devoti il frate di Pietrelcina viene prima di Cristo. Ma l’avete vista la gente intorno a quel cadavere che in fondo fa un po’ ribrezzo?

Avete visto quella mani strusciare sulla parete della teca? Una donna vi strusciava con cura anche il rosario (l’effetto è maggiore!). Tutti in attesa del miracolo, in attesa che il frate operi guarigioni. Mi stupisce che questo Papa, che ha preso le distanze dalle apparizioni della Madonna di Medjugorje, abbia incoraggiato queste forme di superstizione e idolatria.  Nel suo libro “L’Anima e il suo destino”, Vito Mancuso scriveva: «Questa mentalità del miracolo (e dello straordinario) fa molto male all’autentica spiritualità, e rende inevitabile che forti intelletti come quello di Nietzsche abbiano sentito la necessità di proclamare la “morte di Dio” per far vivere l’uomo». E don Franco Barbero sul suo blog, riferendosi alla esagerata devozione per la Madonna:  «Il devozionalismo cattolico… mariolatrico, si configura come vera e propria superstizione, un vuoto totale di fede adulta, una presa in giro di tante persone di buona volontà che vengono depistate dalla centralità del messaggio evangelico ed orientate verso forme di religiosità ambigue e commerciali. La fede non ha bisogno di santuari e di madonne: essa si nutre del Vangelo di Gesù, testimone di Dio, e della prassi che il nazareno ha incarnato e testimoniato a noi». Io aggiungerei che la fede non ha neppure bisogno dell’ostensione di cadaveri. Però, un miracolo potrebbe farlo il frate di Pietrelcina, potrebbe svegliarsi e dire alla gente che s’inchina davanti alla sua salma:  “Guardati dal farlo! lo sono un servo di Dio come te e i tuoi fratelli… È Dio che devi adorare (Ap 22,7).

Renato Pierri

politicamentecorretto.com

Antonio Socci attacca anche i preti sposati… Le Paoline non vendono il libro di Socci sul Papa

«Non intendiamo promuovere un libro la cui tesi non è ufficiale, né dimostrata. Ci sono accuse non fondate e il volume non serve a costruire dialogo».

Non usa mezzi termini suor Beatrice Salvioni, dell’ufficio nazionale delle Librerie Paoline, nel bocciare il libro di Antonio Socci Non è Francesco (Mondadori) in cui lo scrittore riferisce di una elezione non valida di Papa Bergoglio all’ultimo Conclave.

Le Paoline dunque, una delle case editrici cattoliche più famose e più diffuse su tutto il territorio, non fanno mistero nel boicottare il volume dello scrittore. «La nostra posizione è quella di non tenere il libro nelle nostre librerie Paoline – dice suor Beatrice al Giornale -. Abbiamo inviato una circolare a tutte le nostri sedi con questo invito. Non intendiamo promuovere un libro la cui tesi non è stata approvata e con accuse infondate. Il libro di Socci non serve a costruire dialogo».

Dall’ufficio comunicazione delle Librerie Paoline il volume Non è Francesco viene addirittura definito «integralista». «Non ci piace affatto – spiegano – e chiediamo alle nostre sedi di non tenerlo negli scaffali».

La scelta, in effetti, ricade su ciascuna libreria – che può dunque decidere di tenere qualche copia in vendita – ma l’indicazione di fondo è chiara. «Non siamo né bigotte né codine – prosegue suor Beatrice senza peli sulla lingua – ma non intendiamo sostenere una tesi di cui non abbiamo la prova certa e che non aiuta al confronto».

Per «vietare» la diffusione del libro di Socci nelle Librerie Paoline è stata inviata addirittura una nota informativa a tutti i punti vendita. «Credo che le nostre librerie, proprio perché espressione di un carisma ispirato al Vangelo – si legge nella circolare a firma della stessa suor Beatrice -, siano impegnate a diffondere cultura e non ad alimentare il “prurito di novità”, come dice San Paolo, anche se questo “prurito” porta qualche soldino. Credo che possiamo tranquillamente dire – a chi chiede questo titolo – il motivo della nostra posizione nei confronti del libro, certe che la chiarezza coerente di un impegno religioso e culturale sia il guadagno più vero».

L’autore non ci sta e ribatte con forza: «Mi sembra una censura ridicola – dice al Giornale -. Le Paoline vendono di tutto e si trovano anche libri che contestano dogmi fondamentali. Sono sicuro che suor Beatrice non ha letto minimamente il mio testo che è invece una difesa della dottrina cattolica e della Chiesa. La sua è una visione bigotta e oscurantista», prosegue lo scrittore, ricordando che nelle classifiche di questa settimana «al primo posto, nelle librerie cattoliche, c’è il mio volume. Ed è stato fuori solamente solo due giorni. È segno che il mondo cattolico è molto interessato».

Socci era già intervenuto sui social network per placare le polemiche. «Qualcuno – ha scritto – emulato poi da qualche ingenuo si è inventato che il mio libro Non è Francesco sarebbe stato presto ritirato dal commercio. È ovviamente una sciocchezza senza alcun fondamento. È in qualsiasi libreria».

Ma la contestazione circola sul Web, soprattutto da parte di molti cattolici che si rifiutano di credere alla tesi di Socci, secondo il quale l’elezione di Jorge Mario Bergoglio sarebbe invalida. E c’è chi, in confessione, chiede smarrito al sacerdote se le tesi di Socci siano giuste o meno.

di Serena Sartini – Il Giornale

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Il cardinale Murphy-O’Connor ha affermato vorrebbe ordinare sacerdoti uomini sposati

Il cardinale  Murphy-O’Connor dice che sarebbe di ordinare uomini sposati

Il cardinale Cormac Murphy-O’Connor ha detto il celibato sacerdotale  non è un dogma e “può essere cambiato”.
Parlando al direttore della BBC , James Harding, ha detto che la carenza di vocazioni  potrebbe spingere le Conferenze episcopali ad  ordinare uomini sposati.
“Se fossi il vescovo di una  diocesi che ha un piccolo numero di sacerdoti … penso che vorrei chiedere il permesso a Roma di ordinare uomini sposati”.

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fonte: The Tablet (traduzione e inserimento web a cura di sacerdotisposati@alice.it)

Gauthier: l’orma sul Concilio del prete con la cazzuola

Nasceva il 30 agosto di cent’anni fa il religioso che dedicò la vita al servizio ai più poveri, nella natia Francia come in Terra Santa.

Il “profeta della Chiesa dei poveri”, il prete operaio che divenne carpentiere e falegname in Terra Santa per essere alla “sequela di Gesù” o ancora, come affermò una volta Leonard Boff, il «padre della teologia della liberazione». Sono tanti gli aggettivi, epiteti, soprannomi che hanno cercato di raccontare la vita ma soprattutto l’apostolato poliedrico, sempre a favore degli ultimi, di Paul Gauthier (1914-2002) di cui ricorre domani il centenario della nascita. Un personaggio che con la sua azione di «profeta con la cazzuola», secondo una felice definizione di Teresio Bosco, incise più di quanto si immagini sull’apertura del Concilio Vaticano II alla modernità, al dialogo con i lontani e ad indirizzare il cattolicesimo verso le frontiere più “spinte” della sua missione a fianco dei più poveri della terra.
Paul Gauthier nasce in Francia a La Fléche per poi entrare in seminario a Digione (di cui sarà successivamente anche direttore) nel 1929. I primi anni della vita sacerdotale di Gauthier sono dedicati all’apostolato intellettuale, alla scrittura, tra l’altro, di alcuni soggetti cinematografici. Non è un caso che il terreno di coltura su cui si forma la personalità di Gauthier è costituito da esempi di vita come Charles de Foucauld, Henri Bergson, Teresa d’Avila e Giovanni della Croce. Palestra ideale del futuro ministero a favore dei poveri, a metà degli anni Quaranta, è la frequentazione a Marsiglia del domenicano Jacques Loew, caposcuola dei preti operai di Francia. Ma è con l’anno 1954 che il giovane sacerdote di Digione chiede al suo vescovo, Guillaume-Marius Sembel, l’esonero dal suo ministero ordinario di prete diocesano per «dedicarsi all’evangelizzazione dei poveri».
Da allora affioreranno le grandi intuizioni di Paul Gauthier: con un gruppo di giovani si stabilirà a Nazaret per fondare una piccola famiglia religiosa, di respiro internazionale, “I compagni e le compagne di Gesù carpentiere” (1957-1958). Piccolo tra i piccoli prende coscienza, in questo martoriato lembo di terra mediorientale, del dramma palestinese; buona  parte del suo ministero di prete viene speso a favore della costruzione di “case per tanti senza casa” (in maggioranza profughi delle zone di guerra).

Fondamentale in questi anni l’incontro col vescovo di quei territori, George Hakim, che vuole il giovane prete francese accanto a sé dal 1962 al Concilio Vaticano II. Un’occasione, quella del Concilio, che permette al giovane Gauthier di conoscere i grandi della teologia in voga in quegli anni, di confrontarsi con uomini del calibro diYves-Marie Congar e Henri- Marie de Lubac (che rimarrà sempre scettico verso le istanze portate avanti dal sacerdote di Digione). Ed è proprio l’evento Vaticano II che colloca padre Gauthier sotto i riflettori: qui pone le basi del movimento della “Chiesa dei poveri”. Un manifesto programmatico che coinvolge e non lasca indifferenti molti dei padri
conciliari (circa trecento), tra cui il cardinale di Bologna, Giacomo Lercaro. È questa, a detta di molti studiosi, la prima pietra della teologia della liberazione. Bussola principale di riferimento da allora per il sacerdote carpentiere di Betlemme è la costituzione pastorale
Gaudium et spes. Ed è proprio di questi anni (1963) la stesura di un libro che lascia il segno più importante del suo apostolato:
Jésus, l’Eglise et les pauvres.
Il 1964 rappresenta nella biografia di Gauthier un capitolo di snodo: con il giornalista Ettore Masina (conosciuto ai tempi del Concilio) fonda
Rete Radié Resch,
un’associazione di solidarietà internazionale chiamata così dal nome di una bambina palestinese morta di polmonite in un tugurio. Da allora l’impronta a favore dei più deboli per Gauthier è ancora più radicale; è di questi anni la sua frequentazione con il filosofo della
liberazione Enrique Dussel, ma anche delle prese di distanza dal dramma, nel 1967, della Guerra dei Sei giorni: «Da quando ho visto i bambini morire sotto le bombe più nessuna pietra per me ha importanza: né quella del Santo Sepolcro, né quella del Muro del Pianto, né quelle di tutte le moschee. Conta solo l’immane sofferenza dei piccoli della terra, siano essi ebrei, musulmani, cristiani, buddisti o comunisti, neri o bianchi o gialli. Tutti coloro per cui Cristo è morto».
Una svolta che lo porta prima a emigrare in Libano e poi in America Latina, per spendersi ancora di più a favore degli ultimi e dei più diseredati. Una spinta così radicale che conduce Gauthier a prendere le “distanze” dalla «Chiesa cattolica ufficiale» e a lasciare il sacerdozio. Altrettanto forte la scelta di sposare il suo storico braccio destro dai tempi del suo apostolato in Palestina, Marie Thérèse Lacaze, per poter così adottare e dare un tetto e una famiglia a due piccoli orfani, conosciuti in un viaggio in India. L’opzione preferenziale per i poveri rimane sempre la stella polare della sua vita; memorabile è il suo pellegrinaggio, sul finire degli anni Settanta, in Abruzzo sulla tomba di Ignazio Silone e la sua ammirazione per lo scrittore di
L’avventura di un povero cristiano.
Come sicuramente singolare di questa complessa personalità è, secondo le testimonianze di un suo intimo amico, Pasquale Iannamorelli, la sua devozione per Celestino V, il papa del «gran rifiuto » capace di essere una sana sintesi, all’«insegna della povertà evangelica», tra «il monachesimo benedettino e il francescanesimo».
Ormai minato dagli acciacchi dell’età e della malattia muore il 25 dicembre del 2002, il giorno di Natale, a 88 anni in un piccolo appartamento di Marsiglia, rimanendo fedele a se stesso e allo stile di vita che aveva deciso di condurre per tutta la sua lunga esistenza. A cento anni dalla nascita rimangono forse oggi attuali alcune sue parole proferite poco prima di morire: «Vorrei arrivare all’ultimo giorno della mia vita con la gioia del testimone e poter dire: ho vissuto, ho parlato e ho salvato l’anima mia».

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Don Gelmini: riserbo su presenza politici domani ai funerali

(AGI) – Amelia (Terni), 13 ago. – C’e’ riserbo sui nomi dei politici italiani e di altre figure note che domani prenderanno parte ai funerali di Don Pierino Gelmini, fissati per le 10:30 nella chiesa della Comunita’ Incontro nella struttura di Molino Silla, a qualche chilometro da Amelia. Dalla segreteria della comunita’ si limitano a dire che “sono arrivate tantissime telefonate di uomini politici, da parte di tutti quelli che lo conoscevano e che hanno sostenuto e creduto nella sua opera, ma non sappiamo se e quanti parteciperanno ai funerali”. Oggi pomeriggio comunque e’ prevista la visita di Maurizio Gasparri, da sempre convinto sostenitore di Don Pierino. Incertezza sulla partecipazione di Silvio Berlusconi, forse il principale sostenitore di Don Gelmini: una incertezza legata alla situazione che dal punto di vista degli obblighi cui il leader di Forza Italia e’ tenuto nell’ambito della sua posizione giudiziaria. Tra le telefonate di cordoglio anche quella di Pier Ferdinando Casini.

sacerdote

E’ morto Don Gelmini

don Gelmini
Don Gelmini

PERUGIA. E’ morto ieri sera don Pierino Gelmini, fondatore della Comunità Incontro di Amelia. Il prete, da tempo sofferente, si è spento nelle sue stanze di Molino Silla di Amelia “assistito fino all’ultimo dai ragazzi che lui ha assistito per una vita”: ha detto Gianpaolo Nicolasi, uno dei suoi più stretti collaboratori. Don Gelmini, infatti, è stato da sempre impegnato nel recupero dei tossicodipendenti e la sua comunità ha sedi in tutto il mondo.

Tutto cominciò nel 1963 da un incontro casuale con Alfredo, un tossicodipendente a Roma: da qui don Pierino Gelmini ha dato vita ad una comunità con centri sparsi in tutta Italia e in diversi Paesi del mondo.

“Zi prete, dammi una mano, non voglio soldi ma sto male” gli disse Alfredo in piazza Navona. Don Gelmini lo portò quindi a casa sua cominciando la sua attività di assistenza e recupero ai tossicodipendenti poi concretizzata dalla Comunità Incontro.

Don Gelmini, 89 anni, oltre ad essere sacerdote della Chiesa Cattolica era vescovo di quella Greco-Melichita. Nel settembre del 1979 si trasferì a Molino Silla di Amelia. Una vecchia struttura diroccata all’epoca chiamata la Valle delle streghe. Con il passare degli anni don Gelmini l’ha trasformata in quella che è nota ora come Valle della speranza.

“Io ho un sogno – amava ripetere don Gelmini – quello di far diventare questo posto accogliente e non un ghetto. Un posto per far stare bene i ragazzi”.

La casa madre della Comunità Incontro è quindi diventata un moderno centro di accoglienza, dotato anche di strutture di assistenza sanitaria all’avanguardia. Nel 2008 don Gelmini è stato coinvolto in un’inchiesta della procura di Terni per presunte molestie sessuali nei confronti di una decina di allora ospiti della struttura. Accuse che don Gelmini ha sempre respinto in maniera decisa rivendicando la correttezza del suo operato. Circa un anno dopo l’inizio dell’indagine don Gelmini ha chiesto ed ottenuto di essere ridotto allo stato laicale. Il processo in corso davanti al tribunale di Terni è da tempo sospeso proprio per le precarie condizioni di salute di don Gelmini.

“Non è in grado di partecipare coscientemente” al processo a suo carico stabilì la perizia disposta dal tribunale di Terni. La Comunità Incontro ha attualmente un centinaio di centri in Italia e una decina all’estero. Un migliaio di ragazzi ogni anno escono dalla struttura di recupero e si stima che siano almeno 300 mila quelli passati per la Comunità Incontro.

americaoggi.info

Che cosa comporterebbe la fine del celibato dei preti per la Chiesa Cattolica Romana?

Recentemente, The Vatican Insider, ha riferito che un gruppo di 26 donne italiane ha scritto a Papa Francesco, supplicandolo  di mettere fine al celibato per i preti,  affermando  di essere “profondamente innamorate di un prete”.

Poco dopo, in un’intervista a La Repubblica, il Papa ha affermato che rendere  in considerazione  la  fine del celibato e il divieto di matrimonio per i preti “ha bisogno di tempo”, suggerendo che ci sono soluzioni e che le avrebbe presto trovate.

 L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati da anni è impegnata nella Chiesa per tenere vive le problematiche teologiche relative alla riforma pastorale dei sacerdoti.  L’associazione ha diffuso in Italia le tesi di Agata Piekosz è dottoranda in sociologia presso l’Università di Toronto.

Per la studiosa tre temi sono centrali in relazione alla fine del celibato per i preti: ” il primo è la speranza da parte dei laici e del clero che il celibato finalmente giuga al termine; il secondo è l’accettazione che questa modifica potrebbe richiedere molte generazioni; e il terzo è la realtà che, nonostante gli sforzi della gerarchia cattolica per controllare il clero, i sacerdoti non negano completamente la loro sessualità.

Sulla base delle sue numerose conversazioni con sacerdoti in Canada e in Irlanda ha affermato  che la maggior parte dei preti hanno difficoltà a bilanciare il loro ruolo oggettivo e le esperienze soggettive come uomini. Istituzionalmente  i sacerdoti sono vincolati dalle regole e dallele norme della Chiesa cattolica romana, che governa le loro pratiche, le tradizioni, la mobilità, e la sessualità; questo ovviamente lascia poco spazio per l’autonomia.

Personalmente, il sacerdote sperimenta molte delle stesse emozioni e sensazioni che  altri uomini fanno, tra cui l’affrontare ansie circa la loro sessualità. Mentre non negano che il celibato ha il suo posto, ma anche riconoscendo che richiede un dialogo pubblico e privato più realistico.

Per i giovani sacerdoti ‘la fine del celibato’ significherebbe maggiore autonomia. Per molti, la maggiore autonomia ha un esito positivo. L’allentamento generale di autorità gerarchica sui singoli uomini consentirebbe alla religione cattolica e ai suoi insegnamenti un ingresso nella sfera privata sorprendente.

A livello del matrimonio, il clero sarebbero autorizzati ad avere una famiglia propria, che poi, per estensione, sarebbe anche una famiglia cattolica.

A livello parrocchiale o di comunità, i sacerdoti sposati  guadagnerebbero più visibilità.

A livello istituzionale, l’aumento delll’autonomia dovrebbe portare ad un aumento delle vocazioni, portando ad avere  più sacerdoti cattolici per  rinvigorire la fede cattolica e la pratica cattolica.

Questa immagine è piena di speranza, e molti sacerdoti credono che questa potrebbe essere la strada giusta per rinvigorire la propria fede vacillante e quella dei loro parrocchiani in una chiesa offuscata dallo scandalo.

La speranza è radicata nel recente focus sulla ‘nuova evangelizzazione’. ‘Evangelizzare’ significava in passato convertire gli individui all fede cattolica, la ‘nuova evangelizzazione’ si propone invece di raggiungere i cattolici che sono diventati secolarizzati, alienati, o “distanziati dalla loro fede”.

L’obiettivo della  ‘nuova evangelizzazione’ promette di  “riproporre” la parola di Dio a coloro che hanno vissuto “una crisi di fede”.

La speranza della fine del celibato obbligatorio poi dovrebbe essere considerata uno strumento utile, necessario e tattico. La speranza riconosce la complessità della sessualità all’interno della Chiesa cattolica, senza mettere a fuoco sulle note conseguenze negative del celibato legate alla pedofilia e gli scandali di abusi sessuali.

La speranza porterebbe anche ad una strada per discutere il complesso ruolo delle donne nella Chiesa.

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Segnalazione e traduzione a cura della redazione dei sacerdoti lavoratori sposati (i contenuti sono protetti)

In caso di pubblicazione citare la fonte http://sacerdotisposati.altervista.org e inviare mail per segnalare la pubblicazione a sacerdotisposati@alice.it

presbitero.uxorato

Per mancanza di prete si chiude la chiesa. Si offrono i sacerdoti sposati

Manca il parroco da 8 mesi, chiesa chiusa a Comparni
A pochi chilometri dalla diocesi scoppia la protesta

Nella frazione Comparni di Mileto da mesi manca il parroco e i cittadini per protesta coprono l’ingresso della chiesa con un lenzuolo che comunica che «per mancanza di prete si chiude la chiesa»

di FRANCESCO RIDOLFI

La situazione va avanti ormai da diversi mesi. Da quando il vecchio parroco di Comparni, una delle tre frazioni di Mileto (città sede di diocesi), don Maurizio Macrì ha cessato le sue funzione nella parrocchia di Maria Santissima Immacolata per andare a svolgere il ruolo di viceparroco di San Leoluca a Vibo Valentia. Al suo posto il vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, Luigi Renzo, aveva inviato don Giuseppe Vitaliano ma anche in questo caso il nuovo parroco dopo alcuni mesi ha lasciato la frazione di Mileto che da allora si trova senza un prete titolare. Ma adesso la popolazione di Comparni ha deciso di mettere nero su bianco il proprio malessere inscenando una protesta sui generis. Il loro disappunto, i cittadini di Comparni, hanno deciso di lanciarlo con un lenzuolo bianco attaccato alla porta di ingresso della chiesa del paese. Al centro del lenzuolo una laconica scritta: “Per mancanza di prete si chiude la chiesa”.

Quello che la comunità locale chiede è «un parroco continuamente presente che segua soprattutto i nostri giovani». E la richiesta travalica i confini materiali e territoriali e sfocia su Facebook, sul popolare social network i commenti sono di rabbia e frustrazione per una situazione che la gente di Comparni vive come una vera e propria menomazione. Spetta al vescovo Renzo ora prendere una decisione
ilquotidianodellacalabria.it

Stanley Tucci prete pedofilo in Spotlight

Era da tempo che circolava lo script di Josh Singer tratto dalla celebre indagine del quotidiano Boston Globe che scoperchiò decenni di insabbiamenti da parte dei vertici della Chiesa Cattolica nordamericana su centinaia di casi di abusi sessuali contro i minori avvenuti nell’arcidiocesi di Boston.

Adesso finalmente sta per partire il film, con una produzione, naturalmente indipendente visto che le major preferiscono evitare i soggetti scabrosi soprattutto quando c’è di mezzo un’istituzione come la Chiesa Cattolica, ma di grande respiro visto che gli interpreti che hanno già firmto i contratti sono Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber, Aaron Eckart e Stanley Tucci, per la feria di Tom McCarthy.

Il film ricostruirà la coraggiosa indagine dei due giornalisti del Boston Globe che nel 2002 e per più di un anno, dopo aver ricevuto delle prime informazioni in proposito, continuarono a scavare sui presunti abusi sessuali a danno di minori commessi da vari esponenti della Chiesa Cattolica della regione, sempre negati dalla Chiesa. Mark Ruffalo e Rachel McAdams interpreteranno i ruoli dei due reporter Michael Rezendes e Sacha Pfeiffer, mentre Liev Schreiber sarà l’editor Marty Baron, Michael Keaton sarà Walter Robinson, membro dello Spotlight Team. Infine toccherà a Stanley Tucci interpretare il ruolo più scomodo e controverso, ovvero quello di uno dei preti  incriminati.

L’indagine del Boston Globe, premiata nel 2003 con il Pulitzer, provocò un vero e proprio terremoto mediatico nei confronti della Chiesa locale, che costrinse alle dimissioni il Cardinale Bernard Law, Arcivescovo di Boston. In seguito all’indagine del Boston Globe moltissime altre vittime di abusi vennero allo scoperto, scoprendo non solo una vastità e gravità inimmaginabile del fenomeno, ma anche una incredibile rete di coperture e protezioni da parte della Chiesa.

Scritto da Piero Cinelli
fonte: http://www.primissima.it/cinema_news/scheda/stanley_tucci_prete_pedofilo_in_spotlight/

A Pane e pomodoro arriva la messa in spiaggia

Le chiese ad agosto si svuotano di fedeli e così la messa viene celebrata direttamente sulla spiaggia. E’ l’iniziativa della parrocchia San Sabino di Bari: giovedì 14 agosto alle 18, alla vigilia della festa dell’Assunzione, la comunità religiosa di Madonnella si ritroverà a Pane e Pomodoro tra i bagnanti.

“E’ una richiesta  –  spiega il parroco don Angelo Cassano  –  che arriva direttamente dal territorio e non potevo dire di no. Durante l’estate c’è ovviamente un fisiologico calo dei fedeli in chiesa e per questo abbiamo deciso di garantire, come sempre, una celebrazione eucaristica alle famiglie, ai giovani e ai bagnanti che frequentano la spiaggia”. In occasione del Ferragosto quindi sulla battigia del lido cittadino comparirà per la prima volta anche un piccolo altare.

“Ci stiamo attrezzando  –  spiega il parroco  –  anche per i permessi e le autorizzazioni”. Per una volta Pane e Pomodoro farà quindi parlare di sé per altre ragioni.

bari.repubblica.it

La nuova geografia della Chiesa. Storia di un prete in Nicaragua

Claudio Ferlan – 07.08.2014 – http://www.mentepolitica.it/articolo/storia-di-un-prete-in-nicaragua/157

Padre Miguel d'Escoto

Ha avuto notevole eco la notizia che papa Francesco ha dato il suo assenso perché sia revocata la sospensione a divinis dell’ottantunenne padre Miguel d’Escoto Brockmann, religioso nicaraguense membro negli anni ottanta del governo sandinista.

Perché una notevole eco? Per comprenderlo serve fare un passo indietro e guardare alla storia recente della Chiesa latinoamericana.

Il viaggio di Giovanni Paolo II

In Nicaragua nel 1979 la rivoluzione sandinista riuscì a deporre la lunga dittatura della dinastia Somoza. Nel nuovo governo la presenza della Chiesa locale non era affatto marginale. Per fare alcuni esempi: D’Escoto aveva assunto la carica di ministro degli esteri, il gesuita Fernando Cardenal quella di ministro dell’educazione, suo fratello Ernesto quella di ministro della cultura. Erano gli anni in cui molti aderenti alla teologia della liberazione guardavano al marxismo come a un efficace metodo di analisi, di promozione della consapevolezza delle storture dell’ordine costituito. Lo consideravano anche un possibile punto di incontro tra la componente cattolica e i gruppi impegnati nella lotta, non necessariamente violenta, contro l’oppressione delle classi disagiate. Letture che non potevano essere condivise da Giovanni Paolo II, vista la storia da cui proveniva.

Il papa polacco ordinò ai preti di rifiutare il coinvolgimento in politica. Fernando Cardenal obbedì a modo suo: lasciò la Compagnia di Gesù e lo stato clericale. Ernesto e Miguel invece volevano restare preti e mantenere l’incarico di governo. Nel 1983 Giovanni Paolo II si recò in visita pastorale in Nicaragua. Ernesto Cardenal lo accolse, in ginocchio, all’aeroporto di Managua. Wojtyla lo rimproverò aspramente in diretta televisiva, contestandogli con estrema severità la partecipazione al governo sandinista e gli ordinò, ancora una volta, di dimettersi. Ernesto rifiutò e fu per questo sospeso a divinis, ovvero escluso da qualsiasi lavoro pastorale con i fedeli, interdetto alla celebrazione dell’eucaristia e dalla confessione. Quel viaggio non ebbe per il papa polacco il consueto successo: il popolo nicaraguense si era schierato con la rivoluzione, e non mancò di farlo sapere a gran voce e con molti fischi.

Miguel dEscoto Brokmann: una carriera politica

La storia di Miguel d’Escoto richiama quella di Ernesto Cardenal, fatta eccezione per l’eclatante episodio dell’aeroporto: stessa intimazione, stessa reazione, stessa conseguenza. D’Escoto accettò la sanzione canonica, scegliendo di rimanere ministro, carica che avrebbe conservato fino al 1990. In seguito ha ricoperto vari altri incarichi internazionali, tra i quali la presidenza di turno della Sessantatreesima Sessione dell’Assemblea Generale ONU (settembre 2008-settembre 2009), dove, ha scritto il teologo della liberazione Leonardo Boff, nei suoi discorsi citava i papi.

In tutto questo tempo d’Escoto ha mantenuto l’affiliazione alla propria congregazione missionaria statunitense (Maryknoll), nella quale era entrato in giovane età. Figlio dell’ambasciatore nicaraguense negli Stati Uniti, Miguel aveva completato la sua formazione a New York. Ha sostenuto di avere pianto al momento della comunicazione della sospensione (1985), non tanto per sé quanto per la sua Chiesa che – sono parole sue – “si faceva vedere così piccola”. Abbandonare il popolo nicaraguense avrebbe significato – continua – tradire la rivoluzione sandinista e i suoi martiri, il presidente Daniel Ortega, la propria stessa coscienza. Sostiene poi di non aver mai serbato rancore per la pena comminata da Wojtyla, di non avere rimpianti e di non aver perso l’amore per la Chiesa. È stato un abuso di potere – conclude – e io l’ho accettato come tale.

Il provvedimento e le reazioni

Da abile diplomatico, d’Escoto ha certamente compreso che l’elezione di Francesco avrebbe potuto cambiare qualcosa per la sua personale condizione e per la politica vaticana in generale. Ha scritto una lettera al papa, manifestando il desiderio di “ritornare a celebrare la Santa Eucaristia prima di morire”. La richiesta ha ottenuto una risposta affermativa. La prima reazione è stata una dedica alla sua gente: “Amato popolo del Nicaragua, il mio sacerdozio è vostro ed è per voi. Sono felice di tornare a celebrare la messa”. Poi ha chiesto al cardinale nicaraguense Miguel Obando Bravo di celebrare assieme. Non deve essere una mera coincidenza che Obando Bravo, ottantottenne, sia stato elevato alla porpora cardinalizia proprio nel 1985. E al tempo i rapporti tra i due non erano certo facili.

La soluzione di questa vicenda induce a credere che la Chiesa stia cercando di voltare pagina, di superare un recente passato nel segno della riconciliazione con una sua parte significativa, per numeri e carisma. E lo fa certificando lo spostamento del proprio centro, oggi molto più vicino alle – ormai solo presunte – periferie, geografiche ed esistenziali.

Bertone in vacanza nello chalet dei Papi. Atteso lunedì a Introd (Aosta) nei luoghi di Wojtyla e Ratzinger

(ANSA) – AOSTA, 08 AGO – L’ex Segretario di Stato vaticano cardinale Tarcisio Bertone da lunedì prossimo trascorrerà un breve periodo di vacanza a Les Combes di Introd (Aosta) nello stesso chalet che in passato ha accolto i papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Il cardinale conferma così la sua abitudine di trascorrere alcuni giorni di riposo estivo in Valle d’Aosta dove rimarrà per una decina di giorni circa. L’unico momento pubblico previsto è la Santa Messa di Ferragosto, che celebrerà nella Chiesa di Introd.

Preti sposati proposta risolutiva per la crisi e la mancanza di sacerdoti nel mondo

230 preti cattolici in Usa chiederanno ai Vescovi preti sposati
Alcuni membri dell’associazione dei preti Usa che ha richiesto preti sposati con Papa Francesco

“La Chiesa cattolica romana ha un problema che potrebbe essere risolto definitivamente reintroducendo nel ministero pastorale i sacerdoti sposati che si sono dimessi, con dispensa e matrimonio religioso, che hanno un regolare percorso canonico e sono una risorsa della Chiesa”. Lo ha affermato la redazione dell’associazione sacerdoti lavoratori sposati (http://sacerdotisposati.altervista.org)

Entro il 2019 la metà dei sacerdoti attivi negli Stati Uniti andrà in pensione, e non ci sono sufficienti sacerdoti che saranno ordinati in quel periodo per sostituirli.

L’Associazione dei preti cattolici degli Stati Uniti si è riunita per l’Assemblea nazionale 2014 a St. Louis, Missouri, dal 23 giugno al 26 e ha affrontato questo problema crescente proponendo  di  ordinare uomini sposati.

 Il Rev. Eckart ha spiegato che questa risoluzione con le proposte per i preti sposati  saranno poi trasmessi ai vescovi.

“E ‘ un modo di dire, ‘Si prega di fare la richiesta al Papa di ordinare uomini sposati,’ ” ha detto. “I vescovi possono votare per fare la richiesta e poi ottenere il permesso da Roma per farlo.

Tali argomenti sono in risposta a Papa Francesco, che ha recentemente  indicato che l’ordinazione di uomini sposati sarebbe considerata se  la richiesta fosse presentata dai vescovi.

L’Associazione dei preti cattolici americani formata nel mese di agosto 2011, quando 27 sacerdoti si sono incontrati a Chicago ed è cresciuta in adesioni e ha ragginto circa 1.000 soci.

Uno dei membri dell’Associazione  è il reverendo Steve Blum, parroco a San Carlo Borromeo  in Spencerville.

Blum ha detto che è sicuramente per l’idea di ordinare uomini sposati. “Abbiamo bisogno di più personale,” ha detto. “Ovunque li possiamo ottenere, dovremmo accettarli.”

Il reverendo Bob Bonnot, che è il pastore capo a Struthers, Ohio, è stato recentemente eletto presidente dell’Associazione dei Sacerdoti cattolici degli Stati Uniti ha detto che ci sono due ragioni per ordinare uomini sposati.

“La prima ragione è per mettere  l’Eucaristia e i sacramenti a disposizione di tutte le persone”, ha detto Bonnot. “Ci sono meno sacerdoti oggi, e questo fatto li rende meno disponibili per le persone. Il secondo motivo è perché ci sono meno sacerdoti, impegnatissimi e stanchi a fornire i servizi religiosi”.

Secondo Eckart, i parrocchiani sono aperti verso la proposta di ordinare uomini sposati. “Se fai un sondaggio attraverso Google oltre il 50 per cento dei cattolici sarebbe favorevole ad accettare il clero sposato.”

Blum ha detto che molto probabilmente uno dei primi prossimi compiti  della Chiesa Cattolica Romana sarà cercare preti sposati all’interno delle loro chiese.

segnalazione web a cura della redazione Associazione Sacerdoti Lavoratori Sposati

in caso di pubblicazione citare la fonte http://sacerdotisposati.altervista.org e segnalare con mail a sacerdotisposati@alice.it

Quando parole e gesti di Vangelo vengono chiamati «silenzio»

«Francesco, perché non parli?» (L’Espresso, 7/8, p. 53) Titolo da vibrante martello michelangiolesco per un “Settimo cielo” poco angelico… Leggi che il Papa parla troppo, «ormai tutti conoscono bene la sua generosissima disponibilità (…) ma su alcuni temi (…) e proprio i più delicati (ha) scelto il silenzio». Segue elenco, ma constati che non è silenzio: solo che trattandosi di cose complesse e delicate, con in gioco tanti aspetti e tante persone, è logico che le parole siano appropriate, e seguano a un serio esame della realtà. Francesco strattonato! Forse il vero nodo è nel fatto che qualcuno vorrebbe che le parole del Papa, di ogni Papa, fossero sempre e solo quelle che tra le mura ecclesiastiche piacciono a lui, magari per qualche tempo anche lungo, l’impresa gli era parsa in qualche misura riuscita e allora oggi le parole reali che il Papa dice le prende per «silenzi», o peggio, le trasforma in qualcosa di “anormale”. Nel caso, proprio vero che pensando di andare a trovare un amico pastore evangelico allora – leggo – lui «trascurava le pecore del suo ovile»? No! Forse ricordava di essere solo «servo» di un «Pastore» che disse: «ho altre pecore, che non sono in questo recinto» (Gv 10,16). E infatti ha parlato di Lui.

a cura di Gianni Gennari – avvenire.it

bergoglio

La chiesa copta vieta trucco e pantaloni alle donne

Vietato indossare i pantaloni o truccarsi se si vuole entrare in chiesa. È questo il divieto imposto alle donne in Egitto dall’arcivescovo copto dei governatorati di Damietta e Kafr el-Sheikh nel nord del Paese. Immediata è stata la reazione delle fedeli, che si sono riunite per una manifestazione di protesta davanti alla cattedrale di Abbasiya al Cairo dove il Papa copto Tawadros II stava celebrando una funzione.

É proprio a lui, perché intervenga a porre fine a questo divieto, che si sono rivolte le donne. Il sito di al-Ahram online, intanto, ricostruisce la disposizione dell’arcivescovo dei governatorati di Damietta e Kafr el-Sheikh, che il mese scorso ha ordinato a «tutte le signore e ragazze di età superiore agli undici anni di evitare di indossare pantaloni, camicette o di essere truccate durante il sacramento della Sacra comunione nella Divina liturgia. Devono indossare abiti modesti». Il religioso non è nuovo a questi provvedimenti e già nel 2012, ricorda il sito di notizie, aveva invitato le donne cristiane a vestirsi con modestia. «Alcune donne cristiane non saranno d’accordo con me, ma la Vergine Maria, Santa Demiana e le suore indossano abiti modesti», disse allora.

Dedicazione della basilica di Santa Maria Maggiore 5 agosto

Questa memoria è collegata alla dedicazione della basilica di santa Maria Maggiore sull’esquilino di Roma, che viene considerata il più antico santuario mariano d’Occidente. La eresse, sul precedente edificio liberiano, il papa Sisto III (432-440) dedicandola a Dio e intitolandola alla Vergine, proclamata solennemente dal concilio di Efeso (431) Madre di Dio. (Mess. Rom.)

Martirologio Romano: Dedicazione della basilica di Santa Maria Maggiore, innalzata a Roma sul colle Esquilino, che il papa Sisto III offrì al popolo di Dio in memoria del Concilio di Efeso, in cui Maria Vergine fu proclamata Madre di Dio.

Monumenti di pietà mariana, a Roma, sono quelle stupende chiese, erette in gran parte sul medesimo luogo dove sorgeva qualche tempio pagano. Bastano pochi nomi, tra i cento titoli dedicati alla Vergine, per avere le dimensioni di questo mistico omaggio alla Madre di Dio: S. Maria Antiqua, ricavata dall’Atrium Minervae nel Foro romano; S. Maria dell’Aracoeli, sulla cima più alta del Campidoglio; S. Maria dei Martiri, il Pantheon; S. Maria degli Angeli, ricavata da Michelangelo dal “tepidarium” delle Terme di Diocleziano; S. Maria sopra Minerva, costruita sopra le fondamenta del tempio di Minerva Calcidica; e, più grande di tutte, come dice lo stesso nome, S. Maria Maggiore, la quarta delle basiliche patriarcali di Roma, detta inizialmente Liberiana, perché identificata con un antico tempio pagano, sulla sommità dell’Esquilino, che papa Liberio (352-366) adattò a basilica cristiana. Narra una tardiva leggenda che la Madonna, apparendo nella stessa notte del 5 agosto del 352 a papa Liberio e ad un patrizio romano, li avrebbe invitati a costruire una chiesa là dove al mattino avrebbero trovato la neve. Il mattino del 6 agosto una prodigiosa nevicata, ricoprendo l’area esatta dell’edificio, avrebbe confermato la visione, inducendo il papa e il ricco patrizio a metter mano alla costruzione del primo grande santuario mariano, che prese il nome di S. Maria “ad nives”, della neve. Poco meno di un secolo dopo, papa Sisto III, per ricordare la celebrazione del concilio di Efeso (431) nel quale era stata proclamata la maternità divina di Maria, ricostruì la chiesa nelle dimensioni attuali. Di quest’opera rimangono le navate con le colonne e i trentasei mosaici che adornano la navata superiore. All’assetto attuale della basilica contribuirono diversi pontefici, da Sisto III che poté offrire “al popolo di Dio” il monumento “maggiore” al culto della beata Vergine (alla quale rendiamo appunto un culto di iperdulia cioè di venerazione maggiore a quello che attribuiamo agli altri santi), fino ai papi della nostra epoca. La basilica venne anche denominata S. Maria “ad praesepe”, già prima del secolo VI, quando vi furono portate le tavole di un’antica mangiatoia, che la devozione popolare identificò con quella che accolse il Bambino Gesù nella grotta di Betlem. La celebrazione liturgica della dedicazione della basilica è entrata nel calendario romano soltanto nell’anno 1568.


Autore:
Piero Bargellini

santiebeati.it

Trento, 50 vescovi su orme Chiara Lubich

Cerimonia stasera in Duomo a Trento, presenti cinquanta vescovi da tutto il mondo, presieduta dall’arcivescovo di Trento, monsignor Luigi Bressan. Riuniti in questi giorni al Centro Mariapoli di Cadine, per un convegno che nasce dalla condivisione della spiritualità del Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich e si ripete ogni anno dal 1977 in Nazioni diverse, hanno ricevuto il benvenuto dell’arcivescovo di Trento, che ha ricordato come 450 anni fa lo stesso luogo accolse il Concilio.

ansa 3 Agosto 2014 ore 05,55

Preti sposati passare dalle parole ai fatti, senza di loro non c’è riforma nella Chiesa, appello a Papa Francesco

Credo sia giunta l’ora di passare dalle parole ai fatti, dalle dichiarazioni propagandistiche al cambiamento normativo. È ora di dare scacco matto al celibato obbligatorio e dichiarare il celibato opzionale. Altrimenti, quanti sono scettici rispetto all’intenzione di Francesco di riformare la Chiesa avranno un argomento in più per continuare ad esserlo.

Conviene ricordare che nel cristianesimo, almeno nel cristianesimo di Gesù di Nazareth, l’incompatibilità non è fra amore di Dio e sessualità, fra amore divino e amore umano. In assoluto. L’opposizione è fra l’amore verso Dio e l’amore verso il denaro, in accordo con la massima evangelica «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza» (Mt 6,24). Se si ama il denaro, Dio è di troppo.

Bisognerebbe leggere Eduardo Galeano [giornalista, scrittore e saggista uruguayano] per de-demonizzare il corpo, perderne la paura e riconoscerlo nella sua vera dimensione piacevole e festiva: «La Chiesa dice: il corpo è una colpa. La scienza dice: il corpo è una macchina. La pubblicità dice: il corpo è un affare. Il corpo dice: io sono una festa». È una riflessione in più per opporsi a norme che impongono comportamenti repressivi che rendono (più) infelici le persone.

Le tesi sono state pubblicate in adista (segni Nuovi n 28 del 26 Luglio 2014)

tratte da informazione.it

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Preti sposati e celibato: «non è un dogma della Chiesa e si può discutere perché è una tradizione ecclesiastica»

In termini simili a Papa Francesco favorevole alla soppressione dell’anacronistica legge sul celibato  si è espresso mons. Pietro Parolin, pochi giorni dopo essere stato nominato da Francesco segretario di Stato del Vaticano, in dichiarazioni rilasciate l’8 settembre 2013 al quotidiano El Universal del Venezuela, Paese di cui era nunzio: il celibato obbligatorio – ha detto – «non è un dogma della Chiesa e si può discutere perché è una tradizione ecclesiastica». Tali pronunciamenti non suppongono alcuna novità, coincidono con affermazioni note e condivise tanto dai difensori come dai detrattori di questa tradizione ecclesiastica.

tratto da informazione.it – comunicato stampa

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Preti sposati: Papa Francesco favorevole alla soppressione dell’anacronistica legge del celibato

preti.famigliaOggi c’è un clima generalizzato, dentro e fuori il cattolicesimo, favorevole alla soppressione dell’anacronistica legge del celibato. Ventisei donne innamorate di preti hanno scritto al papa chiedendogli di derogare da essa per la «devastante sofferenza» che «lacera l’anima» loro e dei loro compagni sacerdoti. Nel volo di ritorno a Roma, dopo la sua visita in Giordania, Palestina e Israele, papa Francesco ha affermato che il celibato «è un dono per la Chiesa» e che di esso ha «grande stima», ma che, «non essendo un dogma di fede, la porta resta sempre aperta».
tratto da comunicato stampa – informazione.it

Preti sposati: ecco le ragioni che vanno verso la repressione

Cosa è successo nel cattolicesimo romano per produrre questa involuzione? Quali sono le ragioni di un tale cambiamento? Una prima ragione è stata la purezza legale, che proibiva le relazioni sessuali dei sacerdoti prima della celebrazione eucaristica perché la si potesse celebrare limpidamente.

Ha influito anche l’incorporazione alla teologia cristiana del dualismo platonico: la considerazione negativa del corpo come qualcosa da mortificare e della carne quale ostacolo alla salvezza, e la considerazione dell’anima come unica essenza dell’essere umano che bisognava salvare a detrimento del corpo. Secondo questa antropologia dualista, si riconosceva alla vita celibataria un “plusvalore” sulla vita matrimoniale. Nel suo famoso libro Camino, san José María Escrivá de Balaguer è ben esplicito a riguardo: «Il matrimonio è per la truppa, non per i grandi ufficiali della Chiesa. Così, mentre mangiare è un’esigenza di ogni individuo, generare è un’esigenza della specie, potendo disinteressarsene le persone singolari. Bramosia di figli? Figli, molti, e un’impronta incancellabile di luce lasceremo se sacrifichiamo l’egoismo della carne» (Massima 28).

La terza ragione è stata la demonizzazione della donna, ritenuta tentatrice, lasciva, libidinosa, passionale, sensuale, in grado di portare l’uomo alla perdizione. E questo non si applicava solo a determinate donne dalla vita poco esemplare, ma si riteneva che fosse iscritto nella stessa natura femminile. Alcuni Padri della Chiesa hanno definito la donna «la porta di Satana», la «causa di tutti i mali».

tratto da informazione.it (comuicato stampa)

1 Agosto 2014 ore 07,59