Psichiatra di parte a convegno vaticano su no a preti sposati

Si riaccende il dibattito sul celibato sacerdotale e sui preti sposati, di fronte a nuovi e recentissimi casi di abusi sessuali di preti su minori. “Tutta colpa dell’obbligo del celibato, disciplina disumana che non ha ragion essere”.
A Roma, in vista del 50° anniversario dell’enciclica “Sacerdotalis Caelibatus” del beato Paolo VI, che ricorrerà nel 2017, la Pontificia Università Gregoriana ha promosso e ospitato dal 4 al 6 febbraio il convegno internazionale “Il celibato sacerdotale. Un cammino di libertà” al quale hanno partecipato diversi esperti, tra cui monsignor Tony Anatrella, psichiatra e psicanalista, sacerdote della diocesi di Parigi e docente al Collège des Bernardins, e due cardinali: Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, che ha svolto il 4 febbraio l’intervento di apertura, e Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, che ha concluso l’incontro.

In particolare Anatrella ha affermato: “No, il celibato non è, di per sé, causa di alcuno squilibrio. Quando queste condizioni si manifestano, si tratta di stati preesistenti all’ordinazione sacerdotale”.

È possibile invece che il celibato sia stato «uno dei fattori all’origine di alcuni degli episodi di abuso sui minori» da parte di sacerdoti. Il timore per la reputazione dell’istituzione ha inoltre indotto la Chiesa a coprire e nascondere le storie di violenze, c’è quindi qualcosa di vero quando si ipotizza un insabbiamento sistematico da parte delle autorità ecclesiastiche, anche se i vescovi non avevano coscienza della vastità del problema. E tuttavia molte vite sono state rovinate, ci sono stati troppi sucidi, per questo la Chiesa chiede scusa per ognuno di questi fatti.

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati, fondata nel 2003 da don Giuseppe Serrone, si dissocia dalle affermazione di parte dello psichiatra Anatrella.

La violazione sessuale di un bambino o di un adolescente da parte di un sacerdote è, nei fatti, un incesto. È un tradimento della relazione perpetrato da colui che è il padre della famiglia spirituale del bambino: un uomo del quale il ragazzino ha imparato, fin dalla nascita, a fidarsi più di chiunque altro, solo secondo a Dio [M. Benkert, T. Doyle, Clericalism, Religious Duress and its Psychological Impact on Victims of Clergy Sexual Abuse. In: «Pastoral Psychology», 58 (2009)].

Il celibato obbligatorio nella Chiesa non è un dogma, ma una norma. Infatti, si possono ordinare preti sposati provenienti dalla Chiesa anglicana o in quella cattolica di rito orientale. L’autorità è rappresentata da maschi celibi che parlano di sesso e famiglia, ma si devono comportare contro natura e non avere mogli, figli, né provare amore per una donna. È importante sottolineare che ogni singolo documento della Chiesa su questioni legate alla sessualità umana è stato scritto da uomini celibi. Perciò, nello scrivere o parlare di sessualità, i preti cattolici devono essere osservatori incorporei. Vivendo in mezzo a persone immerse in relazioni affettive, che sono sposate o convivono, i sacerdoti guardano ciò che gli altri fanno, reprimendo gli impulsi biologici del loro corpo e della loro mente. Come osservatori incorporei – occhi senza viso – i preti valutano ciò che nelle relazioni sociali è buono o malvagio senza averne la minima esperienza, senza conoscere ciò che stanno giudicando. Non possono capire come la sessualità, il matrimonio o l’avere dei figli aumenti positivamente le relazioni umane e il vivere quotidiano.

Già nel Medioevo, alcuni chierici eruditi, come Pier Damiani, si erano resi conto che negare una moglie ad un sacerdote o impedirgli di vivere la pienezza della vita famigliare portavano al concubinato, alla sodomia, ad abusi su ragazzini e relazioni incestuose [I. Zavattero: Il Liber Gomorrhianus di Pier Damiani. In: «Rivista di Sessuologia», 22 (1998)].

Pedofilia ed efebofilia sono disturbi della condotta sessuale di un individuo, che gli provocano fissazioni erotiche su bambini in età prepuberale, solitamente accompagnate da disfunzioni psicologiche ed emotive piuttosto gravi. I pedofili hanno spesso atteggiamenti asociali o antisociali, una struttura comportamentale ossessiva e un grave deficit di autostima [V. Andreoli: La pedofilia come malattia. In: G. Chinnici (a cura di), Sulle tracce della pedofilia. Aspetti psicologici, criminologici, etici e giuridici, Palermo 2004.]. Su questo concorda il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders curato dall’American Psychiatric Association.

Dagli studi clinici effettuati, ai preti pedofili sotto trattamento psicoterapeutico è stato diagnosticato uno sviluppo psicosessuale interrotto in età postpuberale e disturbi narcisistici. Tale vulnerabilità della condotta porta a manie di grandezza compensatorie. Il narcisismo clericale, secondo gli studi di Gerald Kohansky e Murray Cohen, nasce dall’autoselezione di uomini che sono stati spinti al sacerdozio dal desiderio di contrastare o neutralizzare sentimenti di inadeguatezza, impotenza e inferiorità tramite un ruolo che permette loro di sentirsi superiori, speciali, ammirati e quasi onnipotenti. Nei seminari si è sempre esaltata la verginità e l’astinenza totale. Si è svalutata l’intimità del matrimonio e la sessualità è stata condannata come peccato. Da questi luoghi di formazione non potevano che uscire candidati alla cura dei fedeli incapaci di affrontare la realtà proprio perché erano loro stessi ad essere fuori dalla realtà che volevano affrontare [G.E. Kohansky, M. Cohen: Priests who sexualize male minors: psychodynamic, characterological, and clerical cultural situations. In: Predatory Priests, Silenced Victims (a cura di M.G. Frawley-O’Dea, V. Goldner), Hillsdale 2007.].

Secondo Thomas Plante, professore di Psicologia presso la Santa Clara University e di Psichiatria e Scienze del Comportamento alla Scuola di Medicina dell’Università di Stanford, e lo stesso Sipe, i preti nord-americani che hanno avuto esperienze sessuali con minori sono circa il 6%. Il 2% può essere considerato pedofilo, il 4% efebofilo [T. Plante (a cura di), Sins Against the Innocents, Westport 2004.]. Visto che ci sono circa 46.000 preti attivi negli Stati Uniti, Sipe ha suggerito che circa 2.700 sacerdoti avrebbero abusato sessualmente di bambini e adolescenti. Plante, inoltre, ha aggiunto a questa stima i circa 15.000 preti in pensione e altri religiosi, come frati e diaconi, che hanno portato il numero ad oscillare vicino al 3.600. Questi dati sono stati stabiliti in una conferenza accademica all’Università di Santa Clara nel 1999, anni prima, quindi, dello scandalo dei preti pedofili del 2002 [T. Plante, Forvige me Father for I have sinned, Westport 1999.]. Perciò, il numero è stato decisamente sottostimato.

Negli ultimi anni, Sipe ha riconsiderato i dati a disposizione, dopo i numerosi articoli della stampa di tutto il mondo, calcolando che per alcune diocesi americane come Boston, Tucson e Los Angeles, la percentuale di preti pedofili oscilla tra il 10 e il 20% [A.W.R. Sipe, Mother Church and the Rape of Her Children. In: T. Plante et al. (a cura di), Sexual Abuse, cit.]. Quindi, anche se tenessimo a mente il primo rapporto scientifico in merito, quello uscito nel 1999 con la percentuale al 6%, il numero di sacerdoti coinvolti in abusi sessuali su minori è di almeno due volte superiore alla media rilevata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per la quale nella popolazione generale la pedofilia si attesta tra 3 e il 4% della popolazione [Cloud: Pedophilia. In: «Time», 13 gennaio 2003 (speciale sugli abusi clericali negli USA con intervista a John Bradford, direttore del Dipartimento di Psichiatria Clinica dell’Università di Ottawa).]. I numeri parlano da sé [P.J. McDevitt, Sexual and Intimacy Health of Roman Catholic Priests. In: «Journal of Prevention & Intervention in the Community», 40 (2012).].

Che cosa comporterebbe la fine del celibato dei preti per la Chiesa Cattolica Romana?

Recentemente, The Vatican Insider, ha riferito che un gruppo di 26 donne italiane ha scritto a Papa Francesco, supplicandolo  di mettere fine al celibato per i preti,  affermando  di essere “profondamente innamorate di un prete”.

Poco dopo, in un’intervista a La Repubblica, il Papa ha affermato che rendere  in considerazione  la  fine del celibato e il divieto di matrimonio per i preti “ha bisogno di tempo”, suggerendo che ci sono soluzioni e che le avrebbe presto trovate.

 L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati da anni è impegnata nella Chiesa per tenere vive le problematiche teologiche relative alla riforma pastorale dei sacerdoti.  L’associazione ha diffuso in Italia le tesi di Agata Piekosz è dottoranda in sociologia presso l’Università di Toronto.

Per la studiosa tre temi sono centrali in relazione alla fine del celibato per i preti: ” il primo è la speranza da parte dei laici e del clero che il celibato finalmente giuga al termine; il secondo è l’accettazione che questa modifica potrebbe richiedere molte generazioni; e il terzo è la realtà che, nonostante gli sforzi della gerarchia cattolica per controllare il clero, i sacerdoti non negano completamente la loro sessualità.

Sulla base delle sue numerose conversazioni con sacerdoti in Canada e in Irlanda ha affermato  che la maggior parte dei preti hanno difficoltà a bilanciare il loro ruolo oggettivo e le esperienze soggettive come uomini. Istituzionalmente  i sacerdoti sono vincolati dalle regole e dallele norme della Chiesa cattolica romana, che governa le loro pratiche, le tradizioni, la mobilità, e la sessualità; questo ovviamente lascia poco spazio per l’autonomia.

Personalmente, il sacerdote sperimenta molte delle stesse emozioni e sensazioni che  altri uomini fanno, tra cui l’affrontare ansie circa la loro sessualità. Mentre non negano che il celibato ha il suo posto, ma anche riconoscendo che richiede un dialogo pubblico e privato più realistico.

Per i giovani sacerdoti ‘la fine del celibato’ significherebbe maggiore autonomia. Per molti, la maggiore autonomia ha un esito positivo. L’allentamento generale di autorità gerarchica sui singoli uomini consentirebbe alla religione cattolica e ai suoi insegnamenti un ingresso nella sfera privata sorprendente.

A livello del matrimonio, il clero sarebbero autorizzati ad avere una famiglia propria, che poi, per estensione, sarebbe anche una famiglia cattolica.

A livello parrocchiale o di comunità, i sacerdoti sposati  guadagnerebbero più visibilità.

A livello istituzionale, l’aumento delll’autonomia dovrebbe portare ad un aumento delle vocazioni, portando ad avere  più sacerdoti cattolici per  rinvigorire la fede cattolica e la pratica cattolica.

Questa immagine è piena di speranza, e molti sacerdoti credono che questa potrebbe essere la strada giusta per rinvigorire la propria fede vacillante e quella dei loro parrocchiani in una chiesa offuscata dallo scandalo.

La speranza è radicata nel recente focus sulla ‘nuova evangelizzazione’. ‘Evangelizzare’ significava in passato convertire gli individui all fede cattolica, la ‘nuova evangelizzazione’ si propone invece di raggiungere i cattolici che sono diventati secolarizzati, alienati, o “distanziati dalla loro fede”.

L’obiettivo della  ‘nuova evangelizzazione’ promette di  “riproporre” la parola di Dio a coloro che hanno vissuto “una crisi di fede”.

La speranza della fine del celibato obbligatorio poi dovrebbe essere considerata uno strumento utile, necessario e tattico. La speranza riconosce la complessità della sessualità all’interno della Chiesa cattolica, senza mettere a fuoco sulle note conseguenze negative del celibato legate alla pedofilia e gli scandali di abusi sessuali.

La speranza porterebbe anche ad una strada per discutere il complesso ruolo delle donne nella Chiesa.

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Segnalazione e traduzione a cura della redazione dei sacerdoti lavoratori sposati (i contenuti sono protetti)

In caso di pubblicazione citare la fonte http://sacerdotisposati.altervista.org e inviare mail per segnalare la pubblicazione a sacerdotisposati@alice.it

presbitero.uxorato

Preti sposati proposta risolutiva per la crisi e la mancanza di sacerdoti nel mondo

230 preti cattolici in Usa chiederanno ai Vescovi preti sposati
Alcuni membri dell’associazione dei preti Usa che ha richiesto preti sposati con Papa Francesco

“La Chiesa cattolica romana ha un problema che potrebbe essere risolto definitivamente reintroducendo nel ministero pastorale i sacerdoti sposati che si sono dimessi, con dispensa e matrimonio religioso, che hanno un regolare percorso canonico e sono una risorsa della Chiesa”. Lo ha affermato la redazione dell’associazione sacerdoti lavoratori sposati (http://sacerdotisposati.altervista.org)

Entro il 2019 la metà dei sacerdoti attivi negli Stati Uniti andrà in pensione, e non ci sono sufficienti sacerdoti che saranno ordinati in quel periodo per sostituirli.

L’Associazione dei preti cattolici degli Stati Uniti si è riunita per l’Assemblea nazionale 2014 a St. Louis, Missouri, dal 23 giugno al 26 e ha affrontato questo problema crescente proponendo  di  ordinare uomini sposati.

 Il Rev. Eckart ha spiegato che questa risoluzione con le proposte per i preti sposati  saranno poi trasmessi ai vescovi.

“E ‘ un modo di dire, ‘Si prega di fare la richiesta al Papa di ordinare uomini sposati,’ ” ha detto. “I vescovi possono votare per fare la richiesta e poi ottenere il permesso da Roma per farlo.

Tali argomenti sono in risposta a Papa Francesco, che ha recentemente  indicato che l’ordinazione di uomini sposati sarebbe considerata se  la richiesta fosse presentata dai vescovi.

L’Associazione dei preti cattolici americani formata nel mese di agosto 2011, quando 27 sacerdoti si sono incontrati a Chicago ed è cresciuta in adesioni e ha ragginto circa 1.000 soci.

Uno dei membri dell’Associazione  è il reverendo Steve Blum, parroco a San Carlo Borromeo  in Spencerville.

Blum ha detto che è sicuramente per l’idea di ordinare uomini sposati. “Abbiamo bisogno di più personale,” ha detto. “Ovunque li possiamo ottenere, dovremmo accettarli.”

Il reverendo Bob Bonnot, che è il pastore capo a Struthers, Ohio, è stato recentemente eletto presidente dell’Associazione dei Sacerdoti cattolici degli Stati Uniti ha detto che ci sono due ragioni per ordinare uomini sposati.

“La prima ragione è per mettere  l’Eucaristia e i sacramenti a disposizione di tutte le persone”, ha detto Bonnot. “Ci sono meno sacerdoti oggi, e questo fatto li rende meno disponibili per le persone. Il secondo motivo è perché ci sono meno sacerdoti, impegnatissimi e stanchi a fornire i servizi religiosi”.

Secondo Eckart, i parrocchiani sono aperti verso la proposta di ordinare uomini sposati. “Se fai un sondaggio attraverso Google oltre il 50 per cento dei cattolici sarebbe favorevole ad accettare il clero sposato.”

Blum ha detto che molto probabilmente uno dei primi prossimi compiti  della Chiesa Cattolica Romana sarà cercare preti sposati all’interno delle loro chiese.

segnalazione web a cura della redazione Associazione Sacerdoti Lavoratori Sposati

in caso di pubblicazione citare la fonte http://sacerdotisposati.altervista.org e segnalare con mail a sacerdotisposati@alice.it

Il colmo… prete sposato in servizio contro i preti sposati e abolizione celibato obbligatorio…

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati ì è detta indignata per le tesi sui preti sposati e il celibato pubblicate da aleteia.org di un prete sposato (ex anglicano), Padre Dwight Longenecker (ndr)

ecco il testo

Sono un sacerdote cattolico sposato. Ex ministro anglicano, sono stato ordinato sacerdote cattolico in base a una particolare disposizione stabilita da San Giovanni Paolo II che permette agli ex ministri protestanti sposati di ricevere una dispensa dal voto del celibato per poter essere ordinati sacerdoti cattolici.

Molti pensano che i sacerdoti sposati risolveranno la crisi delle vocazioni al sacerdozio. Può essere d’aiuto, ma non sarà necessariamente la bacchetta magica. Basta dire che permettere agli uomini sposati di essere ordinati porterà nuovi problemi tanto numerosi quanti quelli vecchi che risolverà. Al di là di tutto il resto, la Chiesa dovrà considerare se possiamo permetterci sacerdoti sposati con una famiglia. Una fonte affidabile in Vaticano mi ha detto in una conversazione privata che quando viene discussa la questione dei sacerdoti sposati, sono i vescovi delle Chiese di rito orientale che hanno clero sposato che spesso mettono in guardia contro la modifica della disciplina.

Di recente è stato affermato che papa Francesco ha promesso di “risolvere il problema del celibato”: la dichiarazione stessa solleva una serie di questioni. In primo luogo, cos’è “il problema del celibato”? Il celibato è un problema in sé? Visto che la maggior parte dei sacerdoti cattolici per migliaia di anni ha fatto voto di celibato e lo vive, non sembrerebbe un grande problema che necessiti una soluzione immediata. Sicuramente ci sono delle persone critiche nei confronti del celibato. L’ex monaco Richard Sipe ha scritto un documento pungente sul celibato, così come il dissidente cattolico Donald Cozzens. Dall’altro lato, il sacerdote anglicano convertito padre Ray Ryland ha scritto con vigore a favore sia del celibato dei sacerdoti che della perfetta continenza (l’astensione da tutti i rapporti sessuali) per i sacerdoti sposati.

La prima domanda che bisogna porre è quindi “Qual è il problema del celibato?”. Nella nostra società altamente “sessualizzata” ci sono sicuramente difficoltà maggiori circa la disciplina del celibato. L’accesso al e l’accettazione del “sesso libero” fanno sembrare strano il celibato e possono gravarlo di ulteriori pesi. Allo stesso modo, con il calo delle vocazioni al sacerdozio più sacerdoti vivono da soli, e il peso della solitudine diventa più duro da tollerare. Con l’aumento dell’aspettativa di vita, il voto del celibato diventa una difficoltà maggiore. Se il celibato in sé può non essere un problema urgente, è sicuramente vero che la sua osservanza è spesso una grande sfida.

Come potrebbe allora papa Francesco “risolvere il problema del celibato”? Quello attuale potrebbe non essere il momento adatto per permettere ai sacerdoti di sposarsi come pensano molti. Un modo per risolvere il problema del celibato è trovare nuove vie per alleviare alcune delle sfide di osservare il celibato stesso. Quando ci sono pochi sacerdoti, anziché vivere da soli nelle proprie rettorie, le diocesi potrebbero unire le parrocchie a gruppi e chiedere ai sacerdoti di vivere insieme in comunità in un posto centrale. Si potrebbero istituire nuovi ordini religiosi di sacerdoti per aiutare a risolvere i problemi del celibato e le fraternità di presbiteri esistenti potrebbero essere incoraggiate e rafforzate.

Chi ha studiato la questione concorda sul fatto che dove il celibato viene scelto liberamente può essere il meraviglioso complemento del ministero sacerdotale che dovrebbe essere. Un’accettazione forzata del celibato può invece essere un peso per il ministero. Si potrebbero quindi intraprendere altri passi che valorizzino e rafforzino la disciplina liberamente scelta del celibato anziché abolirlo solo perché è difficile. Ci si potrebbe chiedere se debba essere fatto un voto perenne di celibato nel momento in cui si viene ordinati. Il voto del celibato potrebbe essere separato dal processo di ordinazione?

Negli ordini monastici un uomo o una donna passa attraverso un lungo processo prima di fare un voto perenne. Prima si è postulanti, poi si entra nel noviziato, quindi si professano i voti semplici che possono durare per cinque anni. Dopo di ciò si possono rinnovare i voti semplici, e solo dopo un lungo processo di discernimento ci si impegna in una professione solenne che lega a vita. Forse si potrebbe concepire un processo di questo tipo per il voto di celibato. Un uomo potrebbe assumere questo voto per cinque anni, ma sotto la guida di un superiore essere dispensato da quel voto, e in questo periodo potrebbe avere un rapporto casto che potrebbe portare al matrimonio.

Se ci sarà un cambiamento, è più probabile che la Chiesa latina adotti la disciplina ortodossa orientale in cui i sacerdoti non possono sposarsi ma gli uomini sposati possono essere ordinati. In altre parole, i sacerdoti celibi rimangono tali, ma gli uomini che hanno già contratto matrimonio possono essere presi in considerazione per l’ordinazione. Ciò sembrerebbe conforme al Nuovo Testamento laddove San Paolo raccomanda che i suoi discepoli restino com’è lui (celibe) ma permette che gli uomini sposati vengano ordinati.

In base a questo, il papa potrebbe decidere di permettere agli uomini sposati più anziani di essere ordinati. Visto che la vita media si allunga, gli uomini nella seconda parte della propria vita potrebbero offrire ancora molti anni di servizio alla Chiesa. Il problema a questo proposito è che potrebbe poi verificarsi una carenza di sacerdoti più giovani. Gli uomini capirebbero presto che possono sposarsi e farsi una famiglia rimandando al futuro l’ordinazione.

Il papa potrebbe anche aprire la discussione sul fatto che questa disciplina venga decisa dai vescovi locali. Permettere agli uomini sposati più anziani di essere ordinati potrebbe essere prudente in alcune parti del mondo e non in altre. Permettendo alle conferenze episcopali locali di decidere, il pontefice darebbe alle Chiese locali il potere di agire per amministrare i sacramenti al popolo di Dio.

Padre Dwight Longenecker è l’autore di The Romance of Religion: Fighting for Goodness, Truth, and Beauty.

sacerdoti.sposati

Preti sposati: riflessioni che potrebbero esserti utili mentre Papa Francesco sta ripensando alla questione

Gianfranco Monaca (prete sposato)

Ha scritto a Papa Francesco qualche settimana fa, per raccontare la sua esperienza e affidare al Pontefice alcune riflessioni, come un regalo, alla scadenza del 55esimo anniversario della propria ordinazione sacerdotale. Protagonista l’astigiano Gianfranco Monaca, che, dopo essere stato ordinato sacerdote nel 1959, ha chiesto e ottenuto, nel 1970, la dispensa dal celibato. E’, questa, una concessione che esonera chi ne fa richiesta dallo svolgimento delle attività pastorali previste dal Codice di diritto canonico (guidare una parrocchia, presiedere la celebrazione di una messa…), facendo sì che torni allo “stato laico” anche se il sacramento dell’ordinazione presbiterale rimane in eterno. «Caro fratello Francesco – scrive – quando ho ricevuto dal mio vescovo (sette Papi orsono) l’ordinazione presbiterale, tu eri ancora studente: mi permetto dunque questo tono colloquiale che però vuole essere anche espressione di vera fraternità evangelica (…). Ti affido dunque queste mie riflessioni che potrebbero esserti utili mentre stai ripensando alla questione dei “preti sposati”».
Lo abbiamo raggiunto per porgli alcune domande.
Quando ha scritto al Papa?
«Qualche settimana fa. Era la domenica in cui la liturgia romana suggeriva la rilettura della parabola del Seminatore. Un testo evangelico pieno di immagini evocative».

Come ha inviato la lettera?
«Ho chiesto al vescovo di Asti, tramite il vicario generale, di trasmetterla al vescovo di Roma. E’ la via ufficiale, con cui si riconosce formalmente la gerarchia della Chiesa romana. Naturalmente, ciascuno di noi resta libero di fare ciò che vuole della propria corrispondenza, quindi l’ho anche spedita al gruppo di amici con cui parlo abbastanza spesso degli argomenti e dei problemi connessi alla partecipazione alla vita della Chiesa, anche per doverosa informazione».
Perché ha sentito l’esigenza di scrivere a Sua Santità?
«Perché Papa Francesco ha detto che il pastore deve sentire l’odore del gregge, che è un’espressione bellissima che nessun Pontefice aveva usato prima. Ecco, con questa lettera desidero fargli sentire l’odore del gregge, cioè raccontarglli con molta sincerità la mia esperienza e il mio modo di vivere il mio rapporto con il resto del gregge».

Quali incarichi ha svolto nella Diocesi di Asti da sacerdote?
«Ad essere precisi il termine “sacerdote” è stato abbandonato, giustamente, nei documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II, che lo sostituisce con quello tradizionale di “presbitero”. Purtroppo il Concilio è stato poco studiato dalla cultura cattolica, forse per una certa pigrizia mentale o, forse, perché coloro che avrebbero dovuto applicarlo hanno avuto timore di dover cambiare troppe cose».
«Detto questo, dopo la mia ordinazione ho svolto l’attività pastorale in diverse parrocchie (Rocca d’Arazzo, San Pietro, Agliano, Refrancore, Costigliole, Santi Cosma e Damiano). Poi, nell’ambito della Pastorale dei migranti, tra il 1965 e il 1969 sono andato a occuparmi di emigrati italiani in Belgio, precisamente a Seraing, nella diocesi di Liegi. Lì ho potuto verificare la mia attività pastorale con l’aiuto straordinario del canonico François Houtart, grande teologo e sociologo dell’Università di Louvain».

E’ stato successivamente che ha chiesto la dispensa? Quali regole prevede?
«Tornato ad Asti ho introdotto in diocesi la domanda per ottenere la dispensa dal celibato, che è stata regolarmente inoltrata secondo le previste forme canoniche, e mi è stata concessa dopo circa sei mesi, nel 1970. Secondo la procedura, sono stato dispensato anche dagli obblighi connessi con le modalità consuete di esercitare i compiti presbiterali. Era il tempo in cui nella Chiesa si viveva un clima di ricerca molto attiva, grazie allo spirito nuovo che era stato introdotto dal Concilio Vaticano II e dagli studi teologici di tutto il mondo, e questo fu provvidenziale, perché le informazioni circolavano molto liberamente nel popolo cristiano, e anche l’ecumenismo viveva un momento felice».

In seguito alla dispensa qual è stato il suo “inquadramento” nella Chiesa? Quale attività lavorativa ha svolto?
«La mia appartenenza alla Chiesa godette di grande libertà. Ho sempre avuto l’impressione che i miei rapporti con i cristiani e i preti (astigiani e non) sia sempre rimasto sul piano di una reciproca stima e collaborazione. Ho lavorato i vari ambiti – dalla formazione professionale rivolta ai disabili all’animazione culturale, retribuito dagli Enti per i quali di volta in volta svolgevo il mio servizio. Inoltre mi sono occupato di attività editoriali: per esempio, ho scritto alcuni libri sulle principali chiese cittadine (Duomo, Collegiata di San Secondo) e, insieme a mia moglie, ho pubblicato per la casa editrice cattolica Elledici diversi volumi sulla lettura della Bibbia dedicati ai ragazzi, che ho commentato e illustrato».
«Ciò che voglio dire, in sostanza, è che il modo in cui ho svolto la mia attività lavorativa successivamente alla dispensa è stato arricchito da tutta la cultura che avevo elaborato nella realtà teologico-pastorale che avevo praticato fino a quel momento. D’altra parte, molti preti hanno svolto lavori considerati “laicali”, come l’insegnamento nelle scuole statali, o come “preti operai” nelle fabbriche, sempre conservando la qualifica presbiterale».

Come è proseguita la sua vita a livello personale?
«Mi sono sposato con una donna che, svolgendo il suo lavoro di insegnante ed educatrice, ha riscosso la grande stima di allievi e colleghi e mi ha sempre fornito un esempio straordinario di coerenza e di testimonianza. Abbiamo un figlio di cui non possiamo che essere fieri».

Riassumendo, quale il suo pensiero in merito a sacerdozio e celibato?
«Come dico nella lettera, per affrontare questo problema bisogna dare molta importanza alla fiducia nelle persone e nello Spirito Santo, chiedere lo spirito di discernimento prima di essere sicuri di possedere il discernimeto degli spiriti, e accompagnare le esperienze con molto senso di fraternità».
«Ma bisogna anche essere consapevoli che l’attuale organizzazione della Chiesa è ancora sostanzialmente regolata dal Concilio di Trento, e la figura del prete è ancora strutturata secondo la cultura celibataria, per cui si tratta di un cambiamento radicale che suppone una grande umiltà e un grande impegno collettivo. Questo secondo la mia esperienza, ed è per questo che ho voluto metterla a disposizione di tutti, a cominciare dal Papa. Spero che si possa apertamente discutere anche ad Asti questo insieme di problemi ecclesiali, che non sono privi di conseguenze per l’intera società civile».

Elisa Ferrando – lanuovaprovincia.it

3 Agosto 2014 ore 09,45

Preti sposati passare dalle parole ai fatti, senza di loro non c’è riforma nella Chiesa, appello a Papa Francesco

Credo sia giunta l’ora di passare dalle parole ai fatti, dalle dichiarazioni propagandistiche al cambiamento normativo. È ora di dare scacco matto al celibato obbligatorio e dichiarare il celibato opzionale. Altrimenti, quanti sono scettici rispetto all’intenzione di Francesco di riformare la Chiesa avranno un argomento in più per continuare ad esserlo.

Conviene ricordare che nel cristianesimo, almeno nel cristianesimo di Gesù di Nazareth, l’incompatibilità non è fra amore di Dio e sessualità, fra amore divino e amore umano. In assoluto. L’opposizione è fra l’amore verso Dio e l’amore verso il denaro, in accordo con la massima evangelica «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza» (Mt 6,24). Se si ama il denaro, Dio è di troppo.

Bisognerebbe leggere Eduardo Galeano [giornalista, scrittore e saggista uruguayano] per de-demonizzare il corpo, perderne la paura e riconoscerlo nella sua vera dimensione piacevole e festiva: «La Chiesa dice: il corpo è una colpa. La scienza dice: il corpo è una macchina. La pubblicità dice: il corpo è un affare. Il corpo dice: io sono una festa». È una riflessione in più per opporsi a norme che impongono comportamenti repressivi che rendono (più) infelici le persone.

Le tesi sono state pubblicate in adista (segni Nuovi n 28 del 26 Luglio 2014)

tratte da informazione.it

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Preti sposati e celibato: «non è un dogma della Chiesa e si può discutere perché è una tradizione ecclesiastica»

In termini simili a Papa Francesco favorevole alla soppressione dell’anacronistica legge sul celibato  si è espresso mons. Pietro Parolin, pochi giorni dopo essere stato nominato da Francesco segretario di Stato del Vaticano, in dichiarazioni rilasciate l’8 settembre 2013 al quotidiano El Universal del Venezuela, Paese di cui era nunzio: il celibato obbligatorio – ha detto – «non è un dogma della Chiesa e si può discutere perché è una tradizione ecclesiastica». Tali pronunciamenti non suppongono alcuna novità, coincidono con affermazioni note e condivise tanto dai difensori come dai detrattori di questa tradizione ecclesiastica.

tratto da informazione.it – comunicato stampa

preti.sposati.celibato

Preti sposati: Papa Francesco favorevole alla soppressione dell’anacronistica legge del celibato

preti.famigliaOggi c’è un clima generalizzato, dentro e fuori il cattolicesimo, favorevole alla soppressione dell’anacronistica legge del celibato. Ventisei donne innamorate di preti hanno scritto al papa chiedendogli di derogare da essa per la «devastante sofferenza» che «lacera l’anima» loro e dei loro compagni sacerdoti. Nel volo di ritorno a Roma, dopo la sua visita in Giordania, Palestina e Israele, papa Francesco ha affermato che il celibato «è un dono per la Chiesa» e che di esso ha «grande stima», ma che, «non essendo un dogma di fede, la porta resta sempre aperta».
tratto da comunicato stampa – informazione.it

Preti sposati: ecco le ragioni che vanno verso la repressione

Cosa è successo nel cattolicesimo romano per produrre questa involuzione? Quali sono le ragioni di un tale cambiamento? Una prima ragione è stata la purezza legale, che proibiva le relazioni sessuali dei sacerdoti prima della celebrazione eucaristica perché la si potesse celebrare limpidamente.

Ha influito anche l’incorporazione alla teologia cristiana del dualismo platonico: la considerazione negativa del corpo come qualcosa da mortificare e della carne quale ostacolo alla salvezza, e la considerazione dell’anima come unica essenza dell’essere umano che bisognava salvare a detrimento del corpo. Secondo questa antropologia dualista, si riconosceva alla vita celibataria un “plusvalore” sulla vita matrimoniale. Nel suo famoso libro Camino, san José María Escrivá de Balaguer è ben esplicito a riguardo: «Il matrimonio è per la truppa, non per i grandi ufficiali della Chiesa. Così, mentre mangiare è un’esigenza di ogni individuo, generare è un’esigenza della specie, potendo disinteressarsene le persone singolari. Bramosia di figli? Figli, molti, e un’impronta incancellabile di luce lasceremo se sacrifichiamo l’egoismo della carne» (Massima 28).

La terza ragione è stata la demonizzazione della donna, ritenuta tentatrice, lasciva, libidinosa, passionale, sensuale, in grado di portare l’uomo alla perdizione. E questo non si applicava solo a determinate donne dalla vita poco esemplare, ma si riteneva che fosse iscritto nella stessa natura femminile. Alcuni Padri della Chiesa hanno definito la donna «la porta di Satana», la «causa di tutti i mali».

tratto da informazione.it (comuicato stampa)

1 Agosto 2014 ore 07,59