Trento, 50 vescovi su orme Chiara Lubich

Cerimonia stasera in Duomo a Trento, presenti cinquanta vescovi da tutto il mondo, presieduta dall’arcivescovo di Trento, monsignor Luigi Bressan. Riuniti in questi giorni al Centro Mariapoli di Cadine, per un convegno che nasce dalla condivisione della spiritualità del Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich e si ripete ogni anno dal 1977 in Nazioni diverse, hanno ricevuto il benvenuto dell’arcivescovo di Trento, che ha ricordato come 450 anni fa lo stesso luogo accolse il Concilio.

ansa 3 Agosto 2014 ore 05,55

Preti sposati: Papa Francesco favorevole alla soppressione dell’anacronistica legge del celibato

preti.famigliaOggi c’è un clima generalizzato, dentro e fuori il cattolicesimo, favorevole alla soppressione dell’anacronistica legge del celibato. Ventisei donne innamorate di preti hanno scritto al papa chiedendogli di derogare da essa per la «devastante sofferenza» che «lacera l’anima» loro e dei loro compagni sacerdoti. Nel volo di ritorno a Roma, dopo la sua visita in Giordania, Palestina e Israele, papa Francesco ha affermato che il celibato «è un dono per la Chiesa» e che di esso ha «grande stima», ma che, «non essendo un dogma di fede, la porta resta sempre aperta».
tratto da comunicato stampa – informazione.it

I sacerdoti sposati scrivono a Congregazioni Vaticano e Cardinali

A S. Em.  Card. Beniamino Stella,

e a S. Em. S.Em. Card. Antonio CAÑIZARES LLOVERA

Vi ringraziamo per il servizio che Voi prestate alla Chiesa tramite la Congregazione per il Clero e la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti..

Nutriamo grande preoccupazione per il fatto che così tante parrocchie piene di vita vengano chiuse in Italia Europa e Nord America a causa della carenza di preti.

Ed anche per le migliaia di persone cattoliche che nei paesi in via di sviluppo hanno scarsissime possibilità di partecipare alla messa o di ricevere i sacramenti a causa del numero estremamente basso di uomini disponibili ad un sacerdozio celibatario.

Noi  scriviamo quindi per chiedere che nei vostri ufficio cominci una discussione ai massimi livelli della Chiesa sulla necessità di ritornare alla nostra antica tradizione, che permetteva al clero sia il matrimonio che il celibato. Inoltre chiediamo anche all’ufficio III della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (Disciplina su Indulti, Dispense e Processi canonici circa l’Ordine) una dispensa per esercitare il ministero come sacerdoti sposati (abbiamo un regolare percorso canonico di dimissioni, dispensa e matrimonio religioso).

Apprezzeremmo moltissimo una vostra cortese risposta. Ci dichiariamo disponibili a incontrarVi a Roma qualora fosse necessario convocarci e incontrarci.

Cordiali saluti

associazione sacerdoti lavoratori sposati

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Marito e prete sposato in servizio attivo con la dispensa di Papa Francesco

«L’Arcidiocesi per i militari cattolici Usa ha in servizio prete sposato con il permesso di papa Francesco». È quanto riferisce l’associazione dei preti sposati, con riferimento a un prete in servizio nell’ordinariato militare degli Stati Uniti, che provenendo dall’anglicanesimo ha potuto diventare prete cattolico senza abbracciare il celibato.

Si tratta di padre Jerry Sherbourne ordinato sacerdote cattolico da monsignor Timothy Broglio, vescovo responsabile della diocesi dei militari cattolici negli Usa. Padre Sherbourne, un cappellano in servizio attivo presso l’Us Army, prima sacerdote anglicano, è stato ordinato sacerdote cattolico domenica 8 dicembre 2013 nella basilica del santuario nazionale dell’Immacolata Concezione, a Washington, e incardinato nell’ordinariato personale della «Cattedra di San Pietro», una speciale giurisdizione della Chiesa istituita da papa Benedetto XVI per quei fedeli anglicani entrati in piena comunione con la Chiesa cattolica, pur mantenendo gli elementi distintivi della confessione di provenienza.

Padre Sherbourne ha svolto un programma di formazione biennale approvato dalla congregazione per la dottrina della Fede. Sposato da sei anni, ha ricevuto una dispensa da papa Francesco per essere prete senza abbracciare il celibato. Il sacerdote e la moglie Heather vivono con la loro famiglia nel nord Alabama. Originario del Massachusetts, padre Sherbourne, era diventato sacerdote anglicano nel 2000 e cappellano dell’esercito americano nel 2005. L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati ha invitato ancora papa Francesco in questo nuovo anno 2014 «ad estendere ai sacerdoti sposati cattolici romani che lo desiderassero le stesse prerogative concesse ai sacerdoti sposati anglicani, consentendo loro di ritornare a lavorare nel ministero sacerdotale in servizio alle parrocchie delle diocesi».

fonte: http://www.ilmattino.it/PRIMOPIANO/VATICANO/papa-francesco-celibato-dispensa-esercito-americano/notizie/424116.shtml

Preti sposati: associazione dei sacerdoti lavoratori sposati ha rilanciato la campagna per far discutere nella Chiesa Cattolica romana il tema del celibato

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati ha rilanciato la campagna  per far discutere nella Chiesa Cattolica romana il tema del celibato per i preti e la possibilità di renderlo facoltativo o addirittura di abrogarlo…

Nei giorni scorsi una anziana donna argentina Clelia Luro, moglie di un vescovo, ora defunto,  Jeronimo Podestà di Avellaneda, ha rivelato di essere amica con Papa Francesco,  e di averlo chiamato al telefono  ogni Domenica, quando era cardinale in Argentina.

Luro è convinta che il  celibato sacerdotale diventerà facoltativo.

Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e altri Papi prima di loro proibirono  qualsiasi discussione aperta per  cambiare la regola del celibato, e Papa Francesco non ha menzionato l’argomento da quando è diventato Vescovo di Roma e capo della Chiesa Cattolica.

Il Rev. Robert Gahl, un teologo morale dell’Opus Dei dellla Pontificia Università della Santa Croce ha detto che non vede assolutamente il tema del celibato dei preti all’ordine del giorno di Papa Francesco.

Ma, come cardinale, Jorge Mario Bergoglio, ha fatto riferimento alla questione del celibato in modo indiretto tanto da indurre molti commentatori a  sostenere che presto potrebbe arrivare per i cattolici romani un cambiamento sulla questione del celibato dei preti.

In un libro, pubblicato lo scorso anno, Bergoglio ha detto: “Per il momento io sono a favore al mantenimento celibato, con i suoi pro e contro, perché ci sono stati 10 secoli di buone esperienze, piuttosto che fallimenti.” Ma egli ha anche osservato che “si tratta di una questione di disciplina, non di fede. Potrebbe cambiare “, e ha detto che le chiese di rito orientale, che adottano il celibato dei preti opzionale, hanno buoni sacerdoti.

Il reverendo Thomas Reese, un analista del Vaticano alla Georgetown University, ha detto che un primo passo potrebbe essere per Francesco per segnalare semplicemente la sua approvazione per discutere la questione.

I Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano  affermato  che certi temi, come quelli relativi alla questione del celibato erano  fuori dai tavoli. Vescovo e teologi che ne hanno discusso pubblicamente si sono trovati poi in qualche guaio.

Nel Canone 277 del codice di Diritto Canonico del Vaticano si legge: “I chierici sono tenuti ad osservare la continenza perfetta e perpetua per il bene del regno dei cieli e sono pertanto tenuti al celibato. Il celibato è un dono particolare di Dio mediante il quale i ministri sacri possono aderire più facilmente a Cristo con cuore indiviso, e possono dedicarsi più liberamente al servizio di Dio e del prossimo “.

Eppure, il celibato non è dogma – una legge di origine divina – ma una tradizione della Chiesa cattolica romana. Il dogma non può cambiare, ma le tradizioni possono cambiare.

“Siamo molto entusiasti e fiduciosi che Francesco potrebbe invertire questo provvedimento canonico”, ha detto Guillermo Schefer, un ex sacerdote che insieme a sua moglie, Natalia Bertoldi, sono rappresentanti dei sacerdoti sposati in America Latina. “E ‘importante che i sacerdoti possono anche optare per una vita di matrimonio e famiglia. Sarebbe un modo per aiutarli ad integrarsi di più con le persone “.

Nella Chiesa cattolica orientale, seminaristi che sono già sposati possono essere ordinati in seguito come sacerdoti. Ad alcuni sacerdoti anglicani sposati inoltre è stato permesso di convertirsi al cattolicesimo romano, e alcuni vedovi con le famiglie sono diventati sacerdoti in seguito.

segnalazione web e traduzione a cura di redazione sacerdoti lavoratori sposati

sacerdotisposati@alice.it

I papabili/ Da inserviente a cardinale; ora progressista e favorevole ai preti sposati

I papabili/ Da inserviente a cardinale. Ecco Tagle, il filippino che viaggia in bus

L’articolo di Antonino D’Anna presenta un cardinale filippino che insieme al cardinale O’Brien potrebbere influenzare positivamente il conclave sui preti sposati e sulla loro riaccoglienza nel ministero in servizio pastorale alle parrocchie. Potrebbero anche proporre come futuro Papa un sacerdote sposato: per una nuova Chiesa e una nuova teologia (ndr)

Martedì, 19 febbraio 2013 – 14:25:00

di Antonino D’Anna

Nel gergo degli scommettitori è considerato un “longshot”, un outsider che potrebbe apparire a sorpresa magari all’ultimo giro della corsa. Ma nella sua vita è stato anche un “muchacho”, un inserviente: lo ha fatto appena trentenne quando in America è rimasto senza soldi e si ritrovò a fare l’aiuto bibliotecario per campare. Certo è che Luis Antonio Tagle da Manila detto Chito, cardinale per volontà di Benedetto XVI a soli 55 anni (è nato nel 1957) potrebbe essere la grande sorpresa del Conclave che si aprirà all’inizio di marzo e sceglierà il successore di Joseph Ratzinger. E che possa diventare Papa un giorno è una sensazione diffusa: forse non adesso per l’età eccessivamente giovane (Karol Wojtyla fu eletto a 58 anni), ma certo per le sue qualità umane. Parla bene, è molto “emozionale” (è stato capace di commuovere i convenuti al Congresso Eucaristico Internazionale del 2008, ossia uno stadio intero), generoso, allegro, non ha la puzza sotto il naso e soprattutto riesce a toccare il cuore della gente.

GIRA IN BUS O PEDALA- È un tipo dalle maniere molto frugali: a Manila prende l’autobus oppure il taxi a pedali; all’inizio del suo episcopato, nel 2001, era solito andare in bicicletta a sostituire eventualmente qualche parroco ammalato. Una bella differenza che avrebbe divertito non poco i romani dei primi anni ’60, che davanti al viavai di berline tedesche da e per il Vaticano cariche di padri conciliari (ma tanti di più, i più poveri, affollavano gli autobus urbani vestiti già con l’abito prescritto per le sedute) erano soliti commentare che il Signore avrebbe dato “A ciascuno la sua mercede(s)”. Già che c’è, spesso invita a pranzo i barboni locali e li incontra qualora volessero parlare con lui. Ha continuità con Benedetto: un canale Youtube e una pagina Facebook.

QUAND’ERA MUCHACHO– Sacerdote dal 1982, Tagle alla fine degli anni ’80 si ritrova a studiare in America. E resta senza soldi. Per sopravvivere, come tanti suoi compatrioti, diventa un “muchacho”, ossia un inserviente. Attenzione: padre Catalino Arevalo, gesuita e decano dei teologi filippini (oltre che amico del cardinale) ha svelato questo retroscena qualche anno fa. E precisa: siccome Tagle non si presentava come sacerdote, veniva assegnato ai lavori ed alle mansioni più umili. Non sfruttava la sua condizione, cioè, per trarne un qualche vantaggio. Trasportava scatole, metteva ordine e così via. Quando venne fuori che era un prete restò a lavorare, ma fu esentato dai servizi più umili. Sua madre – che col padre sono ex impiegati di banca, la Equitable – si mise a piangere appena venne a sapere del fatto. E non volle soldi dai genitori né da suo fratello, che viveva negli States.

EQUILIBRATO MA SOSPETTATO DI PROGRESSISMO- Insomma, il cardinale Tagle è una persona che conosce – e bene – la vita vera e i lavori umili. Non si atteggia a primadonna (dicono), non è dittatoriale. Lavora serenamente e si impegna a fondo, ecco tutto. E in virtù del suo passato e del suo modo di essere, potrebbe essere un buon Papa. Solo che ai tradizionalisti non piace, lo ritengono troppo progressista. Tra le sue uscite così pericolose quella al Sindodo dedicato all’Eucarestia nel 2005: è in quest’occasione che Tagle spacca l’assemblea con un intervento ben diverso rispetto a quello di un altro odierno papabile (e già allora): il cardinale Angelo Scola, che all’epoca dei fatti è ancora Patriarca di Venezia.

IL DIBATTITO CON SCOLA– Bene, Scola ha appena finito di dire, in tema di preti sposati, che sarebbe invece più corretto raggiungere una “più adeguata distribuzione del clero nel mondo”, mentre Tagle ribatte: “La prima domenica dopo la mia ordinazione sacerdotale ho detto nove Messe e questo è ordinaria amministrazione nelle Filippine. Bisogna affrontare il problema delle comunità di fedeli, che sono quasi sempre senza sacerdote”, e si schiera per una visione del celibato più flessibile. In quell’occasione aveva proposto studi sulla crisi delle vocazioni. Poi negli anni seguenti si è occupato di pedofilia nel clero, chiarendo la necessità di linee guida per la pastorale nelle Filippine e precisando che trasferire un prete pedofilo non è la risposta adeguata; lo è invece “mettere il prete pedofilo davanti alle sue responsabilità” e, se lascia il sacerdozio, “aiutarlo a iniziare una nuova vita”. Sulla morale sessuale Tagle si è opposto ad una legge che nelle Filippine permetterebbe alle coppie più povere l’accesso alla contraccezione. Ha le idee chiare sul Conclave: tra le sue prime uscite da vescovo vi fu questa: “Il Conclave non è una gara o un reality nel quale vince chi prende più voti dal pubblico”. Adesso potrà verificare di persona l’esattezza dell’affermazione. In bocca al lupo.

Non è vanitoso per i sacerdoti sposati tenere alto il sestante della loro identità. Quale chiesa costruire dopo le dimissioni del Papa?

Le dimissioni dalla vita consacrata di preti diocesani, religiosi e suore, in Italia e nel mondo: appello a tenere alto il sestante dell’ identità
I sacerdoti sposati rappresentano “nel mondo cattolico la sfida vivente al maschilismo della chiesa ed al suo devastante contagio, avverso all’ umanità del Vangelo ed alla riattualizzazione di un Vangelo per l’ umanità ” (Piero Barbaini).
Il problema delle dimissioni è stato trattato dalla rivista di Vocatio SULLA STRADA: in quattro numeri ha trattato questo problema sempre a cura di Claudio Balzaretti (n.29 del 1994/ n.37-38 del 1996/ n.48 del 1999/ n.57del 2002)
Fino al 1990 il numero dei sacerdoti nel mondo (compresi diocesani e religiosi) era di 400.000 e gli abbandoni era di 120.000.
In Italia il numero dei sacerdoti era di 56.000 e gli abbandoni di 9.000.
Nell’ ultimo aggiornamento di Balzaretti del 2002 che riguarda gli anni 97-98-99, Balzaretti scrive testualmente:”

 Con un certo imbarazzo riportiamo i dati statistici che aggiornano quelli già pubblicati…l’imbarazzo, da una parte, è dovuto al ritardo con cui vengono forniti i dati da parte del ANNUARIUM STATISTICUM ECCLESIAE; dall’altra parte, è dovuto al fatto che potrebbe sembrare quasi inutile ripetere le solite cifre. Però la constatazione che ritornano sempre gli stessi numeri è anche una conferma dell’importanza di questo fenomeno”.

E riporta l’aggiornamento anni 97-98-99:

In Italia (clero diocesano) anno 97: consacrati 494 abbandoni 43/ anno 98:con.485 abbandoni 32/ anno 99: con.556 abbandoni 44.

Se si tiene presente che il Vaticano non tiene presente gli abbandoni di fatto, ma solo quelli che hanno chiesto la dispensa, i numeri ufficiali degli abbandoni vanno raddoppiati.

Ne risulta: anno 97: abbandoni 86 su 494 consacrati/ anno98: abbandoni 62 su 485 con./ anno99:abbandoni 88 su 556 con. Totale 236 abbandoni su 1535 consacrati (16%)

Per i religiosi il fenomeno degli abbandoni arriva al 22%

Ha ragione Balzaretti: i numeri sono sempre i medesimi. Nel mondo 120.000 abbandoni su 400.000 (30%) La percentuale nel mondo è più alta di quella in Italia: 10.000 abbandoni su 56.000 (18%).

Per le suore in Italia: erano 150.000 (abbandono 22%) sono oltre 30.000 le suore italiane che hanno lasciato la vita religiosa.

“Per cambiare i sacerdoti bisogna cambiare la chiesa”, ha affermato Giuseppe Serrone, fondatore e presidente dell’Associazione Sacerdoti Lavoratori Sposati. “Molti preti sposatie hanno scritto pagine cariche di rilievi critici verso la chiesa”, ma “per cambiare questa chiesa bisogna coniugare la gioia del Vangelo con i nuovi affanni della vita e della storia.

Non è vanitoso per i sacerdoti sposati tenere alto il sestante della loro identità.

In questa prospettiva il prete cattolico che si sposa non può essere confinato nei quadri di un fenomeno effimero della “morbosità” sociale o della crisi ” individuale “.

I sacerdoti sposati rappresentano “nel mondo cattolico la sfida vivente al maschilismo della chiesa ed al suo devastante contagio, avverso all’umanità del Vangelo ed alla riattualizzazione di un Vangelo per l’umanità ” (Piero Barbaini).

Piero Barbaini è un prete che ha insegnato per molti anni Storia della chiesa nel Seminario diocesano di Lodi e nella facoltà di teologia di Milano ed é stato titolare della Cattedra di Storia Moderna dell’Università di Parma. Un suo libro (“La Chiesa sbagliata” Ed. Il Formichiere) è un classico nella tematica dei diritti umani nella Chiesa cattolica, in modo particolare se visti dalla parte dello storico e dalla parte del prete “ridotto allo stato laicale”. Uno dei punti fondamentali del suo libro, a mio avviso, assieme alla notevole documentazione sulla prassi e sui vari interrogatori del processo di “riduzione allo stato laicale”, é certamente la riflessione storico-teologica sui condizionamenti che la Chiesa ha subito lungo i secoli, in modo particolare nel periodo storico delle “Investiture” e della conseguente “riforma gregoriana”, promossa da papa Gregorio VII°, abate di Cluny (sec. XI).

Per avere qualche conoscenza non partigiana sulla natura della Chiesa, certamente non basta lo studio dei documenti conciliari, ma é necessario conoscere anche quello che dicono i testi sacri e le vicissitudini della Chiesa lungo i secoli della storia. In riferimento ai testi sacri, il teologo Schillebeeckx dimostrò, in alcuni suoi libri, come la Chiesa, secondo i dati del Nuovo Testamento, é essenzialmente una “Assemblea di Dio”, fondata sulla fraternità, nella quale le strutture di potere, dominanti nel mondo, sono demolite (Mt. 20,25-26; Lc. 22,25; Mc. 10,42-43; Mt. 23,8 ss..).

In riferimento ai condizionamenti storici, due momenti particolari sono da sottolineare: il primo é l’incontro della Chiesa primitiva con l’Impero Romano. In questo incontro, diventato quasi-matrimonio dopo la conversione di Costantino, la religione cristiana da perseguitata e di minoranza diventa religione di Stato, o meglio dell’Impero, proprio nel momento in cui l’Impero Romano é in piena decadenza anche a motivo delle invasioni barbariche. L’imperatore Costantino abbandona Roma; il vescovo di Roma assume le insegne e il potere dell`imperium” e viene chiamato “pontifex maximus”, titolo che apparteneva esclusivamente agli imperatori romani; la corte del papa diventa come la corte dell’imperatore e la Chiesa si organizza sul modello delle strutture imperiali (cfr. L. Boof “Chiesa: carisma e potere” pg. 88 ss.). I vescovi vengono ad essere le uniche autorità in grado di ricostruire e organizzare le città dopo le distruzioni dei barbari, e anche le elezioni dei papi, in questo tipo di religione imperiale, vengono ad assumere un aspetto molto particolare: fino all’anno 685 ogni elezione del papa avrà bisogno dell’approvazione degli imperatori di Bisanzio; e dopo, fino alla “riforma gregoriana”, avrà bisogno dell’approvazione degli imperatori della Casa di Sassonia. Per quei papi che oseranno ribellarsi a questa prassi, come per es. papa Martino I° (649655) o papa Benedetto V° (964-965) la fine era segnata: il primo conoscerà la morte in carcere, e il secondo la strada dell’esilio. E’ pur vero che bisogna riconoscere che generalmente a queste elezioni partecipava il clero e il popolo romano, ma non sono mancati periodi storici in cui l’elezione del papa era completamente in balìa di alcune famiglie della nobiltà romana o di alcune famiglie imperiali. In questo modo, e per molti secoli, si é attuata nella storia la “successione apostolica”; e anche i vescovi non dovrebbero dimenticare che il loro pastorale, simbolo del loro potere, non deriva nè da Cristo nè da Pietro, ma dalla cerimonia medievale dell’investitura della diocesi-feudo, “…simbolo del dominio spirituale, confondendo di proposito i due poteri, spirituale e temporale, per sottrarre al papa la nomina dei vescovi” (Manaresi, Storia Medievale, pag. 158).

Non parliamo poi della nascita e della crescita del potere temporale della Chiesa: in alcuni periodi storici la Chiesa é venuta a trovarsi proprietaria di quasi mezza Italia, grazie alle Donazioni di Barbari, Re, Imperatori; e queste donazioni non venivano fatte per amore di Gesù Cristo o di S. Pietro, ma per ottenere legittimità e incoronazioni per i donatori, molto spesso al prezzo della dignità e della libertà della Chiesa stessa. Alcuni storiografi hanno scritto che il potere temporale della Chiesa, difeso per molti secoli a denti stretti con infinite guerre e scomuniche, ha avuto la sua fine con la “Breccia di Porta Pia” nel 1870; ma i legami che tuttora il Vaticano coltiva con le Banche del Capitalismo occidentale ci lasciano qualche dubbio in proposito.

Nel secolo XI°, con papa Gregorio VII°, arriva la lotta delle “Investiture” e la grande “riforma gregoriana” della Chiesa: questo é il secondo momento storico da non sottovalutare e che ha lasciato un segno notevole sulla natura della Chiesa, fin ai nostri giorni.

Se é vero che questa riforma é stata un momento di purificazione e di liberazione per la Chiesa, come sempre ci é stata presentata nei corsi seminaristici di Storia, Barbaini però sottolinea nel suo libro (o.c. pg. 217): “…di fatto ha trasferito all’interno del sistema ecclesiastico l’apparato politico precedentemente barattato attraverso compromessi coi poteri imperiali e con l’impianto economico feudale”. Continua Barbaini: “…tutto il sistema nelle sue componenti politico-economìche, diplomatiche e amministrative gravita attorno ai “clerici” della cancelleria romanopapale. L’elemento tecnico determinante, in questa svolta operatasi all’alba del nostro millennio, é stata la riserva dell’elezione: l’elezione del papa nelle mani della casta clericale romana (caxdinalato: 1059) e l’elezione dei vescovi nelle mani del papa (lotta delle investiture). Così il circolo si chiudeva: sorgeva nell’occidente cristiano una nuova materia su cui lavorare e plasmare un impero nuovo, non più quello misto dei carolingi, non più quello pagano dei cesari, ma quello tutto sacro e tutto clericale e tutto romano dei papi. Da quell’epoca tutta la letteratura papale, dai gregoriani al decreto di Graziano, dai decretisti ai decretalisti, sviluppa le teoria del nuovo impianto, in una sarabanda promiscua di citazioni provenienti da Agostino, Girolamo e Giustiniano, da Isidoro, Gregorio e Costantino: tutto all’insegna della nuova potenza e per la messa a punto dei suoi congegni autoritari. Lo schema era perfettamente riprodotto; ed era lo schema prefettizio: imperatore il papa, suoi prefetti i vescovi e, sia ben chiaro, soltanto suoi prefetti, non maì suoi elettori, altrimenti il sistema poteva saltare. Elettore imperiale doveva rimanere sempre e soltanto lo stretto collegio di coloro che la cancelleria romana sceglieva a tutela garantita dei propri interessi centrali; e opportunamente quel collegio veniva chiamato “sacro”. Il meccanismo é talmente delicato per la conservazione del sistema, che Trento, lungi dall’abbandonarlo, lo perfezionerà e il Vaticano II° non riuscirà a intaccarlo”.

Continua sempre Barbaini: “…Montini infatti, osservante, scrupoloso tutore della struttura papale, si guarda bene dal trasferire l’elezione del papa del sacro collegio al sinodo, che sarebbe il pur minimo indispensabile per non costruire, nell’etichetta della collegialità, una nuova, sfacciata ipocrisia clericale. Ma il dire e il non fare é tipico del sistema: questa gente cura meticolosamente l’illusione della massa da una parte, la strategia del potere dall’altra. E proprio tale comportamento scatenava la rabbia dì Cristo, quando attaccava i preti del suo tempo” (o.c. pg. 218).

Continuando la sua analisi Barbaini sottolinea che il fenomeno degenerante della Chiesa ha avuto enorme impulso a partire dalla riforma gregoriana: la religione diventa politica, il diritto prende il posto del Vangelo, la gerarchia il posto della coscienza, ecc. Poi sottolinea: “…Da questo momento storico ha inizio anche il concentramento nelle mani della Curia Romana dei beni della Chiesa periferica e la trasformazione di quelli che prima erano i liberi voti monastiaci (castità, povertà e obbedienza) nell’obbligata, integrale condotta degli arruolati, finalizzata a sostegno gratuito dell’immane struttura nascente” (o.p. pg. 222).

“…Attribuendo al clero secolare tutta la fisionomia del monaco medievale, il potere romano otteneva lo strumento perfetto per le sue conquiste: svuotava totalmente la libertà dell’individuo e ne assorbiva integralmente la personalità… Dal 1100 in poi lo schema del servizio ecclesiastico e tutto lo sforzo del sistema per consacrare la stabilità e la continuità dell’arruolamento, sono ormai chiaramente “canonizzati”: usare dei voti per imbrigliare ogni energia dell’umana esistenza e disporla al totale servizio della potenza gerarchica” (o.p. pg. 223).

Molta acqua é passata sotto i ponti da quando Cristo aveva ammonito i suoi discepoli: “…Voi sapete che i capi delle nazioni spadroneggiano su di esse e che i grandi le dominano; tra voi non deve essere così” (Mt. 20,25), e la natura della Chiesa si é completamente capovolta! Quando poi nel secolo XVI incontriamo papa Leone X (il papa che ha scomunicato Lutero) che a 14 anni é già cardinale, e che durante il suo pontificato, in una ordinazione nomina ben 31 cardinali, tutti scelti tra parenti ed amici, per contrastare l’azione di tre cardinali del sacro collegio (composto in quel momento da tredici cardinali) che volevano ucciderlo, non possiamo arrivare ad altra conclusione: dopo oltre trecento anni, nemmeno la riforma gregoriana, anche nane parte dei suoi aspetti più positivi, non era riuscita a rinnovare la Chiesa! E non fermiamoci sul periodo storico e sul pontificato di papa Borgia, Alessandro VI (1492-1503) e sulla condanna al rogo di Savonarola!

Quale Chiesa costruire?

Barbaini sottolinea in questo suo libro che la gerarchia ecclesiastica ha sempre bruciato i riformatori che fin troppo bene conoscevano cosa si doveva fare per costruire la vera Chiesa di Cristo; poi continua con questa riflessione: “…Molti degli aspetti secondo i quali la chiesa si presenta come “ufficiale” appartengono al fenomeno della degenerazione. Il mio modo di maturare nei confronti della chiesa é stato quello di scoprire una chiesa reale che normalmente é lontana, talvolta antitetica, rispetto alla chiesa ufficiale. Il sistema usa dei valori espressi dalla chiesa reale per sostenersi, ma poi si definisce secondo le etichette della chiesa ufficiale: in altre parole usa della fede di un credente, dell’amore di una madre, della generosità di un bambino, dell’entusiasmo di un giovane per poi definire e impiantare una chiesa come potere, una chiesa come papato, come gerarchia, come impresa burocratica; usa dei momenti esistenziali importanti (la nascita, il matrimonio, la morte, ecc.) per trasferirli in un regime legale di codificazioni e di controlli che costituiscono la base di una gestione redditizia (in precisi termini di soldi e di potere), che poi giustifica come azioni soprannaturali, come “sacramenti” che agiscono “ex opere operato” (cioé come congegni automatici). E usa soprattutto categorie antropologiche (cultura, storia e società), in particolare categorie della vita associata (economia, politica e diplomazia), per istituire un regime centralizzato, assolutistico e dittatoriale, definendosi come “chiesa spirituale e comunitaria”.

“Ecco per me dove si nasconde la chiesa sbagliata” – continua Barbaini – “E’ la chiesa falsa, che usa dell’uomo. Dunque corrisponde a una vecchia specie di uomo, il parassita, che nella storia, quando si organizza, si aggrappa alla sostanza dell’Umanesimo perenne: la religione. Per questo il Figlio dell’uomo si é battuto contro la casta sacerdotale del suo ambiente e del suo tempo: perché essa dominava mentendo, indicando all’uomo una vita irreale, un’esistenza ingannevole, che lo soggiogavano anziché liberarlo. I denunciati lo liquidarono e cercarono in tutte le epoche di vanificamela rivoluzione perenne. Questa: che l’uomo non sia mai usato dall’uomo; che lo stare assieme sia effetto dell’amore, non della legge; che la conversione e la salvezza si attuino nell’animo, non nel meccanismo dei segni; che la vocazione, la missione e l’impegno nel bene siano la massima espressione della libera scelta, della decisione umana, non il risultato di un reclutamento e di un proselitismo che sfruttano l’immaturità e l’indigenza degli uomini; che l’adorazione sia anzitutto interiore, sempre umile, spesso nascosta, quella che normalmente sfugge alla solennità dei trionfi e al fragore delle masse” (vedi i viaggi di papa Wojtyla n.d.r.). “Questo messaggio é stato esattamente capovolto – continua Barbaini – quando é caduto tra le mani della casta di Roma: Cristo é stato strumentalizzato e l’impero curiale ha creato una storia di antitesi al fermento evangelico. Il segno di contraddizione é dentro il sistema e la rivoluzione cristiana diventa esemplare nel mondo quando abbatte la corruzione interiore. La chiesa reale corrisponde a questa rivoluzione nascosta e sconosciuta, la cui storia é tuttavia imponente; la chiesa ufficiale normalmente corrisponde alla sovrastruttura reazionaria, la cui storia é tanto spiritualmente meschina quanto macroscopicamente divulgata. Il cattolicesimo vaticano, impresario e mercenario, gerarchico e burocratico, legalista e inquisitore, poliziesco e repressivo, rappresenta oggi la massima degenerazione del cristianesimo autentico. La rivoluzione cristiana troverà qui il suo prossimo impatto, perché qui é sommo il segno di contraddizione. La maggioranza dei cattolici ha preso coscienza della rivoluzione incombente, e questo é il segno dei tempi” (o.p. pg. 274 ss.). Barbaini, nelle ultime pagine del suo libro, lascia capire che solo da questa presa di coscienza può nascere la vera Chiesa di Cristo (recensione di Lorenzo Maestri).

Ufficio Stampa
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Cattolici- Protestanti 1-0, il derby infinito di Glasgow

GLASGOW (Regno Unito) – Non conta solo il risultato nella partita tra preti e pastori, lo storico derby calcistico di Glasgow, considerato uno dei più “accesi” e sentiti al mondo, ha motivi che vanno oltre la competzione sportiva.

È andato in scena ieri sera nello stadio «Celtic Park», dove si sono affrontati i “cattolici” Celtic e i “protestanti” Rangers, le due squadre che da sempre dominano il calcio scozzese, e che complessivamente hanno vinto 68 Coppe nazionali e 96 Campionati. E la cui supremazia supera i confini del calcio. Entrambe in Scozia sono infatti delle vere e proprie «istituzioni», in termini sociali, culturali e politici, e soprattutto religiosi: i colori sociali bianco e verde dei Celtic richiamano quelli dei fondatori cattolici irlandesi, mentre il blu dei Rangers è la tinta della Nazione scozzese, Paese a maggioranza protestante.

Il Celtic è la squadra della minoranza cattolica di Glasgow, indipendentista, composta quasi tutta da irlandesi emigrati in questa Città nei primi anni del secolo scorso. Essi vanno orgogliosi del loro legame con la storia e la cultura celtica, tendenzialmente si sentono più irlandesi che britannici e non di rado portano allo stadio il tricolore irlandese. Nel 1967 il Celtic è diventato il primo club britannico e nord-europeo a vincere la Coppa dei Campioni, prerogativa fino a quel momento di squadre italiane, portoghesi e spagnole. Nello stesso anno ha vinto ogni competizione alla quale partecipava, record in Scozia mai battuto. A oggi, il Celtic rimane l’unico club scozzese ad aver raggiunto la prestigiosa finale di Coppa dei Campioni, e l’unica in Europa ad averlo fatto con tutti i giocatori provenienti dal vivaio: erano nati tutti a meno di 30 miglia dallo stadio.

I Rangers invece sono il “team” della maggioranza protestante di Glasgow e di coloro che politicamente sono schierati a favore della Regina d’Inghilterra (unionisti), anche se ultimamente hanno folte schiere di tifosi neutrali o fortemente distaccati dalla questione. I Rangers hanno conquistato nel 2005 il loro 51º titolo di Campione nazionale, prima squadra al mondo a riuscire in tale impresa: sulle magliette dei giocatori, lo stemma della squadra è sormontato da cinque stelle, ognuna delle quali rappresenta 10 Campionati vinti. Con i suoi 115 titoli totali all’attivo è la squadra più vittoriosa del mondo.

Sono questi i principali elementi che spiegano l’«incandescenza» dei derby di Glasgow. La rivalità affonda dunque le sue radici in più di una semplice contesa sportiva o di un campanilismo locale: è infarcita di una serie di complesse dispute incentrate, oltre che sulla religione, anche sulla politica. E il risultato è una perdurante inimicizia tra le due tifoserie, che si è manifestata in una storia complessa e travagliata, costellata spesso da forti tensioni, e caratterizzata anche da violenza e morti. Per tentare di sconfiggere gli estremismi, da alcuni anni i due Clubs partecipano a iniziative e campagne di sensibilizzazione, insieme alle organizzazioni religiose e all’esecutivo scozzese, finalizzate a rimuovere le fazioni di teddy boys; e il governo scozzese ha dovuto più volte prendere severe misure preventive di sicurezza per quello che in Scozia è l’avvenimento sportivo dell’anno.

L’edizione della “classica” di ieri sera vedeva i bianco-blu in testa alla classifica del Campionato e in vantaggio di due punti sul Celtic; la posta in palio dunque era particolarmente elevata: il primato in classifica. I cattolici lo hanno strappato di mano ai “cugini” dopo un match combattuto e spettacolare, introdotto però in un modo diverso dal solito: con i toni pacati e distesi della conferenza stampa dei due allenatori, il cattolico Neil Lennon e il protestante Ally McCoist, che si sono impegnati a smorzare le tensioni. Lo hanno fatto anche perché i due tecnici erano stati recentemente protagonisti (nello scorso mese di marzo) di un’imbarazzante rissa, durante la partita che i Rangers hanno perso 3-0: dunque, dovevano farsi perdonare quella “figuraccia” trasmessa in mondovisione. Succede anche questo, quando si accendono i riflettori sulla celeberrima Old Firm di Glasgow.

di: Domenico Agasso jr.
da: La Stampa
data: 29 dicembre 2011

Renovatio ecclesiae e riforma politica

Il cattolicesimo italiano può riconquistare un ruolo politico non per improbabili alchimie partitiche e neppure per la nomina di ministri importanti, ma solo come rinnovamento religioso che influisce sulla ricostruzione civile e morale del Paese. I cattolici pesano in politica quando hanno la forza di mettersi in discussione. C’è un forte nesso tra renovatio ecclesiae e riforma politica. Il travaglio religioso suscita sempre una volontà integrale, cioè un desiderio insopprimibile di estendere la conquista di una fede nuova al rinnovamento della società. I passaggi più significativi della politica nazionale sono sempre stati accompagnati da momenti di discontinuità della coscienza religiosa: la Costituente e il dossettismo, il centrosinistra e il Concilio, la questione comunista e i cattolici del No, il CAF e i movimenti di revisione conciliare degli anni Ottanta.
Nella Seconda Repubblica i cattolici sono stati irrilevanti perché non avevano alcuna renovatio da rappresentare nello spazio pubblico. Si è ritenuto che la fine dell’unità politica dei cattolici dovesse essere compensata dal conformismo religioso. Ma il cattolicesimo stazionario non inventa nuove politiche, può solo legittimare il potere dominante.
La Chiesa ruiniana ha insistito sulla questione antropologica, di cui già molto sappiamo sia dalle scienze umane sia dal buon senso popolare che avvertono in modi diversi il cambiamento epocale. Dai cardinali ci si aspetterebbe una parola in più su ciò che viene prima, cioè sulla crisi spirituale della società, italiana in particolare. Il senso morale della società viene travolto dalla volontà di potenza che scaturisce dall’alleanza tra il capitalismo globalizzato, il dominio della tecnica e il nichilismo moderno, come ci spiega la migliore sociologia cattolica (M. Magatti, Libertà Immaginaria, Feltrinelli, 2010).
Come accade per la singola persona, l’organismo sociale riesce a dominare gli eventi solo se dispone di una sfera interiore alimentata da culture, associazioni e istituzioni. Merito dell’incontro di Todi è aver sottolineato proprio la dimensione sociale, al di là della vecchia querelle tra sfera personale e pubblica della religiosità. Negli ultimi venti anni, però, questa interiorità è stata indebolita dal dominio dell’esteriorità nelle relazioni sociali, negli stili di vita e nella discussione pubblica. La carnevalizzazione della politica di Berlusconi non è stato un accidente, ma l’effetto di una mutazione più profonda. Nel Carnevale senza Quaresima cambiano radicalmente i rapporti tra il sacro e il potere.
Il sacro non è stato scacciato dalla modernità, qui c’è un abbaglio frequente sia dei laici sia dei clericali, è solo diventato invisibile perché immanente alle istituzioni politiche e ed economiche. La sovranità dello Stato e la mano invisibile del mercato non sono altro che forme secolarizzate del Regno di Dio. E come tali hanno contribuito a creare un’interiorità sociale, cioè quell’etica della democrazia e del capitalismo di cui il pensiero sociologico classico ha saputo svelare la radice religiosa. Ci sono voluti secoli per compiere questo cammino, ma sono bastati i pochi anni della nostra generazione per invertirlo. Nel trionfo dell’esteriorità, infatti, il potere ha perduto quell’aura di significati morali: la democrazia si è ridotta a mera procedura e il capitalismo ha rotto gli argini della propria etica, come si è visto nelle crisi finanziarie.
Ma il potere è sempre alla ricerca della legittimazione e non trovandola più nel sacro interiorizzato del moderno l’ha cercata nell’esteriorità del sacro del postmoderno, cioè nella politicizzazione delle fedi, nei conflitti religiosi come trama delle relazioni internazionali e nell’uso identitario dei simboli religiosi. Non si tratta di un ritorno del religioso – altro equivoco di questi anni – che anzi viene smentito, soprattutto in Europa, dalla crisi delle vocazioni, dalla scarsa partecipazione liturgica e dall’incipiente relativismo dei comportamenti. Qui si è consumata l’inversione di ruoli.
Nella modernità il sacro è stato la forma del potere, nella postmodernità il potere diventa la forma del sacro. Nella modernità il sacro è stato l’interiorità del sociale che contiene la potenza di trasformazione. Nella postmodernità il sacro diventa l’esteriorità del sociale che perde ogni energia di contenimento e viene travolto dalla potenza del capitalismo tecno-nichilista. L’epicentro della crisi spirituale è collocato proprio nella dimensione religiosa e di questo dovrebbero preoccuparsi le Chiese. La stessa laicità inverte il significato. Ieri serviva a frenare il movimento della sacralizzazione immanente delle istituzioni. Oggi diventa una tutela della fede dal pericolo di esteriorizzazione del sacro, reso evidente in Italia dall’idolatria consumistica berlusconiana e dal neopaganesimo leghista. La religione rischia di allontanarsi dal cuore dell’organismo sociale per sventolare negli stendardi delle masse popolari.
Forse oggi si può dire che c’è stato un certo autolesionismo del cattolicesimo italiano a sbilanciarsi in un rapporto forte tra Chiesa e Stato, cioè verso il luogo più segnato dall’inversione tra sacro e potere. È una postura scomoda soprattutto per la fede. La espone all’esteriorità religiosa che la politica di oggi tende a strumentalizzare. Soprattutto, la tenta a scrivere in norme statali quelle intenzioni che dovrebbero vivere nei legami sociali, non solo nell’animo delle persone.
Eppure, il cristianesimo avrebbe ben altre risorse per contrastare l’esteriorità del sacro. Romano Guardini parlava di fede nuda. Nuda perché spogliata di tutte le idolatrie anche ecclesiastiche, perché a contatto di pelle con il mistero della vita, perché tanto inerme e impudica da contestare radicalmente la volontà di potenza. La fede nuda è la forza della pietà, della grazia e del perdono. E non si tratta solo di una dimensione interiore delle persone, ma di una risorsa spirituale del cattolicesimo italiano che opera quotidianamente nell’organizzazione sociale. A Todi se ne è avuta finalmente una testimonianza, anche se con una parzialità che ha rinunciato a rappresentare tutta la ricchezza e la creatività delle multiformi esperienze cattoliche.
Queste differenze sono oscurate dall’esteriorità del rapporto Stato-Chiesa, in cui invece prevale una fede calcolante che ha la pretesa di dedurre logicamente dai principi non negoziabili il mistero cristiano e rischia di ridursi a guida tecnica del credente di fronte ai dilemmi morali del nostro tempo. La fede calcolante contesta ideologicamente il dominio della tecnica nichilista, ma ne rimane subalterna sul piano ontologico e quindi anche teologico. Solo la nuda fede è capace di combattere spiritualmente l’esteriorità tecno-nichilista. Il bivio è diventato chiaro nel caso Englaro quando la Chiesa ha preferito affidare la decisione sulla morte alla norma statale piuttosto che alimentare spiritualmente la pietas della comunità familiare. Non a caso sui tecnicismi dei principi non negoziabili la saggezza del popolo cattolico si mostra meno entusiasta delle gerarchie ecclesiastiche, come dimostrano tutti i sondaggi di opinione.
Ma il movimento della nuda fede riguarda anche la cultura di sinistra. Non solo per una comunanza di problemi: la cura della vita umana, il contrasto spirituale alla volontà di potenza, la misura morale degli ultimi. La crisi mondiale restituisce all’eguaglianza il rango di questione dirimente dell’epoca. Eppure, la sinistra europea balbetta, sembra quasi presa alla sprovvista dal ritorno delle proprie bandiere, non ha elaborato nuovi strumenti per le soluzioni adatte al XXI secolo. Trovare risposte inedite ad un problema antico significa rielaborare il proprio inizio, cioè ritrovare la fede nuda. Al di là dei diversi linguaggi c’è un isomorfismo tra il problema della sinistra e quello del mondo cattolico. La crisi del capitalismo tecno-nichilista chiama entrambi a costruire l’avvenire tramite una rielaborazione dei propri fondamenti.
Grande occasione per il PD che si alimenta di entrambe le linfe morali. Occasione non ancora colta, perché finora nel contenitore si sono incontrati gli esiti decadenti della sinistra e del cattolicesimo. Eppure, il PD è lo spazio politico in cui queste forze possono trovare l’energia delle rispettive nude fedi. parole: laicità, spiritualità, fede, questione morale, religione e politica, fede e morale, rapporto stato-chiesa
Walter Tocci – paneacqua.eu