Un bambino su 8 e 1 bambina su 5 vittime di abusi sessuali. L’ultimo cardinale a finire nel mirino è prefetto agli Affari economici del Vaticano

pedofilia_e_chiesa_N

La violenza non conosce nome. Né volto, né abito, non conosce luce, solo un animo nero. E di anime ‘nere’ ce ne sono tante. Secondo un recente rapporto dell’Unione Europea sul maltrattamento e le violenze sui minori, un bambino su otto e una bambina su cinque sarebbero vittime di abusi sessuali durante l’infanzia. Nell’80% dei casi le violenze avvengono all’interno delle mura domestiche. Proprio così, i principali orchi sono mascherati da padri, madri, zii, nonni e fratelli. Una vera e propria emergenza, come sottolinea OFCS REPORT, aggravata dal crescente numero di siti web pedopornografici. Dal 2003 a oggi, infatti, sono stati denunciati 125.000 siti pedopornografici, di cui solo 9.800 nel 2015. Un orrore diffuso che non conosce confini. Le anime ‘nere’ vagano e sono ovunque. Solo una settimana fa la polizia scozzese ha sgominato una rete di pedofili che usava internet sia per adescare le vittime che per diffondere materiale pornografico. “In almeno tre casi abbiamo visto delinquenti che avevano in memoria nei loro computer più di 10 milioni di immagini di bambini”, ha dichiarato l’ispettore Andy Williams che ha seguito da vicino l’indagine.
Eppure, qualora pensassimo che anima ‘nera’ non ha abito né volto in qualunque caso ci sbaglieremmo. Purtroppo esistono anche anime ‘nere’ sotto abiti neri, rivestite dello stesso colore, o meglio ‘oscurità’. E di abiti neri, ma ‘neri’ davvero, ce ne sono troppi. Per la delusione e lo sconforto di tanti fedeli, ormai sono innumerevoli gli scandali all’interno della chiesa cattolica. Un esempio – oltre il palesemente divino significato attribuito al vocabolo esclusivamente nelle vesti ecclesiastiche – proviene dall’Irlanda. Ultimo a farne le spese monsignor Martin Drennan, vescovo di Galway e Kilmacduagh, il cui nome compariva nei rapporti governativi sulla pedofilia che hanno spinto Benedetto XVI ad avviare indagini interne e a rivoluzionare la Chiesa irlandese. Nonostante le resistenze, Papa Francesco è riuscito a costringere Drennan alle dimissioni per chiudere una ferita aperta nel 2010. Una faccenda, però, tutt’altro che chiusa, come rimarca OFCS REPORT: “Secondo i media australiani, l’ultimo a finire nel mirino della giustizia per presunti abusi su minori è il cardinale George Pell, prefetto agli Affari economici del Vaticano. Secondo l’emittente Abc i casi risalirebbero agli anni ’70 quando Pell era parroco nella città di Ballarat. A denunciare le molestie sarebbero stati due quarantenni per fatti avvenuti tra il 1978 e il 1979. Il cardinale, ascoltato per quattro volte dai magistrati australiani, ha definito le notizie “totalmente false”. Una piaga contro cui Papa Francesco ha preso una posizione dura. Il pontefice ha varato, infatti, una legge ‘motu proprio’ contro i vescovi negligenti, che prevede la rimozione dall’ufficio di quanti non denunciano o coprono casi di pedofilia all’interno delle diocesi”.
Dall’America all’Europa le anime nere rivestite di abiti dallo stesso non-colore si accalcano nella quotidianità di anime innocenti. Certamente questi orchi mascherati da ‘sant’uomo’ non mancano all’appello in Italia. “I numeri non sono diversi da quelli degli altri paesi europei, ma è difficile fornire cifre precise vista la mancanza di una banca dati nazionale che pure è prevista dalla legge 36 del 2006. I governi – conclude in una nota OFCS REPORT – spesso ignorano il problema, e i molestatori, una volta condannati, finiscono in breve tempo liberi e senza supporto psicologico, condizione che favorisce la recidività”. Un bel cane che si morde la coda, dunque. O forse è meglio non citare gli animali, il paragone non sarebbe ‘virtuoso’.

ogginotizie.it

Papa Francesco predica ma Curia e Clero sono milionari

Appartamenti, vigne, vigneti, uliveti e boschi. Una collezione di fortune private, regolarmente dichiarate al fisco, da molti prelati, alla faccia dell’umiltà e della modestia portate avanti da Papa Francesco. E po ci sono i beni della Chiesa, tanti, proprio tanti. Non c’e’ al mondo uno Stato più ricco del Vaticano. Con giardini dove non si aggira nemmeno un cane o un gatto per non sporcare i bellissimi giardini. Con all’interno abitazioni da paura, anche se il Papa non ha voluto vivere in Vaticano ma a Santa Rita. Lo rivela un servizio dell’Espresso che commenta: “Beati i poveri, perche’ di essi e’ il regno dei cieli, insegnava Gesù di Nazareth nel discorso dellaMontagna”. Pero’ dopo duemila anni se la spassano ovviamente meglio i ricchi, anche i preti ricchi. E non tutti gli oltre cento prelati con patrimoni da paura erano ricchi di famiglia, anzi… Come mai un povero od un immigrato non può’ nemmeno sostare in viale della Conciliazione vicino a piazza San Pietro? E quanti profughi potrebbe ospitare il Vaticano? Perché alle parole non seguono i fatti? Parlare e’ sempre stato più’ facile che fare. Ovviamente non riguarda il Santo Padre, che si trova un muro contro. E certe resistenze sono difficile da superare anche per lui. Una sfida nella sfida per il Papa più coraggioso della stpria della Chiesa.

©in20righe – RIPRODUZIONE RISERVATA

– See more at: http://www.in20righe.it/cronaca/4475-papa-francesco-predica-ma-curia-e-clero-sono-milionari.html#sthash.MBUxmTQp.dpuf

Cardinali milionari: ecco la mappa delle proprietà private del clero

Appartamenti, ville, vigneti, uliveti, boschi. I risultati di mesi di ricerche catastali sui patrimoni personali di oltre cento alti prelati: una collezione di fortune private (regolarmente dichiarate al fisco), alla faccia dell’umiltà e alla modestia di Papa Francesco

espresso repubblica.it

Cardinali milionari: la mappa delle proprietà private del clero

Beati i poveri, perché di essi è il regno dei cieli, insegnava Gesù di Nazareth nel  Discorso della Montagna. Dopo duemila anni di predicazioni nel nome di Cristo, però, sulla terra continuano a passarsela meglio i ricchi. Non solo i laici, agnostici o miscredenti. Anche tra i cattolici più devoti c’è chi ostenta patrimoni invidiabili. E perfino tra gli alti prelati di Santa Romana Chiesa ora spunta una specie di club dei milionari: cardinali e vescovi che sono proprietari di grandi fortune private. Palazzi, appartamenti, monolocali, fabbricati rurali, capannoni, cantine, fattorie, agrumeti, uliveti, frutteti, boschi e pascoli sterminati.

Si tratta di ricchezze assolutamente lecite, spesso frutto di lasciti testamentari o eredità familiari, che non si possono in alcun modo accostare alle fortune illegali accumulate da quelle pecore nere che, ieri come oggi, non sono mai mancate neppure nelle greggi cattoliche. Dopo l’avvento di Papa Bergoglio, il pontefice che ha scelto di ispirarsi già dal nome a San Francesco d’Assisi e che non perde occasione per richiamarsi alla «Chiesa dei poveri», ammonire che «San Pietro non aveva il conto in banca», scagliarsi contro «il peccato della corruzione» e «certi preti untuosi, sontuosi e presuntuosi» che sfoggiano «macchine di lusso», però, anche in Vaticano c’è chi comincia a chiedersi quante ricchezze personali possiedano i prelati più potenti. Chi riuscirà a passare dall’evangelica cruna dell’ago?

A regalare le prime risposte documentate è il nuovo libro-inchiesta di Mario Guarino (“Vaticash”, ed. Koinè), il giornalista investigativo che più di vent’anni fa svelò molti segreti di Silvio Berlusconi quando era solo “il signor tv”. Dopo aver ripercorso i vecchi e nuovi intrighi ecclesiastici, dall’Ambrosiano allo Ior, dalle collusioni mafiose alle cricche edilizie e finanziarie, Guarino espone i risultati di mesi di ricerche catastali sui patrimoni personali di oltre cento alti prelati, con dati aggiornati all’aprile 2014. Una collezione di fortune private regolarmente dichiarate al fisco, che non ha nulla a che fare, dunque, con le polemiche sulle leggi di favore per le istituzioni religiose o sull’esenzione dalle tasse riservata ai beni degli enti ecclesiastici. Nessuno scandalo giudiziario, insomma: solo un viaggio ragionato, tra citazioni dei vangeli e appelli all’umiltà e alla modestia di Papa Francesco, alla scoperta delle fortune immobiliari, schedate nei pubblici registri del catasto italiano, che fanno capo alle persone fisiche di cardinali e vescovi. Un’inchiesta giornalistica che sfata e riserva parecchie sorprese.

Monsignor Liberio Andreatta è da molti anni il responsabile dell’Opera romana pellegrinaggi (Orp), l’agenzia vaticana per il turismo religioso, che organizza i viaggi di milioni di pellegrini verso mete di culto come Assisi, Fatima o Medjugorje. Nato nel 1941 in provincia di Treviso, il religioso proviene da una famiglia molto in vista e oggi risulta titolare di un notevolissimo patrimonio personale: a suo nome, il catasto italiano rilascia ben 38 fogli di visure immobiliari. Monsignor Andreatta infatti possiede a titolo personale svariate centinaia di ettari di terreni, coltivati a uliveti, frutteti, boschi da taglio e castagneti, sparsi tra la Maremma e le campagne di Treviso. Nella provincia natia, precisamente a Crespano del Grappa, possiede anche un edificio di 1432 metri quadrati e, insieme ad alcuni parenti, ha altri tre immobili in usufrutto. Inoltre risulta proprietario di una serie di fabbricati rurali tra Fibbianello e Semproniano, sulle colline toscane attorno a Saturnia. Stando ai registri catastali, ha accresciuto il suo patrimonio anche in tempi recenti, acquistando tra il 2008 e il 2011 altre centinaia di ettari di uliveti in Maremma.

Grande possidente, specializzato però nell’edilizia residenziale, è anche l’attuale arcivescovo di Palermo, il cardinale Paolo Romeo, nato nel 1938 ad Acireale: nella sua cittadina d’origine risulta aver acquistato, dal 1995 al 2013, otto appartamenti e quattro monolocali in via Felice Paradiso, oltre ad alcune abitazioni per complessivi 22 vani e altri due monolocali in corso Italia. Le visure catastali, inoltre, attribuiscono all’arcivescovo la proprietà di altri nove appartamenti (più un monolocale) in otto diversi stabili in via Giuliani; tre abitazioni e due monolocali in via Kennedy; altri cinque appartamenti (il più grande di 15 vani) in via San Carlo; un altro edificio residenziale e tre monolocali in altre strade sempre di Acireale, dove è intestatario di un ulteriore appartamento in via Miracoli. Nella stesso comune siciliano, il cardinale possiede anche decine di ettari di terreni seminativi, oltre a un vastissimo agrumeto che però è in comproprietà con alcuni familiari.

Più diversificato il patrimonio personale del cardinale Camillo Ruini: l’ex presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), nato a Sassuolo nel 1931, è proprietario di tre appartamenti e tre monolocali a Modena, in via Fratelli Rosselli. A Reggio Emilia possiede un ulteriore appartamento, più un monolocale e un seminterrato. Insieme a una sorella, inoltre, è cointestatario di un’abitazione (con pertinenze immobiliari) nella natia Sassuolo. Il catasto infine attribuisce all’ex rappresentante dei vescovi italiani la proprietà di altri tre appartamenti e un monolocale a Verona.

Il cardinale Fiorenzo Angelini, nato a Roma nel 1916, storico sponsor di Giulio Andreotti ed ex responsabile della sanità vaticana, si accontenta invece della proprietà di due appartamenti su due piani a Roma, per complessivi 16,5 vani, in via Anneo Lucano, zona Monte Mario.

Molto meglio se la passano alcuni prelati che hanno assunto cariche importanti negli ultimi anni. L’arcivescovo ciellino Ettore Balestrero, nato a Genova nel 1966, che si schierò al fianco del cardinale Tarcisio Bertone nella contesa sullo Ior, è un poliglotta che ha girato il mondo e ora è nunzio apostolico in Colombia. Eppure conserva numerose proprietà in Italia, tra cui una residenza di dieci vani a Roma, in via Lucio Afranio, alle spalle dell’Hotel Hilton Cavalieri, altre quattro unità immobiliari a Genova tra le vie Tassorelli e Pirandello (la più grande è di 9,5 vani) e un appartamento in nuda proprietà a Stazzano, nell’Alessandrino, dove però possiede anche molti terreni agricoli e boschi da taglio.

Monsignor Carlo Maria Viganò, nato a Varese nel 1941, che sotto papa Ratzinger si era conquistato la fama di incorruttibile moralizzatore, proviene da una famiglia più che benestante: insieme a un familiare è comproprietario di circa mille ettari di terreni a Cassina de’ Pecchi, vicino a Milano. Nello stesso comune possiede inoltre quattro appartamenti e tre fabbricati.

Anche il vescovo Giorgio Corbellini, nato a Travo (Piacenza) nel 1947, attuale presidente dell’Autorità d’informazione finanziaria (Aif, cioè l’antiriciclaggio) dopo le dimissioni di Attilio Nicora, appartiene a una famiglia ricca. Con alcuni parenti è comproprietario, sulle colline di Bettola (Piacenza), di circa 500 ettari di boschi, due fabbricati e altre centinaia di ettari di pascoli e terreni seminativi. Inoltre possiede tre appartamenti e un fabbricato nel suo paese natale.

Il cardinale Domenico Calcagno, nato a Parodi Ligure (Alessandria) nel 1943, ha dovuto lasciare in gennaio la commissione di vigilanza sullo Ior, mentre mantiene dal 2011 la carica di presidente dell’Apsa, l’ente che amministra gli immobili dello Stato vaticano. Ma anche il suo patrimonio privato non è trascurabile: il catasto italiano gli attribuisce, tra l’altro, un appartamento di 6,5 vani in via della Stazione di San Pietro e altri quattro edifici residenziali nel suo paese natale. Inoltre, insieme a due parenti, è comproprietario di oltre 70 ettari di campi e vigneti in Piemonte.

I terreni agricoli sono un bene-rifugio molto apprezzato anche da altri prelati. L’arcivescovo Michele Castoro, presidente dal 2010 della fondazione che controlla tra l’altro il grande ospedale di San Giovanni Rotondo, possiede 43 ettari di terreni a Gravina di Puglia, oltre a vari fabbricati rurali e a due appartamenti (il più grande di 12,5 vani). Ad Altamura, dove è nato nel 1952, risulta inoltre comproprietario, con cinque familiari, di altri 63 ettari di vigneti. Mentre l’ex decano dei cerimonieri pontificali, monsignor Paolo Camaldo, possiede insieme a due parenti nella natia Basilicata, tra Lagonegro e Rivello, un totale di 281 ettari di campi e vigneti.

Il libro di Guarino riporta correttamente che decine di cardinali italiani anche con ruoli di prim’ordine, come Angelo Bagnasco, Pio Laghi, Giovan Battista Re o Angelo Sodano, non hanno alcuna proprietà immobiliare.

Nullatenente risulta, come molti altri, anche l’ex segretario di Stato, Tarcisio Bertone, criticato però per la scelta di una lussuosa abitazione intestata al Vaticano: un attico di circa 700 metri quadrati a Palazzo San Carlo, ricavato dall’accorpamento di due residenze (la prima di un monsignore morto nel 2013, l’altra di una vedova convinta a sgomberare). Va ricordato che Papa Francesco vive in un semplice bilocale di 70 metri quadrati, così come monsignor Pietro Parolin, il nuovo segretario di Stato vaticano.

Gli archivi del catasto gettano nuova luce anche sulle ricchezze personali di alcuni dei personaggi più controversi della Chiesa siciliana. Monsignor Salvatore Cassisa, l’ex vescovo di Monreale più volte inquisito dai magistrati di Palermo ma sempre assolto in Cassazione, risulta tuttora contitolare, insieme a una parente, di due immobili per complessivi 18 vani a Palermo. Con altri familiari, inoltre, ha un appartamento in comproprietà e tre in usufrutto a Erice, che si aggiungono a 26 ettari di terreni e 14 unità immobiliari (per complessivi 54 vani) a Trapani.

Un vero mistero (errore della burocrazia o qualcosa di peggio?) riguarda don Agostino Coppola, l’ex parroco di Carini che fu arrestato e condannato come complice dei mafiosi corleonesi di Luciano Liggio nella sanguinosa stagione dei sequestri di persona. Gettata la tonaca e sposatosi, si era visto sequestrare tutti i beni scoperti dai giudici di Palermo e Milano, tra cui una villa da un miliardo di lire, prima di morire nel 1995. Eppure l’ex sacerdote, che celebrò le nozze in latitanza di Totò Riina, compare tuttora come proprietario di 83 ettari di uliveti e 14 di agrumeti a Carini. A nome del defunto e dei suoi familiari è registrato pure il possesso perpetuo (con l’antico sistema dell’enfiteusi) di altri 49 ettari di campagne e due fabbricati a Partinico. Terreni concessi al prete mafioso, stando ai dati del catasto siciliano, da due proprietari istituzionali: il Demanio statale e l’Amministrazione del fondo per il culto.

I sacerdoti sposati scrivono a Congregazioni Vaticano e Cardinali

A S. Em.  Card. Beniamino Stella,

e a S. Em. S.Em. Card. Antonio CAÑIZARES LLOVERA

Vi ringraziamo per il servizio che Voi prestate alla Chiesa tramite la Congregazione per il Clero e la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti..

Nutriamo grande preoccupazione per il fatto che così tante parrocchie piene di vita vengano chiuse in Italia Europa e Nord America a causa della carenza di preti.

Ed anche per le migliaia di persone cattoliche che nei paesi in via di sviluppo hanno scarsissime possibilità di partecipare alla messa o di ricevere i sacramenti a causa del numero estremamente basso di uomini disponibili ad un sacerdozio celibatario.

Noi  scriviamo quindi per chiedere che nei vostri ufficio cominci una discussione ai massimi livelli della Chiesa sulla necessità di ritornare alla nostra antica tradizione, che permetteva al clero sia il matrimonio che il celibato. Inoltre chiediamo anche all’ufficio III della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (Disciplina su Indulti, Dispense e Processi canonici circa l’Ordine) una dispensa per esercitare il ministero come sacerdoti sposati (abbiamo un regolare percorso canonico di dimissioni, dispensa e matrimonio religioso).

Apprezzeremmo moltissimo una vostra cortese risposta. Ci dichiariamo disponibili a incontrarVi a Roma qualora fosse necessario convocarci e incontrarci.

Cordiali saluti

associazione sacerdoti lavoratori sposati

http://sacerdotisposati.altervista.org

sacerdotisposati@alice.it

I papabili/ Da inserviente a cardinale; ora progressista e favorevole ai preti sposati

I papabili/ Da inserviente a cardinale. Ecco Tagle, il filippino che viaggia in bus

L’articolo di Antonino D’Anna presenta un cardinale filippino che insieme al cardinale O’Brien potrebbere influenzare positivamente il conclave sui preti sposati e sulla loro riaccoglienza nel ministero in servizio pastorale alle parrocchie. Potrebbero anche proporre come futuro Papa un sacerdote sposato: per una nuova Chiesa e una nuova teologia (ndr)

Martedì, 19 febbraio 2013 – 14:25:00

di Antonino D’Anna

Nel gergo degli scommettitori è considerato un “longshot”, un outsider che potrebbe apparire a sorpresa magari all’ultimo giro della corsa. Ma nella sua vita è stato anche un “muchacho”, un inserviente: lo ha fatto appena trentenne quando in America è rimasto senza soldi e si ritrovò a fare l’aiuto bibliotecario per campare. Certo è che Luis Antonio Tagle da Manila detto Chito, cardinale per volontà di Benedetto XVI a soli 55 anni (è nato nel 1957) potrebbe essere la grande sorpresa del Conclave che si aprirà all’inizio di marzo e sceglierà il successore di Joseph Ratzinger. E che possa diventare Papa un giorno è una sensazione diffusa: forse non adesso per l’età eccessivamente giovane (Karol Wojtyla fu eletto a 58 anni), ma certo per le sue qualità umane. Parla bene, è molto “emozionale” (è stato capace di commuovere i convenuti al Congresso Eucaristico Internazionale del 2008, ossia uno stadio intero), generoso, allegro, non ha la puzza sotto il naso e soprattutto riesce a toccare il cuore della gente.

GIRA IN BUS O PEDALA- È un tipo dalle maniere molto frugali: a Manila prende l’autobus oppure il taxi a pedali; all’inizio del suo episcopato, nel 2001, era solito andare in bicicletta a sostituire eventualmente qualche parroco ammalato. Una bella differenza che avrebbe divertito non poco i romani dei primi anni ’60, che davanti al viavai di berline tedesche da e per il Vaticano cariche di padri conciliari (ma tanti di più, i più poveri, affollavano gli autobus urbani vestiti già con l’abito prescritto per le sedute) erano soliti commentare che il Signore avrebbe dato “A ciascuno la sua mercede(s)”. Già che c’è, spesso invita a pranzo i barboni locali e li incontra qualora volessero parlare con lui. Ha continuità con Benedetto: un canale Youtube e una pagina Facebook.

QUAND’ERA MUCHACHO– Sacerdote dal 1982, Tagle alla fine degli anni ’80 si ritrova a studiare in America. E resta senza soldi. Per sopravvivere, come tanti suoi compatrioti, diventa un “muchacho”, ossia un inserviente. Attenzione: padre Catalino Arevalo, gesuita e decano dei teologi filippini (oltre che amico del cardinale) ha svelato questo retroscena qualche anno fa. E precisa: siccome Tagle non si presentava come sacerdote, veniva assegnato ai lavori ed alle mansioni più umili. Non sfruttava la sua condizione, cioè, per trarne un qualche vantaggio. Trasportava scatole, metteva ordine e così via. Quando venne fuori che era un prete restò a lavorare, ma fu esentato dai servizi più umili. Sua madre – che col padre sono ex impiegati di banca, la Equitable – si mise a piangere appena venne a sapere del fatto. E non volle soldi dai genitori né da suo fratello, che viveva negli States.

EQUILIBRATO MA SOSPETTATO DI PROGRESSISMO- Insomma, il cardinale Tagle è una persona che conosce – e bene – la vita vera e i lavori umili. Non si atteggia a primadonna (dicono), non è dittatoriale. Lavora serenamente e si impegna a fondo, ecco tutto. E in virtù del suo passato e del suo modo di essere, potrebbe essere un buon Papa. Solo che ai tradizionalisti non piace, lo ritengono troppo progressista. Tra le sue uscite così pericolose quella al Sindodo dedicato all’Eucarestia nel 2005: è in quest’occasione che Tagle spacca l’assemblea con un intervento ben diverso rispetto a quello di un altro odierno papabile (e già allora): il cardinale Angelo Scola, che all’epoca dei fatti è ancora Patriarca di Venezia.

IL DIBATTITO CON SCOLA– Bene, Scola ha appena finito di dire, in tema di preti sposati, che sarebbe invece più corretto raggiungere una “più adeguata distribuzione del clero nel mondo”, mentre Tagle ribatte: “La prima domenica dopo la mia ordinazione sacerdotale ho detto nove Messe e questo è ordinaria amministrazione nelle Filippine. Bisogna affrontare il problema delle comunità di fedeli, che sono quasi sempre senza sacerdote”, e si schiera per una visione del celibato più flessibile. In quell’occasione aveva proposto studi sulla crisi delle vocazioni. Poi negli anni seguenti si è occupato di pedofilia nel clero, chiarendo la necessità di linee guida per la pastorale nelle Filippine e precisando che trasferire un prete pedofilo non è la risposta adeguata; lo è invece “mettere il prete pedofilo davanti alle sue responsabilità” e, se lascia il sacerdozio, “aiutarlo a iniziare una nuova vita”. Sulla morale sessuale Tagle si è opposto ad una legge che nelle Filippine permetterebbe alle coppie più povere l’accesso alla contraccezione. Ha le idee chiare sul Conclave: tra le sue prime uscite da vescovo vi fu questa: “Il Conclave non è una gara o un reality nel quale vince chi prende più voti dal pubblico”. Adesso potrà verificare di persona l’esattezza dell’affermazione. In bocca al lupo.

Non è vanitoso per i sacerdoti sposati tenere alto il sestante della loro identità. Quale chiesa costruire dopo le dimissioni del Papa?

Le dimissioni dalla vita consacrata di preti diocesani, religiosi e suore, in Italia e nel mondo: appello a tenere alto il sestante dell’ identità
I sacerdoti sposati rappresentano “nel mondo cattolico la sfida vivente al maschilismo della chiesa ed al suo devastante contagio, avverso all’ umanità del Vangelo ed alla riattualizzazione di un Vangelo per l’ umanità ” (Piero Barbaini).
Il problema delle dimissioni è stato trattato dalla rivista di Vocatio SULLA STRADA: in quattro numeri ha trattato questo problema sempre a cura di Claudio Balzaretti (n.29 del 1994/ n.37-38 del 1996/ n.48 del 1999/ n.57del 2002)
Fino al 1990 il numero dei sacerdoti nel mondo (compresi diocesani e religiosi) era di 400.000 e gli abbandoni era di 120.000.
In Italia il numero dei sacerdoti era di 56.000 e gli abbandoni di 9.000.
Nell’ ultimo aggiornamento di Balzaretti del 2002 che riguarda gli anni 97-98-99, Balzaretti scrive testualmente:”

 Con un certo imbarazzo riportiamo i dati statistici che aggiornano quelli già pubblicati…l’imbarazzo, da una parte, è dovuto al ritardo con cui vengono forniti i dati da parte del ANNUARIUM STATISTICUM ECCLESIAE; dall’altra parte, è dovuto al fatto che potrebbe sembrare quasi inutile ripetere le solite cifre. Però la constatazione che ritornano sempre gli stessi numeri è anche una conferma dell’importanza di questo fenomeno”.

E riporta l’aggiornamento anni 97-98-99:

In Italia (clero diocesano) anno 97: consacrati 494 abbandoni 43/ anno 98:con.485 abbandoni 32/ anno 99: con.556 abbandoni 44.

Se si tiene presente che il Vaticano non tiene presente gli abbandoni di fatto, ma solo quelli che hanno chiesto la dispensa, i numeri ufficiali degli abbandoni vanno raddoppiati.

Ne risulta: anno 97: abbandoni 86 su 494 consacrati/ anno98: abbandoni 62 su 485 con./ anno99:abbandoni 88 su 556 con. Totale 236 abbandoni su 1535 consacrati (16%)

Per i religiosi il fenomeno degli abbandoni arriva al 22%

Ha ragione Balzaretti: i numeri sono sempre i medesimi. Nel mondo 120.000 abbandoni su 400.000 (30%) La percentuale nel mondo è più alta di quella in Italia: 10.000 abbandoni su 56.000 (18%).

Per le suore in Italia: erano 150.000 (abbandono 22%) sono oltre 30.000 le suore italiane che hanno lasciato la vita religiosa.

“Per cambiare i sacerdoti bisogna cambiare la chiesa”, ha affermato Giuseppe Serrone, fondatore e presidente dell’Associazione Sacerdoti Lavoratori Sposati. “Molti preti sposatie hanno scritto pagine cariche di rilievi critici verso la chiesa”, ma “per cambiare questa chiesa bisogna coniugare la gioia del Vangelo con i nuovi affanni della vita e della storia.

Non è vanitoso per i sacerdoti sposati tenere alto il sestante della loro identità.

In questa prospettiva il prete cattolico che si sposa non può essere confinato nei quadri di un fenomeno effimero della “morbosità” sociale o della crisi ” individuale “.

I sacerdoti sposati rappresentano “nel mondo cattolico la sfida vivente al maschilismo della chiesa ed al suo devastante contagio, avverso all’umanità del Vangelo ed alla riattualizzazione di un Vangelo per l’umanità ” (Piero Barbaini).

Piero Barbaini è un prete che ha insegnato per molti anni Storia della chiesa nel Seminario diocesano di Lodi e nella facoltà di teologia di Milano ed é stato titolare della Cattedra di Storia Moderna dell’Università di Parma. Un suo libro (“La Chiesa sbagliata” Ed. Il Formichiere) è un classico nella tematica dei diritti umani nella Chiesa cattolica, in modo particolare se visti dalla parte dello storico e dalla parte del prete “ridotto allo stato laicale”. Uno dei punti fondamentali del suo libro, a mio avviso, assieme alla notevole documentazione sulla prassi e sui vari interrogatori del processo di “riduzione allo stato laicale”, é certamente la riflessione storico-teologica sui condizionamenti che la Chiesa ha subito lungo i secoli, in modo particolare nel periodo storico delle “Investiture” e della conseguente “riforma gregoriana”, promossa da papa Gregorio VII°, abate di Cluny (sec. XI).

Per avere qualche conoscenza non partigiana sulla natura della Chiesa, certamente non basta lo studio dei documenti conciliari, ma é necessario conoscere anche quello che dicono i testi sacri e le vicissitudini della Chiesa lungo i secoli della storia. In riferimento ai testi sacri, il teologo Schillebeeckx dimostrò, in alcuni suoi libri, come la Chiesa, secondo i dati del Nuovo Testamento, é essenzialmente una “Assemblea di Dio”, fondata sulla fraternità, nella quale le strutture di potere, dominanti nel mondo, sono demolite (Mt. 20,25-26; Lc. 22,25; Mc. 10,42-43; Mt. 23,8 ss..).

In riferimento ai condizionamenti storici, due momenti particolari sono da sottolineare: il primo é l’incontro della Chiesa primitiva con l’Impero Romano. In questo incontro, diventato quasi-matrimonio dopo la conversione di Costantino, la religione cristiana da perseguitata e di minoranza diventa religione di Stato, o meglio dell’Impero, proprio nel momento in cui l’Impero Romano é in piena decadenza anche a motivo delle invasioni barbariche. L’imperatore Costantino abbandona Roma; il vescovo di Roma assume le insegne e il potere dell`imperium” e viene chiamato “pontifex maximus”, titolo che apparteneva esclusivamente agli imperatori romani; la corte del papa diventa come la corte dell’imperatore e la Chiesa si organizza sul modello delle strutture imperiali (cfr. L. Boof “Chiesa: carisma e potere” pg. 88 ss.). I vescovi vengono ad essere le uniche autorità in grado di ricostruire e organizzare le città dopo le distruzioni dei barbari, e anche le elezioni dei papi, in questo tipo di religione imperiale, vengono ad assumere un aspetto molto particolare: fino all’anno 685 ogni elezione del papa avrà bisogno dell’approvazione degli imperatori di Bisanzio; e dopo, fino alla “riforma gregoriana”, avrà bisogno dell’approvazione degli imperatori della Casa di Sassonia. Per quei papi che oseranno ribellarsi a questa prassi, come per es. papa Martino I° (649655) o papa Benedetto V° (964-965) la fine era segnata: il primo conoscerà la morte in carcere, e il secondo la strada dell’esilio. E’ pur vero che bisogna riconoscere che generalmente a queste elezioni partecipava il clero e il popolo romano, ma non sono mancati periodi storici in cui l’elezione del papa era completamente in balìa di alcune famiglie della nobiltà romana o di alcune famiglie imperiali. In questo modo, e per molti secoli, si é attuata nella storia la “successione apostolica”; e anche i vescovi non dovrebbero dimenticare che il loro pastorale, simbolo del loro potere, non deriva nè da Cristo nè da Pietro, ma dalla cerimonia medievale dell’investitura della diocesi-feudo, “…simbolo del dominio spirituale, confondendo di proposito i due poteri, spirituale e temporale, per sottrarre al papa la nomina dei vescovi” (Manaresi, Storia Medievale, pag. 158).

Non parliamo poi della nascita e della crescita del potere temporale della Chiesa: in alcuni periodi storici la Chiesa é venuta a trovarsi proprietaria di quasi mezza Italia, grazie alle Donazioni di Barbari, Re, Imperatori; e queste donazioni non venivano fatte per amore di Gesù Cristo o di S. Pietro, ma per ottenere legittimità e incoronazioni per i donatori, molto spesso al prezzo della dignità e della libertà della Chiesa stessa. Alcuni storiografi hanno scritto che il potere temporale della Chiesa, difeso per molti secoli a denti stretti con infinite guerre e scomuniche, ha avuto la sua fine con la “Breccia di Porta Pia” nel 1870; ma i legami che tuttora il Vaticano coltiva con le Banche del Capitalismo occidentale ci lasciano qualche dubbio in proposito.

Nel secolo XI°, con papa Gregorio VII°, arriva la lotta delle “Investiture” e la grande “riforma gregoriana” della Chiesa: questo é il secondo momento storico da non sottovalutare e che ha lasciato un segno notevole sulla natura della Chiesa, fin ai nostri giorni.

Se é vero che questa riforma é stata un momento di purificazione e di liberazione per la Chiesa, come sempre ci é stata presentata nei corsi seminaristici di Storia, Barbaini però sottolinea nel suo libro (o.c. pg. 217): “…di fatto ha trasferito all’interno del sistema ecclesiastico l’apparato politico precedentemente barattato attraverso compromessi coi poteri imperiali e con l’impianto economico feudale”. Continua Barbaini: “…tutto il sistema nelle sue componenti politico-economìche, diplomatiche e amministrative gravita attorno ai “clerici” della cancelleria romanopapale. L’elemento tecnico determinante, in questa svolta operatasi all’alba del nostro millennio, é stata la riserva dell’elezione: l’elezione del papa nelle mani della casta clericale romana (caxdinalato: 1059) e l’elezione dei vescovi nelle mani del papa (lotta delle investiture). Così il circolo si chiudeva: sorgeva nell’occidente cristiano una nuova materia su cui lavorare e plasmare un impero nuovo, non più quello misto dei carolingi, non più quello pagano dei cesari, ma quello tutto sacro e tutto clericale e tutto romano dei papi. Da quell’epoca tutta la letteratura papale, dai gregoriani al decreto di Graziano, dai decretisti ai decretalisti, sviluppa le teoria del nuovo impianto, in una sarabanda promiscua di citazioni provenienti da Agostino, Girolamo e Giustiniano, da Isidoro, Gregorio e Costantino: tutto all’insegna della nuova potenza e per la messa a punto dei suoi congegni autoritari. Lo schema era perfettamente riprodotto; ed era lo schema prefettizio: imperatore il papa, suoi prefetti i vescovi e, sia ben chiaro, soltanto suoi prefetti, non maì suoi elettori, altrimenti il sistema poteva saltare. Elettore imperiale doveva rimanere sempre e soltanto lo stretto collegio di coloro che la cancelleria romana sceglieva a tutela garantita dei propri interessi centrali; e opportunamente quel collegio veniva chiamato “sacro”. Il meccanismo é talmente delicato per la conservazione del sistema, che Trento, lungi dall’abbandonarlo, lo perfezionerà e il Vaticano II° non riuscirà a intaccarlo”.

Continua sempre Barbaini: “…Montini infatti, osservante, scrupoloso tutore della struttura papale, si guarda bene dal trasferire l’elezione del papa del sacro collegio al sinodo, che sarebbe il pur minimo indispensabile per non costruire, nell’etichetta della collegialità, una nuova, sfacciata ipocrisia clericale. Ma il dire e il non fare é tipico del sistema: questa gente cura meticolosamente l’illusione della massa da una parte, la strategia del potere dall’altra. E proprio tale comportamento scatenava la rabbia dì Cristo, quando attaccava i preti del suo tempo” (o.c. pg. 218).

Continuando la sua analisi Barbaini sottolinea che il fenomeno degenerante della Chiesa ha avuto enorme impulso a partire dalla riforma gregoriana: la religione diventa politica, il diritto prende il posto del Vangelo, la gerarchia il posto della coscienza, ecc. Poi sottolinea: “…Da questo momento storico ha inizio anche il concentramento nelle mani della Curia Romana dei beni della Chiesa periferica e la trasformazione di quelli che prima erano i liberi voti monastiaci (castità, povertà e obbedienza) nell’obbligata, integrale condotta degli arruolati, finalizzata a sostegno gratuito dell’immane struttura nascente” (o.p. pg. 222).

“…Attribuendo al clero secolare tutta la fisionomia del monaco medievale, il potere romano otteneva lo strumento perfetto per le sue conquiste: svuotava totalmente la libertà dell’individuo e ne assorbiva integralmente la personalità… Dal 1100 in poi lo schema del servizio ecclesiastico e tutto lo sforzo del sistema per consacrare la stabilità e la continuità dell’arruolamento, sono ormai chiaramente “canonizzati”: usare dei voti per imbrigliare ogni energia dell’umana esistenza e disporla al totale servizio della potenza gerarchica” (o.p. pg. 223).

Molta acqua é passata sotto i ponti da quando Cristo aveva ammonito i suoi discepoli: “…Voi sapete che i capi delle nazioni spadroneggiano su di esse e che i grandi le dominano; tra voi non deve essere così” (Mt. 20,25), e la natura della Chiesa si é completamente capovolta! Quando poi nel secolo XVI incontriamo papa Leone X (il papa che ha scomunicato Lutero) che a 14 anni é già cardinale, e che durante il suo pontificato, in una ordinazione nomina ben 31 cardinali, tutti scelti tra parenti ed amici, per contrastare l’azione di tre cardinali del sacro collegio (composto in quel momento da tredici cardinali) che volevano ucciderlo, non possiamo arrivare ad altra conclusione: dopo oltre trecento anni, nemmeno la riforma gregoriana, anche nane parte dei suoi aspetti più positivi, non era riuscita a rinnovare la Chiesa! E non fermiamoci sul periodo storico e sul pontificato di papa Borgia, Alessandro VI (1492-1503) e sulla condanna al rogo di Savonarola!

Quale Chiesa costruire?

Barbaini sottolinea in questo suo libro che la gerarchia ecclesiastica ha sempre bruciato i riformatori che fin troppo bene conoscevano cosa si doveva fare per costruire la vera Chiesa di Cristo; poi continua con questa riflessione: “…Molti degli aspetti secondo i quali la chiesa si presenta come “ufficiale” appartengono al fenomeno della degenerazione. Il mio modo di maturare nei confronti della chiesa é stato quello di scoprire una chiesa reale che normalmente é lontana, talvolta antitetica, rispetto alla chiesa ufficiale. Il sistema usa dei valori espressi dalla chiesa reale per sostenersi, ma poi si definisce secondo le etichette della chiesa ufficiale: in altre parole usa della fede di un credente, dell’amore di una madre, della generosità di un bambino, dell’entusiasmo di un giovane per poi definire e impiantare una chiesa come potere, una chiesa come papato, come gerarchia, come impresa burocratica; usa dei momenti esistenziali importanti (la nascita, il matrimonio, la morte, ecc.) per trasferirli in un regime legale di codificazioni e di controlli che costituiscono la base di una gestione redditizia (in precisi termini di soldi e di potere), che poi giustifica come azioni soprannaturali, come “sacramenti” che agiscono “ex opere operato” (cioé come congegni automatici). E usa soprattutto categorie antropologiche (cultura, storia e società), in particolare categorie della vita associata (economia, politica e diplomazia), per istituire un regime centralizzato, assolutistico e dittatoriale, definendosi come “chiesa spirituale e comunitaria”.

“Ecco per me dove si nasconde la chiesa sbagliata” – continua Barbaini – “E’ la chiesa falsa, che usa dell’uomo. Dunque corrisponde a una vecchia specie di uomo, il parassita, che nella storia, quando si organizza, si aggrappa alla sostanza dell’Umanesimo perenne: la religione. Per questo il Figlio dell’uomo si é battuto contro la casta sacerdotale del suo ambiente e del suo tempo: perché essa dominava mentendo, indicando all’uomo una vita irreale, un’esistenza ingannevole, che lo soggiogavano anziché liberarlo. I denunciati lo liquidarono e cercarono in tutte le epoche di vanificamela rivoluzione perenne. Questa: che l’uomo non sia mai usato dall’uomo; che lo stare assieme sia effetto dell’amore, non della legge; che la conversione e la salvezza si attuino nell’animo, non nel meccanismo dei segni; che la vocazione, la missione e l’impegno nel bene siano la massima espressione della libera scelta, della decisione umana, non il risultato di un reclutamento e di un proselitismo che sfruttano l’immaturità e l’indigenza degli uomini; che l’adorazione sia anzitutto interiore, sempre umile, spesso nascosta, quella che normalmente sfugge alla solennità dei trionfi e al fragore delle masse” (vedi i viaggi di papa Wojtyla n.d.r.). “Questo messaggio é stato esattamente capovolto – continua Barbaini – quando é caduto tra le mani della casta di Roma: Cristo é stato strumentalizzato e l’impero curiale ha creato una storia di antitesi al fermento evangelico. Il segno di contraddizione é dentro il sistema e la rivoluzione cristiana diventa esemplare nel mondo quando abbatte la corruzione interiore. La chiesa reale corrisponde a questa rivoluzione nascosta e sconosciuta, la cui storia é tuttavia imponente; la chiesa ufficiale normalmente corrisponde alla sovrastruttura reazionaria, la cui storia é tanto spiritualmente meschina quanto macroscopicamente divulgata. Il cattolicesimo vaticano, impresario e mercenario, gerarchico e burocratico, legalista e inquisitore, poliziesco e repressivo, rappresenta oggi la massima degenerazione del cristianesimo autentico. La rivoluzione cristiana troverà qui il suo prossimo impatto, perché qui é sommo il segno di contraddizione. La maggioranza dei cattolici ha preso coscienza della rivoluzione incombente, e questo é il segno dei tempi” (o.p. pg. 274 ss.). Barbaini, nelle ultime pagine del suo libro, lascia capire che solo da questa presa di coscienza può nascere la vera Chiesa di Cristo (recensione di Lorenzo Maestri).

Ufficio Stampa
Sacerdoti Lavoratori Sposati

e mail : sacerdotisposati@alice.it

web site: http://nuovisacerdoti.altervista.org

Concistoro al veleno: è sfida tra Bertone e i cardinali

L’ultimo Concistoro, quello dell’Epifania, ha aumentato, possibilmente, i veleni e le contrapposizioni tra cardinali. In particolare tra fedeli e critici del segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone. Nell’ultimo Concistoro, la riunione in cui vengono nominati i nuovi cardinali, ha visto un aumento notevole della presenza italiana: 30 su 120. Eppure coincide con un periodo in cui l’episcopato italiano appare quanto mai diviso e senza un leader. Soprattutto, incapace di imporre un proprio candidato se in tempi brevi si dovesse porre il problema della successione a papa Benedetto XVI.

Il Concistoro ha segnato la rivincita e l’aumento di potere di Bertone, cosa che non è passata inosservata ai suoi nemici. Tre suoi uomini sono andati in posti chiave: Domenico Calcagno amministra il patrimonio della Santa Sede, Giuseppe Versaldi è presidente della Prefettura per gli affari economici e Giuseppe Bertello presiede il Governatorato.

Pare che la mossa di Bertone abbia fatto letteralmente imbufalire gli altri cardinali, e ora alcuni meditano di scrivere una mozione al papa anche se Benedetto XVI si è sempre mantenuto molto a distanza da questioni di questo genere. Non solo, i cardinali lo accusano di aver reso l’agenda della Chiesa più provinciale. Come prova proprio l’ultimo Concistoro che non ha visto l’arrivo di nemmeno un cardinale africano o sudamericano (tranne il brasiliano Joio Braz da Aviz).
blizquotidiano.it

Twitter rosso porpora

Adesso anche i cardinali twittano. Il loro è un cinquettio evangelico nell’autostrada della Rete, intasata da ben altri suoni e spazzature. A Gianfranco Ravasi, ministro vaticano della Cultura, bastano 140 battute per portare micro-omelie sugli schermi degli internauti. Gli stessi che a fatica distinguono Nuovo e Vecchio Testamento, mentre navigano a meraviglia tra social network e sharing community

Il padre delle prediche virtuali si chiama Hervè Giraud. Noto in Francia, perché di ‘lavoro’ fa il vescovo di Soissons, il prelato ha convinto tutti nelle sacre stanze. Ravasi in testa e perfino l’austero Osservatore romano che in Twitter scorge . Soprattutto tra i giovani, i più a disagio con la Parola di Dio.

Dieci anni fa Giovanni Paolo II inviò la prima email nella storia pontificia. Ricordo ancora il dito tremolante del papa malato sulla tastiera del portatile. Dalla posta elettronica a Twitter, la Chiesa non perde il treno della comunicazione globale, anche se sono ancora troppo pochi i preti e i vescovi con un profilo in Facebook.

Ogni occasione è buona per l’evangelizzazione. Qualsiasi mezzo giustifica il fine, sempre che il destinatario sia libero anche di cestinare o ribattere al predicatore. Laico, prete, vescovo o cardinale che sia. Nella democrazia di internet si può, nelle navate centrali delle nostre chiese rinascimentali è un lusso ancora impossibile.

Giovanni Panettiere – quotidiano.net

Stampa estera «bacchetta» Vaticano «Copia le biografie da Wikipedia»

La rivelazione viene dal settimanale tedesco Spiegel online, che a sua volta cita come fonte il quotidiano britannico Guardian: l’ufficio stampa del Vaticano avrebbe copiato da Wikipedia parte delle biografie dei 22 cardinali appena nominati dal Papa. Il settimanale tedesco fa anche dell’ironia: «Erano troppi, e l’ufficio stampa probabilmente si era stancato nel compilare le biografie».

Agli zelanti osservatori oltremanica, ispirati dal vaticanista italiano Sandro Magister, non sarebbe sfuggito l’aneddoto sulla biografia del cardinale Jacobus Eijk: l’ex arcivescovo di Utrecht viene infatti descritto come «estremamente conservatore soprattutto sui temi dell’omosessualità», osservazione molto curiosa da sottolineare, soprattutto se a scriverla è lo stesso ufficio Stampa del Vaticano…

Il portavoce della Sala Stampa vaticana, Padre Federico Lombardi, interrogato dal Telegraph, avrebbe tentato di giustificare la gaffe sottolineando che lo staff è stato informato all’ultimo momento delle nomine e avrebbe dovuto far ricorso a fonti esterne.

L’ufficio stampa vaticano ha intanto provveduto ad aggiornare le biografie elaborandole «in proprio».

unita.it