Ambiente: studio, più polveri sottili in cucina che fuori

In 1.800 hanno preso parte a “New World in Green”, l’iniziativa organizzata a Roma dalla società Benefit Nwg Energia e dall’Associazione Nazionale Tutela Energie Rinnovabili (Anter), per sensibilizzare cittadini, istituzioni e aziende sulla cura dell’ambiente. Un evento selezionato dalla Commissione Europea come partner della “Green Week”, la settimana europea per iniziative a tutela dell’ambiente.

Per poter disporre di dati nazionali, Anter ha seguito un centinaio ragazzi tra gli 8 e i 12 anni, in tre città italiane: a Sud (Salerno), in centro (Roma) e nella Pianura Padana (Parma). I primi risultati, seppur parziali, mettono in risalto che la dose di polveri ultrafini, negli ambienti indoor, supera il 95%, sia a causa degli elevati tempi di esposizione che delle alte concentrazioni raggiunte, soprattutto durante e successivamente le attività di cucina: sono quasi il doppio in casa, rispetto al fondo urbano. Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’inquinamento atmosferico domestico sarebbe il principale rischio ambientale per la salute. Gesti semplici come cucinare un pasto, accendere un lume, scaldare una stanza mettono a rischio la salute di più di tre miliardi di persone. Ad oggi però, non c’erano dati sufficienti – si legge in una nota – che permettessero di valutare la situazione italiana, né esistono in Europa leggi che normino le emissioni dentro casa. (ANSA).

Animali: Grillo, domani in vigore ricetta elettronica

Diventa obbligatoria da domani, in Italia, la ricetta veterinaria elettronica. Ad annunciarlo oggi in conferenza stampa è stato il ministro della salute Giulia Grillo. “Siamo il primo Paese ad adottare in Europa questo sistema innovativo nel campo della sanità animale” e che rappresenta “un passo fondamentale nella strategia di lotta all’antibiotico resistenza”.

Si tratta, ha precisato il ministro, “di un tassello importantissimo nel processo di innovazione digitale che riguarda la sanità italiana” e di un tassello che “riguarda specificatamente la sanità animale ma ha evidenti ripercussioni anche sulla salute umana”. Sarà in fatti “garanzia per tutti, perché ci dirà puntualmente il consumo dei farmaci negli allevamenti e avremo dati precisi rispetto anche al consumo degli antibiotici”. La resistenza agli antibiotici rappresenta, infatti, “una delle prossime sfide di salute pubblica. Come ci dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità: se non interveniamo in tempo, nel 2050, avremo quasi 2,5 milioni di morti”.

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MUTILAVANO ARTI PER TRUFFARE ASSICURAZIONI, 42 FERMI

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OPERAZIONE A PALERMO, CENTINAIA INDAGATI. VITTIME COMPIACENTI Nuova maxi operazione a Palermo nell’ambito dell’inchiesta nei confronti di un’organizzazione che avrebbe truffato le assicurazioni con falsi incidenti, arrivando perfino a gravissimi danni fisici come mutilazione degli arti e fratture a vittime compiacenti. Gli agenti della squadra mobile di Palermo, la guardia di finanza e la polizia penitenziaria hanno fermato 42 persone. Tra questi anche un avvocato palermitano che curava la parte legale di molti dei falsi sinistri. Centinaia gli indagati.

NUOVA OPERAZIONE CONTRO I CASAMONICA, 23 ARRESTI

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OPERAZIONE DEI CARABINIERI, COINVOLTE ANCHE 7 DONNE Nuovi blitz dei carabinieri contro presunti appartenenti al ‘clan’Casamonica. I militari hanno eseguito 23 misure cautelari, emesse dal gip di Roma su richiesta della Procura, nei confronti di appartenenti alle famiglie Casamonica, Spada e Di Silvio, tra cui 7 donne. Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di estorsione, usura, intestazione fittizia di beni, spaccio di stupefacenti. Reati in buona parte commessi con l’aggravante del metodo mafioso.

DI MAIO SFIDA SALVINI, PORTI CHIUSI MISURA OCCASIONALE

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RAGGI RISPONDE ALLE ACCUSE SU ROMA, STUFI DELLE CHIACCHIERE Controffensiva del M5s contro la Lega di Salvini dopo le scaramucce dei giorni scorsi. Il vicepremier, in un’intervista al Corriere della Sera, sfida l’alleato sul tema dei migranti, sostenendo che quella dei porti chiusi è una misura “solo occasionale” che “di fronte a un intensificarsi della crisi non basterebbe” e lo invita a “convincere Orban e i suoi alleati in Europa ad accettare le quote di migranti che arrivano in Italia”. Virginia Raggi replica invece sul Messaggero alle accuse del ministro dell’Interno in merito alla gestione della Capitale: “Siamo stufi delle sue chiacchiere, fa campagna elettorale sulla pelle dei cittadini. Lo Stato sia più presente se non vogliamo lasciare spazio a CasaPound”.

TRIA: NESSUNA MANOVRA CORRETTIVA, NÉ PATRIMONIALE

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‘FLAT TAX SIA PROGRESSIVA’. SALVINI: SUBITO E PER TUTTI Quest’anno “non ci saranno manovre correttive”, ribadisce Tria assicurando anche che “non c’è nemmeno il rischio di una patrimoniale”. E sulla flat tax il ministro dell’Economia afferma che “concettualmente va bene, ma si deve mantenere la progressività”. Salvini in pressing: “Subito e per tutti, serve agli italiani”.

CALCIO, NAPOLI MANDA CHIEVO IN SERIE B E NEGA FESTA JUVE

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F1, VETTEL TERZO IN CINA. MOTOGP: AMERICHE, ROSSI SECONDO Nella 32ma giornata della serie A di calcio il Napoli vince 1-3 contro il Chievo condannandolo alla serie B e nega ancora la festa scudetto alla Juventus. Anche l’Inter vince 3-1, in casa del Frosinone. La Sampdoria conquista per 2-0 il derby col Genoa. Finisce 1-1 Torino-Cagliari, 0-0 invece Fiorentina-Bologna e Sassuolo-Parma. Stasera c’è Atalanta-Empoli. F1: in Cina vince Hamilton; Vettel terzo. MotoGp: Rossi secondo dietro a Rins nelle Americhe. (ANSA).

USA 2020, SINDACO GAY PETE BUTTIGIEG ANNUNCIA SUA CANDIDATURA

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ISRAELE, SIRIA RESTITUISCE RESTI MITICA SPIA MOSSAD ELI COHEN Pete Buttigieg annuncia la sua candidatura alle elezioni Usa del 2020: il 37enne dell’Indiana se eletto sarebbe il primo sindaco gay a diventare presidente. Intanto per la sua rielezione Trump ha già raccolto 40 milioni di dollari. Israele: la Siria acconsente a restituire i resti di Eli Cohen, mitica spia del Mossad che riuscì a infiltrare le gerarchie militari di Damasco prima d’essere scoperto e messo a morte nel 1965.

FINLANDIA: POPULISTI SFIORANO SUCCESSO, VINCE SINISTRA

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SALVINI: ‘NOSTRI ALLEATI SECONDO PARTITO, CAMBIEREMO EUROPA’ I socialdemocratici vincono di misura le elezioni parlamentari in Finlandia con il 17,7% dei voti, contro il 17,5% dei populisti. Salvini esulta per gli alleati europei: gli amici del partito dei ‘Veri finlandesi’ diventano seconda forza in Finlandia e il 26 maggio insieme alla Lega finalmente si cambierà l’Ue. E dopo le europee tornare alle urne in Italia “per un governo senza M5s”: è la sfida della Meloni a Salvini.

LIBIA: 130 MORTI E 560 FERITI, OGGI INCONTRI A ROMA

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MIGRANTI, NUOVA DIRETTIVA VIMINALE: ENTRA SOLO CHI HA DIRITTO Sale a 130 morti, 560 feriti e 16mila sfollati il bilancio degli scontri in Libia tra le forze del governo di Sarraj e quelle del generale Haftar. Oggi a Roma arrivano due avversari dell’uomo forte della Cirenaica per consultazioni col governo italiano: il vicepremier qatariota Thani e quello libico Maitig. Migranti: oggi nuova direttiva del Viminale che “ribadisce che i confini italiani si varcano solo se si hai diritto di farlo”.

DOMENICA NERA PER SOCIAL, 3 ORE BLOCCO PER FB E WHATSAPP

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ANCHE INSTAGRAM. SCUSE DALLE AZIENDE. L’IRONIA DEGLI UTENTI Dopo circa tre ore di silenzio i social – Instagram e WhatsApp e Facebook – hanno ripreso in Italia a funzionare normalmente poco dopo le 15. Nel frattempo però i navigatori si sono scatenati con l’ironia e l’autoironia. Si va da ‘Il vero buco nero è questo’, a ‘Io quando c’è #whatsappdown gioisco perché la gente non può contattarmi e posso vivere in pace’ , ma anche ‘Non riesco a inviare i messaggi e penso: “impossibile! Ho 15 giga!” Riavvio il telefono: niente… Apro Twitter: #whatsappdown #FacebookDown grazie di esistere!’. Le scuse di Facebook.

HAFTAR DALL’ALLEATO SISI AL CAIRO. 16MILA SFOLLATI DA TRIPOLI

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MIGRANTI: NUOVA DIRETTIVA VIMINALE, DA NOI SOLO SE HA DIRITTO E’ salito a 130 il numero dei morti negli scontri in Libia, di cui 35 bambini, i feriti sono 561 mentre gli sfollati sono già 16mila. Lo riferisce l’Oms, mentre continua alle porte di Tripoli la guerra tra le forze fedeli al governo nazionale di Fayez al Sarraj e quelle di Khalifa Haftar. Il vicepremier del Qatar, Mohammmed Bin Abdulrahman Al Thani sarà a Roma domani pomeriggio per un incontro bilaterale con Conte, che vuole per l’Italia “un ruolo di facilitatore” nel processo di stabilizzazione e pace. Domani il ministro degli Interni inoltrerà una nuova direttiva che “ribadisce che le acque italiane e cieli si varcano solo se ne hai diritto a farlo altrimenti in Italia non si entra”.

PROMESSA DI TRIA, NESSUNA MANOVRA CORRETTIVA, NÈ PATRIMONIALE

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E FLAT TAX SIA ‘PROGRESSIVA’. SALVINI, ‘SUBITO E PER TUTTI’ Quest’anno ‘non ci saranno manovre correttive’, lo ha ribadito il ministro dell’economia Giovanni Tria a “1/2h in più” su Rai Tre. Inoltre ‘non c’è il rischio’ di una patrimoniale’ io sono ‘molto contrario’. Sulla flat tax Tria spiega che ‘concettualmente va bene. Ovviamente si deve mantenere quella progressività che è anche nel dettato costituzionale’. Secondo il Ministro la ‘crescita prevista per quest’anno è dello 0,2%’. Sulla flat tax l’ex ministro economico Carlo Calenda ironizza: ‘Può essere la soluzione alle diseguaglianze il fatto che Salvini, che guadagna 140 mila euro l’anno, abbia la stessa aliquota fiscale di un operaio e poliziotto? Perché?’. Il leader della Lega: ‘Flat tax subito e per tutti, serve agli italiani’.

MADAGASCAR: 1200 MORTI DI MORBILLO IN SEI MESI

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DA OTTOBRE OLTRE 115.000 CONTAGI. SOLO IL 58% SONO VACCINATI E’ salito a più di 1.200 morti il bilancio dell’epidemia di morbillo che dallo scorso ottobre ha colpito il Madagascar, dove sono saliti a oltre 115.000 i contagi registrati. Si tratta del più grande focolaio nella storia del Paese, dove solo il 58% delle persone è stato vaccinato contro il virus della malattia esantematica. Alla fine del mese scorso l’Oms ha avviato una vaccinazione di massa contro il morbillo con l’obiettivo di immunizzare 7,2 milioni di bambini dai 6 mesi ai 9 anni.

VIAGGI PERSONALI CON AUTO ISTITUTO, ARRESTATA PRESIDE

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DOCENTE DI IMPERIA ACCUSATA DI PECULATO. ERA IN FRANCIA La preside dell’istituto scolastico Ipsia Marconi, di Imperia, Anna Rita Zappulla, è stata arrestata dai carabinieri, con l’accusa di peculato in quanto sorpresa al rientro dalla Francia con l’auto di servizio della scuola. I militari l’hanno attesa al rientro fermandola in flagranza di reato. La preside era con i familiari. Le indagini avviate il mese scorso avrebbero preso le mosse da una segnalazione interna all’istituto.

MORTO L’EX SENATORE GIUSEPPE CIARRAPICO

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IMPRENDITORE, EX PRESIDENTE DELLA ROMA, ERA MALATO DA TEMPO E’ morto stamane a Roma Giuseppe Ciarrapico, 85 anni. Era malato da tempo e ricoverato nella clinica Quisisana nel quartiere Parioli della capitale. Dal 2008 al 2013 è stato senatore per il Popolo della Libertà, imprenditore – nella sanità, nell’editoria, tra gli altri campi – e presidente della As Roma tra il 1991 e il 1993. L’As Roma in un tweet ha espresso il proprio cordoglio per la scomparsa dell’ex presidente del club.

IN ATTO BLOCCO SOCIAL IN EUROPA, DA FB A WHATSAPP

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SEGNALAZIONI DI MALFUNZIONAMENTO DA MIGLIAIA DI UTENTI Sono migliaia gli utenti che a partire dalle ore 12.00 circa stanno segnalando in Italia un malfunzionamento e blocco dei social Instagram e WhatsApp e Facebook. Twitter invece funziona regolarmente. Il down, che si sta verificando anche in altri Paesi Ue, si verifica a un mese dal blocco più lungo mai verificatosi e che si prolungò per 14 ore.

MELONI ALLA LEGA, DOPO LE EUROPEE AL VOTO E NUOVO GOVERNO

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NUOVO ATTACCO DEL CARROCCIO A CAMPIDOGLIO. M5S, NOI RISANIAMO “Dopo le elezioni europee credo che sia necessario tornare alle urne e creare una nuova maggioranza e un nuovo governo senza i Cinque Stelle, in grado di tutelare gli interessi nazionali degli italiani”. Lo ha detto la leader di FdI Giorgia Meloni, che sfida Salvini: “La flat tax bisogna farla subito e per tutti, senza scaglioni” e lo invita a fare “alleanze prima del voto, non dopo”. Proseguono intanto gli attacchi della Lega al Campidoglio, dopo le scaramucce fra Salvini e Raggi. “Nessun regalo milionario per coprire amministratori incapaci. Roma è una città bellissima da troppo tempo trascurata e abbandonata: chi ha sbagliato paghi!”, dichiarano in una nota i capigruppo leghisti in Senato e alla Camera, Romeo e Molinari. Non si fa attendere la replica del M5s con il capogruppo Pacetti: ‘noi risaniamo, Matteo dormi sereno, alla città ci pensiamo noi’.

IRAN: UN ANNO DI CARCERE ALL’ATTIVISTA SIMBOLO ANTI-HIJAB

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LA SUA FOTO SENZA VELO AVEVA FATTO IL GIRO DEL MONDO NEL 2017 A dicembre del 2017 era diventata il simbolo della protesta contro il velo obbligatorio in Iran, sventolando il suo hijab in viale Enghelab, il viale della Rivoluzione: la sua immagine aveva fatto il giro dei social spingendo molte altre donne a seguire il suo esempio. Era seguita un’ondata di decine di arresti. Ora per la sua protesta la giovane Vida Movahhed è stata condannata a un anno di carcere, con l’accusa di incoraggiare altri alla corruzione e alla prostituzione. La condanna è arrivata all’inizio di marzo ma se ne è avuta notizia solo ora dal suo avvocato, citato dall’agenzia Irna.

SEYCHELLES, APPELLO PER IL CLIMA DAL FONDO DELL’OCEANO

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IL PRESIDENTE FAURE, ‘SONO Finite le scuse per non agire’ Il presidente delle Seychelles, Danny Faure, ha lanciato un appello da un sottomarino nell’Oceano indiano per la protezione del “cuore blu pulsante del nostro pianeta”. Nel suo discorso, il primo dal vivo da un sommergibile, durante una spedizione scientifica britannica nell’oceano, Faure ha ammonito che “questo problema è più grande di tutti noi, e non possiamo aspettare la prossima generazione per risolverlo. Stiamo esaurendo le scuse per non agire, e il tempo sta per scadere”.

F1: HAMILTON VINCE IL GP DELLA CINA, TERZO VETTEL

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TERZA DOPPIETTA DI FILA MERCEDES, SOLO QUINTO LECLERC Lewis Hamilton ha vinto il Gp della Cina, terza prova del Mondiale e gara n.1000 nella storia della Formula 1. Secondo posto per Valtteri Bottas, che sancisce così la terza doppietta consecutiva delle Mercedes in questa stagione. Sul podio sale anche Sebastian Vettel, su Ferrari. Quarto posto per Max Verstappen, con la Red Bull, e quinto per Charles Leclerc con la seconda Ferrari. Per Hamilton è la seconda vittoria stagionale consecutiva, la sesta in Cina e la 75/a in carriera.

URNE APERTE IN FINLANDIA PER IL RINNOVO DEL PARLAMENTO

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IN TESTA CI SONO I SOCIALDEMOCRATICI, SEGUITI DAI POPULISTI Urne aperte in Finlandia, dalle 9 ora locale (le 8 in Italia) per le elezioni parlamentari dopo una campagna elettorale che ha visto tra i temi chiave il generoso modello di welfare del Paese scandinavo dopo anni di austerità e la lotta ai cambiamenti climatici. In vantaggio negli ultimi sondaggi, sebbene di misura, c’è il partito socialdemocratico con il 19% dei consensi, seguito dai populisti dei ‘Veri Finlandesi’, con il 16%, che hanno raccolto il favore degli elettori spaventati dai sacrifici richiesti per contrastare i cambiamenti climatici. Le urne chiuderanno alle 20 locali (le 19 in Italia).

NEPAL: AEREO DA TURISMO SI SCONTRA CON ELICOTTERO, TRE MORTI

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QUATTRO PERSONE FERITE. E’ AEROPORTO PIÙ PERICOLOSO AL MONDO Tre persone sono morte e altre quattro sono rimaste ferite dopo che un piccolo aereo si è schiantato contro un elicottero nell’unico aeroporto della regione dell’Everest, in Nepal. L’incidente è avvenuto mentre un aereo della Summit Air stava decollando da Lukla per Kathmandu e ha impattato con un elicottero della Manang Air. I morti sono il pilota dell’aereo e due agenti di polizia che erano vicino all’elicottero parcheggiato sulla pista. Secondo fonti locali, i quattro passeggeri e un assistente di volo sull’aereo sono invece usciti indenni dall’incidente. L’aeroporto di Tenzing Hillary a Lukla, porta d’accesso al monte Everest, è considerato da molti il più pericoloso del mondo a causa della sua pista corta e difficile.

DRAGHI, PRIORITÀ DELL’ITALIA È SPINGERE CRESCITA E LAVORO

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TRIA, IVA E FLAT TAX MARGINALI. VISCO, SERVE RIFORMA FISCALE “Le priorità sono la crescita e l’occupazione. E l’Italia sa molto bene cosa fare”: lo ha detto Mario Draghi al termine dell’incontro Fmi di primavera, dove l’Italia è stata additata come un possibile rischio per l’economia europea. Il ministro dell’economia Giovanni Tria nega tuttavia l’esistenza di un “problema Italia”. Per il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco è necessaria “un’ampia riforma fiscale”.

LIBIA: OMS, 121 MORTI E 561 FERITI NEGLI SCONTRI

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ITALIA E QATAR CERCANO LA PACE, BILATERALE DOMANI A ROMA E’ salito a 121 il numero dei morti negli scontri in Libia, i feriti sono 561. Lo riferisce l’Oms, mentre continua alle porte di Tripoli la guerra tra le forze fedeli al governo nazionale di Fayez al Sarraj e quelle di Khalifa Haftar. Il vicepremier del Qatar, Mohammmed Bin Abdulrahman Al Thani sarà a Roma domani pomeriggio per un incontro bilaterale con il premier Giuseppe Conte, che propone per l’Italia “un ruolo di facilitatore” nel processo di stabilizzazione e pacificazione.

CARABINIERE UCCISO, ‘UN DELITTO SENZA MOTIVAZIONI’

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IL PM: IL KILLER HA SCARICATO UN INTERO CARICATORE L’omicidio del maresciallo Vincenzo Di Gennaro e il ferimento del suo collega Pasquale Casertano, a Cagnano Varano (Foggia), sono “totalmente privi di motivazioni”. L’assassino, il pregiudicato Giuseppe Papantuono, “nei giorni scorsi aveva subito due controlli: nel primo fu trovato in possesso di alcune dosi di cocaina; alcuni giorni dopo fu fermato per possesso di un coltello. In maniera generica aveva detto: ‘Ve la farò pagare'”. Lo ha riferito il procuratore di Foggia Ludovico Vaccaro spiegando che Papantuono “era in strada e ha chiamato i carabinieri. Non appena il militare ha abbassato il finestrino, l’uomo ha sparato. Si è fermato solo quando il caricatore era vuoto. Voleva impossessarsi anche delle pistole dei militari”.

In questa settimana abitiamo il silenzio

Oggi la liturgia ci introduce alla Settimana Santa per la porta della Passione, letta nella sua interezza secondo il Vangelo di Luca. È un testo così ricco che necessita di una continua meditazione; abbiamo, davanti a noi, otto giorni che ci dividono dal grande momento della Resurrezione, dal grande passaggio pasquale: otto giorni per tornare alla pagina evangelica di oggi.

È forse già un tempo di bilancio, per verificare come abbiamo vissuto la Quaresima, per leggere le nostre fedeltà, le nostre fughe, i nostri impegni, la nostra serenità, il nostro aderire a Cristo.

È forse un tempo di bilancio che ci permette di provare a vivere la Settimana Santa con consapevolezza o, almeno, con qualche buona intenzione da offrire, nella speranza che diventi anche qualche momento concreto di riflessione e preghiera, qualche gesto di carità.

Potremmo, forse, provare a rientrare un po’ in noi stessi, scendere nel profondo che ci abita, rileggere quei desideri che coltiviamo e quelle tensioni che ci percorrono, purificarli alla luce del Vangelo, offrirli al Padre, magari con il coraggio di lasciarci anche turbare dalla Passione del Figlio. Perché, in fondo già sappiamo “come finisce la storia”. Ma ogni anno “quella storia” di offerta di sé che Gesù compie per pura gratuità ha sempre qualcosa di nuovo da dirci.

Più di tutto dovremmo provare, credo, a tentare un passo preliminare: fare silenzio. Abbiamo tutti bisogno di silenzio: meno parole, soprattutto digitali. Meno conflitti da alimentare con la legna delle nostre affermazioni, dette o scritte. Meno confusione verbale, per rivalutare alcune grandi parole e per accostarci alla Parola.

Allora, l’augurio, è provare nei prossimi giorni a dare spazio al silenzio, perché di silenzio abbiamo bisogno, come scriveva Alda Merini (1931-2009) in un suo testo che è un invito, un’ammissione e un desiderio.

Regaliamoci, in questa settimana, la possibilità di abitare il silenzio.

 

Ho bisogno del silenzio

 

Ho bisogno di silenzio
come te che leggi col pensiero

non ad alta voce

il suono della mia stessa voce

adesso sarebbe rumore

non parole ma solo rumore fastidioso

che mi distrae dal pensare.

Ho bisogno di silenzio
esco e per strada le solite persone

che conoscono la mia parlantina

disorientate dal mio rapido buongiorno

chissà, forse pensano che ho fretta.

Invece ho solo bisogno di silenzio
tanto ho parlato, troppo
è arrivato il tempo di tacere

di raccogliere i pensieri

allegri, tristi, dolci, amari,

ce ne sono tanti dentro ognuno di noi.

Gli amici veri, pochi, uno?
sanno ascoltare anche il silenzio,

sanno aspettare, capire.

Chi di parole
da me ne ha avute tante

e non ne vuole più,
ha bisogno, come me, di silenzio.

vinonuovo.it

Eros liberato e la sua drammatica

settimananews

La liberazione di eros ha sicuramente sciolto vincoli aggioganti e rimesso in circolo potenze sopite, ma come ogni impresa dell’umano essa non gode di un’originaria innocenza. L’intrigo avvincente di quella liberazione ha messo anche duramente alla prova la consistenza dei legami che tengono in vita l’umano. Eppure, solo esponendosi a questo rischio si poteva arrivare ad accedere alla persuasione che quei legami non fossero solo una retorica convenzione, ma il vissuto di una passione reale.

emilio vedova

In questo, però, eros liberato non ha dismesso i panni della sua drammatica; proprio nel momento in cui tutta una generazione viveva del sogno di aver preso definitivamente congedo da essa.

Il dramma di eros, riscattato dal suo addomesticamento convenzionale nella salvaguardia esterna del costume, si è riversato senza mediazione alcuna nel gioco dell’intreccio dei corpi che ne godevano il beneficio. Inebriati fino all’estasi da quest’ultimo, abbiamo pensato di aver vinto definitivamente il primo.

Questo è lo specchio incantato in cui ci siamo persi, sedotti anche da potenze rapaci che ne hanno tratto profitto senza remora alcuna. C’è tutto un apparato che ci succhia anima e soldi approfittando della leggerezza con cui continuiamo a rimuovere la dura immagine della drammatica di eros, preferendo glissare lo sguardo verso la perpetua conferma della sua inesorabile attrazione.

Maneggiare l’incanto non è solo impresa rischiosa, ma richiede l’arte di un lungo apprendimento. Quello, appunto, di cui oggi pensiamo di poter fare tranquillamente a meno. È questo cortocircuito il vero nodo occultato che ha accompagnato la vicenda della liberazione di eros; e la Chiesa certamente non ha aiutato più di tanto a metterlo a tema come questione che deve essere cara a tutti.

Rimane comunque l’urgenza di un’introduzione dell’umano a quel drammatico che eros liberato ha riversato direttamente nell’intrico esistenziale della vicenda degli affetti, senza la protezione di una qualsivoglia mediazione della cultura. L’analfabetismo affettivo contemporaneo è di un’evidenza dirompente, come lo è la solitudine degli amanti che cercano di venirne a capo.

magritte gli amanti

Intanto, gli affetti sfuggiti all’impegno di ogni legame producono una violenza del tutto corrispondente alla pulsione passionale che pensa di poter consumare completamente eros nella sua mera pratica – illudendosi che essa non lasci alcuna scoria da dover poi sapientemente lavorare dando misura, forma e durata al fascino dell’incontro.

Il disimpegno rispetto al legame finisce col far implodere la delicatezza degli affetti, ostentandone violentemente la fragilità. Abbandonata alle proprie spalle la cultura come luogo del loro possibile apprendimento, per la gestione di questa ferita profonda degli affetti non rimane che il mercato del fai da te o quello degli esperti.

Nutrendosi della rimozione della drammatica di eros, e vivendo in simbiosi con essa, si produce la scena di un’inedita predicazione mediatica del codice iniziatico di «amore» che va letteralmente a ruba. Certo, indice lampante dell’urgenza di un bisogno; ma anche segno evidente che solo la sua riproduzione seriale può garantire l’occupazione del territorio da parte dell’esperto.

Il riscatto degli affetti, e la loro riappropriazione come bene in cui ne va di tutti noi insieme, chiede l’onesto riconoscimento del tratto drammatico che attraversa eros come primo apprendimento di una giustizia degli affetti – dai primi passi del cucciolo d’uomo fino al suo ultimo respiro.

Anche solo riuscire a rendere avveduti di ciò le generazioni che si affacciano al mondo, sarebbe l’eredità generazionale più preziosa che potremmo lasciare a loro.

Lo scisma di Papa Ratzinger

Esilissimo nella figura, quasi frangibile, etereo, una voce che è solo un sussurro, un biancore di tonaca e di chioma che pare assorbirlo e sollevarlo al cielo come una nube, e quella severità teutonica ormai attenuata da una vecchiezza estrema, anzi più che una vecchiezza direi una antichità che resiste e che galleggia nella penombra dei giorni nostri. Sembrerebbe angelicato se non fosse per il lampo di quello sguardo luciferino. Farebbe tenerezza, se non fosse Joseph Ratzinger, l’anti-Papa. Quello che la fulminante copertina de “Il Manifesto” chiamò “il pastore tedesco”. Eccolo che, in punta di sottana, con un tono scolastico e devozionale, scivola fuori dal silenzio, si affaccia urbi et orbi, e torna solo per un attimo a pontificare. Cioè torna a evocare i suoi fantasmi. E ad azzannare i suoi nemici.

Dopo la turbolenta stagione di un pontificato precipitato nelle dimissioni, Benedetto XVI pareva scegliere l’eremo e ritirarsi in preghiera. Ma sotto la cenere penitenziale degli esercizi spirituali ardeva e arde il fuoco vivo di una fede marziale e cingolata. Di una teologia dogmatica e integralistica. Sotto il candore verginale della tonaca, vibra l’ideologia clericale e misogina di chi non ha mai inteso fare i conti con le sfide della modernità. Il Papa emerito che appare e scompare, che è evaso dal soglio di Pietro ma non si è mai arreso al “Dio che danza la vita” dei teologi della liberazione, il Papa nostalgico dell’Inquisizione oggi ci regala, aggiornato e completo, il suo campionario di anatemi. Innanzitutto contro l’eresia del 1968, l’anno della grande ribellione che schiude le porte alla libertà sessuale e che amplifica le voci della libertà femminile. Con un tocco di sacrale malafede Ratzinger parla di pedofilia e omosessualità come se fossero la stessa cosa, non è capace di distinguere tra ciò che è un crimine (l’abuso di un minore) e ciò che invece forse è un peccato o forse è semplicemente una delle possibili forme dell’amore (l’amore tra uomini o l’amore tra donne). Incurante dell’effetto comico Ratzinger teorizza che la pedofilia di cardinali vescovi e sacerdoti sia colpa di quell’anno maledetto.

Il ’68. Ma guarda un po’! E chi poteva immaginarlo? Gli stupri e le molestie sessuali consumate nei seminari, nelle sacrestie, nei palazzi vaticani, per esempio da porporati noti per le prediche omofobe e tradizionaliste, sono colpa di Marcuse, di Mao e del femminismo! E l’omertà imposta dai vertici della Chiesa, fino ad anni recenti, la protezione offerta a criminali seriali che hanno continuato di diocesi in diocesi, di parrocchia in parrocchia ad adescare e violentare ragazzini e bambini: questo scandalo è colpa di Sartre o della beat generation o di Caterina Caselli che cantava “Nessuno mi può giudicare”? Ma la vera vittima del santo e sussurrato furore dell’ex Papa va oltre le vicende mondane del fatidico 68. La radice del male oscuro che affligge il cattolicesimo è nel Concilio Vaticano II, questo sembra dire in filigrana Ratzinger. Qui siamo ad un vero e proprio coming out, rivelatore di un sentimento lungamente dissimulato tra le eminenze della Chiesa. Il vero oggetto dell’ultima crociata di Benedetto XVI è questo: l’eresia di una Chiesa che si converte al dialogo col mondo e le sue culture, che rompe con la Tradizione e i suoi latinorum, con la liturgia dell’ipocrisia, con una dottrina ebbra di dogmi e ignara delle pene e delle speranze dell’umanità.

Il documento dell’ex pontefice, letto in chiaro, è una chiamata alle armi contro Papa Francesco, che è l’erede credibile e conseguente dello spirito conciliare. Rattrista la mediocrità di un testo che vale quanto un manuale per esorcisti. Peccato. Io penso spesso a quelle scarpette rosse Prada che sbucavano sotto la bianchezza accecante della tonaca dell’ex Santo Padre. Ratzinger con le scarpette rosse mi faceva simpatia. E ora nessuno insinui che volevo dire che il diavolo veste Prada…

La rubrica di Nichi Vendola “Il dito nell’occhio” per Servizio Pubblico verrà pubblicata ogni domenica in esclusiva suwww.michelesantoro.it

Cosa c’è dietro il bacio dei piedi di Papa Francesco e il giallo degli appunti di Ratzinger sulla pedofilia

Baciare i piedi a due leader africani per spingerli a fare una pace difficile ha suscitato analoghe critiche dell’intervento di Ratzinger sulla pedofilia nella Chiesa. Un testo che pone molte domande compresa quella se lo abbia davvero scritto lui

Non si è parlato a sufficienza di un gesto storicamente raro, fuori dal comune nella storia del papato come è stato il baciare i piedi da parte di Francesco a due autorità civili da cui dipende la pace nel Sud Sudan. Si è sollevato subitaneo clamore intorno a un intervento di Benedetto XVI, papa emerito, sugli scandali della pedofilia nella Chiesa. Questo intervento che in realtà è stato pubblicato dalla rivista tedesca Klerusblatt come veri e propri “appunti” di Ratzinger sulla scottante questione diffusi come contributo al dibattito in corso nella Chiesa. I due fatti: il bacio di Francesco e testo di Benedetto. Di valenza diversa che indicano due modi di servire la Chiesa e rappresentarla nell’attuale contesto mondiale. L’efficacia del bacio non è stata considerata abbastanza sui media mondiali, mentre sono ormai tantissimi commenti, riflessioni, prese di posizione sul testo di Ratzinger. In realtà se il testo sulla pedofilia dei preti fosse davvero di Benedetto XVI anziché di qualche zelante per rinfocolare la critica a Bergoglio sarebbe una visione nota e cara al teologo Ratzinger e da lui riproposta in buona parte anche come successore di Pietro. Un punto di vista con na sensibilità diversa da Francesco ma non in contrapposizione a Francesco come la conclusione del testo lascia intendere intermini indiscutibili. Il bacio poteva avvenire solo nel modo di intendere la Chiesa scaturita dal concilio Vaticano II e che Francesco spinge in ogni modo per accreditarla nel mondo cristiano.

Ma la strumentalizzazione dell’intervento a sorpresa di Benedetto da parte dell’ala conservatrice e tradizionalista della Chiesa come arma da puntare contro Francesco oppure da usare per indicare i limiti oggettivi di un’analisi sul ’68 da parte dei progressisti, sempre lo stesso volto ha: strumentalizzazione di una iniziativa che è apparsa da subito circondata da inquietanti interrogativi. E’ ormai nota la resistenza che a diversi livelli si registra nei confronti di Bergoglio e ai faciloni della destra ecclesiastica non è parso vero arruolare Ratzinger nelle loro fila. In realtà quello di Ratzinger solo in apparenza appare una cosa semplice. Sono infatti più gli interrogativi che suscita che le idee nuove che propone. Lo ha colto e riassunto bene un autorevole pensionato giornalista che è stato a suo tempo autorevole vaticanista.

«È stato davvero Ratzinger a scrivere quel saggio? Ce n’era davvero bisogno?» si chiede infatti Gianfranco Svidercoschi attuale decanodei vaticanisti italiani, dopo aver letto il documento firmato dal Papa emerito. La domanda è “ovviamente legata alle precarie condizioni di salute, salute non solo fisica, di Joseph Ratzinger: Ma è stato davvero Benedetto XVI l’autore materiale del lunghissimo testo?

E, se qualcuno potrà rispondere credibilmente di sì, allora bisognerà porsi una seconda domanda: Ma perché lo ha fatto? Perché non si è limitato a trasmettere questi “appunti” a papa Francesco? Il fatto che ne siano stati informati – così è stato detto – sia il segretario di Stato, Parolin, sia lo stesso Francesco, non attenua in nulla la gravità di un gesto che, venuto dopo il summit sulla pedofilia, sarà inevitabilmente interpretato come una critica alle conclusioni del vertice vaticano, se non come un attacco a Francesco. Oltretutto, a scorrere lo scritto ratzingeriano, non c’è dentro una sola idea nuova, non una sola proposta, sulla tragedia che sta scuotendo la comunità cattolica”.

Il dubbio del giornalista non è solo di Svidercoschi. Anche figure di primo piano che hanno collaborato con Benedetto XVI si fanno la medesima domanda e stanno cercando di capire la genesi dello scritto prima di affermare che si tratta di una nova spruzzatina di veleni che hanno amareggiato il suo pontificato. Una cosa è certa: l’autore in persona non vorrebbe mai che un suo scritto potesse servire da clava verso il papa gesuita con il quale c’è un legame specialissimo e reciproca stima. Diversi ecclesiastici che si sono pronunciati in merito non hanno ancora neppure letto il testo integrale del papa emerito. Cadendo con i giorni il polverone si potrà avere un quadro più obiettivo. Resterà, invece, la meraviglia per il bacio di Bergoglio che ha scandalizzato molti cattolici vecchio stampo ma -cosa ancor più grave – che non ha bucato la grande stampa internazionale e ancor meno quella nostrana. Sarebbe stato invece, con i tempi che corrono ostili alla solidarietà e ai principi di libertà eguaglianza e fraternità tipici della rivoluzione francese, e alla vigilia di importantissime elezioni per il futuro dell’Europa, dibattere sul simbolo di un bacio ai piedi di due leader africani che si sono combattuti e ora stanno cercando una piattaforma di pace per stabilizzare il Sud Sudan.

Il Papa ha accompagnato questo segno con una supplica accorata: “E a voi tre, che avete firmato l’Accordo di pace, vi chiedo come fratello, rimanete nella pace. Ve lo chiedo con il cuore. Andiamo avanti. Ci saranno tanti problemi, ma non spaventatevi, andate avanti, risolvete i problemi. Voi avete avviato un processo: che finisca bene. Ci saranno lotte fra voi due: sì. Anche queste siano dentro l’ufficio; davanti al popolo, le mani unite. Così da semplici cittadini diventerete padri della Nazione. Permettetemi di chiederlo con il cuore, con i miei sentimenti più profondi”.

Bergoglio, come al solito, rovescia i luoghi comuni: la pace non si fa escludendo, ma accogliendo perché non possibile vivere e fare pace partendo dalla discriminante applicata ormai quasi comunemente agli immigrati africani che non tutti gli uomini sono rivestiti di pari dignità. E non si fa pace escludendo e respingendo quanti sono nel bisogno a prescindere dal colore della pelle e dell’etnia. Ma solo servendo chi ha meno si ottiene un mondo giusto e quindi garante di pace. Nella logica del Vangelo “regnare è servire”. E quando finalmente un papa serve anziché regnare viene subissato da critiche o indifferenza, mentre la critica dovrebbe riguardare secoli e secoli in cui c’è stata commistione tra regnare e servire da parte della Chiesa. Francesco riposiziona la Chiesa nel servizio, nel lavare i piedi e baciarli come avviene il giovedì santo. Tutto si potrà dire ma non che non abbia offerto un gesto evangelico. Senza l’umiltà nessun Dio sarebbe morto per l’uomo associandolo alla sua risurrezione. Il papa spinge l’intera chiesa a imitare nel nostro tempo Francesco, il poverello di Assisi di cui non a caso o per vanità ha preso il nome. La strada di Francesco è la strada della Chiesa per riuscire a interloquire la presente umanità.

notizie.tiscali.it

Tempo: previsioni delle ore 9 per domani

3bmeteo.com comunica le previsioni del tempo sull’Italia per la giornata di domani. Al Nord torna il bel tempo con cieli poco o parzialmente nuvolosi, salvo qualche nube in più al Nordest e sulle Prealpi. Temperature in rialzo, massime tra 14 e 18. Al Centro residua instabilità su Adriatiche e Appennino con piogge e neve dai 1300/1500m. Schiarite altrove, in generale estensione serale. Temperature in rialzo, massime tra 15 e 19. Al Sud tempo ancora instabile con piogge e rovesci sparsi in graduale esaurimento dalla serata; più asciutto sui litorali campani. Temperature in calo, massime tra 12 e 16. (ANSA).

F1, HAMILTON PARTE IN TESTA NEL GP DELLA CINA

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JUVE RIMANDA FESTA SCUDETTO. MILAN-LAZIO 1-0 AD ALTA TENSIONE La Mercedes di Lewis Hamilton è balzata in testa subito dopo la partenza del Gp della Cina di Formula Uno. Il campione del Mondo ha superato il compagno di squadra Bottas, che partiva in pole position, ed ha preso presto un discreto vantaggio. A metà garam alle spalle delle due Mercedes c’è la Ferrari di Vettel. In serie A, la Juve ha rimandato ieri la festa scudetto, battuta 2-1 dalla Spal. Decisiva, oggi, Napoli-Chievo. Milan-Lazio, ieri sera, è finita 1-0 dopo una partita ad alta tensione. (ANSA).

ALBANIA: CENTRODESTRA IN PIAZZA CONTRO PREMIER, FERITI

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NONO GIORNO DI PROTESTE, CARICHE E LACRIMOGENI A TIRANA E’ di 5 agenti feriti e 15 manifestanti colti da malore per il fumo dei lacrimogeni, il bilancio degli incidenti avvenuti ieri sera a Tirana, dove per quattro ore dimostranti dell’opposizione di centro-destra hanno affrontato la polizia davanti alle sedi di governo e parlamento con fumogeni, petardi e bottiglie incendiarie. Il leader dell’opposizione Lulzim Basha chiede le dimissioni del premier socialista Edi Rama, accusato di corruzione e collusione con la criminalità organizzata ma per la maggioranza il centrodestra vuole ottenere il potere in modo illegittimo. Era la nona manifestazione in poche settimane.

FINLANDIA OGGI AL VOTO, SFIDA TRA POPULISTI E SINISTRA

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SOCIALDEMOCRATICI PRO-EUROPEISTI IN TESTA A SONDAGGI La Finlandia va oggi al voto per eleggere i 200 deputati in Parlamento. Socialdemocratici di sinistra e populisti si contendono i consensi nell’ultimo sondaggio. Il Partito di centro, attualmente al governo, ha invece perso molte preferenze e risulta quarto nel sondaggio dopo il ‘partito di coalizione nazionale’. Al centro della campagna elettorale l’attualmente generoso sistema del welfare del Paese, il rapido invecchiamento della popolazione e la lotta ai cambiamenti climatici. Circa 4,5 milioni gli aventi diritto al voto.

TERRORISMO: CELLULA SARDA DI AL QAEDA, ASSOLTI 8 SU 11

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CINQUE CONDANNATI PER FAVOREGGIAMENTO IMMIGRAZIONE La Corte d’assise di Sassari ha assolto dall’accusa di terrorismo otto degli undici imputati (10 pakistani e un afghano) accusati di far parte di una cellula di Al Qaeda con base in Sardegna e di essere coinvolti nella strage che nell’ottobre 2009 che provocò 137 morti e oltre 200 feriti al mercato di Peshawar, in Pakistan. Cinque di questi otto, però, sono stati condannati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per gli altri tre restanti gli atti sono stati rimessi alla Procura.

DRAGHI, PRIORITÀ DELL’ITALIA È SPINGERE CRESCITA E LAVORO

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TRIA, IVA E FLAT TAX MARGINALI. VISCO, SERVE RIFORMA FISCALE “Le priorità sono la crescita e l’occupazione. E l’Italia sa molto bene cosa fare”: lo ha detto Mario Draghi al termine dell’incontro Fmi di primavera, dove l’Italia è stata additata come un possibile rischio per l’economia europea. Il ministro dell’economia Giovanni Tria nega tuttavia l’esistenza di un “problema Italia”. Interrogato su flat tax e Iva, il ministro ha precisato: “Credo che non sia questo il problema centrale dell’economia italiana”. Per il governatore della Banca d”Italia Ignazio Visco è necessaria “un’ampia riforma fiscale”.

LIBIA: CONTINUA GUERRA VICINO A TRIPOLI, È STRAGE DI BAMBINI

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ITALIA E QATAR CERCANO PACE, BILATERALE DOMANI A ROMA Continua alle porte di Tripoli la guerra tra le forze fedeli al governo nazionale di Fayez al Sarraj e quelle di Khalifa Haftar. L’Amsi denuncia: 100 le vittime dall’inizio del conflitto, e tra queste 28 sono bambini. Il vicepremier del Qatar, Mohammmed Bin Abdulrahman Al Thani sarà a Roma domani pomeriggio per un incontro bilaterale con il premier Giuseppe Conte, che propone pe l’Italia “un ruolo di facilitatore” nel processo di stabilizzazione e pacificazione. ‘C’è serio e concreto rischio, di una crisi umanitaria – ha detto ieri a Bari -. Se ci sarà, assicura, ‘l’Italia saprà affrontarla’.

Dio non desiste

La storia della salvezza è una storia in controciclo, del tutto inattesa. Perché, se ognuno di noi dovesse – immaginiamo – scrivere una narrazione, preparare una relazione o girare un film su una grande avventura, quale protagonista sceglierebbe? Certamente penseremmo a quanto sono esigenti le avventure, anche in termini fisici, a quanta libertà di movimento richiedono e quanta forza per vivere le gesta più arrischiate, simili a quelle che la Scrittura ci racconta. E naturalmente avremmo la tendenza a prediligere una persona giovane, che si muovesse con energia e rapidità, pronta a tutto e con quella capacità di sognare che noi attribuiamo alla stagione dei vent’anni. Invece sono curiose le opzioni di Dio. In contrasto con le nostre considerazioni, egli sceglie un pensionato, uno che darebbe per esaurita la propria carriera e che si riterrebbe infine destinato a vivere tranquillamente la vita che gli rimane. A costui Dio dice: «Vattene dalla tua terra, verso la terra che io ti indicherò». Di più: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle… Tale sarà la tua discendenza». Questa disponibilità a guardare le stelle va bene per gli innamorati o quando si ha una certa naïveté, ma poi nessuno ha più tempo per questo, soprattutto in età adulta. Eppure, la bellezza della nostra vita sta nel fatto che Dio non desiste mai da essa. Per questo Abramo è chiamato padre dei credenti.

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LIBIA: LUNEDÌ BILATERALE CONTE-VICEPREMIER QATAR A ROMA

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PREMIER, RISCHIO CRISI UMANITARIA AMSI, GIÀ 100 MORTI Il vicepremier e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammmed Bin Abdulrahman Al Thani, a quanto si apprende, sarà a Roma nelle prossime ore per un incontro bilaterale con il premier Conte lunedì pomeriggio. ‘L’Italia vuole avere un ruolo in Libia’ come ‘facilitatore per il processo di stabilizzazione e pacificazione dell’intero territorio’. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte a Bari spiegando, che ‘c’è serio e concreto rischio, di una crisi umanitaria che vogliamo scongiurare’ ma se ci sarà ‘l’Italia saprà affrontarla’. Intanto imperversa violenta la battaglia tra le forze fedeli al governo nazionale di Fayez al Sarraj e quelle di Khalifa Haftar che hanno sfondato a sud di Tripoli. Secondo l’Amsi (medici stranieri in Italia) sono 100 le vittime dall’inizio del conflitto il 4 aprile. Tra questi 28 sono bambini.

CALCIO: KO CON LA SPAL, JUVE RIMANDA LA FESTA PER SCUDETTO

BIANCONERI SCONFITTI 2-1,TRICOLORE DOMANI SE NAPOLI NON VINCE La Spal ha battito la Juventus 2-1 nell’anticipo della 32ma giornata di serie A. Una sconfitta che non ha permesso ai bianconeri di festeggiare lo scudetto con 6 giornate di anticipo: accadrà comunque se domani il Napoli non dovesse vincere a Verona contro il Chievo. (ANSA).

DI MAIO: IVA NON AUMENTERA’, SI A FLAT TAX MA PER CETO MEDIO

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DA REDDITO DI CITTADINANZA AVANZERANNO CENTINAIA DI MILIONI ‘Non ci sarà alcun aumento dell’Iva’. Lo assicura Di Maio’. Il vicepremier ha annunciato che la legge di bilancio per il 2020 ‘avrà dentro novità positive’ e sulla flat tax ha ribadito che ‘è nel contratto di governo, ma non si può fare per i ricchi’. Dal reddito di cittadinanza invece ‘sicuramente avanzerà qualche centinaio di milioni di euro, perché non arriveremo mai al 100% delle richieste’. Soldi ‘che verranno messi nel progetto per gli aiuti alle famiglie che fanno figli, sul modello francese’. Durissimo il segretario del Pd Zingaretti: ‘gli italiani non vanno presi in giro: le tasse aumenteranno perché Salvini e Di Maio hanno sbagliato clamorosamente ogni scelta di governo’.

LIBIA: CONTE, NOI FACILITATORI, MA RISCHIO CRISI UMANITARIA

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AMSI, 100 MORTI DALL’INIZIO DEGLI SCONTRI, ANCHE 28 BAMBINI ‘L’Italia vuole avere un ruolo in Libia come lo ha sempre avuto. Che è quello di un Paese facilitatore per il processo di stabilizzazione e pacificazione dell’intero territorio’. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte a Bari spiegando, che ‘c’è serio e concreto rischio, di una crisi umanitaria che vogliamo scongiurare’ ma se ci sarà ‘l’Italia saprà affrontarla’. Intanto imperversa violenta la battaglia tra le forze fedeli al governo nazionale di Fayez al Sarraj e quelle di Khalifa Haftar che hanno sfondato a sud di Tripoli. Secondo l’Amsi (medici stranieri in Italia) sono 100 le vittime dall’inizio del conflitto il 4 aprile. Tra questi 28 sono bambini.

CARABINIERE UCCISO NEL FOGGIANO, ARRESTATO UN PREGIUDICATO

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A CAGNANO VARANO. FERITO UN ALTRO MILITARE, NON E’ GRAVE Un maresciallo dei carabinieri in servizio presso la stazione di Cagnano Varano (Foggia), Vincenzo Di Gennaro, di 47 anni, è rimasto ucciso a colpi d’arma da fuoco nella piazza principale del paese. Ferito lievemente anche un altro carabiniere, di 23 anni. I carabinieri hanno arrestato un pregiudicato di 67 anni, che secondo una prima ricostruzione si sarebbe avvicinato all’auto di servizio sparando verso i militari che erano all’interno e che erano intervenuti dopo la segnalazione di una lite in famiglia. L’uomo alcuni giorni fa era stato sottoposto ad una perquisizione per droga. Per il premier Conte “è un giorno triste”. Di Maio: “Ora basta, ci sarà una reazione”.

TROVATA UNA SOLUZIONE PER I MIGRANTI DELLA ALAN KURDI

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SARANNO DIVISI IN 4 STATI UE. SALVINI ESULTA: ‘OTTIMO’ I 64 migranti della Alan Kurdi, nave della ong tedesca Sea Eye che si trovano da 11 giorni in acque internazionali senza un porto, saranno ridistribuiti tra Germania, Francia, Portogallo e Lussemburgo, secondo quanto annuncia il governo di Malta che “esprime apprezzamento per il ruolo centrale assunto dalla Commissione europea e dall’assistenza offerta dai quattro stati membri che sono intervenuti in queste circostanze”. La Valletta però sottolinea di “non poter continuare a sostenere questo fardello”. Esulta Salvini: “Nessuno verrà in Italia, ottimo!”.

DESTINATA AD ALLARGARSI L’INCHIESTA SULLA SANITA’ UMBRA

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INQUIRENTI, MURO DI OMERTA’. GRILLO CONVOCA UNITA’ DI CRISI E’ un indagine “destinata ad allargarsi” quella condotta dalla Guardia di Finanza su una decina di concorsi per assunzioni all’ospedale di Perugia che sarebbero stati pilotati. L’inchiesta si incentra “principalmente” sull’ospedale del capoluogo umbro. Ma potrebbe estendersi anche ad altri settori della sanità e della politica legata al Pd. Gli inquirenti spiegano di essersi trovati ad affrontare un “muro di omertà”, per far luce su una situazione “bloccata” da diversi anni. Il ministro della Salute Giulia Grillo ha convocato l’unità di crisi permanente del Ministero: “Cacceremo le mele marce”.

Sport F1: PRIMA FILA TUTTA MERCEDES IN CINA, BOTTAS IN POLE

LE DUE FERRARI SUBITO DIETRO, VETTEL: LA GARA E’ LUNGA Prima fila tutta Mercedes nel Gp della Cina di Formula Uno. In pole position partirà Valtteri Bottas che ha fatto segnare il tempo di 1’31”547 precedendo di appena 23 millesimi il compagno di squadra Lewis Hamilton. Seconda fila tutta Ferrari. (ANSA).

VIOLENZE DURANTE LEZIONI DI CHITARRA, UOMO ARRESTATO A ROMA

A Roma, la polizia ha arrestato a Roma un 47enne accusato di abusi su giovani allieve durante le lezioni di chitarra che si svolgevano nelle loro abitazioni. Le minorenni, ascoltate dal personale della IV Sezione della Squadra Mobile, avrebbero confermato gli abusi.

ansa

ABUSI SU UNA BIMBA ROM DI 4 ANNI A NAPOLI, FERMATO LO ZIO

Dopo un lungo interrogatorio nella Questura di Napoli, ha confessato ed è stato fermato, con l’accusa di violenza sessuale su minore, lo zio della bimba rom di 4 anni vittima di abusi che lo scorso 9 aprile era stata portata dalla madre nell’ospedale Santobono della città. Il fermo è stato disposto dalla sezione “Fasce deboli” della Procura di Napoli.

ansa

Mazzolari: La parrocchia dell’universo

Don Mazzolari

settimananews

Il 12 aprile 1959 moriva a Bozzolo don Primo Mazzolari. In occasione del sessantesimo anniversario riproproniamo un saggio del prof. Emanuele Curzel.

Vi sono qualifiche che caratterizzano una persona in misura tale da entrare quasi a far parte dell’onomastica. Primo Mazzolari fu parroco: lo fu per quasi quarant’anni, dal 1921 alla morte, avvenuta nel 1959 all’età di 69 anni. Come parroco scrisse i suoi testi più famosi, da parroco attraversò il fascismo e la guerra rischiando più volte la morte, da parroco subì censure e restrizioni, da parroco fece testamento. Lo fu continuamente ed intimamente, con entusiasmo e con amore, con un’intensità che a noi, che viviamo in un’epoca in cui “entusiasmo” e “parrocchia” appaiono termini semanticamente incompatibili, appare quasi incomprensibile.

Mazzolari e la parrocchia

Primo Mazzolari, parroco, scrisse anche sulla parrocchia. Il primo testo in ordine di tempo che ne tratta direttamente è Il mio parroco (Confidenze di un povero prete di campagna), stampato nel giugno 1932. Era un opuscolo d’occasione, fatto per accompagnare il suo passaggio dalla parrocchia di Cicognara quella di Bozzolo (entrambe nel basso mantovano): serviva a congedarsi dall’una e a presentarsi all’altra comunità. In esso si notano numerose citazioni bibliche e letterarie (c’è spazio anche per Dostoevskij e Manzoni) e svariate espressioni colloquiali che, all’epoca, dovettero fare sensazione («il parroco degli scopai è scopabile», con allusione alla professione degli abitanti di Cicognara; «non lo so neppure io che cosa vendo, benché faccia il mestiere da anni: né che scritta metterci sulla mia bottega», facendo un paragone tra la professione di parroco e quella di bottegaio). Vi si trova però soprattutto un esame della distanza tra l’ideale sacerdotale e la possibilità che “un” parroco – lui, parroco – potesse corrispondervi: al centro, la necessità di amare senza pretendere nulla, proprio come fa Dio.

Il testo mazzolariano più importante sull’argomento, la Lettera sulla parrocchia, fu scritto di lì a poco, ma uscì solo nel 1937 e a firma di un anonimo “laico di Azione Cattolica”: le contestazioni e la censura (con annesse accuse di modernismo) che aveva subito La più bella avventura (1934) lo avevano evidentemente condizionato. La pseudonimia non era solo un espediente, dato che l’Azione Cattolica era l’unica istituzione sopravvissuta, in forza del Concordato, alla tabula rasaimposta dal regime, ed era dunque diventata l’unico luogo in cui avere un’esperienza formativa non del tutto allineata col fascismo.

Il testo appare non meno appassionato, ma più equilibrato de Il mio parroco; il tema è enunciato fin da subito con una certa enfasi, dato che «la parrocchia è la cellula vivente della chiesa … Nella parrocchia la chiesa fa casa con l’uomo» (p. 19). La percezione delle difficoltà che il lavoro pastorale comporta («è divenuto un magnifico facchinaggio con arsenale, dove nulla manca, e con intorno una cinta che cresce ad ogni insuccesso e trasforma la parrocchia in fortilizio», p. 23) impone però all’autore di riflettere sui cambiamenti intercorsi. Questi vengono descritti soprattutto come la conseguenza della perdita di «ministeri o funzioni, i quali erano ad essa legati o da essa esercitati direttamente benché non essenziali alla sua missione» (p. 26).

Da un lato, la parrocchia non ha saputo accettare fino in fondo questo inevitabile processo («Affermiamo di continuo l’accresciuta forza della religione purificata da ogni intromissione d’affari materiali, e non riusciamo a staccare il cuore da certi impedimenti», pp. 31-32). Dall’altro lato, il laicismo si è espresso come «pensiero e vita staccati da ogni senso religioso», e richiede, per essere superato, «un audace laicato cattolico, al quale spetta, come compito principale e urgente, di ricreare cristianamente la vita della parrocchia senza portarla fuori dalla realtà e senza imporle delle mutilazioni in ciò ch’essa possiede di buono, di vero, di grande e di bello» (pp. 47-48).

L’esame di coscienza sul metodo si traduce dunque, nella Lettera sulla parrocchia, in una critica del modo in cui la parrocchia tratta il laicato, seguendo o la strada del «lasciar fare», o quella dell’«attivismo separatista» o quella del «soprannaturalismo disumanizzato»; seguendo queste strade, però, la parrocchia declina per «difetto d’incarnazione».

In quegli stessi anni trenta si colloca Lettere al mio parroco (pubblicato poi solo nel 1974). Mazzolari si nasconde ancora: questa volta dietro la maschera di un fedele, autore di quindici missive che affrontano vari temi riguardanti la vita parrocchiale: si comincia con la richiesta della franchezza e dell’apertura del cuore, si finisce con il momento del distacco, passando attraverso la richiesta di una liturgia più sobria e sentita, la ricerca della collaborazione dei laici, la critica della mistica papale («ritroviamo il tono semplice, filiale, non servile: il tono di chi sente che non tutta la sollecitudine della Chiesa deve gravare su due spalle, ma deve essere presa e portata anche da ognuno dei credenti»), il rapporto con i poveri, persino la discussione sul significato dell’attività sportiva.

Ulteriore testo mazzolariano è quello del 1957 intitolato proprio La parrocchia. In esso, rispetto alla Lettera, vi sono alcune sostanziali differenze, dovute al diverso clima sociale ed economico. In pieno boom, Mazzolari apre così il suo testo:

«La parrocchia a servizio dei poveri.
Una parrocchia senza poveri cos’è mai?
Una casa senza bambini, forse anche più triste.
Purtroppo ci siamo così abituati a case senza bambini e a chiese senza poveri, che abbiamo l’impressione di starci bene» (La parrocchia, p. 7).

Quello che Mazzolari stesso definisce «piccolo sfogo del cuore per farlo mansueto e ragionevole in un argomento poco mansueto e per niente ragionevole» è l’ouverture di un piccolo trattato sulla «crisi» (si usa questo termine) della parrocchia stessa, che mette in guardia rispetto all’uso dei «mezzi pesanti», al pragmatismo, all’efficientismo, alla «febbre costruttiva».

«Chi dice che il nostro armamento è vecchio, sbaglia. Siamo armatissimi e organizzatissimi. Statistiche alla mano come gli altri; circolari e fogli d’ordine come gli altri; cinema, teatro e televisione come gli altri; giornali o carta stampata come gli altri; decorazioni, avanzamenti e promozioni come gli altri» (p. 19)

«Nelle mani di un don Bosco come di un Filippo Neri, l’oratorio è una casa con papà e mamma, mentre molte nostre opere sono meravigliose case senza l’uno e l’altra: case di orfani» (p. 26).

«Talvolta, osservando la febbre costruttiva che sta occupando un po’ tutti i parroci – qualcuno l’ha chiamata “il male della pietra” – mi viene il dubbio se essa non sia, per caso, un surrogato di un’insufficienza spirituale. Un’altra volta il “di fuori” prima del “di dentro”, il “sabato” prima dell’“uomo”. La tentazione mira non soltanto a capovolgere i valori, ma anche a dare una falsa fiducia che viene ben presto scontata da grossi avvilimenti. Quando ci si accorge che abbiamo ammucchiato delle pietre e che le pietre, da sole, non rendono gloria a Dio, prende lo scoramento» (pp. 38-39).

Annotazioni analoghe contestano l’«epidemia» di convegni, settimane, raduni… il pericolo è quello della riduzione del cristianesimo allo strato superficiale, rispetto al quale l’autore riporta episodi e insegnamenti evangelici che invitano alla sobrietà e alla profondità. Ma cosa significa servire i poveri? Mazzolari risponde: «La parrocchia a servizio dei poveri, vuol dire semplicemente amare di più chi ha bisogno di essere amato di più, e non lasciar fuori questi o quelli dal nostro amore» (p. 12). Nella parte finale del piccolo trattato vi è un capitolo che descrive il modo in cui il parroco di Bozzolo viveva la messa domenicale; uno dedicato al sacerdote in quanto tale (con annessa esortazione alla valorizzazione del laicato); e, in chiusura, una proposta per rispondere alla crisi:

«Si propone di costruire il presbiterio, non il convento, non quindi una disciplina e spiritualità conventuale, ma una libera comunità con una disciplina e una spiritualità che sorreggano e fecondino un apostolato lanciato alla riconquista delle masse.

Nella nuova fucina apostolica, la povertà sacerdotale tornerà a risplendere, consumando nell’offerta e nella devozione, le meschinità e le vanità che corrodono le nostre forze prima di essere portate in linea» (pp. 69-70)

Giorgio Campanini è uno dei pochi studiosi che si sono dedicati a questi scritti di Mazzolari. In una relazione presentata nel 1997 si sofferma in modo speciale sulla Lettera, giungendo ad una conclusione particolarmente interessante e degna di essere posta in rilievo. Secondo lui negli anni trenta, nel mezzo della polemica seguita alla pubblicazione de La più bella avventura, Mazzolari avrebbe inteso parlare, più che della parrocchia, della riforma della Chiesa. Campanini non ha difficoltà nel dimostrare che le frasi nelle quali si parla della parrocchia come capace di sostituirsi alla società civile, o di possedere il senso dell’eterno, «non possono che riferirsi alla Chiesa». Per cui la Lettera sulla parrocchia sarebbe in realtà una “Lettera sulla Chiesa”: non un trattato di teologia pastorale, ma di ecclesiologia, espresso usando l’unico linguaggio che la Chiesa dell’epoca poteva sopportare: quello cifrato.

Mi permetto però di dissentire, almeno parzialmente, da questa impostazione. Non perché non sia altamente verosimile che Mazzolari intendesse proporre anche un’ecclesiologia: ma non mi sembra corretto, con questo, considerare la parrocchia un semplice schermo destinato a nascondere un messaggio diverso. Egli parla anche della parrocchia, quasi sempre della parrocchia: ciò è dimostrato sia dagli altri tre scritti in merito (che Campanini ignora o confina nelle note a piè di pagina), ma anche dai numerosi riferimenti minuti all’attività parrocchiale che non avrebbero avuto senso, se si fosse voluto semplicemente alludere ad una dimensione universale.

Un profeta sorpassato?

Non sono certo io il primo a dire che il pensiero di Mazzolari, il quale scomparve prima dell’apertura del Concilio Vaticano II (avendo però il tempo di sentirsi definire «tromba dello Spirito Santo» da Giovanni XXIII), ha segnato profondamente la vita pastorale italiana del secondo dopoguerra. Ciò è talmente vero che mi chiedo quale cristiano italiano oggi, leggendo la vicenda mazzolariana, potrebbe trovarsi solidale con le posizioni dei suoi detrattori. Ci troviamo spesso a giustificare il comportamento e le posizioni di questo o quel personaggio, anche ecclesiastico, affermando che era “uomo del suo tempo”: non possiamo allora che riconoscere che Mazzolari non era uomo del suo tempo, ed era invece dotato di uno spirito profetico capace con la parola e con l’esempio di guardare oltre. Mi sia concessa una sola citazione, parzialmente extravagante rispetto all’oggetto di questa relazione, tratta dalla lettera inviata il 16 ottobre 1941 (sì, quarantuno) al suo vescovo, mons. Giovanni Cazzani:

«Domani, quando i preti del mio vicariato mi domanderanno cosa fu detto e deciso nella nostra riunione annuale, mi sentirò venir meno il cuore nel ripetere le cose che mi avete incaricato di riferire.

Perdonatemi, eccellenza, se continuo la penosa confessione.

Da qualche tempo il ministero mi porta a contatto con gente d’ogni condizione e ovunque ho trovato un animo più pronto e un più sofferente cuore che nella mia diocesi, ove il nostro clero (sotto tanti aspetti meraviglioso) sta addormentandosi perdendo slancio e vigoria. I giovani specialmente, che insieme a molti chierici arretrano su posizioni così anguste e partigiane da farmi chiedere se ancora vive in noi la passione della cattolicità.

Proprio ieri nel pomeriggio ho letto un documento giurato, che a giorni perverrà nelle mani del Papa, ove un alto ufficiale italiano racconta atrocità contro i serbi per istigazione di frati, sacerdoti e cattolici croati.

Di tale spirito partigiano qualche saggio lo si è potuto rilevare in parecchi articoli di prima pagina de La vita cattolica [settimanale diocesano di Cremona] dell’attuale direttore milanese, in uno dei quali si contavano allegramente i morti russi.

Certe sopravvivenze partigiane, certe difese… bisogna cercarle nei conventi, nelle canoniche, nei seminari (anche nel nostro seminario dove si vocifera che l’on. Farinacci per interposta persona riesca a farvi giungere la sua influenza) e nelle associazioni di Azione Cattolica femminile, le cui dirigenti, con benestare largamente dato, si trapiantano come gerarche nelle organizzazioni del regime. Proprio adesso che si avvicina il “redde rationem”…

Presto pagheremo anche queste audacie a rovescio; poiché, comunque si concluda il fatto militare, la rivoluzione è già in marcia e a noi sacerdoti – se continueremo con questa andatura – non rimarrà neanche la scelta tra l’impiccagione o il plotone d’esecuzione» (Lettere a vescovi, pp. 33-35).

Se mi fermassi a questo livello celebrativo, però, perderei di vista l’obiettivo: vedere in che modo le provocazioni mazzolariane interrogano il nostro presente. Ma a questo punto insorgono i dubbi. Perché il mondo della pieve sull’argine – è banale, ma va detto – non esiste più; non esiste più dal punto di vista sociale, economico, culturale ed anche ecclesiale. Volendomi fermare a quest’ultimo aspetto, i decenni che stanno tra la morte di Mazzolari e la nostra epoca non hanno solo dimostrato quanto Mazzolari avesse, in molti settori, ragione (e tanti gerarchicamente superiori a lui avessero torto), ma hanno anche causato una certa obsolescenza dei suoi scritti in materia. È infatti evidente che il parroco-padre, figura centrale della vita parrocchiale, non esiste quasi più nel contesto attuale, e verrà a mancare del tutto tra dieci o quindici anni. E cosa è allora della parrocchia, cosa sarà della parrocchia?

Fine del sacerdote, fine della parrocchia?

Il Concilio, quarant’anni fa, conosceva una Chiesa a trazione clericale: il clero era numeroso, capace di pervadere in modo capillare ambienti e territori, in grado di esprimere una propria cultura che reggeva il confronto con quella “secolare”. Ora invece la Chiesa occidentale sta modificando proprio la propria organizzazione di base, sguarnita dal crollo numerico delle vocazioni al ministero consacrato. Esiste certamente un problema “qualitativo”, così descritto, con crudo realismo, da Michele Nicoletti:

«Oggi preoccupa non tanto il mancato riconoscimento da parte della società, non tanto le poche vocazioni, ma il fatto stesso che la chiesa non sappia che cosa fare del prete e lo lasci così in balìa di se stesso: gli anziani a guardare il mondo che cambia, quelli di mezza età con la rabbia di chi si era arruolato per una causa di liberazione e si trova a fare l’assistente sociale dei rifiuti del capitalismo o il terapeuta delle fisime dei capitalisti, quelli più giovani soffocati dagli uffici di dispensatori di servizi religiosi, portandosi dentro un mondo interiore che alle inquietudini messianiche ha da un bel pezzo sostituito la ricerca tormentata del proprio sé, della propria identità, sessuale, affettiva, sociale».

Al problema qualitativo si affianca però un evidente problema quantitativo, per ora percepito soprattutto come un invecchiamento del clero, ma che non tarderà a manifestarsi in tutta la sua evidenza, costringendo le comunità cristiane a confrontarsi con la mancanza di coloro che – stando alle norme – dovrebbero garantire il servizio liturgico e pastorale, numericamente insufficienti per compiere con dignità la loro missione. La Chiesa che conosciamo – dando per scontato che non si avranno, a breve scadenza, mutamenti sostanziali nei “meccanismi di reclutamento” – è dunque alla vigilia di una “declericalizzazione violenta”. Credo si tratti di un passaggio al quale non siamo preparati, foriero più di conflitti che di discussioni, capace di innescare più scismi che dialettica. E cosa accadrà alla parrocchia? Il modello inaugurato quindici secoli fa, in seguito alla grande diffusione del cristianesimo anche nelle campagne, sta già mostrando i suoi limiti per la sempre minore rilevanza dei legami territoriali per la vita di fede; ma con la scomparsa del prete, di colui che nella sua persona dovrebbe rappresentare il centro della comunità cristiana, segno e strumento della presenza di Cristo, cosa potrebbe succedere?

Si possono immaginare due situazioni. L’una, quella di un cristianesimo vissuto in modo tendenzialmente individualista, nel quale il fedele (quello che è in grado di farlo) “rincorre” ogni domenica il sacerdote nel luogo in cui viene celebrata legittimamente l’eucarestia; il celebrante viene così considerato presenza sacra, imprescindibilmente mediatrice rispetto alla divinità, e garanzia di unità con la Chiesa universale. È quello che spesso viene definito modello “tridentino”. Al lettore dei suoi scritti, don Primo Mazzolari appare schierato decisamente su questo fronte (Saverio Xeres parla perfino, a questo riguardo, di «inadeguato fondamento ecclesiologico»). Ne Il mio parroco, il sacerdote è esplicitamente definito «altro Cristo»; nella lettera intitolata “Ricordanze” della raccolta Lettere al mio parroco, si contesta l’idea di festeggiamenti “profani” per un venticinquesimo di sacerdozio con queste parole:

«Certi ricordi non si possono condire con campane, musiche, battimani, banchetti. Ogni sventagliare di vanità, ancorché innocua, profana e disturba il colloquio misterioso di una povera creatura che fu posta a fare da ponte tra le sponde di due mondi, troppo in basso per quella dell’eterno, troppo in alto per quella del tempo» (p. 130)

L’altra situazione è quella delle comunità che – intendendo il ministero consacrato in funzione di esse – a poco a poco imparano a fare a meno del ministro consacrato, dando vita a gruppi autocefali che tendono alla deriva reciproca. Nel contrasto tra questi due cristianesimi, portatori di ecclesiologie radicalmente diverse, potrebbe emergere (forse prima di quanto pensiamo) quello scisma sommerso di cui spesso si parla. Non è, per quanto mi riguarda, una prospettiva auspicabile, e chi può fare qualcosa per porvi rimedio e non lo fa, e sceglie invece di puntare sui preti ultraottantenni, o sulla “tratta” che riempie conventi e canoniche di fratelli del Sud che vengono a svolgere l’ennesimo lavoro che rifiutiamo, dimostra una certa miopia.

Di fatto (e anche in linea di principio) si è alla ricerca di una via intermedia tra i due estremi, soprattutto affidando ai laici “ministeri” sempre più ampi nella liturgia e nella pastorale (catechesi, matrimoni, battesimi, liturgie della parola, funerali…) lasciando al “prete volante”, che fa la sua comparsa in qualche orario domenicale, solo eucarestia e confessione. Una soluzione apparentemente “democratica”, relativamente facile da praticare, almeno per il momento. Il rischio è però che i laici si trovino a ricoprire responsabilità sempre più ampie senza un’adeguata preparazione (culturale e spirituale) e senza alcun riconoscimento della propria opera, e che i (pochi) ministri consacrati rimanenti perdano sia il contatto con le comunità, sia la coscienza del proprio ruolo in quanto persone, non in quanto operatori liturgici. Questo, in merito, il giudizio di Alberto Melloni:

«Mentre crescono per numero e per importanza queste figure indefinite, il prete ordinato rimane prigioniero di incombenze apparentemente più alte, ma in realtà più burocratiche: gestore di un team pastorale, assistente sociale, formatore, ripetitore dei Romana locuta, funzionario… In nessuno di questi “mestieri” la cura animarum, sulla quale il [concilio] tridentino aveva costruito la riforma e l’identità del chierico, trova adeguato spazio – e chi ne porta il peso, al fondo, è lo stesso clero, che paga pigrizie intellettuali e iperattivismi socio-pastorali».

Norme per il sacerdozio universale

In questo quadro, dove sta Mazzolari? Davvero è ancorato irrimediabilmente ad un passato che non esiste più? Deve essere considerato, da questo particolare punto di vista, come colui che visse in un tempo troppo diverso dal nostro, o anzi come il difensore di una linea che (almeno a chi scrive) appare di corto respiro? O dal suo magistero si possono ancora trarre fecondi stimoli per il futuro?

Vi offro, a questo proposito, la mia interpretazione, senza pretendere che sia considerata corretta o condivisibile da tutti. A mio parere il perno sul quale si incardina una lettura attualizzante degli scritti di Mazzolari sulla parrocchia e sul parroco è Lumen Gentium 10: la trattazione sul sacerdozio comune dei fedeli.

«Cristo Signore, pontefice assunto di mezzo agli uomini, fece del nuovo popolo “un regno e sacerdoti per il Dio e padre suo”. Infatti per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati per formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo, per offrire, mediante tutte le attività del cristiano, spirituali sacrifici, e far conoscere i prodigi di colui, che dalle tenebre li chiamò all’ammirabile sua luce».

Siamo cresciuti pensando che parlare di “sacerdozio universale” fosse importante sì, ma un po’ generico: affermare l’universalità di una condizione non è come non affermarla, ma certamente rischia di farne sbiadire la portata. In un mondo nel quale le culture e le religioni si intrecciano e si mescolano (non sto parlando solo della società multietnica, ma anche delle tantissime varianti in cui si declina una appartenenza culturale dichiarata), un mondo inevitabilmente lontano dalla “pieve sull’argine”, la parola “universale” può cominciare ad interagire con il suo corrispondente greco: “cattolico”. E allora è al cristiano aperto all’universo, che intende vivere nella quotidianità e nella concretezza la sequela di Cristo, che potranno essere trasferiti almeno alcuni dei caratteri che Mazzolari attribuiva al ministro ordinato secondo il grado dell’ordine presbiterale.

Saverio Xeres si serve di immagini bibliche per tracciare le coordinate teologiche di riferimento del prete mazzolariano: il padre che attende il ritorno del Prodigo, il Samaritano aperto all’incontro, l’accompagnatore discreto sulla strada verso Emmaus. Riconosce quindi il «disegno essenziale» del parroco di Cicognara e Bozzolo nella «ministerialità, ovvero in un servizio reso a Cristo Servo di ogni uomo». Tra gli aspetti particolari di tale servizio, Xeres cita il servizio alla Parola, il culto della vita umana come luogo di incontro con Dio, la missione senza confini, l’attenzione alla concretezza del tempo presente. Tutti aspetti – mi permetto di dire – che solo un’ottica ancora, magari inconsciamente, “tridentina” può pensare di considerare circoscritti alle competenze del ministero ordinato. Provo allora ad annotare, facendomi aiutare dai testi di don Primo, alcuni dei caratteri di questo cristiano che, riscoprendosi sacerdote consacrato nel battesimo, tenta faticosamente la sequela di Cristo.

Il cristiano deve mettersi in ascolto del Vangelo.

«Forse quando ho incominciato a scrivere non volevo arrivare fin qui. Ma col Vangelo in mano si sa dove s’incomincia e non si sa dove si finisce. Il Vangelo è novità e sorpresa. La strada continua per chi ha osato aprire il libro, e dire: “Ti seguiremo ovunque andrai”» (La parrocchia, p. 72).

Il cristiano deve vivere l’amore gratuito verso tutti.

«La malattia di voler bene ai clienti ce l’ha attaccata Cristo: è la passione sacerdotale, il segno della divina fecondità. Ma prima di credergli, gli uomini, che pure non desiderano di meglio che di essere amati per amore, cioè senza interesse, lo mettono alla prova: perché se veramente c’è questo sentimento nell’animo del prete, allora anche quello che il prete insegna può essere vero» (Il mio parroco, p. 21).

Il cristiano deve essere aperto a ciò che sta al di fuori della piccola cerchia di chi la pensa allo stesso modo.

«Occorre salvare la parrocchia dalla cinta che i piccoli fedeli le alzano allegramente intorno e che molti parroci, scambiandola per un argine, accettano riconoscenti» (Lettera sulla parrocchia, p. 42).

Il cristiano deve avere una attenzione preferenziale per i poveri.

«In quella pagina del Vangelo c’è dentro tutto: la povertà, la gente che ha fame, che ha sete, che è ignuda, che è senza casa, che è prigioniera…

Perché? Importa tanto sapere il perché?

Ora io so quanto è necessario: cioè che se non mi adopero per dare da mangiare, per dare da bere, per accogliere, per vestire, per visitare…, ne sia o no personalmente responsabile, non avrò la vita eterna» (Lettere al mio parroco, pp. 125-126).

«Qualcuno dice: “Dà ragione ai poveri per gusto di popolarità”. Già, come se il popolo ci credesse! Bel gusto perdere gli uni e gli altri! Ma non deve essere perduto il gusto del Vangelo, di una parola divina che fruga ogni anima e non lascia in pace nessuno, né quelli che voltano le spalle alla chiesa, né quelli che vi occupano i “primi posti”, e che spesso, con la loro presenza, tengono lontani gli “ultimi”. I ricchi ci possono stare, ci devono stare in chiesa, ai primi posti se volete, purché paghino questo onore confrontandosi col Crocifisso e sul Vangelo che il parroco deve discoprire senza pietà o falsi riguardi!» (La parrocchia, pp. 46-47).

Il cristiano deve vivere nella radicalità, contro le pretese di fare affidamento sulle sole forze umane, intellettuali o materiali, e contro le logiche funzionariali nelle quali la “religione civile” vorrebbe rinchiudere il messaggio cristiano.

«E allora noi le domandiamo: “sentinella, a che punto è la notte?”

Per rispondere come deve rispondere chi vigila alle frontiere del Regno di Dio e come le anime richiedono, non è necessario ch’egli sia uno scienziato, uno storico, un politico. Starebbe come Davide nell’armatura di Saul: direbbe cioè parecchie corbellerie come ne dicono alcuni suoi colti colleghi. Ci basta ch’ella spalanchi gli occhi dell’anima, quelli che la fede illumina e dove conclude ogni cosa saldandosi o meno con l’unica realtà» (Lettere al mio parroco, p. 23).

«Ogni organizzazione che pospone o dimentica la via evangelica e pone l’apostolo in tentazione di confidare nell’uomo e nelle cose fabbricate dalle mani dell’uomo, costruisce piuttosto per il tempo che per l’eternità, per un segno che è dell’uomo o del tempo, anche se le insegne solo di un Altro» (La parrocchia, pp. 25-26).

Il cristiano deve respingere il rimpianto del passato ed essere aperto verso il futuro.

«Ci fu davvero l’età dell’oro della religione? È a portata della nostra memoria, o bisogna cercarla lontano, nella storia? Che nel rimpianto non ci sia il segno di quell’inclinazione naturale che ci fa dimentichi dei mali passati, esacerbati come siamo dei presenti, oppure un ripiegamento quasi senile di fronte alle nuove difficoltà, le quali non si superano piagnucolando sopra privilegi scaduti o abitudini soppiantate? …

L’età dell’oro è davanti, nell’avvenire. La storia archivia le proteste inutili, perché anch’essa come la vita è in funzione di presente e di futuro. Un prestigio perduto non è una prova, ma una difficoltà, che non conviene esagerare con larghi rimpianti. Ma io vorrei sapere da lei, signor parroco, se nella Chiesa c’è davvero un passato che meriti così vasto e indefesso rimpianto. Mi si viene dicendo, con monotonia inquietante, che una volta la religione era più viva di oggi, che una volta i costumi… e giù un singhiozzo e un anatema. Quando? Mi si fissi l’epoca, perché il passato è il tempo di nessuno, e ognuno vi può collocare indisturbato l’età dell’oro, roba di nessuna età, la quale deve essere segnata soltanto nel catasto della fantasia, come le fiabe che cominciano tutte con… c’era una volta» (Lettere al mio parroco, pp. 105-107).

Il cristiano deve riconoscere il proprio limite.

«Ogni prete ha lo strazio di dovere quasi sempre predicare delle parole che sono più in alto, se non proprio in aperto contrasto, con la sua vita. Ogni volta che noi predichiamo il Vangelo, condanniamo noi stessi» (Il mio parroco, p. 17).

Il cristiano deve avere il coraggio di esprimersi con franchezza e di vivere nella libertà.

«In troppe parrocchie si ha paura dell’intelligenza, la quale vede con occhi propri, pensa con la propria testa, e parla il suo linguaggio. I parrocchiani che dicono sempre di sì, che sono sempre disposti ad applaudire, a festeggiare e a… mormorare, non sono, a lungo andare, né simpatici, né utili, né obbedienti» (La parrocchia, p. 68).

L’insistere di Mazzolari sulla imprescindibilità della parrocchia, più che una teoria riguardante l’organizzazione pastorale, è allora un corollario dell’incarnazione: vivere la parrocchia significa accettare che la fede divenga carne, che si traduca sul piano dei rapporti umani, rifiutando la possibilità che un impegno ecclesiale possa portare al distacco dalla vita reale.

«Le strade cristiane nel mondo si tracciano camminando con integrità di fede, con passione d’apostolo, con audacia di carità, con disciplina di figliuoli. E – non illudiamoci – sono strade di dolore prima che strade di conquista e di gloria. Se qualcuno, per scusare la propria accidia spirituale o per non esporre la propria anima al pericolo di perdersi, pretende veder chiaro e sicuro, pronto a gridare al fallimento del tentativo per ogni passo sbagliato o per ogni esperienza che va ripresa, non si metta neppure in strada. Il calvario ha le sue cadute e le sue ignominie e chi non sa compatirle non può neppure fare da cireneo a Gesù, che muore ogni giorno nel nostro mondo disumanizzato» (Lettera sulla parrocchia, pp. 37-38).

Mi rendo conto, con questo, di aver parzialmente tradito la lettera del testo di Mazzolari, il quale non mancava di sottolineare che «per essere nella Chiesa, il laico non ha bisogno di farsi chierico» (La parrocchia, p. 65). Ma non rinuncio a pensare che possa essere rivolto a tutti i cristiani l’appello che chiude l’ultima delle Lettere al mio parroco:

«non li ha incaricati di imporsi alla terra, ma di aprire in qualche cuore le speranze del Regno, di dare una consolazione a chi piange, una gioia a chi muore, una certezza a chi attende: non per essere esercito, ma sale della terra e luce del mondo: non per camminare a passo di marcia, ma per sentirsi uniti nella carità» (Lettere al mio parroco, p. 142).

Relazione presentata nell’ambito di un ciclo di incontri dedicati alla figura di don Primo Mazzolari: Fossò (Venezia), 11 febbraio 2005, e pubblicata su Il Margine, n. 3(2005).


Nota bibliografica (per la quale ringrazio Paolo Marangon). Ho utilizzato i seguenti testi: P. Mazzolari, Lettere al mio parroco, La Locusta, Vicenza 1974; P. Mazzolari, Lettera sulla parrocchia, EDB, Bologna 19793; P. Mazzolari, Il mio parroco, EDB, Bologna 19802; P. Mazzolari, La parrocchia, La Locusta, Vicenza 19602; P. Mazzolari, Lettere a vescovi, La Locusta, Vicenza 19842 (i numeri di pagina si riferiscono a queste edizioni). Per le note biografiche: C. Bellò, Primo Mazzolari. Biografia e documenti, Queriniana, Brescia 1978. L’articolo di G. Campanini è Dal rinnovamento della parrocchia alla nuova immagine di Chiesa, in Mazzolari. Nella storia della Chiesa e nella società italiana del Novecento, a cura di A. Chiodi, Paoline, Milano 2003, pp. 133-147. Il testo di S. Xeres èIl prete e la sua missione nella visione di don Mazzolari, in Mazzolari e la spiritualità del prete diocesano, a cura di M. Guasco e S. Rasello, Morcelliana, Brescia 2004, pp. 63-110. Il quadro riguardante la situazione della pastorale è una sintesi di quanto ho scritto in Al servizio della salvezza. Preti, laici, futuro della liturgia e della pastorale, in “Il Margine”, 1998, n. 5. La citazione di Michele Nicoletti è tratta da Ridateci san Tarcisio, in “Il Margine”, 1999, n. 10; quella di Alberto Melloni da Chiesa madre, chiesa matrigna, Einaudi, Torino 2004, p. 78.

Dopo il vertice sugli abusi nella Chiesa, Benedetto XVI pubblica un testo. Thiel: “Questo testo pone molti interrogativi”

Marie-Jo Thiel è medico e professoressa di etica alla facoltà di teologia all’università di Strasburgo. Autrice di una vasta summa sugli abusi sessuali nella Chiesa (La Chiesa cattolica di fronte agli abusi sessuali su minori, Bayard), la teologa si interroga sul testo firmato dal papa emerito Benedetto XVI, pubblicato sulla rivista Klerusblatt. L’intervista che segue, a cura di Céline Hoyeau, è ripresa da La Croix del 12 aprile 2019 (traduzione del sito Fine Settimana).

  • Dopo il vertice sugli abusi nella Chiesa, Benedetto XVI pubblica un testo per «aiutare ad attraversare questa ora difficile». Punta l’indice in particolare contro la rivoluzione del ‘68. Lei cosa ne pensa?

La storia della Chiesa mostra che gli abusi commessi da chierici non sono solo recenti. Fin dal primo secolo del cristianesimo, i concili di Elvira e di Ancira hanno condannato gli abusi su giovani ragazzi, e queste condanne riguardavano anche dei chierici. Il testo Crimen Sollicitationispubblicato nel 1962 dal Vaticano riprende un testo del 1922, che ricorda Sacramentum Poenitentiae di papa Benedetto XIV del 1741!

  • Al contempo, gli studi mostrano però un picco degli abusi commessi da preti tra il 1960 e il 1980…

È vero che la società degli anni Sessanta è caratterizzata da una crisi dell’autorità e da una permissività sessuale. Ma quel contesto non è sufficiente a spiegare tale crisi. Benedetto XVI resta nella prospettiva dell’obbedienza ad una norma, soprattutto nell’ambito dell’etica sessuale e familiare. Perché quell’etica, che i preti avrebbero dovuto trasmettere, è fallita nella sua applicazione? Mi sembra che la Chiesa si sia focalizzata su un’immagine post-tridentina  sacralizzata del prete senza fornirgli le risorse per farsi carico della propria vita sessuale. C’è anche un problema di formazione, di presa in considerazione dell’apporto delle scienze umane che, sorprendentemente, sono assenti da questo testo.

  • La crisi degli abusi non è dovuta ad una contaminazione del relativismo diffuso?

In etica, per discernere, bisogna tener conto sia della legge, che dell’individuo che discerne e della situazione. Isolare la norma conduce al legalismo. Isolare l’individuo conduce al soggettivismo. Isolare la situazione conduce al situazionismo. Bisogna quindi circolare tra questi tre elementi per discernere, basandosi sulle risorse sia della fede che delle scienze umane. In questo contesto, certe prospettive possono essere ingiustificabili, come lo stupro o l’assassinio. Ma, al contempo, è la mia coscienza che mi dice che quegli atti, in ogni caso, sono atti cattivi. Perché una norma possa funzionare nella pratica, bisogna che possa essere riconosciuta dalla coscienza nella sua pertinenza. Se la norma è puramente estrinseca (è la prospettiva di un certo neotomismo), sarà molto facilmente trasgressibile. È anche una delle ragioni per cui si è avuto un tale numero di abusi in quegli anni.

  • Fondamentalmente, per Benedetto XVI, la pedofilia è dovuta alla perdita del senso di Dio. Che ne pensa?

Se la pedofilia è dovuta ad una mancanza di fede, perché allora così tanti preti tra gli abusatori? Perché così tanti grandi fondatori di comunità nuove che papa Giovanni Paolo II ha continuato a portare ad esempio? Perché Benedetto XVI non assume l’analisi fatta da papa Francesco, anche nel momento del vertice sugli abusi in febbraio? Perché non prende in considerazione l’aspetto sistemico della crisi? Sembra non vedere il problema d’insieme, la relazione con gli abusi di potere e di coscienza che in questo testo non compaiono mai. Questo testo pone molti interrogativi.

Il caso. Umbria, inchiesta sulla sanità. Pd nella bufera

Un altro terremoto ha sconvolto l’Umbria. Ma stavolta è un’azione giudiziaria su presunte irregolarità commesse nelle procedure di otto concorsi per l’assunzione di personale in un’azienda ospedaliera di Perugia. Per aver rivelato informazioni riservate su possibili tracce di prove d’esame sono finiti agli arresti domiciliari quattro tra politici e manager. Ieri mattina la guardia di Finanza, nell’ambito di un’indagine avviata dalla procura del capoluogo umbro, ha eseguito provvedimenti di custodia cautelare nei confronti del segretario regionale del Pd, l’ex deputato Giampiero Bocci, già sottosegretario agli Interni nei governi Letta, Renzi e Gentiloni, dell’assessore alla Salute della Regione, Luca Barberini, anch’esso in quota al partito democratico, del direttore generale dell’azienda sanitaria, Emilio Duca, e dell’ex direttore amministrativo della stessa struttura, Maurizio Valorosi.

Altri sei dirigenti di enti ospedalieri della regione sarebbero stati sottoposti a misure interdittive (sospesi per sei mesi dall’esercizio delle attività amministrative). Tra questi, il supermanager Walter Orlandi, direttore dell’area sanità della Regione. Ma gli indagati sarebbero in tutto 35. Durante la mattinata, i finanzieri avevano effettuato perquisizioni negli uffici e nelle case della presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini – che risulta tra gli indagati a piede libero – e dei due principali accusati, Bocci e Barberini, oltre a controllare e sequestrare atti e documenti negli uffici amministrativi dell’ospedale Santa Maria della Misericordia e del Broletto (sede della Regione).

L’inchiesta è coordinata dal procuratore di Perugia, Luigi De Ficchy, coadiuvato dai pm, Paolo Abbrotti e Mario Formisano: i magistrati ipotizzano, per le persone coinvolte, a vario titolo, i reati di abuso d’ufficio, rivelazione del segreto d’ufficio, favoreggiamento e falso. Al blitz della Finanza si sarebbe arrivati dopo centinaia di intercettazioni telefoniche e di investigazioni “tradizionali”. I fatti avrebbero a che fare con l’assunzione di personale ausiliario del più importante ospedale cittadino.

In particolare, nell’ordinanza il gip fa riferimento a due conversazioni intercettate all’indagato Duca, direttore del nosocomio. Nella prima, del 9 maggio 2018, Duca parla con Alvaro Mirabassi, vicepresidente del Consiglio comunale: «Anche il Mirabassi – scrive il giudice – chiede di avere le tracce della prova scritta del 16 maggio e il Duca lo rassicura aggiungendo inoltre che avrebbe dovuto darle anche a Giampiero (dovendosi intendere l’onorevole Bocci)». Nella seconda intercettazione e in altre successive si conferma «la necessità avvertita da entrambi di far combaciare i diversi interessi clientelari, in particolare quelli segnalati dai predetti Barberini e Bocci, al quale, ultimo, il Duca ripromette di consegnare le tracce scritte l’indomani».

Il fascicolo della procura è di 90 pagine. La prima reazione è della presidente della Regione, Catiuscia Marini: «Quest’oggi mi è stata notificata dalla procura della Repubblica di Perugia una richiesta di acquisizione di atti nell’ambito di una indagine preliminare relativa a procedure concorsuali in capo a una Azienda sanitaria – ha dichiarato –. Ho offerto la mia massima collaborazione personale e istituzionale all’attività dell’autorità giudiziaria. Sono tranquilla e fiduciosa nell’operato della magistratura, nella certezza della mia totale estraneità ai fatti e ai reati oggetto di indagine». «Assoluta estraneità ai fatti» viene sostenuta anche dall’assessore Barberini, che nel frattempo si è autosospeso dal Pd.

Il reportage. Thailandia, quei bambini mandati a morire sul ring

Thailandia, quei bambini mandati a morire sul ring

Avvenire

Li chiamano i “gladiatori in erba”. Bambini, anche piccoli e piccolissimi, che la povertà spinge verso la boxe thailandese, la Muay Thai. Uno sport antico, travolto da immensi interessi che vanno dalle scommesse (legali e clandestine) all’organizzazione delle competizioni, estese da qualche anno anche a partecipanti stranieri, al miraggio di un benessere per pochi. I piccoli combattenti sono reclutati nei villaggi rurali, deturpati dalla miseria, già dai cinque o sei anni d’età. Dopo l’allenamento, vengono spediti sul ring dai dieci o dodici anni al massimo. A volte anche a otto.

Il loro compito è esibirsi di fronte a un pubblico che hai nei loro confronti un interesse quasi morboso. Resta ben poco dell’antica pratica, ammantata di ritualità e segreti tramandati da kru (maestro) ad allievo, cruda ma con una sua mistica definita e regole morali precise. Gli incidenti, lo sfruttamento, la morte di alcuni piccoli non sono sufficienti a contenere la sete di denaro di organizzatori, mediatori e allenatori. Anzi, è stata anche aperta la competizione tra scuole per portare sul quadrato nuove leve sempre più giovani.

Nemmeno il decesso per emorragia cerebrale sul ring, alla fine dello scorso anno, del 13enne Anucha Tasako è riuscita a bloccare una tendenza che sembra inarrestabile. Al contrario, la popolarità sia in vita, sia postuma di Anucha, che aveva già alle spalle cinque anni di combattimenti, sembra avere dato nuovo slancio alla pratica dei baby-gladiatori. Sull’onda dell’impatto emotivo provocato dall’evento, il governo si è impegnato a correre ai ripari (si fa per dire), proponendo di utilizzare atleti con età superiore ai 12 anni e rendere obbligatorie protezioni per chi abbia tra i 12 e i 15 anni. Le misure, tuttavia, hanno avuto scarso risultato pratico.

I medici chiedono da tempo che l’età minima per partecipare agli incontri sia alzata a 18 anni. Al contrario, la potente Associazione della boxe professionale thailandese preme perché sia abbassata a dieci. La contesa va avanti da tempo, mentre gli attivisti per i diritti umani denunciano una serie di abusi a cui sono sottoposti i baby-combattenti. Le statistiche non sono ovviamente ufficiali, anche per non contrastare la potente lobby pro-boxe, tuttavia, sarebbero circa 10mila gli atleti sotto i 15 anni registrati dall’Autorità sportiva thailandese.

Si stimano, tuttavia, in 200-300mila i bambini coinvolti in una qualche forma di competizione, in alcuni casi addirittura reclutati a 4-5 anni. Una situazione drammatica e non solo per un abbandono sovente precoce delle aule scolastiche dei giovani atleti. In una ricerca specifica, il centro traumatologico specializzato in diagnostica avanzata dell’ospedale Ramathibodi di Bangkok ha evidenziato gravi danni in centinaia di giovani atleti. Paragonati ai coetanei non coinvolti nel Muay Thai, i piccoli gladiatori hanno un media un quoziente intellettivo inferiore in media di 10 punti alla norma. Un danno, crescente con una pratica prolungata, a cui si aggiungono le conseguenze fisiche, sovente irreversibili, fino al decesso nei casi più gravi.

Tuttavia, negli anni vi sono state solo raccomandazioni all’uso di protezioni e le stesse autorità sanitarie hanno semplicemente invitato preparatori e atleti tra i 13 e i 15 anni a comportamenti che «prevengano danni cerebrali, non propizino anomalie del cervello, il Parkinson e un Alzheimer precoce da adulti». In buona sostanza, a combattere cercando di evitare colpi decisivi che sul ring possono segnare la differenza tra vittoria e sconfitta. Esiste poi un altro aspetto, quello dello sfruttamento. È difficile che bambini sotto i 15 anni scelgano liberamente di rischiare la vita in cambio di proventi di cui beneficeranno quasi esclusivamente familiari e maestri. È certo l’immenso giro d’affari che ruota attorno al loro impegno e sacrificio. Un campione arriva a guadagnare migliaia di euro per una finale me ben poco gli resta in mano.

Un bambino di 10 anni si leva i guantoni dopo un incontro a Bangkok

Un bambino di 10 anni si leva i guantoni dopo un incontro a Bangkok

Lo stesso accade con i premi, ricavi pubblicitari, i diritti radio e televisivi. A beneficiarsi sono le reti di reclutamento, gli sponsor e gli scommettitori: l’azzardo vale molti milioni di euro. Per tanti, soprattutto per i più giovani, lo sfruttamento, la coercizione, sono realtà quotidiana. Non a caso, i dati usciti dal rapporto sulle peggiori forme di lavoro minorile pubblicato dal Dipartimento di Stato americano cinque anni fa, all’inizio quindi del boom attuale di bambini (e bambine) combattenti, indicava che «è noto come i combattenti retribuiti diMuay Thai siano sfruttati in quanto lavoratori minorenni e che la questione suscita una grave preoccupazione».

La storia

Duecento combattimenti a soli 13 anni. Anucha ucciso per una “borsa” da 60 euro

Il 10 novembre 2018, quando salì sul ring per l’ultima volta, orgoglioso di quasi 200 combattimenti fino ad allora, a 13 anni Anucha Tasako godeva di una fama crescente nella boxe giovanile e poteva essere orgoglioso delle migliaia di euro vinti e consegnati alla sua famiglia nel povero Nord-Est thailandese. Quell’incontro contro un avversario di soli due anni più anziano gli avrebbe dovuto consegnare altri 2.000 baht, circa 60 euro. Invece si rivelarono il costo di una vita, la sua, colpito al capo da un calcio sferrato per vincere annientando l’avversario. Una emorragia cerebrale che in pochi minuti lo tolse all’esistenza, allo sport e alla famiglia.
Una «morte da guerriero», qualcosa di ricordare, da portare ad esempio per lo zio che l’aveva accolto all’età di tre anni, che a sette l’aveva avviato al Muay Thai nella sua Kalasin, tra le province più depresse del Paese, e a otto l’aveva spinto per la prima volta sul quadrato a vincere per la gloria e per 300 baht.

«Il suo sogno era di essere incoronato campione nello stadio di Lumpini o in quello di Ratchdamnoen (a Bangkok), ma anche di accedere all’accademia militare», ha ricordato lo zio ai giornalisti accorsi in massa nel villaggio della famiglia dopo l’incidente. Nessuna animosità, nessuna rivendicazione e ben poco indennizzo successivo.

Lo stesso giovane avversario aveva messo all’asta i pantaloncini indossati durante l’incontro per garantire qualche baht alla famiglia del defunto. Nessun responsabile, alla fine, nemmeno per non avere vigilato sulle protezioni richieste ma sovente ignorate.
«Vorrei vedere una legge che imponga agli atleti sotto i 15 anni di indossare protezioni nei combattimenti» aveva dichiarato ancora la zio, con un auspicio quanto meno tardivo. Che nemmeno altri hanno comunque accolto. Nonostante quella disgrazia e tante altre, nelle arene dove quotidianamente e ancor più intensamente durante le occasioni festive si incrociano colpi e speranze di atleti per cui è spesso difficile trovare guanti o pantaloncini regolamentari tanto sono esili e tenaci come fil di ferro, le misure di sicurezza sono quelle concordate tra i coach, a loro volta legati alle necessità di spettacolarità che incentivano sponsorizzazioni e scommesse. Nel “Paese del Sorriso” o almeno per la sua popolazione meno favorita, la speranza di benessere vale un altro combattimento.

Difficile anche solo stimare quanti Anucha potenziali vi siano in Thailandia, anche perché la popolarità del Muay Thai ne fa insieme pratica atletica diffusa, sport, gioco e – per necessità o passione – lavoro, magari a tempo parziale. Ma soprattutto soldi per chi gestisce il traffico delle scommesse.

Da sapere

Un’arte nobile che finisce snaturata

Della boxe thailandese (Muay Thai) gli appassionati continuano a dare la definizione di «arte marziale culturale» a segnare una sua unicità. Tuttavia, la provenienza dai suoi ranghi nazionali e internazionali di tanti partecipanti alle competizioni di Mixed Martial Art (Mma) e simili tecniche di combattimento libero ha reso assai più internazionale la Muay Thai, che infatti negli scorsi anni ha aperto le porte a atleti e contaminazioni stranieri. Dopo avere relegato ai margini ogni altra forma di combattimento locale e (almeno fino alla crescita esponenziale del calcio negli ultimi tempi) avere monopolizzato l’interesse di sponsor, spettatori e racket, oggi la Muay Thai vive una crisi insieme di identità e di crescita. Ne è un sintomo la continua necessità di giovani leve. L’intensità della vita agonistica, con 120-180 incontri di media entro i 25 anni espone a danni permanenti, mentre la mediocrità dei compensi richiede un’abnegazione che per molti coincide con convinzione ma per tanti fa rima con disperazione. Solo a pochi atleti, infatti, è permesso di godere di benefici economici che consentano una vita agiata.

Nigeria: oltre 3.500 bambini reclutati in gruppi armati dal 2013

Un bambino soldato

Oltre 3.500 minori, la maggior parte dei quali di età compresa tra i 13 e i 17 anni, sono stati reclutati da gruppi armati non statali tra il 2013 e il 2017 e sono stati utilizzati nel conflitto armato in corso nella Nigeria nord-orientale. Lo denuncia oggi in una nota l’Unicef spiegando che si tratta di “cifre verificate” mentre quelle reali “sono probabilmente più alte”.

Nel 2018 più di 400 bambini uccisi e mutilati

Oltre al fenomeno dei bambini soldato, l’Unicef riferisce che solo nel 2018 nel nord-est del Paese africano si contano 432 bambini che sono stati uccisi e mutilati, 180 che sono stati rapiti e 43 ragazze che sono state vittime di abusi sessuali. L’agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia offre una fotografia di questa drammatica situazione alla vigilia del quinto anniversario del rapimento delle 276 studentesse di Chibok, eseguito 14 aprile del 2014 dal gruppo jihadista Boko Haram.

100 studentesse ancora nelle mani di Boko Haram

Quasi 60 studentesse riuscirono a fuggire subito dopo il loro rapimento, mentre altre sono state rilasciate negli ultimi anni, ma ne mancano all’appello ancora circa 100 e la loro condizione è sconosciuta. Il sequestro di massa delle ragazze suscitò lo sdegno di gran parte dell’opinione pubblica mondiale, una campagna sui social media diventò virale e fu sostenuta dall’allora first lady americana Michelle Obama e da celebrità dei media. L’hashtag #BringBackOurGirls è stato twittato circa 3,3 milioni di volte a metà maggio 2014. Tuttavia dopo alcuni mesi però l’interesse per la drammatica vicenda si ridusse notevolmente e la stampa internazionale spense i riflettori sulle sorti delle studentesse.

Unicef chiede il rispetto del diritto internazionale

“I bambini dovrebbero sentirsi sempre al sicuro a casa, nelle scuole e nei loro parchi giochi”, ha detto Mohamed Malick Fall, rappresentante dell’Unicef in Nigeria. “Chiediamo alle parti in conflitto di adempiere agli obblighi previsti dal diritto internazionale per porre fine alle violazioni contro i bambini e per smettere di prendere di mira le infrastrutture civili, comprese le scuole. Questo è l’unico modo in cui possiamo iniziare ad apportare miglioramenti duraturi nella vita dei bambini in questa parte devastata della Nigeria”.

I programmi di recupero per i bambini soldato

Intanto L’Unicef continua ad offrire il suo sostegno al governo della Nigeria nei suoi forti sforzi per proteggere i bambini, in special modo collabora con il Ministero per le Questioni Femminili e lo Sviluppo Sociale e con altri partner per sostenere i bambini che sono stati salvati o sono fuggiti dalla prigionia. Nel 2017 e nel 2018, l’Unicef e i suoi partner hanno fornito servizi di reintegrazione a più di 9.800 persone precedentemente associate a gruppi armati e a bambini vulnerabili nelle comunità. Questi servizi aiutano a rintracciare le famiglie dei bambini, a riportarli nelle loro comunità e offrono sostegno psico-sociale, istruzione, formazione professionale, apprendistato informale e opportunità per migliorare le condizioni di vita.

Sulla situazione del nord-est della Nigeria e delle violazioni dei diritti dei bambini, VaticanNews ha intervistato il portavoce di Unicef Italia, Andrea Iacomini

Diciamo che bisogna parlare della parte del nordest della Nigeria dove purtroppo dal 2013 c’è una guerra che imperversa, nella quale Boko Haram ha portato morte, paura, distruzione e rapimenti, a causa dei quali ancora oggi è complesso trovare una soluzione per una pace duratura. Il governo è in grave difficoltà e quindi questa resta una zona di un Paese che nella sua parte nordest vive una criticità.

Quindi c’è ancora il conflitto con gli estremisti jihadisti di Boko Haram nel nordest della Nigeria sebbene sembravano sconfitti?

R. – In realtà in questa parte della Nigeria il conflitto non è mai finito. Purtroppo  è scesa l’attenzione sui media internazionali ma come per altre crisi in queste zone si continua a combattere. Il governo cerca di acquistare terreno ma è sempre più difficile malgrado i successi raggiunti, qui ci sono ancora due milioni di persone che sono state costrette a fuggire nei Paesi limitrofi, creando anche delle particolari situazioni umanitarie. Il conflitto in questa zona continua solo che non è stato illuminato a sufficienza e quindi c’è anche una sorta di complessità nel trovare una soluzione.

A cosa vanno incontro i bambini soldato, cosa vedono, cosa sono costretti a fare?

R. – la Nigeria ha dei numeri spaventosi. Ci sono 3.500 bambini reclutati dal 2013 ma sono sicuramente molti di più. Sono bambini che non soltanto imbracciano delle armi e vanno a combattere. Sono bambini che assistono a uccisioni, che vengono violentati e abusati al seguito delle milizie, bambini ai quali vengono dati messaggi da portare da un campo all’altro di combattimento esponendoli a rischi enormi… Quindi sono bambini profondamente traumatizzati perché non soltanto imbracciano il fucile e combattono ma vivono esperienze tremende: abusi, violenze e anche uccisioni. La peggior sorte capita alle bambine.

A proposito di bambine, di ragazze, il vostro comunicato arriva nel quinto anniversario del rapimento delle studentesse di Kibok. Ci sono ancora 100 di esse nelle mani dei terroristi. Malgrado la mobilitazione mondiale non è stato possibile liberare tutte queste ragazze che poi sono un po’ l’emblema della sorte di molte bambine della Nigeria…

R. – Se noi continuiamo a mobilitarci per una settimana e per un mese e poi lasciamo che certi conflitti proseguano è un po’ complicato ogni volta ripartire da capo… Qui c’è un problema di 100 bambine che non sono state ancora rilasciate ma le manifestazioni sono finite. Nelle scorse settimane ci sono state altre liberazioni, non delle stesse bambine ma di altre in altre zone della Nigeria, purtroppo se ne dà poca notizia. Forse ci vuole uno sforzo di più e una costanza maggiore di attenzione, quando si decide di ingaggiare delle campagne e poi le si lasciano lì come se nulla si possa fare.

La convenzione Onu per l’infanzia è la più sottoscritta e condivisa al mondo, eppure sono ancora tante le violazioni, perché gli Stati faticano così tanto a far rispettare i diritti del bambino?

R. – Perché viviamo in un momento storico nel quale l’egoismo delle nazioni prende il sopravvento, tuttavia all’interno dei fori internazionali è sempre possibile trovare delle mediazioni utili per fermare alcuni scempi. Ne cito alcuni. Lo Yemen, che io definisco la nuova Siria, è un Paese devastato da una guerra in cui sono morti oltre 2000 bambini. Ci sono numeri di bambini reclutati esattamente come la Nigeria. Ecco, lì, si sta realizzando una mattanza che non finisce più. In Siria si continua a combattere, non in tutte le zone, nonostante se ne parli meno. In Sudan c’è sicuramente una forma di destabilizzazione, non si sa dove porterà, ma pensiamo al Sud Sudan dove c’è stata e c’è una guerra. Sono molti i Paesi destabilizzati. Insomma questa carta che quest’anno compie 30 anni, è vero sì, è la grande carta che pone il bambino al centro dell’attenzione, ma è anche la carta più violata al mondo, perché purtroppo specialmente quando parliamo di conflitti e di emergenze umanitarie abbiamo difficoltà a fermarle sul nascere, quindi ci accorgiamo spesso e volentieri di conflitti fratricidi e tremendi quando ormai arrivano al terzo e quarto anno e i genocidi sono compiuti.

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