L’acqua non è finita

Migliaia di persone tornano in piazza a Roma per esigere il rispetto del referendum violato: «No alla privatizzazione dei servizi pubblici locali». Parte una campagna di «obbedienza civile» per autoridurre le bollette idriche. Napoli capofila di una rete europea delle città che non vogliono svendere le risorse
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Dodici diocesi: acqua pubblica e partecipata

«Dobbiamo imparare a usare l’acqua con sobrietà e senza spreco», l’acqua non può «essere trattata come una merce», la gestione deve essere «comunitaria, orientata alla partecipazione e non determinata dalla logica del profitto». Sono gli inviti di una campagna sull’acqua promossa dalla rete interdiocesana «Nuovi stili di vita», con l’adesione di una dozzina di diocesi italiane. Il manifesto della campagna precisa che «l’accesso all’acqua è un diritto universale inalienabile» per poi aggiungere che la campagna per l’acqua è «una proposta cristiana al di sopra di ogni schieramento politico e ideologico, un invito ad adottare stili di vita e comportamenti che tutelino questo bene prezioso comune, garantendone la disponibilità per tutti». Nel capitolo successivo («Stili di vita amici dell’acqua») non mancano proposte concrete per non sprecare l’acqua: scegliere, ad esempio, la doccia al posto del bagno, non lasciare rubinetti aperti, evitare le perdite, fare attenzione nella scelta dei prodotti, privilegiare l’uso dell’acqua da rubinetto e, quando è assolutamente necessario usare l’acqua minerale, allora preferire almeno quelle imbottigliate vicino casa («a chilometro zero»). Si entra poi in una dimensione più «politica» sottolineando come quello all’acqua sia «un diritto da tutelare»: l’acqua non può essere trattata come una «mera merce»; le autorità devono garantirne «la qualità»; la gestione dell’acqua deve essere «comunitaria, orientata alla partecipazione di tutti e non determinata dalla logica del profitto».

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