PEDOFILIA Abusi: card. Filoni, “è un crimine personale, non della società o della Chiesa”

“L’abuso è un crimine personale, non della società o della Chiesa. Purtroppo coinvolge anche l’istituzione in cui si trova, sia essa civile o religiosa”. Lo ha detto il card. Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, rispondendo alle domande dei giornalisti durante la conferenza stampa di presentazione del Mese missionario straordinario che si celebrerà nell’ottobre 2019, indetto dal Papa in occasione del centenario della promulgazione della Lettera Apostolica “Maximum illud “di Benedetto XV, con una Lettera inviata al prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli domenica 22 ottobre 2017. “Se prendiamo la dottrina della Chiesa, non c’è niente a favore dell’abuso”, ha fatto notare il cardinale: “Anzi, l’abuso è la contraddizione, perché si prende un certo status, in questo caso clericale, e si abusa del ruolo. L’abuso non sfigura la Chiesa, che rimane quella che è”. “La questione della pedofilia non riguarda la Chiesa in quanto istituzione, ma le persone che attraverso l’istituzione fanno quel che fanno. È giusto che chi ha la responsabilità su queste persone intervenga, ma non appartiene alla natura della Chiesa”. Illustrando l’attività dei missionari nel mondo, Filoni ha sottolineato “quanto bene si fa all’infanzia, grazie alla dedizione di preti e soprattutto delle suore, che sono madri e maestre di questi bambini che altrimenti non avrebbero nessuno che si prenda cura di loro. L’infanzia è curata, è amata: la Pontificia opera dell’infanzia missionaria fin dall’inizio ha capito che si tratta di un campo fondamentale. Questa è la Chiesa”. A testimoniarlo, partendo dalla propria esperienza sul campo, è stata anche suor Roberta Tremarelli, segretario generale della Pontificia opera dell’infanzia missionaria: “Il fondatore – ha raccontato – è partito dalla questione dei bambini cinesi che morivano senza essere battezzati, e da lì si sono poi sviluppati anche l’aiuto e la carità. Oggi tutti i bambini del mondo che collaborano con noi si dedicano ad altri bambini, ricordandoli nella preghiera e anche attraverso un aiuto concreto”. Interrogato sulla presenza o meno di “proselitismo”, piaga a più riprese stigmatizzata da Papa Francesco, nel mondo missionario, Filoni ha fatto notare che Bergoglio, quando sulla scorta di Benedetto XVI afferma che “la Chiesa cresce per attrazione e non per proselitismo”, “non si rivolge soltanto alla Chiesa cattolica”. Il riferimento del porporato è alla “questione del deterioramento neo-pentecostale e delle sette, che non sono Chiesa cattolica ma alla radice hanno un riferimento al cristianesimo”: si tratta di una questione, ha commentato Filoni, “centralissima per l’esistenza dei nostri cattolici nel mondo”. “Quando il Papa mette in guardia dal proselitismo – ha spiegato il porporato – non dice di non convertire, di non battezzare, di non aggregare alla Chiesa cattolica”. “Se diciamo che la Chiesa è missionaria per natura, allora tutti i battezzati sono missionari”, ha aggiunto mons. Giampietro Dal Toso, presidente delle Pontificie opere missionarie (Pom) e segretario aggiunto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli.

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Psichiatra di parte a convegno vaticano su no a preti sposati

Si riaccende il dibattito sul celibato sacerdotale e sui preti sposati, di fronte a nuovi e recentissimi casi di abusi sessuali di preti su minori. “Tutta colpa dell’obbligo del celibato, disciplina disumana che non ha ragion essere”.
A Roma, in vista del 50° anniversario dell’enciclica “Sacerdotalis Caelibatus” del beato Paolo VI, che ricorrerà nel 2017, la Pontificia Università Gregoriana ha promosso e ospitato dal 4 al 6 febbraio il convegno internazionale “Il celibato sacerdotale. Un cammino di libertà” al quale hanno partecipato diversi esperti, tra cui monsignor Tony Anatrella, psichiatra e psicanalista, sacerdote della diocesi di Parigi e docente al Collège des Bernardins, e due cardinali: Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, che ha svolto il 4 febbraio l’intervento di apertura, e Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, che ha concluso l’incontro.

In particolare Anatrella ha affermato: “No, il celibato non è, di per sé, causa di alcuno squilibrio. Quando queste condizioni si manifestano, si tratta di stati preesistenti all’ordinazione sacerdotale”.

È possibile invece che il celibato sia stato «uno dei fattori all’origine di alcuni degli episodi di abuso sui minori» da parte di sacerdoti. Il timore per la reputazione dell’istituzione ha inoltre indotto la Chiesa a coprire e nascondere le storie di violenze, c’è quindi qualcosa di vero quando si ipotizza un insabbiamento sistematico da parte delle autorità ecclesiastiche, anche se i vescovi non avevano coscienza della vastità del problema. E tuttavia molte vite sono state rovinate, ci sono stati troppi sucidi, per questo la Chiesa chiede scusa per ognuno di questi fatti.

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati, fondata nel 2003 da don Giuseppe Serrone, si dissocia dalle affermazione di parte dello psichiatra Anatrella.

La violazione sessuale di un bambino o di un adolescente da parte di un sacerdote è, nei fatti, un incesto. È un tradimento della relazione perpetrato da colui che è il padre della famiglia spirituale del bambino: un uomo del quale il ragazzino ha imparato, fin dalla nascita, a fidarsi più di chiunque altro, solo secondo a Dio [M. Benkert, T. Doyle, Clericalism, Religious Duress and its Psychological Impact on Victims of Clergy Sexual Abuse. In: «Pastoral Psychology», 58 (2009)].

Il celibato obbligatorio nella Chiesa non è un dogma, ma una norma. Infatti, si possono ordinare preti sposati provenienti dalla Chiesa anglicana o in quella cattolica di rito orientale. L’autorità è rappresentata da maschi celibi che parlano di sesso e famiglia, ma si devono comportare contro natura e non avere mogli, figli, né provare amore per una donna. È importante sottolineare che ogni singolo documento della Chiesa su questioni legate alla sessualità umana è stato scritto da uomini celibi. Perciò, nello scrivere o parlare di sessualità, i preti cattolici devono essere osservatori incorporei. Vivendo in mezzo a persone immerse in relazioni affettive, che sono sposate o convivono, i sacerdoti guardano ciò che gli altri fanno, reprimendo gli impulsi biologici del loro corpo e della loro mente. Come osservatori incorporei – occhi senza viso – i preti valutano ciò che nelle relazioni sociali è buono o malvagio senza averne la minima esperienza, senza conoscere ciò che stanno giudicando. Non possono capire come la sessualità, il matrimonio o l’avere dei figli aumenti positivamente le relazioni umane e il vivere quotidiano.

Già nel Medioevo, alcuni chierici eruditi, come Pier Damiani, si erano resi conto che negare una moglie ad un sacerdote o impedirgli di vivere la pienezza della vita famigliare portavano al concubinato, alla sodomia, ad abusi su ragazzini e relazioni incestuose [I. Zavattero: Il Liber Gomorrhianus di Pier Damiani. In: «Rivista di Sessuologia», 22 (1998)].

Pedofilia ed efebofilia sono disturbi della condotta sessuale di un individuo, che gli provocano fissazioni erotiche su bambini in età prepuberale, solitamente accompagnate da disfunzioni psicologiche ed emotive piuttosto gravi. I pedofili hanno spesso atteggiamenti asociali o antisociali, una struttura comportamentale ossessiva e un grave deficit di autostima [V. Andreoli: La pedofilia come malattia. In: G. Chinnici (a cura di), Sulle tracce della pedofilia. Aspetti psicologici, criminologici, etici e giuridici, Palermo 2004.]. Su questo concorda il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders curato dall’American Psychiatric Association.

Dagli studi clinici effettuati, ai preti pedofili sotto trattamento psicoterapeutico è stato diagnosticato uno sviluppo psicosessuale interrotto in età postpuberale e disturbi narcisistici. Tale vulnerabilità della condotta porta a manie di grandezza compensatorie. Il narcisismo clericale, secondo gli studi di Gerald Kohansky e Murray Cohen, nasce dall’autoselezione di uomini che sono stati spinti al sacerdozio dal desiderio di contrastare o neutralizzare sentimenti di inadeguatezza, impotenza e inferiorità tramite un ruolo che permette loro di sentirsi superiori, speciali, ammirati e quasi onnipotenti. Nei seminari si è sempre esaltata la verginità e l’astinenza totale. Si è svalutata l’intimità del matrimonio e la sessualità è stata condannata come peccato. Da questi luoghi di formazione non potevano che uscire candidati alla cura dei fedeli incapaci di affrontare la realtà proprio perché erano loro stessi ad essere fuori dalla realtà che volevano affrontare [G.E. Kohansky, M. Cohen: Priests who sexualize male minors: psychodynamic, characterological, and clerical cultural situations. In: Predatory Priests, Silenced Victims (a cura di M.G. Frawley-O’Dea, V. Goldner), Hillsdale 2007.].

Secondo Thomas Plante, professore di Psicologia presso la Santa Clara University e di Psichiatria e Scienze del Comportamento alla Scuola di Medicina dell’Università di Stanford, e lo stesso Sipe, i preti nord-americani che hanno avuto esperienze sessuali con minori sono circa il 6%. Il 2% può essere considerato pedofilo, il 4% efebofilo [T. Plante (a cura di), Sins Against the Innocents, Westport 2004.]. Visto che ci sono circa 46.000 preti attivi negli Stati Uniti, Sipe ha suggerito che circa 2.700 sacerdoti avrebbero abusato sessualmente di bambini e adolescenti. Plante, inoltre, ha aggiunto a questa stima i circa 15.000 preti in pensione e altri religiosi, come frati e diaconi, che hanno portato il numero ad oscillare vicino al 3.600. Questi dati sono stati stabiliti in una conferenza accademica all’Università di Santa Clara nel 1999, anni prima, quindi, dello scandalo dei preti pedofili del 2002 [T. Plante, Forvige me Father for I have sinned, Westport 1999.]. Perciò, il numero è stato decisamente sottostimato.

Negli ultimi anni, Sipe ha riconsiderato i dati a disposizione, dopo i numerosi articoli della stampa di tutto il mondo, calcolando che per alcune diocesi americane come Boston, Tucson e Los Angeles, la percentuale di preti pedofili oscilla tra il 10 e il 20% [A.W.R. Sipe, Mother Church and the Rape of Her Children. In: T. Plante et al. (a cura di), Sexual Abuse, cit.]. Quindi, anche se tenessimo a mente il primo rapporto scientifico in merito, quello uscito nel 1999 con la percentuale al 6%, il numero di sacerdoti coinvolti in abusi sessuali su minori è di almeno due volte superiore alla media rilevata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per la quale nella popolazione generale la pedofilia si attesta tra 3 e il 4% della popolazione [Cloud: Pedophilia. In: «Time», 13 gennaio 2003 (speciale sugli abusi clericali negli USA con intervista a John Bradford, direttore del Dipartimento di Psichiatria Clinica dell’Università di Ottawa).]. I numeri parlano da sé [P.J. McDevitt, Sexual and Intimacy Health of Roman Catholic Priests. In: «Journal of Prevention & Intervention in the Community», 40 (2012).].

“Così ho denunciato quel sacerdote”, parla la madre dei ragazzini abusati

Dopo l’arresto dell’ex parroco di via Perpignano. Le vittime della violenza: “Vogliamo solo dimenticare”. La mamma: “Ho fatto tutto da sola, nessuno mi ha aiutato”

palermo.repubblica.it


Nei loro occhi c’è ancora la sofferenza per quegli abusi impossibile da cancellare. “Non ci fidiamo più di nessuno, prima non era così. Ma dopo quello che è accaduto abbiamo cambiato atteggiamento”, dice il più grande dei due fratelli vittime di don Roberto Elice, l’ex parroco della chiesa di via Perpignano arrestato per abusi sessuali. Sono trascorsi due anni dalla denuncia della madre alla polizia ma la notizia dell’arresto sparata dai giornali con i particolari di quanto accaduto nel 2014 ha fatto ripiombare nell’incubo i due ragazzini. “È stato brutto leggere tutto quello che è stato scritto, quei particolari. Vogliamo solo dimenticare e cercare di vivere per quanto è possibile nella normalità. Certo, non è tutto come prima, sarebbe assurdo negarlo”. Sulla soglia di casa non appare la madre, che si trova fuori città. I due fratelli la chiamano al cellulare.
A denunciare il parroco della chiesa Maria Santissima Assunta di via Perpignano, infatti, è stata, “in solitudine”, la mamma dei due ragazzini. Un terzo caso è stato scoperto poi dagli investigatori della squadra mobile di Rodolfo Ruperti. “Ho fatto tutto da sola per il bene dei miei figli, dovevo salvaguardarli. Non mi ha aiutata nessuno. Ci eravamo fidati. Adesso tutto cambia ma questo non significa che i miei figli non frequenteranno più la chiesa “.
La madre dei due fratelli, che all’epoca dei fatti avevano 13 e 15 anni, aveva conosciuto don Elice durante un pellegrinaggio a Medjugorje nell’agosto del 2013. In quel viaggio la signora era sola. “Mi sento posseduta dal male, da Satana”, avrebbe confidato la donna al parroco di via Perpignano. Da quel momento inizia un rapporto speciale. Don Elice accompagna la donna a una seduta da un esorcista. Carpisce la sua fiducia, viene visto come un salvatore e la frequentazione anche tra i figli della donna, divorziata, e il prete si fa sempre più assidua. “Era un punto di riferimento “, ha spiegato la donna alla polizia. E, infatti, don Elice spesso veniva invitato a pranzo o a cena a casa della famiglia, non si tirava indietro quando si accorgeva di alcuni periodi critici. E se c’era bisogno di un aiuto economico, don Elice non lo negava e spesso portava doni ai ragazzini diventati parte integrante della comunità di via Perpignano.
Tutto cambia nell’aprile del 2014. Al ritorno da un altro pellegrinaggio a Medjugorje, stavolta con i figli. I fratelli cambiano atteggiamento. Iniziano ad avere lo sguardo triste, si estraniano, non vogliono più frequentare don Roberto. Le domande da parte della madre iniziano a farsi più pressanti. Arriva la confessione e poi la denuncia nell’ottobre del 2014. “Sono stata contattata dalla Curia – racconta la donna – qualche settimana dopo che il prete è andato a Roma. Non commento la scelta della Curia di non denunciare alla polizia. A me interessa che a svelare tutto sia stata io per tutelare i miei figli. Abbiamo già sofferto abbastanza, ora lasciateci in pace”.
La famiglia ha cambiato casa da un anno. In chiesa i fedeli hanno fatto di tutto per ritornare alla normalità dopo le rivelazioni su don Elice. Solo un parrocchiano ha ammesso al cronista che qualche “voce strana” sul parroco girava dal giorno in cui ha annunciato la sua partenza per Roma. Per il resto è stato un coro di “è impossibile che abbia fatto questo”. È forse per questo che alla domanda se qualcuno in chiesa ha aiutato la donna, la mamma dei fratelli glissa e passa avanti. Di certo non vuole lanciare alcun appello alle madri della parrocchia per spingerle a denunciare eventuali altri episodi di violenza sui bambini. “No. Non ho nulla da dire alle mamme. Ognuno si occupi dei suoi figli come ho fatto io”.

Abusi in seminario, il gip: Curia pensò a salvare le apparenze

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SAVONA. 4 FEB. Le accuse per abusi sessuali in seminario sarebbero state fondate, eccome. La Curia era informata delle presunte violenze, ma fece ben poco per evitare che si ripetessero e per difendere concretamente i ragazzini. Invece, si preoccupò di salvare le apparenze. Almeno secondo il gip del Tribunale di Savona, che tuttavia oggi  ha archiviato l’indagine su un prete e su un ex seminarista, accusato di calunnie nell’ambito della lunga querelle per gli abusi sessuali nel savonese, insieme a due giornalisti e al rappresentante della Rete L’Abuso.

Secondo l’orientamento di giurisprudenza, la calunnia sussiste solo se le false accuse riguardano un reato per il quale si può procedere in giudizio oppure che è stato già giudicato. In questo caso, gli abusi sessuali sono andati prescritti e quindi nelle aule dei Tribunali è finita pari e patta.

Resta il clamore mediatico e lo scandalo di Savona, che ha fatto eco a livello nazionale per la caparbietà dimostrata da un ex seminarista, il quale si è rifiutato di tacere le presunte malefatte di taluni rappresentanti della Chiesa.

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Zio molesta nipote 13enne arrestato

(ANSA) – RIMINI, 21 AGO – Ha tentato di violentare la nipotina di 13 anni approfittando dell’assenza dei genitori. La bimba però ha raccontato tutto al padre che, dopo aver presentato una denuncia ai carabinieri, ha fatto arrestare il cognato.
    In carcere da ieri sera, con l’accusa di violenza sessuale su minore, su ordine del gip del tribunale di Rimini, un 40enne di origine albanese, residente nel Riminese, dove lavora come barista.abusi

“Ci molestava”, anziano prete citato per danni da una donna a Trasacco

Don Duilio Testa (84) è stato chiamato a pagare una somma di 50mila euro. Ha già patteggiato un anno di reclusione dopo la denuncia di due ragazze

AVEZZANO. Una richiesta di risarcimento di 50mila euro per un reato di violenza sessuale. È la richiesta di una delle due donne marocchine vittime di presunte avance da parte dell’ex parroco di Trasacco, don Duilio Testa, che ha patteggiato nel 2010 per abusi sessuali.

Dopo la vicenda penale, la straniera, difesa dall’avvocato Cesidio Di Salvatore, ha avviato una causa di risarcimento danni. Sono stati ascoltati dei testimoni e analizzati gli atti del procedimento penale. Alla fine di settembre si terrà l’udienza. Don Duilio Testa, 84 anni, originario di Castellafiume, ha patteggiato un anno e 40 giorni di reclusione, davanti al giudice del tribunale di Avezzano.

Il sacerdote fu trasferito nel 2004 a Trasacco dall’allora vescovo Lucio Renna, da Castellafiume, per sostituire padre Emilio, l’unico frate francescano rimasto nella Chiesa della Madonna del Perpetuo soccorso, al centro di una violenta protesta dei fedeli che occuparono il luogo sacro per diversi mesi contro il trasferimento dello stesso frate. Secondo l’accusa, avrebbe costretto due giovani originarie del Marocco a subire le sue avance nella casa canonica della chiesa. Le indagini, che si sono protratte per diversi mesi, avrebbero permesso di accertare, anche con registrazioni messe in atto dalle ragazze, la veridicità delle accuse.

Dopo l’avvio del procedimento, il sacerdote sarebbe stato convinto a optare per il patteggiamento. Due anni fa il sacerdote arrivò sulle pagine di cronaca nazionale anche per la sua decisione di celebrare messa in una sala giochi e cercare così di rompere l’apatia degli adolescenti che disertano la chiesa. Don Duilio ha trascorso 33 anni nel Congo come missionario in situazioni di povertà e difficoltà anche dal punto di vista climatico. È stato inoltre cappellano in diverse strutture ospedaliere, tra cui quella di Tagliacozzo, per diversi anni. Il parroco, che attualmente celebra a Pescocanale, frazione di Capistrello, ma diocesi non più di Avezzano bensì di Sora, è nullatenente e la Curia di Sora, tantomeno quella di Avezzano, non possono rispondere di una colpa personale. Nonostante ciò, la donna dovrà pagare 1.500 euro di imposte di registro, ma anche lei è nullatenente.

Pietro Guida – fonte: Il Centro

Violenza sessuale: aggredisce donna 62enne a Roma, arrestato

I carabinieri della Stazione Roma Appia, insieme con i colleghi della Compagnia Speciale e del personale dei “Granatieri di Sardegna”, impegnati in uno dei pattugliamenti dell’operazione “Strade Sicure”, hanno arrestato un 44enne operaio romeno con l’accusa di violenza sessuale.
L’uomo nei pressi del Terminal Anagnina ha avvicinato una connazionale di 62 anni, di professione badante, che era in attesa di un autobus su una delle banchine. Dopo averla importunata, l’uomo in preda ad un raptus l’ha trascinata in una vicina aiuola iniziando a molestarla pesantemente. Fortunatamente, un passante ha udito le urla di aiuto e ha allertato i carabinieri e i militari dell’Esercito: il loro intervento ha permesso di bloccare l’aggressore e di impedirgli di portare a compimento la violenza. La vittima, soccorsa ed accompagnata al “Policlinico Casilino”, oltre al grande spavento ha riportato lesioni giudicate guaribili in 5 giorni.
Il 44enne e’ stato arrestato e portato nel carcere di Regina Coeli. (AGI) .

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Sesso con allievi, arrestato il prof.

(ANSA) – CUNEO, 8 AGO – I carabinieri hanno arrestato Fabrizio Pellegrino, il prof. di Costigliole di Saluzzo accusato di prostituzione minorile, violenza sessuale e pornografia minorile. Per la procura di Torino, ha intrattenuto “molteplici rapporti” e “atti sessuali a pagamento”. Ora è nel carcere di Torino in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Sequestrata “significativa documentazione” sugli incontri hot con i minorenni, “avvicinati anche in qualità di presidente dell’associazione culturale Marcovaldo”.

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India: foto shock, modella ‘stuprata’

(ANSA) – NEW DELHI, 6 AGO – Un servizio di moda di un fotografo di Mumbai in cui si vede una modella su un autobus che cerca di difendersi dalle avances sessuali di due uomini ha creato sdegno in India dove di recente c’è stato un aumento vertiginoso di stupri. Le foto, scattate da Raj Shatye, evocano la violenza contro una studentessa di New Delhi morta nel 2012 dopo essere stata orribilmente stuprata da sei uomini su un autobus.
L’autore ha detto “di aver voluto raffigurare la situazione delle donne in India”

Tunisino tenta di violentare turista sulla spiaggia di Montalbano

Violenza sesssuale sulla spiaggia di Punta Secca, il tratto della costa ragusana dove sorge la villetta abitata dal commissario Montalbano nella fiction televisiva ispirata ai romanzi di Andrea Camilleri. La polizia ha fermato un tunisino accusato di aver aggredito una turista romana di 37 anni, che era sull’arenile in compagnia di due amiche, riuscite a fuggire grazie all’intervento di altri due immigrati, cittadini del Bangladesh. (AGI) .

Sesso con ragazzi, denunciato professore

abusiUn professore di scuola media di Costigliole Saluzzo (Cuneo) è al centro di un’indagine dei carabinieri per atti sessuali con minorenni. Il fascicolo è gestito dalla procura di Torino perché potrebbero configurarsi reati di competenza distrettuale (quali per esempio le pratiche di pedopornografia).
L’inchiesta, secondo le prime informazioni, è nata dalle denunce di alcuni genitori residenti in diversi paesi della zona.
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Trapani, arresti domiciliari per don Librizzi

Don Sergio Librizzi, l’ex direttore della Caritas di Trapani, arrestato a fine giugno con le accuse di concussione e violenza sessuale, ha ammesso le proprie colpe e da oggi ha lasciato il carcere ed è stato posto agli arresti domiciliari, presso la casa di una sua parente a Campofelice di Roccella.
Don Librizzi dovrà anche portare il braccialetto elettronico per permettere il suo costante controllo. L’ammissione delle colpe non ha condotto alla totale revoca della misura cautelare. Il gip Cersosimo ha deciso di applicare al prete gli arresti domiciliari riconoscendo il venir meno dell’inquinamento delle prove, dopo che la Diocesi ha rimosso il prete da ogni incarico. Nel provvedimento firmato dal gip è anche riportato il contenuto di una certificazione medica dalla quale si evince anche il pericolo del suicidio nel caso di un protrarsi della detenzione. Ma l’ordinanza dice anche altro. Conferma che l’indagato ha ammesso le violenze sessuali contestate nella misura cautelare firmata dai pm Di Sciuva, Morri e Tarondo. E davanti agli stessi magistrati, che lo hanno sentito diverse volte, sempre col difensore, avvocato Donatella Buscaino, don Librizzi avrebbe ammesso ulteriori episodi.

Condizionale d’obbligo perché la circostanza se circolata come indiscrezione nei corridoi del palazzo di Giustizia, è stata anche smentita dal difensore. A parte queste indiscrezioni resta il fatto che secondo quanto scrive il giudice, le ammissioni del prete non sono state accompagnate da un vero e proprio ravvedimento: “ho commesso gli abusi ma ho anche fatto del bene” avrebbe detto durante uno degli interrogatori. Troppo poco per arrivare ad una totale revoca degli arresti. Ci sarebbero vicende che affrontate dai pm avrebbero registrato netta chiusura dal prete, come i comportamenti tenuti all’interno delle commissioni per i rifugiati, dove Librizzi è stato seduto per tanti anni, in rappresentanza del Comune di Trapani, già da quando sindaco era l’attuale deputato regionale Girolamo Fazio.

Arresti domiciliari quindi rispetto ad una indagine che i magistrati dicono non essere ancora conclusa. Intanto la procura ha ottenuto la disponibilità dei funzionari Unhcr (alto commissariato Onu per i rifugiati) a

testimoniare e sembra che gli elementi raccolti portano ancora nuovi elementi di accusa contro don Librizzi, comportamenti suoi fuori riga erano stati notati e segnalati al presidente della Commissione. Si allargherebbe la fascia di chi sapeva ma non agiva per mettere fine alle violenze del prete.

Abusi su figlio amici di 10 anni, preso

Un 54enne di Cesena residente nel ravennate è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di avere abusato di un bimbo di 10 anni figlio di amici. L’arresto, su ordinanza di custodia cautelare in carcere, è avvenuto in concomitanza con l’affidamento di una consulenza sul suo computer e sul cellulare del bimbo al quale era stato regalato proprio dall’indagato, nonostante il parere contrario della madre. La mamma, insospettitasi, ha esaminato sms ravvisandone un presunto contenuto sessuale.

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Violenza domestica, ogni giorno in Europa uccise 12 donne

Milano (TMNews) – Ogni giorno 12 donne muoiono uccise a causa di violenze domestiche nei 47 Paesi del Consiglio d’Europa e nei 28 dell’Unione europea. Una strage silenziosa e vicina che emerge drammaticamente dal rapporto diffuso dal Consiglio d’Europa.Dati che raccontano di una violenza diffusa e che colpisce moltissime donne in modi diversi: il 45% ha subito molestie sessuali, una su cinque violenza fisica e il 18% è stato vittima di stalking. Solo in Italia nel 2013 134 donne sono state uccise dal proprio partner, in media una ogni 65 ore.Non solo, l’Italia scarseggia anche nel supporto alle vittime di violenza: in particolare secondo il Consiglio d’Europa soffre di una mancanza cronica di posti letto nei rifugi per donne maltrattate.

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Paraguay, vietate le ordinazioni al vescovo nella bufera per abusi nel clero

Lo comunica Lombardi. Su Urrutigoity, uno dei vicari del pastore Livieres, la stampa della Capitale ha pubblicato la presunta implicazione in casi di pedofilia negli Usa

redazione (vatican insider)

«Circa la situazione nella diocesi di Ciudad del Este (Paraguay) posso affermare che nel corso della visita canonica, il cardinale Santos Abril y Castello ha comunicato, in via cautelativa, al vescovo monsignor Livieres, di non procedere a ulteriori ordinazioni sacerdotali. Non sono stati comunicati altri provvedimenti. Santos Abril y Castello riferirà al Papa i risultati della sua visita». È quanto ha dichiarato il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, sulla diocesi paraguayana, e sul suo vescovo monsignor Rogelio Livieres, cui è stato vietato di ordinare nuovi sacerdoti come prima misura in seguito all’indagine disposta dal Vaticano, e da poco conclusasi, conseguente a una vicenda di denunce su abusi sessuali nel clero.

Livieres, già al centro dell’attenzione pubblica per alcuni suoi atteggiamenti e dichiarazioni, ha destato scandalo quando all’inizio di giugno ha accusato l’arcivescovo di Asuncion, monsignor Eustaquio Pastor Cuquejo, di omosessualità e di essere stato sul punto di essere rimosso dalla carica per questo motivo. Le dichiarazioni di Livieres durante una manifestazione nella sua diocesi e alla stampa erano state fatte dopo che l’arcivescovo di Asuncion aveva detto che doveva riaprirsi un’indagine contro il sacerdote argentino Carlos Urrutigoity, uno dei vicari dello stesso Livieres, sul quale la stampa della capitale aveva pubblicato la sua presunta implicazione in casi di pedofilia negli Stati Uniti.

«Quanto a monsignor Carlos Urrutigoity – ha dichiarato ancora Lombardi – era stato sollevato dall’incarico di vicario generale il 14 luglio, alcuni giorni prima della visita canonica, dal vescovo Livieres, con la motivazione dell’espletamento di altri incarichi da parte sua».

La Congregazione vaticana per il clero ha ordinato l’espulsione dal ministero sacerdotale di due sacerdoti cileni

La Congregazione vaticana per il clero ha ordinato l’espulsione dal ministero sacerdotale di due sacerdoti cileni colpevoli di abusi sessuali, in base ai risultati di un’inchiesta apertasi nel 2012 sulle loro attività nella diocesi di Copiapò, circa 800 km a nord di Santiago. Lo rende noto la conferenza episcopale del paese sudamericano. Daniel Aurelio Pauvif Rojas e Casiano Rojas Viera sono stati trovati colpevoli di «atti gravemente contrari alla santità sacerdotale» e «atti che hanno causato gravi danni alla comunione ecclesiale», includendo abusi sessuali di cui sono stati vittime vari maggiorenni e almeno un minorenne, secondo un comunicato dei vescovi cileno. Il vescovo di Copiapò, monsignor Gaspar Quintana, ha condotto le indagini ordinate in base a denunce che gli erano state trasmesse e ne ha comunicato l’esito al Vaticano, che ha considerato che «le imputazione erano sufficientemente provate» da giustificare l’espulsione dei due sacerdoti.

ilsecoloXIX

Pastore evangelico abusa di un ragazzino di 14 anni: era il figlio di chi lo ospitava

Abusi sui bambini (Foto d’archivio Ansa)

Paderno Dugnano (Milano), 22 luglio 2014 – Un pastore evangelico di 37 anni di origine romena è stato arrestato dai carabinieri a Paderno Dugnano (Milano) con l’accusa di violenza sessuale ai danni di un ragazzino italiano di 14 anniL’uomo, secondo quanto si è appreso dall’autorità giudiziaria, è un cittadino romeno seguace della chiesa evangelica, che era ospite a casa di una coppia italiana appartenente alla comunità di cui il capofamiglia è pastore.

ilgiorno.it

Abusi sessuali in infanzia legati ad aterosclerosi in mezza età

(AGI) – Washington, 18 lug. – Le donne che hanno subito abusi sessuali durante l’infanzia possono mostrare segni di aterosclerosi nella mezza eta’. Questo potrebbe essere un primo segnale di sviluppo di una malattia cardiovascolare. E’ quanto emerge da uno studio del Women’s Behavioral and Health Laboratory della University of Pittsburgh, in Pennsylvania, pubblicato sulla rivista Stroke. Si tratta del primo studio che suggerisce l’esistenza di un legame tra abuso sessuale e aumento dello spessore dell’intima-media carotidea (Imt), ovvero un ispessimento del rivestimento interno delle arterie, considerato un indicatore precoce dell’aterosclerosi. Si tratta di una condizione che puo’ portare malattie cardiache e cardiovascolari. Lo studio ha coinvolto 1.400 donne caucasiche, afro-americane, ispaniche e cinesi, di eta’ compresa tra i 42 e i 52 anni. Dai risultati e’ emerso che le donne con una storia di abuso sessuale infantile hanno un aumento maggiore dell’Imt nella mezza eta’ rispetto alle donne che non hanno subito alcun abuso. “La consapevolezza delle conseguenze mentali e fisiche a lungo termine degli abusi sessuali subiti durante l’infanzia deve essere intensificata a livello nazionale, in particolare tra le donne e gli operatori sanitari”, ha detto Rebecca C. Thurston, scienziata che ha giudato lo studio.

Oltre 600 arresti nell’inchiesta britannica sulla pedofilia

È l’inchiesta di questo genere più vasta mai condotta in Inghilterra e rimasta segreta fino ad oggi. I sospetti pedofili sono anche medici e insegnanti.

Sono stati arrestati individui che avevano accesso online ad immagini scabrose di minori. (Keystone)

Oltre 600 sospetti pedofili, tra cui anche medici e insegnanti, sono stati arrestati in Gran Bretagna in seguito ad un’inchiesta durata sei mesi e condotta dalla National Crime Agency (considerata la Fbi britannica).

Oggetto dell’inchiesta, la più vasta di questo genere mai condotta nel paese e rimasta segreta fino ad oggi, sono stati individui che avevano accesso online ad immagini scabrose di minori. Solo 39 tra gli arrestati erano già noti alle forze dell’ordine.

(ATS)

Arrestato un parroco: «Sesso con minori» Il gip: «Non aveva freni inibitori»

A febbraio era finito in un canale con il Suv: aveva un tasso alcolico quasi quattro volte sopra il limite

RAVENNA – Un parroco è stato arrestato per atti sessuali con minori nel Ravennate. Si tratta di don Giovanni Desio, 52 anni: è lo stesso religioso che a febbraio finì col suo Suv in un canale, con un tasso alcolemico quasi quattro volte oltre il limite. Sono diversi, tutti a danni di adolescenti, gli episodi attribuiti a don Giovanni: le ipotesi di reato fin qui formulate sono di adescamento di minorenni e di atti sessuali con minorenni.

L’INCIDENTE CON IL SUV – Quella sera di febbraio, fu soccorso da tre abitanti della zona. Il prete aveva urtato una vettura in sosta sulla strada, proiettandola diversi metri più avanti e provocando forti danni, poi con la sua Bmw «X1-18», acquistata da poche settimane, era finito nell’adiacente canale, sfondando la balaustra e scivolando verso l’acqua. Il rumore del botto aveva attirato il proprietario dell’auto semidistrutta, una Golf, un altro residente della zona e il titolare di un vicino bar. Con un martello i tre avevano sfondato il parabrezza della Bmw e tirato fuori il prete. Il sacerdote aveva poi spiegato di essere stato a cena da una famiglia di parrocchiani, durante la quale aveva bevuto pochi bicchieri di vino bianco, ma senza essere ubriaco. La Bmw, un’auto da 35 mila euro, era stata comperata a km zero poche settimane prima da una concessionaria di Ravenna, anche grazie a un finanziamento e alla restituzione della sua vecchia auto. Il sogno di una vita che si era realizzato a 50 anni e che gli avrebbe consentito – aveva spiegato il religioso dopo l’incidente – di fare lunghi viaggi per questioni di sacerdozio e di giornalismo (è anche critico musicale e cinematografico).

SENZA FRENI INIBITORI – Don Giovanni Desio è stato raggiunto in canonica, a Casalborsetti. La polizia ha fatto prima allontanare le altre persone presenti, poi gli ha consegnato l’ordinanza di carcerazione emessa dal gip Rossella Materia su richiesta del pm Isabella Cavallari. Il gip scrive: «Di fronte a figura con spiccata spregiudicatezza e capacità a delinquere con totale assenza di freni inibitori», la sua condotta «poteva essere contrastata solo attraverso la misura estrema di cautela». Nel pomeriggio di sabato, il sacerdote era ancora in Questura a Ravenna in attesa di essere trasferito in carcere. Il suo avvocato – Enrico Maria Saviotti, del Foro di Ravenna – che si trovava fuori città, non appena avvertito dell’arresto in corso è tornato per assistere alle perquisizioni. Anche il vescovo, monsignor Lorenzo Ghizzoni, è fuori città: è ad Assisi (Perugia) per una due giorni con i ragazzi della diocesi.

COMPUTER E TELEFONI SEQUESTRATI – La canonica della parrocchia di Casalborsetti, alloggio di don Giovanni Desio, è stata sigillata dopo la perquisizione eseguita dagli inquirenti, che hanno sequestro diverso materiale appartenente al sacerdote tra cui il suo computer, i telefonini, diverse foto, materiale tecnologico, appunti, agende e perfino alcuni palloni. L’interrogatorio di garanzia è fissato per lunedì davanti al Gip Rossella Materia. Per ora il sacerdote raggiungerà una cella del carcere di Ravenna. Chi lo ha visto, ha descritto una persona trincerata nel silenzio e prostrata. Domenica a dire messa nella piccola località della riviera potrebbe essere il vicario generale della Diocesi.

OPERAZIONE ANTI-PEDOFILIA – «È stata un’operazione chirurgica anti-pedofilia – ha precisato il procuratore capo di Ravenna Alessandro Mancini -. Senza enfasi, sappiamo che è un momento doloroso. Ma non daremo tregua a nessuno per questo tipo di reati». Il Questore, Mario Mandelli, ha voluto sottolineare il buon lavoro di coordinamento con l’autorità giudiziaria per un’indagine definita «molto delicata». E il dirigente della squadra Mobile, il vicequestore aggiunto Nicola Gallo, ha parlato di un «quadro di riscontri investigativi ampio, solido e consistente», con un’attività della Seconda sezione, quelle impegnata sulle fasce deboli, «totalizzante, veloce e continuativa» su questo caso andata avanti per diverse settimane.

LA POESIA EROTICA – Nel 2008 alcune polemiche avevano interessato don Giovanni Desio circa il contenuto, ritenuto da taluni velatamente erotico, di una poesia che il parroco di Casalborsetti aveva pubblicato sul supplemento di «Risveglio», il settimanale diocesano di informazione locale, uscito in occasione dell’apertura del Ravenna Festival dedicato alla figura femminile «errante, erotica, eretica». Tra i versi di «Avevi detto… per sempre», comparivano: «Amore bacia / la mia bocca / Bocca taci di / quell’amore, / che non si dice, / se non nella sera / brulicante / d’ingenuità… / non d’innocenza». E ancora: «Fra l’acque turbinose / tu m’afferri con candida mano / e m’attanagli nell’imbrunire sulfureo, / con il soffio carezzevole / del tuo sguardo (s)fuggevole». Il sacerdote, interpellato in merito, aveva a suo tempo precisato che quando «si legge un testo, ognuno è libero di interpretarlo come vuole». Aveva pure sottolineato che «quello è un testo vecchio, la passione per la poesia l’ho sempre avuta. Quella è di un paio di anni fa».

fonte: http://corrieredibologna.corriere.it

Caro Bergoglio, sulla pedofilia proprio non ci siamo

Caro papa Francesco, siamo molto toccati, come tutti nel mondo, dal tuo approccio pastorale e umano e dall’attenzione nei confronti di coloro che stanno ai margini della società, ma sul tema degli abusi non ci siamo proprio. Questo il succo di una lunga lettera aperta al papa che lo staff del settimanale cattolico statunitense National Catholic Reporter] ha pubblicato a mo’ di editoriale il 6 marzo. Di fronte alle altissime aspettative che il papa ha suscitato nel suo primo anno di pontificato, «per un senso di urgenza estrema» occorre sollevare, afferma il settimanale, la questione degli abusi sessuali.

Verità nascoste Nell’intervista a Ferruccio De Bortoli, pubblicata sul Corriere della Sera il 5 marzo scorso, il papa afferma che gli abusi sessuali lasciano «ferite profondissime» e che «le statistiche sul fenomeno della violenza sui bambini sono impressionanti, ma mostrano anche con chiarezza che la grande maggioranza degli abusi avviene in ambiente familiare e di vicinato». «La Chiesa cattolica – è ancora papa Francesco a parlare – è forse l’unica istituzione pubblica ad essersi mossa con trasparenza e responsabilità. Nessun altro ha fatto di più. Eppure la Chiesa è la sola ad essere attaccata».
«Queste affermazioni – sostiene il settimanale americano, che ha cominciato a parlare di abusi dal 1985 – contengono una certa verità, ma nascondono anche verità più difficili». L’altra faccia della medaglia è che «nessun’altra istituzione sulla Terra ha avuto i mezzi o la volontà di nascondere questi crimini tanto a lungo. La realtà è che, mentre i casi di abusi su minori sono orrendi, lo scandalo più ampio e più persistente consiste nel numero di vescovi e cardinali che hanno nascosto questo peccato, hanno pagato alle vittime somme enormi di denaro perché tacessero e hanno rifiutato di riferire persino ai loro colleghi vescovi e preti i problemi potenziali derivanti dal trasferimento dei preti problematici». Insomma, se la Chiesa ha messo in atto misure che, sì, probabilmente funzioneranno per prevenire abusi nel futuro, «per decenni le gerarchie della Chiesa hanno negato l’esistenza del problema, hanno mentito sul numero delle persone coinvolte e hanno lottato, a un costo elevatissimo, perché non emergessero le dimensioni del problema». E nessuno di costoro sta pagando. Se oggi la Chiesa sta facendo di più di qualsiasi altra istituzione per proteggere i bambini, scrive l’National Catholic Reporter, «è solo grazie all’enorme pressione pubblica esercitata dalle vittime e da altri nella Chiesa che chiedono verità».

Le oscure “periferie” della Chiesa In questo senso, le persone che stanno ai margini di cui parla il papa sono proprio le vittime degli abusi, persone ferite profondamente nella loro vita e dalla Chiesa, la comunità che avrebbe dovuto offrire loro il massimo bene spirituale. E allora, «di tutte le periferie del mondo che hanno bisogno di attenzione, nessuno ha più bisogno della sua attenzione più urgentemente di coloro le cui vite sono state sconvolte da preti pedofili», scrive la direzione del National Catholic Reporter. Alla luce di questo, «papa Francesco, la esortiamo a incontrare le vittime degli abusi», il prossimo Giovedì Santo, con una celebrazione di riconciliazione dedicata alle vittime degli abusi sessuali perpetrati da membri del clero: «Ascolti le loro storie. Lavi i loro piedi».

Un film già visto Analoghe riflessioni, con un tono molto duro, quelle del canonista statunitense p. Tom Doyle – difensore delle vittime della violanza sessuale e co-autore del primo rapporto sugli abusi nel 1986 – ospitate sullo stesso Ncr il 6 marzo scorso: papa Francesco ha stupito e incoraggiato, ma riguardo alle sfide più gravi e ai problemi più profondi della Chiesa, «non ha fatto quasi nulla». I suoi commenti nell’intervista del Corriere della Sera evidenziano «che sta usando lo stesso copione stanco e irrilevante che i vescovi hanno consumato negli ultimi anni». Lo scandalo degli abusi, scrive Doyle, è di una tale gravità che fa impallidire tutti gli altri, compresi quelli, pure sensazionali, legati alla finanza e al riciclaggio di denaro: questi sono poca cosa di fronte «alla menzogna, alla manipolazione e alla risposta senza pietà alle vittime che hanno contraddistinto la questione degli abusi fin da quando è diventata di pubblico dominio». Adesso, dall’elezione di Francesco «un anno è passato e i suoi passi sono stati minimi»: ha reso l’abuso sessuale un crimine nello Stato del Vaticano, «un passo così insignificante da renderlo quasi comico». Non ha fatto dichiarazioni solenni o informali sul tema e ha fatto ben poco contro i vescovi che hanno coperto i loro preti: se ha laicizzato il vescovo ausiliare mons. Gabino Miranda di Ayacucho, Perù, accusato di pedofilia, «che ne è dei vescovi che hanno continuato a proteggere i colpevoli e a punire vittime innocenti incoraggiando tattiche brutali nei tribunali?», si chiede p. Doyle.

Solo fiumi di parole? Certo, c’è il recente annuncio della prossima creazione di una commissione di esperti sugli abusi, «ma finora non è stato fatto nulla»: «Il papa non ha bisogno di un’altra commissione e di più esperti che elaborino ancora più rapporti con espressioni di condanna ancora più forti. Commissioni del genere affronterebbero lo scandalo degli abusi nella prospettiva delle esigenze della Chiesa istituzionale, con lo scopo primario del recupero della sua credibilità»: «Finora è stato sempre così, e continuare a farlo in questo modo è una regressione». Ciò di cui c’è autentica necessità è invece la cura pastorale, il benessere spirituale delle vittime e, alla luce di questo, «l’unica categoria di risposta accettabile è l’azione. Basta coi segreti. Basta con le negazioni. Basta con gli autoelogi e soprattutto con la tolleranza di vescovi che hanno speso milioni di dollari e di euro donati per tutelarsi a spese delle vittime». E riprendendo la frase dell’intervista in cui il papa attribuisce alla Chiesa trasparenza e responsabilità, afferma che si tratta di un copione «che andava abbandonato anni fa»: «Purtroppo, Santo Padre, la Chiesa cattolica non si è mossa con trasparenza e responsabilità, ha fatto esattamente il contrario». E anche il «coraggio» dimostrato da papa Benedetto XVI nell’affrontare la questione, non è altro che un insieme di «misure burocratiche, ma nessuna azione decisiva è stata intrapresa per dare speranza alle vittime».

Contro l’Onu solo arroganza L’ultimo capitolo della riflessione di Doyle riguarda la denuncia da parte delle Nazioni Unite sulla colpevolezza del Vaticano nello scandalo. «Il Vaticano ha reagito con la sua solita arroganza ottusa, accusando il comitato dell’Onu di non capire come funziona la Chiesa e di interpapa.francescoferire con sacre questioni dottrinali. Il punto è, invece, che il comitato aveva proprio capito come funziona il sistema vaticano». A far parte della commissione vaticana neocostituita, perciò, dovrebbero essere proprio le vittime e le conclusioni del rapporto del comitato Onu dovrebbe esserne l’oggetto; «non vescovi e cardinali che sono stati parte del problema e che non possono essere parte della soluzione». In conclusione, in questa fase, la cosa migliore che la gerarchia istituzionale può fare è seguire un sempre valido consiglio tattico militare: «O fai da guida, o segui, o ti togli di mezzo».

Ludovica Eugenio, Adista

Abusi sui minori Anche lo Stato è colpevole

La questione degli abusi sessuali contro minori in istituti religiosi è tornata, in modo inedito, davanti ai giudici. Il ricorso presentato da un’associazione Usa alla Corte penale internazionale contro la Chiesa e i suoi più alti vertici era subito parso solo propagandistico ed era stato, infatti, rapidamente dichiarato irricevibile.

Dopo varie sentenze di giudici americani chiamati a decidere sulla responsabilità civile delle diocesi in favore delle vittime di abusi, si apre un nuovo e importante profilo di responsabilità, con un essenziale chiarimento di principio. Questa volta sono gli Stati ad essere chiamati in causa. La Corte europea dei diritti umani ha dichiarato che l’Irlanda è responsabile di violazione del divieto di trattamenti inumani e degradanti nei confronti di una bambina che in una «scuola nazionale» aveva subìto ripetuti abusi sessuali da parte di un insegnante.
Le «scuole nazionali» ricevono in Irlanda la quasi totalità degli alunni, sono scuole finanziate dallo Stato, ma sono gestite da enti religiosi: nell’oltre il 90% dei casi cattolici, come nella vicenda giudicata dalla Corte europea. Le numerose proteste di genitori di alunni nei confronti di un insegnante (laico), indicato come responsabile di abusi sessuali, non avevano trovato ascolto da parte della scuola amministrata dalla diocesi, che non aveva denunciato il responsabile né alla polizia, né al Ministero dell’Istruzione. Il responsabile si era dimesso da quella scuola, per poi essere assunto in altra «scuola nazionale». Venuta alla luce la vicenda dopo quasi trent’anni, egli era stato infine condannato per abusi su ventuno allievi e finalmente l’autorizzazione all’insegnamento gli era stata ritirata.
Una vicenda molto grave evidentemente, che si iscrive nel quadro di minimizzazione e copertura che è venuto in luce negli ultimi anni in molte parti del mondo, suscitando scandalo e spingendo le autorità ecclesiastiche centrali ad un nuovo e più rigoroso atteggiamento. Ma non è questo l’aspetto che merita adesso di essere sottolineato. Per ogni verso la vicenda non si distingue da tante altre. Tuttavia fino ad ora, nel dibattito pubblico, l’attenzione era stata monopolizzata dall’atteggiamento tenuto in sede locale o centrale dai responsabili della Chiesa, negando alcuni che vi fosse stata tolleranza colpevole e invece lodando altri il nuovo rigore instaurato. Sullo sfondo, implicito ma ben chiaro, stava una sorta di riconoscimento che tutto sommato si trattava di affare interno alle istituzioni e alle regole ecclesiastiche, con i loro giudici e le loro sanzioni. Una questione di libertà religiosa, da gestire all’interno della Chiesa e da cui era bene (prudente) che lo Stato rispettosamente si astenesse, voltando lo sguardo altrove. Si criticava perciò la Chiesa e ad essa si chiedeva un diverso atteggiamento. Quasi che delitti gravissimi, commessi sul suo territorio potessero esser ritenuti extraterritoriali rispetto allo Stato, ai suoi giudici e alle sue sanzioni. Un residuo dell’antica doppia giurisdizione penale ecclesiastica e dello Stato, in cui quest’ultimo si ritraeva lasciando il campo all’altra. Ed è questo invece che la Corte europea nega. Lo Stato non può sottrarsi al suo obbligo di vigilanza, prevenzione e repressione penale, quando in gioco sia la protezione di persone deboli come sono i bambini nelle scuole o in generale coloro che si trovano in situazioni che condizionano la loro libertà o impongono il silenzio.
L’Irlanda è stata condannata per non aver messo in opera un sistema legislativo e amministrativo, di obblighi e di prassi ispettive di controllo, che pienamente rispondesse alla responsabilità che incombe sullo Stato in generale sul suo territorio e in particolare in ambiti lasciati alla gestione altrui, come quella scolastica, in cui possono esser commessi gravi delitti contro persone vulnerabili. Il principio in sé non può sorprendere. Sorprendente era invece che di fronte al fenomeno venuto in luce si discutesse solo della debolezza o tolleranza delle istituzioni ecclesiastiche, facendo intendere che ci si sarebbe aspettati da esse – e non anche dallo Stato maggior fermezza e rigore. Se dunque il principio affermato non è sorprendente, la sentenza della Corte europea non è per questo meno importante. Indipendentemente dalla responsabilità dei superiori ecclesiastici, sia nell’ambito delle istituzioni della Chiesa, sia nei rapporti con le autorità dello Stato, su queste incombe l’obbligo di agire, revocare autorizzazioni, assicurarsi che reati non vengano commessi, raccogliere e indagare sulle notizie e sanzionare le violazioni della legge penale. In gioco, in vicende come quelle giudicate dalla Corte europea, è il diritto dei singoli, tanto più se deboli e vulnerabili, ad essere comunque protetti dalle leggi e dalle istituzioni dello Stato.

Scritto da Vladimiro Zagrebelsky, La Stampa | 30 Gennaio 2014

Pedofilia: domani il Vaticano a Ginevra su abusi

Il Vaticano si prepara a difendersi davanti alle Nazioni Unite sullo scandalo dei preti pedofili dopo essersi rifiutato di rispondere a un questionario sulla pedofilia del Comitato Onu sui diritti dell’infanzia (Crc).

Una delegazione della Santa Sede guidata da mons. Charles Scicluna comparirà domani davanti ad una commissione di esperti a Ginevra per rispondere dell’attuazione della Convenzione sui diritti del fanciullo, ratificata dal Vaticano e che prevede che ogni firmatario prenda le misure appropriate per la protezione dell’infanzia e metta gli interesse dei bambini sopra ogni altro interesse.

La Santa Sede ha ratificato al Convenzione nel 1990 e quattro anni dopo ha presentato un documento sul suo stato di attuazione, ma poi per quasi due decenni è rimasta in silenzio e ha presentato un secondo rapporto solo nel 2012 in seguito all’esplosione di denunce di abusi da parte del clero in Europa e negli Stati Uniti.

Secondo quanto riportato negli Usa dalla Cbs, testimonianze presentate dalle vittime e dalle organizzazioni per i diritti umani citano casi di abusi negli Stati Uniti, in Irlanda, Messico, Australia e in Gran Bretagna, e chiedono che il Vaticano fornisca risposte su quello che considerano un problema globale.

La commissione aveva domandato alla Santa Sede di fornire informazioni dettagliate sui casi di abuso portati alla sua attenzione, ma il Vaticano finora si era rifiutato, argomentando che risponde legalmente su fatti che avvengono nel proprio territorio ma non è competente – dal punto di vista giudiziario – su crimini, quali gli abusi sessuali su minori, commessi in Paesi sovrani come l’Irlanda o gli Stati Uniti.

Nel documento con cui in dicembre la Santa Sede ha risposto al questionario sugli abusi del Crc, si afferma che il Vaticano non è tenuto a parlare di propri procedimenti canonici su prelati, procedimenti che hanno linee a caratteristiche distinte da quelle della legislazione civile: per la Santa Sede sui singoli crimini commessi da sacerdoti in ciascun territorio sono competenti le autorità di quel Paese.

sda-ats

Stuprata a 13 anni dal parroco: “Diceva di volere un figlio da me. Ma nessuno mi crede”

Mercoledì 15 Gennaio 2014

CAMPOBASSO – Un paese la emargina credendo voglia infamare il sacerdote della parrocchia. La storia riguarda Francesca (un nome di fantasia) che ha dichiarato di essere stata violentata da don Marino Genova, il sacerdote sospeso dopo la sua denuncia di violenza sessuale.   «Don Marino mi ha violentata quando avevo 13 anni e diceva di volere un figlio con me», ha detto la ragazza a Rebubblica.it, «In paese tutti lo difendono ma io sogno di fuggire». Il piccolo paese in provincia di Campobasso non crede, infatti, alle parole della ragazza e ha anche creato su Facebook un gruppo di supporto per il sacerdote.  «Non lo faccio per soldi, ma per il male che mi è stato fatto. Oggi provo tanto schifo: per lui, per ciò che mi ha fatto, ma anche disprezzo verso me stessa, per non essere stata capace di difendermi. Spero almeno che la mia storia dia il coraggio di ribellarsi a chi vive vicende simili, in particolare eventuali altre vittime di don Marino: potrei non essere stata l’unica ad aver ricevuto le sue attenzioni sessuali». Sono queste le parole della ragazza che racconta i rapporti non protetti con il sacerdote che voleva avere un figlio da lei.
I rapporti iniziarono quando Francesca aveva 13 anni, le era appena morta la nonna ed era emotivamente fragile, così don Marino approfitto di lei.
A 18 anni Francesca ha sporto denuncia ma si è sentita abbandonata, visto che la comunità non ha dato ascolto alle sue parole ma continua a difendere il sacerdote. «L’ho scritto anche a Papa Francesco in una lettera in cui gli ho raccontato la mia storia e ciò che sto vivendo, il profondo disagio interiore in cui vivo: il malessere è esploso, tanto che ho pensato di farla finita».

leggo.it

Chiesa e pedofilia. Condannata diocesi al risarcimento: vescovo ha responsabilità civile sull’operato dei suoi preti (video)

fonte: http://www.corriere.it/inchieste/reportime/societa/chiesa-pedofilia-condannata-diocesi-risarcimento-vescovo-ha-responsabilita-civile-operato-suoi-preti/1c59f670-4c83-11e3-b498-cf01e116218a.shtml

Il caso è unico in Italia. Il tribunale civile di Bolzano ha condannato diocesi e parrocchia a risarcire una vittima di un prete pedofilo: la sentenza ha stabilito il principio secondo cui un vescovo, nei confronti dei preti, è come un datore di lavoro, obbligato a vigilare sui suoi dipendenti e per questo responsabile civilmente dei danni da essi provocati a terzi.

Proprio in questi giorni gli enti ecclesiastici altoatesini hanno depositato il loro appello contro il verdetto, che crea un importante precedente giuridico. Secondo i giudici di Bolzano, infatti, la responsabilità della Curia rispetto ai reati commessi da un suo sacerdote è «oggettiva», ovvero prescinde dal fatto che il vescovo fosse o meno a conoscenza degli abusi, consumati in questo caso ai danni di una bambina all’interno della canonica e finanche in Chiesa.

Don Giorgio Carli, all’epoca dei fatti vicario parrocchiale di San Pio X, è stato condannato nel 2008 in via definitiva a sette anni di carcere ma è a piede libero, essendo intervenuta la prescrizione prima del pronunciamento della Cassazione. Il prete si è sempre professato innocente ed è stato anche processato dal tribunale ecclesiastico, che lo ha assolto: ora fa il parroco a Vipiteno, vicino Bolzano, dove è anche responsabile del catechismo e dell’oratorio.

di Angela Camuso – Report Time – corriere.it

Violenze e abusi sui bambini, allarme rosso in Sri Lanka

di Melani Manel Perera
Dall’inizio dell’anno, 975 casi registrati dalla polizia e 20mila denunce riportate alla National Child Protection Authority (Ncpa). Negli ultimi cinque anni, il Paese conta 6.343 episodi di stupro e 15.158 abusi su minori. Tra le cause principali: abbassamento del livello d’istruzione, diffusione di telefonini con internet e consumo di cocaina e alcol.

Colombo (AsiaNews) – È allarme in Sri Lanka per gli episodi di violenze, stupri e abusi su minori in continua crescita: da gennaio 2012, sarebbero 975 i casi registrati dalla polizia e 20mila le denunce ricevute dalla National Child Protection Authority (Ncpa). Uno degli ultimi episodi saliti agli onori della cronaca, riguarda una ragazza di 13 anni, vittima di uno stupro di gruppo da parte di quattro uomini. Uno di questi sarebbe un funzionario dell’amministrazione di Tengalle; un altro, un uomo d’affari proprietario di diversi alberghi. Nonostante la giovane abbia riconosciuto i suoi aggressori, nessuno è ancora stato arrestato.

Dati del ministero per lo Sviluppo del bambino e della donna parlano di almeno 6.343 casi di stupro e 15.158 casi di abusi su minori negli ultimi cinque anni. In tale arco di tempo, le violenze sessuali su ragazze sono cresciute in modo esponenziale: 799 casi nel 2006; 805 nel 2007; 914 nel 2008; 922 nel 2009; 1.089 nel 2010; 1.169 nel 2011.

Secondo M.L.A.M Hisbullah, viceministro per lo Sviluppo del bambino e della donna, il motivo principale dell’aumento degli episodi è un forte abbassamento dei livelli di istruzione, che va ad aggiungersi alla condizione di globale impunità di cui godono gli aggressori. A questo, si associa una generale insicurezza provata dai più piccoli; la diffusione tra i più giovani di cellulari con connessione internet; stati di alterazione provocati dal consumo di cocaina e alcol, sempre più facili da reperire; mancanza di educazione sessuale, soprattutto tra gli adolescenti, che sfocia in una maggiore promiscuità, in particolare nel settore tessile.

Con i dati alla mano, all’inizio di luglio il dicastero ha portato il problema degli abusi sui minori in parlamento, dove il governo ha promesso “misure più stringenti” in fatto di pene e condanne per gli aggressori. Tuttavia, attivisti e società civile denunciano che al di là di qualche suggerimento, le autorità non hanno messo in moto alcun provvedimento concreto. Per questo, il 21 luglio scorso il National Christian Council (Ncc) e lo Sri Lanka Lama Kriyakari Virayo (La-Kri-Vi) hanno organizzato una Marcia del bambino a Colombo. Migliaia di cristiani – genitori, ragazzi, sacerdoti e suore – hanno partecipato, sfilando per la capitale con manifesti scritti in lingua tamil, singalese e inglese. Il raduno ha alternato attività ludiche, come esibizioni e piccoli spettacoli, a momenti di protesta, per sensibilizzare la popolazione.

Fano – Don Ruggeri interrogato dal gip: lascia la cella d’isolamento

Don Giangiacomo Ruggeri al gip di Pesaro ‘ha descritto il suo rapporto con i giovani, e cercato di chiarire le circostanze dell’unico episodio che gli viene contestato’. Così l’avv. Gianluca Esposito, difensore del portavoce del vescovo di Fano (ora sospeso), arrestato il 13 luglio per presunti atti sessuali su una tredicenne. La difesa non ha chiesto la scarcerazione, in attesa che la procura senta la minore. ‘Non c’è stata alcuna violenza, alcun abuso sulla ragazzina’, afferma l’avv. Sposito. ‘Attendiamo con la massima tranquillità – dice il legale – che gli inquirenti completino le indagini nei tempi necessari, sentendo anche la presunta vittima’, la cui testimonianza dovrebbe essere acquisita con la formula dell’incidente probatorio, e alla presenza di uno psicologo. Nel frattempo don Ruggeri, che fino alla sospensione da ogni incarico pastorale era parroco nel comune di Orciano, assistente regionale degli Scout Scolte e direttore dell’Ufficio diocesano delle Comunicazioni sociali, è stato tolto dalla cella di isolamento del carcere di Villa Fastiggi in cui era stato rinchiuso dopo l’arresto, e trasferito in una cella comune.

ogginotizie.it

16/07/2012 13:40

Pedofilia, oggi le confessioni di don Giacomo Ruggeri. Poi toccherà alla 13enne

Fano (Pesaro-Urbino), 16 luglio 2012 – OGGI don Giacomo Ruggeri, il parroco di Orciano accusato di atti sessuali a danni di minore e atti osceni in luogo pubblico, verrà interrogato dal giudice nel carcere di Villa Fastigi dove si trova da venerdì scorso. Non è ancora chiarto se deciderà di parlare o avvalersi della facoltà di non rispondere.

INTANTO la comunità di Orciano, ieri mattina, si è ritrovata per la prima volta in chiesa per celebrare la Santa Messa dopo l’arresto choc del suo parroco. A presiedere la liturgia, durante la quale sono stati uniti in matrimonio i giovani Daniele Vitali e Ilaria Romani, in sostituzione del parroco finito in carcere, è stato don Giorgio Giovanelli rettore della parrocchia di Sant’Orso di Fano, che ha passato diversi anni proprio ad Orciano prima dell’arrivo del «Dongi». Durante la celebrazione eucaristica, seguitissima, a testimonianza dell’affetto per la coppia di sposi e, forse, anche come segno di compattezza della comunità in questo momento di grande sofferenza, il sacerdote e i diaconi Fiorelli Ciaramicoli e Pierluigi Patregnani non hanno fatto alcun accenno allo scandalo giudiziario che ha coinvolto il prete, né durante l’omelia, né nel corso della preghiera dei fedeli. Solo al termine della liturgia don Giorgio ha letto ai fedeli il comunicato stampa redatto dal Vescovo Armando Trasarti nel pomeriggio di venerdì in cui si esprime «sconcerto e dolore per la gravità dell’accaduto e la piena solidarietà a chi è stato oggetto di abuso, con l’impegno di essere disponibile all’incontro e all’ascolto…».

E PROPRIO il vescovo Armando Trasarti domenica prossima farà visita alla parrocchia di Orciano e parteciperà alla celebrazione eucaristica delle 9 del mattino. Un segno eloquente della vicinanza del massimo rappresentante locale della Chiesa agli orcianesi, in questo momento di particolare sofferenza. Al termine della Santa Messa è stato anche annunciato che dal 22 luglio sarà sospesa la celebrazione eucaristica domenicale delle 18, perché da solo, il sacerdote 83enne don Ennio Grandoni non riesce a coprire tutti gli impegni.

Sandro Franceschetti – ilrestodelcarlino.it

16 luglio 2012 08:35

Legale don Ruggeri, non è ‘santo-mostro’

 Don Giangiacomo Ruggeri non e’ un ”santo-mostro”. Alla vigilia dell’interrogatorio di garanzia del sacerdote indagato per atti sessuali su una 13/enne commessi al mare, l’avv. Gianluca Sposito, replica alle notizie di stampa che descrivono il don come un ‘prete-bambino’, o un ‘santo-mostro’. Perizie ”sommarie e atecniche”, osserva il difensore. Le accuse vanno provate, e qualunque affermazione fatta durante l’arresto, ”va letta in un contesto di grandissimo stress psicofisico”

ansa

 

 

15 luglio 2012 17:47